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Vendemmia 2024 Italia, sfumato l’obiettivo dei 43-45 milioni di ettolitri

Vendemmia 2024 Italia, stime vendemmiali assoenologi, ismea, unione italiana vini sfumato obiettivo dei 43-45 milioni di ettolitri

La vendemmia 2024 segna un modesto passo avanti per il Vigneto Italia, con una produzione stimata di 41 milioni di ettolitri. Rispetto alla disastrosa annata del 2023, che aveva visto volumi particolarmente ridotti, la ripresa è visibile con un incremento del 7%. Tuttavia, i dati forniti dall’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini (Uiv), presentati a Ortigia durante l’Expo Divinazione in concomitanza con il G7 dell’Agricoltura, evidenziano come la produzione rimanga lontana dai livelli ideali. Con una flessione del 12,8% rispetto alla media dell’ultimo quinquennio, l’obiettivo ottimale di 43-45 milioni di ettolitri rimane irraggiungibile a causa degli impatti sempre più frequenti del cambiamento climatico. Nonostante ciò, l’Italia si conferma primo produttore mondiale, grazie anche alla contrazione produttiva della Francia (-18%).

LE STIME SULLA VENDEMMIA 2024 DI ASSOENOLOGI, ISMEA E UNIONE ITALIANA VINI

L’indagine vendemmiale evidenzia una tenuta della produzione al Nord (+0,6%, con zone come il Collio in cui si parla addirittura di annata memorabile) e un significativo recupero nel Centro Italia (+29,1%, dopo gli ingenti ristori per la peronospora del 2023). Il Sud segna invece un aumento del 15,5%. Tuttavia, queste crescite non sono sufficienti a riportare i livelli produttivi alla media del periodo 2019-2023, con il Sud e le Isole ancora in forte calo (-25,7%). La vendemmia 2024 si preannuncia come un’annata di qualità, grazie all’esperienza dei viticoltori e degli enologi che, con tecniche innovative e strategie mirate, sono riusciti a trasformare le sfide climatiche in opportunità per ottenere uve di eccellente qualità. La ripresa, seppur timida, segna una tappa importante per il vino italiano, che continua a mantenere il primato mondiale. Mostrando al contempo una grande capacità di adattamento in un panorama internazionale sempre più complesso.

IL CLIMA È LA PRINCIPALE SFIDA DEI VITICOLTORI

A pesare sulla produzione è, infatti, la variabilità climatica. Eccessive piogge nel Centro-Nord e siccità al Sud hanno fortemente limitato il potenziale dei vigneti, con un’annata che, seppur caratterizzata da volumi ridotti, ha mantenuto una qualità complessiva buona, con picchi di eccellenza in alcune aree. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha commentato la sfida di quest’anno definendola «una delle vendemmie più impegnative che ricordi». Cotarella sottolinea come il lavoro degli enologi sia stato determinante per bilanciare gli squilibri causati dal clima. «Abbiamo dovuto ottimizzare l’uso delle risorse idriche e scegliere con precisione i tempi della raccolta per garantire il massimo potenziale delle uve», ha dichiarato.

IL RUOLO DELL’INNOVAZIONE IN VITICOLTURA

Livio Proietti, presidente di Ismea, ha evidenziato l’importanza di adattare le tecniche agricole ai cambiamenti climatici attraverso l’innovazione. «Il settore vitivinicolo italiano deve continuare a investire in tecnologie per mitigare gli effetti del clima e attrarre le nuove generazioni», ha affermato Proietti, sottolineando l’importanza di programmi di formazione specifici e il supporto a giovani e donne attraverso iniziative come “Più Impresa” e “Generazione Terra”. Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), ha invece richiamato l’attenzione sulla necessità di un «vigneto Italia più flessibile», in grado di adattarsi meglio alle annate scarse. Il tutto senza ricorrere a interventi strutturali come gli espianti, che potrebbero avere conseguenze negative per le economie locali.

LE PROSPETTIVE PER IL MERCATO INTERNAZIONALE DEL VINO

Sul fronte del mercato, l’Italia si trova ad affrontare una sfida globale, con cambiamenti nei modelli di consumo e difficoltà legate alla congiuntura economica. Il settore vinicolo italiano, pur affrontando numerosi ostacoli, dimostra una maggiore resilienza rispetto ai competitor internazionali. L’export continua a crescere, trainato dagli spumanti (+11% in volume). Mentre i vini fermi in bottiglia, in particolare le IGT, registrano una tenuta importante. Tuttavia, il mercato interno mostra segnali di debolezza, con una leggera flessione dei consumi domestici e un rallentamento rispetto alle performance del primo trimestre del 2024.

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Prosecco Doc, bilancio 2022: 638,5 milioni di bottiglie per 3 miliardi di euro


Con un bilancio che testimonia l’ottimo stato di salute del Prosecco DOC, il Consorzio che tutela e promuove le note bollicine veneto-friulane chiude l’anno 2022 registrando un incremento dei volumi di produzione (+1,8% sul 2021) e un aumento più che proporzionale dei valori (+11,5% sul 2021) per un totale di 638,5 milioni di bottiglie vendute e un controvalore stimato di oltre 3 miliardi di euro.

La quota export, per la prima volta, si spinge all’ 81,2%, mentre il consumo interno nel 2022 si è attestato al 18,8% delle vendite totali, confermando comunque la leadership della denominazione a livello nazionale. Anche per quanto riguarda la vendemmia dello scorso anno i segnali sono positivi con volumi  capaci di soddisfare adeguatamente, per quantità e qualità, l’intero 2023.

PROSECCO DOC, CRESCE L’EXPORT IN FRANCIA

«Risultati – commenta il Consorzio Prosecco Doc – che confermano la proficua programmazione e gestione della Denominazione». Sul fronte dei mercati esteri, la novità che salta all’occhio è il balzo compiuto dagli Stati Uniti che con una crescita del 5,8% ha sorpassato il Regno Unito, a volume, mentre da diversi anni risultava al vertice in termini di valore.

Al netto dell’Italia, che consuma 120 milioni di bottiglie , oggi il primo mercato sono quindi gli USA con oltre 134 milioni importate, seguiti da UK – che con un aumento del 3,5% sul 2021 si ferma a 130 milioni di bottiglie.

La Germania, solida nella sua terza posizione, cresce di un buon 2,8% sull’anno precedente arrivando a consumare 46 milioni di pezzi. Stabile l’export della Francia, in quarta posizione, con incrementi particolarmente significativi: + 19% a volume e + 30% valore.

