Continuità, visione strategica e rinnovata ambizione. Con la riconferma di Fabio Zenato alla presidenza del Consorzio Lugana si apre un nuovo capitolo per una delle denominazioni più dinamiche del panorama vitivinicolo italiano. Dopo un primo mandato segnato da importanti traguardi, Zenato è pronto a guidare il Consorzio per il secondo mandato. Un nuovo ciclo all’insegna della valorizzazione del territorio, dell’innovazione e della proiezione internazionale.
Originario di Peschiera del Garda, Fabio Zenato è un nome ben noto nel mondo del vino. Con il fratello Paolo è alla guida dell’azienda di famiglia Le Morette, che si estende su circa 50 ettari di vigneti nel cuore della zona del Lugana. Agronomo di formazione, laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Milano, Zenato ha alle spalle un’importante esperienza nel campo della ricerca scientifica, in particolare sulla caratterizzazione del vitigno autoctono Turbiana. Il suo lavoro sul miglioramento genetico e sulla selezione clonale ha posto solide basi per l’evoluzione qualitativa del Lugana.
SECONDO MANDATO DA PRESIDENTE PER FABIO ZENATO AL CONSORZIO LUGANA
«Sono onorato di continuare a guidare il Consorzio e di affrontare insieme a un team solido e coeso le sfide future», ha dichiarato Zenato, sottolineando come il primo mandato abbia gettato le fondamenta per un percorso ancora più ambizioso. L’obiettivo è quello di continuare a lavorare su quattro direttrici fondamentali: rafforzare l’identità della denominazione, migliorare la qualità dei vini attraverso pratiche sostenibili, stimolare la ricerca e l’innovazione nelle tecniche agricole, e incrementare la presenza del Lugana sui mercati internazionali con strategie di comunicazione sempre più efficaci e moderne. fabio zenato presidente consorzio lugana.
Il nuovo Consiglio d’Amministrazione, appena eletto, rappresenta una governance più inclusiva, grazie alla presenza di figure provenienti da tutte le anime della filiera: viticoltori, vinificatori e imbottigliatori. A fianco del presidente Zenato e del direttore Edoardo Peduto, i nuovi vicepresidenti Roberto Girelli, Francesco Mascini, Paolo Pasini e Alberto Zenato contribuiranno a consolidare le linee strategiche e a rafforzare il lavoro sinergico del Consorzio.
CONSORZIO TUTELA LUGANA DOC: GLI OBIETTIVI DEL PROSSIMO TRIENNIO
Nel prossimo triennio, l’attenzione sarà concentrata anche sul ruolo dell’enoturismo come leva strategica per promuovere il territorio del Lago di Garda, creando sinergie locali capaci di fare del Lugana una destinazione d’eccellenza per gli amanti del vino. Contestualmente, si punterà con decisione a coinvolgere le nuove generazioni, sia nel tessuto imprenditoriale sia tra i consumatori, adottando un linguaggio contemporaneo che sappia raccontare in modo autentico e coinvolgente l’identità di questo vino. «Lugana non è solo un vino – ha concluso Zenato – è una storia di passione e innovazione che vogliamo continuare a raccontare in tutto il mondo».https://www.consorziolugana.it/
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
EDITORIALE – Lake Garda Wines è il progetto che riunisce i Consorzi del Lago di Garda sotto un unico brand. I dettagli saranno presentati a Milano, il 4 febbraio. Una data significativa, che anticipa la prima uscita pubblica unitaria dei dei Consorzi Bardolino, Custoza, Garda, Lugana e Valtènesi, nientemeno che in Francia. A Wine Paris 2025 (10-12 febbraio, Porte de Versailles). «Lake Garda Wines – spiegano i cinque enti – è un nuovo brand nato dalla volontà dei Consorzi Bardolino, Custoza, Garda, Lugana, Valtènesi di creare sinergia tra diverse denominazioni e valorizzare così l’eccellenza enologica del territorio».
Ancora presto per sbilanciarsi, ma l’idea di creare un brand unico denominato “Lake Garda Wines” potrebbe rappresentare una svolta strategica per il mercato del vino a cavallo tra Veneto e Lombardia. La zona, del resto, è già oggetto di numerose aggregazioni tra cantine, soprattutto sul fronte dei gruppi cooperativi. Un marchio ombrello di questo tipo sarebbe in grado di valorizzare l’intero territorio e le sue peculiarità, rafforzando l’identità regionale e migliorando la competitività sui mercati internazionali. Il Lago di Garda è già un riferimento geografico noto e affascinante per i consumatori di tutto il mondo, specie quelli tedeschi e scandinavi. Riunire sotto un unico marchio i consorzi che operano nella zona significherebbe sfruttare la forza evocativa del nome “Lake Garda” per posizionare i vini come espressione autentica di un’area unica.
LAKE GARDA WINES: UN BRAND MODELLO PER ALTRE REGIONI VINICOLE ITALIANE?
Per i consumatori internazionali, che spesso fanno fatica a distinguere tra denominazioni come Bardolino, Lugana o Valtènesi, il marchio Lake Garda Wines fornirebbe un riferimento immediato e riconoscibile. Inoltre, il Lago di Garda è una meta turistica di fama mondiale e un brand unitario potrebbe integrarsi con le campagne di promozione turistica, invitando i visitatori a scoprire non solo le bellezze naturali del territorio, ma anche la sua offerta enologica. Un marchio unico consentirebbe strategie di marketing ed esportazione più efficienti, aumentando la visibilità dei vini dell’area in un mercato globale sempre più competitivo.
Presentare i vini del Lago di Garda come un’offerta coesa potrebbe facilitare il lavoro di distributori e retailer all’estero, offrendo un’identità forte e riconoscibile. Le prime risposte arriveranno non a caso da Wine Paris 2025, evento scelto dai cinque Consorzi come rampa di lancio del nuovo brand Lake Garda Wines. Le denominazioni coinvolte, da Bardolino al Lugana, passando per Custoza e Valtènesi senza dimenticare gli spumanti Garda Doc, rappresentano una grande varietà di stili e tipologie di vino. Dai bianchi freschi e aromatici agli eleganti rosé, sino ai rossi più o meno strutturati. Un brand ombrello potrebbe mettere in luce questa diversità come un punto di forza. Consentendo ai consumatori di esplorare stili diversi all’interno dello stesso marchio. E se il nuovo brand “Lake Garda Wines” rappresenti un modello per altre regioni vinicole italiane?
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Nel 2021, secondo i dati dell’Osservatorio nato dalla partnership tra Nomisma Wine Monitor e uno degli e-commerce più noti in Italia, i vini a denominazione cresciuti di più nella propria categoria rispetto all’anno precedente nelle vendite online del portale sono stati il Lugana per i bianchi (+54%), il Primitivo di Manduria per i rossi (+65%), il Conegliano ValdobbiadeneProsecco Superiore per gli spumanti (+6%) e il Salento Igt per i rosati (+86%).
A trainare queste vendite sono soprattutto gli uomini. Per tutte e quattro le denominazioni analizzate, sono responsabili di oltre l’80% delle bottiglie acquistate nel corso dell’anno. Sulla suddivisione per fascia di età, emerge qualche differenza.
Il secondo focus dell’Osservatorio ha analizzato la ripartizione regionale delle vendite dei top 4 vini a denominazione del 2021. La Lombardia rappresenta la prima regione di acquisto. Le percentuali vanno dal 25% delle vendite totali nel caso del Salento Igt, a oltre il 36% per il Lugana.
IL PREZZO MEDIO DEI VINI PIÙ VENDUTI ONLINE
Al secondo posto, a diverse lunghezze, il Lazio sia per il Primitivo di Manduria (15%) sia per il Salento Igt (14%), il Veneto per il Lugana (14%) e l’Emilia-Romagna per il Valdobbiadene Prosecco Superiore (12%).
Il prezzo medio delle bottiglie vendute è stato di 8,69 euro per il Primitivo (sostanzialmente stabile rispetto al 2020). Si scende a 8,46 euro per il Lugana (+5,6%) e a 6,66 euro per il Valdobbiadene Prosecco (+4,7%).
Il Salento Ig rosato è la denominazione che ha registrato il maggior incremento di prezzo rispetto all’anno precedente (+8,6%), assestandosi a 6,58 euro. La ricerca si è poi concentrata su tre importanti fine wines: Amarone della Valpolicella, Barolo e Champagne.
FINE WINES: CHI LI COMPRA ONLINE?
«L’analisi sugli acquirenti di fine wines online –dichiara Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma – ha messo in luce come quasi il 75% delle bottiglie di Champagne sia acquistato dagli over 40. Millennials e Gen Z sono più interessati ad Amarone e Barolo».
Anche per i fine wines analizzati, la Lombardia si conferma come prima regione di acquisto, seguita dal Lazio per Amarone e Barolo. Mentre per lo Champagne è l’Emilia-Romagna a strappare il secondo posto, con l’11% delle bottiglie acquistate nell’anno.
I prossimi focus dell’Osservatorio sull’e-commerce del vino saranno dedicati all’analisi del profilo degli acquirenti online nei mercati internazionali, nonché ai consumi di Spirits.
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Fabio Zenato è il nuovo presidente del Consorzio Tutela del Lugana Doc. Eletto all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione succede ad Ettore Nicoletto nella guida della Denominazione da 27 milioni di bottiglie prodotte nel 2021.
«Il Lugana è una Doc in crescita ed in piena salute, nonostante gli anni non facili che abbiamo affrontato – dichiara Zenato -. Il mio lavoro e del nuovo board per i prossimi anni sarà sulla scia dell’eredità prestigiosa che raccogliamo, che ha portato il Lugana ad essere una denominazione sana e di grande vitalità».
FABIO ZENATO
Nato a Peschiera del Garda, Zenato fa parte di una famiglia di vivaisti e viticoltori da tre generazioni presente nell’area del Lugana. Alla guida, con il fratello Paolo, dell’azienda di famiglia “Le Morette”, con circa 50 ettari di vigneti.
Agronomo, laureato presso la Facoltà di Agraria di Milano con una tesi sperimentale sulla caratterizzazione fenotipica e genotipica del vitigno Turbiana. Da quello studio, il Consorzio del Lugana ha intrapreso un attento percorso di ricerca con altre indagini scientifiche, che ha permesso di sviluppare un vero e proprio lavoro di selezione clonale del vitigno.
Posta a cavallo tra le due province di Brescia e Verona e racchiusa tra i comuni lombardi di Sirmione, Pozzolengo, Desenzano, Lonato e il veneto Peschiera del Garda, la denominazione Lugana è una delle prime Doc italiane e una delle poche ad affacciarsi su due regioni: Veneto e Lombardia.
La Doc Lugana è una delle poche denominazioni italiane in controtendenza rispetto all’ondata pandemica. «Gli ultimi sono stati anni felici, anche numericamente parlando, per la nostra denominazione», spiega Fabio Zenato.
«Il Lugana è uno dei pochi vini italiani che ha registrato, nonostante la pandemia, una crescita di prodotto imbottigliato a due cifre (+12% di anno in anno). Inoltre, è importante segnalare che parallelamente, negli ultimi anni, anche il valore medio a scaffale è aumentato. Sinonimo di una filiera produttiva in equilibrio».
IL CONSORZIO DI TUTELA
Il Consorzio per la Tutela del Lugana nasce nel 1990 allo scopo di proteggere e valorizzare la denominazione “Lugana” ed il suo vino. Riunisce oggi il 90% dei produttori di Lugana. La sua azione si sviluppa con pari energia in due direzioni. Verso il pubblico esterno per promuovere il territorio ed il suo vino e all’interno della Doc, verso gli stessi produttori.
Oggi i produttori tendono a vinificare in purezza il Lugana esclusivamente con uve Turbiana. L’attuale disciplinare di produzione prevede ben cinque tipologie di Lugana. La promozione della denominazione si estende anche oltre i confini nazionali, principalmente in mercati come Usa, Europa dell’Est e mercati asiatici.
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Il 2021 lascerà il segno negli annali del Consorzio Tutela Lugana, soprattutto per i risultati in Italia. I vini della denominazione registrano trend di export pari al 70%. Ma quest’anno hanno segnato un +49% a livello di vendite nel Bel paese (fonte Coldiretti).
Gli imbottigliamenti, secondo i dati di novembre 2021, hanno già superato i 26 milioni di bottiglie (24.584.933 di bottiglie nel 2020). Il Consorzio prevede di raggiungere i 27 milioni entro fine anno, segnando un +12%.
Anche il prezzo medio delle uve e dello sfuso riflette il momento d’oro e il reale valore economico della Denominazione Lugana. L’uva sale del 29% e il vino del 69%, nel confronto delle medie 2020-2021 elaborate dalla Camera di Commercio di Brescia e di Verona.
La Lugana non perde comunque il suo appeal nel mondo. Gli Usa restano in testa, seguiti dal Giappone. Ma sul fronte internazionale si aprono anche altri orizzonti, con l’imminente sbarco in Svizzera e Regno Unito.
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(3,5 / 5) Il Lugana Doc 2020 di Cantine Scolari è un vino bianco presente in diverse insegne di supermercati. Si aggiudica 3,5 cestelli della spesa nella speciale scala di valutazione di Vinialsuper, su un massimo di 5 cestelli a disposizione.
LA DEGUSTAZIONE
Il vino si presenta nel calice di colore giallo paglierino. Al naso il Lugana Doc 2020 di Cantine Scolari risulta piuttosto tipico. I sentori fruttati richiamano i fiori bianchi e frutti a polpa bianca e gialla come la pesca e l’albicocca.
