Le winenews del vino italiano in 12 giorni: cosa è successo a luglio 2022? Con il settimo appuntamento siamo al giro di boa tra i fatti salienti dello scorso anno. Un viaggio nel tempo attraverso le notizie inerenti il vino italiano, le sue dinamiche e il racconto delle denominazioni. Per non perderti neppure una news, iscriviti alla newsletter di winemag.it.
Le winenews di luglio si aprono con il Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau e i vini premiati alla 19° edizione. Svelati i vincitori dell’annuale Rassegna.
Donato Lanati: «Vi spiego perché dobbiamo portare Nebbiolo, Sangiovese e Aglianico nello Spazio». Il noto enologo è intervenuto ieri al 15° Forum Internazionale della Cultura del Vino della Fondazione Italiana Sommelier.
VITE IN RIVIERA, VIAGGIO TRA I MIGLIORI VINI DEL PONENTE LIGURE
Vite in Riviera, i grandi vini del Ponente Ligure vogliono crescere: «Scorte finite a settembre». L’autoctono Pigato è ormai esploso, ma le quantità non bastano ad accontentare le richieste dei buyer, in Italia come all’estero. le etichette da non perdere.
Sicilia paradiso dei wine (& food) lovers: una cantina su due ha un ristorante, una su tre un albergo. Il sondaggio si Assovini. De la Gatinais: «Enoturismo in crescita del 30% negli ultimi 5 anni».
PUGLIA, FALSIFICAVANO MOËT & CHANDON E RUM DON PAPA
Tra le winenews di winemag.it, anche la cronaca relativa alle più importanti operazioni compiute sul suolo nazionale dalle forze dell’ordine, nel settore del vino. A luglio 2022 sono state sequestrate a Cerignola 955 bottiglie contraffatte di Moët & Chandon e Rum Don Papa. Nei guai due imprenditori pugliesi (VIDEO).
Addio a Giovanni Poli, uomo simbolo della grappa trentina. Aveva 87 anni. Nella sua lunga carriera di vignaiolo ha contribuito alla notorietà della Valle dei Laghi.
Vini Etna Doc: imbottigliato primo semestre 2022 cresce del 30%. Bianco e rosato in crescita, così come il rosso. Cambria: «Ottimo stato di salute della denominazione.
SASSICAIA (E ALTRI MITI) AL CALICE: ECCO DOVE TROVARLI
Sassicaia (e altri miti) al calice, la formula vincente di Enoteca Tognoni: «Tre bottiglie al giorno». Una pagina di top wines: si può scegliere tra 5 o 10 cl. «Molti clienti, poi, acquistano uno o due cartoni».
Nuova Zelanda, addio al Prosecco australiano entro 5 anni. L’Ue ha trovato l’accordo per la protezione del marchio italiano: «Spumante ormai famoso come lo Champagne».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Le wine news del vino italiano in 12 giorni: cosa è successo a maggio 2022? Quinto appuntamento con i fatti salienti dello scorso anno. Un mese di ricco di notizie, maggio. Per non perderti neppure una news, iscriviti alla newsletter di winemag.it.
COME CAMBIA LA BARBERA D’ASTI DOCG: ECCO RISERVA, UGA E SOTTOZONE
Maggio 2022 all’insegna dei vini del Piemonte. Barbera d’Asti Docg: ecco Riserva, unità geografiche aggiuntive e due nuove sottozone. Tinella e Colli Astiani si aggiungono a Calliano Monferrato e Casorzo Monferrato. Mobrici: «Più qualità per i mercati».
ALTO ADIGE, NON SOLO VINO ALL’ABBAZIA DI NOVACELLA
Non solo vino all’Abbazia di Novacella: «Pronti ad accogliere gli enoturisti, tra arte e cultura». La bella stagione porta con sé mostre e visite guidate in una delle più antiche cantine attive al mondo.
SICILIA, PRESENTE E FUTURO DELLA VITICOLTURA ITALIANA
Sicilia, presente e futuro della viticoltura Italiana. Biodiversità, pratiche tradizionali e posizione geografica favoriscono la resistenza ai cambiamenti climatici e disegnano il futuro dei vini dell’isola.
CONSORZIO FRANCIACORTA: SILVANO BRESCIANINI CONFERMATO PRESIDENTE
A distanza di tre giorni dalla costituzione del nuovo Cda, Silvano Brescianini viene rieletto presidente del Consorzio Franciacorta. Dopo 12 anni, Giuseppe Salvioni lascia il posto di Amministratore delegato a Simona Luraghi.
Isidoro Rebuli riconfermato presidente della Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene. Il ristoratore di Valdobbiadene resta alla guida dell’associazione chiamata a valorizzare l’itinerario Unesco.
LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE DEL VINO CON ACQUA E ZUCCHERO
Contraffazione vino con acqua e zucchero, nuova ricerca: infrarossi e laser per scoprire adulterazioni. Esperimenti congiunti di studiosi italiani, ungheresi e vietnamiti su campioni di Portugieser e Sauvignon Blanc.
Asolo Prosecco verso lo sblocco della riserva vendemmiale 2021. Crescita inarrestabile per la denominazione veneta: 8,6 milioni di bottiglie nei primi 4 mesi del 2022.
Vini di Salerno: Aglianicone sempre più protagonista. Cresce la popolarità del vitigno autoctono campano. Tenuta Macellaro: presto sul mercato Quercus 2019.
VERSO PROWEIN 2022: SPAZIO A CLIMA E LOW E ZERO ALCOL
Verso Prowein 2022, dal 15 al 17 maggio: focus su clima e “zero alcol”. Messe Düsseldorf pronta ad accogliere i visitatori, dopo la girandola di date che ha causato l’ira di Londra.
Tommasi, nuova cantina sull’Etna: suoi 15 ettari di Tenuta Chiuse del Signore. Trovato l’accordo con la famiglia Bambara-De Luca. Sul posto un miracolo della natura: pietracannone.
AMARONE OPERA PRIMA: NASCE UN NUOVO FORMAT PER L’ANTEPRIMA
Nuovo format per Anteprima Amarone, che si riposiziona con “Amarone Opera Prima”. Il successivo racconto dell’evento sarà ampio su winemag.it, nel segno del momento storico del re dei vini della Valpolicella. Ottima l’organizzazione all’esordio e tante le novità stilistiche evidenziate dai vini in Anteprima, tesi a una maggiore freschezza e a minori concentrazioni.
IL DOCUMENTARIO APOCALYPSE WINE SCUOTE SOAVE E CERVIM
Apocalypse wine, attacco frontale alla viticoltura di Soave e al Cervim. Mondial des Vins Extrêmes nel mirino: «Premia lo sfruttamento dissennato del paesaggio». Stefano Celi: «Parole gravi». Le cantine: «Autorizzazioni in regola». Ampio approfondimento, il 18 maggio, su winemag.it. Tutte le voci dei protagonisti.
Curioso movimento (l’ennesimo, anche in direzione opposta) dal Trentino all’Oltrepò pavese. Terre d’Oltrepò annuncia l’ingaggio del nuovo direttore generale dal Trento Doc: è Corrado Gallo. A Broni anche l’enologo Giacomo Barbero.
CONSORZIO DOC DELLE VENEZIE, RIELETTO ALBINO ARMANI
Albino Armani rieletto presidente del Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie. Voto unanime da parte del Cda. Vicepresidenti Claudio Venturin (Veneto) e Flavio Bellomo (Fvg).
ENOTECA REGIONALE EMILIA ROMAGNA, FRASCARI ALLA PRESIDENZA
Davide Frascari è il nuovo presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna. Vicepresidenti Stefano Perini (Cantine 4 Valli di Piacenza) e Mauro Sirri (Celli di Bertinoro).
Vinopolitana e app: così l’Anteprima Sagrantino innova le anteprime del vino italiano. E stuzzica la Toscana del Brunello, sempre più isolato nel panorama delle preview regionali.
Vino italiano, indagine Mediobanca: Cantine Riunite-Giv resta leader nel 2021. Lo studio incorona anche Piccini per incremento di fatturato: +61% sul 2020, meglio di Lunelli.
VINO NELLO SPAZIO CON FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER
Fondazione italiana sommelier porta il vino nello spazio con l’Agenzia Spaziale Italiana. Il Convegno al 15° Forum Internazionale della Cultura del Vino.
L’editoriale di fine maggio 2022 fotografa il “vignaiolo alieno” Giampaolo Tabarrini, che si presenta in ciabatte (infradito) all’appuntamento con la stampa, per la presentazione dell’annata 2018 del Sagrantino di Montefalco, ma soprattutto con la schiettezza e lucidità di pensiero propria dei giganti.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Le wine news del vino italiano in 12 giorni: cosa è successo ad aprile 2022? Quarto appuntamento (di 12) con i fatti salienti dello scorso anno. Continua il viaggio nel tempo di winemag.it tra le notizie più importanti del 2022.
Aprile 2022 si apre su winemag con i migliori Derthona Timorasso 2020 all’Anteprima “Due.Zero” 2022. La cronaca, dentro e fuori dai calici, dell’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi: 32 campioni in degustazione.
ETNA DOC VERSO LA DOCG, SCIENZA: «RIDURRE A 6 LE MACRO AREE»
Dal Piemonte ci spostiamo in Sicilia. Attilio Scienza ai produttori dell’Etna Doc: «Mga e Uga Contrade? Non siamo in Borgogna». Il presidente del Comitato nazionale vini: «Ridurre a 6 macro aree». Il Consorzio: «Spunto di riflessione».
Restiamo sull’isola, attorno al vulcano. Etna, la produzione di vino torna ai valori pre-pandemia. Fra i progetti del Consorzio anche la mappatura delle contrade. E Musumeci annuncia: «Piano della Regione Sicilia per i vigneti eroici dell’Etna. Valorizzazione immobiliare straordinaria grazie alla viticoltura».
FIVI E CEVI ALL’UE: SEMPLIFICARE VENDITA VINO A DISTANZA
Fivi e Cevi: «L’Ue semplifichi le vendite di vino a distanza». Per i Vignaioli Indipendenti è necessario un adeguamento normativo nel mondo post pandemia.
Studio UniCredit-Nomisma: «Sicilia al top in Italia per i vini di qualità». L’isola è al primo posto per la coltivazione Bio. Crescono export e Gdo. Tutto pronto per Sicilia En Primeur 2022.
Michele Bernetti è il nuovo presidente dell’Istituto marchigiano di tutela vini. Tutela delle Dop, promozione del territorio e revisione dei disciplinari i suoi obiettivi.
CANTINA PORTA ROSSA, DAL BRUNELLO AL BAROLO CON PICCINI
Dal Brunello di Montalcino al Barolo: Cantina Porta Rossa è la prima Tenuta Piccini nelle Langhe. La cantina resa celebre da Pierfranco Bonaventura entra nel portafoglio di aziende del gruppo toscano.
PROSECCO, AMARONE E BAROLO TRAINANO IL VINO ITALIANO
Prosecco Superiore, Amarone e Barolo trainano il mercato del vino italiano. Il report Bmti. Bene anche Chianti classico e Brunello di Montalcino. Meno performante la Barbera d’Asti.
«Nel 2027 si potrà produrre Prosecco sostenibile da Glera Resistente». L’annuncio del Crea-Ve: entra nel vivo il progetto Gleres, nella zona di Valdobbiadene.
Alta Langa, Etna Doc e non solo: nuove opportunità in Gdo per gli spumanti italiani “alternativi”. Franciacorta e TrentoDoc sempre più export oriented. Buyer a caccia di bollicine da nuovi territori.
Case history dal Veneto, il 15 aprile su winemag.it. La Bianchetta ancestrale di Tenuta Amadio: Simone Rech riscopre le vigne del nonno. Grande successo sul mercato per il rifermentato prodotto con l’antico vitigno dei Colli Trevigiani.
IL CASO PICCOLO DERTHONA: IL TIMORASSO SA DOVE ANDARE
Dal Derthona Timorasso al Piccolo Derthona: Tortona sa dove andare. Scacco ad imbottigliatori e mediatori di uve con la denominazione di ricaduta. Lo zampino di Walter Massa nell’accordo con la cantina sociale.
Indicazione del contenuto zuccherino in etichetta: Federmosti torna alla carica. L’appello del presidente Marco Bertagni, sostenuto da Federconsumatori. Allo studio un sondaggio sui consumatori.
Proclamati i vincitori del Concorso nazionale del Pinot Nero. Al via la 24° edizione delle Giornate del Pinot Nero, dal 29 aprile al 2 maggio in Alto Adige.
Addio a Franco Allegrini, padre della Valpolicella moderna. Scomparso il fratello di Marilisa, tra i principali fautori dell’Associazione de Le Famiglie Storiche.
VINI PREMIUM: L’ALTRO VOLTO DELLA GUERRA RUSSIA-UCRAINA
L’altro volto della guerra Russia-Ucraina: cresce il business del vino in Polonia. Varsavia e Cracovia invase da clienti facoltosi a caccia di vini premium: «Effetti su tutti i Paesi dei Carpazi».
