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Hofstätter, 2024 da incorniciare: due nuovi cru e futuro luminoso con Niklas Foradori

Hofstätter, 2024 da incorniciare due nuovi cru e futuro luminoso con Niklas Foradori Pinot Nero 2022 Barthenau Vigna Herbsthöfl e il Gewürztraminer 2022 Vigna Castello Rechtenthal
Due nuovi vini da cru: il Pinot Nero 2022 Barthenau Vigna Herbsthöfl e il Gewürztraminer 2022 Vigna Castello Rechtenthal. Ma soprattutto una nuova certezza, che sa di futuro luminoso: il definitivo ingresso in azienda di Niklas Foradori, 27 anni, accanto al padre Martin, alla madre Beatrix e alla sorella Emma. Tenuta J. Hofstätter, una delle cantine più iconiche dell’Alto Adige, sta per chiudere un 2024 da incorniciare. Un anno che vede consacrato su larga scala, dal Consorzio vini regionale, un approccio produttivo che da sempre appartiene ad Hofstätter. Quello legato alla valorizzazione dell’espressione della singola vigna e della singola zona, in particolare per i vini prodotti con le varietà bandiera Pinot Nero e Gewürztraminer. La recente approvazione delle Unità geografiche aggiuntive (Uga) da parte dell’ente presieduto da Andreas Kofler va proprio nella direzione intrapresa dal compianto Paolo Foradori, padre di Martin. Sin dal 1987.

IL PINOT NERO 2022 BARTHENAU VIGNA HERBSTHÖFL

Si parla ancor prima di vigna, che di varietà, al cospetto dell’ultimo vino rosso di Tenuta J. Hofstätter. Con il Pinot Nero 2022 Barthenau Vigna Herbsthöfl, la cantina fa un ulteriore passo in avanti nella profilazione del vitigno, in chiave moderna. Anzi, un passo in alto. Le uve provengono esclusivamente dalla parte più alta della Tenuta Barthenau, chiamata appunto Vigna Herbsthöfl. Un appezzamento situato a un’altitudine compresa tra i 430 e i 460 metri sul livello del mare.

Pinot Nero d’élite, frutto di una selezione massale avviata oltre 20 anni fa, a partire dal materiale genetico di Vigna Roccolo: il più antico vigneto di “Noir” dell’Alto Adige, impiantato nel 1942 e allevato a pergola. Barthenau Vigna Herbsthöfl 2022 richiama, per finezza e stratificazione, proprio il Barthenau Vigna Roccolo. Ma la maggiore escursione termica e la presenza di ghiaia calcarea nella base argillosa del terreno rendono il sorso ancora più teso e slanciato. La precisione è millimetrica, dal naso alla succosa persistenza.

Vino fresco come una lama, sostenuto da una spina dorsale minerale, veste un rosso leggermente più scarico dei “fratelli” Barthenau Vigna Roccolo e Barthenau Vigna S. Urbano. Segnale visivo di una direzione chiara, che punta a confermare Mazon non solo come la culla del Pinot Nero altoatesino, ma anche come la sua casa perpetua. Capace di resistere anche alle sirene dei cambiamenti climatici. Un vino, il Barthenau Vigna Herbsthöfl di Hofstätter di sicura longevità.

GEWÜRZTRAMINER 2022 VIGNA CASTELLO RECHTENTHAL

Cambia la varietà ma non cambia l’approccio con il Gewürztraminer 2022 Vigna Castello Rechtenthal. Cru, vigna, selezione, precisione tornano ad essere parole chiave al cospetto di un bianco prodotto, in precedenza, solo nella versione passito (lo Spätlese “Joseph”) da una parte del medesimo appezzamento. Una novità che prende vita in un “cru estremo”, con pendenze del 60%, situato a monte del cosiddetto “Rio Inferno” di Termeno, con esposizione sud. Siamo a 400 metri sul livello del mare. Non così lontano dalla Vigna Kolbenhof, altro cru di Gewürztraminer di Tenuta J. Hofstätter.

