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Piwi: quattro nuove varietà nel registro nazionale. Presto avranno un nome

Novità dal mondo dei Piwi italiani, direttamente da una delle regioni più all’avanguardia da questo punto di vista: il Trentino. Quattro nuove varietà di vite tolleranti alle più importanti patologie fungine, oidio e peronospora, sono state iscritte nel Registro nazionale delle varietà di vite e sono pronte per essere coltivate in tutta Italia, dopo il necessario periodo di osservazione nelle diverse regioni.

L’importante risultato si deve alla selezione effettuata dalla Fondazione Edmund Mach. È di questi giorni, infatti, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di “F22P9”, “F22P10”, “F23P65”, “F26P92”, nate dai genitori Vitis vinifera e varietà portatrici di geni di resistenza naturali.

“Il materiale – spiegano i ricercatori – frutto di 12 anni di paziente e costante attività incrocio nell’ambito del programma di miglioramento genetico della vite, sarà presto messo a disposizione degli operatori dal Consorzio Innovazione Vite, che gestirà il brevetto delle varietà. Ed ora questi incroci, identificati con semplici sigle, sono in attesa di ricevere un nome”.

Accanto a queste 4 varietà il Consorzio Civit ha ottenuto l’iscrizione di un’altra variet, il Pinot Regina, dall’Istituto di Pècs in Ungheria. Inserito anche il portinnesto Georgikon 28 che mostra una buona tolleranza alla siccità e al calcare.

Le varietà Piwi sono state scelte dai ricercatori tra oltre 700 piante ottenute per seme, selezionate per i caratteri di tolleranza alla peronospora e oidio e per la qualità a più riprese e in diversi ambienti. Ora sono in fase di selezione altre varietà “candidate” all’iscrizione provenienti da oltre 20 mila semenzali, di cui ben 250 sono in costante osservazione.

LE CARATTERISTICHE DEI NUOVI PIWI
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Le varietà a bacca rossa F22P9 (Incrocio Teroldego x Merzling) e F22P10 (Incrocio Teroldego x Merzling) presentano caratteristiche di buona tolleranza nei confronti dei funghi peronospora e oidio, ma presentano anche un buon contenuto in antociani, con livelli di diglucosidi inferiore ai limiti legali ammessi nei vini, e polifenoli totali ed un ottimo rapporto zuccheri-acidi.

Dalle loro uve si ottengono vini con buona corposità e consistenza e con un buon contenuto in tannini e aromi a gradevole nota floreale-fruttata. Le varietà Piwi a bacca bianca F23P65  – incrocio Merzling x FR993-60, selezionata per le sue caratteristiche di acidità e pH adatte alla produzione di basi e vini spumanti – e F26P92 (incrocio Nosiola x Bianca) si caratterizzano per il diverso e complesso contenuto aromatico.

Si ottengono vini freschi leggermente aromatici che ricordano le erbe aromatiche con note di frutta secca, di medio corpo e buona sapidità. I vini ottenuti dalle quattro varietà Piwi sono stati prodotti nella cantina di microvinificazione afferente al Centro Trasferimento Tecnologico.

“Questo risultato ottenuto dai nostri ricercatori – spiega il presidente Mirco Maria Franco Cattani– è motivo di grande orgoglio per la Fem, perché contribuisce a sviluppare la selezione di nuove varietà, secondo natura, che migliorano la salubrità degli alimenti e dell’ambiente, anche grazie alla prevenzione dell’utilizzo di fitosanitari”.

“L’evoluzione di analoghi contributi scientifici potrà fornire ulteriore impulso al settore agricolo, migliorando ulteriormente la qualità degli alimenti, che sono sinonimo della tradizione agricola”, conclude Cattani.

Positivo anche il commento del presidente di Civit, Enrico Giovannini: “La soddisfazione è ancora maggiore, visto che questo risultato è stato ottenuto grazie all’impegno messo in campo da una squadra tutta trentina, il Consorzio dei vivaisti viticoli trentini assieme alla Fondazione Edmund Mach. Auspico, viste le ottime potenzialità, che queste varietà possano essere accolte con favore da parte del settore viticolo ed enologico”.

