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Consorzio tutela Vini della Maremma Toscana: approvati il bilancio e la strategia operativa

GROSSETO – Si è tenuta a Grosseto l’Assemblea dei soci del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, nel corso della quale sono stati presentati e approvati all’unanimità il bilancio consuntivo 2019 e quello previsionale 2020 e sono stati illustrati i programmi previsti per l’anno in corso.

“E’ importante continuare a identificare nel Consorzio lo strumento essenziale per fare sistema in Italia e all’estero”, insiste sulla coesione il Presidente Francesco Mazzei, che aggiunge: “occorre perseverare nella crescita in quantità e qualità, oggi la Denominazione Maremma Toscana si attesta al terzo posto, per superficie vitata rivendicata, tra le Dop toscane, dietro soltanto al Chianti e al Chianti Classico, è il momento di accelerare affrontando i mercati in maniera strategica e puntando sulla valorizzazione e sulla promozione non solo dei vini ma anche del territorio”.

Numerose le attività promosse dal Consorzio in questa direzione già in questi primi mesi dell’anno: dopo le Anteprime Toscane – dove le nuove annate hanno convinto e in parte stupito la stampa nazionale e internazionale – era tutto pronto per i due momenti fieristici più importanti, Prowein a Düsseldorf e Vinitaly.

Alla luce dell’annullamento, nelle ultime ore, della manifestazione in Germania cresce la preoccupazione per il settore che è “sopravvissuto” ai dazi USA e alla Brexit e ora rischia di subire una brusca frenata a causa di un’isteria diffusa. “Speriamo che la situazione si normalizzi al più presto, l’Italia si muove in una congiuntura che, se non governata, potrebbe avere le conseguenze di una crisi finanziaria”, afferma Mazzei.

“Tutti – prosegue il presidente – comprendiamo la situazione e l’esigenza di attuare delle misure di precauzione nei confronti dell’emergenza coronavirus che ha colto il mondo di sorpresa, ma occorre che le istituzioni la gestiscano con protocolli precisi tenendo conto delle necessità delle imprese; il mese di febbraio a livello commerciale è stato molto critico e le prospettive rischiano di peggiorare nei prossimi mesi, occorre – e non parlo solo del nostro settore – dare dei segnali forti in merito alla volontà di rialzarsi con una comunicazione oggettiva, misurata e meno catastrofica”.

Il Consorzio sta lavorando nel mentre a un particolare progetto dedicato al Vermentino ed è in calendario invece la terza edizione di mareMMMa la Natura del Vino – con 450 vini che attendono operatori e pubblico il 9 marzo ad Alberese presso il Granaio Lorenese – assieme ai Consorzi Tutela Vini Morellino di Scansano e Montecucco. Si vogliono trasmettere alle Aziende fiducia e nuovi input in un momento così delicato come questo.

Il Direttore del Consorzio, Luca Pollini, ha esposto i dati che oggi vedono 294 aziende associate di cui 91 aziende “verticali”. La vendemmia 2019 fa registrare il massimo storico della Denominazione sia in termini di ettari rivendicati (superata la barriera dei 2.000 ettari) che di uve destinate alla produzione della DOC, superando abbondantemente i 150.000 quintali, il che pone la DOC Maremma Toscana al terzo posto tra le Denominazioni toscane rivendicate.

Il quadro produttivo della viticoltura maremmana, ponendo a confronto i dati del 2006 con quelli attuali, fa riscontrare dei “cambiamenti di rotta” che portano in luce nuove opportunità: a fronte di un decremento della quota di due varietà storiche del territorio, ovvero Sangiovese – che da quasi il 57% del vigneto scende a circa il 44,5% – e Trebbiano toscano, che da una quota di quasi il 9,5% scende a poco più del 4%, crescono il Vermentino che, negli ultimi 13 anni passa da una quota del 2,2% all’8,5% del vigneto grossetano, e – in maniera più contenuta – i vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah.

Corretto continuare a insistere su il Vermentino, il cui interesse da parte dei mercati nazionali e internazionali è cresciuto molto negli ultimi anni e anche in Maremma rappresenta un fenomeno in continua ascesa. I numeri parlano di 747 ettari di Vermentino che si attesta come la prima varietà a bacca bianca della provincia; nel 2019 le bottiglie sono passate a 1.607.000 per 12.049 hl e rappresentano il 28% del totale della produzione imbottigliata.

Il Vermentino è quindi la seconda tipologia imbottigliata della Doc dopo la tipologia Rosso e la volontà è quella di “cavalcare” questo trend che potrebbe diventare uno dei motori trainanti della Doc. La Doc Maremma Toscana è la prima in Toscana e nell’Italia continentale per quanto riguarda questo vitigno.

Il Consorzio ha annunciato anche la partecipazione al progetto di ‘business intelligence’, assieme ad altri sette consorzi del vino toscani e attivo dal 2021, con la collaborazione di Valoritalia, Wine Searcher e l’Università di Firenze. L’obiettivo è di creare un database ricco di informazioni utili alle Aziende per interpretare al meglio opportunità e nuove tendenze dei mercati.

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Coronavirus e vino, ritorno alla normalità a Vo’: riapre il Consorzio Colli Euganei

Il Consorzio Tutela Vini Colli Euganei ha riaperto questa mattina, dopo una settimana di chiusura imposta dall’allarme Coronavirus. Un “ritorno alla normalità“, come lo definiscono i dipendenti, che assume un significato importante per tutta la filiera del vino italiano. L’ente ha infatti sede a Vo’, paesino alle porte di Padova finito agli onori delle cronache internazionali per il focolaio di Covid-19 più numeroso in Italia (88 casi accertati).

Per i 6 dipendenti del Consorzio, distribuiti su tre diversi uffici, sono stati giorni difficili. In contatto diretto con l’Asl resta solo l’enologo, residente in Trentino: nessun sintomo, come dimostrano le costanti rilevazioni della temperatura, richieste dalle autorità sanitarie competenti in materia.

La situazione, secondo quanto racconta a WineMag.it Lisa Chilese, responsabile Promozione del Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, è quella di un “sostanziale ritorno alla normalità“. “Le prime avvisaglie – sottolinea Chilese – si sono verificate nel pomeriggio di venerdì 21 febbraio, durante un incontro con i produttori, proprio qui in Consorzio”.

Stavamo programmando le fiere, gli eventi e la promozione delle attività, quando qualcuno ha iniziato a ricevere sul cellulare le prime notizie relative al Coronavirus. All’inizio abbiamo tutti sorriso, ma nel giro di un’ora e mezza la situazione è precipitata: uscendo dal Consorzio abbiamo trovato i bar chiusi e le prime transenne”

“Sono rientrata in Consorzio – racconta Lisa Chilese – per recuperare il computer e poter continuare a comunicare da casa con le aziende. Sino ad oggi abbiamo cercato di farci sentire il meno possibile, per non alimentare questa bolla mediatica gonfiata alla grandissima, nostro malgrado”.

Oggi la riapertura della sede consortile. “Venerdì 28 febbraio è arrivata l’attesa autorizzazione del Prefetto, che si è mantenuto in stretto contatto con il Consorzio e sta continuando a monitorare la situazione. A Vo’ è tornata la serenità: la gente gira per strada, senza mascherina, con il sorriso a 32 denti stampato! La mia collega Lorella, questa mattina, ha portato un mazzo di bellissime mimose, perché è già primavera sugli Euganei!”.

“Si può dire che il paese sia tornato finalmente alla normalità – commenta ancora Lisa Chilese a WineMag.it – il dramma e il panico sembrano superati. Vo’ sembra ancora attrezzato per una gara ciclistica, con le transenne ancora presenti in alcuni punti. Ma molte persone sono state autorizzate a entrare e uscire, per lavoro”.

Quali conseguenze per le cantine? “A un produttore – risponde la responsabile del Consorzio Tutela Vini Colli Euganei – sono stati respinti i vini inviati all’estero, perché i clienti pensavano erroneamente che la merce potesse veicolare il virus. Ma le aziende più strutturate hanno continuato a lavorare, nella quasi totale normalità”.

Una chat privata, tra Consorzio e produttori, tiene costantemente informati gli associati all’ente sull’evolversi della questione. Vo’ resta chiuso ancora fino a venerdì, in un Veneto che non vede l’ora di tornare a pieno regime.

Lo dimostra, non a caso, la conferma delle date di Vinitaly 2020 da parte di Veronafiere. Lo slittamento delle date di ProWein 2020, posticipata a data da definirsi da Messe Düsseldorf, non dovrebbe avere riflessi sulla più importante fiera del vino italiano.

A Verona vengono smentite voci di accordi possibili tra i due enti fieristici, mentre si fa largo l’ipotesi di una ProWein Trade Fair nel mese di maggio 2020. Un’opzione più probabile, al momento, dei mesi di giugno o luglio.

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Messe Düsseldorf, nota ufficiale: rimandati ProWein, Wire, Tube, Beauty, Top Hair, ESE

Messe Düsseldorf GmbH is postponing the trade fairs ProWeinwireTubeBeautyTop Hair and Energy Storage Europe”. Sono le prime parole del comunicato ufficiale con cui Messe Düsseldorf GmbH, l’ente fieristico della cittadina tedesca, conferma di aver rimandato Prowein 2020 e altre importanti fiere programmate per i prossimi mesi, da marzo a giugno 2020, per via dell’emergenza Coronavirus (Covid-19) in Germania.

Si legge nella nota: “Questa decisione non è stata facile per tutti gli interessati – afferma Thomas Geisel, sindaco della città di Düsseldorf e presidente del consiglio di sorveglianza della Messe Düsseldorf GmbH – Ma i rinvii al momento sono necessari per Messe Düsseldorf e i suoi clienti in vista di sviluppi sempre più dinamici”.

E ancora: “Al momento non ci sono intenzioni di rinviare le principali fiere interpack e drupa, che si terranno a Düsseldorf a maggio e giugno. Ovviamente, stiamo prendendo molto sul serio le richieste dei nostri clienti riguardo al Coronavirus anche qui – afferma Dornscheidt – quindi rivaluteremo la situazione in tempo utile in consultazione con le autorità sanitarie e i partner al fine di prendere le decisioni appropriate”.

Messe Düsseldorf GmbH is postponing the trade fairs ProWein, wire, Tube, Beauty, Top Hair and Energy Storage Europe. In close coordination with all partners involved, the company will promptly discuss alternative trade fair dates in order to guarantee planning can reliably proceed.

In doing so, Messe Düsseldorf is following the recommendation of the crisis management team of the German government to take into account the principles of the Robert Koch Institute when making a risk assessment of major events.

On the basis of this recommendation and the recent significant increase in the number of infected persons, including in Europe, Messe Düsseldorf has reassessed the situation.

Added to this is the uncertainty of numerous exhibitors and visitors at the events in March and the complicated travel situation, especially for international customers.

Werner M. Dornscheidt, CEO of Messe Düsseldorf GmbH: “Our customers, partners and employees trust us. Not only when it comes to the professional and successful handling of major international events in Düsseldorf. They can also have this trust in us when we make decisions about critical situations in the interests of their safety”.

“This decision was not an easy one for all concerned,” says Thomas Geisel, Lord Mayor of the City of Düsseldorf and Chairman of the Supervisory Board of Messe Düsseldorf GmbH. “But the postponement at the present time are necessary for Messe Düsseldorf and its customers in view of the increasingly dynamic developments”.

There are currently no intentions to postpone the major trade fairs interpack and drupa, which will be held in Düsseldorf in May and June. “Of course, we are taking our customers’ inquiries regarding the coronavirus very seriously here too,” says Dornscheidt, “so we will re-evaluate the situation in good time in consultation with health authorities and partners in order to make the appropriate decisions”.

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ProWein 2020 rinviata a data da destinarsi per Coronavirus

Prowein, la Fiera del vino più importante al mondo, è stata rinviata a data da destinarsi, per effetto del Coronavirus (Covid-19). Una marcia indietro, quella dei dirigenti di Messe Düsseldorf per l’edizione 2020, decisa proprio nelle ultime ore, nonostante le rassicurazioni giunte nei giorni scorsi dal direttore Michael Degen.

