Oggi La Guardiense ha ricevuto un brutto e meschino attacco da parte di un giornalista del Nord Italia. Questa è la mia risposta personale, in attesta che gli organismi amministrativi intervengano nei prossimi giorni. Risposta. Sono onestamente amareggiato da questo attacco frontale: una condanna senza appello e senza possibilità di replica.
1. Contesto il metodo. Si è avviata una polemica alla vigilia di ferragosto, quando ormai l’argomento non era più una notizia, e la si è voluta rilanciare, non so con quanto rispetto verso le parti vittima di un’azione politica della quale non intendo discutere, poiché non ho ruoli politici. Ciò che le contesto, in particolare, è la faziosità di un articolo che non ascolta e non riporta versioni diverse da quelle sostenute da una parte politica, l’opposizione consiliare che riceve una gran parte del suo consenso elettorale da aziende notoriamente avversarie della Guardiense, pronte a tutto pur di attaccarla, unitamente ai suoi mille soci, che con larghissima maggioranza hanno espresso la compagine che guido. Avrei gradito essere chiamato come contraddittorio, come avrebbe anche suggerito la deontologia della sua professione, perché è evidente che le sue fonti sono molto poco rispettose dei fatti, della loro verità e mi sembrano esclusivamente alla ricerca di vendette personali. Dalla lettura del suo articolo si vede tutta la difficoltà che lei ha nel comprendere vicende tanto locali che denotano la sua lontananza dai fatti e quindi posso comprendere la fatica che fa nell’averne una reale percezione. Avrebbe fatto meglio a sentire tutti e non solo alcuni.
2. Contesto il merito. La Guardiense ha proposto e sostenuto la cittadinanza onoraria per Luciano Pignataro, seguendo la convinzione che si tratti di un giornalista che ha fatto, notoriamente, tanto per la crescita del nostro territorio. Lo ha fatto con qualsiasi tipo di amministrazione comunale che a Guardia si è succeduta, di qualsiasi colore politico essa sia stata. È persona degna di rispetto e stima, professionale e umana. Questo è un dato incontestabile di cui non si è voluto tenere conto. Mi sembra altrettanto grave ignorare il peso dei mille produttori che rappresento e che non possono avere lo stesso peso di singole aziende che, forti di vecchie rendite di posizione ormai scadute, non si rassegnano a dover fare i conti con ciò che la Guardiense rappresenta per la viticoltura campana e italiana.
Concludo, informandola che convocherò un Consiglio d’amministrazione per valutare le azioni a tutela della buona fama dell’azienda che rappresento. Alcuni colpi bassi, come tirare fuori vecchie polemiche ampiamente chiarite, denotano una malafede e un’aggressione comunicativa che, nel rispetto dei mille soci che rappresento, e dei consulenti che mi onoro di avere, non posso lasciar cadere. Per un tanto prestigioso giornalista, quale lei ritiene di essere, sarebbe stato più opportuno chiedere una più completa documentazione a quegli spregiudicati informatori, forse piccoli produttori locali che rappresentano esigue minoranze egoiste, che le hanno tanto pesantemente armato la mano, provocandole anche una gratuita figuraccia. Questo articolo non fa tanto male a me, semmai avesse avuto questo scopo, poiché nonostante attacchi ben peggiori ho sempre continuato a impegnarmi non solo per la Guardiense ma anche per la crescita di tutto il Sannio vitivinicolo. Credo, piuttosto, che si tratti di una meschina cattiveria di cui i viticoltori sanniti, non solo i mille soci della Guardiense, non avevano bisogno e che non avrebbero meritato».
DOMIZIO PIGNA – presidente cantina sociale La Guardiense
EDITORIALE – In un momento storico in cui è vitale anche – e forse soprattutto – per le cooperative del vino italiano recuperare fiducia nei confronti dei consumatori, in Campania succede l’incredibile. All’oscuro della cittadinanza e senza alcun mandato da parte della popolazione, la cantina sociale La Guardiense ha proposto la cittadinanza onoraria a Guardia Sanframondi (paese della provincia di Benevento) per un giornalista campano che più volte ha collaborato con la stessa cooperativa nell’ambito di degustazioni, masterclass e convegni.
Il tutto in pieno periodo di ferie, attorno alla metà di luglio. La richiesta è stata protocollata in Comune su carta intestata della cantina guidata da Domizio Pigna, che riferiva di aver interpellato «altre aziende», senza riportare però alcuna firma sul documento. Solo grazie all’opposizione, che ha abbandonato l’aula al momento del voto, all’inizio di agosto, il “piano” è andato in fumo. Da lì una nuvola di polemiche nel Beneventano.
