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degustati da noi vini#02

Rosso Igp Puglia 2015 “Selvato”, Colli della Murgia

(3,5 / 5) Non è certo il solito rosso corpulento e opulento della Puglia il “Selvato” di Colli della Murgia. Sotto la lente di ingrandimento di WineMag, la vendemmia 2015 di una delle etichette simbolo della cantina.

LA DEGUSTAZIONE
Rosso rubino impenetrabile, pieno, carico. Naso dominato dai frutti rossi, con sentore netto di mora di gelso e marasca. Fanno da contorno richiami floreali di rosa bagnata. Con l’ossigenazione lo spettro si allarga a cuoio e radice di liquirizia, china, mentuccia.

Accenni minerali, salini, fanno da contraltare a sbuffi di tabacco dolce. Un olfatto che preannuncia un sorso fresco, di buona struttura, corrispondente al naso per le sensazioni fruttate. Tannino di buona eleganza, ben integrato, che si fa di cioccolato in centro bocca.

Chiusura di sufficiente persistenza in cui frutto, mineralità e note vegetali trovano il perfetto equilibrio. Un vino, “Selvato” 2015, in positiva evoluzione, già apprezzabile in accompagnamento a piatti importanti di carne, come la selvaggina, o primi a base di ricchi ragù di cacciagione.

LA VINIFICAZIONE
Nobile interpretazione – soprattutto nell’ottica qualità prezzo, che supera di poco i 10 euro – dei vitigni Aglianico e Primitivo, coniugati al territorio delle Murgia pugliese. I vigneti si trovano a 450 metri sul livello del mare, nella zona di Gravina in Puglia (BA).

Le uve vengono raccolte a mano e diraspate. La fermentazione avviene per circa due settimane a temperatura controllata, in acciaio. Il nettare staziona negli stessi serbatoi, prima di essere commercializzato al termine di 6 mesi di ulteriore affinamento in bottiglia.

Una cantina relativamente giovane, Colli della Murgia. Francesco Ventrincelli ne è il titolare. Da subito il focus è su una viticoltura di precisione, il più naturale possibile. L’azienda si trova all’interno del Bosco di Difesa Grande, nel territorio di Gravina in Puglia, in Contrada Zingariello.

La cantina è realizzata interamente in tufo e mazzaro, pietre locali che rendono gli ambienti costantemente freschi e privi di umidità. Non a caso, Colli della Murgia è una delle prime cantine che hanno ottenuto la certificazione biologica in Puglia.

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Vini al supermercato

Castel del Monte Rosso Riserva Docg “Il Falcone” 2011, Rivera

(4 / 5) Castel del Monte è un’icona del turismo meridionale. Federico II di Svevia andava a caccia con il falcone nei terreni circostanti il suo celebre maniero ottagonale. In queste stesse terre produce i propri vini la cantina Rivera, di proprietà della famiglia De Corato da tre generazioni.

LA DEGUSTAZIONE
Il Falcone, blend “antico” di uve rosse autoctone, è da più di 40 anni il vino simbolo dell’azienda di Andria. Nel calice si presenta rosso granato compatto. All’olfatto sprigiona tutta la sua signorilità, catturando il naso con profumi di frutti rossi maturi, cuoio, datteri, cioccolato fondente, giustificati dalla permanenza per 14 mesi del 50% del prodotto in rovere francese ed il restante 50% in botti da 30 ettolitri.

Per chi li sa ricercare regala anche lievi profumi mentolati. In bocca presenta un tannino elegante e vellutato perfettamente integrato. È un vino secco, con 6 anni di vita, ma che presenta tutte le caratteristiche per potersi ancora evolvere nel tempo. Si consiglia di accompagnarlo a carne di selvaggina, formaggi stagionati, grigliata di carne rossa.

LA VINIFICAZIONE
Il Castel del Monte Rosso Riserva Docg “Il Falcone” 2011 dell’Azienda vinicola Rivera è ottenuto dalla vinificazione di Nero di Troia (70%) e Montepulciano (30%). Le uve vengono vendemmiate tra la terza e la quarta
settimana di ottobre. La macerazione dura 15 giorni in vinificatori di acciaio con delestage e frequenti rimontaggi allo scopo di ottenere una migliore estrazione di sostanze aromatiche e coloranti e al tempo stesso
ammorbidire il tannino.

Il Falcone matura per 14 mesi in legno: metà in barrique di rovere francese di primo, secondo e terzo passaggio e metà in botti di rovere francese da 30 ettolitri. Un ulteriore affinamento di almeno un anno in bottiglia completa la sua maturazione, prima della commercializzazione.

Il Castel del Monte Docg di Rivera viene prodotto nel territorio del Comune di Andria, nella zona dell’omonima Denominazione di origine controllata e garantita. I vecchi vigneti affondano le radici in terreni tufacei profondi, a un’altitudine di 200 metri sul livello del mare.

Il metodo di allevamento è quello del cordone speronato con una densità di 4.800 viti per ettaro. Le rese sono
mantenute entro i 90-100 quintali di uva per ettaro.