Qui le uve maturano molto lentamente, caricandosi di precursori per via dell’escursione termica elevata tra il giorno e la notte e per la presenza di correnti ventose fredde, lungo l’infernale canalone. Tutti elementi che condizionano il risultato finale, in positivo. Non un cambio di rotta, quello di Hofstätter con il Gewürztraminer 2022 Vigna Castello Rechtenthal. Piuttosto, un vino in linea con il generale trend di snellimento della varietà tipica dell’Alto Adige. Che, qui, fa fiera mostra di una freschezza affilata, pur nel contesto di un sorso che non rinuncia a peso specifico e leggiadra concentrazione aromatica.

IL FUTURO NELLE MANI DI NIKLAS FORADORI: PINOT NERO E DEALCOLATI

Non ha “messo le mani” sui due nuovi vini da cru di famiglia. Ma che Niklas Foradori abbia la stoffa e la voglia di mettersi sulle spalle l’azienda, è chiaro sin dallo sguardo. Ventisette anni da compiere il prossimo 20 novembre e un curriculum che fa invidia a molti coetanei italiani, con vendemmie in Germania (Rheingau e Baden), Francia (Borgogna), Stati Uniti (Oregon) e Sudafrica, oltre che nel Chianti Classico. Due quelle “in casa”, nel 2021 e proprio nel 2024, anno della sua definitiva consacrazione a Termeno.

È dopo gli studi classici (come il nonno) che il figlio di Martin Foradori lega a doppio filo il suo futuro alla viticoltura e all’enologia, arrivando a laurearsi a Geisenheim. Due grandi passioni: il Pinot Nero e Die Roten, la squadra di calcio tedesca Bayern di Monaco. Con netta prevalenza del primo, viste le tappe internazionali scelte per farsi le ossa: quasi tutte patrie del Noir. Giovanissimo, ma già capace di indirizzare la Tenuta. «Se abbiamo iniziato con i vini dealcolati della linea Steinbock Alcohol Free Sparkling, la nostra innovativa bollicina senza alcol base Riesling, è solo grazie a lui», ammette Martin Foradori Hofstätter.

E le novità arrivano anche su questo fronte, con l’ormai prossimo lancio sul mercato di un nuovo spumante dealcolato, prodotto ancora una volta con uve Riesling, ma da una base Kabinett. Il basso contenuto alcolico del vino base e il residuo zuccherino della categoria (circa 45 g/l naturali), più alto rispetto a quello del già noto “Steinbock Selection Dr. Fischer” (39 g/l da mcr), regalano uno dei dealcolati più preziosi reperibili in Italia. Un segmento in crescita, al palo della burocrazia italiana, su cui giovani come Niklas Foradori scriveranno certamente capitoli interi. Senza scordare il Pinot Nero, of course.

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Aldi lancia Zerozecco: un po’ “Prosecco” e un po’ “alcohol free sparkling”


Zerozecco“: un po’ “Prosecco” (pardon, ProZecco) e un po’ “alcohol free sparkling white“. Non passa inosservata la novità nell’assortimento dei vini di Aldi. Il nome di fantasia scelto dall’insegna tedesca rinforza il concetto di “ingresso in gamba tesa” del discount nel mondo dei vini e spumanti “No-low alcohol”, in Italia. “Zerozecco” costa meno di un terzo dello spumante senz’alcol in vendita nei supermercati Esselunga, ovvero il “Virgola Zero” Alcohol Free Sparkling del brand Dr. Fischer, salito nel 2024 a 11,50 euro rispetto ai 10,90 euro con cui aveva fatto il suo esordio sugli scaffali del retailer milanese, nell’estate 2022.

ZEROZECCO RICHIAMA LA DOC PROSECCO?

La mossa di Aldi è significativa sotto diversi aspetti. In primis colpisce per il sostanziale “sprezzo” nei confronti della Doc veneto-friulana, il Prosecco per l’appunto, richiamato in maniera piuttosto netta dal nome di fantasia “Zerozecco”, così come avviene nel mondo con altri prodotti da catalogare nel mare magnum del cosiddetto italian sounding. Va detto che, ad oggi, non risultano azioni legali o diffide del Consorzio a tutela della denominazione nei confronti dell’utilizzo di un simile nome di fantasia, come dimostra il cospicuo stock della referenza in diversi punti vendita Aldi.