Lo scorso 20 febbraio, in un’intervista esclusiva rilasciata a WineMag.it, il referente dell’ente fieristico di Düsseldorf confermava infatti le date di ProWein 2020, in programma dal 15 al 17 marzo prossimo. Il proliferare di Coronavirus in Germania –  e la preoccupazione espressa da produttori, importatori e giornalisti internazionali ha suggerito la cautela a Messe Düsseldorf.

Non a caso, anche IBT Berlin, Fiera internazionale del Turismo in programma nella capitale tedesca è stata rimandata. Con ripercussioni inevitabili per gli oltre 180 mila visitatori, tra cui 108 mila operatori dal mondo del turismo, e 10 mila espositori da 180 Paesi.

“Non possiamo soddisfare i requisiti sanitari”, hanno dichiarato gli organizzatori. Con la stessa motivazione, anche ProWein sarà rimandato. È attesa in giornata, o al più tardi nella giornata di lunedì 2 marzo, la comunicazione ufficiale di Messe Düsseldorf, con le nuove date di Prowein 2020.

Secondo una portavoce del ministero della Salute tedesco, i casi accertati di Coronavirus in Germania sono saliti a 60 nell’arco delle ultime 24 ore. L’ultimo bilancio, nella tarda serata di giovedì, parlava di 30 persone infette.

Per il diffondersi del Coronavirus in Italia sono stati momentaneamente sospesi i trasferimenti dalla Germania dei “dublinanti”, i migranti che rientrano nella categorie definite dal regolamento di Dublino. Lo ha confermato un portavoce del Ministero degli Interni tedesco all’Ansa.

IL COMUNICATO UFFICIALE

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Coronavirus, niente paura alla ProWein 2020: “Assicurata la massima sicurezza”

Niente paura per l’allarme Coronavirus (Covid-19) alla ProWein Trade Fair 2020 di Düsseldorf. La fiera, in programma dal 15 al 17 marzo nei padiglioni Messe Düsseldorf GmbH, si svolgerà senza intoppi. “È certo: espositori, visitatori e giornalisti possono aspettarsi un alto livello di igiene, sicurezza e buone cure mediche presso la fiera di Düsseldorf come al solito”, assicura a WineMag.it Michael Degen (nella foto) direttore esecutivo di Messe Düsseldorf GmbH.

“La sicurezza dei nostri clienti, ospiti e partner – continua – è sempre la nostra massima priorità. Questo vale anche per l’attuale Coronavirus Covid-19. Prendiamo molto sul serio tutte le preoccupazioni su questo problema. Messe Düsseldorf segue da vicino gli sviluppi attuali ed è in contatto diretto con le autorità sanitarie”.

Tutti i preparativi per la ProWein 2020 procedono come previsto. “Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il Robert Koch Institute e le autorità tedesche – riferisce ancora Degen a WineMag.it – il rischio di infezione da questo nuovo patogeno in Germania è attualmente molto basso“.

“Le strutture mediche del centro espositivo di Düsseldorf hanno sempre le informazioni più recenti e sono ben preparate. Ulteriori informazioni relative alle precauzioni di sicurezza sono disponibili online: https://bit.ly/2ViaYFB“. Nessun imprevisto, dunque, neppure nel padiglione dedicato alla Cina.

Del resto, la posta in palio alla ProWein di Düsseldorf è altissima. I dati dell’edizione 2019 parlano chiaro. Più di 6.900 espositori provenienti da 64 nazioni hanno partecipato all’International Trade Fair tedesca. Oltre 61.500 visitatori professionali provenienti da tutto il mondo hanno approfittato di quest’offerta, unica nel suo genere.

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L’Umbria del vino per la prima volta al Wine Paris

PERUGIA – L’Umbria del vino vola per la prima volta a Parigi. Ancora uno stand collettivo, firmato da Umbria Top Wines, per immergersi in un contesto di livello globale insieme a 2.220 espositori da tutto il mondo.

Dopo aver archiviato con successo la trasferta olandese al Bellavita Expo di Amsterdam, la società cooperativa del vino umbro che raggruppa oggi la maggioranza delle aziende vitivinicole regionali, sarà al Wine Paris (Paris Expo Porte de Versailles) dal 10 al 12 febbraio 2020 con una rappresentanza di 10 cantine.

“Il nostro stand collettivo – afferma il presidente di Umbria Top Massimo Sepiacci – si pone l’obiettivo di stimolare la conoscenza del territorio regionale in un contesto, come la Francia, dove il vino è riconosciuto come leva fondamentale dell’economia ma allo stesso tempo dove è grande la richiesta di novità e qualità . Ci aspettiamo di incontrare compratori provenienti da tutto il mondo”.

E sarà sempre il claim “Umbria wine experience” a promuovere i vini della regione con la comunicazione targata Umbria Top – anche grazie all’immagine scelta per lo stand – che questa volta intende promuovere l’esperienza in vigna che il produttore vive, mettendo al centro una macchina agricola e il lavoro dell’uomo.

Con l’obiettivo di far crescere l’Umbria del vino, per rafforzare un’immagine unitaria e identitaria del settore, Umbria Top ha rilanciato così anche nel nuovo anno la sua campagna di comunicazione biennale “Umbria wine experience” e dopo Amsterdam va ancora alla conquista del mercato internazionale, questa volta soprattutto francese, confermando un percorso che anche nel 2020 porta le cantine umbre ad essere presenti nelle grandi fiere europee.

Ora quindi la tappa è quella del Wine Paris, un evento che riunisce gruppi organizzativi quali Vino Vision Paris, Vinexpo (storica fiera che biennalmente si teneva a Bordeaux), Vinisud (fiera che si teneva a Marsiglia) ed il polo fieristico della capitale francese.

Tutti ora si trovano sotto il marchio Wine Paris, evento quindi unificante per il settore e giunto alla sua seconda edizione. Ad accogliere le migliaia di espositori da tutto il mondo, e quindi anche le cantine umbre, quest’anno c’è la novità del “Wine match“: una app/sistema informatico che permette la connessione B2B tra espositori e visitatori professionisti.

L’Europa da sola rappresenta oltre il 60% del consumo mondiale di vino. Uno studio di previsione condotto da IWSR – The International Wine and Spirit Research – prevede che nei prossimi 5 anni questa zona di consumo manterrà il suo primo rango, in termini di volume. Ed un evento come Wine Paris permette così di massimizzare il potenziale commerciale di chi partecipa.

Questo è quindi uno dei motivi per cui Umbria Top ha deciso di portare le cantine umbre fino in Francia consentendo di partecipare al primo evento B2B dell’anno specifico per vino e alcolici e per avere incontri commerciali con qualificati visitatori internazionali (One to Wine Meetings).

Dopo il Bellavita Amsterdam e ora con Wine Paris prosegue in maniera intensa il calendario 2020 delle attività, con appuntamenti di promozione e commercializzazione legati ancora alla campagna di comunicazione “Umbria Wine Experience” e con protagoniste le cantine e le denominazioni provenienti dall’intero territorio regionale grazie ad un concept che caratterizza in maniera armonica le varie presenze nei Paesi obiettivo, in Europa e non solo.

Lo stand Umbria Top quindi sarà poi a seguire in Germania al Prowein di Dusseldorf (15-17 marzo 2020) con 29 cantine, ed infine a Verona per il Vinitaly (19-22 marzo 2020) con le 54 cantine umbre che al momento hanno deciso di aderire all’evento principale in Italia a tema vino.

Infine, con il piano OCM, l’Umbria del vino sarà anche in Usa, Canada, Cina e Giappone a sostegno di 14 cantine partecipanti.

Queste le 10 cantine espositrici presenti a Parigi e provenienti da varie aree vinicole dell’Umbria come Montefalco, Orvieto, Perugia, Spoleto, Torgiano, Trasimeno: Adanti, Andrea Formilli Fendi, Cantine Neri, Chiorri, Colle Uncinano, Cantina del Trasimeno – Duca della Corgna, Le Cimate, Lungarotti, Tenuta Bellafonte, Tudernum.

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Lugana Doc in continua crescita

PESCHIERA DEL GARDA – Cresce il Lugana nei mercati mondiali e chiude l’ultima campagna di commercializzazione con un +27% sull’anno precedente, raggiungendo le 22 milioni di bottiglie vendute. La Doc conferma ancora una volta il proprio primato dell’export, con oltre il 70% di imbottigliato che oltrepassa il confine e quote maggioritarie da attribuire ancora una volta alla capolista Germania e agli Stati Uniti.

Ma sono soprattutto gli USA a mostrare per la Doc performance senza precedenti, con un +15% di bottiglie importate rispetto al 2018, e a confermarsi quindi come mercato di maggior potenziale e interesse per le esportazioni vinicole del Lugana, che continua a guardare a ovest senza timore e anzi con fiducia e ottimismo.

Il Consorzio di tutela ha infatti deciso di aumentare gli investimenti e intensificare le iniziative promozionali che interesseranno le principali piazze del vino degli States, da New York a San Francisco, da Seattle a Denver, da Miami a Boston.

Certamente preoccupa il tema dazi, che rischia di diventare un conto molto salato anche per i produttori gardesani, in una situazione che a tutti gli effetti mina l’intero comparto vinicolo continentale. E il discorso vale soprattutto per il vino italiano, che resta tra i vini imbottigliati più richiesti dal consumatore medio statunitense.

“La temporanea tregua raggiunta in questi giorni tra USA e Francia ci fa sperare – afferma il Direttore del Consorzio Andrea Bottarel – La tendenza sembra infatti quella di prendere il giusto tempo per raggiungere accordi che tutelino i reciproci interessi, come nel caso Brexit. Il vino italiano esportato in USA e UK muove di fatto un indotto importante anche per gli operatori del settore dei paesi di destinazione. È doveroso essere prudenti, ma sarebbe altresì controproducente arrestare ora la promozione in un momento di effettiva crescita”.

La Doc Lugana non registra soltanto un trend di vendite decisamente positivo, ma anche in termini di posizionamento guadagna il podio per essere il vino bianco italiano con il prezzo medio allo scaffale più alto sfiorando quota 8 Euro a bottiglia, con un aumento del 35,7% in valore e del 31% in volume sull’anno precedente (dinamica che in effetti ha interessato l’intero comparto, provocando cambiamenti significativi nei trend di acquisto nazionali e internazionali).

Un grande obiettivo per il Consorzio, che proprio negli ultimi mesi si è esposto in favore di interventi e comportamenti, da parte di ogni attore della filiera produttiva, che salvaguardassero ed aiutassero ad aumentare il valore economico della Denominazione Lugana.

“siamo soddisfatti dei risultati e pronti ad affrontare la prossima campagna in un clima di serenità commerciale, in un mercato che si prospetta equilibrato, a fronte anche delle misure di governo richieste e messe in atto in vista dell’ultima vendemmia” – Dichiara il Presidente Ettore Nicoletto.

Infine il Consorzio del Lugana apre il programma promozionale 2020, come sempre ricco e variegato, al fianco di Slow Wine, nell’ambito degli apprezzati tour che portano l’eccellenza vitivinicola italiana nel mondo, precisamente il 3 febbraio a Monaco di Baviera e dal 18 al 25 febbraio negli Stati Uniti.

Il Lugana torna in scena agli immancabili appuntamenti con Prowein a marzo e Vinitaly ad aprile, per proseguire a maggio con due masterclass aperte a stampa ed operatori ad Amburgo e Vienna – che si aggiungono a due panel di degustazione in collaborazione con la rivista di settore di lingua tedesca Vinum – e con la London Wine Fair (UK).

Il primo e intenso semestre di attività della Denominazione del Garda si chiuderà con l’attesa kermesse itinerante dedicata esclusivamente al Lugana, declinato in tutte le sue tipologie, Armonie Senza Tempo, che quest’anno ha scelto come proscenio l’eclettica e dinamica piazza di Milano.

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Pinot Grigio delle Venezie fra le Doc più performanti del 2019

Il 2019 ha rappresentato una vera e propria sfida per il Consorzio delle Venezie, che ha dovuto affrontare una situazione congiunturale decisamente complessa in coda a una campagna caratterizzata da un calo produttivo del 25% sull’anno precedente – risultato delle forti, ma necessarie, misure di governo sull’offerta che hanno preceduto la penultima vendemmia.

