È un’estate calda per il vino italiano, e non solo a causa delle alte temperature che stanno caratterizzando la vendemmia 2024. La crisi di due grandi cooperative, Moncaro nelle Marche e Cantine Europa in Sicilia, sta scuotendo il settore con ripercussioni che vanno ben oltre le due regioni. È la punta dell’iceberg di un settore malato, a partire dai suoi giganti cooperativi. E non si tratta di un male di stagione, una banale influenza. Piuttosto di una crisi strutturale. La cura potrebbe richiedere scelte impopolari. A rischio c’è il futuro commerciale e la reputazione internazionale di due vini bianchi italiani noti e apprezzati: Verdicchio dei Castelli di Jesi e Grillo.
LA CRISI DI MONCARO SPIEGATA
La situazione più clamorosa è quella di Terre Cortesi-Moncaro, un colosso fondato nel 1964 a Montecarotto, nel cuore dell’area del Verdicchio dei Castelli di Jesi, di cui produce una bottiglia su quattro. È la più grande cantina delle Marche, con 612 soci conferenti, 1.300 ettari vitati e un totale di 10 milioni di bottiglie prodotte ogni anno, il 40% delle quali esportate all’estero. Un idolo dai piedi di argilla, che ha accumulato circa 25 milioni di euro di debiti con banche e fornitori, inclusi quelli di uve bianche e rosse. Non va meglio per i 58 dipendenti della cantina, rimasti a lungo senza stipendio prima dell’intervento dei sindacati.
Le cause della crisi sarebbero da ricercare nell’aumento dei costi di produzione, dettati dall’elevato costo dell’energia e del vetro, ma anche dalla peronospora, che ha drasticamente ridotto la produzione di uva per la vendemmia 2023, soprattutto nelle regioni del centro Italia come Marche e Abruzzo, dove opera Terre Cortesi-Moncaro (a dire il vero, il governo italiano è intervenuto a sostegno dei produttori con consistenti fondi pubblici). Sotto accusa sono anche alcuni recenti investimenti della cooperativa, come la contestata acquisizione della cantina Villa Medoro, in Abruzzo: un investimento di 8,75 milioni di euro per espandere la produzione al Montepulciano d’Abruzzo.
LE CAUSE DELLA CRISI MONCARO TERRE CORTESI
La situazione è precipitata lo scorso febbraio, con la sfiducia dell’intero consiglio di amministrazione della cooperativa, che ha portato alla rimozione dello storico presidente Doriano Marchetti (dopo 25 anni alla guida) e all’ingresso di Donatella Manetti, ora al comando. Dall’inizio di agosto, Moncaro opera sotto la supervisione del commissario giudiziale Marcello Pollio, nominato dal tribunale proprio per risolvere le controversie tra l’azienda e i suoi creditori che, assicura, “saranno pagati”.
Ed è così che l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (Imt), per salvaguardare il mercato, ha avviato lo stoccaggio del Verdicchio Castelli di Jesi Doc (resa massima di 140 quintali per ettaro), partendo da 110 quintali, con un “blocco” fino a 30 quintali per ettaro. La misura, valida per ora fino al 30 giugno 2025, è legata a una vendemmia che si prevede con volumi superiori a quella precedente. È un modo per intervenire, in anticipo, sulla situazione di incertezza creata dal crollo di Moncaro, che potrebbe avere ripercussioni drammatiche sul Verdicchio dei Castelli di Jesi e sulle quantità immesse sul mercato.
VERDICCHIO, I TIMORI DELL’ISTITUTO MARCHIGIANO TUTELA VINI
«La crisi di Moncaro e, in secondo luogo, le difficoltà economiche – spiega il presidente dell’Imt, Michele Bernetti – ci hanno costretto a trovare misure di equilibrio per proteggere le nostre aziende da potenziali speculazioni. A rischio non è solo la sostenibilità delle imprese e dei produttori, ma anche il riconoscimento internazionale di un territorio vinicolo di qualità. La priorità del Consorzio resta la difesa del valore, oltre che della qualità, della denominazione. Per riequilibrare il mercato, oggi è più che mai necessario agire con strumenti di governo dell’offerta, strumenti adottati, tra gli altri, da diverse denominazioni a livello internazionale».
