Svelati i vini che si sono aggiudicati le medaglie in palio alla 19° edizione del Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau. Tra i 24 vini premiati, 12 sono prodotti in Trentino, 2 in Alto Adige, uno in Valle d’Aosta. Nove le etichette estere sul podio: 6 dalla Germania, 2 dalla Svizzera e una dalla Repubblica Ceca.
MÜLLER THURGAU: I VINI PREMIATI AL CONCORSO INTERNAZIONALE 2022
Vigneti delle Dolomiti Müller Thurgau 2021, Azienda Agricola Casimiro
Igt Vigneti delle Dolomiti Müller Thurgau 2019, Azienda Agricola F.lli Giorgio e Federico Paolazzi
Riesling Sylvaner Rebgut 2020, Jacob Schmid Kaspar Wetli
Aos Müller Thurgau 2021, Wolfer
Müller Thurgau 2021 Select harvest sweet, Lahofer
EDIZIONE RECORD PER NUMERO DI CAMPIONI ISCRITTI
“Un’altra conferma – ha commentato Renzo Folgheraiter, Presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra, che organizza il Concorso – dell’elevato standard qualitativo che ormai caratterizza le etichette concorrenti a questa competizione internazionale, sempre più apprezzata e partecipata».
Va infatti sottolineato che quest’anno erano ben 82 le proposte in concorso. Un numero davvero importante e nettamente superiore alla media degli ultimi anni. Con un’alta presenza di cantine straniere, ben 26, che di conseguenza ci ha consentito di premiare più vini rispetto al passato, Anche se, va detto, sempre con il limite del 30% del totale partecipanti».
«Un regolamento – ricorda ancora Renzo Folgheraiter – in base al quale non abbiamo potuto consegnare Medaglie d’Oro e d’Argento a diverse cantine, che le avrebbero meritate per il punteggio conquistato. Ricordiamo infatti che l’ultimo dei premiati ha ottenuto 85,5 punti».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Frutto della passione, pompelmo, bosso: ecco come riconoscere il “vero” Müller Thurgau, che possiede questi aromi caratteristici determinati dai “tioli varietali“. Si tratta di composti volatili solforati, che risultano responsabili del profilo aromatico e che in questo vino risultano «a concentrazioni superiori, anche di molto, alle soglie sensoriali».
A scoprirlo è una ricerca curata dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con sei atenei (Bologna, Napoli, Padova, Torino, Trento e Verona) che ha riguardato lo studio sui composti solforati varietali e il loro ruolo contributo all’aroma dei vini bianchi italiani e che giovedì 30 giugno sarà presentata in apertura della “35^ Rassegna Internazionale Müller Thurgau: Vino di montagna” in programma a Cembra.
IL PROGETTO D-WINES
Il lavoro, pubblicato in questi giorni sulla rivista Food Research International, definisce in modo dettagliato le caratteristiche aromatiche di alcune varietà tra cui spicca il caso del Müller Thurgau.
Il carattere tiolico è ben presente nelle uve di questo vitigno come pure nei vini, grazie a vinificazioni di precisione. Una evidenza che conferma come gli enologi abbiano saputo sfruttare nella vinificazione le caratteristiche del vitigno, portando in bottiglia queste note sensoriali “identitarie” e particolarmente apprezzate da parte dei consumatori.
Il progetto “D-Wines” ha riguardato l’analisi e la degustazione di 246 campioni di vino appartenenti a 18 diversi vini monovarietali italiani rappresentativi delle regioni italiane e selezionati in raccordo con le associazioni dei produttori.
I tioli varietali fanno parte dei composti volatili responsabili del profilo aromatico del vino e si caratterizzano per essere ben riconoscibili e di elevato impatto sensoriale anche a basse concentrazioni.
Fanno parte di quelle classi di composti volatili “identitari”, presenti in quantità inferiori rispetto agli aromi di fermentazione, ma determinanti nella definizione delle caratteristiche aromatiche dei vini e della loro specificità e riconoscibilità sensoriale.
Come anticipato da winemag.it, costituiscono la componente aromatica del vino più direttamente influenzata dalla varietà di uva impiegata per la vinificazione; per questo motivo sono definiti «varietali». Includono terpeni, norisoprenoidi, pirazine e alcuni composti solforati, come i tioli varietali.
Questi composti sono presenti in forma di precursori non odorosi nelle uve e vengono rilasciati nel corso della vinificazione, quando le condizioni di fermentazione impostate dall’enologo lo permettono, e contribuiscono ad accrescere l’intensità e complessità aromatica del vino.
UN NUOVO METODO PER L’ANALISI DEI TIOLI
Nonostante il loro ruolo preponderante nella definizione dell’aroma del vino, la quantificazione dei tioli varietali risulta un’operazione complessa, essendo influenzata da innumerevoli fattori ascrivibili alla natura del vino e dei tioli stessi.
La ricerca realizzata dal consorzio D-Wines, che alla FEM ha contato sulle competenze e strumentazioni altamente qualificate dell’Unità di Metabolomica, ha permesso di raggiungere tre obiettivi:
In primis, la messa a punto di un metodo ad altissima sensibilità, utilizzato per l’analisi dei tioli varietali, da parte dei ricercatori di FEM ed UniTN, in circa 300 vini. Tra cui 246 vini bianchi (tra cui 13 Müller Thurgau del Trentino) del 2019 e altri 50 Müller Thurgau del 2019 e 2020.
Ha scoperto che nella grande maggioranza dei vini Müller Thurgau tutti i tioli varietali analizzati sono a concentrazioni superiori, anche di molto, alle soglie sensoriali. Che infatti vengono superate fino a 12 volte per 4-metil-4-sulfanil-pentanone (4-MSP), fino a 66 volte per 3-sulfanil-esanolo (3-SH).
L’analisi sensoriale descrittiva dei 249 campioni di 18 varietà, da parte di un panel di enologi, presso l’Università di Napoli, ha poi scoperto come sia possibile evidenziare sensorialmente le particolari note olfattive del Müller Thurgau, con un caratteristico “carattere tiolico”, con sentori di frutto della passione, bosso/urina di gatto e pompelmo.
Infine, l’analisi di ordinamento sensoriale, da parte di un secondo panel di enologi presso l’Università di Bologna, ha mostrato anche in questo caso che questi descrittori “tiolici” erano ben rappresentati nell’insieme dei vini Müller Thurgau analizzati. Qui la ricerca completa.
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È corretto trovare nel Müller-Thurgau sentori simili a quelli del Sauvignon Blanc. Bosso (“pipì di gatto”) e note vegetali sono tipiche del vitigno. A stabilirlo è una ricerca condotta dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige – Fondazione Edmund Mach (TN), insieme a 6 università italiane.
La notizia è stata anticipata da Mattia Clementi, ex presidente e attuale membro del Comitato Mostra Valle di Cembra, che ha parlato di fronte alla sala di esperti del settore chiamati a giudicare gli 82 vini iscritti al 19° Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau, giovedì 17 giugno a Cembra. Altrettanto tipiche, sempre secondo l’Istituto trentino, le note di pompelmo. Meno quelle “aromatiche”.
IL PROFILO DEL MÜLLER-THURGAU
I dettagli della ricerca saranno oggetto di approfondimento durante la XXXV rassegna Müller Thurgau: Vino di Montagna, in programma a Cembra dal 30 giugno al 3 luglio. Tra gli appuntamenti da non perdere, anche l’annuncio dei vincitori del Concorso che ha visto protagonisti 55 Müller Thurgau italiani e 27 esteri (18 dalla Germania e 4 a testa da Svizzera e Repubblica Ceca).
Nato tra il 1882 e il 1891 dall’incrocio di Riesling Renano e Madeleine Royal, per mano del prof Hermann Müller, il Müller Thurgau è un vitigno che matura al meglio in montagna. In Valle di Cembra, dove occupa il 40% del vigneto complessivo, la varietà ha trovato la sua terra d’elezione, grazie a terreni porfirici e alla forte escursione termica.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
L’utilizzo di 9% alcol in volume, quale parametro utile a determinare la gradazione minima dei vini atti a divenire Vigneti delle Dolomiti Igt, non è attribuibile alla discrezionalità di Lorenzo Tomazzoli e Marco Pederzolli. Ecco perché il Tribunale civile di Trento ha intimato il reintegro dei due enologi licenziati da Cantina Toblino. Costringendo la cooperativa trentina a pagare stipendi e contributi arretrati, oltre alle spese processuali.
È quanto emerge dalle carte dell’ordinanza firmata il 28 dicembre 2021 dal giudice del lavoro Giorgio Flaim. Un documento che inchioda la cantina della della Valle dei Laghi presieduta da Bruno Luterotti e diretta da Carlo De Biasi. E scagiona definitivamente i due winemaker Tomazzoli e Pederzolli, accusati di «fatti inesistenti».
Tra i supertestimoni del Toblinogate, caso che ha tenuto il Trentino – e non solo – col fiato sospeso per tutto il 2021, figura Gianantonio Pombeni. Trentasei anni al servizio di Cantina Toblino, è l’uomo che ha lasciato il posto a Carlo De Biasi alla direzione generale della cooperativa nell’agosto 2016, per raggiunti limiti di età pensionabile.
TOBLINOGATE: TRA I SUPERTESTIMONI L’EX DG POMBENI
Le parole dell’ex dirigente sono la chiave di volta dell’intero procedimento. La panacea dei mali di Lorenzo Tomazzoli e Marco Pederzolli. L’asso nella manica del loro legale, l’avvocato Osvaldo Cantone del foro di Verona.
«Nel periodo di svolgimento del mio rapporto di lavoro – chiarisce Gianantonio Pombeni nella sua deposizione – la classificazione dell’uva conferita avveniva in base ai parametri della resa per ettaro e della gradazione zuccherina. In riferimento a quest’ultimo parametro, l’uva Müller-Thurgau destinata a Igt Vigneti delle Dolomiti era di 14,20 Babo, che corrispondeva a un volume alcolico del vino di 9%».
Detto valore è stato applicato fin dagli anni Ottanta e conservato per quanto mi consta, durante il periodo in cui io ho svolto le mansioni di direttore generale. Si trattava di un valore di conoscenza comune, sia in azienda che tra i soci.
Questo valore di 14,20 Babo era necessario per rispettare la qualità che Cavit pretendeva rispetto ai vini che acquistava dalla Cantina di Toblino. Ricordo che era stata redatta una circolare destinata ai soci in cui era stato indicato anche il suddetto valore».
IL DECLASSAMENTO DELL’IGT VIGNETI DELLE DOLOMITI
Un valore, chiarisce sempre Gianantonio Pombeni nella sua testimonianza, che era stato «individuato dalla cantina dopo aver consultato il Consorzio di Tutela dei Vini del Trentino e l’Icqrf di San Michele all’Adige». «Ricordo anche che io, in prossimità di ciascuna vendemmia, contattavo i due enti per informarmi se vi erano delle novità prescrittive», ammette l’ex dg.
Un aspetto rimarcato nell’ordinanza del Tribunale civile di Trento. «Il parametro dei 9% alcol – scrive il giudice Giorgio Flaim – risale a tempi remoti e sempre con l’avallo delle autorità di vigilanza e di tutela, come emerge nitidamente dalla deposizione del teste Pombeni Gianantonio». A confermare la tesi difensiva sono anche le parole del suo successore.
«In previsione alla vendemmia 2018 – dichiara l’attuale direttore generale Carlo De Biasi nella sua deposizione – io decisi che l’uva oggetto del singolo conferimento da parte dei soci venisse qualificata anche sotto il profilo dell’attitudine, secondo le tre categorie Trentino Doc o Igt Vigneti delle Dolomiti o vino da tavola. Ho dato il consenso all’applicazione e alla diffusione di detti valori presumendoli corretti».
Emerge così «con evidenza», scrive il giudice Giorgio Flaim, «che l’utilizzo presso Cantina Toblino del valore 9% vol. […] non solo non fu un’iniziativa adottata autonomamente nel 2018 dal ricorrente (Lorenzo Tomazzoli, ndr) e dal collega Marco Pederzolli».
Ma corrispondeva – prosegue l’ordinanza – a un parametro da tempo condiviso dal Consiglio di amministrazione della società datrice e dall’attuale direttore generale De Biasi (oltre che, come si è già visto, dal predecessore Pombeni). Nonché conosciuto dai soci conferenti, essendo indicato nelle circolari loro inviate e inserito nella tabella affissa presso luoghi di pesa».
IL GIUDICE: ACCUSE INFONDATE AI DUE ENOLOGI LICENZIATI
«Appare così palese l’infondatezza dell’addebito, laddove addebita al ricorrente l’introduzione nel sistema informatico aziendale di un erroneo parametro, l’errata classificazione di consistenti quantitativi di uva conferita dai soci. Nonché l’aver cagionato un grave danno alla società, corrispondente al minor valore del vino, commercializzato come vino comune da tavola».
Tutti aspetti che determinano «l’inesistenza ontologica dei fatti contestati». Tanto da far «apparire quasi superfluo ricordare l’ormai consolidato orientamento della Suprema Corte, che equipara l’irrilevanza disciplinare all’inesistenza materiale ai fini dell’applicazione della tutela ex art. 18 co.4 St. Lav.». Ovvero il reintegro per mancanza della “giusta causa” del licenziamento.
Non è tutto sul Toblinogate. Raggiunto da WineMag.it, Lorenzo Tomazzoli chiarisce ulteriori dettagli sul potenziale vino Igt Vigneti delle Dolomiti declassato a vino da tavola. «Tra le accuse mosse nei nostri confronti dal Cda di Cantina Toblino – spiega l’enologo della cooperativa – c’è quello di aver causato un danno economico. Nessuno però ha detto che fine ha fatto tutto quel vino prodotto con uva declassata».
L’azienda ha un punto vendita locale in cui si vendono 1.200 ettolitri di vino sfuso all’anno. Il vino da tavola bianco deriva dai superi dello Chardonnay, dai superi del Pinot Grigio, da un po’ di Sauvignon e anche da Müller-Thurgau e Nosiola con gradazioni basse.
Vien fuori un vino da 11 gradi, con l’arricchimento, che è onestissimo, buonissimo. E che si vende allo stesso prezzo a cui viene venduto l’Igt Vigneti delle Dolomiti a Cavit! Dunque Cantina Toblino non ci ha rimesso un euro!».
IL PREZZO DEL VINO DA TAVOLA E I PIWI (DI DOMANI)
Il prezzo del vino da tavola bianco della cooperativa della Valle dei Laghi, presso il punto vendita di Via Lónga, a Sarche di Calavino (TN), è di fatto di 1,80 euro. Si tratta dunque degli stessi 1,50 euro circa al litro riconosciuti all’ingrosso per il Müller-Thurgau atto alla spumantizzazione.
«Anche il danno economico da 420 mila euro, frutto dei prezzi di vendita dello sfuso a Cavit (147 euro all’ettolitro) risultava campato in aria», attacca Lorenzo Tomazzoli. «Il confronto – spiega ancora l’enologo – è stato fatto con il prezzo di vendita del vino da tavola bianco sulla piazza di Verona, ovvero 35 euro all’ettolitro. Senza considerare minimamente il reale prezzo presso il punto vendita di Cantina Toblino».
Entrate, quelle dello sfuso sul mercato locale, che costituiscono uno dei pilastri dei bilanci della cooperativa. Posto di lavoro in cui Lorenzo Tomazzoli è pronto a rientrare tra poche ore. Con qualche macigno nelle scarpe: «Ho tante belle cose da completare», ammette.
Secondo indiscrezioni di WineMag.it, tra i progetti potrebbe esserci il lancio dei vini da vitigni resistenti Piwi targati Cantina Toblino. Un vero e proprio pallino per l’esperto winemaker della cooperativa. La svolta “green” con Solaris e Bronner. Dopo la pagina nera del Toblinogate.
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A caccia dei migliori Müller Thurgau? Una risposta arriva dalla 18° edizione del Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau 2021. Svelati venerdì 30 luglio i risultati. Nel medagliere, 11 cantine trentine, 3 altoatesine, una valdostana e 2 tedesche. In particolare, 14 sono etichette della vendemmia 2020, due del 2019 e una del 2018.
I VINI PREMIATI
Vigneti delle Dolomiti Igt Müller Thurgau 2020, Azienda Agricola Francesco Moser
Vigneti delle Dolomiti Igt Müller Thurgau 2019 “Palai”, Pojer e Sandri
«Si ripete il grande risultato del 2018 – commenta Renzo Folgheraiter, presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra – anno in cui avevamo premiato solo Medaglie d’Oro. Una riprova dell’elevato standard qualitativo delle produzioni in gara.
«Anche quest’anno, tra l’altro – aggiunge Folgheraiter – avrebbero meritato la medaglia diverse altre cantine. Ma per regolamento il numero di premiati non può superare il 30% delle etichette partecipanti».