Ma nonostante ciò la Denominazione triveneta – che riunisce gli operatori della filiera produttiva del Pinot grigio Doc del Friuli-Venezia Giulia, della Provincia Autonoma di Trento e del Veneto – a dicembre 2019 si posiziona tra le Doc più performanti a livello nazionale con un +34% e un aumento di quasi 58 milioni di bottiglie vendute sul 2018, raggiungendo i 223 milioni di bottiglie complessive e osservando una buona crescita della domanda in un momento di incertezza del mercato.

Numeri di grande importanza per il Consorzio che – a un passo dal riconoscimento ministeriale e dell’ufficiale attribuzione dell’incarico a svolgere le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione (primavera 2020) e il relativo erga omnes – da sempre strizza l’occhio all’export con una media del 95% dell’imbottigliato che oltrepassa il confine, e che riconferma a gran voce il forte posizionamento del Pinot grigio Doc italiano nei mercati internazionali, trainati – finora – da USA, UK e Germania.

Nonostante i risultati certamente incoraggianti, il Consorzio continua nella sua opera di salvaguardia del valore economico della DOC e di un’equilibrata ripartizione dello stesso attraverso tutti i comparti della filiera vitivinicola impegnandosi a mantenere l’equilibrio raggiunto in questa ultima campagna di commercializzazione.

“La Denominazione non ha ancora raggiunto il riconoscimento economico e sociale sperato e meritato, e su questo dobbiamo lavorare ancora molto al fianco dei produttori e di tutta la filiera – sostiene il Presidente Albino Armani e continua – Nel 2019 la DOC del Pinot grigio è stata capace di affrontare una congiuntura complessa tra le due ultime campagne di commercializzazione e di raggiungere buoni risultati.”

“Il Consorzio si augura di mantenere questo trend positivo – prosegue Armani – continuando a remare contro a possibilità di espansione della produzione e scongiurare rischi di speculazioni sui prezzi in favore di un clima di serenità commerciale. Il compito chiave della Denominazione tramite il Consorzio è chiaro: una filiera produttiva interamente tracciata è una garanzia per gli stessi produttori e, soprattutto, una tutela per il consumatore”.

In virtù di ciò, sarà quindi importante lavorare sia al fianco delle istituzioni e degli organi di controllo per difendere il nostro vino dai tentativi di pratiche fraudolente, di cui ancora purtroppo si parla nella cronaca recente, si insieme con le Denominazioni del Nordest che tutelano l’origine del Pinot grigio e ne gestiscono la qualità.

Valutati sia i dati produttivi sia l’esito della commercializzazione dell’ultima campagna, il Consorzio delle Venezie in vista della prossima vendemmia, si coordinerà per una gestione consolidata delle riclassificazioni con gli altri Consorzi di tutela e le organizzazioni di categoria al fine di incentivare produzioni di qualità rispettose dell’ambiente e più rispondenti alle potenzialità produttive del Pinot grigio.

“Il sentimento è molto positivo”, è quanto emerge dall’ultimo Consiglio di Amministrazione della DOC delle Venezie che si è svolto a inizio gennaio. “Ci sono tutte le condizioni per affrontare la prossima campagna di commercializzazione con ottimismo e maggiore sensibilità produttiva”.

Parallelamente il Consorzio intende impegnarsi per migliorare il posizionamento e il percepito della DOC, sia nel mercato domestico sia in quello internazionale, lavorando su un rafforzamento del valore dell’identità del Pinot grigio e puntando i fari sull’areale di produzione e sul terroir, principale fattore che lo contraddistingue dalla varietà prodotta nel resto dello Stivale.

Proprio in un’ottica di rafforzamento dell’identità e del senso di appartenenza territoriale, il prossimo 31 gennaio verrà inaugurata la sede istituzionale di San Vito al Tagliamento (PN) che unirà i grandi attori della viticoltura: i tre Consorzi Tutela Vini delle DOC del Friuli-Venezia Giulia, DOC Friuli Grave e DOC delle Venezie, oltre agli Organismi di Controllo CEVIQ, Valoritalia e Triveneta Certificazioni.

Infine, il Consorzio è pronto a partire con il ricco programma di iniziative promozionali 2020, che già a febbraio porterà la DOC tra i banchi d’assaggio francesi della seconda edizione di Wine Paris/Vinexpo (10-12 febbraio, Parigi), per proseguire con i consueti appuntamenti di Prowein a marzo e Vinitaly ad aprile.

“Intendiamo mantenere e possibilmente rafforzare il nostro ‘ruolo-guida’ per garantire sia ai produttori sia al consumatore internazionale un’offerta promozionale efficace, continuando a partecipare a eventi e a manifestazioni di richiamo internazionale, nuove e consolidate in ogni parte del mondo – dagli USA al Giappone al Nord Europa – che rappresentano importanti occasioni di incontro e di confronto con il pubblico specializzato di buyer, stampa o professionisti del settore” – precisa Nazareno Vicenzi, Responsabile Marketing e Promozione del Consorzio.

Un’attenzione maggiore nei confronti del mercato nazionale va inoltre a compensare in lievissima misura le preoccupazioni della DOC che, a causa della Brexit, ricadono oggi sul Regno Unito, dove peraltro già nel 2019 le esportazioni hanno subito una leggera flessione del 5%.

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Cambio di direzione al Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena

 

MODENA – È stato nominato Giacomo Savorini alla guida del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena. Bolognese, 41 anni, laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali, dal 2008 Savorini è direttore del Consorzio Vini Colli Bolognesi, dal 2013 è inoltre alla guida del Consorzio Pignoletto Emilia Romagna.

Dal 1° gennaio 2020, ha aggiunto alla sua agenda questo ulteriore incarico. Savorini succede a Ermi Bagni, che dopo 12 lunghi anni andrà in pensione pur rimanendo comunque attivo all’interno del Consorzio in qualità di consulente.

“Oltre a garantire continuità con il buon lavoro che è stato fatto in questi anni da Ermi Bagni, che colgo l’occasione per ringraziare nuovamente – spiega Savorini – ci sono nuovi e importanti obiettivi da perseguire. In primo luogo, occorre aggiungere alla notorietà acquisita da questo vino, una redditività soddisfacente per i produttori.”

“Ciò si raggiunge con l’individuazione di un target di consumatori che possano apprezzare il lavoro fatto negli ultimi anni sul Lambrusco. In altri termini – prosegue il nuovo direttore – puntiamo a costruire una vera e propria ‘piramide qualitativa‘, che possa superare il concetto di Lambrusco come prodotto di massa, per arrivare a valorizzarlo come eccellenza della terra emiliana.”

“I presupposti – prosegue in neo direttore – non mancano: a livello di vini rossi frizzanti non abbiamo pressoché competitor, a livello di spumanti abbiamo già dimostrato di poter competere con le bollicine di maggiore qualità. È ovvio che, all’interno di questo progetto, il Lambrusco deve sì riuscire a trascinare la fiducia dei consumatori, ma a mantenere al contempo la propria riconoscibilità”.

“Inoltre – prosegue Savorini raccontando altri obiettivi prefissati – dobbiamo riuscire a valorizzare le piccole produzioni, che oggi stanno soffrendo nel mercato globale, e a consolidare il rapporto tra grandi gruppi e piccoli produttori, facendo in modo che lavorino il più possibile in sinergia. Ritengo del resto che l’Emilia debba essere unita quando si presenta sui mercati internazionali. E parlando di Emilia mi riferisco anche al Pignoletto, il vino bianco frizzante più diffuso nella nostra regione. Una sinergia con il Lambrusco, credo possa essere vincente a livello mondiale.”

Affrontando poi il tema della commercializzazione, Savorini sottolinea: “Occorre quanto mai insistere su quei mercati in grado di premiare la qualità del nostro prodotto. In tal senso, Stati Uniti, Giappone ed Europa sono i nostri punti di riferimento.”

Ultimo ma non meno importante, il neo direttore pensa anche al problema frodi: “Il Lambrusco, essendo uno dei vini più diffusi al mondo, paga lo scotto di essere tra i prodotti più imitati. Sarebbe importante riuscire a far sì che lo stesso Stato italiano possa difenderlo a livello internazionale. Noi, senz’altro, faremo la nostra parte”.

Ermi Bagni intanto, alla direzione del Consorzio dal 2008 fino al 31 dicembre 2019, traccia un breve bilancio dei suoi mandati: “Dodici anni fa arrivai in un momento di profondo rinnovamento per tutto il comparto, a cominciare dai produttori vinicoli, che hanno messo a dimora vigneti dopo avere selezionato nuovi cloni. A ciò si sono aggiunte innovazioni importanti in campo tecnologico e di risorse umane”.

“A livello di Consorzio – spiega Bagni – abbiamo senz’altro incrementato l’attività di informazione e promozione specialmente all’estero, prendendo anche parte ad alcune delle fiere più importanti del settore, come il ProWein di Düsseldorf, a cui partecipiamo con continuità da una decina d’anni, contribuendo in tal modo a far conoscere il nostro vino non solo al consumatore tedesco, ma ad un pubblico sempre più internazionale.

“Abbiamo – prosegue Bagni – inoltre acquisito una buona visibilità sulla stampa di settore, con diversi servizi dedicati. Per quanto mi riguarda, infine mi reputo soddisfatto per essere riuscito a fare lavorare insieme i produttori di Modena e quelli di Reggio Emilia. Credo infatti sia importante, quando si presenta un vino come il nostro, fornire informazioni corrette sull’intero territorio di produzione, accantonando personalismi e rivalità. Tanto, alla fine, è il cliente a selezionare e a scegliere”.

Ermi Bagni, almeno per tutto il 2020, continuerà a collaborare con il Consorzio in qualità di consulente in particolare con incarichi di vigilanza sul rispetto dei disciplinari. Un lavoro che l’ente modenese svolge attualmente anche per conto di diverse altre realtà, tanto che attualmente è punto di riferimento in tale ambito per altri 27 consorzi, per un totale di oltre settanta denominazioni.

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Furti di vino a Vinitaly e Prowein: i tedeschi non sono meglio di noi


Venticinque euro e quaranta centesimi all’ora. A tanto ammonta il costo della sicurezza notturna degli stand al Prowein di Düsseldorf. Una spesa che le singole aziende, anche attraverso i Consorzi, devono affrontare in maniera autonoma. E i tedeschi non prevedono, al contrario di Veronafiere per Vinitaly, un’assicurazione per i furti di vino.

Se la cavano così in Germania. I vigilanti notturni, di fatto, controllano esclusivamente le aree alle quali sono stati assegnati. E i furti, secondo quanto raccontato da diversi produttori italiani, dal Piemonte al Veneto, avvengono comunque: nelle aree attigue a quelle presidiate.

Nel 2018, dal magazzino chiuso a chiave di un Consorzio del Veneto sono sparite 600 bottiglie di vino. La porta è stata divelta nottetempo e i ladri hanno agito indisturbati. La prova che i tedeschi non sono (sempre) meglio di noi italiani, quantomeno nella gestione della sicurezza nelle Fiere.

La polizia tedesca parla di un vero e proprio mercato nero che si anima durante la settimana del Prowein. Al centro dell’interesse di bande organizzate, che agiscono all’interno dei padiglioni, non ci sono solo le bottiglie di vino, ma anche pentole e attrezzi utili in cucina.

Ma se a Vinitaly ai produttori viene assicurata una copertura attorno al 40% del valore dei furti di vino, già all’interno della quota di iscrizione, a Düsseldorf non resta che la disperazione. E i costi di gestione dello stand, già tutt’altro che economici, lievitano per via della necessità di dotarsi di vigilantes.

Le cantine arrivano a pagare sino a 12 euro al pezzo per il noleggio delle sputacchiere. Gli stand più attrezzati, che chiedono un allacciamento idraulico all’organizzazione di Prowein, devono pagare un obolo che si aggira attorno ai 480 euro. Non è economico neppure il ghiaccio, utile a mantenere a temperatura il vino, nelle glacette: 7 euro per una scatola da 5 chili. Insomma, non è tutto oro quello che brilla lontano da Verona.

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“Cambiamenti”. La lettera di Angelo Gaja

CAMBIAMENTI. Non è solo il clima a minacciare di cambiare. VINEXPO BORDEAUX è stata per lungo tempo la fiera internazionale del vino per eccellenza. Nata nel 1981, con cadenza biennale, è via via cresciuta attirando espositori e visitatori da tutto il mondo. Anche troppi per una città che non era abbastanza grande da accoglierli tutti e soffriva momenti di forte disagio.