Lo scaffale è ben rifornito e l’etichetta è presente a banco nella zona riservata ai vini più “pregiati” dell’assortimento, adagiati in eleganti cassette di legno. Nulla, insomma, fa pensare a un’avvenuto o pronosticabile ritiro preventivo del prodotto, dettato dal potenziale nervosismo del “Sistema Prosecco” nei confronti dell’insegna tedesca, messo nero su bianco per vie legali. In sintesi, tutto tace dalle parte di Treviso. E Aldi vende la sua etichetta.

IL PREZZO DI ZEROZECCO, ALCOHOL FREE SPARKLING WHITE DI ALDI

Altro elemento che salta all’occhio è il prezzo di sell-out di “Zerozecco”, decisamente aggressivo se si pensa che 3,49 euro è il prezzo pieno ma, all’inizio di aprile 2024, l’alcohol free sparkling white in questione era a volantino ad appena 2 euro (42% di sconto). Un posizionamento ben diverso da quello dello spumante senz’alcol proposto da Dr. Fischer Group in Esselunga (vino su cui c’è lo zampino del produttore altoatesino Martin Foradori – Hofstätter), prodotto con uve Riesling della Mosella. Si cominciano dunque a intravedere le prime schermaglie di una guerra al ribasso sulla categoria dei dealcolati, per lo meno nella grande distribuzione organizzata.

Come si orienteranno le altre insegne? Lo vedremo. Interessante, poi, anche il confronto dell’etichetta nutrizionale dei due “spumanti senz’alcol”. Zerozecco sparkling white è più “calorico” di “Virgola Zero” alcohol free sparkling: 25 kcal contro 19 kcal per 100 ml. L’etichetta di Aldi contiene di fatto più zucchero di quella di Esselunga: 5,7 grammi contro 4. Dettagli tecnici confermati anche dall’assaggio della nuova referenza, prodotta in esclusiva per il discount multinazionale tedesco da Peter Herres Wein und Sektkellerei GmbH (nota anche come Herres Sekt – House of Sparkling) a Trier. Notato nulla? La zona di produzione è, ancora una volta, la Mosella.

L’ASSAGGIO DI ZEROZECCO: COM’È IL NUOVO SPUMANTE SENZ’ALCOL DI ALDI?

(3 / 5) Partiamo dalla definizione. Come precisa Aldi, “Zerozecco” è un «vino spumante analcolico ottenuto da vino dealcolizzato». Tra gli “ingredienti”, il vino dealcolato figura con una percentuale del 70%, ma non viene precisata la varietà di uva utilizzata dal produttore. Lo abbiamo provato per il lettori di Vinialsuper, assegnando un punteggio di 3 “cestelli della spesa” sui 5 a disposizione. Grana del “perlage” – ovvero grandezza della “bollicina” – piuttosto fine, ma davvero poco persistente alla vista. Naso dolce, aromatico, molto fruttato. “Zerozecco” ricorda, per certi versi, alcune espressioni di spumante ottenuto con uve Moscato in Piemonte o in Oltrepò pavese.

Più in sottofondo, ecco una vena erbacea: memorie di fieno e salvia si uniscono armoniosamente ai fiori di sambuco. Bollicina piuttosto integrata al palato, non disturbante e capace di dare verve a un sorso tendenzialmente morbido, su ritorni di frutta molto matura come albicocca, pesca e frutta esotica a polpa gialla, più che bianca. In definitiva, Zerozecco è uno sparkling white alcohol free piuttosto equilibrato e godibile. Da consumare in occasione dell’aperitivo, con una temperatura di servizio compresa tra gli 8 e i 10° centigradi. Conservazione di circa un anno e mezzo, sulla base della “data di scadenza” che va apposta per legge sull’etichetta del prodotto, regolarmente presente (nel caso della bottiglia degustata, 09/2025).

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Vini analcolici: cooperative vitivinicole mondiali in pressing sull’Ue

L’inclusione dei vini analcolici e a basso contenuto alcolico nella legislazione dell’Ue è «un primo passo importante». Ma è «necessario un adeguato quadro giuridico e di marketing per il loro sviluppo, per gestire le aspettative dei consumatori e garantire le strategie a lungo termine delle aziende vinicole». È l’opinione sui vini dealcolati espressa dai colossi che hanno preso parte al Forum Mondiale della Cooperative vitivinicole 2022.