Al palato una perfetta corrispondenza, per una Lugana che fa della semplicità di beva e dell’essenzialità il suo punto forte. Leggere percezioni verdi e di mandorla amara, oltre che saline, chiudono il sorso. Un vino perfetto a tutto pasto, in accompagnamento a piatti della tradizione italiana non troppo elaborati.
LA CANTINA
Cantine Scolari ha sede a Puegnago del Garda. È quindi una delle aziende che producono Lugana sulla sponda del lago di Garda che ricade nella provincia di Brescia. Una realtà profondamente legata al territorio in cui produce Lugana, ma anche altri vini locali come Chiaretto e Groppello.
Le origini risalgono al Medioevo, periodo nel quale la famiglia annovera pontefici e condottieri insediati nel Bresciano, per la precisione nel feudo “de Scolaris”. La storia moderna di Cantine Scolari affonda le radici nel 1929, anno in cui prendono avvio le attività legate alla viticoltura.
Prezzo: 4,99 euro Acquistabile presso: Iperal / Iper, La grande i
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(5 / 5) Ottimo rapporto qualità prezzo per la Lugana Doc 2019La Ghirolda della cantina Fraccaroli Vini. L’etichetta, disponibile nei supermercati Il Gigante, offre garanzie a chi è in cerca di un vino bianco di qualità assoluta. Perfetto per la stagione calda, ormai entrata nel vivo e per di più in promozione fino al 27 giugno.
Una Lugana, quella della cantina di Peschiera del Garda (VR), tipica e gastronomica. Un’ottima rappresentante di una denominazione molto venduta nella grande distribuzione organizzata. Non a caso, le performance del 2021 hanno convinto il Consorzio a sbloccare lo stoccaggio di 8.900 ettolitri della vendemmia 2020.
LA DEGUSTAZIONE
La Ghirolda di Fraccaroli Vini si presenta nel calice di un color giallo paglierino acceso, con riflessi oro. Naso prezioso, che unisce percezioni fruttate, floreali e minerali.
Si spazia dall’agrume (in grande evidenza il mandarino) alla pesca e all’albicocca. E dal gelsomino al sambuco, per l’elegante componente di fiori bianchi.
Al palato freschezza e sapidità risultano ben controbilanciate da ritorni di frutti maturi a polpa gialla, che conferiscono l’attesa morbidezza. Ottima la persistenza, su ricordi di mandorla.
LA VINIFICAZIONE
I vigneti da cui nasce la Lugana La Ghirolda di Fraccaroli Vini si trovano a sud del Lago di Garda. Si tratta di terreni situati per l’esattezza tra Peschiera del Garda e Sirmione, con esposizione Nord-Sud.
L’altitudine media dei terreni varia da 60 a 80 metri sul livello del mare, con suoli di matrice calcarea e argillosa. La vinificazione di questa etichetta, realizzata ad hoc per i supermercati Il Gigante, avviene in maniera tradizionale, in bianco. Solo acciaio prima dell’imbottigliamento e della commercializzazione.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Aumento a doppia cifra per il Lugana Doc nei primi tre mesi del 2021. La denominazione è cresciuta sia sul fronte degli imbottigliamenti (+ 11,25%), che dei prezzi. Segna un +23% il prezzo dell’uva e un +69% il vino sfuso, secondo i dati della Camera di Commercio di Verona.
Il calo del rapporto tra giacenze e imbottigliato nei 12 mesi precedenti (marzo 2021) dà un quadro ottimistico. Tanto da convincere il Consorzio di Tutela a deliberare lo sblocco del 50% del vino sfuso in stoccaggio: 8.900 ettolitri.
«Come già accaduto a ottobre – spiega il presidente Ettore Nicoletto – il Consorzio ha reagito prontamente, grazie anche alla flessibilità insita nella misura di governo dell’offerta, che si era deciso di adottare in via cautelativa».
«Lo stoccaggio – aggiunge – ci ha permesso di essere reattivi e di rispondere al meglio alle esigenze dei produttori di Lugana Doc. Soddisfazioni arrivano anche dal mercato, che ha da poco accolto con entusiasmo la nuova annata».
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Si chiamano Turbiana Ctl1, Turbiana Ctl3, Turbiana Ctl5 i tre nuovi cloni di Turbiana ufficialmente inseriti nel registro nazionale delle varietà di vite. Ctl sta per Consorzio Tutela Lugana che, in collaborazione con lo Studio Agronomico Sata, ha avviato nel 2010 le indagini nei più antichi vigneti di Lugana per garantire tipicità, affinità territoriale e maggiore sostenibilità alla Denominazione.
La meticolosa analisi nei vigneti storici ha permesso di individuare singole piante con caratteristiche peculiari per qualità, sanità, maturazione e intensità gustativa delle uve. Queste “piante madri” sono state analizzate per la presenza di virosi e solo da quelle risultate sane sono state prodotte barbatelle, tenute separate per ogni pianta madre.
Nel 2012 è stato impiantato il campo di confronto clonale, costituito dalla distinta progenie di circa 70 piante madri e dal 2014 al 2020 sono state realizzate centinaia di microvinificazioni di pochi chili di uva ottenuta dalla parcella della progenie di un’unica pianta madre.
Questo ha permesso di confrontare le caratteristiche agronomiche ed enologiche dei vari candidati cloni. Al termine del percorso, solo ai tre migliori è stata riservata la possibilità di essere ufficialmente registrati.
«Riteniamo che questo sia un ulteriore e importante passo nella definizione identitaria del vitigno Turbiana – dichiara il Direttore del Consorzio, Andrea Bottarel – e nell’avanzamento della ricerca viticola, il cui obbiettivo sarà far confluire nei nuovi cloni i caratteri identitari del vitigno e quelle caratteristiche fisiologiche che permettano alla viticoltura di adeguarsi al cambiamento climatico e di essere sempre più sostenibile».
«Cercare di combinare queste caratteristiche – prosegue il direttore – richiede tempo e dedizione, ma è un passaggio fondamentale perché, paradossalmente, si rischia di perdere più tipicità nei vecchi cloni, selezionati molti anni fa, che in quelli di recente selezione».
«Le caratteristiche del suolo non variano – dice ancora Bottarel – ma il clima sta cambiando e con l’innalzamento delle temperature estive medie, soprattutto per quel che riguarda i vini bianchi, si potrebbe perdere molta di quella freschezza, che deriva dall’acidità, e che definisce il Lugana. Oltre all’adozione di diverse pratiche di gestione del verde è indispensabile poter optare per cloni più tardivi, senza però rinunciare ai caratteri identitari della Turbiana».
«Non meno importante – conclude il direttore – è stata la ricerca dei tratti che conferiscono a un vitigno caratteristiche di minore suscettibilità verso le avversità, che è un dovere etico in primis, ma che ha risvolti economici importanti: riducendo gli interventi in vigneto si tutela l’ambiente e si risparmia allo stesso tempo».
La famiglia dei Trebbiano ha origini molto antiche: questa storia, assieme alla vasta e diversificata area di coltivazione, spiega l’esistenza di tanti sinonimi e varianti locali, fonte di ricchezza ma anche, in alcuni casi, di confusione.
La ricerca “Il Trebbiano di Lugana: aspetti storici e genetici” di Pierluigi Villa, Osvaldo Failla, Massimo Labra e Attilio Scienza del 2001 ha dimostrato che Trebbiano di Lugana (localmente detto “Turbian””) e Verdicchio siano stretti parenti, più vicini tra di loro rispetto ad altre varietà quali il Trebbiano d’Abruzzo e quello Toscano, si tratta di due vitigni geneticamente distinti.
Il Trebbiano di Lugana ha un’attitudine più tardiva e leggermente meno produttiva oltre a essersi adattato, nel tempo e con successive selezioni fatte dai viticoltori locali, alle caratteristiche pedoclimatiche del lago di Garda, significativamente diverse da quelle degli altri areali.
Il Consorzio, nell’esprimere enorme soddisfazione per l’importante traguardo raggiunto, intende ringraziare i Vivai Cantone, Vitis Rauscedo e Vivai Zenato Valerio per aver creduto, sostenuto e fattivamente collaborato al progetto.
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Il Report sull’analisi dell’andamento del mercato delle uve da vino nel 2020 promosso da Unioncamere e Bmti realizzata a partire dai prezzi rilevati dalle Camere di Commercio evidenzia l’andamento particolare per il settore vitivinicolo nel 2020.
Durante la vendemmia del 2020, in Italia, sono stati raccolti oltre 70 milioni di quintali di uve da vino (elaborazione Bmti su dati Istat), corrispondenti ad un aumento del 3% rispetto al 2019 e del 2% rispetto alla media del quinquennio 2015-2019. Questo incremento è il risultato di un andamento climatico che, nel complesso, ha favorito la maturazione dell’uva e la sua buona qualità.
Come altri comparti dell’agroalimentare, però, anche il mercato vinicolo ha risentito dell’impatto della pandemia. A fronte del buon andamento nelle quantità, con l’Italia che mantiene la leadership mondiale nella produzione di vino, meno positivo è stato il riscontro nei listini all’ingrosso a causa della chiusura totale dell’Horeca durante il lockdown di marzo e aprile e le successive chiusure parziali nell’ultima parte dell’anno.
A subirne maggiormente le conseguenze sono stati proprio i vini di qualità che sono i più consumati nella ristorazione. Secondo i dati di Unioncamere e Bmti, i prezzi del vino hanno subito un calo medio dell’1,4% rispetto al 2019. Più accentuata però la flessione in chiusura d’anno, con un calo a dicembre del 5% su base annua.
Pur con importanti eccezioni, il 2020 ha segnato ribassi anche per i prezzi delle uve da vino di diverse aree produttive del nostro paese. In particolare, tra le uve venete, si è registrato un ribasso del 6% annuo per le uve Glera atte alla Docg Conegliano Valdobbiadene, sebbene si tratti di un calo meno accentuato rispetto al biennio 2018-2019.
In leggero recupero, invece, le uve con cui viene prodotto l’Amarone (+5%). Spostandosi sul Lago di Garda si è osservata una ripresa anche per le uve del Lugana, rilevate sia dalla Camera di Commercio di Verona che di Brescia. In Lombardia, prezzi in calo per le uve atte a produrre Franciacorta e per le uve destinate ai vini dell’Oltrepò Pavese.
In Piemonte, è proseguita nel 2020 la crescita per le uve del Barbera d’Asti mentre si sono rilevati ribassi nel Cuneese per le uve di Barolo, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba. Tra le uve destinate ai grandi rossi toscani, si confermano stabili sui livelli del 2018 e 2019 quelle del Chianti Classico mentre sono risultate in calo quelle del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano.
Al Sud, tra i vitigni irpini, si è registrata stabilità per le uve Aglianico per il Taurasi e un calo quelle per il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, i cui valori rimangono però superiori alla media del quinquennio 2015-2019. Forte aumento rispetto all’annata 2019, invece, per le uve pugliesi.
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La delibera dell’Assemblea dei 140 soci del Consorzio Lugana dovrà passare all’esame delle Regioni Lombardia e Veneto, per l’ufficializzazione. Ma la proposta è chiara: nell’anno del Covid-19, i produttori della nota Denominazione interregionale Lugana Doc hanno deciso di destinare il 15% della produzione della vendemmia a stoccaggio.
Fra le varie contromisure possibili si è scelta, per dirla con le parole del Consorzio, “la più flessibile“: “Lo stoccaggio, infatti, per natura è reversibile e permetterebbe di svincolare una parte o tutto il vino in un secondo momento, qualora le condizioni di mercato ed il livello delle giacenze lo consentissero”.
Il Consorzio ha quindi scelto una via che “mette l’intera filiera nelle condizioni di gestire con lungimiranza i volumi di prodotto ottenuti dalla prossima vendemmia, cercando di garantire un processo equo di distribuzione e di stabilizzare le dinamiche di mercato”.
L’ente che tutela il grande bianco del lago di Garda ha deciso di affrontare “con decisione” la criticità di un eccesso di potenziale produttivo rispetto alla domanda di mercato, così da “evitare di accentuare gli squilibri già presenti in Filiera”.
“L’Assemblea – sottolinea il presidente Ettore Nicoletto si è espressa in modo netto nella sua sovranità. La nostra priorità resta la difesa del valore, della qualità, del prestigio e della reputazione che la Doc ha costruito nel corso dei decenni, in Italia e all’estero in continuità con i presidenti che mi hanno preceduto”.
Con questa decisione si vuole salvaguardare il futuro del Lugana e per farlo è necessario agire con strumenti e misure di governo dell’offerta, come lo stoccaggio, allo scopo di gestire in maniera coerente i volumi di prodotto, togliere pressione alla filiera ed attenuare il potenziale effetto negativo sui prezzi delle uve e del vino”.
“I provvedimenti deliberati in passato, così come la decisione odierna – continua Nicoletto – hanno certamente permesso di consolidare il posizionamento del Lugana tra i bianchi italiani di prestigio e indicano con chiarezza la strada da seguire per dare nuovo slancio ai processi di creazione di valore a vantaggio di tutti gli anelli della filiera – dalla vigna alla bottiglia – che solo i vini di pregio, e come tali riconosciuti dal mercato, possono alimentare, con ricadute positive anche su tutto il territorio”.
Il Consorzio aveva introdotto già lo scorso anno provvedimenti virtuosi per ridurre il gap tra giacenze e imbottigliato. “Un percorso – ricorda il direttore Andrea Bottarel – che stava dando i risultati auspicati, grazie anche all’ottima performance del primo bimestre del 2020, che ha poi sfortunatamente subito un nuovo contraccolpo a causa dell’emergenza sanitaria dei mesi di marzo, aprile e maggio”.
