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Accise Birra: approvato innalzamento dello sconto per i microbirrifici

Accise Birra: approvato l'innalzamento dello sconto per i micro birrifici

L’innalzamento dello sconto sulle accise per i microbirrifici è realtà. Sono stati, infatti, approvati gli emendamenti alla Legge di Bilancio, in corso di discussione a Montecitorio, presentati dai gruppi di Lega e Fratelli d’Italia a prima firma degli onorevoli Mirco Carloni e Mauro Rotelli. La misura, che agevola soprattutto gli impianti di piccola taglia, era già attiva per il biennio 2022-2023. A richiederne l’estensione in più provvedimenti è stata Unionbirrai, l’associazione dei piccoli birrifici artigianali indipendenti.

Gli emendamenti sono stati accorpati nel corso della discussione e comportano una copertura economica complessiva inferiore ai 3 milioni di euro l’anno. I piccoli birrifici artigianali con una produzione fino a 10.000 ettolitri beneficeranno di uno sconto sulle accise pari al 50%. Per le imprese che producono fino a 30.000 ettolitri, lo sconto sarà del 30%, mentre per quelle che raggiungono i 60.000 ettolitri lo sconto scenderà al 20%.

LE DICHIARAZIONI DEGLI ADDETTI AI LAVORI

«Con un intervento economico limitato, il Governo sostiene concretamente le produzioni brassicole artigianali nazionali crescita – dichiara Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai – dando quel supporto che per il settore, fatto di piccole e piccolissime imprese, rappresenta un volano determinante per la crescita».

«L’innalzamento dello sconto sulle accise per i microbirrifici – spiega Teo Musso il presidente del Consorzio Birra Italiana – rappresenta un aiuto per la crescita delle filiere dal campo alla tavola. Filiere che sul territorio nazionale stanno già vedendo lo sviluppo di esperienze importanti. Un indotto importante per l’economia dei territori con la crescita della produzione di orzo e di luppolo italiani».

«Una misura importante sostenuta grazie all’impegno del presidente della Commissione Agricoltura della Camera Mirco Carloni e dei parlamentari che hanno lavorato sull’emendamento e del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare», fa eco il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

IL COMPARTO BIRRA IN ITALIA

Un comparto che vede oggi quasi 1200 birrifici in tutta Italia, di cui circa il 25% è agricolo, ovvero produce da sé le materie prime necessarie. Percentuale in costate crescita secondo l’analisi del Consorzio Birra Italiana. La birra artigianale è entrata sempre più nelle case degli italiani, con una produzione di 48 milioni di litri, di cui quasi 3 milioni di litri destinati all’export. Un valore di oltre 430 milioni di euro sul mercato del fuori casa, garantendo 92 mila posti di lavoro tra addetti diretti e indiretti. Un fenomeno sul quale pesano però l’aumento record dei costi di produzione legati alle tensioni internazionali e gli effetti dei cambiamenti climatici. Siccità e maltempo hanno causato una riduzione importante della produzione di orzo facendo drasticamente calare le rese, pur se il prodotto si presenta comunque di ottima qualità.

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Riduzione aliquota accise birra in Legge di Bilancio

In Legge di Bilancio la riduzione di 5 centesimi, per tutto il 2022, sull’aliquota delle accise. Uno sconto del 50% per i birrifici con produzione annua inferiore a 10 mila ettolitri, del 30% per i birrifici con produzione annua compresa tra i 10 e i 30 mila ettolitri. E del 20% per quelli con produzione annua superiore ai 30 mila ettolitri e fino ai 60 mila.

La misura è stata accolta con favore dal comparto. AssoBirra, Coldiretti e Unionbirrai hanno lavorato insieme e a lungo durante l’anno appena concluso per portare avanti la richiesta a Governo e Parlamento di intervenire sulla pressione fiscale da accise.

Una misura necessaria, «al fine di mettere il settore nella condizione di recuperare le perdite subìte nel periodo pandemico (-1,4 miliardi di euro di valore condiviso nel 2020), di innestare un nuovo percorso di crescita per tutte le aziende del settore e dare impulso ad uno sviluppo rilevante della filiera italiana della birra, anche dal punto di vista agricolo», riferisce Assobirra in una nota.

