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Vini al supermercato

Spumante Extra Dry Bianco Notte Rossa

Spumante Extra Dry Bianco Notte Rossa terre di sava degustazione (4,5 / 5) Lo Spumante Extra Dry Notte Rossa è una delle novità 2022 di Terre di Sava, disponibile in alcuni supermercati prima di Natale. Alla versione “Bianco” si affianca la versione Extra Dry Rosé. Entrambi gli spumanti sono ottenuti da uve tipiche del Salento.

Nel calice, lo Spumante Extra Dry Bianco Notte Rossa si presenta di un bel giallo paglierino luminoso, ravvivato da un perlage fine e persistente. Al naso ricordi di agrumi, frutta a polpa gialla e frutta esotica, oltre a un leggerissimo richiamo alla crosta di pane. Un quadro morbido, sinuoso, che invita all’assaggio.

LA DEGUSTAZIONE

Al palato le aspettative vengono confermate da un sorso setoso, dominato dai ritorni di frutta matura avvertiti al naso. La spuma, cremosa e avvolgente, gioca la stessa partita: un sorso chiama l’altro, invogliato anche dalla fresca acidità che si confà alle caratteristiche dei migliori spumanti.

D’altro canto, il residuo zuccherino Extra Dry, comune a molti Prosecco, è molto ben integrato: non stanca e, soprattutto, non lega il palato, invogliando appunto a berne un altro po’. Le caratteristiche dello Spumante Extra Dry Bianco Notte Rossa, da servire ben freddo per apprezzarne al meglio il corredo, lo rendono perfetto a tutto pasto. Ottimo l’abbinamento con piatti a base di pesce, tanto quanto con le carni bianche.

VINIFICAZIONE E AFFINAMENTO

Vinificazione e affinamento dello Spumante Extra Dry Bianco seguono un procedimento ben studiato. Le uve, raccolte in Salento, crescono a 100 metri sul livello del mare, in un clima caratterizzato da alte temperature durante l’anno, rare precipitazioni e forte escursione termica. I terreni sono misti, con buona presenza di calcare. Per preservare l’acidità, le uve vengono raccolte manualmente all’inizio del mese di agosto, alle prime ore del mattino.

Vengono quindi pressate in maniera soffice e solo la prima frazione di mosto fiore, quella più pregiata, viene fermentata a bassa temperatura. La presa di spuma avviene in autoclave (grandi contenitori di acciaio), dove il vino rimane per circa un mese sui propri lieviti. Il successivo affinamento avviene in bottiglia, a temperatura controllata. Lo Spumante Extra Dry Bianco Notte Rossa può essere conservato per due anni, mantenendo intatte le proprie caratteristiche.

Prezzo: 6,90 euro
Dove acquistare: Scelgo Cash&Carry, Sidal Cash&Carry, Crai Campania, Supermercati Ottimo, Despar Puglia, D’Ambros, Dimar (Mercatò), GDA (Futura Supermercati)

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degustati da noi vini#02

Aspetta il Gavi che lui t’aspetta: verticale Gavi Marchese Raggio 2015, 2016 e 2017

Tre annate di Gavi del Comune di Gavi Docg di Marchese Raggio – La Lomellina (2017, 2016 e 2015) che dimostrano l’assunto: aspetta il Gavi, che lui t’aspetta. Il bianco piemontese, per l’esattezza alessandrino, “invecchia” bene. Il tasting in verticale.

  • Gavi del Comune di Gavi Docg 2017, Marchese Raggio – La Lomellina (14%): 89/100
    Giallo paglierino tenue, ottima luminosità. Primo naso intenso e da subito elegante, fiori bianchi freschi e agrumi, buccia di lime, pesca, ananas e un tocco di radice di liquirizia. In bocca un’ottima freschezza, ingentilita a dovere dai 14% d’alcol in volume. Il sorso si allunga su note di pesca tabacchiera (quella a polpa a bianca) che ricordano il melone bianco, su un sottofondo agrumato e iodico. Bel vino, anche dal punto di vista della gastronomicità.
  • Gavi del Comune di Gavi Docg 2016, Marchese Raggio – La Lomellina (13%): 87/100
    Giallo paglierino pieno, primi flebilissimi riflessi dorati. Naso più profondo, con le note di radice di liquirizia ancora più in primo piano. La frutta non manca. Sono i ricordi di pesca, in particolare, a farsi largo con l’ossigenazione. Ancora più evidente la mineralità, che asciuga il sorso, nonostante il buon apporto glicerico (13%). Il sorso è più snello del precedente, ma salinità e freschezza fungono ancora da spina dorsale. Altro bel vino con cui giocare in cucina. Va detto: fra i 3 in batteria, il più stanco.
  • Gavi del Comune di Gavi Docg 2015, Marchese Raggio – La Lomellina (13%): 90/100
    Giallo paglierino netto, accenni dorati sarcastici. Primo naso su uno sbuffo di idrocarburo, ma è la parte vegetale che sorprende maggiormente. Alla consueta nota di radice di liquirizia si abbinano ricordi di verbena, mentuccia e un tocco mediterraneo, di rosmarino fresco.L’ossigenazione lascia spazio a ricordi umami (per intenderci la salsa di soia o il “mono-glutammato di sodio”, per i tecnici all’ascolto). La complessità olfattiva è degna di un’ulteriore attesa dell’espressione globale del nettare nel calice, a costo che si scaldi un poco.Un rischio che vale la pena di correre, per poi rinfrescare il bicchiere prima dell’assaggio, con un altro goccio. Qualche minuto ancora e nasce un fiore bianco dal giallo luminoso di cui si è ormai vestito il calice: più biancospino che glicine. Un gesto di coraggio, che dà il largo ad altri slanci “giovanili”. Si distingue nettamente una bella componente fruttata, esotica: ananas e pesca sui ricordi d’agrume perfettamente maturo.Ingresso di bocca piuttosto morbido, prima di una buona tensione dettata dall’acidità, ancora viva: il sorso è in definitiva fresco, all’insegna di un vino che ha ancora molto da raccontare, nella sfida col tempo. L’ultima parola, prima della chiusura del sipario, è su un ritorno delle morbide note fruttate avvertite in ingresso, senza che la freschezza ceda affatto il passo.

LA VINIFICAZIONE

L’area di produzione, come suggerisce l’etichetta, è quella del Comune di Gavi, nell’Alessandrino, in Piemonte. I vigneti di Cortese, con esposizione a Sud-Est, si trovano a un’altitudine compresa tra 250 e 280 metri sul livello del mare.

Il suolo è composto da marne sabbiose che conferiscono una resa di 70 quintali per ettaro. Le uve Cortese, utili alla produzione del Gavi del Comune di Gavi Marchese Raggio, vengono raccolte solitamente nella seconda metà di settembre. La vendemmia è manuale, in cassette forate da 20 kg.

Riguarda solo i migliori grappoli che, una volta in cantina, vengono sottoposti a una pressatura soffice e a una successiva fermentazione in recipienti di acciaio inox. La temperatura viene mantenuta costantemente bassa, fino all’esaurimento di tutti gli zuccheri, al fine di preservare gli aromi primari del Cortese.

Il mosto non svolge la fermentazione malolattica e il vino atto a divenire Gavi del Comune di Gavi di Marchese Raggio affina tra i 4 e i 6 mesi in acciaio prima di essere imbottigliato. Per l’immissione in commercio dell’ultima annata occorrono solitamente altri 4 mesi.

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Fiano Salento Igp 2019, Notte Rossa

(5 / 5) Ottima annata, la 2019, per il Fiano Salento Igp di Notte Rossa. La cantina salentina presenta sugli scaffali di diverse insegne di supermercati l’ultima vendemmia di un vino bianco dall’eccezionale rapporto qualità prezzo. La 2019, in particolare, sorprende per l’equilibrio e per una beva irresistibile.

LA DEGUSTAZIONE
Il Fiano 2019 Notte Rossa si presenta nel calice di un colore giallo paglierino, di per sé invitante. Al naso richiami netti di frutta esotica tendente al maturo, uniti a una vena salina e a un rinfrescante accenno talcato, che invoglia all’assaggio.

La corrispondenza al palato è perfetta. Si riconferma la freschezza e la vena salina, in equilibrio perfetto con le preziose note fruttate. Elementi che rendono il Fiano Igp Salento 2019 Notte Rossa “pericolosamente” beverino ma non banale. Un vino perfetto come aperitivo, così come con piatti a base di pesce o di carni bianche.

LA VINIFICAZIONE
La zona di produzione del Fiano Notte Rossa è quella collinare, a nord della provincia di Taranto. Il clima è caratterizzato da una buona escursione termica tra il giorno e la notte, che garantisce alle uve capacità di sviluppare profumi e complessità. Il terreno è a medio impasto argilloso, poco profondo e con buona presenza di scheletro.

Quattromila piante per ettaro. Le uve vengono vendemmiate nell’ultima settimana di agosto. La vinificazione prevede la criomacerazione in pressa per 6-8 ore. Segue la pressatura soffice delle vinacce, la decantazione statica a freddo e la fermentazione alcolica a 11 gradi centigradi.

Prezzo: 4,99 euro
Acquistabile presso: Carrefour, Coop, Ipercoop, Despar, Conad, Bennet, Sigma, Gala, Tigre, Oasi, Gros

***DISCLAIMER: La recensione di questa etichetta è stata richiesta a Vinialsupermercato.it dall’inserzionista, ma è stata redatta in totale autonomia dalla nostra testata giornalistica, nel rispetto dei lettori e a garanzia dell’imparzialità che caratterizza i nostri giudizi***

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degustati da noi vini#02

Vino rosso 2016 “Il Barocco”, Perego & Perego


Solo 1.330 bottiglie, zero solfiti aggiunti e un livello di anidride solforosa “ridicolo”, pari a 0,002 grammi litro. Eppure, descrivere il Vino rosso 2016 “Il Barocco” di Perego & Perego come un vino semplicemente “sano”, è ampiamente riduttivo.

Siamo in Oltrepò pavese, per l’esattezza a Rovescala (PV), per un blend che ha nella Croatina il suo forte (50%), completato da un 40% tra Moradella e Vespolina e da un 10% di Barbera. Si tratta del fiore all’occhiello della gamma del vulcanico vignaiolo Giorgio Perego: “Mr Croatina”, per l’abilità di dare del tu al vitigno.

LA DEGUSTAZIONE
Alla vista si presenta di un viola impenetrabile, che rimanda in maniera coerente alla carica di antociani – ovvero le componenti che determinano il colore del vino – della varietà. Al naso è l’alcol (15,2% vol.) a spingere verso l’esterno del calice il ricco bouquet di “Barocco”.

Un naso coi fronzoli della viola mammola e il frutto che richiama la mora, ma anche gli agrumi come il bergamotto, dalla buccia al succo. I terziari sono disegnati da una trama di spezia nera (pepe), calda (cannella) e per certi versi orientale (the verde) oltre che dal cuoio e dal fumo di pipa.

L’ossigenazione aiuta questo vino rosso oltrepadano nell’espressione delle sue sfumature più nude e crude, commoventemente tipiche dei vitigni che compongono il blend e, in particolare, della Croatina: quel richiamo selvatico che impreziosisce l’olfatto, senza far arricciare il naso.

E poi la liquirizia, il suo cuore, nelle migliori espressioni pure, calabresi. In bocca, l’ingresso è fruttato e piuttosto agile, su una nota diretta sulla mora e sulla prugna disidratata. Ma dura un attimo. Il corredo si amplia ai terziari.

È il centro bocca il momento esatto in cui “Barocco”di Perego & Perego diventa “barocco”. Guadagnando in larghezza e lunghezza, con le sue tinte di liquirizia, spezia, macchia mediterranea e leggero sale.

Il tannino gioca un ruolo fondamentale, nel suo essere ancora giovane e in fase di integrazione, ma non disturbante. Lascia una traccia in chiusura, dove il marcatore della regolizia scura si fa radice. Lungo il retro olfattivo, dove la novità sono le sensazioni fumè, tra la brace e l’incenso.

Perfetto l’abbinamento con le carni, in particolare con la selvaggina (delizioso immaginarlo col cinghiale, d’inverno, davanti a un caminetto). Una piccola versione di Brunello – concedete il paragone – prodotta in Oltrepò pavese.

LA VINIFICAZIONE
Dieci giorni di appassimento in pianta per tutte le uve che compongono il blend di “Barocco”. Un’operazione delicatissima, che evidenzia la maestria – oltre alla pazienza – di Giorgio Perego.

Quando Croatina, Moradella, Vespolina e Barbera sono mature, il vignaiolo schiaccia con un’apposita pinza dal lungo becco l’apice superiore di ogni singolo grappolo, in modo da inibire parzialmente il passaggio linfatico.

Un intervento chirurgico, dall’effetto assimilabile a quello di un laccio emostatico. Serve a ottenere la corretta concentrazione degli aromi di ogni acino, senza ricorrere all’appassimento sui graticci, che risulterebbe molto più invasivo in termini organolettici. Una volta in cantina, la massa macera un mese sulle bucce.

Seguono due settimane in acciaio. La fermentazione alcolica si conclude in tonneau, dove si svolge anche la malolattica. Il vino riposa sempre in tonneau, per circa un anno. Dopo un mese in acciaio, utile all’illimpidimento naturale, “Barocco” viene travasato e imbottigliato, senza filtrazione.

***DISCLAIMER: La recensione di questa etichetta non è stata richiesta a WineMag,it dall’inserzionista. È stata redatta in totale autonomia dalla nostra testata giornalistica, nel rispetto dei lettori e a garanzia dell’imparzialità che caratterizza i nostri giudizi, anche quando la recensione viene richiesta da una cantina***

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degustati da noi vini#02

Igt Terre Siciliane 2011 “Tancredi”, Donnafugata


L‘Igt Terre Siciliane “Tancredi” viene prodotto da Donnafugata dal 1990 ed è certamente uno dei vini che hanno contribuito all’affermazione della Sicilia come “continente” di qualità per la produzione vitivinicola. Sotto la lente di ingrandimento di WineMag.it la vendemmia 2011 di questo blend composto prevalentemente da Cabernet Sauvignon e Nero d’Avola.