LA CANTINA
Rivera è un marchio molto noto già negli anni Cinquanta e Sessanta. Il nonno di Sebastiano De Corato (erede in carica) iniziò l’avventura piantando uve tipiche della zona di Castel del Monte. Per primo il Bombino Nero, oggi Docg, con cui si producevano rosati meno “carichi” dei salentini.

Il successo commerciale arrivò abbastanza presto. Nel 1971, in omaggio a Federico II di Svevia, la cantina scelse il nome “Il Falcone” per il suo vino simbolo. È ancora oggi il portabandiera dell’azienda, che mantiene invariate le proporzioni del blend di Uva di Troia e Montepulciano.

Il Falcone è uno dei grandi vini del Sud Italia presenti sugli scaffali dei supermercati, grazie a un microclima particolare: la Murgia alle spalle e l’Adriatico immediatamente di fronte. I venti freddi dai Balcani e quelli caldi mediterranei che si alternano garantiscono un’ottimale maturazione delle uve, dando al vino eleganza e complessità.

Prezzo: 21,50 euro
Acquistato presso: Auchan

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birra

Arsa di Birranova, la Porter che profuma di Puglia

“Puglia: tarallucci e birra”. Così recitava un cartellone pubblicitario di una nota marca industriale di birra posto sul raccordo che dall’aeroporto di Bari-Palese immette sulla SS16 accogliendo chi arrivava a Bari con ironia, giocando sul modo di dire “Tarallucci e vino”.

Ironia fino ad un certo punto. Degli undici birrifici industriali italiani ben due sono in Puglia (dati Assobirra) e si contano ben 73 realtà artigianali (dati microbirrifici.org). Fra queste il birrificio Birranova di Triggianello, frazione di Conversano (BA), di cui oggi assaggiamo Arsa.

LA DEGUSTAZIONE
Stile Smoked Porter, tipico del nord Europa,  gradazione 5,5%. Arsa è realizzata utilizzando grano arso, prodotto che ha lunga tradizione nel tavoliere, unito a malto affumicato della regione di Bamberga, zona della Germania famosa per la “rauchbier” (la birra affumicata). Stili, tradizioni e culture che si legano fra di loro.

Di colore scuro, impenetrabile, con schiuma chiara e piacevolmente morbida. Al naso esplodono subito note affumicate e tostate, intense ed aromatiche che ricordano il fumo di legna ed il pane scuro tostato. Seguono note fruttate, frutta disidratata come prugne ed albicocche.

In bocca il corpo leggero accompagna il sapore tostato rendendolo agile e non stucchevole. Le note luppolate rendono il sorso secco e pulito. Di media persistenza chiude con piacevoli note fumose che ricordano da vicino il sapore del grano arso.

IL BIRRIFICIO
Anni novanta. Un viaggio studio nel Regno Unito per imparare l’inglese. È così che Donato di Palma, a soli 16 anni, entra per la prima volta in contatto col mondo birraio del nord Europa, fatto di stili brassicoli diversi e variegati. Forte dell’amore per quel contesto compie i primi esperimenti di home brewing (birra fatta in casa), acquisendo così l’esperienza necessaria per concretizzare il progetto di un proprio birrificio nel 2007.

Oggi Birranova produce circa 2.000 ettolitri anno suddivisi in 17 tipi di birra diversi, fra classiche e stagionali, confermandosi una delle più importanti realtà brassicole del sud Italia. Birre che, come Arsa, emozionano raccontando di un territorio. Quella striscia di terra che collega il mare alle Murge.

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news ed eventi

Neve in vigna al Sud? Una “manna” per le cantine (foto gallery)

Neve, ghiaccio, gelate. Hanno fatto il giro del mondo le immagini delle condizioni meteorologiche del Sud Italia, in questi giorni sotto la morsa del freddo record. Da anni non si ricordavano nevicate di tale portata, capaci di creare non pochi disagi nei piccoli borghi, ma anche nelle città e sulle vie di comunicazione. Il meteo non ha fatto sconti neppure a Puglia e Molise, come al resto dell’Italia del vino del Sud.

Le peggiori condizioni si sono verificate, per motivi logistici, in Molise. Cantine isolate dalla mancanza di fornitura di corrente elettrica, soprattutto. Ma il mal tempo non ha risparmiato nemmeno l’alta Murgia, con problemi anche qui di isolamento.

Partendo da nord, è emblematico quanto racconta il direttore della cantina Valtappino, Luciano Cirucci, che parla di “una nevicata record” che ha generato “dubbi sullo stato attuale delle vigne, in quanto le strade per raggiungerle sono impraticabili e coperte da oltre un metro di neve”. “Una stima dei danni – continua Cirucci – non è ancora possibile, ma vedendo il lato positivo la pianta è in uno stato vegetativo dormiente, quindi non dovrebbero esserci ingenti danni”.

Situazione nettamente migliore invece nel Foggiano, dove abbiamo intervistato Marika Maggi e Giovanni Losito, responsabili delle rispettive cantine La Marchesa di Lucera – produttori di Cacc’e mmitte e di Catine Losito – Terre del Gargano. Entrambi confermano che “non ci saranno interventi particolari dopo il gelo polare di questi giorni”. “Tranne qualche piccolo problema di condutture esplose per il gelo”, di buon grado hanno visto queste sporadiche nevicate, in quanto “migliorative per lo stato di salute delle piante e garanzia di risorse idriche”.

