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Riforma Indicazioni geografiche Ue: nuove competenze per i Consorzi di Tutela

Riforma Indicazioni geografiche Ue nuove competenze per i Consorzi di Tutela
La definizione delle competenze turistiche dei Consorzi di Tutela è una delle novità più importanti giunte ieri con l’approvazione della bozza di Regolamento delle Indicazioni Geografiche dell’Unione europea da parte della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Ue. L’attribuzione di un ruolo istituzionale nella promozione del “Turismo Dop”, ossia del turismo enogastronomico legato a progettualità autentiche sui prodotti a Indicazione Geografica, segna un cambio di passo nelle politiche comunitarie. Un aspetto passato in secondo piano, di fronte ai proclami legati affossamento del vino croato Prošek, che continua – in maniera paradossale – ad essere considerato dalla politica e dall’industria il nemico internazionale numero uno del cosiddetto “sistema Prosecco”.

Un dettaglio, quello dei nuovi “poteri” assegnati ai Consorzi di Tutela, che non è sfuggito però a Mauro Rosati, direttore generale di Fondazione Qualivita, che plaude a una «novità in grado di produrre sviluppo per tutti i prodotti agroalimentari e vitivinicoli europei ed italiani Dop, Igp e per le bevande spiritose a indicazione geografica». Nella mission della Fondazione che ha sede a Siena c’è proprio la valorizzazione del settore dei prodotti Dop Igp Stg agroalimentari e vitivinicoli.

«Qualivita ha sostenuto con forza l’introduzione nel nuovo regolamento negli aspetti legati alla promozione dell’enoturismo e delle funzioni di coordinamento dei Consorzi di tutela – afferma Rosati – dopo aver sostenuto negli anni le numerose esperienze delle filiere Dop Igp italiane, sempre più al centro dell’offerta turistica nazionale. Lo testimoniano numerosi esempi, dai Caseifici Aperti del Parmigiano Reggiano Dop all’emergente esperienza del Cioccolato di Modica, cresciuta fortemente con il riconoscimento Igp».

PIÙ COLLABORAZIONE TRA CONSORZI E MINISTERO DELL’AGRICOLTURA

Siamo convinti che il ‘Turismo Dop’ in questa forma possa rivelarsi, anche per le piccole filiere a Indicazione Geografica, un vero volano per lo sviluppo delle produzioni e soprattutto dei territori, incentivando quelle attività turistiche a agrituristiche intimamente legate con la produzione agricola e agroalimentare italiana».

Il nuovo ruolo dei Consorzi di tutela permetterà loro di «collaborare concretamente» con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, di concerto con le istituzioni di settore come Ministero del turismo ed Enit, «per prendere parte a iniziative di promozione internazionale che possono essere ulteriore leva di crescita molto importante». Un’iniziativa che, sempre secondo Fondazione Qualivita, può dare «già nel breve periodo dei riscontri tangibili alle DOP IGP italiane, in particolare alle filiere di piccole dimensioni».

Da anni – evidenzia ancora Mauro Rosati – il “Rapporto sul Turismo Enogastronomico” realizzato dalla professoressa Roberta Garibaldi evidenzia una crescita di questo fenomeno, con numeri impressionanti frutto del costante lavoro delle imprese e delle numerose organizzazioni di promozione come Le strade dei Sapori e del Vino, Città dell’Olio, Le Città del Vino, Movimento Turismo del Vino eccetera».

Per quanto riguarda il settore specifico DOP IGP, l’Osservatorio Qualivita, solo nel 2022, ha contato oltre 230 eventi organizzati dai Consorzi di tutela fra degustazioni, visite outdoor, festival e iniziative che hanno risposto alla richiesta dei cittadini di esperienze vere nei territori del cibo e del vino. E in molti casi proprio le piccole filiere, che più di altre hanno subito gli effetti legati alla pandemia e alla contrazione di alcuni canali distributivi, sono riuscite a dare «una riposta concreta attraverso iniziative di vendita diretta e incoming turistico offrendo esperienze enogastronomiche qualificate».

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Barbera d’Asti Docg:+28% in valore in cinque anni

Una ricerca della Fondazione Qualivita promossa dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato delinea il percorso di crescita intrapreso dalla Denominazione. In particolare il valore della produzione certificata sfusa della Barbera d’Asti Docg è cresciuto del 28% nel corso ultimi 5 anni, attestandosi a 21 mln di euro a fronte di 164 mila hl di prodotto a denominazione. Quasi dieci punti in più del valore relativo a tutta la produzione a denominazione d’origine del Piemonte.