Un incontro tenutosi proprio in Italia, per la precisione nelle sedi di Caviro, in Emilia Romagna, tra il 18 e il 20 ottobre. Con queste premesse, è facile ipotizzare un pressing sempre più costante e iniziative di lobbying nei confronti dell’Unione europea, volto ad ottenere maggiori aperture legislative sui “vini senza alcol“. Includendoli, si presuppone possa essere questo l’obiettivo finale, tra i vini a Denominazione di origine e a Indicazione geografica protetta (Dop e Igp, per l’Italia) dell’Ue.

Perché, come dicono chiaro i massimi rappresentanti di alcune tra le cantine più influenti del mondo, «il quadro giuridico dovrebbe garantire condizioni di parità, basate su regole qualitative di produzione e presentazione». Tradotto: il vino tradizionale e i vini analcolici dovrebbero avere parità di trattamento, nel contesto dei disciplinari di produzione.

A sostenerlo, insieme a Caviro, sono Capel, Fecovita, La Riojana, Vicca, Cenecoop, Aurora, Garibaldi, Sao Joao, Nova Alianca, Pradense, Cevipe. E ancora: Val D’Orbieu – Cordier, Vinadeis, Baco D-Coop, Cuatro Rayas, Manjavacas, Martin Codax, Porto do Barca, Adega Vila Real e CCWCoop. Ovvero alcune tra le maggiori cooperative vitivinicole mondiali, con sede in Italia, Spagna, Francia, Uruguay, Cile, Argentina, Portogallo, Brasile, Australia e Bolivia.

I VINI DEALCOLATI NELL’UE: DIBATTITO CALDO

Tutto si baserebbe sulle richieste di mercato crescenti per il segmento delle bevande low and no-alcohol. «La domanda è in crescita – sottolinea a winemag.it Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del Ceev – Comité Européen des Entreprises Vins – e se le aziende vinicole non la “catturano”, altri lo faranno con prodotti non basati sul vino».

Del resto, «poiché un numero crescente di persone sceglie di bere “meno e meglio”, l’universo delle bevande a basso e nullo contenuto alcolico si sta rapidamente espandendo e sta migliorando dal punto di vista qualitativo».

Secondo una recente ricerca di InsightAce Analytic, il mercato globale delle bevande a basso e nullo contenuto alcolico è valutato 22,5 miliardi di dollari nel 2021. E si prevede che raggiunga i 68,9 miliardi di dollari entro il 2030. Con un tasso di crescita annuale composto (Cgar) del 14%, nel periodo di previsione 2022-2030.

Il gigante della birra Anheuser-Busch InBev, alias AB InBev, che commercializza marchi come Corona, Leffe, Stella Artois, Tennent’s e Becks, ha dichiarato di voler raggiungere con i propri prodotti a basso o nullo contenuto alcolico almeno la quota del 20% sul volume globale commercializzato, entro il 2025.

VINI SENZA ALCOL VS VINI TRADIZIONALI NELLE DO ED IG

«Mentre la categoria dei prodotti a basso e nullo contenuto alcolico è dominata dalla birra – spiega ancora Ignacio Sánchez Recarte – alcuni studi indicano il vino tra gli 0% e i 0,5% di percentuale in volume d’alcol come il settore in più rapida crescita. Con un aumento del 26% e consumatori identificati principalmente come “over 45”. Bevitori abituali di vino che cercano di ridurre le spese durante la settimana, senza sacrificare la cerimonia legata al vino o il gusto».

Considerando che questi prodotti innovativi a base di uva non sono mai stati commercializzati nell’Unione come “vino”, il Ceev ha sostenuto con forza la definizione di questi prodotti all’interno della legislazione vinicola dell’Ue».

Le richieste della filiera sono state inserite nel dicembre 2021 nella legislazione vitivinicola. «Ma sebbene sia autorizzata la dealcolazione parziale e totale per i vini senza Indicazione geografica o Denominazione di origine – continua il segretario Ceev – è autorizzata al momento solo la dealcolazione parziale per i vini con Indicazione geografica protetta o Denominazione di origine protetta».

Un dettaglio che, al momento, sbarra la strada alle cooperative vitivinicole mondiali che intendono investire sul mercato dei vini analcolici dell’Ue (altrove già molto fiorente, vedi gli Stati Uniti). Nel frattempo, in Italia, a fare passi da gigante verso i vini senza alcol è la grande distribuzione.