Completano l’uvaggio altre varietà la cui produzione è autorizzata in Sicilia, come l’internazionale Tannat, originaria della Francia dei Pirenei (Madiran Aoc) ma agli onori delle cronache soprattutto per alcune etichette dell’Uruguay, dove è il vitigno a bacca rossa più coltivato.

LA DEGUSTAZIONE
Colore rosso impenetrabile per Tancredi 2011, come da aspettative. Naso che inizialmente è dominato da note terziarie, oltre a sentori erbacei tipici del Cabernet. Si apre poi sul pepe e sull’arancia rossa del Nero d’Avola, contribuendo a rendere il quadro olfattivo fruttato ed elegante.

Il legno rimane sempre presente in sottofondo, evidenziando una tostatura capace di regalare ricordi fumé. Vino da aspettare nel calice, “Tancredi” 2011 di Donnafugata evolve grazie all’ossigenazione sulla macchia mediterranea, ma anche sul frutto (prugna, lampone) e sulla liquirizia.

Un rosso che, nella sua complessità, sfodera richiami balsamici di mentuccia, di tabacco dolce, di polvere di cacao. L’ingresso al palato è piuttosto verticale, con frutto e freschezza (descrittori corrispondenti al naso) che riequilibrano la vena sapida, piuttosto netta e molto ben integrata.

Molto elegante la beva, con ritorni di cacao e liquirizia in un finale minerale, lungo, complesso e scalare, rinvigorito da sbuffi speziati. Vino di grande gastronomicità, “Tancredi” 2011 di Donnafugata è compagno perfetto delle carni, dagli arrosti ai brasati. La vendemmia in questione evidenzia un tannino in fase distensiva, che fa presagire almeno altri quattro o cinque anni ad alti livelli.

LA VINIFICAZIONE
I vigneti collinari atti alla produzione del blend di Tancredi si trovano nella Sicilia occidentale, per l’esattezza presso la Tenuta Contessa Entellina (PA) e nei territori limitrofi. L’altitudine varia da 200 a 600 metri sul livello del mare.

Si tratta di suoli franco-argillosi con buona presenza di calcare, ricchi in elementi nutritivi come potassio, magnesio, calcio, ferro, manganese, zinco. La raccolta delle uve avviene manualmente in cassette, con attenta selezione delle uve in vigna (resa variabile tra i 50 e i 60 quintali per ettaro).

La vinificazione precede la fermentazione in acciaio, con macerazione sulle bucce per quattordici giorni a una temperatura compresa tra i 26 e i 30 gradi. Tancredi 2011 ha affinato 14 mesi in barrique di rovere francese  e 30 mesi in bottiglia, prima di essere messo in commercio.

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Sicilia Doc Nero d’Avola 2017 “Plumbago”, Planeta


(5 / 5) Riflettori di Vinialsuper puntati sul miglior Nero d’Avola Doc presente al supermercato, secondo la nostra recente degustazione alla cieca della Denominazione. È il Sicilia Doc Nero d’Avola 2017 “Plumbago” di Planeta, acquistabile nei supermercati Iper, La grande i a 10,90 euro.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice il vino si presenta di un colore rubino profondo, con riflessi violacei. Al naso, oltre alla marcata nota floreale, si evidenziano frutto rosso maturo, liquirizia, caramella mou, fondo di caffè. In bocca gran freschezza, di nuovo il frutto maturo, una buona vena salina e una chiusura su ricordi di cappero e macchia mediterranea.

Un vino tutto sommato giovane, di prospettiva, che sta ancora cercando il suo perfetto equilibrio. Perfetto l’abbinamento con carni alla brace con le quali ritrova affinità sui toni affumicati e la sua naturale dolcezza che aiuta su eventuali salse.

LA VINIFICAZIONE
Dopo diraspapigiatura e pigiatura, le uve di Nero d’Avola utili alla produzione del Plumbago di Planeta fermentano in vasca di acciaio e rimangono sulle bucce per 14 giorni a 25° gradi, con rimontaggi ripetuti.

Segue svinatura in pressa soffice. Il vino cosi ottenuto effettua la fermentazione malolattica in acciaio e, nel mese di gennaio, viene trasferito in legno per 8 mesi. Dopo un breve affinamento in bottiglia, Plumbago è pronto per essere immesso in commercio.

Tutte le operazioni si svolgono nella cantina di Contrada Ulmo, nel comune di Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento. La medesima zona in cui si trovano i vigneti di Nero d’Avola di Plumbago, in particolare Dispensa e Ulmo.

Prezzo pieno: 10,90 euro
Acquistabile presso: Iper, la Grande i

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Primitivo rosato Salento Igp 2018, Notte Rossa


(5 / 5) Notte Rossa alza il tiro dei rosati in grande distribuzione e presenta la sua nuova etichetta: un rosato da uve Primitivo dal packaging accattivante, non ultimo per la scelta delle stelle “in rilievo” sul collo della bottiglia. Un nuovo vino che dimostra quanto la cantina del Salento creda nel progetto di vini di qualità in vendita al supermercato. Tra l’altro all’insegna di un (sempre) invidiabile rapporto qualità prezzo.

LA DEGUSTAZIONE
Convincente anche all’assaggio il Primitivo rosato Salento Igp Notte Rossa (o Notte “Rosa”, stando al gioco cromatico tra le “s” presenti in etichetta). Nel calice, il nettare si presenta appunto di un colore rosa, tra il salmone e il cipolla, luminoso e brillante.

Al naso, oltre alle piacevoli note fruttate di bosco (lampone, fragolina e ciliegia), paiono evidenti i richiami alle varietà più balsamiche della macchia mediterranea. Belle le tinte minerali, iodate, che riportano la mente al luogo di produzione, i vigneti accanto al mare.

Non mancano sbuffi floreali di rosa e di viola, calibrati e morbidi. Al palato, il Primitivo rosato Notte Rossa non si discosta molto da quanto già avvertito al naso, in un quadro di ottima corrispondenza.

Le note fruttate, quelle saline e i richiami alla macchia mediterranea, che sfociano in stuzzicanti nuances speziate, si fondono in un complesso armonico, piacevole, giustamente rotondo. La tipicità del Primitivo è più che mai esaltata da una vinificazione attenta a preservare le caratteristiche primarie dell’uva.

Ampio il ventaglio di possibilità di abbinamento. L’anima rinfrescante di questo rosato lo rende perfetto a tutto pasto, specie d’estate. Si spazia dagli antipasti all’italiana alle zuppe di pesce, passando per brodetti, pesce
al cartoccio o al forno, formaggi giovani o poco stagionati.

LA VINIFICAZIONE
I vigneti che Notte Rossa ha individuato per la produzione di questa etichetta di Primitivo rosato si trovano in Salento, in Puglia, a circa 100 metri sul livello del mare. L’area è caratterizzata da temperature elevate e da una piovosità medio-bassa.

Il terreno è a medio impasto argilloso, poco profondo e con buona presenza di scheletro. L’epoca di vendemmia coincide con la prima settimana di settembre. Dopo la svinatura parziale del mosto di uve Primitivo, rimasto in macerazione solo qualche ora, avviene la fermentazione in bianco che precede l’affinamento in acciaio.

Prezzo pieno: 6,90 euro
Acquistabile presso: Tigros, Basko, Famila, Sigma, Coop

***DISCLAIMER: La recensione di questa etichetta è stata richiesta a Vinialsupermercato.it dall’inserzionista, ma è stata redatta in totale autonomia dalla nostra testata giornalistica, nel rispetto dei lettori e a garanzia dell’imparzialità che caratterizza i nostri giudizi***

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degustati da noi vini#02

Terre di Chieti Igp Malvasia 2017 “Clorofillae”, Zeropuro Orsogna Winery

(4 / 5) La sostanza oltre alla forma. Già, perché dietro a quel grembiulino da scolaretta “green”, dalle vaghe tinte radical chic, si nasconde un vino di carattere: la Malvasia 2017 “Clorofillae” di Orsogna Winery.

Un nettare dall’anima “ambientalista”, garantita dal brand “Zeropuro“: l’abitino-etichetta è facilmente separabile dalla bottiglia, per favorirne il riciclo attraverso la raccolta differenziata. La forma innovativa rispetta le normative di legge.

Pochi punti di colla, al posto della copiosa “inzuppata” dei vini convenzionali, la tengono ancorata al vetro. Molto più, insomma, dell’ormai sdoganato marketing sui vini da agricoltura biodinamica e “senza solfiti“.

“La sostenibilità come principio ispiratore e metodo pratico di lavoro”, per dirla con le parole della cantina abruzzese, certificata Demeter. Solo solfiti naturali, niente lieviti selezionati, fermentazione spontanea. Ma soprattutto un vino buono.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, la Malvasia Igt Terra di Chieti “Clorofillae” Zeropuro si presenta di un giallo paglierino con riflessi dorati, con velature leggere che ne rivelano il mancato filtraggio. Il naso è intrigante. I marcatori aromatici del vitigno risultano evidenti.

Ma alla frutta a polpa gialla, tendente al maturo, si affiancano preziose note che rimandano agli agrumi. Non mancano leggeri sbuffi speziati, che ricordano lo zenzero. Il sorso è corrispondente. Dopo un ingresso aromatico, il  centro bocca verte su una nota vagamente amara, prima dei ritorni di frutta matura e liquirizia.

Il tutto in quadro di buona freschezza e salinità leggera, che controbilancia in maniera ottimale la polpa. Una Malvasia, “Clorofillae”, che con queste caratteristiche guadagna in complessità e, al contempo, in termini di bevibilità.

Un vino perfetto a tutto pasto, che accompagna bene piatti a base di verdure come torte salate o tortini, oltre a zuppe, pesce e carni bianche. Da provare anche con formaggi di media stagionatura.

LA VINIFICAZIONE
Come tutti i vini di Orsogna Winery, anche l’Igt Terre di Chieti Malvasia “Clorofillae” rispetta alcuni principi fondamentali, garantiti dalla certificazione Demeter Italia.

L’anidride solforosa è usata al minimo dosaggio possibile. Vengono poi evitati coadiuvanti e additivi che incidono sull’ambiente e sulla salute, sia per il loro impiego sia per il loro smaltimento.

Inoltre, tutti i sottoprodotti che derivano dalla lavorazione delle uve, siano essi residui organici o acque reflue, sono gestiti in modo che gli effetti negativi sull’ambiente vengano minimizzati.

Da qui l’attenzione alle etichette, prodotte con una miscela di polvere di pietra (carbonato di calcio) e resine atossiche (polietilene ad alta densità) che agiscono come legante.

Nessun albero viene tagliato durante il processo di produzione della carta pietra perché si utilizza esclusivamente materiale inerte proveniente da scarti di lavorazione come base della sua composizione.

La carta pietra è fotodegradabile in un periodo di 14-18 mesi. È inoltre 100% riciclabile e recuperabile per produrre altra carta pietra, materiali plastici, materiali per l’industria edile e metallurgica e per l’agricoltura.

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birra

Adorable Saison, Beer Farm Hoppy-Hobby

Se l’area nord-ovest di Milano non è famosa per la tradizione vitivinicola, altrettanto non si può dire dal punto di vista brassicolo.

Fra Milano e Varese hanno infatti sede non solo due importanti multinazionali della birra (AB InBev di Gallarate e Carlsberg Italia a Lainate), ma anche molti microbirrifici, brew pub e brew firm.

Ci occupiamo oggi proprio di una birra artigianale milanese, più esattamente di Legnano. Si chiama Adorable ed è una saison prodotta da Hoppy-Hobby Beer farm.

LA DEGUSTAZIONE
Colore dorato leggermente velato, di una velatura uniforme. Schiuma bianca, compatta, abbastanza persistente. Il naso fine, non troppo inteso, apre immediatamente su note fruttate. Frutta bianca, pesca ed albicocca, ed una nota agrumata di scorza d’arancia. Poi spezia morbida come pepe bianco.

In bocca è scorrevole. Di corpo medio e carbonazione fine, quasi setosa. Accompagna bene il sorso ricordando le stesse sensazioni del naso ma con in più una piacevole freschezza che la rende molto beverina.

Ottima birra “di facile beva” può regalare momenti piacevoli condita con amici e quattro chiacchiere ma anche dare soddisfazione a tavola con piatti di mare o, perché no, con carni bianche.

BEER FARM
Nato circa un anno fa, Beer Farm “Hoppy-Hobby” si configura come un vero e proprio laboratorio artigianale. Piccole dimensioni, produzioni contenute, automazione dell’impianto ridotta ai minimi termini.

Scelte compiute per svariati motivi, non ultimo il desiderio di trasferire nelle proprie birre quel sentimento di “genuinità domestica” di cui moto spesso si parla, ma che non sempre trova effettivo riscontro nelle produzioni.

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Cava Arestel Rosado Brut, Lidl

(4 / 5) Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi il caso del Metodo classico spagnolo Cava in vendita a 2,99 euro da Lidl. Oggi, sotto la lente di Vinialsuper finisce la versione rosé: il Cava Arestel Rosado Brut Método Traditional.

LA DEGUSTAZIONE
Monastrell in purezza (varietà nota a livello internazionale come Mourvèdre), solo 12 mesi di sosta sui lieviti, 11,5 la percentuale di alcol in volume per questo spumante ottenuto con la medesima tecnica dello Champagne (seconda fermentazione in bottiglia).

Il Cava Arestel Rosato si presenta nel calice di un colore cerasuolo. Il perlage è fine e di media persistenza. Al naso richiami di frutti rossi che rimandano al melograno, ma anche alla fragola e al ribes.

In bocca l’ingresso è quasi Brut ben dosato, ipotizzabile attorno ai 9-10 punti. La chiusura denota una buona freschezza, ma lunghezza. Da apprezzare, invece, la corrispondenza gusto olfattiva, giocata sulle note di frutta rossa già descritte.

