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Prosecco contro Prosek: vittoria provinciale per l’Italia del vino

Prosecco contro Prosek vittoria ed esultanza provinciale per Italia del vino
EDITORIALE –
Mettiamola così, per capirci una volta per tutte e dare il giusto peso alla sconsiderata esultanza delle fanfare della politica: fossimo su un campo di calcio, la vittoria del Prosecco contro il Prosek sarebbe da classificare al pari di un successo del Paris Saint-Germain, la corazzata parigina infarcita di petrodollari degli sceicchi, contro un’outsider del livello della FeralpiSalò, che quest’anno retrocederà dalla serie B alla serie C. Nulla a che fare con il salvataggio della patria da chissà quale minaccia, in quanto la minaccia del Prosek per l’Italia non esiste e non è mai esistita. Anzi, ha più le sembianze d’un auto-sgambetto italiota, utile per distogliere l’attenzione da problemi ben più seri e strutturali del nostro sistema vino.

IL GRANDE BLUFF DEL PROSEK: UNA MINACCIA INESISTENTE

I politici che nelle ultime ore stanno esultando come se avessero vinto la Champions League del vino per conto dell’Italia, dopo la pubblicazione del testo del Regolamento Ue nella Gazzetta Ufficiale Europea che «limita definitivamente l’uso ingannevole del nome Prosek sulle etichette croate o di qualsiasi altro Stato membro, generando confusione tra i consumatori», in realtà stanno bluffando. Con la complicità, ça va sans dire, di tutta la stampa asservita ai piaceri, alle gioie e agli umori delle suddette fanfare, nonché di diverse associazioni di categoria.

Oltre che di «imitazione» del nome del brand Prosecco (fandonia inaudita, essendo “Prosek” un nome tradizionale), si parla infatti di possibile «confusione», da parte dei consumatori, tra i due prodotti: onestamente, chi di voi confonderebbe su uno scaffale un Prosek, con la sua tipica bottiglia da vino dolce passito, e un Prosecco (che si tratti o meno del “Gold” di Bottega)? La risposta è nella gallery che segue: fotografie scattate presso l’aeroporto di Zagabria, ovvero in una delle poche location in cui le due referenze coesistono!

PROSEK, ALTRO CHE “ITALIAN SOUNDING”: È UN VINO DOLCE STORICO DELLA DALMAZIA

Il Sistema Prosecco è una corazzata da quasi un miliardo di bottiglie che, per scopi evidentemente politici, ha avviato e sostenuto con diversi complici una campagna denigratoria nei confronti del Prosek, vino dolce storicamente prodotto in Dalmazia (Croazia) in un numero tanto risicato di bottiglie da mettere in ridicolo gli sforzi inauditi messi in campo dall’Italia per vincere questa “fondamentale” battaglia: appena 80 mila bottiglie annue, confezionate da piccoli vignaioli innamorati della loro terra e volenterosi di dare seguito a una tradizione centenaria che nulla ha a che fare con il Prosecco (che ha le bollicine) e che è impossibile da confondere – sia per packaging sia per sapore – con lo spumante a denominazione originario del Veneto e del Friuli.

L’Italia del Prosecco, che mai come oggi assomiglia al Paris Saint Germain, ha vinto la sua battaglia contro il Prosek-FeralpiSalò ed esulta come se questo successo fosse la panacea di tutti i suoi mali: quelli di una Doc costretta ancora, nel 2024, a spiegare a Londra (a suon di manifesti nelle metropolitane) che «quello in lattina o alla spina» non è il suo vino a denominazione, mentre una parte dei suoi produttori spinge – in Italia – per cambiare i disciplinari e aprire a nuove forme di confezionamento del prodotto. Una Denominazione che, al contempo, prova a riposizionarsi (all’insù) sui mercati attraverso un progetto di menzioni geografiche naufragato, o dimenticato in qualche cassetto, come le cose che hanno poco senso di essere dibattute e sviscerate, una volta per tutte.

A nulla sono servite le prove e le testimonianze portate a Bruxelles dalla Croazia, Paese offeso e svilito per mesi dai nostri politici nell’anima più profonda, sino alla capitolazione odierna. E allora ecco che la vittoria del Paris contro FeralpiSalò diventa vitale (per l’Italia), per scrivere altre pagine di un racconto deviato. Rinfrancato da dichiarazioni roboanti: «Il nuovo Regolamento europeo sulle indicazioni geografiche Ig mette la parola fine a una sgradevole vicenda e questo risultato è frutto di una grande lavoro di squadra tra istituzioni, associazioni di categoria e Consorzi che in tutte le sedi hanno difeso non solo un brand, ma un vino che esprime la storia e l’identità del Veneto», ha detto all’Ansa Luca Zaia. Governatore di un Veneto mai come oggi provincia d’Italia. Prosit.

Prošek, esclusiva WineMag.it: lo menziona un libro italiano sulla Dalmazia nel 1774

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Prosecco in lattina, Zaia: «Necessario rimanere ancorati alla tradizione»


FOTONOTIZIA – «Prosecco in lattina? Nel momento in cui i produttori vorranno affrontare questo tema, decideranno cosa fare». Così il governatore del Veneto Luca Zaia, intervistato sull’argomento nei giorni scorsi dall’emittente tv veneta Antenna Tre Nord Est. «A mio avviso, in questa fase, è necessario rimanere ancorati alla tradizione, che fino ad oggi ci ha premiato», ha poi aggiunto Zaia, facendo sempre riferimento all’eventuale modifica del disciplinare di produzione che consentirebbe ai produttori di commercializzare il Prosecco in lattina, oltre che nella classica bottiglia di vetro.

«Se siamo arrivati a un miliardo di bottiglie nel mondo e a una bottiglia di Prosecco su tre di bollicine nel mondo, un motivo ci sarà», ha concluso il governatore del Veneto. Intanto cresce – e crescerà ancora nel 2023 – il costo del vetro. Un aspetto che, più di altri, invita il settore a interrogarsi sul futuro e su packaging alternativi, come la lattina.

