Una manifestazione di protesta tanto ordinata e silenziosa quanto determinata. Sono oltre 10 mila le persone che si sono riunite nelle 24 piazze allestite lungo tutta la penisola per esprimere i valori economici e sociali della ristorazione e dell’intrattenimento italiano.
La chiusura anticipata di bar e ristoranti e le misure restrittive nei confronti di imprese di catering, banqueting e intrattenimento, rischia di essere il colpo di grazia ad un settore sull’orlo del baratro fallimentare.
Imprenditrici e imprenditori che, chiamati a raccolta da Fipe – Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, hanno simbolicamente apparecchiato per terra, disponendo oltre mille coperti rovesciati a ricordare alla politica lo stato di emergenza nel quale versa il settore della ristorazione con 300 mila posti di lavoro a rischio, 50mila aziende che potrebbero chiudere entro fine 2020 e 2,7 miliardi di euro bruciati solo per effetto dell’ultimo decreto.
Protesta del tutto apolitica, pacifica e nel pieno rispetto delle regole, a dimostrazione del grande senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato gli imprenditori del settore.
“Noi oggi siamo a terra ma non ci arrendiamo – sottolinea il Presidente della Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani -. Prima della pandemia davamo da mangiare a oltre 11 milioni di persone ogni giorno e vogliamo continuare a farlo. Oggi ci viene chiesto di sospendere la nostra attività per senso di responsabilità e per contribuire a ridurre l’impennata dei contagi”.
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Noi siamo pronti a fare la nostra parte, pur sapendo che i nostri locali sono sicuri. Lo sappiamo perché lo dicono i dati e lo sappiamo perché nei mesi scorsi abbiamo investito tempo, risorse ed energie per renderli sicuri. Non siamo untori e rivendichiamo il diritto di lavorare”.
“Il Decreto Ristori approvato dal Governo – prosegue Stoppani – è un primo importante segnale che va apprezzato, ma dopo decine di provvedimenti che hanno avuto problemi a diventare realmente operativi, penso ad esempio ai ritardi della cassa integrazione, il fattore tempo è essenziale per recuperare un po’ di fiducia nelle istituzioni”.
Se le risorse promesse non arriveranno sui conti correnti degli imprenditori entro i primi giorni di novembre, il Paese perderà una componente essenziale dell’agroalimentare e dell’offerta turistica che da sempre ci rendono unici al mondo”.
Proprio per ribadire l’importanza del settore della ristorazione e dei pubblici esercizi in generale, i partecipanti alla manifestazione hanno imbracciato una serie di cartelli con impresse le loro parole d’ordine: dalle categorie professionali (cuochi, lavapiatti, bartender, sommelier, bagnini) ai valori rappresentati (professionalità, accoglienza, ospitalità, passione) ai numeri della crisi: “Un modo per raccontare un mondo di saperi che rischia di perdersi”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Calato il sipario su Vi.Vite, prima (riuscitissima) manifestazione enoica delle cantine cooperative promossa dall’Alleanza Cooperative Agroalimentari, tenutasi lo scorso weekend nel salone delle Cavallerizze del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano. Un evento in stile “happening”, conviviale, dove nulla è stato lasciato al caso o all’improvvisazione.
Un piacere aggirarsi lungo il percorso ordinato di cinque sale dedicate a diverse regioni di Italia che ha guidato i winelovers da nord a sud: dal Piemonte, Lombardia e Trentino della sala 1, attraverso il Veneto, unica regione con una sala tutta sua e con ben 11 cantine presenti.
Un giro in Friuli Venezia Giulia e Emilia Romagna (quest’ultima seconda in termini di presenza numerica), poi giù verso il centro Italia con Toscana, Umbria, Marche e Lazio per finire, nella sala 5, tra le cooperative di Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Puglia.
Una contrapposizione divertente, ma significativa quella tra la “tradizione” impersonata dal contadino Antonio (seppur “tatuato” ed evoluto uomo selfie testimonial), la modernità delle cooperative e l’allestimento tecnologico dell’evento.
Numeri impressionanti quelle delle cantine presenti e del mondo delle cooperative in generale. Una quota di mercato pari al 60% della produzione di vino nazionale (52% delle Dop e 65% delle Igp) ed oltre 1/3 dell’export del settore vitivinicolo.
E lì, sul palco di Vi.vite, “dove il vino parla la lingua di tutti”, di fatto, il plotone schierato dei proprietari del “territorio”, i detentori (grazie alla base soci) di enormi “capitali” da investire in tecnologia. I big, per dirla alla sanremese.
