Fuori da tutto, fuori dal caos. Il silenzio come regola d’oro. Che a parlare dev’essere il lavoro, la vigna. E infine il calice. Cascina Gnocco sembra aver trovato la formula magica per lavorare (bene) in una terra difficile come l’Oltrepò pavese. Una rivelazione maturata sacrificando un gioiello di rara bontà come il Pinot Nero “Nerone“, prodotto per sole due annate.
Un Noir vinificato in rosso che trova oggi, a 12 anni dalla vendemmia 2008, il suo compimento. In una parola, lo żènit dell’equilibrio tra un’estrema succosità, una rinvigorente freschezza e i preziosi sentori “terziari” che solo un lungo affinamento può regalare ai nettari più pregiati.
Un capolavoro che non esiste più nel “progetto Oltrepò” di Cascina Gnocco. La cantina di Mornico Losana (PV) guidata da Domenico Cuneo, ha infatti deciso di abbandonare la propria etichetta di Pinot Nero, per focalizzare la produzione sull’autoctona Mornasca.
Le uve del cru che un tempo davano vita a “Nerone”, oggi sono parte integrante della “Selezione Cotarella” di La Versa. Si tratta di cinque cloni da rosso (777, 943, 828, Mira 95 e Mira 3131) presenti in un singolo appezzamento, uno dei quali più ricco di antociani (le sostanze che determinano il colore del vino) rispetto alla media del vitigno.
Da qui il nome “Nerone”, assegnato a un Pinot Nero che, nonostante il consueto ed elegantissimo gioco tra trasparenze e rubino, si mostra più carico dei canoni cromatici e stilistici del re dei vitigni internazionali.
Con poca modestia – commenta Domenico Cuneo a WineMag.it – confermo a distanza di tempo che si tratta di un ottimo vino, ma la realtà è anche un’altra: le difficoltà e il sentirsi emarginato, perché in Oltrepò o fai parte della casta o sei nessuno, mi hanno portato ad abbandonare i tanti progetti che avevo in mente. L’unico che mi è rimasto riguarda la Mornasca: sono l’unico a vinificare questa rarissima uva e quindi non devo affrontare invidie e sarcasmi di nessuno”.
Il commento del titolare di Cascina Gnocco viaggia sul filo della malinconia e della voglia di rivalsa: “Faccio la miastrada, irta di difficoltà, ma fuori da istituzioni, Consorzi e quant’altro. Avendo abbandonato il progetto Pinot Nero, ho ancora qualcosa come 2-3 mila bottiglie di Nerone in deposito, per chiunque voglia assaggiarlo”.
“Nerone” è un vino nato e morto al vigneto dell’Ambrosina, due ettari allevati esclusivamente a Noir nel Comune di Oliva Gessi (PV), terra di alcuni tra i migliori Riesling oltrepadani. Esposizione a Nord e terreno gessoso ma fresco, per la presenza di falde acquifere non troppo profonde.
Un vino che sembra portare con sé la maledizione del quinto imperatore romano, morto suicida dopo 14 anni di regno. Incredibile come qualcuno, nella storia del vigneto dell’Ambrosina, abbia pensato di vinificarne le uve in bianco: un omicidio-suicidio enologico, paragonabile al gesto del capo di Stato Nerone, che incendiò la propria città, Roma.
“L’ho prodotto per 2 anni, nel 2007 e nel 2008 – spiega Domenico Cuneo – poi vinificato ancora per qualche anno e venduto sfuso, quindi praticamente ‘regalato’. Dal 2012 l’ho portato a Terre d’Oltrepò, dove sotto la guida di Cagnoni veniva vinificato in bianco. Negli ultimi anni, finalmente, con l’arrivo a Casteggio di Pietro Dilernia e della nuova direzione, viene vinificato in rosso. Fino all’attuale scelta di farne un cru“.
La produzione dell’appezzamento è bassa e varia molto di annata in annata. Si passa agilmente dai 95 quintali del 2019 ai 150 quintali di vendemmie meno recenti, con una media di 50-55 quintali per ettaro.
“La vinificazione – spiega il numero uno di Cascina Gnocco – veniva da me compiuta a temperatura non superiore ai 25 gradi per circa 8 giorni, in fermentini orizzontali con un paio di rimontaggi giornalieri, dopo la svinatura, sfecciatura in acciaio e un rapido passaggio in tonneau“.
Un onere che oggi spetta al numero uno di Assoenologi, Riccardo Cotarella e al suo staff di collaboratori di La Versa. Già, perché Nino Cuneo ha ormai in testa una cosa sola: la sua Mornasca, antico vitigno che ha recuperato dall’oblio, che come il Pinot Nero dà vini molto longevi.
“Un vino che non produciamo in tutte le annate – spiega – le ultime prodotte sono la 2016, già imbottigliata, la 2018 e la 2019 ancora in affinamento, con la prova in solo acciaio tuttora in corso sulla vendemmia 2018″.
La produzione si aggira sui 50-60 ettolitri di vino annui, grazie a un totale di soli 1,20 ettari. Oltre alla versione in rosso, Cascina Gnocco produce un Rosè Metodo Classico da uve Mornasca. Un altro gioiello che rischia di scomparire.
“Ho riscontrato una notevole difficoltà nel proporlo – ammette Domenico Cuneo – tanto da convincermi a chiudere la produzione con la vendemmia 2012, di cui ancora conservo 4 mila bottiglie sui lieviti, quindi più di 80 mesi”.
“In occasione dell’ultimo assaggio – chiosa Cuneo – mi sembrava un ottimo spumante, ma io sono di parte!”. Riassunto dell’ultimo virgolettato: cercasi brand ambassador per una cantina simbolo del terroir Oltrepò, che non vuole mollare, nonostante tutto e tutti. In alto i calici.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
BRONI – Tempo di bilanci per la cantina cooperativistica Terre d’Oltrepò-La Versa. Nonostante i due mesi di lockdown, marzo ed aprile, la realtà oltrepadana, guidata dal presidente Andrea Giorgi, conferma il fatturato del passato esercizio e chiude il bilancio sulla cifra di 32 milioni di euro, con un lieve aumento rispetto all’anno precedente – dato ancora in fase di elaborazione, ma già evidenziabile.
“Un risultato positivo – spiega il numero uno della cantina con sede a Broni – che dimostra quanto gli sforzi messi in campo sotto il profilo commerciale e comunicativo stanno pagando. Ovviamente non basta e per questo abbiamo messo in atto operazioni di qualità anche in vigna come dimostra il progetto legato al nome dell’enologo Riccardo Cotarella che ci ha permesso di mettere sul mercato vini che stanno riscuotendo pareri favorevoli dalla critica e, soprattutto, dai winelovers”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Collezione Oro, la linea da sempre riservata alle grandi denominazioni toscane realizzata nel 2003 con il lancio del Chianti Riserva e arricchita nel 2017 con l’aggiunta del Chianti Superiore, si completa con tre nuovi vini nati dalla collaborazione tra Mario Piccini, quarta generazione della storica famiglia del vino toscano, ed il noto enologo, nonché amico, Riccardo Cotarella.
Un’estensione di linea legata a doppio filo ad un’elevata precisione enologica volta a preservare la naturale qualità delle uve e che coincide con l’inaugurazione della nuova cantina avvenuta lo scorso gennaio a Casole d’Elsa, nel cuore della Toscana. Una struttura all’avanguardia in grado di supportare il lavoro svolto a livello agronomico prima ed enologico poi, grazie a moderne tecnologie e a sistemi di controllo di ultima generazione.
Un’Orvieto Classico, bianco che guarda al futuro, un Rosato realizzato alla maniera tipica della Maremma Toscana, fresco ed estremamente profumato, ed infine un uvaggio di Sangiovese e uve bordolesi.
Sono questi i tre vini che vanno a completare la linea Premium Collezione Oro nata con l’obiettivo di far conoscere in Italia l’elevata qualità dei vini di Piccini e il cui sviluppo è una tangibile dimostrazione della grande capacità di ascolto dei mercati da parte dell’azienda, sempre in grado non soltanto di proporre al consumatore prodotti identitari, territoriali e apprezzati, ma anche di organizzare la propria produzione in modo da intercettare i bisogni dei consumatori stessi.
“Un anno dopo il lancio del primo vino della Collezione Oro, il Chianti Riserva, uno studio IRI ha mostrato come questa referenza fosse l’etichetta di Chianti più venduta in Italia. Abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta e che lì dovevamo continuare” racconta Mario Piccini, alla guida dell’omonimo gruppo vinicolo.
“Per dare ulteriore impulso al progetto, abbiamo esteso la linea ad altre referenze e siglato una collaborazione con Riccardo Cotarella, grande professionista con il quale cooperiamo in maniera fruttuosa anche per altri progetti”.
I vini di cui si compone la linea sono ambasciatori di tipicità e, in particolare, della toscanità che Piccini rappresenta e vuole offrire ai consumatori: vini sinceri e conviviali da portare in tavola per trascorrere momenti gioiosi in famiglia e con gli amici.
Il progetto Collezione Oro ha raggiunto da subito importanti risultati in termini di volumi e visibilità. I vini vengono oggi distribuiti dalle principali catene nazionali grazie anche alla politica di prezzo che rimane uniforme per ogni insegna, in modo da garantire al consumatore una totale trasparenza.
“Questo è un progetto che mi entusiasma molto – racconta Riccardo Cotarella – Piccini è un’azienda con la quale mi sono trovato da subito in sintonia e non posso che ammirare il lavoro da loro svolto negli anni. Collezione Oro è una linea dall’identità precisa e riconoscibile, e sono lieto di poter dare il mio contributo ad un progetto che mira a diffondere da un lato la qualità e, dall’altro, buonumore e convivialità”.
Forti del successo riscosso sul mercato nazionale, i vini della linea Premium Collezione Oro verranno proposti anche ai mercati esteri dove Piccini è presente in più di 80 Paesi portando nel mondo la tipicità e la qualità del vino made in Italy.
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EDITORIALE – Non un vero e proprio “ministero all’Horeca“, ma quasi. Si è mossa in questa direzione Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, in occasione degli Stati Generali dell’Economia in corso a Villa Pamphilj. Il rilancio della ristorazione italiana, del resto, è in cima ai pensieri di Sandro Boscaini (Federvini) e Riccardo Cotarella (Assoenologi), intervenuti martedì 16 giugno al webinar su vino e finanza organizzato da Foragri.
C’è bisogno di una regia unica che sappia migliorare il settore nell’interesse anche del Paese – sintetizza Fipe – favorendo la sua trasformazione digitale, investendo sul suo capitale umano, rafforzando l’identità con elementi strategici per la filiera agroalimentare e turistica, rivedendo il sistema delle regole uniche per tutto il settore”.
Oggi, come evidenzia ancora Fipe, “le competenze sul settore della ristorazione sono frammentate su tre Ministeri (Sviluppo Economico, Agricoltura e Turismo) con priorità settoriali quali asimmetria di regole, concorrenza sleale, dequalificazione e despecializzazione professionale, sviluppo delle malattie cibo-alcol correlate, alcolismo, obesità, intolleranze e allergie alimentari, fenomeni sociali gravi, mala movida e infiltrazioni malavitose”.
Il settore – denuncia la Federazione italiana pubblici esercizi – è disciplinato da una legge che ha trent’anni (Legge 287/1991), epoca in cui esisteva un altro mercato e altri modelli di consumo. La domanda è cambiata, i modelli di consumo si sono evoluti, il Paese ha bisogno, anche, di una ristorazione forte per il suo rilancio”.
Sempre in occasione degli Stati Generali, Fipe ha sollecitato “provvedimenti emergenziali“, capaci cioè di “tamponare i problemi economico-finanziari impedendo la chiusura di molte aziende”, e “provvedimenti strutturali“, di visione e di rilancio per il comparto.
Tra questi, prioritario secondo la Federazione italiana pubblici esercizi “il rafforzamento dei provvedimenti di sostegno per le imprese, in modo particolare sui temi degli indennizzi tempestivi per le ingenti perdite di fatturato, della liquidità”.
“Vanno inoltre preservate le competenze professionali – ha aggiunto Fipe – con tutti gli strumenti di protezione sociale disponibili”. I provvedimenti strutturali e di visione strategica del settore riguardano, invece, “l’attivazione di politiche governative sulla ristorazione e la filiera agroalimentare, coordinate ed unitarie, capaci di dare dignità istituzionale al settore”. Se non un ministero, serve quantomeno un concerto: di idee, intenzioni. E fatti.
Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi, di fatto, ha un effetto negativo a valanga sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre 8 miliardi per i mancati acquisti in cibi e bevande nel 2020. Parlano chiaro, in questo senso, i dati Ismea sugli effetti dell’emergenza Coronavirus per la spesa alimentare degli italiani.
Se gli acquisti domestici aumentano del 6% circarispetto al 2019, per quelli extradomestici per colazioni, pranzi e cene fuori casa è stimato un calo del 40%. Una drastica riduzione dell’attività che, come sottolinea la Coldiretti, pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.
“In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione – riferisce Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato”. La spesa alimentare fuori casa, prima dell’emergenza Coronavirus era pari al 35% del totale dei consumi a tavola degli italiani. Se non un ministero all’Horeca, insomma, serve (in fretta) qualcosa che gli assomigli. E pure molto.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Due ricerche a confronto (una italiana, l’altra francese) per sostenere una tesi: il settore del vinoitaliano dovrebbe dare più credito a banche, fondi, garanzie e prestiti. Il webinar organizzato ieri pomeriggio da Foragri sul binomonio vino e finanza, oltre a confermare la solidità delle imprese italiane del settore vitivinicolo – anche a fronte dell’emergenza Coronavirus – ha evidenziato la scarsa fiducia nei confronti del credito da parte dei piccoli produttori.
A sottolinearlo, quasi involontariamente, sono stati gli interventi di Alessandro Giacometti, responsabile area Strategie commerciali di Banca Monte dei Paschi di Siena ed Emanuele Fontana, responsabile Servizio Agri-Agro di Crédit Agricole Italia. Solo il 3-5% dei clienti titolari di aziende agricole si è rivolto agli sportelli per un prestito. Dato che sale al 10-15% per i titolari di imprese attive in altri settori produttivi.
Ciliegina sulla torta le parole di Walter Ricciotti. Indicando come esempio virtuoso quello di Prosit, holding che può contare sul fondo di private equity Made in Italy Fund, il co-fondatore e Ceo di Quadrivio Group ha di fatto chiarito quali siano i profili più adatti al binomio vino e finanza.
Ovvero aziende interessate a crescere nel medio e lungo periodo, implementare la produzione e puntare dritto sull’estero, con operazioni di branding. Addirittura aggregandosi tra loro, proprio come avvenuto con Prosit. Qualcosa di ancora molto lontano dal mondo e dalla progettualità delle piccole imprese a conduzione famigliare e dei vignaioli. Illuminanti, in questo senso, i numerosi interventi di esponenti del mondo della produzione.
La presidente Fivi Matilde Poggi, rivolgendosi al Sottosegretario del Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Giuseppe L’Abbate, non ha fatto alcun accenno al sistema del credito. Confermando, piuttosto, la preferenza di misure per lo stoccaggio privato e la richiesta di abbassare l’aliquota Iva sul vino dal 22 al 10%, passando dall’ordinaria all’agevolata almeno per i prossimi tre anni e mezzo.
Un’ipotesi sul tavolo dei ministri Teresa Bellanova e Roberto Gualtieri già da fine maggio, che non gode tuttavia del pieno appoggio della base della Federazione di “indipendenti”, dubbiosa sugli effettivi benefici del provvedimento, giudicato persino deleterio per le piccole imprese.
Sul fronte dell’Iva anche la “provocazione” – così è stata definita dallo stesso relatore – di Davide Gaeta, professore associato del dipartimento di Economia aziendale dell’Università degli studi di Verona: “È davvero un tabù la riduzione dell’imposta sul valore aggiunto, oppure può essere uno strumento, seppur temporaneo, per l’incentivazione dei consumi nazionali?”.
Tra i produttori, emblematico l’intervento di Sandro Boscaini, titolare di Masi Agricola, nonché presidente di Federvini. Anche in questo caso, nessun accenno al credito. Piuttosto, un appello accorato alle istituzioni.
“Oltre al tema della liquidità – ha sottolineato – il problema nel medio e lungo termine è quello di riequilibrare domanda e offerta nel settore del vino. Vendemmia verde, distillazione e riduzione rese sono tutte belle cose, necessarie come un ‘cerotto’. Ma non dobbiamo mai dimenticare che, al di là dell’emergenza, noi produciamo per vendere“.
L’attivazione della domanda ci serve per mantenere sano il flusso del nostro business, in Italia come all’estero. C’è necessità assoluta di intervenire, di aiutare chi ha sofferto di più il lockdown da Coronavirus, ovvero il mondo della ristorazione e, in generale, dell’Horeca. Va inoltre riattivato il turismo, che ogni anno genera un indotto straordinario attorno al vino”.
Non ultimo l’export: “Mi sento di spendere parole forti su questo fronte – ha sottolineato Sandro Boscaini – bisogna riattivare subito le esportazioni, farlo adesso, con mezzi immediati. Abbiamo già perso un mucchio di opportunità, compreso Vinitaly. C’è la necessità di stanziare fondi ad hoc e di fare promozione al Made in Italy“.
Sulla stessa linea il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella: “Come categoria – ha dichiarato – ci sentiamo molto vicini e solidali al mondo della ristorazione e condividiamo l’urgenza e la priorità di interventi utili a ridare al vino il suo teatro: i ristoranti sono il palcoscenico in cui il vino italiano è attore protagonista”.
Tra i relatori anche Raffaele Borriello: “Non bisogna solo aspettare che riaprano i canali tradizionali come la ristorazione, ma dobbiamo piuttosto iniziare a ragionare tutti su un mondo nuovo, lasciatoci in eredità da Coronavirus”, ha avvertito il direttore generale dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare.
Sul fronte delle garanzie, Ismea ha garantito alle imprese agricole 215 milioni di euro complessivi, dal 22 di aprile al 16 giugno. In chiusura, Borriello ha evidenziato il successo della misura della cambiale agraria da 30 milioni di euro, augurandosi che venga rifinanziata tra le misure del Decreto Rilancio.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Nel giorno in cui il premier Giuseppe Conte sostiene di “non essere pentito delle scelte adottate per la Fase 2“, aggiungendo “rifarei tutto”, Assoenologi indirizza una lettera alla presidenza del Consiglio, per chiedere la riapertura di ristoranti ed enoteche. Una necessità già espressa da Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, a poche ore dalle nuove misure decise dal Governo italiano.
“Il prolungamento della chiusura delle attività ristorative almeno fino al prossimo 1° giugno – si legge sulla lettera firmata dal presidente Riccardo Cotarella – rischia, ad avviso mio e dei soci che rappresento, di mettere in seria difficoltà non solo gli imprenditori di settore, ma anche il comparto enologico nazionale”.
Molte delle cantine presenti sul territorio del nostro amato Paese sono fortemente legate alle attività di ristoranti, enoteche e locali tipici che tanto caratterizzano il commercio, il turismo e la vita sociale dal Nord al Sud dell’Italia.
Comprendo che la situazione che Lei e il Suo Governo siete chiamati a fronteggiare e gestire non sia semplice, ma il timore, di fronte a queste misure, è di vedere scomparire un pezzo di Italia che fino a due mesi fa ha lavorato e investito per mandare avanti le proprie aziende”.
“Non voglio e non vogliamo come Associazione entrare nel merito scientifico delle scelte fin qui assunte – prosegue la lettera – perché non abbiamo alcun titolo per farlo, ma questo non ci esime all’esprimerle tutto il nostro timore. L’appello che Assoenologi le rivolge, è di aprire una eventuale nuova riflessione così da agevolare il ritorno alla piena attività della ristorazione, seppur con tutte le dovute e necessarie misure anti-contagio”.
La lettera inviata al premier Giuseppe Conte è simbolicamente firmata da tutta l’associazione Assoenologi, che conta più di 5 mila professionisti dai quali dipende in gran parte il livello qualitativo dei vini prodotti dalle oltre 300 mila aziende vitivinicole italiane.
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L’immagine giusta, mica per niente, la offre proprio Riccardo Cotarella, al telefono: “In Oltrepò pavese? Sto tirando il fiato adesso. M’hanno spremuto come un limone. Andrea Giorgi ha una passione straordinaria per quello che fa ed è riuscito a trasmettermela sin da subito”. Che ci sia del “cuore” nella nuova linea “Selezione Cotarella” di La Versa, è la notizia più bella per l’Oltrepò, seconda solo al fatto che si tratti di vini con l’anima, abbinata alla tecnica. Il tutto impreziosito da un rapporto qualità prezzo eccezionale. I vini, in vendita esclusivamente nel canale Horeca, sono reperibili tra i 7 e i 10 euro.
Pinot Nero, Riesling (renano), Pinot Grigio, Barbera, Bonarda e Buttafuoco, vendemmia 2019. Queste le etichette che la cantina di Santa Maria della Versa (PV) avrebbe dovuto presentare a Vinitaly 2020, assieme all’enologo più famoso, osteggiato e apprezzato d’Italia. Non a caso, forse, l’etichetta è in bianco e nero.
La sagoma a forma di triangolo rovesciato del vigneto Oltrepò si staglia, candida, sullo sfondo scuro. Come a dire: “Il peggio è passato”. “Se mi guardo alle spalle e penso che nel 2016 questa cantina era fallita – commenta a WineMag.it il presidente di La Versa, Andrea Giorgi – non posso che essere fiero di dove siamo oggi”.
“Presentare la nuova linea top di gamma ai tempi del Coronavirus non è certo la più agevole delle imprese – chiosa il numero uno della cooperativa oltrepadana – ma bisogna fare di necessità virtù e pensare dove eravamo fino a quattro anni fa. Oggi, per i nostri 650 soci distribuiti in 50 comuni, la prospettiva è completamente diversa”.