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Champagne, 326 milioni di bottiglie nel 2022: calano consumi Francia, cresce export


Le spedizioni totali di Champagne nel 2022 ammontano a 326 milioni di bottiglie, con un aumento dell’1,6% rispetto al 2021. Dopo una buona annata nel 2021, questi risultati confermano il dinamismo generale del mercato dello Champagne, sia in volume che in valore. Il valore delle spedizioni supera così, per la prima volta, i 6 miliardi di euro.

La Francia, con 138,4 milioni di bottiglie, registra un leggero calo (-1,7%). L’export, con 187,5 milioni di bottiglie, sono aumentate del 4,3% in un anno e confermano la loro preponderanza rispetto al mercato nazionale. La quota delle esportazioni sul totale delle vendite è passata dal 45% di dieci anni fa a poco più del 57% di oggi.

Maxime Toubart, presidente del Syndicat Général des Vignerons, co-presidente del Comité Champagne, si dice «soddisfatto di queste performance. Premiano i nostri sforzi per garantire che lo Champagne rimanga un vino eccezionale».

Per David Chatillon, presidente dell’Union des Maisons de Champagne, co-presidente del Comitato Champagne, «lo Champagne, un vino che non può essere ignorato nelle celebrazioni, ha naturalmente accompagnato i consumatori di tutto il mondo che hanno festeggiato la fine delle restrizioni e hanno riscoperto il gusto della festa, delle attività all’aperto e dei viaggi».

Secondo il Comitato, i risultati del 2022 confermano che lo Champagne, che si è rapidamente ripreso dallo shock della crisi sanitaria del 2020, «continua a occupare un ruolo unico nella mente e nel cuore dei consumatori».

Inoltre, la vendemmia del 2022, soleggiata e considerevole in termini di quantità e qualità, contribuirà a ricostituire le scorte per soddisfare la domanda del mercato. Pertanto, «nonostante un contesto geopolitico ed economico mondiale che invita alla cautela sulle prospettive per il 2023, i produttori di Champagne rimangono fiduciosi sui fondamentali del settore».

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Alluvione dell’Ahr, donazioni di 3,8 milioni di euro per le cantine


Hanno raggiunto quota 3,8 milioni di euro le donazioni per le cantine colpite dall’alluvione dell’Ahr del luglio 2021. La cifra si riferisce alla sola campagna #deradlerhilft promossa dalla Verband Deutscher Prädikats und Qualitätsweinguter (VDP), l’associazione che raggruppa oltre 200 cantine in 13 regioni vinicole della Germania. Tuttavia la raccolta prosegue: la ricostruzione è tutt’altro che terminata.

Il risultato sin ora raggiunto va «oltre le aspettative» di questa minuscola area vinicola, vocata alla produzione di grandi Pinot Nero (Spätburgunder) e non solo). I 3,8 milioni di euro sono stati raggiunti grazie alla solidarietà di oltre 4 mila donatori e aziende di tutto il mondo, che si sono impegnate a favore dei viticoltori della Valle dell’Ahr.

«Siamo lieti di poter finalmente compiere l’atteso passo dell’assegnazione delle donazioni», ha dichiarato Steffen Christmann, presidente della Vdp e dell’associazione no-profit “Der VDP.Adler hilft e.V.”, che ha avviato la campagna di raccolta fondi. «Sappiamo però – ha aggiunto – che le risorse finanziarie sono solo una parte dell’aiuto. Naturalmente c’è bisogno di tempo per elaborare quanto è accaduto e per ricostruire».

Ahr, la nuova frontiera del Pinot Nero

LA RACCOLTA FONDI VDP PER LE CANTINE DELL’AHR

Durante la devastante alluvione del luglio 2021, quasi tutte le cantine della regione di Ahr sono state danneggiate. L’enorme portata del disastro alluvionale ha spinto i VDP.Prädikatsweingüter e la loro associazione no-profit a lanciare una campagna di aiuti sotto il nome di #deradlerhilft. L’obiettivo era ed è quello di aiutare tutte le aziende vinicole della regione dell’Ahr danneggiate dall’alluvione, indipendentemente dalla loro tipologia e struttura e dal fatto che siano o meno membri della VDP.

I primi aiuti sono stati erogati nel 2021, in favore delle situazioni di maggiore emergenza. Le donazioni sono state investite anche in opere di mitigazione dei danni e nei trattamenti ai vigneti, effettuati tramite elicottero nelle zone alluvionate. L’erogazione di ulteriori fondi si è rivelata difficile a causa della burocrazia locale. Ora, però, la strada è finalmente spianata.

AHR, COME SONO STATI SPESI I FONDI PER LA RICOSTRUZIONE

«Se si considerano le somme a 5-6 cifre di cui beneficia ciascuna delle cantine danneggiate e quasi 800 mila euro per una delle tre cooperative locali – riassume ancora Steffen Christmann – la portata della campagna di raccolta fondi risulta particolarmente chiara. Le somme raccolte danno fiducia, dopo il lungo periodo di sofferenza». 

Ciò che rimane, nonostante la tragedia – conclude il presidente dell’associazione VDP – è l’enorme solidarietà e la prova di ciò che una comunità forte è in grado di fare, grazie anche alle tante persone che si occupano dell’amministrazione, della corrispondenza e dell’elaborazione degli aiuti».

Tra gli aiuti giunti in seguito all’alluvione dell’Ahr, anche quelli del Consorzio Vini Alto Adige, che ha supportato fin da subito l’iniziativa “SolidAHRität – Dai viticoltori per i viticoltori” a sostegno delle cantine colpite.

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Gruppo Mezzacorona, record fatturato 2022 a 213,4 milioni di euro


Gruppo Mezzacorona
saluta l’anno con il nuovo record del fatturato a 213,4 milioni di euro. Il dato è emerso oggi, in occasione della 118ª Assemblea generale. Sono 66,8 i milioni di euro liquidati ai soci. Numeri che convincono il presidente Luca Rigotti e il direttore generale Francesco Giovannini a parlare di «risultati eccellenti, pur in un contesto generale complicato da numerosi fattori, che hanno messo in seria difficoltà tutta l’economia e quindi anche il settore vitivinicolo».

Il bilancio evidenzia «la forza del Gruppo sia dal punto di vista economico che finanziario». Per il settimo anno consecutivo, Mezzacorona ha poi ottenuto la Certificazione della produzione dei soci secondo il Sistema di Qualità Nazionale per la Produzione Integrata (SQNPI) e la Certificazione dei vini, «a conferma dei grandi risultati sulla strada della sostenibilità». Mezzacorona è stata tra le prime aziende in Trentino negli anni Settanta a puntare sulle Doc e, dagli anni Novanta, a sperimentare con successo le pratiche più avanzate per la produzione integrata.

