Il progetto della nuova cantina sarà ultimato entro fine agosto. Lo stabile sorgerà a pochi passi dall’attuale Tenuta, a Cellino San Marco, nel Brindisino. Un edificio in perfetto “Al Bano style”. Tremila metri quadrati su tre livelli. Quattro torri perimetrali, che si ergeranno su mura in tufo, integrate con il panorama agricolo. Tra le vigne e gli ulivi.
Un passo necessario per l’Al Bano contadino. La cantina attuale, 400 metri quadrati, è di fatto quasi al collasso. Merito del successo della linea di vini destinati ai supermercati. Il magazzino coordinato dall’enologo Michele Renna ha ritmi d’inferno. “Movimentiamo una media giornaliera di 27-32 bancali”, assicura. Ogni pallet è formato da 125 cartoni, per un totale di 750 bottiglie. Circa 20 mila i “pezzi di cuore” di Al Bano che ogni giorno partono per raggiungere i supermercati di mezza Italia.
“Sin da piccolino – dichiara il cantante vignaiolo – ho vissuto in mezzo alle vigne e al mosto. Cose che, ormai, fanno parte del mio Dna. Da bambino odiavo tutto ciò che era campagna perché significava duro lavoro. Quando me ne andai da Cellino per avviare la carriera da cantante promisi a mio padre di tornare per costruire una cantina. Ci sono riuscito, nel 1973. Lui non ci credeva, io sì. Oggi le cose vanno molto bene e stiamo attendendo che si espletino tutte le questioni burocratiche per la nuova struttura”.
DALLE ORIGINI AL FUTURO
Una questione di cuore, che interessa anche i figli del cantante pugliese. Mentre il padre si concede ai microfoni, l’ultimogenito, Al Bano Jr detto “Bido”, aiuta gli operai della cantina lungo la linea di imbottigliamento. Il viso non è quello del 15enne alle prese con la PlayStation. E il padre gliele canta.
“I miei figli – ammonisce Al Bano – devono imparare a capire sin da subito quanto è importante e indispensabile il lavoro e come affrontarlo. E’ comodo fare il figlio dell’artista e alzarsi sempre a mezzogiorno, ma così si rischia di creare i presupposti per i peccati del futuro. Bisogna estirpare subito questo tipo di cancro mentale”.
Sarà “Bido” l’erede delle vigne? “Intanto i figli devono imparano a lavorare – chiosa Al Bano – poi si vedrà. Anche a me non piaceva fare ciò che mi diceva mio padre e per questo mi sono creato l’alternativa. Come me, quindi, anche loro devono imparare a lavorare. Poi vedremo il da farsi”.
LA SVOLTA
“Al mio arrivo – spiega Angioi – abbiamo dovuto sistemare i conti. Al Bano, molto pratico delle questioni di vigna e di cantina ma meno delle questioni commerciali, si era affidato a persone che non avevano capito quanto fosse importante, per lui, la cantina. Una vera e propria questione di cuore, perché Al Bano non è lo Sting o il Trulli di turno: è un contadino che ha zappato fino a 16 anni compiuti. Posso dire che se avesse iniziato sin da subito a improntare commercialmente l’azienda agricola come questa avrebbe meritato, oggi Tenute Al Bano Carrisi sarebbe la cantina più grande d’Italia”.
La crescita, con Angioi general manager, è stata esponenziale. Trenta gli ettari iniziali, passati oggi a 88. “La vera svolta – commenta Angioi – è stata la linea di vini per la Gdo, che oggi viene distribuita in numerose insegne: Il Gigante, nel nord Italia, ha creduto subito nel nostro progetto ed è una catena alla quale siamo molto affezionati. Siamo presenti anche in un’altra grande insegna come Coop, ma la logica è quella di approcciare più la distribuzione organizzata che la grande distribuzione. In questo modo riusciamo a risultare molto capillari, in tutto il Paese”.
Un marketing improntato sul “vino quotidiano” e sul buon rapporto qualità prezzo. “Al Bano è un cantane popolare – sottolinea Angioi – e, come tale, propone vini per tutte le tasche, perché la gente non si giudica dal 730”. Accanto alla linea Do-Gdo, pari al 70% del fatturato complessivo delle Tenute, Al Bano promuove una gamma “premium”, destinata esclusivamente a ristoranti ed enoteche (horeca).
Da assaggiare “Felicità”, il Sauvignon blanc di Carrisi. Mentre in botte riposerà ancora per qualche mese il nuovo prodotto di punta di Al Bano. Un Salice Salentino Rosso Riserva Doc 2013 che si preannuncia ottimo. Si chiamerà “Aurito”, dal nome del cru. Ne saranno prodotte solo 3 mila bottiglie, “a riprova del progetto che mira all’altissima qualità”. Oggi l’etichetta di punta delle Tenute Carrisi è “Platone”: 20 mila bottiglie complessive. Il Salice Riserva sarà piazzato sul mercato italiano a non meno di 45 euro.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.