Si è rifatto la vista, il naso e la bocca anche Riccardo Cotarella, al cospetto delle colline dell’Oltrepò: “Quante sono? Ah, sì. Ho sulle spalle 54 vendemmie come enologo, molte più in realtà nella vita, ma non avevo mai trovato prima tanto potenziale in un territorio, così mal sfruttato dalle persone. Un territorio incredibile”.
“Mi sto divertendo da matti, mi sento ringiovanire – sottolinea un incalzante Cotarella – ma voglio essere chiaro: non ho fatto miracoli, anche perché sono arrivato un mese prima della vendemmia 2019″.
Da allora, il numero uno di Assoenologi ha iniziato a seguire tutto, assieme a quattro giovani che stanno crescendo tra La Versa e Terre d’Oltrepò: Alessio Gaiaschi, Pietro Dilernia, Andrea Rossi e Nicola Parisi. Il risultato? Una gamma da 150 mila bottiglie complessive, suddivise in maniera piuttosto uniforme su 6 etichette.
“Il punto – commenta Andrea Giorgi – è che si tratta di vini in cui è chiara l’impronta del terroir. Ma vogliamo andare oltre il progetto di zonazione. A partire dalla prossima vendemmia, oltre ad operare selettivamente in vigneto, uno scanner analizzerà ad uno ad uno i rimorchi, restituendo in poco tempo un riscontro sulla qualità dell’uva conferita”.
“Non si tratta solo di una garanzia ulteriore in termini di tracciabilità per il consumatore – spiega il presidente di La Versa – ma di un modo per iniziare a raccogliere lo storico dei migliori vigneti dei nostri conferitori, su cui puntare per i nostri progetti di qualità”. Nel 2019, ai soci interessati dalla “Selezione Cotarella” sono stati riconosciuti circa 8 mila euro ad ettaro, circa 2 mila in più della redditività media oltrepadana.
LA DEGUSTAZIONE
Pinot Nero dell’Oltrepò pavese Doc 2019 “Selezione Cotarella”, La Versa: 92/100
Il colore è quello tipico del vitigno, uno splendido rubino mediamente trasparente, luminoso. Al naso è ampio, intenso. Note ancora una volta schiette, che esaltano il prezioso varietale: lamponi sulle fragoline di bosco per la parte fruttata, assieme al ribes; una speziatura elegantissima a tendere la corda, su note di pepe.
Più di qualsiasi altro aspetto, è la freschezza a costituire il vero trait d’union tra naso e palato. Spezia e mentuccia aprono il sorso e lo chiudono, unite a una vena salina e a un frutto che si fa polposo, grondante, irresistibile per quanto invita al nuovo assaggio. È il trionfo dell’eleganza vera: quella non esibita, sussurrata fino a convincere, nel riverbero di un’ottima persistenza.
Non traggano in inganno quei 14% di percentuale d’alcol in volume, in retro etichetta: perfettamente integrati, per nulla disturbanti, anzi piacevolmente gioiosi su un tannino presente, ma perfettamente domato. L’Oltrepò ha un nuovo grande Pinot Nero vinificato in rosso. Spensieratezza in cravatta.
Le uve diraspate vengono poste in serbatoi di acciaio dove sostano per 48 ore a 15°, al fine di agevolare la diffusione di aromi e proteggere il delicato colore. A seguire viene condotta la macerazione per 4/6 giorni ad una temperatura massima di 25°.
Riesling dell’Oltrepò pavese Doc 2019 “Selezione Cotarella”, La Versa: 91/100
Tappatura Select Green 100 Nomacorc. Giallo paglierino, riflessi verdolini. Altro profilo nasale intenso, per un vino bianco che – appena aperto – ha ancora più bisogno del Pinot nero di stiracchiarsi, distendersi, aprire le braccia per farsi abbracciare. Poi eccola lì, la frutta.
La prima a rispondere al campanello e a lasciar entrare in un mondo di ricordi esotici: melone, pesca bianca e un accenno di banana, su un letto d’erba appena sfalciata che pizzica soavemente le narici e diventa liquirizia, col passare dei minuti.
Preziosi i richiami di pietra bagnata diventano sempre più ‘ingombranti’ con l’ossigenazione, sino ad evolversi in veri e propri ricordi d’idrocarburo e soluzione iodica. Il sorso è teso, fresco, salino, riequilibrato da un frutto di perfetta maturità.
Un vino di grande gastronomicità, manifesto di un vitigno, il Riesling renano, che è un altro tesoro nascosto dell’Oltrepò pavese, meritevole di essere scoperto anche nelle sue prospettive d’affinamento nel tempo. Diciottomila bottiglie complessive, circa la metà rispetto alla media della nuova gamma. Del resto, di Riesling renano vero, non ce n’è molto in giro, nel pavese.
Le uve diraspate vengono poste in serbatoi di acciaio termo condizionati. La macerazione pellicolare dura circa 8 ore a una temperatura di 6° per meglio preservare i precursori aromatici di transito dalla buccia al mosto. Segue la fermentazione a temperatura di 16°, fino ad esaurimento degli zuccheri e un successivo affinamento sulle fecce fini con frequenti bàtonnage.
Oltrepò pavese Doc Pinot Grigio 2019 “Selezione Cotarella”, La Versa: 91/100 Giallo paglierino tendente al carta. Un’esplosione di fiori bianchi e frutta, appena aperto, con la pera in primo piano, su ananas, banana e pesca. Non manca l’agrume, in particolare il mandarino che, assieme a una venatura minerale, salina, rinvigorisce un quadro che, altrimenti, finirebbe per far accostare questa etichetta a centinaia d’altre, in Oltrepò.
Invece ecco un altro vino che, nel rispetto del varietale (e, non ultimo, del territorio) sfodera quella marcia in più di cui ha bisogno il vino di Pavia. Quella scintilla che fa la differenza e fa scegliere, in un parterre vastissimo come quello del Pinot Grigio – a livello nazionale, ma anche internazionale – un’etichetta piuttosto che un’altra.
Un altro totem a un vitigno storicamente maltrattato in Oltrepò (e non solo, pur avendo l’Italia il primato mondiale della varietà). Trentamila le bottiglie complessive per questa etichetta.
Le uve vengono sottoposte a una pressatura soffice, ottenendo un mosto integro e fragrante. Segue la fermentazione a temperatura di 16 fino ad esaurimento degli zuccheri e un successivo affinamento sulle fecce fini con frequenti bàtonnage.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – Altro che “tipicità” e “terroir”. L’emergenza Coronavirus sembra illuminare la strada verso una nuovaenologia, legata a doppio filo alla salute delle persone. Resveratrolo is the new “senza solfiti aggiunti“, si potrebbe sintetizzare.
La moda del “biologico”, riversatasi con tutta la sua potenza nel marketing – tanto da spingere colossi come Pasqua Vigneti e Cantine a produrre un “vino naturale” (sic!) – è sfociata negli ultimi anni nella proposta sempre più massiccia di vini più “sani” (o meno “dannosi”, secondo i punti di vista), prodotti senza l’addizione di solforosa, uno dei conservanti del vino.
Con l’imperversare di Covid-19, produttori ed enologi sembrano aver trovato nei “livelli di resveratrolo” dei loro vini una nuova forma di comunicazione. Forse, addirittura, una nuova frontiera per la promozione e la vendita delle loro etichette.
Qualcosa capace di cambiare radicalmente il concetto stesso di vino, accostato (definitivamente?) al concetto di “benessere“. Peccato si ometta un particolare fondamentale: il resveratrolo è presente nella maggior parte dei vini rossi in quantità talmente ridicole da rendere inutile l’assunzione del nettare di Bacco “a fini salutistici”.
Berne tanto vino per “bere” tanto resveratrolo causerebbe altri problemi. Non ultimo l’alcolismo. Da qui, la domanda su cui potrebbe giocarsi una buona fetta del futuro dell’enologia internazionale: è possibile “creare” vini che facciano bene se consumati senza eccessi, concentrando scientificamente i livelli di resveratrolo?
LA RICERCA È la grande sfida che si sono posti Roberto Polidoro e Antonella Spacone, marito e moglie, lui sommelier, lei medico dell’Unità Operativa Complessa Pneumologia dell’ospedale Santo Spirito di Pescara.
La rivista scientifica britannica EC Nutrition (Ecnu), specializzata in ricerche che mirano al progresso nel campo della nutrizione e delle scienze alimentari, ha ospitato il 26 febbraio 2020 i risultati dello studio “Is moderate daily consumption of red wine a good solution?“, condotto dai due italiani.
Proprio mentre Covid-19 iniziava silenziosamente a insinuarsi nelle case e nei luoghi di lavoro di tutto il mondo, senza risparmiare l’Italia, la dottoressa Spacone – assieme al compagno – toccava un tema caldissimo: “Il consumo quotidiano moderato di vino rosso è una buona soluzione?”.
“Sebbene lo sfruttamento delle proprietà antiossidanti del resveratrolo attraverso il consumo di vino non abbia valore scientifico – si legge sulla pubblicazione della rivista scientifica EC Nutrition – è lecito chiedersi se un consumo moderato di questa bevanda abbia effetti positivi sulla salute umana”.
“A questo proposito – continua la ricerca – non è possibile dare una risposta definitiva perché, partendo dal presupposto che l’alcol è una sostanza oncogenetica, alcuni studi hanno confermato i benefici del vino per la salute”. Sì, ma in che dosi?
“Per quanto riguarda il consumo di vino – risponde la dottoressa Spacone – sono stati fissati limiti ragionevoli di assunzione a basso rischio. In genere 24-30 g di alcol al giorno per gli uomini e 12-15 g al giorno per le donne, pari a 1-2 bicchieri di vino, ovvero 150-300 ml“.
“Proprio a questo proposito – spiega Roberto Polidoro a WineMag.it – le evidenze del nostro studio meritano ulteriore approfondimento, al fine di comprendere, in collaborazione con qualche cantina italiana o internazionale, se sia possibile concentrare le quantità di resveratrolo prodotte naturalmente dalla vite e ‘creare’ così dei vini che consentano di godere dei benefici del resveratrolo, senza i danni provocati dall’abuso di alcol”.
Non a caso, risale ai giorni scorsi la notizia di uno studio in corso all’ospedale di Napoli, dove due medici stanno somministrando un estratto dai semi della varietà di uva Aglianico ad alcuni pazienti affetti da Coronavirus: resveratrolo in aerosol. Uno studio che ha aperto le danze, in Italia, sulla caccia al vitigno coi livelli più alti di questo polifenolo.
In Puglia, diversi esponenti del mondo del vino (tra cui l’ex presidente di Assoenologi Puglia, Calabria, Basilicata, Massimiliano Apollonio) hanno rilanciato una notizia dell’edizione di Bari de La Repubblicarisalente al 2011, in cui si lodava il vitigno Negroamaro per la “concentrazione della sostanza dalle proprietà antiossidanti e anticancerogene”.
“Dalle analisi – si legge nell’articolo – è emerso che nel Negroamaro esistono quantità di resveratrolo comprese tra 0.3 e 6,8 ng/ml e, considerato che la concentrazione di 1 ng/ml viene considerata già utile, è chiaro che i numeri del vino salentino sono molto positivi”.
Sulle proprietà “benefiche” del resveratrolo è intervenuto anche Stefano Cinelli Colombini, titolare della cantina Fattoria dei Barbi, in Toscana. “Ieri una amica, la professoressa Zinnai dell’Università di Pisa – ha scritto il produttore di Montalcino su Facebook – mi ha parlato di una loro ricerca: pare che il vino, forse grazie al resveratrolo o chissà per cos’altro, abbia un potente effetto contro i Coronavirus. Vorrebbe studiarlo come disinfettante per ambienti, e anche del cavo orale. E così mi è venuta in mente una cosa molto, molto strana”.
“Benvenuto Brunello si è tenuto dal 21 al 24 febbraio, quando il virus già ben presente in Italia. Abbiamo avuto migliaia di ospiti da ogni parte del mondo, compreso un gruppo da Codogno (guarda un po’!) che dopo è venuto alla Fattoria dei Barbi”.
C’era una folla incredibile – prosegue sui social Cinelli Colombini – tutti appiccicati per giorni con vino sputato nei secchi e goccioline nell’aria a non finire. Considerando quanto è contagioso il Covid-19, ci sarebbe dovuto essere un massacro come quello della festa di Wuhan. Eppure nulla. Assolutamente nulla. È assurdo credere che in mezzo a quella folla non ci fosse almeno un contagiato, il virus già girava assai. Ma niente”.
“A pensarci bene, in tutta la catena delle Anteprime in giro per la Toscana ci sono stati tantissimi presenti e potenzialmente untori, ma nulla: non hanno portato la malattia. Tra i ‘vinicoli’ che erano a quegli eventi non si conta un malato. Strano, non è vero?”. Una curiosa provocazione, cui Stefano Cinelli Colombini ha dato un titolo: “Il paradosso di Benvenuto Brunello e del Covid-19. Un piccolo mistero”.
RESVERATROLO RECORD IN OLTREPÒ E MONFERRATO
Eppure, in Italia, esistono due etichette di vino con livelli di resveratrolo molto alte. Certificate. Si tratta del Bonarda dell’Oltrepò pavese Doc 2015 “Giubilo” di Giorgio Perego e del raro “Uceline” 2012, Monferrato Rosso di Cascina Castlet, prodotto col vitigno autoctono Uvalino.
Due vini che collocherebbero alla destra orografica del fiume Po l’epicentro del resveratrolo italiano, come dimostrano le approfondite analisi compiute dalle rispettive cantine. In particolare, il primato assoluto spetterebbe – almeno a livello storico – alla winery piemontese della famiglia Borio.
“Gli studi sul nostro vitigno Uvalino – spiega l’enologo di Cascina Castlet, Giorgio Gozzelino – sono stati compiuti dal professor Rocco di Stefano, dal 1996 al 2000. Il suo pensionamento ha interrotto le analisi, riprese poi sulle annate più recenti del Monferrato Rosso ‘Uceline'”.
“Quella sulla vendemmia 2012, annata in commercio al momento, assieme alla 2013 – precisa Gozzelino – conferma i riscontri precedenti, con una presenza di resvetrarolo molto alta, pari a 16,2 mg/l, anche se il record assoluto fu registrato nel 2000, quando superammo i 30 mg/l“.
A provarlo è il rapporto del laboratorio d’analisi del Consorzio per la Tutela dell’Asti, datato 30 giugno 2017. Centoventi chilometri più a est, a Rovescala, in provincia di Pavia, si trova la cantina di Giorgio Perego, “Mr. Croatina“.
“Il discorso resvetrarolo nel vino – spiega il vignaiolo oltrepadano – mi ha sempre incuriosito. Così ho fatto fare delle analisi sul mio Bonarda ‘Giubilo’ 2015: i risultati hanno confermato i livelli altissimi di questo polifenolo, ben 18,90 mg/l. Trattandosi di un vino a base Croatina, credo sia corretto considerare questo vitigno, spesso sottovalutato, ancora più straordinario”.
Ma cos’hanno in comune questd due etichette? “Uceline” (25 euro) e “Giubilo” (18 euro) non subiscono filtrazione né chiarifica. “Le analisi fatte sui polifenoli di un’altra etichetta che produco – spiega Perego – dimostrano quanto questo tipo di pratiche di cantina incidano negativamente sui livelli del vino finito”.
Si tratta inoltre di due vini rossi ottenuti tramite una lunga macerazione sulle bucce, dove si “annida” appunto il resveratrolo: “Ritengo tuttavia che l’estrazione di questo composto non necessiti di tempi lunghissimi – commenta l’enologo Gozzelino – ma non abbiamo a disposizione analisi relative a vinificazioni diverse da quelle con cui viene storicamente prodotto Uceline”.
È comprovata, invece, l’estrema variabilità dei livelli di resveratrolo, di annata in annata. “Più la pianta è sotto stress – spiega il vignaiolo Giorgio Perego – più ne produce, per difendersi soprattutto contro la Botrytis cinerea o la mancanza di acqua. Riuscire a concentrarlo sarebbe rivoluzionario per il mondo del vino italiano”.
IL PUNTO DI ASSOENOLOGI
Il discorso resveratrolo, di per sé, non convince appieno il numero uno degli enologi italiani, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella (nella foto). “Non trovo corretto, o quantomeno un po’ fuori posto – dichiara a WineMag.it – sostenere che un vino piuttosto che un altro abbia qualità superiori“.
“In questo modo si cerca forse di accattivarsi il mercato – prosegue – portando alla nascita di contrapposizioni. Sostenere che un vitigno particolare, di un posto particolare, presenti più resveratrolo di un altro, è un’ipotesi che merita ancora il dovuto approfondimento scientifico”.
Il focus, secondo Riccardo Cotarella, dovrebbe restare sul vino. Tout court. “Secondo luminari delle medicina come Jennifer Hah, Thomas J. Sweet, Anna Teresa Palamara, Lucia Nencioni e Giovanna De Chiara – spiega Cotarella – il resveratrolo ha importanti proprietà antivirali e il vino rosso, in generale, lo contiene”.
È in grado, e cito sempre questi luminari, di interferire con la replicazione di virus erpetici come il cytomegalovirus, i virus influenzali, gli adenovirus e il virus respiratorio sincinziale. Svolge inoltre, sempre secondo questi medici, azione anti virale, anti infiammatoria ed è un potente antiossidante, superiore a vitamina C, E e betacarotene”.
Una premessa utile al presidente di Assonologi per esprimere un concetto più ampio: “Il vino, se fa bene, fa bene da sempre. Non a caso ha accompagnato la storia dell’uomo. Tanta letteratura medica sostiene il contrario, ed è per questo che nel numero di maggio della nostra rivista ‘L’enologo’ chiederemo ufficialmente all’Istituto superiore della Sanità di esprimersi in maniera univoca sull’argomento vino e salute”.
Sempre secondo Cotarella, Covid-19 non cambierà solo l’enologia o il marketing, ma tutta la filiera del vino italiano, dal campo al consumatore. “L’enologia cambierà radicalmente – dichiara il presidente di Assoenologi a WineMag.it – certi valori formali andranno a cadere: la bottiglia pesante, il tappo a volte più ‘lungo’ della bottiglia, le cantine architettoniche dalle luci psichedeliche… È finita e dico per fortuna”.
Cambieranno gli enologi, l’approccio dei produttori, delle guide, dei giornalisti, perché cambierà il consumatore. Fondamentale, in questo quadro, sarà anche la crisi economica che andremo ad affrontare al termine dell’emergenza”.
Cambieranno così anche i vini. “I vini che secondo me avranno più spazio – riferisce Cotarella a WineMag.it – saranno quelli dall’ottimo rapporto qualità prezzo, il che non significa che costeranno meno, o poco”.
Sarà il momento dei vini non ‘conditi’ o ‘incorniciati’ da materiali costosi, che incidono sul prezzo, come il vetro fantasia, la bottiglia pesante, la capsule laminata ‘d’oro’. Tutto ciò che è edonismo e superfluo andrà a cadere“.
La new wave del vino dopo Coronavirus, sempre secondo Riccardo Cotarella, “aumenterà l’interesse per il vino in sé, in senso assoluto”. “Noi enologi – spiega – saremo chiamati, come dopo lo scandalo metanolo, a dare una nuova svolta al settore, imparando a seguire le tendenze per dare vita a vini gradevoli, che si bevono bene, vini importanti, ben fatti, espressione del territorio e dell’uva, nonché dei proprietari delle cantine, ben assistiti da bravi enologi”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Aglianico, sì. E non a caso, dato che il nobile vitigno del Sud Italia è ricco di resveratrolo. È una ricerca pubblicata dalla rivista Nature e approfondita da due ricercatori a Napoli – Ettore Novellino e Alessandro Sanduzzi – a regalare una speranza in più contro Coronavirus (Covid-19). Nelle ultime ore è in corso una sperimentazione all’ospedale partenopeo Montaldi, che starebbe dando ottimi risultati su alcuni pazienti affetti da Tbc.
Si tratta di un estratto ottenuto dai vinaccioli dell’Aglianico, somministrato in forma di aerosol. L’idea si è concretizzata grazie allo studio condotto da Guangdi Li (Changsha University, Cina) ed Erik De Clercq (Katholieke Universiteit Leuven, Belgio).
La coppia di ricercatori, già attivi nella lotta all’Hiv, avrebbe riscontrato che il resveratrolo contribuisce a bloccare la replicazione virale dei Coronavirus, interferendo con la penetrazione cellulare e con alcune proteine della corona.
La notizia, pubblicata ieri dal quotidiano “Il Mattino” di Napoli – con enfasi più sul vino Taurasi che sul vitigno Aglianico, elemento riscontrabile anche su altre testate locali campane – è destinata a far discutere non solo per i risvolti della cura al resveratrolo sui pazienti affetti da Covid-19, ma anche per il polverone sollevato nelle scorse settimane da un comunicato stampa di Assoenologi, a firma del presidente Riccardo Cotarella.
Raggiunto telefonicamente da WineMag.it, il numero uno degli enologi ed enotecnici italiani commenta così la ricerca: “Lo studio è molto interessante e speriamo possa contribuire a risolvere l’emergenza in corso. D’altro canto attendiamo con fiducia che tutto questo finisca, per ottenere un chiarimento ufficiale dall’Ordine dei medici sull’argomento ‘salute e vino’, che non può essere oggetto di tira e molla”.
“Ad oggi – aggiunge Cotarella – siamo in possesso di decine e decine di ‘sentenze’ contrastanti: numerosi luminari asseriscono che il vino non è nocivo, ma altrettanti sostengono il contrario. Al momento opportuno chiederemo chiarimenti a chi di dovere, per rendere giustizia a chi lavora nel settore. Il vino, ma ancor più la salute, non possono essere strumentalizzati per mettersi in mostra, sostenendo tesi contrastanti”.