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Meno di quarantott’ore all’avvio della XXXIV rassegna Müller Thurgau: Vino di Montagna. La kermesse, nata per valorizzare il Müller Thurgau e il territorio della Valle di Cembra, celebra la culla della viticoltura eroica trentina e gli oltre 700 km di muretti a secco.
In programma nel piccolo comune di Cembra, in provincia di Trento, degustazioni libere e guidate dentro e fuori Palazzo Maffei. Oltre 60 vini in rassegna, oltre a momenti di approfondimento, visite nelle cantine del territorio, trekking e biciclettate tra i vigneti.
Tra gli appuntamenti da non perdere, anche la cena sotto le stelle lungo il viale di Cembra e la possibilità di ammirare i terrazzamenti vitati della Valle di Cembra, a bordo di un elicottero. Il tutto partire dalle ore 18 del 29 luglio e fino al 1 agosto 2021.
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L’emergenza Covid-19 non è riuscita a fermare il Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau, giunto nel 2021 alla maggiore età. La degustazione avvenuta in mattinata è utile a tagliare l’importante traguardo dei 18 anni. Sessanta i vini in degustazione alla cieca a Cembra, finiti sotto l’esame di 18 tecnici di settore tra enologi, sommelier e stampa specializzata.
Ben quaranta i Müller Thurgau provenienti dal Trentino. Un numero considerevole, che consente di tirare le somme sull’evoluzione del Concorso e dei prodotti con il noto vitigno.
«Negli ultimi 6 anni – commenta Mattia Clementi, ex presidente del Comitato organizzatore del Concorso – il profilo dei Muller premiati e le attenzioni dei consumatori durante i giorni della Rassegna sono cambiato molto».
Se un tempo la giuria tendeva a premiare l’intensità olfattiva, ultimamente la giuria sembra propendere per Müller Thurgau più convincenti sotto il profil gustativo. In particolare, vengono apprezzate le etichette che esprimono la tipicità del vitigno, ovvero i toni minerali e sapidi, molto più legati alla montagna».
«Un trend – continua Mattia Clementi – che crediamo sarà confermato anche quest’anno. Uno dei fini ultimi del Concorso Internazionale organizzato annualmente a Cembra è infatti quello di affiancare i consumatori nell’approccio al vitigno. Un vino che può facilmente entrare nelle case per il suo alto gradiente di gastronomicità».
Un concetto espresso anche dall’enologo Matteo Moser. «Il Müller Thurgau è un vino estremamente moderno – spiega – e in linea con la tendenza a una cucina e a una gastronomia che va verso canoni di leggerezza e salubrità».
Non vedo perché bistrattarlo, come purtroppo avviene. Si tratta di un vino che premia sapidità, mineralità e freschezza. I vini a cui chiedere struttura, corpo e alcolicità sono altri».
D’accordo con Clementi e Moser l’altro enologo Walter Webber: «Il Muller è un vino di montagna – commenta – non possiamo pretendere grandi strutture. Il suo punto di forza è la freschezza».
«Non deve essere un Sauvignon – continua il winemaker – e va ricordato che il disciplinare, in Trentino, non permette l’utilizzo di aggiunte di uve aromatiche come Moscato o Gewürztraminer. Cosa aspettarsi? Note vegetali, fresche e tinte agrumate».
LA PREMIAZIONE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE VINI MÜLLER THURGAU
Non è un caso, dunque, se nel 2021 il Comitato organizzatore abbia scelto Federico Quaranta per annunciare i vincitori del Concorso. La cerimonia è in programma venerdì 30 luglio, a partire dalle 20.30, nel corso della XXXIV Rassegna Müller Thurgau: Vino di Montagna.
Il noto volto televisivo e anima di Decanter stimolerà il confronto tra produttori e pubblico, vero obiettivo della competizione. A seguire, il conduttore sarà protagonista di un “taste&talk show”.
Una chiacchierata informale per conoscere meglio, tra aneddoti e curiosità, il Müller Thurgau e le sue tante sfaccettature. Ad entrambi gli incontri, che si svolgeranno nel nuovo spazio Fuori di Taste, sarà possibile iscriversi attraverso il sito della manifestazione.
«È una vera soddisfazione essere arrivati anche quest’anno ad una numerica così importante di vini partecipanti – dichiara Renzo Folgheraiter, presidente Comitato Mostra Valle di Cembra – che, peraltro, avrebbe potuto essere anche più alta.
Molte aziende, infatti, vista la situazione, hanno preferito posticipare l’imbottigliamento o stanno attendendo la migliore maturazione, consapevoli della valenza della competizione.
Come si può immaginare è stata oltretutto una corsa contro il tempo, che ovviamente non ha agevolato il contatto con nuove realtà fuori dai confini nazionali».
Sempre secondo Folgheraiter, la manifestazione e il concorso «sono ormai fortemente accreditati verso le cantine produttrici». «Il Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau – conclude – è ormai un appuntamento immancabile del mondo enologico».
Sono 42 i vini del 2020, capaci di mostrare il nuovo corso del vitigno del Trentino. Accanto ai vini più recenti, ben 16 etichette del 2019, una del 2018 e, addirittura, una del 2013. Una riprova di quanto emerso negli ultimi anni di concorso, ovvero la capacità di sfidare il tempo dei vini prodotti con il Müller Thurgau negli areali più vocati.
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Squilla a lungo il telefono di Cantina Toblino, prima che qualcuno alzi la cornetta. L’interno è quello dell’amministrazione. Una voce femminile rompe il silenzio del centralino di via Longhe 1, a Sarche di Madruzzo (Trento): “Provo a passarle il direttore” (Carlo De Biasi, ndr). Pochi secondi per rimbalzare l’ospite sgradito. “Non siamo interessati a queste cose“, taglia corto la voce femminile.
“Queste cose” sono il licenziamento in tronco dei due enologi Lorenzo Tomazzoli e Marco Pederzolli. Fatti fuori dalla cooperativa guidata dal presidente Bruno Luterotti, stando alla ricostruzione dei winemaker, per aver declassato circa 2.500 quintali di uve destinate alla produzione di alcuni vini IgtVigneti della Dolomiti: Nosiola, Schiava e Müller-Thurgau provenienti dai vigneti di 600 soci, nella Valle dei Laghi.
Un provvedimento impugnato dai due enologi, decisi a far valere le loro ragioni. Il licenziamento in tronco, di fatto, è stato deciso “per giusta causa“. Un duro colpo soprattutto per Tomazzoli, a Cantina Toblino da quasi 40 anni.
È il suo braccio destro Pederzolli a chiarire i contorni della vicenda, in una lettera inviata a WineMag.it condivisa in toto con il veterano Tomazzoli: “Secondo l’azienda – spiega l’enologo – avremmo dovuto adottare un’interpretazione diversa dal solito per alcune partite di uve, abbassando da 9 a 8,50% vol la gradazione minima naturale utile per essere rivendicate come Vigneti delle Dolomiti Igt, al posto di essere declassate alla produzione di vino da tavola”.
Sino a quel momento, secondo i due enologi, a Cantina Toblino non erano mai stati accettati gradi inferiori al 9% vol per l’Igt, nonostante il disciplinare dell’indicazione geografica non imponga soglie minime. Un motivo di vanto per la cooperativa, che al contempo assicurava una corretta remunerazione delle uve ai soci viticoltori virtuosi, senza ricorrere all’arricchimento in cantina.
“Ponendo di partire dai 10% vol prescritti per legge per il consumo dell’Igt Vigneti delle Dolomiti – continua Pederzolli – avremmo dovuto procedere, come mai fatto prima, a un eventuale arricchimento fino a 1,50% vol delle uve giunte in cantina a 8,50% vol. Una pratica lecita, ma mai effettuata prima, in difesa della qualità della produzione”.
Pederzolli non è in grado di stabilire a quanto ammonti il danno arrecato da questa scelta. Anzi, rincara la dose ai microfoni di WineMag.it: “Credo di essere oggettivo nell’affermare che il danno posto alla base del nostro licenziamento non esista affatto, dal momento che la vendita del vino come Igt o come vino da tavola, in canali interni all’azienda, avrebbe generato valori molto simili. L’azienda, peraltro, non hai mai parlato di cifre”.
La lettera di contestazione che preannunciava il licenziamento è stata notificata ai due enologi di Cantina Toblino alla fine di settembre. La coppia di winemaker, sentendosi in trappola, ha deciso di ingaggiare uno dei migliori avvocati giuslavoristi su piazza, Osvaldo Cantone del Foro di Verona (studio legale Menichetti).
La risposta dei due enologi è arrivata nei tempi previsti sulla scrivania del presidente Bruno Luterotti e del direttore generale Carlo De Biasi. “Abbiamo chiesto un’audizione orale di fronte al Cda, che si è sempre negato, mandando avanti l’avvocato. Non avremmo chiesto pietà o uno sconto di pena, ma quantomeno di essere ascoltati”, continua Pederzolli.
Per meglio comprendere quanto accaduto, l’enologo ricorre a un esempio figurato. “Mettiamo il caso che un trasportatore percorra un tratto urbano. Qui il limite di velocità non è segnalato, ma è risaputo essere di 50 km/h. Il trasportatore conduce il veicolo a 49,99 km/h, ma si vede contestare di non aver transitato a 55 km/h, esistendo probabilmente una tolleranza, ed avendo quindi creato un danno alla ditta per il ritardo che ha accumulato andando più prudente”.
Se poi avesse preso una multa o causato un incidente? A questo proposito i vertici di Cantina Toblino hanno sempre tenuto a ribadire che ‘chi sbaglia paga’. La contestazione viene mossa praticamente per ‘eccesso di zelo’ agli esecutori diretti o indiretti”.
“Nulla viene invece addebitato al direttore generale – continua Marco Pederzolli – più volte intervenuto nella gestione dei gradi minimi delle bolle, o al consulente incaricato dal Cda nella vendemmia 2017 (e anche dopo) di controllare ed impostare il funzionamento della contabilità vitivinicola”.
Inoltre si prescinde dal fatto che tutti, ivi compreso il Presidente e l’intero Cda avessero piena conoscenza circa l’operato oggetto di contestazione visto che era espressamente previsto nel regolamento di conferimento per soci e delegati dai soci”.
“Il grado minimo delle uve – continua l’enologo trentino – garantisce, attraverso il vinificatore, la migliore qualità possibile del prodotto al consumatore, tutelando l’immagine della maison e del territorio di cui porta il nome”.
Pederzolli rivolge alla sua ormai ex azienda una domanda: “Quale immagine dei ‘Vigneti delle Dolomiti’ passa al consumatore con un vino prodotto da uve a soli 8% vol? In questo caso meglio la denominazione generica ‘Vino Bianco’ o ‘Vino rosso’, che comunque i normali canali di vendita aziendali sono in grado di valorizzare nel prezzo”.
Carlo De Biasi, direttore di Cantina Toblino
I due enologi, di fatto, si sentono vittime di questa vicenda e non colpevoli: “La questione è un pretesto creato in ‘laboratorio’, sottoposto solo a cose fatte al Cda, il quale, ritengo in modo discutibile, non ha ritenuto di sentire altri punti di vista. La partita era già chiusa prima di essere aperta, poco importa delle giustificazioni addotte, e doveva essere messa via il più rapidamente possibile”.
Poi, alcune considerazioni più generali: “Secondo me la posta in gioco non è solo liberare i posti di due ‘rompi’. Ritengo che, alla vigilia del rinnovo di tutto il Cda, serva un capro espiatorio per ‘coprire’ la decisione arbitraria della cantina di pagare 40 €/q.le l’uva sotto i 14,20 babo (9 %vol), quindi Nosiola, Müller-Thurgau e Schiava.
Evidentemente questo ha messo in difficoltà i viticoltori eroici dei vitigni emblema della Valle dei Laghi che, con il precedente sistema di pagamento, potevano almeno coprire i costi di produzione”.
La situazione, a Sarche di Madruzzo, sarebbe agitata. “Se si conferma il trend dell’anno scorso – attacca Pederzolli – l’attuale presidenza potrebbe trovare un fronte critico alla prossima assemblea dei soci. Creando ad arte un motivo di preoccupazione si libera il campo da possibili outsider verso la riconferma”.
“Il più prestigioso e prezioso vignaiolo collettivo espresso dal Trentino’ – continua – oggi dimostra una triste similitudine con il Titanic. Tutti abbiamo in mente lo splendido ‘Transatlantico’ di quattro anni fa (2016)”.
Il lungo umile lavoro degli ‘Uomini della Toblino’ ha costruito in 50 anni di storia una azienda ben organizzata, con due società controllate (per gestire azienda agricola ed osteria) ambiziose ed in sostanziale equilibrio. Stiamo ancora apprezzando la qualità di vini buoni venduti ad un giusto prezzo, in decisa corsa verso il bio”.
“Da tempo il Titanic però ha cozzato nell’iceberg – continua Pederzolli – e sta calando su un fianco. Calano i prezzi delle uve, nonostante siano aumentate le liquidazioni del consorzio di secondo grado o le cantine consorelle migliorino le performance di bilancio”.
Per la prima volta è iniziata una fuga di soci verso altre cooperative dove, oltre alle migliori liquidazioni, possano trovare la disponibilità ad affrontare serenamente le situazioni che la produzione viticola propone. Le due società controllate sono entrate in una fase di pesante perdita di bilancio”.
Durissima anche la chiosa dei due enologi licenziati da Toblino: “L’orchestra continua a suonare sulle note di ‘circolari soci’ autocelebrative, post, foto che ritraggono un paesaggio ormai passato. E quando due marinai lanciano l’allarme, il capitano preferisce farli fuori e buttarli a mare, calpestandone la dignità di persone e lavoratori”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Settecento chilometri di muretti a secco e un’identità precisa e unitaria, legata alla viticoltura eroica. Era solo questione di tempo per la Val di Cembra, che si è vista riconoscere ufficialmente il titolo di Paesaggio storico rurale d’Italia.
L’audit all’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale del Mipaaf, conclusosi positivamente sul finire dell’estate, sancisce di fatto l’inserimento della valle del Trentino nell’apposito registro nazionale.
Un percorso avviato nel 2015 in accordo tra realtà pubbliche e private della sponda sinistra dell’Adige, sotto l’egida del presidente del Comitato promotore, Damiano Zanotelli. Il dossier per la candidatura, finito nel 2019 nelle mani dell’ex ministro Gian Marco Centinaio, ha accolto il favore della subentrata titolare del dicastero, la ministra Teresa Bellanova.
Il riconoscimento a Paesaggio storico rurale d’Italia è tuttavia solo propedeutico al riconoscimento di “Patrimonio agricolo a rilevanza mondiale” (Ghias), la rete di siti dalla Fao di cui fanno già parte, in Italia, la “Fascia olivata Assisi-Spoleto” e, dal novembre 2018, le colline del Soave, in Veneto.
Proprio nel giorno in cui prendono il via le degustazioni della XVII edizione del Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau, vitigno simbolo della valle, è grande la soddisfazione espressa da Renzo Folgheraiter (nella foto, sotto) neo presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra.
“Questo riconoscimento – commenta a WineMag.it – ci consentirà di veicolare con maggiore forza le peculiarità del nostro territorio, vocato da sempre alla viticoltura eroica. L’associazione Vi.Va.Ce. si è data molto da fare per valorizzare il binomio muretti a secco e vino”.
“L’ufficialità dell’ingresso della Val di Cembra nel Registro dei Paesaggi storici rurali d’Italia – conclude Folgheraiter – non può che essere di ulteriore slancio per la promozione di una valle dalle grandissime potenzialità, grazie al particolare ed unico terroir in grado di regalare vini di grandissimo profilo”.
In particolare, la stesura del dossier è stata realizzata con il sostegno della Comunità della Valle di Cembra e i fondi Leader del Gal Trentino Centrale. L’Osservatorio del Mipaaf ha riconosciuto “l’integrità nel tempo dei vigneti terrazzati sostenuti da oltre settecento chilometri di muretti a secco della valle”, fotografati oggi e comparati con il materiale storico del 1954 e del 1860.
La celebrazione del titolo e la presentazione ufficiale al pubblico del dossier, prevista per sabato 17 ottobre a Cembra Lisignago, è stata rimandata a data da destinarsi, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19. Superata la fase critica, la Valle potrà tornare a concentrarsi sul risultato. Con un motivo in più per credere nello sviluppo ulteriore dell’enoturismo.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Venerdì 9 ottobre, presso le splendide sale di Palazzo Maffei a Cembra, si terrà la XVII edizione del Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau organizzato dal Comitato Mostra Valle di Cembra.
Saranno 60 i vini in concorso, di cui 51 italiani e 9 stranieri, grazie alla partecipazione di cantine tedesche e ungheresi, che hanno riconosciuto nel Concorso una interessante occasione per presentarsi al pubblico italiano e raccogliere i giudizi del panel di esperti a cui è affidata la degustazione.