LA CRISI DI CANTINE EUROPA
Non va meglio in Sicilia, dove una cooperativa vinicola, Colomba Bianca, ha annunciato il suo intervento per salvare un potenziale concorrente, Cantine Europa di Petrosino (Trapani), un’altra importante cooperativa agricola nella produzione di uve Grillo, per la vendemmia 2024. Una cantina “in grande difficoltà economica” e bisognosa di un nuovo piano industriale, su cui il nuovo consiglio di amministrazione sta già lavorando. La vicenda è molto simile a quella di Moncaro, con la sfiducia del vecchio consiglio di amministrazione avvenuta a giugno e che ha portato all’elezione di un nuovo presidente, Vito Pipitone, dopo l’allontanamento di Nicolò Vinci.
Tra i primi provvedimenti c’è stata la partnership con Colomba Bianca. Gli obiettivi? Completare la vendemmia 2024, mantenendo aperti gli impianti produttivi e valorizzando le uve dei 1.500 soci conferenti, che coprono un’area vitata di 6.000 ettari tra Mazara del Vallo, Marsala e Salemi. Tutto questo in attesa di un accordo con i sindacati per garantire gli stipendi ai 25 dipendenti della storica cantina, fondata nel 1962.
COLOMBA BIANCA TENTA IL SALVATAGGIO DI CANTINE EUROPA
«Siamo stati contattati più volte dal consiglio di amministrazione di Cantine Europa – sottolinea Dino Taschetta, presidente di Colomba Bianca – per esaminare la possibilità di una collaborazione. Hanno visto in noi un potenziale interlocutore per affrontare in modo deciso le tensioni e le criticità che rischiano di far affondare una storica cantina, fortemente legata alle sue tradizioni. Abbiamo deciso di non tirarci indietro, rendendoci disponibili e non sottraendoci all’aiuto necessario». La priorità ora è garantire un anno di lavoro completo a Cantine Europa. Le uve saranno conferite anche allo stabilimento di Colomba Bianca. Il flusso di lavoro tra le due cooperative è lineare. E, assicura il presidente Taschetta, «condotto con la massima trasparenza, anche se per la vendemmia 2024 in Sicilia non si prevedono grandi quantità».
Questo perché, a differenza delle Marche, dove si prevede una vendemmia più abbondante rispetto alla scarsa del 2023, la Sicilia deve fare i conti con una siccità record che sta mettendo a dura prova i viticoltori. Lo confermano le prime stime rilasciate dalla presidente di Assovini Sicilia, Mariangela Cambria. «Apriremo le porte ai soci della cantina di Petrosino – continua Taschetta – siamo solidi e possiamo certamente garantire un buon anticipo liquidando i soci temporanei. Effettueremo anche la vinificazione in quelli di Cantine Europa, così da garantire la continuità lavorativa ai loro dipendenti». Di certo, il fattore determinante sarà la quantità di uva che si potrà ottenere e che permetterà ai due stabilimenti di rimanere operativi. Ancora una volta una pezza, piuttosto che la medicina definitiva per curare un settore vinicolo malato.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Scatto in avanti per le Marche del vino, con le modifiche ai disciplinari di produzione di due vini simbolo della regione. A partire dalla vendemmia 2024 sarà facoltativo per i produttori scrivere “Verdicchio” sulle etichette dei vini bianchi Riserva di Jesi e Matelica. Un modo per enfatizzare l’importanza del territorio in cui nascono le due Denominazioni di origine controllata e garantita (Docg), evitando di menzionare il nome di un’uva coltivata anche in altre regioni italiane (Trebbiano di Lugana e Trebbiano di Soave sono sinonimi di Verdicchio, così come “Verdone” in Umbria).
La mossa dell’Istituto Marchigiano Tutela vini (Imt), il mega-consorzio che tutela 16 denominazioni delle Marche, è studiata anche per salvaguardare i produttori dal potenziale (pur remoto) rischio di “scippo” del Verdicchio da parte di Paesi esteri. Un’attenzione particolare merita per esempio l’Australia, già protagonista della querelleGlera-Prosecco australiano. Il vitigno tipico delle Marche è presente sull’isola-continente almeno dal 1.064, importato col sinonimo di Peverella. È ora coltivato nel nord-est dello Stato di Victoria, oltre che nella regione di Murray Darling del Nuovo Galles del Sud, dove si è ormai acclimatato molto bene. Diverso il profilo organolettico, spesso un mix tra il naso di un Sauvignon blanc e il palato di una varietà aromatica.