Molto discussa, in campo medico, anche la stessa funzione sull’organismo umano del resveratrolo, che rientra nell’elenco del Ministero della Salute alla voce “Altri nutrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico”.
Secondo i ricercatori dell’istituto Humanitas di Rozzano (MI), “diverse sono le attività biologiche del resveratrolo, sebbene molte siano ancora da validare dal punto di vista scientifico: ha capacità antiossidanti e antinfiammatorie, risulta protettivo per i vasi sanguigni ed è in grado di stimolare una serie di processi coinvolti nella regolazione del ciclo cellulare e nella riparazione del Dna”.
Secondo alcuni studi, le persone che seguono una dieta ricca in resveratrolo sarebbero “meno esposte al rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari e cancro”. “In particolare – riferiscono gli esperti di Humanitas – la sua capacità antiossidante contribuirebbe alla protezione delle cellule dai danni causati dai radicali liberi e grazie a questa sua proprietà aiuterebbe a combattere l’invecchiamento della pelle”.
Non risultano claim approvati dall’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) specifici per i prodotti a base di resveratrolo. Ma l’indicazione del resveratrolo come rimedio contro l’invecchiamento della pelle “è stata rifiutata a causa dell’assenza di prove scientifiche sufficienti a giustificarla”. Le ultime ricerche sull’estratto di vinaccioli dell’Aglianico contro Coronavirua Covid-19 aprono nuovi capitoli su questo controverso fenolo.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Primo obiettivo centrato da Assoenologi nel sostegno del Paese a fronte di Covid-19. L’associazione che riunisce gli enologi ed enotecnici italiani ha donato 20 mila euro all’ospedale San Raffaele di Milano, per l’acquisto di un ventilatore polmonare. “La campagna di solidarietà continua”, annuncia il presidente Riccardo Cotarella.
“Il popolo del vino italiano – commenta il numero uno di Assoenologi – ancora una volta ha dato grande dimostrazione di generosità e sensibilità in un momento molto complesso per il nostro Paese e per l’intero pianeta a causa dell’emergenza Covid-19″.
Ma la raccolta fondi continua, con l’obiettivo di donare a un altro presidio ospedaliero ancora un respiratore. Ed è per questo che contiamo ancora sull’aiuto dell’intero mondo del vino, a cominciare dai colleghi enologi”.
“L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo è destinata a entrare nei libri di storia – continua Cotarella – e la storia di un Paese passa anche attraverso piccoli e grandi gesti di solidarietà. A questo appuntamento Assoenologi non vuole mancare, restando così al fianco di medici e infermieri che in queste settimane si stanno prendendo letteralmente cura della nostra Italia”.
“Confidando ancora sul cuore grande del mondo del vino, siamo certi di poter raggiungere ancora la cifra necessaria per l’acquisto di un altro ventilatore così prezioso nella lotta al Coronavirus”, conclude Cotarella. Il conto corrente messo a disposizione da Assoenologi per la raccolta fondi è il seguente: IT41N0103071860000002598601.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
“Non ho mai detto che il vino cura o previene Coronavirus, bensì che igienizza il cavo orale, in quanto soluzione idroalcolica. Ma i medici si mettano d’accordo e ci diano, una volta per tutte, un parere univoco sulla salubrità, o meno, del prodotto: lo accetteremo senza polemiche”. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, anticipa in esclusiva a WineMag.it i contenuti di un “comunicato dai contenuti eclatanti” – così lo definisce – col quale l’associazione italiana enologi ed enotecnici chiarirà la propria posizione in merito alla più accesa polemica del Made in Italy del vino, ai tempi di Covid-19 (seconda, forse, solo alla querelleVinitaly 2020 sì, Vinitaly 2020 no).
“Non abbiamo risposto subito a tutte le critiche perché nutriamo il massimo rispetto per i medici che, in queste ore, si trovano in trincea per combattere Coronavirus – spiega Riccardo Cotarella a WineMag.it – ma, sempre senza polemica, chiederemo presto all’ordine di prendere una posizione ufficiale sull’argomento salubrità del vino“.
“Il contraddirsi tra luminari, schierati a favore o contro il vino, oltre al fatto stesso che si parli di vino e non di alcol – aggiunge il presidente di Assoenologi – genera un’assoluta confusione. La nostra richiesta ai medici, dunque, sarà quella di fare chiarezza, una volta per tutte: il vino fa male o no? Si dia una risposta sola, per rispetto dei consumatori, di chi lavora in vigna e degli stessi enologi. Questo tirare la coperta da una parte e dall’altra fa male a tutti”.
Riccardo Cotarella, nel dirsi “dispiaciuto per essere stato frainteso”, aggiunge di essere al contempo “contento di aver gettato questo sasso enorme nello stagno”. “La salute viene prima di qualsiasi cosa – chiosa il numero uno di Assonologi – e noi ne siamo consapevoli. Proprio per questo siamo pronti a supplicare i medici affinché ci diano una risposta univoca, definitiva, da prendere come oro colato”.
Nel frattempo, proprio in queste ore, Assoenologi ha indetto una raccolta fondi per l’acquisto di 10 respiratori destinati ad altrettanti ospedali italiani, per combattere l’emergenza Coronavirus.
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Levata di scudi di una parte della comunità medica italiana contro il comunicato stampa divulgato nei giorni scorsi da Assoenologi, dal titolo “Coronavirus e vino“. Nell’occhio del ciclone il presidente Riccardo Cotarella, secondo cui “un consumo moderato di vino, legato al bere responsabile, può contribuire ad una migliore igienizzazione del cavo orale e della faringe: area, quest’ultima, dove si annidano i virus nel corso delle infezioni”. Parole del massimo esponente dell’associazione di rappresentanza degli enologi ed enotecnici italiani, dopo un “confronto con importanti rappresentanti della comunità medica”.
Diversi i commenti arrivati via mail alla redazione di WineMag.it, che ha voluto pubblicare il comunicato stampa senza commentarlo, nel rispetto delle affermazioni di una fonte più che mai credibile ed autorevole – Assoenologi, per l’appunto – in grado di comprendere la portata delle proprie affermazioni in piena emergenza Covid-19. Nessuna ragione di non credere, inoltre, che Assoenologi non abbia realmente interpellato dei medici prima di esprimersi.
Così il dottor Matteo Moroni dell’Unità Cure Palliative del Dipartimento Onco-Ematologico dell’ospedale di Ravenna: “Il virus si trasmette per goccioline (droplets) che possono entrare nelle mucose di occhi, naso, cavo orale, per trasmissione diretta o indiretta tramite contatto con le stesse: mucosa-mucosa, mucosa-superficie dove la droplet è caduta”.
“L’unica misura cautelativa è lavarsi le mani, sanificare le superficie e sospetta fonte di contagio, ridurre i contatti sociali a rischio. Posso bere anche un magnum di vino, ma se sono a tavola con persone infette e ho un contatto diretto con droplets avrò un altissimo rischio di contrarre l’infezione, magari non dal cavo orale ma perché mi sono toccato occhi o naso”.
Il medico di Ravenna giudica il messaggio di Assoenologi “fuorviante e potenziale fonte di condotte a rischio“. Commenti alla redazione di WineMag.it contro il comunicato di Assoenologi anche dall’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana.
“Il comunicato di Assoenologi – ci scrive Roberto Luraghi, a capo della Clinica di Cure Palliative e di Supporto dell’Eoc – è dannoso per la salute degli italiani, in quanto suggerisce un comportamento contrario al buon senso e che peraltro non ha alcun fondamento scientifico“.
“Non dimentichiamo – continua Luraghi – che le bevande alcoliche sono considerate cancerogene dall’Oms e che l’abuso cronico produce anche immunodepressione. Chiedo quindi che il signor Cotarella porti le fonti, ovvero i nomi dei medici con cui di è confrontato prima della sua boutade“.
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VERONA. In Germania i consumi sono trainati principalmente dalle donne, da sempre target fedele all’Amarone. Negli Stati Uniti, al netto dello spauracchio dei dazi aggiuntivi si andranno sempre più affermando i vini strutturati e premium. In Canada i consumi non tengono i ritmi delle importazioni ma l’Amarone resta a segno più. Nel Regno Unito si dovrà fare attenzione ai rossi della Napa Valley, agli Shiraz australiani e si dovrà lavorare più online sui privati di alta fascia.
È il quadro illustrato da importatori e distributori oggi a Verona al convegno internazionale dedicato ai principali mercati di sbocco organizzato dal Consorzio tutela vini Valpolicella in vista dell’Anteprima Amarone 2016, al via domani.
Sotto la lente, presente e futuro di 4 top mercati (Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Canada) che insieme sommano quasi il 50% sul totale export del Re della Valpolicella. I trend dei consumi forniscono un quadro in chiaroscuro su presente e futuro del vino italiano, più confortante invece quello della Valpolicella.
È il caso del Canada, Paese con monopolio, dove – per Serge Lévêque, distributore di vini premium per Longo Since 1961 – a fronte di una crescita delle importazioni dal Belpaese (+6%, fonte dogane), nel 2019 si è riscontrato un gap del 5,2% sui volumi richiesti dalla distribuzione. Va meglio però con l’Amarone, che tiene a +0,5% grazie a un confortante +5,4% in Quebec.
Nel Regno Unito – rileva Troy Christensen, ceo del distributore inglese Enotria&Coe – calano i volumi consumati ma aumenta il valore, sia dell’off che dell’on-trade, per una spesa complessiva che sfiora gli 11 miliardi di sterline. Anche qui le difficoltà non mancano, a partire dalla disaffezione dei giovani per il vino fino alla concorrenza low cost del Nuovo Mondo produttivo, cui contrapporre la forza del brand, l’alta ristorazione e il commercio on-line con big spender privati.
Nel mercato tedesco, il principale per l’Amarone, secondo il direttore dell’importatore Jacques’ Wein-Depot GmbHKathy Feron, a guidare i consumi sono le donne (il 62% beve vino) contro i maschi (56%). Il consumo pro-capite, in particolare di vini stranieri (55%), è di 38 litri l’anno contro i 34 degli uomini.
Infine gli Stati Uniti, al secondo posto tra i top buyer del grande rosso. Qui per Derek Blackburn, direttore marketing dell’azienda di importazione e distribuzione Frederick Wildman & Sons, la crescita dei consumi, al netto dei dazi, si prospetta bassa per l’anno in corso (fino all’1%). Ma il principale mercato al mondo per import di vino registrerà in futuro un aumento della domanda di vini strutturati, rossi e di fascia alta: una richiesta che somiglia molto al profilo dell’Amarone.
Ad Anteprima Amarone (1-2 febbraio Palazzo della Gran Guardia) in primo piano l’annata 2016 presentata dal ricercatore del Crea-Ve Diego Tomasi e lo stato di salute delle grandi denominazioni con il convegno “Dal vigneto al mercato: l’Amarone e l’identità del vino italiano” (ore 11).
Tra i relatori, dopo i saluti del Sindaco di Verona, Federico Sboarina, gli interventi del presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Andrea Sartori; il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, il videocollegamento con coordinatore S&D alla commissione Agricoltura dell’Europarlamento, Paolo de Castro e il videomessaggio del ministro alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova. Le conclusioni saranno affidate all’assessore all’Agricoltura, Giuseppe Pan.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Piccini, azienda vinicola della Toscana con sede a Castellina in Chianti (SI), è la “Miglior Cantina Gdo” 2019 per Vinialsuper.it. Si guadagna il premio della testata, specializzata nel racconto quotidiano del vino in vendita al supermercato, grazie a una gamma di assoluto rispetto, in vendita in numerose insegne della Grande distribuzione organizzata italiana.
Il riconoscimento va soprattutto alla linea “Collezione Oro“, con la quale Piccini mette a scaffale delle etichette che eccellono nel rapporto qualità prezzo, sbilanciato in maniera netta sulla qualità.
Ne giova il consumatore, che può gustare a tutto pasto, oppure in occasioni speciali, dei vini rispettosi del vitigno, del terroir e della tipicità della Denominazione. Aspetti tutt’altro che scontati in Gdo, garantiti invece dalla realtà guidata da Mario Piccini (nella foto sopra) quarta generazione della famiglia titolare dell’azienda.
“Mario Piccini – sottolinea il direttore di Vinialsupermercato.it, Davide Bortone – è un imprenditore illuminato che dimostra di avere a cuore la Toscana, terra delle origini, così come l’Italia intera, con le sue eccellenze enogastronomiche. Un amore dimostrato dal rispetto col quale indica la strada ai propri agronomi ed enologi, nell’ambito della produzione delle referenze destinate a un canale complicato come quello moderno”.
“Il progetto delle Tenute – sottolinea ancora Bortone – ormai salite a cinque in tre regioni italiane (3 in Toscana, una in Basilicata e una in Sicilia) indica la voglia di Mario Piccini di puntare all’eccellenza assoluta nell’Horeca, accostando all’areale del Chianti e di Montalcino quelli del Vulture dell’Etna, sinonimo di ‘vino italiano di qualità’ nel mondo”.
Piccini, con 16 milioni di bottiglie e un’etichetta come quella del Chianti Docg “arancione”, punta a crescere ancora grazie all’investimento compiuto con l’acquisizione della cantina Chianti Geografico, avvenuta sul finire del 2018, e la realizzazione di un nuovo polo produttivo che sarà inaugurato a breve a Casole D’Elsa, in provincia di Siena. Un impianto di 17 mila metri quadrati, all’avanguardia tecnologica (nella foto sotto).
L’obbiettivo è superare quota 17 milioni di bottiglie e consolidare la crescita del fatturato, che lo scorso anno ha raggiunto la cifra record di 64,5 milioni. Erano 60,2 nel 2017, 64,2 nel 2018. Fondamentale l’apporto del Chianti Geografico (1,1 milioni di bottiglie e 5 milioni di fatturato nel 2019) a cui è stata data nuova linfa con l’arrivo di Riccardo Cotarella e del giovane (e bravo) enologo Alessandro Barabesi.
“Piccini – commenta Giacomo Merlotti della redazione di Vinialsupermercato.it – è la ‘Miglior Cantina Gdo’ 2019 per Vinialsuper perché attraverso un’attenta gestione della produzione e delle referenze, tanto in Gdo quanto nell’Horeca con il progetto delle Tenute, riesce a portare la territorialità all’attenzione del consumatore”.
“La corretta gestione della capacità produttiva – aggiunge Merlotti – permette a Piccini di proporre vini dall’elevato rapporto qualità prezzo, con una diffusione pressoché capillare in molti canali distributivi”.
“Grazie alle performance in Italia, come Gruppo abbiamo chiuso il 2019 con un fatturato superiore a quello dei precedenti 12 mesi”, spiega Maurizio Rossi, responsabile commerciale di Piccini (a sinistra nella foto, assieme al global brand ambassador Giacomo Panicacci). Positive le performance estere, con la Russia e la Cina a registrare i tassi di crescita migliori.
In Italia, il canale Gdo di Piccini cresce a due cifre. “Merito soprattutto delle nostre punte di diamante – precisa Rossi – il Chianti Riserva Docg Collezione Oro e il Chianti Orange. Entrambi, oggi, sono leader di mercato nel canale, con il Riserva Collezione Oro che risulta il Chianti più venduto al supermercato”.
Performance, quelle delle due etichette best seller, che trainano anche le vendite degli altri prodotti Piccini, a partire proprio dalle referenze che compongono la Collezione Oro. “Il Chianti Superiore Docg si sta avvicinando progressivamente nei numeri al Riserva”, conferma il responsabile commerciale di Piccini.
“Ma siamo molto soddisfatti anche di quello che è stato il debutto dell’Orvieto Classico Doc, bianco introdotto quest’anno nella Collezione Oro e che ha già soddisfatto gli obiettivi che ci eravamo posti”. Circa 200 mila le bottiglie vendute, a fronte di 400 mila del Superiore e degli 1,1 milioni della Riserva.
“Vogliamo sempre più accreditare agli occhi dei consumatori il marchio Piccini come il simbolo dell’ottimismo – aggiunge Maurizio Rossi – della gioia di vivere e della condivisione di una buona bottiglia di vino in compagnia. L’obiettivo, come brand, è di continuare a crescere in numerica nelle vendite, soprattutto in Gdo”.
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Se il petrolio avesse le bolle (fini) sarebbe Pinot Nero. E l’Oltrepò pavese l’Arabia Saudita del Metodo classico italiano, coi suoi 3 mila ettari da trivellare. Lo sa bene Gabriele Moratti, figlio di Gian Marco e Letizia, a capo della holding Stella Wines. È grazie al rampollo della Saras che la cantina boutique Castello di Cigognola – dal nome del maniero acquistato dai Moratti nel 1982, con annessi 36 ettari di terreni, di cui 28 vitati – vuol tornare oggi a dire la sua, nel mondo degli Champenoise italiani.
“L’aspirazione – chiarisce il Ceo di Stella Wines, Gian Matteo Baldi – è competere a livello internazionale nel mondo del Metodo classico, partendo dalla consapevolezza di trovarci in un territorio particolarmente vocato, come l’Oltrepò pavese. Del resto, il dominio assoluto dello Champagne è un retaggio del passato. E, a nostro avviso, l’Italia non si è ancora espressa al massimo del suo potenziale”. È di poche parole, invece, Gabriele Moratti.
“Quasi astemio” ma col senso del buono, ammette di aver fatto sua quella massima di Confucio che dice: “Se sei la persona più intelligente della stanza, sei nella stanza sbagliata”. Per questo, per il rilancio di Cigognola, ha voluto al suo fianco Gian Matteo Baldi, ex Terra Moretti. Nessun bisogno di traslocare dalla stanza con vista Oltrepò, per lanciare la sfida di Cigognola al Metodo classico internazionale.
Tre le etichette presentate all’ora di pranzo, in centro a Milano, allo Spazio Niko Romito di Galleria Vittorio Emanuele II, vista Duomo. Si tratta della Moratti Cuvée dell’AngeloPas Dosé 2012, della Moratti Cuvée ‘More Pas Dosé S.A. e della Moratti Cuvée ‘More Brut S.A.
Un triangolo di Oltrepò pavese Docg Metodo classico Blanc de Noirs – dunque Pinot nero vinificato in bianco – messi a confronto alla cieca con due Champagne (L’Ouverture di Frederic Savart e L’Audace di Pierre Garbais) e uno Sparkling Wine inglese (la Classic Cuvée di Nyetimber).
Una batteria da 6 nella quale gli spumanti di Castello di Cigognola hanno fatto un’ottima figura. Su tutti spicca la performance della Cuvée dell’Angelo 2012: sboccata di recente, ancora un po’ spigolosa, ma nettamente in grado di far comprendere le straordinarie potenzialità del Pinot Nero dell’Oltrepò.
“Rispetto a territori come la Champagne, che stanno pagando pegno dal punto di vista dei cambiamenti climatici – commenta Gian Matteo Baldi – nel pavese abbiamo il vantaggio di una arrivare a una perfetta maturazione fenolica, fondamentale per un Metodo classico di qualità”. Le scelte, in cantina, sono state drastiche.
“L’enologo Riccardo Cotarella – spiega Baldi a WineMag.it – ha seguito per qualche anno l’azienda ma ha preferito non far parte di un progetto dove le responsabilità fossero condivise fra tante persone, come deciso da Gabriele Moratti quando ha preso il timone di Castello di Cigognola”.
Una vera e propria “svolta generazionale” – per dirla con Baldi – che non ha però coinvolto l’enologo storico della maison oltrepadana, Emilio De Filippi, rimasto di fatto al suo posto.
E che, anzi, ha portato in Oltrepò un personaggio di grande rilievo per il Pinot Nero italiano: Federico Staderini, primo direttore di Ornellaia e deus ex machina di Podere Santa Felicita, cantina incentrata proprio sul Noir, sulle colline di Arezzo (“Cuna” è l’etichetta da assaggiare).
“Il concetto nuovo, nell’ambito della gestione delle risorse del personale – spiega ancora Gian Matteo Baldi – è quello di unire figure di grande esperienza ad altre più giovani, che cresceranno in azienda, senza più parlare di un enologo che rappresenti totalmente lo stile”.
Staderini, non a caso, segue solo il progetto di Castello di Cigognola legato al Pinot Nero vinificato in rosso. “Una persona di grande esperienza – commenta il Ceo di Stella Wines – che può essere di grande supporto ai nostri ragazzi. Troveremo magari anche qualcuno che possa affiancare De Filippi nel progetto legato al Metodo Classico. Abbiamo abbandonato l’idea di un enologo totalizzante“.
Altro nodo da sciogliere, in un territorio frammentato come l’Oltrepò pavese, è quello dell’adesione al Consorzio di Tutela. “Preferirei un no comment – risponde Baldi, interrogato sull’argomento da WineMag.it – ma se devo dire la mia, l’idea è che per tirare il fuori il talento, in questo territorio, ci sia bisogno di un grande lavoro”.
“La mia impressione è che in Italia l’individualismo sia ancora un elemento trainante – continua il Ceo di Cigognola – ma se ognuno si impegna a ottenere grandi risultati, con grande determinazione, ritrovandosi con quattro o cinque che condividono gli stessi obiettivi, le stesse spese e le stesse opportunità, è anche più facile”.
Castello di Cigognola verso un Club modello Corpinnat nell’area del Cava, accanto ad aziende come Monsupello o Conte Vistarino? Ipotesi che, al momento, pur senza conferme ufficiali, pare convincere la dirigenza.
“Con le due aziende citate abbiamo certamente parlato – conferma Baldi a WineMag.it – trovandoci molto allineati. Del resto, un Consorzio deve inglobare gli interessi di tante parti. Tra produttori simili è più facile trovare una comunità d’intenti”. Quel che è certo è che l’Oltrepò della qualità, da oggi, ha una nuova cantina protagonista.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – “Terregiunte? Tecnicamente vino regalissimo. Ma la comunicazione è da dimenticare. Sbagliatissima. Errori che forse non sono neanche concepibili in un contesto di una certa professionalità”. Riccardo Cotarella, co-regista con il collega enologo Andrea Dal Cin dell’ormai famigerato “matrimonio d’Italia tra Amarone e Primitivo di Manduria” è intervenuto così, ieri mattina, alla Camera di Commercio di Verona.