La commissione è infatti composta da 18 membri suddivisi tra enologi, sommelier – in rappresentanza di diverse associazioni– e giornalisti della stampa di settore, fra cui anche Winemag.it, che esprimeranno i propri giudizi attraverso degustazioni alla cieca.
È stato un anno del tutto particolare – dichiara Renzo Folgheraiter, neo Presidente Comitato Mostra Valle di Cembra – in cui abbiamo dovuto riprogrammare più volte il tutto. Ci tenevamo però a confermare il Concorso, perché lo riteniamo una bella occasione di visibilità per le aziende di questo comparto, che come sappiamo hanno vissuto mesi difficili a causa del lockdown”.
“L’ottima risposta ricevuta – conclude Fologheraiter – con un numero di aziende in linea con gli anni scorsi, ci conferma che abbiamo fatto la scelta giusta e ci auguriamo possa essere di buon auspicio anche per le future edizioni”.
Le etichette che avranno ottenuto un punteggio tra 80 e 84,99 potranno ambire alla Medaglia d’Argento, quelli tra 85 e 89,99 alla Medaglia d’Oro e quelli sopra 90 alla Gran Medaglia d’Oro, con il limite che i vini premiati non potranno superare il 30% del totale dei partecipanti, per un massimo quindi di 18 etichette premiate.
L’esito del concorso, che ha avuto il sostegno anche del Consorzio Vini del Trentino, sarà reso noto venerdì 16 ottobre, in concomitanza con la XXXIII edizione della Rassegna Müller Thurgau: Vino di Montagna, organizzata con il supporto di Trentino Marketing e il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest.
Chiunque vorrà degustare i vini candidati al Concors potrà farlo da giovedì 15 a sabato 17 ottobre a Trento, dalle 17.00 alle 22.00, presso le sale di Palazzo Roccabruna – Enoteca Provinciale del Trentino, messo a disposizione per l’occasione dalla Cciaa di Trento.
Per stimolare una maggiore consapevolezza in fase di assaggio e raccogliere ulteriori informazioni utili a capire quali siano i sentori maggiormente apprezzati, il pubblico sarà invitato a condividere le proprie percezioni e dare un voto ad ogni referenza degustata su un’apposita cartolina distribuita insieme alla carta dei vini.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
È il regno dei muretti a secco, con ben 708 chilometri che si rincorrono tra le viti verticali, ma soprattutto di grandi vini bianchi, degni del ricco panorama del Made in Italy enologico. La Val di Cembra, in Trentino, rappresenta uno dei territori dal maggior potenziale di crescita, nel Bel paese. Merito anche del Consorzio Cembrani Doc.
Sette i vini proposti in degustazione dall’associazione di produttori trentina in occasione della XXXII Rassegna Internazionale Müller Thurgau. Tutte etichette “di territorio”, rispettose di un logo – quello, appunto, del Consorzio Cembrani Doc – che rappresenta un bicchiere di vino stilizzato, composto dalle iniziali “C” e “D”, riempito con i profili dei muretti a secco, circondati dalle viti e lambiti dal fiume Avisio, che nei secoli ha eroso i declivi.
“Abbiamo scelto un prodotto per azienda in degustazione – spiega Mara Lona, referente dei Cembrani – per mostrare che Valle di Cembra non significa solo Müller Thurgau, ma che la varietà di vitigni meritevoli d’attenzione nella nostra zona è più ampia”.
SETTE VINI PER SCOPRIRE LA VALLE DI CEMBRA
1)Spumante Metodo Classico Brut 2011 “Cimbrus”, Alfio Nicolodi: 88/100
Sboccatura luglio 2018 per questo Champenoise prodotto con l’antica uva Lagarino bianco, salvata dalla scomparsa da produttori attenti e appassionati come Alfio Nicolodi. Basti pensare che nell’intera Valle di Cembra se ne lavorano annualmente 15 mila quintali.
Perlage fine alla vista per questa bollicina non convenzionale. Al naso i marcatori tipici degli spumanti di montagna: alla frutta tendente al maturo (pesca) si affianca una nota burrosa, cremosa, oltre a freschi sbuffi di erbe alpine.
In bocca colpisce per la gran freschezza, balsamica, che sorregge il sorso verso una chiusura mentolata, piena, molto più dell’ingresso fruttato. In centro bocca, la nota minerale segna un punto di stacco di questo Metodo classico ancora in evoluzione.
I vigneti di Lagarino bianco di Nicolodi si trovano a 600 metri sul livello del mare e affondano le radici su terreni porfirici, anche se il vignaiolo ha già impiantato a mille metri di altezza. La varietà si distingue infatti per l’altissima resistenza alle temperature rigide invernali, alle sferzate di vento e alla peronospora più che all’oidio.
Per questo è presente in Valle di Cembra, oltre che per la notevole vigoria produttiva. Può arrivare tranquillamente a 150 quintali per ettaro, ma Alfio Nicolodi contiene la produzione tra i 95 e i 105 quintali ettaro.
La caratteristica che rende il Lagarino bianco perfetto per la spumantizzazione è però la notevole acidità, misurabile analiticamente. La raccolta avviene tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre, a piena maturazione.
Il grappolo – tra i 16 e i 22 centimetri di lunghezza e i 6, 7 di circonferenza – è a spirale, con un’aletta. La buccia degli acini e sottilissima. Un vitigno da valorizzare, che merita grande attenzione.
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2) Igt Vigneti delle Dolomiti 2017 “708 chilometri Cembrani Bianco”, Cembrani Doc: 89/100
È stata messa sul mercato da pochi giorni questa etichetta prodotta grazie a una selezione di uve del 90% degli associati del Consorzio Cembrani Doc. Il nome del vino richiama l’estensione dei muretti a secco in Valle di Cembra.
Solo 2500 bottiglie: una tiratura limitata per questo blend di Müller Thurgau (60%) e Riesling (40%). Giallo paglierino pieno, luminoso.
Naso balsamico, di talco e fiore del sambuco, accenno di radice di liquirizia e di idrocarburo. Sorso piuttosto rotondo e morbido, dominato da frutta matura come pesca e litchi.
Salinità e freschezza controbilanciano le percezioni fruttate “grasse” e accompagnano verso un retro olfattivo pieno. Prima annata nel 2013 per questa etichetta “di Consorzio”. Si passa poi a 2015, 2016 e, appunto, 2017.
3) Vigneti delle Dolomiti Igt Müller Thurgau 2018, Azienda Agricola Simoni: 85/100 Vino che si distingue per la gran facilità di beva: un’espressione di Müller Thurgau sincera, tradizionale e artigianale. Naso suadente e palato che mostra la gioventù del nettare. Bei risvolti minerali in chiusura, che allungano la persistenza e complessità del sorso. Quattromila le bottiglie complessive.
L’Azienda Agricola Simoni è stata fondata nel 1918 da Giuseppe Simoni, che ha trasmesso la sua passione alle successive tre generazioni. I vini prodotti sono frutto dei vigneti del Comune di Giovo, contraddistinti da un terreno calcareo che contribuisce ad esaltare le note minerali.
4) Trentino Doc Müller Thurgau 2016 “Vigna delle Forche”, Cembra Cantina di Montagna: 93/100
Si tratta di uno dei progetti di vigneto di “alta quota” di Cembra Cantina di Montagna, situato a 872 metri di altezza. Uno studio svolto in collaborazione con l’Istituto agrario di San Michele all’Adige (TN), che ha mappato tutta la Val di Cembra nell’ottica di una sua zonazione.
Colore invitante e tipico – giallo paglierino con riflessi verdolini – e naso molto intrigante. Origano, macchia mediterranea, salvia, nota talcata, sambuco e burrosa. In bocca salino e verticale in ingresso.
Gioca su note corrispondenti, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Chiude minerale e balsamico, su un’infinita persistenza. Seimila bottiglie complessive per l’ottimo “Vigna delle Forche”.
5) Igt Dolomiti 2016 “Kròz Bianco”, Villa Corniole: 92/100
“Kròz Bianco”, ovvero il Monte Corona. Terrazzamenti da 500 a 800 metri sul livello del mare. È qui che nasce uno dei migliori uvaggi della Valle di Cembra, su iniziativa di Villa Corniole. Chardonnay per il 75% e Müller Thurgau per il 25%, in anteprima.
Giallo paglierino carico, alla vista. Al naso fiori di camomilla, frutto pieno, a polpa bianca e gialla, splendidi richiami di salvia e verbena che portano la mente a quelle alture. Gli sbuffi minerali conducono invece al terreno, prettamente calcareo.
In bocca “Kròz Bianco” entra dritto e al contempo largo, come pochi vini bianchi italiani sanno fare. A un’ottima salinità e freschezza risponde il frutto, giustamente maturo e di grandissima precisione. Un equilibrio giocato sulla pienezza, che a sorso compito si tramuta in un ottimo allungo, su note corrispondenti.
Solo 4 mila bottiglie per questa vera e propria chicca della Val di Cembra, ottenuta in maniera molto sapiente da Villa Corniole, realtà famigliare di 10 ettari complessivi che mostra così grande abilità in cantina, oltre che in vigneto.
Lo Chardonnay fermenta per tre quarti in barrique prima di essere unito al Müller, dopo circa un anno. Un altro anno di “vetro” precede la commercializzazione. L’annata in commercio è proprio la 2016.
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6) Trentino Doc Riesling 2016, Zanotelli Azienda Agricola: 94/100 Sul mercato da un paio di mesi, questo strepitoso Riesling trentino che per la prima volta si presenta in renana bassa. Un altro vino capace di sfoderare un’anima sia larga che verticale, con note di frutta esotica a polpa gialla e di agrumi, tra la buccia e il succo, oltre agli accenni di idrocarburo.
Gran talco e balsamicità, macchia mediterranea che si snoda sul rosmarino. Slancio salino dal centro bocca alla lunga chiusura, freschissima e nuovamente balsamica. Leggera percezione di tannino in chiusura, che asciuga assieme a un minerale in gran evidenza, capace di ricomporre nel calice la matrice calcarea del terreno.
I vigneti si trovano a Saosènt (Cembra), tra i 600 e i 750 metri di altezza. La resa è pari alla metà di quanto consentito dal disciplinare di produzione: 70 quintali per ettaro. Fermentazione in acciaio inox a temperatura controllato e lungo affinamento in bottiglia per questo Riesling, elegante e fine.
7) Trentino Doc Chardonnay 2016 “Ror”, Cantina Corvée: 88/100
Prima annata di “Ror” per questa nuova realtà della Valle di Cembra, vicina per filosofia alla famiglia dei Cembrani Doc. Nome curioso “Corvée”, che riporta al feudalesimo francese. I vassalli chiamavano così le giornate di lavoro, spesso non retribuite, nei campi del loro signore. In Val di Cembra fu costruita così gran parte dei muretti a secco.
Il progetto della Cantina Corvée vede impegnati otto viticoltori della zona. Naso prezioso, intenso e ampio per lo Chardonnay “Ror”, prodotto in particolare da Michele e Mauro Nardin: i chiari richiami di chiodi di garofano ed erbe alpine si fondono alla perfezione con le note fruttate di pesca gialla e mela farinosa. Non manca un accenno di pietra focaia.
Colpisce anche al palato per la gran struttura, data da una freschezza dirompente. Il sorso, tuttavia, lascia spazio alle note fruttate di esprimersi, accanto alla mentolata acidità. La chiusura vira su una leggera spezia e sul verde alpino.
Ottenuto dalla vigna ai piedi del Monte Avvoltorio, nel Comune di Altavalle (località Faver), a 560 metri sul livello del mare, lo Chardonnay “Roré” viene vinificato in acciaio e sosta sui lieviti 8 mesi prima di essere imbottigliato.
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***DISCLAIMER*** L’articolo è frutto di un accordo tra la nostra testata e l’associazione Cembrani Doc. I commenti espressi sono comunque frutto della completa autonomia di giudizio della nostra testata, nel rispetto assoluto dei nostri lettori
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
CEMBRA LUSIGNAGO – Il Müller Thurgau? Buono d’annata, ma ancor meglio con qualche anno sulle spalle. Questa l’indicazione principale della 16a edizione del Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau, i cui risultati sono stati annunciati ieri sera, a Cembra Lusignago (TN).
Tre delle 11 medaglie d’oro assegnate dalla giuria – composta da 18 esperti del settore – sono andate a Müller Thurgau della vendemmia 2017. Vini, dunque, con un anno in più sulle spalle rispetto all’annata generalmente in commercio.
“La varietà – ha commentato Mattia Clementi, Presidente del Comitato Mostra – è sempre stata considerata perfetta per la produzione di vini d’annata. Il risultato di questa edizione del Concorso rivela invece che il Müller Thurgau può dare vini longevi nei territori più vocati. Etichette diverse, che hanno molto da raccontare”.
A fronte dell’entusiasmo per il risultato conseguito dalla vendemmia 2017, nell’ambito di una Rassegna che ha visto protagonista la vendemmia 2018, resta un dato di fatto. La pressione della ristorazione nei confronti dei produttori di Müller resta per le annate in commercio.
D’altro canto, sono pochissimi i produttori disposti a tenere in cantina per lungo tempo una varietà ormai conosciuta dalla maggior parte consumatori per la prontezza della beva, a pochi mesi dalla vendemmia. La rivoluzione del Müller Thurgau come vino da lungo affinamento, insomma, deve ancora aspettare.
Ma non è un problema. Sono note le difficoltà anche in altri territori “bianchisti” italiani che stanno tentando di (ri)posizionarsi sul mercato nazionale e internazionale. Il caso del Soave, in Veneto, o del Gavi, in Piemonte, fa d scuola in questi termini.
A una comunicazione efficace non corrispondono scorte di cantina delle vecchie annate, utili a soddisfare le eventuali richieste dei consumatori attenti. Non resta allora che rivolgersi ai consumatori furbi: quelli in grado di comprendere le potenzialità dei vini d’annata, da acquistare oggi e bere negli anni a venire.
I VINI PREMIATI
A ricevere la Medaglia d’Oro, in particolare, 8 vini trentini: Trentino DOC Müller Thurgau San Lorenz 2018 di Azienda Agricola Bellaveder; Trentino DOC Müller Thurgau Castel Firmian 2018 di Cantina Mezzacorona; Trentino DOC Müller Thurgau 2018 di Cantina Rotaliana di Mezzolombardo.
E ancora: Trentino DOC Müller Thurgau Vigna delle Forche 2017 e Trentino DOC Müller Thurgau Classici 2028 Cembra Cantina di montagna; Trentino DOC Superiore Valle di Cembra Müller Thurgau Pietramontis 2017 e Trentino DOC Superiore Valle di Cembra Müller Thurgau Pietramontis 2018 di Villa Corniole; Trentino DOC Müller Thurgau Vigna Servis 2018 di Vivallis).
Due gli altoatesini (Alto Adige Müller Thurgau DOC Graun 2017 di Cantina Produttori Cortaccia e Alto Adige Müller Thurgau DOC Merus 2018 di Tiefenbrunner) e uno svizzero (Müller Thurgau AOC Thurgau 2018 di Wolfer).
Medaglia d’Argento, invece, per 4 vini trentini (Trentino DOC Müller Thurgau 2018 di Cantina Aldeno; Trentino DOC Müller Thurgau 2018 Vini del Gelso 2018 di Cantina Sociale Mori Colli Zugna; Trentino DOC Müller Thurgau 2018 di Cantina Toblino e Trentino DOC Superiore Valle di Cembra Müller Thurgau Le Strope 2018 di Società Agricola Zanotelli Elio e F.lli).
Due gli altoatesini (Alto Adige Valle d’Isarco Müller Thurgau DOC Praepositus 2018 di Abbazia di Novacella e Alto Adige Val Venosta Müller Thurgau DOC 2018 di Azienda Agricola Unterotl – Castel Juval) e un tedesco (2018 Hagnauer Sonnenufer Müller Thurgau trocken di Winzerverein Hagnau).
Il 30% dei vini che hanno ottenuto tra 80 e 84,99 punti si sono aggiudicati la Medaglia d’Argento. Quelli tra 85 e 89,99 la Medaglia d’Oro. All’edizione 2019 del Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau non è dunque stata assegnata nessuna Gran Medaglia d’Oro (vini con punteggio medio superiore ai 90 punti).
I vini in concorso potranno essere degustati fino a domani, domenica 7 luglio, nella splendida cornice di Palazzo Maffei, a Cembra Lusignago. Un’occasione per scoprire nel calice i tesori della viticoltura eroica trentina.
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“È una cultura di dettagli”. Con questa frase Christophe Roumier definì la Borgogna, ma le stesse parole possono descrivere anche un altro territorio: la Valle Isarco. Siamo in Alto Adige (o per meglio dire in SudTirol) lungo quella valle, percorsa per l’appunto dal fiume Isarco, che da Nord a Sud va dal Brennero a Bolzano.