Pur assistendo a una considerevole ripresa della denominazione, che sta dimostrando il proprio potenziale, difficilmente si riuscirà a raggiungere la crescita necessaria a un equilibrio immediato”.
Dal confronto progressivo dell’imbottigliato dei primi 7 mesi del 2020 con l’analogo periodo del 2019, emerge una crescita del 5,8%, con una previsione di chiusura degli imbottigliamenti del 2020 in positivo rispetto al 2019 (per un totale di quasi 23 milioni di bottiglie). “Un caso quasi unico nel panorama italiano”, evidenzia Bottarel.
Ma la forbice di performance fra le varie realtà aziendali è piuttosto ampia, proprio perché la disparità di condizioni tra i diversi canali di distribuzione (Horeca e GDO in primis), che si è venuta a creare durante il lockdown, ha impedito che questa crescita si distribuisse in modo uniforme sia orizzontalmente, sia verticalmente all’interno della filiera.
Lo stoccaggio del 15% è la soluzione raccomandata anche dall’approfondita analisi che il Centro Interdipartimentale per la ricerca in Viticoltura ed Enologia (Cirve) dell’Università di Padova ha condotto negli scorsi mesi e che è stata condivisa con i consorziati prima dell’Assemblea.
La relazione tecnico-economica sullo stato della Doc Lugana ha evidenziato infatti come la Denominazione abbia sperimentato nel nuovo secolo una crescita particolarmente accentuata del suo potenziale produttivo, con le superfici iscritte che si sono di fatto quadruplicate tra il 2000 e il 2018.
La produzione è cresciuta parallelamente: con la vendemmia 2018 è stato raggiunto un massimo pari a quasi 180 mila ettolitri. Ma nel 2019, grazie agli interventi di contenimento dell’offerta, la vendemmia ha dato luogo a una produzione più in linea con la media degli anni precedenti.
Nonostante l’eccellente performance degli imbottigliamenti (che a fine 2019 hanno raggiunto i 21,8 milioni di bottiglie), l’aumento delle vendite non è stato però perfettamente proporzionale alla crescita della produzione.
“L’autocontrollo dell’offerta al mercato finale messo in atto dalla filiera – sottolinea il Consorzio del Lugana – ha per ora consentito di contenere gli effetti negativi sul prezzo della bottiglia, ma appare necessario continuare a porre in atto misure basate sullo stoccaggio amministrativo di una quota della produzione, in attesa di un consolidamento della ripresa”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
PESCHIERA DEL GARDA – Cresce il Lugana nei mercati mondiali e chiude l’ultima campagna di commercializzazione con un +27% sull’anno precedente, raggiungendo le 22 milioni di bottiglie vendute. La Doc conferma ancora una volta il proprio primato dell’export, con oltre il 70% di imbottigliato che oltrepassa il confine e quote maggioritarie da attribuire ancora una volta alla capolista Germania e agli Stati Uniti.
Ma sono soprattutto gli USA a mostrare per la Doc performance senza precedenti, con un +15% di bottiglie importate rispetto al 2018, e a confermarsi quindi come mercato di maggior potenziale e interesse per le esportazioni vinicole del Lugana, che continua a guardare a ovest senza timore e anzi con fiducia e ottimismo.
Il Consorzio di tutela ha infatti deciso di aumentare gli investimenti e intensificare le iniziative promozionali che interesseranno le principali piazze del vino degli States, da New York a San Francisco, da Seattle a Denver, da Miami a Boston.
Certamente preoccupa il tema dazi, che rischia di diventare un conto molto salato anche per i produttori gardesani, in una situazione che a tutti gli effetti mina l’intero comparto vinicolo continentale. E il discorso vale soprattutto per il vino italiano, che resta tra i vini imbottigliati più richiesti dal consumatore medio statunitense.
“La temporanea tregua raggiunta in questi giorni tra USA e Francia ci fa sperare – afferma il Direttore del Consorzio Andrea Bottarel – La tendenza sembra infatti quella di prendere il giusto tempo per raggiungere accordi che tutelino i reciproci interessi, come nel caso Brexit. Il vino italiano esportato in USA e UK muove di fatto un indotto importante anche per gli operatori del settore dei paesi di destinazione. È doveroso essere prudenti, ma sarebbe altresì controproducente arrestare ora la promozione in un momento di effettiva crescita”.
La Doc Lugana non registra soltanto un trend di vendite decisamente positivo, ma anche in termini di posizionamento guadagna il podio per essere il vino bianco italiano con il prezzo medio allo scaffale più alto sfiorando quota 8 Euro a bottiglia, con un aumento del 35,7% in valore e del 31% in volume sull’anno precedente (dinamica che in effetti ha interessato l’intero comparto, provocando cambiamenti significativi nei trend di acquisto nazionali e internazionali).
Un grande obiettivo per il Consorzio, che proprio negli ultimi mesi si è esposto in favore di interventi e comportamenti, da parte di ogni attore della filiera produttiva, che salvaguardassero ed aiutassero ad aumentare il valore economico della Denominazione Lugana.
“siamo soddisfatti dei risultati e pronti ad affrontare la prossima campagna in un clima di serenità commerciale, in un mercato che si prospetta equilibrato, a fronte anche delle misure di governo richieste e messe in atto in vista dell’ultima vendemmia” – Dichiara il Presidente Ettore Nicoletto.
Infine il Consorzio del Lugana apre il programma promozionale 2020, come sempre ricco e variegato, al fianco di Slow Wine, nell’ambito degli apprezzati tour che portano l’eccellenza vitivinicola italiana nel mondo, precisamente il 3 febbraio a Monaco di Baviera e dal 18 al 25 febbraio negli Stati Uniti.
Il Lugana torna in scena agli immancabili appuntamenti con Prowein a marzo e Vinitaly ad aprile, per proseguire a maggio con due masterclass aperte a stampa ed operatori ad Amburgo e Vienna – che si aggiungono a due panel di degustazione in collaborazione con la rivista di settore di lingua tedesca Vinum – e con la London Wine Fair (UK).
Il primo e intenso semestre di attività della Denominazione del Garda si chiuderà con l’attesa kermesse itinerante dedicata esclusivamente al Lugana, declinato in tutte le sue tipologie, Armonie Senza Tempo, che quest’anno ha scelto come proscenio l’eclettica e dinamica piazza di Milano.
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PESCHIERA DEL GARDA – Un tasting di nuove e vecchie annate, per capire il futuro della Lugana. Lo ha organizzato Le Morette, che ieri ha messo a disposizione della stampa di settore cinque annate, dalla 2016 alla 2008, di tre etichette simbolo della cantina: Mandolara, Riserva e Benedictus. Dieci vini in totale.
La degustazione, ancor più che esaltare le potenzialità di lungo affinamento del vitigno a bacca bianca tipico della zona di Peschiera del Garda e di Sirmione, la Turbiana, ha sottolineato il cambio di rotta della cantina veronese.
L’ultima annata in degustazione – la 2016, non ancora in commercio – è un faro per l’intera Denominazione, che rischia di perdere la rotta della tipicità per cedere al fascino delle sirene di un export che si assesta al 70% della produzione complessiva.
La chiave, a Le Morette, è una malolattica non svolta, oltre alla mancata correzione e standardizzazione delle diverse annate “garantita”, fino agli anni precedenti, dal residuo zuccherino. La Turbiana, così, ne guadagna in verticalità e in salinità. In una parola, in “tipicità”.
Assicurando alle tre etichette di Lugana Doc il corretto posizionamento sul mercato, al netto dei tre diversi stili di vinificazione di Mandolara (acciaio), Benedictus (tonneau di rovere) e Riserva (lieviti indigeni e botte di rovere da 500 litri). Etichette capaci di rivolgersi a consumatori diversi, ma pur sempre “evoluti”.
La cantina, oggi guidata dei fratelli Fabio e Paolo Zenato, ha inoltre intrapreso da diversi anni la strada della sostenibilità. Un aspetto strettamente legato ai cambiamenti climatici, su cui ha posto l’accento l’agronomo Marco Tonni (nella foto sotto).
LE PECULIARITÀ DEL VITIGNO
“La Turbiana – ha spiegato l’esperto – è una varietà tardiva e neutra, poco aromatica. Il vantaggio del vitigno è che ha più tempo per assorbire sali minerali dal terreno e quindi risulta minerale. Fino a 20 anni fa, una delle difficoltà era costituita dal raggiungimento di gradazioni alcoliche accettabili. Oggi abbiamo il problema opposto”.
Cercando di ritardare la maturazione della Turbiana – ha suggerito ancora Tonni – otterremo più sapidità e saremo in grado di compensare nel calice le conseguenze delle annate calde, riequilibrando alcol e durezze.
Ritardare la vendemmia è l’opposto di quanto fatto in passato, quando era diversa persino la forma d’allevamento del vitigno Turbiana e la densità d’impianto dei vigneti della nostra zona”.
Ha fatto passi da gigante, di fatto, la viticoltura in quest’area adiacente il Lago di Garda. Fino a 25 anni fa, non era difficile trovare 3 mila piante per ettaro nei vigneti spinti a una produzione massiva, che riguardava principalmente vino in damigiana, in molti casi frizzante.
Oggi la media è di 5 mila piante per ettaro, con la conseguente attenzione alla competizione radicale e a una forma d’allevamento che punti sulla qualità, più che alla quantità. Una vera e propria rivoluzione.
È cambiato molto anche in cantina – sottolineano i fratelli Zenato – da quando è entrata nell’ordine di idee la gestione del freddo, in grado di garantire la conservazione ed esaltazione degli aromi, assieme ad altre pratiche come la pressatura soffice degli acini”.
Nella conquista dei nuovi mercati, il Lugana appare in sostanza diviso tra la necessità di essere “fresco, fragrante, approcciabile e moderno”, come lo descrive il neo presidente del Consorzio di Tutela, Ettore Nicoletto, e la scommessa del vino da lungo affinamento, in grado di competere con altre Denominazioni venete, come il Soave.
“Le aziende che hanno giocato un ruolo fondamentale nell’affermazione del Lugana – ricordano i fratelli Zenato – oggi sono gestite da nuove generazioni di produttori diventati anche turisti del mondo. Gente decisa a portare in giro per il globo questo vino, destinato a non rimanere ancora per molto sconosciuto agli occhi dei consumatori”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
SIRMIONE –Cà dei Frati, ovvero “cascina dei Frati”. Di questa realtà e dell’area vinicola che circonda Sirmione, sulle sponde del Lago di Garda, tra le province di Brescia e Verona, si trovano tracce lontane. Nel “De Naturali Vinorum Historia” di Andrea Bacci (1524-1600) possiamo leggere di questo monastero di Carmelitani, attorniato da vigneti utili alla produzione del vino per la Santa messa.
Benché l’azienda sia stata ristrutturata, tracce dei suoi trascorsi storici sono ben visibili sin dall’ingresso. L’attuale sala degustazioni non è altro che l’antica chiesa, dove i monaci si riunivano per pregare. Lo stesso stemma di Cà dei Frati non è altro che il simbolo della confraternita dei Carmelitani. Tutti legami con il passato che, oggi, sono “un motivo d’orgoglio” per la famiglia Dal Cero.
Nel 1939 Felice Dal Cero, uomo lungimirante, intuì il potenziale viticolo della zona e decise di trasferirsi qui dal Veneto, acquistando il casale ed i primi 4 ettari di terra (oggi l’azienda possiede 220 ettari vitati, tutti di proprietà).
Nel 1969, dopo 30 anni di lavoro in vigna e in cantina, il figlio del fondatore, Pietro dal Cero, riuscirà ad imbottigliare la sua prima etichetta: Lugana Casa dei Frati. Dal 2012 è la moglie di Pietro, insieme ai suoi tre figli Igino, Anna e Gian Franco, a portare avanti l’azienda.
Oggi – confessa questa determinata Donna del vino – il punto di forza dell’azienda è lavorare tutti per un obiettivo comune, se pur con ruoli differenti”.
Tra le sfide per il futuro c’è quello del tappo. Cà dei Frati sta infatti effettuando alcune prove per sostituire il tappo di sughero con un tappo tecnico naturale.
Tra gli assaggi, quello che colpisce di più è il Lugana Doc Riserva 2012 “Brolettino”, vino di punta della cantina di Sirmione.
LA DEGUSTAZIONE Uva Trebbiano al 100%, localmente conosciuta con il nome Turbiana. La vinificazione viene effettuata inizialmente in acciaio, per poi continuare la fermentazione in barrique.
Al naso colpisce per i suoi precisi sentori fruttati ed esotici (pesca, melone) ma anche floreali (fiori di campo, rosa gialla) chiudendo con accenni di erbe aromatiche. La parte da leone al palato, che riflette le caratteristiche del terreno calcareo argilloso. Un vino che, alla cieca, potrebbe essere confuso con un bianco della Borgogna.
Il Lugana Doc Riserva 2012 “Brolettino” entra su una nota acido-sapida, avvolgendo il palato con le percezioni già avvertite al naso. I 13,5 gradi di alcol sono ben integrati. Un vino bianco opulento, da abbinare con pollame o carne bianca in generale, pesci grassi. Ottimo anche con il Parmigiano Reggiano.
Approdata per caso nel mondo dell’enogastronomia. Il connubio tra tavola e vino diventa da subito la mia più grande passione, utile a migliorarmi di continuo grazie all’attività di sommelier. Amante dei viaggi e sportiva più per dovere che per piacere. Sostieni la nostra testata indipendente con una donazione a questo link.
VERONA – Cantine Giacomo Montresor, storica cantina di Verona, entra in società con Terre Cevico, ViteVis e Cantina Valpantena e diventa “Montresor Heritage“. L’annuncio questa mattina, in occasione di una conferenza stampa indetta ad hoc. L’obiettivo è una crescita del 30% del fatturato nei prossimi anni. Passando soprattutto da un consolidamento dell’export.