Nel complesso un Cava godibile, dalla beva semplice e piacevole. Il prezzo di 2,99 euro resta il punto forte e condiziona il giudizio: difficile trovare spumanti Metodo classico così ben fatti a quel prezzo.

IL DETTAGLIO

Come già evidenziato da Vinialsuper nella scheda relativa al Cava Extra Brut, si tratta di uno spumante spagnolo prodotto da Arvisa Arsa Cellers Most Dore Sociedad Limitada (ex Invergilo SL) di Barcellona, in Spagna. Un’azienda specializzata nella “preparazione, produzione e commercializzazione di vini, Cava, birre, liquori e tutti i derivati e complementi”.

La società rimanda a Montesquius, noto marchio di spumanti Metodo classico Cava dell’imprenditore Ramon Giné París, dietro al quale si “cela” la linea di vini e spumanti “Made in Spain” denominata “VidVica“.

E’ molto probabile che Arestel sia arrivato sul mercato italiano tramite quello tedesco, grazie al player del retail internazionale Delta Wines, attivissimo sul mercato tedesco, Paese di origine di Lidl. Nel portafoglio di Delta Wines figura tra l’altro An.Ka Wines, società polacca che tra i suoi partner spagnoli ha proprio Arvisa Arsa Cellers Most Dore, con il suo brand “VidVica”.

Tra i partner di An.Ka Wines, in Italia, figurano colossi come Caviro, Cantina di Soave, Toso e Zonin. Insomma: un intrigo internazionale dietro al Cava in vendita da Lidl a 2,99 euro. Con il prezzo che, al posto di lievitare, subisce un clamoroso “taglio” per via della quantità movimentata annualmente dal retailer Lidl e dai suoi partner commerciali. Tutti aspetti che rendono ancora più complicata l’imposizione del Metodo classico italiano in Gdo.

Prezzo: 2,99 euro
Acquistabile presso: Lidl

3/5 (1)

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degustati da noi news vini#02

Edda Lei, Cantine San Marzano: un gioiello della cooperazione italiana

BARI – Tre annate per mostrare quanto è bella “Edda“. Lei, che come tutte le cose preziose guadagna in fascino, col trascorrere del tempo. Radici del Sud 2018 regala un’altra emozione alla stampa italiana e internazionale, con una verticale della gemma di Cantine San Marzano andata in scena poco fa al ristorante Al Pescatore di Bari.

Tre vendemmie del Bianco Salento Igp che fanno onore a tutto il sistema cooperativo vitivinicolo italiano. Ennesima riprova che si può essere grandi (12 milioni di bottiglie, 1.500 ettari e 1.200 soci per la coop di San Marzano di San Giuseppe, Taranto) senza maltrattare la qualità. Anzi, promuovendola.

Certamente uno dei bianchi italiani del momento, grazie anche a uno straordinario rapporto qualità prezzo: inferiore ai 20 euro in cantina, assestandosi sui 15-16 euro. Un vino riservato al canale Horeca e alla ristorazione, fascinoso sin dall’etichetta, molto essenziale ma curata.

Di fatto, “Edda Lei”, è un Bianco del Salento dalla specifica connotazione territoriale. Il blend nasce nel 2015, aggiungendo alla base Chardonnay (80%) un 20% composto da Fiano Minutolo e Moscatello Selvatico.

Il progetto a lungo termine è tuttavia quello di incrementare, vendemmia dopo vendemmia, la caratterizzazione conferita degli autoctoni. Le annate 2016 e 2017 vedono così una riduzione della percentuale di Chardonnay. Con Fiano Minutolo, Moscatello selvatico e un 5% di altri indigeni a guadagnare terreno nei confronti del vitigno internazionale.

LA VERTICALE 2017-2015
Il risultato? Un vino, “Edda Lei”, che si mostra ampio e glicerico nella vendemmia 2015, senza rinunciare tuttavia ai muscoli ben definiti dalla balsamicità del Minutolo. Chardonnay e Moscato si rimbalzano richiami di pasticceria e sbuffi aromatici.

E’ al palato che il vino “spinge” più, mostrando ancora una pregevole verticalità. Nonché ulteriori margini di positivo affinamento, garantito da un’acidità viva, dinamica. Gran bella chiusura su note di talco e crema pasticcera al lime.

E’ un giallo paglierino intenso e luminoso quello che colora il calice della vendemmia 2016. I riflessi sono quelli dorati, caratterizzanti in toto la cromia della vendemmia 2015. Il campione centrale della verticale è quello che offre forse il corredo più completo e la complessità più marcata.

Le note balsamiche, tipiche del Fiano Minutolo, paiono perfettamente integrate con quelle aromatiche del Moscatello selvatico, varietà che presenta comunque componenti di freschezza. Talco, resina di pino dominano naso e ingresso in bocca. Il palato poi si accende di un’acidità giocata sull’arnica. Lungo e preciso il retro olfattivo.

L’ultima vendemmia di “Edda Lei” in degustazione, la 2017, è di fatto una fanciulla in confronto alle più evolute 2016 e 2015. Un vino adatto ad abbinamenti meno più rigorosi a tavola, visto il crepitio di sentori di lime, buccia di bergamotto e arancia.

Non si tratta tuttavia della classica lama nel burro. “Edda”, pur giovane, è già ben educata da bilanciatissimi componenti gliceriche, che si materializzano sotto forma di pesca, sciroppo d’ananas e mango maturo. Un vino che fa già della grazia e della misura la sua regola d’oro. Da professare ancor più domani. E domani ancora.

LA VINIFICAZIONE
Le uve che compongono il blend di “Edda Lei” provengono dai vigneti di Mauro di Maggio, attuale direttore di Cantina San Marzano. Vengono diraspate e lasciate in criomacerazione, per qualche ora.

La fase successiva prevede la pressatura soffice delle vinacce, seguita da una decantazione statica a freddo. Un passaggio fondamentale per un illimpidimento naturale. La fermentazione alcolica ha luogo in barrique di rovere francese nuove.

L’affinamento prevede un periodo sui lieviti – sempre in barrique – per 4 mesi con batonnage settimanale. Secondo le stime di Cantina San Marzano, la capacità di invecchiamento di “Edda Lei” si assesterebbe sui 5 anni. Un grande risultato per un bianco simbolo della Puglia del vino di qualità.

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degustati da noi news vini#02

Dal garage di casa a Radici del Sud 2018: i grandi Greco di Tufo di Sertura

Da “garagista” a star di Radici del Sud 2018, con una strepitosa verticale di Greco di Tufo. Ne ha fatta di strada Giancarlo Barbieri, che con la sua cantina Sertura interpreta in maniera preziosa il grande vitigno della Campania.

E’ lui a firmare, su iniziativa di Nicola Campanile, patron di Radici del Sud, la scalata 2014 – 2009 di Greco di Tufo Docg, andata in scena lunedì sera all’Hotel Rondò di Bari. Il modo migliore per dare il via al concorso che decreterà i migliori vini delle regioni del Sud Italia: quelli più “tipici” e rappresentativi.

Un’Irpinia dipinta col pennello, annata per annata, dalla cantina nata dal sogno di Giancarlo Barbieri. Un salto dai vini prodotti e consumati a livello famigliare, fino all’ultima vendemmia. La 2017, non ancora in commercio in enoteca e nella ristorazione.

Già, perché il Greco di Tufo va aspettato. Un vitigno che come pochi è capace di pennellare nel calice i tratti del terroir nel quale affonda le radici. Giancarlo Barbieri, questo, lo sa. E i calici del suo Greco Docg parlano chiaro.

Greco di Tufo Docg 2017, Sertura (campione di botte, in commercio da maggio 2019)
Annata calda, siccitosa. Si assiste una selezione “naturale” dei grappoli, per via di una pesante gelata primaverile. Ma le uve portate “in cascina” sono di altissimo livello. Poche. Ma buone.

Fondamentale, in questo quadro, l’epoca di raccolta. Al punto corretto del bilanciamento tra alcol e acidità. Il campione di botte della vendemmia 2017 è giovane e scalpitante. Ma evidenzia le capacità di ascolto di Barbieri del proprio vitigno prediletto.

Colore giallo paglierino scarico, note fruttate al naso che raccontano del sole di Avellino. Ci pensa l’agrume a conferire freschezza e corrispondenza naso-bocca a un vino che promette molto bene. Per ora, giusto lascialo scalpitare. Aspettando che si stanchi di battere i pugni, per lasciarsi apprezzare (voto: 90/100).

Greco di Tufo Docg 2016, Sertura (annata in commercio)
Estate fresca, a tratti piovosa. Condizioni ideali per i vini dell’Irpinia, terra che allarga le braccia sotto la pioggia e si bagna volentieri, se il Cielo decide di non esagerare.

In bocca la nota tipica, amara, del Greco di Tufo. La mineralità, in questo calice, la fa da padrona. Un vino perfetto per la tavola, in abbinamento con piatti ricercati, ma anche adatto a rinfrescare dalla calura estiva, grazie a un sorso freddo, che inizia a tendere al mentolato (voto: 90/100).

Greco di Tufo Docg 2015, Sertura
Il vigneto fa i conti col freddo, in epoca di fioritura. Una delle annate magiche per il Greco di Tufo in Irpinia, la 2015. A cinque anni esatti dalla strepitosa 2010.

Il calice si tinge allora di un giallo dorato pregevole, invitante, curioso. Al naso la consueta mineralità, precisa. Calibrata. Dosata alla perfezione con percezioni citriche, altrettanto caratteristi diche.

La bocca è dritta, verticale. Il Greco di Tufo di Sertura inizia forse – a partire da questa annata – inizia a svoltare. Ma c’è un fil rouge che lega ancora la 2015 alle annate meno pronte.

A tre anni dalla vendemmia, il vino si esprime su livelli non ancora degni del potenziale assoluto. Un vino che sarà grandissimo l’anno prossimo. Immenso, più in là. Per chi riuscirà a conservarne qualche bottiglia in cantina (voto: 92/100).

Greco di Tufo Docg 2014, Sertura
Estate piovosa, dopo un inverno caldo. Le follie del meteo condizionano il Greco di Tufo 2014 anche durante l’epoca di raccolta: un agosto bagnato, contro il quale Barbieri sfodera le proprie abilità da agronomo consumato.

Defogliazione e diradamento dei grappoli consentono di portare in cantina un’annata che ci sentiamo di premiare come la migliore in commercio – attualmente – per Sertura Vini d’Irpinia (in lotta aperta con la vendemmia 2013, di gestione meno difficoltosa dal punto di vista agronomico).

Il naso del Greco di Tufo 2014 è il più evoluto di tutti. Banalità? Non proprio. Solo di fronte a un esame attento si esclude la possibilità – poi esclusa ufficialmente – che il produttore abbia utilizzato parzialmente del legno in vinificazione.

Zolfo, tabacco e percezioni fumè, ad ampliare lo spettro di un frutto come capace come pochi di condurre “streight to the point”, attraverso la consueta verticalità giocata sull’agrume. Il naso è un concentrato di emozioni concepite per chi non ha fretta.

Un vino da aspettato nel calice, come si aspetta sotto casa una bella donna. Prima di andare al cinema a godersi un bel film. In bocca la corrispondenza è pressoché totale e conferma il tratto più evidente e tranchant della vendemmia 2014 in casa Sertura: una pregevole balsamicità verde (voto: 96/100).

Greco di Tufo Docg 2013, Sertura
Annata fresca e abbondante, ma non per questo “facile”. Si parla infatti di una sorta di “vendemmia tardiva” in Irpinia, per via dell’epoca di raccolta (ovviamente non del grado zuccherino).

Quanto alla descrizione, poco da aggiungere rispetto alle considerazioni già fatte in precedenza, per la vendemmia 2014. Ma qui manca il risvolto balsamico, che può piacere o meno. Le due vendemmie (2013 e 2014) sembrano sorelle: altissimo livello, vini perfetti.

Ma qui manca quel quid che la 2014 – forse a causa di un lavoro ancora più accurato nella selezione delle uve in vigna, per via del meteo – riesce a esprimere prima al naso, poi al sorso e, infine, nel retrolfattivo (voto: 94/100).

Greco di Tufo 2009, Sertura
Vino frutto dell’ultima vendemmia “casalinga” di Giancarlo Barbieri, nel garage di casa. Ma provate a piazzarlo in una degustazione alla cieca, tra amici. Nessuno – ne siamo certi – riuscirà a capire che si tratta di un vino realizzato per hobby.

Un Greco di Tufo carico, pieno, col naso più morbido di tutti, pur conservando i tratti vulcanici tipici dell’area vesuviana e i risvolti citrici del vitigno. Un vino impreziosito da una nota vagamente idrocarburica, che contribuisce a creare ulteriore fascino all’inizio di una storia che, per Sertura, si preannuncia infinita (voto: 90/100).

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vini#1

Metodo classico Brut Rosé 2014 Leggiadro, Produttori Vini Manduria

Leggiadro, sì. Ma non banale. Il Metodo classico Brut Rosé millesimato 2014 della cantina Produttori Vini Manduria si presenta di un colore commercialmente bellissimo, tipico dei Negroamaro spumantizzati moderni, che guardano al mercato internazionale.

LA DEGUSTAZIONE
Un rosa, per intenderci, a metà tra il provenzale e il buccia di cipolla, con riflessi aranciati. Vendemmia 2014, come detto, e sboccatura 2016, ne fanno uno spumante più che mai pronto nel calice. Con ampi margini di ulteriore miglioramento.

Il perlage è mediamente fine e molto persistente. Dal vetro si elevano i sentori tipici dell’uvaggio Negroamaro. Dunque sottobosco, con lamponi e fragoline a dominare la scena. Ma anche richiami agrumati che ricordano la buccia dell’arancia e il bergamotto, antesignani di un ingresso in bocca “dritto”, frangrante.

Un contesto nel quale il perlage risulta tuttavia leggermente invasivo, con la “bollicina” che sembra intromettersi troppo nel sorso. Superato questo ostacolo, la beva si ingentilisce per azione del glucosio.