«BIRRA UNICA BEVANDA DA PASTO TASSATA IN ITALIA»

Il turbolento esame della Legge di Bilancio ha tuttavia colpito anche la birra. Dopo l’approvazione dell’emendamento di AssoBirra, Coldiretti e Unionbirrai in Commissione Bilancio, la Ragioneria Generale dello Stato è intervenuta nuovamente sollevando problemi di coperture. Determinando quindi una revisione della misura approvata limitandola al solo 2022.

«La Legge di Bilancio recentemente approvata – commenta Alfredo Pratolongo, Presidente di AssoBirra – segna una svolta per il comparto italiano della birra. Come Associazione da anni ci battiamo per ottenere una pressione fiscale più equa sulla birra, una bevanda amata da tutti gli italiani, consumata prevalentemente a pasto e che negli anni ha dimostrato sempre maggiore apprezzamento anche dal punto di vista culturale e di radicamento territoriale e regionale».

«Tuttavia, ad oggi – ammonisce Pratolongo – la birra rimane l’unica bevanda da pasto tassata in Italia. La riduzione sul 2022 è importante, ma il comparto merita di più. Il nostro obiettivo è rendere questa riduzione strutturale e non più annuale. Alle imprese, siano grandi, medie o piccole, serve certezza e non misure a tempo che scoraggiano piani di lungo periodo».

LE ACCISE SULLA BIRRA IN ITALIA TRA AUMENTI E TAGLI

Le accise sulla birra sono un tema dibattuto da tempo. Dopo un aumento del 30% nel triennio 2013-2015, avevano goduto di una riduzione di 2 centesimi nel 2017 e di 1 centesimo unitamente ad uno sconto del 40% per i birrifici artigianali fino a 10 mila ettolitri nel 2019.

Piccole riduzioni che avevano dato un segnale di forte fiducia al comparto, che ha risposto con investimenti in impianti produttivi e nuovi prodotti. Nonché con la nascita di importanti realtà artigianali.

La cosiddetta “Primavera della Birra” ha subìto una battuta di arresto con la pandemia. La crisi e il blocco del canale Horeca. ha messo a dura prova il sistema produttivo e soprattutto quello distributivo.

La nostra richiesta in Legge di Bilancio era una riduzione strutturale triennale complessiva di 15 centesimi, oltre alle agevolazioni per i birrifici artigianali fino a 60 mila ettolitri. L’appoggio delle forze politiche in Parlamento, unitamente al Governo, è stato ampio e trasversale».

«Chiediamo che non si perda lo spirito della proposta originaria – conclude Pratolongo – dove anche la politica e le istituzioni hanno riconosciuto quanto la leva fiscale possa essere leva di crescita economica e si lavori da subito per rendere stabili le riduzioni approvate».

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Mipaaf, 2 milioni di euro per agricoltura: raddoppiati i fondi in Legge di Bilancio

Nella legge di Bilancio 2 miliardi di euro per l’agricoltura. Lo comunica il Mipaaf, dopo il passaggio definitivo alla Camera. Al centro della manovra, la gestione del rischio e la valorizzazione delle filiere agroalimentari e della gastronomia italiana.

Tra le misure previste, il potenziamento delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura. Ma anche la nascita del Fondo di mutualizzazione nazionale a copertura dei rischi catastrofali e di due Fondi a sostegno degli investimenti in beni strumentali e nella valorizzazione di Dop, Igp e Stg e delle eccellenze della ristorazione e della pasticceria italiana.

FONDI RADDOPPIATI RISPETTO ALLO SCORSO ANNO

In campo, spiega il Mipaaf, anche l’implementazione ulteriore delle risorse per le assicurazioni agevolate, oltre a una serie di interventi ad hoc per favorire la transizione ecologica e digitale delle imprese. Non ultimo, incentivare l’ingresso degli agricoltori under 40 in agricoltura e dei giovani diplomati nei servizi enogastronomici e alberghieri.

I fondi destinati a sostenere e rilanciare il settore agricolo arrivano così a 2 miliardi. «Una cifra straordinaria – commenta il Ministero – che raddoppia lo stanziamento complessivo dello scorso anno e che conferma la centralità dell’agricoltura e della filiera agroalimentare nell’agenda politica del Governo».

«Rispetto allo scorso anno – dichiara il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Stefano Patuanelli – abbiamo raddoppiato le risorse, passando da 1 a 2 miliardi di euro. Abbiamo insistito in particolar modo sulla gestione del rischio e sulla garanzia del reddito ai produttori.

