Grazie a un accordo bilaterale negoziato dall’Unione europea, il Prosecco sarà ufficialmente riconosciuto in Nuova Zelanda come marchio e indicazione geografica protetta. L’ufficio marchi europeo ha infatti sottolineato l’«indiscussa reputazione della Doc Prosecco nel percepito del consumatore, ampiamente documentata da parte del Consorzio».
Abbastanza, continua l’ufficio dell’Ue, per «confermare che il Prosecco è diventato il più famoso vino spumante in Europa assieme con lo Champagne». «Alcuni mesi fa – commenta il presidente del Consorzio Doc Prosecco, Stefano Zanette – festeggiavamo la registrazione del marchio “Prosecco” in Cina. Oggi brindiamo al riconoscimento della IG Prosecco nell’ambito dell’accordo».
La protezione da parte della Nuova Zelanda – spiega Alessandra Zuccato, responsabile dell’attività di tutela del Consorzio – è particolarmente significativa.
Un Paese tanto distante da noi riconosce che siamo una denominazione di origine, inibendo, trascorsi cinque anni dall’entrata in vigore dell’accordo, la commercializzazione del “prosecco australiano” che vede proprio nella Nuova Zelanda la prima destinazione del suo export».
Il Consorzio della Doc Prosecco ha inoltre «potenziato ulteriormente i controlli sul commercio online, vista la crescita esponenziale delle frodi in questo segmento di mercato».
I numeri, in tale contesto, sono da record: dal 2020 ad oggi sono più di 10 mila i controlli svolti e oltre 2.500 le inserzioni di vendita fatte cessare in quanto ritenute in contrasto con la normativa sull’uso corretto della Doc Prosecco.
«Il Consorzio – sottolinea il presidente Stefano Zanette – intende consolidare ulteriormente le azioni di tutela della denominazione, consapevole dell’assoluta centralità di questa attività nel panorama dei compiti affidati ai Consorzi che, per l’appunto, si qualificano come “di tutela».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
VERONA – I dazi aggiuntivi statunitensi mettono nel caos l’export del vino. E a farne le spese, a dicembre, non sono solo i Paesi penalizzati in dogana ma anche l’Italia. È quanto rilevato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, che ha elaborato i nuovi dati delle dogane Usa sui 12 mesi del 2019.
Secondo l’Osservatorio, la guerra commerciale Usa-Ue ha creato negli ultimi mesi una serie di dinamiche negative, e a farne le spese è stata anche l’Italia che a dicembre ha perso il 7% a valore rispetto al pari periodo dello scorso anno, con un -12% per i suoi vini fermi.
In questo circuito vizioso i produttori Ue segnano il passo, con la Francia che negli ultimi 2 mesi vede i propri fermi cadere a -36% e la Spagna a -9%. Per contro, volano le forniture da parte del Nuovo Mondo produttivo, con la Nuova Zelanda che sale a +40% a valore e il Cile, a +53%.
“Assistiamo a un mercato confuso – ha detto il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani – contrassegnato prima da una corsa alle scorte e poi da grandi incertezze. Un clima che certo non giova agli scambi, fin qui molto positivi, e che speriamo possa cambiare il prima possibile”.
“Per questo confidiamo nell’odierna missione negli Usa del commissario al Commercio, Phil Hogan – prosegue Mantovani – e nell’ottimismo rappresentato in questi giorni dal commissario all’Economia, Paolo Gentiloni. La speranza è poter arrivare al prossimo Vinitaly in un rinnovato regime di pace commerciale con il nostro storico partner”.
Secondo il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini “Ciò che emerge è uno scenario di forte incertezza sui principali mercati mondiali della domanda di vino, e questo è un fattore chiave da affrontare nell’anno in corso”.
“Gli Stati Uniti – conclude Pantini – ci consegnano un mercato che nel 2019 è aumentato nell’import globale, probabilmente anche più di quanto sia la reale crescita dei consumi, per effetto di aumento scorte a scopo precauzionale. Anche l’Italia chiude in crescita, sebbene continui a mantenere un prezzo medio nei fermi più basso della media, e con un traino forte degli spumanti”.