È SOLO COLPA DEL CALDO?
Senza entrare nel merito della cittadinanza onoraria al collega (non è questo il tema dell’editoriale, lungi da me dal volerlo far lontanamente sembrare) mi chiedo cosa possa passare nella testa della dirigenza di una cantina sociale come La Guardiense – più di mille soci viticoltori, 1.500 ettari vitati, 4 milioni di bottiglie di produzione annua e Riccardo Cotarella come consulente enologo – per proporre un’onorificenza simile senza il minimo rispetto delle regole della comunità. È solo colpa del caldo oppure certi colossi, in Italia, pensano davvero di poter fare il bello e il cattivo tempo non solo sui mercati, ma anche nella pubblica amministrazione, ovvero nella “cosa pubblica”, la Res publica?
È solo colpa del caldo, oppure questo tentativo di manipolazione (a fin di bene, per carità, ma di chi?) cela altri interessi? È solo colpa del caldo, oppure questa è l’ennesima manfrina di un mondo del vino italiano autoreferenziale, in cui i soliti noti se la suonano, se la cantano e se la ballano in piazza? È solo colpa del caldo, oppure di quel nodo che (volente o nolente) lega la cantina sociale La Guardiense – che sul territorio svolge un ruolo di primaria importanza in termini di occupazione, viste le dimensioni – all’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Raffaele Di Lonardo?
UN ALTRO SCIVOLONE PER LA DIRIGENZA DE LA GUARDIENSE
Peraltro, non è il primo “colpo d’estate” per la cantina sociale di Guardia Sanframondi (e il calciomercato, qui, non c’entra). Nell’agosto 2019, durante il programma della rassegna enogastronomica locale Vinalia, la cooperativa presieduta da Domizio Pigna si è presentata ai banchi di degustazione con delle tovagliette recanti una frase del Duce, Benito Mussolini (QUI L’ARTICOLO): «Chi beve vino campa più del medico che glielo proibisce». Immaginarsi la bufera, cui hanno fatto immediato seguito le scuse ufficiali, da parte della dirigenza.
Eppure, a distanza di quattro anni, ci risiamo: ancora uno scivolone. Per maggiori approfondimenti sulla vicenda, invito gli attenti lettori di winemag.it a rivolgersi alle testate giornalistiche locali cronachedelsannio.it, ntr24.tv e ilsannioquotidiano.it. Nemmeno a dirlo, gli unici – con noi, adesso – ad aver parlato di una vicenda viscida e scomoda per mille motivi. Una di quelle storie che, forse, non sarà mai chiarita fino in fondo. Perché il suo colore è il grigio. E allora, l’unica, è davvero berci su. Un bianco, dite? Vada per una bella Falanghina. Cin, cin.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
C’è una stanza che racconta più di mille discorsi il nuovo corso della Cooperativa La Guardiense. È la barricaia, ricavata nei sotterranei della cantina di Guardia Sanframondi (BN) da quello che, fino agli anni Novanta, era un serbatoio, utile alla raccolta delle fecce. Gli scarti della lavorazione delle uve finivano per riempire i circa 300 metri quadrati dei locali che oggi ospitano moderne barrique, di diverse tostature e legni.
Non fu una magia quella di Domizio Pigna, attuale presidente della cooperativa, in carica proprio dal quel 1997 che è l’anno di svolta per la cantina campana. Con un po’ di superstizione, potrebbe piuttosto trattarsi dell’influsso benefico delle Janare, le streghe di Benevento a cui La Guardiense ha dedicato un’intera linea di vini.
«La donna – spiega Pigna – ha un ruolo centrale nella nostra realtà. La cooperativa è stata fondata nel 1960, in una data particolare: l’8 marzo, Festa della Donna. Una centralità rimasta attuale e anzi rinsaldatasi ai nostri giorni, con i soci ormai diventati mille, rispetto ai 33 iniziali».
«La linea Janare – aggiunge Concetta Pigna, Responsabile ricerca e sviluppo de La Guardiense – allude alle Streghe di Benevento, ma ancor più al carattere indomito delle donne di questo lembo d’Italia. Erano le sacerdotesse di Diana, rappresentanti dello spirito femminile indipendente, combattivo. Donne votate alla sapienza, in una società maschilista che le voleva relegate al ruolo esclusivo di mogli e madri».
Amiamo dire che la saggezza, dalle nostre parti, non è stata bruciata come purtroppo è invece avvenuto nella storia a molte donne emancipate, considerate delle streghe.
In onore delle Janare abbiamo creato un brand evocativo. Per fare in modo che su questo territorio la magia non finisca mai, neppure oggi che La Guardiense è una splendida sessantenne».
