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Jägermeister Manifest: la nuova frontiera dell’amaro del Gruppo Montenegro

Jägermeister Manifest nuova frontiera amaro liquore Gruppo Montenegro
Jägermeister Manifest
introduce il nuovo payoff “Audacia in bottiglia”. Una dichiarazione di intenti che rispecchia la natura matura e strutturata di questa esclusiva variante dell’iconico amaro tedesco. Distribuito in Italia in esclusiva dal Gruppo Montenegro – azienda al 100% italiana – Manifest è il risultato di un’elaborata reinterpretazione dell’elisir originale, arricchito da una lavorazione che esalta la complessità del gusto e delle sensazioni evocate.
Alla base della sua unicità troviamo un processo di produzione che prevede cinque distinte macerazioni, un maggiore utilizzo di erbe in infusione e un periodo di invecchiamento in botti di quercia tedesca e americana. Manifest non è semplicemente un amaro, ma una sfida al convenzionale, un invito a vivere esperienze fuori dall’ordinario, con audacia e autenticità.

GLI INGREDIENTI: COS’È JÄGERMEISTER MANIFEST

Il cuore di Manifest è il distillato di grano, estratto dal chicco intero e aromatizzato durante i 15 mesi di conservazione in botti tostate. Il risultato è un distillato dalle note complesse e ricercate: il bouquet sprigiona profumi intensi e stratificati, mentre al palato si rivela multiforme. L’anice dolce e la frutta secca cedono gradualmente il passo a spezie delicate e una raffinata amarezza, culminando in un persistente finale di vaniglia. Ciò che distingue Manifest dalla versione classica è il maggiore impiego di botaniche, con una quantità 2,5 volte superiore di erbe e ingredienti utilizzati nella quinta macerazione.

Un’attenzione artigianale che eleva Manifesta una nuova dimensione di gusto, rendendolo un unicum nel panorama degli amari. Anche il design della bottiglia contribuisce all’esperienza sensoriale. Il vetro trasparente lascia intravedere il caldo colore ambrato di Manifest, preludio visivo del gusto unico che lo contraddistingue.

TRA MIXOLOGY E DEGUSTAZIONE

Jägermeister Manifest è pensato per adattarsi a diversi momenti di consumo. Può essere gustato liscio o on the rocks, perfetto come fine pasto o distillato da meditazione. Allo stesso tempo, si presta a essere protagonista nella mixology. Tra le creazioni più celebri spicca il Mani First, un cocktail firmato dal mixologist Marian Beke del The Gibson Bar, che unisce Jägermeister Manifest, whisky torbato scozzese, wash di burro bruciato e spezie, miele invernale della Foresta Nera e zucchero filato affumicato. Per chi preferisce una preparazione più semplice, il Manifest Ginger Ale, servito in tumbler alto con scorza di limone, è una scelta fresca e sorprendente.

DOVE COMPRARE JÄGERMEISTER MANIFEST

Jägermeister Manifest è disponibile nella Grande Distribuzione Organizzata presso Esselunga e nei migliori store online di spirits. Un’occasione imperdibile per scoprire una nuova interpretazione dell’amaro tedesco più celebre al mondo, che celebra l’autenticità, la convivialità e il piacere di vivere la vita secondo le proprie regole.

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Proposta Spirits: la “tavolozza dei colori” del bartending

Proposta Spirits, il catalogo di Proposta Vini dedicato a distillati e liquori, continua a crescere. Presentato lo scorso 23 e 24 gennaio contemporaneamente al Catalogo 2022 di Proposta Vini, Proposta Spirits 2022 ha visto l’introduzione di oltre 70 nuove referenze. Quasi il 30% in più per un catalogo che esiste da soli due anni e mezzo.