È di 5,55 miliardi di euro il valore complessivo del vino importato dagli Usa nel 2019, in crescita del 5,7% sull’anno precedente grazie alla corsa della domanda di spumanti (+11,1%). Tra i principali fornitori, è sempre testa a testa tra la Francia, a 1,92 miliardi di euro (+7,7%), e l’Italia (+4,2%) a 1,75 miliardi di euro, mentre è ottima la performance della Nuova Zelanda anche nei 12 mesi (+11,9).
Tra le tipologie, faticano ancora i fermi&frizzanti italiani, in positivo dell’1,7% mentre sono convincenti una volta di più gli sparkling tricolori, anche lo scorso anno in doppia cifra a +13,7%.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
L’Institute of Masters of Wine ha annunciato otto nuovi Masters of Wine da cinque differenti nazioni.
I nuovi menbri dell’IMW sono Julien Boulard MW (RP Cinese), Thomas Curtius MW (Germania), Dominic Farnsworth MW (UK), Lydia Harrison MW (UK), Heidi Mäkinen MW (Finlandia), Christine Marsiglio MW (UK), Edward Ragg MW (RP Cinese) e Gus Jian Zhu MW (USA). Sono così ora 300 i Master of Wine, in 30 nazioni.
I nuovi Master of Wine hanno dimostrato la loro capacità di comprendere ogni aspetto del vino superando l’esama di Master of Wine, esame noto a livello mondiale per il suo rigore e standard elevato. L’esame di Master of Wine consiste in tre prove e termina con la presentazione di un articolo di ricerca, uno studio approfondito su di un qualunque argomento relativo al vino in un qualunque campo della scienza, arte, scienze umanistiche e sociali.
Oltre al superamento dell’esame i nuovi Master of Wine sono tenuti a firmare il Codice di Condotta prima di essere titolati ad utilizzare le lettere MW. Il Codice di Condotta impone ai MW di agire con onestà ed integrità e di utilizzare ogni occasione per condividere con gli altri la loro conoscenza del vino.
I nuovi Master of Wine si aggiungono a Edouard Baijot MW (Francia), Nicholas Jackson MW (USA), Brendan Jansen MW (Australia), Jonas Röjerman MW (Svezia), Harriet Tindal MW (Irlanda) and Jonas Tofterup MW (Spagna) che furono annunciati a Febbraio. Sale così a 14 il numero dei Master od Wine nominati nel 2019. Tutti saranno ufficialmente accolti nel IMW alla cerimonia di Londra di quest’anno.
Le nomine del 2019 mostrano un incremento nell’internazionalizzazione del IMW. Le sei nazioni più rappresentate sono Australia, Francia, Germania, Nuova Zelanda, UK e USA.
I NUOVI MASTER OF WINE
Julien Boulard MW (PR China)
Nato in Alsazina arriva in Cina nel 2003 dopo aver studiato Mandarino all’università. Dopo un Master in “international affairs” ha lavorato per 5 anni per un importatore di vini a Nanning prima di fondare la sua azienda Zhulian Wines, specializzata in Wine Education. Non soddisfatto dalla sola padronanza di una lingua esotica ha iniziato a studiare il vino sino a diventare insegnate accrediato presso la Bordeaux Wine School in Cina nel 2008. Ha ottenuto il doplona WSET nel 2012 ed ha iniziato il percorso MW nel 2013. Il suo Mandarino fluente sia scritto che parlato, la sua fama sui social media cinesi (Weibo and WeChat), la sua competenza ed esperienza come wine educator lo hanno reso uno dei più noti professionisti del vino sulla scena cinese. Giudice per moltre wine competitions in Cina ed Hong Kong scrive sporadicamente quando a tempo fra insegnamento, degustazioni ed il prendersi cura della figlia. Articolo di ricerca:
Exploring the potential of Marselan production in China.