Il team di ricercatori che ha dato vita alle nuove varietà Piwi si compone di Marco Stefanini (coordinatore), Giulia Betta, Marco Calovi, Andrea Campestrin, Cristian Chiettini, Silvano Clementi, Monica Dalla Serra, Cinzia Dorigatti, Daniela Nicolini, Tiziano Tomasi, Silvia Vezzulli, Monica Visentin, Alessandra Zatelli, Luca Zulini. A questi vanno aggiunti altri ricercatori della Fondazione Mach che si sono prestati per specifiche parti necessarie all’iscrizione.

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Trentino, ore contate per la cimice asiatica: dai laboratori Mach arriva la vespa samurai

Sono una ventina i siti al momento individuati in Trentino in cui verranno effettuati i lanci della vespa samurai utili a contrastare la diffusione della cimice asiatica marmorata. Il gruppo di lavoro della Fondazione Edmund Mach, in collaborazione con il Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (UniTrento-Fem), ha però in programma di raddoppiare le prime immissioni dell’antagonista, che avranno inizio dalla metà di giugno.

I punti sono stati distribuiti in tutte le zone a maggior presenza della cimice asiatica, cercando di garantire rilasci in Val di Non, Piana Rotaliana, Val di Cembra, Val d’Adige, Valsugana, Vallagarina, Alto Garda e Valle Laghi.

All’inizio del mese di aprile, nell’ambito dello specifico progetto per la lotta biologica Swat, finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, l’allevamento del Trissolcus japonicus specializzato nel parassitizzare le uova di cimice sulla base del primo prezioso nucleo di microvespe da moltiplicare arrivato dal Crea.

Nonostante l’emergenza Covid-19 ricercatori e tecnici sono, dunque, in piena attività, soprattutto dopo il via libera ai rilasci della Conferenza Stato-Regioni, e assicurano che la vespina, che si riproduce a spese del suo ospite deponendo le proprie uova all’interno delle uova della cimice asiatica, è assolutamente innocua per l’uomo e per gli altri organismi.

In particolare, saranno rilasciate 100 femmine di vespa samurai T. japonicus, in ambienti semi-naturali caratterizzati da presenza di colture agrarie (frutteti), margini boschivi e a ridotto input chimico che permetteranno alla specie di insediarsi nel territorio.

A seconda della disponibilità di ovature di cimice è intenzione del gruppo di lavoro Fem incrementare il numero di siti. I lanci verranno effettuati in concomitanza con il picco della deposizione delle uova da parte della cimice asiatica (giugno-luglio) in modo da massimizzare il successo dell’operazione. La tempistica precisa verrà stabilita in base ai dati del monitoraggio.

In parallelo sta procedendo l’allevamento della cimice: ad oggi grazie al piano di raccolta che ha coinvolto i cittadini sono stati raccolti oltre 17 mila esemplari che hanno già prodotto oltre 1200 ovature. Ma la raccolta non si è fermata, anzi l’obiettivo è raggiungere quota 30 mila.

L’assessore provinciale all’agricoltura, Giulia Zanotelli, esprime grande soddisfazione per questo ulteriore traguardo che sarà raggiunto a breve con i lanci della vespa samurai.

“Si tratta del frutto di un percorso che ha visto Provincia, Fondazione Mach e mondo agricolo lavorare fianco a fianco – evidenzia Zanotelli – arrivando anche all’istituzione negli scorsi mesi del Piano provinciale di contrasto alla cimice i cui contenuti sono già stati in larga parte attuati”.

“Ringraziamo la Fondazione Mach del grande lavoro svolto, sottolineando che la stessa sta lavorando tra le altre cose anche sulla lotta biologica alla Drosophila suzukii. Sul tema più generale delle fitopatie l’Assessorato non è mai stato fermo in questi due anni e continuerà a portare avanti con i soggetti preposti progetti e dialogo”, conclude l’assessore provinciale.

Sulla spinta dell’emergenza cimice asiatica, è stata recentemente promulgata una nuova normativa nazionale (Gazzetta Ufficiale 05/09/19, del D.P.R. 5 luglio 2019 n. 102). La nuova legge, dopo anni di chiusura totale, regola l’immissione sul territorio di specie e popolazioni non autoctone ed i criteri per tali immissioni ai fini di lotta biologica sono contenuti in un successivo decreto attuativo pubblicato nel mese di aprile 2020.

Il Crea di Firenze, come capofila nazionale del tavolo di lavoro sulla lotta biologica alla cimice asiatica, ha prodotto uno specifico studio di valutazione del rischio al fine di richiedere la definitiva autorizzazione al rilascio della microvespa samurai.