Il fatturato raggiunge un nuovo record storico. I 213,4 milioni di euro costituiscono un +8,60% sui 196,5 milioni di euro del 2021. Il patrimonio netto del Gruppo è pari a 104,6 milioni di euro, con un utile netto di 1.512.050 euro in ulteriore rafforzamento rispetto ai 104.221.759 euro dello scorso anno. Il valore del conferimento si è attestato sui 66.764.133 euro, «nonostante un’annata produttiva 2021 davvero inclemente a causa dei gravi eventi climatici che hanno condizionato la stagione come il freddo primaverile e le grandinate estive», fa notare il mangement.

MEZZACORONA, BENE LE RESE E L’EXPORT

Le rese per ettaro hanno superato i 18 mila euro di media, in linea con l’anno precedente anche se in presenza del netto calo di produzione. I collaboratori, alla chiusura del bilancio al 31 luglio 2022, sono risultati 491. A spingere il fatturato è anche l’export, che si assesta oltre l’80% delle vendite in 69 Paesi del mondo.

Forte la presenza negli Stati Uniti, il mercato più importante e strategico per il Gruppo, dove Mazzacorona opera da più di trent’anni con la controllata Prestige Wine Imports Corp. In Germania il compito spetta alla controllata Bavaria Wein Import GmbH. Sempre in vetta, tra i mercati chiave, figurano poi Olanda, Austria e Svizzera, Scandinavia, Regno Unito, Canada, Belgio, Europa dell’Est, Estremo Oriente (Giappone, Corea del Sud, Cina). Ma anche mercati nuovi come Australia, Israele, Sud America, Caraibi e Vietnam.

Numerose le iniziative commerciali attuate nel corso dell’anno in tutto il mondo, così come i nuovi prodotti lanciati insieme al restyling di etichette e materiali, «per rendere ancora più interessante per i consumatori l’incontro con i vini Mezzacorona».

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Suvereto e Val di Cornia Wine, il Consorzio punta su vini Doc: «4 milioni di bottiglie potenziali»

Sono 27 le cantine del Consorzio Suvereto e Val di Cornia Wine, con un potenziale di 4 milioni di bottiglie. Il nuovo organismo, costituito l’11 settembre 2021 con l’elezione del presidente Nico Rossi (Gualdo Del Re) punta ora a spostare la bilancia della produzione dall’Igt alle tre Denominazioni d’origine della zona, in provincia di Livorno: Suvereto Docg, Rosso della Val di Cornia Docg e Val di Cornia Doc.

Un obiettivo raggiungibile grazie agli 850 ettari a disposizione delle aziende del Consorzio Suvereto e Val di Cornia Wine. Si tratta di Agricola Carlini, Brugali Lorenzo, Colle Vento, Frascolla Giovanni, Gualdo del Re, Giomi e Zannoni, I Mandorli, Il Bruscello, Il Falcone.

E ancora: Incontri, La Batistina, La Bulichella, La Fralluca, Macchion dei Lupi, Montepeloso, Petricci e Del Pianta, Petra, Poggio Banzi, Rabitti, Renis, Rigoli, Sant’Agnese, Sasso Orlando, Tenuta Casadei, Terradonnà, Terravita e Tua Rita.

Sono lieto di rappresentare un gruppo così importante di produttori – commenta il presidente Nico Rossi -. Aderendo al Consorzio, dimostrano la volontà di intraprendere assieme un percorso difficile ma foriero di grandi soddisfazioni.

È solo unendo le forze che Suvereto e la Val di Cornia potranno ritagliarsi quel ruolo che gli compete nel panorama enologico e turistico».

VINI SUVERETO E VAL DI CORNIA: LE TRE DENOMINAZIONI

Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese sono i tre principali vitigni a bacca rossa della zona di Suvereto e della Val di Cornia. Coprono circa il 70% del vigneto complessivo. Al loro fianco, non trascurabili porzioni di Cabernet Franc (6%), Petit Verdot (6%) e Syrah (5%).

Importante anche la presenza del Vermentino. Copre il 7% del vigneto locale e rappresenta, da solo, l’80% delle superfici a bacca bianca. Un vitigno su cui la Toscana sta investendo molto. Un alter ego ai più noti rossi, che godono di fama internazionale.

«Si tratta di vitigni introdotti a inizio Ottocento da Elisa Bonaparte Baciocchi – precisa Nico Rossi – sorella dell’imperatore Napoleone. Fu lei, nel periodo in cui resse il Principato di Lucca e Piombino, a realizzare in zona un vigneto “da coltivare all’uso di Bordeaux“.

«POTENZIALE DI 4 MILIONI DI BOTTIGLIE»

«Il potenziale produttivo della zona – continua il presidente – supera i 4 milioni di bottiglie, in larga misura rivendicate come Igt. Ciò significa che una delle prime sfide sarà quella di spostare una fetta importante della produzione verso le Denominazioni di Origine tutelate. L’obiettivo che ci poniamo nel prossimo biennio è di superare quota un milione di bottiglie rivendicate».

Per riuscirci, il Consorzio punta a una valorizzazione complessiva della Val di Cornia, ultima propaggine meridionale della provincia di Livorno. Circondata dal Parco dei Montioni, dalle Colline Metallifere e dal Parco forestale di Poggio Neri, la valle segue il percorso dell’omonimo fiume. Defluisce poi nel mar Tirreno, non lontano da Piombino. Sullo sfondo, la sagoma dell’Isola d’Elba.

LA SFIDA DELL’ENOTURISMO

«Una regione – ricorda Nico Rossi – che vede nell’acqua il suo elemento dominante. La presenza di grandi falde acquifere nel nostro sottosuolo consente lo sviluppo di tante coltivazioni agricole, di cui la vite è solo quella più nota. In una fase storica segnata dalla penuria idrica siamo convinti che questo unicum rivestirà un ruolo fondamentale per la nostra crescita».

Altri focus del Consorzio Suvereto e Val di Cornia Wine saranno dunque turismo ed enoturismo. «La nostra regione – conferma il presidente – offre molteplici opportunità per chi ricerca esperienze di matrice culturale, termale, agroalimentare e, ovviamente, enologica. Il vino qui rappresenta solo la punta di diamante di un territorio intatto, capace di conquistare chiunque desideri contatto con la natura ed enogastronomia di qualità».