Vini vulcanici italiani: Casa Setaro si mette sulle spalle il Vesuvio e propone il primo “vino di contrada”. Il nome è “Contradae 61·37”: un escamotage. Massimo Setaro ricorre alla Smorfia napoletana per aggirare i limiti del disciplinare e accennare a Bosco del Monaco (sarà poi premiato “Vino bianco dell’anno” dalla Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it).
FOCUS SUL RIESLING RENANO: OLTREPÒ PAVESE AL TOP IN ITALIA
Riesling renano, opportunità per l’Oltrepò pavese? 28 vini con punteggi. Tra i top Manuelina, Monsupello e Castello di Stefanago. Ipotesi Docg a Montalto tramontata? Un tasting che fa seguito a quello sul Riesling Italico, effettuato a gennaio 2022 da winemag.it (qui i risultati).
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Prosegue l’analisi dei vini presenti sul volantino del supermercato di fiducia. Gennaio 2021 volge al termine e prepara a un febbraio senza troppe gioie. In continuità con le precedenti edizioni della rubrica, ancora nessun “guizzo”.
Tra i nuovi volantini, sia Iper che Esselunga salgono in cattedra con una gamma discreta e qualche promozione interessante. Fiduciosi che febbraio, con l’avvicinarsi del Carnevale, riserverà qualche buon affare, ecco i nostri consigli per una “spesa di vino” cosciente, al ritmo delle nostre valutazioni in cestelli.
Volantino Aldi fino al 24 gennaio, “Viva il Carnevale”
Falanghina Dop Sanni: 2,89 euro (3 / 5)
Brunello di Montalcino Docg Poggio al Sale: 14,90 euro (4 / 5)
Volantino Bennet fino al 3 febbraio, “I freschi sottocosto” Cuvèe del Centenario La Cacciatora: 1,84 euro (1 / 5)
Pinot Grigio delle Venezie Cadis: 2,49 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc Villa Degli Olmi: 3,99 euro (3 / 5)
Oltrepò Pavese Bonarda Doc Quaquarini: 3,29 euro (4 / 5)
Lambrusco Senza Tempo Riunite: 2,79 euro (3,5 / 5)
Nero d’Avola Barone Lo Presti: 1,97 euro (3 / 5)
Chianti Docg Poggio ai Massi: 2,39 euro (3 / 5)
New Volantino Bennet fino al 27 gennaio, “Ti restituiamo il 50%” Prosecco Docg Campo del Passo: 3,40 euro (3,5 / 5)
Volantino Carrefour fino al 27 gennaio, “Sottocosto Freschi” Montepulciano D’Abruzzo Doc Riserva Terre d’Italia: 4,89 euro (3,5 / 5)
Montepulciano D’Abruzzo Doc La Cacciatora: 2,79 euro (1 / 5)
Chianti Docg Sorelli: 2,99 euro (3 / 5)
Colli Piacentini Gutturnio Doc Calera Vicobarone: 3,59 euro (3,5 / 5)
Turà Lamberti: 2,29 euro (3 / 5)
Nero d’Avola Doc Le Morre: 1,99 euro (3 / 5)
Vini Poggio Dei Vigneti Trebbiano o Sangiovese: 1,59 euro (2,5 / 5)
Volantino Carrefour Market fino al 27 gennaio, “Gustati una nuova esperienza di spesa” Nero d’Avola Doc Le Morre: 1,99 euro (3,5 / 5) Lambrusco di Sorbra o Castelvetro Chiarli: 2,99 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg Neo Campana Melini: 3,49 euro (3,5 / 5)
Colli Piacentini Gutturnio Doc Calera Vicobarone: 3,59 euro (3,5 / 5)
Volantino Carrefour Express dal 21 gennaio al 2 febbraio, “1+1 gratis”
Terre Siciliane Grecanico Igt, Nero d’Avola o Shiraz Le Morre: 1+1 5,99 euro (3,5 / 5)
Oltrepò Pavese Doc Barbera o Bonarda Montagna: 3,59 euro (3,5 / 5)
Vernaccia di San Gimignano Docg, Piccini: 3,99 euro (3,5 / 5)
Toscana Igt Remole Frescobaldi: 4,99 euro (4,5 / 5)
Volantino Conad City fino al 28 gennaio, “Prezzi a fette” Valdobbiadene Docg Prosecco Bolla: 4,90 euro (3,5 / 5)
Volantino Conad fino al 25 gennaio, “Bis” Morellino di Scansano Docg Bufferia: 4,39 euro (3 / 5)
Colli Piacentini Docg Bonarda Amabile Valtidone: 2×1 4,48 euro (3,5 / 5)
Volantino Crai fino al 3 febbraio, “Scelta conveniente” Colli Piacentini Bonarda Vicobarone: 2,49 euro (3,5 / 5)
Barbera d’Asti Tenuta La Pergola: 3,19 euro (3,5 / 5)
Volantino Despar fino al 27 gennaio, “Prodotti firmati Despar” Sicilia Doc Grillo Capo Tre Cuspidi: 3,39 euro (3,5 / 5)
Cannonau Doc Binnostui: 3,90 euro (3,5 / 5)
Grignolino d’Asti Doc Ca de Lion: 3,99 euro (3,5 / 5)
Volantino Esselunga dal 25 gennaio al 3 febbraio, “Sconto 30,40, 50” Pinot Grigio Doc Cantina di Soave: 2,69 euro (3,5 / 5)
Lambrusco Reggiano L’Olma Cantine Riunite: 2,24 euro (3 / 5)
Oltrepò Pavese Bonarda Poderi Riccagioia: 2,34 euro (3,5 / 5)
Muller Thurgau Terresomme Lavis: 3,12 (3,5 / 5)
Nebbiolo d’Alba Vignaioli Pertinace: 5,74 euro (4 / 5)
Merlot, Cabernet Cantina di Caldaro: 5,80 euro (3,5 / 5)
Malvasia Nera Salento Igp Settearchi: 2,49 euro (3,5 / 5)
Asolo Prosecco Docg Dal Bello: 4,77 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg Villa di Monte: 2,49 euro (3 / 5)
Cannonau Doc Sardegna Cantina Dorgali: 3,55 euro (3,5 / 5)
Volantino Esselunga fino al 23 gennaio, “Sconto 40%” Pinot Chardonnay o Chardonnay Muller Thurgau Pasqua: 2,49 euro (3,5 / 5)
Orvieto Classico Doc La Carraia: 2,18 euro (3,5 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Docg Mionetto: 5,99 euro (3,5 / 5)
Greco Strangolagalli: 3,80 euro (3 / 5)
Rosè Paul Mas: 4,19 euro (3 / 5)
Grillo, Nero d’Avola o Syrah Feudi San Nicola: 2,69 euro (3,5 / 5)
Barbera Piemonte Capetta: 2,24 euro (3 / 5)
Raboso Veneto Cantina Trevigiana: 1,91 euro (3 / 5)
Trentino Doc Merlot Pravis: 4,17 euro (3,5 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo ConteCarlo Umani Ronchi: 3,63 euro (4 / 5)
Volantino Eurospin fino al 31 gennaio, “Operazione Fine Mese” Nessun vino da segnalare
Famila fino al 27 gennaio 2021, “Grandi Marche” Nessun vino da segnalare
Famila fino al 27 gennaio 2021, “Sapori regionali” Oltrepò Pavese Doc Bonarda Terre dei Passeri: 1,99 euro (1,5 / 5)
Colli Piacentini Ortrugo Doc Zerioli: 2,99 euro (3 / 5)
Colli Piacentini Ortrugo Doc Terre della Pietra: 2,29 euro (3 / 5)
Colli Piacentini Malvasia Secco Doc Valtidone: 1,99 euro (3,5 / 5)
Oltrepò Pavese Doc Riesling Le Cascine: 1,99 euro (1,5 / 5)
Oltrepò Pavese Doc Sangue di Giuda Broni: 1,99 euro (3 / 5)
Dolcetto Langhe Doc Barone Stabilini: 2,99 euro (3 / 5)
Nebbiolo d’Alba Doc I Somelieri: 4,99 euro usr 3]
Barbera Doc Monferrato Terre da Vino: 2,99 euro (3,5 / 5)
Volantino Gulliver fino al 27 gennaio, “Sconti fino al 50” Colli Piacentini Doc Gutturnio Valtidone: 2,39 euro (3,5 / 5)
Grecanico Poggio Dei Vigneti: 1,49 euro (2 / 5)
Barbera d’Asti o Cortese Rasore: 1,99 euro (3 / 5)
Cortese Garlà o Bonarda Morasca Torrevilla: 3,49 euro (4 / 5)
Valdobbiadene Docg Prosecco Col Del Sol: 5,99 euro (3,5 / 5)
Volantino Il Gigante fino al 24 gennaio, “Al costo” Oltrepò Pavese Doc Bonarda, Riesling o Chardonnay Le Cascine: 1,79 euro (1,5 / 5) Chianti Docg Il Masso: 2,99 euro (3,5 / 5)
Dolcetto, Barbera, Chiaretto, Cortese Serre dei Roveri: 2,15 euro (2 / 5)
Barbera o Dolcetto d’Alba Doc Produttori di Portacomaro: 3,99 euro (4,5 / 5)
Chardonnay, Pinot, Friulano o Cabernet Grave del Friuli Doc Il Borgomastro: 2,99 euro (3 / 5)
Colli Piacentini Doc Ortrugo o Gutturnio Manzini: 1,99 euro (3 / 5)
Terre Siciliane Igt Shiraz o Catarratto Fazio: 2,99 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc Porta Leone: 3,99 euro (3,5 / 5)
Toscana Igt Cabernet o Merlot Colle al Sasso Famiglia Petracchi: 3,89 euro (4 / 5)
Volantino Iper La grande I dal 25 al 7 febbraio, “Grande Raddoppio”
Linea Vini J.P Chenet: 3,29 euro (3,5 / 5)
Montepulciano, Cerasuolo o Pecorino Agriverde: 3,49 euro (3,5 / 5)
Colli Piacentini Ortrugo, Bonarda, Malvasia Le Ghiaie del Tidone: 2,19 euro (3,5 / 5)
Nebbiolo d’Alba Doc o Roero San Silvestro: 4,49 euro (3,5 / 5)
Friulano Doc o Refosco Borgo Canedo: 2,99 euro (3 / 5)
Valdobbiadene Docg Prosecco Gasparetto: 3,99 euro (3,5 / 5)
Ribolla Gialla Terre Nardin: 1+1 5,49 euro (3 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Rive di ColBertaldo: 6,90 euro (3,5 / 5)
Garganega, Muller Thurgau o Merlot Poggio dei Vigneti: 1,49 euro (1,5 / 5)
Vini Raspinello Rosato o Chardonnay: 1+1 2,99 euro (2 / 5)
Barbera d’Asti Docg o Cortese o Dolcetto Alpa: 1,99 euro (1 / 5)
Bardolino o Soave Doc La Sorte: 2,49 euro (3 / 5)
Chianti Docg Piccini: 2,49 euro (4 / 5)
Est!Est!Est! Montefiascone Bigi: 2,99 euro (3,5 / 5)
Montepulciano Doc Spinelli: 1,99 euro (4 / 5)
Rosso Toscana Igt I Gelsi: 2,49 euro (3,5 / 5)
Nero di Troia o Rosato Puglia 1910: 2,49 euro (3 / 5)
Sannio Dop Greco o Fiano I Feudi: 3,99 euro (3 / 5)
Volantino Iper La grande i fino al 24 gennaio, “Grande Sconto” Prosecco Valdobbiadene Docg Scudo Verde Ca Val: 4,99 euro (4 / 5)
Prosecco Treviso Doc Rosè Gasparetto: 3,49 euro
Ribolla Gialla Spumante Brut Miazzi: 2,99 euro (3 / 5)
Chianti Docg Superiore o Riserva La Rupe: 3,99 euro (3 / 5)
Cabernet Franc, Merlot o Sauvignon Venezia Falcaia: 3,49 euro (3,5 / 5)
Dolcetto d’Alba Doc San Silvestro: 3,49 euro (3,5 / 5)
Umbria Igt Vipra Rossa, Bianca o Rosa Bigi: 3,49 euro (3,5 / 5)
Oltrepò Pavese Doc Bonarda o Barbera Le Cascine: 1,89 euro (1,5 / 5)
Pignoletto Frizzante, Sangiovese o Montepulciando d’Abruzzo Galassi: 2,39 euro (3,5 / 5)
Freschello Bianco, Rosso o Rosato: 1,29 euro (3 / 5)
Vini Poggio Dei Vigneti Trebbiano o Sangiovese: 1,99 euro (2 / 5)
Volantino Iperal fino al 26 gennaio 2021 “Affari a 1 euro”
Chianti Docg Antica Sala Sensi: 2 euro (3,5 / 5)
Vini La Cacciatora Assortiti: 2 euro (0 / 5)
Vini Il Gaggio: 2 euro (1 / 5)
Lambrusco Cavicchioli: 2 euro (3 / 5)
Spumante Muller Thurgau Concilio: 3 euro (3 / 5)
Vini Settesoli: 3 euro (4,5 / 5)
Vini Valtidone: 3 euro (3,5 / 5)
Vini Grigolli: 3 euro (3 / 5)
Lugana Dop Ca Maiol: 6,80 euro (5 / 5)
Vini Anselmi Muller, Traminer o Ribolla: 3,89 euro (4 / 5)
Vermentino Sardegna Doc Caente: 3,49 euro (3 / 5)
Vini Dop La Guardiense: 3,75 euro (3,5 / 5)
Verdicchio Castelli di Jesi Casal Farneto: 3,99 euro (3,5 / 5)
Valtellina Superiore Docg Inferno Nera: 8,49 euro (5 / 5)
Prosecco Doc Col Manin: 4,35 euro (3,5 / 5)
Chianti Classico Docg Giglio del Duca: 4,29 euro (3,5 / 5)
Valtellina Superiore Docg Riserva Nera: 10,59 euro (5 / 5)
Volantino Ipercoop fino al 27 gennaio 2021 “Convenienza grandiosa XXL” Dolcetto Monferrato, Piemonte Cortese o Piemonte Chardonnay Ardità: 2,19 euro (2,5 / 5)
Sconto 40% linea Capovero, Madaudo: (4,5 / 5)