Per ogni strega uno “stregone” che – scherzano i vertici della cooperativa di Guardia Sanframondi – risponde al nome di Riccardo Cotarella. È il più noto degli enologi italiani a firmare i 15 vini Janare, sin dal 2006. Al suo fianco, il resident winemakerMarco Giulioli.
LA LONGEVITÀ DELLA FALANGHINA DEL SANNIO
L’enologo della cooperativa La Guardiense, Marco Giulioli, nella barricaia
Tutte le etichette sono prodotte con i vitigni simbolo della zona e della Campania. Falanghina e Aglianico, ma anche Fiano, Greco, Piedirosso e il più raro Coda di Volpe. La vera scommessa è però sulla Falanghina.
«Un vitigno che dovremmo iniziare ad apprezzare per la sua longevità», sottolinea Cotarella. Un concetto sul quale La Guardiense si sta concentrando, anche dal punto di vista commerciale.
«Ho una passione personale per vini complessi e profondi – rivela Roberto Ravelli, responsabile vendite Horeca Nord Italia della cooperativa – e il mercato sta maturando in questa direzione. Più lentamente rispetto a quanto vorremmo, ma pian piano i consumatori stanno capendo che alcuni vini migliorano dopo due o tre anni».
Fondamentale il ruolo della ristorazione. «Il muro incredibile delle nuove annate da avere in carta a tutti i costi sin da gennaio – continua Ravelli – si sta pian piano sgretolando. Le difficoltà di comunicazione non mancano, ma dobbiamo siamo decisi a portare avanti questo concetto, sperando nella collaborazione di chi propone il vino nei ristoranti, nei wine bar e in tutti gli esercizi che vogliono fare cultura in campo enologico»
«Siamo consci che la variabilità dei suoli dei 3.636 singoli appezzamenti a disposizione dei soci de La Guardiense sia una vera ricchezza – sottolinea l’enologo Marco Giulioli (nella foto sopra) – e ci consenta di proporre vini capaci di affrontare il tempo senza paura».
«Tra questi – aggiunge – c’è proprio la Falanghina, uno dei vitigni su cui abbiamo avviato ormai da diversi anni un progetto di zonazione, per la valorizzazione dei “Cru del Sannio” della linea Janare».
JANARE LA GUARDIENSE, LA VERTICALE DI FALANGHINA DEL SANNIO
Falanghina del Sannio Dop 2020 Janare Senete
Giallo paglierino, luminoso. Al naso bel frutto tropicale e vena minerale, tocco erbaceo, ricordi agrumati. In bocca l’ultima “release” de La Guardiense entra larga e tesa, spessa, cremosa, burrosa, ma pur sempre fresca e tesa. Un calice giocato sull’equilibrio tra intensità aromatica e freschezza. Vino che darà certamente soddisfazioni nella sfida con le lancette dell’orologio.
Falanghina del Sannio Dop 2019 Janare Senete
Giallo paglierino poco più intenso del 2020. Naso ancora più cremoso, pieno, burroso, tropicale. Sorso che conserva una buona freschezza e guadagna punti in termini di sapidità, qui ancora più marcata. In chiusura, un tocco leggero di caramella mou e una chiusura amaricante chiamano il sorso successivo.
Falanghina del Sannio 2018 Janare Senete
Giallo paglierino carico. Naso che si è evoluto mettendo il microfono alla frutta esotica e alle tinte tropicaleggianti. Non solo. Tocco di sciroppata, in particolare di albicocca. La 2018, in provincia di Benevento, fu un’annata piovosa e complicata. Ne risulta un nettare dalla pienezza meno esplosa, dotato comunque di una buona freschezza e, soprattutto, di un tono di mandorla amara che consente al sorso di reggersi in equilibrio, verticale.
Falanghina del Sannio 2017 Janare Senete
Alla vista si presenta di un giallo dorato. Al naso un tropicale netto. È frutta a polpa gialla più che bianca, con un tocco prezioso di arancia candita. In bocca è una pregevole vena sapida a fare da spina dorsale. La nota burrosa e cremosa percepita al naso fa capolino in chiusura di sorso, controbilanciando la nota fresca d’arancia.
Falanghina del Sannio 2016 Janare Senete
Giallo dorato, luminoso. Al naso inizia a muoversi su venature sulfuree. Non manca, al naso, una nota di mandorla. Arancia e burro salato costituiscono il fil rouge col resto dei campioni della verticale. Buona la freschezza, che inizia fisiologicamente ad attenuarsi.