Lo studio è stato quindi consegnato alle regioni, che nei giorni scorsi hanno sottoposto la richiesta formale al Ministero dell’Ambiente.  Si tratta delle province di Trento e Bolzano, e delle regioni Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto.

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Trento, 80 nuovi imprenditori agricoli: lunedì consegna dei brevetti

SAN MICHELE ALL’ADIGE – Lunedì 20 novembre, alle ore 14, presso l’aula magna della FEM, l’assessore all’agricoltura della provincia di Trento, Michele Dallapiccola, consegnerà i brevetti a 80 nuovi imprenditori agricoli che hanno frequentato il percorso di formazione biennale 2015-2017 ottenendo i finanziamenti provinciali per il primo insediamento.

Contestualmente partirà una nuova edizione del corso con 64 aspiranti, selezionati tra una rosa di 110 candidati. All’evento interverranno il direttore generale, Sergio Menapace, il dirigente del Centro Istruzione e Formazione, Marco Dal Rì, gli organizzatori del corso, Paolo Dalla Valle e Carlo Micheli.

Dall’anno di attivazione (1986) ad oggi, il corso per la qualificazione professionale dei giovani imprenditori agricoli ha registrato oltre duemila iscritti. L’iniziativa si inserisce nell’ambito dell’attività di qualificazione professionale agricola programmata dal Centro Istruzione e Formazione grazie al finanziamento della Provincia autonoma di Trento.

Il percorso formativo è rivolto ai giovani di età compresa tra 18 e 40 anni che intendono insediarsi in agricoltura, e quindi ottenere il premio di primo insediamento in azienda agricola, ma che non sono in possesso di un titolo di studio rilasciato da una scuola superiore agraria.

L’obiettivo è garantire l’acquisizione di una serie di competenze mirate alla corretta gestione di un’azienda agricola ed il conseguimento del brevetto professionale di imprenditore agricolo.

Imprenditori agricoli: iscritti al corso
Anno di attivazione 1986: ad oggi complessivamente più di 2000 iscritti

Trend delle iscrizioni degli ultimi 10 anni
2006/08 –  60
2007/09 –  70
2008/10 –  75
2009/11  – 90
2010/12  – 90
2011/13  – 110
2012/14 –  120
2013/15  – 139
2014/16 170 di cui 90 ammessi al corso
2015/17 160 di cui 90 ammessi al corso
2016/18 120 di cui 65 ammessi al corso
2017/19 110 di cui 64 ammessi al corso

La partecipazione femminile, per alcuni anni in costante crescita (fino a punte massime del 35%), si è ormai stabilizzata mediamente intorno al 25/30 % delle adesioni.

Titolo di studio ammessi al corso
diploma di laurea 11%
diploma scuola superiore 47%
qualifica professionale 22%
licenza scuola media 20%

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Riccardo Velasco è il nuovo direttore del Crea

Da venerdì 1 settembre Riccardo Velasco (nella foto), fino ad oggi responsabile del Dipartimento genomica e biologia delle piante da frutto alla Fondazione Edmund Mach, assumerà l’incarico di direttore del Centro di viticoltura ed enologia del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA).

Inoltre, nelle scorse settimane, il presidente della Fondazione Mach, Andrea Segrè, è stato nominato dal ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, nel consiglio scientifico dello stesso ente di ricerca.

Nella seduta del 10 agosto Riccardo Velasco ha salutato il Consiglio di amministrazione della Fondazione Mach in vista del suo passaggio al centro di ricerca con sedi a Conegliano Veneto (TV), Asti, Gorizia e Turi (BA).

Il ricercatore aveva iniziato a lavorare a San Michele all’Adige nel 1999. Come responsabile del Dipartimento genomica ha coordinato, tra le altre cose, i progetti di sequenziamento della vite e del melo. “Ringrazio la Fondazione per le opportunità di crescita professionale che mi sono state fornite con questi e molti altri progetti. Insieme abbiamo costruito un percorso importante”, spiega Velasco.

“Gli ottimi rapporti con i colleghi e con la Fondazione stessa – continua – sono il punto di partenza per una forte sinergia che può essere incrementata soprattutto nel settore strategico della viti-enologia. Questo anche in funzione del nascente corso di laurea ospitato nel Centro Agricoltura Alimenti Ambienti (C3A) con il quale ho intenzione di mantenere stretti rapporti, anche di insegnamento”.