Sconto 40% linea Nuttata Madaudo (3 / 5)
Chianti Docg Loggia del Sole: 1,89 euro (3 / 5)
Primitivo, Negroamaro o Locorotondo San Patrime: 2,99 euro (3 / 5)
Trentino Doc Muller Thurgau Mastri Vernacoli: 3,39 euro (3,5 / 5)
Lambrusco Doc Tre Medaglie Cavicchioli: 2,29 euro (4 / 5)
Ribolla Gialla Igp o Prosecco Villa Folini: 4,49 euro (3 / 5)
Vini Garzellino: 1,25 euro (1 / 5)
Asolo Prosecco Docg Dal Bello: 4,79 euro (3,5 / 5)
Volantino Lidl fino al 24 gennaio “Super offerte” Grillo Sicilia Dop: 1,49 euro (3 / 5) Prosecco Doc Allini: 1,99 euro (1,5 / 5)
Mercatò Big fino al 27 gennaio “Sottocosto Freschissimi” Prosecco Doc Tosti: 3,19 euro (3,5 / 5)
Trebbiano Sangiovese Botte Buona: 1,49 euro (1,5 / 5)
Gavi Docg Manfredi: 4,49 euro (3 / 5)
Nebbiolo d’Alba Mainerdo: 4,99 euro (3,5 / 5)
Dolcetto D’Alba Terre da Vino: 3.99 euro (3,5 / 5)
Volantino Pam fino al 27 gennaio 2021 “Tempo di bollito” Barbera d’Asti Docg Duchessa Lia: 2,99 euro (3,5 / 5)
Nero d’Avola Igt Colle del Sole: 1,89 euro (2,5 / 5)
Vermentino Sicilia Colle del Sole: 2,29 euro (2,5 / 5)
Primitivo di Manduria Doc Mastri Vinai: 3,99 euro (3 / 5)
Lambrusco Grasparossa Chiarli: 2,99 euro (3,5 / 5)
Merlot Doc Margherita Bidoli: 3,99 euro (3,5 / 5)
Nebbiolo d’Alba Ca del Plin: 4,99 euro (3,5 / 5)
Valpolicella Doc Corte alla Scala: 3,99 euro (3,5 / 5)
Syrah Settesoli: 2,99 euro (3,5 / 5)
Vini Le Cascine: 2,49 euro (1,5 / 5)
Chardonnay Igt Pasqua: 2,49 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg Rifugio del Vescovo: 2,99 euro (3,5 / 5)
Spumante Prosecco Valdobbiadene: 3,99 euro (3,5 / 5)
Maremma Toscana Ciliegiolo: 4,49 euro (3,5 / 5)
Volantino Penny Market fino al 27 gennaio “Tutto a ” Puglia Igt Sangiovese Campi Reali: 1,00 euro (1,5 / 5)
Chardonnay Frizzante Igt: 1,50 euro (1,5 / 5)
Sicilia Doc Syrah Bosco: 2,99e uro (3 / 5)
Soave Extra Dry Doc: 2,49 euro (3 / 5)
Volantino Tigros fino al 26 gennaio 2021 “Sottocosto freschissimi” Vini Puglia Igt I Rustici: 1,49 euro (1 / 5)
Vini Maschio: 2,39 euro (3 / 5)
Vino Toso Doc: 2,49 euro (3 / 5)
Vini La Cacciatora: 1,99 euro (1 / 5)
Chianti Docg Uggiano: 2,89 euro (3 / 5)
Vini Campania Ante Hirpis Greco, Falanghina, Fiano: 2,99 euro (3 / 5)
Vini Baccichetto Ribolla, Pinot Grigio Friuli o Malbech: 3,49 euro (3,5 / 5)
Vini Doc Il Picchio Verdicchio o Rosso Conero: 3,90 euro (3,5 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Docg Scudo Verde Ca Val: 5,49 euro (4 / 5)
Lugana Dop Bio Perla del Garda: 7,90 euro (4 / 5)
Vini Doc Grillo, Syrah, Nero d’Avola, Feudo Arancio : 2 pezzi 7 euro (4 / 5)
Vini Grigoll Muller Thurgau, Marzemino, Merlot: 2 pezzi 6 euro (3,5 / 5)
New Volantino Unes fino al 2 febbraio “Tutto al costo” Turà Bianco: 2,29 euro (3 / 5)
Barbera d’Asti Il Castero: 1,69 euro (2,5 / 5)
Sauvignon Blanc Cavit: 4,39 euro (3,5 / 5)
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Uva sana in vigna e massimo rigore nelle operazioni di cantina. I segreti dei vini senza solfiti sono questi. Facile dirsi, un po’ meno a farsi. Di certo, la ricerca e la sperimentazione messa in atto dalla Teo Costa, azienda di appassionati produttori piemontesi che opera a Castellinaldo d’Alba, nel Roero, sta dando un grande contributo al “movimento”.
Un fenomeno che vede Coop Italia all’avanguardia tra le insegne della grande distribuzione organizzata, fetta di mercato nella quale il vino “bio” e “senza solfiti” è in crescita esponenziale. Lo ha sottolineato Luigi Pestarino, responsabile marketing di Coop Liguria, al convengo organizzato il 31 maggio proprio alla Teo Costa. “Coop Liguria – ha spiegato Pestarino – ha iniziato a vendere vini senza solfiti aggiunti a partire nel 2008, con grande lungimiranza. Da quando i vini Teo Costa sono stati inseriti tra le referenze, l’incremento delle vendite è stato via via più convinto e rilevante, fino agli exploit a tre cifre dei primi cinque mesi del 2017”.
“L’aggiunta di prodotti che possano fare riferimento all’anidride solforosa, dal metabisolfito di potassio usato nelle fasi fermentative all’anidride solforosa aggiunta nelle successive fasi di lavorazione – ha precisato Roberto Costa – risponde a una pratica tecnica che ha i suoi fondamenti nella necessità di evitare, nel mosto e nel vino, l’azione di funghi e batteri che potrebbero provocare danni alla salubrità del prodotto e anche effetti deleteri sulla salute dei consumatori”.
“Il problema, quindi – ha aggiunto Costa – non sta tanto nell’uso moderato di solforosa, quanto piuttosto nelle esagerazioni che, se fanno dormire sonni tranquilli al produttore, possono provocare effetti negativi su chi consuma vino”. Problemi che, come ha ricordato Antonio Germano, esperto in farmacologia, “vanno dal classico mal di testa a situazioni più preoccupanti tipo la riduzione della capacità dell’organismo di assorbire alcune vitamine indispensabili per i processi biologici, alcune dei gruppi B ed E”.
Della scommessa portata avanti dall’azienda Teo Costa ha parlato Gianfranco Cordero, enologo che da tanti anni segue le attività tecniche dell’azienda. “Sono dieci anni oramai che il progetto è stato avviato – ha ricordato – e logicamente, anno dopo anno, il protocollo di lavoro è stato sviluppato e migliorato. Non c’è nulla di segreto e nemmeno d’impossibile”.
“Ogni azienda potrebbe sviluppare un lavoro di questo tipo – ha aggiunto Cordero – a patto che inizi nei filari a produrre uva sana e che prosegua in cantina con il massimo rigore in fatto di pulizia e di tempestività nell’eseguire le varie operazioni sul vino. Evidentemente, i problemi sono maggiori per i vini bianchi rispetto ai rossi, ma l’applicazione rigorosa del programma di lavoro permette di procedere con efficacia”.
Spazio anche per una degustazione dei vini Teo Costa, durante il convegno. A guidare il folto pubblico presente, la giornalista Teresa Enrica Baccini e il docente della Facoltà di Agraria Riccardo Fortina. Un viaggio tra i cinque vini senza solfiti prodotti dalla cantina piemontese, in abbinamento al prosciutto crudo e al salame prodotti dalla stessa azienda agricola, da maiali neri allevati allo stato brado.
PIONIERI DEI VINI SENZA SOLFITI
Cinquanta ettari di terreni vitati, 230 mila piante di vite a frutto. Questi i numeri dell’Azienda Agricola Teo Costa di Castellinaldo d’Alba. Le vigne sono collocate in vari ambienti del territorio albese. Nel Roero, a Castellinaldo d’Alba e a Castagnito. Nell’area delle Langhe, Teo Costa conduce alcune vigne a Treiso, nella zona del Barbaresco, e a Novello, nell’area del Barolo. Oggi sono i due fratelli Marco e Roberto Costa a condurre l’azienda, coadiuvati da papà Antonio e mamma Mariuccia. Poi Nicoletta Marcellio, moglie di Roberto, e i loro figli Isabella, Viviana e Manuel.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Ha fatto scalpore, tra i lettori di vinialsuper, la notizia di un millesimato 2005 in vendita a 5,93 euro nei supermercati Auchan. Un prezzo pazzo, che ha scatenato solo dubbi e perplessità agli occhi dei consumatori più critici (e prevenuti?). Ma la qualità del Franciacorta Docg Brut Millesimato 2005 La Scuderia non si discute.
Ve lo assicuriamo noi, che prima di recensirlo ne abbiamo degustati tre campioni, prelevati direttamente in uno dei punti vendita Auchan della provincia di Milano dove la “bollicina” era in svendita. Un “avanzo” di magazzino di Natale 2016, che la catena francese ha deciso di smaltire nell’unico modo possibile: un forte taglio prezzo (40%) che, evidentemente, anche grazie alla pubblicità indiretta di vinialsuper, ha dato i suoi frutti.
E a chi ha resistito all’edonistico piacere di “gettarlo nel lavandino”, perché “scaduto” o perché “costa troppo poco, cosa vuoi che ci sia dentro a quella bottiglia?” – in una sorta di reinterpretazione in chiave enologica di una memorabile pubblicità del 2011 di Dacia Duster – Gianluca Prandelli, titolare de La Scuderia di Franciacorta, manda a dire – attraverso le nostre “colonne” – che “in cantina a Erbusco, per chi volesse, ci sono ancora dei jéroboam (bottiglie da 3 litri, ndr) del millesimo 1997 da assaggiare, strepitosi”. Roba che il 2005, a confronto, è un pischello. A Prandelli, in questo caso, crediamo sulla fiducia (ma andremo a visitarla questa benedetta cantina e ne daremo conto, come sempre, ai lettori).
“Ci rendiamo conto anche noi – dichiara Prandelli – che 5 euro per un Franciacorta del 2005 è un prezzo folle. Auchan, nonostante le numerose rassicurazioni e promesse dei buyer in merito al prezzo da praticare a scaffale, ha deciso di liberarsi così delle rimanenze della copiosa consegna che abbiamo effettuato in occasione delle festività natalizie”.
Una decisione, dunque, presa in totale autonomia (e legittimamente, aggiungiamo noi, che invitiamo tutti a rileggere questo altro nostro servizio sul vino in offerta in Gdo) dalla catena di supermercati francese. Perché è così che funziona, in Gdo: la merce in magazzino ha un costo e va smaltita per tempo. Specie se si tratta di referenze “a spot”, ovvero non presenti nell’assortimento “continuativo” del supermercato. Una regola che vale per tutti, che l’insegna si chiami Auchan, Esselunga, Coop, Lidl o Carrefour.
E trasversalmente nella merceologia esposta a banco: dal vino ai succhi di frutta. Al Franciacorta La Scuderia 2005, per intenderci, è capitato quello che accade a panettone e pandoro, a gennaio: svendita totale, perché “fuori stagione”. Vi verrebbe mai da dire che quel panettone, visto il prezzo ribassato, va per forza gettato nel cestino? Crediamo di no.
MA IL PREZZO PIENO E’ CORRETTO? A destare scalpore, in questo caso, era tuttavia anche il “prezzo pieno” di questo Franciacorta 2005 in Auchan, pari a 9,89 euro (la vendemmia 2004 è a scaffale nei supermercati Iperal a 8,50 euro, come ci segnala un attento lettore con tanto di fotografia, che pubblichiamo a lato). A spiegare come tutto ciò sia possibile è ancora una volta il titolare della cantina la Scuderia.
