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Altro che crisi: Consorzio del Barolo sotto attacco per un “no” al giornalista prezzolato

Si è proposto al Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani come “brand ambassador” e “organizzatore di grandi eventi internazionali”. Al “no” del presidente Matteo Ascheri e del suo entourage, ha messo sotto attacco la Denominazione con diversi articoli dai toni scandalistici, per vendicare l’affronto.

La “brutta storia” del Barolo, in un anno difficile come il 2020, non è legata tanto alle difficoltà di mercato causate dall’emergenza Covid e da un’Horeca a mezzo servizio. Quanto alla “vena poetica”, vendicativa ed egocentrica, di un giornalista deluso dal mancato ingaggio.

Un tranello ben architettato, in cui sta cascando mezza stampa italiana, protagonista di titoli che – prendendo in considerazione qualche estemporaneo, annuale “taglio prezzo” natalizio della Grande distribuzione – sembrano voler denigrare più l’operato del Consorzio che analizzare a fondo il fenomeno, con la responsabilità che si deve a chi ha l’onere e l’onore di informare i lettori.

Nel mirino, così, finiscono due tra i manager più dinamici (e invidiati) del panorama vitivinicolo italiano: Matteo Ascheri e Andrea Ferrero, rispettivamente presidente e direttore del “Bureau” che tutela le pregiatissime denominazioni piemontesi delle Langhe e del Roero.

In particolare, la ritorsione prende avvio su un blog di settore a fine novembre 2020. In un post, si denuncia la presenza di un Barolo 2015 in promozione a 9,90 euro nei supermercati Esselunga. Un prezzo ritenuto scandaloso – per certi versi a buona ragione – per la pregiata Denominazione. Nel mirino, tuttavia, non finisce né l’insegna, né la cantina produttrice.

Il primo capro espiatorio, non a caso, è proprio Ascheri, menzionato addirittura nel titolo e criticato – ancora una volta non a caso – anche per gli eventi internazionali del Consorzio di Tutela a New York (500 consumatori in due ore per l’evento aperto al pubblico nell’ambito del Barolo & Barbaresco World Opening del 4 febbraio, al Center415 di Midtown Manhattan). In secondo luogo si cita il direttore Andrea Ferrero e, a ruota libera, il Consorzio.

Di lì a pochi giorni, lo stesso blog – sul quale era apparsa in estate la notizia del presunto ingaggio del titolare come brand ambassador dell’azienda Contratto (famiglia Rivetti) rivelatasi in poche ore una bufala – dà spazio al presidente della cantina produttrice del Barolo in promozione negli store Esselunga, un marchio privato denominato “Conte di Zanone“.

Stando al virgolettato, Piero Quadrumolo (nella foto), numero uno di Terre da Vino, cooperativa sociale di Castiglione Falletto produttrice della private label dell’insegna di Milano, coglie l’occasione per scagliarsi – a sua volta – sul Consorzio e i suoi associati, attribuendo in sostanza all’ente le responsabilità del prezzaccio.

Dopo mie pressioni quasi in solitaria per ridurre le rese – avrebbe dichiarato il numero uno della cooperativa delle Langhe – i produttori, a grande maggioranza, hanno respinto la proposta, preferendo che fosse il libero mercato a riallineare domanda e offerta: così il prodotto ha perso 1-1,5 Euro/litro.

Alla richiesta dell’Esselunga di fare una promo sul Barolo per Natale, abbiamo proposto un prezzo in linea con il mercato, con il quale sia noi che la catena abbiamo un margine corretto“.