Il presidente della Fondazione Mach, Andrea Segrè, auspica così una rinnovata collaborazione tra FEM e CREA.

Un rapporto che potrà giovare anche della recente nomina di Segrè, da parte del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, come membro del primo consiglio scientifico dell’ente di ricerca.

“Ci tengo particolarmente a ringraziare il ministro per questo importante incarico in uno degli enti vigilati dal Mipaaf – commenta il presidente FEM, Andrea Segrè – sono sicuro che questa nomina non potrà che dare ulteriore slancio al rapporto tra le due istituzioni”.

Un auspicio condiviso anche dal presidente del CREA, Salvatore Parlato: “Il rilancio della ricerca che il CREA sta portando avanti – evidenzia – dipende anche dal coinvolgimento dei migliori protagonisti che si sono distinti nel settore agroalimentare. Con l’arrivo di Riccardo Velasco e il coinvolgimento di Andrea Segrè, si realizza un salto di qualità nell’attività di ricerca di questi due prestigiosi enti”.

IL CREA
CREA è il più importante ente di ricerca italiano nell’agroalimentare, vigilato dal Mipaaf. Affronta con competenze multidisciplinari le grandi sfide del ventunesimo secolo legate alla sostenibilità dei sistemi produttivi agricoli, forestali e ittici, alla produzione di alimenti che soddisfino le esigenze nutrizionali di una popolazione mondiale in crescita, all’utilizzazione di biomasse e scarti per la produzione di materiali e di energia.

Alle dipendenze del CREA lavorano circa 1600 persone, di cui quasi 600 ricercatori e tecnologi e più che altrettanti tecnici. Il Centro di viticoltura ed enologia è uno dei 12 centri di ricerca del CREA, specializzato nella conservazione, caratterizzazione e valorizzazione del germoplasma delle varietà di uva da vino e da tavola, attraverso studi sul miglioramento genetico, fisiologia, genomica e metabolomica della vite.

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Franciacorta, grandine sulla vendemmia. Trentino verso lo stato di calamità

In piena vendemmia. La tromba d’aria e la grandine hanno colpito ieri in Franciacorta proprio mentre sono in corso le operazioni della raccolta delle uve, coinvolgendo un’area fra i 30 e i 50 ettari nei comuni di Rovato, Provaglio e Iseo. Sempre a Rovato sono stati sventrati tremila metri quadrati di serre.

Dopo le ultime grandinate che hanno aggravato la situazione nei vigneti e nei meleti, anche in Trentino si corre ai ripari. La Giunta provinciale adotterà in giornata una nuova delibera con la dichiarazione dello stato di calamità ai fini dell’attivazione del fondo di solidarietà nazionale. Per un’analisi più approfondita e puntuale dei danni e delle superfici coltivate colpite dalla grandine stanno lavorando il Servizio agricoltura della Provincia con gli Uffici periferici e la Fondazione Mach.

“Le grandinate vicino alla vendemmia in viticoltura sono le peggiori – osserva Maurizio Bottura, responsabile dell’Unità viticoltura del Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Mach – poiché danneggiano gli acini da cui fuoriesce il mosto, che è ricco di zuccheri, substrato favorevole ad attacco di botrite e marciume acido”.

I tecnici sperano in un meteo clemente nei prossimi giorni, così da poter arrivare in vendemmia al momento ottimale, con uve sane. L’alternativa è la vendemmia anticipata.

IN LOMBARDIA
Stessa situazione in Lombardia. I viticoltori corrono a raccogliere i grappoli maturi e fanno gli scongiuri contro altre tempeste. “Dopo le gelate a sorpresa della primavera scorsa – spiega la Coldiretti Lombardia – abbiamo avuto grandinate sparse e trombe da Varese a Brescia, da Lodi a Cremona. Il conto dei danni per le anomalie climatiche a cavallo fra l’inverno più siccitoso che si ricordi e l’estate più calda degli ultimi 30 anni, ammonta a circa 100 milioni di euro in Lombardia e supera i 2 miliardi a livello nazionale”.