“Nel 2013 – spiega Gianluca Prandelli – la mia famiglia ha rilevato, in seguito al fallimento, un’azienda della Franciacorta denominata Agricola Boschi, dalla quale abbiamo ‘ereditato’ diverse migliaia di bottiglie delle vendemmie passate, tra cui proprio la 2005 in questione. Non si trattava ovviamente del prodotto finito, ma delle basi, su cui siamo intervenuti con il nostro team di esperti, guidati dall’enologo Cesare Ferrari“.
Quelli che trova la famiglia Prandelli sono, in sostanza, “dei prodotti semilavorati dalla Agricola Boschi”. Su cui vengono poi effettuate analisi che anticipano remuage,dégorgement, dosagé e bouchage, curati dallo staff della Scuderia.
“La nostra prima vendemmia come cantina – precisa Prandelli – è stata infatti la 2013, con sboccatura gennaio 2017, che ci apprestiamo a presentare”. Sarà il primo Franciacorta “integralmente prodotto” dalla Scuderia. Gli stessi lavori di modernizzazione della cantina termineranno a breve: 15 mila metri su tre piani, a dominare 10 ettari di terreni nella zona di Erbusco.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Crescita significativa delle vendite delle bottiglie di vino a denominazione d’origine e degli spumanti; il vino biologico prosegue il suo percorso di uscita dalla nicchia di mercato; flessione dei vini nel brik di cartone e in tutti quei formati che non siano la bottiglia da 75 cl. Queste le anticipazioni della ricerca sull’andamento del mercato del vino nella Grande distribuzione nel 2016 svolta dall’istituto di ricerca IRI che sarà presentata a Vinitaly (a Verona 9/12 aprile).
Quello della Grande distribuzione si conferma il canale di vendita di gran lunga più grande nel mercato del vino con 505 milioni di litri venduti nel 2016 per un valore di un miliardo e mezzo di euro. In un anno di sensibile contrazione dei consumi familiari, il mercato italiano del vino gode di una relativamente buona salute, come testimoniato anche dalle vendite nei supermercati.
I vini a denominazione d’origine (in bottiglia da 0,75lt) aumentano del 2,7% in volume (e del 4,4% in valore) con 224 milioni di litri venduti, proseguendo nel trend già promettente del 2015 (+1,9%). Per il secondo anno consecutivo le vendite in promozioni rimangono statiche ed i prezzi medi sono in risalita. Va sottolineato il successo degli Spumanti che fanno segnare nel 2016 una crescita di oltre il 7% con 54 milioni di litri venduti, bissando l’ottimo risultato del 2015.
“La crescita degli spumanti riflette una destagionalizzazione delle vendite di bollicine conseguenza di un crescente uso nel consumo quotidiano – fa notare Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI -. Tale aspetto ci permette di dedurre che lo spumante attira nuovi consumatori e potrebbe rappresentare una tendenza di rottura nelle tradizionali abitudini del bere italiano”.
I VINI BIOLOGICI
I vini biologici fanno registrare una crescita a due cifre impressionante per un mercato ancora giovane, soprattutto nella Grande distribuzione: +25,7% in volume con 2 milioni e mezzo di litri venduti.
“I primi dati sul mercato del vino nella Grande Distribuzione confermano la ripresa del mercato interno del vino in Italia – ha commentato Giovanni Mantovani, Direttore generale di Veronafiere -. I consumatori cercano sugli scaffali sempre più il vino di qualità, con un conseguente aumento dei prezzi medi. E’ un processo che è sempre stato sostenuto da Vinitaly che da 13 anni organizza e promuove l’incontro tra cantine e Grande distribuzione in convegni e incontri B2B”.
VINI IN PROMOZIONE AL SUPERMERCATO Nonostante la leva delle promozioni, che tuttavia si mantiene ferma al 50% da due anni, i valori del vino venduto continuano a salire: le bottiglie a denominazione di 75cl hanno un prezzo medio di poco inferiore ai 5 euro (4,81 euro al litro). Ancora un anno negativo per le vendite del vino in brik (- 2,5%) ed un crollo per tutti gli altri formati: – 8,6% per il vino confezionato da 0,76 a 2 litri e – 9,7% per formati diversi da questi (tutti dati in volume).
Questi dati condizionano il dato complessivo del vino confezionato, che è di -1% a volume e + 1,1% a valore. Tra i formati differenti dalla bottiglia di 75cl si afferma soltanto il Bag in Box con 12 milioni di litri venduti ed una crescita dell’11,7% in volume.
Sul podio dei vini più venduti d’Italia si piazzano i tre inattaccabili campioni, nell’ordine: Lambrusco, Chianti, Montepulciano d’Abruzzo. Si fanno notare le performance del Nero d’Avola (Sicilia), Vermentino (Sardegna), Muller Thurgau e Gutturnio (Lombardia) (che crescono in percentuale più del 4%).
I VINI IN ASCESA Tra i vini ‘emergenti’, cioè con una maggiore progressione di vendita a volume salgono sul podio, nell’ordine: Ribolla Gialla (Friuli Venezia Giulia), Passerina (Marche), Valpolicella Ripasso (Veneto). Si conferma la crescita del Pignoletto (Emilia), del Pecorino (Marche/Abbruzzo) e della Passerina (Marche), mentre rientrano in classifica il Grillo (Sicilia) e il Cannonau (Sardegna). Va segnalata la crescita dell’8,2% in volume del Chianti Docg, quindi il top delle denominazioni, che vende quasi 10 milioni di litri per un valore di oltre 45 milioni di euro. I dettagli della ricerca effettuata da IRI per conto di Veronafiere saranno presentati a Vinitaly 2017, lunedì 10 aprile.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Corrado Cattani, Aldo Dallavalle e Pietro Nera sono stati nominati componenti del Consiglio direttivo dell’associazione Consorzi tutela vini lombardi con delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta del presidente Roberto Maroni.
“Con le nomine di oggi – dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava (nella foto) – completiamo il consiglio direttivo di Ascovilo. La professionalità e l’esperienza dei tre consiglieri rispecchia la filosofia di Regione Lombardia, che punta a rilanciare il ruolo di questa importante associazione che negli anni aveva conosciuto qualche periodo di difficoltà, ma che con la presidenza di Mamete Prevostini ha registrato una fase di grande rilancio, tornando ad esercitare un ruolo significativo nel panorama della produzione del vino lombardo”.
“I tre neo consiglieri – aggiunge Fava – rappresentano altrettante grandi aree vinicole: l’Oltrepò pavese, la Valtellina e le colline moreniche mantovane. A loro va un sincero augurio di buon lavoro nell’interesse del comparto lombardo e della continua battaglia sui mercati internazionali per l’affermazione della qualità dei nostri grandi prodotti”.
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Quando i “nemici” ce li hai in casa da sempre, tanto da non notarli più, comodamente seduti sul (tuo) divano a guardare la (tua) tivù, sgranocchiando (i tuoi) pop corn, imbrattando d’unto il (tuo) telecomando, anche gli “amici” rischiano di sembrare “brutti ceffi” al videocitofono. Specie se suonano con qualche anno di (colpevole?) ritardo. Già perché non tutti – in quell’angolo chiamato Oltrepò Pavese, incastrato da uno sciamano tra il paradiso e l’inferno dell’enologia italiana – sarebbero disposti ad aprire la porta volentieri al “Gerry Scotti viticoltore”.
Lo “Zio” più amato dal pubblico televisivo italiano, trattato alla stregua dei Testimoni di Geova. Proprio nella sua terra d’origine. La reazione sui social alla notizia che il conduttore Mediaset inizierà presto a produrre una linea di vini con l’appoggio della storica cantina Giorgi di Canneto Pavese è stata a tratti rabbiosa, a tratti polemica e a tratti – rari – di curiosa aspettativa. In pochi, insomma, sono pronti a scommettere ad occhi chiusi sul “vino democratico” di Gerry.
TUTTI CONTRO GERRY “Suppongo sarà l’ennesima porcheria commerciale – commenta sui social il primo dettrattore – solo a sentir dire ‘un vino frizzante’ mi viene la pelle d’oca”. Ne segue una sfilza. “Ma perché ognuno non continua a fare il suo mestiere? Faccia il conduttore e beva il vino che vuole. Se poi deve essere un’operazione di marketing la si faccia con buon senso”. “Meno male che arriva il Gerry Scotti a salvare l’Oltrepò Pavese con il suo vino ‘democratico’. Ma come, non precisa che è anche antifascista?”.
“Ma come si permette Gerry Scotti di parlare di vino a basso costo in Oltrepò?”, chiede un altro. “L’Oltrepò in giro per l’Italia è già vista terra di vini mediocri a basso costo. Ed avremmo anche necessità che Scotti promuova una sua linea di vini a basso costo? Direi proprio di no. Ben venga a questo punto un Tavernello… un prodotto da tavola senza denominazioni territoriali, legato ad un marchio privato e “costruito” con estrema semplicità, senza difetti”.
A far discutere è il prezzo di vendita, insomma. Che ancora nessuno conosce, dal momento che la presentazione della linea di vini di Gerry Scotti avverrà a Verona, in occasione di Vinitaly 2017. Qualcuno dei commentatori, di fatto, è più cauto. “Dipende tutto dal margine che uno vuole applicare. Diciamo la verità certi blasonati vini toscani, pensate possano davvero valere così tanto? E’ tutto valore aggiunto che i poveri consumatori associano a qualità, ma non sempre è proporzionale”.
Altri – ma sono pochi, pochissimi – criticano chi critica. “Io credo che Gerry Scotti intenda dire che ha un’idea di un vino “da tutti i giorni”, magari da 5 euro e che può essere comunque tecnicamente ben fatto. Non esageriamo nei complottismi, credo esprimesse l’idea di voler un vino non per forza esclusivo come quello prodotto ormai da tanti suoi colleghi Vip. Non attacchiamolo solo per un ‘pourparler‘ a Radio Deejay. Lui non intende essere il salvatore di nessuno (tantomeno dell’ Oltrepó Pavese) ha espresso solo un’ opinione e magari un suo progetto personale. Ma in Oltrepó c’è sempre da fare il tifo pro o contro a priori? Boh”. “Bisogna ancora intendersi sul vino ‘che costi poco’. Penso che non intenda fare beneficenza”, commenta un altro ‘compaesano’ di Gerry, in attesa di maggiori delucidazioni.
LA POSIZIONE DEL CONSORZIO “Credo che si tratti di un’operazione che farà bene all’intero territorio – commenta Emanuele Bottiroli, direttore Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese -. Gerry Scotti ha parlato di ‘vino democratico’. Questo aggettivo, ‘democratico’, ha aperto a molti interrogativi. Sui social, gente ignorante, che non sa di cosa parla, si è scatenata dicendo che Scotti viene in Oltrepò a produrre un vino da taglio prezzo. E’ un’assurdità totale, un’idiozia. Credo che ci sia sempre da ricordare cosa vuol dire ‘prezzo democratico’ per una star del suo calibro, che colleziona orologi di lusso, è un amante del ‘bel vivere italiano’ e, soprattutto, è un personaggio che ha legato la sua notorietà a valori etici, a una grande umanità, a un grande rapporto con la gente”.
“Se il vino di Gerry Scotti, come pare, dovesse arrivare in Grande distribuzione e Gerry Scotti, che poteva scegliere di farlo ovunque, non solo è venuto in Oltrepò ma ha scelto come partner un’azienda come Giorgi, produttori di filiera e famiglia che lega la sua storia e la sua stessa esistenza al vino di qualità, beh, c’è solo da essere felici”, continua Bottiroli, sicuro che “l’operazione avrà un riverbero positivo su tutto il territorio”. “Credo che una grande star che sceglie di venire in Oltrepò Pavese sia un segnale di incoraggiamento per i nostri produttori, che non devono avere paura di combattere non sul prezzo più basso ma sulla qualità che si sposi anche col prezzo”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
“Un grande regalo alle grandi lobby industriali, che nell’alimentare puntano all’omologazione e al livellamento verso il basso della qualita”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare l’impatto dell’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreementr) con il Canada. “Nei trattati – sottolinea Moncalvo – va riservata all’agroalimentare una specificità che tuteli la distintività della produzione e possa garantire la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e della libertà di scelta dei consumatori”.
“Solo per fare un esempio – continua Moncalvo – i produttori canadesi potranno utilizzare il termine Parmesan, ma anche produrre e vendere Gorgonzola, Asiago e Fontina, mantenendo una situazione di ambiguità che rende difficile ai consumatori distinguere il prodotto originale ottenuto nel rispetto di un preciso disciplinare di produzione dall’imitazione di bassa qualità. Ma soprattutto si crea una concorrenza sleale nei confronti del vero Made in Italy in cui perde l’agricoltura italiana che – conclude Moncalvo – ha fondato sulla distintività e sulla qualità la propria capacita’ di competere”.