Un breve ma incisivo fuori tema, prima dell’inizio dei lavori di “Destinazione Vendemmia 2019″, il nuovo format di focus vendemmiale curato da Assoenologi Veneto Occidentale, al quale hanno aderito i Consorzi di Tutela dei vini Veronesi, Vicentini e Padovani.
Bocciatura netta, dunque, per la comunicazione legata al “Vino d’Italia” di Bruno Vespa e Sandro Boscaini (Masi Agricola), colpevoli di aver pubblicizzato un “vino da tavola” – per intenderci, qualcosa di assimilabile per tipologia al notissimo Tavernello di Caviro – sfruttando la notorietà della Docg veneta (l’Amarone) e della Doc pugliese (il Primitivo di Manduria).
Un “errore” non presente in etichetta, bensì sul sito web ufficiale di Terregiunte, dal quale i riferimenti alle due Denominazioni sono state rimossi solo in seguito alla dura presa di posizione del Consorzio Tutela Vini Valpolicella e del Primitivo di Manduria.
Vespa e Masi hanno ampiamente utilizzato i nomi dei due noti vini rossi anche in presenza della stampa, in occasione della presentazione ufficiale di Terregiunte, a Cortina. Un evento al quale ha presenziato anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, con l’omologo pugliese Michele Emiliano collegato via Skype.
“Noi tecnici – ha spiegato Cotarella – ci siamo fermati all’aspetto tecnico. Col senno di poi, non nascondo che avremmo dovuto controllare un po’ tutto il progetto. Ce ne siamo accorti al momento della presentazione. Devo dire che c’è stato un po’ di… Non è colpa dei giornalisti, sicuramente. Però sapete: dire questo vino viene da questa Denominazione e da quell’altra, no? Fa ancora più effetto che dire due vini mischiati così”.
Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma. Sullo specchio di una malcelata captatio benevolentiae, cui manca solo l’ultimo tentativo d’appello a “na’ ragazzata“. Trattasi però di Vespa e Boscaini. Che ragazzi non sono più. Anzi.
“La colpa – ha ribadito Cotarella nel suo intervento a Verona – è da ammettere soltanto su chi ha progettato la comunicazione di questo vino. Un po’ di colpa me la prendo anche io, perché avremmo dovuto essere un po’ più guardinghi, assieme al mio collega. Di questo mi scuso”.
Il noto enologo si è poi rivolto direttamente ai rappresentanti della Valpolicella, presenti in sala. “Lungi da me il voler creare problemi alla Denominazione, né a questa né a quella pugliese. Non nomino neanche i vini: ho paura a nominarli, pensate un po’. Ci tenevo molto a portare questo chiarimento”.
Sulla vicenda sono tornati gli stessi Bruno Vespa e Sandro Boscaini, nei giorni scorsi. “Il vino uscirà il prossimo novembre e l’etichetta non porterà ovviamente alcun riferimento né ai marchi registrati Costasera e Raccontami né ai vitigni che ne sono alla base”, ha precisato il duo in una lettera indirizzata ai due Consorzi”.
“La fatale semplificazione comunicativa dei primi giorni – continua la missiva – ha portato ad alcuni equivoci che vanno chiariti in modo trasparente. Terregiunte non ha alcuna relazione con le Denominazioni che per semplicità descrittiva, e con qualche approssimazione tecnica da parte nostra, sono state riportate nella comunicazione in generale. Abbiamo pertanto aggiornato i nostri siti in misura adeguata”.
SERVONO LE SCUSE IN CINESE
Bastano le scuse? Di certo non bastano solo in italiano. Servirebbero anche in cinese, mercato al quale Vespa e Boscaini hanno annunciato di puntare in assoluto per la vendita di Terregiunte.
È lì, in Cina, che si sta giocando – già in queste ore, mentre noi stiamo qui a raccontarcela in italiano – la vera partita della comunicazione e del marketing di Bruno Vespa e Masi Agricola, che si sono limitati ad aggiornare le traduzioni dei comunicati stampa, togliendo i riferimenti ad Amarone e Primitivo, come pare evidente a questo link.
Servono – e sarebbero doverose – le scuse in cinese e in inglese anche a fronte delle gravi dichiarazioni di Sandro Boscaini alla stampa, a Cortina: “Terregiunte porta un Made in Italy più comprensibile anche per Paesi come la Cina, dove è pura utopia pretendere che si conoscano le tante, troppe, pur se eccellenti, Denominazioni territoriali del nostro Paese”.
Infine sorge un dubbio. Se per vendere Amarone o Primitivo in Cina è necessario metterli nella stessa bottiglia come “vino rosso” generico, a cosa è servita la fatica dei toscani che hanno studiato la traduzione del marchio “Chianti” in cinese, utile ai produttori per l’export (come da immagine sopra)?
Il presidente del Consorzio di Tutela, Giovanni Busi, è un erede di Don Chisciotte a cui affidare subito – honoris causa – il ruolo di ministro dell’Agricoltura o, forse, il punto è un altro? Buona la seconda. La verità è che, a qualcuno, la strada per la Cina, piace breve. In attesa del teletrasporto.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Terregiunte, finalmente, è quello che è: un vino da tavola, come il Tavernello. Il ravvedimento (tardivo, in verità) è degli stessi Bruno Vespa e Sandro Boscaini (Masi Agricola), che hanno eliminato dal sito web ufficiale tutti i riferimenti all’Amarone e al Primitivo di Manduria. Una Docg e una Doc che non potevano essere nominati per fini commerciali.
Ora, sul portale del”Vino d’Italia” Terregiunte, la descrizione parla chiaro: “Blend Costasera Masi 2016 e Raccontami Vespa 2016 dal color rosso rubino profondo. Al naso balsamico con sentori di tabacco, amarena, mirto, prugna con un pizzico di cacao. Al palato la struttura è compatta, progressiva, densa e golosa. Sapido e potente, è caratterizzato da tannini eleganti e setosi. Piacevolissimo il finale con note di ciliegia e marasca”.
Tutto bellissimo, se non fosse che nel can can mediatico generato dopo la presentazione di Terregiunte a Cortina, l’etichetta abbia potuto beneficiare (anche sui media) della notorietà dell’Amarone Docg e del Primitivo di Manduria Doc.
A premiare il “vinaggio” firmato dagli enologi Riccardo Cotarella (per Futura 14 di Bruno Vespa) e Andrea Dal Cin (per Masi Agricola) sarà il mercato, non abbiamo dubbi. L’opinione pubblica, un po’ meno.
E all’appello, ora, mancano solo i commenti ufficiali dei diretti interessati, tra cui il governatore del Veneto, Luca Zaia, e il suo omologo pugliese, Michele Emiliano. Zaia, infatti, ha presenziato personalmente all’evento “Terregiunte” a Cortina. Emiliano si è invece collegato via Skype dal suo ufficio.
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Tutti in degustazione a Soave Versus…Preview 2018!, che si terrà al Palazzo della Gran Guardia di Verona il 2 settembre 2019. Tre giornate dedicate alla stampa di settore, che vi racconteremo su WineMag.it.
Oltre alla degustazione alla cieca della vendemmia 2018, è in programma un convegno di Assoenologi Veneto Occidentale, guidato da Riccardo Cottarella. Tema: l’andamento della vendemmia 2019, la prima con le Unità geografiche aggiuntive della Doc Soave.
Un percorso avviato nel primo decennio degli anni Duemila dall’allora presidente del Consorzio, Arturo Stocchetti, in collaborazione con il direttore – tuttora in carica – Aldo Lorenzoni.
Molto spesso – sottolinea proprio Lorenzoni – il solo nome del luogo da cui nasce un vino è sinonimo di qualità e basta da solo a fornire le necessarie garanzie al consumatore.
Già nel lontano passato il nome dei vini coincideva con il luogo di produzione. Ancora oggi sono avvantaggiati quei prodotti che si identificano saldamente con un’origine geografica: il vino Soave è tra questi”.
A Soave, alcune aree sono identificate come “cru” da decenni. Una lunga storia che va oltre la toponomastica. Che si concretizzata nei risultati enologici dei produttori della Denominazione, riconosciuti in tutto il mondo.
Recente, tutto sommato, l’approvazione definitiva delle Unità Geografiche Aggiuntive inserite nel 2017 nel disciplinare della Doc Soave, da parte del Comitato Vini del Ministero delle Politiche Agricole: il varo risale a maggio 2019.
I CRU DEL SOAVE (UGA) NEL DETTAGLIO
Le “Uga“, o meglio i Cru, sono distribuiti nell’intera area del Soave: 29 nella zona classica, 2 nei suoli scuri della Val d’Alpone e 3 nei suoli calcarei delle vallate a ovest. Le differenze tra le uve e i vini prodotti anche a poca distanza possono dunque avere un nome.
“Felici combinazioni di morfologia, pedologia e comportamento fisiologico del vigneto – come piace definirle ad Arturo Stocchetti – che garantiscono l’ottenimento di vini che hanno saputo costruirsi una reputazione di particolarità enologica, basata su un complesso organolettico specchio del sito di origine”.
Ecco dunque le particolarità di ogni Unità Geografiaca Aggiuntiva del Soave, dagli ettari complessivi alla dislocazione geografica e digitale (Google Earth), passando per l’altitudine dei cru e i loro curiosi toponomi – tra cui spiccano gli esilaranti Cazzo Bisso e Brogna: non ce ne vogliano i perbenisti, questa è toponomastica! – utili agli abitanti della zona a riconoscere gli areali.
Sicuramente una tra le Unità Geografiche più significative della Denominazione (il nome deriva da Castrum Ecerini (1263) ma anche da Castelberto a cui è dedicata la parrocchiale, in passato questa frazione è stata anche comune).
Con la recente proposta questo comprensorio viene allargato, sempre comunque nell’ambito del Comune di Soave, fino a ricomprendere nell’area dei Colli Scaligeri anche la località Recoaretto con le contrade Pressi e Tamellini.
È l’Unità geografica che ha nel Soave Classico più ettari di vigna. Dal punto di vista pedologico possiamo considerare questa unità geografica una sintesi ideale del sistema Soave. Ad est verso Fittà si trovano suoli di origine vulcanica con matrice basaltica moderatamente ripidi sulle sommità ma anche con pendenze vertiginose nei versanti.
Le tessitura è franco-argillosa più limosa in superficie più argillosa in profondità. Le superfici ad ovest sono caratterizzate invece da pendenze tra il 10 e 30 % con suoli moderatamente profondi di chiara origine calcarea. La tessitura è franco-argillosa in profondità. Sono suoli estremamente calcarei e moderatamente alcalini.
Dal punto di vista climatico con la vicina frazione Fittà, Castelcerino si caratterizza per precipitazioni medie annuali sopra la media del territorio (oltre 1000 mm). Le temperature medie sono comunque miti e cosi anche le escursioni termiche giornaliere non sono tra le più elevate.
LE CANTINE DEL CRU
La Cantina di soave seleziona in quest’area le uve per il suo Soave Superiore Docg Castelcerino vinificato nello stabilimento di Rocca Sveva. L’azienda Coffele gestisce qui i suoi 20 ettari di vigneto.
Gli importanti lavori di stabilizzazione dei versanti hanno portato alla luce risorse geologiche e minerali da cui traggono giovamento i propri vini, in particolar modo il Soave classico “Cà Visco”.
L’altitudine più elevata (tra i 300 e i 400 mt slm) caratterizza invece il patrimonio viticolo dell’azienda Filippi. Vigne della Brà, Castelcerino e Monteseroni sono tre differenti interpretazioni di questo terroir. L’azienda Corte Adami, infine, ricava dalla Vigna della Corte, a oltre 350 metri di altitudine, un Soave di carattere e dall’ottimo potenziale evolutivo.
Fittà
Ettari complessivi: 190,43
Ettari vitati: 74,65
Percentuale: 39,2
Posizione: Sommità e versante
Esposizione: Sud, Est e Ovest
Altitudine: 64-325
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 26,42 N 11° 15’ 08,26 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F6-9-12-13
Toponimi: F6 Meggiano, Porcara, Cavecchie Rompizocco, Camilla F9 Camille, Tremenalto, Monte Fondello F12 Becco, Lombelli, Costa, Tebaldi, Padelli, Casetta F13 Becco, Costa, Tebaldi, Casoni, Colombare, Rovaro.
E’ indubbiamente un’unità geografica caratterizzata dalla assoluta presenza di suoli di origine vulcanica. Sono suoli ripidi o molto ripidi moderatamente profondi con presenza di roccia basaltica fratturata nei primi 100 cm.
Tessitura fine con scheletro basaltico. Il pH è neutro o debolmente alcalino. La superficoe complessiva di questo areale è di 190 ettari ma vitato solo per 75, il rimanente sono boschi e scarpate caratterizzate da una notevole biodiversità vegetativa.
L’esposizione dei vigneti è rivolta soprattutto a sud, sud-ovest e le pendenze sono variabili passando dal 10% al 32%. Gli ultimi anni confermano questa come la zona più piovosa del Soave ed anche le temperature medie sono piuttosto sostenute. Molto probabilmente il toponimo deriva da terreni dati in affitto.
LE CANTINE DEL CRU Qui ha sede l’azienda suavia che da anni ottiene importanti risultati vinificando le uve di questa zona. Il cru “Le rive” ha esposizione a Sud, si distingue per la forte personalità e la spiccata mineralità, oltre ad una buona propensione all’invecchiamento in bottiglia.
La Cantina di soave utilizza le uve selezionate nella collina a Nord-Est della frazione per produrre un Soave classico Fittà ricco di profumi e dalla vivace acidità, grazie alla naturale concentrazione che si ottiene in questa zona.
Tremenalto
Ettari complessivi: 107,23
Ettari vitati: 87,71
Percentuale: 81,8
Posizione: Versante Esposizione: Est e Nord Altitudine: 57-230
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 33.79 N 11° 16’ 27.67 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F1-2
Toponimi: F1 Frassine, Colombaretta, Castellaro Tremenalto, Castellaro, Vienega F2 Castellaro
Ci troviamo in comune di Monteforte d’Alpone e questa unità geografica delimita a Nord l’area del Soave Classico di questo comune. Il toponimo deriva probabilmente dalla parola “termine” infatti confina a nord con il comune di Montecchia di Crosara.
I suoli sono di origine vulcanica profondi e fertili dal colore bruno o comunque rosso scuro ma calcarei e scarsamente alcalini. Tutta la zona è caratterizzata da forti pendenze (20/35%) e l’esposizione è rivolta da nord a nordest. Ne escono vini di grande freschezza e bevibilità.
In annate particolarmente calde la zona trae giovamento dalle temperature più fresche che si registrano nel periodo estivo grazie alla brezza che proviene da nord attraversando l’alta valle dell’Alpone e scorrendo in particolare lungo questo versante.
LE CANTINE DEL CRU In quest’area le Cantine di soave e Monteforte, oltre alle case vinicole lenotti e Fattori, selezionano alcuni vigneti per linee produttive di pregio. L’azienda Dama del rovere ottiene dai propri vigneti nell’area occidentale della zona il Soave classico tremenalto, di grande freschezza e bevibilità e dall’interessante potenziale di affinamento.
In annate particolarmente calde questa zona trae giovamento dalle temperature più fresche che si registrano nel periodo estivo, anche grazie ai venti che provengono da Nord attraverso l’alta val d’Alpone e che raggiungono costantemente questi versanti.
Corte Durlo
Ettari complessivi: 35,67 Ettari vitati: 30,35 Percentuale: 85,1 Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Nord Altitudine: 40-200
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 11.92 N 11° 16’ 52.92 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F3
Toponimi: Crosara, Caussola, Sorte, Batazzi Bosco, Capitello, Motti, Cà Prandi Giazzara del Ponte Sergente, Moschina
Questa unità geografica di fatto diventa un cuscinetto che da nord a sud separa le due unità geografiche di Brognoligo e Costalunga entrambe frazioni del comune di Monteforte d’Alpone. Il nome indica le storiche proprietà dei nobili Montanari acquisite all’inizio dell’800 dalla famiglia Durlo Domenico di Terrossa.
Sono presenti sia versanti che guardano a nord-est con pendenze anche molto significative al limite dell’eroico a versanti a sud, sud-ovest con pendenze più abbordabili del 15-25%. Il suolo è interamente costituito da substrati costituiti da roccia vulcanica (basalti e brecce basaltiche).
Anche qui domina il sistema di allevamento tradizionale a pergola a girapoggio anche se non mancano soprattutto nel versante nord esperienze di impianti a ritocchino coltivati a guyot.
Costalunga
Ettari complessivi: 88,76
Ettari vitati: 63,22
Percentuale: 64,5
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Sud-Est, Nord-Est Altitudine: 40-140
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 15.13 N 11 ° 17’ 38.20 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F8-9-27 28-30-32
Toponimi: F8 Molinetto, Costalunga, Carassa F9 Cà Peraro, Bacco, Ceresare
La matrice basaltica è del tutto evidente in questa zona, muri a secco e materiali di costruzioni per case ed altri manufatti ne sono testimonianza palpabile. Qui le pendenze si fanno più attenuate si tratta di una lingua collinare che si getta nella vallata dell’Alpone puntando ad est.
Proprio da questa sua conformazione allungata prende origine questo toponimo. Costalunga è anche frazione del comune di Monteforte d’Alpone ed è da sempre punto di riferimento per tante aziende di qualità del territorio. I suoli sono piuttosto profondi con tessitura franco-argillosa limosa.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda i stefanini ricava dai propri vigneti a terrazza un Soave Superiore Monte di Fice davvero didattico nell’esprimere il patrimonio aromatico e gustativo estraibile da questi suoli altamente ricchi in basalto e tufo di origine vulcanica.
La vinificazione rispetta lo spettro aromatico primario, concedendo alla struttura un vantaggioso anno supplementare di affinamento. Ha la sua sede in quest’area l’azienda La Cappuccina, che propone un Soave san Brizio prodotto con le uve del vigneto adiacente alla cantina, in prossimità del fiume Alpone.
La scelta produttiva è orientata all’esaltazione del carattere sapido e pieno donato dalla ricchezza di questi suoli, la maturazione del vino prevede l’utilizzo del rovere.
Menini
Ettari complessivi: 38,05
Ettari vitati: 17,23
Percentuale: 45,3
Posizione: Versante Esposizione: Sud, Sud-Est Altitudine: 180-278
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 26.42 N 11° 14’ 39.54 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F8
Toponimi: Lelli, Cercini, Menini, Monteggioli Bassa, Coste, Campagnola
Anche questa zona è caratterizzata da una doppia anima Pedologica. Ad est la componente basaltica è del tutto evidente con suoli più ripidi mentre nei versanti più ad ovest il substrato è chiaramente calcareo. Qui il suolo è moderatamente profondo con presenza di roccia calcarea compatta entro i 100 cm.
La tessitura è franco-argillosa in superficie e da franco-argillosa ad argillosa in profondità. I vigneti sono distribuiti negli areali più a nord di questa unità geografica mentre i versanti a sud più ripidi sono interessati da boschetti costituiti da varie specie vegetali.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda Le Mandolare investe da anni in questa zona che si affaccia sulla dorsale Nord-Sud della zona classica. Nei vini qui prodotti, i Soave classico Corte Menini e Il Roccolo, si riscontrano risultati davvero interessanti, soprattutto a livello di aromaticità e concentrazione.
L’altitudine media tra le più elevate della denominazione e le temperature fresche che si raggiungono durante la notte costituiscono uno dei caratteri distintivi di quest’areale.
Castellaro
Ettari complessivi: 32,03
Ettari vitati: 27,18
Percentuale: 84,9
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Est, Ovest Altitudine: 140-260
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 21.62 N 11° 16’ 05.70 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F4
Toponimi: Anguane, Mezzavilla, Rugate Fondello, Castellaro
Questo cono vulcanico, situato a nord della zona classica è la più esplicita testimonianza di un territorio caratterizzato milioni di anni fa da un’intensa attività vulcanica. Presenta suoli con tessitura moderatamente fine.
Lo scheletro di origine basaltica è molto evidente. Il toponimo ha origine da insediamenti umani che affondano nella notte dei tempi. Potrebbe essere riferito ad un antico castello in rovina ma più probabilmente origina da “castellarium” ovvero il recinto periferico che caratterizzava una costruzione con palizzate.
Questi riferimenti valgono anche per altre analoghe situazioni non solo in Val d’Alpone ma anche in altre zone. Dal punto di vista climatico ci sono precipitazioni sopra la media della denominazione e le escursioni termiche non sono eccessive.
LE CANTINE DEL CRU Valorizzato fin dagli anni ’70 con il marchio della Bolla, è oggi riproposto dalla Cantina di Monteforte che ha localizzato da anni in questa zona un cru su cui investire, il Vigneti di Castellaro, ricavato dalle uve di vigneti collocato in tutti i versanti del monte.
L’obiettivo è sfruttare appieno il grande potenziale di questa zona rinomata per l’altitudine, il suolo, la ventilazione. L’affinamento in rovere è una scelta coerente con la naturale concentrazione ottenibile in quest’areale tra i più suggestivi del Soave.
Brognoligo
Ettari complessivi: 65,64
Ettari vitati: 50,75
Percentuale: 75
Posizione: Versante Esposizione: Sud, Sud-Est Altitudine: 50-160
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 11.92 N 11° 16’ 52.92 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F5
Toponimi: Saiolle, Vaiola, Chiavica, Chiesa Fontana Nuova, Brognoligo, Fontanella Pradessar, Magnassuto
Sicuramente una delle zone più storiche del Soave Classico. Brognoligo rappresenta quasi un’identità a parte per l’ancestrale attenzione all’appassimento fino ad ottenere vini di grande concentrazione e complessità.