Da Esselunga è in vendita da qualche mese “Virgola Zero“, Alcohol Free Sparkling prodotto a partire da un Riesling della Mosella dal produttore altoatesino Martin Foradori (Hofstätter), proprietario in Germania di Dr. Fischer. La stessa cantina commercializza un altro spumante dealcolato, “Steinbock”, presentato a Vinitaly nel 2021.

“Virgola Zero” Alcohol Free Sparkling, Dr. Fischer: da Esselunga un Riesling della Mosella senza alcol

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“Virgola Zero” Alcohol Free Sparkling, Dr. Fischer: da Esselunga un Riesling della Mosella senza alcol

Novità tra i vini di Esselunga. Si tratta di “Virgola Zero” Alchol Free, un Riesling della Mosella senza alcol prodotto da Dr. Fischer, cantina tedesca rilevata nel 2015 da Martin Foradori dell’altoatesina Hofstätter, insieme a Nikolaus “Nik” Weis di Weingut St. Urbans-Hof (Leiwen, Germania).

«La nuova referenza – spiega Esselunga in esclusiva a Vini al Supermercato – è stata inserita in assortimento per tutti quei clienti che non possono o non gradiscono consumare prodotti alcolici, ma non vogliono rinunciare a un brindisi o a un aperitivo con un buon prodotto ottenuto da una base di vino».

«È stato scelto il prodotto della cantina Dr. Fischer poiché ritenuto migliore rispetto ai campioni testati – continua l’insegna di Milano -. Grazie a un attento metodo di dealcolizzazione, vengono preservati gli aromi e i profumi di un Riesling della Mosella».

UNA FETTA D’ITALIA NEL RIESLING DELLA MOSELLA SENZA ALCOL

La nuova etichetta “Virgola Zero” Alchol Free parla, di fatto, anche un po’ italiano. Con l’ingresso di Martin Foradori (nella foto sopra) in qualità di managing director, l’azienda ha spostato nel luglio 2020 la propria sede legale dal villaggio di Ockfen all’altro comune Grand Cru del Riesling, Kanzem, poco distante.

Nulla è cambiato nello stile produttivo, che riflette la grande passione di Foradori – tra l’altro attuale vice presidente del Consorzio Vini Alto Adige – per il vitigno principe della Mosella. La novità dell’assortimento di Esselunga è tuttavia un prodotto completamente diverso dai grandi Riesling tedeschi.

Si tratta di uno spumante che conta tra gli “ingredienti” mosto concentrato rettificato e anidride carbonica. A differenza degli spumanti convenzionali, “Virgola Zero” Alcohol Free ha una data di scadenza di circa 3 anni (01/2025 per il lotto L07563, attualmente in commercio nella rete di supermercati Esselunga).

DATA DI SCADENZA E 3 GIORNI DI “VITA” PER LO SPUMANTE SENZA ALCOL

Un’ulteriore avvertenza riguarda le tempistiche di consumo. Dopo l’apertura, lo spumante conserva le proprie caratteristiche per un massimo di 3 giorni, se conservato al fresco. La vera particolarità è però la dealcolizzazione, che consente di azzerare la presenza di alcol nel vino.

Un processo normato dall’Unione europea, che vorrebbe addirittura inserire la tipologia dei vini dealcolati tra quelli a Denominazione di origine, non senza le resistenze di numerosi stakeholder e associazioni del settore, anche italiane.

Il metodo per ottenere “vini dealcolati” è ormai consuetudine in diversi continenti, dove questa tipologia sta spopolando. All’interno di un’apparecchiatura viene ridotta la pressione atmosferica a circa 15 mbar. Grazie a questo procedimento si abbassa anche il punto di ebollizione dell’alcol, da circa 78° C a circa 25-30° C.

Sul retro dell’etichetta dello spumante, c’è un altro elemento molto discusso: le informazioni nutrizionali per 100 ml. Si va dalle 81 KJ (19 Kcal) ai grassi e grassi saturi, inferiori a 0,1 g. Sale a 4,5 g la conta dei carboidrati, di cui 4 grammi di zuccheri. Proteine e sale inferiori al grammo.