PATUANELLI: AL CENTRO LA TRANSIZIONE ECOLOGICA E SOCIALE

Crediamo che le politiche di sostegno all’agroalimentare debbano spostarsi sempre più in questa direzione, insieme a una serie di importanti misure destinate alle filiere. Esse rappresentano un settore determinante per il nostro Paese, in termini produttivi ed economici, ma anche in termini di tutela e salvaguardia del territorio e del paesaggio. Il tutto in un’ottica sempre più rivolta al processo di transizione ecologica, ambientale e sociale».

Oltre alla valorizzazione dei prodotti a denominazione d’origine e indicazione geografica e alla promozione delle eccellenze agroalimentari italiane, il Mipaaf considera «centrali le politiche di filiera».

Lo dimostra il rifinanziamento del Fondo per la competitività delle filiere e dei Distretti del Cibo. Così come il rafforzamento di alcune filiere tra cui quella delle carni bianche, dell’apistica, delle piante officinali, della frutta in guscio e della birra, grazie al taglio delle accise.

Vengono inoltre stanziati importanti fondi per «proseguire l’attuazione della Strategia nazionale forestale». E inserito un capitolo destinato ai produttori di vino Dop e Igp e biologico, per incentivare l’uso dell’innovazione in agricoltura.

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«Produzione sughero italiano obiettivo nazionale»: un piano per salvare la quercia

«La tutela della produzione di sughero italiano diventa un obiettivo nazionale». Così il deputato Alberto Manca, esponente M5S in commissione Agricoltura, nel commentare l’approvazione dell’emendamento alla Legge di Bilancio riguardante «l’obbligo di trattamento termico mediante tecniche di bollitura prima della movimentazione del sughero fuori dal territorio della Sardegna». Un passaggio utile al contenimento del Coraebus undatus, coleottero conosciuto come “perforatore della quercia da sughero“.

Un insetto in grado di deprezzare il valore del sughero gentile fino al 75 per cento. Ora il Mipaaf si metterà al lavoro per redigere i termini della procedura. Saranno chiariti nei dettagli da un decreto del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

SUGHERO ITALIANO: EMENDAMENTO ALLA LEGGE DI BILANCIO

«Il deprezzamento causato dal coleottero Coraebus undatus determina un grave danno per tutta la filiera produttiva. Soprattutto in Sardegna, dove è ampiamente diffusa e dove si concentra l’85 per cento della produzione italiana di sughero naturale, con 120 mila quintali raccolti ogni anno», commenta Alberto Manca, promotore dell’emendamento assieme al senatore Emiliano Fenu.

Le larve del Coraebus durano due-tre anni. Si sviluppano sotto la corteccia, vicino all’alburno, costruendo gallerie che possono arrivare anche a due metri di lunghezza. Un evidente danno alla qualità del sughero italiano.

Attraverso il confronto con gli imprenditori del settore e i ricercatori abbiamo richiesto questa modifica normativa. Imponendo la bollitura, si sterilizza il prodotto e si determina una riduzione dell’infestazione.

Abbiamo previsto inoltre uno stanziamento di 150 mila euro per il 2022. L’obiettivo è di effettuare attività di monitoraggio del Coraebus undatus mediante una convenzione tra Mipaaf e Università degli Studi di Sassari».

MONITORAGGIO CORAEBUS UNDATUS: STANZIATI 150 MILA EURO

«Il nostro scopo, di concerto con il mondo produttivo in primis sardo – continua l’esponente del M5S Alberto Manca – è tutelare l’alta qualità delle produzioni di sughero italiano, rafforzando il sistema sughericolo nazionale. E dando la possibilità di non perdere quote in un mercato internazionale sempre più competitivo».

Nei territori in cui è estratto, il sughero rappresenta un’integrazione importante al reddito degli imprenditori agricoli. «Il contrasto al parassita – conclude Manca – servirà anche a stabilizzare il prezzo del sughero. Una materia che, altrimenti, rischierebbe di subire fluttuazioni di mercato legate alla qualità non ottimale dei prodotti».