Fu così che un numero crescente di produttori dell’area bordolese, in concomitanza, si attrezzarono ad accogliere negli chateaux gli ospiti più qualificati offrendo loro di partecipare agli eventi prestigiosi che venivano in essi organizzati; innescando una competizione con le manifestazioni fieristiche che non fu di beneficio alla qualità di Vinexpo Bordeaux e produsse disaffezione negli espositori.

A gennaio 2020 per la prima volta nella capitale francese si svolgerà VINEXPO PARIGI, da tenersi ogni due anni in alternanza a VINEXPO BORDEAUX. Se non sorgeranno intoppi sarà Parigi in futuro ad ospitare la più prestigiosa fiera internazionale del vino che abbia luogo in Europa.

FIERE DEL VINO. Sarà invece sui mercati esteri dell’Asia e dell’Africa che i vini europei dovranno procurarsi nuovi consumatori. Assai più che attirarli a casa nostra, diventerà importante saperli intercettare a casa loro. Con questo obiettivo già competono VINEXPO, VINITALY, PROWEIN che grazie all’incentivo-droga dei contributi stanziati dall’OCM Vino organizzano eventi ripetitivi sul mercato asiatico che mettono a dura prova le cantine esponendole alla minaccia di uno spreco di risorse e di tempo.

Cambiamento augurabile: che VINEXPO e VINITALY si alleino, progettino un unico salone congiunto capace di accogliere e divenire espressione di promozione del vino europeo sui mercati internazionali. L’interesse è reciproco, i produttori ringrazierebbero.

WINE ADVOCATE è la prestigiosa rivista americana nata per iniziativa di Robert Parker. Qualche anno fa venne acquistata da un imprenditore di Hong Kong che successivamente ne cedette il 40% alla Guida Michelin.

Le voci che si rincorrono supporrebbero che la Guida Michelin sia interessata a rilevare il restante 60%. Così oltre che essere riconosciuta per le stelle assegnate alla ristorazione, diventerebbe anche la guida ai vini più prestigiosi francesi e non soltanto. Un primato strategico”

Angelo Gaja

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Made in Italy enoico e Deutschland Sommelier Association: sodalizio vincente al ProWein

Si conferma un sodalizio vincente quello tra il made in Italy enoico e la DE.S.A. –  Deutschland Sommelier Association alla ProWein di Düsseldorf. Anche per la XVI edizione della fiera tedesca, infatti, lo stand dell’associazione presieduta da Sofia Biancolin è stato il palcoscenico privilegiato del Vigneto Italia, forte della presenza di oltre 70 aziende e un fitto programma di tasting guidati e momenti imperdibili che hanno catturato l’attenzione di circa 1.780 visitatori professionali, tra giornalisti, buyer, ristoratori, enotecari e food&beverage manager provenienti da tutto il mondo.

Una trentina, in particolare, le degustazioni andate in scena dal 17 al 19 marzo all’interno dell’area DE.S.A. per celebrare i più importanti territori e i migliori produttori dello Stivale, ma anche delle autentiche rarità, vini autoctoni ed emergenti con l’ausilio di Master of Wine ed esperti internazionali. Un excursus all’insegna delle eccellenze tricolore che ha visto protagonisti etichette icona, come il Sassicaia della Tenuta San Guido (per la prima volta guest star di un’esclusiva verticale durante un appuntamento fieristico), l’Amarone firmato Romano Dal Forno e il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore.

Cantine top, come La Scolca (che quest’anno festeggia 100 di storia e al ProWein ha brindato con una degustazione verticale unica di Gavi dei Gavi® Etichetta Nera) e Monte del Frà (che ha spento 60 candeline e per l’occasione ha raccontato le mille affascinanti sfumature di Custoza); grandi annate di Sangiovese griffate Felsina, Fontodi, Tenuta Selvapiano e raccontate dall’enologo Franco Bernabei; ma anche vecchie annate, blasonate denominazioni come il Soave e piccole Doc in crescita come il Montecucco. A tinte rosa, inoltre, la ‘short list’ di vini sbarcati direttamente nello stand DE.S.A. dopo essere stati premiati al Pink International Rosé Festival di Cannes. E se quello alla scoperta di Medoc con Château Rollan de By è stato un viaggio emozionante, il momento dedicato alla città di Verona è stato invece un party cool a base di Lessini Durello, Soave, Valpolicella e Amarone.

“Ancora una volta il brand Italia ha mostrato tutto il suo carattere – ha detto Sofia Biancolin, Presidente della DE.S.A. – rivelandosi un potente catalizzatore di attenzione all’interno di una manifestazione notoriamente competitiva sul piano della visibilità. Ciò grazie alla sua capacità di saper coniugare qualità, varietà, storia e fascino in un mix unico e senza eguali, sintetizzato al meglio dalle 1700 aziende italiane che hanno partecipato quest’anno alla ProWein su 6900 aziende totali.”

“Dal canto nostro – prosegue la Biancolin – siamo riusciti anche in questa edizione a proporci come uno dei principali poli attrattivi di tutta la fiera, incassando un altissimo livello di gradimento tra gli operatori e i giornalisti presenti, ma anche un elevato grado di soddisfazione tra i nostri produttori, che hanno avuto l’opportunità di attuare proficue relazioni in chiave business. Gli affari, insieme alla promozione, saranno quindi gli asset su cui continueremo a muoverci per valorizzare al meglio l’Italia del vino anche in vista dei prossimi appuntamenti con ProWine Asia, in programma dal 7 al 10 maggio a Hong Kong, e con ProWine China, dal 12 al 14 novembre a Shanghai”.

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Pinot Grigio Italiano, Centinaio: auspicabile coordinamento nazionale

DÜSSELDORF. Il Pinot Grigio, primo vino italiano bianco fermo in termini di export mondiale ambisce ad un sistema di coordinamento nazionale tra le diverse aree produttive,  in grado di proporre le strategie di valorizzazione di questo grande vino bianco sia in vigna che sul mercato.

Su questo tema si è concentrato ieri il confronto tra il Ministro delle Politiche Agricole Centinaio e il presidente del Consorzio DOC delle Venezie Albino Armani svoltosi in occasione della visita del Ministro allo stand del Consorzio al Prowein di Düsseldorf.

“E’ stato un incontro costruttivo – ha commentato il presidente Armani – abbiamo apprezzato la concretezza del Ministro nell’affrontare un tema che sta diventando cruciale per l’affermazione del Pinot Grigio italiano sui mercati internazionali. Oggi tutto il Paese deve fare sistema attorno al più importante vino bianco italiano fermo, in termini di esportazioni. Auspichiamo che si trovino momenti concreti di confronto per costruire una strategia coordinata di sviluppo e valorizzazione”.

Il Consorzio DOC delle Venezie è stato costituito ad aprile 2017 ma ha già conseguito diversi importanti obiettivi che sono basilari per lo sviluppo delle attività di tutela della denominazione di origine del Pinot grigio del Triveneto.

La denominazione di origine controllata “delle Venezie” interessa tutta l’area nord-orientale dell’Italia, includendo i territori amministrativi delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Veneto e della provincia autonoma di Trento.

In termini di numeri, l’85% della produzione italiana di Pinot grigio, prima al mondo per volume, viene prodotta nel Triveneto dove nel 2017 sono stati raggiunti 24.500 ettari vitati.

Nonostante le diversità dei singoli terroir, è possibile individuare un’unica macroarea nota come “tre Venezie“, “Triveneto” o “delle Venezie“, in base a un criterio di prossimità e affinità pedo-climatica.

Il territorio delle Venezie raggruppa sistemi di terre viticole caratterizzate da elementi comuni, primi tra tutti la storia e la geologia del materiale da cui hanno preso origine i caratteri chimici e fisici del suolo.

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Centinaio al Prowein: “Italia armata Brancaleone. All’estero serve unità”

DÜSSELDORF – “Secondo voi, un buyer cinese, australiano o americano, ascolta l’armata Brancaleone Italia o chi si presenta in modo organizzato? Io, se fossi un buyer, ascolterei chi si presenta in maniera organizzata”.

Non usa giri di parole il ministro delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio, alla presentazione dell’edizione 2019 della Milano Wine Week (Milano, 6-13 ottobre), andata in scena ieri sera al Hyatt Regency Hotel di Düsseldorf, città che ospita ancora per oggi la più importante fiera enologica del mondo, Prowein (17-19 marzo).

Una vetrina internazionale, quella scelta dall’ideatore della Mww Federico Gordini, in cui il ministro Centinaio ha figurato come ospite d’onore, lasciando il segno. Contrastanti i pareri sull’intervento raccolti tra i numerosi produttori presenti in sala: qualche mugugno per aver “parlato male del Paese, in un palcoscenico estero”.

Nel settore del vino, così come in tanti altri in Italia – ha evidenziato il Ministro – ognuno si promuove secondo le sue strategie, le sue indicazioni, i suoi obiettivi, senza fare mezzo passo indietro col quale si risolverebbe tutto. Noi italiani andiamo in giro per il mondo a promuoverci con tantissime voci e proposte diverse, senza pensare che il nostro interlocutore apprezzerebbe una voce unica”.

“Regione, Consorzio, Camere di Commercio, Camere di Commercio estere, privati, eccetera, eccetera, eccetera, eccetera. Tutti vanno all’estero e ognuno dice qualcosa di diverso dall’altro. Questo è il sistema Italia. Arriva il sistema Francia e ce ne sono uno, due, tre di interlocutori, al massimo. Arriva la Spagna? Stessa cosa. La Germania? Stessa cosa”, ha aggiunto Centinaio.

Evidente il richiamo (più o meno esplicito) ad organismi come il Gambero Rosso, cui oggi si deve gran parte della promozione all’estero di molte aziende del vino, proprio per l’assenza di un’unica centrale di comando e coordinamento dell’export italiano.

A ribadire l’importanza del tema, sempre tra i relatori della serata di presentazione della Milano Wine Week 2019 a Düsseldorf, è stata Silvana Ballotta, amministratore unico BS Business Strategy che ha coordinato, lo scorso anno, il Business Forum della Mww.

Al tavolo di internazionalizzazione – ha sottolineato la dirigente – il bisogno più pressante espresso dal settore del vino italiano riunitosi a Milano è stato quello di avere un player unico, che crei condivisione su obiettivi di medio e lungo termine. Una cabina di regia per l’export italiano nel mondo”.

“Siamo ancora lontani da questo risultato”, ha risposto Centinaio, che nella sua giornata di visita al Prowein ha notato “la mancanza del tricolore tra gli stand dei vari Consorzi del vino italiano”. “Forse dovremmo partire da qui e capire se ci teniamo, altrimenti ognuno vada per la sua strada”, ha concluso il ministro.

LE NOVITA’ DELLA MILANO WINE WEEK

Un linguaggio diretto che ha scaldato la platea dello Hyatt Regency Hotel di Düsseldorf, riunita appunto per assistere alle prime anticipazioni dell’edizione numero uno della Milano Wine Week – “The Milanese Way of Wine“.

“L’edizione ‘zero’ è stata quella dello scorso anno – ha evidenziato Federico Gordini – organizzata in pochissimi mesi. E la cosa che mi rende orgoglioso è aver ritrovato i partner al mio fianco, in questo 2019”.

Dal 6 al 13 ottobre, Milano vivrà l’ebrezza di un’intera settimana di vino. La città sarà divisa in 12 distretti, i “Wine District”, gestiti ognuno da un diverso Consorzio italiano. Tutte le enoteche e wine bar dei distretti meneghini saranno coinvolti in attività collaterali della Milano Wine Week 2019.

Ma la vera novità, oltre al filo diretto della Mww con il Merano Wine Festival – presente a Düsseldorf il patron Helmuth Köcher – sono i “Wine Bus“. “Grazie alla partnership con alcuni tour operator – ha spiegato Gordini – saremo in grado di collegare Milano alle zone più vocate della viticoltura non solo lombarda, ma anche delle regioni limitrofe, dal Veneto al Piemonte, offrendo tour guidati alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche”.

Tra le altre saranno interessate la Valtellina, così come le Langhe, l’area del Gavi o dei Colli Piacentini. Una grande occasione che non si è lasciata scappare la Franciacorta, definita appunto da Cristina Ziliani (Berlucchi) “il giardino di Milano”. Un ruolo soffiato a un Oltrepò pavese geograficamente più vicino, eppure sempre più lontano dalle rotte del vino che contano.