“Un progetto che mette a disposizione il capitale cooperativo e tutto il suo sistema di valori per la crescita dell’export e per un ulteriore rafforzamento del legame con il territorio in cui si sviluppano i nostri vigneti Montresor”, spiega Marco Nannetti, presidente Montresor, alla guida del nuovo Cda.
Sono in programma investimenti per circa 2,5 milioni di euro complessivi. Da alcuni mesi sono già stati avviati i progetti sui diversi cru di Amarone, Valpolicella, Soave e Lugana. Da subito alcuni interventi, con un nuovo fruttaio destinato alla produzione dell’Amarone e del Ripasso, una riorganizzazione della bottaia e una linea di imbottigliamento innovativa.
Nell’unità locale “Vidussi” a Capriva del Friuli, nel Collio Goriziano, verranno realizzati circa 10 ettari di nuovi vigneti tra Ribolla Gialla e Sauvignon, portando a 35 quelli complessivi.
Un restyling del marchio aziendale, d’ora in poi “Montresor Heritage”, che riprende la storia ultracentenaria della famiglia Montresor e tanti progetti di marketing per lo sviluppo in grande stile di una realtà che ha fatto la storia della Valpolicella.
“Siamo molto entusiasti del progetto. In questa fase siamo desiderosi di contribuire alla rapida crescita del gruppo”, commenta Luciano Arimini, vicepresidente ViteVis, nata da Cantina Colli Vicentini e Cantina di Gambellara.
Luigi Turco, presidente Cantina Valpantena, aggiunge: “Questa è una bella sfida da affrontare e vincere nel solco della qualità. Da qualche decennio perseveriamo in questo concetto, col nostro lavoro sia in cantina sia in campagna”.
“Non posso che plaudere all’iniziativa, anche perché nel 2000 abbiamo effettuato la stessa operazione con successo, così come Bolla che è entrata in Giv e così come Cesari è stato acquisito da Caviro 5 anni fa. La nuova società sarà un valore aggiunto per Verona”, ha commentato il presidente del Consorzio di Tutela Vini Valpolicella, Andrea Sartori.
Dove incontrare il nuovo corso di Montresor, oltre a quello passato? Al Prowein di Dusseldorf, dal 17 al 20 marzo. Poi a Vinitaly 2019 (padiglione 8, stand E6), dal 7 al 10 aprile, dove sarà allestito lo stand delle linee moderne, senza tralasciare la storia e la tradizione che ha sempre contraddistinto Montresor.
Con Edoardo Montresor, che si occupa del marketing, la cantina veronese è alla quarta generazione. Tra le tappe fondamentali va ricordato il 1906, anno della prima esportazione negli Stati Uniti di Montresor.
Nel 1921 la prima bottiglia satinata per proteggere il vino durante le spedizioni, col nome di “Mula”, probabile soprannome di un’amante del bisnonno. Nel 1946 la prima bottiglia di spumante. Si arriva così al 2019, col 50% delle bottiglie esportate in 56 Paesi nel mondo.
I NUMERI DELLE COOP E IL NUOVO CDA
Degni di nota anche i numeri espressi dalle cooperative della nuova società Montresor Heritage. Terre Cevico – Viticoltori dal 1963 conta 5 mila conferitori e 7.500 ettari di vigneto. ViteVis Cantine ha una base sociale di mille viticoltori e 2.200 ettari di vigneti. Cantina Valpantena fa forza su 330 famiglie e 800 ettari di vigneti.
Un gruppo che, assieme, annovera dunque 6.330 viticoltori, 10.500 ettari di vigneti e 270 milioni di euro di ricavi. Gli ettari complessivi, nell’area produttiva di Montresor Heritage, saranno dunque 3 mila.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione, oltre al presidente Marco Nannetti, vede Luciano Arimini vicepresidente. I consiglieri della nuova società sono 6: Paolo Galassi, Alberto Medici, Alberto Marchisio, Massimo Gallina, Luigi Turco e Luca Degani.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Un grande imbottigliatore di vino, Provinco. E un analista sensoriale, Luca Maroni. Questo il binomio con cui Aldi mira a sfondare sul mercato italiano del vino al supermercato.
La multinazionale tedesca ALbrecht DIscount (abbreviato Aldi) ha costruito la propria “cantina” attorno al catalogo di quello che è uno dei maggiori player della Gdo internazionale.
Provinco Italia Spa, ex agglomerato di Cooperative sociali, oggi azienda privata con sede a Rovereto (TN). Un colosso in grado di mettere in bottiglia tutto il Made in Italy vinicolo italiano. Dal Trento Doc al Grillo di Sicilia.
Dal 2015 parte della prima società del Bel Paese quotata in borsa: Iwb (Italian Wine Brands), nata dalla business combination tra Provinco Italia Spa e Giordano Vini, mediante la Spac (Special Purpose Acquisition Company) Ipo Challenger.
“Si tratta di una selezione accurata di prodotti – assicura Aldi – e, proprio per dimostrare la particolare attenzione che riserviamo al vino, collaboriamo con l’analista sensoriale Luca Maroni per la degustazione dei nostri vini, l’assegnazione di un punteggio e la realizzazione della nostra brochure”.
Italian Wine Brands, da sola, vende oltre 48 milioni di bottiglie l’anno, con una quota di export che si assesta sul 75%. Numeri che ne fanno la terza pedina in Italia, escludendo le Cooperative (settimo con le coop).
Impianti di vinificazione, affinamento e imbottigliamento di Iwb si trovano nelle Langhe, in Piemonte. Una seconda cantina è “strategicamente localizzata in Puglia”, a Torricella, in provincia di Taranto.
Ulteriore particolarità: Iwb non possiede vigneti, ma solo le strutture e i macchinari utili per la vinificazione (nella vicina isola di Malta opera così Delicata Winery).
Un “pacchetto” pressoché completo quello che Iwb ha offerto ad Aldi per lo sbarco in Italia, che suona piuttosto rétro in un periodo in cui la Grande distribuzione sta investendo in private label, valorizzando piccoli e medi produttori e cantine sociali, al posto degli imbottigliatori (vedi Iper, la Grande i con “Grandi Vigne” o Coop con “Fior Fiore”).
Va tuttavia considerato che Aldi è un Discount. E quel che emerge dalla nostra degustazione di 20 vini prelevati dal nuovissimo punto vendita di Castellanza, in provincia di Varese, è la sostanziale ricerca di un “every day low price” ulteriormente stressato dal cluster di riferimento.
Curiosa anche la posizione di Luca Maroni nello sbarco di Aldi in Italia. Provinco Italia Spa, di fatto, risulta “secondo miglior produttore italiano” nella Guida 2013 dell’analista sensoriale. Quasi scontato il suggerimento ai tedeschi, forti anche della fama di Provinco sul suo primo mercato di riferimento: la Germania.
LA DEGUSTAZIONE Tutta un’altra storia quella scritta dalla nostra degustazione. La media dei punteggi da noi assegnati ai vini di Aldi si aggira attorno ai 3/5. Tradotto: sufficienza risicatissima.
Solo tre i vini a cui assegniamo 4 “cestelli” su 5. Si tratta di due etichette della linea “Casteltorre” (proprietà di Schenk Italian Wineries, altra vecchia conoscenza di Maroni che la recensisce a pieni voti nell’assortimento Md Discount): il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2017 (in etichetta Schenk appare come “Cantina del Bacco”) e il Chianti Classico Docg 2016.
Convince anche il Maremma Rosso Toscana Doc “Poggio al Sale”, imbottigliato a Castellina in Chianti da Tenute Piccini Spa: altri 4 “cestelli” della spesa su 5, nella nostra speciale scala di valutazione.
Per il resto è un valzer di 3 e 3,5: vini che, da Nord a Sud Italia, raggiungono una sufficienza supportata soprattutto da un prezzo pieno all’osso, alla portata di tutti i portafogli.
Tra i peggiori assaggi il Metodo Classico Trento Doc (1/5) e il Bonarda dell’Oltrepò pavese (1,5/5).
Deludenti – soprattutto in termini di tipicità – due dei vini più costosi dell’assortimento Aldi Italia: il Barolo Docg 2013 “Giacondi” e, ancor più, l’Amarone della Valpolicella Docg 2015 “San Zenone” (voto 3/5).
Per i più curiosi, ecco l’elenco completo e le valutazioni dei vini di Aldi
1) Prosecco Doc Extra Dry Millesimato 2017, Villa degli Olmi spa: 3,99 euro (2 / 5)
2) Prosecco Superiore Valdobbiadene Docg “Giotti”, Casa Vinicola Bosco Malera srl (C.V.B.M. Salgareda): 4,49 euro (3 / 5)
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Verona, 18 aprile 2018 – Si chiude oggi un’edizione da record per quanto riguarda i visitatori al Padiglione Lombardia a Vinitaly. Consorzi e produttori stimano infatti un afflusso di circa il 7% superiore rispetto al 2017 di operatori di settore, giornalisti e buyer.
Particolarmente significative le presenze straniere, che confermano la crescita dell’apprezzamento dei prodotti lombardi all’estero e il consolidamento di chi, come il Lugana, già oggi esporta circa il 75% della produzione. I compratori internazionali hanno avuto modo di conoscere anche le piccole denominazioni quali Moscato di Scanzo, Botticino e Montenetto.
La vitalità del settore vinicolo viaggia di pari passo con il numero delle imprese lombarde operanti nei settori turismo, ristorazione ed enogastronomia: ben 195.395 secondo i dati 2017 elaborati dall’Ufficio studi di Unioncamere Lombardia e presentati in occasione di Vinitaly 2018.
La parte del leone la fa la Provincia di Milano con 56.723 imprese, seguita da Brescia (30.503) e Bergamo (20.778). Seguono Pavia (14.425), Mantova (14.045), Varese (12.920), Monza e Brianza (11.603), Como (9.891), Cremona (8.961), Sondrio (6.151), Lecco (5.302) e Lodi (4.093).
Su un totale di 815.956 imprese attive nel 2017 sul territorio lombardo, l’ambito “Agricoltura, commercio al dettaglio, alloggio e ristorazione, viaggi” incide per circa il 23,9% del totale. Andando ulteriormente a esplorare le categorie merceologiche, sono 91.411 le imprese classificate quali “commercio al dettaglio” seguite da “alloggio e ristorazione” (55.318), “agricoltura” (46.243) e, a chiudere, “attività dei servizi delle agenzie di viaggio e dei tour operator” (2.423).
“I numeri dimostrano come la qualità del vino lombardo sia riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Vinitaly è una vetrina straordinaria per i nostri prodotti e intendiamo anche a livello istituzionale sfruttare ogni occasione utile per dare visibilità ai nostri vini sui mercati esteri. I consumatori sono sempre più alla ricerca di eccellenze e novità, i buyer stranieri hanno potuto apprezzare produzioni ridotte in termini quantitativi, ma di altissimo profilo qualitativo” ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia.
“Numeri che dimostrano la vitalità delle nostre imprese lombarde”, commenta Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia. “Il turismo, la ristorazione e, più in generale, l’enogastronomia si confermano come attori fondamentali della crescita economica della nostra Regione. Questo dinamismo si coglie oggi di più in occasione del Vinitaly, perché la componente vino è ormai insostituibile driver per la promozione del territorio sia dal punto di vista naturalistico, sia per quanto concerne l’ambito culturale. La Lombardia e il suo Sistema camerale sono in prima linea per sostenere queste imprese, che aiutano a far conoscere il nostro territorio”.
Non a caso la collettiva lombarda, ospitata nel Padiglione Lombardia realizzato al secondo piano del Palaexpo -grazie all’Accordo di programma tra Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia – è stata tra quelle con il maggior numero di aziende in Fiera, con oltre 200 produttori presenti e più di 2 mila etichette in degustazione.
A contribuire alla buona riuscita della manifestazione, le iniziative messe in campo dai Consorzi di tutela presenti – Consorzio Franciacorta, Consorzio Lugana, Consorzio Moscato di Scanzo, Consorzio Oltrepò Pavese, Consorzio Provinciale Vini Mantovani, Consorzio San Colombano, Consorzio Terre Lariane, Consorzio Valcalepio, Consorzio Valtellina, Consorzio Valtènesi ed Ente Vini Bresciani (per Montenetto, Botticino, San Martino della Battaglia e Cellatica) – oltre ai 4 professori e agli 80 ragazzi dell’Istituto alberghiero Andrea Mantegna di Brescia, che si sono prodigati nell’assistenza tecnica agli espositori.
Di particolare importanza anche il ruolo degli sponsor tecnici, che hanno scelto di essere a fianco della collettiva lombarda: Bracca per l’acqua minerale, Maxidata per le forniture informatiche, Rastal per i bicchieri e Vitavigor per i grissini e i sostitutivi del pane.
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(3,5 / 5) La provincia di Brescia è una delle zone più ricche ed industrializzate di Italia, ma anche una delle aree vinicole della regione di maggior pregio grazie alla produzione del Franciacorta Docg. Non proviene da lì il vino sotto la nostra lente di ingrandimento, ma da un areale enoico altrettanto importante, quello del territorio “lacustre” del Garda. Si tratta del Valtenesi Dop Chiaretto 2016 prodotto da Cà Maiol.
Prodotto della Linea Classica destinata alla Gdo viene definito (da loro stessi) un vino particolarmente adatto al gusto femminile. Certamente, l’impatto visivo del prodotto, dal colore all’etichetta effetto pergamena può avere un “ascendente” sulle donne, ma quanto al gusto può davvero incontrare quello di una platea più estesa, senza distinzione di genere.