Circa 80 km in tutto. La zona vitivinicola parte più a sud, presso Bressanone, per terminare all’altopiano del Renon sopra Bolzano. Circa 400 ettari vitati. Esposizioni che variano dalla destra alla sinistra orografica della valle a seconda dell’andamento della stessa.
Conformazioni geologiche che variano dalla fillade quarzifera al porfido quarzifero, al “dioride di Chiusa“, dal pietrisco glaciale ai sedimenti fluviali depositatisi fra le glaciazioni. Grandi escursioni termiche giorno-notte, scarse precipitazioni, molte ore di esposizione solare.
Quota dei vigneti che varia dai 300 ai 970 metri sul livello del mare, dove si coltivano 10 vitigni a bacca bianca (Kerner, Sylvaner, Muller Thurgau, Gewurztraminer, Riesling, Gruner Veltliner, Pinot Grigio, Weissburgunder, Sauvignon, Chardonnay che danno il 90% della produzione) e quattro a bacca rossa (Zweigeilt, Portugieser, Vernatsch/Schiava, Pinot Nero/Blauburgunder).
Diciannove produttori con una media di 1,5 ettari per vitati per azienda agricola. Circa 2.200.000 bottiglie/anno, il 75% commercializzato in Italia, con una media di 31.500 bottiglie a vignaiolo. Questi i numeri.
Questo il perché della “cultura dei dettagli” e del paragone con l’illustre Borgogna. Parliamo di un territorio fatto di equilibrio fra le differenze, dove ogni vitigno torva la sua parcella d’elezione, dove ogni vignaiolo può leggere ed interpretare il suo singolo pezzo di terra nel rispetto del terroir, dove lo stesso vitigno coltivato più a nord o più a sud, più “di qui” o più “di là”, da risultati differenti.
A raccontare questo incredibile mosaico enologico è EisaktalWein, associazione nata del 2015 che raccoglie oltre ai 19 produttori (17 vignaioli più la cooperativa Cantina Valle Isarco e la storica Abbazia di Novacella) anche strutture di accoglienza e promozione per favorire l’interscambio fra i vari attori e far conoscere la realtà “Valle Isarco” al pubblico.
Ed il modo migliore per iniziare ad esplorare una tale complessità è “al calice”. Fermarsi. Sedersi. Chiacchierare con chi quel territorio lo vive e lo conosce. Assaggiarne i vini. Capirne le differenze. In un mondo in cui la comunicazione sempre più passa attraverso canali social fatti di “mordi e fuggi”, di immagini belle ma fugaci che depauperano i contenuti in nome dell’apparire, occorre prendersi il tempo di percorrere idealmente la Eisacktal attraverso la degustazione di vitigni ed areali.
Ecco quindi l’idea di una cena proprio nel cuore della “città social”, Milano. Più di 20 vini a rappresentare “i dettagli” e ad accompagnare le preparazioni dello chef Stefano Caffarri che dall’aperitivo al dolce ha voluto omaggiare il patrimonio gastronomico italiano proprio a dimostrare la grande versatilità dei vini isarchesi.
Prosciutto di Parma, salame di Nero, gnocco fritto, piadina, spuma d’acciughe, mazzancolle, orecchiette allo zola, plin, sgombro, risotto al graukase, sbrisolona.
Giusto per citare alcune delle preparazioni. Ad esse in abbinamento i Sylvaner, i Kerner, i Gruner Veltliner, i Muller Thurgau, i Riesling, i Pinot Grigio, i Sauvignon. Sempre serviti in coppia da due sotto zone diverse, a mostrare caratteri differenti e differente versatilità nel “paring”.
Non ultima la sfida del tempo. Tre vecchie annate presentate. Weissburgunder 2013 di Ebner; la freschezza che non ti aspetti tanto al naso quanto in bocca.
Riesling Praepositus 2013 di Abbazia di Novacella; perfetto equilibrio fra la frutta matura e l’idrocarburo, fra il “nord” teutonico ed “sud” italiano, un calice nel quale lasceresti il naso ab aeterum. Sylvaner 2010 di Cantina Valle Isarco; si signori, un Sylvaner con quasi 10 anni sulle spalle. Complessità di miele e frutta surmatura, fiori secchi e fieno. Perfettamente godibile al sorso. Sfida vinta!
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MEZZOCORONA – Sono state presentate la scorsa settimana le prime due etichette della nuova linea “Musivum” della cantina trentina Mezzacorona. Si tratta del Müller Thurgau Trentino Doc Superiore 2017 “Cembra” (3252 bottiglie totali) e del Pinot Grigio Trentino Doc Superiore 2016 (4508 bottiglie) della sottozona Vicinia.
“Musivum”, traduzione latina di “Mosaico” viene descritto come “un percorso di valorizzazione territoriale delle eccellenze enologiche trentine del Gruppo Mezzacorona“, che interesserà un totale di 5 varietà tipiche del Trentino: oltre al Müller Thurgau e al Pinot Grigio, è previsto nei prossimi anni il lancio di un Gewürztraminer, di un Marzemino e di un Teroldego Rotaliano.
Nella linea è stato inserito anche lo Chardonnay Alto Adige Doc della Kellerei Salurn, cantina associata al Gruppo Mezzacorona, che sarà presentato nel prossimo autunno.
IL PROGETTO “MUSIVUM” DI MEZZACORONA
Avviato con la vendemmia 2015, il progetto “Musivum” ha visto coinvolti viticoltori e vigneti distribuiti in tutte le aree viticole del Trentino: Piana Rotaliana, Colline di Faedo, Sorni e Pressano, Val di Cembra, Trento, Vallagarina, Ala. Quindici gli ettari complessivi, tra i più vocati per ognuna delle varietà.
“L’obiettivo – spiega Luca Rigotti presidente del Gruppo Mezzacorona- è quello di esaltare la ricchezza del territorio trentino grazie a questo ‘mosaico di vigneti’, frammenti straordinari che per posizione, terreno, gestione, possono essere considerati come delle vere e proprie pietre preziose, incastonate nel tessuto viticolo gestito dai viticoltori Mezzacorona”.
“Allo stesso tempo – aggiunge Francesco Giovannini, direttore generale del Gruppo Mezzacorona- lo scopo è promuovere costantemente il valore della sostenibilità e della Certificazione ministeriale SQNPI come garanzia di salubrità e affidabilità della produzione a vantaggio dei consumatori”.
Le uve dei vigneti inseriti nel progetto Musivum sono state vendemmiate a parte e gestite in cantina con un processo di vinificazione ad hoc. Per il Müller Thurgau “Musivum” sono state scelte due zone della Valle di Cembra, habitat ideale del vitigno ottenuto dall’incrocio fra Riesling Renano e Madeleine Royale. Solo i migliori vigneti eroici, a un’altezza compresa tra i 550 e i 650 metri di altitudine.
Il Pinot Grigio “Musivum” proviene invece dalla sottozona Vicinia, situata nel comune di Mezzocorona. Un’area particolarmente nota e vocata per questa varietà, nota anche con l’appellativo di “Rülander”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
CEMBRA LISIGNANO – Ci vogliono solo una manciata di minuti, dirigendosi a nord est di Trento, per immergersi in un territorio ancora poco conosciuto ma davvero suggestivo, caratterizzato da vigneti costruiti su arditi terrazzamenti sorretti da oltre 700 km di muretti a secco, riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”.
È la Valle di Cembra che, tra i suoi vigneti eroici, ospiterà presto la XXXII edizione della Rassegna Interazionale “Müller Thurgau: vino di Montagna“, in programma dal 4 al 7 luglio. Qui, grazie a terreni porfirici e una forte escursione termica, ha trovato il suo terreno di elezione il Müller Thurgau, vitigno nato a fine 800 per mano del Prof. Hermann Müller.
Un’eccellenza che, dagli anni ’80, viene celebrata dalla Rassegna, entrata di diritto nel calendario delle manifestazioni enologiche denominate #trentinowinefest, coordinate dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino.
IL PROGRAMMA
Davvero ricco il programma di iniziative pensate e organizzate dal Comitato Mostra composto da giovani volontari mossi dalla volontà di raccontare e valorizzare il proprio territorio.
Nel corso della quattro giorni il pubblico potrà accedere a degustazioni libere dei numerosi Müller Thurgau messi a disposizione dalle cantine aderenti, presso le eleganti sale di Palazzo Maffei, ma anche partecipare a diversi incontri di approfondimento, come la comparativa tra vini locali e prodotti enologici della zona dell’Etna o la degustazione di grappa di Müller Thurgau organizzata dall’Istituto Tutela Grappa del Trentino.
Tra i momenti più attesi, la premiazione dei vini vincitori del XVI Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau, nato per mettere a confronto le produzioni dell’area alpina, italiane e non. L’appuntamento assume ancora più rilevanza se si considera che si tratta della più antica competizione a livello internazionale dedicata a questo particolare vitigno.
Ad assegnare i punteggi, giovedì 28 giugno, una commissione di qualità composta da 18 membri suddivisi in enologi, degustatori – in rappresentanza delle diverse associazioni di sommelier presenti, ovvero ASPI, AIS, FIS e ONAV – e giornalisti della stampa di settore (tra cui anche noi di WineMag.it), attraverso degustazioni alla cieca in cui ogni vino viene analizzato nel suo complesso, prendendo in considerazione vista, olfatto, gusto e gusto-olfatto.
Tante le iniziative collaterali, tra trekking guidati e folclore, ma anche un percorso di avvicinamento al mondo della degustazione con assaggio di marmellate, confetture, succhi organizzato dalla Federazione Italiana Sommelier Trentino Alto Adige.
E, per gustare questo incredibile prodotto anche al di fuori di questo specifico territorio, come ogni anno la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino arricchisce la manifestazione con A tutto Müller, ricco calendario di iniziative a tema in programma dal 27 giugno al 7 luglio su tutto il territorio di competenza dell’Associazione, dal Garda alle Dolomiti.
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BRESSANONE – Immaginate un lungo e stretto canalone dai fianchi ripidi, che lascia poco spazio all’uomo e tanto alla natura più selvaggia. Rotta solo dalle geometrie precise dei vigneti, fin sopra gli 800 metri d’altezza. Sarà capitato anche a voi di finire imbottigliati nel traffico della Valle Isarco, sull’arteria autostradale che collega Bolzano all’Austria.
E’ la legge del contrappasso di una delle terre del vino meno conosciute d’Italia. Tanto toglie in quel po’ di pianura concessa all’uomo, tanto regala sui clivi mozzafiato, grazie all’opera laboriosa di un gruppo ristrettissimo di viticoltori. Diciassette piccole cantine e due cooperative.
Sono loro l’anima della Valle Isarco. Forti e uniti in un’unica voce, in cui si distinguono le sfumature dei differenti terroir. Vignaioli che sanno di non essere né a Termeno né a Caldaro. Né a Cortaccia né a Santa Maddalena.
Ma non per questo in un territorio meno unico o meno meritevole di essere raccontato, “dalla montagna al calice”. Un’unione sancita da EisacktalWein, che dal 2015 ha fatto suo questo slogan.
E’ nato così un Consorzio che riunisce 19 produttori di vino della Valle Isarco e diverse strutture di accoglienza, ristorazione e promozione, “con l’intento di incoraggiare lo sviluppo del territorio favorendo i contatti interni tra i diversi soci e lo scambio di esperienze e informazioni”. Quando si dice “fare rete“.
A presiederla c’è il giovane Armin Gratl, già direttore generale di Eisacktaler Kellerei: Cantina Valle Isarco, una delle due cooperative sociali della zona (l’altra è Kloster-Neustift, l’Abbazia di Novacella). Da soli, i due colossi controllano poco più della metà degli ettari vitati complessivi della Valle Isarco (400).
Un’area dall’anima bianchista, vista la predominanza dei vitigni a bacca bianca (89,25% contro i 10,75%). Tra questi gioca un ruolo dominante il Kerner (82 h – 20,5%), seguito da Sylvaner (69 h – 17,25%), Müller Thurgau (59 h – 14,75%), Gewürztraminer (51 h – 12,75%), Riesling (28 h – 7%) e Grüner Veltliner (25 h – 6,25%), seguiti a ruota da Pinot grigio (Grauburgunder), Pinot bianco (Weissburgunder), Sauvignon e Chardonnay.
Sul podio dei vitigni a bacca rossa lo Zweigelt (17,0 h – 4,25%), seguito da Blauer Portugieser (10 h – 2,5%), Schiava / Vernatsch (8 h – 2 %) e Pinot nero / Blauburgunder (8 h – 2%). Le bottiglie prodotte sono 2,2 milioni, con l’Italia che resta il mercato principale (75%) seguito da Europa (Germania e Svizzera in primis) e Paesi terzi quali Usa e Giappone (10%).
Si parla ovviamente di vini destinati all’Horeca, con le cooperative impegnate solo marginalmente nella Grande distribuzione organizzata, con cifre che sfiorano il 10% del totale prodotto. Del resto, lo stato di salute finanziaria delle “big” è buono.
Cantina Valle Isarco segna quest’anno un +6,5% sul fatturato, passando da 5,9 a 6,3 milioni di euro. Bene anche la cantina dell’Abbazia di Novacella: bilancio a 7,5 milioni, su un giro d’affari complessivo di 10,5.
Interessanti i progetti di sviluppo delle due cooperative. Cantina Valle Isarco punterà ancor più sulla specializzazione della produzione, attraverso la micro vinificazione in acciaio delle singole parcelle dei 135 conferitori.
Novacella, sotto la guida dell’enologo Celestino Lucin, ha inaugurato da poco la nuova cantina e mira a un incremento fino a 1 milione di bottiglie. Tra le novità del 2019 potrebbe esserci anche un’etichetta di Pinot nero vinificato in anfora.
I MIGLIORI ASSAGGI CON PUNTEGGI
Complessivamente alto il livello dei vini proposti in degustazione durante il nostro tour in Valle Isarco. Promettono bene anche i nettari ancora in vasca, o in affinamento in botte.
E le vecchie annate danno la misura del gran lavoro delle 19 cantine aderenti al circuito EisacktalWein, impegnate nel costante innalzamento qualitativo della Denominazione.
I fari della Valle Isarco, oltre alle due cooperative, sembrano essere ben definiti tra i vignaioli. Su tutti colpisce l’eclettico Florian Unterthiner, alla guida di Weingut Ebner. Benissimo anche Günther Kerschbaumer di Köfererhof Weingut.
Splendida tutta la linea di Markus Prackwieser (Gumphof): vero genio, in grado di produrre vini visionari, di grande longevità. Manni Nössing è invece il re del Kerner. E Bessererhof, grazie al duo Otmar e Hannes (padre e figlio da poco in cantina) regala il miglior Chardonnay della vallata.
Tra le sorprese, da assaggiare il Blaterle 2017 di Rielinger. E c’è anche la “bollicina” che non t’aspetti: sensata, verticale, minerale e “di terroir”, nel segno dei migliori Charmat italiani: il Brut “Isaras” di Cantina Valle Isarco, base Müller Thurgau e Sylvaner.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(3,5 / 5) Müller Thurgau è un vitigno a bacca bianca nato in Germania alla fine del XIX da un incrocio fra Riesling renano e Madeleine Royale, oggi diffuso prevalentemente nell’area mitteleuropea dove dona un classico vino da aperitivo, apprezzato per la freschezza e le delicate note aromatiche.
In vendita nei supermercati del circuito Pam, il Müller Thurgau Mezzacorona rientra nei canoni del disciplinare Trentino Doc. Un bianco agile e lieve, piuttosto sapido e minerale, da bere giovane per apprezzarne a pieno le caratteristiche di freschezza e l’innata fragranza.
LA DEGUSTAZIONE
All’analisi sensoriale il Müller Thurgau 2016 Mezzacorona esibisce un cromatismo paglierino pallido e cristallino di poca consistenza.
Il naso è pulito, fresco, di media intensità, declinato su un registro di fiori e frutta bianca in cui affiorano la mela granny, la pera, i fiori di camomilla e di acacia, e note agrumate che ricordano il pompelmo.
Secco, vibrante di acidità, leggero e snello, con un finale armonico che richiama il naso e si arricchisce di note saline e di pietra bagnata. Discreta persistenza. Un vino semplice, franco, pregevole.
Ottimo in abbinamento con preparazioni veggie e con il pesce azzurro. Grazie alla spiccata acidità e alla leggerezza si conferma perfetto come vino da aperitivo.
LA VINIFICAZIONE
Il Müller Thurgau Mezzacorona nasce sulle terrazze delle colline di Faedo e della Valle di Cembra in Trentino. Le uve vendemmiate ad agosto donano un mosto che fermenta a temperatura controllata in vasche di acciaio. In seguito il vino si stabilizza prima dell’imbottigliamento in recipienti inerti, al fine di preservare intatte le note aromatiche primarie.