Anche qui pur essendo in presenza esclusiva di suoli di matrice basaltica ci troviamo di fronte a pendenze molto diverse. Andiamo da situazioni estreme con pendenze del 45% da viticoltura eroica dove tutte le operazioni devono essere fatte a mano a comprensori con pendenze più miti comunque coltivate con la classica pergola soavese.
Qui possiamo ancora trovare vigne centenarie allevate su Rupestris du Lot. La tessitura del suolo è mediamente argilloso-limoso con presenza di rocce basaltiche frantumate nel primo metro di profondità. Costruzioni e muri a secco testimoniano questa profonda anima vulcanica di Brognoligo.
Curiosa e misteriosa la storia del toponimo documentata per la prima volta in questa forma nel 1628. Molteplici nella storia le declinazioni (Brollanicus, Brognanici, Brognanigo, Brognanico).
Alcuni studiosi ne attribuiscono l’origine al nome personale latino Berollianus più il suffisso “icu”, senza paraltro escludere anche un’altra ipotesi ovvero l’influsso dal latino Prunea (prugna) declinata in dialetto veronese “Brogna”.
Questa pianta è in effetti in questo areale molto presente. Climaticamente la zona negli ultimi 20 anni è tra quelle meno piovose (sotto gli 800 mm annui) ed è tra le più sensibili ai fenomeni siccitosi.
LE CANTINE DEL CRU Gli impianti a pergola dell’azienda Portinari sono collocati in un versante ripido contraddistinto da numerosi affioramenti rocciosi. Qui nasce il Soave classico ronchetto, un vino vivace nei profumi, caratterizzato da grande freschezza, sapidità e bevibilità.
Anche l’azienda Le Battistelle di Gelmino e Gloria Dal Bosco possiede in quest’area dei vigneti da cui trae origine il cru aziendale, che prende il nome dalla contrada omonima a pochi metri dalle vigne, in un versante di difficile lavorazione a causa delle pendenze sostenute.
Il risultato finale è il Soave classico Le Battistelle, dal carattere minerale e di buona complessità: una delle etichette imperdibili, al momento, nella Denominazione.
Costeggiola
Ettari complessivi: 160,26
Ettari vitati: 120,15
Percentuale: 74,73
Posizione: Sommità, versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 36-185
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 40.75 N 11° 13’ 42.32 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F7-10-11
Toponimi: F7 Lavandaro, Giare, Ghiselle, Battocchi F10 Cerceni, Cercini, Battocchi, Catti Furbi, Siviero, Carniga, Carcera F11 Cercini, Campagnola, Catti, Mari Preare, Carniga
Costeggiola frazione di Soave si distingue dal punto di vista pedologico per l’origine calcarea molto evidente. Nelle parti più elevate dell’unità geografica troviamo suoli molto inclinati e moderatamente profondi per presenza di roccia calcarea compatta entro i 100 cm.
La tessitura è franco-argillosa in superficie ed argillosa in profondità. Nella parte più bassa dei versanti sono presenti invece depositi dello stesso materiale costituenti suoli ricchi e profondi. Anche qui la vite viene coltivata quasi sempre a pergola veronese con piccoli appezzamenti a girapoggio.
Non mancano comunque anche esperienze di vigneti coltivati con i diversi sistemi a parete. Dal punto di vista climatico gli ultimi 20 anni hanno riservato a quest’area precipitazioni medie molto elevate vicino ai 1000 mm di pioggia all’anno.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda Guerrieri Rizzardi da oltre 30 anni valorizza il cru Costeggiola. La natura calcarea del terreno è all’origine della sapidità distintiva del loro Soave classico. La selezione che l’azienda Tamellini effettua con le uve di questa zona è alla base di un Soave classico le Bine di Costiola di forte impatto e dalla grande personalità. La complessità dei suoli contribuisce ad aumentare il potenziale di longevità dei vini qui ottenuti.
Campagnola
Ettari complessivi: 44,42 Ettari vitati: 28,69 Percentuale: 64,6 Posizione: Sommità, versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 100-180 – CAMPAGNOLA
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 57.92 N 11° 14’ 17.30 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F11
Toponimi: Cercini, Campagnola, Catti, Mari Preare, Carniga
Unità Geografica storica caratterizzata da suoli di origine chiaramente calcarea. Le pendenze sono più o meno accentuate passando dal 5/10% della sommità a 10/30% dei versanti.
La viticoltura ha un’impronta molto tradizionale con la pergola veronese a dominare il paesaggio anche se non mancano suggestive sistemazioni a parete per queste ideali terrazze che aprono la vista sulla cittadina di Soave e sui vigneti del Soave sia pianeggianti che collinari.
I suoli sono moderatamente profondi con presenze evidenti di roccia calcarea entro il metro di profondità con comune scheletro calcareo. La tessitura è franco-argillosa in superficie e più argillosa in profondità, il pH del suolo è moderatamente alcalino.
LE CANTINE DEL CRU Molte le realtà produttive attive in quest’area, che da anni stanno riversando un grande impegno teso alla valorizzazione di questa zona dalla posizione incantevole.
Sengialta
Ettari complessivi: 31
Ettari vitati: 27,89
Percentuale: 90
Posizione: Versante Esposizione: Sud, Est Altitudine: 48-157
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 46.33 N 11° 14’ 41.38 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F12
Toponimi: Campagnola, Becco, Lombelli, Costa Tebaldi, Padelli, Casetta
La zona di Sengialta la troviamo subito alla nostra destra quando la strada si impenna per salire verso Castelcerino partendo da Soave. Di fatto è attraversata dalla Faglia di Castelvero che divide le due anime del Soave, quella vulcanica e quella calcarea. Sengialta è l’Unità Geografica che porta già nel nome la sua specifica identità.
Pendenze importanti e suolo prevalentemente di origine vulcanica ne definiscono gli elementi più caratterizzanti (Sengia = sasso di basalto). Siamo nel cuore dell’area classica afferente al comune di Soave, qui i suoli sono moderatamente profondi, la roccia basaltica spesso affiora in superficie. La tessitura è argilloso limosa o anche franco-argilloso limosa. Sono suoli non calcarei o poco calcarei neutri o debolmente alcalini.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda Balestri Valda ha da anni individuato le grandi potenzialità di quest’area che vengono espresse nell’omonimo cru. Un carattere minerale derivante dalla forte presenza di “sengi”, ovvero sassi di basalto, che ricoprono i frequenti affioramenti calcarei, portatori a loro volta di grande vivacità aromatica nel Soave classico Vigneto Sengialta.
Colombara
Ettari complessivi: 92,82
Ettari vitati: 84,20
Percentuale: 90,7 Posizione: Versante Esposizione: Ovest Altitudine: 45-140
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 07.09 N 11° 15’ 06.18 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F15-16-21
Toponimi: F15 Casetta, Colombare, Rovaro, Colombara F16 Casetta, Rovaro,Foscarino, Cà Visco, Tovi F21 Rovaro, Tovi, Praisoni,Bognolo Montebasso, Mondello,Pigno, Ponsara
Questa unità geografica fa sintesi di più sottozone storicamente individuate singolarmente. Di fatto disegna tutta la costa esposta a sud/ovest del comune di Soave che da Sengialta scende verso la cittadina medioevale.
Sono quasi 100 ettari di superficie totale quasi interamente vitata caratterizzata da suoli prevalentemente di origine vulcanica soprattutto nelle pendenze più ad est con alcuni affioramenti di chiara matrice calcarea prevalentemente a sud in località Mondello.
Nella parte a nord la tessitura è franco-argillosa con prevalenza di sedimenti di origine basaltica, le pendenze sono variabili ma possono arrivare oltre il 25%. Rocce calcaree compatte stratificate contraddistinguono invece la parte a sud, qui le pendenze sono più miti e variano del 5 al 15 %. Nella media sia la piovosità che le escursioni termiche e le temperature medie.
LE CANTINE DEL CRU Tante le realtà operanti in quest’area, che stanno manifestando grande interesse per la sua valorizzazione. La zona è tra le più amene e promettenti dal punto di vista qualitativo, anche grazie alla complessità dei terreni e alla posizione favorevole.
Foscarino
Ettari complessivi: 149,00
Ettari vitati: 120,46
Percentuale: 80,9
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Est e Ovest Altitudine: 80-289
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 23.15 N 11° 15’ 35.16 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F10-11-17
Toponimi: F10 Cerceni, Cercini, Battocchi, Catti, Furbi, Siviero, Carniga, Carcera F11 Cercini, Campagnola, Catti, Mari, Preare, Carniga F17 Carbonare, Foscarino
Il nome del toponimo darebbe ragione dell’aspetto della zona con boschetti ricchi di vegetazione fitta e folta (Fuscus). Ma potrebbe anche dipendere dal luogo dove si tagliavano e prelevavano i pali per il sostegno di viti ed ortaggi.
Unità geografica tra le più conosciute di tutto il Soave Classico diviso tra il comune di Monteforte d’Alpone e Soave. Si tratta di 3 coni vulcanici: Foscarinetto che arriva a 282 mslm, la Boccara che raggiunge i 292 metri ed appunto il Monte Foscarino che sale fino a 295 metri slm.
Tutta l’area è caratterizzata da suoli di chiara matrice vulcanica molto inclinati moderatamente profondi con presenze di rocce basaltiche frantumate nel primo metro di profondità.
La tessitura è argilloso-limosa o franco-limosa con pH debolmente acidi e neutri. Precipitazioni, temperature ed escursioni termiche sono perfettamente in linea con le medie di tutta la denominazione quasi a rappresentarne la migliore sintesi.
LE CANTINE DEL CRU Qui l’azienda Inama coltiva circa 16 ettari di vigneto. Il Vigneti di Foscarino è un Soave classico esemplare nell’espressione di tutti i caratteri minerali, estrattivi e di concentrazione di quest’area di origine vulcanica. La proprietà si estende a ventaglio da sotto la sommità sino a lambire la collina antistante a Sud.
Orientati verso Ovest, troviamo i due vigneti da cui l’azienda Montetondo ricava le proprie selezioni aziendali: il “Casette Foscarin” e il “Foscarin slavinus”. Impianti di moderna concezione in una microzona caratterizzata da evidenti tracce di colate laviche di periodi differenti che conferiscono spessore e struttura ai vini da qui ricavati.
Carbonare
Ettari complessivi: 51,97
Ettari vitati: 41,97
Percentuale: 80,8
Posizione: Versante Esposizione: Est, Nord-Est Altitudine: 120-280
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 55.18 N 11° 15’ 20.88 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F14
Toponimi: Carbonera, Carbonare, Sella
Il toponimo deriva chiaramente da “carbone” materiale presumibilmente presente in zona, o forse un luogo ove si estraeva la lignite. Ma potrebbe più semplicemente essere un rimando al suolo molto scuro sicuramente tra quelli in cui la matrice vulcanica è assoluta.
I suoli sono moderatamente ripidi ma ci sono pendenze anche molto elevate. Sono comunque suoli profondi lavorabili fino a 60-70 cm senza scheletro o con scheletro molto scarso. Hanno una permeabilità bassa a drenaggio mediocre con una capacità d’acqua disponibile per le piante piuttosto scarsa.
L’esposizione è rivolta prevalentemente ad est, con un’altitudine media e buona ventilazione. Le temperature diurne sono inferiori alle medie. Il suolo si presenta discretamente integro ed omogeneo lungo il profilo esplorabile delle radici.
LE CANTINE DEL CRU Situati in una zona fresca e frequentemente ventilata, i vecchi impianti a pergola utilizzati dall’azienda Suavia garantiscono produzioni equilibrate e naturalmente concentrate a livello di aromi ed estratti.
Il Monte Carbonare è un Soave classico dall’eccezionale impatto olfattivo, sapido e persistente al gusto, altamente identificativo di questo territorio. Le Battistelle produce qui il “Roccolo del Durlo”, un eccezionale cru, di grande espressività e di notevole struttura, ricavato da vigneti a pergola di oltre 40 anni, equilibrati ed ottimamente esposti.
Rugate
Ettari complessivi: 47,74
Ettari vitati: 42,62
Percentuale: 89,3
Posizione: Versante Esposizione: Sud Altitudine: 70-218
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 01.94 N 11° 15’ 52.27 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F4
Toponimi: Anguane, Mezzavilla, Rugate Fondello, Castellaro
Si tratta forse dell’anfiteatro vitato più suggestivo dell’area classica. Areale dalla forma morbida ed avvolgente, ha esposizioni prevalenti a sud/est e nord/est a seconda delle diverse coste. Il nome sembra comunque derivare dall’aspetto rugoso delle rocce che la contraddistinguono.
Il suolo è completamente di origine vulcanica sistemato a ciglioni o piccoli terrazzamenti sostenuti anche da muri a secco. Il terreno è moderatamente profondo con tessitura argillosa in superficie e più limosa in profondità.
Il clima ha parametri medi per quanto riguarda precipitazioni e temperature, nota caratteristica di questa zona è la buona ventilazione per tutto il periodo estivo. Buona anche la componente vegetativa di biodiversità che caratterizza entrambi i versanti con boschetti e siepi di varia natura.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda Cà Rugate da generazioni investe in questa zona traendo grandi soddisfazioni dal cru di casa, il Monte Fiorentine. Si tratta di un vino dalla spiccata personalità, con un ottimo equilibrio tra tradizione, freschezza e complessità aromatica. Qualità preservate nell’attenta e accurata vinificazione.
Coste
Ettari complessivi: 74,19 Ettari vitati: 60,51 Percentuale: 81,6 Posizione: Versante Esposizione: Nord, Nord-Est Altitudine: 90-180 – COSTE
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 46.08 N 11° 16’ 17.79 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F6-7
Toponimi: F6 Sella, Carbonare, Costa, Magnavacche, Boschetto F7 Magnavacche, Casotti, Rogazioni, Ospitale, Palù
L’unità Geografica Coste nelle sua nuova delimitazione includendo anche l’areale precedentemente indicato come Boschetti rappresenta la migliore sintesi di una zona molto omogenea che pur esposta a nord, nord-est si rivela tra le più vitate del Soave Classico e proprio per le sue particolari pendenze ed esposizioni definisce dei vini molto particolari, freschi e dinamici.
Le caratteristiche dei suoli sono molto simili a quelli del cru Costalta che però è caratterizzato da altre esposizioni. L’origine è assolutamente vulcanica, le pendenze non sono molto ripide e la tessitura molto omogenea, è argilloso-limosa. Il pH è neutro e la matrice vulcanica è presente sia in superficie che in profondità.
L’esposizione prevalentemente verso nord ed i numerosi “boschetti” ricchi di essenze autoctone testimoniano una conversione alle vite relativamente recente. La pergola domina dal punto di vista paesaggistico tutto l’areale, una vera icona dell’identità del Soave.
LE CANTINE DEL CRU La Cantina di Gambellara opera da anni una selezione delle uve provenienti dai soci operanti in quest’area, ottenendo dei Soave classici di grande bevibilità e freschezza.
L’azienda Cà del Vento ottiene dai propri vigneti nella parte più alta di questa zona un Soave Superiore di notevole struttura e carattere, adatto all’affinamento in bottiglia. Gli investimenti in vigna negli impianti più recenti sono alla base del costante miglioramento qualitativo riscontrato nel Soave Superiore i Boschetti.
Monte Grande
Ettari complessivi: 49,42
Ettari vitati: 48,77
Percentuale: 98,7
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 55-190
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 30.94 N 11° 16’ 20.20 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F10
Toponimi: Cerceni, Cercini, Battocchi, Catti Furbi, Siviero, Carniga, Carcera
Dal punto di vista statistico è il cru con la più alta concentrazione a vigneto di tutta la Denominazione. Altitudine, pendenza, suolo ed esposizioni definiscono forse il luogo ideale dove Garganega e Trebbiano di Soave trovano da sempre la loro esaltazione.
Si tratta, ed il nome ne è la migliore sintesi, di un comprensorio storicizzato protetto a nord da venti e gelate ed orientato prevalentemente a sud-est con pendenze molto agevoli tanto da poter essere quasi interamente posto a coltura.
Ricompreso interamente nell’areale collinare del comune di Monteforte ne testimonia quasi ne fosse più l’anima che il cuore la sua dinamica assolutamente vulcanica. Anche il clima beneficia di questa favorevole posizione pronta a raccogliere il calore del sole e a non dispendere velocemente le precipitazioni.
Piogge che statisticamente arrivano con buona continuità. I suoli ne risultano quindi molto profondi ricchi sostanzialmente neutri ed in grado di trattenere l’umidità anche in stagioni particolarmente siccitose.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda Prà Graziano ricava da quest’area il Soave classico Monte Grande, caratterizzato da una notevole intensità olfattiva e gustativa e da una mineralità tipica della zona di Monteforte. Un vino elegante e dalla forte impronta stilistica che con gli anni evolve in maniera eccellente.
Il carattere vulcanico dell’area si riscontra anche nel Monte sella dell’azienda le Mandolare, che dal vigneto collocato sulla sommità del monte ricava un Soave Classico di eccezionale concentrazione, struttura e finezza olfattiva.
L’azienda Le Albare di Stefano Posenato da anni ricava dalle sue vecchie vigne in quest’area il Soave classico Monte Majore dalla grande personalità.
Pressoni
Ettari complessivi: 14,73
Ettari vitati: 11,54
Percentuale: 78,3
Posizione: Versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 80-190
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 27.36 N 11° 15’ 48.53 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F17
Toponimi: Chiavica, Capitello, Salvarenza Fontana, Palustrello, Pissarotto Monte Riondo, M. Froscà
Si tratta di una unità tra le più piccole del Soave Classico ma posizionata in maniera quasi baricentrica tra i due Comuni Monteforte e Soave. Quasi il vero cuore del Soave Classico testimoniato fin dall’inizio del 1900 da una particolare attenzione dei vinificatori che si contendevano con prezzi particolarmente elevati le uve provenienti dai “Praisoni”.
Dal punto di vista etimologico significa “piccolo prato”, testimonianza di un frazionamento molto spinto in questa parte del comprensorio. I suoli sono profondi e lavorabili fino a 60/70cm argillosi con scheletro molto scarso ed esclusivamente basaltico.
Sono caratterizzati da una pendenza bassa e molto bassa e da un drenaggio mediocre con una relativa disponibilità di acqua per la vite. Questo si ripercuote sui parametri produttivi che si discostano dai valori medi con produzioni e peso dei grappoli più bassi.
Questi valori vengono compensati da valori zuccherini leggermente superiori alle medie. A tutto questo si aggiunge anche l’aspetto paesaggistico che al di la delle armonie delle vigne apre lo sguardo sui vigneti della valle sottostante fino ai lontani colli vulcanici degli Euganei.
LE CANTINE DEL CRU La selezione operata qui dalla Cantina del Castello, in parte su vecchie vigne, in parte su vigneti rinnovati da pochi anni e separando le varietà Garganega e trebbiano di Soave in impianti distinti, dà alla luce il Soave classico Pressoni.
Un vino fortemente legato alla tradizione stilistica e che si esprime già dopo pochi mesi su standard di carattere e piacevolezza molto elevati. L’immediatezza di beva si accompagna comunque ad una forte propensione all’affinamento in bottiglia, anche per diversi anni.
Costalta
Ettari complessivi: 72,95
Ettari vitati: 67,39
Percentuale: 92,4
Posizione: Versante Esposizione: Sud Altitudine: 40-150
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 21.64 N 11° 16’ 47.03 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F11
Toponimi: Monte Grande, Cost’ Alta, Cassabizza Onare, Cervia, Casa Nuova
Già nel nome questa zona evidenzia una felice sintesi di esposizione ad altimetria. Testimonia infatti nella sua storicità di essere una delle aree più vocate e quindi più ambite per una viticoltura di alta qualità.
I suoli tipici di questa unità geografica sono assolutamente basaltici profondi, lavorabili fino a 60-70 cm argillosi e senza scheletro. Sono comunque suoli di permeabilità bassa con drenaggio mediocre ed una capacità d’acqua disponibile fino a 100 cm di profondità.
Le pendenze non sono particolarmente forti e l’aspetto paesaggistico dettato soprattutto da piccoli appezzamenti a pergola soavese ne definiscono una identità molto omogenea e caratterizzante. Germogliamento anticipato e maturazione lunga sono i due caratteri distintivi del comportamento delle vigne in questo areale.
LE CANTINE DEL CRU Da questa zona l’azienda Tessari ricava il Soave classico “Le bine longhe di Costalta”, un vino che ha nell’armonia dei profumi e nella nitidezza gustativa il suo carattere distintivo. I vigneti sono collocati nella parte più alta della macroarea e godono quindi di un’esposizione molto favorevole.
Casarsa
Ettari complessivi: 45
Ettari vitati: 40,68
Percentuale: 90,4
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Est, Ovest e Nord Altitudine: 40-70
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 14.62 N 11° 17’ 47.81 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F15
Toponimi: Bosco, Taiola, Case Abbrucciate, Molino
Casarsa costituisce, partendo da nord dopo Duello e Costalunga, la terza “lingua” di collina che si allunga sulla valle dell’Alpone. L’origine pedologica è similare alle precedenti ed omogena tranne che nella sommità dove la pendenza si fa un po’ più ripida.
Presenta infatti in maniera evidente colate laviche di periodi differenti che hanno originato diversi substrati dalla differente composizione minerale. Man mano che si scendono i versanti le profondità dei suoli aumentano.
Anche qui la particolare morfologia consente un investimento in vigna percentualmente tra le più elevate del Soave Classico. Dal punto di vista climatico le precipitazioni sono tra le più basse del comprensorio
Fortunatamente anche le temperature sono piuttosto miti. Le escursioni termiche sono comunque molto significative in fase di maturazione e quindi le attese enologiche sono sempre molto positive.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda tenuta Faltracco ha qui la sua sede e quasi tutta la zona fa parte del patrimonio aziendale. Il Soave classico Monte Casarsa e il Soave Superiore Listone, seppur con stili di vinificazione e affinamento diversi, evidenziano le potenzialità di questo terroir.