“Sempre più spesso – spiega Ettore Prandini, presidente della Coldiretti Lombardia – la grandine non è solo fitta e violenta, ma ha anche chicchi di una certa dimensione che non lasciano scampo a ciò che trovano lungo l loro tragitto, come quelli che sono caduti in provincia di Varese nella notte fra l’8 e il 9 agosto. Adesso questo colpo in Franciacorta, dove le anomalie del clima avevano già tagliato del 30% circa le rese dei vigneti. Per gli agricoltori ogni giorno è un punto di domanda. Negli ultimi dieci anni in Italia abbiamo avuto 14 miliardi di euro di danni per colpa delle anomalie climatiche. Le assicurazioni servono, ma a volte non bastano più neppure quelle”.

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Viticoltori bio: in 300 alla Fondazione Mach

Oltre duecento viticoltori presenti e un centinaio in collegamento streaming. Sono i numeri dei partecipanti alla giornata tecnica sulla viticoltura biologica organizzata dalla Fondazione Edmund Mach.

L’evento si è svolto in collaborazione con il Centro di sperimentazione Laimburg. In programma un incontro in aula magna e la visita ai vigneti sperimentali a San Michele, in località San Donà.

La riunione tecnica, che ha visto intervenire il direttore generale Sergio Menapace e il dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico, Michele Pontalti, si inserisce all’interno di un contesto di iniziative e attività intraprese dalla Fondazione Edmund Mach a favore del settore biologico, che vanno dal potenziamento della consulenza tecnica e della sperimentazione al perfezionamento di percorsi formativi sull’agricoltura sostenibile.

Di recente è stato anche sottoscritto il protocollo di intesa con Federbio, che prevede di attivare congiuntamente una serie di attività di ricerca, sperimentazione e formazione nel settore dell’agricoltura biologica e biodinamica, quale uno fra i modelli agricoli per uno sviluppo rurale sostenibile.

GLI INTERVENTI
Enzo Mescalchin ha illustrato i dati del trend positivo che da anni distingue il settore biologico nella viticoltura trentina. La superficie a fine 2016 ammontava, infatti, a 825 ettari, +20% rispetto all’anno precedente, +362% rispetto al 2010. E’ stata poi la volta degli altri tecnici dell’Unità Biologica della FEM.

Roberto Lucin ha riferito sull’attività di consulenza tecnica a favore del biologico effettuata sul territorio, riferendo che la situazione sanitaria delle viti biologiche risulta paragonabile alla produzione integrata.

Luisa Mattedi ha illustrato le prove sperimentali condotte presso i vigneti della Fondazione Mach in tema di difesa da peronospora e oidio, confermando i buoni risultati ottenuti anche quest’anno utilizzando dosi ridotte di rame.

Sono poi seguite relazioni specifiche sul contenimento di Drosophila suzukii con l’applicazione di reti, sulle possibilità di utilizzo di una spazzolatrice meccanica per la riduzione della compattezza del grappolo, il cui prototipo è stato messo a punto dei ricercatori della Stazione Sperimentale di Laimburg, e sul controllo di Scaphoideus titanus, vettore di flavescenza dorata. Marino Gobber, infine, ha riferito sulle esperienze di una tecnica innovativa per contenere i danni da Esca, pericoloso fungo del legno che provoca la prematura morte delle viti.

Come di consueto, al termine delle relazioni i partecipanti hanno potuto visitare i vigneti sperimentali presso i quali sono state realizzate alcune delle prove presentate nella mattinata. Nel pomeriggio spazio alle prove condotte in frutticoltura biologica presso la Stazione Sperimentale di Laimburg. La giornata del biologico, infatti, nasce dalla collaborazione tra i ricercatori della FEM e i colleghi dell’Alto Adige, impegnati nella sperimentazione a favore del biologico.

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Uva e stress idrico: tesi Mach premiata dalla Società italiana di viticoltura

Dopo i premi per le ricerche sulla difesa sostenibile delle colture arriva un altro importante riconoscimento per la Fondazione Edmund Mach. La SIVE, Società Italiana di Viticoltura ed Enologia, ha premiato la ricercatrice trentina Stefania Savoi per la migliore tesi di dottorato nel campo della viticoltura per l’anno 2016.

Il concorso SIVE per il conferimento di due premi per tesi di dottorato di ricerca intende valorizzare le attività di ricerca che abbiano portato un valido contributo, sul piano scientifico, applicativo e divulgativo, nel settore vitivinicolo. La cerimonia di premiazione, giunta alla sua seconda edizione, si è svolta nei giorni scorsi, a Foiano della Chiana ed è stata intitolata alla memoria del compianto professore Roberto Ferrarini.