Il Valtenesi Dop Chiaretto di Cà Maiol è infatti un rosè versatile e trasversale che in cucina può risolvere tanti abbinamenti. Se la “La strada dell’illuminazione sta nella via di mezzo” come dice il piccolo Budda , quando il bianco non “regge” ed il rosso nemmeno, scegliamo un rosato, un buon compromesso.
LA DEGUSTAZIONE Il Valtenesi Dop Chiaretto di Cà Maiol è di color rosa tenue e si presenta nel calice cristallino, luminoso e molto trasparente. Al naso ha un bouquet semplice e delicato che si sviluppa tra note floreali di roselline, piccoli frutti poco maturi come fragoline e lamponi e lievi spunti minerali.
Al palato ha un’anima morbida. Calice chiama calice nella sua “semplicità” infrescante e leggermente sapida. Un vino equilibrato e maturo che lascia un aroma di bocca mediamente fine e sufficientemente persistente,
Il Chiaretto Dop Valtenesi Cà Maiol è perfetto con piatti di pesce di lago e di mare, ma può accompagnare egregiamente tante pietanze di media struttura, antipasti di verdure, carni bianche, sformati, un piatto di pasta al pomodoro ed anche la pizza, la classica margherita o la vegeteriana oppure una focaccia bianca con pomodorini e mozzarella di bufala.
LA VINIFICAZIONE Blend di 4 uvaggi, Barbera, Sangiovese, Marzemino e Groppello, il Chiaretto viene anche chiamato “vino di una notte” per il fatto che la vinificazione delle quattro uve avviene con un leggero contatto del mosto della durata di una notte sola.
L’azienda agricola Cà Maiol si trova sulla Strada dei Vini e dei Sapori del Garda, a sud del lago di Garda nel cuore della produzione del Lugana ed ha recentemente festeggiato i 50 anni di attività. Nata nel 1967 per volontà di Walter Contato che intuì il potenziale della zona del Garda e del Lugana diventando promotore e fondatore del relativo Consorzio di Tutela è passata nel corso degli anni da un’estensione di 12 a 140 ettari.
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Nasce da “un confronto costruttivo” tra dieci denominazioni del vino delle province di Verona, Mantova e Brescia, riunite in un unico brand, il nuovo ambizioso progetto del Consorzio Garda Doc.
Si tratta dello Spumante Garda Doc. Non una semplice bollicina ma un programma strategico di valorizzazione di eccellenze Made in Italy.
Una sfida che il Consorzio di Tutela ha portato a termine attraverso la modifica del disciplinare di produzione con l’inserimento della tipologia “Spumante bianco” che per decreto deve riportare in etichetta il solo nome della denominazione “Garda”.
L’annuncio ufficiale è stato dato nel corso della prima giornata della ventunesima edizione di Festivaletteratura di Mantova, un appuntamento che in questi giorni tiene a battesimo il lancio in edizione limitata del Garda Doc Collezione Brut 2016, con una serie di degustazioni aperte al pubblico.
LA PRESENTAZIONE
Alla presentazione, riservata a stampa e produttori, hanno preso parte anche Paolo Polettini, comitato organizzatore di Festivaletteratura e il giornalista e scrittore Bruno Gambarotta. E gli obiettivi sono chiari.
“Prevediamo di toccare in breve tempo – annuncia Luciano Piona, presidente del Consorzio Garda Doc – i 20 milioni di bottiglie, tante quante sono all’incirca le presenze turistiche nel bacino gardesano”.
“Lo Spumante Garda Doc – continua Piona – si propone come tipologia centrale della denominazione che va a riunire, come denominatore comune, quei 7 milioni di bottiglie che sono già spumantizzate in zona sotto vario nome, puntando a una crescita ulteriore che ci permetta di essere sempre più presenti sui mercati esteri, utilizzando come trampolino di lancio le sponde del Benaco, meta di turisti da tutto il mondo e in particolare dalla Germania”.
L’EXPORT L’export guarda con particolare interesse all’Inghilterra e alla Germania – dove attende l’importante appuntamento con ProWein – ma anche all’Italia, dove il comparto degli spumanti traina il consumo di vino: +9,5% in valore e +6,8% in volume, secondo i dati del Consorzio Garda Doc.
Lo Spumante Garda Doc è prodotto nel grande anfiteatro naturale del Benaco, dalle mani di produttori capaci di esprimere l’importante variabilità ampelografica delle dieci denominazioni che compongono la Doc Garda: Valtènesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valdadige, Valpolicella, Durello e Soave.
L’AREA INTERESSATA
La superficie vitata di questa denominazione è pari a 31 mila ettari, la maggior parte dei quali coltivati in provincia di Verona (27.889), mentre i rimanenti 3.211 ettari si dividono tra le province di Mantova e Brescia.
“La scelta del Consorzio è stata quella di valorizzare un brand già affermato, Garda, facendolo diventare un vino di successo, individuando nella tipologia spumante il vino in grado di aggiungere altro valore economico e commerciale alle produzioni tradizionali delle dieci denominazioni”, spiega Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Garda Doc.
Per sottolineare l’importanza del progetto, il Consorzio ha deciso di definirne l’immagine del brand attraverso un concorso di idee che ha visto la partecipazione di 13 diverse agenzie. Il merito di aver saputo interpretare al meglio il brand è stato assegnato a O, Nice Design e Stefano Torregrossa con una grafica che racconta non solo il vino ma anche il suo territorio.
L’onda, resa geometricamente perfetta con un’operazione concettuale, ha valenze multiple rappresenta il Lago di Garda, ovviamente, ma racconta anche i filari allineati dei vigneti sulle colline; il movimento delle bollicine.
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Mentre in tutta Italia si rincorrono le voci di un’annata particolarmente difficile, dall’area del Lago di Garda Fabio Zenato (nella foto), agronomo, vivaista e titolare con il fratello Paolo dell’azienda agricola Le Morette, pone l’attenzione su un’eccezione per il Lugana.
“Indubbiamente la stagione è stata ricca di insidie – spiega Fabio Zenato – prima le gelate, poi le temperature elevate e la prolungata siccità, ma queste circorstanze nella nostra zona non hanno influito in modo significativo sulla produzione e sulla qualità delle uve”.
La consapevolezza deriva dagli studi di Fabio Zenato sulla varietà Turbiana (con cui si produce il vino Lugana) e dalle successive sperimentazioni condotte nella sua azienda, che oltre a produrre uva è anche il vivaio dal quale derivano la maggior parte delle barbatelle della denominazione.
Il primo fattore peculiare per l’area di Lugana è la presenza mitigatrice del Lago di Garda, che si trova a nord dell’area vitata. Dal lago arrivano leggere brezze in primavera che evitano il ristagno dell’aria e l’influsso positivo del bacino ha evitato di incappare nelle gelate primaverili, come accaduto in altre zone viticole.
Secondo elemento è il peculiare adattamento che la varietà Turbiana ha sviluppato nel territorio di Lugana. Le caratteristiche del DNA gli permettono di meglio sopportare situazioni climatiche estreme come quelle registrate nei mesi scorsi.
Infine vi è l’importanza del terreno di natura argillosa: una tessitura che trattiene maggiormente l’acqua durante i periodi siccitori. Questa caratteristica, combinata con l’irrigazione di soccorso a goccia, ha permesso alle piante di non raggiungere un livello di stress idrico estremo, tale da compromettere la qualità delle uve.
“Sarà un’annata – conclude Fabio Zenato – facilmente paragonabile a quella del 2015. Stiamo iniziando la vendemmia, in anticipo di circa dieci giorni rispetto allo scorso anno. Le uve sono molto sane, integre, e con tenore zuccherino elevato: ci daranno vini godibili da fin da subito con un’espressione aromatica più tendente al frutto rispetto al consueto”.
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Dopo l’allarme lanciato da Coldiretti e la richiesta, da parte di Fivi, di una conta dei danni ufficiale, è Assoenologi a delineare il quadro delle conseguenze dell’ondata di freddo che si è abbattuta sulle vigne italiane. Il gelo, proveniente dal Nord Europa, ha colpito il Belpaese tra martedì 18 e venerdì 21 aprile. Un “nuovo inverno” per le viti di mezza penisola, in piena maturazione.
“Spesso siamo preda dell’ossessione del clima che cambia – commenta Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi -. Le gelate tardive sono una costante che ha accompagnato le vicende della viticoltura europea fin dalle sue origini. Ma in effetti la gelata dello scorso aprile non può essere considerata il risultato di un fenomeno meteorologico normale. Lo dimostra la dimensione europea dell’evento e la gravità del danno. Molto raramente, infatti, si associano gli effetti di un raffreddamento dovuto allo spostamento di grandi masse fredde dall’Artico, con quelli della perdita di calore dal suolo per irradiamento e, in molti casi, per la caduta di aria fredda lungo le pendici verso le zone più basse. La situazione – precisa Cotarella – è stata poi aggravata dall’avanzato sviluppo dei germogli per le favorevoli condizioni del mese di marzo”.
LA CONTA DEI DANNI
Dalle prime stime, secondo le rilevazioni effettuate da Assoenologi, i danni sembrerebbero ingenti. Si tratta di vigneti colpiti a macchia di leopardo, soprattutto nei terreni a fondovalle e in quelli pianeggianti, oltre che i nuovi impianti, particolarmente sensibili. “Come è facile prevedere – ha detto Cotarella – le conseguenze per la viticoltura italiana saranno, sul piano produttivo, molto gravi, anche perché sono stati colpiti alcuni distretti viticoli i cui vini sono destinati soprattutto all’esportazione. Il risultato degli interventi agronomici per il recupero della produzione dell’annata in corso si prospettano molto aleatori e potranno essere valutati solo dopo la risposta delle piante, tra qualche settimane. È opportuno invece che le scelte dei viticoltori si orientino verso il ripristino della struttura produttiva per la prossima annata”.
LA SITUAZIONE PIEMONTE. In tutto il Piemonte si stima un 5-8% di ettari di vite colpiti dalle gelate e una perdita media del 3-5% della produzione. Nella zona del Gavi i danni sono a macchia di leopardo e sembra che siano stati colpiti il 10-15% degli ettari ma con differenti problematiche, dal 5 al 100%. Mediamente la perdita complessiva non dovrebbe essere di oltre il 7-10% della produzione.
Nei comuni di Nizza, Agliano, Mombaruzzo, zona tipica del Barbera d’Asti, le gelate hanno interessato, in alcuni casi, i vigneti sino a metà collina. La prima stima dà un danno dall’8 al 10% della produzione totale. Per la zona del Barbaresco preoccupante è stata la grandinata del 16 aprile su una parte del comune di Neive.
Le gelate hanno colpito il fondovalle, mentre le posizioni ben esposte, da Nebbiolo, non sono state colpite o solo marginalmente. Stima del danno 5-7% della produzione. Anche nella zona del Barolo le gelate hanno colpito a macchia di leopardo. (Enol. Alberto Lazzarino – Presidente Sezione Piemonte Assoenologi).
LOMBARDIA. In generale i vigneti della Lombardia posizionati in zone pianeggianti o comunque con poco ricircolo d’aria sono state maggiormente penalizzate. Per effetto di inversione termica sono stati molto più limitati i danni in zone collinari e comunque sempre in forme di allevamento con capo a frutto più distante da terra. La Franciacorta è probabilmente la zona più colpita vista la precocità dei vitigni e la posizione.
Si stima dal 40 al 50% di germogli colpiti in particolare in zone pianeggianti e su tutti e tre i vitigni. Sorte migliore ai vigneti allevati a Sylvoz e in prossimità del lago d’Iseo. Per le vigne Lugana e Garda, la vicinanza del lago ha molto limitato i danni che vengono stimati in circa 15/20% dei germogli in particolare sulle varietà a bacca bianca e rossa precoce. Nel comune di Botticino, essendo quasi esclusivamente uve rosse danni limitati a un 10-12%, mentre in Valcalepio sono sati pochi i danni e limitati a posizioni particolari di fondovalle o esposizioni poco soleggiate.
In Oltrepò la situazione risulta molto difforme sia per posizione che per vitigno. Le gelate hanno causato un danno sui germogli pari a circa 20% Ad essere colpiti sono stati in particolare vigneti nelle vallate dove il danno arriva anche al 90- 95%. In Valtellina pochi se non nulli i danni e comunque limitati a posizioni particolare o esposizioni poco soleggiate. Pochi danni anche in Liguria in prossimità di fondovalle: stima 10-15% di germogli persi (Enol. Alessandro Schiavi – Presidente Sezione Lombardia Liguria Assoenologi).
TRENTINO. Nella notte tra il 19 e il 20 aprile si è verificata una gelata che ha colpito varie zone del vigneto Trentino. Dei 10500 ettari vitati in provincia di Trento, ne sono stati in vario modo colpiti circa 2400, di essi circa 1000 hanno avuto danni più importanti. L’entità del danno alla produzione risulta comunque di difficile stima in questa fase, poiché la gelata ha colpito vigneti con stadi fenologici diversificati per zona e varietà.
Si ritiene che in parte dei vigneti colpiti vi sia una ripresa vegetativa anche grazie alle piogge cadute negli ultimi giorni e alla ripresa delle temperature. Attualmente si stima un danno consistente almeno su 1000 ettari pari a circa il 10% della superficie totale. Le zone più colpite sono state il basso Trentino con Ala, la piana di Rovereto, qualche zona della Valle dei Laghi, danni minori a nord di Trento e in Valle di Cembra dove risultano colpiti i vigneti a gouyot rispetto alla tradizionale pergola trentina. (Enol. Goffredo Pasolli – Presidente Sezione Trentino Assoenologi).