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La Toscana del vino unita a ProWein con Promovito

Barberino Tavarnelle (Firenze). È il momento d’oro del vino italiano, che sorpassa la Francia in volumi di vendite e che viene incoronato d’alloro dalla critica, è anche il momento dell’unione. In questi giorni a ProWein i produttori toscani si presentano uniti agli oltre 60.000 operatori di settore: sotto l’ombrello di Promovito, l’associazione che unisce i Consorzi di Tutela del comparto vitivinicolo regionale, si presentano 10 Consorzi, 29 vini a denominazione, oltre 200 produttori. L’iniziativa è stata realizzata con il sostegno della Regione Toscana e con il contributo dell’Unione Europea (Misura 3 “Regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari” Sottomisura 3.2 ”Attività di informazione e promozione”).

Il Presidente dell’associazione Promovito, Sergio Zingarelli, vice presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, dichiara: “E’ una grande soddisfazione vedere l’italia fortemente presente a ProWein, soprattutto la Toscana, che si presenta unita nel padiglione 16, con un’immagine coesa di grande impatto: un segnale forte di unione che arriva dal mondo vitivinicolo toscano, eccellenza del Made in Italy”.

I CONSORZI ADERENTI
Consorzio Vino Chianti Classico, Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Consorzio Vino Chianti, Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC, Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Consorzio Tutela Valdarno di Sopra, Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, Consorzio Tutela Vini Montecucco, Consorzio a Tutela del Vino Morellino di Scansano DOCG

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Il Chianti Classico si rilancia in Germania

FIRENZE – Apertura al nuovo “nuovo mondo”, ma anche sguardo ai mercati maturi. La strategia del Consorzio si rivolge non solo alla domanda emergente nei paesi dell’Estremo Oriente, con la partecipazione nei prossimi mesi a fiere di settore come la ProWein Shanghai a novembre e a VinExpo Hong Kong a maggio 2020, ma presidia e rafforza la sua presenza anche sui mercati storici, come la Germania.

Il mercato tedesco nel 2018 ha assorbito 8% della produzione del Gallo Nero, e l’obiettivo adesso è la crescita, in particolare nel settore dell’alta ristorazione. In questi giorni a ProWein, una delle fiere di settore più importanti del mondo, il Chianti Classico, che partecipa dal 1998, si presenta con 45 aziende e 198 etichette (Halle 16 H50).

Le prime impressioni sono molto positive: soddisfazione dei produttori per la qualità del pubblico della fiera (professionisti del settore e stampa specializzata). Agli stand del Gallo Nero i visitatori si dividono tra extra europeri e europei, con una lieve prevalenza di questi ultimi; importante la presenza di wine buyer dei ristoranti e di distributori specializzati in ristorazione.

Momento clou della fiera è la premiazione del Gran Premio Internazionale del Vino Mundus Vini, organizzato da Meininger Verlag e giunto alla sua 24° edizione. In gara circa 7.200 vini di 156 tenute diverse, da cui l’Italia è uscita vincitrice con il maggior numero di riconoscimenti. A livello nazionale, la Toscana si è aggiudicata il secondo posto, trainata dai Chianti Classico (un’etichetta premiata su quattro è firmata Gallo Nero), confermando l’apprezzamento per i vini della denominazione.

Dopo ProWein, altri due appuntamenti attendono il Gallo Nero in Germania: due seminari dedicati agli osperatori del settore, il primo a maggio ad Amburgo, e il secondo in autunno a Monaco, capitale della Baviera.

“La Germania è uno dei mercati storicamente più affezionati al Chianti Classico – afferma Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio – decenni di conoscenza hanno garantito una base importante per le vendite all’estero. Adesso dobbiamo consolidare la presenza del Chianti Classico nelle carte dei ristoranti di alto livello, un settore molto ben sviluppato nel paese, dove ci troviamo di fronte una nuova generazione di operatori molto preparati e entusiasti.”

Il primo passo di quest’anno è proprio la partecipazione a ProWein, che si conferma uno degli appuntamenti imprescindibili dell’agenda internazionale, una fiera che attrae oltre 60.000 visitatori altamente qualificati, provenienti da tutto il mondo.”

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Italia sul podio del Concorso Mondiale del Sauvignon 2019

Si chiude così la decima edizione del Concorso Mondiale del Sauvignon, con l’Italia che sale sul podio arrivando terza dopo Francia e Austria.

La manifestazione, organizzata dall’agenzia belga Vinopres si è tenuta dal 7 al 9 marzo scorsi ad Udine in Friuli Venezia Giulia, regione ospitante per la seconda volta dopo l’edizione del 2015.

Un incremento del 66% rispetto allo scorso anno in termini di medaglie vinte con a farla da padrone proprio il Friuli Venezia Giulia che si è aggiudicata i due terzi delle medaglie italiane.

I risultati dei vincitori, consultabili qui, sono stati comunicati oggi al ProWein di Düsseldorf alla presenza, oltre che degli organizzatori, anche dell’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Stefano Zannier, dell’assessore alle Attività Produttive, Turismo e Grandi eventi del Comune di Udine, Maurizio Franz, e di Renato Pontoni della Pregi, società incaricata dall’Ersa (Ente Regionale per lo sviluppo rurale del Fvg) di organizzare in loco la manifestazione.

ORGOGLIO FRIULANO
Grande soddisfazione espressa dall’Assessore Regionale alle Risorse Agroalimentari del Friuli Stefano Zannier che ha così commentato:”I risultati della 10ª edizione del Concorso Mondiale del Sauvignon ci riempiono di soddisfazione e dimostrano, ancora una volta, la qualità dei nostri vini . Le 35 medaglie che l’Italia si è aggiudicata, con un incremento di oltre il 60% rispetto alla scorsa edizione, di cui ben 26 al Friuli Venezia Giulia, sono motivo di orgoglio così come lo è sapere che il trofeo Rivelazione Sauvignon italiano è stato conferito a un’azienda vinicola del nostro territorio. Si tratta di risultati che confermano la capacità dei nostri produttori e danno lustro all’intera regione”.

LE MEDAGLIE ASSEGNATE
In tutto, su 1.010 vini in gara valutati da una giuria composta da una settantina di esperti internazionali, sono state assegnate 122 Medaglie d’Oro e 180 Medaglie d’Argento a Sauvignon provenienti da Francia, Austria, Italia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Spagna, Cile, Bulgaria, Germania, Stati Uniti, Slovenia, Slovacchia, Romania, Svizzera, Repubblica Ceca, Turchia, Grecia e Argentina.

La Francia è ancora in testa alla classifica con 157 medaglie vinte (il 24% in più, rispetto al 2018). Con 45 medaglie, l’Austria si è assicurata il secondo posto. L’Italia, con le sue 35, si è classificata terza, con un notevole incremento del 66% rispetto all’anno scorso.

Due terzi delle medaglie italiane sono state assegnate a Sauvignon provenienti dal Friuli Venezia Giulia che si è aggiudicato in tutto 26 medaglie, 12 d’oro e 14 d’argento. Con il 31% in più di medaglie rispetto all’anno precedente, la Nuova Zelanda è salita al quarto posto (21), seguita dal Sudafrica (14).

I TROFEI RIVELAZIONE E IL TROFEO DUBOURDIEU
Oltre alle 302 medaglie, la giuria internazionale ha assegnato 6 trofei Rivelazione ad altrettanti vini che hanno ottenuto il più alto punteggio, distinguendosi per l’eccellenza del Sauvignon bianco nelle diverse categorie.

Unico in Italia è stato premiato come Rivelazione il Sauvignon 2018 Braida Santa Cecilia della Cantina Pitars di San Martino al Tagliamento in provincia di Pordenone.

Gli altri Trofei rivelazione sono stati assegnati a Sauvignon non barricato Weingut Dreisiebner Stammhaus, 2017 Sauvignon blanc Hochsulz, Stiria meridionale, Austria; Sauvignon barricato St. Supery Estate Vineyard & Winery, Dollarhide Sauvignon Blanc 2017, Napa Valley, Stati Uniti;  Blend Château Magence, 2015 Château Magence, Graves, Francia;Sauvignon biologico Domaine des Emois, 2018 Domaine des Emois, Sancerre, Francia.

Trofeo Dubourdieu 2019 creato nel 2017 come tributo al prof. Denis Dubourdieu, padrino della prima edizione del concorso, è Domaine Delobel, 2017 Cuvée Exponentielle, Touraine, Francia. Il Trofeo va al vino capace di rivelare l’essenza più pura e raffinata del Sauvignon.

IL CONCORSO MONDIALE DEL SAUVIGNON
La decima edizione del Concorso è stata ospitata per la seconda volta in regione dopo la prima nel 2015, con il supporto organizzativo della Pregi e la collaborazione di Regione, Ersa, Comune di Udine e Consorzi delle Doc Fvg.

Una tre giorni che ha visto, oltre alle degustazioni ospitate a palazzo D’Aronco, sede del Comune di Udine, anche un ricco programma di visite guidate, conferenze, visite guidate alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche artistiche e paesaggistiche del Friuli Venezia Giulia.

Un programma che si è concluso con la cena di gala al Castello di Spessa con un menù firmato anche dallo chef stellato Alberto Tonizzo.

Tra i soggetti che hanno contribuito alla manifestazione Anag assaggiatori di grappe, Assoenologi, Ais, i ragazzi dello Stringher e dello Ial, il Consorzio del San Daniele e del Montasio, il personale dell’hotel Astoria, guide, interprete e i quattro relatori della conferenza-degustazione con cui il 7 si è aperta la manifestazione udinese (Marco Simonit, Rodolfo Rizzi, Enzo Di Zorzi e Fulvio Mansutti).

Nel 2020, il Concours Mondial du Sauvignon tornerà in Touraine, già sede della competizione nel 2013.

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“Chiamatelo vino rosa”. I migliori assaggi all’Anteprima Chiaretto 2018 (Bardolino + Valtènesi)


LAZISE –
Quarantatré Chiaretto di Bardolino e 27 Valtènesi Chiaretto in degustazione a Lazise (VR), all’Anteprima della vendemmia 2018 del vino più “rosa” d’Italia, come vuole la nuova linea di comunicazione pensata per i due vini. In mattinata, nello splendido borgo affacciato sul Lago di Garda, i 63 produttori di Chiaretto hanno messo a disposizione della stampa i campioni dell’ultima vendemmia, in commercio da poche settimane.

Vi raccontiamo i migliori assaggi all’evento organizzato dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, mentre alla Dogana Veneta di Lazise è ancora in corso l’Anteprima 2018. Per degustare un totale di 120 vini rosati prodotti nell’area a cavallo tra le province di Verona e di Brescia c’è ancora tempo domani, dalle 14 alle 20.

L’ingresso sarà tuttavia consentito solo agli operatori del settore, che oltre al Chiaretto di Bardolino e della Valtènesi 2018 potranno degustare le annate precedenti, oltre al Bardolino Chiaretto Spumante e al Garda Rosé Brut.

UNA DENOMINAZIONE IN CRESCITA

“Il clima è decisamente improntato al bello per il Chiaretto – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino (nella foto) – che si è conquistato una solida leadership nel mondo dei vini rosa italiani e che vede incrementare continuamente l’interesse da parte dei consumatori italiani ed esteri, aprendo prospettive interessanti negli Stati Uniti, in Canada e in Scandinavia”.

Sono 10 i milioni di bottiglie dell’area aggregata, con la quota dell’export che si aggira al 60%. “Mi preme sottolineare proprio questa definizione di ‘vini rosa’ – aggiunge Cristoforetti – perché come esistono i vini rossi e i vini bianchi, non vedo perché non si debba parlare di ‘vino rosa’ anziché di ‘rosato’, un termine che ha invece un senso compiuto solo in alcune denominazioni, come quelle della Puglia e della Calabria, o di rosè che invece riguarda la Francia e lo spumante”.

La degustazione dei vini dell’area gardesana è infatti iniziata a Parigi con Wine Paris ed è proseguita con un tour in cinque città degli Stati Uniti. Un viaggio che conferma la collaborazione tra il Chiaretto di Bardolino e l’area della Valtènesi, suggellata appunto dall’Anteprima congiunta della vendemmia 2018.

