Il Consorzio Vino Chianti chiude il primo trimestre dell’anno con oltre 186 mila ettolitri di Chianti immessi sul mercato. Un +4% rispetto ai 179 mila dello scorso anno pari a circa un milione di bottiglie di vino in più. Un risultato migliore anche del 2019, anno pre Covid, quando nel il primo trimestre si fermò a 182 mila ettolitri.
«I dati del primo trimestre sono un ottimo segnale – dichiara Marco Alessandro Bani, direttore del Consorzio – che ci fa ben sperare anche per il resto dell’anno in corso. Nonostante la produzione sia ferma, vediamo che l’interesse dei consumatori verso i vini Chianti resta altissimo. In questi mesi di stallo come Consorzio non ci siamo mai fermati, abbiamo messo in campo molte attività, sia in Italia che all’estero, per tenere alta l’attenzione sul comparto e mantenere le nostre quote di mercato».
«Ci auspichiamo – aggiunge Bani – che si possa ripartire al più presto. Le riaperture delle attività, che si intravedono all’orizzonte nelle ultime dichiarazioni del Governo, potrebbero dare una spinta decisiva alle vendite nel canale Horeca e permetterci di chiudere il 2021 in crescita rispetto al 2020, anno in cui, nonostante la pandemia, abbiamo registrato un aumento delle vendite pari all’1,2%».
Il Consorzio Vino Chianti conta 3.000 produttori per 15.500 ettari di vigneto e una produzione annua di circa 800 mila ettolitri. Secondo il bilancio del primo trimestre del 2021 il vino Chianti rappresenta il 32% del totale dell’offerta vitivinicola toscana.
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Nonostante il periodo di forte crisi causato dal Covid, le aziende vitivinicole toscane hanno deciso di continuare a investire, ma secondo il Consorzio Vino Chianti i fondi resi disponibili da parte della Regione Toscana non sono sufficienti.
«Mancano all’appello 14 milioni – commenta Marco Alessandro Bani, direttore del Consorzio – le aziende stanno scommettendo sulla ristrutturazione dei vigneti per migliorare la qualità del prodotto finale, ma la Regione deve garantire la liquidità necessaria per coprire tutti gli investimenti».
Le aziende, infatti, hanno chiesto 24 milioni circa di contributi per la ristrutturazione dei vigneti per le domande fatte nel 2020, ma le risorse stanziate per rimborsare il 50% delle spese si fermano a 10 milioni. Quello relativo alla ristrutturazione dei vigneti, inoltre, non è l’unico bando a cui le aziende hanno risposto con entusiasmo.
«Per finanziare la misura investimenti nelle cantine e nelle attrezzature sono state presentate 500 domande – aggiunge Marco Alessandro Bani – per una richiesta di circa 20 milioni di euro a fronte di una dotazione della Regione Toscana pari a 6 milioni. Anche in questo caso la forte voglia di investire delle aziende si è scontrata con la cruda realtà, ovvero la limitatezza di risorse».
«Apprezziamo le buone intenzioni della Regione – prosegue il direttore – ma a queste devono seguire i fatti concreti: liquidità per tutti e maggior sostegno agli investimenti delle aziende vitivinicole che rappresentano un settore trainante per la Toscana e per l’intero Paese».
Secondo Bani «sarebbe opportuno che le risorse non spese dalle altre regioni venissero ridistribuite da parte del Ministero a favore delle regioni più virtuose e rapide nella spesa. In questa fase delicata ci attendiamo che il ministro ad interim Giuseppe Conte possa intervenire risolutivamente aiutando chi oggi getta basi concrete per il rilancio dell’economia del nostro Paese».
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Consorzio Vino Chianti e Consorzio a Tutela del Vino Morellino di Scansano si sono aggiudicati un finanziamento di 200 mila euro per la promozione, la partecipazione a fiere internazionali e l’organizzazione di importanti eventi. Il tutto grazie ad As.Co.t-Associazione Consorzi Toscani per la qualità Agroalimentare, costituita dai due enti ad agosto 2020.
Chianti e Morellino insieme raggruppano 110 milioni di bottiglie e oltre 750 milioni di euro di giro d’affari annuo. Cifre che potranno rafforzarsi grazie al bando 3.2 del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Toscana.
“Siamo felicissimi di questo risultato – commenta Marco Alessandro Bani (nella foto, sotto) direttore del Consorzio Vino Chianti e presidente As.Co.T – la recente scelta di unire i due consorzi in un’unica realtà si è rivelata vincente da subito oltre che apprezzata per la qualità dei progetti proposti”.