La ricercatrice trentina ha studiato nel suo lavoro di tesi gli effetti di un moderato stress idrico sulla fisiologia dello sviluppo e maturazione dell’acino d’uva in varietà a bacca bianca e rossa usando un approccio multidisciplinare che ha incluso due anni di sperimentazione in campo, l’analisi dei trascritti mediante la tecnica dell’RNA sequencing e l’analisi dei metaboliti su larga scala.

Questo lavoro, che sarà presentato nel mese di maggio a Enoforum di Vicenza, è stato svolto presso la Fondazione Edmund Mach, l’Università degli Studi di Udine, e il Wine Research Centre of the University of British Columbia (Vancouver, Canada) sotto la supervisione di Fulvio Mattivi, Enrico Peterlunger e Simone Diego Castellarin. Attualmente Stefania Savoi sta svolgendo il suo post-dottorato a Vienna, presso l’University of Natural Resources and Life Sciences e precisamente nel gruppo di Viticoltura e Pomologia.

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Vino italiano, Fem: “L’export migliora la qualità”

“La percentuale del vino italiano che viene venduta all’estero è in crescita e per molte aziende ha oltrepassato la soglia del 50% della produzione. Questo implica che all’interno delle azienda vitivinicola ci siano delle persone con delle competenze specifiche per seguire il lavoro di vendita e promozione sui mercati esteri”. Steve Kim, managing director di Vinitaly International, ha moderato oggi il settimo seminario internazionale di marketing del vino organizzato dalla Fondazione Edmund Mach (Fem) a San Michele all’Adige (Trento) e centrato sui nuovi modelli per l’export.

L’evento, rivolto ad esperti di marketing del vino, produttori e studenti, si inserisce all’interno del percorso formativo di eccellenza “executive master wine export management”, che forma gli specialisti dell’export vini. Professionisti in grado di supportare le aziende del vino nel complesso processo di internazionalizzazione. Oggi, al termine del seminario, si è svolta anche la consegna degli attestati a 24 nuovi manager del vino.

“Abbiamo analizzato quali sono queste competenze, i mercati storici del vino italiano, ma soprattutto quelli nuovi e la Cina in particolare, dove l’Italia del vino non è ancora riuscita ad affermarsi come hanno fatto i cugini d’Oltralpe, ma si stanno facendo enormi sforzi per recuperare terreno” ha detto Kim, l’esperta coreana a capo del braccio strategico internazionale di Vinitaly e impegnata ad utilizzare i canali innovativi per comunicare e celebrare “il vino italiano” all’estero – con un’enfasi creativa sui social media – sempre con un occhio di attenzione per aiutare i produttori italiani a vendere di più di una semplice bottiglia di vino.

LA CRESCITA
L’export vitivinicolo italiano è fortemente cresciuto in quest’ultimo ventennio a dimostrazione del grande appeal internazionale della nostra vitienologia. E’ cresciuta però anche la concorrenza sui mercati internazionali, sono aumentate le problematiche organizzative, si sono fortemente modificati i sistemi distributivi e la stessa rete di importazione si è decisamente evoluta in quest’ultimo quinquennio. Grandi evoluzioni che stanno obbligando le imprese enologiche italiane a grandi sforzi organizzativi e ad aumentare fortemente la loro capacità di gestire la loro presenza sui mercati internazionali.

“Occorre puntare sulla qualità del vino, ma anche creare marchi in grado di esprimere uno stile di vita. Se riusciamo a fare questo le opportunità sono enormi”, ha detto Matteo Lunelli, presidente di Cantine Ferrari nonché direttore dell’International Wine and Spirits Competition IWSC, intervenuto assieme ad Antonio Rallo, presidente di Unione Italiana Vini e titolare della cantina Donnafugata, Emilio Pedron, amministratore delegato di Bertani Domains, Raffaele Boscaini, responsabile Marketing Masi, Francesco Ferreri, presidente di Assovini Sicilia, Matilde Poggi, presidente Fivi e titolare di Le Fraghe, Roberta Crivellaro dello studio legale Whiter.

A conclusione della tavola rotonda si è svolta la consegna degli attestati ai 24 nuovi export manager del vino, provenienti da varie regioni italiane e selezionati da una commissione che ha valutato oltre 70 candidature. Intanto, è tutto pronto per il prossimo corso: il 31 dicembre scadono i termini per iscriversi alla quinta edizione del corso di wine export management.

 

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