In sintesi, il Canada continuera’ a produrre e vendere sul proprio mercato Parmesan e a produrre e vendere Gorgonzola, Asiago, Fontina ma dovrà aggiungere l’indicazione “Made in Canada”. Potrà iniziare a produrre e vendere prodotti non presenti prima come ad esempio lo “squacquerone di Romagna”, ma dovrà aggiungere il termine “style” o “imitazione“. Il Canada, infine, acconsentirà all’ingresso nel proprio mercato del prosciutto di Parma Dop, fino ad ora precluso, in coesistenza con il Prosciutto di Parma canadese.
VINO ITALIANO E CETA Favorevole all’approvazione del trattato Uiv, Unione italiana Vini, che già nell’ottobre dello scorso anno auspicava una rapida conclusione dell’iter. Il presidente Antonio Rallo (nella foto) commenta oggi così quanto emerso durante il “Tavolo del Vino” riunitosi il 14 febbraio al MISE, nel corso del quale il sottosegretario Ivan Scalfarotto, insieme ai vertici dell’ICE Michele Scannavini, presidente, e Piergiorgio Borgogelli, direttore generale, ha presentato ufficialmente il gruppo di lavoro di imprenditori vitivinicoli che affiancherà l’ICE di New York nella stesura di un progetto di promozione delle eccellenze Wine and Food del Made in Italy oltreoceano: “Siamo pronti a scrivere una nuova pagina nella storia della promozione internazionale del vino italiano. Le imprese del settore hanno iniziato a strutturare, insieme all’ICE, il piano promozionale sul vino negli Usa che prevede un investimento di 20 milioni di euro per i prossimi tre anni. Il nuovo orientamento all’azione del MISE e dell’ICE voluto da Carlo Calenda, fin da quando era viceministro, portato avanti oggi con il sottosegretario Ivan Scalfarotto e sostenuto dai vertici dell’agenzia per la promozione internazionale del nostro Paese, sta portando i primi, importanti, risultati concreti”.
I DETTAGLI
Saranno Enrico Viglierchio, General manager di Castello Banfi (Toscana), Francesca Planeta, titolare dell’Azienda Agricola Planeta (Sicilia) e Antonio Rallo i delegati dell’Unione Italiana Vini nel “gruppo di lavoro” dell’ICE. Nel corso della prima riunione, sono state individuate le linee guida di un progetto ritenuto, dallo stesso sottosegretario Scalfarotto, inedito per il nostro Paese sia per l’importanza delle risorse economiche destinate al solo prodotto vino, sia per la modalità di progettazione delle attività, frutto di un piano costruito con le imprese.
“Bisogna mettere a punto una strategia per creare maggiori sinergie tra gli investimenti del pubblico e del privato – ha ribadito Antonio Rallo – tema sul quale il ‘tavolo promozione’ del Consiglio Nazionale di UIV si è espresso in maniera chiara. Alle istituzioni pubbliche spetta l’onere di finanziare attività di formazione e comunicazione del sistema ‘vino italiano’, alle imprese la responsabilità della promozione di prodotto attraverso le fiere, le degustazioni e le presentazioni dei prodotti. Due linee di lavoro parallele che devono integrarsi evitando sovrapposizioni”.
I DATI
Negli Stati Uniti, secondo le elaborazioni di Osservatorio del Vino – Ismea su dati Ihs-Gta, l’Italia mantiene saldamente la leadership tra i Paesi fornitori, sia in termini quantitativi che in valore. Le importazioni di vino italiano in USA hanno chiuso il 2016 con una progressione del 6,1% in valore superando 1,6 miliardi di euro (per 3,23 milioni di ettolitri) e confermando il primato del Bel Paese. Sono soprattutto le bollicine ad aver determinato questo passo in avanti. Dai dati statunitensi, infatti, emerge che la domanda a stelle e strisce degli spumanti italiani è cresciuta del 28% a volume e del 34% a valore, contro una domanda media a livello mondiale aumentata rispettivamente del 18% e 12%. L’Italia consolida quindi il primato come fornitore degli Usa anche nel segmento degli spumanti con una quota pari al 55% del totale a volume.
Facendo, però, un confronto complessivo con il più diretto competitor, cioè la Francia, si evidenzia come il gap tra il valore medio dei vini italiani e quelli francesi resti ancora molto elevato. Nel 2016 i vini transalpini erano a 10,5 euro al litro, a fronte dei 5 euro per quelli del Bel Paese. Una problematica emersa anche durante i lavori del Tavolo del Vino di ieri, dove un’indagine di ICE – Veronafiere ha sottolineato come il mercato USA non conosca bene i territori di produzione né le tipologie italiani del vino che non viene ancora associato ai caratteri di esclusività, eleganza e unicità, tipici del nostro prodotto e, pertanto, acquistato in una fascia di prezzo medio-bassa.
“Oggi – sottolinea Rallo – gli investimenti delle aziende per la promozione in Usa necessitano del sostegno di una campagna di comunicazione istituzionale che racconti il sistema vino italiano puntando con decisione ad accrescerne il valore attraverso l’aumento del prezzo medio a bottiglia. È necessario studiare un linguaggio adeguato e dedicato anche ai baby boomers ed ai millennials che rappresentano il presente ed il futuro del consumo di vino di qualità, con un messaggio capace di coniugare il sentiment dell’italian style all’eccellenza dei nostri vini. Dobbiamo, poi, orientare il progetto soprattutto verso gli Stati centrali dove sta crescendo il consumo di vino e noi italiani siamo ancora poco presenti”.
“In questo piano strategico – conclude il Presidente di UIV – vogliamo che ICE, interlocutore attento e competente in strategie di marketing e comunicazione, diventi cabina di regia di tutti i soggetti che, a vario titolo, organizzano eventi sul vino italiano negli USA, creando un grande calendario condiviso di queste attività”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La quarta varietà di uva coltivata in Italia ha una nuova denominazione di origine controllata. E’ la Doc “delle Venezie”, che interesserà appunto principalmente l’uva Pinot Grigio. Tre le regioni coinvolte: Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia.
Un impasto di interessi e visioni parse sin da subito inconciliabili. Che presto convergeranno in un Consorzio dall’arduo compito: garantire la convivenza di grandi gruppi come Cavit e Mezzacorona con realtà medio piccole, abituate da sempre alla vendemmia manuale. Ventitremila ettari di vigneti di Pinot Grigio nella denominazione, su un totale di 20 mila ettari localizzati nel Nord Est, 10 mila dei quali concentrati nel solo Veneto.
“Il via ufficiale al Consorzio che gestirà la nuova Doc ‘delle Venezie’ – commenta Antonio Rallo, Presidente di Unione Italiana Vini – è l’epilogo di un percorso durato due anni in cui Uiv si è impegnata per favorire il dialogo tra i soggetti coinvolti, sostenendo e agevolando la preziosa attività di mediazione e relazione, associativa ed istituzionale. Un lavoro coordinato da Albino Armani, che ringraziamo e sollecitiamo a proseguire con lo stesso passo verso la costituzione del Consorzio. Strumento grazie al quale sarà possibile riorganizzare e valorizzare la produzione di Pinot Grigio del Triveneto, riferimento nazionale per questa varietà. La nuova Doc sarà garanzia di migliore qualità, controlli efficaci delle produzioni e valorizzazione di un vino che in tutto il mondo è sinonimo di italianità”.
La conferenza stampa di presentazione delle prossime tappe che porteranno all’ingresso sul mercato della nuova Doc delle Venezie e dell’Igt Trevenezie si è svolta in presenza del mondo produttivo delle regioni Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia e del presidente dell’Associazione Temporanea di Scopo (Ats) Albino Armani, che ha guidato questo ambizioso progetto fino ad oggi e che è pronto a gestire il costituendo Consorzio.
I NUMERI La produzione di Pinot Grigio nel solo Triveneto costituisce oggi l’85% della produzione complessiva nazionale e il 43% di quella mondiale, con circa 2 milioni di ettolitri (260 milioni di bottiglie) distribuiti su oltre 20 mila ettari: circa 11.500 ettari in Veneto, 6.000 in Friuli Venezia Giulia e 2.800 nella sola provincia di Trento. Il Pinot Grigio Rappresenta la quarta varietà di uva coltivata in Italia, segnando una crescita negli ultimi cinque anni pari al 144%. Il nuovo Pinot Grigio Doc ‘delle Venezie’ comprenderà la produzione della vecchia IGT e tutta la produzione del Pinot Grigio DOC del Triveneto, pur mantenendo le caratterizzazioni territoriali di ciascuna zona. Nell’ambito della presentazione della nuova Doc ‘delle Venezie’ è stata data voce anche alla nascita della Igt ‘Trevenezie’, e sono stati presentati i relativi disciplinari di produzione oltre che i futuri programmi di sviluppo.
“Con l’invio al Ministero dello Statuto del Consorzio abbiamo fatto un altro passo importante verso l’organizzazione della nuova Doc ‘delle Venezie’ – spiega Albino Armani(nella foto) – segnando un importante risultato per il settore, che ci qualifica come riferimento nazionale e mondiale per la produzione del Pinot Grigio. La lungimiranza e la determinazione dimostrate da tutti i soggetti delle regioni Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia coinvolti trasversalmente, hanno consentito di individuare un terreno comune su cui dialogare e progettare in sinergia il futuro di una denominazione che, di fatto, raccoglie nel suo complesso le peculiarità di questi tre territori”.
Il produttore veronese Armani ha guidato alla presidenza dell’Ats una squadra composta alla vice presidenza dal friulano Dario Ermacora e dal trentino Alessandro Bertagnoli. Un comitato composto anche da un referente per i produttori, vinificatori e imbottigliatori dei tre territori. Per il Veneto Giorgio Piazza, Corrado Giacomini, oltre allo stesso Albino Armani. Per il Friuli Venezia Giulia, Dario Ermacola, Pietro Rismontin, e Claudio Felluga. Per il Trentino Alto Adige Alessandro Bertagnoli, Rigotti Luca e Luterotti Bruno.
“Ora – continua Armani – la filiera potrà muoversi finalmente come sistema organizzato costituendosi in Consorzio di Tutela e portando gli standard qualitativi di produzione a un deciso innalzamento. Attraverso controlli puntuali ed efficaci per via delle norme produttive più stringenti, oltre che per una più strutturata gestione dell’offerta, il mercato guadagnerà in stabilità, accompagnata da una visione condivisa delle strategie di promozione che permetterà al Consorzio di aprire a nuove prospettive di crescita nel panorama internazionale”.
“Un obiettivo veramente importante – conclude Albino Armani – raggiunto anche grazie all’operato di Unione Italiana Vini che ha lavorato a livello tecnico ed istituzionale per sensibilizzare ed illustrare in modo approfondito e concreto i vantaggi che questa novità avrebbe portato al comparto. Desidero infine ringraziare il Ministero delle Politiche Agricole per la fiducia e l’apertura dimostrate nei confronti di questa iniziativa, che auspico possa diventare modello replicabile per altre realtà vitivinicole italiane”.
“Salutiamo con sincera soddisfazione la prossima costituzione del Consorzio della Doc ‘delle Venezie’ – aggiunge Paolo Castelletti (nella foto a sinistra), Segretario Generale Unione Italiana Vini – che ci ha visti impegnati fianco a fianco in questi anni per coordinare un processo tutt’altro che semplice, sintesi di sensibilità ed esigenze espresse da regioni significative per la vitivinicoltura italiana come Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Una risposta concreta di riorganizzazione del sistema delle Doc verso un modello di aggregazione territoriale e produttiva che facilita il percorso di promozione e valorizzazione identitaria del Pinot Grigio.Un esempio virtuoso di semplificazione del sistema delle Doc, che auspichiamo esportabile anche in altre situazioni”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Cultura del vino e territori sempre più nel segno dell’enoturismo con Calici di Stelle (6-14 agosto in tutta Italia), la kermesse estiva del Movimento Turismo Vino organizzata in collaborazione con Città del Vino che oggi chiude con un bilancio più che positivo, malgrado le nuvole e la pioggia di alcuni giorni, e con il pieno di visitatori che hanno brindato alle stelle tra tasting e proposte all’insegna di arte, musica e astronomia. Oltre un milione i turisti, anche stranieri (pari a circa il 20%), stimati nelle centinaia di comuni e cantine sparsi per lo Stivale, mentre sono state 160 mila le bottiglie stappate durante tutta la manifestazione. Un’occasione per scoprire l’universo vino a diretto contatto con i produttori, ma anche per vivere il fascino dei vigneti e dei centri storici del Paese nelle notti più suggestive dell’anno. “La valorizzazione dei nostri territori vitivinicoli – dichiara Carlo Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo Vino – è l’obiettivo principale di questa manifestazione. Da anni il Movimento Turismo Vino e Città del Vino, infatti, stanno lavorando insieme per sviluppare e far comprendere il valore promozionale di Calici di Stelle che passa attraverso proposte di qualità e un dialogo costante tra i diversi attori dei territori. E il turista, attento anche in questa occasione, ne ha avuto la dimostrazione grazie a eventi mai banalmente legati al bere, ma mirati alla conoscenza della ricchezza culturale dei centri storici e delle produzioni che rendono unica tutta l’Italia del vino”.