Due le principali motivazioni della crescita: una buona progressione dei prezzi e una buona tenuta dei mercati sia nazionali che esteri. Sul prezzo in particolare si assiste ad una variazione di +44% per la Barbera d’Asti Docg, considerando la media dei prezzi 2010-2014 e quella 2015-2019, a fronte di un incremento dei prezzi dei vini Doc-Docg italiani del +27%.

“Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato – ha dichiarato Filippo Mobrici, presidente del Consorzio di Tutela della Barbera, Vini d’Asti e del Monferrato – con le sue 13 denomina­zioni, può essere considerato il cuore unitario di un territorio unico e ricco di unicità enologiche, paesaggistiche e cultu­rali, dal 2014 Patrimonio dell’Umanità Unesco. Uno scenario che rappresenta circa il 30% della superficie vitata a Denominazione del Piemonte, dove convergono lavoro, cultura e occupazione”.

Nasce da questa consapevolezza – prosegue il Presidente – la volontà di investire in un progetto di ricerca che, a cominciare dalla Barbera d’Asti Docg, prodotto di massima identità in termini economici e di immagini, arrivi a tracciare un quadro analitico circostanziato del Monferrato del vino; un lavoro che metta in evidenza le attività e i numeri del Consorzio e le prospettive dei nostri vini, importanti e blasonati ambasciatori del made in Italy nel mondo”.

La ricerca ha inoltre evidenziato le buone pratiche di questo percorso di crescita, valutando 4 pilastri fondamentali: la comunità, cioè il capitale sociale produttivo; il valore, cioè il capitale sociale di mercato; le azioni per il futuro, sintesi prospettica del capitale sociale produttivo e di mercato; l’identità, attraverso la condivisione di valore e cioè il capitale sociale am­bientale.

Oltre 300 le aziende socie del Consorzio nel 2019, raddoppiate rispetto al 2014 a conferma del ruolo di aggregatore di interessi riconosciuto al Consorzio negli ultimi anni. Questo patrimonio relazionale, che combina le risorse e le competenze dei soci, permette di rendere più efficace ed efficiente la co-produzione di valore e lo sviluppo comune per costruire un vantaggio competitivo sostenibile e una conoscenza condivisa.

Tra le buone pratiche anche il progetto Barbera 2.0 condotto con l’Università degli Studi di Torino allo scopo di creare un’innovativa mappa sensoriale della Barbera d’Asti Docg attraverso l’analisi delle aree di produzione e delle caratteristiche chimico-fisiche e sensoriali del vino. Forte inoltre l’azione legale internazionale per la registrazione della Barbera d’Asti Docg nel mercato cinese a tutela dei veri produttori.

L’analisi conferma come la denominazione sia un simbolo del territorio. Secondo i risultati di una survey online somministrata ai referenti dei Comuni dell’areale di produzione della Barbera d’Asti Docg e del suo indotto il 46% degli intervistati trova che vi sia una relazione molto forte tra la Docg e il territorio.

In tal senso il turismo si rileva strategico per la Barbera d’Asti Docg: per il 58% del campione l’aumento dei flussi turistici è infatti il principale impatto che essa ha sul territorio. I dati sui flussi turistici mostrano un aumento negli ultimi 5 anni. Secondo dati Istat (variazione 2019 su 2014) nella provincia di Asti gli arrivi sono aumentati del +28% e le presenze del +15%, una crescita che porta con sé lo sviluppo di altri settori, dai servizi alle infrastrutture, fino alle ricadute benefiche su tutto il tessuto territoriale.

“La nuova ricerca, realizzata dalla Fondazione Qualivita per il Consorzio di Tutela della Barbera, Vini d’Asti e del Monferrato – ha affermato Mauro Rosati, Direttore Generale di Fondazione Qualivita – conferma come, anche in un momento di crisi come questo, i Consorzi di tutela siano strumenti di organizzazione e sviluppo che permettono di trovare soluzioni di crescita significative per tutto il territorio”.

“Per analizzare questi processi – ha concluso Rosati – abbiamo elaborato un modello di ricerca originale, basato su dati primari e secondari, indirizzato a cercare sia i dati economici che le altre dimensioni valoriali delle filiere legate alla zona di origine; turismo, sviluppo rurale, coesione sociale, sostenibilità ambientale sono solo alcuni degli ambiti in cui la Barbera d’Asti Docg ed in generale tutte le Indicazioni Geografiche più evolute riescono ad affermare dinamiche positive per i produttori e per un intero territorio”.

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