Siamo soddisfatti e convinti che questa sia la strada giusta per la valorizzazione delle denominazioni. Per questo confermiamo l’invito agli altri Consorzi toscani a partecipare e a lavorare insieme condividendo obiettivi e strategie”.
Vinexpo Paris 2021 sarà il primo appuntamento internazionale per l’associazione, con un’area espositiva istituzionale. Sempre a febbraio, attesissima anche la presentazione delle Anteprime, con l’edizione di Chianti Lovers2021 alla Fortezza da Basso di Firenze.
Per i due eventi promozionali, l’investimento totale previsto è di 300mila euro, di cui 200mila ottenuti dalla misura 3.2 del PSR Regione Toscana. Le manifestazioni saranno ovviamente ridimensionate e adeguate alle normative sanitarie legate a Covid-19.
“Ci auguriamo che la situazione volga al meglio – sottolinea Bani – ma siamo pronti ad ogni evenienza, in particolare per Chianti Lovers che verrà adattata alle regole anti contagio“. La manifestazione alla Fortezza da Basso di Firenze ha sempre avuto un ottimo successo di pubblico, con ben 4 mila partecipanti nell’ultima edizione: “Quella del 2021 sarà di sicuro particolare, ma non per questo meno coinvolgente”, assicura Bani.
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MONTALCINO – Ha preso una piega più che mai attendibile la consegna dei diplomi della guida Vinibuoni d’Italia 2020, ieri in Toscana. Il Chianti Gran Selezione continua infatti a dividere i produttori della zona Classica da quelli della zona allargata. È bastata una scintilla, al Teatro degli Astrusi di Montalcino – location concessa dal Comune al team di degustatori guidati da Mario Busso – per accendere la polemica.
Ad innescare la miccia è stato Vittorio Fiore di Podere Poggio Scalette, salito sul palco per ricevere uno dei premi di Vinibuoni. Ad Alessandra Casini Bindi Sergardi, membro del Cda del Gallo Nero (a sua volta presente per ritirare un premio della guida) il compito di fare da “estintore”, senza risparmiare eleganti stoccate ai cugini.
Non si è fatta attendere la replica di Marco Alessandro Bani, che ha chiesto la parola dal pubblico per difendere la posizione del Consorzio Vino Chianti, in qualità di direttore. Ecco la cronaca.
“Vorrei dire due parole su un’iniziativa che sto portando avanti da un po’ di tempo – ha esordito Fiore – una proposta un po’ dirompente. Mi propongo di riuscire a fare quello che gli ungheresi hanno fatto col Tokaj, cioè interdire l’uso della parola ‘Chianti’ al di fuori della zona Classica, che tutti conosciamo”.
“È un mio pensiero – ha aggiunto il titolare di Podere Poggio Scalette – che si è evidentemente esaltato con la storia della Gran Selezione del Chianti. Non essendo un’esclusiva, ed essendo anzi e a disposizione di tutti i vini a Denominazioni di origine controllata e garantita in Italia, era immaginabile che questo avvenisse prima o poi”.
“Sono situazioni che vanno affrontate in maniera molto pragmatica – ha proseguito Fiore – come hanno fatto altri colleghi: il mio carissimo amico Conte Ugo Contini Bonacossi, nel 1975, riuscì a estrapolare il Carmignano dal Chianti Montalbano. Non sono situazioni utopiche, bensì faccende che possiamo affrontare risolvere”.
“Probabilmente – ha concluso Vittorio Fiore – dovremo ricorrere ad azioni legali. Dal canto loro, i produttori di Chianti, al di fuori della zona del Chianti Classico, devono avviarsi su una strada che li identifichi diversamente, anche nell’ottica di svincolarsi dalle dinamiche dei commercianti, che li prendono un po’ per il collo”.
A seguire, l’intervento di Alessandra Casini Bindi Sergardi: “La diversità e l’identità sono ricchezze del nostro territorio – ha esordito l’esponente del Cda del Consorzio del Chianti Classico – basta con le guerre“.
Spinoza diceva che non esiste il bene e il male, ma che esistono azioni di bene e azioni di male. Il bene è conoscenza. Il male è tutto ciò che blocca la conoscenza. Noi dobbiamo assolutamente sottolineare ciò che siamo e in cosa siamo diversi. In un certo senso anche contro l’integrazione: dobbiamo essere integralmente noi stessi”.
“Saranno la curiosità e l’intelligenza – ha aggiunto Casini Bindi Sergardi – a guidare il cliente alla scoperta della diversità di un luogo, rispetto ad un altro. Non trasformiamo le nostre differenze in debolezze”. La replica del direttore del Consorzio Vino Chianti è arrivata di lì a pochi minuti.