E’ questo il momento esatto in cui la bottiglia, opaca e setosa al tatto, sembra assomigliare alla perfezione al nettare “Leggiadro” che attende solo di essere versato e degustato.

La chiusura è di buona persistenza, tutta giocata su sentori fruttati e sapidi, che tendono a rivelare piacevoli risvolti erbacei amari, riconducibili al rabarbaro. Uno spumante da apprezzare a tutto pasto, connotato da una semplicità non banale che lo rende adatto ad accompagnare piatti non troppo elaborati di pesce e di carne.

LA VINIFICAZIONE
Uve Negramaro in purezza per questo spumante Salento Igp Metodo Classico millesimato di Produttori Vini Manduria. L’età dei vigneti si aggira attorno ai 30 anni. La vendemmia avviene in occasione della prima decade di settembre.

Le uve vengono raccolte e vinificate nella cantina di Manduria (TA), prima che il vino sia sottoposto a rifermentazione in bottiglia ed affinamento sui lieviti, fino alla sboccatura.

Cantina Produttori Manduria è una Società Cooperativa agricola nata nel 1928. Oggi può contare su mille ettari di vigneti – per metà allevati con il tradizionale “alberello” – e 400 conferitori totali.

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Vini al supermercato

Tempranillo Bio Vegan Igp Vino de la Tierra de Castilla 2016

(4 / 5) Uno di quegli assaggi a cui ti accosti con sospetto, per poi ricrederti. Il Tempranillo Bio Vegan Vino de la Tierra de Castilla, in vendita nei supermercati Penny Market, in fin dei conti convince.

E lo fa nonostante il prezzo irrisorio e quei marchi (“Bio” e “Vegan”) che sembrano messi lì un po’ così: giusto come specchietti per le allodole. Scopriamo cosa racconta il calice di questo vino spagnolo distribuito da Quality Wine Select GmbH.

LA DEGUSTAZIONE
Prima avvertenza: si tratta di un vino con tappo a vite, segno del mercato internazionale di cui gode questa referenza nella galassia di punti vendita Penny Market. Un aspetto, questo, che non inficia assolutamente sulla qualità del vino. Anzi.

Nel calice, questo Tempranillo Bio Vegan si presenta di un rosso rubino luminoso e allettante, poco trasparente. Al naso sentori puliti di piccoli frutti a bacca rossa: fragolina di bosco, lampone, ribes.

Il nettare si rivela nella sua completezza dopo qualche minuto, sfoderando anche altri nuovi sentori che rimandano alla macchia mediterranea. Superati con abbondante sufficienza i primi due esami, ecco la prova del palato.

Il Tempranillo Igp Castilla di Penny Market regala un ingresso morbido, tutto giocato sulla fluidità di un frutto che si conferma più che pulito. C’è corrispondenza assoluta tra naso e bocca.

La nota dominante è quella di fragolina, prima di una chiusura leggermente astringente, non tanto per il tannino, quanto per l’acidità. Un vino più che mai equilibrato quello selezionato da Penny Market per un mercato italiano che, a questi prezzi, in molti casi regala referenze peggiori.

Il Tempranillo Bio Vegan Igp Vino de la Tierra de Castilla 2016 è adatto ad accompagnare la tavola a tutto pasto. Offre il meglio di sé con piatti non troppo elaborati a base di carne, dal ragù dei primi alle bistecche di manzo o bovino.

Prezzo: 1,99 euro
Acquistato presso: Penny Market

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vini#1

Alto Adige Riesling Doc 2015, Laimburg

L’Alto Adige Riesling DOC 2015 è un elegante vino nato da una preziosa ricerca sul vitigno iniziata oltre trent’anni fa nei vigneti di Montefranco, piccola località di Merano.

LA DEGUSTAZIONE
Giallo paglierino con ricordi di oro bianco brillante, dalla consistenza importante complice i 13,5°. Al naso delicato bouquet fruttato, con aromi di pesca, mandarino, kiwi  e note minerali di gesso.

Vino di carattere, un perfetto equilibrio tra la morbidezza e la tipica acidità del Riesling, che regala una beva intensa e persistente.

Abbinamento ideale a piatti tipici della cucina mediterranea, come un cous cous di verdure, oppure per un aperitivo importante e piacevole.

LA VINIFICAZIONE
L’Alto Adige Riesling Doc 2015 nasce su un suolo porfirico e sabbioso nel pendio sud occidentale di Montefranco, a 500 metri sopra il livello del mare.

Se ben conservato, il 2015 può attendere qualche anno in bottiglia per essere poi degustato maturo.

Nata nel 1975 come costola del Centro per la Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg, la cantina di proprietà della Provincia Autonoma di Bolzano rappresenta un fiore all’occhiello del panorama Nazionale.

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news ed eventi

I migliori assaggi a Vinitaly 2018

VERONA – Vinitaly in versione “Fast and Furious” quest’anno per la nostra redazione, al termine di una settimana di degustazioni in giro per mezza Italia (visita alle tre Tenute Lunelli, poi ViniVeri e VinNatur, prima della domenica d’apertura della Fiera veronese).

Tutti momenti che vi racconteremo quanto prima. Oggi è il turno dei migliori vini scovati a Vinitaly 2018. Eccoli di seguito, nel consueto ordine: dalle “bollicine” ai rossi.

SPUMANTI
Spumante Millesimato Pas Dosè 2016, Tenuta Sarno 1860. Sua maestà il Fiano di Avellino, in una versione spumantizzata degna delle geometrie di Kandinsky. Punto, linea e superficie, tutte in un sorso.

Si parte di fatto da un’ottima base. Quella del vigneto “Giardino”, a Candida (AV), il più alto in Irpinia destinato a varietà a bacca bianca (650 metri sul livello del mare). Per la produzione dello spumante, Maura Sarno e il suo entourage scelgono il versante nord ovest, meno esposto al sole rispetto a quello destinato al Fiano fermo.

Punto, linea e superficie si incontrano così in un calice che si veste d’un giallo luminoso, rinvigorito da un perlage fine e vivace, glitterato. Il naso cattura con i suoi richiami agrumati e taglienti di lime e bergamotto.

La balsamicità espressa dalle note di salvia dà un tono ancora più fine, assieme a misurate tinte di miele d’acacia. In bocca la corrispondenza è pressoché totale, con una nota di pesca a iniziare un valzer di sensazioni verticali, con nota minerale salina netta.

Un Pas Dosè godurioso, gastronomico (nel senso nobile del termine), ben fatto. Settemila bottiglie prodotte per l’annata 2016 (12 mesi sui lieviti), non prodotto lo scorso anno per via del caldo eccessivo.

 

Metodo Classico Brut “N1”, Azienda Agraria Moretti Omero. Trenta mesi sui lieviti (vendemmia 2015) per uno spumante insolito, prodotto con uve Trebbiano Spoletino biologiche allevate a 400 metri sul livello del mare, a Giano dell’Umbria, in provincia di Perugia.

Giallo paglierino, perlage fine e persistente. Naso a metà tra il fruttato e il floreale, con pregevole risvolto sulle erbe di campo e un tocco (che non guasta, in questo caso) di crosta di pane. Liqueur ben dosata, non snaturante, e pregevole sbuffo leggero di pepe bianco.

Bello il gioco, in bocca, tra le fresche note agrumate (lime), quelle più morbide di pesca e la chiusura sulla nocciola. Il tutto avvolto da una “bollicina” cremosa. Ottimo compromesso per chi cerca l’equilibrio tra croccantezza, rotondità e freschezza nello stesso calice di spumante. Prezzaccio (in cantina): solo 14 euro!

VINI BIANCHI
Colline Laziali Igt Bianco 2017, L’Avventura Società Agricola. In attesa della versione “non filtrata”, che si preannuncia ancora più interessante, ecco un bianco da uve Frascati dall’eccezionale rapporto qualità prezzo (4,50 euro agli operatori).

Si tratta infatti del vino “d’ingresso” de L’Avventura, la recente scommessa di Stefano Matturro e consorte a Paliano, in provincia di Frosinone. Un prodotto senza solfiti aggiunti. A colpire è un naso giocato a metà tra le noti verdi, erbacee, e la frutta esotica. Bella beva, di semplicità solo apparente.

Umbria Igt Grechetto 2017 senza solfiti aggiunti, Vini Di Filippo. Protocollo biodinamico per il Grechetto senza solfiti aggiunti della cantina Di Filippo. Siamo a Cannara, in provincia di Perugia.

Qui i vigneti sono lavorati da Roberto Di Filippo con l’ausilio di cavalli, oche e mezzi artigianali di legno e ferro prodotti dallo stesso viticoltore, in pieno stile Agro forestry.

Ecco dunque l’Amish dei Grechetto. Un vino che si stacca nettamente dalla media di tanti altri bianchi del Centro Italia. Giallo dorato nel calice, dove il nettare presenta leggere velature naturali.

Naso bellissimo, ed è già un successo: fiori secchi, frutta a polpa bianca e gialla matura, un tocco minerale e un rintocco speziato. Un vino da aspettare e riannusare per apprezzarne tutti i profumi.

Come quello di radice di liquirizia, dapprima timido, poi quasi impetuoso. Al palato un filo di tannino rende il quadro ancora più interessante, su note corrispondenti all’olfatto. Davvero un bell’unicum.

Alto Adige Gewürztraminer Doc 2016 “Nussbaumer”, Cantina Tramin. Tra tutti i prodotti di cantina di Cantina Tramin, segnaliamo questo: un “must” per chi non l’avesse ancora testato.

Un Gewürztraminer capace di incollare letteralmente naso e bocca al calice, un passo sopra il (seppur ottimo) Gewürz “base” 2017 di Tramin, “Selida” (sempre se di “base”, con Tramin di mezzo, si possa parlare).

Straordinaria, a Vinitaly, la prova della longevità di questo vitigno con l’assaggio della vendemmia 2011 di Nussbaumer, concessa a vinialsuper dal direttore tecnico Willi Stürz e da Günther Facchinelli, Pr & Communication di quello scrigno altoatesino chiamato Cantina Tramin.

Un aspetto, questo, che approfondiremo presto attraverso un altro articolo, con l’intervista esclusiva ai due rappresentanti della cooperativa di Termeno.

Friulano (Jakot) 2016 “t.f.”, Valter Sirk. In Vino Valter. Potrebbe suonare così la sintesi dei nostri assaggi di tutta la linea di Valter Sirk a Vinitaly 2018. Siamo tra Dobrovo (italianizzato “Castel Dobro”) e il piccolo villaggio di Višnjevik, nel cuore pulsante del Collio Sloveno. Dieci minuti dal confine italiano.

Valter Sirk e il suo socio Giuseppe Aldé paiono Stanlio e (C)Ollio. Vinitaly, in fondo, può essere una festa se le cose ti girano bene. E allora tutti invitati. Tanto il vino lo portano loro. E che vino. Non ce n’è uno che delude in tutta la linea. Ma a noi tocca scegliere.

Potremmo parlarvi del superlativo Pinot Bianco 2011 della linea “Contea”. Invece vi suggeriamo la tipicità di Jakot, corrispettivo sloveno di “Friulano” (“t.f.” sta proprio per “Tocai Friulano”: provate a leggere “Jakot” al contrario). Un nettare che matura per l’80% in acciaio e, per la restante parte, in acacia.

Il naso è di un’ampiezza rara: si incontrano una buona vena minerale, profumi di erbe, frutta a polpa bianca e fiori. In bocca la sapidità è evidente, ma è solo una dei convitati.

La vinificazione in acciaio valorizza i primari dell’uva e l’acacia non li snatura. E dunque ecco una bella vena fresca, rinvigorita da sbuffi di pepe bianco. La chiusura è più che mai tipica, sulla mandorla amara. Ottimo vino, oggi. Domani ancor di più, per chi ha il coraggio di aspettarlo.

VINI ROSSI
Oseleta 2016, Corte Archi. A nostro avviso uno dei vitigni a bacca rossa meno noti, eppure più interessanti, dell’intero panorama del Veneto. Non a caso, da sempre, è tra le varietà che compongono (seppur in percentuali minime) l’Amarone della Valpolicella.

Proprio in Valpolicella opera Corte Archi, per mano di Fernando Campagnola e consorte. In questa Oseleta si trovano splendidamente mixati tutti i tratti tipici del vitigno: la vena animale, grezza, quella vegetale speziata, oltre a pennellate di frutto raffinato che conferiscono eleganza al quadro.

Un vino capace di coniugare potenza, persistenza, complessità e lunghezza. Tra l’altro, con evidenti potenzialità d’invecchiamento.

Cannonau di Sardegna Doc 2016, Antonella Corda. Fate largo in cantina per un Cannonau sui generis, che ci piace definire con un neologismo: Pinotnau.

Se avete in mente la potenza imperscrutabile e l’alcolicità spinta di tanti (troppi) Cannonau, ecco un’interpretazione elegantissima del re dei vitigni a bacca rossa Made in Sardegna.

Un vino che assomiglia tanto ad Antonella Corda, donna dai modi eleganti che nel 2010 ha preso in mano l’azienda di famiglia a Serdiana, poco lontano da Dolianova (CA), assieme al compagno Christian Puecher, venuto dal lontano Trentino.

Un Cannonau che, nel calice, pare un Pinot Nero. Sin dal colore. Un luminoso rosso rubino, dal quale si spigionano note raffinate di piccoli frutti a bacca rossa che ritroveremo anche al palato, assieme a tannini di velluto e un tocco speziato che non guasta.

Ad accompagnare verso un finale lungo sono le note minerali, che ben si coniugano con quelle fruttate. Un vino dall’alcolicità sostenuta (14%) ma tutt’altro che percettibile. Tanto da far pensare a un perfetto consumo anche d’estate, leggermente raffreddato.

Il segreto del Cannoau “Pinotnau” di Antonella Corda consiste nel mix tra una macerazione delicatissima delle uve, in grado di non snaturare il varietale, e l’utilizzo sapiente di botti di non tostate di rovere francese. Chapeau.