Il colosso vinicolo Mezzacorona opera dal 1904 vinificando uve di conferitori da diverse valli all’interno della denominazione Trentino Doc, grazie a un team specializzato di agronomi ed enologi che lavorano in sinergia all’interno di una mission che persegue un modello di produzione integrata e sostenibile.
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Il Grüner Veltliner è la varietà di vitigno più coltivato in Austria, ma al di fuori del territorio austriaco è poco noto e diffuso.
In Italia è allevato soprattutto in Valle Isarco (BZ). All’interno dell’omonima Doc si è guadagnato la menzione di vitigno in etichetta. Assaggiamo oggi proprio il Grüner Veltliner prodotto dall’Abbazia di Novacella, linea “Praepositus”, annata 2015.
LA DEGUSTAZIONE Colore paglierino carico, riflessi dorati. Fresco ed al contempo complesso al naso. Da subito si sente una piacevole nota agrumata di pomplemo che invoglia ad una beva immediata e spensierata.
Ma prontamente ecco arrivare bei sentori di frutta matura, come mela golden e melone che arricchiscono lo spettro olfattivo.
Seguono sentori erbaceo-floreali, di erbe aromatiche o “di campo”, ed una speziatura di pepe bianco. Sul finale avvertiamo una leggera nota fumè che completa un quadro intrigante e ci fa sospettare una piacevole longevità di questo vino.
In bocca è caldo, forte dei suoi 14 gradi dichiarati in etichetta, ma anche ben scorrevole grazie alla fresca acidità. La sapidità non manca in un sorso di grande mineralità. Un vino ricco, pulito e dalla buona persistenza.
Ottimo bevuto oggi, a tre anni dalla vendemmia, siamo curiosi di riassaggiarlo fra qualche tempo, sicuri che il tempo gli donerà ulteriore profondità.
L’ABBAZIA DI NOVACELLA Fondata nel 1140 dal Beato Hartmann, monaco Agostiniano eletto Vescovo di Bressanone, a pochi chilometri dalla cittadina, l’Abbazia Agostiniana di Novacella (Augustiner Chorherrenstift Neustift) produce vini sin dal 1142.
I possedimenti introno all’abbazia, con la loro altitudine compresa fra i 600 ed i 900 metri, il clima fresco ed i terreni ricchi di minerali, costituiscono un ottimo territorio per le varietà a bacca bianca (Sylvaner, Müller Thurgau, Kerner, Gewürztraminer, Veltliner), mentre le varietà a bacca rossa (Lagrain, Schiava, Pinot Nero, Moscato Rosa) vengono coltivate più a sud, nell’area fra Bolzano ed Appiano.
Passata attraverso vicissitudini alterne, dal periodo di massimo splendore nel XVI secolo fino ai saccheggi durante le rivolte Alto Atesine, alla devastazione delle tre guerre di coalizzazione contro la Francia (1792-1805), finanche alla secolarizzazione nel 1807, l’Abbazia di Novacella fu rifondata nel 1812.
Tornata ai sui antichi splendori è oggi non solo un punto di riferimento nell’enologia Atesina, ma col suo complesso badiale anche uno dei più bei monumenti della regione.
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Indecisi sul vino per Capodanno? Abbiamo chiesto a “Iper, la grande i” 6 i vini della linea “Grandi Vigne” per il cenone dell’ultimo dell’anno. Ne è risultata una degustazione più che soddisfacente. Ennesima riprova del valore assoluto, soprattutto in termini qualità prezzo, di questo progetto di Finiper. Unico in Italia.
Una “private label” sui generis, capace di valorizzare le migliori Doc e Docg italiane grazie al contributo di cantine di prim’ordine, in grado di garantire standard qualitativi altissimi, a un prezzo più che mai onesto e alla portata della maggioranza degli italiani abituati ad acquistare vini al supermercato.
Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper un Metodo Classico (Trento Doc), due vini bianchi (Müller Thurgau e Vermentino), due vini rossi (Etna Rosso e Brunello di Montalcino) e un vino dolce (Moscato). Quasi tutti vini in promozione fino al 31 dicembre 2017 negli store a insegna “Iper, la grande i”.
Volete sapere chi la spunta? Ecco la nostra speciale classifica, con il suggerimento di fare la scorta, proprio in virtù del 20% di sconto valido sino a fine anno.
(5 / 5) Etna rosso Doc 2013 Sciara Scura, Cantine Nicosia Spa – Grandi Vigne. Blend di uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, di colore rosso granato. Naso complesso: viola e sottobosco fine (mirtillo, fragolina), confettura di more sottile. L’ossigenazione nel calice esalta componenti vegetali che richiamano la macchia mediterranea: evidentissimo il rosmarino e l’alloro.
Ingresso di bocca caldo, su sentori corrispondenti al naso. Tannini delicati, che uniti a una mineralità salina e a un’acidità ben bilanciata regalano un quadro di gran finezza. Chiusura di fatto fresca, tra il mentolato e l’amarognolo: un retro olfattivo nel quale i tannini sfoderano maggiore prepotenza, ma senza infastidire.
Un vino decisamente “gastronomico”, capace di esaltarsi ulteriormente se accompagnato dal giusto abbinamento con la cucina. Tradotto: primi piatti conditi da sughi saporiti, carni arrosto e alla griglia, selvaggina e formaggi stagionati.
Un gran bel vino, ottimo per la tipicità che è capace di esprimere e per l’impareggiabile rapporto qualità prezzo, specie se in promozione. A produrlo è Nicosia Spa, cantina di Trecastagni (Catania), fondata nel 1898 da Francesco Nicosia e oggi condotta da Carmelo Nicosia. Prezzo: 9,60 euro; sconto 20%: 7,65 euro.
(5 / 5) Brunello di Montalcino Docg 2012 Il Cassero, Caparzo – Grandi Vigne. Colore rosso rubino. Naso che fatica a concedersi, sotto la coltre del legno. Un vino che va aspettato. Oppure, per chi ha fretta di apprezzarne subito l’evoluzione nel calice, decantato almeno cinque o sei ore prima dell’apertura.
Ebbene sì, anche se si tratta “solamente” di una vendemmia 2012: ve lo consigliamo noi, che tra l’altro non siamo fan assoluti dei decanter applicati ad annate così “recenti”. Per questo Brunello facciamo un’eccezione e ne siamo felici.
Si resta comunque di fronte a un vino che mostra ampi margini di evoluzione in bottiglia, in totale coerenza con la Docg di Montalcino: vini capaci di “invecchiare”, in media, oltre 30 anni. Apprezziamo anche per questo “Il Cassero” di Caparzo: una cantina capace di regalare alla Gdo un vino “davvero vero”. Scevro dalle logiche commerciali della “pronta beva”, in cui cascano invece big come Frescobaldi (vedi il “Campone”). Dunque, chapeau.
In definitiva, quello selezionato da “Iper, la grande i” è un Brunello di Montalcino a tutti gli effetti, che piaccia o no ai consumatori meno preparati sull’argomento. Dopo diverse ore di ossigenazione, il vino mostra tutte le tipicità del più famoso dei vini toscani e della sua uva principe: il Sangiovese.
Naso che richiama un vegetale acerbo, assimilabile alle foglie del geranio. E dunque mela, limone, mandarino giovane. Non manca la componente dei frutti rossi e dei più maturi petali del fiore di rosa. Profumi che restano tuttavia nascosti da terziari di brace di corteccia di pino e da profumi che richiamano nuovamente la buccia d’agrumi d’arancia rossa e di pompelmo.
Ancora più evidenti i terziari di cuoio (più duri) e di zafferano (più morbidi, speziati, caldi e avvolgenti), uniti a percezioni vegetali di rosmarino, radici di liquirizia, terra bagnata e funghi. Leggerissimo il rabarbaro e la mentuccia, che assieme al fieno e al chiodo di garofano fanno da sfondo a un olfatto davvero complesso e prezioso.
Il palato, di fatto, è corrispondente al naso. Dominano i frutti rossi (in particolare la marasca e il ribes) e a impreziosire un quadro già ricco contribuisce una mineralità salina più che percettibile: ne giovano freschezza e corpo, per un vino che si candida a ottimo accompagnamento a piatti di carni ben strutturati (selvaggina, brasato). Un altro gran bel vino, per un prezzo così
Del resto a produrlo è Caparzo, storica azienda che può contare su 90 ettari di vigneto a Montalcino. Una cantina che punta ad etichette “al vertice della qualità, con tecniche produttive meticolose e di tipo artigianale”, ma con una mentalità “moderna nella gestione, efficiente e capace nei rapporti commerciali”. Prezzo: 27.90 euro; sconto 20%: 22,32 euro.
(4,5 / 5) Bolgheri Doc Vermentino 2016 “Duplice filar”, Tenuta Ladronaia – Grandi Vigne. E’ la new entry della linea Grandi Vigne, ma è già secondo a pochi, tra i vini bianchi di Iper. Un vino bianco, peraltro, prodotto in un terroir da rossi, come Bolgheri.
Uve Vermentino in quasi totale purezza, impreziosite (in maniera geniale) da una piccola percentuale di Sauvignon blanc. Il risultato è un vino che nel calice si veste d’un giallo paglierino invitante, limpido. Il naso non tradisce le aspettative.
Le note dominanti sono quelle mature, di frutti tropicali. Non manca la vena erbacea (in particolare del bosso) conferita dal Sauvignon. Ma sono davvero chiarissimi i richiami floreali al gelsomino che riavvicinano alla “terra” un olfatto che tende verso il mare livornese. Una mineralità salina che sarà ancora più evidente al palato, seppur celata sotto ai sentori maturi della frutta esotica.
La chiusura è a metà tra il balsamico e l’amarognolo tipico dei Vermentini, questa volta su note tendenti ad agrumi come il pompelmo. Perfetto l’abbinamento del Bolgheri Doc Duplice Filar con piatti di pesce, crostacei e carni bianche. Da provare in matrimonio con antipasti a base di salumi (prosciutto crudo) e formaggi vaccini e caprini poco stagionati.
L’azienda Tenuta Ladronaia è stata fondata nel 1950 dai nonni degli attuali proprietari Giuliano e Gessica Frollani, a Bolgheri, nel cuore della Toscana. Si estende su circa 120 ettari, di cui 30 coltivati a vigneto DOC Bolgheri e IGT Toscana. Prezzo: 9,50 euro; sconto 20%: 7,60 euro.
(4,5 / 5) Müller Thurgau Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 Maso Carpine, Cantine Monfort – Grandi Vigne. Un Müller che, a differenza di quello di tanti competitor per fascia prezzo (e parliamo anche di cantine blasonate) non si scompone nel calice, a distanza di diversi minuti dal servizio.
Giallo paglierino con i tipici riflessi verdolini, “Maso Carpine” si libera generoso al naso, pur nella sua delicatezza. Un olfatto montano, fresco, piacevole. Chiare note di fiori bianchi e di frutti come la pera, cui fanno da contorno richiami erbacei e balsamici (leggerissima l’arnica) e minerali.
Palato corrispondente, che stupisce per la spinta delle percezioni iodiche e per l’elegante chiusura, tendente all’amaro del pompelmo. Ottimo a tutto pasto, il Müller Thurgau di Grandi Vigne accompagna bene anche lo speck e il prosciutto crudo. Non disdegna, ovviamente, anche piatti di pesce semplici.
A produrlo è Cantine Monfort, realtà famigliare con base a Lavis, in provincia di Trento. Lorenzo Simoni, insieme ai figli Chiara e Federico, porta avanti un progetto vitivinicolo “nel rispetto della tradizione e con la costante ricerca della qualità”. Prezzo più che competitivo: 5,90 euro.
(3,5 / 5) Metodo Classico Trento Doc Brut Maso Carpine, Cantine Monfort – Grandi Vigne. Ci spostiamo in casa spumanti di Monfort e della linea Grandi Vigne per il racconto di questo Metodo Classico trentino (sboccatura 11/2017). Una “bollicina” che, in realtà, non convince appieno.
Colpa di un dosaggio che, seppur coerente con la tipologia “Brut”, pare strizzare troppo l’occhio al gusto di più banali Charmat, come il Prosecco. Zuccheri che finiscono per coprire la tipicità del Metodo Classico Trento Doc, che si caratterizza per mineralità e taglienza.
Eppure, le premesse sono ottime. Nel calice, lo sparkling trentino di Grandi Vigne rivela un perlage fine e persistente, che si fa largo su tinte giallo paglierino. Fanno ben sperare anche gli agrumi percepibili al naso, anche se leggermente tendenti al maturo.
Non mancano i sentori legati ai lieviti in questo spumante base Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco che affina 24 mesi sur lie. Un Trento Doc che manca poi del grip atteso al palato: in bocca si mostra – in definitiva – troppo “piacione”.
Uno spumante, chiariamoci, che non può non piacere al consumatore medio. Soprattutto ai neofiti del Metodo Classico, che grazie a questa etichetta trovano un prezzo d’entrata molto interessante. Noi di vinialsuper, però, dalla linea Grandi Vigne ci aspettiamo di più. Prezzo 9,50 euro; sconto 20%: 7,60 euro.
(5 / 5) Moscato d’Asti Docg 2016 Frati e Mottura, Adriano Marco e Vittorio – Grandi Vigne. Giallo paglierino intenso per questo splendido vino dolce piemontese, a base di uve di Moscato bianco. A produrlo, di fatto, è un’azienda di massimo rispetto del panorama enologico del Piemonte.
Un naso che non può non essere definito, secondo le attese, “aromatico”. E’ dunque il tipico sentore di quest’uva a dominare l’olfatto, in un quadro piacevole che si arricchisce di richiami di salvia, ma anche si pesca e mela Golden.
Finalmente un Moscato non stucchevole al palato. Questo di Grandi Vigne regala una piacevolezza che non stanca, facendone un vino davvero adatto ad accompagnare il dolce delle feste. Anzi: la freschezza di “Frati e Mottura”, nome della vigna in cui viene prodotto, è letteralmente dissetante.
Semplice la tecnica di vinificazione: il mosto, ottenuto da una delicata pressatura delle uve, viene mantenuto a bassa temperatura fino all’utilizzo, per la presa di spuma finale. La parziale fermentazione avviene poco prima dell’imbottigliamento.
I fratelli Marco e Vittorio Adriano conducono la loro azienda nel cuore delle Langhe, producendo vini con uve esclusivamente di loro proprietà. Una famiglia che segue direttamente la vigna, in base a criteri di lotta integrata. La piccolissima produzione degli Adriano è una vera e propria chicca per i fedelissimi di “Grandi Vigne”. Prezzo: 6,20 euro; sconto 20%: 4,95 euro.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Sufficienza abbondante solo per tre dei 24 vini della linea “Integralmente prodotto” di Eurospin. Questo il responso della degustazione effettuata ieri dalla nostra redazione. In batteria, tutti i vini sponsorizzati per il secondo anno consecutivo dall’ex campione del mondo dei sommelier, Luca Gardini.
Un carrello della spesa pieno di delusioni, anche a fronte di una spesa complessiva di appena 60 euro. Ma allora chi ha bisogno di chi? Gardini di Eurospin? O Eurospin di Gardini? Senza dubbio la seconda delle ipotesi. “Integralmente prodotto” risulta una linea debole alla prova del calice. Il marketing creato ad hoc nei punti vendita e sui social network, attorno alla figura del noto sommelier, solleva (anche se di poco) l’asticella.
A caccia della campionatura necessaria alla degustazione, ci siamo imbattuti peraltro in annate diverse della stessa tipologia di vino. Segno che l’operazione Eurospin-Gardini è utile anche come “svuota magazzino”. Caso esemplare quello del Merlot Doc Friuli Grave “Il Greto” – prodotto dalla Viticoltori Friulani La Delizia Sca di Casarsa – presente a scaffale con diversi cartoni della vendemmia 2013, oltre alla 2014.
La scarsa riconoscibilità della maggior parte dei vitigni inseriti nella linea “Integralmente prodotto”, inoltre, non fa bene al consumatore. Neppure a quello sprovvisto di palato critico: quello a cui immaginiamo si rivolga Eurospin. Il quadro è quello di un pericoloso appiattimento della qualità media espressa sullo scaffale vini dell’insegna.
Eppure non mancano i nomi noti neppure tra i produttori ai quali si è rivolta la catena Gdo per questa sorta di Private label mascherata. Oltre alla già citata “Delizia La Casarsa,” troviamo la cooperativa pugliese Due Palme per Negroamaro e Primitivo, la Cooperativa di Sant’Antioco per il Carignano del Sulcis, Cantina Valpolicella Negrar per il Bardolino e l’onnipresente Cantina di Soave per il Soave. Tutte etichette bocciate.
Escono meglio la siciliana Cantine Settesoli con il Grillo, e la lombarda Cantina di Casteggio (Terre d’Oltrepò), in Oltrepò pavese, con lo spumante Metodo Classico di Pinot Nero Docg. Prodotti che si aggiudicano una stiracchiata sufficienza gusto-olfattiva, visto anche il rapporto qualità prezzo.