“Questa è una giornata di festa – ha esordito Marco Alessandro Bani – quindi mi dispiace attivare una polemica con i cugini del Chianti Classico. Onestamente credo che le discussioni debbano essere costruttive: se si fa della fantapolitica o si torna indietro di più di cento anni rispetto alla situazione attuale, non si va da nessuna parte”.
“Credo sia fantapolitica interdire l’utilizzo della parola ‘Chianti’ al di fuori della zona Classica – ha proseguito Bani – dal momento che la Denominazione Chianti, con la parte Classica e la parte non Classica, è stata istituita ormai nel 1932, non ieri. Ognuno fa la sua strada e la sua politica, però il resto non può che essere fantasia”.
Bani ha poi difeso a tutto tondo le scelte del Consorzio, sul fronte delle modifiche al disciplinare: “Per cercare di intercettare quei mercati che si trovano spesso ad avere difficoltà a capire il Sangiovese, pur nella sua importanza e nella sua qualità e validità, come vino e come vitigno, abbiamo consentito di alzare il residuo zuccherino”.
Chi vuole, per certi mercati, può rendere i vini più morbidi, graditi, apprezzati e comprati – ha aggiunto il direttore del Consorzio del Chianti – ma è stata la proposta della Gran Selezione a creare un gran vespaio. Alle polemiche legate a questo tema non abbiamo risposto”.
“Riteniamo che la legge ci consenta di poterlo utilizzare come termine, per cui non capiamo su cosa si fondino queste levate di scudi. Alla fine dovremmo farcene tutti una ragione. Non voglio aggiungere altro e ricordo che questo, con Vinibuoni, è un giorno di festa”, ha concluso Marco Alessandro Bani. Mai le corone furono così scoppiettanti.
“Siamo aperti a qualsiasi dibattito – hanno commentato i due coordinatori regionali Daniele Bartolozzi e Riccardo Margheri -. Rimboccatevi le maniche, perché mettere le cose sotto al tappeto è inutile: molto meglio affrontare i problemi in partenza”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
FIRENZE – Una nuova tipologia, il Chianti Gran Selezione, al top della qualità dei vini Chianti, rivolta principalmente al mercato cinese e americano (vietato il fiasco). E una nuova sottozona: Chianti Terre di Vinci. Queste, assieme all’aumento della gradazione alcolica minima delle uve destinate a produrre vino Chianti docg, le modifiche al disciplinare a cui ha dato il via libera il Consorzio fiorentino.
“Qualità” e “semplificazione” le due parole d’ordine che hanno guidato gli amministratori, nella revisione delle regole alle quali devono attenersi i produttori e gli organismi di controllo. La revisione messa a punto dal Cda potrà iniziare l’iter di approvazione da parte di Regione Toscana, Ministero dell’Agricoltura e Commissione Europea.
Un percorso che richiederà circa due anni. Le proposta di modifica agli 8 articoli del disciplinare di produzione del vino Chianti è stata approvata con percentuali favorevoli tra l’89% e il 99%. Il totale dei voti espressi in assemblea rappresentava il 70% dell’intero corpo sociale.
Novità anche per il Chianti sfuso, che dovrà ottenere la certificazione di idoneità, prima di uscire dalle cantine: è un modo per alzare l’asticella della qualità, fare chiarezza sul mercato e aggredire eventuali zone grigie”.
IL CHIANTI GRAN SELEZIONE
“Colore rosso rubino intenso, tendente al granata con l’invecchiamento, odore speziato e persistente”. Queste le caratteristiche che dovrà avere, “da manuale”, il Chianti Gran Selezione.
La nuova tipologia avrà una gradazione alcolica minima più elevata (13 gradi) e dovrà passare da un invecchiamento di almeno 30 mesi, prima di essere immessa sul mercato. Il vino Chianti Gran Selezione potrà essere prodotto in tutto il territorio di produzione della Denominazione vino Chianti Docg.
“L’iter di approvazione del nuovo disciplinare durerà circa due anni – spiega il direttore del Consorzio Marco Alessandro Bani – ma si chiederà che il provvedimento abbia efficacia retroattiva: per questo motivo, chi vorrà potrà iniziare già adesso a produrre Chianti con i criteri dettati per la Gran Selezione e immettere le prime bottiglie sul mercato nell’arco di tre anni. La Gran Selezione offrirà il massimo della qualità e sarà un prodotto di nicchia”.