I MIGLIORI ASSAGGI Friuli Venezia Giulia – Cantina Rauscedo: nata nel 1951 per volontà di 130 soci oggi è la più importante realtà cooperativa del Friuli con oltre 400 soci per 1600 ha distribuiti in 32 comuni del Friuli.
Una produzione per il 96% a bacca bianca (principalmente Glera, Sauvignon e Pinot Grigio). La Cantina Rauscedo opera su due sedi nella capitale mondiale della barbatella di vite: produce infatti oltre 100 milioni di innesti per 100.000 combinazioni diverse.
Una cooperativa importante che si trova nel anche nel comune delle cooperative (4800 abitanti per oltre 6000 cooperatori). Al banco di assaggio, a servire i vini è il sindaco, ma non subiamo il “fascino del potere”, qui comandano i vini. In degustazione, molto piacevole, la Ribolla spumantizzata.
Gradevole al naso dove spiccano note fruttate di mela verde in bocca ha una bolla fine e cremosa. Ma è il Sauvignon 2016 (premiato al Concours Mondial du Sauvignon) a “stendere”. Naso molto elegante ed intenso, grande aromaticità con note di frutta tropicale e vegetali di peperone verde. Ammaliante.
Friuli Venezia Giulia – Viticoltori Friulani La Delizia: cooperativa di oltre 450 soci per 2000 ettari specializzati nella spumantizzazione (principalmente Prosecco e Ribolla Gialla).
Tra i migliori assaggi di Vi.Vite una menzione speciale al loro Pinot Grigio Doc Friuli 2012 “Sass Ter” (presente nella masterclass “Identità di un vino. Verso il nuovo Pinot Grigio Doc delle Venezie) e guidata da Daniele Cernilli.
Giallo paglierino con riflessi verdolini al naso ha i sentori tipici di pera e pesca bianca. In bocca si distingue per una nota salina intensa ed una freschezza rinfrescante. Da appuntare anche Naonis, Jader Cuvèe Brut metodo charmat, uno dei vini più apprezzati al banco.
Mix di tre uvaggi Glera, Pinot Grigio e Chardonnay egualmente distribuiti intensamente fruttato al naso con note agrumate e floreali di gelsomino. Complice la gradazione leggera 12,5%, la cremosità della bollicina e la freschezza è impossibile non gustarlo.
Lazio- Viticoltori dei Colli Cimini: realtà di 300 soci proprietari di vigneti sui siti sui colli dei monti Cimini, nella provincia di Viterbo, al confine con Umbria per una produzione di 14.000 ettolitri di vini prodotti.
Un bilancio positivo quello di Vi.Vite per la cantina, nonostante una diffidenza iniziale nei confronti della regione Lazio, lo scetticismo è stato spazzato dalle chicche portate in assaggio. Ottimo il Vignanello Doc Rosso Riserva 2010 “Rulliano” (blend 80% Sangiovese e 20% Merlot).
Ottenuto da uve selezionate dopo una prolungata macerazione termina la fermentazione in piccoli recipienti di acciaio. Nella primavera successiva il vino è messo in barrique dove rimane per circa 7 – 8 mesi. Segue maturazione in acciaio ed un affinamento di un anno in bottiglia prima di essere posto in vendita. Buona freschezza, tannino presente, ma non invasivo. Un vino da amatori.
Sorprendentemente piacevole anche Molesino Colli Cimini Igt 2015, blend di Merlot e Petit Verdot vinificato in acciaio. Prodotto solo nelle annate favorevoli è stato premiato recentemente al concorso vini di Pramaggiore.
Abruzzo – Citra Vini: 6000 viticoltori per 3000 ha Citra ha un estensione di 40 km dal mare alla Maiella. Maggior produttore delle doc Abruzzesi e delle Igp è tra le prime realtà in Italia. Leader della Gdo che rappresenta il 35% del loro fatturato.
Anche Citra a Vi.Vite sfoderato tutti vini destinati al mercato horeca. Eccezionale e, non a caso il loro top di gamma, il Montepulciano Riserva Dop Laus Vitae. Prodotto con una selezione delle migliori uve, resa 110 qli/ha con vigneti di oltre 40 anni viene vinificato in acciaio, fermentato in barrique per circa 12 mesi e affinato per ulteriori 18 mesi in bottiglia distesa.