Thomas Curtius MW (Germany)
Thomas è prima di tutto un esperto di PR, digital communications e business development. Ha studiato Economia e Comunicazione alla University of Mainz ed ha iniziato la carriera come giornalista TV per n-tv, il primo canale televisivo in Germania. Successivamente è entrato nell’automotive entrando lavorando nell’ufficio comunicazione di un produttore di automobili di Stoccarda occupandosi successivamene di eventi, fiere e comunicazione digitale nel settore truck, bus e van. Thomas è inoltre nel business del vino da oltre due decadi vedendo grandi opportunità nel legare insieme la sua competenza in strategia, change management e comunicazione digitale e la sua conoscenza del vino. Ha ottenuto il diploma WSET nel 2010 ed è membro del WSET International Alumni Advisory Board. Lavora come consulente ed insegnante, è giudice nelle wine competitions, conduce seminari e masterclass per professionisti e scrive articoli. Quando non viaggia o sviluppa nuove idee di business ama correre nei vigneti intorno casa o lavorare nel suo giardino. Articolo di ricerca:
Current opportunities and threats for ProWein, Vinexpo, Vinitaly and London Wine Fair: An investigation into ProWein exhibitors’ attitudes towards European wine trade shows.
Dominic Farnsworth MW (UK)
Dominic è partner al London law firm Lewis Silkin dove è specializzato in proprietà intellettuale e la sua attività si focalizza sulla sulla protezione del marchio, pubblicità e sport agendo per numerosi business nel beverage. Il suo interesse per il vino è partito passando davanti al negozio di Lay & Wheelers lungo il tragitto per la scuola. Sembrava più una libreria d’antiquariato che un retail e le file di etichette illeggibili aumentavano il fascino. Aggiungendo il fatto che il vino è tendenzialmente prodotto nei posti più belli del mondo da persone interessanti il gioco è fatto. Ha seguito il programma WSET e quindi, nella scelta fra passare l’esame di MW o scalare le vette Himalyane, ha scelto l’opzione più semplice. Sposato con due figli vive nel Sud Ovest di Londra ed i suoi altri interessi riguardano la musica, i viaggi e la montagna. Articolo di ricerca:
The threats posed by government regulation to the sale of wine in the United Kingdom.
Lydia Harrison MW (UK)
Lydia è nata e vive a Londra, dove gode della diversità dei vini disponibili. Ha iniziato a lavorare nel mondo del vino dopo l’università quando è entrata nel Majestic Wine dove ha lavorato per sei anni fino alla posizione di senior manager per il Battersea branch. Durnate quel periodo ha completato il WSET Level 3 ricevendo meriti per il suo esamen, ha viaggiato ad Jerez e nel Douro inseguendo il suo amore per i vini fortificati. Si è unita alla WSET School London nel 2013 e insegna con specializzazione su Bordeaux, vini fortificati e tecnica di degustazione. Organizza programmi di degustazione ed è ambasciatrice per il Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux (CIVB). Articolo di ricerca:
Online wine education – comparing motivations, satisfactions and outcomes of online vs. classroom students.
Heidi Mäkinen MW (Finland)
Heidi attualmente lavora ad Helsinki come ambasciatrice per una compagni di wine import. A studiato teatro e dramma all’università e dopo la laurea ha seguito la sua grande passione lavorando dell’opitalità ed imparando mlto sul vino. Ha lavorato 12 anni in sala ristorante sia in Finlandia che in UK. Forte della sua esperienza professionale e della competenza data dai numerosi concorsi per sommelier prosegue il suo lavoro di mentore. Appassionata di cibo, vino e viaggi Heidi è sempre alla ricerca di nuove opportunità per esplorare il mondo. Articolo di ricerca:
A critical assessment of Finnish on-trade wine education – satisfaction levels and opportunities for development and improvement.