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Conegliano Valdobbiandene: 2021 da record

Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, alla presenza del Governatore Luca Zaia, ha presentato i risultati economici del 2021. La presentazione del Rapporto economico, a cura del Prof. Eugenio Pomarici del Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia Cirve ha messo in luce il duplice traguardo raggiunto dalla Denominazione nel 2021.

Sul fronte dei volumi raggiunti i 104,7 milioni di bottiglie per un valore di 621,4 milioni di euro, ovvero una crescita del 18% sull’anno precedente.

«I dati parlano di un traguardo raggiunto, quello del deciso aumento di valore del nostro prodotto – afferma Elvira Bortolomiol, Presidente del Consorzio di Tutela -. L’aumento del 18%, in valore, che supera l’aumento in volume (14%) è il riconoscimento dell’impegno di un’intera comunità. Inoltre, il risultato positivo del 2021 è il frutto del grande sforzo che la Denominazione ha affrontato nel 2020 per mantenere e rinnovare le relazioni con il mercato.  Ricerca di nuovi canali di vendita e di innovazioni nelle attività di comunicazione e promozione».

IL MERCATO

«Le vendite nel 2021 si sono distribuite per il 59% in Italia e per il 41% all’estero. In termini assoluti, cresce in valore e in volume sia il mercato interno (+16,5 in volume e + 24,7 in valore) sia quello estero (+11,4% in volume e +8,9% in valore)», afferma il professor Eugenio Pomarici, responsabile della stesura del Rapporto economico.

In Italia, per quanto riguarda la suddivisione delle vendite per canale,  prevalgono in termini di volumi e valori le Centrali d’acquisto con una quota del 46,3% in volume e del 40,8% in valore. Segue il comparto Horeca che si assesta sul 25,8% in volume e 30,3% in valore. I grossisti rappresentano il 18,7% in volume e 17,2% in valore. L’e-commerce, che rappresenta una quota del 2,4% in volume, rispetto al 2020, cresce del 39,8% in volume e del 52,5% in valore.

All’Estero il primo mercato è Uk che cresce del 18,2% in volume, in assoluto 9,6 mln di bottiglie e 50,2 milioni di euro in valore (+7,5%). A seguire la Germania con 7,6 milioni di bottiglie (+10,5%) e 47,2 milioni di euro (+10,4%). Terzo posto per la Svizzera che si assesta sui 6,2 milioni di bottiglie (+9,2%) e 31,3 milioni di euro in valore (8,8%).

Fuori dal podio ma in netta ripresa il mercato statunitense che recupera rispetto al 2020 fortemente condizionato dalla pandemia un +43,5% in volume e +40,6% in valore.

SOSTENIBILITÀ, NON SOLO AMBIENTALE

La totalità della produzione lavorata dalle case spumantistiche segue standard attenti a una gestione ambientalmente sostenibile in vigneto. Standard che vanno dal sistema nazionale di qualità di produzione integrata /sistema di Regione Veneto di qualità verificata, al Protocollo Viticolo, fino ai metodi biologico e biodinamico.

«Oggi possiamo vantare 2884 ettari certificati Sqnpi pari al 33,1% della superficie vitata – conferma Diego Tomasi, Direttore del Consorzio di Tutela -. Il nostro obiettivo è arrivare a fine anno al 45% e alla totalità delle aziende nel 2029. Nel frattempo, abbiamo attivato il progetto del Bio distretto e molti altri progetti in vigneto volti a migliorare la biodiversità tra i filari e la salute delle nostre colline».

In generale, nella Denominazione nel 2021 è cresciuto del 16,6% il ricorso da parte delle aziende alle energie rinnovabili. Segno questo di una sempre più acuta sensibilità rispetto alle tematiche ambientali.

La maggior sensibilità in termini di sostenibilità ha ampliato gli orizzonti delle aziende che ormai spingono la loro volontà di innovazione anche oltre i confini della tradizionale sostenibilità sociale d’impresa. Ben il 73,5% si è mosso e si sta muovendo per un costante miglioramento della qualità dei luoghi di lavoro.

Il 54,4% delle aziende propone incontri tecnici per migliorare la qualità delle materie prime. Il 51% sostiene iniziative culturali e sportive. Il 47,6% promuove iniziative solidaristiche nel territorio.

LO SVILUPPO DELLE AZIENDE DOPO IL 2020

Nel 2021 si è iniziato a misurare il tenore del cambiamento che il 2020 ha innescato. L’esperienza del 2020 ha costretto diverse aziende alla riorganizzazione e si sono acquisite nuove modalità di vendita e di organizzazione. Ad oggi il 35,4% delle aziende ha consolidato la vendita attraverso le piattaforme e-commerce, e il 34,7% procede alla vendita attraverso contatto diretto per e-mail o sito aziendale e consegna a domicilio.

Il 27,8% delle realtà della Denominazione ha consolidato un approccio nuovo alla ricerca di nuovi canali di vendita. Il 23,6% ha sviluppato una propria piattaforma e-commerce per gestire in autonomia le vendite online.

In generale, si nota una certa propensione al cambiamento e all’innovazione delle proprie aziende rispetto alla realizzazione d’investimenti a breve termine nel sistema informativo aziendale. Fatto che coinvolge il 34,9% delle aziende della Denominazione.

Tra queste che il 39,2% prevede interventi per digitalizzare le operazioni in cantina. Il 35,3% ha in cantiere il potenziamento delle dotazioni software e hardware dell’azienda. Il 33,3% rinnoverà il sistema di gestione amministrativa.

ENOTURISMO

Oltre alle vendite del prodotto il 35,4% delle cantine declina il business enologico anche in senso turistico. Il 57,5% intende promuovere ulteriormente le azioni di sviluppo dell’offerta enoturistica per la primavera/estate 2022. Nel 2021 si registra un aumento del 44,5% delle visite in cantina che hanno portato un valore alla denominazione di 25 milioni di euro. La spesa dei visitatori aumenta del 31,6% sull’anno precedente.

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Assoenologi, al via il 75° Congresso nazionale

Dopo l’edizione a distanza del novembre 2020 ed il recente rinvio il Congresso nazionale di Assoenologi torna in presenza, a Verona il 25, 26 e 27 marzo 2022. Un appuntamento importante che ricade in occasione dei festeggiamenti per il 130° anniversario dalla nascita dell’Associazione degli enologi ed enotecnici italiani.