Trentino Marzemino Superiore d’Isera Doc 2015, De Tarczal. “Mr Marzemino” sta a Isera e di nome fa Ruggero dell’Adami De Tarczal. Il piccolo borgo alle porte di Trento, a un passo dalla cittadina di Rovereto, custodisce cantine ancora tutte da scoprire, come De Tarczal.

Una storia antica quella della famiglia di Ruggero, che oggi può contare sull’apporto delle due figlie (una in cantina, l’altra impiegata nell’annesso ristorante-vineria) e sulla mano di giovane ed ottimo enologo, Matteo Marzari, che dal 2003 sta valorizzando in maniera esemplare il patrimonio viticolo dei De Tarczal.

Tra i rossi preferiamo il Marzemino Superiore 2015 (vino, tra l’altro, dall’ottimo rapporto qualità prezzo). Naso elegante, tutto giocato sulle note tipiche di un vitigno da altri (troppi) bistrattato e scialacquato.

E dunque ribes, lamponi, marasca, un tocco di mora e viola mammola. Con l’inconfondibile risvolto speziato. Un nettare che evidenzia la giusta corrispondenza al palato, con l’apporto di pregevoli venature minerali.

E in effetti è la mineralità il fil rouge che lega i vini di De Tarzal (provare per credere anche il blend Manzoni Bianco-Pinot Bianco “Belvedere” 2013 e lo Chardonnay in purezza “Felix” 2016). Chiusura altrettanto raffinata, con rintocchi di liquirizia dolce. Il Marzemino in cravatta.

Chianti Classico Docg 2015 Borgo Scopeto. E’ il Chianti Classico che ha ottenuto il punteggio maggiore (94 punti) in occasione della degustazione alla cieca effettuata a Vinitaly 2018 in collaborazione con il Consorzio Chianti Classico (qui tutti i punteggi). Un vino prodotto dall’omonima azienda agricola di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena.

Una cantina che collabora con la catena di supermercati a insegna “Iper La Grande i” per il progetto di private label “Grandi Vigne” e che, per questo, è stata inserita nella blind tasting.

Un risultato – il primo posto assoluto – che dimostra il grande lavoro fatto in Italia dall’agenzia Think Quality di Cuneo, assieme al buyer di segmento di Iper (ve ne abbiamo già parlato qui) per la selezione di incredibili referenze “qualità prezzo” da proporre a scaffale.

I vigneti da cui si ottiene l’omonimo Chianti Classico si trovano a un’altezza compresa tra i 350 e i 420 metri (70 ettari complessivi).

Si tratta del prodotto d’entrata della cantina toscana, che produce anche una Riserva (“Vigna Misciano”), un Supertuscan (“Borgonero”) e lo storico “Vin Santo”, oltre a grappa ed olio (non presenti in Gdo).

Il Chianti Classico Docg 2015 “Borgo Scoperto” (campione cieco numero 10), colpisce sin da subito per il suo colore luminoso, limpidissimo. Al naso la gran finezza espressa dalle note di piccoli frutti di bosco, degne di un grande Pinot Noir.

Un’eleganza che si ripropone con prorompente determinazione anche al palato, lunghissimo. Il frutto è di pulizia cristallina e il tannino è molto ben integrato. Un vino pronto, dall’equilibrio straordinario. Ma anche di chiara prospettiva.

VINI DA DESSERT
Alto Adige Gewürztraminer Doc 2009 “Epokale”, Cantina Tramin. Torniamo a Termeno per raccontare quell’angolo di paradiso in terra che Cantina Tramin ha deciso di racchiudere in bottiglia, chiamandolo non a caso “Epokale”.

In realtà il nome è dovuto all’annata straordinaria in Alto Adige, la 2009 appunto, che ha consentito la produzione di questa vendemmia tardiva di Gewürztraminer. Nel calice il colore giallo oro è di per sé invitante.

La sorpresa (una conferma assoluta per chi conosce il modus operandi di Tramin) è il perfetto, divino, equilibrio tra note dolci, acidità e mineralità.

Frutto non solo di un’annata da ricordare, ma anche del coraggio di aspettare il momento giusto per l’immissione in commercio di questo raro Gewürz.

Si comincia della cernita dei migliori acini di due vigneti, vicino a Maso Nussbaumer, tra i 420 e i 440 metri sul livello del mare. Dopo un’attenta vinificazione, la fase delicata di affinamento in piccoli contenitori d’acciaio, a contatto continuo con i lieviti per otto mesi.

Dopo l’imbottigliamento, avvenuto nell’agosto del 2010, “Epokale” è stato portato nella miniera di Monteneve, in Val Ridanna (2 mila metri di quota).

Qui è stato stoccato per quasi sette anni al buio, a 4 chilometri dall’imbocco della galleria, a una profondità di 450 metri sotto la montagna. Temperatura e umidità costanti hanno consentito al nettare di trasformarsi, oggi, in pura poesia nel calice.

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Vini al supermercato

I migliori Chianti Classico in vendita al supermercato: Borgo Scopeto, Ricasoli e Antinori

E’ Borgo Scopeto 2015 il miglior Chianti Classico Docg acquistabile al supermercato. Medaglia d’argento per “Brolio Bettino” 2015 di Barone Ricasoli. Bronzo per “Peppoli” 2016 di Antinori.

Questo l’esito della degustazione alla cieca condotta da vinialsuper lunedì, a Vinitaly. Una bling tasting che premia altre quattro etichette, sopra i 90 punti.

Diciannove, in totale, i campioni di “Gallo Nero” rigorosamente stagnolati dal Consorzio di Tutela del Chianti Classico e serviti nel nuovo, pregevole calice firmato da RCR Cristalleria Italiana, che alla kermesse di Verona 2018 ha fatto così il suo esordio.

1° CLASSIFICATO
Chianti Classico Docg 2015 Borgo Scopeto (96 punti vinialsuper) (5 / 5)

Un Chianti Classico prodotto dall’omonima azienda agricola di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena.

Una cantina che collabora con la catena di supermercati a insegna “Iper La Grande i” per il progetto di private label “Grandi Vigne” e che, per questo, è stata inserita nella blind tasting.

Un risultato – il primo posto assoluto – che dimostra il grande lavoro fatto in Italia dall’agenzia Think Quality di Cuneo, assieme al buyer di segmento di Iper (ve ne abbiamo già parlato qui) per la selezione di incredibili referenze “qualità prezzo” da proporre a scaffale.

I vigneti da cui si ottiene l’omonimo Chianti Classico si trovano a un’altezza compresa tra i 350 e i 420 metri (70 ettari complessivi).

Si tratta del prodotto d’entrata della cantina toscana, che produce anche una Riserva (“Vigna Misciano”), un Supertuscan (“Borgonero”) e lo storico “Vin Santo”, oltre a grappa ed olio (non presenti in Gdo).

Il Chianti Classico Docg 2015 “Borgo Scoperto” (campione cieco numero 10), colpisce sin da subito per il suo colore luminoso, limpidissimo. Al naso la gran finezza espressa dalle note di piccoli frutti di bosco, degne di un grande Pinot Noir.

Un’eleganza che si ripropone con prorompente determinazione anche al palato, lunghissimo. Il frutto è di pulizia cristallina e il tannino è molto ben integrato. Un vino pronto, dall’equilibrio straordinario. Ma anche di chiara prospettiva.

2° CLASSIFICATO
Chianti Classico Docg 2015 “Brolio Bettino”, Barone Ricasoli (94 punti vinialsuper) (5 / 5)
Uno dei Chianti Classico meno confondibili sullo scaffale del supermercato, per l’elegante etichetta di colore blu, con scritta dorata e stemma.

Tra gli altri, potrete trovarlo certamente negli store Esselunga dotati di enoteca a gondola. Un solo punto stacca “Brolio Bettino” (campione cieco numero 13) dal Chianti Classico classificatosi terzo.

A convincere, in questo caso, è dapprima l’ampiezza fine del naso, che spazia dalla confettura di ciliegia alla macchia mediterranea, passando per una speziatura che pare dosata da uno chef. Il tutto su sottofondo minerale.

Al palato si apre come d’improvviso, esprimendo tutta la sua potente eleganza dopo un ingresso garbato. Lungo e balsamico, conferma anche in bocca un’ampiezza da primato. Bellissimo il gioco tra acidità, sapidità e note fruttate che domina anche il retro olfattivo.

Ricasoli 1141 si conferma così tra le aziende maggiormente capaci di rappresentare la grandezza del Chianti Classico, anche in Gdo.

Duecentotrentacinque ettari di vigneto che abbracciano il Castello di Brolio, nel Comune di Gaiole in Chianti, oggi di proprietà del Barone Francesco Ricasoli.

3° CLASSIFICATO
Chianti Classico Docg 2016 “Peppoli”, Antinori
Presentazione forse inutile per uno dei prodotti più noti, se non il simbolo, della qualità del Chianti Classico nella grande distribuzione. “Peppoli” 2016 è il campione cieco numero 7 della degustazione alla cieca condotta da vinialsuper a Vinitaly.

Quello che spariglia le carte: i 6 campioni precedenti, di fatto si fermano a una media di 85 punti. Tra veri alti e bassi (oscillazione tra gli 81 e un meritatissimo 90).

Per il suo rapporto qualità-prezzo, certamente l’etichetta più alla portata di tutti: il costo, al supermercato (per esempio in Esselunga), oscilla dai 9 ai 12 euro.

Sin dal colore e dal naso è chiaro che si tratti di un Chianti Classico in stile moderno. La parte olfattiva è dominata dal frutto, ma accompagnata da altri sentori che la completano e rendono – proprio per questo – pregevole.

C’è il vegetale (macchia mediterranea), c’è il fiore di viola. Non manca un risolto minerale, sapido. Avesse avuto un po’ più di struttura al palato, si sarebbe rivelato ancora più apprezzabile.

Ma la ricerca della Famiglia Antinori, qui, è tutta incentrata sulla prontezza della beva. Obiettivo centrato in pieno, pensando soprattutto ai Millennials.

GLI ALTRI VOTI SOPRA A 90
Sono quattro, come anticipato, gli altri Chianti Classico che hanno ottenuto un punteggio superiore a 90. Partendo proprio da qui, ecco Volpaia 2016 di Castello di Volpaia.

Stesso punteggio per il Chianti Classico Docg 2015 di “Casa Sola“. Ma sono Banfi e Cecchi (92 punti per uno) a insidiare il terzo posto di Antinori.

La prima con “Fonte alla Selva” 2015: vino di grandissima prospettiva futura, oggi forse ancora un po’ troppo difficile per il cliente Gdo. La seconda con il Chianti Classico Docg “Riserva di Famiglia” 2014.

IL COMMENTO DEL CONSORZIO
“La nostra denominazione – ha spiegato Carlotta Gori, direttrice del Consorzio del vino Chianti Classico – si comporta tutto sommato bene in Grande distribuzione. La vera sfida è continuare a dialogare con le insegne rispetto alla spinta promozionale. E far loro comprendere che bisogna tutelare territorio, produttori e denominazione”.

TUTTI I VOTI

2016
1) Castellare di Castellina (85 punti)
2) Badia a Coltibuono – vino biologico (81 punti)
3) Fonterutoli Mazzei (78 punti)
4) Castello di Volpaia (90 punti)
5) Coli (88 punti)
6) Dievole (88 punti)
7) Peppoli Antinori (93 punti)
8) San Felice (80 punti)

2015
9) Aiola 2015 (79 punti)
10) Borgo Scopeto (96 punti)
11) Clemente VII, Castelli del Gravepesa (89 punti)
12) Lamole di Lamole, Frescobaldi (87 punti)
13) Brolio Bettino, Barone Ricasoli (94 punti)
14) Fonte alla Selva, Banfi (92 punti)
15) Casa Sola (90 punti)
16) Granaio, Melini (87 punti)

2014
17) Contessa di Radda, Produttori del Chianti geografico (87 punti)
18) Cecchi, Riserva di Famiglia (92 punti)

2011 Gran Selezione
19) Valiano (89 punti)

Degustazione effettuata da: Davide Bortone, Viviana Borriello, Giacomo Merlotti – #vinialsuper

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Vini al supermercato

Alto Adige Doc Gewurztraminer 2016, Elena Walch

(4,5 / 5) Il Gewurztraminer è uno dei vini più amati, per la sua aromaticità, dalle donne. Uno dei più richiesti al ristorante. Sotto la lente di vinialsuper finisce oggi l’Alto Adige Doc Gewurztraminer 2016 di Elena Walch.

Un’etichetta che si discosta (in positivo) dalla media dei Gewurz presenti al supermercato. Giustificando così il prezzo superiore e consacrando la cantina tra i riferimenti assoluti dell’Alto Adige del vino al supermercato.

LA DEGUSTAZIONE
Giallo dorato luminoso, limpido. La vista invitante precede un “naso” che costituisce la componente migliore del Gewurztraminer di Elena Walch: esotico intenso di papaya, ananas, litchi, pesca gialla matura, marzapane.

Sentori erbacei che sfiorano il balsamico e floreali di rosa rendono complesso l’olfatto, assieme a chiari richiami minerali iodici che ricordano la salsedine. Non manca una spolverata di pepe bianco, piacevolissima.

In bocca il vino entra quasi in punta di piedi, sul filo della glicerina (14%). Poi si accende di un’acidità appagante, che attenua le note dolci della frutta già avvertita al naso.

Il gioco è fatto: un Gewurztraminer che seduce e avvolge inizialmente, per poi farsi più serio e potente, chiudendo sui tasti neri di un immaginario pianoforte, con un’improvvisa svolta amaricante.

Un vino completo, anche nell’abbinamento: perfetto come aperitivo, si presta ad accompagnare alla perfezione piatti della cucina asiatica e indiana, speziati e saporiti. Ottimo con i crostacei, ma anche con portate di terra come foie gras e patè.