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Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene, 100 milioni di bottiglie: «Raggiunto limite fisico»

Con 100 milioni di bottiglie certificate nel 2021, il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg «ha raggiunto il limite fisico della produzione. O è ormai prossimo a raggiungerlo». Il dato è emerso questa mattina, durante la presentazione del Rapporto Economico di Distretto 2021, a cura del Consorzio di Tutela della Docg veneta.

Il documento, ideato dal prof Vasco Boatto in collaborazione con il prof Luigino Barisan, è stato presentato dal responsabile scientifico Eugenio Pomarici, professore associato di Economia politica presso l’Università di Padova.

«Non si potrà andare molto oltre ai 106 milioni di bottiglie – ha sottolineato Pomarici – perché questo è il limite fisico della produzione del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg. Un vincolo con il quale si deve fare i conti. La crescita della denominazione, dunque, dovrà essere essenzialmente in valore».

Fa ben sperare, su questo fronte, l’apprezzamento crescente delle Rive, menzione inserita nel disciplinare attraverso la riforma 2009. Nel 2020 la tipologia è cresciuta in volume e in valore. Ed è al centro delle attenzioni della nuova presidente del Consorzio di Pieve di Soligo, Elvira Bortolomiol, nonché del neo direttore Diego Tomasi.

PROSECCO DOCG: LE PROSPETTIVE

L’avvertimento sui “limiti” della denominazione è arrivato a margine della presentazione delle stime dell’Istituto Statista. La business platform leader nella raccolta dei dati di mercato e di consumo mondiali prevede una crescita del 5% in volume e del 7% in valore del mercato del vino internazionale, entro il 2025.

Dati da prendere con grandissima cautela – ha avvertito il prof Eugenio Pomarici – ma ciò significa che il Conegliano Valdobbiadene Docg può sfruttare, nei prossimi anni, il vento favorevole del mercato e le opportunità offerte da Pac e Pnrr. Il tutto considerando una crescita in valore che sia in sintonia con il contesto del riconoscimento a patrimonio Unesco».

Più in generale, il record dei 100 milioni di bottiglie è stato raggiunto «dopo un 2020 di resilienza» per lo spumante a Denominazione di origine controllata e garantita del Veneto (88 milioni di bottiglie lo scorso anno, per mezzo miliardo di valore).

Il Rapporto economico 2021 esalta gli ottimi risultati delle iniziative messe in campo dalla aziende del Consorzio, soprattutto sul fronte dell’enoturismo, della sostenibilità e della digitalizzazione. Tre ingredienti che hanno contribuito al successo, assieme alla differenziazione dei mercati e al grande apporto della Grande distribuzione organizzata.

PROSECCO CONEGLIANO VALDOBBIADENE: LE CIFRE

Parlano chiaro le certificazioni. Da gennaio a ottobre 2021, dato più aggiornato a disposizione dell’ente, sono state certificate 83 milioni di bottiglie. Il 12% in più del 2020. Da qui la previsione di oltre 100 milioni di bottiglie.

Una crescita accompagnata dal rafforzamento sul fronte dei prezzi. Come rivela ancora il Rapporto economico 2021, il vino base atto a divenire Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg è cresciuto a 2,6 euro al litro.

«Non siamo tornati al livello degli anni 2017 e 2018 – ha commentato il prof Eugenio Pomarici – ma i livelli dell’ultima vendemmia sono molto alti, nonché fisiologici. Bene anche il mercato dell’uva. Dopo gli 1,20 euro “di tenuta” del 2020, nel 2021 si è raggiunta la quota di 1,48 euro per un Kg di uve Glera».

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Il Cava top di gamma gioca la carta del biologico dal 2025: una goccia nell’oceano

Spinto dalla crescente attenzione dei consumatori verso l’agricoltura sostenibile e, forse, anche dalle pressioni interne dei secessionisti del Corpinnat, il Consejo Regulador del Cava ha annunciato una «svolta epocale» per i vini di punta della propria piramide qualitativa: a partire dal 2025, Reserva (minimo 18 mesi), Gran Reserva (minimo 30 mesi) e Cava de Paraje Calificado (minimo 36 mesi e provenienza da aree circoscritte) saranno al 100% certificati biologici.

Una conversione green che si aggiunge agli altri sforzi della Denominazione di origine per promuovere i propri spumanti Metodo classico di punta da lungo affinamento (per i Cava “base” bastano infatti 9 mesi): 10 anni di età minima dei vigneti, resa a 100 quintali per ettaro e menzione dell’anno di vendemmia in etichetta, nonché «tracciabilità rigorosa, garantita dalla vendemmia all’imbottigliamento».

Tutti questi provvedimenti – spiega Javier Pagés, presidente del Consejo Regulador dello spumante spagnolo – mirano a garantire la conservazione del territorio e il futuro del settore alle future generazioni, consolidando il trend crescente del vino biologico, che sta anche guadagnando di più importanza all’interno della nostra Denominazione di origine».

«Il Cava – continua Pagés – si sta evolvendo. Il numero di bottiglie di Cava biologico prodotte ha raggiunto oggi le 13.780.711 unità, pari a un 34,09% di Premium Organic Cava. Sappiamo che sia il consumatore che il mercato lo stanno esigendo, ma è anche una questione di conservazione del territorio».

COSA DICONO I NUMERI
I numeri del Cava, in realtà, dicono che la svolta green della piramide qualitativa è una goccia nell’oceano. Sono 38.151,74 gli ettari iscritti alla Do nel 2020, allevati da oltre 6.800 operatori, di cui 209 cantine e 143 produttori di vino base (da solo, il Grupo Codorníu Raventós di cui Javier Pagés è stato Ceo fino al 2018 – oggi al suo posto c’è l’ex manager Kellogg’s Sergio Fuster – produce l’80% delle bottiglie complessive).

Si tratta, di fatto, di uno “spumante nazionale”: solo il Corpinnat, brand collettivo riconosciuto dall’Ue dal 10 aprile 2018, garantisce l’origine dalla zona tradizionale della spumantistica spagnola, il Penedès (100% produzione bio).

Nel 2020 sono state certificate 215,566,954 bottiglie di Cava, un -13,62% rispetto al 2019 (249,544 milioni), di cui 20,052,096 di Rosé Cava. Al momento, il Cava certificato biologico è pari al 6,39% della produzione complessiva, ovvero 13,796,153 bottiglie sugli oltre 215 milioni complessivi.