La filosofia di Proposta Spirits si avvicina molto a quella di Proposta Vini. Andiamo a ricercare realtà piccole che altrimenti non avrebbero la possibilità di farsi conoscere. Andiamo a cercare cose molto particolari, artigianalità vera, prodotti naturali, liquoristica ed amari naturali senza nessun tipo di aroma», spiega Gian Nicola Libardi, selezionatore di Proposta Spirits.

GLI SPIRITS, LA “TAVOLOZZA DEI COLORI” DEI BARTENDER

Forte la presenza italiana fra i banchetti del padiglione 4 di Fiere di Parma, scelta dovuta all’emergenza sanitaria che ha reso difficile l’arrivo di molti produttori stranieri. Una presenza, proprio per questo motivo, un poco sbilanciata verso la liquoristica a discapito dei distillati.

«In realtà il catalogo è molto bilanciato – sottolinea Libardi – e comincia ad essere molto completo. Ci dispiace non averlo potuto presentare completamente». Una selezione che, proprio per la sua attenzione alla territorialità, si compone di prodotti fra loro differenti ed estremamente ricercati.

«Ci sono un mucchio di chicche, prodotti molto molto particolari con ingredienti che io chiamo “colori“. Mi piace definire chi lavora nel mondo del bar come dei pittori ed è bello fornire loro dei pigmenti nuovi. Dei sapori che normalmente negli spirits non ci sono».

«Fico d’india, un liquore alla carruba, un gin umami che gioca sul “quinto gusto” grazie a parmigiano e capperi. Liquori al passion fruit, non dolci ma ricchi di acidità. Dall’altro lato la ricerca di distillati internazionali. Importiamo del tequila direttamente dal Messico, così come altri distillati sudamericani e whisky di imbottigliatori indipendenti», racconta Libardi.

NON SOLO MIXOLOGY

Un catalogo che non è pensato solo per bartender/pittori. Buona parte della clientela è infatti costituita da ristoratori ed è anche a loro che si rivolge la selezione. Prodotti pensati per accompagnare il piatto o per il fine pasto.

«Ad esempio, se mangio una frittura o qualcosa che ha una certa grassezza, posso bermi un liquore con una bella acidità che lava la bocca». Una “coccola“, come la definisce Libardi. Il piacere di concedersi, alla fine del menù, un momento di piacere personale.

GRADO PIENO VS APPROCCIO SALUTISTICO

La selezione di Proposta Spirits strizza l’occhio a due tipologie di prodotto apparentemente in contraddizione. Da un lato la riscoperta, soprattutto nei whisky, del “grado pieno“. Dall’altro, nella liquoristica, la ricerca di ingredienti naturali e “salutari“.

«Al contrario di quanto accade in una certa parte del mondo, con la ricerca dei prodotti “Low & No”, noi assistiamo alla riscoperta del grado pieno – sottolinea il selezionatore di Proposta Spirits -. La nostra linea di whisky Blackadder è composta quasi tutta da single barrel».

«Circa 300 bottiglie edizione limitata per ogni etichetta. Il lavoro dell’imbottigliatore indipendente è questo: scegliere un prodotto, lavorarlo nei legni che seleziona e portarlo al consumatore così com’è. E tu che sei un cultore senti tutto il lavoro che è stato fatto».

Potenza alcolica che solo in apparenza contrasta con la moderna ricerca di prodotti attenti alla salute. Il focus, il punto di contatto, è l’attenzione alle lavorazioni di qualità. «C’è un’attenzione generale al mangiare bene, al tenersi in forma. Siamo abituati a sentire parlate di certi ingredienti come “salutari”. Questi ingredienti stanno cominciando ad arrivare anche nei nostri bicchieri, per una nuova concezione di cocktail».

«Chiudiamo così il cerchio. Ecco che questa ricerca di bere bene e “più salutare” – conclude Libardi – torna al nostro punto di partenza: scegliere prodotti naturali. Prodotti buoni, realizzati senza l’ausilio di aromi. Ricordiamoci che l’alcol, i distillati e gli amari sono nati come elisir di lunga vita. Era la farmacopea delle epoche passate».