Di seguito le nostre note di degustazione dell’intera linea di vini “Integralmente prodotti”, con relativa valutazione in “cestelli della spesa”, anticipate dalla descrizione dell’ufficio marketing-pubblicità di Eurospin.
LA DEGUSTAZIONE
Müller Thurgau Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 “Poderi di Enrico II”
Giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli. Il green feeling del colore rimane anche al naso, in cui alla frutta bianca si accompagna una nota leggermente muschiata. Bocca agile, dinamica, agrumata non troppo impegnativa, ma neppure troppo complicata.
(2 / 5) Giallo paglierino scarico, riflessi verdolini. Naso di frutta a polpa bianca matura, litchi, ananas, papaya matura. Ingresso morbido, frutto maturo, che vira su sensazioni talco e mentuccia. Corto di persistenza, chiude leggermente amarognolo.
Soave Doc 2016 “La Pieve”
Agrumi e frutta bianca al naso. In fase di assaggio il refrain non cambia, almeno nella parte iniziale e centrale del sorso. Il finale invece è caratterizzato da toni sapidi che donano al sorso una discreta persistenza post assaggio.
(2 / 5) Giallo paglierino scarico, un po’ velato. Naso morbido, pesca gialla matura. Alla corretta temperatura viene fuori il minerale, qualche nota vegetale, un filo leggero di pepe bianco e buccia di pompelmo. Ingesso morbido al palato, sulla frutta a polpa bianca. Svolta prima acido-agrumata, poi sapida. Persistenza tutta sul sale, comunque corta. Un vino duro.
Verduzzo Veneto Igt frizzante 2016 Meolo
Profumi di frutta bianca e una leggera nota che ricorda la salvia. In bocca le sensazioni paiono decisamente più agrumate. A non cambiare invece è la nota piacevolmente balsamica che si avvertiva anche al naso. Molto versatile in fase di abbinamento.
(2,5 / 5) Bianco carta. Pera kaiser al naso, pesca bianca. Corrispondente in bocca. Grande morbidezza al palato, dovuta a un residuo zuccherino piuttosto evidente.
Pinot Grigio Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 “Poderi di Enrico II”
Al naso parte delicato con profumi fruttati, in particolare su quelle tonalità che fanno ricordare la frutta a polpa bianca. Il sorso si muove sulle stesse coordinate del naso, aggiungendo tuttavia sensazioni agrumate e lievemente balsamiche.
(3,5 / 5) Colore giallo paglierino. Naso di banana, non molto intenso, in un contorno leggero di talco e mineralità salina. Qualche richiamo ai profumi terrosi del bosco, dopo la pioggia. Morbido in ingresso, al palato. Fresco, poi sapido. Più che sufficiente la persistenza. Una delle etichette che convincono nella linea di vini “Integralmente prodotti” di Eurospin.
Pignoletto Reno Doc Vino frizzante 2016 “Corte del Borgo”
Paglierino con riflessi verdolini. I profumi ricordano i fiori bianchi e gli agrumi. In bocca ritorna l’agrume, asciutto e non troppo aspro, in questa fase alternato a un certo green feeling che non sa di acerbo ma di aromatico.
(1,5 / 5) Paglierino. Naso di mela gialla matura e uva spina. In bocca disarmonico, a dir poco: lotta continua tra la parte morbida, zuccherina, e la parte salata. Squilibrato.
Falanghina del Sannio Dop 2016 La Guardiense
Profumi freschi di grande pulizia. Ci sono gli agrumi, la frutta bianca, oltre a quelle delicate sensazioni balsamiche e quasi mentolate che in bocca donano, specie sul finale del sorso, una bella verve e una rinfrescante bevibilità.
(3 / 5) Giallo paglierino, riflessi dorati. Naso che ha bisogno della corretta temperatura per esprimersi. Agrumi, talco. In bocca la classica tensione acida della Falanghina giovane. Non molto elegante, ma sufficientemente persistente.
Vermentino di Gallura Docg 2016 “Costa Dorada”
Ti porta ai tropici con i profumi fruttati, tanto mango, per poi farti atterrare, questa volta durante l’assaggio, in un clima più mediterraneo. Il sorso rimane centrato sulla sfera fruttata con agrumi dolci e qualche lampo di macchia mediterranea.
(3 / 5) Calice giallo paglierino. Ananas, miele, un minimo di mineralità al naso. Poco intenso, nel complesso, al naso. Bocca corrispondente, con richiami esotici di papaya e ananas e chiusura amarognola tipica. Voto sufficiente ma stiracchiato.
Grillo Terre Siciliane Igt 2016 “Isola del sole”
Colore giallo paglierino. Attacca, al naso, facendo ricordare gli agrumi mescolati con toni lievemente tropicali, mai troppo dolci. La bocca è una fedele trasposizione del naso a base di agrumi e frutta gialla matura. La sapidità qui ha contorni quasi iodati.
(3,5 / 5) Giallo paglierino. Naso giocato tra iodio, macchia mediterranea, agrume maturo (bergamotto), foglia di pomodoro e the nero. Bocca acida, pulita, sapida, corrispondente sugli agrumi. Sufficientemente persistente. Un Il secondo vino della linea “Integralmente prodotto” Eurospin che si discosta dalla media.
Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot nero Docg Spumante Brut “
Il frutto, nota dominante al naso, ricorda in particolar modo il lampone e la mela. La bocca ritorna sulla sensazione di mela, anche se in questa fase le affianca una nota di susina gialla, completata dalle classiche note di lievito. Sottofondo agrumato.
(3 / 5) Giallo paglierino. Perlage mediamente fine, persistente. Al naso crosta di pane caratteristica dei lieviti, agrumi, frutta a polpa bianca (pesca, mela) e uva spina. Una punta di balsamico. Un naso che perde eleganza nella permanenza nel calice. In bocca bollicina un po’ aggressiva in ingresso, ma pronta a distendersi nel sorso. Palato dominato dagli agrumi. Chiude, sempre “duro”, sull’arancia e sul lime. Retrolfattivo sul pompelmo. Un prodotto che non sfodera certo l’eleganza dei Pinot Nero oltrepadani, ma che neppure sfigurerebbe su una tavola poco pretenziosa.
Prosecco Doc Vino frizzante
Il tris di fiori bianchi, frutta a polpa bianca e note di lievito determinano il bouquet di profumi. In bocca le sensazioni aumentano non tanto di numero, quanto in definizione e realismo. Buone doti di beva.
Non valutato: stock assente
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2016 Ccm Montecarotto
Mela verde e agrumi fanno capolino al naso. In bocca ritorna la parte fruttata con sentori esotici portati in dote da sensazioni dolci-acide di ananas fresco. Finale sapido come vuole il vitigno.
(3,5 / 5) Giallo paglierino, riflessi dorati. Bel naso, caratteristico, minerale, erbaceo. In bocca conferma la mineralità, salina. Chiude fresco, acido, e sapido. Terzo vino convincente della linea “Integralmente prodotto” Eurospin.
Orvieto Doc 2016 “Loggia delle Poste”
Leggera nota floreale di fiori bianchi, seguita da più evidenti note fruttate, soprattutto agrumate. Dopo l’identikit dei profumi, il sorso mette in luce una bocca piuttosto snella e tesa, tutta bergamotto, lime e sale.
(3 / 5) Paglierino. Naso di erba giovane, appena tagliata. Un filo di mineralità leggera. Buccia di pompelmo. Bocca tutta sapida e di limone. Un vino che forse troverà nei prossimi mesi un definitivo equilibrio.
Cerasuolo d’Abruzzo Dop Co.ci Ortona
Colore rosa antico. La rosa, in questo caso il fiore, è la prima sensazione che si avverte al naso, insieme a quella parte fruttata che rimanda al frutto rosso. In bocca proprio la ciliegia fresca diventa protagonista, garantendo freschezza e bevibilità.
Non giudicabile: bottiglia difettata (acido acetico)
Barbera d’Asti Superiore Docg 2015 Cantina Sociale di Castel Boglione
La frutta rossa mescolata a tonalità speziate caratterizza il naso. La bocca riparte dalle sensazioni olfattive, anche se il frutto, acido e succoso, domina la prima parte del sorso, mentre la spezia, cannella e pepe rosa, caratterizza il finale.
(2,5 / 5) Rosso rubino impenetrabile, denso. Naso da sondare con la torcia. Sentori poco fini di frutta rossa, tra cui spicca il ribes. Qualche richiamo animale e di straccio bagnato. Al palato note sapide in disarmonia con il quadro fruttato.
Merlot Friuli Doc “Il Greto” La Delizia di Casarsa
Naso quasi vellutato con frutto scuro e qualche nota balsamica per nulla pungente. In bocca ha una bella trama fruttata, supportata da un corpo mai eccessivo. Nel finale si avverte una piacevole nota amarotica, oltre a un tannino di natura sapida.
– (2,5 / 5) 2014: Rosso rubino poco trasparente. Naso tipico: vegetale, frutto rosso, nota dolce tra la confettura e il miele, disturbata da una percezione di smalto. In bocca corrispondente.
– (3 / 5) 2013: Rosso rubino denso, quasi impenetrabile. Naso di liquirizia, evoluto, erbaceo. Fumè. In bocca manca un po’ di corpo, ma sapidità e frutto sempre presenti. Bottiglia giunta però al culmine della curva evolutiva, senza emozionare.
Chianti Riserva Docg 2014 Loggia delle Poste
Il frutto rosso che mette in evidenza il naso è in prevalenza fresco, anche se non manca qualche tono di confettura di amarena. In bocca è succoso, snello, dotato di una speziatura che ricorda il pepe rosa e il chiodo di garofano. Tannino dolce.
(3 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Altro vino dal naso piuttosto debole. Frutto rosso, macchia mediterranea, talco. Al palato appare corrispondente, ma non è un Chianti da ricordare.
Bardolino Doc 2016 Gran Signoria
Intensi profumi di frutti rossi. In bocca è asciutto e molto realistico, specie su quelle sensazioni, avvertibili fino a metà bocca, che ricordano la ciliegia e l’amarena. Finale delicatamente speziato. Grande facilità di abbinamento.
(2 / 5) Entry level a dir poco. Naso e bocca piatti, su tinte di ciliegia e amarena. Persistenza sconosciuta. Vino da tavola senza minime pretese.
Lambrusco Grasparossa Doc Frizzante 2016 Amabile Corte del Borgo
Bello il colore viola che riprende, cromaticamente, alcune tra le sensazioni (viola e mora) che più fanno capolino sia al naso sia in bocca. Se poi all’assaggio ci aggiungi anche la morbidezza un po’ zuccherosa della confettura di ciliegia, ecco che l’identikit di questo vino può dirsi completo.
(1,5 / 5) Rosso impenetrabile. Naso di mela matura, rossa. Bocca corrispondente. Al limite della bevibilità, se trattato alla stregua del vino.
Morellino di Scansano Docg 2016 Poggio d’Elci
Rosso e nero, parlo di frutto, sono i protagonisti del naso. In bocca il vino si manifesta sulle stesse sensazioni, inserendole in un sorso dal corpo medio. La descrizione dell’assaggio non rimane circoscritta al frutto, mettendo in luce una discreta varietà di piante aromatiche. Tannino potente.
(2 / 5) Rosso rubino piuttosto trasparente. Naso di frutta, lampone e rosa. Un poco di mineralità sapida. Frutto che pecca in finezza, tannino non pervenuto. Corto.
Syrah Terre Siciliane 2016 Poderi Ciacaranni
Profuma in prevalenza di frutto scuro anche se non manca, sempre al naso, un delicato sottofondo speziato di chiodo di garofano e pepe nero. In bocca la parte del frutto scuro, un mix tra mora e ciliegia fresca, lascia spazio alle spezie piccanti specie nel finale del sorso.
(3 / 5) Rosso rubino poco trasparente. Frutto rosso e spezie: pepe nero. Bella bocca piena, di nuovo di frutto rosso. Un filo di troppo di residuo zuccherino, che copre e disturba la sapidità, pur non andando a contrastarla.
Carignano del Sulcis 2016 Isolasarda
Profumi di frutti neri accompagnati da note terrose. In bocca entra con note di gelso, rimanendo poi comunque sul frutto scuro grazie a tonalità che ricordano nitidamente la mora. Finale leggeremente vegetale, completato da note di grafite. Tannino salato.
(2 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Naso flebile frutta rossa, più balsamico ed erbaceo. In bocca il calore tipico del Carignano è smorzato dall’eccessivo residuo zuccherino.
Chianti Classico 2015 Montostoli
Floreale (viola) e fruttato (melograno e ciliegia) al naso. In bocca la parte fruttata prende il sopravvento, grazie a un frutto rosso fresco, succoso, ma anche leggermente alcolico. Dalla seconda metà dell’assaggio compare una sottile trama balsamica. Tannino acido.
(3 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Naso di melograno e ciliegia, una punta spezie (pepe nero). Prima volta che si percepisce il tannino in un vino Eurospin. Da abbinare, facile, alla carne.
Primitivo Salento 2016 Solemoro
Floreale (viola) e fruttato (melograno e ciliegia) al naso. In bocca la parte fruttata prende il sopravvento, grazie a un frutto rosso fresco, succoso, ma anche leggermente alcolico. Dalla seconda metà dell’assaggio compare una sottile trama balsamica. Tannino acido.
(2,5 / 5) Rosso rubino poco trasparente, quasi impenetrabile. Frutta matura, erbe. Un residuo zuccherino che piacerà forse alle donne, ma che in fin dei conti appesantisce la beva. Prodotto da relegare alla categoria dei “piacioni”.
Negroamaro Salento 2016 Solemoro
Olfatto fruttato. Nonostante questo sia il tema principale il naso non manca di complessità, per merito di una bella alternanza di frutta a polpa gialla e bacche fresche. Il sorso si discosta da quest’abbondanza di sensazioni fruttate, grazie anche a note di carruba, frutta secca e spezie scure.
(2,5 / 5) Rosso impenetrabile. Naso di marmellata, prugna, ciliegia, amarena. In bocca il classico “dolcione pugliese”. Ma di quelli di una volta. Perché oggi, in Puglia, si beve di gran lunga meglio. Anche senza spendere tanto di più.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(4,5 / 5) Torniamo a Termeno, cuore di una delle più vocate zone vitivinicole dell’Alto Adige, con un vino il cui uvaggio ci racconta la delicatezza del territorio.
LA DEGUSTAZIONE Il Vigneti delle Dolomiti Igt “deVite” di Hofstätter, annata 2015, veste il calice di giallo paglierino, luminoso e con riflessi verdolini. Pulito e fine il naso apre su note floreali seguite da un’aromaticità erbacea. Seguono profumi di frutta fresca (mela) ed un leggero sentore agrumato.
In bocca ritornano tanto le note floreali quanto quelle fruttate. La vivace acidità lo rende si beverino, ma senza perdere carattere e personalità. Molto equilibrato. Buona la persistenza.
LA VINIFICAZIONE Quattro i vitigni utilizzati, tutti rappresentativi del territorio: Pinot Bianco, Müller Thurgau, Sauvignon e Riesling. Pigiatura soffice delle uve selezionate. Separazione dai residui attraverso precipitazione naturale. Fermentazione e maturazione in acciaio a temperatura controllata. Non è un vino da invecchiamento, anche se qualche anno in cantina non guasterà.
LA CANTINA Più di cent’anni di storia per questa cantina ormai simbolo dell’Alto Adige. Nei cinquanta ettari di proprietà vengono coltivate tutte le varietà più tipiche della regione. La varietà delle esposizioni garantisce condizioni di crescita e di maturazione ottimali sia alle uve a bacca bianca che alle uve a bacca rossa.
Ed ecco la possibilità tanto di vinificare per blend di uve quanto per singole vigne (singoli “cru” per dirla alla francese) i cui nomi vengono riportati in etichetta. Passione, tecnica ed esperienza coniugati insieme nelle oltre 800 mila bottiglie prodotte che raccontano l’amore per il territorio senza inseguire scelte di marketing.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
I vini dell’Erice Doc sbarcano al Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo con una degustazione guidata aperta al pubblico.
A organizzarla la Casa Vinicola Fazio, la cantina di Erice che da sempre punta sullo sviluppo del territorio di Erice e dintorni. L’appuntamento è per martedì 19 settembre dalle ore 17 allo stand istituzionale dell’assessorato regionale all’Agricoltura, all’interno del percorso del Cous Cous Fest. La partecipazione è riservata ad un massimo di 25 persone ed è gratuita, previa registrazione allo stesso stand.
La degustazione guidata accompagnerà i partecipanti in un viaggio attraverso i profumi e i sapori dell’Erice Doc: si parte con due bianchi, il Calebianche Catarratto e il celebre Muller Thurgau Fazio, seguono due rossi territoriali, il Luce d’Oriente Syrah e il Torre dei Venti Nero d’Avola, per terminare con le bollicine del Petali Moscato. Tutti vini a marchio Erice Doc, che offriranno ai degustatori una visione completa della varietà vinicola di questo territorio.