Una cifra che si riduce ulteriormente se si considera il vertice della piramide qualitativa, ovvero le tre tipologie oggetto della svolta green. È biologico solo lo 0,02% del Cava de Guarda Superior Paraje Certificado, l’11,38% del Cava de Guarda Superior Gran Reserva e il 22,7% del Cava de Guarda Superior Reserva.

IL CONFRONTO 2019-2020
Che i produttori di spumante Metodo classico spagnolo stiamo comunque credendo nel biologico lo dimostra il confronto tra le cifre del 2019 e il 2020. Le bollicine bio complessivamente prodotte a cavallo dei due anni è calata solo dello 0.11%, mentre il “convenzionale” ha subito un -14,41% (201,786,243 contro 235,748,543).

Cava Reserva, Gran Reserva e Cava de Paraje Calificado riguardano rispettivamente lo 0,01%, il 10,18% e l’1,45% della produzione complessiva di Cava, assestandosi nel 2020 su un totale di 25.086.988 bottiglie (su 215 milioni totali).

Tra il 2019 e il 2020 ha subito un vero e proprio shock la miglior produzione assoluta della piramide qualitativa, il Cava de Guarda Superior Paraje Calificado, con un -58,87% (11,245 bottiglie contro 27,341).

Meno drastico il crollo del Cava de Guarda Superior Gran Reserva: -13,52% (3,129,826 di bottiglie nel 2020 contro i 3,619,281 del 2019). Giù del 18,24% anche il Cava de Guarda Superior Reserva, con 21,945,917 bottiglie sui 26,841,209 dell’anno precedente.

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Distillazione di crisi, via libera per 50 milioni di euro dalla Conferenza Stato Regioni

“Con il via libera in Conferenza Stato Regioni del Decreto sulla distillazione di crisi, cui viene assegnata una dotazione di 50 milioni di euro,rafforziamo le risposte al settore vitivinicolo e quell’eccellenza fortemente colpita dalla crisi del blocco del canale Horeca. Provvedimenti condivisi con il settore e con le Regioni attraverso un confronto serrato, e che oggi arrivano a maturazione”.

Così la Ministra Teresa Bellanova dopo l’approvazione nell’odierna riunione della Conferenza Stato Regioni che ha sancito l’intesa sul decreto Mipaaf che attiva, per la campagna 2019/2020, la distillazione di crisi del vino comune.

Inoltre, sempre nel DL Rilancio, è presente una modifica al cosiddetto testo unico sul vino, che prevede la riduzione della resa massima per ettaro delle uve destinate a vini comuni a 30 tonnellate, rispetto alle attuali 50 tonnellate.

La misura della distillazione di crisi, inserita nell’Organizzazione comune di mercato del vino, è finanziata con fondi comunitari ed ha il duplice obiettivo di ridurre le giacenze di prodotto e contribuire all’approvvigionamento di alcol etilico, da destinare prevalentemente alla produzione di disinfettanti.

Mentre la distillazione interviene a carico dei vini comuni, la riduzione della produzione è rivolta esclusivamente ai vini di qualità. I produttori potranno aderire volontariamente, con l’aspettativa di incidere anche sul miglioramento della qualità delle uve che troveremo in bottiglia a partire dal prossimo anno.

Un intervento strutturale che lancia “un messaggio chiaro sul percorso qualitativo intrapreso dal settore vitivinicolo italiano, sempre più legato alle produzioni di eccellenza, strettamente connesse con il nostro Made in Italy”.

“La distillazione di crisi – sottolinea la Ministra Bellanova – è solo la prima delle diverse misure che abbiamo programmato in favore del settore vitivinicolo per fronteggiare la crisi derivante dalla pandemia da Covid-19 e dal conseguente lockdown imposto dai Governi di tutto il mondo, che hanno bloccato le attività commerciali e turistico-ricettive, causando un incremento delle giacenze di vino e forti preoccupazioni tra gli operatori, soprattutto in vista della nuova vendemmia”.

È quindi necessario intervenire su più fronti per alleggerire il mercato ed evitare una sovraproduzione che potrebbe ripercuotersi non solo sull’andamento dei prezzi, ma anche sull’immagine delle nostre produzioni di qualità.

“Per questo – conclude Bellanova – in accordo con la filiera e le Regioni, è stata messa a punto una strategia complessiva che, oltre alla distillazione, prevede ulteriori importanti interventi, primo tra tutti quello riguardante la riduzione volontaria della produzione di uve destinate a vini di qualità, alla cui attuazione sono stati assegnati 100 milioni di euro attraverso il Decreto legge Rilancio”.

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10 milioni di euro per la “sostenibilità” del Nobile di Montepulciano

In dirittura d’arrivo la 24a edizione dell’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, che dopo il successo della tre giorni dello scorso fine settimana dedicata agli operatori del settore, con 4 mila visitatori in tre giorni, si chiuderà domani, giovedì 16 febbraio, con la proclamazione delle stelle di fronte a 150 giornalisti provenienti da tutto il mondo.

La buona notizia, intanto, è che il Vino Nobile fa bene all’economia del territorio, ma soprattutto all’ambiente, e contribuisce alla salute e al benessere dei consumatori. Negli ultimi anni le imprese vitivinicole sono andate nella direzione della sostenibilità e oggi, grazie a un progetto di Amministrazione Comunale e Consorzio del Vino Nobile, si può definire una Docg “Emissioni Zero”.

“L’impegno del Consorzio e del Comune in questa direzione – spiega il Presidente del Consorzio del Vino Nobile, Andrea Natalini (nella foto) – non è nuovo e già in passato abbiamo dato vita a iniziative di questo tipo, senza contare le tante attività che le singole cantine svolgono con investimenti mirati proprio al risparmio energetico e ambientale”.

GLI INVESTIMENTI
Oltre 8 milioni di euro. A tanto ammontano gli investimenti diretti praticati dalle aziende produttrici di Vino Nobile negli ultimi dieci anni per la sostenibilità ambientale. E’ il dato che emerge da una analisi del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano che mette in evidenza come nel territorio di Montepulciano si siano moltiplicati negli ultimi anni provvedimenti per una gestione più sostenibile della produzione del vino. Oltre il 70% delle imprese (circa 60) ha già investito in progetti sostenibili, mentre il 90% ha in corso progetti di realizzazione di impianti.