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Genepì fuorilegge in un B&B della Valle d’Aosta: 89 bottiglie contenevano Cannabis

AOSTA – Livelli troppo alti di tujone, pericolosi per la salute, e utilizzo di infiorescenze di “Cannabis light“, vietato dalla legge. Per queste ragioni, il titolare di un B&B dell’alta Valle d’Aosta è stato denunciato a piede libero. Sotto sequestro, nell’operazione condotta dai funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli di Aosta, coadiuvati dai militari del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Torino, sono finite 240 bottiglie complessive di Genepì del Piemonte, 89 delle quali prodotte con Canapa fuorilegge.

Il sequestro è scattato in seguito alle analisi effettuate dal Laboratorio Chimico delle Dogane di Torino sui prodotti commercializzati dal titolare del B&B, stipati in un magazzino di proprietà dell’imprenditore valdostano.

In particolare, la concentrazione di tujone – terpene presente in diverse piante utilizzate per infusi e liquori come il Genepì – è risultato superiore al limite di 35 mg/Kg consentito dalle vigenti disposizioni dell’Unione Europea, raggiungendo soglie di 44 e 57 mg/Kg in 151 bottiglie. Con potenziali conseguenze neurotossiche per l’organismo.

In altre 89 bottiglie, le analisi di laboratorio dell’Ufficio delle Dogane hanno dimostrato la presenza di cannabinoidi estratti dalle infiorescenze della pianta, al posto che dai semi o dall’olio della Cannabis Sativa. L’uso a fini alimentari è vietato dall’attuale disciplina nazionale.

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Spirit Experience: al Merano Wine Festival sbarcano i distillati

Il Merano Wine Festival 2018 è stato anche Spirit Experience. Per la prima volta all’interno della Gourmet Arena ha fatto mostra di se una selezione di distillati, masterclass dedicate e preparazioni dei bartender presenti.

Il mondo del vino, in uno dei suoi appuntamenti più prestigiosi, ha aperto le porte al mondo degli spirits. Per la prima volta, i “distillati” hanno messo la punta del piede all’interno del mondo del vino.

Un binomio, quello fra vino e spirits, che in realtà è da sempre ben presente nella testa dei consumatori, ma che ha sempre visto contrapposti i due mondi. Quasi non ci fosse interesse reciproco. Quasi che un bevitore di spirits o di mixology non sia intenditore di vino e viceversa.

E così, mentre a Milano si teneva il Milano Whisky Festival (di cui vi abbiamo raccontato la scorsa edizione), ecco spuntare nella Passerpromenade di Merano bottiglie di superalcolici, amari e vermouth.

Non moltissime, per la verità, e con un forte sbilanciamento al “bere mescolato” piuttosto che al consumo “in purezza”. Ma per essere la prima occasione decisamente un grande successo.

LE TIPOLOGIE, GLI ASSAGGI, LA COCKTAIL COMPETITION

Qualche “incursione” dall’estero, ma sono prodotti e produttori italiani a guidare il gioco alla Spirit Experience. Primo fra tutti il più italico degli spiriti: la Grappa. Protagonista non solo dei banchi d’assaggio ma anche di una masterclass a lei dedicata.

Dalla bianca di Nardini, che propone Extrafina per i 240 della distilleria, alla bianca aromatica di Roner, monovitigno di Gewurztraminer ricca del suo varietale. Sempre Roner propone la ottima Weissburgunder (da noi già degustata a al Milano Rum Day), mentre interessanti sono le due ambrate: Selezioni, edizione limitata di Marzadro ricca di terziari legnosi e Fuoriclasse, riserva 7 anni di Castagner, che non snatura i profumi primari.

Italia che tiene banco anche sul fronte del Gin. Seven Hills stupisce per la freschezza erbacea del suo Dry mentre Greedy Gin, dal veneto, è più profondo e balsamico con note di lavanda e thè verde. Dalla Calabria è Vecchio Magazzino Doganale a sorprendere con un Gin dai sentori affumicati, mentre Gin del Professore gioca su note agrumate e Roner mette i boschi dell’Alto Adige in un Gin che profuma di pino cirmolo.