Un prodotto che valorizza appieno vino e vitigno. Molto intenso al naso e al palato con sentori di piccoli frutti rossi e confettura intervallati da note di pepe nero e vaniglia che non prevarica assolutamente il frutto. Pieno in bocca, regala un sorso straordinario. Calice super gratificante quasi da meditazione.
Marche – Colonnara Viticoltori in Cupramontana: cooperativa nata nel 1959 vanta ad oggi 110 soci. Al banco d’assaggio di sabato solo bianchi. Spicca indubbiamente il Cuvèe Metodo Classico Luigi Ghislieri Brut, 100% Verdicchio con sosta di 30 mesi sui lieviti, sboccatura aprile 2017.
Dedicata a Luigi Ghislieri, secondo Presidente di Colonnara che acquistò le attrezzature per la spumantizzazione sul finire degli anni 60. Nel calice giallo paglierino con riflessi verdolini ha un perlage fine e persistente.
Al naso è schietto ed elegante con note fruttate di pesca, agrumi e fiori bianchi che prevalgono su lieviti e crosta di pane. Bella avvolgenza al palato. L’accoppiata sapidità e freschezza dona slancio alla bevuta.
Toscana – Le Chiantigiane: consorzio di viticoltori fondato nel 1967 conta ad oggi 2000 soci per una superficie vitata di 2500 ha nella zona del Chianti/Chianti Classico e di ulteriori 500 ha in maremma dove produce principalmente Morellino di Scansano, Rigoverno e Supertuscan.
Molto forti a livello nazionale in Gdo, il lor Chianti è il numero uno in termini di vendite. Colpisce il Morellino di Scansano Docg 2015 Alborense, linea Alberese. Blend 95% Sangiovese e 5% Merlot affinato per 18 mesi in barrique di rovere francese con un ulteriore affinamento in acciaio di qualche mese prima di passare in bottiglia.
Una buona intensità di frutti rossi al naso, prugna, amarene e ciliegie su tutti, ma anche lievi speziature di liquirizia e noce moscata e fresche note balsamiche di macchia mediterranea. Di buona rotondità e pienezza al palato è davvero una sorpresa, uno dei migliori Morellino di Scansano in circolazione, per fascia prezzo.
SegnalazioniToscana – Cantina Sociale dei Colli Fiorentini: fondata nel 1972, 1500 ha di superficie vitata nel Chianti Classico, una produzione di circa 400.000 bottiglie ed un potenziale di 15 milioni di bottiglie se fosse tutto imbottigliato. Distribuiti nel gruppo Panorama con l’etichetta Rifugio del Vescovo.
Degustiamo il ColleRosso, Chianti dei Colli Fiorentini 2013, blend 90% Sangiovese, Malvasia Nera e Canaiolo, 12 mesi di barrique. Molto rotondo, con lievi note speziate, un entry level che si fa ricordare. Molto piacevole anche il Chianti Classico Docg 2014, taglio 95% Sangiovese e Canaiolo Nero, che fa anche un veloce passaggio in botte. Al naso spiccano prugna e accenni di liquirizia. Rotondo quanto basta, bello sprint ruspante.
Piemonte – Cantina Alice Bel Colle. Storie di vini e storie di Vite ce le offre anche questa cooperativa del Monferrato con 370 ha di proprietà diffusa tra circa 100 viticoltori. Specializzati in vini dolci (Moscato d’Asti e Brachetto d’Acqui) fino a poco tempo fa non credevano molto nel raggiungere l’utente finale, ma piano piano hanno intrapreso un percorso inverso (e difficile) in un contesto di competizione elevata.
Testimoni di Vi.vite anche per questo. Una loro scommessa, si rivela per noi un assaggio en primeur (senza etichetta) del novello nato in casa Asti Docg.: la versione secca.
Il naso ha il profumo tipico del Moscato di pesca, albicocca e ananas con nuances di salvia: molto fine ed elegante resta comunque impresso. Facile da bere, con solo 17 grammi/litro di residuo zuccherino, ha il finale con la scia leggermente dolce che regala una beva di bella scorrevolezza. Poco impegnativa, un gusto atto ad una vasta platea.