Una tre giorni di interessanti relazioni, tavole rotonde, degustazioni, e un’ambiziosa serata di gala con il concerto per i 130 anni di Assoenologi. E saranno proprio i “130 anni al servizio della categoria e del vino italiano” a fare da filo conduttore alla tre giorni congressuale.

IL PROGRAMMA DEL 25 MARZO

Il 75° Congresso si aprirà ufficialmente alle ore 17,45 di venerdì 25 marzo. L’intero congresso sarà interamente trasmesso in diretta anche sui canali social dell’Associazione. Si alterneranno al podio numerosi rappresentanti di istituzioni locali e nazionali.

Apriranno i lavori i saluti del presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella e del presidente della Sezione veneta Alberto Marchisio. Interverranno il sindaco di Verona Federico Sboarina, il presidente di Veronafiere Maurizio Danese e il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani. Chiuderà la presidente de Le Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini.

A questi interventi seguirà una tavola rotonda, condotta dal giornalista Bruno Vespa, sul tema “Tutela e valorizzazione del patrimonio vitivinicolo italiano”. Parteciperanno il sottosegretario di Stato alle politiche agricole Gian Marco Centinaio, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, e il senatore Dario Stefàno, presidente della Commissione permanente delle Politiche dell’Unione europea al Senato della Repubblica. Al temine i tre ospiti riceveranno il diploma di soci onorari di Assoenologi.

La prima giornata si chiuderà con la consegna dei Premi Speciali di Assoenologi:

  • Personaggio dell’anno” a Dario Stefàno;
  • Comunicazione” al giornalista di Repubblica Giuseppe Cerasa;
  • Miglior ricerca scientifica italiana” a Alberto De Iseppi per il lavoro “Valorizzazione delle fecce di vinificazione come fonte di mannoproteine per l’enologia” condotto con il Dipartimento Dafnae dell’Università di Padova, il Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia (Cirve), di Conegliano e il South African Grape and Wine Research Institute di Stellenbosch, Sudafrica.
IL PROGRAMMA DEL 26 MARZO

Nella giornata di sabato 26 marzo saranno quattro i momenti congressuali che si terranno sempre presso il centro congressi di Veronafiere.

Il primo sarà dedicato alle “Tendenze del marketing e del mercato del vino”. Relatori saranno Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor, Alessandro Rossi, National Category Manager Wine di Partesa, azienda leader nella distribuzione per il canale horeca. Vincenzo Russo, docente di Psicologia e neuromarketing presso la Iulm di Milano e Sergio Cimino, docente di organizzazione aziendale e strategia d’impresa in diverse università.

Il secondo chiamerà in causa tre ministri della Repubblica, Renato Brunetta, Massimo Garavaglia e Stefano Patuanelli che, con la professionale conduzione di Bruno Vespa, si confronteranno sul tema “Il vino al centro della ripresa economica”.

Il pomeriggio di sabato 26 marzo vedrà una tavola rotonda a cui parteciperanno Narciso Zanchetta, Ezio Rivella, Pietro Pittaro, Mario Consorte, Giancarlo Prevarin, per chiudere con il presidente in carica Riccardo Cotarella.

Seguirà un confronto su “La sostenibilità in vigneto e in cantina”. Parteciperanno il professor Ettore Capri dell’Università cattolica di Piacenza, Stefano Stefanucci, direttore di Equalitas e Giuseppe Ciotti, coordinatore del Sistema di qualità nazionale produzione integrata del Mipaaf. La conduzione è affidata al professor Vincenzo Gerbi, ordinario di Scienze e tecnologie alimentari presso l’Università degli Studi di Torino.

IL PROGRAMMA DEL 27 MARZO

Il congresso continuerà domenica 27 marzo con un programma di degustazioni. Alla presentazione di quindici vini provenienti da vitigni storici e particolari delle diverse regioni italiane, raccontati dai presidenti delle Sezioni Assoenologi insieme agli enologi che li hanno prodotti.

Seguirà una “verticale di Amarone” di cinque annate, la più vecchia sarà del 1967, condotta dal giornalista Luciano Ferraro e raccontata da Daniele Accordini e Andrea Lonardi, direttore tecnico della Cantina Bertani, artefice dei vini protagonisti di questa sessione.

Il 75° Congresso nazionale si svolge con il patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari forestali, della Regione Veneto e del Comune di Verona. Partner istituzionali sono Consorzio Vini Valpolicela, Divinea, Veronafiere e Vinitaly.

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Ristoranti chiusi, Zaia: «Covid non è Dracula». Attriti Veronafiere-Uiv su ripartenza

I 222 miliardi di euro del Recovery Fund? Dovranno servire ad aiutare anche le imprese del vino, che hanno giacenze di magazzino importanti per via delle chiusure della ristorazione internazionale. È quanto sottolineato dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in collegamento poco fa alla Valpolicella Annual Conference 2021. Non solo.

«Gli operatori dell’Horeca sono stati massacrati – ha aggiunto Zaia – ma rappresentano il settore in sui le nostre imprese vitivinicole generano il loro fatturato. Dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di ripartire. Non si capisce poi perché la ristorazione debba rimanere chiusa la sera, come se il virus, come Dracula, col buio uscisse allo scoperto».

Zaia ha poi affrontato il nodo dei vaccini: «Alla fine avrò ragione io. Sono della teoria che “male non fare, paura non avere”, per questo bisogna andare al Vedo. Non è possibile che 20 intermediari continuino a dire che i vaccini ce li hanno».

«Con questo ritmo – ha concluso Zaia alla Valpolicella Conference – finiremo di vaccinare tra 2 anni, mentre noi in 100 giorni saremmo in grado di vaccinare 5 milioni di veneti. Serve fare in fretta perché chi si vaccina per primo acquisirà i mercati».

Restando in Veneto, il presidente del Consorzio tutela Vini Christian Marchesini ha annunciato un «accordo con un noto istituto bancario, grazie al quale sarà garantito del credito alle piccole imprese in difficoltà, non meno di 258 cantine sulle 329 totali.