In Italia, secondo i dati più aggiornati, gli ettari di Verdicchio sono in totale 4.682. La parte del leone è proprio quella del Verdicchio dei Castelli di Jesi, con 2.230 ettari. Matelica segue a ruota con 410 ettari. Evidente, dunque, come le due denominazioni di origine controllata e garantita marchigiane abbiano tutto l’interesse di profilarsi come «patria del Verdicchio», partendo proprio dai loro vini top di gamma: i Riserva.
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La sfida per i sei posti in finale del Concorso Miglior Enotecario d’Italia si è svolta lo scorso 28 aprile e la giuria ha scelto i migliori valutando le loro competenze teoriche e tecniche. «Finalmente la figura dell’enotecario in Italia si sta sempre più definendo», commenta Francesco Bonfio, Presidente di Aepi – Associazione Enotecari Professionisti Italiani.
Durante la semifinale – aggiunge – commenta abbiamo avuto il piacere di vedere tutta la professionalità rappresentata dai partecipanti. Tra i venti enotecari professionisti provenienti da Nord a Sud del paese abbiamo scelto i migliori.
Oltre ad accedere alla finale di giugno, prenderanno parte ad un’esperienza di formazione immersiva presso due realtà d’eccellenza, una nazionale e l’altra internazionale».
Il riferimento è al Comité Champagne e al Consorzio del Brunello, dove gli enotecari potranno sperimentare e scoprire le caratteristiche peculiari di questi vini prestigiosi.
«La finale a Roma – conclude Bonfio – celebrerà l’esperienza degli enotecari in concorso, la loro attitudine a relazionarsi con il consumatore, dimostrando grande attenzione e cura. Siamo pronti a scoprire cosa avranno in serbo».
Ecco la lista dei finalisti, tre per la categoria bottiglierie classiche e tre per la categoria dei pubblici esercizi specializzati nella mescita di vino e distillati:
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Sei vini, sei sfumature, sei diverse interpretazioni di un unico vitigno. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è il primo solista ad esibirsi sul palco dei dodici digital tasting organizzati dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (Imt). Lo ha fatto, ieri pomeriggio, come meglio non poteva: ovvero mostrando, a chi avesse ancora dubbi, la sua innata versatilità.
Un vitigno capace di rimanere se stesso, perfettamente riconoscibile nel calice, anche a fronte di raccolta tardive o “muffate”, altimetrie dei vigneti più elevate rispetto alla media o utilizzo del legno come contenitore per l’affinamento.
Che si svegli tardi, si metta in mostra in “montagna” o si copra il viso con la sciarpa della botte grande, il Verdicchio dei Castelli di Jesi è insomma in grado di palesare la propria voce in maniera nitida, come pochi vitigni sanno fare a livello internazionale.
Missione compiuta, insomma, per la prima diretta streaming voluta con la stampa di settore dal direttore dell’Imt, Alberto Mazzoni, collegato dallo Studio Marche di Palazzo Baleani di Jesi. Un ciclo di incontri utile a tenere alta l’attenzione sulle denominazioni del vino delle Marche, in realtà tra le meno penalizzate dall’emergenza Covid-19.
A confermarlo è lo stesso Mazzoni, che indica proprio nella versatilità del Verdicchio dei Castelli di Jesi la ragione della tenuta della Denominazione, nell’annus horribilis segnato da una pandemia che lascerà strascichi pesanti all’intero settore.
Merito di oltre 15 anni di lavoro verso la “qualità totale” e di una forte comunione d’intenti tra grandi e piccole aziende. «Solo per il Verdicchio dei Castelli di Jesi – conferma il direttore dell’Istituto Marchigiano Vini – negli ultimi dieci anni è stata contingentata la produzione, triplicata la superficie media di ettari vitati per azienda e rinnovato oltre un quarto del vigneto complessivo, mentre l’imbottigliamento fuori zona è calato del 75%».