Tutto vero, ma non esattamente “tutto”. Il blog in questione, di fatto, non sa che Terre del Barolo, altra cooperativa di di Castiglione Falletto operante sul mercato con svariati nomi (vera storpiatura della legislazione vitivinicola italiana), ha acconsentito alla vendita di Barolo in Gdo a cifre ben più basse di 9,90 euro, in tempi non sospetti.

https://www.vinialsupermercato.it/chi-ha-ucciso-il-barolo-tigros-le-calende/

Il 27 ottobre 2017, l’unica testata italiana indipendente specializzata nella critica del vino in vendita nella Grande distribuzione, Vinialsupermercato.it (network WineMag), riferiva infatti il caso del Barolo “Le Calende”, in vendita da Tigros a 8,99 euro: quasi un euro in meno rispetto al prezzo del “Conte di Zanone” di Terre da Vino.

Anche in quel caso, con buona pace del portafogli dell’insegna e del produttore. Periodo (fine ottobre, lontano da Natale) e insegna diversa (Tigros al posto Esselunga) fanno ben comprendere come possano capitare, in un canale come la Gdo, prezzi “stracciati” anche per il Barolo, utilizzato come “prodotto civetta” sui volantini dei supermercati.

Un fenomeno difficilmente gestibile dai Consorzi del vino italiano, che non hanno voce in capitolo (diretta) in materia di posizionamento prezzo nei canali distributivi. Sembra abbastanza, ma non è ancora tutto.

Mentre parte della critica enogastronomica italiana pare concentrata, nelle ultime settimane, all’annientamento sistematico del Consorzio di Tutela di Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, nonché dei suoi primi attori Ascheri e Ferrero, al 30 novembre il Barolo segna un +9% nella produzione e l’aggregato delle Denominazioni un +0,5% (fonte Consorzio). Più bottiglie da vendere, dunque. A che “prezzo”? Lo dirà il mercato.

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Vini al supermercato

Chi ha ucciso il Barolo? Da Tigros Le Calende a 8,99

Nove euro per un Barolo. Tigros batte tutti, nelle settimane in cui impazzano le promozioni sul vino al supermercato. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper il Barolo Docg 2011 Le Calende, imbottigliato (attenzione non “prodotto”) da quella che in etichetta si presenta come “Co. Tra. Pro Soc. Coop. Agr. Castiglione Falletto – Italia”.

Una sigla dietro la quale si cela la Cantina Terre del Barolo di via Alba 8, a Castiglione Falletto. Una Cooperativa agricola piemontese con un fatturato vicino ai 18 milioni di euro (dato 2015), spesso premiata dalle guide internazionali. Ma non per questo prodotto.

LA DEGUSTAZIONE
(2 / 5) Nel calice, il Barolo Docg 2011 Le Calende si presenta di un rosso granato con unghia aranciata. A un’ora abbondante dall’apertura della bottiglia, il vino ha ancora bisogno di aprirsi per mostrare appieno i suoi aromi.

Al naso, la percezione monocorde è quella di legno e resina adesiva, unita alla “botta” dell’alcolicità. Timidissimi sentori fruttati e terziari di zafferano interrompono la monotonia, col passare dei minuti. Non demordiamo. E a due ore dall’apertura della bottiglia, il Barolo Le Calande mette sul piatto altri sentori: rosmarino, alloro. Una punta di ginepro. E’ ora di tirare le somme, per una parte olfattiva che non soddisfa affatto, in quanto a finezza.

In bocca operiamo alla stessa maniera, con assaggi ripetuti a distanza di tempo. Il primo e il secondo equivalgono a una bocciatura senza condizioni. Quel che è peggio è che il Barolo Le Calende finisce con lo scomporsi ancora di più, col passare dei minuti.

Un Barolo, in definitiva, sconsigliato a chi conosce le punte di qualità che può raggiungere sul medio-lungo periodo l’uva Nebbiolo: sinonimo di finezza, compostezza, eleganza ed equilibrio fra tutte le componenti.

Per la qualità espressa in degustazione, Le Calende risulta in perfetta armonia con il suo prezzo pieno (14,99 euro), largamente al di sotto della media dei Barolo presenti sugli scaffali della grande distribuzione.

Il taglio del 40% operato sul volantino promozionale dei supermercati Tigros, promosso dalla buyer Francesca Macchi, lo sottodimensiona ulteriormente.

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