Un areale ricchissimo di sostanze minerali di origine vulcanica. L’azienda terre dei Monti da anni propone un Soave classico di grande personalità, molto rappresentativo per quest’area dal grande potenziale.
Pigno
Ettari complessivi: 38,15
Ettari vitati: 37,24
Percentuale: 97,6
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Sud-Ovest Altitudine: 60-150
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 45.33 N 11° 15’ 37.55 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F21
Toponimi: Rovaro, Tovi, Praissoni, Bognolo Montebasso, Mondello, Pigno, Ponsara
Con questa unità interamente compresa nel comune di Soave si definisce forse l’anima vera del Soave Classico. Pendenze importanti ma qualche volta eccessive definiscono piccoli vigneti separati da muri a secco o da ciglioni.
Ciò comunque non ha impedito la sua coltivazione fin dove possibile, il vigneto copre infatti quasi il 97% di tutto l’areale. Ciliegi sparsi, siepi e boschetti completano il quadro di un territorio che da la possibilità di aprire lo sguardo a nord/est sulla Val Ponsara ed a ovest verso la cittadina di Soave.
Ad est troviamo suoli interamente di matrice basaltica mentre verso est si possono notare anche alcuni affioramenti di origine calcarea. La tessitura è argillosa-limosa o franca con scheletro sostanzialmente assente.
Questa area è nota soprattutto sia per il cipresso che ne caratterizza il profilo sia per il capitello che diventa punto di riferimento e crocevia dei diversi percorsi per i tanti escursionisti che decidono proprio al “pigno” verso quale direzione procedere.
LE CANTINE DEL CRU È una zona di grande interesse per molte realtà produttive. Tra le altre ricordiamo l’azienda Bixio che ottiene dagli impianti in quest’area il suo Soave classico Capitel al Pigno, un vino di corpo, minerale, ricco in profumi.
Anche l’azienda Tessari investe in questo particolare areale, ottenendone un Soave Classico di grande personalità e ambizione. Infine Corte Mainente ricava dalle uve ottenute in questa zona il Soave classico Tovo al Pigno, caratterizzato da note minerali abbinate a una grande bevibilità.
Ponsara
Ettari complessivi: 66,68
Ettari vitati: 64,08
Percentuale: 96,1
Posizione: Versante e piede di versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 40-130
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 56.86 N 11° 16’ 06.31 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F12
Toponimi: Casella, Secchiarello, Ponsara, Casetta
Dal punto di vista etimologico l’evoluzione del termine ci porta a “Pontara” traduzione dialettale di “salita”. Siamo in una località effettivamente collinare anche se le pendenze sono molto basse comprese tra il 5 ed il 20%.
In effetti l’unità geografica Ponsara, collega gli areali pianeggianti della Val Ponsara con i Cru Foscarino, Pigno e Froscà. Si tratta di un anfiteatro molto armonico con diverse esposizioni sia a nord/est che a sud/est.
Dal punto di vista pedologico, l’origine è essenzialmente vulcanica quindi suoli molto scuri con tessitura franco argillosa in superficie a suoli più rossastri e tessitura più franco limosa in profondità.
Dal punto di vista climatico, essendo la valle riparata a nord dai rilievi del Foscarino e da sud dalla Froscà, i dati statistici degli ultimi 20 anni la definiscono come fresca con buone precipitazioni rispetto ad altri areali anche vicini.
LE CANTINE DEL CRU Tra le aziende private Bogoni Carlo da anni propone un Soave classico che nasce dalla selezione tra i vigneti in questa valle. Con una preferenza per gli impianti più a ridosso del versante Nord, da cui estrae un carattere e una mineralità che rendono il La Ponsara un vino di classe e di intrigante complessità al momento dell’uscita sul mercato, dopo un anno di affinamento.
Froscà
Ettari complessivi: 42,11
Ettari vitati: 38,78
Percentuale: 92,1
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 40-160
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 36.85 N 11° 16’ 13.17 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F17
Toponimi: Chiavica, Capitello, Salvarenza Fontana, Palustrello, Pissarotto Monte Riondo, M. Froscà
Sicuramente uno dei Cru più caratterizzanti e storici del Soave Classico. Il termine probabilmente deriva da “Frasca” e l’accento non aiuta ad individuare altre possibili origini. Circondato quasi completamente da altre unità geografiche, si distingue per un suolo particolarmente vulcanico anche se non manca qualche affioramento calcareo.
Le pendenze vanno dal 10 al 30% ed i vigneti sono stati piantati ricavando piccoli terrazzamenti sostenuti da muri a secco o ciglioni. Si tratta in genere di vigneti storici con vigne molto vecchie che possono arrivare anche a 90/100 anni.
Ciò certifica il livello di elezione di questo comprensorio ben definito che va dai 40 mt ai 150 s/m. I suoli hanno colore da bruno giallastro a bruno grigiastro. La tessitura è argillosa con scarso scheletro di origine basaltica.
Sono scarsamente calcarei o non calcarei e debolmente alcalini. Il substrato basaltico lo troviamo generalmente oltre i 100 cm di profondità. L’esposizione in questo caso è generalmente rivolta a sud- sud/est.
LE CANTINE DEL CRU In quest’area sandro e Claudio Gini riescono a ottenere un Soave classico Froscà che brilla per ricchezza aromatica e eleganza. Un timbro inconfondibile che col passare degli anni diviene sempre più evidente, acquistando complessità.
Pienezza gustativa, complessità aromatica e persistenza sono alcune delle caratteristiche esaltate anche nel “Salvarenza”, che l’azienda Gini riesce a ottenere da quest’area tradizionalmente molto vocata alla viticoltura di qualità. Nella zona si trovano esemplari di viti risalenti ai primi del ‘900.
Volpare
Ettari complessivi: 18,40
Ettari vitati: 13,13
Percentuale: 71,4
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 40-160
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 36.85 N 11° 16’ 13.17 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F13
Toponimi: Omo Morto, Decima, Sopra Decima Santon, Cazzo Bisso, Gallina
Sicuramente una tra le più piccole unità geografiche proposte. Pur godendo della stesse caratteristiche pedologiche e di altitudine della Froscà cui è storicamente legata, Volpare si distingue per l’esposizione più a sud/ovest e dalla presenza di boschetti ed altre piante (oliveti, ciliegi) che ne definiscono il carattere e l’identità.
Il nome origina dalle grotte scavate nella roccia di matrice calcarea, rifugio per tanto tempo di volpi ed altri animali selvatici che popolavano questi areali. Animali che sempre più frequentemente stanno tornando a sottolineare un ritrovato equilibrio ricco di biodiversità nel Soave Classico.
È il Monte Riondo che caratterizza dal punto di vista paesaggistico questa zona. Climaticamente l’areale non si discosta dalla media del territorio con temperature medie nella norma e precipitazioni non abbondanti.
Tenda
Ettari complessivi: 174,45
Ettari vitati: 97,44
Percentuale: 55,9
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Ovest Altitudine: 70-170
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 27.54 N 11° 15’ 16.79 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F25-26-32
Toponimi: F25 Calantiga, Mondello, Rocca, Antane, Capitello della Tenda, Pianure, San Giorgio, Cengelle Bassano, Viatelle F26 Ponsara, Rocca, Pigno, Porcara, Capitello della Tenda, Vaccara, Fusello, La Ferra, Santa Croce F32 Pianure, Cengelle,Viatelle, Cengetti, Sengetto, San Lorenzo
Questo nuovo toponimo fa sintesi di due areali precedentemente segnalati distintivamente come Rocca e Monte Tondo. Le condizioni pedologiche e climatiche similari hanno suggerito di unire questo areale in un’unica unità geografica.
È il castello medievale di Soave a sottolineare dal punto di vista paesaggistico la sua identità ma allo stesso tempo questa zona si discosta dalle altre sia per il carattere peculiarmente calcareo (è sicuramente la zona con più muri a secco di tutta la denominazione.
Suggestive le formazioni recentemente riscoperte in località Sereole) e da boschi di aghifoglie tra cui pini e cipressi che definiscono questo come l’unità geografica a più forte biodiversità specifica. I suoli più ad ovest preservano discrete pendenze e modeste profondità.
Lo scheletro è chiaramente di matrice calcarea. Più ad ovest, in località Monte Tondo le pendenze sono meno accentuate con suoli sicuramente più profondi. La tessitura è soprattutto franco argillosa. Climaticamente la zona è tra le più calde ed esposte della denominazione. Fondamentale l’irrigazione di soccorso.
LE CANTINE DEL CRU Da molti anni ormai il Soave classico La rocca di Pieropan si pone ai vertici qualitativi nazionali (e non solo) nella tipologia. Un vino elegante e fine dal corpo inconfondibile, con un potenziale di invecchiamento davvero sorprendente.
Nei vigneti a pergola veronese di oltre 35 anni di età situati in prossimità del Capitel del tenda l’azienda Fornaro produce un Soave classico di grande personalità e dalla notevole ricchezza gustativa.
Oltre all’azienda Montetondo, anche Bertani da anni investe sul Monte Tondo. Dai vigneti coltivati a pergola veronese e guyot ricava un Soave sereole di grande beva e dall’ottima espressività aromatica. Interessante anche il potenziale di longevità.
Croce
Ettari complessivi: 35,12
Ettari vitati: 31,39
Percentuale: 89,4
Posizione: Versante e piede di versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 70-120
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 08.99 N 11° 16’ 18.54 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F21
Toponimi: Rovaro, Tovi, Praissoni, Bognolo Montebasso, Mondello, Pigno, Ponsara
Questo nuovo toponimo fa sintesi di due areali precedentemente segnalati distintivamente come Rocca e Monte Tondo. Le condizioni pedologiche e climatiche similari hanno suggerito di unire questo areale in un’unica unità geografica.
È il castello medievale di Soave a sottolineare dal punto di vista paesaggistico la sua identità ma allo stesso tempo questa zona si discosta dalle altre sia per il carattere peculiarmente calcareo. È sicuramente la zona con più muri a secco di tutta la denominazione.
Suggestive le formazioni recentemente riscoperte in località Sereole e da boschi di aghifoglie tra cui pini e cipressi che definiscono questo come l’unità geografica a più forte biodiversità specifica. I suoli più ad ovest preservano discrete pendenze e modeste profondità; lo scheletro è chiaramente di matrice calcarea.
Più ad ovest, in località Monte Tondo le pendenze sono meno accentuate con suoli sicuramente più profondi. La tessitura è soprattutto franco argillosa. Climaticamente la zona è tra le più calde ed esposte della denominazione. Fondamentale l’irrigazione di soccorso.
LE CANTINE DEL CRU Il Gruppo italiano Vini opera in quest’area alcune selezioni di uve per il suo Soave classico “Vigneti di Monteforte”. Un vino che si presenta ricco di profumi e con una notevole sapidità.
Zoppega
Ettari complessivi: 71,83
Ettari vitati: 51,20
Percentuale: 71,3
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Sud-Est Altitudine: 30-100
Localizzazione Google Earth: 45° 24’ 57.37 N 11° 16’ 31.59 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F21
Toponimi: Rovaro, Tovi, Praissoni, Bognolo Montebasso, Mondello, Pigno, Ponsara
Il rimando al toponimo forse indica un andamento altalenante dei profili della collina vista da sud, di fatto definisce il confine del Soave Classico in questa parte del territorio. Quest’area presenta suoli profondi con tessitura argillosa limosa caratterizzata da matrici particolarmente basaltiche ad est.
Scorrendo verso ovest, le testimonianze di origine calcarea diventano sempre più evidenti con i tantissimi muri a secco. Il cru si caratterizza per essere da sempre all’attenzione dei paleontologi per le numerose ed antichissime testimonianze di comunità primitive organizzate.
L’area è caratterizzata da boschetti di varie essenze che rendono il versante molto dinamico. La quasi esclusiva esposizione a sud, dal punto di vista climatico ne condiziona fortemente le caratteristiche dei vini soprattutto in annate molto calde.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda Nardello vede concentrata in questa zona la gran parte del suo patrimonio viticolo, recentemente rinnovato con sistemi a parete che producono uve per un Soave classico.
Si tratta di “Monte Zoppega”, dal grande spessore e potenziale. La scelta produttiva mirata alla concentrazione e all’intensità viene assecondata nei vigneti posti nelle aree più elevate del monte, vicino alla sommità.
Ca’ del Vento
Ettari complessivi: 14,19
Ettari vitati: 5,12
Percentuale: 36,1
Posizione: Sommità e piede di versante Esposizione: Sud, Est Altitudine: 30-45
Localizzazione Google Earth: 45° 24’ 11.59 N 11° 16’ 32.27 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F18-25
Toponimi: F18 Quarti, Bosco di S. Croce S. Croce, Chiarelle, Ponte Canale F25 Polesan, Morini, Pan
Originariamente chiamato anche “Monticello”, questa unità è la più piccola tra quelle individuate. Si tratta in effetti dell’estrema propaggine collinare della zona classica in comune di Monteforte d’Alpone.
Divisa dall’abitato dagli altri versanti collinari, sulla mappa sembra quasi una piccola isola confinata a sud est del Soave Classico. I terreni chiaramente basaltici ne definiscono però il legame profondo con altri areali del territorio. Hanno orizzonti superficiali di colore bruno scuro a tessitura argillosa limosa e sostanzialmente neutri.
In profondità hanno colore più rossastro con tessitura argillosa limosa e debolmente acidi. La strutture rocciose le troviamo tra i 50 ed i 100 cm di profondità ed è costituita da roccia basaltica, da alterata a compatta. Il nome ne definisce l’identità climatica in quanto esposto per la sua posizione ai venti che provengono dall’alta valle dell’Alpone.
LE CANTINE DEL CRU La tenuta Cà del Vento ha qui la sua sede aziendale. Sulla sommità della collina troviamo i vigneti da cui ha origine il Cà del Vento, un Soave classico di grande freschezza e intensità aromatica e dal gusto saporito e persistente.
Broia
Ettari complessivi: 63,67
Ettari vitati: 44,05
Percentuale: 69,2
Posizione: Piede di versante Esposizione: Sud Altitudine: 100-110
Localizzazione Google Earth: 45° 28’ 31.65 N 11° 07’ 53.59 E
Fogli dei comuni interessati: Mezzane F22
Toponimi: Ponte di Malavicina, Il Brolo, Fenile Leon Brazzarolo, Paglierino, Casoni, Bellette
Siamo in Comune di Mezzane di Sotto e questa unità geografica, proprio per il suo posizionamento, possiamo definirla come un unicum climatico e pedologico rispetto alle altre della denominazione.
Siamo nelle conoidi terrazzate del progno di mezzane, a 120 mt s.l.m ma le pendenze sono quasi inesistenti. I suoli principali di questa unità sono estremamente calcarei e moderatamente alcalini.
Hanno orizzonti superficiali da 30 a 50 cm di colore bruno giallastro con tessitura franco argillosa e con scheletro scarso. Più in profondità il colore è giallastro scuro con scarso scheletro calcareo non alterato. La tessitura è franco argillosa ghiaiosa.
Dal punto di vista climatico l’area beneficia delle fresche temperature che scendono dalla Lessinia, ma le precipitazioni sono scarse e la capacità di trattenere l’acqua è molto bassa. Importante l’irrigazione di soccorso.
Il toponimo sembra essere derivato da “brolo” di origine celtica, ovvero un orto o parco ma anche da bosco o luogo piantumato afferente ad una casa colonica cinto da un muro o siepe.
LE CANTINE DEL CRU L’azienda roccolo Grassi ha fin dall’inizio investito moltissimo per valorizzare questo cru di famiglia impostando i nuovi vigneti con impianti orientati al contenimento della produzione e alla concentrazione nell’uva. I risultati, portano ad un Soave “La Broia” di grandissimo spessore e struttura.
Paradiso
Ettari complessivi: 43,86
Ettari vitati: 37,94
Percentuale: 87,1
Posizione: Piano Esposizione: Sud-Ovest Altitudine: 100-110
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 37.85 N 11° 10’ 52.44 E
Fogli dei comuni interessati: Illasi F27-29
Toponimi: F27 Forziello per la Calle, S. Giustina F29 Torcolo
L’unità geografica Paradiso si trova nelle conoidi terrazzate dei torrenti lessinei, in aree interessate da depositi di canale. Le pendenze sono comprese tra il 2 ed il 5% circa; le quote sono comprese tra 70 e 130 m s.l.m circa.
La pietrosità superficiale è generalmente elevata o molto elevata ma sono comuni pratiche di spietramento superficiale per facilitare le operazioni colturali e la percorribilità con mezzi meccanici. Il substrato è costituito da sedimenti alluvionali calcarei a tessitura sabbioso-ghiaiosa. L’uso del suolo prevalente è a vigneto, frutteto, seminativo.
I suoli principali dell’unità geografica sono estremamente calcarei e hanno orizzonti superficiali, spessi 50 cm circa, di colore bruno giallastro scuro, a tessitura franco sabbioso ghiaiosa, talvolta franco ghiaiosa, a tessitura franco sabbiosa, da molto ad estremamente pietrosa, con aumento delle frazioni grossolane e delle pietre all’aumentare della profondità, da moderatamente a fortemente alcalino.
La permeabilità è elevata; il drenaggio è buono ma la capacità in acqua disponibile per le piante è scarsa. La profondità utile esplorabile dalle radici delle piante va da bassa a moderata, ovvero dai 50 ai 100 cm per l’elevato contenuto in scheletro.
LE CANTINE DEL CRU
Monte di Colognola
Ettari complessivi: 714,16
Ettari vitati: 433,69
Percentuale: 87,1
Posizione: Piano Esposizione: Sud-Ovest Altitudine: 100-110
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 37.85 N 11° 10’ 52.44 E
Fogli dei comuni interessati: Illasi F27-29
Toponimi: F27 Forziello per la Calle, S. Giustina F29 Torcolo
Si tratta di un comprensorio piuttosto grande che si sviluppa negli areali collinari del Comune di Colognola ai Colli interessati dalla sottozona Colli Scaligeri. Interessa numerosi toponimi; tra i principali ricordiamo il Casale, Ceriani, Bocca Scaluce, Monte, Cubetta, Orgnano fino alla frazione San Vittore.
Sui versanti i suoli sono mediamente profondi e prevalentemente costituiti da rocce calcaree stratificate di origine marina che troviamo in forma di roccia compatta calcarea entro i primi 100 cm. La tessitura è franco argillosa in superficie e da franco argillosa ad argillosa in profondità.
Il suolo è moderatamente alcalino. Le pendenze sono moderatamente ripide. Sulle sommità invece tutto cambia, con suoli di matrice basaltica con tessitura argillosa in superficie e franco sabbiosa in profondità.
Dal punto di vista climatico l’area è caratterizzata da precipitazioni non eccessive e temperature medie giornaliere nella norma, anche se le escursioni termiche in prossimità della vendemmia sono molto significative.
La superficie a vigneto non è così intensa come nel Soave Classico, lasciando spazio ad altre colture soprattutto olivo e ciliegio ed a formazioni boschive caratterizzate da varie essenze.
LE CANTINE DEL CRU Le scelte viticole operate dall’azienda Vicentini Agostino ed Emanuele in quest’area, attraverso una gestione rigorosa delle vigne, stanno portando ad ottenere un Soave Superiore il Casale dal profilo aromatico originale e intenso, con un potenziale di affinamento molto interessante.
Anno dopo anno i risultati raggiunti in quest’area dall’azienda Tenuta Sant’Antonio testimoniano la bontà delle scelte produttive operate sia in vigna che in cantina. Il “Monte Ceriani” è un Soave dal profilo aromatico vivace e complesso e dall’eccellente equilibrio gustativo.
Si tratta di un comprensorio molto omogeneo e ben storicizzato. Siamo sul Monte Duello che emerge al centro della Val d’Alpone diventando, dal punto di vista paesaggistico, il luogo ideale per ammirare il versante orientale del Soave Classico ed allo stesso tempo osservare completamente la costa di Roncà con i coni vulcanici di Monte Crocetta e Calvarina.
La componente pedologica è intimamente connessa alla sua matrice completamente vulcanica. I suoli moderatamente ripidi e profondi sono di colore bruno grigiastro e la tessitura argillosa limosa.
Lo scheletro basaltico è scarso in superficie ma molto evidente in profondità. L’area è caratterizzata da un’importante ventilazione anche nel periodo estivo che ne favorisce escursioni termiche importanti contribuendo a preservare la qualità sanitaria delle uve.
LE CANTINE DEL CRU Diverse le cantine che operano in quest’area, caratterizzata da un’importante ventilazione che favorisce l’escursione termica notturna e contribuisce a preservare le uve di questi vigneti in buone condizioni sanitarie.