Entrando nel dettaglio, delle 76 aziende consorziate, oltre il 70% ha un impianto fotovoltaico e il 35% si è dotato di solare termico per la produzione di calore. Il 20% ha sistemi di recupero delle acque reflue, mentre un 10% delle imprese ha investito nella geotermia. Negli ultimi anni circa la metà delle aziende ha sviluppato pratiche naturali, come la fertilizzazione, l’inerbimento, l’utilizzo di metodi di coltivazione meno impattanti. Questo si lega al concetto di biodiversità che vede oltre il 40% delle aziende di Vino Nobile praticare una agricoltura sotto il regime del biologico, alcune biodinamiche. Montepulciano vanta anche il primo caso in Italia di cantina “off grid” e altri casi esemplari già presi come modello da altre realtà vitivinicole.

Non è un caso che proprio su input dell’Amministrazione Comunale e del Consorzio del Vino Nobile sia in corso un progetto che porterà la certificazione di ogni bottiglia per dimostrare l’impatto zero della produzione sul territorio d’origine. Un percorso che ha preso il via qualche anno fa e che ha come presupposto la riduzione delle emissioni dei gas-serra e la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica e si pone come obiettivo la riduzione o la compensazione delle emissioni di CO2 derivanti dalle tre fasi su cui si articola la produzione della DOCG Vino Nobile (agricola, aziendale e di trasporto).

Al termine dell’iter del progetto Montepulciano, con la DOCG Vino Nobile, sarà il primo distretto vitivinicolo in Italia a poter certificare l’impatto zero sull’atmosfera della propria produzione vinicola. Il fine è giungere entro il 2020 (scadenza indicata anche dal Patto europeo dei Sindaci, a cui Montepulciano aderisce) alla neutralità delle emissioni di gas clima – alteranti grazie all’utilizzo da parte degli Enti pubblici o di privati di buone pratiche quali rimboschimenti, impiego di pannelli fotovoltaici, produzione di energia da centrali alimentate a biomasse etc.

LA CITTA’
“Il passaggio successivo – anticipa il Sindaco di Montepulciano Andrea Rossi – sarà certificare la sostenibilità dell’altra fonte primaria di reddito di Montepulciano, il turismo, allargato anche alla ristorazione, al commercio e alle stesse cantine. Una politica che incentivi gli acquisti da fornitori che producono in maniera etica, che inviti al riuso dei materiali, riducendo al massimo i consumi che – in prospettiva – preveda la circolazione dei centri abitati di mezzi pubblici alimentati ad elettricità”.

UN VINO “AMICO DEL CUORE”
Pici all’aglione, pasta e ceci, pollo nostrano arrosto agli aromi, coniglio alle olive, gustosi piatti a base di ingredienti toscani di stagione, accompagnati da olio extravergine di oliva e vino Rosso di Montepulciano DOC o Nobile DOCG regalano piacevolezza e benessere non solo al palato e allo spirito ma sono amici del cuore. Lo ha dimostrato, dai alla mani, il Dott. Giorgio Ciacci, enocrinologo, nutrizionista, al pubblico di operatori (produttori di Vino Nobile, ristoratori) che ha partecipato al seminario “I menù del cuore ed il Nobile: un matrimonio possibile”, promosso durante l’Anteprima 2017 dall’Azienda USL Toscana Sudest, dalla Società della Salute Valdichiana Senese e dalla Confesercenti Siena in collaborazione con il Comune di Montepulciano e con il Consorzio dei produttori.

L’iniziativa, inserita nel programma di “Cardiologie aperte”, settimana della prevenzione delle malattie cardio-vascolari, ha sancito l’adesione del Consorzio del Nobile al progetto “I menù toscani del cuore”, proposto dallo stesso Ciacci con l’adesione della Cardiologia degli Ospedali Riuniti della Valdichiana Senese, rappresentata dal direttore della Cardiologia provinciale, Dott. Franco Bui.

Si tratta di pietanze che, opportunamente preparate, non solo non perdono nulla sul piano della gratificazione del gusto ma donano benessere e apportano sostanze utili per l’organismo. Ciacci, sostenitore della dieta mediterranea, ha proposto ai ristoratori tali menù ed il Presidente del Consorzio del Vino Nobile Andrea Natalini, al momento del brindisi augurale, ha comunicato l’adesione dei produttori. I menù toscani del cuore porteranno dunque, nei locali che li adotteranno, proponendo quei piatti e quelle preparazioni, il logo del Consorzio.

DOMANI SI CHIUDE L’ANTEPRIMA
L’Anteprima come detto si chiuderà domani con la presentazione dell’annata 2016, a cura dell’enologo Emiliano Falsini, la proclamazione della valutazione dell’ultima vendemmia, a cui procederanno il Presidente del Consorzio del Vino Nobile Andrea Natalini ed il Sindaco di Montepulciano Andrea Rossi, e la degustazione comparativa delle nuove annate.

Ad arricchire il programma dell’appuntamento riservato alla stampa e alle Istituzioni, la riproposizione di una delle iniziative di maggior successo delle giornate per il 50.o anniversario della DOC, ovvero una degustazione di annate storiche che, come già avvenuto per la prima edizione, riserverà grandi e piacevoli sorprese.

Terminato il proprio lavoro in Fortezza, i giornalisti si distribuiranno sul territorio, ospiti delle aziende produttrici di Nobile e potranno quindi conoscere direttamente ed a fondo le diverse realtà ed il contesto in cui operano, prima di proseguire verso la tappa seguente delle Anteprime di Toscana.

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Sici investe 1,05 milioni di euro su Tenute Piccini

Sici Sgr Spa, attraverso il Fondo Rilancio e Sviluppo, ha annunciato di aver investito 1,05 milioni di euro in Gestioni Piccini Srl – Tenute Piccini, storica realtà del vino toscano di Castellina in Chianti (SI), attiva in diverse catene della grande distribuzione italiana. L’operazione del Fondo Rilancio e Sviluppo è avvenuta tramite la sottoscrizione di due cambiali finanziarie del valore unitario di 525 mila euro.

Gestioni Piccini Srl società attiva nella commercializzazione di prodotti vinicoli e proprietaria delle Tenute Piccini, dislocate in Toscana e Basilicata, aveva già annunciato in estate di aver “concluso con successo un’operazione di finanziamento attraverso l’emissione e la quotazione sul Segmento Professionale dell’ExtraMOT, sistema multilaterale di negoziazione organizzato e gestito da Borsa Italiana, del minibond ‘Gestioni Piccini S.r.l. – Tasso Fisso 5,5% – 2016/2022’, della durata di 6 anni e per un controvalore complessivo pari ad euro 5 milioni”.