“Oltre 150 città del vino coinvolte, migliaia di persone che hanno invaso piazze e centri storici – dichiara Floriano Zambon, presidente di Città del Vino – questo è sicuramente il dato più bello di una festa che ogni anno cresce e migliora. Non solo degustazioni, ma anche momenti di incontro e riflessione su alcuni temi importanti hanno caratterizzato le varie iniziative, insieme a spettacoli e avvenimenti culturali. Insomma, abbiamo dimostrato ancora una volta che il vino è cultura e che i nostri territori possono continuare a crescere nella qualità dell’offerta enoturistica rafforzando la collaborazione tra la nostra Associazione e il Movimento Turismo del Vino”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Il maltempo ha lasciato il segno. Secondo le prime stime della Coldiretti regionale, in Lombardia la vendemmia sta partendo in ritardo di una settimana rispetto allo scorso anno e con un taglio medio di almeno il 10% delle rese a causa delle grandinate che nei mesi scorsi hanno devastato la regione, in particolare la Bergamasca. Intanto oggi sono stati staccati i primi grappoli nei filari dell’azienda Faccoli di Coccaglio (Bs), nella zona del Monte Orfano, in Franciacorta, che è tradizionalmente la prima a partire in tutta la Regione e a livello nazionale. A seguire toccherà all’Oltrepò Pavese, alla collina di San Colombano, al Mantovano, alle altre aree bresciane del Lugana e della Riviera del Garda, alla Bergamasca e alla Valtellina. Quest’anno – stima la Coldiretti regionale – la produzione lombarda di vino potrebbe scendere intorno al milione e 100 mila ettolitri contro il quasi milione e 300 mila del 2015. In alcune aree della Bergamasca i cali nei vigneti potrebbero superare il 30%, così anche nel Mantovano dove la raccolta inizierà con almeno una settimana di ritardo rispetto all’anno scorso. Una diminuzione delle rese si attende in Franciacorta, mentre l’Oltrepo Pavese dovrebbe confermare, più o meno, i livelli 2015. Stessa situazione per le colline di San Colombano. Anche la Valtellina andrà lunga con la vendemmia, prevista dopo la metà di ottobre, con quantità in linea con quelle dello scorso anno.
In Lombardia ci sono oltre 20mila ettari a vigneto dei quali 17.500 sono dedicati a produzioni di qualità Doc, Docg e Igt. Le province più “vinicole” sono Pavia e Brescia, che da sole rappresentano i due terzi delle superfici vitate in Lombardia e il 70% delle oltre tremila aziende lombarde. A seguire si trovano Mantova, Sondrio, Bergamo, Milano e Lodi (con le colline fra San Colombano e Graffignana), ma zone viticole con piccole produzioni si stanno sviluppando anche fra Como, Lecco e Varese. L’intera filiera, fra occupati diretti e indiretti, temporanei e fissi, offre lavoro – stima la Coldiretti regionale – a circa 30 mila persone in Lombardia e la produzione genera un export di circa 280 milioni di euro all’anno, diretto in particolare verso Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Canada e Giappone. “Il vino – spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia – è uno dei pilastri della dieta mediterranea e un suo consumo responsabile ed equilibrato è fonte di salute”. In Lombardia – spiega Coldiretti su dati Istat – quasi 5 milioni di persone consumano vino durante l’anno e il 19% ne beve uno o due bicchieri al giorno
“Il vino italiano – conclude Prandini – ha successo in Italia e all’estero non solo per la qualità, ma anche per il racconto del territorio che è legato a ogni bottiglia che viene stappata. Dalle colline della Franciacorta a quelle del Chianti, dalle Langhe ai vigneti siciliani e pugliesi, dalla Valpolicella alle terre del Lambrusco, tra i filari si racconta un pezzo importante della storia d’Italia oltre a sviluppare un importante volano per la nostra economia e l’occupazione”.Con l’inizio della vendemmia in Italia si attiva un sistema che, solo con la vendita del vino, genera quasi 10 miliardi di fatturato e offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone. Nel primo quadrimestre del 2016 le esportazioni di vino Made in Italy sono ulteriormente aumentate del 2% in valore rispetto al record storico fatto segnare lo scorso anno, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, con il risultato che oltre la metà del fatturato realizzato dal vino quest’anno sarà ottenuto dalle vendite sul mercato estero.
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Non “la migliore delle annate”, ma certamente una “buona annata”. E’ già tempo di bilanci per la Franciacorta, in occasione dell’inizio della vendemmia 2016. A dare il via alle operazioni, il 12 agosto, sono state le aziende agricole del versante sud del Monte Orfano, che godono di un microclima favorevole alla maturazione delle uve. La raccolta di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco è sempre anticipata rispetto alle zone più centrali. “La situazione in Franciacorta è molto disomogenea quest’anno – evidenzia dal quartier generale di Erbusco Silvano Brescianini, vicepresidente del Consorzio Franciacorta – per via delle numerose variabili che contraddistinguono le aree del nostro territorio. Ci sono delle zone, per esempio quelle più a nord, dove serviranno ancora almeno un paio di settimane prima di iniziare la raccolta”. Il 2016, infatti, ha visto un clima altalenante nel Bresciano. A consistenti precipitazioni si sono alternate giornate molto calde e umide. “Fin dal principio della stagione – continua Brescianini – apertasi con un regolare germogliamento nei primi giorni di aprile, l’annata è parsa piuttosto precoce, grazie a condizioni climatiche molto favorevoli. Durante le fasi della fioritura e dell’allegagione, però, le frequenti piogge e i bruschi abbassamenti della temperatura hanno rallentato il processo di maturazione e in alcuni casi favorito la peronospora. Questo patogeno fungino, che influisce fortunatamente solo sulla quantità prodotta, compromette infatti il passaggio da fiore a frutto, con il mancato sviluppo di alcuni acini all’interno dei singoli grappoli”.
I PRODUTTORI: “QUALITA’ ASSICURATA” Il maltempo del mese di maggio e inizio giugno, con frequenti rovesci e alcune grandinate, ha poi influenzato negativamente la formazione dei grappoli. In Franciacorta si registreranno dunque “perdite di produzione in termine di volumi, anche se non consistenti”. “Un’annata – continua Brescianini – con delle rese ridotte rispetto al 2015, con una previsione di calo del 10-15 % dei volumi sul totale degli ettari, ma sicuramente di grande qualità. Il clima è stato infatti nel complesso favorevole, poiché l’escursione termica ha permesso una buona maturazione delle uve e un buon bilanciamento tra zuccheri ed acidità”. A confermare questa previsione, anche Paolo Turra (nella foto),enologo della Cantina Solive: “Sì prospetta non una delle migliori annate che ci siano mai state ma complessivamente una buona annata per la Franciacorta tutta. Tra i quaranta e i cinquanta giorni fa, proprio in occasione della fioritura delle viti, nel Bresciano si riscontrava un temporale ogni sera. Precipitazioni cospicue, con gocce di grosse dimensioni”.
“Questo – continua Turra – ha reso faticosa la fecondazione di tutti gli acini. Inevitabile dunque le perdite in termini quantitativi, rispetto alla scorsa vendemmia. Inoltre, i continui temporali e la mancanza di un caldo asciutto hanno portato un mese e mezzo fa all’instaurarsi di malattie come la Peronospora, con qualche accenno di Oidio, fortunatamente entrambi circoscritti in tempo e fermati, evitando l’espandersi dei danni. Da metà luglio, fortunatamente, la situazione meteorologica si è stabilizzata portando l’annata sulla retta via e ad un’ottima allegagione. Siamo però in ritardo sulla tempistica media: esattamente il 13 agosto del 2015 a Solive iniziavamo la vendemmia. Quest’anno, complice gli ultimi 2 o 3 temporali dei giorni scorsi e la caduta delle temperature, registriamo la presenza di uve in stallo con un alcol probabile intorno ai 7-8%”. “Non ci rimane dunque che aspettare e monitorare la situazione – conclude l’enologo Paolo Turra -. Siamo fiduciosi di ottenere una buona annata. La sanità è buona, grazie soprattutto al tanto e minuzioso lavoro fatto con passione, caratteristica indispensabile per ottenere un ottimo prodotto”.
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Tra tutte le “piazze” d’Italia che nel weekend scorso hanno ospitato Calici di Stelle, abbiamo scelto Lucera (Foggia) per raccontare una delle manifestazioni dell’enogastronomia più importanti a livello nazionale, com’è l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino e dal Movimento del Turismo del Vino. Una scelta non casuale, considerando che in tutta la Puglia, per il 2016, sono state solamente due le tappe della manifestazione: oltre alla Daunia solo il Salento, al termine di una vera e propria “gara” tra Comuni per ospitare l’edizione 2016 di Calici di Stelle. Lucera non apriva le porte all’evento da 8 anni. E forse ne sarebbero passati altrettanti se il maltempo non avesse concesso una tregua di 4-5 ore, senza il fastidio della pioggia. I banchi di assaggio, tutti ben orchestrati, erano dislocati su un perimetro molto vasto, dalle spalle della Cattedrale angioina fino all’Anfiteatro augusteo. Lungo questo percorso, diviso per le tre zone di produzione vinicola della Puglia (Nero di Troia, Primitivo e Negramaro) venivano offerti i prodotti di circa 60 cantine pugliesi.
Partendo da uno dei tre ingressi, quello del Nero di Troia, situato alle spalle di piazza Duomo, abbiamo avuto la possibilità di degustare le varie cantine Daune. Sempre più netto il miglioramento nelle pratiche enologiche in quest’angolo del Meridione italiano. Abbiamo trovato Rivera, con il suo nero di Nero di Troia Castel del Monte Doc Violante, Del Sordo, Paglione. Fino ad arrivare a Passalacqua, con i suoi bianchi naturali. Pregiato il “Terra minuta”, blend Minutolo-Greco. Proseguendo per via Scassa, i quasi 10 mila winelovers presenti hanno avuto anche la possibilità di divertirsi con una prova sensoriale, in uno dei palazzi storici più belli della Capitanata, Palazzo Petrilli. All’interno del quale i partecipanti dovevano indovinare in quale dei 6 calici presenti vi era una maggiore persistenza olfattiva di uno degli elementi prescelti, come per esempio la ciliegia. Un gioco semplice, utile ad avvicinare anche i neofiti allo straordinario mondo del vino.
Naturalmente prima di uscire dalla zona Dauna, era d’obbligo una visita al museo civico Fiorelli, per un saluto al padrone di casa: il Cacc’e Mmitte. Qui, l’Associazione italiana sommelier (Ais) aveva organizzato una mini degustazione di Cacc’e Mmitte delle aziende lucerine. Arriviamo dunque nelle terre del Primitivo, in piazza San Giacomo. Uno dei vanti della Puglia in Italia e nel mondo: un vino pieno, vigoroso. Che ha confermato anche a Calici di Stelle la tradizione di un’alcolicità elevata, intorno ai 15% gradi. Il pubblico ha potuto degustare diversi Primitivo, ottenuti con le vinificazioni più disparate. Dal rosato della cantina Ognissole, al Primitivo di Trullo di Pezza, fino ad arrivare a una delle migliori espressioni di questo vino, il Soltema della cantina Jorche.
Ultima tappa le terre del Negramaro. Dislocate lungo viale Augusteo, le cantine Salentine proponevano i loro Negramaro e Salice Salentino. Tra le più rinomate Due Palme, Paolo Leo, Mottura. Meritano di essere citate anche altre realtà, come Menhir, Vallone con il suo Salice Salentino Riserva 2012. Senza dimenticare Carvinea. Tirando le somme, una manifestazione riuscita alla perfezione a Lucera. Passeggiare in questa magnifica città e avere la possibilità di soffermarsi anche sulle bellezze storiche, oltre che sull’enogastronomia locale, è stata una scelta vincente. Una scelta capace, per una volta, di valorizzare un Meridione che ha bisogno di iniziative come queste per alzare la testa. Promuovere e diffondere il verbo del vino in maniera semplice e far apprezzare le ormai sempre più emergenti realtà pugliesi: obiettivi centrati, per una ricandidatura ad honorem di Lucera per l’edizione 2017 di Calici di Stelle.
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Si scrive “Walter Massa”, si legge “Timorasso”. Anzi: oggi, più che mai, “Derthona”. Ma cosa succederebbe se il re del vino dei Colli Tortonesi decidesse di gettare la spugna?
La notizia shock in esclusiva al microfono di vinialsupermercato.it: “Non ci sto più dentro e nel 2018 cambio lavoro. Faccio ancora due vendemmie. Poi la mia azienda andrà avanti coi miei nipoti o con qualcun altro. Ma non vi dico che lavoro farò! Dico solo che devo prendere tanti voti per cambiare lavoro”.
Fermi tutti. Seduti. Un sorso d’acqua. Fatto? Bene. Flashback. Sulla terrazza di piazza Casponi 10, a Monleale, quartier generale alessandrino del vignaiolo che ha avuto il merito di rilanciare il Timorasso in Piemonte e nel mondo, sono da poco passate le 17.30 di domenica 19 giugno.
Un pubblico di appassionati di vino affolla la casa del guru in occasione di Quatar Pass per Timurass, la (riuscitissima) quarta tappa del tour organizzato da Slow Food Piemonte – Cantine a Nord Ovest. Strappiamo letteralmente Massa dalla ressa. E ci facciamo concedere un’intervista. Parliamo del rapporto tra vino e grande distribuzione. Un argomento su cui il re dei Colli Tortonesi mostra un’inaspettata apertura.