Italia che si confronta anche sugli altri spirts internazionali. Stock presenta qui il suo Brandy Riserva 20 anni per i 130 di attività, saranno 5000 bottiglie non ancora confezionate (ma abbiamo la possibilità di assaggiare una campionatura): uno spirito di gran corpo ricco di note erbacee e con un leggero tannino probabilmente dovuto ai legni dell’invecchiamento, sapido e persistente chiude in modo leggermente amaricante.


Puni
porta l’intera gamma dei suoi Whisky fra cui spicca Vina, 5 anni di invecchiamento in botte ex Marsala vergine: secco e verticale ricco di note vinose e di frutta secca. Roner tiene alta bandiera del Rum col suo R74: morbido e dolce dai sentori fruttati.

Grande carrellata di liquori della tradizione come Limoncello, Nocino, Cedro, Rabarbaro, Anice e liquori a base di frutta ma è la grande qualità dei Vermouth a cogliere l’attenzione. Martini Riserva Ambrato gioca sul dolce-amaro di miele e rabarbaro.

Roner con GW utilizza il Gewurztraminer come vino base arricchendolo con le botaniche ma senza perderne la caratteristica nota fruttata.

Gamondi (Toso) col suo Vermouth di Torino Superiore Rosso si rifà alla tradizione piemontese dove arancia amara e china donano intensità e freschezza.

Originali le due proposte di Tomaso Agnini. Vermouth al mallo di noce, più morbido e dolce, e Vermouth all’aceto balsamico, più fresco. Ottima l’intera linea di Del Professore: Bitter, Aperitivo ed i Vermouth Classico, Chinato, di Torino e di Torino Superiore.

Aziende italiane che si distinguono per la loro produzione e costante presenza nelle ricette dei bartender di tutto il mondo, come Luxardo, che oltre al famoso Maraschino qui porta anche Bitter, Sangue Morlacco ed il proprio Triple Sec, o come Varnelli coi proprio liquori, amari e distillati.

E proprio Varnelli, per la celebrazione dei 150 anni di attività, è stata la protagonista della Cocktail Competition tenutasi il 12 novembre alla Spirit Experience.

Nove giovani emergenti Bartender italiani si sono sfidati nella preparazione e presentazione di cocktail da loro ideati a base “Varnelli”. Una gara che ha visto vincitore il giovanissimo Alessandro Governatori del Bar Torino di Ancona con la sua ricetta “La merenda di nonno Italo“:

La merenda di nonno Italo
30 ml di Varnelli Anice Secco Speciale
30 ml di Vermouth uvaggio rosso
30 ml di Amaro dell’Erborista
Top Cedrata
5 ml Caffè Moka Varnelli

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Le Grenier, Saint Vincent: molto più di un ristorante Michelin

E’ un po’ come pensare di gestire una cristalleria in mezzo alla savana. O un orto, al centro del deserto. Ci vuole coraggio. E un pizzico di sana follia. Ingredienti che non mancano a Le Grenier, il ristorante di piazza Monte Zerbion 1 a Saint Vincent, borgo della provincia di Aosta noto per il Casino e per le terme. Una perla, nel mare di una ristorazione che – tutto attorno – pare stuzzicare la curiosità dei turisti (italiani o stranieri che siano) appiattendo la qualità, verso il basso.

Materie di prima scelta e creatività si fondono in piatti che sanno parlare, nello stesso boccone, tanto di tradizione quanto di avanguardia. E il merito è tutto della padrona di casa, Sara Berti. Una ristoratrice che è riuscita a coniugare, col medesimo equilibrio riscontrabile in ogni piatto, l’amore per la propria terra all’intelligente curiosità verso il mondo che la circonda. Già. Pranzare o cenare a Le Grenier è come affacciarsi a una terrazza sulla Valle D’Aosta. Ma con in mano un binocolo, capace di toccarne l’orizzonte.