ALTO ADIGE. In Alto Adige la superficie colpita dal gelo è di circa il 10% della superfice vitata (5.350 ettari), cioè circa 530 ettari. I danni qualitativi e quantitativi sono attualmente stimabili dal 5-8%. Le zone più colpite sono l’alta Val Isarco e la zona Oltreadige, con qualche zona vicino a Ora (Bassa Atesina). (Enol. Stephan Filippi – Presidente Sezione Alto Adige Assoenologi).
VENETO CENTRO ORIENTALE. Nel Veneto Centro Orientale le basse temperature dell’ultima decade di aprile hanno determinato in alcuni casi solo un arresto della vegetazione, in altri anche danni da gelo a carico dei germogli. La diffusione dei veri e propri danni gravi, ha comunque colpito a macchia di leopardo il territorio, prova ne è che all’interno dello stesso appezzamento si trovano zone con filari con viti danneggiate mentre altre con una vegetazione normale, questo sia in collina che in pianura. In collina risultano colpite solo alcune viti dei filari di fondovalle mentre quelli lungo il crinale risultano indenni.
Le viti allevate con vari sistemi di allevamento sono state indifferentemente colpite, l’unico sistema di allevamento su cui sembra non si segnalano problemi risulta essere il Bellussi probabilmente per la sua forma molto espansa e arieggiata. Quantificare gli eventuali danni da gelata è oggi prematuro, perché il ciclo vegetativo è ancora molto lungo e la vite ha ancora tempo per recuperare, importante sarà l’andamento delle temperature nelle prossime settimane. (Enol. Celestino Poser- Presidente Sezione Veneto Centro Orientale Assoenologi).
VENETO OCCIDENTALE. Dal 1984 non avvenivano gelate , questo ha contribuito a far piantare vigneti in zone poco vocate alla viticoltura specialmente “viti nane” alte 60 cm da terra, la meccanizzazione ha favorito questi sistemi d’impianto, dimenticando che la vite è una pianta rampicante. Danni: a prima vista sembrava un danno enorme, dopo 6 giorni, si nota che la vite riprende la cacciata, siamo ancora in aprile, e sono convinto che oltre a salvare il capo a frutto per l’anno prossimo si riuscirà a fare una vendemmia non di quantità, ma certamente di qualità, con leggero ritardo di maturazione.
Le zone più alte e le colline di tutte le Province di Verona e Vicenza sono intatte e la pioggia di questi giorni è stata una vera manna. Per essere sintetici delle zone colpite, Valpolicella solo parte della bassa, Soave solo parte la pianura a est, e zona Arcole, Vicentino; parte zona nord di Lonigo e Meledo, Brendola, Montebello. Fra 15 giorni si potrà meglio giudicare che il danno non è così enorme di come poteva apparire giorni fa. (Enol. Luigino Bertolazzi – Presidente Sezione Veneto Occidentale Assoenologi).
FRIULI VENEZIA GIULIA. Dobbiamo ritornare al 20 aprile 1981, lunedì di Pasqua, per trovare una gelata così importante in Friuli Venezia Giulia (-2°/3° C). La superficie interessata è stata di oltre duemila ettari, pari al 10% dell’intero “Vigneto Friuli”. Fortunatamente, questo grande freddo, ha colpito i vigneti a macchia di leopardo diluendo i danni sull’intera superficie vitata regionale.
In Friuli l’inverno è stato mite e siccitoso mentre, le alte temperature nelle prime due decadi di aprile, hanno sviluppato anticipatamente l’apparato fogliare della pianta evidenziando, soprattutto nelle varietà precoci, i giovani germogli.
Da qui l’importante danno causato dal gelo improvviso in particolare nelle zone del fondo valle e nelle pianure lungo i corsi d’acqua e nelle varietà di Pinot Grigio, Glera, Refosco e Verduzzo. Occorre attendere sia la ripresa vegetativa della vite, ancora oggi bloccata dalle basse temperature, che lo sviluppo vegetativo del futuro grappolo. (Enol. Rodolfo Rizzi – Presidente Sezione Friuli V. G. Assoenologi).
EMILIA. Il danno medio in Emilia è stimabile tra il 20 e il 30% della superficie vitata. Le varietà più colpite sono l’Ancellotta e le uve bianche in generale. Il 90% dei danni hanno riguardato impianti a spalliera con filo di banchina dai 90 ai 120 cm. Pochi invece sui sistemi a Belussi e a doppia cortina con filo di banchina maggiore di 180 cm. Anche nella pianura del bolognese i danni sono significativi, ma manca ancora una stima attendibile. (Enol. Sandro Cavicchioli – Presidente Sezione Emilia Assoenologi).
ROMAGNA. L’avvio di stagione aveva offerto una primavera da manuale in Romagna, con fioriture splendide e anticipi di vegetazione, anche se la siccità iniziava a dare qualche preoccupazione. Poi l’acqua è arrivata, ma con lei anche i guai: tra il 15 e il 17 aprile si sono manifestati due importanti eventi grandinigeni in Emilia-Romagna, che hanno avuto ripercussioni anche sul vigneto. I danni più importanti partono dalla collina faentina (Zattaglia, Casola Valsenio in particolare) per continuare verso quella imolese, fino a devastare le vigne tra Castel San Pietro e Ozzano, scendendo verso la pianura bolognese.
Nell’Imolese si parla di circa 700 ettari coltivati (non solo vite) interessati dall’evento. Come se non bastasse, si è poi assistito ad un ribasso delle temperature che nelle mattine del 20 e 21 aprile sono scese anche leggermente sotto zero. La situazione in merito ai vigneti è variegata: si può supporre che su una superficie vitata di circa 27 mila ettari, compreso l’Imolese, almeno 4 mila ettari siano stati interessati da grandinate e gelate tardive, ma l’incidenza di questi eventi sugli esiti produttivi di questa vendemmia sono tutti da determinare.
Cosa sia successo dentro questi grappolini al momento non è dato saperlo e si attende con ansia il momento della fioritura, ma soprattutto dell’allegagione. (Enol. Pierluigi Zama – Presidente Sezione Romagna Assoenologi).
TOSCANA. Anche la Toscana è stata colpita duramente dal gelo degli ultimi giorni. Si evidenziano danni a macchia di leopardo su tutta la regione, in particolare nei fondovalle mentre si sono salvati i vigneti posizionati in zone più collinari. In alcuni areali i germogli colpiti sono stati completamente “bruciati” compromettendo in modo significativo la produzione 2017 anche se la speranza è nelle gemme di sottocchio.
Fenomeni contenuti si sono registrati nel litorale ( Bolgheri- bassa Maremma). Alcuni dati: Zona Chianti 25-30%; Zona Chianti Classico 20%; Zona San Gimignano 20%; Zona Montalcino 10-15%; Zona Montepulciano 20-25%. (Enol. Ivangiorgio Tarzariol – Presidente Sezione Toscana Assoenologi).
MARCHE. Nelle Marche i danni nelle vigne sembrano piuttosto limitati con una situazione piuttosto variegata. Nel Pesarese/Urbinate non si rilevano danni di rilievo, così come nell’Anconetano, nelle zone del verdicchio e del Conero quantificabile, al massimo, intorno al 10%.
Nel comune di Matelica, le gelate notturne dei giorni scorsi, dopo un marzo eccezionalmente caldo che ha fatto sviluppare in anticipo le gemme, hanno danneggiato in maniera variabile a seconda delle zone, fino ad un 40%. Nel Fermano/Ascolano, qualche danno si è registrato su giovani germogli soprattutto nel fondo valle delle zone più interne dove, in qualche caso, sono stati ingenti, con perdite fino al 50% nella porzione di vigneto adiacente alla valle.
A livello regionale è emerso che questi abbassamenti repentini delle temperature hanno influito sul germogliamento delle varietà tardive (Montepulciano, Trebbiano T. e Passerina) in cui si assiste a livello generale ad un germogliamento disforme, oltre ad un rallentamento vegetativo generalizzato. (Enol. Luigi Costantini – Presidente Sezione Marche Assoenologi).
LAZIO E UMBRIA. Nel Lazio e in Umbria le giornate del 20 aprile e poi del 22 aprile sono state caratterizzate da mattinate con temperature inferiori allo zero e venti freddi. Nella provincia di Latina si ipotizzano danni che vanno da un 10% al 40-50% nelle zone più colpite specie nei fondovalle. Nell’areale dei Castelli Romani si ipotizza in maniera molto generale una perdita del 10-15% anche se i tecnici sono fiduciosi su un possibile recupero, anche per le vigne più colpite. In quest’area infatti, le varietà autoctone, generalmente più tardive, si trovano in una fase fenologica anticipata rispetto ad altre varietà.
In Umbria, ci sono stati ingenti danni sui vigneti di fondo valle e pianura dove si stimano perdite anche oltre il 60% e verosimilmente le varietà a bacca bianca sono le più penalizzate; meglio le zone di media e collina che sono scampate ai danni anche se nella zona di Montefalco (notoriamente più fredda del perugino) alcuni vigneti di Sagrantino, seppur a 300-350 m s.l.m, hanno subito perdite anche oltre il 30%. Si segnala anche una forte difformità dei danni nell’ambito dello stesso vigneto o filare. (Enol. Riccardo Cotarella – Presidente Sezione Lazio Umbria Assoenologi).
ABRUZZO. Poiché in Abruzzo l’andamento vegetativo della vite risulta essere in ritardo di circa 10-12 giorni, a causa di un inverno rigido e temperature al di sotto della media stagionale, i danni da gelo sono stati circoscritti nelle zone del fondo valle e sulle sole varietà precoci: Chardonnay, Pinot Grigio, Pecorino, Passerina. Sul Trebbiano e Montepulciano i danni, nella maggior parte della regione, non sono significativi.
La provincia dell’Aquila e parte dell’entroterra Pescarese, che già lo scorso anno nello stesso periodo hanno avuto danni da gelo molto importanti, hanno subito lo stesso abbassamento di temperatura (-3°C/-5°C) ma con danni minori perché la schiusura delle gemme è avvenuta con ritardo. Occorrerà però aspettare il completo germogliamento per definire eventuali cali di produzione. (Enol. Nicola Dragani – Presidente Sezione Abruzzo Molise Assoenologi).
CAMPANIA. L’inizio del 2017 in Campania è stato contraddistinto da temperature di circa 1°C, inferiori rispetto alla media del periodo e piogge abbondanti. Ciò faceva ben sperare in una campagna vendemmiale “nella norma” e cioè non contrassegnata da altalenanti e disattesi cambiamenti climatici.
Ma non è stato così perché già negli ultimi tre giorni di gennaio si sono registrate impennate termiche anomale con giornate piuttosto calde e soleggiate. Temperature miti (non in linea con le medie stagionali) hanno caratterizzato anche i successivi mesi di febbraio e marzo. Queste condizioni, sull’intero territorio regionale, hanno favorito un germogliamento della vite leggermente anticipato di qualche giorno, nella prima decade di aprile. Nel fine settimana tra il 18 e il 21 aprile pesanti gelate notturne hanno gravemente condizionato le prime fasi vegetative della vite in quasi tutti gli areali di produzione.
L’eterogeneità delle prime fasi di sviluppo dei germogli ha limitato fortunatamente il danno, interessando buona parte dei germogli già accresciuti e risparmiando così le gemme che appena si aprivano. Nei vigneti più giovani la gelata ha fatto più danni. Le viti più vecchie invece hanno mostrato una maggiore resistenza. Al momento si può stimare mediamente un danno pari al 15-20%. (Enol. Roberto Di Meo – Presidente Sezione Campania Assoenologi).
PUGLIA. In Puglia l’accrescimento regolare dei germogli è stato incentivato da alcune giornate di caldo intenso dei primi quindici giorni di aprile. Improvvisamente però, un’ondata di gelo nelle date del 20-23 del mese ha interrotto la crescita della vegetazione, in alcuni casi stroncandola. Di difficile analisi il fenomeno, per la forte eterogeneità delle condizioni territoriali.
Il forte sbalzo termico e le basse temperature hanno colpito in particolare la zona della Valle d’Itria, con un danno sui vigneti stimabile al 40-50%; l’areale compreso tra Cerignola e Minervino Murge, con un danno sui vigneti stimabile al 10- 20% e il Nord Puglia fino ai confini regionali, con un danno sui vigneti stimabile del 5-10%. Il resto della regione è stato sostanzialmente trascurate dal fenomeno, con qualche sporadica eccezione data da zone più fredde o esposte a correnti. In Basilicata e Calabria i danni sono stati molto limitati.
SICILIA. In Sicilia si registrano piccoli focolai in poche zone particolari. Nulla di grave, si è nell’ordine dell’1% di danni (Enol. Giacomo Salvatore Manzo – Presidente Sezione Sicilia Assoenologi).
foto da lanuovasardegna.it
SARDEGNA. L’ondata di mal tempo anomalo, con un improvviso abbassamento delle temperature di molti gradi, con sbalzi di 22-23 C°, hanno danneggiato gravemente i vigneti, dove sono andati distrutti completamente i giovani germogli fruttiferi.
Danni a partire dai fondovalle da 25 m.s.l.m ai 650 m.s.l.m.i che hanno interessato gran parte della Sardegna in modo particolare la Gallura patria del Vermentino Docg, per arrivare alle vigne di Cannonau dell’Ogliastra, Orgosolo, Dorgali, sino ad arrivare ai 650 metri di Mammoiada, nell’Oristanese casa della Vernaccia , nel Sulcis-Inglesiente terra del Carignano.