VIRGOLA ZERO ALCOHOL FREE SPARKLING ESSELUNGA: LA DEGUSTAZIONE

(3 / 5) Alla vista, “Virgola Zero” Alcohol Free si presenta di un giallo paglierino luminoso, dai riflessi dorati. Il perlage è di grana medio-fine. Il naso cambia lasciando lo spumante “respirare” per qualche minuto. Dall’iniziale nota predominante che ricorda il miele millefiori si vira su una mela matura, cotogna.

Perdurano le note vegetali (erba e accenni leggeri d’agrume, che richiamano il vitigno). Più in sottofondo, un floreale di camomilla e una pesca bianca. In definitiva, un quadro piuttosto armonico, decisamente morbido. Il palato rispetta le premesse, in perfetta corrispondenza gusto olfattiva, ma solo in ingresso.

Lo spumante “Virgola Zero” Alcohol Free di Dr. Fischer si sposta dal centro bocca al finale su sentori decisamente citrici. La chiusura di sipario, non del tutto armonica, è sulla mela e sulla pera acerba. Un vino, dunque, che non delude del tutto le aspettative, pur mancando tipicità e armonia generale: 3 cestelli della spesa, nella consueta scala di valutazione dei vini Gdo adottata da Vini al Supermercato.

DA STEINBOCK SELECTION DR FISCHER A VIRGOLA ZERO: «LA FESTA È DI TUTTI»

Martin Foradori e la sua cantina tedesca Dr. Fischer non sono nuovi alla produzione di vini senza alcol. A giungo 2021, il produttore altoatesino, patron di Hofstätter, ha lanciato sul mercato il suo primo “Alcohol Free Sparkling”, una “bollicina” dealcolata. Ventimila bottiglie, commercializzate per l’esattezza con il nome “Steinbock Selection Dr. Fischer“.

«Non voglio entrare in polemica – riferiva Foradori all’Ansa – chiamiamola pure bevanda analcolica. Gli spunti sono arrivati nel corso del tempo, dalle diverse esperienze, anche con il contributo di mio figlio Niklas, che sta completando gli studi di Enologia in Germania».

Durante il mio tirocinio in Svizzera – aggiungeva Foradori – ho imparato il concetto che è meglio agire che reagire, e cosi ho voluto fare. Le indagini di mercato e il trend dei consumi mi hanno spinto a velocizzare il processo di analisi con prove tecniche e di assaggio. Fino al punto di decidere di lanciarmi in questa avventura, a costo di essere criticato».

«I consumatori sono pronti, nel mondo anglosassone questi prodotti sono molto diffusi e fanno passi da gigante. Pensiamo poi a diversi aspetti: le persone che non bevono – chiosava Martin Foradori – sono molto più numerose di quelle che consumano alcolici».

«Il nostro Steinbock Alcohol Free – riferiva all’Ansa, sempre nel 2021 – è adatto a chi fa sport, a chi guida, a chi non beve alcool per motivi religiosi. Inoltre contiene solo 19 calorie (le stesse di “Virgola Zero”, oggi commercializzato da Esselunga allo stesso prezzo di Steinbock, ndr). Un prodotto a 360 gradi, chiunque può partecipare alla festa». Prosit.

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Andreas Kofler (Cantina Kurtatsch) è il nuovo presidente del Consorzio Vini Alto Adige

Andreas Kofler, presidente della Cantina Kurtatsch, è stato designato presidente del Consorzio Vini Alto Adige, in occasione della prima riunione del nuovo Consiglio di amministrazione. Martin Foradori, della Tenuta J. Hofstätter di Termeno, è stato confermato vicepresidente. Kofler subentra a Maximilian Niedermayr, che non si è ricandidato e che a causa del Coronavirus ha ricoperto la carica di presidente per un periodo più lungo di quanto originariamente previsto

«Negli ultimi anni Niedermayr ha svolto un lavoro di sviluppo estremamente prezioso per il Consorzio e, con l’Agenda della sostenibilità 2030, ha tracciato il cammino del settore vinicolo altoatesino verso il futuro. Egli, inoltre, in questo periodo tanto difficile per il settore vinicolo, ha reso il Consorzio un vero e proprio pilastro», ha dichiarato il neo presidente ringraziando il suo predecessore.