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Utilizzare l’anfora, il contenitore più antico della storia dell’uomo, per affinare il vino è una pratica ormai nota ed accettata, ma utilizzarla per i distillati è possibile? E con che risultato?
Ha provato a dare una risposta la distilleria Marzadro di Nogaredo (TN) con la sua “Anfora. Grappa affinata in terracotta”, 43%.
LA DEGUSTAZIONE
Incolore, perfettamente trasparente e brillante. Intensa e pulita al naso, emergono da subito note di erba tagliata e un bel bouquet floreale, con sentori di calendula in primo piano. Più in profondità si colgono profumi fruttati sia di frutti a polpa bianca sia di piccoli frutti rossi.
In bocca, la grappa affinata in terracotta “Anfora” delle distillerie Marzadro, entra morbida. L’alcolicità è presente ma non fastidiosa, ben integrata nel corpo vellutato della grappa. Una leggera dolcezza iniziale che lascia subito spazio a tutti i profumi sentiti al naso, che si percepiscono chiaramente nel retronasale. Piena ed armonica, chiude con una leggera nota amaricante ed una lunga persistenza.
LA PRODUZIONE
Sul collo della bottiglia è apposta la fascetta con il marchio “Trentino Grappa”, rilasciato dall’Istituto Tutela Grappa del Trentino, che certifica l’utilizzo di solo vinacce della provincia per “offrire al consumatore la garanzia di una qualità certificata dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, attraverso analisi di laboratorio, e della Camera di Commercio di Trento presso la quale è operante una commissione per l’analisi organolettica”.
Una grappa al 100% figlia del territorio, quindi, per la quale viene utilizzato un blend di uve: 80% da vitigni a bacca rossa (Teroldego, Marzemino, Merlot) e 20% a bacca bianca (Chardonnay, Müller Thurgau, Moscato). Base molto simile a quella di un grande classico di casa Marzadro, la “Diciotto Lune”.
Come per tutte le grappe di Marzadro, la distillazione avviene solo nei cento giorni fra settembre e l’inizio del mese di dicembre, con vinacce fresche di spremitura. La distillazione segue i canoni della tradizione, con alambicco discontinuo a bagnomaria. Alambicchi in rame costruiti artigianalmente ma dotati di controlli computerizzati per impedire sbalzi di temperatura e salvaguardare gli aromi, la fragranza e la morbidezza tipici della grappa trentina. Artigianalità e tecnologia a braccetto.
La grappa riposa per minimo 10 mesi in anfore da 300 litri, realizzate con creta e argilla, che giungono da Montelupo e da Impruneta, località toscane note fin dal Medioevo per la lavorazione della terracotta.
Queste anfore garantiscono una micro ossigenazione doppia rispetto a quella che avviene con l’uso della botte. La grappa si arricchisce in eleganza e morbidezza, regalando così le caratteristiche tipiche dell’invecchiamento senza però ricevere profumi, sapori e colore dal legno.
LA DISTILLERIA
Nata sul finire degli anni ’40 a Brancolino (TN) per volere dei fratelli Sabina ed Attilio Marzadro, la distilleria si contraddistinse subito per la qualità della propria produzione e negli anni ’50 e ’60 divenne sinonimo stesso di “grappa trentina”.
Dall’introduzione nel 1975 della prima grappa da monovitigno autoctono trentino (il Marzemino) l’azienda è cresciuta costantemente, con nuovi alambicchi negli anni ’80 ed i primi distillati di frutta, fino alla realizzazione della nuova e moderna sede di Nogaredo (ad 1 Km da dove nacque) nel 2004.
Giunta alla terza generazione, Marzadro oggi offre 46 etichette di grappa differenti (fra bianche, affinate, monovitigno ed aromatizzate) e 28 etichette di liquori, coniugando una capacità produttiva industriale con l’attenzione artigianale, utilizzando quasi esclusivamente materie prime del territorio.
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Prima i Celti, poi i Romani e le popolazioni Slave. La storia della viticoltura in Repubblica Ceca ha radici profonde duemila anni. E anche se oggi siamo abituati a pensare a Praga come la destinazione perfetta per gustare ottime birre (Staropramen e Pilsner Urquell per citare solo le più celebri) la capitale ceca è ricca di scorci mozzafiato legati proprio al mondo del vino.
Vigneti a picco sulla città boema e intere colline in Moravia, nel Sud del Paese. E’ questo lo spettacolo che offre la Repubblica Ceca agli amanti del nettare di Bacco. Un piacere per gli occhi che poi diventa magia nel calice, con produzioni degne di grande attenzione a livello europeo e internazionale. E’ il caso dei Riesling della Moravia, dove si concentra il 96% del vigneto ceco, tagliato dal 49° parallelo, al pari dell’Alsazia.
Ma la Repubblica Ceca è anche terra di ottimi Pinot Noir, ottenuti soprattutto nella sottozona morava di Velkopavlovická, non a caso la più calda e soleggiata della nazione. Non ultimi i vitigni a bacca bianca come la Palava (incrocio tra Traminer e Muller Thurgau super resistente alle malattie e alla botrytis cinerea), e i rossi il più delle volte semplici – ma mai banali – prodotti da Modrý Portugal (Blue Portugal) e, soprattutto, Blaufränkisch o Frankovka modrá (Franconia), dal bel tannino elegante.
DOVE BERE VINO IN REPUBBLICA CECA Se state pianificando un wine tour in Repubblica Ceca e la vostra “base” è la città di Praga, un must è il Vinograf di Senovazne Square, 23. “In wine we trust” il claim che dice tutto. Più di 700 vini (50 al calice) sulla “carta” di quello che è molto più di un wine bar o di un’enoteca, grazie anche ai piatti dello chef Milan Horejš. Saranno invece Pavel Nikl e il suo staff a guidare la degustazione dei vini cechi più rappresentativi. Ecco quelli che abbiamo degustato.
Pinot Noir Claret 2014 Brut Nature, Vinařství Pod Chlumem: Giallo dorato, perlage sottile. Particolarmente minerale al naso. Spuma bianca corposa che in bocca si scioglie dolcemente. Conferma grande mineralità anche al palato, dove si rivela persistente, lungo: pesca, ananas, papaya. Finale tra l’ammandorlato e il salino. Sensazione, quest’ultima, che cresce di sorso in sorso.
Ryzlink Vlassky 2015, Vinarstvi Ilias. Giallo paglierino. Naso spiccatamente fruttato, con una punta di idrocarburo che diventa sempre più preponderante nel calice. In bocca mediamente caldo, fruttato di pesca. Mineralità che permette comunque di definire rotondo il nettare. Persistente.
Palava 2016, Regina Coeli. Giallo dorato. Naso di frutta matura, pesca, albicocca. Vegetale di fieno. In bocca esplode, caldo, pieno, secco. La frutta matura rispunta nel finale, ben compensata da una buona mineralità. Piuttosto morbido. Persistente. Con l’ossigenazione e guadagnando qualche mezzo grado in più di temperatura sembra assumere tinte balsamico, d’arnica.
Cuvee Quatre 2014, Dobra Vinice. Giallo quasi ambrato, naso che vira dalla vaniglia al miele, con una punta di vegetale. Bocca calda, piena: caramello, peperone giallo, pepe bianco. Morbido ma pungente. Bella acidità. Un vino dai contrasti in perfetto equilibrio.
Pinot noir 2014, Kocarik. Rosso rubino piuttosto trasparente, unghia tendente al rosato. Tipico al naso con i suoi frutti rossi, ma di un’avvolgenza incredibile. Sembra yogurt ai frutti rossi. In bocca sfodera una bella acidità di ribes e lamponi, su sottofondo di vaniglia bourbon. Vinificazione in botti grandi di acacia, metà nuove e metà di secondo e terzo passaggio.
Shisar Cuveé 2012 (magnum), Zapletal. Interessante blend di Merlot (40%), Rulandské modré – Pinot noir (40%) e Cabernet Sauvignon (20%). Quindici mesi di legno. Rosso granato impenetrabile. Il Pinot nero al naso è riconoscibile per l’eleganza, così come la note di peperone del Cab. Più nascosto, l’erbaceo tipico del Merlot. Una bella parte minerale, che si compensa con l’acidità. Perfetto l’abbinamento con il Grana di latte moravo.
Pinot noir ‘The best of Jaroslav Springer’ 2012, Stapleton & Springer. Cantina relativamente giovane (2004) fondata dall’ex ambasciatore americano Craig Stapleton, dall’avvocato Benjamin Stapleton e dal produttore ceco Jaroslav Springer. Una realtà focalizzata interamente sul Pinot Noir di alta qualità. ‘The best of Jaroslav Springer’ si presenta di un rosso rubino trasparente. Un Pinot Noir dalle note fruttate di eccezionale pulizia, “disturbate” da una vena di rabarbaro e pan di zenzero (amaro e ‘dolce piccante’ in splendido contrasto). Non manca una parte vegetale, sottile. In bocca caldo, strutturato, fresco per acidità. Frutti rossi e vaniglia conferita da un legno tutt’altro che invadente. Sempre al palato riecco una parte vegetale (peperone verde) che conferisce una certa piccantezza. Lungo nel retro olfattivo.
LE VIGNE DI PRAGA Chi lo avrebbe mai detto? La capitale della Repubblica Ceca conserva antichi vigneti e impianti più recenti che ancora oggi producono vino. Il più pittoresco è senza dubbio il vigneto di San Venceslao, raggiungibile a piedi dalla fermata della metropolitana Malostranská (linea A, verde), proprio sulle pendici del castello di Praga. I vini qui prodotti sono sulla carta del lussuoso ristorante Villa Richter, situato proprio tra i filari. Ma la proprietà non ha previsto la possibilità di degustazioni ad hoc dei vini. Non resta dunque che scegliere tra i vini al calice, per una cifra totale che si aggira attorno ai 35 euro.
Vale la pena comunque anche solo passeggiare nella vigna, le cui prime notizie ufficiali risalgono al X secolo dC. Secondo La leggenda è uno dei vigneti più antichi dell’intera Boemia, dove il “vigneto del Signore” (“Lord’s vineyard”) era curato da Venceslao, santo patrono della Repubblica Ceca. Il vigneto ristrutturato presenta un totale di 2500 piante delle varietà Pinot Noir e Riesling Renano. Il Pinot Noir è un ricordo del sacro imperatore Carlo IV, colui che portò questa varietà in Boemia dalla Francia. Si iniziò invece a coltivare il Riesling, originario della zona tedesca del Reno, in una fase successiva. Lungo il percorso che collega Villa Richter al castello di Praga è possibile ammirare anche altre varietà di vite coltivate in Repubblica Ceca.
Ma c’è un altro luogo incantevole legato all’antica viticoltura praghese. E’ il vigneto Grébovka (vinohrady Grébovka), parte integrante del grande Havlíčkovy sady, un parco incontaminato dove scorrazzano simpatici scoiattoli, lontani dal caos dei turisti che affollano la capitale ceca, dominato da Villa Gröbe, splendida dimora estiva in stile neo rinascimentale. Siamo a Praga 2. Una volta raggiunta l’area verde (fermata del tram Krimská), è possibile ammirare il vigneto attorno all’imponente caseggiato. Per degustare i vini prodotti nel vigneto Grébovka occorre tuttavia sedersi ai tavolini di Vinicni Altan, l’Altana Vinicola o “Gazebo della vigna”, una struttura in legno immersa tra i filari.
Le varietà coltivate sono Müller Thurgau, Riesling, Pinot Grigio, Hibernal, Pinot Noir, Blau Portogallo, Dornfelder e Neronet, su una superficie di 1,6 ettari. Vengono tutte vendemmiate e vinificate a Praga dalla cantina Sklep Grébovka di Iveta Bulánková e Pavel Bulánek. Moglie e marito gestiscono sia il vigneto che le attività del wine bar Vinicni Altan, divenuto luogo di incontro e dibattito sul mondo del vino, sede di mostre e ritrovo per molti artisti praghesi, nonché incantevole location per cerimonie private e matrimoni.
Tra i vini, ottimo il loro Müller Thurgau 2016, molto profumato, come nelle migliori attese. In bocca buona struttura e, al contempo, morbidezza e mineralità. Corrispondente al naso e in bocca su note di pesca, regala un tocco di pepe bianco che impreziosisce la beva. Semplice, ma non banale, la cuveé di rossi Frankovka e Modrý Portugal.
Terza ma non ultima meta per i winelovers in viaggio a Praga è il vigneto di Santa Clara. In questo caso bisogna spostarsi fuori dal centro della metropoli, raggiungendo il Giardino Botanico (Botanická zahrada Praha). Siamo nel quartiere di Troja, a Praga 7. Lo si raggiunge agilmente con il tram 112 (fermata Kovárna), dalla fermata della metropolitana Nádraží Holešovice (linea C, rossa).
Qui incontriamo Eliška Muchnová (nella foto), direttrice dello store ove è possibile acquistare i vini prodotti direttamente dal vigneto di Santa Clara. “La vigna e la sua cantina – spiega – sono parte integrante del giardino botanico praghese. Coltiviamo principalmente Riesling e Pinot Noir, le due varietà più tipiche del nostro territorio, su una superficie totale di 3,5 ettari. Una storia iniziata nel 2004, con la prima vendemmia”. E che dura sino ad oggi, con una produzione complessiva di 16 mila bottiglie l’anno che si arricchirà, presto, di una nicchia di distillati.
Eliška guida la degustazione dalle vasche d’acciaio della vendemmia 2016 (prossimamente in bottiglia), alla scoperta delle altre varietà allevate: Gewurztraminer, Pinot Grigio, Sauvignon e Moscato. Un tasting dagli evidenti tratti territoriali, con il comune denominatore di un elevato residuo zuccherino. Risultato? Una produzione piuttosto standardizzata sulle rotondità, sulle morbidezze e sulla facilità della beva.
Il Riesling 2016 stacca di netto gli altri bianchi, anche se non brilla in quanto a mineralità e la tipica nota di idrocarburo sia leggermente offuscata dalle note fruttate mature. La vera gemma è il Pinot Noir, con la 2015 (tuttora a riposo in barrique) che si prepara a diventare piacevolissima entro 4-5 anni dall’imbottigliamento. Di assoluto valore il Pinot Nero 2012, altro prodotto longevo, da assaporare al top entro i prossimi 3-4 anni.
LA MORAVIA Tappa imprescindibile di un wine tour in Repubblica Ceca è la Moravia. Per chi ha poco tempo per visitare cantine e vigneti, il luogo adatto è il Salone dei Vini della Repubblica Ceca. Siamo a Valtice, nella Moravia centrale, quasi al confine con l’Austria. A due ore e 45 minuti da Praga e 50 minuti dalla città di Brno, nota nel mondo per il circuito del Gran Premio Motociclistico del motomondiale.
Scelta vincente e lungimirante quella delle istituzioni ceche, che hanno deciso di collocare nel Castello di Lednice Valtice il centro vinicolo nazionale (Národní Vinarské Centrum). Un complesso barocco dotato di una preziosa cantina, nella quale sono disposti i 100 migliori vini cechi dell’anno. I visitatori hanno la possibilità di degustare da un minimo di 16 alla totalità delle etichette presenti, avvalendosi se necessario della guida di alcuni sommelier. Come il giovane Vojtech Vaculík.
“Ogni anno – spiega – arrivano 400 campioni alla commissione di degustatori del castello di Valtice. Accedono alla finale 200 vini, tra i quali vengono decretati i 100 migliori. I vini sono suddivisi per tipologia, dai bianchi ai rossi agli spumanti, passando per i passiti e per gli ice wine. Ogni vino è corredato da un pannello con le caratteristiche organolettiche e con il profilo dell’azienda produttrice, in lingua ceca e in inglese”.
Sul pannello c’è proprio tutto: dalla percentuale di alcol in volume al residuo zuccherino, passando per l’uvaggio al numero di bottiglie prodotte per quella determinata vendemmia. “Per arrivare a competere alle fasi finali – continua Vaculík – le cantine devono superare diversi step a livello regionale, sia in Boemia, nelle due sottozone Litomerichá e Melnická, sia in Moravia, dove le sottozone sono quattro: Znojemská, Mikulovská, Velkopavlovická e Slovácká”. Circa 1200, dunque, i vini tra i quali vengono scelti i 100 presenti al Salone Nazionale di Valtice, diretto da Pavel Krška. Ecco quelli che più ci hanno colpito.
Chardonnay 2015 Velkopavlovická, Vinarství U Kaplicky Sro. Nettare di colore giallo dorato, con riflessi verdolini. Ai sentori di frutta si affiancano quelli, netti, di idrocarburo. Al palato un’esplosione, tutta giocata sul contrasto tra morbidezze e durezze, tra il caramello e le spezie. Acidità da campione, per un vino bianco dalla longevità eccezionale.