Danni che arrivano al 100% della produzione sino ad un 20- 50% nelle aree meno colpite . Un vero e proprio bollettino di guerra , che ha messo in ginocchio molte aziende vitivinicole. Ad oggi si stanno stimando ancora i danni che potranno essere più precisi fra una quindicina di giorni, quando la vite ricaccerà e si potrà stimare la nuova produzione. In tutti i casi si ipotizza che siano oltre 3000 gli ettari interessati dal flagello del gelo. (Enol. Andreino Addis – Presidente Sezione Sardegna Assoenologi).
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Il 30% dei vigneti lombardi è stato danneggiato dal maltempo e dalle gelate tardive e problemi ci sono anche per alcune semine del mais, per i frutteti dell’Oltrepò pavese e gli ortaggi nella zona del Comasco e della Brianza.
E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti Lombardia alla vigilia della nuova perturbazione che sta per colpire nel centro nord con rovesci e temporali, localmente forti e accompagnati da grandine e neve sulle Alpi sopra i 1.300 metri ma quota in calo fin sopra i 1.000 metri nella notte. Una situazione che rischia di aggravare la situazione dei vigneti e che preoccupa gli agricoltori.
LE ZONE A RISCHIO
Secondo le rilevazioni di Coldiretti Lombardia: nelle ultime due settimane è stato colpito il 15% della superficie vitata di Bergamo con danni fra il 60% e il 90%, in provincia di Brescia si stima una riduzione di circa il 30% nella produzione in Franciacorta e di circa il 20% per la zona Valtenesi, mentre nell’area del Lugana i danni sono stati più distribuiti a macchia di leopardo. Danni notevoli, continua la Coldiretti Lombardia, sono stati registrati anche sui vigneti nell’alto e basso Mantovano nelle zone del Lambrusco, con punte anche del 50% sulle singole produzioni. A Pavia, la superficie dell’area colpita può essere stimata, in questa prima fase, tra il 20% e il 25% dell’intera superficie vitata dell’Oltrepò Pavese. Infine in Valtellina hanno “pagato dazio” le zone più fredde con problemi su circa il 10% delle superfici.
“I cambiamenti climatici – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – negli ultimi dieci anni hanno provocato danni per 14 miliardi di euro in Italia. Ormai dobbiamo fare i conti con eventi sempre più estremi sia sul fronte delle temperature che su quello delle precipitazioni. Tanto che nelle ultime due settimane, più che primavera sembrava di essere in inverno”.
SETTORE CHIAVE
La preoccupazione per la produzione vitivinicola è giustificata anche dal fatto che il settore occupa oltre 9 mila persone alle quali vanno però aggiunte quelle impiegate nell’indotto e gli stagionali, mentre sono più di tremila le aziende attive: 1.573 a Pavia, 614 a Brescia, 305 a Sondrio, 207 a Bergamo, 169 a Mantova, 162 a Milano, 28 a Varese, 21 a Monza e Brianza, 18 a Como, 18 a Lecco, 10 a Lodi e anche 9 a Cremona.
Alle produzioni DOCG, DOC e IGT la Lombardia dedica quasi il 90% del suo vino. Fra i Doc, l’aumento delle produzioni negli ultimi cinque anni è stata di oltre 45mila ettolitri e fra essi il Lugana è cresciuto del 43% superando i 76mila ettolitri nel 2016. In crescita anche le IGT (fra i quali troviamo i lambruschi mantovani e i vini delle colline di San Colombano) con un incremento di 34mila ettolitri rispetto al 2012 per superare l’anno scorso i 513mila ettolitri totali. Inoltre negli ultimi 15 anni le esportazioni in valore dei vini lombardi sono passati da 153 a 258 milioni di euro con un incremento di quasi il 69% con una forte crescita, accanto alle tradizionali piazze americane e nord europee, anche della Cina, di Hong Kong, della Spagna, del Regno Unito, della Russia e della Francia.
IL RESTO DEL PAESE L’arrivo di un nuovo vortice aggrava i danni nelle campagne di una pazza primavera segnata da nubifragi, siccità e gelate fuori stagione che hanno decimato i raccolti in frutteti, vigneti e nelle coltivazioni orticole, tanto che dal Piemonte al Veneto è stato chiesto lo stato di calamità, con la situazione che è comunque drammatica anche nelle regioni del Centro Italia.
Il gelo si è accanito sui vigneti dalla Val d’Aosta alla Lombardia, dal Veneto al Lazio, dalla Toscana alle Marche, dalla Campania fino alla Sardegna. Dai monitoraggi emergono i gravissimi danni subiti da alcune produzioni tipiche e di qualità come i radicchi veneti, le pere mantovane, le ciliegie di Vignola (Modena), i kiwi laziali e le mele annurca della Campania, ma anche i forti problemi che stanno incontrando le piante di acacia in Piemonte, importantissime per il lavoro delle api, e gli ulivi in Campania per i quali gli effetti delle gelate, dovranno essere valutati in seguito.
Una situazione che conferma i cambiamenti climatici in atto che in Italia si manifestano con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi anche con il rapido passaggio dalla siccità all’alluvione, precipitazioni brevi e violente accompagnate anche da grandine con pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro a causa delle bizzarrie del tempo.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
È sempre più forte l’interesse dei buyer stranieri per i vini della Lombardia. Il Padiglione lombardo a Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e dei distillati in corso a Verona fino a domani, sta infatti registrando una presenza sempre più ampia e qualificata di operatori esteri interessati ad approfondire la conoscenza e ad acquistare le produzioni regionali, con il fenomeno Lugana in testa.
L’eccezionale incremento dell’export registrato dai vini di qualità della Lombardia, che negli ultimi quindici anni hanno visto crescere il valore sui mercati esteri del 66,8%, arrivando a quota 258 milioni di euro, con punte estreme in Cina (+8.686,5%), Hong Kong (+1.508,8%), Spagna (+722,6%) e Belgio (+709,4%), è quindi destinato a proseguire anche in futuro.
NUMERI RECORD
“Stiamo vedendo un pubblico molto qualificato e stiamo registrando parecchie presenze di operatori provenienti da Stati Uniti, Canada, Corea e Paesi del Nord Europa”, spiega il direttore del Consorzio Tutela Lugana, Carlo Veronese. Un fenomeno, quello del Lugana, citato come esempio dall’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, durante la conferenza stampa di presentazione del padiglione Lombardia a Vinitaly.
Centocinquanta milioni di euro di fatturato, 14 milioni di bottiglie nella vendemmia 2015, 1.675 ettari coltivati, un lungo tour promozionale negli USA con 10 tappe e tanti progetti in cantiere, in Italia e all’estero, per festeggiare nel 2017 i 50 anni della DOC, la prima della Lombardia. Questi i numeri più che positivi di un Consorzio, quello del Lugana Doc, che ha chiuso un 2016 in forte crescita, confermando un trend che dura ormai dal 2006. Con una produzione raddoppiata in dieci anni.
GLI OUTSIDER IN CRESCITA
“Gli stranieri stanno dimostrando un grande interesse per un territorio che all’estero è poco conosciuto, ma che stanno scoprendo insieme ai nostri vini”, conferma Emanuele Medolago Albani, presidente del Consorzio Tutela Valcalepio. “In questi tre giorni abbiamo ricevuto diverse delegazioni straniere, soprattutto da Cina, Regno Unito e Paesi del Nord Europa”.
Ma l’interesse dei buyer esteri è forte anche verso i vini eroici della Valtellina, dove “le aziende stanno facendo incontri interessanti con operatori provenienti prevalentemente da Svizzera e Stati Uniti”, spiega Mamete Prevostini, presidente del Consorzio Tutela Vini di Valtellina, così come verso le produzioni di nicchia che contribuiscono a rendere la Lombardia la regione con la più ampia possibilità di scelta a livello nazionale.
È il caso, ad esempio, del Montenetto, piccola denominazione bresciana che a Vinitaly “sta attirando sempre più interesse da parte dei buyer stranieri, soprattutto cinesi”, spiega la presidente del Consorzio Montenetto, Maria Grazia Marinelli.
“Negli ultimi due anni la scelta di Vinitaly è stata quella di andare in maniera sempre più netta verso la vocazione di momento di business: la soddisfazione delle aziende per la presenza qualificata di delegazioni di buyer stranieri dimostra che la scelta sta pagando”, commenta il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio.
“Oggi che la sfida si gioca più che mai sui mercati internazionali il nostro obiettivo è quello di sostenere i produttori lombardi a fare ‘fronte comune’: il Padiglione Lombardia a Vinitaly – ha concluso Auricchio – dove è riunito l’85% delle aziende lombarde presenti in fiera, è un esempio positivo di come si possa lavorare insieme per un obiettivo comune”.
“La sfida dell’internazionalizzazione è un percorso ineluttabile per i nostri vini, anche alla luce di consumi che sul mercato domestico non mostrano grandi segni di vitalità – dichiara l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava –. L’elevata qualità dei vini lombardi e la varietà così ampia ha attirato operatori qualificati e buyer esteri, a conferma di un interesse che sta crescendo”.
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50 milioni di euro di fatturato, 14 milioni di bottiglie nella vendemmia 2015, 1.675 ettari coltivati, un lungo tour promozionale negli USA con 10 tappe e tanti progetti in cantiere, in Italia e all’estero, per festeggiare nel 2017 i 50 anni della DOC, la prima della Lombardia. Questi i numeri più che positivi del Consorzio Tutela Lugana DOC, che chiude il 2016 in forte crescita, confermando così il trend di crescita che dura dal 2006, con una produzione raddoppiata in dieci anni.
“Per noi è stato il miglior anno in assoluto – afferma il presidente Luca Formentini, riconfermato lo scorso febbraio alla guida del Consorzio per un altro triennio –. Mai avevamo raggiunto questi traguardi e mai prima d’ora il nostro vino aveva ottenuto riconoscimenti così unanimi e significativi, con un export al 70% in crescita sia in mercati consolidati, come la Germania, che in paesi fino a pochi anni fa preclusi, come gli USA o il sud est asiatico. Siamo soddisfatti non solo dei risultati commerciali del nostro vino ma anche di alcuni progetti da tempo coltivati che nel 2016 hanno finalmente visto la luce. Fra tutti l’istituzione ufficiale della Commissione tecnica, una sorta di laboratorio in cui i nostri associati potranno sperimentare un nuovo modo di lavorare insieme, e il protocollo siglato con i florovivaisti per il mantenimento del patrimonio arboreo della nostra area. Fra gli impegni che ci stanno più a cuore vi è infatti contribuire alla crescita della cultura della sostenibilità ambientale nel nostro territorio”.
Da anni il Consorzio è una delle voci più decise contro il passaggio della linea dell’alta velocità nel basso lago, linea che proprio pochi giorni fa è stata inaugurata nella tratta Milano-Brescia.“Non si tratta solo del danno economico diretto, che pure è ingente dato che la Turbiana oggi vale 200 euro al quintale e i terreni coltivati 300 mila euro l’ettaro – spiega Formentini -. Il rischio maggiore è la compromissione dell’intero distretto turistico del Garda, il terzo in assoluto in Italia. Un intervento così aggressivo in un’area dell’equilibrio fragile ci pare un vero suicidio, a maggior ragione in questo momento storico in cui, anche grazie al successo di filiere come la nostra, si è riusciti con fatica a porre un freno alla cementificazione ed al consumo di territorio. Non abbiamo ancora perso la speranza che si possa intervenire sul progetto e modificare il tracciato –conclude Formentini – e indirizzeremo una lettera aperta al confermato Ministro Delrio perché ascolti le nostre ragioni”.
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(4 / 5) Fa parte della linea “Pasqua Indipendents” la Lugana Doc 2015 Villa Borghetti. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it uno dei prodotti ‘base’ della nota cantina di Verona. Un vino che offre il meglio di sé nei primi 2-3 anni dall’imbottigliamento.
LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, la Lugana Doc 2015 Villa Borghetti si presenta di un giallo paglierino limpido, trasparente, di intensità chiara e consistenza scorrevole.
E’ al naso che offre il meglio di sè. Note floreali e fruttate fresche si confondono amabilmente con una profonda vena minerale, salina. Sullo sfondo, con l’ossigenazione, si elevano sentori di camomilla di campo che ben si abbinano alle iniziali percezioni di albicocca e fiori di mandorlo. Al palato la carica dello iodio, classico sale da cucina, mostra tutte le potenzialità del terreno dal quale è ottenuta questa Lugana. Un sapore secco ma avvolgente. E un’acidità che dona freschezza alla beva, chiamando il sorso successivo.
Non solo mineralità per questo prodotto targato Pasqua Vigneti e Cantine Spa che mostra correlazione tra olfatto e gusto, ripetendosi nelle note di frutta a polpa gialla. Il finale, sempre tendente al sapido, rivela un risvolto amarognolo, tipico della mandorla. La Lugana Doc 2015 Villa Borghetti, alternativo aperitivo, si abbina ad antipasti, primi piatti leggeri, secondi di pesce o carne bianca e alle verdure. La temperatura di servizio ideale è di 10-12 gradi.
LA VINIFICAZIONE I vigneti che danno vita a questa Lugana sono situati a sud del Lago di Garda, fra l’omonimo Comune di Lugana e Sirmione. Il terreno, di natura calcarea-argillosa, è prevalentemente pianeggiante verso il lago e collinare nella parte sud. Le uve utilizzate sono quelle autoctone di Trebbiano di Lugana, in purezza (100%). La vinificazione prevede, in seguito alla pigiatura, una macerazione a freddo per 6-8 ore. Il mosto che se ne ottiene viene poi decantato. Il prodotto, parzialmente illimpidito, viene fatto fermentare con lieviti selezionati alla temperatura controllata di 16-17 gradi. A fine fermentazione il vino decantato viene conservato in serbatoi di acciaio a 10-12 gradi. Segue, dopo la stabilizzazione, l’imbottigliamento.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Si scrive “Walter Massa”, si legge “Timorasso”. Anzi: oggi, più che mai, “Derthona”. Ma cosa succederebbe se il re del vino dei Colli Tortonesi decidesse di gettare la spugna?