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Vaccino in cantina in Campania. Da questa mattina, le sedi di Cantina di Solopaca e La Guardiense, a Guardia Sanframondi, diventano hub per arginare il Covid-19. Un’iniziativa accolta con favore della popolazione. Lo dimostrano le lunghe code fuori dai cancelli delle due cantine cooperative beneventane.
Le dirigenze hanno messo a disposizione del Governo e del Commissario Straordinario all’Emergenza Generale Francesco Paolo Figliuolo spazi al chiuso e all’aperto. I due stabilimenti produttivi sono diventati così “hotspot vaccinali”. Un’iniziativa che vede la collaborazione dell’Asl e di Coldiretti Benevento.
«Per la quasi totalità delle imprese (92%) – sottolinea Uecoop, citando uno studio su base nazionale – la riuscita della campagna di vaccinazione è la base per la ripartenzadell’economia dopo mesi di lutti, angoscia e danni causati dal Covid-19».
Sempre secondo l’indagine dell’Unione europea delle cooperative, i primi settori a riprendersi nel 2021 saranno il turismo, l’alimentare e i servizi alle aziende. A seguire gli altri comparti, dall’immobiliare allo spettacolo, dallo sport all’abbigliamento.
«La resilienza del settore cooperativo emerge anche sul fronte dell’occupazione – commenta Uecoop – con il 15% delle imprese cooperative che, nel 2021, prevede anche di assumere nuovo personale. L’obiettivo è agganciare meglio la ripresa che ci attende, con i forti investimenti del Recovery plan».
Il vino italiano, del resto, vede una marcata impronta delle cooperative. Più di 1 bottiglia di vino su 2 (58%) in Italia si produce grazie alle cooperative del settore. Il fatturato ha raggiunto cifre importanti anche nel 2020, l’anno segnato dalla pandemia, con 4,9 miliardi di euro.
«Ricominciare dal settore del vino ha un valore simbolico per un Paese come l’Italia – conclude Uecoop – leader mondiale nella produzione duramente colpite dalle chiusure della ristorazione».
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GUARDIA SANFRAMONDI – “Chi beve vino campa più del medico che glielo proibisce”. Firmato: Benito Mussolini. Monta la polemica ai danni della cooperativa La Guardiense, che ha scelto proprio questa frase del Duce per contraddistinguere le proprie tovagliette, in occasione delle degustazioni di Vinalia 2019.
“Un errore gravissimo e imperdonabile, che tuttavia qualcuno sta strumentalizzando sui social”, è il commento della cantina di Guardia Sanframondi, agli onori delle cronache di recente per la consulenza affidata all’enologo Riccardo Cotarella.
In effetti la cooperativa è oggetto in queste ore di attacchi trasversali sui Social. È atteso a ore il “comunicato ufficiale che conterrà le nostre più sentite scuse”. Non prima del termine della riunione del Cda, indetta nelle prime ore di quest’oggi dal presidente Domizio Pigna (nella foto a sinistra, con Cotarella).
La scelta della frase di Benito Mussolini da parte de La Guardiense getta fango su un’edizione 2019 di Vinalia partita con i migliori auspici. Ottimo, di fatto, il riscontro del pubblico nella prima serata della manifestazione, che prosegue fino al 10 agosto a Guardia Sanframondi, con il patrocinio – tra gli altri – del Consorzio Tutela Vini del Sannio, di Sannio Falanghina Città europea del Vino2019, nonché di Regione Campania e della Provincia di Benevento.
Proprio nella serata d’esordio dell’evento proposta dal Circolo Viticoltori e organizzata dal Comitato Vinalia, ecco le tovagliette incriminate, immediatamente ritirate dai responsabili della cooperativa. “Non succederà più“, assicura al telefono la responsabile della comunicazione, che tiene a precisare di non essere stata interpellata a proposito dell’infelice frase del Duce.
È stato diffuso alle 13.30 il comunicato stampa ufficiale con il quale La Guardiense si scusa per la scelta di utilizzare una frase di Benito Mussolini sulle proprie tovagliette a Vinalia 2019.
“È stato commesso un errore di comunicazione gravissimo, non voluto, un brutto disguido – scrive la cantina di Guardia Sanframondi – a cui si è posto
immediato rimedio, eliminando alla fonte l’unica tovaglietta incriminata dal web locale che ha rilanciato su
quello nazionale, contenente un aforisma sul vino attribuito a Benito Mussolini. La tradizione democratica
della nostra azienda racconta, nei sui sessant’anni di storia enologica e cooperativa, tutta un’altra storia,
fatta di riscatto del Sud, di coesione sociale e di sviluppo del territorio”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(3 / 5) Voliamo nel Sannio Beneventano, zona principale del settore vitivinicolo campano con l’Aglianico del Sannio Dop, annata 2015 prodotto da La Guardiense, cantina protagonista in numerose insegne delle grande distribuzione. Una sufficienza risicata quella dei cestelli del nostro sistema di valutazione. Il classico sei meno meno da compito in classe.