LA VINIFICAZIONE
Prima della fermentazione, il Gewuztraminer di Elena Walch macera 6 ore sulle bucce. Le uve vengono poi pressate in maniera soffice. Il mosto subisce poi una chiarifica statica, utile a illimpidire il nettare.

Successivamente viene fermentato in serbatoi d’acciaio a una temperatura controllata di 18 gradi, per preservarne li aromi. Il vino successivamente affina per alcuni mesi sui propri lieviti, in contenitori inox.

La storia della cantina Elena Walch inizia 150 anni fa a Tramin (Termeno), in provincia di Bolzano. Una struttura storica che è stata ampliata nel 2015, nel segno dell’avanguardia tecnologica e ambientale.

Prezzo: 13,90 euro
Acquistato presso: Iper, La grande i

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Vini al supermercato

La Versa, tre Charmat per il rilancio in Gdo: Riesling in promo all’Esselunga

E’ un ritorno in pompa magna quello di La Versa nella Grande distribuzione. La cantina pavese, fallita e poi risorta grazie alla cordata lombardo-trentina guidata da Terre d’Oltrepò e Cavit, è a volantino questa settimana in Esselunga, con lo spumante base Riesling Doc Oltrepò Pavese.

La nuova etichetta sarà in promozione fino al 18 aprile a 2,94 euro. Un ribasso del 40% rispetto al “prezzo pieno”, che si assesta su 4,90 euro.

Lo spumante di Riesling è uno dei tre Charmat (Metodo Martinotti) pensati dalla nuova La Versa per i clienti dei supermercati, assieme a un Pinot Nero vinificato in bianco e a un Moscato.

I tre spumanti sono già disponibili negli store Esselunga e Bennet. “Ma entro fine anno – anticipa in esclusiva a vinialsuper Marco Stenico, direttore commerciale di La Versa – andremo a completare l’inserimento in tutti i principali player della Gdo”.

Tre Charmat lunghi, con un periodo di autoclave che varia dagli 8 ai 9 mesi. Per quanto riguarda i volumi, si tratterà a pieno regime (ovvero nell’arco dei prossimi due, tre anni) di un milione e mezzo di bottiglie di Charmat a marchio La Versa immesse nel canale moderno. L’obiettivo per il Metodo Classico è invece quello di raggiungere quota 750 mila bottiglie.

Di fatto, la nuova dirigenza lavora anche al riposizionamento del prestigioso marchio nel canale tradizionale. All’Horeca saranno riservate le etichette di Metodo Classico Docg base Pinot Nero, vero simbolo dell’Oltrepò pavese di qualità.

“Inizieremo con l’etichetta ‘Collezione‘ 2007 – spiega Stenico – una cuvée delle basi spumante selezionate tra le migliori reperite a La Versa al nostro ingresso in azienda. Il prezzo sarà attorno ai 16 euro più Iva, all’ingrosso. Toccherà poi a ‘Testarossa‘, il vero portabandiera di La Versa, con le basi spumante tirate da noi. In questo caso, il prezzo supererà i 20 euro più Iva”.

Per degustare il “nuovo” Testarossa si dovrà tuttavia attendere la metà del 2019. “Un prodotto – commenta Stenico – che intende rappresentare l’intero Oltrepò d’eccellenza, con il suo vitigno più rappresentativo, il Pinot Nero”.

LA DEGUSTAZIONE
(4 / 5) Una tipicità salvaguardata anche attraverso i tre Charmat. Il Riesling da oggi in promo in Esselunga è il vero “anti Prosecco”. Giallo paglierino nel calice, naso intenso, fruttato, aromatico. Bollicina mediamente fine e persistente.

In bocca entra pulito, grazie a un “dosaggio” (Brut) capace di valorizzare al contempo aromaticità e corpo del vino. Uno spumante che riempie bene il palato anche una volta deglutito, con ritorni di frutta e richiami vagamente salini piacevoli, che invitano il sorso successivo.

Uno sparkling dall’ottimo rapporto qualità prezzo, capace di accompagnare alla perfezione un aperitivo, gli antipasti, ma anche l’intero pranzo o una cena non impegnativa.

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Vini al supermercato

Colli di Luni Doc Vermentino 2016 Etichetta verde, La Colombiera

(4 / 5) E’ “l’etichetta verde”, quella destinata alla Gdo, ovvero ai supermercati. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper finisce oggi il Colli di Luni Doc Vermentino 2016 de La Colombiera di Castelnuovo Magra. Un Vermentino ligure, dunque.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il vino si presenta di un giallo paglierino acceso, luminoso. Al naso fiori freschi e frutta a polpa gialla, con richiami esotici che ricordano l’ananas. Un quadro in cui non mancano gli agrumi.

Al palato, il Vermentino de La Colombera si mostra più morbido di quanto possa far presagire il naso. L’ingresso in bocca, di fatto, è caratterizzato da sentori di frutta piuttosto matura. Percezione alcolica e acidità si fanno largo all’assaggio e lo dominano nel retro olfattivo.

Una beva facile per questo Vermentino ligure, ma tutt’altro che banale. Tutte le componenti risultano in perfetto equilibrio e armonia. Un vino fresco, che fa pensare al mare e all’estate.

Il Vermentino “etichetta verde” de La Colombera si abbina a tutto pasto ed è particolarmente indicato con piatti a base di pesce o carni bianche. Ottimo con il sushi, specie con le portate di crudo di salmone, tonno e tartàre in generale.

LA VINIFICAZIONE
Il Vermentino Doc Colli di Luni La Colombera viene prodotto con uve provenienti principalmente dai vigneti situati nel Comune di Sarzana, secondo Comune per abitanti della provincia di La Spezia.

Le vigne sono allevate a Guyot con una densità di 5 mila ceppi per ettaro, su terreni argillosi dotati di buona esposizione. La vendemmia viene effettuata “rigorosamente a mano e le uve immediatamente lavorate nell’arco della giornata”. La vinificazione della uve Vermentino in purezza avviene unicamente in serbatoi di acciaio inox, a temperatura controllata.

Una storia che affonda le radici negli anni Settanta quella dell’Azienda Agricola La Colombiera. Sul finire del decennio, Francesco Ferro, padre dell’attuale titolare Pieralberto Ferro, acquista una vigna nell’antico territorio di Luni, in Castelnuovo Magra.

Oggi La Colombiera può invece contare su oltre dieci ettari di vigna. L’obiettivo è quello di “rispettare la materia prima, tendendo all’eliminazione di manipolazioni chimiche, sia dei mosti che dei vini ottenuti”.

Prezzo: 7,90 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Vini al supermercato

Terre Siciliane Igp Perricone 2015 Agricane, Cantine Europa

(4 / 5) Penny Market si conferma tra i supermercati che meglio esprimono il concetto di vino “qualità prezzo” al supermercato, in Italia.

Ottimo, in quest’ottica, il Perricone Agricane 2015, uno dei vini Igp Terre Siciliane del Gruppo Cantine Europa di Petrosino, in provincia di Trapani.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Perricone Agricane mostra il suo tipico rosso rubino intenso, con unghia tendente al porpora.

Al naso, altrettanta tipicità: quella delle spezie che contraddistinguono questo vitigno autoctono siciliano. Vale a dire il ginepro e il pepe nero, ben amalgamati con richiami di frutti a bacca rossa e nera, come la prugna.

Al palato, il Perricone di Cantine Europa conferma le note avvertite al naso. La beva è facile, per nulla appesantita dai 13 gradi di percentuale d’alcol in volume. Anzi: la gradazione contribuisce a rendere morbido l’ingresso, prima che si accendano nuovamente le spezie, in un finale sufficientemente persistente.

Cosa chiedere di più a un vino da meno di 4 euro? Ottima anche la versalità del Perricone Agricane negli abbinamenti. Perfetto a tutto pasto, trova nei ragù e nella carne il suo perfetto habitat. Un rosso da provare anche con portate di pesce come tonno o pesce spada.

LA VINIFICAZIONE
Le uve Perricone vengono raccolte a mano nelle prime ore del mattino e in tarda serata, al picco della sua maturazione. Dopo la raccolta, vengono portate velocemente in cantina.

La combinazione fra il succo e le bucce viene refrigerato a 26,5 gradi e trasferito nelle vasche per la macerazione, della durata complessiva compresa tra i 12 ai 15 giorni. Il Perricone Agricane viene quindi affinato in acciaio inox, alla temperatura controllata di 18-20 gradi.

Cantine Europa è una società cooperativa agricola con base a Petrosino in provincia di Trapani. Controlla, tra le altre, Sibiliana Vini, progetto pensato per la valorizzazione e la commercializzazione dei prodotti in bottiglia del Gruppo, al di fuori del canale Gdo.

Prezzo: 3,29 euro
Acquistato presso: Penny Market

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Vini al supermercato

Prosecco Doc Millesimato Extra Dry “Luxury”, Casa Sant’Orsola

(3 / 5) Che ci sia “Prosecco” e “Prosecco” è ormai chiaro a tutti gli attenti “bevitori”. Una regola che vale soprattutto al supermercato, dove peschiamo uno dei più commerciali e pubblicizzati: il Prosecco Doc Extra Dry millesimato 2017 Casa Sant’Orsola.

Un’etichetta che non faceva parte della nostra degustazione alla cieca di settembre 2017, in cui abbiamo stabilito i migliori e i peggiorisparkling da Glera” al supermercato. Ma difficilmente – ve lo anticipiamo subito – sarebbe riuscita ad aggiudicarsi un posto tra i top.

LA DEGUSTAZIONE
Di certo, il Prosecco Sant’Orsola è uno di quei vini che, prima del calice, provano a raccontarsi visivamente sullo scaffale del supermercato (e ancora prima in tv, grazie a numerosi spot pubblicitari).

La bottiglia è avvolta in un sacchetto di colore arancione trasparente, che cattura l’attenzione del cliente. Un velo d’eleganza forse necessario per stordire, con il marketing, il palato di chi si accinge alla degustazione. Noi conosciamo Ulisse. E soprattutto le sirene.

Creature mitologiche a parte, il Prosecco Sant’Orsola si presenta del classico giallo paglierino nel calice. La “bollicina” è mediamente fine e persistente. Al naso la tipicità della Glera, che si esprime principalmente col sentore di pera.

Al palato, ennesima conferma dell’assoluta semplicità di questo Prosecco. L’ingresso è morbido, ma il nettare si sbilancia poi sui sentori zuccherini (pera matura). Finale sufficientemente persistente e lineare rispetto al sorso.

Un Prosecco destinato a un pubblico poco esigente, anche se il prezzo (se non soggetto a tagli prezzo e promozioni) non è tra i più invitanti per il portafogli, pur avvicinandosi al reale valore dell’etichetta. L’abbinamento? A tutto pasto, per chi gradisce, o come aperitivo.

LA VINIFICAZIONE
Il Prosecco Casa Sant’Orsola è prodotto con il Metodo Charmat, che prevede la rifermentazione della Glera in ampie vasche chiamate autoclavi. Casa Sant’Orsola è un marchio di Fratelli Martini Secondo Luigi Spa, che a sede in località San Bovo a Cossano Belbo, in provincia di Cuneo.

Prezzo: 7,56 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Vini al supermercato

Vermentino di Gallura Docg 2016, Campos Valzos

(4,5 / 5) Il Vermentino di Gallura è un vino bianco a Denominazione di Origine Controllata e Garantita la cui produzione è consentita nella provincia di Sassari da uve Vermentino per almeno il 95%, con facoltà di aggiungere un 5% da uve bianche non aromatiche tradizionalmente coltivate in  Sardegna.

In vendita nei supermercati del circuito Pam, il Vermentino di Gallura Docg Campos Valzos si rivela un bianco leggero e pregevole per la spiccata vena sapida e marina, il sorso asciutto e caratteristico del varietale, e l’ottima beva.

LA DEGUSTAZIONE
All’analisi sensoriale il Vermentino di Gallura 2016 Docg Campos Valzos evidenzia un paglierino tenue e delicato, cristallino. Al naso affiorano note di pesca bianca e mela, fiori d’arancio e mandarini, erbe aromatiche e pietra bagnata.

Esuberanza giovanile. In bocca è secco, asciutto, di medio corpo, spiccatamente sapido con un finale intessuto di suggestioni minerali e iodate che si mescolano a sbuffi agrumati. Vino di buona qualità e franchezza.

All’assaggio si ha la sensazione netta che sia il vino stesso a chiedere un abbinamento marinaro. Vino da pesce, pesce di mare, per esaltare la marcata salinità che costituisce il tratto emblematico di questo Vermentino.

LA VINIFICAZIONE
Il Vermentino di Gallura Campos Valzos nasce su terreni granitici fra i 300 e i 450 m d’altitudine. Fermenta a temperatura controllata in vasche di acciaio, quindi si stabilizza brevemente prima dell’imbottigliamento in recipienti inerti al fine di preservare tutta la freschezza e la fragranza delle note aromatiche primarie.

Campos Valzos è una linea della Cottini Vini Spa, azienda veneta con base a San Pietro in Cariano, in provincia di Verona. Un investimento a Santa Teresa Gallura, nell’estremo nord della Sardegna: da decenni la “seconda casa” dei Cottini.

Prezzo: 6,50 euro
Acquistato presso: Pam/Panorama

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Vini al supermercato

Quando il prezzo conta più del territorio: la storia del Gewurztraminer ungherese di Md

BOLZANO – Logiche che solo all’apparenza possono sembrare “illogiche”, quelle di (una certa) Grande distribuzione organizzata.

Fatto sta che un gruppo storico della provincia di Bolzano come Schenk Italian Wineries (lì, a Bolzano, dal 1960) si presenta sugli scaffali dell’hard discount Md con un Gewurztraminer ungherese. Mica altoatesino o trentino.

Parliamo del Gewurztraminer Oem Matrai della linea Cantina Clairevue, private label con cui Schenk opera all’interno dei discount Md, già Lillo Group S.p.A. (linea che Luca Maroni premia con alte valutazioni, che non riguardano tuttavia questa etichetta).