La notizia shock in esclusiva al microfono di vinialsupermercato.it: “Non ci sto più dentro e nel 2018 cambio lavoro. Faccio ancora due vendemmie. Poi la mia azienda andrà avanti coi miei nipoti o con qualcun altro. Ma non vi dico che lavoro farò! Dico solo che devo prendere tanti voti per cambiare lavoro”.
Fermi tutti. Seduti. Un sorso d’acqua. Fatto? Bene. Flashback. Sulla terrazza di piazza Casponi 10, a Monleale, quartier generale alessandrino del vignaiolo che ha avuto il merito di rilanciare il Timorasso in Piemonte e nel mondo, sono da poco passate le 17.30 di domenica 19 giugno.
Un pubblico di appassionati di vino affolla la casa del guru in occasione di Quatar Pass per Timurass, la (riuscitissima) quarta tappa del tour organizzato da Slow Food Piemonte – Cantine a Nord Ovest. Strappiamo letteralmente Massa dalla ressa. E ci facciamo concedere un’intervista. Parliamo del rapporto tra vino e grande distribuzione. Un argomento su cui il re dei Colli Tortonesi mostra un’inaspettata apertura.
“Il mio è un progetto ambizioso e quindi cerco di stare sui canoni, come li definiscono quelli che hanno studiato, dell’horeca. Però il vino è un prodotto per il quotidiano, da sempre. E quindi va messo alla portata di tutti: va distribuito in maniera diligente e rispettosa. Ci sono dei supermercati che hanno fatto investimenti diligenti sul vino e io li rispetto tantissimo. Poi, finché riesco e se riesco, cerco di starne fuori. Ma apprezzo davvero chi ha fatto grandi sforzi per rendere alla portata di tutti i vini agricoli e i vini di qualità”.
“Siamo tutti uguali, la carne è debole. Quando vendi, quando tiri, quando sei di moda – ammette Massa – fai il fenomeno e magari ti permetti di dare il vino solo a chi te lo paga anticipato, alle grandi enoteche, ai ristoranti stellati. Poi, appena comincia a mancarti qualcosa o a entrarti in società qualcuno che preme per il fatturato e per il business, paventando la possibilità che l’azienda possa altrimenti chiudere, ti fermi un attimo e ti rendi conto che forse bisogna dire basta alla filosofia. E di filosofi siamo tanti, nel vino, in Italia”.
“Il vino – prosegue Walter Massa – deve essere sempre il seguito di un pensiero. Un pensiero che va sostenuto. Questo si ottiene solo con delle scelte e io ho fatto le mie: cerco di differenziare i prodotti, di tenerli sotto controllo… Poi sarà sempre la legge della domanda e dell’offerta, la legge degli uomini, la legge della fortuna a prevalere su tutto. Io penso di essere più che la mia fortuna, la fortuna di un territorio. Qui ho trovato tanti colleghi con cui ho un bel feeling e con cui sto cercando di recuperare un gap storico. A Savona, dieci anni fa, pensavano che a Tortona neppure si facesse il vino. Oggi, che si fa il vino a Tortona, lo sanno i salotti buoni che ci sono a Hong Kong, piuttosto che a Tokio, piuttosto che a New York o nel nord Europa”.
LA SVOLTA Proprio per questo, secondo Massa, è arrivato il momento di svoltare. Di cambiare prospettiva. “Adesso – evidenzia – dobbiamo anche pensare a un Timorasso, anzi meglio a un Derthona, per tutti. Io ho fatto il Petit Derthona copiando dal Petit Chablis, perché voglio difendere al massimo il Timorasso”.
“Non voglio che il Timorasso sfuso sia alla mercé di gente che col vino centra come io centro con gli aeroplani. Come? Imbottigliandolo io, fino all’ultima goccia. Pensate che un Lugana sfuso vale 4,50 euro al litro, quando una Barbera del mio vicino di casa un euro al litro: questa è pazzia, è una cosa vergognosa. Non per il Lugana, ma per il Barbera”.
“Il Gavi sfuso – sottolinea Massa – vale 3 euro al litro! E io non voglio che il Derthona sfuso esista! Perché noi del Derthona siamo tutte aziende con un know how in cantina per imbottigliare il vino e vogliamo far sì che, se il Derthona a casa mia esce a 10 euro, il Petit Derthona esca dalla mia cantina a 6 euro. E il consumatore, sugli scaffali, trovi il Petit a 7-8 euro, e il Derthona a 15-16 euro”.
Un’apertura alla Gdo? “Non nel mio caso – precisa Massa – perché il Petit Derthona è l’ultimo prodotto a cui io penso. Quando ho fatto tutte le selezioni per i cru e per il Derthona, quello che avanza diventa Petit Derthona. Lo dichiaro al mio distributore e mi auguro che lo gestisca come tale. Dobbiamo smetterla di fare i commercianti falsi, noi del vino”.
“Se finisco il mio vino e lo vado a comprare dal mio vicino – aggiunge Massa – finisce la filosofia, la poesia del vignaiolo indipendente. Il vignaiolo è indipendente quando può mandare tutti a cagare e andare al mare, la terza domenica di giugno. Non star qui a mendicare o a dare a retta a tutti. Lo faccio volentieri, ma il vignaoiolo indipendente è tale quando dice che va nella vigna e ci va davvero! Io vado in cantina, vado in vigna, vado in giro a raccontare fiabe ma, soprattutto, sono sempre in prima linea come uomo. La cosa è semplice: o siamo contadini, o siamo commercianti. Questo è quello che detesto del pianeta vino in Italia. La mia partita è fare il versus: versus Borgogna, versus Reno, versus Sancerre, versus Verdicchio, versus San Gimignano, versus Collio, versus Gavi. Io voglio che il Derthona entri nell’olimpo dei grandi bianchi del mondo”.
IN VINO POLITICA Massa ha voglia di parlare e ci incalza con risposte sempre più piccate. Risposte che fanno solo lontanamente presagire un finale shock. “Come fondatore della Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti, ndr) – continua il re dei Colli Tortonesi – assieme ad altri 300 grandi uomini italiani, alcuni grandi vignaioli e alcuni grandi del vino, ho dovuto fare esattamente come De Gasperi e Togliatti: per tenerci lontana la Russia abbiamo dovuto parlarci e inventare una Democrazia Cristiana che avesse dentro tutti. Dai latifondisti agli operai, dai cattolici ai partigiani. Dagli ex partigiani, ai fumatori e agli astemi! Quindi nella Fivi, per adesso, troviamo tutto quello che in Italia si chiama ‘Azienda agricola’, che comprende anche chi può fatturare il 49% del totale. E’ una cosa che, col cuore, definirei vergognosa. Ma con il cervello non posso che giudicare quale passaggio indispensabile. Adesso metteremo delle regole un po’ più rigide”.
“Io sono al quarto mandato – continua Massa – e al secondo da vice presidente. Il patto è quello di stringere le maglie. Perché io voglio lavorare per i grandi, non per i grossi. E i grandi sono anche quelli che hanno due ettari di vigna e fanno mangiare una famiglia intera, la loro. Facendo al contempo grande l’Italia intera nel mondo. Perché l’Italia la fa bella Salvatore Ferrandes, a Pantelleria, come la fa bella Anselmet o Lo Triolet, o Zidarich, o Dirupi. In Valle D’Aosta, nel Carso o in Valtellina. Ho messo in croce l’Italia, come piace a me metterla in croce”.
Ma è quando si parla di e-commerce che Walter Massa non ci vede più: “Se ti cercano, ti comprano, ti vogliono, perché nascondersi? Io, intanto, sto con chi, in Inghilterra, vuole uscire dalla Ue. Perché mandare il vino nella Ue è un lavoro, mandare il vino a Singapore, in Giappone, in Russia, in Norvegia è un gioco? Ti vessano, dicendoti che devi fare una bolla solo per far mangiare qualche essere dannoso all’economia e al Pil italiano. Per me il lavoro non è solo un diritto, ma soprattutto un’opportunità. E, quindi, noi dobbiamo far sì che il vino in Europa giri liberamente”.
“Disfiamo questa Europa – attacca Walter Massa – è ora di dire basta. O, piuttosto, rimettiamola a posto. Tutte queste barriere, tutta questa burocrazia, non è altro che una presa per il culo per mandare i D’Alema della situazione a prendere uno stipendio”. Fine del flashback. A questo punto Massa vuota il sacco. E fa presagire come Montecitorio (nome di un vigneto Massa) e Anarchia Costituzionale (nome di un suo vino), possano essere molto più di un messaggio subliminale.
“Di certo dico subito che non andrò con i Cinque Stelle – precisa il vignaiolo – anche se per Roma faccio il tifo per Virginia Raggi e non certo per Orfini. I partiti istituzionali vanno messi al loro posto, lasciando i bastardi, i falliti e quelli in via di fallimento a casa, al posto di farsi salvare come sempre dalla politica”. Il mondo del vino trema. E forse, da oggi, anche quello della politica. Situazione meteo: uragani su Roma, provenienza Piemonte.
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In programma oggi e domani a Copenaghen ”De italienske vindage” la più importante kermesse danese dedicata ai vini italiani che dal 2002 è annualmente occasione di incontro tra i maggiori importatori locali e produttori italiani di diverse regioni. Duecento i vini proposti in assaggio con presenza, tra gli ospiti d’onore del Consorzio Lugana Doc. L’ istituto, è nato nel 1990 e da sempre si fa promotore del marchio Lugana, in Italia e nel mondo. Il Lugana Doc, prodotto con uve Turbiana è un vino profumato a tutto pasto che incontra da sempre il gusto estero, in particolare dei tedeschi che assorbono il 40% del 75% della produzione che va tutta sui mercati esteri. L’annata 2015, considerata ottima è stata recentemente presentata a Lazise. La partecipazione del Consorzio Lugana Doc ha proprio come obiettivo l’incremento della presenza dei propri vini sulle tavole nordeuropee che la apprezzano molto più del Belpaese. Alla manifestazione, in partnership con il Consorzio Lugana, sarà presente anche il Consorzio di promozione “Garda Lombardia”. Un copione che si ripete in vari eventi, una partnership volta a consolidare il Lago di Garda come destinazione turistica, enogastromica e non, un mercato che vale già oggi oltre 3.600.000 di presenze per una spesa turistica di 352mila euro. L’evento e’ organizzato dal gruppo “Ekstra Bladet”, uno dei piu’ influenti magazine di politica e costume del Paese.
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(3,5 / 5) Molto più di un bianco. In sistesi estrema, è questa la frase che meglio rappresenta il Lugana Doc di Civielle, Cantine della Valtènesi e della Lugana di Moniga del Garda, in provincia di Brescia. Un vino sontuoso, in grado di reggere il confronto – nonostante il buon prezzo: poco più di 6 euro, ben spesi – con vini ben più “blasonati” o di cantine storiche come la veronese Sartori, anch’essa produttrice di un buon Lugana. Come recita il ‘claim’ di vinialsupermercato.it, il nostro compito è quello di guidare i clienti dei supermercati nell’acquisto di vini buoni e (possibilmente) anche a buon prezzo. Dunque, a volte, occorre sbilanciarsi. Se insomma foste alla ricerca di un buon Lugana, con quello di Civielle fareste certamente una scelta più che appagante. E vi spieghiamo il perché, con i dettagli di questa produzione derivante dal vitigno Turbiana, noto anche come Trebbiano di Lugana o Trebbiano di Soave. Nel calice, il Lugana Doc di Cantine della Valtenesi si presenta di un colore verdolino sgargiante. Al naso inizia subito a catturare l’attenzione con sentori caratteristici di legno, uniti a note aromatiche di salvia e semi di finocchio. In bocca questa Lugana è inizialmente fresca e minerale, ma tende a diventare corposa avvicinandosi al finale, che pare quasi speziato. Le note legnose e quelli tendenti alla liquirizia sono percepibili anche dai palati meno esperti. Ed è una vera e propria eccezione, in quanto la bottiglia in questione è di un Lugana base, vino che a differenza delle versioni “Superiore” e “Riserva” non subisce alcun affinamento. Anzi, trattasi di un vino d’annata, da bere giovane, possibilmente nell’arco dello stesso anno indicato sull’etichetta. La qualità di questo assaggio, lascia tuttavia presagire la possibilità di invecchiare la Lugana base Civielle almeno per altri 6 mesi, con gli stessi ottimi risultati. Caratteristiche, queste, che vengono conferite direttamente dai particolari terreni argillosi presenti nella zona di produzione, quella meridionale dello splendido Lago di Garda, a cavallo tra le province di Brescia e Verona e delle regioni Lombardia e Veneto.
Tirando le somme, Lugana Doc di Cantine della Valtenesi e del Lugana è un’ottima scoperta. L’abbinamento, letteralmente perfetto, è con piatti di pesce di lago o di mare. Ma provatelo anche con delle pennette al salmone, impreziosendo il tutto con pomodorini freschi, un filo di panna, erba cipollina e un buon olio steso a crudo. Sarà un successo assicurato. Un grande prodotto reperibile tra gli scaffali del supermercato. E del resto non poteva che essere così, per una cantina fondata nel 1920 dal grande Nino Negri, che oggi ha saputo mantenersi al passo coi tempi, investendo peraltro nel rispetto dell’ambiente, con la produzione di vini biologici.
Prezzo pieno: 7,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante
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