Chardonnay & Rulandské sedé 2013, Sonberg. Blend di Chardonnay e Pinot Grigio dal naso stupefacente, giocato tra l’idrocarburo, il burro e la soluzione salina (avete presente la salamoia d’oliva?). In bocca un’acidità quasi balsamica. Lungo il finale, sulla sapidità e la scorza d’agrumi. Altro vino di grandissima longevità.
Ryzlink Rýnský 2013, Vinselekt Michlovský As. Tra i tanti Riesling selezionati dalla giuria, questo è uno di quelli che ci convince di più. Bouquet caratteristico al naso, cui si sommano miele, frutti tropicali e fiori. Al palato una leggera spezia piccante, che si diverte a dominare su note di vaniglia.
Gewurztraminer 2015, Miroslav Volarik. Un Gewurztraminer splendido, che unisce aromaticità e mineralità. Finale lungo e deciso, sul pepe bianco.
Frankovka 2013, Vino Botur. Un vino rude, agricolo. Che fa pensare subito all’accostamento, in cucina, con la selvaggina. O con il goulash. Naso intenso di prugne secche e ciliegia. In bocca, confettura ai piccoli frutti a bacca rossa su sfondo tannico.
Skale Family Reserve 2011, Vinarství Springer. Il gioiello di famiglia di questa cantina di 5 ettari, dislocati a Čtvrtě e Skale, a metà tra Brno e Valtice. Blend tra Cabernet Sauvignon e Merlot da incorniciare.
André 2012, Vinselekt Michlovský As. Vitigno autoctono della Moravia, l’André si esprime in maniera molto convincente in questa vendemmia 2012 di Vinselekt Michlovský. Per intenderci, nel calice ricorda un Pinot Noir: dal colore, rosso trasparente, al naso di piccoli frutti di bosco. Sentori puliti, freschi, accattivanti. Al palato una nota elegante di cioccolato, stesso sentore sul quale chiude, lungo. Gran bel prodotto.
Rulandské Modré Barrique 2013, Stepan Manák. Un Pinot Nero barrique dritto, diretto, senza fronzoli. Sentori “grassi” di frutti rossi, che ricordano la marmellata, senza mai stancare.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(2,5 / 5) Spuma corposa, che si dissolve in qualche secondo. Grana della “bollicina” mediamente fine, su uno sfondo giallo paglierino intenso, luminoso. Di primo acchito non sembra male il Muller Thurgau Igt delle Venezie frizzante a marchio Von Steeiger: imbottigliato dalle Cantine di Ora (Schenk Italia) in provincia di Bolzano, viene prodotto dal colosso Effe.Ci. Srl, con sede legale presso Strada Nuova Naviglio 6, a Parma.
Una delle “big” del panorama della distribuzione vinicola italiana, che in Iper – la grande I opera anche con il marchio Jean Paul Roble. Facciamo un passo indietro, fondamentale per capire il “peso qualitativo” di questo vino sullo scaffale del supermercato: parliamo di un 100% Muller Thurgau del Triveneto, imbottigliato a Bolzano per conto di una Srl di Parma. Serve altro? Crediamo di no.
L’ANALISI
Dopo le prime (buone) impressioni all’esame visivo, il calice al naso si mostra con la semplicità attesa. Quella del vino da pasto, da tutti i giorni. Frutta bianca (pera) e gialla (pesca) accostate a sentori floreali freschi, compongono un bouquet lineare, che tenta di sovrastare un’impronta di solforosa piuttosto marcata. In bocca, il Muller Thurgau Igt delle Venezie frizzante Von Steeiger, nel confermare la propria semplicità, evidenzia un buono spunto minerale sapido. La persistenza di questo nettare è appena sufficiente. Vino bianco frizzante leggero – appena 11% la percentuale d’alcol in volume – da accostare a pasti non ricercati, adatto piuttosto ad aperitivi poco impegnativi.
Prezzo: 3,99 euro
Acquistato presso: Iper la grande I
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Il miglior sommelier del mondo presta il volto per pubblicizzare i vini di un discount. Non è una barzelletta. Succede per davvero. A 6 anni dal prestigioso riconoscimento della Worldwide Sommelier Association, Luca Gardini si rimette in gioco. E lo fa con Eurospin. La nota catena di discount italiani ha sottoposto al 35enne di Cervia una serie di assaggi. “Alcuni – spiega Gardini – mi hanno piacevolmente sorpreso al primo sorso. Su altri ci siamo confrontati e siamo giunti alla selezione finale. Da lì il progetto di realizzare una linea ‘garantita’, ma in pieno spirito Eurospin, senza brand per contenere i prezzi”. Così, il ‘mezzobusto’ del sommelier emiliano finisce dritto sulla home page del sito web del colosso di San Martino Buon Albergo (Verona). E sui volantini cartacei. Tra una confezione di prosciutto di San Daniele e quattro cotolette agli spinaci a prezzo stracciato, of course.
“Vini Doc, Igt e Docg integralmente prodotti in alcune delle più vocate zone viti-vinicole italiane”, quelli selezionati da Luca Gardini per Eurospin. Si passa dal Barbera D’Asti Docg Superiore a 2,39 euro al Nero D’Avola Terre Siciliane Igt a 1,85. Spazio anche per i vini bianchi. Come il Muller Thurgau Vigneti delle Dolomiti Igt a 2,99 euro, o il Fiano del Sannio Dop a 4,29 euro. Senza dimenticare rosati come quello del Salento, a 1,99. O vini frizzanti come il Pignoletto del Reno Igt a 2,29 euro, o il Verduzzo del Veneto Igt a 1,69. Gardini si materializza in persona in brevi video, sempre sul web, e ne presenta le caratteristiche. Consigliando gli abbinamenti. E tra un bicchiere e l’altro, trova il tempo per rispondere alle domande di vinialsupermercato.it.
Luca Gardini, miglior sommelier del mondo 2010, presta la sua figura per pubblicizzare i vini di un “discount”: com’è nata l’iniziativa? Credo che tutti abbiano il diritto di bere vino e, anche se non possono o non sono disposti a spendere molto, debbano avvicinarcisi informati, consapevoli, incuriositi
Il miglior vino della cantina Eurospin nel rapporto qualità-prezzo? Nei mesi scorsi, noi abbiamo scovato un buon Aglianico del Salento… A voi la scelta, sono tutti vini che raccontano territori diversi, non ne esiste un preferito, ma di sicuro c’è il preferito per ogni occasione. Potrei comunque fare quello politicamente scorretto e scegliere il Lambrusco della mia Romagna.
Il vino e la Gdo moderna: qual è la sua opinione? Il tempo a disposizione è sempre meno e poter trovare tutto ciò di cui abbiamo bisogno in un unico luogo, il supermercato per l’appunto, è un vantaggio di questi tempi moderni. La Gdo sta crescendo e non si interessa di vini solo a buon mercato, ma è sempre più attenta alla qualità e alla cura del cliente. Quest’esperienza ne è stato un esempio
In Italia esistono ancora vini “da discount” o “da supermercato”, nell’accezione negativa del termine? Esisteranno sempre, ovunque. Penso sia per questo che figure come la mia vengono interpellate
Come si sceglie un buon vino al supermercato? Documentandosi senza dubbio, e poi “sperimentando”. Ognuno ha il suo palato e va rispettato, non finirò mai di ripeterlo. Importantissimi sono anche la presentazione e lo stato di conservazione del vino o del prodotto alimentare che sia
Luca Gardini acquista vini al supermercato? Se sì, quali? Confesso di avere poco tempo per andare al supermercato. Per fortuna ho qualcuno che ci va al posto mio, ma quando sono in viaggio mi soffermo sempre a guardare quali vini (e come) supermercati e Autogrill propongono al pubblico in giro per l’Italia e per il mondo
Vino e marketing: quanto conta oggi l’immagine e quanto la sostanza? Quando l’immagine è sinonimo di garanzia non faccio distinzioni. Ricordiamoci che stiamo parlando di prodotti alimentari, la sicurezza prima di tutto. E poi, senza sostanza, l’immagine sarebbe bidimensionale. Non so se mi spiego…
Lo stato di “salute” del vino in Italia: una fotografia di Luca Gardini. Quali prospettive per il vino italiano nel mondo? Il vino italiano nel mondo non ha ancora la posizione che merita. Dobbiamo collaborare tra italiani, produttori – giornalisti – testimonial, e unire le forze per farlo conoscere sempre di più. Perché chi lo prova, poi non torna più indietro
L’area vitivinicola più sottovalutata d’Italia? Quella, invece, più sopravvalutata Sottovalutata forse la Sicilia. Ho bevuto grandi Nero d’Avola negli ultimi anni. Con mio grande piacere uno è anche arrivato al 4° posto della classifica Tws-Biwa, di cui sono fondatore con Andrea Grignaffini, che vede premiati i 50 migliori vini italiani da parte di una giuria di esperti internazionale. Sopravvalutata non saprei: amo troppo il vino per dire che qualcosa è “troppo”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Grasso che cola. E per una volta non è quello dell’unico lardo a Denominazione d’origine protetta d’Italia. Ad Arnad, villaggio di 1.300 anime della bassa Valle D’Aosta, protetta da una gincana di stradine strette che conducono sulla riva di un torrente, opera la società cooperativa La Kiuva. Frazione Pied de Ville, civico 42, per i pignoli. Trecentosessantuno metri sul livello del mare, per i curiosi. E uno Chardonnay da far invidia alle più prestigiose case vitivinicole italiane, per chi mastica pane e vino. Sabrina Salerno e Jo Squillo per la colonna sonora: qui, ad Arnad, canterebbero che “oltre al lardo c’è di più”. Lo sa bene Ivo Joly, 43 anni, il dinamico presidente de La Kiuva. Una cooperativa che, oltre a competere con le prestigiose realtà private del vino valdostano, si è ormai inserita nel business della ristorazione, servendo menu a base di prodotti tipici proprio sopra i locali adibiti a cantina. Per trovare l’eccellenza vera, basta spostarsi nell’ampio wine store dotato di un moderno bancone per la degustazione dei vini. E chiedere uno Chardonnay. Anzi, due. La Kiuva produce infatti uno Chardonnay “base”, che definire “base” non si può. E un secondo, affinato in barriques: altro calice con cui varrebbe la pena di fissare un tête-à-tête. Prima o poi, nella vita.
Di colore giallo paglierino mediamente carico, lo Chardonnay La Kiuva presenta al naso note di frutta fresca a polpa bianca e gialla. Il caratteristico richiamo esotico all’ananas fa spazio con l’ossigenazione a sentori grassi, tipici del burro di montagna spalmato sul pane croccante. Una sorta di contrasto dolce-salato che si fa solido nel suo materializzarsi concreto. Preannunciando una beva di grande mineralità, struttura e persistenza. Per una “base” che “base” non è, come annunciato. Ed è questo il punto di partenza (d’eccezione) dell’altro capolavoro della cooperativa: lo Chardonnay barrique La Kiuva. Con la sua beva sapida e minerale resa ancora più morbida e rotonda dal legno cui è affidato l’affinamento del prezioso nettare, in grado di conferirgli inoltre un’apprezzabilissima vena balsamica. Vini che, bevuti giovani o più maturi (il barrique è un vendemmia 2011 perfettamente in auge), offrono il meglio dell’accoppiata costituita da terroir ed escursione termica, in questo angolo di Valle d’Aosta reso grande da Madre Natura. Lo stesso si può dire del Muller Thurgau, che sfodera senza ritegno una spalla acida invidiabilissima e una mineralità accentuata, ben calibrata con la piacevolezza delle note fruttate fresche. Meno significativi Pinot Gris e Petite Arvine, proposti in apertura di degustazione. Nettari comunque in grado di comunicare, seppur in maniera più soffusa, le peculiarità del marchio La Kiuva.
SPUMANTI E VINI ROSSI
Non mancano, per gli amanti delle bollicine, due metodo classico come il Seigneurs de Vallaise – 40% Chardonnay, 30% Pinot Noir e 30% Pinot Gris – dal perlage accattivante al palato e dal buon corpo (forse un po’ a discapito delle note fruttate) e l’ancora più interessante Traverse La Kiuva, spumante ottenuto al 100% da uve Nebbiolo. Quaranta mesi minimo di permanenza sui lieviti che conferiscono a questo “rosè” sentori di agrumi e crosta di pane, oltre agli accenni immancabili a piccoli frutti a bacca rossa. In bocca colpisce la gran sapidità, che gioca sottile su note eleganti di lime e pompelmo, nonché su una linea (rieccola) vagamente balsamica che richiama la mentuccia. Un corpo e una sostanza diversa da quella dei Nebbiolo rosé prodotti nel vicino Piemonte (per esempio nella zona di Ghemme, Novara), forse per quel calore nella beva espresso dai 13,5 gradi di percentuale d’alcol in volume. Capitolo rossi della Cooperativa La Kiuva di Arnad? A spiccare su tutti, ma agli antipodi tra loro, sono il Nebbiolo Picotendro e l’Arnad Montjovet Superior. Un Nebbiolo da assaporare giovane, il primo, che nel calice si mostra d’un rosso rubino intenso e che al naso evidenzia note di lamponi, fragoline di bosco e more mature. Corrispondente al palato, risulta morbido e avvolgente e dal tannino delicato, che ha comunque bisogno di qualche minuto per slegarsi completamente e conferire una dignitosissima eleganza alla beva. Ma se il Picotendro della Cooperativa La Kiuva è ottenuto mediante macerazione prefermentativa a freddo di 3-4 giorni e fermentazione a 30-32°, con macerazione delle bucce per 5/7 giorni e svinatura dolce, più complessa è l’elaborazione del Valle d’Aosta Doc Arnad Montjovet Superior. Vino rosso top di gamma de La Kiuva, è costituito da un 70% minimo di Nebbiolo, cui vengono aggiunti Gros Vien, Neyret, Cornalin e Fumin. La vinificazione è tradizionale, a cappello emerso, con lunga macerazione delle vinacce: sino a 15-20 giorni, a temperatura controllata, variabile tra i 28 e i 30 gradi. Fondamentale l’affinamento in legno per un periodo tra i 10 e i 12 mesi, cui vanno a sommarsi altri 6 mesi di maturazione in bottiglia, prima della commercializzazione. Un vino che nel calice si mostra d’un rosso rubino con riflessi granati, dal quale si sprigionano eleganti note fruttate (confettura), balsamiche e speziate. In bocca esprime tutta la potenza elegante del Nebbiolo: misurate ma intense le note balsamiche e speziate che ritornano anche al palato. E di nuovo un’accentuata sapidità, che chiama il sorso successivo. Solo cinquecento le bottiglie prodotte mediamente ogni annata, numero che sale a 5 mila per la “base” (che “base” non è).
“VIGNAIOLI PER PASSIONE” Curioso scoprire dopo la degustazione che La Kiuva, nonostante il buon livello dei vini prodotti, costituisca l’attività “secondaria” dei quaranta soci della Cooperativa. “La maggior parte di noi – spiega il presidente Ivo Joly (nella foto) – non è dedita alla produzione di vino a tempo pieno. Si tratta di un’attività collaterale, affiancata a quella principale che può essere nel ramo dell’agricoltura o dell’artigianato. La sede principale è stata edificata nel 1975, una delle prime cantine concepite dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta. I primi conferimenti di uve e dunque la prima vinificazione risalgono al 1979″. Dal 2008, anno nel quale La Kiuva ha deciso di produrre lo spumante metodo classico 100% Nebbiolo, la coop ha ridato vita ad alcune cantine storiche dislocate sul territorio di Arnad, oggi utilizzate principalmente come luogo per lo stoccaggio del vino in maturazione. “La sfida per il futuro – dichiara ancora il presidente Ivo Joly – è quella di offrire un prodotto che risulti concorrenziale sul mercato. Abbiamo prodotti di nicchia dei quali vantarci, capaci di conquistare anche mercati diversi da quello italiano. Esportiamo già negli Usa 20 mila bottiglie delle 100 mila prodotte complessivamente. L’interesse è crescente all’estero, sia sui vini da tavola sia sul nostro Picotendro. Sarebbe interessante, quindi, riuscire a consolidare ulteriormente la nostra presenza in Italia. Magari puntando tutto sul nostro Traverse. Superficie e potenzialità per incrementare ulteriormente la produzione ci sono – conclude Joly – ma dobbiamo innanzitutto tener conto della nostra realtà, tutto sommato giovane e costituita, appunto, da vignaioli per passione, più che per professione”. Basti pensare che, fino a 10 anni fa, i vigneti che conferivano alla Kiuva erano ancora a pergola. Oggi solamente filari. Splendidi. Pronti a perdersi, a vista d’occhio, con le montagne a fare da sfondo. O magari all’ombra del Forte di Bard. Tra i 13 ettari vitati che vanno da Hone a Montjovet.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
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