Il tour proseguirà in Germania, al Prowein di Düsseldorf, dove il Chiaretto sarà protagonista insieme agli altri cinque “vini rosa” italiani, con i quali il Consorzio di Tutela ha sottoscritto un patto di collaborazione per la promozione congiunta.

I MIGLIORI ASSAGGI DI CHIARETTO 2018

CHIARETTO DI BARDOLINO 2018
1) Bardolino Chiaretto 2018 “Granara”, Tommasi: 87/100
Un “vino rosa” che sorprende per la sua capacità di essere pronto, ma con ampi margini di miglioramento. Macchia mediterranea al naso, origano. In bocca un bel frutto, impreziosito da ricordi di cera d’api.

2) Bardolino Chiaretto 2018, Cavalchina: 86/100
Naso complesso su agrumi e accenno di speziatura, In bocca grasso e al contempo verticale, bel frutto e bella mineralità, in equilibrio.

3) Bardolino Chiaretto 2018, Corte Gardoni: 86/100
Un rosato giocato sulle durezze, in particolare sulla salinità, senza rinunciare al frutto. Bella chiusura su liquirizia e sale e frutto, lungo e addirittura con filo di tannino.

4) Bardolino Chiaretto Classico 2018 “Villa Cordevigo” Bio, Villabella: 85/100
Bell’espressione, tipica e non ruffiana, di un godibilissimo Chiaretto. Su durezze, insomma, senza perdere di vista il frutto. Bello il retro olfattivo, lungo.

5) Bardolino Chiaretto 2018, Albino Piona: 85/100
Giovanissimo, ma già in grado di mostrare un gran carattere e, soprattutto, distintività.

5+) Bardolino Chiaretto Castelnuovo 2018, Cantina Castelnuovo del Garda: 84/100
La sorpresa assoluta. Bellissima figura nella nostra degustazione alla cieca per il Chiaretto della Cantina Sociale Veronese del Garda, in vendita a soli 2,20 euro nella Grande distribuzione organizzata: i supermercati della zona del Garda.

VALTÈNESI CHIARETTO 2018

1) Valtènesi Chiaretto 2018, Cantrina: 88/100
Teso, verticale, fine, elegante. Un 100% Groppello da assaggiare, anzi da non perdere assolutamente.

2) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018 “Sinìgol”, La Torre: 87/100
Viti tra i 40 e i 60 anni per questa “chicca” gardesana. Il terreno, ricco di scheletro, si riflette in un calice che marca sulla verticalità, senza perdere di vista la “materia”. Blend ottimamente riuscito di Groppello gentile, Marzemimo, Barbera e Sangiovese.

3) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Cà dei Frati: 86/100
Foglia di pomodoro, idrocarburo leggero. Bel frutto anche in bocca, compensato da una vena leggera di tannino e dalla mineralità già avvertita al naso.

4) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Selva Capuzza: 86/100
Tra i Chiaretto più equilibrati dell’intera batteria, al momento, eppure con buoni margini di ulteriore affinamento nel tempo. Bella chiusura su note saline, leggera spezia e radice di liquirizia.

5) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Conti Thun: 85/100
Cantina giovane della Denominazione, con ottimi margini per fare un buon lavoro. Un’ottima “base” di partenza.

LO SPUMANTE
La sorpresa è il Metodo Classico “Ceppo 326 Rosé” della cantina Pasini San Giovanni. Un Pas Dosé da uve Groppello (70%) con un 30% di Chardonnay. Cinquanta mesi sui lieviti, sboccatura ottobre 2018. In vendita in cantina a soli 20 euro, regala un palato verticale, unito ai caratteristici sentori fruttati del Groppello. Della stessa cantina, da provare l’ottimo il Valtènesi 2018 “Rosagreen”, sempre da uve Groppello.

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Conclusa l’edizione record del Concorso Mondiale del Sauvignon. I vincitori al Prowein di Düsseldorf


UDINE –
“Sono convinto che, grazie anche all’eccellente programma del Concorso Mondiale del Sauvignon messo a punto dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dagli organizzatori, tutti i giornalisti e i degustatori che hanno partecipato ritorneranno a casa propria con impressa nelle loro menti non soltanto la grande qualità dei vini, ma tutto quello che hanno visto in loco e con la voglia di ritornare”.

Così Thomas Costenoble, direttore del Concorso che si è concluso proprio stasera, sabato 9 marzo a Udine. Nel capoluogo friulano una settantina di esperti internazionali impegnati a valutare oltre mille campioni di Sauvignon in gara.

Non resta ora che attendere il 17 marzo, data in cui, al salone ProWein a Düsseldorf (Germania), saranno proclamati i risultati e verranno assegnate tutte le medaglie.

“Questa è la seconda volta che torniamo in Friuli Venezia Giulia dal 2015 – ha aggiunto Costenoble – ed è stato un grande piacere constatare da parte dei degustatori l’apprezzamento per i vini e, in generale, per tutta questa magnifica regione e il suo ricco patrimonio artistico e naturale”:

La decima edizione del Concorso Mondiale del Sauvignon ha visto un nuovo record con 1.010 vini provenienti da diversi Paesi. “Abbiamo notato che l’espressione del Sauvignon nel mondo è molto interessante – ha evidenziato il direttore del Concorso – per quanto riguarda la varietà e la diversità di questo vitigno. Qualità aromatiche, di freschezza e raffinatezza che abbiamo ritrovato in tutti i vini in gara”.

Apprezzamento anche dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier: “La presenza di una commissione qualificata di esperti che ha giudicato i migliori Sauvignon in concorso ha rappresentato una straordinaria opportunità per far apprezzare una delle eccellenze per cui il Friuli Venezia Giulia è riconosciuto a livello internazionale”.

“Mi riferisco alla qualità dei suoi vini – ha precisato Zannier – ma anche la possibilità di aver fatto conoscere agli esperti le eccellenze del territorio, dando vita a quel connubio tra enogastronomia e paesaggio che sono elementi fondamentali per il turismo e che troveranno spazio su riviste di ogni parte del mondo”.

Soddisfatti per la tre giorni udinese anche il sindaco Pietro Fontanini e l’assessore comunale alle Attività Produttive, Turismo e Grandi eventi, Maurizio Franz.

“Il Concorso Mondiale del Sauvignon che si è tenuto a Udine in questi giorni – commentano all’unisono – è stata un’occasione importante per la promozione della città e un modo per far conoscere ai partecipanti giunti da ogni parte del mondo i migliori prodotti vinicoli del nostro territorio. Sono certo che gli ospiti sono rimasti affascinati dall’incredibile varietà paesaggistica ed enogastronimica che il Friuli è capace di offrire”.

La decima edizione del Concorso, organizzato dall’agenzia belga Vinopres con il supporto organizzativo della Pregi e la collaborazione di Regione, Ersa, Comune di Udine e Consorzi delle Doc Fvg, si è conclusa dopo una prima conferenza e cena di benvenuto, due intere mattinate di degustazioni tenutesi nella suggestiva cornice di Sala Ajace di Palazzo D’Aronco, sede del Comune.

Non sono mancati i momenti in cui gli ospiti sono stati accompagnati in visite guidate a tema, alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche, artistiche e paesaggistiche regionali: dalla scuola Mosaicisti di Spilimbergo al Centro Vivai Cooperativi di Rauscedo, dalla Balsameria Midolini di Manzano a un viaggio nella storia longobarda di Cividale del Friuli.

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Gli Editoriali news

Mi hanno invitato a una degustazione di “vino selvaggio”. Che faccio, vado?


EDITORIALE –
Sondaggione perditempo di inizio settimana. Mi hanno invitato a una degustazione di “vino selvaggio“, che si terrà il 10 marzo a Cesena. Che faccio, vado? A guidarmi sarebbe un certo “Brutale“, che si è offerto di stare al mio fianco in questa “ricerca” (così l’ha definita).

In realtà si tratta di un “mercato coperto“, che ospiterà “degustazione, vendita e workshop”. Ingresso giornaliero a 15 euro, che diventano 20 euro con un piatto a scelta. “Oltre 40 le cantine presenti”, indica l’invito che è arrivato via Instagram, direttamente alla pagina winemag.it.

La voglia di mettere mano alla messaggistica istantanea del social è stata tanta. Ma ho meditato. Scrivere a ‘sto tale, “Brutale”, sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. Meglio una pacata (ma nemmeno troppo) riflessione sul tema della comunicazione dei cosiddetti “vini naturali”. L’ennesima.

E’ possibile che questa gente senta così tanto il bisogno di ghetto? E’ possibile che ci sia gente così invasata da credere che questa comunicazione gretta possa avere risvolti positivi per la “causa” dei vini naturali?

Quando inizieranno a ribellarsi gli stessi produttori, al posto di restare in ostaggio di questo tipo di comunicazione abominevole?

Da frequentatore abituale delle fiere dei vini naturali – che affronto al pari di Vinitaly, del ProWein e di qualsiasi altro banco di degustazione, non me ne voglia “Brutale” – noto un crescente disappunto da parte di molti vignaioli sui toni utilizzati da quelli che più che appassionati di vino sembrano veri e propri “ultras“.

La verità è che in questi gruppi di idioti si annidano piccoli e piccolissimi distributori “di quartiere”, che con i loro toni da “lavaggio del cervello” (sui social, terra di tutti e di nessuno) sperano di attirare l’attenzione di nuovi clienti-adepti. Un linguaggio buono solo all’occorrenza, che alla lunga rischia di fare malissimo al “movimento”.

Questi veri e propri invasati politicizzati, con in mano la bandiera dei “vini naturali”, danneggiano un mondo fantastico fatto da vignaioli di vigna (e non da risvoltino) che degli slogan e delle stronzate sui social farebbero volentieri a meno. Sono in pochi gli ultras dei naturali, è vero. Ma il rumore, nelle stanze vuote, rimbomba. Chi abbassa il volume? Cin, cin.

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Concorso mondiale del Sauvignon, oltre 950 le aziende iscritte

Oltre 950 campioni arrivati fino ad ora da 24 Paesi sparsi in tutto il mondo, dalla Francia all’Italia, dalla Nuova Zelanda alla Spagna, dal Sudafrica all’Austria, dal Cile alla Slovenia. E molte aziende vitivinicole stanno ancora inviando la domanda di partecipazione, a tal punto che la scadenza per partecipare è stata spostata al 15 febbraio. Si preannuncia già un successo la 10^ edizione del Concorso Mondiale del Sauvignon, la prestigiosa competizione che Udine ospiterà dal 7 al 9 marzo e che vedrà arrivare in città circa 70 tra degustatori, giornalisti, esperti e critici provenienti da tutto il mondo.

Non poteva essere che il Friuli ad ospitare per la seconda volta, la prima nel 2015, l’edizione che festeggia i dieci anni di una manifestazione organizzata dall’agenzia belga Vinopres con il supporto organizzativo della Pregi e la collaborazione di Regione, Ersa, Comune di Udine e Consorzi delle Doc Fvg.

Il 7 marzo (la partenza degli ospiti è prevista per il 10) arriveranno a Udine enologi, sommelier, distributori, giornalisti e purchasing advisor. Una settantina in tutto di esperti di circa 22 nazionalità diverse che valuteranno, precisamente l’8 e il 9, i vini presentati al concorso e provenienti da Paesi di tutto il mondo.

Durante le degustazioni, che si terranno nelle suggestive cornici offerte da Palazzo D’Aronco e dalla Loggia del Lionello, i vini saranno divisi in serie omogenee organizzate in base a criteri quali la categoria, l’origine, le proporzioni dell’assemblaggio e il prezzo di vendita. Per valorizzare al meglio i produttori premiati, i risultati saranno proclamati al salone ProWein a Düsseldorf (Germania), domenica 17 marzo.

Al centro della kermesse sarà il Sauvignon bianco, vino che negli ultimi anni ha suscitato un forte interesse sui mercati internazionali.

Nella tre giorni udinese, oltre alle degustazioni che si terranno in Comune, gli ospiti saranno inoltre accompagnati in visite guidate a tema alla scoperta dei prodotti Dop, Igp, Pat della regione Friuli Venezia Giulia.

Un’occasione per far conoscere questo territorio a esperti internazionali e, allo stesso tempo, valorizzare una terra, il Friuli, che per citare le parole dello scrittore Ippolito Nievo è “un piccolo compendio dell’universo”.