Roncà – Monte Calvarina
Ettari complessivi: 1379,4
Ettari vitati: 393,67
Percentuale: 28,5
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 90-600
Localizzazione Google Earth: 45° 29’ 32.42 N 11° 17’ 21.71 E
Fogli dei comuni interessati: Roncà F1-2-3-4-5-6-7-8-9-10-11-15-18
Toponimi: F1 Casella, Poliseni, S. Pietro, Calvarina, Nieri, Motti, Fanghi, Costa di Monte Grumolo, Zambon e Prà, Martaro, Pila, Paradiso, Motto Violino, Duello, Pegorara, Pozzo, Zaccoletta. F2 Calvarina, Tadiello, Negretti, Parise, Canonica, Ceola, Gaspari, Campo al Motto, Brenton, Sengio, Bosco Corto, Bosco Lungo, Marti, Costo Cimati, Corvi, Croce, Sotto Calvarina F3 Negretti, Monti Comunali, Viola, Costa, Cunella, Chiesa. F4 Costa Fornaio della Fincara, Bertinelle, Mozzarelli, Posenati, Ravazzini, Motto Alto, Quaiotto, Motto Brune, Fulminanti, Sponton, Motto Tratte Pagello Piane, Mori delle Piane, Sponton, Ca Pagello. F5 Marchiori, Mazzocchetta, S. Margherita,Bartolin, Zamboni, Carbonare, Segna, Poli, Grande, Cima Milan, Motti Rossi dei Marchiori. F6 Evangelista, Busarelli, Val Piccola, Boccara dei Busarelli di Val Tason, Fondello, Omo Morto. F7 Cavazza, Bastianelli, Campanari, Sbera Bastianelli, Smetterli, Macia, Romagine, Marchese, Campazzi Cavazza. F8 Costa, Zamboni, Smetterli, Vaiola, Bizzetti, La Corte, Mulino, Lovato, Fabbrica, Zanetto, Marcazzan, Croce, Carbolaro, Mioto, Pignato, Petanio, Lavandaro, Pastori, Santa Maria, Maso. F9 Quaiotto, Battistocchi, Cimati, Scabora, Cuchetto, Figarolo, Terrossa, Orco, Rive, Montesani, Motto Carbona, Ghiacciaia, Fumani. F10 Figarolo, Montesani, Paio, Mori, Carbognin, Ca Negri, Pradevalle, Barilotti, Fumani e Paio, Fondi, Nibai, Del Santo, Del Negro, Val di Cani, Danesi, Magnaguagni, Motto Tessari, Motto Boccara, Tessari di Micio F11 Magnaguagni, Pinchetto, Larga, Preare Motto Crestan, Ciocco, Pizzolo, Parolo, Castello, Quargentan, Garzetta, Chiesatta, Chiesuola, Palazzo Vecchio, Ca Sili. F15 Fumani, Motto Cadorna, Danesi, Chiesuola, Momello, Moschina, Banduani, Palazzo Giorgio, Olivani, Rossi, Cacion, Tirapelle, Olivieri, Fumani e Paio, Motto Bisogno, Pistola. F18 Pozza, Pezze, Castelletto, Mortina, Donati, Donati, Volpati, Stradella, Cantoni, Crocetta S. Marco, Ciecco, Chiesavecchia, Grandis.
Si tratta dell’unità geografica più consistente sia dal punto di vista della superficie totale, che degli ettari investiti a vigna , ma in questo caso l’incidenza non raggiunge il 30% della superficie totale.
Si tratta quindi, per tutta una serie di fattori anche climatici, di un unicum molto particolare sia per l’esposizione quasi completamente rivolta a sud/ ovest sia per pendenze importanti sia per l’altimetria, con vigneti posizionati anche oltre i 600 mt s.l.m.
Fa sintesi di 2 sottozone già delimitate come il Monte Crocetta ed il Monte Calvarina che con il Monte Duello costituiscono i coni vulcanici più recenti ed evidenti del Sistema Soave. I suoli di questa area sono quindi tutti originati da basalti di varia natura, caratterizzati da profondità e pendenze anche molto diverse.
La stessa colorazione si diversifica molto, passando dal bruno scuro del Monte Calvarina fino a colorazioni più rossastre nella zona del Monte Crocetta (Terrossa). Lo rocce basaltiche le troviamo di solito attorno ai 100 cm e la tessitura può essere da franco argillosa o anche limosa in superficie a più argillosa in profondità.
In questo caso, dal punto di vista climatico, il posizionamento del vigneto è molto importante; esposizioni ed altitudini consentono ai produttori di ottenere vini molto diversi.
LE CANTINE DEL CRU
Corte Moschina produce qui un Soave Doc, “I Tarai”, di grande potenziale evolutivo e di grande carattere. Il Vigneto Runcata di Dal Cero sfrutta appieno l’ottima esposizione per esprimere un Soave Superiore che si distingue per struttura, armonia e piacevolezza.
Il Soave Doc la Capelina dell’azienda Franchetto, ottenuto in prossimità della suggestiva chiesetta che domina Terrossa, trae dalle terre rosse vulcaniche che caratterizzano l’area un vino dal profilo aromatico fruttato ed equilibrato e dalla grande bevibilità.
L’azienda Fattori produce a Monte Calvarina il Soave Motto Piane, pieno, di grande concentrazione, in cui note fruttate e minerali si fondono con grande equilibrio. Sandro De bruno ricava negli areali più elevati di altitudine il Soave Superiore Monte san Piero, che si distingue per la mineralità e per il profilo organolettico intenso e corposo.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – Nasce “Terregiunte“, il “vino d’Italia” che sancisce il matrimonio tra Bruno Vespa e il patron di Masi Agricola, Sandro Boscaini. Un modo “figo” per chiamare una tipologia di vino che già esiste, in Italia: il “vino d’Italia”, la cui immagine più fulgida è costituita dal Tavernello.
“Terregiunte” è infatti il blend tra le uve Primitivo (di Manduria) e quelle tipiche del re dei vini rossi del Veneto, per lo più Corvina e Corvinone. Vendemmia 2016. Tredicimila bottiglie, sul mercato a partire da novembre. “Era una mia vecchia idea” spiega Vespa, che ieri ha riunito stampa e politici all’Hotel Cristallo di Cortina d’Ampezzo.
Tra gli altri, è intervenuto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Collegato via Skype il suo omologo pugliese, Michele Emiliano. Non poteva mancare l’enologo Riccardo Cotarella, firma e “prevosto” di questo “matrimonio enologico tra Nord e Sud Italia”.
“Terregiunte – precisa Bruno Vespa – è un ‘nuovo Vino’, un blend, miscela di due o più uve per ottenere un taglio unico: di Primitivo, vino dallo spiccato carattere mediterraneo, e Amarone”.
Quella di Vespa e Masi Agricola è tutto tranne che una novità. Il riferimento non è a quella clamorosa gaffe di Contri Spumanti, colosso veneto che fino al 2016 presentava sul proprio sito web un’etichetta – il Primitivo di Manduria Doc “Contessa Carola” – dichiarando sulla scheda tecnica di aver utilizzato la Corvina.
Bensì al più noto, quanto bistrattato, “vino d’Italia”: il Tavernello. Caviro, l’azienda che lo produce nel famigerato Tetra Pak, ma anche in bottiglia, lo ottiene “blendando” di anno in anno le uve prodotte dai soci di tutto il paese, dalle regioni del nord a quelle del sud. Ottenendo, grazie anche all’abilità degli enologi, un prodotto uguale di anno in anno. Di vendemmia, in vendemmia.
IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI
Potrà non piacere il paragone tra “Terregiunte” e il Tavernello, ma tant’è. E fa specie che politica e istituzioni del vino non intervengano, anzi avallino questo progetto di marketing di due privati, che si fregiano dell’utilizzo della parola “Amarone” per promuovere un prodotto che non è Doc, non è Docg e non è un Igt. È un Tavernello. Solo più figo.
Infine, diciamocelo. Questo vino, nato dall’improvviso (ma mica tanto, cisternamente parlando) amore tra il Veneto e la Puglia, è anche colpa vostra. Di voi critici enogastronomici, che bandite il Sagrantino di Montefalco come “imbevibile” e “troppo tannico”, gioendo alle versioni detanninizzate, morbide come la gommapiuma a 6 mesi dall’imbottigliamento.
E’ colpa di chi chiede “l’Amarone pronto subito“, perché così “fresco e beverino”. Un po’ come è colpa di chi si è “stancato di aspettare 10 anni un Barolo”. Bevete questo, allora. Bevete il “blend d’Italia”. O le etichette di Caviro, enologicamente perfette e senza gli inutili, poetici fronzoli di “Terregiunte”. Cin, cin.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – Ci ha girato attorno per anni, come un’ape che si fa distrarre da tante suggestioni, prima di posarsi sul fiore più bello del reame. Riccardo Cotarella, grazie al “Progetto qualità” di Terre d’Oltrepò, potrà finalmente misurarsi con lo Spumante Metodo classicoDocg base Pinot Nero.
Un’uva che il noto enologo umbro conosce molto bene, per via delle sue esperienze in Piemonte (Colombo Cascina Pastori) ma soprattutto in Campania (sarà strepitoso l’Igt Paestum Rosso 2015 “Pino di Stio” di San Salvatore 1988, ancora in affinamento in cantina), oltre che “in casa”, a Falesco: il vigneto per la produzione del Brut Rosé di famiglia è situato a 450 metri sul livello del mare, nella Tenuta di Montecchio (Terni).
Il Metodo classico da Pinot Nero è il “vino simbolo” dell’Oltrepò pavese. Quello che mette d’accordo tutti, dentro e fuori da un Consorzio che, negli anni, ha perso pezzi da novanta e oggi cerca di ricomporre il puzzle. A gocce di Super Attak.
Già, perché il Pinot Noir spumantizzato “alla francese”, come lo Champagne, è l’emblema della massima qualità esprimibile dalle colline oltrepadane. Terre del vino italiano tanto straordinarie quanto sottovalutate, che hanno contribuito a far grande la Franciacorta e le zone spumantistiche del Piemonte (per informazioni citofonare ad occhi chiusi “Berlucchi”, “Martini” o “Gancia”).
Ancora oggi, dall’Oltrepò pavese partono cisterne di Pinot Nero che diventano “Veneto”, “Trentino”, “Alto Adige” e così via. Come per magia. E sarà forse proprio questo il limite eterno dei pavesi, troppo poco innamorati della propria terra e schiavi del portafoglio per dire, fermamente e in massa: “No, grazie. Questo lo vinifico io e non sarà un Vsq“.
Ancora una volta, però, il re degli enologi italiani ha scelto la strada più lunga, in un gioco all’attesa che pare compiacere il drammaturgo tedesco Gotthold Ephraim Lessing, quello de “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere” (Minna von Barnhelm, atto IV, scena VI).
LA SVOLTA
Il primo vino di Cotarella in Oltrepò pavese, come anticipato ieri da WineMag.it, sarà un Pinot Nero fermo e non la versione spumante Metodo classico. Un’etichetta, quella firmata dal noto enologo per Terre d’Oltrepò, che si andrà ad affiancare a quella di un bianco, sempre fermo. Base Riesling renano.
Ma c’è già chi storce il naso, perché non è stata scelta – per esempio – la Croatina, neppure citata da Cotarella tra le varietà sulle quali ha intenzioni di lavorare, dalle parti di Pavia. Altri affidano lo scetticismo alla figura stessa di Cotarella, senza pensare a quanto il numero uno di Assoenologi possa – con una “semplice” consulenza – portare attenzione positiva su tutto l’Oltrepò.
Roba che uno come Gerry Scotti, assoldato da una singola cantina e per quella all’opera (promozionale) addirittura durante le trasmissioni Mediaset, può scordarsi. Eh, già. L’Oltrepò ha bisogno di dieci, cento, mille Cotarella e di meno showman dalla lacrima facile, per rilanciarsi (che dico “Ri”? Per “lanciarsi” e basta, che una reale affermazione mai c’è stata) in Italia in primis e nel mondo poi, come territorio italiano del vino di qualità.
L’Oltrepò, come sostiene da anni quell’eremita e visionaria (ma sempre meno sola) di Ottavia Vistarino, ha bisogno di tecnici di cantina che abbiano visto oltre al proprio naso. Di consulenti esterni. Di gente con le palle, insomma. Che sappia trasformare in oro il grande patrimonio ampelografico che l’Oltrepò pavese è in grado di offrire.
Altrimenti la zona resterà in eterno un vigneto vocatissimo, vasto 13.500 ettari, fino alla prova contraria dell’ingresso delle uve in cantina. Avete mai provato a mettere in fila i Pinot nero vinificati in rosso dell’Oltrepò? Quanti difetti? Quante “puzzette”? Quanti sbagli evitabili, senza stravolgere con la chimica il vino?
L’auspicio, allora, è che Cotarella porti il vento della professionalità in Oltrepò pavese, intesa come desiderio di apertura mentale e confronto, oltre i confini provinciali. Solo così si conquista Milano. L’Italia. L’Europa. Il mondo.
Ed è bello che, al fianco del famoso enologo, ci sia oggi un’altra figura nuova, che arriva in Oltrepò da una zona di successo come il Lago di Garda del fenomeno Lugana: parlo del (futuro) neo direttore del Consorzio di Tutela Vini, Carlo Veronese. Destini che si incrociano al momento giusto. Speriamo anche nel posto giusto. Auguri a entrambi. Cin, cin.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
BRONI – Saranno un Pinot nero e un Riesling renano i primi vini di Riccardo Cotarella in Oltrepò pavese. Il “Progetto qualità” della cantina Terre d’Oltrepò di Broni, che vede il noto enologo nel ruolo di consulente, prende il via dai due vitigni che, in quest’angolo di Lombardia, hanno trovato un habitat ideale.
In totale, al “Progetto Qualità” sono dedicati ad oggi circa 100 ettari di superficie, gestiti da 50 soci della Cooperativa oltrepadana. Sulle viti, in vista della vendemmia 2019, è stato eseguito un importante lavoro di diradamento. Un’operazione propedeutica alla valorizzazione degli aspetti varietali delle uve.
Ieri il sopralluogo di Riccardo Cotarella in alcune vigne di Montalto Pavese e Corvino San Quirico. “I viticoltori che hanno aderito al ‘Progetto qualità’ – sottolinea il consulente di Terre d’Oltrepò – stanno dimostrando particolare dedizione, perché comprendono benissimo la finalità, consapevoli che gli apparenti sacrifici porteranno soltanto dei vantaggi”.
“L’operazione è impegnativa – aggiunge Cotarella – ma di certo ricca di soddisfazioni. Naturalmente per i produttori, più che per noi. Noi siamo uno dei mezzi per far sì che queste soddisfazioni arrivino, sul piano morale come su quello economico”.
Il “Progetto qualità” sarà poi esteso ad altre aree e ad altre varietà di uva. “Non verranno tralasciati il Pinot Nero per le basi spumante – annuncia Riccardo Cotarella – il Riesling Italico e ovviamente la Barbera, oltre a tutte le altre varietà che possono contribuire alla produzione di grandi vini. L’intenzione è quella di muoversi a 360 gradi”.
Non mancano gli elogi a un territorio che fatica a imporsi sul mercato. “L’Oltrepò Pavese – evidenzia Cotarella – è un territorio bellissimo, ricco di potenzialità, ma ancora non al massimo della sua espressione. Speriamo di vedere presto fiorire i risultati di questo nostro lavoro e di questo nostro entusiasmo”.
LA VENDEMMIA 2019
Soddisfatto il presidente di Terre d’Oltrepò, Andrea Giorgi (a destra, nella foto): “Posso dire che per la nostra azienda è in atto un vero e proprio cambio di passo. Terre d’Oltrepò è realtà simbolo del territorio e lo sta dimostrando, in modo tangibile, attraverso un percorso con cui confidiamo di dare ai nostri soci buoni frutti e una giusta remunerazione“.
Confermate anche le stime Coldiretti riguardanti un calo delle quantità per la vendemmia 2019, tra i vigneti della Lombardia. “Stimiamo un calo di circa il 30% a confronto con il 2018 – precisa Giorgi – ma la qualità delle uve, in compenso, è decisamente buona. A brevissimo inizieremo con la raccolta per le basi spumante, partendo domani dalle zone di Santa Maria della Versa e Broni, mentre lunedì sarà avviata la vendemmia a Casteggio“.
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GUARDIA SANFRAMONDI – “Chi beve vino campa più del medico che glielo proibisce”. Firmato: Benito Mussolini. Monta la polemica ai danni della cooperativa La Guardiense, che ha scelto proprio questa frase del Duce per contraddistinguere le proprie tovagliette, in occasione delle degustazioni di Vinalia 2019.
“Un errore gravissimo e imperdonabile, che tuttavia qualcuno sta strumentalizzando sui social”, è il commento della cantina di Guardia Sanframondi, agli onori delle cronache di recente per la consulenza affidata all’enologo Riccardo Cotarella.
In effetti la cooperativa è oggetto in queste ore di attacchi trasversali sui Social. È atteso a ore il “comunicato ufficiale che conterrà le nostre più sentite scuse”. Non prima del termine della riunione del Cda, indetta nelle prime ore di quest’oggi dal presidente Domizio Pigna (nella foto a sinistra, con Cotarella).
La scelta della frase di Benito Mussolini da parte de La Guardiense getta fango su un’edizione 2019 di Vinalia partita con i migliori auspici. Ottimo, di fatto, il riscontro del pubblico nella prima serata della manifestazione, che prosegue fino al 10 agosto a Guardia Sanframondi, con il patrocinio – tra gli altri – del Consorzio Tutela Vini del Sannio, di Sannio Falanghina Città europea del Vino2019, nonché di Regione Campania e della Provincia di Benevento.
Proprio nella serata d’esordio dell’evento proposta dal Circolo Viticoltori e organizzata dal Comitato Vinalia, ecco le tovagliette incriminate, immediatamente ritirate dai responsabili della cooperativa. “Non succederà più“, assicura al telefono la responsabile della comunicazione, che tiene a precisare di non essere stata interpellata a proposito dell’infelice frase del Duce.
È stato diffuso alle 13.30 il comunicato stampa ufficiale con il quale La Guardiense si scusa per la scelta di utilizzare una frase di Benito Mussolini sulle proprie tovagliette a Vinalia 2019.
“È stato commesso un errore di comunicazione gravissimo, non voluto, un brutto disguido – scrive la cantina di Guardia Sanframondi – a cui si è posto
immediato rimedio, eliminando alla fonte l’unica tovaglietta incriminata dal web locale che ha rilanciato su
quello nazionale, contenente un aforisma sul vino attribuito a Benito Mussolini. La tradizione democratica
della nostra azienda racconta, nei sui sessant’anni di storia enologica e cooperativa, tutta un’altra storia,
fatta di riscatto del Sud, di coesione sociale e di sviluppo del territorio”.
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EDITORIALE –Riccardo Cotarella è uno degli enologi italiani più noti e, al contempo, più dibattuti. Settantuno anni, 51 di carriera, è presidente di Assoenologi dal 2013 e consulente di diverse cantine italiane, dalle realtà cooperative alle aziende private.
È apprezzato a livello internazionale. Ma nominarlo nell’ambiente vinnaturista scatena reazioni paragonabili solo ai nitriti di cavallo di Frau Blücher in Frankenstein Junior, il capolavoro degli anni Settanta diretto da Mel Brooks.
Molti concordano tuttavia su un punto: i vini firmati dell’enologo umbro peccherebbero di “omologazione”. Cotarella tenderebbe a “calcare troppo la mano” nelle sue etichette. Un tocco che, secondo i detrattori, sovrasterebbe il vitigno e il terroir, rendendole tutte piuttosto simili, pur essendo realizzate con vitigni diversi e in diverse regioni.
Una posizione in parte condivisibile. Ma esistono delle eccezioni assolute. E’ caso dei vini di San Salvatore 1988. Giuseppe “Peppino” Pagano, imprenditore del settore alberghiero, ha iniziato a collaborare con Cotarella sin dalla fondazione della cantina di Giungano (SA), negli anni Ottanta. Pagano ha messo subito le cose in chiaro.
Giuseppe Pagano, fondatore della cantina San Salvatore 1988
“Volevo il massimo dai miei vini – spiega – e per questo ho scelto Riccardo Cotarella, enologo che gode di fama internazionale, consigliatomi da molti esperti del mondo del vino. L’obiettivo era ed è quello di produrre vini di alto profilo, ma anche e soprattutto di territorio, che rispecchiassero l’identità della terra d’origine”. Detto, fatto.
Cotarella accetta l’incarico e inizia a collaborare con San Salvatore 1988. Ma non basta. Giuseppe Pagano è un perfezionista, un cosiddetto “maniaco del controllo”. Alla cantina serve qualcuno che segua quotidianamente i vigneti e le vasche.
Qualcuno che coccoli i grappoli dalla mattina alla sera, nel loro processo di trasformazione in vini d’eccellenza. Il nome giusto arriva dalla Francia. E’ Charly Annes. Giovane, dinamico, intraprendente. Preparato.
Il vigneto Cannito di San Salvatore 1988
E’ lui l’anello di congiunzione tra il progetto imprenditoriale (e affettivo) di “Peppino” Pagano e Cotarella. Ed è così che si concretizza, nel calice, l’aspettativa di una linea di etichette “di territorio”.
A Cotarella ho chiesto di fare semplicemente quello che gli riesce meglio – spiega Pagano – ovvero il suo lavoro. Ma il Fiano deve essere Fiano. L’Aglianico deve essere Aglianico. Il Greco deve essere Greco. E così via. Obiettivo raggiunto? Questo lo devono dire i giornalisti. Io credo proprio di sì”.
Non è un caso se i vini San Salvatore 1988 siano risultati tra i migliori degustati alla cieca da WineMag.it in occasione dell’ultima edizione di Campania Stories, nella categoria “bianchi e spumanti” e “rossi“.
Tra i parametri del tasting, una voce a cui diamo particolare rilevanza è proprio la tipicità e la riconoscibilità del vitigno, oltre alla correttezza enologica del campione degustato. Chi pensa che i vini di Cotarella siano “tutti uguali”, beh: non ha mai assaggiato quelli di San Salvatore 1988. Cin, cin.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
VERONA – “Vinitaly è una fantastica celebrazione della qualità e della biodiversità del patrimonio culturale e vitivinicolo, che si rispecchia nel fatto che l’Italia ha più di 600 indicazioni geografiche, il numero più alto in Europa. Compito dell’Unione europea è tutelarle”.