Christine Marsiglio MW (UK)
Christine è canadese e risiede a Londra dove è wine educator e programme manager alla WSET School London,e mamma di due bambini. Prima di scoprire il suo amore per l’insegnamento era degustatrice per Decanter per il quale organizzava il Decanter World Wine Awards. Durante la sua preparazione per il WSET ed il MW ha ricevuto borse di studio da parte di Family of Twelve, Freixenet, e Derouet Jameson Memorial Foundation. Ha una laurea in enologia e viticultura dalla École Supérieure d’Agriculture d’Angers, Francia, con una tesi di laurea sull’identificazione del Brettanomyces. Ha inoltre una laurea in chimica presso la University of Alberta in Canada. Christineè cuoca, viaggiatrice e runner sulle lunghe distanze. Articolo di ricerca:
The sensory effects of different lactic acid bacteria on wine.
Edward Ragg MW (PR China)
Edward è co-fondatore della Dragon Phoenix Wine Consulting a Pechino con la moglie e partner Fongyee Walker MW. Edward è diventato degustatore alla cieca all’università di Cambridge scrivendo un PhD sul poeta e bevtore di Borgogna americano Wallace Stevens. Ex capitano del Cambridge blind-tasting team, scrive regolarmente per la Cambridge University Guide to Blind-Tasting. Ex docente presso la Tsinghua University (2007-2017), ha completato il WSET nel 2012 ed ha iniziato il programma MW nel 2015. Insieme a Fongyee è l’altro tutor autorizzato dal WSET in cina. Edward è stato inoltre giudice per il McLaren Vale Wine Show (2012) ed ild Perth Royal Wine Show (2019). Articolo di ricerca:
Portfolio management strategies of major Chinese wine importers: an analysis of the evolving mainland Chinese import market 2008-2018.
Gus Jian Zhu MW (USA)
Gus è diventato wine educator sotto il tutoraggio di Fongyee Walker MW e Edward Ragg MW, ti co-fondatori di Dragon Phoenix Wine Consulting. Combina così la sua esperienza da educatore alla sua laurea in enologia presso la UC Davis, alla sua esperienza di vitucultore alla Cakebread Cellars di Napa Valley ed alla esperienza da venditore per Hall Winery in Napa. La sua esperienza accademica è evidenziata nel suo lavoro per l’articolo di ricerca del MW sulla scienza dei sensi nel vino e da “A Quarter Century of Wine Pigment Discovery” pubblicato dal Journal of Food and Agriculture. Gus è educatore presso Gus Zhu Wine Consulting. Lavora a livello internazionale come consulente sull’educazione al vino come WSET qualificato. È docente presso Dragon Phoenix in Beijing e Napa Valley Wine Academy. Articolo di ricerca:
The impact of acidity adjustments on the sensory perception of a Californian Chardonnay.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Nove miliardi di euro. Valgono tanto USA e UK per import di vino, i due principali mercati al mondo. Pesando rispettivamente per il 18% e 15% sul totale del vino commercializzato a livello globale. Gli Stati Uniti figurano, allo stesso tempo, come il primo paese al mondo per consumi di vino: oltre 31 milioni di ettolitri nel 2015, il 38% in più di quanto si bevono gli italiani.
Questo doppio primato deriva dal fatto che gli USA rappresentano anche il quarto produttore mondiale (22 milioni di ettolitri nel 2015) e buona parte del proprio vino viene consumato entro i confini nazionali (ne esportano poco più di 4 milioni). Al contrario, il Regno Unito che per ragioni pedo-climatiche (forse ancora per pochi anni, visti i cambiamenti climatici in corso) produce quantità marginali di vino, è “costretto” a consumare principalmente prodotto di importazione e in questo caso i consumi totali coincidono con gli acquisti dall’estero, facendo del Regno Unito il sesto paese al mondo per consumi (13,5 milioni di ettolitri).