Scappa più di un sorriso a pensare che il sito web di Md tenga a sottolineare che “la storia della Società s’identifica con quella del suo fondatore, Patrizio Pondini, nato a Bolzano, attivo nel mercato della Gdo fin dagli anni ’60”.

E’ la stessa Schenk, pungolata da vinialsupermercato.it, a chiarire i contorni di una vicenda che ha del paradossale. Almeno quanto risulta paradossale, per un imprenditore italiano, la convenienza di investire all’estero.

“UNGHERESE MA DI QUALITA'”
“Si tratta di una linea ‘private label’ realizzata per Md Italia, secondo le esigenze espresse dal cliente – evidenzia il gruppo bolzanino – che chiedeva un vino con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Vista l’annata difficile del 2017, soprattutto per gli aromatici, risultava arduo mantenere tale rapporto sotto una certa soglia, utilizzando un vino Alto Adige”.

“Il prodotto in questione – continua Schenk Italian Wineries – è un Gewurztraminer Ungherese di ottima qualità, ma non è una Doc Alto Adige come invece è ‘Kellerei Auer’, nostra linea di punta. Auspicando, nei prossimi due anni, vendemmie quantitativamente e qualitativamente corrette, Schenk Italian Wineries sarà in grado di proporre vini italiani per la soddisfazione di Md”.

Piutost che nient l’è mei piutost, sintetizzerebbero a Milano. Il vino in questione, tuttavia, si lascia tutto sommato apprezzare. Soprattutto nell’ottica qualità prezzo. “Oem” sta per “Oltalom alatt álló eredetmegjelölés”, l’equivalente, in Ungheria, delle nostre Dop. “Mátrai” identifica “Mátra”, zona collinare dell’Ungheria settentrionale, dove si produce vino.

(4 / 5) Giallo paglierino scarico e velato per il Gewurztraminer Oem Mátrai 2016 Cantina Clairevue. Naso di litchi, pesca, esotico maturo (ananas), una punta minerale. Bocca corrispondente, non elegantissima, con chiusura su note posate di miele d’acacia.

Beva facile, zucchero non stucchevole. Dopo l’ingresso morbido, questo Gewurz ungherese svela un bel risvolto acido, che accompagna fino a un finale speziato, di pepe bianco. Un vino che fa della facilità di beva (e del prezzo: 2,99 euro) la sua arma vincente.

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Vini al supermercato

Vini in promozione al supermercato fino a fine febbraio: i voti

Nuova puntata della nostra rubrica sui vini in promozione al supermercato. Dopo una scorpacciata di sconti (validi ancora per pochi giorni) negli store Esselunga, è Bennet, assieme a IperCoop, a salire sui gradini più alti del podio.

Il volantino valido fino al 28 febbraio merita di essere spulciato da chi è a caccia di vini dal buon rapporto qualità prezzo, tra le corsie della Grande distribuzione organizzata. Ma ecco come si presentano le insegne: da Auchan a Carrefour, passando per Coop, Iper la grande I e Tigros.

 Fino al 21 febbraio

Sangiovese Romagna Doc, Galassi: 1,99 euro  (4 / 5)
Rosso / Bianco Toscana Igt Remole, Frescobaldi: 3,49 euro  (4 / 5)
Negroamaro / Primitivo Manduria / Salice Salentino, Marcianti Vini: 3,49 euro  (3,5 / 5)


Fino al 28 febbraio

Valpolicella Ripasso Le Roselle, Cantina Negrar: 4,90 euro  (4 / 5)
Damarino Bianco Sicilia Doc, Donnafugata: 6,50 euro (4 / 5)
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc, Fazi Battaglia: 3,80 euro  (5 / 5)
Passerina Igt Terre di Chieti Ca’ de Giusti: 2,98 euro (3,5 / 5)
Est! Est!! Est!!!, Antica Cantina Leonardi: 2,90 euro  (3 / 5)
Pignoletto Doc Frizzante Rose dei Bacco, Chiarli: 2,90 euro  (3 / 5)
Lugana Docg Villa Borghetti, Pasqua: 4,90 euro (4,5 / 5)
Roero Arneis Docg Cresia, Terre da Vino: 3,90 euro  (3,5 / 5)
Chardonnay Doc Lison Pramaggiore, Tenuta Sant’Anna: 4,70 euro  (4 / 5)
Cuvée Extra Dry, Rocca del Doge: 2,60 euro  (2,5 / 5)
Soave Doc, Bolla: 2,90 euro  (3 / 5)
Muller Thurgau Alto Adige Doc, Cantina di Cortaccia: 5,90 euro (4 / 5)
Pinot Bianco Alto Adige Doc, Cantina di Cortaccia: 5,90 euro  (4 / 5)
Barbera d’Alba Doc, Terre del Barolo: 3,20 euro  (3,5 / 5)
Bonarda Oltrepò pavese Doc, Cantina storica Il Montù: 2,90 euro  (3,5 / 5)
Passimento, Cantine Pasqua: 4,80 euro  (4 / 5)
Valpolicella Classico Doc, Bolla: 3,98 euro  (3,5 / 5)
Sangiovese di Romagna Superiore, Cevico: 2,80 euro (3,5 / 5)
Morellino di Scansano Docg, Poggio ai Massi: 3,50 euro  (3,5 / 5)
Aglianico del Vulture Baliaggio, Cantina di Venosa: 3,40 euro (4 / 5)
Negroamaro Salento Igp Notte Rossa, San Marzano: 3,90 euro  (4 / 5)
Primitivo Rosato, Consorzio Produttori di Manduria: 3,80 euro  (4 / 5)
Nero d’Avola Sicilia Doc, Settesoli: 2,99 euro  (3,5 / 5)
Syrah Igt, Conte di Matarocco: 2,20 euro  (3,5 / 5)
Cannonau di Sardegna Doc Le Bombarde: 3,79 euro  (3,5 / 5)


Fino al 27 febbraio

Chianti Docg / Vernaccia Docg / Governo all’Uso Toscano Igt, Piccini: 2,99 euro  (3,5 / 5)
Est! Est!! Est!!! Doc, Bigi: 2,99 euro  (3,5 / 5)
Gewurztraminer Doc, Nals: 6,90 euro  (3,5 / 5)
Vermentino di Sardegna Doc Aragosta, Santa Maria della Palma: 3,29 euro  (3,5 / 5)
Sangiovese / Trebbiano Rubicone Igt, La Cacciatora: 1,29 euro  (2 / 5)
Spumante Brut Muller Thurgau Maximilian I, Cantina di Soave: 3,15 euro (2,5 / 5)
Verdicchio dei Castelli di Jesi, Le Muse: 3,99 euro  (4 / 5)
Bonarda Oltrepò Pavese Doc, Giorgi: 4,59 euro  (4,5 / 5)
Barbera / Bonarda / Riesling / Pinot Nero OP Doc, Cantina di Canneto: 1,99 euro  (3,5 / 5)
Vipra Rossa Umbria Igt, Bigi: 3,49 euro  (4 / 5)


Fino al 21 febbraio

Dolcetto d’Acqui / Barbera Monferrato Doc, Capetta: 3,45 euro  (3,5 / 5)
Muller Thurgau Trentino Doc, Mezzacorona: 4,59 euro  (3,5 / 5)
Chianti Docg Natio Bio, Cecchi: 4,75 euro  (4 / 5)
Bonarda Oltrepò pavese Doc frizzante Bio, Guarini: 3,29 euro  (3,5 / 5)
Terre Siciliane Igt Bio Placido Rizzotto, Centopassi: 4,79 euro  (3,5 / 5)


 

Fino al 4 marzo

Sangiovese / Cabernet, Santa Cristina: 4,89 euro  (3,5 / 5)
Prosecco, Martini: 4,29 euro  (5 / 5)


Fino al 28 febbraio

Pinot Grigio / Marzemino Mastri Vernacoli, Cavit: 3,85 euro  (3,5 / 5)
Barolo Docg Le Terre, Terre del Barolo: 12,29 euro  (3,5 / 5)
Barbera d’Alba Doc, Terre da Vino: 3,89 euro  (3,5 / 5)
Dolcetto d’Ovada Doc, Terre da Vino: 3,69 euro  (3,5 / 5)
Barbaresco Docg Basarin, Giacosa Leone: 10,99 euro  (4 / 5)
Freisa d’Asti Doc frizzante secco, Terre da Vino: 3,39  (3,5 / 5)
Gavi Docg, Duchessa Lia: 4,99 euro  (3,5 / 5)
Langhe Doc Divinum Naturalis, Teo Costa: 7,19 euro  (5 / 5)
Erbaluce di Caluso Docg, Terre da Vino: 4,29 euro  (3,5 / 5)
Roero Arneis Docg, Terre da Vino: 4,75 euro  (3,5 / 5)
Chiaretto / Cortese Doc, Capetta: 3,19 euro  (3 / 5)
Dolcetto Diano d’Alba Doc Le Terre: 3,99 euro  (3,5 / 5)
Gattinara Docg, Nervi: 14,90 euro  (4 / 5)
Piemonte rosato, Clavesana: 3,59 euro  (3 / 5)
Dogliani Docg, Clavesana: 3,75 euro  (3,5 / 5)
Grignolino d’Asti Doc, Duchessa Lia: 4,99 euro  (3 / 5)
Moscato d’Asti Docg, Barbanera: 4,69 euro  (3,5 / 5)
Barbera d’Asti Superiore / Dolcetto d’Alba, Sant’Orsola: 4,69 euro  (3,5 / 5)
Ruchè di Castagnole Monferrato, Enrico Morando: 5,59 euro (5 / 5)
Barolo Chinato, Terre da Vino: 11,89 euro  (3,5 / 5)
Spumante Asti Secco Docg, Duchessa Lia: 5,49 euro  (3,5 / 5)



Fino al 1 marzo

Prosecco frizzante / Extra Dry, Pisani: 3,85 euro  (3,5 / 5)
Vini Doc, Chiarli: 2,49 euro  (3 / 5)
Bonarda / Cabernet / Pinot Nero Rosé, Le Cascine: 2,99 euro  (1 / 5)
Vini Doc, Cantine Volpi: 2,99 euro  (2,5 / 5)
Valpolicella Ripasso Doc, Salvaterra: 5,49  (4 / 5)


Fino al 20 febbraio

Prosecco Valdobbiadene Superiore Docg, Mionetto: 6,90 euro  (3,5 / 5)
Vini Doc Piemonte Barbera / Bonarda Oltrepò pavese, Toso: 2 pezzi 4,99 euro  (2,5 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo Doc, La Cacciatora: 2 pezzi 3,30 euro  (1,5 / 5)
Bianco Colli Albani Doc, Fontana di Papa: 1,59 euro  (3,5 / 5)
Vini Igt frizzante, Maschio: 2,29 euro  (3 / 5)
Vini Doc, Settesoli: 2,99 euro  (3,5 / 5)
Pinot Nero / PN vinificato in bianco, Cantina Storica Il Montù: 3,19 euro  (3,5 / 5)
Morellino di Scansano Docg, La Mora: 3,99 euro  (3,5 / 5)
Verdicchio Jesi Doc Il Picchio: 3,99 euro  (3,5 / 5)
Chianti Classico Docg, Cecchi: 4,99 euro (4 / 5)
Barbaresco Docg, Cantina del Parroco: 13,90  (4 / 5)
Vini Doc Mastri Vernacoli, Cavit: 25%  (3,5 / 5)

Fino al 6 marzo

Vini Il Feudo Bonarda Oltrepò Doc / Pavia Igt Barbera: 1,49 euro  (2 / 5)
Vini di Puglia Igt I Rustici Trebbiano / Sangiovese: 1,30 euro  (2,5 / 5)
Vini Il Gaggio: 1,79 euro (2 / 5)
Lambrusco Emilia, Cavicchioli: 1,99 euro  (3 / 5)
Vini frizzanti Doc Ortrugo / Gutturnio, Castelli del Duca: 2,49 euro  (3 / 5)
Barbera d’Asti Docg, Francesco Capetta: 2,79 euro  (3 / 5)
Rosso Basilicata Igt Baliaggio, Cantine di Venosa: 2,79 euro  (4 / 5)
Nero d’Avola Igt, Baroni Trinacria: 2,79 euro  (3 / 5)
Buon Governo all’Uso Toscano, Piccini: 2,90  (4 / 5)
Vini Salento Igt Falanghina / Neogroamaro / Primitivo, Settearchi: 3,19 euro  (3,5 / 5)
Chianti Docg, Melini: 3,37 euro  (3,5 / 5)
Vini Doc Traminer / Reforsco Ca’ Vescovo, Zonin: 3,99 euro  (3,5 / 5)

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Vini al supermercato

Colli Berici Doc Tai Rosso 2016 Il Monastero, Pegoraro

(4,5 / 5) Alzi la mano chi ha mai sentito parlare di Tai Rosso. E se lo chiamassimo Cannonau, o Grenache? Si tratta dello stesso vitigno. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper, il Tai Rosso Colli Berici Doc “Il Monastero” 2016 della Società agricola semplice Pegoraro di Mossano (Vicenza).

Un’azienda a conduzione famigliare, che aderisce alla Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi). Per intenderci, gli artefici di quello straordinario Mercato dei Vini che, ogni anno, va in scena a Piacenza.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Tai Rosso 2016 di Pegoraro si presenta di un rosso rubino brillante, limpido, mediamente trasparente. Al naso i frutti rossi tipici del vitigno: marasca, una punta di mirtillo e mora, ma soprattutto lampone, fragolina di bosco e richiami floreali di rosa canina.

Sentori puliti, candidi, che sembrano riprendere la franchezza invitante del colore di cui tinge il calice. Genuino è anche il palato del Tai Rosso della cantina Pegoraro. Corrispondente al naso, riempie la bocca di lampone e fragola, impreziosite da una sapidità che accompagna il sorso fino al retro olfattivo. Levigato il tannino. Setoso.