I dettagli saranno forniti nelle prossime settimane, ma potrebbe trattarsi di una misura simile a quella intrapresa nelle Langhe dal Consorzio di Tutela di Barolo e Barbaresco.

LA RIPRESA
Sul fronte delle tempistiche della ripresa, da segnalare le differenti visioni di Veronafiere e Unione italiana vini. Mentre Giovanni Mantovani, general manager di Veronafiere, continua a ritenere strategico lo svolgimento di Vinitaly dal 20 al 23 giugno prossimi, il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, individua nella fine del 2022 il momento nel quale si riuscirà a uscire dalla pandemia, tornando alla situazione pre Covid-19.

«Il sistema sta reggendo – ha affermato Castelletti – dal momento che il settore vitivinicolo italiano è fatto di aziende ben patrimonializzate. Ma il perdurare della crisi le porterà in sofferenze. Per questo, il migliore auspicio è una pronta ripresa dell’Horeca: un segmento che, su scala mondiale, vale 176 miliardi di dollari, ovvero il 52% del valore complessivo. Calcoliamo che il danno cumulato dal 2020 al 2022 supererà i 100 miliardi di dollari».

Castelletti ha annunciato inoltre un incontro con il ministro Patuanelli, in cui Uiv ribadirà – tra gli altri argomenti – la sua contrarietà al divieto di asporto di vino da parte delle enoteche, dalle ore 18.

VINITALY 2021

«Stiamo registrando da parte di nostri interlocutori sui mercati europei e internazionali una grande aspettativa di poter partecipare a Vinitaly, perché Vinitaly manca», ha sottolineato Giovanni Mantovani intervenendo alla Valpolicella Annual Conference.

Pensiamo a un Vinitaly a fine giugno diverso da quello visto in passato a cui hanno preso parte oltre 100 mila visitatori. L’intensità sarà diversa da quella a cui siamo abituati».

«Una manifestazione – ha precisato Mantovani – in cui a partire dagli stand, ovvero allo spazio riservato agli espositori, ci sia il più grande rispetto delle misure di distanziamento e, in generale, sia garantita la massima salubrità per le persone».

«Per cogliere il vantaggio competitivo con i mercati già vaccinati, immaginiamo un evento molto focalizzato a ospitare buyer selezionati dall’Europa e soprattutto capace di guardare con molta attenzione ai mercati extraeuropei che potranno essere presenti in quel momento», ha concluso il rappresentante di Veronafiere.

FRONTE EUROPA
Sempre alla Valpolicella Wine Conference, l’intervento dall’europarlamentare Paolo De Castro, sul tema dei dazi Usa, del piano anti cancro della Commissione Ue, e sulla Brexit, definita «una enorme sciocchezza dei cittadini britannici, che noi comunque rispettiamo per la loro decisione».

«Sul tema dei dazi Usa-Ue – ha detto il primo vice presidente della commissione Agricoltura – proprio in questi giorni abbiamo avuto un confronto in commissione con il responsabile del Commercio, Valdis Dombrovskis che ha assicurato l’impegno europeo per una moratoria di 6 mesi su tutti i dazi che intercorrono tra i 2 alleati. La speranza è ora che la richiesta europea sia accolta dall’amministrazione Biden, con cui lavoreremo non appena la sua squadra si insedierà definitivamente».

Sul discusso piano anticancro delle Commissione Ue, che punirebbe alcolici e carni rosse, equiparandole a sigarette p bevande gassate ricche di zuccheri: «Si tratta di un piano sacrosanto che però può avere declinazioni pericolose per alcuni prodotti del made in Italy e della dieta mediterranea, come carne rossa e vino».

Abbiamo in atto una serie di iniziative a partire da quella importante in programma nei prossimi giorni a Bruxelles assieme a Coldiretti e Filiera Italia con esperti da tutta Europa per far capire quanto è importante affrontare questo tema in maniera seria.

Come Parlamento europeo e commissione Agricoltura lavoreremo per evitare che ci siano conseguenze sia sul versante promozione che sull’etichettatura su un piano che a oggi non ha alcuna proposta legislativa”.

Sul nodo della la Brexit, che per Paolo De Castro «si sta rivelando un dramma, non solo per noi ma soprattutto per i britannici, che se ne stanno accorgendo ogni giorno di più, registriamo molte problematiche di ordine burocratico-amministrative, quali strascichi che a fronte del positivo no-deal».

L’europarlamentare ha infine annunciato che con l’Intergruppo vino ha richiesto «una sospensione fino alla messa a sistema di una piattaforma elettronica per i certificati di esportazione, accettati ora solo in forma cartacea, che risolva i grandi problemi che stiamo accusando nell’export vitivinicolo».

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Grandine e vento, vigneti rasi al suolo in Valpolicella. Zaia: “Stato di calamità”

Grandine e vento si sono abbattute con estrema violenza sui vigneti della Valpolicella, nel pomeriggio odierno. Sono decine le aziende agricole che denunciano danni anche ingenti. Le raffiche d’aria e ghiaccio hanno raso al suolo diversi appezzamenti, colpendo in particolare le zone pianeggianti del circondario di Verona.

Centinaia le chiamate ai vigili del fuoco, anche nelle province di Vicenza e Padova. La scena che si è presentata agli occhi dei viticoltori è impietosa. Interi vigneti piegati su se stessi dal vento e i grappoli di uva staccati dalla pianta, mitragliati dalla grandine. A fare le spese del maltempo anche decine di volatili, trovati morti o agonizzanti.

Una vera e propria tragedia, che colpisce la città scaligera e i preziosi vigneti della Valpolicella in una fase molto delicata per la maturazione delle uve atte alla produzione – tra gli altri – del vino Amarone. Non a caso il presidente della Regione Veneto è intenzionato a chiedere lo stato di calamità.

E non è il primo episodio, dall’inizio del 2020. Una forte grandinata si è abbattuta sulle vigne della Valpolicella il 7 giugno, causando danni a macchia di leopardo. Nella memoria di decine di viticoltori è ancora viva anche la perturbazione del 3 settembre 2018.