Ancora più interessante è il “peso” che il vino detiene sul totale delle bevande alcoliche consumate: 10% negli USA, 18% in UK dove in entrambi i paesi la parte del leone viene fatta dalla birra. Da questi pochi numeri si capisce però dove insistono le maggiori prospettive di crescita per i vini italiani. Mentre nel Regno Unito è difficile pensare ad ulteriori effetti “sostituzione” rilevanti (tra vino e birra), nel caso degli Stati Uniti gli spazi di crescita sono duplici: da un lato, i tassi di penetrazione del vino ancora bassi tra i consumatori di bevande alcoliche dovrebbero crescere a scapito della birra (il consumo pro-capite di vino negli USA è inferiore ai 10 litri, in Italia – seppur in calo – viaggiamo sui 37 litri); dall’altro, tra vini concorrenti, quelli esteri possono aumentare le proprie quote di mercato a danno di quelli nazionali, in virtù di una crescita dei redditi pro-capite che ha tra i propri effetti quello di spostare l’acquisto da vini locali a vini stranieri. Ovviamente, in linea teorica. Poi da quel punto in avanti interviene la concorrenza tra prodotti esteri (Francia, Australia, Nuova Zelanda, Cile) a fare la differenza.
Stante questo scenario, nel corso degli ultimi 5 anni le importazioni negli Stati Uniti di vini dall’Italia sono aumentate del 61% a valore e del 26% a volume, uno scostamento determinato sia da un riposizionamento qualitativo dei nostri vini oltre che da un effetto rivalutazione prodotto dal rafforzamento del dollaro rispetto all’euro. Le nostre performance sono state superiori alla media del mercato, intesa come trend dell’import totale (+52% a valore) ma inferiori a quelle dei vini neozelandesi (+119%) e francesi (+83%). I dati relativi ai primi 10 mesi del 2016 mostrano ancora una tendenza positiva ma determinata da una spinta più debole: l’import di vino cresce a livello totale dell’1,8% in valore e di appena lo 0,1% in volume, con l’Italia che mette a segno un +3,9% a valore e un +1,9% a volume.
Siamo cioè distanti da quel 10% di tasso medio annuo (CAGR) di crescita che ha connotato l’import dal nostro paese nel quinquennio 2010/2015. Anche in questo caso, Nuova Zelanda e Francia registrano variazioni positive più ampie, rispettivamente pari a +9,2% e +4,2% in valore. Se guardiamo alle diverse tipologie, è solo grazie agli spumanti – e in particolare al Prosecco – che l’Italia registra questi valori positivi nel 2016: mentre i vini fermi imbottigliati calano del 2,6% in volume, gli sparkling crescono del 25,5%.
IL VINO ITALIANO NEL REGNO UNITO
Anche il mercato inglese presenta analogie simili nelle tendenze che si sono manifestate su quello americano. Nel medesimo quinquennio di tempo considerato, l’import di vino è cresciuto del 21% a valore ma meno del 5% a volume. Rispetto a questa media, l’import di vini italiani è aumentato rispettivamente del 64% e 35%, surclassando a valore praticamente tutti i diretti competitor, mentre a volumi rimanendo appena dietro la Spagna (+37%).
Le importazioni dal paese iberico hanno visto crescere soprattutto la categoria dei vini fermi imbottigliati (+50%), mentre è nuovamente merito degli spumanti (e anche in questo caso del Prosecco) se gli acquisti dall’Italia sono cresciuti così tanto: basti pensare che, a volume, l’import di sparkling italiano in UK è cresciuto del 572% tra il 2010 e il 2015.
Si tratta di un trend che trova conferma anche nell’anno in corso. I primi dieci mesi del 2016 mostrano una crescita dell’import dall’Italia che, nel totale a volume evidenzia un +3,2% sostanzialmente frutto della categoria spumanti che, presa a sé stante, mette a segno un +38% (si pensi infatti che i vini fermi imbottigliati italiani registrano un calo del 12% a valore e dell’8% a volume, in analogia a quanto sta accadendo all’import dell’intera categoria: -12% a valore e -5% a volume totale mondo).