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Si spengono le luci su Cocco Wine, manifestazione tenutasi lo scorso weekend a Cocconato d’Asti, in Piemonte. Due giorni nei quali le vie del borgo, considerato la “riviera del Monferrato” per la sua vocazione turistica, sono diventate vere e proprie strade del vino e del gusto, con banchi d’assaggio a cura delle sette aziende vinicole del territorio, ma non solo. Tema principale dell’evento il vitigno storico di Cocconato: la Barbera. E per quest’anno anche l’Albarossa, vitigno nato nel 1938 dall’incrocio tra Nebbiolo e Barbera, ad opera del professor Giovanni Dalmasso. Un’uva sulla quale le aziende del territorio puntano moltissimo. A confermarlo è Luigi Dezzani, titolare dell’omonima azienda vinicola, intervenuto in occasione di una degustazione guidata dell’autoctono. Ma andiamo con ordine. La manifestazione si è aperta sabato 3 settembre, alle 17. Dal piazzale Conbipel, storico marchio di Cocconato, una navetta conduceva i winelovers fino al borgo, distante circa 2,5 km. All’arrivo due casse, dove era possibile, con 12 euro, acquistare taschina, calice e ben 8 ticket per le degustazioni: 6 libere e 2 all’isola del vino. Quest’ultima aveva due filoni principali, Albarossa e i vini del Friuli, regione presente con circa venti aziende, una quarantina di etichette. Vini principalmente bianchi, ma anche qualche rosso interessante, purtroppo non acquistabili in loco. Alle casse un po’ di disinformazione, qualche prenotazione andata dispersa e gelo alla domanda “Chi guiderà la degustazione?”. Ottimo l’orario delle 17 per riuscire a scambiare qualche battuta con i produttori. Purtroppo già intorno alle 18.30 lunghe code e difficoltà a soffermarsi per avere informazioni sui vini proposti. Dalle 22 circa poi molti banchi semi chiusi e tanti vini terminati, qualche ubriaco, ma tutto sotto controllo. Pubblico da record secondo i dati GoWine, per un evento cresciuto di anno in anno, grazie all’impegno delle aziende locali che sono riuscite a mantenere un livello altissimo. Lo confermiamo.
LE NOSTRE DEGUSTAZIONI Tra le nostre degustazioni imperdibile l’Azienda Vinicola Bava, con l’ Albarossa Doc Rosingana e il Barbera d’Asti Superiore Docg Nizza Piano Alto. Passiamo poi da Dezzani, dove ci concediamo delle bollicine rosè 531, spumante da uve Nebbiolo prodotto con metodo Martinotti lungo. Dodici mesi di permanenza sui lieviti per un vino davvero elegante, morbido, fruttato. Stefano, responsabile dell’azienda, ci racconta con passione tante curiosità. Dezzani è un’azienda di circa 50 ettari, circa 3 milioni le bottiglie prodotte con uve proprie e con il contributo di fornitori storici selezionati. Una produzione che per il 98% finisce all’estero. I Paesi serviti sono tantissimi e tra i tanti clienti addirittura le basi Nato, ghiotte di vini dolci come Malvasia e Moscato. L’Italia conta poco ed in particolare la Gdo, per la quale producono solo 3000 bottiglie di Syrah per una linea dedicata Crai, ovviamente da uve di terzi. Facciamo una sosta anche all’unico banco occupato da vignaioli Fivi. Si tratta della Cantina Mosparone, azienda di dieci ettari vitati nata nel 2008. Degustiamo un sorprendente Albugnano Doc Superiore prodotto in purezza con uve Nebbiolo accuratamente selezionate affinato per 24 mesi in botte di rovere francese e altri 12 mesi in bottiglia prima della sua commercializzazione. Sempre di Mosparone proviamo il Sauvignon Doc del Piemonte, il Sauvignon che non ti aspetti soprattutto per sapidità. E infine anche il vino chinato a base di Freisa Na Frisa, un vino da dessert che apprezziamo particolarmente per il perfetto equilibrio tra le sensazioni dolci ed amare, ma soprattutto che non eccede a livello di erbe. Menzione speciale, tra le degustazioni anche per Garrone Evasio, azienda di 12 ettari di Grana, in provincia di Asti. Circa 40 mila le bottiglie prodotte e vendute direttamente in cantina. Degustiamo il Ruchè di Castagnole Monferrato Docg, un naso intenso di viola e rosa, ciliegia e timo, ritrovati tutti al palato con un finale davvero persistente. Gradevole anche la loro Freisa, leggermente vivace per una rifermentazione in vasca, un vino fruttato con speziature di chiodi di garofano.