Grandine e vento sulla Valpolicella, il Consorzio: “5-6 milioni di euro di danni”

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Colline Prosecco Unesco: bufera su Zaia per la riqualificazione degli immobili rurali


TREVISO –
“Nessuna nuova costruzione sulle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, bene Unesco“. Anzi no: possibili alcuni ampliamenti dei vecchi immobili rurali, per accogliere “un milione di turisti nei prossimi 10 anni”. Regna il caos, in Veneto, tra i proclami del presidente Luca Zaia e i tentativi di smentita di Andrea Zanoni (Pd), vicepresidente della commissione Ambiente.

In occasione del convegno di domenica 20 ottobre a Pieve di Soligo (TV) sulle prospettive per il nuovo territorio Unesco, il governatore è stato chiaro: “La mia idea è sempre stata quella di non autorizzare nuove costruzioni per l’ospitalità turistica, ma di valorizzare quanto già esiste”.

La vera sfida urbanistica – ha poi precisato Zaia – sarà catalogare i piccoli immobili rurali presenti e permettere ai loro proprietari di riqualificarli con destinazione turistica. Ricordo che il turismo sarà una delle sfide future, sia sul fronte della sostenibilità e sia della gestione dei flussi”.

“In attesa di partire con il piano di gestione – ha aggiunto il presidente della Regione Veneto – oggi è stata l’occasione per fare il punto della situazione, ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per questo ambito traguardo, che vede le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene inserite nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, e dare avvio ad un nuovo percorso identitario sotto l’egida dell’Unesco”.

Di tutt’altro avviso Andrea Zanoni: “Zaia ecosostenibile contro Zaia cementificatore. Sulle Colline del Prosecco stiamo assistendo a un surreale sdoppiamento del presidente della Regione che prova a smentire se stesso e la sua maggioranza consiliare, negando l’evidenza“. Al centro della querelle, la legge numero 29 approvata lo scorso 17 luglio dalla Regione Veneto.

“L’articolo 13 ha come obiettivo principale l’area Unesco, per rilanciare il turismo. La nuova normativa consentirà a chi ha un’attività agricola ampliamenti in deroga a tutti gli strumenti urbanistici e territoriali e ai regolamenti edilizi comunali e addirittura alla legge sul consumo di suolo. Perché Zaia continua a prendere in giro i veneti?”.

“L’emendamento Montagnoli – continua Zanoni – permetterà di trasformare in piccoli alberghi diffusi sul territorio stalle e pollai, porcilaie e  fienili o ancora, ricoveri per attrezzi agricoli. Diventeranno costruzioni di tutt’altro genere, comprensive di camere da letto, bagni e cucina per i turisti con una bizzarria unica: non è previsto il cambio di destinazione d’uso dal punto di vista catastale”.

“Al comma 6, sempre secondo quanto riferisce il vicepresidente della Commissione Ambiente del Venento – sono infatti previsti ampliamenti fino a 120 metri cubi per ogni edificio. Perciò un ricovero attrezzi agricoli da 30 metri cubi potrà essere ampliato e diventare un edificio da 150, quintuplicando di fatto la cubatura”.

“Proprio quello di cui aveva bisogno una zona appena dichiarata Patrimonio Unesco”, ironizza infine Andrea Zanoni. Sempre al convegno di Pieve di Soligo, il presidente dell’Associazione temporanea di scopo (Ats), nonché presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, Innocente Nardi, ha invitato all’unità.

“Il riconoscimento Unesco è motivo di orgoglio non solo del territorio ma italiano. Un riconoscimento per il paesaggio come espressione culturale di una comunità. Un’ulteriore opportunità, questa, per i cittadini del territorio di dimostrare la capacità di fare squadra e lavorare per un unico obiettivo: le colline di Conegliano Valdobbiadene dovranno diventare il salotto culturale di un fenomeno che si chiama Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”.

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Terregiunte: marcia indietro di Masi e Vespa dopo l’attacco dei Consorzi


Terregiunte
, finalmente, è quello che è: un vino da tavola, come il Tavernello. Il ravvedimento (tardivo, in verità) è degli stessi Bruno Vespa e Sandro Boscaini (Masi Agricola), che hanno eliminato dal sito web ufficiale tutti i riferimenti all’Amarone e al Primitivo di Manduria. Una Docg e una Doc che non potevano essere nominati per fini commerciali.

Ora, sul portale del”Vino d’Italia” Terregiunte, la descrizione parla chiaro: “Blend Costasera Masi 2016 e Raccontami Vespa 2016 dal color rosso rubino profondo. Al naso balsamico con sentori di tabacco, amarena, mirto, prugna con un pizzico di cacao. Al palato la struttura è compatta, progressiva, densa e golosa. Sapido e potente, è caratterizzato da tannini eleganti e setosi. Piacevolissimo il finale con note di ciliegia e marasca”.

Tutto bellissimo, se non fosse che nel can can mediatico generato dopo la presentazione di Terregiunte a Cortina, l’etichetta abbia potuto beneficiare (anche sui media) della notorietà dell’Amarone Docg e del Primitivo di Manduria Doc.

Proprio a causa di questo uso improprio delle due Denominazioni, il Consorzio di Tutela Vini Valpolicella (il territorio dove viene prodotto l’Amarone) e il Consorzio per la Tutela del Primitivo di Manduria si sono schierati duramente contro le scelte di marketing e comunicazione del duo Masi-Vespa.

Resta il fatto che, nel nome di un “Vino d’Italia” nato per essere venduto principalmente in Cina, le due aziende abbiano deciso di declassare un Amarone e un Primitivo di Manduria.

A premiare il “vinaggio” firmato dagli enologi Riccardo Cotarella (per Futura 14 di Bruno Vespa) e Andrea Dal Cin (per Masi Agricola) sarà il mercato, non abbiamo dubbi. L’opinione pubblica, un po’ meno.

E all’appello, ora, mancano solo i commenti ufficiali dei diretti interessati, tra cui il governatore del Veneto, Luca Zaia, e il suo omologo pugliese, Michele Emiliano. Zaia, infatti, ha presenziato personalmente all’evento “Terregiunte” a Cortina. Emiliano si è invece collegato via Skype dal suo ufficio.