Oltre al superamento della crisi causata dalla pandemia, quali priorità per i prossimi anni Kofler indica la definizione e l’ulteriore sviluppo delle delimitazioni territoriali e un rafforzamento delle vendite sul mercato nazionale e delle esportazioni, grazie a un ulteriore miglioramento dell’immagine del vino dell’Alto Adige.

«Ciò include anche un’ulteriore messa a fuoco dell’identità del vino dell’Alto Adige nonché il consolidamento del nostro ruolo di produttori di vini rossi di pregio e di migliore regione d’Italia per i vini bianchi, comunicando il tutto con più efficacia anche a livello internazionale», sottolinea il nuovo presidente.

«Il Consorzio continuerà anche a definire il quadro generale per uno sviluppo sostenibile e di alta qualità delle aziende vinicole altoatesine di ogni ordine di grandezza – spiega Kofler – Siamo pur sempre la piattaforma centrale per tutti coloro che hanno un ruolo nella viticoltura e nel settore vinicolo».

Kofler, che si definisce “amante del vino”, non è solo frutticoltore e viticoltore a Cortaccia, ma lavora anche come docente presso la scuola professionale Laimburg e, da sette anni, gestisce la Cantina Kurtatsch in qualità di presidente. Per tre anni, inoltre, ha presieduto il Consorzio delle Cantine Altoatesine ed è membro del Consiglio di amministrazione del Consorzio Vini da sei anni.

Come vice di Andreas Kofler è stato rieletto Martin Foradori, che ricopre la carica di vicepresidente fin dalla fondazione del Consorzio nel 2007 ed è presidente dell’associazione Tenute dell’Alto Adige. «Tra i prodotti agricoli dell’Alto Adige il vino è quello con l’immagine più sostenibile – dichiara Foradori – Questo dimostra che abbiamo già raggiunto importanti risultati, i quali però non ci devono far dormire sugli allori. In fin dei conti siamo solo all’inizio di un entusiasmante percorso di crescita».

Oltre a Kofler e a Foradori sono stati rieletti nel Consiglio di amministrazione Hannes Baumgartner (Strasserhof), Michael Bradlwarter (Cantina Bolzano), Christian Sinn (Cantina Kaltern) e Peter Zemmer (Tenuta Peter Zemmer). Georg Eyrl (Cantina Terlano), Clemens Lageder (Tenuta Alois Lageder), Klaus Pardatscher (Cantina Produttori San Michele Appiano) e Stefan Vaja (Tenuta Glassier) sono invece i quattro nuovi membri dell’organo associativo.

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Alto Adige Wine Summit 2019, tutti d’accordo: “Meglio la zonazione dei Piwi”


BOLZANO –
Il futuro della viticoltura altoatesina è nella zonazione, nella mappatura del microclima dei singoli vigneti e nella ricerca di nuovi terreni “in alta quota“. Tutti strumenti utili a contrastare i cambiamenti climatici. È quanto emerso dal convegno inaugurale dell’Alto Adige Wine Summit 2019, venerdì 6 settembre al NOI Techpark di Bolzano.

Una kermesse che si conclude oggi a mezzogiorno, dopo aver raccolto nella provincia autonoma circa 150 professionisti e opinion leader del settore vitivinicolo provenienti da 16 Paesi del mondo, per un focus sulla produzione altoatesina che ha interessato un totale di 58 produttori.

Inattesa, tuttavia, la timidezza sul fronte dei Piwi, le varietà resistenti agli attacchi fungini, di cui proprio l’Alto Adige è culla italiana. Emblematico, al convegno, l’intervento del presidente del Consorzio di Tutela Vini, Maximilian Niedermayr, che ricopre anche il ruolo di presidente della cantina cooperativa Colterenzio.

“Il progetto di zonazione del territorio – ha evidenziato Niedermayr – ci ha impegnato in maniera assidua negli ultimi anni, ma vogliamo fare un ulteriore passo avanti, indicando quali sono i vitigni migliori da allevare all’interno di ognuna delle 86 aree identificate“.

Non solo. “Nel futuro pensiamo di consentire di produrre solo vini da singole varietà in questi ‘cru’ – ha aggiunto Niedermayr –proibendo i blend al fine di caratterizzarli in maniera chiara e univoca. Contestualmente sarà abbassata la resa per ettaro all’interno dei disciplinari Doc. Attendiamo ancora le autorizzazioni definitive, ma siamo fiduciosi”.