In cucina, l’abbinamento più scontato è quello con la gastronomia di questa fetta di Veneto tutta da scoprire. E dunque la Soprèssa Vicentina Dop e il baccalà alla vicentina. In realtà di Tai Rosso è uno di quei vitigni che la Grande distribuzione potrebbe valorizzare come “vino quotidiano” ma non banale, sponsorizzandolo anche fuori dai confini regionali (ad oggi è poco rappresentato sugli scaffali delle maggiori insegne).

LA VINIFICAZIONE
Tai Rosso “Il Monastero” è l’etichetta che la cantina Pegoraro destina ai supermercati. I vigneti si trovano a Mossano. Le uve vengono raccolte e selezionate tra la fine del mese di settembre e i primi giorni di ottobre.

La fermentazione avviene a una temperatura controllata che va dai 23 ai 27 gradi, con macerazione
di pochi giorni. Terminata la fermentazione il vino riposa in botti di acciaio per almeno sei mesi.

Il Tai Rosso (chiamato “Tocai Rosso” fino al 2007,) è il vitigno principe dei Colli Berici. La Cantina Pegoraro ne ha fatto una religione. Tanto è vero che sono quattro, oltre a “Il Monastero”, le etichette prodotte a partire da questo vitigno, non presenti sugli scaffali dei supermercati (destinati, dunque, all’Horeca). Ci incuriosisce il Metodo Classico Dosaggio Zero, che non mancheremo d’assaggiare e raccontarvi.

Prezzo: 4,69 euro
Acquistato presso: Alìper – Alì Supermercati

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Vini al supermercato

Luca Maroni, punteggi astrali ai vini Schenk di Md Discount: meritati?

Fiano del Salento Igt passito 2016 Galadino. E Croatina Provincia di Pavia Igt 2016 Cantina Clairevue. Cos’hanno in comune questi due vini in vendita negli Md discount? Entrambi si sono aggiudicati 96 dei 99 punti sulla scala di valutazione del noto critico Luca Maroni, autore dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani.

“Galadino” e “Cantina Clairevue”, inoltre, sono due linee del colosso Schenk Italian Wineries di Ora (Bolzano), che figura sulle retro etichette come Casavin. Schenk imbottiglia sia il Fiano sia la Croatina pavese, prodotta tuttavia dal Consorzio Vitivinicolo Piemontese-Lombardo-Veneto, con sede a Pavia.

Come accade sempre più spesso, è su richiesta degli attenti lettori di viniasuper che ci siamo spinti nella degustazione di questi due vini. “Sono stati recensiti bene da Luca Maroni, voi cosa ne pensate?”, ci scriveva Giacomo, il 24 gennaio scorso.

Una domanda che ci inorgoglisce. Consci che, nella giungla del web, sia passato il concetto che i degustatori di vinialsuper non abbiano padroni. Lungi da noi, al contempo, giudicare il giudice.

Ma questo è quello che pensiamo di due etichette, il Fiano e la Croatina, in vendita da Md discount rispettivamente a 4,99 euro e 2,99 euro. Punteggi meritati quelli assegnati da Luca Maroni?

FIANO DEL SALENTO IGT PASSITO 2016, GALADINO
(5 / 5) Giallo dorato limpidissimo, nel calice, questo Fiano del Salento Igt ottenuto da uve leggermente appassite. Al naso l’impronta netta di questa tecnica, che consiste nel raccogliere le uve leggermente in ritardo rispetto alla completa maturazione. Con la conseguente presenza di una maggiore concentrazione zuccherina negli acini.

Dunque frutta esotica (melone giallo e ananas su tutti), ma anche pesca a polpa gialla matura, papaya e banana, uniti a richiami salini e vegetali importanti. Passiamo all’assaggio, insomma, dopo un’analisi olfattiva davvero suadente.

L’ingresso in bocca rispetta le attese: morbido, sulla scia dei sentori di frutta matura avvertiti all’olfatto. Poi, questo Fiano sembra vivere un moto d’orgoglio. Accendendosi di un’acidità calda e regalando, infine, una chiusura dominata da piacevolissime note a metà tra il salmastro e il fruttato maturo di banana.

Bel vino, insomma. Soprattutto nel rapporto qualità prezzo. Se “la qualità del vino è la piacevolezza del suo sapore, ovvero la sua fruttosità”, assunto da cui prende il via il metodo di valutazione dei vini di Luca Maroni, anche noi di vinialsuper ci troviamo perfettamente in linea con la valutazione di 96/99.

CROATINA PROVINCIA DI PAVIA IGT 2016, CANTINA CLAIREVUE
(2,5 / 5) Rosso carico con riflessi violacei impenetrabili per questa Croatina che, all’esame visivo, mostra una certa consistenza. Al naso, il piatto forte non è certo l’eleganza. Ma da un vitigno ruvido come questo, e per 2,99 euro, si può anche non aspettarsela.

Il punto è che naso e bocca paiono piuttosto corrispondenti. Frutti rossi come amarena e mora vengono sotterrati da richiami di cuoio, tabacco e incenso, pesanti come macigni. L’ossigenazione fa guadagnare qualcosa a questa Croatina, che pare davvero molto chiusa in se stessa.

Interessante, forse, riassaggiarla tra qualche anno. Ma senza troppe velleità, al cospetto di un vino che lascia a desiderare in quanto a “consistenza” del sorso. Ingresso e beva esile, su cui si innesta – peraltro – una vena vagamente zuccherina, pensata forse per alleggerire la beva.

Una vena “bonardizzante”, per usare un neologismo, che certamente apprezza il consumatore medio. Il retro olfattivo è fruttato e presenta una chiusura leggermente speziata, con gli sbuffi di pepe nero tipici del vitigno.

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Vini al supermercato

Colli Orientali del Friuli Doc Merlot 2015, Conte d’Attimis Maniago

(4 / 5) Originario della sud ovest della Francia, il Merlot è un vitigno “internazionale”. E’ in Friuli che ha debuttato intorno al 1800 per poi diffondersi soprattutto  nel Nord Est.

E dalla Doc Colli Orientali del Friuli arriva il Merlot sotto la nostra lente di ingrandimento, prodotto della linea classica distribuito in Panorama, Carrefour e altre catene minori del nord Italia.

LA DEGUSTAZIONE
Tipicamente rosso rubino intenso con riflessi violacei il Colli Orientali del Friuli Doc Merlot Conte d’Attimis Maniago profuma di mora e piccoli frutti rossi ai quali si aggiungono suadenti note di liquirizia e vaniglia non eccessiva: una buona integrazione del passaggio in legno. Ma non mancano anche note vegetali varietali.

Caldo al palato, con un tannino pulito è un assaggio che resta in memoria per il suo equilibrio tra freschezza e morbidezza e per il suo gusto “succosamente” fruttato e vellutato di buona persistenza. Un sorso appagante. In tavola trova il suo abbinamento con carni bollite o in umido, ma si fa apprezzare anche con arrosti, carni grigliate e formaggi a pasta dura.

LA VINIFICAZIONE
Prodotto con uve Merlot in purezza unicamente di produzione aziendale raccolte nella seconda quindicina di Settembre. La vendemmia avviene manualmente nei vigneti di collina, e con l’ausilio di una vendemmiatrice negli appezzamenti di pedecollina e nei vigneti che consentono un’adeguata accessibilità al macchinario.

Le uve, rapidamente portate in cantina passano dalla diraspapigiatrice che, nel caso di uva raccolta manualmente provvede ad allontanare il raspo mentre nel caso di uva raccolta meccanicamente è utile ad allontanare porzioni di raspo, parti di lembo fogliare ed altri possibili elementi vegetali indesiderati.

L’uva pigiata viene vinificata in acciaio e sottoposta a delicate movimentazioni giornaliere (rimontaggi, follature) per favorire l’estrazione nel mosto delle preziose componenti di buccia (antociani, tannini ed aromi). Per l’annata 2015 il periodo di macerazione del Merlot è durato undici giorni passati i quali si è operata la svinatura e la pressatura.

Successivamente il vino viene lasciato riposare e decantare per circa due mesi in vasche di cemento e quindi inviato a contenitori in legno di rovere di circa 50 ettolitri dove affina per circa 12-14 mesi svolgendo spontaneamente la fermentazione malolattica. Segue l’unica filtrazione prima di essere posto in bottiglie che riposano ancora sei mesi prima della commercializzazione.

LA CANTINA
Conte d’Attimis Maniago si trova a Buttrio in provincia di Udine,  nel comprensorio della Doc Friuli Colli Orientali. La proprietà si estende su 110 ettari quasi interamente a vigneto in un unico corpo aziendale.

Le origini della tenuta risalgono al febbraio del 1585 quando, a seguito di un matrimonio, l’azienda giunse in dote alla famiglia dei conti d’Attimis-Maniago. “Antesignana” dell’imbottigliamento in Friuli (correva il 1930) coltiva da sempre i vitigni della tradizione locale.

Prezzo: 7,25 euro
Acquistato presso: Pam/Panorama

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birra

Arcener Dubbel, Hertog Jan

Olandese quanto i tulipani, Hertog Jan è una birra che negli ultimi anni è reperibile anche in Italia, anche se in modo timido ed altalenante. Abbiamo avuto la fortuna di degustare per voi la versione Dubbel.

LA DEGUSTAZIONE
Hertog Jan Dubbel è una birra che si inserisce nella grande tradizione delle “dubble” belghe brassate anche in territorio olandese.

Colore bruno dai bei riflessi rosso-ramati e sormontata da una schiuma bianca soffice e mediamente persistente. Al naso giunge subito una piacevole nota maltata che si completa su sentori di frutta secca e spezie dolci.

In bocca la luppolatura è delicata e non eccessiva, e così la leggera nota amara lascia spazio alla morbidezza del malto caramello. Ritorno delle spezie, delicate, nel finale ad accompagnare la persistenza, lunga a sufficienza per assaporare le sfumature della birra.

Da servire in calici aperti tipo trappista, può accompagnare piatti di carne rossa non eccessivamente saporiti o diventare compagna di meditazione.

IL BIRRIFICIO
Hertog Jan Brouwerij è un birrificio olandese di lunga tradizione, che avuto vicende alterne che lo hanno portato finanche a cambiare sede, da Deest (dove fu fondato) alla cittadina di Arcen en Velden.

Ma fu negli anni ottanta che ebbe la sua riscossa divenendo uno degli attori più importanti nella rinascita della cultura della birra in Olanda. Acquisito nel 1995 dalla multinazionale AB InBev è ulteriormente cresciuto divenendo uno dei marchi più noti nel Nord Europa.

Una curiostà: il nome Hertog Jan, ovvero “Duca Giovanni”, è dedicato alla figura storica del Duca Giovanni I di Lorena e Brabante detto Il Vittorioso.

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Vini al supermercato

Prosecco Bio Doc Treviso Extra Dry Tenuta Brian, Cantina Corvezzo

(4 / 5) Poco meno di 4 euro per portarsi a casa da Lidl il Prosecco Bio Doc Treviso Extra Dry “Tenuta Brian”.

Lo spumante biologico prodotto dalla Società Agricola Fratelli Corvezzo presenta una bella etichetta, moderna e accattivante. Con le iniziali di Tenuta Brian (“TB”) che paiono tratteggiate con le matite colorate, impugnate tutte assieme da un bambino.

Tutto bello per il consumatore: il prezzo, l’etichetta, la bottiglia. Sarà anche buono questo Prosecco? La risposta, dopo il tasting di vinialsuper, è più che affermativa. Tanto da spingerci ad annoverare questo sparkling organic wine veneto tra i migliori assaggi assoluti della fascia prezzo inferiore ai 4 euro.

LA DEGUSTAZIONE
Chiariamoci: non stiamo certo parlando di un assaggio memorabile, in termini generali. Il Prosecco Doc Treviso Extra Dry “Tenuta Brian” rappresenta tuttavia, nel calice, il meglio della tipicità della Glera spumantizzata.

Pur trattandosi di un Extra Dry, questo charmat non risulta stucchevole come tanti altri presenti in Gdo, con la parte zuccherina a farla da padrona addirittura sui sentori primari. Al naso, di fatto, il Prosecco di Corvezzo Winery manifesta profumi che ricordano la pera Williams e la mela verde Granny Smith.

Un quadro completato da eleganti sentori di miele d’acacia. Il sorso è corrispondente: pera, mela e il fresco retrogusto fresco del miele, perfettamente amalgamanti. In bocca, il Prosecco Doc Treviso Tenuta Brian si fa apprezzare anche per un’acidità spiccata che, unita a una bollicina cremosa, chiama il sorso successivo.

Gli abbinamenti sono quelli classici per il re degli spumanti Metodo Martinotti italiani. Perfetta a tutto pasto, questa “bollicina” veneta è ottima come aperitivo, in accompagnamento ad antipasti e piatti a base di pesce.

LA VINIFICAZIONE
Il Prosecco Bio Doc Treviso Extra Dry di Cantina Corvezzo è ottenuto dai vigneti di Glera situati nel Comune di Cessalto (TV). La vinificazione prevede pigiatura e pressatura soffice a freddo e presa di spuma in autoclave.

La Società Agricola Fratelli Corvezzo affonda le radici all’inizio del Novecento. Oggi, i fratelli Giovanni e Katia conducono una cantina moderna, realizzata con materiali ecocompatibili e impianto fotovoltaico. Sono circa 160, nel complesso, gli ettari vitati a disposizione.

Prezzo: 3,99 euro
Acquistato presso: Lidl


*aggiornamento: la cantina Corvezzo, attraverso il proprio ufficio Marketing e Comunicazione, ci informa che 3,99 euro è “il prezzo di lancio” del Prosecco Bio “Tenuta Brian” nei supermercati Lidl. Il prezzo di vendita, dopo la fase di “lancio”, sarà di 4,99 euro.

Abbiamo dunque rivisto la nostra valutazione, assegnando mezzo punto in meno allo spumante in questione: punteggio che passa dunque da 4,5 a 4 “cestelli della spesa“.

La valutazione della degustazione – e, di conseguenza, l’assegnazione del voto in “cestelli” – era infatti strettamente legata al prezzo iniziale del prodotto, che non potevamo sapere essere “temporaneo”.

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