LA DEGUSTAZIONE GUIDATA Alle 21 partecipiamo alla degustazione guidata organizzata presso la Locanda Martelletti. Mancano le ostriche in accompagnamento indicate sul depliant, ma la presenza di Luigi Dezzani che impartisce una vera e propria lezione di enologia le fa dimenticare. Apre la discussione Cecilia Zucca, titolare dell’azienda biologica di Cocconato Poggio Ridente, nonché moglie di Luigi Dezzani che racconta del vitigno di Cocconato e della sua storicità. “La Barbera d’Asti – spiega Dezzani – vive su un disciplinare territoriale molto vasto, una denominazione che ha avuto anche diversi problemi di identità negli anni. Alcuni produttori si sono fatti carico di nobilitarla, a partire dagli anni Novanta”. Tra questi proprio Dezzani e Bava, aziende alle quali si sono aggiunte alcune realtà emergenti, oggi consolidate. Aziende che a Cocconato hanno trovato un terreno bianco, in alcune parti sabbioso, ma per la maggior parte tufaceo, in grado di conferire longevità e sapidità al vino. Una zona che gode di una posizione e di un microclima particolare.
Il primo vino in degustazione è proprio la Barbera d’Asti Superiore Dezzani 2013, annata difficoltosa rispetto alle fortunate che l’hanno preceduta. Una vendemmia condizionata da un meteo instabile. Il vino, già dall’esame visivo, dimostra di essere in grado di reggere bene il tempo, nonostante la longevità media della Barbera sia di circa 3 anni. L’Asti Superiore Dezzani si rivela complesso, con la percezione del frutto leggermente attenuata dall’affinamento in legno. Non particolarmente strutturata, ma molto fine ed espressione tipica della Barbera di Cocconato. Per dirla con le parole del produttore, “è proprio nelle annate difficili che i territori più vocati, come quello di Cocconato, riescono a tirare fuori il meglio”. Il secondo vino in degustazione è l’Albarossa Doc Poggio Ridente 2013. Dezzani racconta che “quella dell’Albarossa è una storia recente, nonostante la sua creazione risalga al 1938”. “E’ infatti l’ultimo vitigno certificato ‘nuovo’ in Piemonte. Combinazione – continua il produttore – nata dall’intuizione del professor Dalmasso, che pensò di incrociare due grandi vitigni del Piemonte. Il Nebbiolo, grande prodotto dai grandi profumi, ma debole di pancia. E la Barbera, con il suo colore, i profumi fruttati, ma scarsa in longevità”. Tra il 1994 e il 1995 si è ripresa la sperimentazione di questo vitigno ad opera di alcune aziende, tra cui proprio Dezzani. “Sono stati piantati tre ettari – spiega il vignaiolo – ed è iniziato l’iter di otto anni necessari per la certificazione: tre anni per andare in produzione e altri cinque per incontrare tutte le possibile condizioni di ‘annata’. Finalmente autorizzato dal 2000 come vitigno, grandi aziende importanti come Prunotto, Banfi e Gancia hanno creduto nell’Albarossa e hanno cominciato la produzione che ha visto le prime bottiglie dal 2005/2006 e dato luce ad una micro denominazione di 200 mila bottiglie. Poca roba rispetto al Barbaresco, ma produzione di grandi qualità”.
Poggio Ridente, di fatto, ad oggi è l’unica con produzione biologica di Albarossa. Alla degustazione il vino ha un colore molto intenso. E’ una caratteristica dell’Albarossa, un’uva che ha una buccia molto importante che si riflette nel colore del vino. Un vino che necessita di affinamento. Impossibile da consumare in annata. L’annata 2013 è pronta, ma un altro anno in bottiglia avrebbe giovato. Esente da difetti, mostra ancora un’acidità viva. Ma soddisfa il palato. Il terzo vino proposto è un vino del Friuli, un Refosco dal Peduncolo Rosso dei Colli Orientali di Scubla, testimone dell’enoteca dell’isola del vino presente lungo il percorso. Un vino proposto per alimentare la discussione e mostrare le capacità del Friuli, regione di grande vocazione bianchista, anche sui vini rossi, tra cui degni di nota sono lo Schioppettino, il Pignolo e appunto il Refosco. Questo di Scuba viene coltivato su terreni marnosi. La fermentazione avviene in acciaio per circa 12 giorni di contatto con le bucce, dopo lo sviamento si affina per 10 mesi circa in barrique e tonneau di rovere francese di diversa età e per altri 9 assemblato in acciaio. Un vino dai colori e dai profumi interessanti, profumi fruttati di mora, sottobosco, a profumi ‘chimici’ di acetone e selvatici. Molto elegante ed equilibrato, completamente diverso dai vini proposti in precedenza.