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“Terregiunte” by Vespa e Masi: un modo “figo” per chiamare un Tavernello


EDITORIALE –
Nasce “Terregiunte“, il “vino d’Italia” che sancisce il matrimonio tra Bruno Vespa e il patron di Masi Agricola, Sandro Boscaini. Un modo “figo” per chiamare una tipologia di vino che già esiste, in Italia: il “vino d’Italia”, la cui immagine più fulgida è costituita dal Tavernello.

“Terregiunte” è infatti il blend tra le uve Primitivo (di Manduria) e quelle tipiche del re dei vini rossi del Veneto, per lo più Corvina e Corvinone. Vendemmia 2016. Tredicimila bottiglie, sul mercato a partire da novembre. “Era una mia vecchia idea” spiega Vespa, che ieri ha riunito stampa e politici all’Hotel Cristallo di Cortina d’Ampezzo.

Tra gli altri, è intervenuto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Collegato via Skype il suo omologo pugliese, Michele Emiliano. Non poteva mancare l’enologo Riccardo Cotarella, firma e “prevosto” di questo “matrimonio enologico tra Nord e Sud Italia”.

“Terregiunte – precisa Bruno Vespa – è un ‘nuovo Vino’, un blend, miscela di due o più uve per ottenere un taglio unico: di Primitivo, vino dallo spiccato carattere mediterraneo, e Amarone”.

Quella di Vespa e Masi Agricola è tutto tranne che una novità. Il riferimento non è a quella clamorosa gaffe di Contri Spumanti, colosso veneto che fino al 2016 presentava sul proprio sito web un’etichetta – il Primitivo di Manduria Doc “Contessa Carola” – dichiarando sulla scheda tecnica di aver utilizzato la Corvina.

Bensì al più noto, quanto bistrattato, “vino d’Italia”: il Tavernello. Caviro, l’azienda che lo produce nel famigerato Tetra Pak, ma anche in bottiglia, lo ottiene “blendando” di anno in anno le uve prodotte dai soci di tutto il paese, dalle regioni del nord a quelle del sud. Ottenendo, grazie anche all’abilità degli enologi, un prodotto uguale di anno in anno. Di vendemmia, in vendemmia.

IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI
Potrà non piacere il paragone tra “Terregiunte” e il Tavernello, ma tant’è. E fa specie che politica e istituzioni del vino non intervengano, anzi avallino questo progetto di marketing di due privati, che si fregiano dell’utilizzo della parola “Amarone” per promuovere un prodotto che non è Doc, non è Docg e non è un Igt. È un Tavernello. Solo più figo.

Infine, diciamocelo. Questo vino, nato dall’improvviso (ma mica tanto, cisternamente parlando) amore tra il Veneto e la Puglia, è anche colpa vostra. Di voi critici enogastronomici, che bandite il Sagrantino di Montefalco come “imbevibile” e “troppo tannico”, gioendo alle versioni detanninizzate, morbide come la gommapiuma a 6 mesi dall’imbottigliamento.

E’ colpa di chi chiede “l’Amarone pronto subito“, perché così “fresco e beverino”. Un po’ come è colpa di chi si è “stancato di aspettare 10 anni un Barolo”. Bevete questo, allora. Bevete il “blend d’Italia”. O le etichette di Caviro, enologicamente perfette e senza gli inutili, poetici fronzoli di “Terregiunte”. Cin, cin.

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Approfondimenti

Hogan, Salvini, Centinaio, Casellati e Zaia inaugurano la 53ma edizione del Vinitaly

 VERONA“Vinitaly è una fantastica celebrazione della qualità e della biodiversità del patrimonio culturale e vitivinicolo, che si rispecchia nel fatto che l’Italia ha più di 600 indicazioni geografiche, il numero più alto in Europa. Compito dell’Unione europea è tutelarle”.

Così il commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, ha riconosciuto il valore di Vinitaly come strumento di divulgazione e promozione del vino italiano, intervenendo questa mattina alla cerimonia inaugurale della 53ª edizione di Vinitaly, dopo il focus di Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, sui numeri e le tendenze del mercato italiano e il talk show «Futuro del vino, il Vinitaly del futuro», moderato da Bruno Vespa, con la partecipazione di Giovanni Mantovani direttore generale di Veronafiere, Carlo Ferro presidente di ICE, Angelo Gaja patron della omonima cantina, Matilde Poggi dell’azienda agricola Le Fraghe e Riccardo Cotarella, produttore di vino e presidente mondiale degli enologi.

“L’Unione europea esporta oltre 20 miliardi di euro di vino, dei quali oltre 6 miliardi vengono dall’Italia – ha proseguito Hogan -. Sono convinto che i viticoltori avranno ancora più successo nei prossimi anni. Come Unione europea stiamo lavorando per costruire rapporti commerciali in tutto il mondo e la diplomazia economica sta dando grandi risultati, dall’Asia ai nuovi mercati emergenti come l’Australia”.

IL POTERE DEL VINITALY
“Anche quest’anno Vinitaly si apre al mondo del business, con una rassegna forte di oltre 100mila metri quadrati netti, 4.600 espositori, con buyer esteri rappresentati provenienti da 143 paesi –ha commentato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese -. Dalla trasformazione in Società per azioni di Veronafiere, abbiamo accelerato sempre di più per fare di Vinitaly il centro di una struttura aggregativa di promozione che parli ai buyer esteri come voce unitaria dell’eccellenza vitivinicola italiana. Siamo un attore privato, ma mettiamo a disposizione le nostre risorse e il nostro know-how per operazioni di sistema e lo facciamo perché siamo convinti che questa sia la strada giusta per mantenere ed incrementare gli straordinari risultati ottenuti dal vigneto Italia in questi ultimi venti anni”.

Risultati che sono frutto, per la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, “di una forte capacità di sinergia della manifestazione con le istituzioni nazionali e locali, con una virtuosa e intelligente diversificazione per gli operatori professionali e gli appassionati in una città e una elevata capacità di conquistare nuovi mercati e contemporaneamente il cuore dei visitatori”.

Un’attività che, ha ribadito, “non si esaurisce con la fine della manifestazione fieristica, ma che continua durante tutto l’anno in cinque continenti”.