“Il mio è un progetto ambizioso e quindi cerco di stare sui canoni, come li definiscono quelli che hanno studiato, dell’horeca. Però il vino è un prodotto per il quotidiano, da sempre. E quindi va messo alla portata di tutti: va distribuito in maniera diligente e rispettosa. Ci sono dei supermercati che hanno fatto investimenti diligenti sul vino e io li rispetto tantissimo. Poi, finché riesco e se riesco, cerco di starne fuori. Ma apprezzo davvero chi ha fatto grandi sforzi per rendere alla portata di tutti i vini agricoli e i vini di qualità”.
“Siamo tutti uguali, la carne è debole. Quando vendi, quando tiri, quando sei di moda – ammette Massa – fai il fenomeno e magari ti permetti di dare il vino solo a chi te lo paga anticipato, alle grandi enoteche, ai ristoranti stellati. Poi, appena comincia a mancarti qualcosa o a entrarti in società qualcuno che preme per il fatturato e per il business, paventando la possibilità che l’azienda possa altrimenti chiudere, ti fermi un attimo e ti rendi conto che forse bisogna dire basta alla filosofia. E di filosofi siamo tanti, nel vino, in Italia”.
“Il vino – prosegue Walter Massa – deve essere sempre il seguito di un pensiero. Un pensiero che va sostenuto. Questo si ottiene solo con delle scelte e io ho fatto le mie: cerco di differenziare i prodotti, di tenerli sotto controllo… Poi sarà sempre la legge della domanda e dell’offerta, la legge degli uomini, la legge della fortuna a prevalere su tutto. Io penso di essere più che la mia fortuna, la fortuna di un territorio. Qui ho trovato tanti colleghi con cui ho un bel feeling e con cui sto cercando di recuperare un gap storico. A Savona, dieci anni fa, pensavano che a Tortona neppure si facesse il vino. Oggi, che si fa il vino a Tortona, lo sanno i salotti buoni che ci sono a Hong Kong, piuttosto che a Tokio, piuttosto che a New York o nel nord Europa”.
LA SVOLTA Proprio per questo, secondo Massa, è arrivato il momento di svoltare. Di cambiare prospettiva. “Adesso – evidenzia – dobbiamo anche pensare a un Timorasso, anzi meglio a un Derthona, per tutti. Io ho fatto il Petit Derthona copiando dal Petit Chablis, perché voglio difendere al massimo il Timorasso”.
“Non voglio che il Timorasso sfuso sia alla mercé di gente che col vino centra come io centro con gli aeroplani. Come? Imbottigliandolo io, fino all’ultima goccia. Pensate che un Lugana sfuso vale 4,50 euro al litro, quando una Barbera del mio vicino di casa un euro al litro: questa è pazzia, è una cosa vergognosa. Non per il Lugana, ma per il Barbera”.
“Il Gavi sfuso – sottolinea Massa – vale 3 euro al litro! E io non voglio che il Derthona sfuso esista! Perché noi del Derthona siamo tutte aziende con un know how in cantina per imbottigliare il vino e vogliamo far sì che, se il Derthona a casa mia esce a 10 euro, il Petit Derthona esca dalla mia cantina a 6 euro. E il consumatore, sugli scaffali, trovi il Petit a 7-8 euro, e il Derthona a 15-16 euro”.
Un’apertura alla Gdo? “Non nel mio caso – precisa Massa – perché il Petit Derthona è l’ultimo prodotto a cui io penso. Quando ho fatto tutte le selezioni per i cru e per il Derthona, quello che avanza diventa Petit Derthona. Lo dichiaro al mio distributore e mi auguro che lo gestisca come tale. Dobbiamo smetterla di fare i commercianti falsi, noi del vino”.
“Se finisco il mio vino e lo vado a comprare dal mio vicino – aggiunge Massa – finisce la filosofia, la poesia del vignaiolo indipendente. Il vignaiolo è indipendente quando può mandare tutti a cagare e andare al mare, la terza domenica di giugno. Non star qui a mendicare o a dare a retta a tutti. Lo faccio volentieri, ma il vignaoiolo indipendente è tale quando dice che va nella vigna e ci va davvero! Io vado in cantina, vado in vigna, vado in giro a raccontare fiabe ma, soprattutto, sono sempre in prima linea come uomo. La cosa è semplice: o siamo contadini, o siamo commercianti. Questo è quello che detesto del pianeta vino in Italia. La mia partita è fare il versus: versus Borgogna, versus Reno, versus Sancerre, versus Verdicchio, versus San Gimignano, versus Collio, versus Gavi. Io voglio che il Derthona entri nell’olimpo dei grandi bianchi del mondo”.
IN VINO POLITICA Massa ha voglia di parlare e ci incalza con risposte sempre più piccate. Risposte che fanno solo lontanamente presagire un finale shock. “Come fondatore della Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti, ndr) – continua il re dei Colli Tortonesi – assieme ad altri 300 grandi uomini italiani, alcuni grandi vignaioli e alcuni grandi del vino, ho dovuto fare esattamente come De Gasperi e Togliatti: per tenerci lontana la Russia abbiamo dovuto parlarci e inventare una Democrazia Cristiana che avesse dentro tutti. Dai latifondisti agli operai, dai cattolici ai partigiani. Dagli ex partigiani, ai fumatori e agli astemi! Quindi nella Fivi, per adesso, troviamo tutto quello che in Italia si chiama ‘Azienda agricola’, che comprende anche chi può fatturare il 49% del totale. E’ una cosa che, col cuore, definirei vergognosa. Ma con il cervello non posso che giudicare quale passaggio indispensabile. Adesso metteremo delle regole un po’ più rigide”.
“Io sono al quarto mandato – continua Massa – e al secondo da vice presidente. Il patto è quello di stringere le maglie. Perché io voglio lavorare per i grandi, non per i grossi. E i grandi sono anche quelli che hanno due ettari di vigna e fanno mangiare una famiglia intera, la loro. Facendo al contempo grande l’Italia intera nel mondo. Perché l’Italia la fa bella Salvatore Ferrandes, a Pantelleria, come la fa bella Anselmet o Lo Triolet, o Zidarich, o Dirupi. In Valle D’Aosta, nel Carso o in Valtellina. Ho messo in croce l’Italia, come piace a me metterla in croce”.
Ma è quando si parla di e-commerce che Walter Massa non ci vede più: “Se ti cercano, ti comprano, ti vogliono, perché nascondersi? Io, intanto, sto con chi, in Inghilterra, vuole uscire dalla Ue. Perché mandare il vino nella Ue è un lavoro, mandare il vino a Singapore, in Giappone, in Russia, in Norvegia è un gioco? Ti vessano, dicendoti che devi fare una bolla solo per far mangiare qualche essere dannoso all’economia e al Pil italiano. Per me il lavoro non è solo un diritto, ma soprattutto un’opportunità. E, quindi, noi dobbiamo far sì che il vino in Europa giri liberamente”.
“Disfiamo questa Europa – attacca Walter Massa – è ora di dire basta. O, piuttosto, rimettiamola a posto. Tutte queste barriere, tutta questa burocrazia, non è altro che una presa per il culo per mandare i D’Alema della situazione a prendere uno stipendio”. Fine del flashback. A questo punto Massa vuota il sacco. E fa presagire come Montecitorio (nome di un vigneto Massa) e Anarchia Costituzionale (nome di un suo vino), possano essere molto più di un messaggio subliminale.
“Di certo dico subito che non andrò con i Cinque Stelle – precisa il vignaiolo – anche se per Roma faccio il tifo per Virginia Raggi e non certo per Orfini. I partiti istituzionali vanno messi al loro posto, lasciando i bastardi, i falliti e quelli in via di fallimento a casa, al posto di farsi salvare come sempre dalla politica”. Il mondo del vino trema. E forse, da oggi, anche quello della politica. Situazione meteo: uragani su Roma, provenienza Piemonte.
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Il livello cumulativo di sicurezza attualmente stabilito per sette solfiti utilizzati come additivi nel vino e in altri alimenti “è sufficiente a tutelare i consumatori”. Parte da questo dato di fatto l’European Food Safety Authority nell’impegnarsi a “rivedere comunque tale conclusione”. Efsa chiede le vengano forniti ulteriori “dati, provenienti da nuovi studi, per colmare le lacune nelle informazioni, ridurre le incertezze e confermarne pienamente la sicurezza per i consumatori”.
4I sette additivi alimentari – anidride solforosa E 220, solfito di sodio E 221, bisolfito di sodio E 222, sodio metabisolfito E 223, metabisolfito di potassio E 224, solfito di calcio E 226, bisolfito di calcio E 227 e potassio bisolfito E 228 – sono valutati insieme, “dal momento che si comportano in modo simile – spiega Efsa – dopo l’ingestione”.
Si tratta infatti di sostanze che si formano naturalmente durante la vinificazione e sono anche aggiunti a molti vini per bloccare la fermentazione e agire da conservanti. Il contenuto di solfiti nei vini bianchi e dolci è generalmente superiore a quello dei vini rosati, rossi e secchi. Vengono impiegati anche nel sidro, nei succhi di frutta e di verdura e nella frutta e verdure essiccate, in particolare quelle a base di ravanelli e patate.
“OCCORRONO DATI”
I dati scientifici sui solfiti e su ciò che accade loro all’interno dell’organismo sono tuttavia limitati. Se consumati negli alimenti possono innescare reazioni d’intolleranza e alcuni consumatori sono più sensibili di altri ai solfiti nel cibo.
L’attuale dose giornaliera ammissibile (Dga) si assesta sui 0,7 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo. Si applica cumulativamente a tutte le sette sostanze. Le stime dell’esposizione alimentare a queste sette sostanze per consumatori della maggior parte delle fasce d’età “sono talvolta superiori a tale quantitativo – evidenzia l’Efsa – in particolare per i forti consumatori”.
Il gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari raccomanda che “la Dga temporanea di gruppo venga valutata nuovamente entro cinque anni, dopo aver effettuato nuovi studi per produrre i dati mancanti”.
Il gruppo scientifico suggerisce inoltre che “l’etichettatura riporti l’effettivo livello di solfiti o anidride solforosa nei singoli prodotti, per aiutare i consumatori sensibili o intolleranti a contenere la propria assunzione”. La legislazione dell’Unione europea impone oggi di indicare sulle etichette alimentari la dicitura “contiene solfiti”, senza tuttavia specificarne la quantità, quando eccedano i 10 milligrammi per chilogrammo o per litro.
NUOVE VALUTAZIONI I regolamenti UE richiedono che l’Efsa valuti ex novo entro il 2020 la sicurezza di tutti gli additivi alimentari autorizzati prima del gennaio 2009. Mentre l’Efsa ha completato la nuova valutazione di quasi tutti i coloranti alimentari e prevede di completare la valutazione di altri additivi alimentari in programma entro il 2016.
Restano ad oggi in lista di attesa “oltre 100 additivi alimentari”, sempre secondo i dati Efsa. “Nonostante dal 2006 siano stati pubblicati diversi bandi sia generici sia specifici per la ricerca di dati sugli additivi alimentari – conclude l’European Food Safety Authority – permane una carenza di dati sulla tossicità delle sostanze impiegate come additivi alimentari e sui loro tenori negli alimenti”.
I produttori e gli utilizzatori di additivi alimentari sono pertanto sollecitati a fornire tutte le informazioni a loro disposizione per consentire la valutazione della sicurezza degli additivi alimentari, al fine di proteggere adeguatamente i consumatori”.
Tutto ciò mentre è ormai accertato che “più del 97% dei campioni di alimenti” valutati nel 2013 dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare “contiene livelli di residui di pesticidi che rientrano nei limiti di legge”, con “poco meno del 55% dei campioni privo di tracce rilevabili di tali sostanze chimiche”.
I risultati fanno parte della relazione annuale dell’Efsa sui residui di pesticidi negli alimenti, comprendente i risultati per quasi 81 mila campioni di alimenti provenienti da 27 Stati membri dell’UE, Islanda e Norvegia.
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Pubblicato l’atteso decreto Ocm Paesi Terzi, già annunciato dalla firma dello schema di decreto. Il passaggio successivo ora è attendere che le singole regioni eroghino i loro decreti nei prossimi 30 giorni, e mettano definitivamente a disposizione la documentazione e gli estremi per la partecipazione alle aziende. Vengono sostanzialmente confermate le linee principali già annunciate dalle agenzie alla firma dello schema, ovvero il finanziamenti a fondo perduto del 50% (che possono essere integrati eventualmente da altri fondi regionali). Clicca qui per leggere il bando completo.