LA DEGUSTAZIONE
Di colore rosso rubino poco intenso, limpido e luminoso l’Aglianico del Sannio Dop 2015 de La Guardiense si presenta con un profilo olfattivo fine, delicato e molto semplice espresso tra note di prugna e mirtilli e lievi accenni pepati.
Al palato è leggero (12%), fresco, leggermente sapido e con un tannino finissimo. Seppur complessivamente piacevole ed equilibrato tra morbidezze e durezze tende a perdersi velocemente, rivelandosi così poco persistente. Un po’ carente nel corpo e in personalità, gli manca il cosiddetto guizzo che fa la differenza. Ecco la ragione della sufficienza “risicata” per questa annata.
LA VINIFICAZIONE
Prodotto con uve Aglianico 100%.
La cooperativa agricola La Guardiense è stata fondata nel 1960 da 33 soci e ad oggi ne conta circa mille. I soci coltivano a conduzione diretta più di 1.500 ettari di vigneto situati in collina a un’altitudine di circa 350 metri sul livello del mare, dando vita mediamente ad una produzione annua di circa 200.000 quintali di uve per una produzione complessiva di circa 4 milioni di bottiglie
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Sufficienza abbondante solo per tre dei 24 vini della linea “Integralmente prodotto” di Eurospin. Questo il responso della degustazione effettuata ieri dalla nostra redazione. In batteria, tutti i vini sponsorizzati per il secondo anno consecutivo dall’ex campione del mondo dei sommelier, Luca Gardini.
Un carrello della spesa pieno di delusioni, anche a fronte di una spesa complessiva di appena 60 euro. Ma allora chi ha bisogno di chi? Gardini di Eurospin? O Eurospin di Gardini? Senza dubbio la seconda delle ipotesi. “Integralmente prodotto” risulta una linea debole alla prova del calice. Il marketing creato ad hoc nei punti vendita e sui social network, attorno alla figura del noto sommelier, solleva (anche se di poco) l’asticella.
A caccia della campionatura necessaria alla degustazione, ci siamo imbattuti peraltro in annate diverse della stessa tipologia di vino. Segno che l’operazione Eurospin-Gardini è utile anche come “svuota magazzino”. Caso esemplare quello del Merlot Doc Friuli Grave “Il Greto” – prodotto dalla Viticoltori Friulani La Delizia Sca di Casarsa – presente a scaffale con diversi cartoni della vendemmia 2013, oltre alla 2014.
La scarsa riconoscibilità della maggior parte dei vitigni inseriti nella linea “Integralmente prodotto”, inoltre, non fa bene al consumatore. Neppure a quello sprovvisto di palato critico: quello a cui immaginiamo si rivolga Eurospin. Il quadro è quello di un pericoloso appiattimento della qualità media espressa sullo scaffale vini dell’insegna.
Eppure non mancano i nomi noti neppure tra i produttori ai quali si è rivolta la catena Gdo per questa sorta di Private label mascherata. Oltre alla già citata “Delizia La Casarsa,” troviamo la cooperativa pugliese Due Palme per Negroamaro e Primitivo, la Cooperativa di Sant’Antioco per il Carignano del Sulcis, Cantina Valpolicella Negrar per il Bardolino e l’onnipresente Cantina di Soave per il Soave. Tutte etichette bocciate.
Escono meglio la siciliana Cantine Settesoli con il Grillo, e la lombarda Cantina di Casteggio (Terre d’Oltrepò), in Oltrepò pavese, con lo spumante Metodo Classico di Pinot Nero Docg. Prodotti che si aggiudicano una stiracchiata sufficienza gusto-olfattiva, visto anche il rapporto qualità prezzo.
Di seguito le nostre note di degustazione dell’intera linea di vini “Integralmente prodotti”, con relativa valutazione in “cestelli della spesa”, anticipate dalla descrizione dell’ufficio marketing-pubblicità di Eurospin.
LA DEGUSTAZIONE
Müller Thurgau Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 “Poderi di Enrico II”
Giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli. Il green feeling del colore rimane anche al naso, in cui alla frutta bianca si accompagna una nota leggermente muschiata. Bocca agile, dinamica, agrumata non troppo impegnativa, ma neppure troppo complicata.