La forza di Vinitaly si declina anche come motore propulsivo per l’economia e lo sviluppo della città. Lo ha ricordato il sindaco di Verona, Federico Sboarina, che annuncia un grande piano di “rigenerazione di tutta l’area circostante alla fiera, dove stiamo recuperando un milione di metri quadrati, con investimenti per rendere la città sempre più attraente e internazionale sia per il turismo che per il business”.

VINO E INFRASTRUTTURE: L’ATTENZIONE DEL GOVERNO
Sulle infrastrutture è intervenuto il ministro degli Interni Matteo Salvini, che ha annunciato lo sblocco della Tav sull’asse Brescia-Verona-Vicenza-Padova. “Il vino, come le persone, ha bisogno di spostarsi e se non si muove l’alta velocità, noi il vino lo teniamo in cantina”, afferma Salvini, ribadendo l’attenzione del Governo verso le piccole e medie imprese, che rappresentano il 94% del tessuto economico e imprenditoriale italiano, e promettendo misure specifiche a sostegno.

Dello stesso parere anche il presidente della Provincia di Verona, Manuel Scalzotto, riconoscendo che “il vino è parte integrante dell’economia e del territorio veronese”.

Un’altra missione annunciata dal Governo riguarda lo snellimento della burocrazia, come assicurato dal ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. “L’obiettivo che abbiamo come ministero è quello di promuovere il brand Vinitaly, che è fra i più conosciuti al mondo e che ci permette di comunicare il valore dei nostri territori del vino, che esprimono 523 diverse identità enologiche tra Dop e Igp”.

Sul fronte europeo, il ministro in merito alla Politica agricola comune si è dichiarato soddisfatto per aver mantenuto i finanziamenti legati all’Organizzazione comune di mercato (Ocm) vino, aspetto che alla vigilia non era così scontato e che assegna all’Italia le maggiori risorse finanziarie.

Dal palco della 53ª edizione di Vinitaly, il ministro Centinaio ha rassicurato i produttori sulle prossime disposizioni normative a vantaggio del mondo vitivinicolo: “Stiamo lavorando alla stesura di un decreto che tuteli i vigneti eroici e storici e sul riconoscimento delle zone del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene come patrimonio dell’Unesco”.

Un messaggio di risposta al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che aveva appunto sollevato il tema. “La forza della manifestazione – ha detto Zaia – arriva anche dal territorio. Il Veneto che partecipa al Vinitaly dei record è un record a sé. Siamo i primi produttori d’Italia con 16,5 milioni di quintali di uva e 13,5 milioni di ettolitri, con un 1,6 miliardi di export e 53 denominazioni presenti. Il futuro del vino è l’eco-sostenibilità, certificazione ambientale del prodotto, del vigneto e dell’intero processo di produzione”.

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Il premier Conte in visita al Vinitaly 2019

VERONA “Vinitaly dal 1967 è un appuntamento fisso per gli operatori del settore e negli anni ha battuto molti record. Oggi è un momento celebrativo perché qui promuoviamo un’ottima produzione 2018 che ha superato i 20 milioni di ettolitri tra doc, rossi, bianchi e spumanti:andiamo fortissimi e le prospettive di incremento dell’export vitivinicolo italiano sono notevoli”.

Così il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, in visita oggi alla Fiera di Verona nella giornata inaugurale della 53ª edizione di Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati, in programma fino a mercoledì 10 aprile.

Il premier, accolto dal presidente e dal direttore generale di Veronafiere, rispettivamente Maurizio Danese e Giovanni Mantovani, ha fatto tappa allo stand della Regione Veneto. Qui, insieme al governatore Luca Zaia e al ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, ha brindato con uno dei vini di “Bollicine solidali”, l’iniziativa benefica che sostiene la ricostruzione delle zone del Veneto devastate dal maltempo lo scorso ottobre.

“Il Veneto ha una forza trainante incredibile nella produzione vitivinicola – ha commentato il presidente Conte –. Complimenti, perché i record di questa regione vanno a vantaggio della filiera, dell’export e del Pil nazionale. Oggi si lavora non solo sulla quantità, ma anche sul valore perché quando si ragione di vino ci si riferisce ad un mondo che possiede una forte componente di identità culturale, legame con la terra e rispetto per la biodiversità”.

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”Donne vino e motori” ecco il tema della giornata delle Donne del Vino edizione 2017

Si terrà sabato 4 Marzo 2017, dopo il successo della prima edizione, la seconda giornata dedicata alle Donne del Vino. L’associazione è composta da oltre 650 socie tra produttrici, titolari di enoteche, esperte di vino, giornaliste, che hanno in comune l’obiettivo di promuovere la cultura del vino. Positivo l’esercizio 2015, presentato e approvato all’unanimità durante il Vinitaly appena concluso.  Una manifestazione che è stata densa di appuntamenti: dal saluto tra la Presidente uscente Elena Martusciello (in carica dal 2010) a Donatella Cinelli Colombini eletta nel gennaio del 2016 per guidare il prossimo triennio, a numerosi incontri negli stand regionali di Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Sicilia, Veneto durante i quali le socie hanno incontrato i Governatori Debora Serracchiani e Luca Zaia. Un modo inclusivo di partecipare alla fiera coinvolgendo anche delegazioni consorelle estere da Germania, Giappone, Polonia e Sud Africa dove però hanno trovato spazio anche argomenti seri come i corsi di formazione per le candidate ai CdA dei consorzi del vino finalizzati a stimolare la nascita di una nuova leadership femminile nel vino.  Tra i punti programmatici illustrati al Vinitaly anche la trasformazione di alcune iniziative di valenza nazionale in azioni regionali: Donne in cammino, dal Piemonte trekking nelle vigne; Il Rosè più rosa, con Marco Reitano, dalla Toscana; la Giornata delle Donne all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; corsi di formazione per le future Consigliere dei Consorzi. Relativamente alla giornata del 2017, Donatella Cinelli Colombini ha dichiarato che il fil rouge della festa sarà il tema ”Donne vino e motori”.
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Vinitaly: 50 anni di successi celebrati da Sergio Matarella