“La nostra società – commentava Mario Piccini, amministratore delegato di Gestioni Piccini Srl – si è voluta confrontare con un mercato del credito in continua evoluzione, questo ha fatto sì che la nostra scelta si sia orientata verso l’emissione di un prestito obbligazionario, quotato sul Segmento Professionale ExtraMot di Borsa Italiana. Penso, che per la nostra realtà, questa operazione possa consentire una apertura al mercato del credito non propriamente convenzionale, stimolandoci a dare sempre il meglio con più trasparenza, per attrarre nuovi investitori che credano e ci supportino nelle nostre strategie per il raggiungimento di obbiettivi sempre più ambiziosi”.

Il prestito, costituito da cinquanta titoli di debito del valore nominale di 100 mila euro cadauno, è di tipologia senior secured, in quanto garantito da privilegio speciale sulla produzione vinicola di diverse annate e varietà, principalmente Chianti e Brunello di Montalcino. Si tratta del primo strumento di debito emesso ed ammesso a quotazione garantito da beni di derivazione vinicola.

Il Fondo comune d’investimento mobiliare chiuso “Rilancio e Sviluppo” è operativo dal 2012 ed ha come obiettivo principale quello di “realizzare plusvalenze da investimenti in società che nel medio termine possano presentarsi e strutturarsi come imprese leader sufficientemente patrimonializzate, in grado di affrontare le sfide della competitività internazionale e potenzialmente quotabili su mercati regolamentati, sia azionari che obbligazionari”.

IL NUOVO CORSO
Sotto la guida di Mario Piccini, nel 2015 la società ha raggiunto un volume d’affari di 50 milioni di Euro, di cui oltre il 70% generato all’estero. “Per la nostra azienda è un grande motivo di orgoglio aver fatto sposare la filosofia aziendale e le nostre strategie al Fondo Rilancio e Sviluppo con la sottoscrizione di due strumenti finanziari innovativi che permetteranno alla nostra Società di continuare il percorso di crescita”, commenta l’ad.

“Siamo particolarmente soddisfatti di aver perfezionato questa operazione – aggiunge Daniele Taccetti, presidente del consiglio di amministrazione di Sici – che costituisce un primo intervento in un settore che rappresenta una delle eccellenze del Made in Italy. Gestioni Piccini, in particolare, è ad oggi una solida realtà che ha saputo rilanciarsi e vincere le sfide dei mercati esteri, riuscendo ad assicurare la presenza dei propri prodotti in oltre 70 Paesi”.

“Riteniamo che gli operatori di Private Equity possano dare un contributo significativo allo sviluppo delle mpi del comparto disposte ad aprirsi ad una nuova cultura manageriale e finanziaria – aggiunge Taccetti – anche attraverso l’utilizzo di strumenti di finanza innovativa quali le cambiali finanziarie. Abbiamo esteso le possibilità di intervento di Sici a nuovi strumenti di finanza come cambiali finanziarie e prestiti ‘mezzanini’, che ben si adattano alle dimensioni e caratteristiche delle imprese del nostro territorio”.

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Vino novello 2016, produzione in caduta libera

E’ il primo vino della vendemmia, ma non fa (più) impazzire gli italiani. E’ un trend destinato a peggiorare di anno in anno quello della produzione e della vendita del “vino novello”. Reperibile anche nei supermercati italiani dal 30 ottobre, come da disposizione del Ministero delle Politiche agricole, si colloca quest’anno sul minimo storico di appena 2 milioni di bottiglie. Il deblocage, per la vendemmia 2016, è stato anticipato di quasi tre settimane rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese, in vendita solo a partire dal 17 novembre. La produzione del vino novello in Italia è iniziata verso la metà degli anni ’70, in risposta ai vignaioli francesi della zona di produzione del Beaoujolais. I ‘cugini’, per superare una stasi di mercato, misero sul mercato il Beaoujolais nouveau, volto a rivalorizzare il vino da uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale. In Italia il vino novello ha avuto una rapida espansione, come evidenzia il fatto che dieci anni fa si producevano ben 17 milioni di bottiglie made in Italy.

LE RAGIONI DEL CROLLO
“Ironia della sorte – evidenzia Coldiretti – a mancare quest’autunno saranno anche le castagne italiane, con il crollo del raccolto che si è verificato in Campania, la prima regione produttrice, dove si prevede un taglio fino al 90%, ma cali sono segnalati in tutto il Meridione mentre una leggera ripresa dei raccolti si stima al Nord, però, con alcune zone critiche a causa della siccità”.

All’origine del calo della produzione nazionale di vino novello, c’è una serie di fattori, a partire dalla limitata conservabilità, che ne consiglia il consumo nell’arco dei prossimi 6 mesi fino alla tecnica di produzione, la macerazione carbonica, che è più costosa di circa il 20% rispetto a quelle tradizionali. Ma sopratutto, come spiega la Coldiretti, “gli stessi vitigni che negli anni passati rappresentavano la base del novello vengono oggi spesso utilizzati per produrre vini ugualmente giovani, ideali per gli aperitivi, ma che non presentano problemi di durata”. Il ‘vino da bere giovane’ deve le sue caratteristiche al metodo di vinificazione utilizzato, che è stato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy ed è fondato sulla macerazione carbonica. Leggero, con bassa gradazione (11 gradi) e bouquet aromatico, il novello viene consumato soprattutto in abbinamento con i prodotti autunnali come le caldarroste.

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La Fortezza di Montepulciano rivive con 1,5 milioni di euro

E’ reale: la Fortezza di Montepulciano, storico edificio simbolo della città, è rinata completamente grazie all’impegno dei produttori di Vino Nobile di Montepulciano. Con il taglio del nastro di ieri per l’inaugurazione dell’Enoliteca del Consorzio e della nuova sede degli uffici consortili, l’edificio ha raggiunto il suo completo restauro ed è stato restituito completamente alla cittadinanza per essere sede ideale per mostre, eventi culturali, meeting di vario genere. “Un’opera che ha visto l’unanime adesione dei produttori di Vino Nobile – spiega il Presidente del Consorzio, Andrea Natalini – che in questi anni hanno di tasca propria investito in questa struttura continuando quel percorso di attenzione e sostenibilità per il territorio, per la sua storia e per la città di Montepulciano, che è il nostro valore aggiunto”.