(2 / 5) Giallo paglierino scarico, riflessi verdolini. Naso di frutta a polpa bianca matura, litchi, ananas, papaya matura. Ingresso morbido, frutto maturo, che vira su sensazioni talco e mentuccia. Corto di persistenza, chiude leggermente amarognolo.
Soave Doc 2016 “La Pieve”
Agrumi e frutta bianca al naso. In fase di assaggio il refrain non cambia, almeno nella parte iniziale e centrale del sorso. Il finale invece è caratterizzato da toni sapidi che donano al sorso una discreta persistenza post assaggio.
(2 / 5) Giallo paglierino scarico, un po’ velato. Naso morbido, pesca gialla matura. Alla corretta temperatura viene fuori il minerale, qualche nota vegetale, un filo leggero di pepe bianco e buccia di pompelmo. Ingesso morbido al palato, sulla frutta a polpa bianca. Svolta prima acido-agrumata, poi sapida. Persistenza tutta sul sale, comunque corta. Un vino duro.
Verduzzo Veneto Igt frizzante 2016 Meolo
Profumi di frutta bianca e una leggera nota che ricorda la salvia. In bocca le sensazioni paiono decisamente più agrumate. A non cambiare invece è la nota piacevolmente balsamica che si avvertiva anche al naso. Molto versatile in fase di abbinamento.
(2,5 / 5) Bianco carta. Pera kaiser al naso, pesca bianca. Corrispondente in bocca. Grande morbidezza al palato, dovuta a un residuo zuccherino piuttosto evidente.
Pinot Grigio Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 “Poderi di Enrico II”
Al naso parte delicato con profumi fruttati, in particolare su quelle tonalità che fanno ricordare la frutta a polpa bianca. Il sorso si muove sulle stesse coordinate del naso, aggiungendo tuttavia sensazioni agrumate e lievemente balsamiche.
(3,5 / 5) Colore giallo paglierino. Naso di banana, non molto intenso, in un contorno leggero di talco e mineralità salina. Qualche richiamo ai profumi terrosi del bosco, dopo la pioggia. Morbido in ingresso, al palato. Fresco, poi sapido. Più che sufficiente la persistenza. Una delle etichette che convincono nella linea di vini “Integralmente prodotti” di Eurospin.
Pignoletto Reno Doc Vino frizzante 2016 “Corte del Borgo”
Paglierino con riflessi verdolini. I profumi ricordano i fiori bianchi e gli agrumi. In bocca ritorna l’agrume, asciutto e non troppo aspro, in questa fase alternato a un certo green feeling che non sa di acerbo ma di aromatico.
(1,5 / 5) Paglierino. Naso di mela gialla matura e uva spina. In bocca disarmonico, a dir poco: lotta continua tra la parte morbida, zuccherina, e la parte salata. Squilibrato.
Falanghina del Sannio Dop 2016 La Guardiense
Profumi freschi di grande pulizia. Ci sono gli agrumi, la frutta bianca, oltre a quelle delicate sensazioni balsamiche e quasi mentolate che in bocca donano, specie sul finale del sorso, una bella verve e una rinfrescante bevibilità.
(3 / 5) Giallo paglierino, riflessi dorati. Naso che ha bisogno della corretta temperatura per esprimersi. Agrumi, talco. In bocca la classica tensione acida della Falanghina giovane. Non molto elegante, ma sufficientemente persistente.
Vermentino di Gallura Docg 2016 “Costa Dorada”
Ti porta ai tropici con i profumi fruttati, tanto mango, per poi farti atterrare, questa volta durante l’assaggio, in un clima più mediterraneo. Il sorso rimane centrato sulla sfera fruttata con agrumi dolci e qualche lampo di macchia mediterranea.
(3 / 5) Calice giallo paglierino. Ananas, miele, un minimo di mineralità al naso. Poco intenso, nel complesso, al naso. Bocca corrispondente, con richiami esotici di papaya e ananas e chiusura amarognola tipica. Voto sufficiente ma stiracchiato.
Grillo Terre Siciliane Igt 2016 “Isola del sole”
Colore giallo paglierino. Attacca, al naso, facendo ricordare gli agrumi mescolati con toni lievemente tropicali, mai troppo dolci. La bocca è una fedele trasposizione del naso a base di agrumi e frutta gialla matura. La sapidità qui ha contorni quasi iodati.
(3,5 / 5) Giallo paglierino. Naso giocato tra iodio, macchia mediterranea, agrume maturo (bergamotto), foglia di pomodoro e the nero. Bocca acida, pulita, sapida, corrispondente sugli agrumi. Sufficientemente persistente. Un Il secondo vino della linea “Integralmente prodotto” Eurospin che si discosta dalla media.
Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot nero Docg Spumante Brut “
Il frutto, nota dominante al naso, ricorda in particolar modo il lampone e la mela. La bocca ritorna sulla sensazione di mela, anche se in questa fase le affianca una nota di susina gialla, completata dalle classiche note di lievito. Sottofondo agrumato.
(3 / 5) Giallo paglierino. Perlage mediamente fine, persistente. Al naso crosta di pane caratteristica dei lieviti, agrumi, frutta a polpa bianca (pesca, mela) e uva spina. Una punta di balsamico. Un naso che perde eleganza nella permanenza nel calice. In bocca bollicina un po’ aggressiva in ingresso, ma pronta a distendersi nel sorso. Palato dominato dagli agrumi. Chiude, sempre “duro”, sull’arancia e sul lime. Retrolfattivo sul pompelmo. Un prodotto che non sfodera certo l’eleganza dei Pinot Nero oltrepadani, ma che neppure sfigurerebbe su una tavola poco pretenziosa.
Prosecco Doc Vino frizzante
Il tris di fiori bianchi, frutta a polpa bianca e note di lievito determinano il bouquet di profumi. In bocca le sensazioni aumentano non tanto di numero, quanto in definizione e realismo. Buone doti di beva.
Non valutato: stock assente
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2016 Ccm Montecarotto
Mela verde e agrumi fanno capolino al naso. In bocca ritorna la parte fruttata con sentori esotici portati in dote da sensazioni dolci-acide di ananas fresco. Finale sapido come vuole il vitigno.
(3,5 / 5) Giallo paglierino, riflessi dorati. Bel naso, caratteristico, minerale, erbaceo. In bocca conferma la mineralità, salina. Chiude fresco, acido, e sapido. Terzo vino convincente della linea “Integralmente prodotto” Eurospin.
Orvieto Doc 2016 “Loggia delle Poste”
Leggera nota floreale di fiori bianchi, seguita da più evidenti note fruttate, soprattutto agrumate. Dopo l’identikit dei profumi, il sorso mette in luce una bocca piuttosto snella e tesa, tutta bergamotto, lime e sale.
(3 / 5) Paglierino. Naso di erba giovane, appena tagliata. Un filo di mineralità leggera. Buccia di pompelmo. Bocca tutta sapida e di limone. Un vino che forse troverà nei prossimi mesi un definitivo equilibrio.
Cerasuolo d’Abruzzo Dop Co.ci Ortona
Colore rosa antico. La rosa, in questo caso il fiore, è la prima sensazione che si avverte al naso, insieme a quella parte fruttata che rimanda al frutto rosso. In bocca proprio la ciliegia fresca diventa protagonista, garantendo freschezza e bevibilità.
Non giudicabile: bottiglia difettata (acido acetico)
Barbera d’Asti Superiore Docg 2015 Cantina Sociale di Castel Boglione
La frutta rossa mescolata a tonalità speziate caratterizza il naso. La bocca riparte dalle sensazioni olfattive, anche se il frutto, acido e succoso, domina la prima parte del sorso, mentre la spezia, cannella e pepe rosa, caratterizza il finale.
(2,5 / 5) Rosso rubino impenetrabile, denso. Naso da sondare con la torcia. Sentori poco fini di frutta rossa, tra cui spicca il ribes. Qualche richiamo animale e di straccio bagnato. Al palato note sapide in disarmonia con il quadro fruttato.
Merlot Friuli Doc “Il Greto” La Delizia di Casarsa
Naso quasi vellutato con frutto scuro e qualche nota balsamica per nulla pungente. In bocca ha una bella trama fruttata, supportata da un corpo mai eccessivo. Nel finale si avverte una piacevole nota amarotica, oltre a un tannino di natura sapida.
– (2,5 / 5) 2014: Rosso rubino poco trasparente. Naso tipico: vegetale, frutto rosso, nota dolce tra la confettura e il miele, disturbata da una percezione di smalto. In bocca corrispondente.
– (3 / 5) 2013: Rosso rubino denso, quasi impenetrabile. Naso di liquirizia, evoluto, erbaceo. Fumè. In bocca manca un po’ di corpo, ma sapidità e frutto sempre presenti. Bottiglia giunta però al culmine della curva evolutiva, senza emozionare.
Chianti Riserva Docg 2014 Loggia delle Poste
Il frutto rosso che mette in evidenza il naso è in prevalenza fresco, anche se non manca qualche tono di confettura di amarena. In bocca è succoso, snello, dotato di una speziatura che ricorda il pepe rosa e il chiodo di garofano. Tannino dolce.
(3 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Altro vino dal naso piuttosto debole. Frutto rosso, macchia mediterranea, talco. Al palato appare corrispondente, ma non è un Chianti da ricordare.