LO STUDIO WINE MONITOR “Secondo le nostre stime – dichiara Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma – nel 2016 le importazioni a valore di vino negli Stati Uniti chiuderanno con una crescita inferiore al 2%, mentre nel Regno Unito ipotizziamo un calo di quasi il 10%”. D’altronde, si tratta di quei mercati che nel 2016 hanno vissuto due tra gli eventi più destabilizzanti e meno prevedibili che si ricordino: Brexit e l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
“L’indecisione che gira attorno alla Brexit e che ha portato la sterlina a perdere oltre il 10% nei confronti dell’euro e delle principali valute internazionali dal referendum ad oggi, non ha fatto altro che tenere gli importatori inglesi alla finestra, riducendo gli acquisti di lungo periodo”, continua Pantini.
Nel caso invece degli Stati Uniti, l’elezione di Trump ha avuto, sulla valuta locale, l’effetto contrario. Il rafforzamento del dollaro che potrebbe continuare anche nel 2017 a seguito degli interventi di politica economica e fiscale promessi in campagna elettorale, potrebbe ridare vigore alle importazioni dall’Italia, a condizione che contestualmente non vengano attivate misure protezionistiche volte a tutelare i vini californiani. Il che, ad oggi, sembra però lontano dall’essere attuabile (così almeno si spera).
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Dopo un 2015 in cui l’import mondiale di vino è cresciuto a valore di oltre il 10% (grazie anche al rafforzamento del dollaro che ha permesso ai produttori europei di essere più competitivi e di godere di plusvalenze nei cambi), le stime Wine Monitor sugli acquisti di vino dei primi 8 mercati – che fanno quasi i 2/3 dell’import mondiale – non sembrano restituire valori altrettanto positivi. Guardando ai principali mercati di sbocco dell’Italia, gli Stati Uniti dovrebbero chiudere l’anno con un incremento inferiore al 2% rispetto al 2015. Il Regno Unito al contrario importerà meno vino (-9%) così come la Germania (-4%), mentre il Giappone chiuderà con una crescita vicina al 3% e solamente la Cina continuerà a correre a ritmi sostenuti (quasi +20%).
“In uno scenario di mercato contraddistinto da più ombre che luci, anche i vini italiani risentono di queste incertezze e battute d’arresto dove i cali sono in larga parte generalizzati e risparmiano pochi grandi esportatori”, dichiara Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma. Queste valutazioni partono necessariamente dagli ultimi dati disponibili in tema di commercio internazionale (settembre), dai quali si evince una preoccupante diminuzione delle importazioni di vini fermi imbottigliati – che rappresentano oltre il 70% degli scambi mondiali della categoria – in quasi tutti i principali mercati considerati, con cali superiori al 10% nel caso del Regno Unito.
VOLA IL PROSECCO
Continuano invece a crescere le importazioni di sparkling, con i nostri vini (Prosecco in primis) che la fanno da padrone, mettendo a segno aumenti del 30% sia negli USA che in UK, a fronte di medie di mercato nettamente inferiori (nel Regno Unito, mentre l’import di spumanti dall’Italia cresce del 31%, quello totale non arriva al +1% anche a causa di un arretramento dei francesi dell’11% che però pesano ancora per il 53% sull’import della categoria). “Guardando ai singoli competitor – continua Pantini – gli spumanti italiani crescono più dei concorrenti in tutti i principali mercati di consumo tranne in Giappone dove Francia e Spagna ci surclassano e la nostra presenza è ancora marginale, mentre nei vini fermi andiamo peggio di Nuova Zelanda e Spagna negli Stati Uniti, 2 del Cile in UK, gli unici vini a crescere in un mercato in calo, e nuovamente dei neo zelandesi in Canada”.
LA POLITICA In buona sostanza, la gran parte dei mercati sta tirando il fiato con molti operatori che sembrano stare alla finestra anche alla luce delle diverse incognite che si stanno prefigurando per il 2017.
Tra queste una Brexit che non si capisce ancora quando si farà e con una sterlina che da prima del referendum ad oggi ha perso il 13% del suo valore nei confronti dell’euro (ma ben il 19% nei confronti del dollaro australiano e neo zelandese) e, contro tutti i pronostici, l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti le cui dichiarazioni in campagna elettorale, se dovessero trovare conferma in provvedimenti di politica economica, potrebbero deprimere ulteriormente il commercio internazionale.