Cork Trip in Portogallo: il sughero, dal campo alla bottiglia

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Decreto Filiere Minori: stanziati 3,5 milioni a favore della filiera brassicola

«È in dirittura d’arrivo il provvedimento di sostegno che abbiamo previsto nella scorsa Legge di Bilancio per il comparto brassicolo». È quanto afferma la deputata Chiara Gagnarli, capogruppo M5s in commissione Agricoltura. Il commento a seguito dell’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni in merito al Decreto Filiere Minori, per cui sono stati stanziati 10 milioni di euro nella Legge di Bilancio 2021.

«In questo modo – aggiunge Gagnarli – si aiuta uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia. Settore che ha visto con un crollo del fatturato del 90% che ha coinvolto i 900 microbirrifici del Paese».

IL DECRETO

Il decreto attuativo del ministero delle Politiche agricole destina alla filiera 3,5 milioni di euro con tre differenti linee di intervento. È previsto un contributo di 200 euro a ettaro, fino a 50 ettari, per le imprese che coltivano orzo distico certificato in contratti di filiera almeno triennali. Sono invece 300 gli euro previsti per chi coltiva luppolo, fino a massimo 5 ettari, per un totale complessivo di 1,5 milioni di euro.

Un ulteriore milione di euro è dedicato alle imprese che investono sul post raccolta del luppolo. Vale a dire in impianti di essiccazione, di macinatura pellettizzazione e confezionamento in atmosfera modificata conforme agli standard di qualità del mercato.

Infine si sostengono i progetti di ricerca che forniscono l’implementazione di prodotti territoriali e varietà nazionali, anche tramite lo studio di strumenti per l’analisi della qualità e dei diversi ceppi, relativamente a luppolo, cereali da malto, orzo distico ed emergenti, per birrificazione, lieviti di birra.

LA RIDUZIONE DELLE ACCISE

La norma, inoltre, prevede per i piccoli birrifici artigianali con una produzione sino a 10 mila ettolitri, un aumento dello sconto sulle accise sino al 50%. Sconto che scende al 30% per chi produce sino a 30 mila hl ed al 20%  per le imprese sino a 60 mila hl. Si prevede inoltre una graduale riduzione d’accisa, sino a scendere a 2,90 euro per ettolitro e per grado Plato nel 2023.

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Dazi Digital Tax, Champagne salvo in “zona Cesarini”. Confagricoltura: «Italia a rischio»

Tra gli ultimi atti dell’amministrazione Trump sarà ricordata la cancellazione dello Champagne dalla lista dei prodotti sottoposti a dazi aggiuntivi, in risposta all’applicazione della Francia della cosiddetta “Digital Tax” che colpisce colossi americani del web come Google, Facebook, Amazon e Apple.

Oltre ai pregiati spumanti, salvi anche altri beni di lusso Made in France. Quello ufficializzato martedì dall’Ustr è in realtà un rinvio delle tariffs che sarebbero dovute entrare in vigore mercoledì 6 gennaio 2021. E l’Italia? Anche Roma è interessata dalla temporanea tregua diplomatica.

Eppure Confagricoltura avverte: «L’indagine avviata dall’Amministrazione Usa nel giugno 2020 sulle disposizioni contenute all’articolo 1, paragrafo 678 della legge italiana n. 160 del 27 dicembre 2019 (Legge di Bilancio 2020) stabilisce che la tassa sui servizi digitali varata dall’Italia è contraria ai principi prevalenti nella tassazione a carattere internazionale e discrimina le imprese degli Stati Uniti d’America».

In attesa di una decisione condivisa in ambito Ocse, è stata disposta una tassa con un’aliquota del 3% sui ricavi dell’anno precedente sulle grandi imprese digitali con un fatturato globale di almeno 750 milioni e incassi on line in Italia di 5,5 milioni di euro.

Digital Tax e nuovo pericolo dazi Usa sul vino italiano, Fivi: “Il Governo deve vigilare”

Per il momento – sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – non è previsto il varo di misure di ritorsione, ma nel comunicato dell’Ufficio del Rappresentante Usa per i negoziati commerciali (Ustr) diffuso il 6 gennaio scorso si precisa che tutte le possibili opzioni restano aperte. Compresa l’imposizione di dazi aggiuntivi sulle esportazioni agroalimentari del nostro Paese».