Anche il quarto vino non è piemontese. Si tratta di un Syrah Igt di Puglia Rosso dell’artigiano del vino Alberto Longo, direttamente dalla Daunia. Alberto Longo ha invertito le tendenze di una regione abituata a lavorare sui grandi numeri con le sue produzioni che viaggiano su rese molto basse, in questo caso 70 quintali per ettaro. L’annata è 2007, il vino è il 477, nome che indica la data di nascita del figlio. Vino che dopo la fermentazione malolattica viene affinato in botti di rovere francese, barriques e tonneaux, per circa 12 mesi ed almeno 18 mesi in bottiglia. Rubino intenso con unghia granata, profumi intensi di frutta a bacca nera, ampie note speziate, pellame, pepe. Sapore pieno e persistente. Il quinto vino ed ultimo vino, definito “di territorio, di radicamento”, è un Cannonau della Sardegna. Si tratta del Nepente di Oliena, riserva 2008, di Gostolai. Il colore è più scarico del Cannonau dell’immaginario collettivo. La componente olfattiva è particolare, con profumi terrosi, di macchia mediterranea, richiami minerali. Una vino dalla forte personalità, un vino che divide il pubblico. Chi vince? Una degustazione che già dal Refosco diventa indisciplinata. Il gioco di scatenare la discussione ha funzionato. Nel vino non vince nessuno, o meglio si vince sempre. Il gusto è soggettivo. Vince l’intervento di Dezzani, che spazia dall’Albarossa ai vini biologici, dalla solforosa ai vini senza solfiti, perdendosi poi (ma senza perdere il filo) negli sconfinati territori della filossera, della Persia e del Syrah. Un Dezzani che per tutta la degustazione rende sopportabile le sparate poco pertinenti di quelle che definiamo le “desperate housewife di Cocco Wine“. Bocca sempre aperta, anche per farci sapere di aver degustato, nella loro vita, anche “un ottimo vino da ‘incesto‘ tra Cannonau e Monica di Sardegna”. Dura la vita da reporter.
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Cultura del vino e territori sempre più nel segno dell’enoturismo con Calici di Stelle (6-14 agosto in tutta Italia), la kermesse estiva del Movimento Turismo Vino organizzata in collaborazione con Città del Vino che oggi chiude con un bilancio più che positivo, malgrado le nuvole e la pioggia di alcuni giorni, e con il pieno di visitatori che hanno brindato alle stelle tra tasting e proposte all’insegna di arte, musica e astronomia. Oltre un milione i turisti, anche stranieri (pari a circa il 20%), stimati nelle centinaia di comuni e cantine sparsi per lo Stivale, mentre sono state 160 mila le bottiglie stappate durante tutta la manifestazione. Un’occasione per scoprire l’universo vino a diretto contatto con i produttori, ma anche per vivere il fascino dei vigneti e dei centri storici del Paese nelle notti più suggestive dell’anno. “La valorizzazione dei nostri territori vitivinicoli – dichiara Carlo Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo Vino – è l’obiettivo principale di questa manifestazione. Da anni il Movimento Turismo Vino e Città del Vino, infatti, stanno lavorando insieme per sviluppare e far comprendere il valore promozionale di Calici di Stelle che passa attraverso proposte di qualità e un dialogo costante tra i diversi attori dei territori. E il turista, attento anche in questa occasione, ne ha avuto la dimostrazione grazie a eventi mai banalmente legati al bere, ma mirati alla conoscenza della ricchezza culturale dei centri storici e delle produzioni che rendono unica tutta l’Italia del vino”.
“Oltre 150 città del vino coinvolte, migliaia di persone che hanno invaso piazze e centri storici – dichiara Floriano Zambon, presidente di Città del Vino – questo è sicuramente il dato più bello di una festa che ogni anno cresce e migliora. Non solo degustazioni, ma anche momenti di incontro e riflessione su alcuni temi importanti hanno caratterizzato le varie iniziative, insieme a spettacoli e avvenimenti culturali. Insomma, abbiamo dimostrato ancora una volta che il vino è cultura e che i nostri territori possono continuare a crescere nella qualità dell’offerta enoturistica rafforzando la collaborazione tra la nostra Associazione e il Movimento Turismo del Vino”.
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