Tradizione e avanguardia. Nei profumi, nei sapori, nei colori. Nel gusto. Un trionfo. Totale. La cui misura sta tutta nel paradosso di quel “Punto Snai” che gli hanno aperto accanto, ormai da qualche anno. La cristalleria e la savana. L’orto rigoglioso e il deserto. Magie della politica delle liberalizzazioni, che hanno aperto le porte al non-senso di un’Italia che sa farsi male da sola. Peggior nemica di se stessa. Un killer spietato. Delle proprie eccellenze.

Basta varcare la soglia per assaporare il gusto di questo antico granaio (“grenier“, per l’appunto), prima ancora di veder servito l’invitante entrée di cinque porzioni, pura arte culinaria in miniatura. Un camino colora e profuma l’aria nella sala principale, assieme alla luce calda e romantica dei candelabri. Macarons accostati a una crema di acciughe e cestini di pasta fillo con crema di zucca e bottarga preparano il palato al viaggio. I primi punti, di un’infinita schiera, segnati sul tabellone dello chef.

La scelta, nei gradini successivi, è resa ardua dalla presenza di piatti che sanno davvero incuriosire. Ognuno a suo modo. Anche perché presentati magistralmente, al tavolo, da Sara Berti. Una dovizia di particolari che trasuda amore. E racconta, al contempo, quanto sia meditato ogni pizzico d’ingrediente che compone l’intero menu. Che sia di terra o di mare, l’antipasto conferma le attese. Non sfugge neppure un dettaglio, tanto all’occhio quanto al palato.

IL MENU
“L’uovo nell’uovo”, con fonduta di Fontina (rigorosamente d’alpeggio) e, a piacere, del tartufo Bianco d’Alba, è un tripudio. Le lumache di Cherasco al Lard Pistà, battuta di Lardo, non è da meno e fa il paio con l’Astice profumato all’origano, impreziosito da “piccoli legumi e cappuccino di corallo”. Il tocco magico dello chef anche nei ravioli di patate con Toma fresca di capra, trota affumicata e asparagi: un piatto tanto delicato quanto esplosivo, per l’aromaticità che sa esprimere.

Tra i secondi, segnaliamo agnello e anatra. Per il primo il taglio corrisponde a un gustoso carré, impreziosito da hummus, datteri e zuccherini alla rosa, serviti a parte. La Purple  Duck, anatra Mulard spesso riscontrabile in arrosto, viene invece proposta – così come l’agnello – appena scottata, rosso sangue, per l’appunto. “Un tratto distintivo del nostro ristorante – spiega Sara Berti – è infatti quello di condurre al tavolo carni poco cotte”. Anche in questo caso, a parte, due creme: cipolla e cavolo rosso.

Per dessert, eccezionale i contrasti sensoriali dello zabaione all’assenzio con gelato. Il tutto – dall’antipasto ai secondi – corroborato da uno straordinario Cervaro della Sala 2009, blend di Chardonnay e Grechetto di casa Marchesi Antinori che si dimostra più che all’altezza di ogni portata.

Completa l’esperienza un delizioso liquore di Pino Mugo, “bevanda spiritosa” prodotta e imbottigliata da Vertosan nella vicina Châtillon (AO). Soluzione idroalcolica (35% vol), zucchero, infuso di pigne verdi e aromi naturali il segreto di questa “pozione magica”, capace di catapultare olfatto e palato in un bosco, con i suoi intensi e persistenti sentori aromatici e balsamici. Una “chicca”, fortemente voluta sulla carta de Le Grenier da Sara Berti.