Sempre secondo Giansanti «vanno assunte tutte le iniziative per evitare un contenzioso diretto tra Italia e Stati Uniti, che andrebbe ad aggiungersi a quelli già in atto a livello europeo. Gli Stati Uniti sono il primo mercato di sbocco fuori dalla Ue per il Made in Italy agroalimentare, con un fatturato annuale che sfiora i 5 miliardi di euro. In particolare, siamo i primi fornitori di vini sul mercato statunitense».

Nel complesso, le esportazioni italiane si attestano attorno a 45,5 miliardi. Da ottobre 2019, nel quadro del contenzioso sugli aiuti pubblici ai gruppi Airbus e Boeing, sono in vigore dazi aggiuntivi Usa su alcuni prodotti agroalimentari esportati dalla Ue.

Per l’Italia i dazi aggiuntivi, pari al 25% del valore, colpiscono formaggi, tra cui Parmigiano Reggiano e Grana Padano, agrumi, salumi e liquori per un controvalore di circa 500 milioni di euro.

«Ci auguriamo che con l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca possa ripartire la collaborazione tra Stati Uniti e Unione europea per mettere fine ai contenziosi bilaterali e per rilanciare il sistema multilaterale di gestione del commercio internazionale, grazie anche a una profonda riforma del WTO. Le intese commerciali – conclude Giansanti – sono sempre la soluzione migliore rispetto ai dazi e alle misure di ritorsione».

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Danni ai vigneti della Valpolicella, arrivano gli indennizzi del Governo

Firmato dalla Ministra Teresa Bellanova il decreto che apre le porte agli indennizzi per le aziende agricole del Veneto colpite dalle violente scariche di grandine e vento, a fine agosto 2020. Una buona notizia soprattutto per la Valpolicella, che ha subito danni anche ingenti, seppur a macchia di leopardo.

Gli aiuti (70 milioni di euro) saranno inseriti nella prossima Legge di Bilancio. Sono destinati alle imprese agricole che, oltre a dover affrontare le difficoltà dovute all’emergenza Covid-19, sono state costrette a fare i conti con la violenza degli eventi atmosferici eccezionali.

“Anche se recentemente sono stati ripartiti tra le Regioni i 13 milioni di euro attualmente disponibili nel Fondo di Solidarietà Nazionale finalizzati alla copertura degli interventi compensativi in caso di calamità naturali – spiega Bellanova – siamo consapevoli della necessità di ulteriori risorse finalizzate a sostenere le aziende nel loro fronteggiare i danni causati dagli eventi atmosferici eccezionali”.

Grandine e vento, vigneti rasi al suolo in Valpolicella. Zaia: “Stato di calamità”

“Prevediamo uno stanziamento ulteriore pari a 70 milioni di euro – afferma la Ministra Bellanova – perché non possiamo far mancare il supporto alle aziende agricole che assumono tutti i rischi connessi ai cambiamenti climatici”.

Allo stesso tempo, mentre continua l’impegno per rafforzare gli strumenti del nuovo Piano di Gestione dei rischi appena firmato, Il Governo è al lavoro anche a Bruxelles: “Perché – spiega Bellanova – il nuovo regolamento sulla Pac incrementi la quota dei pagamenti diretti da destinare al fondo di mutualizzazione nazionale”.

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Unionbirrai: la pandemia accentua il divario fra birra artigianale e industriale

Il settore della birra artigianale italiana sta attraversando una profonda crisi. A confermarlo è il monitoraggio sull’andamento delle attività avviato da Unionbirrai, associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti, con la collaborazione dei suoi associati, che ha rilevato come, fin dalla prima settimana di restrizioni, molti microbirrifici avrebbero subito un pesante crollo del fatturato, con contrazioni anche del 90% ed evidenti ripercussioni su tutta la filiera.

Con questi dati di riferimento Unionbirrai continua a sostenere la necessità di inserire fra le categorie a cui destinare ristori anche i produttori indipendenti di birra artigianale. Manca, infatti, nei Decreti Ristori e Ristori bis il codice Ateco dei microbirrifici che, essendo lo stesso delle multinazionali, accosta però due categorie per vocazione molto diverse.

A differenza dell’industria, la birra artigianale ha solo in maniera minima sbocco commerciale nella grande distribuzione, mentre il mercato di vendita di questo prodotto è quasi esclusivamente connotato nei pub e ristoranti. Di conseguenza, le restrizioni a cui sono attualmente sottoposte le attività di somministrazione, si ripercuotono inevitabilmente e negativamente sul settore della produzione artigianale di birra.