Con il nuovo disciplinare nasce anche la menzione geografica aggiuntiva o più comunemente chiamata “sottozona” Chianti Terre di Vinci, relativa ai territori dove già si produce vino Chianti Docg, compresi nel Comune di Vinci e Capraia e Limite – al di fuori della sottozona già ricompresa nel Chianti Montalbano – e nei Comuni di Cerreto Guidi e Fucecchio.
“Inoltre – prosegue Bani – con le nuove regole, sale la gradazione alcolica minima delle uve destinate a produrre vino Chianti Docg, nonché del prodotto finito, destinato all’immissione al consumo, come vino Chianti Docg, innalzata a 12 gradi. Il Chianti sfuso dovrà ottenere la certificazione di idoneità, prima di uscire dalle cantine: è un modo per alzare l’asticella della qualità, fare chiarezza sul mercato e aggredire eventuali zone grigie”.
“Il lavoro che il Consiglio ha fatto sul disciplinare è stato lungo e accurato, volto ad una revisione complessiva che ha avuto come obiettivi lo svecchiamento delle regole, la semplificazione a vantaggio di produttori e organismi di controllo, l’innalzamento della qualità”, commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi.
IL COMMENTO
“Abbiamo innalzato la gradazione e introdotto una grande novità come la Gran Selezione per aumentare la competitività dei nostri prodotti su mercati strategici come quello cinese e americano. Adesso attendiamo il prima possibile l’avvio l’iter delle autorizzazioni ministeriali e comunitarie. Siamo certi che questa revisione darà una ulteriore spinta al successo commerciale dei nostri vini, anche a livello internazionale”.
Risale a settembre l’annuncio di altre modifiche decisive al disciplinare di produzione del Chianti Docg. Il Consorzio, nei mesi scorsi, ha inviato una circolare a tutte le aziende con i dettagli delle modifiche e i riferimenti legislativi completi.
Da un punto di vista tecnico, l’allineamento del valore del residuo massimo zuccherino ai parametri comunitari previsti per i vini secchi consentirà di avere un parametro massimo pari a 4 g/l, oppure entro 9 g/l purché il tenore di acidità totale, espresso in grammi di acido tartarico per litro, non sia inferiore di oltre 2 grammi al tenore di zucchero residuo.
Al momento la modifica è introdotta solo a livello nazionale, a partire dalla campagna vendemmiale 2019/2020 e per i vini atti a diventare Dop “Chianti” provenienti dalle campagne 2018/2019 e precedenti, a patto che siano in possesso dei requisiti stabiliti nel disciplinare consolidato. Prima di essere applicabile nel territorio dell’Unione europea e nei Paesi terzi, la modifica al disciplinare dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea.
LE DIFFERENZE CON IL CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE
Un Chianti “Gran Selezione” esiste già in Toscana, ma è legato al Chianti Classico. Quando fu introdotto, nel 2014, la tipologia fu rivoluzionaria. Si trattò della prima volta di una nuova tipologia di vino posta al vertice della piramide qualitativa di una denominazione, nell’ambito della legislazione vitivinicola italiana.
Un altro record del Chianti Classico Gran Selezione fu l’ampiezza della rivoluzione normativa, che coinvolse i circa 600 soci del Consorzio. Una decisione in controtendenza con quanto avviene nel resto del mondo, con l’obiettivo di stratificare verso l’alto l’offerta enologica del territorio.
In base alle proiezioni, la produzione di Gran Selezione raggiungerà nei prossimi anni il 10% sul volume totale del Chianti Classico per un valore complessivo che si aggira tra i 70 e i 100 milioni di euro.
La Gran Selezione del Chianti Classico è un vino prodotto da uve di esclusiva pertinenza aziendale, coltivate nei vigneti più vocati e con regole severe che lo rendono un vino di grande pregio, un nuovo punto di riferimento nel panorama enologico internazionale.
Oltre a prevedere caratteristiche chimiche e organolettiche idonee a vini di elevata qualità, la Gran Selezione potrà essere commercializzata solo dopo un invecchiamento minimo di 30 mesi e un periodo obbligatorio di affinamento in bottiglia.
A differenza del Chianti Gran Selezione, la Gran Selezione del Chianti Classico esaltata i diversi caratteri di un territorio ampio e poliforme, diviso in nove comuni e in zone climaticamente e pedologicamente differenti, ma unite dall’inconfondibile firma del Sangiovese.
Dal punto di vista organolettico, il Chianti Classico Gran Selezione è un vino di struttura importante, che grazie alla selezione delle uve e al lungo affinamento consegue equilibrio ed armonia superiori, profondità gustativa e complessità aromatica. Al palato abbina immediatezza di frutto unitamente alle affascinanti nuance tipiche dei vini capaci di una lunga evoluzione.
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