Accedono alla misura OCM Paesi Terzi i seguenti soggetti
a) le organizzazioni professionali, purché abbiano tra i loro scopi la promozione dei prodotti agricoli;
b) le organizzazioni interprofessionali, come definite dall’art. 157 del regolamento (UE) n. 1308/2013;
c) le organizzazioni di produttori, come definite dall’art. 152 del regolamento (UE) n. 1308/2013;
d) i Consorzi di tutela, autorizzati ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo n. 61/2010, e loro associazioni e federazioni;
e) I produttori di vino, come definiti al precedente articolo 2;
f) i soggetti pubblici con comprovata esperienza nel settore del vino e della promozione dei prodotti agricoli;
g) le associazioni, anche temporanee di impresa e di scopo tra i soggetti di cui alle lettere a), b), c), d), e), f) ed h);
h) i Consorzi e le Associazioni che abbiano fra i propri scopi statutari la promozione di prodotti agroalimentari, le Società Cooperative che non rientrino nelle definizioni di cui alle lettere precedenti, a condizione che tutti i partecipanti al progetto di promozione rientrino nella definizione di produttore di vino, di cui al precedente art. 2;
i) le reti di impresa, composte da soggetti di cui alla precedente lettera e).
I progetti possono essere
a) nazionali, presentati al Ministero, riguardano la filiera vitivinicola di almeno 3 regioni e sono ammissibili a finanziamento a valere sui fondi di quota nazionale;
b) regionali, presentati alla Regione in cui il beneficiario ha la sede legale e/o operativa sono ammissibili a finanziamento a valere sui fondi di quota regionale.
c) multiregionali, presentati alla Regione in cui il beneficiario ha la sede legale, coinvolgono beneficiari che hanno sede operativa in almeno 2 Regioni. Sono ammissibili a finanziamento a valere su fondi di quota regionale e su una riserva dei fondi della quota nazionale pari a quattro milioni di euro. La quota di finanziamento pro capite da parte di Ministero e Regioni non supera il 25% l’importo del progetto presentato.
Quanto si può investire in un progetto OCM Vino Paesi Terzi
Sono ammissibili, a valere sui fondi quota nazionale, progetti aventi un importo complessivo minimo, ammesso a seguito dell’istruttoria di valutazione, per Paese terzo/anno non inferiore a 50.000 euro. Qualora il progetto sia destinato a un solo Paese terzo, il suo importo non deve essere inferiore a 100.000 euro.
Nel caso in cui le regioni non adottino propri Inviti alla presentazioni dei progetti, ma si avvalgano di quello emanato annualmente dal Ministero, il costo complessivo minimo per progetto, ammesso a seguito dell’istruttoria di valutazione, è fissato in 50.000 euro per paese terzo/anno. Per info o supporto per il bando: informazioni@ocmvino.it.
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Nasce il “vino della Dieta Mediterranea”: a produrlo sarà il Comune di Pollica-Acciaroli in collaborazione con una azienda vitivinicola campana. Ad annunciarlo è stato il sindaco di Pollica (Salerno), Stefano Pisani. “Il vigneto – spiega il primo cittadino – dovrebbe sorgere sulla collina di Pollica, in località Serre di Mulino a Vento, in un’area di 21 ettari acquistata all’asta nei giorni scorsi dal Comune. Sarà il primo passo per la nascita de “I giardini del Mediterraneo”, un parco tematico dedicato alla preservazione della biodiversità e allo stile di vita mediterraneo”. Nei prossimi giorni, il piccolo Comune cilentano, patria della Dieta mediterranea, presenterà tutte le richieste necessarie per l’autorizzazione ad installare nell’area il vigneto per l’avvio della produzione del “Vino della Dieta Mediterranea – Elisir di lunga vita”, per la quale si avvarrà della collaborazione di una della maggiori aziende vitivinicole campane. (foto: Ansa)
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Proseguono le scommesse del winemaker d’eccellenza della cantina San Michele Appiano, Hans Terzer. Dopo la creazione nel corso del 2014 di De Piano Alto Adige Merlot Cabernet 2011, nel 2015 di Appius 2010 proveniente da vigneti storici, e di Appius 2011 che sarà presentato al 50° Vinitaly di quest’anno, Terzer è pronto alla creazione di una nuova cuvèe Merlot-Cabernet 2013. Il blend in stile bordolese sarà presentato entro la fine di quest’anno. Intanto Terzer fa il punto sull’annata 2015, con tanto sole e caldo, che ha regalato alla cantina San Michele-Appiano vini rossi di grande struttura, dal colore intenso e profumo spiccato. Anche i vini bianchi come Schulthauser, Pinot Grigio e Sauvignon Sanct Valentin ne hanno giovato in profumo e struttura. “Le temperature alte che hanno caratterizzato tutto l’anno fino alla vendemmia – spiega Terzer – ci hanno regalato uve sane e molto mature, pronte per la produzione di vini bianchi e rossi importanti. Sono convinto che i vini della cantina San Michele-Appiano miglioreranno ulteriormente. Abbiamo tanti vigneti ancora giovani che, man mano che invecchieranno, ci regaleranno grande qualità”.
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“Quello che ho potuto notare, oltre all’ormai ottima e nota organizzazione tedesca, è stata la serietà e professionalità di questa fiera. Le persone, essendo tutte del settore, erano appassionate dalla materia prima, il vino, lo degustavano con parsimonia e in maniera tecnica. E non a ettolitri, fino ad andare in mondi paralleli, come accade con la simile fiera d’aprile italiana (Vinitaly, ndr)”.
È perentorio il parere di Paolo Turra, enologo della cantina franciacortina Solive, sul Prowein 2016 conclusosi due settimane fa a Düsseldorf, in Germania. “La preferenza verso questa fiera, rispetto al Vinitaly – continua Turra – è stata espressa da molti produttori che giudicano ormai troppo caotico, disorganizzato e fuori controllo l’evento veronese”.
“Al Prowein si tratta continua l’enologo franciacortino – si creano contatti e si fanno affari, parlando di vino e abbattendo le eventuali barriere culturali. Ma lo si fa senza eccedere, senza diventare volgari come purtroppo noi italiani spesso facciamo”. Prowein, del resto, è una fiera aperta solo a produttori, proprietari di ristoranti, enoteche, rivenditori, enologi e stampa di settore. L’enologo Paolo Turra era presente per Solive al fianco del titolare della cantina di Nigoline di Corte Franca, in Franciacorta.
“La fiera – spiega Turra – è strutturata sostanzialmente come il Vinitaly. Ogni nazione aveva a disposizione il suo padiglione, dentro il quale vi erano gli stand di tutte le cantine. Qualcuna singola, alcune raggruppate sotto il rispettivo Consorzio. Lo stand del consorzio Franciacorta era situato nel padiglione n° 15, insieme a tutte le eccellenze italiane, tra le quali spiccava un gigantesco stand del consorzio del Chianti Classico, il vino italiano di gran lunga più conosciuto nel mondo”.
“Una volta pagato l’ingresso – continua Paolo Turra – non vi erano costi aggiuntivi. Recandosi nel padiglione della nazionalità desiderata (vi erano tutti i continenti), e allo stand della cantina prescelta, si poteva degustare il vino desiderato o addirittura tutta la linea”.
“Ho avuto poco tempo per poter girare e visitare la fiera, in quanto dovevo stare al mio stand, ma un oretta al giorno me la sono presa! Sono rimasto nella parte Europea – conclude l’enologo – visitando tutto il padiglione italiano, della Francia, e della Germania. Nelle prossime edizioni, probabilmente, riuscirò a concentrarmi su California e l’Australia”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Dire che era già tutto scritto, diciott’anni fa, sarebbe troppo. Ma che nel Dna di Ciao Darwin, uno dei programmi Mediaset più seguiti in prima serata, ci sia il vino: beh, forse non è del tutto sbagliato.
Da una saga nata “in una sera di chiacchiere da ubriachi, davanti a una bottiglia di Barolo”, tra Bonolis e l’autore Stefano Magnaghi, ci si poteva aspettare – prima o poi – la partecipazione di un vignaiolo vero. In carne e ossa. Ecco allora spuntare tra i concorrenti Francesco Patrignani, il re della Passerina “50 Sfumature“.
Uno che, addosso, ha più carne che ossa. Scelto infatti per partecipare alla puntata andata in onda ieri sera: “Integratori contro Bucatini”. I palestrati da creatina e amidi ramificati per colazione.
Contro quelli che, per colazione, non disdegnerebbero un palestrato. Scherzi a parte, ecco l’intervista concessa in esclusiva al nostro wine blog.
Francesco (nella foto, a sinistra), dì la verità: meglio il vino o i bucatini?
Direi che sono fatti l’uno per gli altri. Un buon piatto di bucatini s’abbina a un buon calice di vino. E un buon calice di vino lo si può affiancare a un buon piatto di bucatini.
Ma allora ti senti davvero “Bucatino”!
Certo, un bucatino allegro e simpatico!
Come è nata l’idea di partecipare a Ciao Darwin?
E’ nata per gioco. Sono andato al casting con la mia fidanzata Stefania Nocella e la mattina stessa ho partecipato alle selezioni
Eri un fan di Ciao Darwin?
Ho seguito tutte le edizioni precedenti, da spettatore televisivo. E penso sia uno dei migliori programmi, in cui ci si fanno grosse risate!
Come è stato l’impatto iniziale con gli studi televisivi Elios?
L’impatto con gli studi davvero emozionante, tanta gente e riflettori addosso a cui non si è abituati. Un ambiente davvero caloroso e piacevole. Ero il numero 49, potete ancora votarmi!
Il mondo della televisione potrebbe fare per te?
Mi sono trovato molto bene nella puntata, senza paura e vergogna: la cosa mi piace!
Su Paolo Bonolis e Luca Laurenti, cosa ci racconti?
Bonolis: grande persona, umile, sorridente e dalla battuta sempre pronta. Una persona grande. Laurenti, inaspettatamente, l’ho sentito parlare solo in registrazione televisiva. Una persona molto riservata.
E sulle madrine di Integratori e Bucatini, Maddalena Corvaglia e Francesca Cipriani?
Maddalena Corvaglia è troppo “asciutta”, le donne devono avere le curve! Quanto a Francesca Cipriani: beh, qui abbiamo tutte le curve! Una bella signorina dal seno accentuato, grazie alla mano artistica del chirurgo. Ma, oltre a questo, ha quei chili in più che la rendono armoniosa e molto femminile.
Ammettilo: hai promosso anche a Roma la tua Passerina 50 Sfumature?
Beh certo! Fra i partecipanti della categoria sì. Abbiamo un gruppo Whatsapp e anche lì ho potuto inviare qualche foto di questa nuova etichetta che sta facendo impazzire il web e i consumatori. Inoltre la qualità, insieme all’accattivante grafica, sta producendo i risultati sperati.
Cosa ti lascia questa esperienza da ‘portare a casa’, nelle tue Marche?
Mi lascia delle note positive e anche dei piccoli accorgimenti a cui prestare attenzione. Le note positive sono l’ottimismo e la voglia di vivere che dominava fra tutti noi.
Ci siamo fatti grandi risate lasciando i problemi di tutti giorni alle spalle. Abbiamo pensato a staccare la spina e vivere questa esperienza nel migliore dei modi.
Gli accorgimenti sono quelli di non farsi trasportare troppo dal cibo e da tutto ciò che ci tenta, rischiando di compromettere fortemente la nostra salute.
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Si apre con l’edizione 2016 la collaborazione tra Trentodoc e Ais Associazione italiana sommelier per il Concorso che tradizionalmente assegna il titolo di miglior sommelier italiano e candida il vincitore alle finali mondiali. L’accordo, già approvato ufficialmente dai rispettivi vertici, prevede un impegno triennale che sarà siglato congiuntamente al prossimo Vinitaly tra i presidenti Antonello Maietta per Ais ed Enrico Zanoni per Trentodoc. Nelle prossime tre edizioni l’annuale competizione assumerà la denominazione Concorso Miglior Sommelier d’Italia – Premio Trentodoc. Il Concorso rappresenta la vetrina più prestigiosa nell’ambito della sommellerie italiana e ha come obiettivo la promozione della cultura vitivinicola nazionale attraverso la figura professionale del sommelier. I candidati, superate le selezioni per il titolo regionale, devono affrontare una serie di impegnative prove scritte e pratiche, che assegneranno al più preparato comunicatore del vino il titolo di Campione e il Premio Trentodoc. “È per noi motivo di orgoglio – dichiara il Presidente Ais Antonello Maietta – poter avere al nostro fianco un organismo che fin dalla sua fondazione, nel 1984, ha fatto della tutela del territorio e della valorizzazione della qualità il suo vessillo”. L’Istituto promuove il marchio territoriale Trentodoc, che identifica la produzione spumantistica di Metodo Classico trentina. “Siamo molto felici della collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier – evidenzia Enrico Zanoni, presidente dell’Istituto Trentodoc – organizzazione di assoluto valore, così come della partnership relativa al concorso miglior sommelier d’Italia. Si tratta di un passo fondamentale per affermare la qualità e l’unicità di Trentodoc, bollicine di montagna, rappresentato oggi da 43 case spumantistiche trentine”. La sintonia di intenti volta alla qualificazione di una figura professionale di crescente importanza nel panorama della promozione delle eccellenze italiane è il miglior auspicio per il rinnovato successo dell’evento targato Ais, dove un partner quale l’Istituto Trento Doc rappresenta “il suo ideale completamento”.
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