“Un grazie particolare, anche da parte dei produttori friulani – commenta Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Fvg – va, oltre alla Regione e all’Ersa, all’organizzazione del concorso. L’aver scelto nuovamente la nostra regione – prosegue – rappresenta un grande riconoscimento al lavoro di squadra partito da un’idea del Consorzio tutela vini Friuli Colli Orientali e Ramandolo quando, nel 2009, un gruppo di aziende si autofinanziò per creare e far partire quello che a suo tempo venne chiamato “Progetto Sauvignon”.

“Siamo orgogliosi – conclude Gigante – che una piccola regione come il Friuli Venezia Giulia possa rappresentare l’Italia a una competizione internazionale, dove arrivano campioni da tutti i continenti. Un grazie va quindi rivolto sia ai nostri produttori, che continuano a ricercare il massimo della qualità per portare sempre più in alto il nome del Friuli Venezia Giulia, sia all’amministrazione regionale che crede nei produttori e ci aiuta a far conoscere il grande lavoro svolto”.

Come anticipato, il termine ultimo per partecipare scadrà improrogabilmente il 15 febbraio. La competizione è aperta, senza distinzioni, a tutti i vini ottenuti prevalentemente (min. 51%) dai vitigni Sauvignon e/o Sauvignon grigio, qualunque sia il produttore, l’origine o la categoria. Dal 2017 una nuova categoria offre ai vini frizzanti prodotti con il Sauvignon la possibilità di partecipare.

Tutti i dettagli della manifestazione, i vini e le aziende in gara e il programma dettagliato della tre giorni udinese con tutte le sorprese riservate agli ospiti internazionali verranno svelate nel corso di una conferenza stampa che si terrà lunedì 18 febbraio alle 10 nella Sala Kugy del Palazzo della Regione a Udine.

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Donne del vino: Donatella Cinelli Colombini confermata presidente nazionale

Donatella Cinelli Colombini guiderà per altri tre anni l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. È stata rieletta oggi dal nuovo Consiglio direttivo. Imprenditrice del vino della Toscana, è presidente nazionale delle Donne del Vino dal 2016.

«L’esperienza di guidare le Donne del Vino – commenta Cinelli Colombini – è stata più faticosa di quanto immaginassi, ma anche più entusiasmante perché ho scoperto un patrimonio di talenti, di voglia di fare e di altruismo che poche associazioni possiedono, specialmente dopo trent’anni di vita. Le Donne del Vino sono oltre 800 meravigliose persone. Negli scorsi tre anni, io ho chiesto loro un impegno e uno sforzo supplementari e i risultati sono stati straordinari. Siamo la più grande organizzazione femminile mondiale del settore enologico, la più organizzata e la più attiva».

Nel 2018 per la prima volta le Donne del Vino hanno rinnovato il loro Consiglio direttivo e Collegio dei Probiviri votando on line. Anche le candidature sono state raccolte via internet. Un nuovo metodo di votazione che ha riscontrato il parere positivo del 100% delle associate.

Donatella Cinelli Colombini sarà affiancata dal nuovo Consiglio direttivo composto da tre vice presidenti: Antonella Cantarutti (produttrice, Friuli Venezia Giulia); Daniela Mastroberardino (produttrice, Campania) e Paola Longo (enotecaria – Lombardia). Lo completano le consigliere: Pia Donata Berlucchi (produttrice, Lombardia); Sabrina Soloperto (produttrice, Puglia); Gilda Guida Martusciello (produttrice, Campania); Marilisa Allegrini (produttrice, Veneto); Lorella Di Porzio (ristoratrice, Campania); Cinzia Mattioli (ristoratrice, Liguria); Cristiana Cirielli (pr e comunicatrice, Friuli Venezia Giulia); Marina Ramasso (ristoratrice, Piemonte). Nel Collegio dei probiviri, Elena Walch (produttrice, Trentino Alto Adige); Francesca Poggio (produttrice, Piemonte) e Michela Guadagno (sommelier, Campania).

Nel prossimo futuro le Donne del Vino hanno nuove importanti sfide: «La prima e la più importante – continua la presidente – quella di internazionalizzarsi creando una rete mondiale basata sullo sharing; subito dopo quella di accrescere le opportunità per le socie, puntando sul networking cioè trasformando i rapporti in trasferimento di conoscenze, business, opportunità di stage o di lavoro».

Cinelli Colombini pensa soprattutto alle giovani donne under 30 che si affacciano, o vorrebbero, al settore vino. Per loro l’associazione sta predisponendo il progetto Future ovvero un archivio telematico con tutte le opportunità formative in cantine, enoteche, ristoranti, agenzie giornalistiche e di pr, studi di consulenza enologica cioè in ogni segmento della filiera del vino. Un’idea di Alessandra Boscaini, delegata del Veneto. Nel 2019 ci sono già molte iniziative in calendario: a ProWein 2019 (17-19 marzo) ci sarà una degustazione al femminile; sabato 2 marzo è Festa delle Donne del Vino in tutta Italia; a Milano, a novembre 2019, in occasione di SIMEI, salone delle macchine per l’enologia, si terrà un Forum mondiale di Donne del Vino.

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Schenk Italian Wineries in continua crescita: +1,14% nel 2017

ORA – “Positivo, in crescita e ricco di novità. Per Schenk Italian Wineries il 2017 è stato un anno davvero significativo che ha registrato un ricavo consolidato pari a 109,82 milioni di euro, 55,6 milioni di bottiglie vendute, 8 nuove figure professionali assunte e un export che cresce a doppia cifra, con un incremento del 14,5%.

Questi numeri illustrano un’azienda florida, consolidata, che fa tesoro dei suoi successi per crescere in termini di investimenti ed espansione, con prodotti competitivi che stanno conquistando sempre più consensi nel mercato interno ed estero”.

Con queste parole Daniele Simoni, AD di Schenk Italian Wineries commenta i numeri che emergono dal bilancio 2017 dell’azienda di Ora (BZ), una delle più importanti realtà vitivinicole italiane, come certificato dall’indagine sul settore vitivinicolo di MedioBanca che la colloca al 15° posto nella sua classifica annuale.

Le voci di bilancio registrano il segno “più” in quasi tutti i campi, a partire dai ricavo consolidato pari a 109,82 milioni di euro, con un incremento del 1,41% rispetto ai 108,29 milioni registrati nell’esercizio precedente. Ottimi i dati di crescita dell’export (+14,50), pari a 90,8 milioni di euro rispetto ai 80,1 milioni del 2016.

L’export, che rappresenta l’80,6% del fatturato totale, risulta trainato dalle ottime performance del mercato europeo, con un’espansione sempre maggiore nei Paesi del Nord Europa, di quello nordamericano (Stati Uniti e Canada) e di un buon andamento del mercato asiatico.

Grande novità di quest’anno, che ha riscosso successo fin dal primo lancio a Prowein, la nuova linea piemontese di Casali del Barone, nata in collaborazione con la Cooperativa Agricola Vallebelbo, che va ad accrescere il successo dei marchi del territorio già consolidati come: Kellerei Auer, Lunadoro, Bacio della Luna e Gergenti.

L’azienda sta investendo molto anche sul biologico, mercato fortemente in crescita che vede l’Italia detenere il primato mondiale per incidenza di superficie vitata biologica (11,9% della vite coltivata).

Espressione dell’attenzione di Schenk Italian Wineries a questo settore il nuovo Prosecco Bio firmato Bacio della Luna e la linea biologica di Masso Antico, che hanno ottenuto un notevole riscontro da parte di operatori del settore, buyer e distributor nell’ambito delle recenti prestigiose vetrine mondiali Prowein e Vinitaly.

Altro dato significativo per Schenk Italian Winerie, è la crescente presenza nel canale Horeca, passato dal 14% del 2016 al 21% del primo trimestre 2018. Decisivo, in questo senso, l’accordo stilato lo scorso anno di partnership strategica con CDA (Consorzio Distributori Alimentari), riferimento italiano nel comparto del beverage di primaria importanza focalizzato sul mercato Horeca, che conta 100 aziende associate, una rete di oltre 83 mila esercizi distribuiti su 104 provincie, circa 6000 brand gestiti e oltre 9,5 milioni di ettolitri distribuiti all’anno.

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Approfondimenti

Vinitaly “super” per Schenk Italian Wineries

VERONA – “Questa edizione di Vinitaly è stata forse la più interessante alla quale abbiamo mai partecipato, sia per l’altissimo gradimento riscosso dai vini che abbiamo presentato, quelli nuovi e quelli già conosciuti, sia per la qualità degli incontri. Credo sinceramente che questo evento sia stato l’apice di un anno iniziato davvero bene, nel quale i nostri vini stanno riscuotendo grande consenso per le punte di qualità raggiunte. Dopo un Prowein direi perfetto, siamo stati sorpresi da questo Vinitaly che è riuscito a tenere il passo dei tedeschi: un successo enorme tanto per questa manifestazione quanto per l’intero mondo del vino italiano”.

Con queste parole Daniele Simoni, Amministratore Delegato Schenk Italian Wineries, traccia un bilancio di questa edizione di Vinitaly, che ha registrato per il Gruppo un record in termini di visite e consensi: 400 le bottiglie stappate e oltre 80 appuntamenti programmati con operatori del settore, buyer e distributori provenienti da oltre 15 Paesi a livello internazionale. L’azienda, 15esima realtà vitivinicola italiana in base alla nuova Indagine sul settore vitivinicolo di Mediobanca, è in costante crescita ed ha registrato un fatturato di 110 milioni nel 2017 (+ 3,1% rispetto al 2016) con oltre 55.479.000 bottiglie prodotte.

“Sommelier, stampa di settore, blogger, ma anche amanti del buon vino italiani e stranieri hanno mostrato grande entusiasmo per le nuove proposte presentate a Vinitaly – commenta il Direttore Commerciale Roberta Deflorian – La linea piemontese di Casali del Barone ha conquistato tutti, così come quella di Masso Antico. Grandi conferme sono arrivate per la linea Amicone, in particolare per il nuovo rosé, e per i nostri toscani firmati Lunadoro, che raccolgono sempre pareri eccezionali. Felicissimi anche per l’interesse suscitato dal nostro nuovo Prosecco biologico Bacio della Luna, grande scommessa di quest’anno. Non possiamo che ritenerci davvero soddisfatti di come è andata questa edizione che ci ha regalato grandi successi e conferme”.

Vinitaly è stata anche l’occasione per festeggiare i 125 anni del grande Gruppo di cui Schenk Italian Wineries fa parte: alla cena di gala, tenutasi lunedì 16 gennaio, hanno preso parte François Schenk, membro della famiglia, e i vertici dell’azienda, che hanno scelto l’occasione di Vinitaly per celebrare la crescita di Schenk Italian Wineries e il successo delle sue cantine, vere porta bandiera del gusto e della tradizione italiana nel mondo.

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Consorzio Etna Doc: dopo un ottimo Vinitaly 2018 si punta a ProWien 2019

“Per la prima volta ci siamo presentati alla kermesse veronese in maniera compatta e coesa – dice Giuseppe Mannino, presidente del Consorzio Etna Doc – E i risultati ci gratificano degli sforzi fatti”.

Nel corso della fiera, la zona dedicata ai vini dell’Etna, all’interno del padiglione 2 della Sicilia, è stata presa d’assalto da migliaia di appassionati e addetti ai lavori: “Tantissimo interesse per le nostre produzioni – prosegue Mannino – Meno stranieri, più italiani che hanno voluto conoscere la storia del nostro territorio e assaggiare i nostri vini, soprattutto gli spumanti, vera novità di quest’anno”. Un’intera area, dunque, dedicata al mondo del vino etneo, tra Carricante e Nerello Mascalese e una degustazione, organizzata in collaborazione con il giornale online cronachedigusto.it e la regione siciliana che ha fatto registrare il “tutto esaurito” parecchie
settimane prima dell’evento.

Al tasting, 16 etichette di altrettanti produttori, che hanno raccontato, ad un pubblico molto attento, tutte le “sfumature” di bianco del Vulcano più alto d’Europa, in grado di regalare vini con una spinta acida notevole e una spiccata nota minerale. “Qui si producono vini unici – ha detto Mannino – L’interesse per i bianchi è cresciuto come mai prima d’ora. Tanto che i produttori esauriscono le scorte prima della nuova vendemmia. E la stragrande maggioranza di nuovi impianti sono a Carricante. Ora si sta cercando di capire la loro capacità di resistenza. Siamo ancora agli inizi e ne sapremo di più nei prossimi anni”.