NEVE? NO PROBLEM
La neve, sempre secondo i produttori, avrebbe la funzione di “sanificare le piante, riducendo la possibilità di attacchi patogeni endemici al naturale risveglio vegetativo, in primavera”. I viticoltori, addirittura, non nascondo “fiducia in uno stato di salute migliore delle uve nella prossima vendemmia”. Allo stesso tempo, “solo in primavera sarà possibile constatare eventuali danni attualmente invisibili”.

Proseguendo sul nostro percorso arriviamo sui Colli della Murgia. Il quadro è quello dipinto dalle cantine Colli della Murgia e L’archetipo. Entrambi confermano “una condizione di disagio con cantine isolate e qualche ritardo nella tabella di marcia, come imbottigliamenti e altre operazioni di ordinaria amministrazione”. Saverio Pepe di Colli della Murgia parla di “disagio logistico”. Ma, come i colleghi de L’Archetipo, conferma che “questi 70 centimetri di neve probabilmente saranno propedeutiche per un annata qualitativamente migliore”.

Insomma: la neve al Sud Italia, dal punto di vista enologico, non può che far sperare in una vendemmia 2017 all’insegna della qualità. Da secoli, infatti, le cantine che operano a ridosso delle montagne appenniniche e alpine si trovano ad affrontare nevicate molto più abbondanti e frequenti di quelle vissute al Sud. Senza per questo registrare cali drastici nella produzione di vini di qualità.

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Approfondimenti news

Radici del Sud: vini del Meridione al top. Ma la location sta “stretta”

Vinialsupermercato.it non poteva mancare, quest’oggi, a Torre a Mare. La frazione del Comune di Bari ha ospitato una delle più importanti rassegne sui vini del Sud. Parliamo ovviamente di Radici del Sud, manifestazione internazionale dedicata ai soli vini meridionali. Alle loro mille facce e sfaccettature. Dall’Aglianico della Basilicata al Primitivo della Puglia, passando per la Falanghina della Campania e al Nero d’Avola della Sicilia, per citarne solo alcuni (qui i vini 2016 premiati dalla giuria). Un’iniziativa lodevole, che vede finalmente i produttori meridionali – ormai affermatissimi nel panorama mondiale per la qualità dei loro vini – riunirsi sotto lo stesso “tetto” per un evento comune, in cui sfoggiare le proprie perle. Tutto bellissimo. Se non fosse che la location, una delle sale dell’Una hotel Regina, sia parsa piuttosto “ristretta” per una manifestazione di tale portata. Vero è che i 15 euro previsti per l’ingresso, con degustazioni illimitate, sono risultati ai più un prezzo ‘onesto’ per accedere alla stupenda sala da cerimonie in pietra. All’interno, ecco i vari banchi d’assaggio, sistemati in maniera un po’ confusa: poca la chiarezza nella distinzione tra i produttori delle varie regioni. Con un po’ d’impegno, abbiamo avuto comunque la possibilità di scoprire interessantissime realtà. A conferma che i produttori del Sud abbiano ormai intrapreso la strada della qualità, dimostrando di essere bravi vinificatori, nonostante mille difficoltà.

I MIGLIORI ASSAGGI
E non ci riferiamo soltanto ai ‘grandi nomi’ quali Feudi di San Gregorio, con le cantine vassalle Basilisco e Ognissole, o a marchi importanti pugliesi come Antica Masseria Jorche, una delle regine del Primitivo di Manduria, o ancora a Colli della Murgia, cantina biologica di Gravina in Puglia che presentava due spumanti metodo Charmat e un rosato pugliese ‘atipico’, di un eccellente rosa tenue, oltre ai vari bianchi di Minutolo. Grandi conferme anche quelle riservate dai vini lucani, con la nota Cantine del Notaio a sfoggiare – otre ovviamente ai vari Aglianico del Vulture – un metodo classico di Aglianico vinificato in bianco, molto interessante. Tra i vini che meritano una menzione particolare, ecco un bianco vinificato come un vino rosso, in otri di terra cotta: quello dell’azienda Lunarossa di Giffoni Valle Piana, provincia di Salerno, Campania. Quartara è il nome di questo gioiello, che prende il nome dal recipiente che lo culla sino a diventare un nettare così prelibato: un Fiano dei colli Salernitani che rimane a contatto con le bucce per 2 mesi. Abbastanza per regalare un bianco fresco e brillante, non trattato, nel rispetto della filosofia dei più famosi vignaioli friulani. Insomma: sono ormai tante le realtà vitivinicole meridionali che meritano di essere raccontate su palcoscenici di tutto rispetto. Anche – e soprattutto – fuori dai confini di un Sud Italia che sta sempre più ‘stretto’ al cuore e alla passione di questi produttori. Un cuore che, il più delle volte, batte al ritmo della qualità assoluta.

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