A fare eco al presidente del Consorzio, un produttore affermato come Martin Foradori: “Il palcoscenico su cui recitare in futuro come Alto Adige non è certo quello del Pinot grigio o della Schiava da 2,50 euro”.

“Noi produttori – ha sottolineato ancora il vignaiolo – dobbiamo ricordare le nostre specificità ed fare una ‘fuga in avanti’. Il giusto collegamento tra specifico vitigno e specifico vigneto è la via corretta da percorrere. Non abbiamo necessità di introdurre nuovi vitigni, ma di rendere più congeniali quelli che già ci sono“.

Andreas Kofler, giovane e dinamico presidente che sta contribuendo a proiettare Cantina Cortaccia (Kurtatsch) in una dimensione internazionale e volta alla qualità assoluta, non ha nascosto di essere d’accordo con il collega produttore.

Sono convinto che la produzione viticola dell’Alto Adige sia al bivio – ha detto Kofler – negli ultimi 30 anni abbiamo fatto tanta strada, ma adesso dobbiamo tirare i remi in barca. Qualcuno nega i cambiamenti climatici, ma noi produttori di vino li abbiamo sotto gli occhi giorno per giorno e vediamo come incidono sulle uve che vendemmiamo”.

“Dovremo adeguare in tal senso anche le scelte sui vitigni. I Piwi – ha proseguito Andreas Kofler – potrebbero essere una soluzione, ma le barbatelle piantate da pochi anni non assicurano una produzione eccellente in poco tempo”.

“Dobbiamo ancora fare esperienza e commettere errori per dirci pronti sul fronte delle varietà resistenti. Ecco perché stiamo puntando tutto, come cooperativa, sulla mappatura e sulla zonazione dei vigneti dei nostri soci conferitori, nell’ottica di restituire il meglio di ogni terreno nel calice”, ha concluso Kofler.

Magdalena Pratzner di Tenuta Falkenstein ha ribadito il concetto: “Mio nonno diceva sempre che il vino si fa in campagna, non in cantina. Fondamentale, dunque, approfondire il discorso della zonazione, tenendo bene a mente che conta più di qualsiasi altra cosa la varietà giusta nella giusta area di produzione”.

PAROLA AI RICERCATORI
A confermare in maniera emblematica le parole dei produttori anche Barbara Raifer, intervenuta al convegno dell’Alto Adige Wine Summit 2019 in qualità di responsabile del settore Viticoltura del Centro di Sperimentazione Laimburg di Ora (Bolzano).

“In realtà – ha dichiarato – i nuovi vitigni Piwi sono un tema piuttosto limitato. Varietà come Traminer o Pinot nero hanno almeno mille anni di storia in Alto Adige. La necessità di proseguire sul tema delle ‘resistenze’ c’è, ma possiamo migliorare moltissimo la nostra produzione anche con altre azioni”.

Quali? “Il nostro centro di ricerca – ha risposto Raifer – fornisce a tutti i viticoltori che intendono impiantare un nuovo vigneto tutti gli strumenti per comprendere qual è la varietà migliore per l’appezzamento prescelto. Ci stiamo inoltre impegnando a fornire dettagliate descrizioni microclimatiche”.

“Una soluzione – ha proseguito la ricercatrice – potrebbe essere l’alta quota, ma l’ombra condiziona molto la produzione del vino. A quote maggiori sono pochi i terreni di qualità, che godono della necessaria irradiazione solare durante la giornata”.

I numeri snocciolati dagli esperti durante il convegno parlano chiaro. Considerando tutte le superfici inutilizzate o attualmente allevate a meleto e potenzialmente riconvertibili, gli ettari a disposizione della viticoltura del futuro dell’Alto Adige sono 8000.

La cifra più realistica si aggira dunque attorno ai 4000 ettari di nuovi impianti, tenendo conto anche le nuove aree “in quota”, tra i 700 e i 1000 metri di altezza sul livello del mare. “Salire in quota con la viticoltura comporta rischi – ha però ammonito Barbara Raifer – e non è poi detto che tutto ciò che di negativo prevedono i climatologici si avvererà”.

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