”Vinitaly compie cinquant’anni, e sono lieto di essere oggi qui per inaugurare, insieme a voi, un’edizione così importante di questa rassegna, che è riuscita nel tempo ad accompagnare, interpretare, favorire la crescita di un grande prodotto italiano, divenuto sempre più vettore e simbolo della nostra qualità, apprezzata nel mondo”. Con queste parole il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto nell’Auditorium Verdi di Veronafiere, per inaugurare il 50° Vinitaly, Salone internazionale del vino e dei distillati, in programma fino a mercoledì, con 4.100 espositori italiani ed esteri e buyer provenienti da più di 140 nazioni. ”Dal tempo in cui Verona decise di promuovere le prime Giornate del Vino italiano – ha proseguito il Capo dello Stato – si è avviato un cambiamento profondo, che ha riguardato tanto le produzioni agroalimentari e vitivinicole, il loro mercato, l’organizzazione d’impresa, quanto la società circostante, il rapporto con la natura e il territorio, la cultura del cibo e, dunque, il legame tra i prodotti della terra e la nostra stessa civiltà. Proprio la capacità di guidare l’innovazione è stata il segno più incisivo di questo percorso compiuto dai produttori di vino italiano”. La strada percorsa in questi 50 anni da Vinitaly, nel segno dell’internazionalità del sistema vitivinicolo italiano è stata fondamentale, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, che ha parlato in un Auditorium gremito. ”Bene ha fatto Vinitaly a mettere a tema, quest’anno, l’internazionalizzazione e il sostegno all’export – ha detto il Presidente Mattarella –. Mi auguro che la vostra esperienza e la vostra struttura possano essere di supporto per sinergie italiane e per la rete delle nostre aziende, proiettate verso nuove aree di consumo, facendo ancora di più Sistema Italia. L’esperienza del settore fieristico, quando è sorretta da un progetto – è stato il caso di Expo2015, è il vostro caso –, e ha alle spalle un retroterra di imprese sane, è preziosa per le attività di promozione di ogni comparto”. A dare il benvenuto, al Capo dello Stato è stato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, insieme al direttore generale, Giovanni Mantovani. ”La presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’anno del cinquantesimo di Vinitaly è per noi un riconoscimento molto importante – ha esordito Danese –. In questi 50 anni Vinitaly si è affermato come uno dei brand fieristici più conosciuti a livello mondiale: un risultato reso possibile dalle migliaia di aziende vinicole che hanno sempre creduto in questa manifestazione, eleggendola tra gli appuntamenti imprescindibili, utili ad alimentare la crescita qualitativa ed economica e, soprattutto, in grado di supportare l’affermazione di questo settore nel mondo”.. Nel 1967, dall’intuizione di Angelo Betti, a Verona nascevano Le Giornate del Vino Italiano e, con esse, il Vinitaly. ”Da allora – ha ricordato il presidente di Veronafiere – il Salone ha accompagnato e scandito l’evoluzione di un Paese che proprio attraverso il vino ha saputo farsi conoscere ed apprezzare in tutto il mondo. Nel 2015 le nostre esportazioni vitivinicole hanno superato i 5,4 miliardi di euro, in crescita di oltre il 5% sul 2014». In questi giorni Verona è la capitale non solo del vino di qualità, perché il Paese – ha continuato Danese – «ha sviluppato anche una importante industria manifatturiera al servizio del comparto, rappresentata all’interno del Vinitaly dalla rassegna Enolitech, dove troviamo, in questi giorni, anche Sol&Agrifood, manifestazione dedicata all’olio extravergine d’oliva e all’artigianalità dell’alimentare italiano”. Sinergie e internet sono le strade da percorrere, secondo Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, presente questa mattina alla cerimonia inaugurale. ”Per vincere sul mercato dobbiamo fare rete. Una delle vie più dirette e senza confini è proprio il web. La sfida digitale riguarda tutti, anche lo Stato – ha affermato Martina –. Ecco perché nei prossimi giorni, nello spazio Mipaaf a Vinitaly, porteremo a confrontarsi con le nostre aziende vitivinicole gli esperti dei più grandi soggetti del web, provando a rendere evidenti le opportunità che si possono aprire. Come Ministero siamo anche gli unici al mondo ad aver chiuso accordi con piattaforme internazionali del web, per garantire ai nostri marchi geografici la stessa tutela dei grandi brand commerciali contro il falso”. Si prosegue anche nel versante della sburocratizzazione. ”Siamo attivi sul fronte della semplificazione, come dimostra l’attivazione del registro telematico del vino – ha reso noto il ministro –. Saremo l’unico Paese ad avere i dati sulla produzione vinicola in tempo reale. Ancora una volta il modello italiano fa scuola, perché il settore vitivinicolo è l’emblema del nostro saper fare, in grado di esprimere i valori e celebrare le tradizioni dei nostri territori; con oltre 500 vitigni coltivati siamo la patria della biodiversità. Nel 1986 lo scandalo del metanolo ha rischiato di compromettere la nostra credibilità, ma l’Italia ha saputo reagire e le parole chiave di quel rinascimento sono state qualità e controlli. Il mondo ci guarda e siamo pronti a scrivere nuove pagine di successo”. Ripercorre sinteticamente gli ultimi cinque lustri del vino il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, durante il suo intervento: ”Basta guardare a com’era il mondo del vino 50 anni fa per capire la tenacia dei produttori e vedere quanta strada è stata fatta. Vinitaly non avrebbe potuto svolgersi altrove – ha riconosciuto il governatore –. Con 52 vini a denominazione, 28 Doc, 14 Docg e 10 Igt, il Veneto è il primo esportatore nazionale. L’export vale un miliardo e 700 milioni e ci sono due milioni di persone che lavorano nel comparto. Ma è fondamentale affrontare la sfida della burocrazia”. ”Qui c’è l’Italia che, come ha ricordato il presidente Danese, rappresenta al meglio il Made in Italy e l’italianità dei produttori e dei trasformatori nel vino e nell’agroalimentare – è stato il saluto il sindaco di Verona, Flavio Tosi –. Il Veneto è la prima regione in Italia per produzione ed esportazione, così come Verona è la prima provincia. Dunque questa fiera si trova nel posto giusto, nel momento giusto. Verona rappresenta le bellezze artistiche e architettoniche, un patrimonio che nessuno ci può eguagliare, insieme a produzioni straordinarie nel settore agroalimentare”.
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