A questo si aggiunge che la birra artigianale, prodotto fresco e caratterizzato da elevata deperibilità, ha nella maggior parte dei casi una shelf life estremamente ridotta, a differenza della maggior parte dei prodotti industriali.

“Da quando è iniziata la pandemia, Unionbirrai ha cercato di collaborare con tutte le istituzioni e con varie associazioni di categoria rappresentative di settori collaterali al nostro – comunica in una nota il consiglio direttivo Unionbirrai – per portare all’attenzione dei Ministeri competenti le specificità del comparto della birra artigianale italiana. All’interno di questa cooperazione, tra l’altro, ci sono stati numerosi contatti con Assobirra, l’associazione dei produttori industriali di birra, al fine di trovare sinergie operative e punti di interesse comune”.

All’interno di questo contesto – prosegue Unionbirrai – troviamo che il recente studio patrocinato da Assobirra, dal titolo ‘Italiani a tutta birra: 9 su 10 hanno acquistato la bionda più amata‘, racconti una realtà del mercato birra in Italia ai tempi del Covid assolutamente di parte e nel solo ed esclusivo interesse dei grandi produttori, che hanno sicuramente mantenuto elevati livelli di vendite grazie alla massiccia presenza in Gdo”.

“Questo quadro idilliaco – conclude – che viene proposto è però uno schiaffo in faccia a centinaia di birrifici artigianali che sono completamente fermi o hanno visto il proprio fatturato crollare a seguito delle restrizioni e delle chiusure dei propri canali di vendita. Risulta difficile non notare che il comparto della birra artigianale, per il quale non esiste uno specifico codice Ateco, sia stato completamente tagliato fuori da ogni forma di ristoro nei decreti recentemente approvati”.

Sostenendo fortemente la necessità di un intervento mirato a supportare il settore, Unionbirrai si auspica che ciò avvenga e che, durante l’iter legislativo per la stesura della nuova legge di bilancio, le varie forze politiche si adoperino per porre rimedio alla situazione critica attuale.

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Birra artigianale: accordo ICQRF – Unionbirrai per tutela e promozione

ROMA – Tutelare la birra artigianale a salvaguardia dei consumatori e promuoverne la filiera. Accordo raggiunto su più fronti tra l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e l’Associazione Unionbirrai, che raggruppa i Piccoli Birrifici Indipendenti Italiani (PBII) e i piccoli produttori.

Una collaborazione che si sviluppa dalla definizione stessa di “birra artigianale”, sancita dalla legge 154/20165: “La birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione”.

Nello specifico, l’accordo riguarda la condivisione delle linee guida volontarie per gli associati ad Unionbirrai, relativamente alle pratiche di microfiltrazione e ai processi produttivi, l’attività di formazione a beneficio di produttori e consumatori, e soprattutto la possibilità di segnalare all’ICQRF abusi nell’uso della denominazione “Birra artigianale”.

Alla luce del notevole successo che sta riscuotendo la birra artigianale in Italia, con questa collaborazione, il Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo intende valorizzare e riconoscere tutte le realtà grandi e piccole della filiera, promuovere i produttori italiani e sensibilizzare i consumatori di fronte alle eccellenze del nostro Paese.

UN 2018 DA INCORNICIARE
Un accordo che arriva a pochi giorni dalla riduzione delle accise per i birrifici artigianali, ormai in fase di approvazione definitiva con la Legge di Bilancio 2019. Una chiusura d’anno positiva, dunque, per l’intero movimento della birra non “industriale”.

A confermarlo sono i dati forniti da Coldiretti. I birrifici artigianali erano poco più di 200 nel 2008. Oggi, in Italia, sono oltre 860. Tradotto: + 330%. Con una produzione annuale stimata in 55 milioni di litri. L’approvazione dell’emendamento prevede una riduzione delle accise del 40% per chi produce fino a 10 mila ettolitri all’anno.

A spingere la nascita di nuove attività sono i consumi di birra, diventati negli anni sempre più raffinati e consapevoli. Con la ricerca di varietà particolari e numerosi esempi di innovazione, dalla birra aromatizzata alla canapa a quella pugliese al carciofo. Ma c’è anche quella alle visciole, al radicchio rosso tardivo Igp o al riso.

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