Così il commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, ha riconosciuto il valore di Vinitaly come strumento di divulgazione e promozione del vino italiano, intervenendo questa mattina alla cerimonia inaugurale della 53ª edizione di Vinitaly, dopo il focus di Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, sui numeri e le tendenze del mercato italiano e il talk show «Futuro del vino, il Vinitaly del futuro», moderato da Bruno Vespa, con la partecipazione di Giovanni Mantovani direttore generale di Veronafiere, Carlo Ferro presidente di ICE, Angelo Gaja patron della omonima cantina, Matilde Poggi dell’azienda agricola Le Fraghe e Riccardo Cotarella, produttore di vino e presidente mondiale degli enologi.
“L’Unione europea esporta oltre 20 miliardi di euro di vino, dei quali oltre 6 miliardi vengono dall’Italia – ha proseguito Hogan -. Sono convinto che i viticoltori avranno ancora più successo nei prossimi anni. Come Unione europea stiamo lavorando per costruire rapporti commerciali in tutto il mondo e la diplomazia economica sta dando grandi risultati, dall’Asia ai nuovi mercati emergenti come l’Australia”.
IL POTERE DEL VINITALY “Anche quest’anno Vinitaly si apre al mondo del business, con una rassegna forte di oltre 100mila metri quadrati netti, 4.600 espositori, con buyer esteri rappresentati provenienti da 143 paesi –ha commentato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese-. Dalla trasformazione in Società per azioni di Veronafiere, abbiamo accelerato sempre di più per fare di Vinitaly il centro di una struttura aggregativa di promozione che parli ai buyer esteri come voce unitaria dell’eccellenza vitivinicola italiana. Siamo un attore privato, ma mettiamo a disposizione le nostre risorse e il nostro know-how per operazioni di sistema e lo facciamo perché siamo convinti che questa sia la strada giusta per mantenere ed incrementare gli straordinari risultati ottenuti dal vigneto Italia in questi ultimi venti anni”.
Risultati che sono frutto, per la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, “di una forte capacità di sinergia della manifestazione con le istituzioni nazionali e locali, con una virtuosa e intelligente diversificazione per gli operatori professionali e gli appassionati in una città e una elevata capacità di conquistare nuovi mercati e contemporaneamente il cuore dei visitatori”.
Un’attività che, ha ribadito, “non si esaurisce con la fine della manifestazione fieristica, ma che continua durante tutto l’anno in cinque continenti”.
La forza di Vinitaly si declina anche come motore propulsivo per l’economia e lo sviluppo della città. Lo ha ricordato il sindaco di Verona, Federico Sboarina, che annuncia un grande piano di “rigenerazione di tutta l’area circostante alla fiera, dove stiamo recuperando un milione di metri quadrati, con investimenti per rendere la città sempre più attraente e internazionale sia per il turismo che per il business”.
VINO E INFRASTRUTTURE: L’ATTENZIONE DEL GOVERNO Sulle infrastrutture è intervenuto il ministro degli Interni Matteo Salvini, che ha annunciato lo sblocco della Tav sull’asse Brescia-Verona-Vicenza-Padova. “Il vino, come le persone, ha bisogno di spostarsi e se non si muove l’alta velocità, noi il vino lo teniamo in cantina”, afferma Salvini, ribadendo l’attenzione del Governo verso le piccole e medie imprese, che rappresentano il 94% del tessuto economico e imprenditoriale italiano, e promettendo misure specifiche a sostegno.
Dello stesso parere anche il presidente della Provincia di Verona, Manuel Scalzotto, riconoscendo che “il vino è parte integrante dell’economia e del territorio veronese”.
Un’altra missione annunciata dal Governo riguarda lo snellimento della burocrazia, come assicurato dal ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. “L’obiettivo che abbiamo come ministero è quello di promuovere il brand Vinitaly, che è fra i più conosciuti al mondo e che ci permette di comunicare il valore dei nostri territori del vino, che esprimono 523 diverse identità enologiche tra Dop e Igp”.
Sul fronte europeo, il ministro in merito alla Politica agricola comune si è dichiarato soddisfatto per aver mantenuto i finanziamenti legati all’Organizzazione comune di mercato (Ocm) vino, aspetto che alla vigilia non era così scontato e che assegna all’Italia le maggiori risorse finanziarie.
Dal palco della 53ª edizione di Vinitaly, il ministro Centinaio ha rassicurato i produttori sulle prossime disposizioni normative a vantaggio del mondo vitivinicolo: “Stiamo lavorando alla stesura di un decreto che tuteli i vigneti eroici e storici e sul riconoscimento delle zone del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene come patrimonio dell’Unesco”.
Un messaggio di risposta al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che aveva appunto sollevato il tema. “La forza della manifestazione – ha detto Zaia – arriva anche dal territorio. Il Veneto che partecipa al Vinitaly dei record è un record a sé. Siamo i primi produttori d’Italia con 16,5 milioni di quintali di uva e 13,5 milioni di ettolitri, con un 1,6 miliardi di export e 53 denominazioni presenti. Il futuro del vino è l’eco-sostenibilità, certificazione ambientale del prodotto, del vigneto e dell’intero processo di produzione”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Con una netta inversione di tendenza rispetto al passato sono aumentati dell’8% i consumi di vino degli italiani negli ultimi cinque anni. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’OIV diffusa in occasione dell’incontro su “Mercati del vino e innovazioni in vigna” promosso a Palazzo Rospigliosi a Roma dal Comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti coordinato dall’enologo Riccardo Cotarella e arricchito dalle competenze tecniche del professor Attilio Scienza e del direttore generale di Ismea Raffaele Borriello.
I RISULTATI
L’Italia con 22,6 milioni di ettolitri nel 2017 si colloca al terzo posto tra i maggiori consumatori dietro a Stati Uniti con 32,7 milioni ed una crescita del 5,7% nel quinquennio e Francia con 27 milioni che pero fa registrare un calo del 2,8% nel periodo considerato.
Il trend di aumento dei consumi in Italia è secondo solo alla Cina che grazie ad una crescita dell’8,2% nel quinquennio si classifica al quinto posto tra i paesi consumatori con 17,9 milioni di ettolitri, dietro alla Germania con 20,1 milioni ma con andamento stagnate (-1,3%) nello stesso periodo.
E’ in atto una rivoluzione sulle tavole degli italiani con i consumi che dopo aver raggiunto il minimo hanno invertito la tendenza con una decisa svolta verso la qualità del vino che – sottolinea Coldiretti – è diventato l’emblema di uno stile di vita “lento”, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol.
Lo dimostrano – precisa la Coldiretti – il boom dei corsi per sommelier, ma anche il numero crescente di giovani ci tiene ad essere informato sulle caratteristiche dei vini e cresce tra le nuove generazioni la cultura della degustazione consapevole con la proliferazione di wine bar e un vero boom dell’enoturismo che oggi genera un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro l’anno ed ha conquistato nell’ultima manovra il suo primo storico quadro normativo.
Un interesse che ha riguardato molti giovani a dimostrazione della capacità del nettare di bacco di incarnare valori immateriali e simbolici collocandosi sulla frontiera più avanzata di un consumo consapevole, maturo, responsabile, molto orientato alla qualità materiale e immateriale del prodotto.
INVERSIONE GLOBALE
In realtà, sottolinea la Coldiretti, si tratta di una tendenza in atto a livello globale con i consumi di vino che hanno raggiunto i 244 milioni di ettolitri nel 2017 con un aumento complessivo del 2% in un anno.
Una domanda alla quale risponde la produzione mondiale che nel 2018 si stima in 279 milioni di ettolitri, con un aumento del 13% rispetto al 2017 che era stato segnato da condizioni climatiche difficili di cui hanno risentito le produzioni di molti paesi.
L’Italia con 48,5 milioni di ettolitri si conferma primo produttore mondiale, seguita dalla Francia (46,4 mlioni), dalla Spagna (40,9 milioni), dagli Stati Uniti (23,9 milioni e dall’Argentina (14,5 milioni).
La produzione italiana seppur in aumento rispetto allo scorso anno è praticamente in linea con la media dell’ultimo decennio e dal punto di vista qualitativo sarà destinata per oltre il 70% dedicata a vini DOCG, DOC e IGT con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola.
In questo contesto – sostiene la Coldiretti – sono del tutte ingiustificate le riduzioni delle quotazioni dei vini all’origine anche tenendo conto delle giacenze e dell’aumento della domanda interna ed estera.
“Il vino rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare e non è un caso che il fatturato realizzato all’estero superi ormai quello a livello nazionale”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini (nella foto) nel sottolineare che “il settore fa da traino all’intero Made in Italy che va sostenuto con una unica società di gestione della promozione sul modello francese della Sopexa per far crescere ulteriormente le esportazioni“.
La vendemmia in Italia impegna 310 mila aziende agricole e quasi 46 mila aziende vinificatrici su una superficie a vite di 652 mila ettari. Si tratta di una attività che – continua la Coldiretti – attiva un motore economico che genera oltre 10,6 miliardi di fatturato dalla vendita del vino, realizzato più all’estero che in Italia, che offre opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone tra quelle impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale e quelle presenti in attività connesse e di servizio.
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Le curiosità del vino Made in Italy sono protagoniste all’inaugurazione del Vinitaly nello stand della Coldiretti dove saranno mostrate le esperienze piu’ originali dalla vigna alla cantina, dall’imbottigliamento all’etichettatura. L’appuntamento è per domenica 15 aprile alle ore 9,30 al Vinitaly nello stand della Coldiretti nel Centro Servizi Arena – stand A, tra il padiglione 6 e 7.
Con l’occasione sarà presentata l’analisi sui numeri del vino Made in Italy con un focus sulla prima “borsa” dei vini italiani e la mostra delle bottiglie che hanno avuto il maggior incremento delle vendite in Italia nell’ultimo anno.
Alle 15,30 nella Sala Rossini la Coldiretti nella giornata di apertura organizza l’incontro “La tutela delle denominazioni in Europa e nel mondo” con gli interventi, tra gli altri, del Direttore di Ismea Raffaele Borriello, del Presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella e del primo vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro e con le conclusioni del presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.
Nello stand Coldiretti fino alla chiusura del Vinitaly di mercoledì 18 aprile si alterneranno nei diversi giorni esposizioni, dimostrazioni pratiche, mostre ed analisi mirate alla promozione e difesa del vino italiano nel mondo.
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Assoenologi e Federvini, nell’ambito dell’accordo “Vino Patrimonio Comune”, danno vita a VINTEGRA, un sistema specializzato e garantito di servizi integrati basato sui principi dell’economia della condivisione e dell’accesso anziché della proprietà, con l’obiettivo di ottimizzare gli investimenti delle imprese per le loro necessità tecniche.
“Vogliamo applicare i principi della sharing economy all’interno della filiera vitivinicola – afferma Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi – mettendo a sistema la professionalità dell’Enologo. Questo vuol dire avere la possibilità di portare a fattor comune competenze e tecniche per parlare al mondo con un’unica voce di eccellenza e qualità”.
“L’esigenza di un coordinamento è sempre più urgente – dichiara Sandro Boscaini, presidente di Federvini – partendo dalla necessità di avere una qualità reale e percepita sempre più alta ed uniforme: ogni singolo prodotto è oggi ambasciatore del ‘saper fare’ italiano e quindi deve poter attingere da una rete di competenze tecniche, culturali e promozionali che devono diventare patrimonio comune”.
Si partirà, quindi, nel 2018 con la individuazione di laboratori qualificati da Assoenologi e Federvini, “dotati di strutture di alto livello per collaborare al miglioramento dei prodotti e dei processi”.
“La variazione in atto nelle condizioni climatiche e la velocità con cui cambiano gli stili di vita e gli approcci al consumo – evidenzia Assoenologi – oltre alla maggiore importanza che acquisiscono i nuovi mercati, rendono necessario e urgente il contributo della ricerca e la conseguente implementazione sia in vigneto sia in cantina che nella comunicazione nei mercati”. Con questi temi si confronterà nell’immediato e a medio termine il progetto VINTEGRA.
Federvini – Federazione Italiana Industriali Produttori, Esportatori ed Importatori di Vini, Vini Spumanti, Aperitivi, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti ed Affini – nasce nel 1917, aderisce a Federalimentare e Confindustria, ha un’ampissima rappresentanza dei produttori di vini, liquori, acquaviti e aceti e di Aceto Balsamico di Modena IGP. Scopi della Federazione sono la tutela degli interessi e l’assistenza della categoria in tutte le sedi istituzionali, nazionali, comunitarie ed internazionali.
Assoenologi – Associazione Enologi Enotecnici Italiani, organizzazione nazionale di categoria dei tecnici vitivinicoli, è stata fondata nel 1891, ed è stata riconosciuta dall’Union Inter-nationale des Oenologues l’Associazione di categoria più antica, più numerosa e meglio organizzata a livello mondiale. Scopi dell’Associazione la tutela professionale dell’enologo e dell’enotecnico sotto il profilo etico, giuridico ed economico, nonché promuovere l’aggiornamento tecnico e culturale dei propri associati.
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(5 / 5) Massimo dei voti nella scala di valutazione di vinialsuper per il Carignano del Sulcis Riserva Doc 2014 “Kanai” di Sardus Pater. L’ennesima prova che in Italia esistono realtà cooperative capaci di valorizzare il territorio, anche fuori dal Trentino Alto Adige.
Lo sanno bene alla Società cooperativa Sant’Antioco, formula con la quale opera sul mercato – e anche in Gdo – la cantina Sardus Pater. Mettici poi l’abile consulenza di Riccardo Cotarella, attuale presidente di Assoenologi, e il quadro è completo.
LA DEGUSTAZIONE Kanai si veste di un rosso rubino impenetrabile. Le rotazioni del nettare nel calice evidenziano lacrime e archetti ben delineati: segno di una componente alcolica considerevole. Di fatto, questo Carignano del Sulcis registra un 15% d’alcol in volume.
Uno dei pregi del Carignano del Sulcis di Sardus Pater è il perfetto equilibrio dell’alcol al palato, amalgamato con la ricchezza e la complessità del resto dei descrittori. E’ al naso che il vino appare di primo acchito molto “caldo”. Come le padelle appena usate e gettate sotto l’acqua, sembra emanare calore, assieme a generosi e intensi sentori di frutta rossa, radici di liquirizia e spezie come il chiodo di garofano.
Lo sfondo balsamico, fresco, ingentilisce in ingresso di bocca questo potente vino rosso della Sardegna. L’alcol sembra evaporare, mentre si accendono di seguito le note di frutta e spezie, corrispondenti a quelle percepite al naso. Di nuovo la liquirizia, prima di inattesi sapori di frutta secca: fichi, su tutti. La chiusura è lunghissima, tendente a un amarognolo riconducibile al rabarbaro.
Una complessità pronta ad arricchirsi di minuto in minuto, con l’ossigenazione del vino del calice. Tanto da richiedere, nell’abbinamento in cucina, portate altrettanto complesse. Il Carignano del Sulcis Riserva 2014 Kanai si abbina a piatti a base di selvaggina e cacciagione, agnello al forno, formaggi stagionati e impreziositi dal tartufo. Rigorosa la temperatura di servizio, tra i 18 e i 20 gradi.
LA VINIFICAZIONE
La zona di produzione del Carignano Riserva Kanai è l’isola di Sant’Antioco, all’estremo Sud-Ovest della Sardegna. Nell’omonima cittadina di 11 mila abitanti opera la cooperativa Sardus Pater. Le uve, conferite da 200 soci, provengono da un’area vitata complessiva di 300 ettari. La maggior parte dei vigneti sono proprio di uva Carignano. I più antichi proprio sull’isola di Sant’Antioco, di età compresa tra i 50 e gli 80 anni.
Vigneti impiantati su terreni sabbiosi, con basse rese per ettaro, che producono uve di assoluta qualità. Il Carignano Kanai, in particolare, è ottenuto da vigneti allevati ad alberello a piede franco (ovvero da viti originarie, non innestate). Densità d’impianto di 7-8 mila piante, con produzioni di 35 quintali per ettaro.
La vendemmia, nel 2014, è avvenuta durante la quarta settimana del mese di settembre. Vinificazione e fermentazione delle uve Carignano hanno avuto luogo in acciaio. La fermentazione malolattica, utile alla trasformazione dell’acido malico in acido lattico, è invece avvenuta interamente in barrique.
Anche l’affinamento si è svolto in barrique di allier, per una durata complessiva di 10 mesi. Prima della commercializzazione, Kanai ha riposato altri 6 mesi in bottiglia. Sorprendente la qualità del prodotto, soprattutot in rapporto con il prezzo.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
“Una produzione di oltre 15 milioni di ettolitri in meno rispetto allo scorso anno. E una qualità eterogenea in tutta Italia”. E’ quanto emerge dal report definitivo sulla vendemmia 2017 diffuso da Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, sulla base dei dati elaborati dalle 17 sedi territoriali del’associazione nazionale di categoria dei tecnici vitivinicoli.
IL REPORT A memoria d’uomo non si ricorda una stagione come quella in corso, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata.
Ad aprile un’ondata di gelo ha attraversato la Francia, la Spagna e tutto il nostro Paese, “bruciando” molti germogli ormai già ben sviluppati, e quindi, purtroppo, non più in grado di fruttificare.
Un lungo periodo di siccità, fatte salve alcune regioni del Nord, ha messo a dura prova i vigneti del Centro-Sud Italia, che hanno dovuto subire anche una straordinaria ondata di caldo, che ha coinvolto anche il Nord, iniziata sin da maggio, raggiungendo il suo apice nei mesi di luglio ed agosto (il termometro ha fatto spesso registrare valori al di sopra dei 40°C).
I vigneti del Nord hanno invece potuto beneficiare, durante i mesi di luglio ed agosto, di provvidenziali piogge, anche se spesso sono state accompagnate da forti grandinate che, in alcuni casi, hanno compromesso la produzione in diversi areali.
Fortunatamente si riscontrano anche delle zone che non hanno avuto problemi, grazie a qualche pioggia estiva e soprattutto all’oculata e scientifica gestione dei vigneti, o all’eventuale disponibilità di acqua da irrigazione e alla naturale resistenza a questo clima estremo di alcune cultivar specialmente indigene.
“PRODUZIONE DECIMATA” Soprattutto, ciò che ha consentito di ottenere in alcuni siti produttivi quantità e qualità buone se non ottime è stata la nostra trasversalità territoriale e la nostra grande biodiversità unica al mondo. Tutte le regioni italiane hanno, infatti, fatto registrare consistenti decrementi produttivi con punte medie anche del 45% in Toscana, Lazio/Umbria e Sardegna. Con 38,9 milioni di ettolitri il 2017 si colloca al secondo posto tra le vendemmie più scarse dal dopoguerra ad oggi, superata solo da quella del 1947 (36.4 milioni di Hl).
Purtroppo, il perdurare della siccità e delle alte temperature al Centro-Sud, aggravato anche dalla grande carenza di riserve di acqua nei terreni, si è protratto anche per lunga parte del mese di settembre causando un’ulteriore perdita di peso dei grappoli, che ha fatto scendere la produzione di questa campagna sotto i 40 milioni di ettolitri. Solo in alcune aree c’è stato un lieve miglioramento grazie alle precipitazioni del mese di settembre, che hanno contribuito a migliorare più i livelli qualitativi che quelli quantitativi. Qualità eterogenea in tutt’Italia.
LA QUALITA’
Le uve, da un punto di vista sanitario, sono state conferite alle cantine perfettamente sane, ma con differenti maturazioni anche all’interno di uno stesso vigneto e, spesso, con grappoli molto disidratati.
La qualità, pertanto, risulta quest’anno alquanto eterogenea, complessivamente abbastanza buona, ma con diverse varianti che evidenziano punte di ottimi livelli qualitativi e altre, dove il clima si è particolarmente accanito, di livello inferiore. Quest’anno più di altri, ha giocato un ruolo determinante l’approccio scientifico degli enologi, in particolare nella conduzione dei vigneti.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
E’ da sempre considerata una meta per V.I.P, Very Important Person, una destinazione elitaria non proprio alla portata di tutti. Location del film cult “Vacanze di Natale” del 1983, primo episodio di una fortunata serie di cinepanettoni.
Questa volta però, a darsi appuntamento in questo gioiello delle Dolomiti non saranno famiglie di ricchi o ”arricchiti” milanesi o romani. Cortina non sarà il set dell’ennesima ”commedia all’italiana”, ma la sede della manifestazione VinoVip Cortina, evento biennale giunto alla sua undicesima edizione destinato più democraticamente a winelovers e appassionati del mondo del vino.
Dal 9 al 10 Luglio quindi, i protagonisti dell’enologia italiana e coloro che avranno il pregio di parteciparvi saranno gli attori di questa ”preziosa” manifestazione siglata ”Civiltà del bere”. Una maratona di due giorni con un fitto programma di walk-around tasting e masterclass (alcune già tutte esaurite) articolate su diverse locations.
Il 9 luglio, presso il Grand Hotel Savoia tre masterclass dedicate alla viticultura, alla comunicazione e all’enologia. Nello stesso giorno, stessa location, vignaioli under 40 “Giovani Sognatori e Piccole Patrie”, provenienti da Doc minori presenteranno i loro prodotti dalle 12 alle 17 nel primo Walk-around tasting dell’evento. Non mancherà, in serata una cena esclusiva ad alta quota, la ”notte delle stelle”.
Il 10 Luglio, alle 10, presso l’Hotel Cristallo Golf & Spa sarà invece presente l’enologo Riccardo Cotarella, ospite alle 10.30 di Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere per un dialogo intervista (tutto esaurito). Dalle 11.30 fino alle 14 altro walk-around tasting presentato direttamente dai produttori di alcune etichette storiche e di alcune novità made con il supporto del prestigioso enologo.
Sempre il 10 luglio, nel Rifugio Faloria a 2170 metri di altezza tornerà in scena il “Wine tasting delle Aquile’‘, evento clou di VinoVip Cortina. Le 57 cantine protagoniste di VinoVip Cortina, dalle 15 alle 19 presenteranno al pubblico un totale di 172 papabili assaggi.
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