Bardolino Doc 2016 Gran Signoria
Intensi profumi di frutti rossi. In bocca è asciutto e molto realistico, specie su quelle sensazioni, avvertibili fino a metà bocca, che ricordano la ciliegia e l’amarena. Finale delicatamente speziato. Grande facilità di abbinamento.
(2 / 5) Entry level a dir poco. Naso e bocca piatti, su tinte di ciliegia e amarena. Persistenza sconosciuta. Vino da tavola senza minime pretese.
Lambrusco Grasparossa Doc Frizzante 2016 Amabile Corte del Borgo
Bello il colore viola che riprende, cromaticamente, alcune tra le sensazioni (viola e mora) che più fanno capolino sia al naso sia in bocca. Se poi all’assaggio ci aggiungi anche la morbidezza un po’ zuccherosa della confettura di ciliegia, ecco che l’identikit di questo vino può dirsi completo.
(1,5 / 5) Rosso impenetrabile. Naso di mela matura, rossa. Bocca corrispondente. Al limite della bevibilità, se trattato alla stregua del vino.
Morellino di Scansano Docg 2016 Poggio d’Elci
Rosso e nero, parlo di frutto, sono i protagonisti del naso. In bocca il vino si manifesta sulle stesse sensazioni, inserendole in un sorso dal corpo medio. La descrizione dell’assaggio non rimane circoscritta al frutto, mettendo in luce una discreta varietà di piante aromatiche. Tannino potente.
(2 / 5) Rosso rubino piuttosto trasparente. Naso di frutta, lampone e rosa. Un poco di mineralità sapida. Frutto che pecca in finezza, tannino non pervenuto. Corto.
Syrah Terre Siciliane 2016 Poderi Ciacaranni
Profuma in prevalenza di frutto scuro anche se non manca, sempre al naso, un delicato sottofondo speziato di chiodo di garofano e pepe nero. In bocca la parte del frutto scuro, un mix tra mora e ciliegia fresca, lascia spazio alle spezie piccanti specie nel finale del sorso.
(3 / 5) Rosso rubino poco trasparente. Frutto rosso e spezie: pepe nero. Bella bocca piena, di nuovo di frutto rosso. Un filo di troppo di residuo zuccherino, che copre e disturba la sapidità, pur non andando a contrastarla.
Carignano del Sulcis 2016 Isolasarda
Profumi di frutti neri accompagnati da note terrose. In bocca entra con note di gelso, rimanendo poi comunque sul frutto scuro grazie a tonalità che ricordano nitidamente la mora. Finale leggeremente vegetale, completato da note di grafite. Tannino salato.
(2 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Naso flebile frutta rossa, più balsamico ed erbaceo. In bocca il calore tipico del Carignano è smorzato dall’eccessivo residuo zuccherino.
Chianti Classico 2015 Montostoli
Floreale (viola) e fruttato (melograno e ciliegia) al naso. In bocca la parte fruttata prende il sopravvento, grazie a un frutto rosso fresco, succoso, ma anche leggermente alcolico. Dalla seconda metà dell’assaggio compare una sottile trama balsamica. Tannino acido.
(3 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Naso di melograno e ciliegia, una punta spezie (pepe nero). Prima volta che si percepisce il tannino in un vino Eurospin. Da abbinare, facile, alla carne.
Primitivo Salento 2016 Solemoro
Floreale (viola) e fruttato (melograno e ciliegia) al naso. In bocca la parte fruttata prende il sopravvento, grazie a un frutto rosso fresco, succoso, ma anche leggermente alcolico. Dalla seconda metà dell’assaggio compare una sottile trama balsamica. Tannino acido.
(2,5 / 5) Rosso rubino poco trasparente, quasi impenetrabile. Frutta matura, erbe. Un residuo zuccherino che piacerà forse alle donne, ma che in fin dei conti appesantisce la beva. Prodotto da relegare alla categoria dei “piacioni”.
Negroamaro Salento 2016 Solemoro
Olfatto fruttato. Nonostante questo sia il tema principale il naso non manca di complessità, per merito di una bella alternanza di frutta a polpa gialla e bacche fresche. Il sorso si discosta da quest’abbondanza di sensazioni fruttate, grazie anche a note di carruba, frutta secca e spezie scure.
(2,5 / 5) Rosso impenetrabile. Naso di marmellata, prugna, ciliegia, amarena. In bocca il classico “dolcione pugliese”. Ma di quelli di una volta. Perché oggi, in Puglia, si beve di gran lunga meglio. Anche senza spendere tanto di più.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
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