E non solo per il “congelamento” del TTIP (dato per scontato ormai da tempo), quanto per quegli interventi di tagli fiscali, investimenti pubblici e ulteriore sviluppo della produzione nazionale di petrolio che, conducendo necessariamente ad una crescita dei tassi di interesse e ad una rivalutazione del dollaro potrebbero certamente favorire le importazioni di vino italiano negli Stati Uniti, ma contestualmente finirebbero per deprimere ulteriormente le economie di quei paesi basate sull’export di commodity come la Russia, da tempo in crisi e con importazioni di vino in continuo calo.
CANADA E VIETNAM Ed è anche per questi motivi che assumono maggiore centralità gli accordi di libero scambio che l’Unione Europea sta negoziando con i paesi terzi e che dovrebbero trovare, per alcuni di questi, l’entrata in vigore nel 2017, con benefici per l’export dei nostri vini.
Vale la pena, in questa sede, ricordarne due: il CETA e l’EVFTA, rispettivamente gli accordi con il Canada e il Vietnam, per i quali si attende la ratifica del Parlamento Europeo e l’entrata in vigore (per il Ceta in via provvisoria) entro aprile del prossimo anno.
Si tratta di accordi che prevedono l’abolizione dei dazi a carico dei nostri vini (per il Vietnam la riduzione è pari al 50% nel primo anno fino ad arrivare all’eliminazione totale entro il settimo anno), il rafforzamento della tutela delle indicazioni geografiche e la rimozione delle barriere tecniche, tra cui si segnala la diversa modalità di calcolo delle imposte ad opera dei Liquor Board delle province canadesi che dai valori passerà ai volumi di vino importato, favorendo quindi i prodotti con prezzo medio più elevato.
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Sentiamo spesso parlare di vini neozelandesi. Vini che, ormai, è facile reperire anche sul mercato italiano. Vinialsupermercato.it, come al solito, cerca di aiutarvi nelle scelte in campo enologico. E oggi racconta di un Sauvignon Blanc proveniente proprio dalla Nuova Zelanda. Si tratta del Sauvignon Blanc 2013 Insight, “single vineyard” Marlborough, prodotto dalla cantina Vinultra nella Waihopai Valley. Il vino si presenta di un colore giallo paglierino, di buona limpidezza. Al naso esprime un bouquet estremamente ampio e accattivante, molto “femminile” e floreale. Si passa dal passion fruit alla classica foglia di pomodoro, fino alle note di zenzero fresco. Un naso prezioso, che anticipa un sorso ancora più soddisfacente. La frutta esotica torna prepotentemente, il che potrebbe far risultare questo vino stucchevole. Ma immediatamente sopraggiungono note agrumate di pompelmo rosa, a bilanciare il tutto. Completano il quadro note speziate e minerali. Il ritorno, una volta deglutito il vino, è di quello di piacevoli e persistenti foglie di pomodoro, oltre agli onnipresenti agrumi e alle spezie.
LA VINIFICAZIONE L’azienda Vinultra è situata a Malborough, sulla East coast della Waihopai Valley, uno dei territori più conosciuti e vocati alla coltivazione della vite in Nuova Zelanda. Il vitigno scelto per la produzione di questa etichetta si sviluppa su due terrazze differenti: quella inferiore è estremamente ricca di sassi, un terreno limoso e argilloso. Quella superiore, invece, sempre composta di argilla e limo, presenta in abbondanza grandi blocchi di ghiaia, in questo caso friabile. Il sistema di allevamento è la controspalliera e la raccolta delle uve Sauvignon Blanc avviene tra la fine del mese di aprile e l’inizio di maggio. La diraspatura è seguita da una pressatura con pressa pneumatica. Le uve subiscono poi criomacerazione per 48 ore, processo utile alla conservazione degli aromi varietali dell’uva. La fermentazione avviene in vasche d’acciaio e il vino riposa sur lies, ovvero “sulle bucce”, per diversi mesi prima di essere imbottigliato.
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