I produttori, infatti, stanno conservando in cantina varie bottiglie di diverse annate per analizzare la capacità di invecchiamento dei bianchi. Ci sono segnali positivi. “Ho bevuto bianchi perfetti di 5 anni – spiega Mannino – Stiamo studiando. Ancora c’è poca storia e pochi dati da confrontare”.

Oltre 40 cantine, dunque, tra banchetti, aree degustazioni e stand, hanno accolto i visitatori raccontando le peculiarità di un territorio che sta vivendo un “momento magico”. “Fare sistema è l’unica via per vincere nel mondo – dice Mannino – Ora attenderemo il rinnovo dei vertici del Cda (a maggio) e poi pianificheremo il futuro”. Già nel prossimo anno, ha assicurato Mannino, l’Etna sarà presente di nuovo, con questa formula “di squadra” ormai collaudata, al Vinitaly.

E per la prima volta parteciperà al ProWein di Düsseldorf: “Andremo sempre con questa stessa formula, ci mostreremo compatti – dice Mannino – E dopo le elezioni, pianificheremo la presenza del consorzio alla varie rassegne internazionali. Verrà solo chi potrà e vorrà farlo, ma cercheremo di non lasciare indietro nessuno. Tutti siamo Etna e tutti siamo orgogliosi di esserlo. Anche facendo poche bottiglie”. A Verona il consorzio ha anche celebrato l’erga omnes, ma soprattutto ha festeggiato i 50 anni della denominazione. Il disciplinare, che nel corso del tempo ha previsto anche l’inserimento di ben 132 contrade a conferma di una diversità con pochi eguali, ha infatti visto la luce nel 1968 grazie a un gruppo di esperti che avevano ben intuito le potenzialità del territorio.

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Alla fine della Fiera: Italia senza bandiere al Prowein 2018

La fine della Fiera. Qualcuno ha parlato di un ProWein in tono minore.

Io, invece, ho visto tre Fiere diverse

Con i padiglioni francesi che pullulavano di gente coinvolta sia dalle grandi eccellenze presenti che dalla meravigliosa immagine di Paese.

Un’immagine che trapelava dall’allestimento, dove il tricolore transalpino la faceva da padrone.

I padiglioni di altri grandi paesi produttori come la Spagna, che attiravano i visitatori con un vero total look improntato sulla loro bandiera.

E poi i nostri padiglioni, una disordinata accozzaglia di territori che guardano ciascuno al proprio orticello.

Il tricolore spuntava timidamente solo in qualche rara installazione

Quando ci confrontiamo direttamente con gli altri è evidente la nostra incapacità di comunicare il nostro sistema Paese. Il risultato di questa incapacità, in queste occasioni, si traduce soprattutto sui piccoli produttori delle zone meno celebrate del vino italiano.

Che, per chi non lo avesse ancora capito, rappresentano la maggior parte di un labirinto vinicolo di più di 500 denominazioni come quello di casa nostra. E la cui incapacità di raccogliere risultati non deriva solamente da limiti organizzativi propri.

E’ evidente che l’agenda di fiere come queste vada organizzata minuziosamente mesi prima della manifestazione per portare a casa un risultato. Non si può certo sperare, come negli anni ’80, che in una Fiera da 6000 espositori qualcuno si fermi al tuo stand per caso e ti faccia chiudere il deal della vita.

Ma e’ altrettanto vero che un sistema che comunica le sue eccellenze in modo ottimale aumenta le possibilità di relazioni per tutti (in questo senso il caso francese e’ emblematico). Comunicare l’esperienza di un Paese unico come il nostro e’ fondamentale soprattutto nel momento in cui la concorrenza internazionale e’ sempre più forte e organizzata.

L’unica ricetta possibile in questo senso è quella di fare sistema

Come? Rispolverando massivamente il nostro caro vecchio tricolore e smettendola di anteporre gli interessi locali e individuali al business collettivo

Federico Gordini
Founding Partner & Creative Director di Lievita / Founder & CEO Bottiglie Aperte / Presidente Milano Food Week

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news ed eventi

Vini di Montefalco: “La svolta green vale 60 milioni in Umbria”

MONTEFALCO – Vini più green, con una riduzione dell’uso dei fitofarmaci del 40%, prodotti a partire da una gestione più sostenibile dei vigneti.

Una rivoluzione lanciata nella filiera vitivinicola dal Consorzio Tutela Vini Montefalco che diventa modello di sostenibilità per l’intero comparto agricolo della Regione Umbria.

Secondo i calcoli dell’ente consortile, l’Umbria potrebbe così toccare quota 60 milioni di euro di farmaci non somministrati in agricoltura.

Nato nel 2015 come progetto pilota per la coltivazione dei vigneti del Montefalco Sagrantino Docg, Grape Assistance diventa oggi Smart Meteo ed estende il suo raggio d’azione.

Oltre ai vigneti umbri saranno interessati anche gli altri tipi di coltivazione, mantenendo immutato l’obiettivo: un assistente tecnologico “in campo”, a servizio di tutti i produttori, che permette di ottenere bollettini meteo e previsioni a lungo termine, informazioni sullo stato di salute reale delle piante utili a superare il sistema dei trattamenti a calendario.

“Un valido aiuto – spiega Amilcare Pambuffetti, Presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco – che ha consentito di effettuare interventi mirati solo in caso di presenza di agenti patogeni, riducendo in maniera significativa l’utilizzo dei fitofarmaci. Oggi portiamo sui mercati, a partire da ProWeinprodotti più sostenibili e in linea con le esigenze dei consumatori”.

L’obiettivo, con Smart Meteo, è di raggiungere “una riduzione del 75% su tutto il territorio umbro, massimizzando i vantaggi del protocollo. “Una rivoluzione ecosostenibile ed economica sorprendente – evidenzia Pambuffetti – che siamo fieri di aver innescato”.

RISPARMIO GREEN: LE CIFRE
Il risparmio economico medio che il modello di Montefalco ha raggiunto, nei primi tre anni di applicazione in vigna, è di circa 175 euro l’ettaro. Con l’applicazione del protocollo all’interno di tutte le aziende del Sagrantino, 60 circa per poco più di mille ettari, si abbattono tonnellate di prodotti chimici, corrispondenti a circa 88 mila euro, con un risparmio complessivo stimato in circa 105 mila euro annui.

In Umbria i terreni coltivati coprono ben 340 mila ettari. Smart Meteo auspica, pertanto, a realizzare un’ambiziosa rivoluzione di innovazione agricola, che consentirà un maggior rispetto del territorio e una produzione più sostenibile e qualitativamente superiore.

“Le denominazioni di origine Montefalco – evidenzia il Consorzio di Tutela – si arricchiscono, dunque, di vini sempre più attenti all’ambiente, molti dei quali faranno il loro ingresso sul mercato estero in occasione del ProWein 2018”.

Un banco di prova importante: l’export pesa circa il 70% sul fatturato complessivo dei vini di Montefalco, contro una propensione all’export del 52% del comparto del vino italiano.

Nel 2017, le aziende umbre hanno esportato fuori dai confini nazionali quasi il 10% in più rispetto all’anno precedente, soprattutto verso la Germania mercato di riferimento per rossi e bianchi fermi prodotti in maniera sostenibile.

Il 12% dei tedeschi, infatti, dichiara di aver consumato vino green, soprattutto italiano e l’84% si dichiara interessato a continuare acquistarlo in futuro (dato Survey Wine Monitor Nomisma 2017 per ICE-Agenzia).

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Consorzio Vini di Romagna: al via il tour europeo di promozione

Dopo le positive esperienze degli anni passati, anche in questo 2018 il Consorzio Vini di Romagna e diverse cantine associate saranno impegnati in un tour europeo di promozione dei vini. “Rispetto agli scorsi anni sono aumentate le tappe del nostro viaggio, a testimonianza che la formula della promozione direttamente nei Paesi interessati/interessanti per l’export dei nostri vini funziona ed è apprezzata dai nostri soci”, sottolinea Giordano Zinzani, Presidente del Consorzio.

LE TAPPE DEL TOUR
Si parte dalla Germania, Francoforte, il 13 marzo, poi tappe successive in Olanda, ad Amsterdam il 15, in Belgio, ad Anversa il 16, per poi tornare in Germania a Düsseldorf per partecipare al ProWein in programma dal 18 al 20 marzo.

A Francoforte, Amsterdam e Anversa – dove parteciperanno rispettivamente 9, 13 e 11 aziende – i produttori avranno la possibilità d’incontrare importatori, distributori, esponenti del mondo Ho.Re.Ca, giornalisti chiamati a partecipare a seminari di presentazione della Romagna e dei suoi vini tipici DOP e IGP, per poi degustare i vini e dialogare direttamente con le aziende.

A Francoforte, inoltre, il noto sommelier Helmut Knall terrà una degustazione guidata per gli invitati.

A Düsseldorf, come anticipato, il Consorzio Vini di Romagna parteciperà al ProWein, una delle fiere enologiche più importanti a livello mondiale, assieme a 16 aziende romagnole.

LE AZIENDE PARTECIPANTI
Non tutte le aziende impegnate in questo tour europeo parteciperanno a tutte e quattro le tappe. Nel complesso sono comunque 23 le aziende che rappresenteranno la Romagna enologica fra Francoforte, Amsterdam, Anversa e Düsseldorf: San Valentino di Rimini e Tenuta Sant’Aquilina di Coriano (RN); Tenuta Casali, Cantina Braschi di Enoica e Tenuta Santa Lucia di Mercato Saraceno (FC); Cantina Sociale Cesena e Tenuta Colombarda di Cesena (FC); Tenuta La Viola e Celli di Bertinoro (FC); Cantina Forlì-Predappio e Condè di Predappio (FC); Piccolo Brunelli di Galeata (FC); Poderi dal Nespoli di Civitella di Romagna (FC); Fiorentini vini di Castrocaro Terme (FC); Drei Donà di Forlì (FC); Torre San Martino di Modigliana (FC); Poderi Morini, Fattoria Zerbina, La Sabbiona e Trerè di Faenza (RA); Randi di Fusignano (RA); Tenuta Uccellina di Russi (RA); Poderi delle Rocche di Dozza (BO).

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Vini al supermercato

EspressoWine sbarca da Carrefour: pronti alla rivoluzione?

Nell’era del take away, ecco il bicchiere di vino monodose. Si chiama EspressoWine. Una razione da 187 ml, confezionata in atmosfera protettiva e sottovuoto.

Un prodotto in cui sta credendo la Grande distribuzione organizzata, con Carrefour in prima linea.

EspressoWine è un marchio registrato del Gruppo De Angeli Srl di Treviso. A produrlo è la Casa Vinicola Botter di Fossalta di Piave, in provincia di Venezia.

Tre le tipologie di vino attualmente in commercio: un vino bianco fermo da uve 100% Chardonnay, un vino rosso fermo da uve 100% Merlot e un rosé Igt Veneto. Il prezzo? Novantanove centesimi, ovvero 5,29 euro al litro.

Nel portfolio di Angeli sono presenti anche un Bianco d’Italia, un Pinot Grigio Igt Venezie, un Moscato Igt Veneto, un Merlot, un Cabernet e un Syrah d’Italia, un Primitivo Igt Salento e un altro rosato, blend di uvaggi a bacca rossa prodotti in Italia.

EspressoWine è un bicchiere in Pet alimentare riciclabile, sigillato ermeticamente, senza l’uso di collanti specifici. Il risultato di 10 anni di studi. Come spiega la stessa De Angeli, viene garantita una shelf life superiore ai 10 mesi, dalla data di produzione.

L’obbiettivo dell’azienda è “ottimizzare il processo di sviluppo prodotto che prende avvio proprio dall’analisi delle precise richieste del consumatore e da un’attenta valutazione delle dinamiche di mercato”.

In effetti, in America, EspressoWine ha vinto il Campionato Mondiale quale “miglior proposta nel mondo del vino”.

Il primo “Ready to Drink” Italiano sul mercato fa eco ad altre proposte che stanno rivoluzionando il modo di consumare vino nel mondo. Lo scorso anno, a Prowein, vinialsupermercato.it raccontava i Pinot Noir in lattina dell’americana Union Wine Co – Made in Oregon. Pronti alla rivoluzione?

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