LA RISTORAZIONE IN VAL D’AOSTA
“Abbiamo passato tempi bui – ammette sincera l’imprenditrice – ma alla fine ne siamo usciti a testa alta, perché la nostra filosofia, basata sulla qualità assoluta nella ricerca non solo della materia prima, ma anche del suo perfetto calibro ed equilibrio nel piatto, assieme agli altri ingredienti, ha finito per pagare, alla lunga. Oggi contiamo soprattutto sulla presenza di turisti stranieri, provenienti in gran parte dalla Svizzera. Si tratta di una clientela molto preparata, che vive il territorio dove soggiorna a 360 gradi”.

“Non è difficile creare in questo modo un’economia allargata -continua – che parte proprio dal ristorante, costituita da interazioni tra le varie realtà del territorio. Spesso, infatti, i turisti stranieri ci chiedono dove poter acquistare direttamente i prodotti degustati a Le Grenier. E da quel che ci risulta tornano a casa con le auto stracolme di prodotti tipici valdostani”. Quello di Sara Berti, insomma, è molto più di un ristorante Guida Michelin. E’ la casa di una filosofia. Imprenditoriale. E di vita.

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Vino argentino protagonista al Milano Latin Festival

Trenta etichette di vino argentino, più due di vino cileno. Giusto per non farsi mancare niente, tra un boccone e l’altro di empanadas. Non solo danze al Milano Latin Festival 2016. Il vino sudamericano sarà infatti grande protagonista dell’evento che ogni anno attira migliaia di appassionati di musica e balli latino americani. L’appuntamento per tutti i winelovers è all’enoteca dell’importatore Federico Guillermo Bruera, allestita proprio all’interno degli spazi del Milano Latin Festival, in viale Milanofiori ad Assago, alle porte di Milano. Un appuntamento che ha preso il via lunedì 6 giugno e animerà la movida milanese fino al 16 agosto. “Abbiamo deciso di approfittare di questa bella opportunità offerta dal Milano Latin Festival – spiega Bruera, che a Genova gestisce l’impresa di import Via dell’Abbondanza – per far conoscere a più persone possibili il vino argentino e, in generale, quello sudamericano. Uno spazio enoteca che si affiancherà alla consueta rummeria, divenuta ormai una tradizione”. Federico Guillermo Bruera, del resto, importa da 11 anni vini argentini e sudamericani in Italia. Conosce il mercato. E sa dove puntare il mirino, per fare centro. “Al Milano Latin Festival – spiega – propongo una selezione di etichette prevalentemente provenienti dall’Argentina, scelte tra le 120 a nostra disposizione”. Venti le cantine argentine interessate. Una sola quella cilena. Qualche consiglio? Cascherete sempre in piedi, scegliendo un vino ‘a caso’ della Bodega del Fin del Mundo di San Patricio del Chañar, uno di Bodega La Rural Rutini Wines o di Bodega Santa Julia di Mendoza. Per chi vuole provare qualcosa di davvero alternativo c’è il liquore di Yerba Mate, un’erba dalle miracolose proprietà benefiche per l’organismo. “Pur essendo l’Italia uno dei maggiori Paesi produttori di vino – evidenzia l’importatore Bruera – il consumatore italiano è particolarmente curioso e sperimenta volentieri. Il mercato dei vini argentini e sudamericani, in Italia, è in crescita non solo nella ristorazione, ma anche nelle enoteche. Ed è sempre più facile trovare vini del Sud America anche in ristoranti che non propongono esclusivamente cucina latina”. Il giro d’affari, per Bruera, si assesta sulle 100 mila bottiglie l’anno. Numeri che fanno di Via dell’Abbondanza un vero e proprio riferimento, nel Belpaese. “Non a caso – commenta Bruera – siamo stati fornitori esclusivi per il ristorante argentino del Padiglione Argentina, a Expo Milano 2015. E siamo organizzatori e creatori del Malbec World Day Milano, dove si degustano ogni anno più di 60 Malbec, nel mese di aprile”. Insomma: il via alle danze è stato dato lunedì. Adesso, in alto i calici.

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