“Il Consorzio del Vino Nobile – continua Natalini – ha sempre avuto un ruolo attivo nella tutela del patrimonio storico-artistico di Montepulciano. L’esempio più evidente di questo impegno, a cui i produttori associati sono stati invitati a partecipare dall’Amministrazione comunale insieme ad altri partner Istituzionali e privati, è la Fortezza, edificio di antichissime origini, la cui esistenza è già documentata addirittura nell’VIII secolo. Dai primi anni 2000, la Fortezza ha ospitato l’Anteprima del Vino Nobile; poi, nel 2007, è stato avviato un imponente progetto di restauro destinato a fare della struttura il punto di riferimento delle attività economiche del territorio nel settore vinicolo e delle produzioni tipiche e di qualità”.

Ieri, 8 ottobre 2016, in occasione dei festeggiamenti della Doc, è stata anche segnata la conclusione dei lavori in Fortezza, con il compimento della parte destinata all’Enoliteca e agli uffici del Consorzio. A quest’ultimo intervento, che ha riguardato il completamento del piano terra e la ristrutturazione del primo piano, il Consorzio del Vino Nobile ha contribuito in maniera consistente, insieme alla Kennesaw University della Georgia (USA) – che qui ha istituito la sua unica sede all’estero – e al Comune, per arrivare ad un totale di circa 1 milione e mezzo di euro. Complessivamente, la ristrutturazione della Fortezza, che ha visto il Consorzio impegnarsi anche nei due precedenti stralci, ha avuto una consistenza di quasi 3 milioni di euro, derivati anche da Fondi Regionali, Risorse CIPE e contributi GAL LEADER.

LE CELEBRAZIONI
L’occasione è stata data dalle celebrazioni per i 50 anni dall’ottenimento della Doc, prima in Italia, del Vino Nobile che per tutta la settimana hanno visto in festa l’intera città e che si sono concluse con il concerto di Omar Pedrini, ex cantante dei Timoria e grande amico del Nobile, proprio in Fortezza. Con un convegno celebrativo al Teatro Poliziano, al quale hanno partecipato numerose autorità, si sono ripercorsi i 50 anni che dal 1966 hanno fatto la storia di un vino che porta il suo territorio in tutto il mondo e che è un fortissimo traino per il turismo di qualità. Durante la mattinata si è esibita in via eccezionale la Divinorchestra condotta dal Maestro Luciano Garosi che ha eseguito l’Inno del Vino Nobile di Montepulciano scritto proprio dal Maestro dell’orchestra poliziana con il testo di Alamanno Contucci. Un’emozione unica che ha accompagnato prima al Teatro Poliziano, poi in Fortezza, prima del taglio del nastro.

IL PATRIMONIO DEL NOBILE
Cinquecento milioni di euro. E’ questa la cifra che quantifica il Vino Nobile di Montepulciano tra valori patrimoniali, fatturato e produzione. Nello specifico in oltre 200 milioni di euro è stimato il valore patrimoniale delle aziende agricole che producono Vino Nobile, 150 milioni circa il valore patrimoniale dei vigneti (in media un ettaro vitato costa sui 150 mila euro) e 65 milioni di euro è valore medio annuo della produzione vitivinicola, senza contare che circa il 70% dell’economia locale è indotto diretto del vino. Una cifra importante per un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, 2.200 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. A coltivare questi vigneti oltre 250 viticoltori (sono circa 90 gli imbottigliatori in tutto dei quali 76 associati al Consorzio dei produttori). Oltre mille i dipendenti fissi impiegati dal settore vino a Montepulciano, ai quali se ne aggiungono altrettanti stagionali. Nel 2015 sono state immesse nel mercato circa 7 milioni di bottiglie di Vino Nobile (in linea con l’anno precedente) e 2,8 milioni di Rosso di Montepulciano Doc

IL MERCATO
In linea con gli ultimi anni, anche il 2015 si conferma anno dell’export con una quota destinata all’estero pari all’80 per cento di prodotto, mentre il restante 20% viene commercializzato in Italia. Per quanto riguarda il mercato nazionale le principali vendite sono registrate in Toscana per il 47%, dato al quale si aggiunge il 19 per cento delle vendite al Centro. Al Nord è stato venduto il 16% del totale, mentre è cresciuta del 4% toccando quota 17 per cento. Per quanto riguarda l’estero si assiste a una torta divisa a metà tra Europa e paesi extra Ue. La Germania torna a crescere del 3 per cento con il 46% per cento della quota esportazioni e resta il primo paese per le vendite del Nobile. Strepitosa performance anche per la Svizzera (+7%) che con il 17 per cento rappresenta un importante sbocco. Il dato più significativo arriva ancora una volta dagli Stati Uniti che segnano un + 10% nel 2015 arrivando a rappresentare il 20 per cento dell’export del Nobile. Successo anche per i mercati asiatici ed extra Ue con oltre il 7 per cento delle esportazioni.

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Primitivo di Manduria 2016 pronto a conquistare l’estero

Venti milioni di litri per la vendemmia 2016 del Primitivo di Manduria, una cifra che permetterà di produrre 25 milioni di bottiglie con un miglioramento del 10- 12% rispetto all’anno 2015. Questi i dati ufficiali della raccolta uva per il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. “Un’annata a 5 stelle quella del 2016 che ha registrato una sorprendente eccellenza delle uve raccolte – dichiara Roberto Erario, presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria – La pioggia che ha sfiorato i vigneti non ha provocato danni in quanto l’80% di uva era già stata raccolta. Quindi qualità e quantità i valori di questa vendemmia. Un risultato straordinario che vorrei condividere con le 27 aziende ringraziandole del grande lavoro fatto in questi anni  e con i 800 viticoltori il cui ruolo è fondamentale”.

Ma dove ‘viaggeranno’ le 25 milioni di bottiglie di Primitivo di Manduria? Oltre all’Italia saranno esportate in molti Paesi esteri (60 – 70%): Stati Uniti, Canada ed Europa le destinazioni principali. Ma una buona parte sbarcherà anche in Cina. “Il primitivo di Manduria – aggiunge Erario – ultimamente sta conquistando, bottiglia dopo bottiglia, anche i mercati orientali, dove fino a pochi anni fa non c’era una grande cultura enologica.  Oggi invece parliamo di consumatori attenti, che si accontentano solo di un prodotto ma di altissima qualità”.

Il Consorzio, oltre a “supportare le aziende per penetrare nei mercati esteri”, conferma così il proprio impegno “nel tutelare il prodotto all’estero, contro eventuali abusi, atti di concorrenza sleale e contraffazioni,  il tutto per salvaguardare la grande denominazione pugliese”.

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