«Si è scelto di scommettere sulle peculiarità del vitigno – continua Mazzoni – andando oltre l’immagine del vino beverino che lo aveva reso famoso, valorizzando quindi tutti i suoi punti di forza, a partire dalla grande personalità, per produrre un vino unico e inimitabile tra i grandi bianchi italiani: un “rosso vestito di bianco”, di grande struttura e mineralità, con una forte capacità di invecchiamento ma allo stesso tempo versatile, con le sue infinite varianti, dalle bollicine al passito».
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Scelte, queste, che stanno pagato sul piano dell’affermazione qualitativa multicanale del prodotto, capace di reggere all’urto delle chiusure dell’Horeca anche grazie alla sua buona nomea e riconoscibilità nella Grande distribuzione organizzata.
Il tutto all’ombra di un Istituto Marchigiano di tutela vini che gioca il ruolo di guardiano, nel segno di un «impegno anche sul fronte del valore e sull’aspetto commerciale e di marketing, in Italia come all’estero».
Non sarà un caso, infatti, se il 2021 costituirà l’anno dell’adeguamento del disciplinare di produzione alle nuove esigenze di mercato, ben al di là dell’affermazione delle versioni di Verdicchio dei Castelli di Jesi con tappo a vite (Stelvin), utili a penetrare mercati maturi e meno schizzinosi rispetto a quello italiano, riguardo a questa tipologia di tappatura.
Ecco convivere così, quasi all’unisono, sul palco del Verdicchio dei Castelli di Jesi (Doc classico Superiore, per l’esattezza) allestito dall’Imt, la sapiente combinazione early, medium & late harvest del “Bacareto” 2019 di Piersanti, con la freschezza e le note d’anice e finocchietto selvatico – da vero vino di montagna – di “Misco” 2019 di Tenuta di Tavignano.
O, ancora, la coscienziosa combinazione delle “Tre Ripe” 2019 di Pievalta (nient’altro che tre vigneti), con l’interpretazione che esalta salinità e floreale del “Ghiffa” 2018 di Cantina Colognola – Tenuta Musone.
Infine, la bellezza unica e inimitabile del “Vecchie Vigne” 2018 di Umani Ronchi – vino teso sulla salinità come una corda di violino, addolcito dalla pienezza e persistenza aromatica delle note fruttate – col gioco prezioso tra note primarie e terziarie del “Grancasale” 2018, targato Casalfarneto.
Sei vini, sei sfumature, sei diverse interpretazioni di un unico vitigno che sembra parlare la lingua, anzi “le” lingue, del pubblico e dire: “Se non ami il Verdicchio, è un problema. Tuo”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Monteccapone e Mirizzi, ovvero Verdicchio dei Castelli di Jesi. Gianluca ‘ Utopia ‘ Mirizzi ha lavorato tanto negli anni per trasformare i due brand di famiglia in sinonimi del vino simbolo delle Marche.
Montecappone è un’azienda esistente a Jesi dagli anni Sessanta, rilevata nel 1997 dalla famiglia Bomprezzi-Mirizzi, già proprietaria dell’omonima Enoteca di via Tuscolana, a Roma. Oggi sono 40 gli ettari di vigneti e oliveti a disposizione sulle colline di Jesi e dei suoi Castelli.
I vini simbolo i Montecappone prendono il nome di “Utopia“, a sua volta soprannome del titolare. Alla guida enologica della cantina c’è Lorenzo Landi, chiamato a valorizzare non solo il Verdicchio ma anche Montepulciano e Sangiovese, vitigni tradizionali dell’area che danno vita al Rosso Piceno.
Mirizzi prende invece vita nel 2015 dall’intuito di Gianluca Mirizzi, che sceglie lo stemma araldico di famiglia per abbinare tradizione e modernità del nuovo stile. Nascono così, tra le altre etichette, uno spumante Metodo classico (il “Millesimè“, base Verdicchio) e una linea di vini dai nomi curiosi: “Cogito A.“, “Ergo” ed “Ergo Sum“. L’azienda dispone di 6 ettari di vigneti e 3 di oliveti, in conversione biologica.
LA DEGUSTAZIONE
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Vsq Metodo classico Extra Brut 2017 “Millesimè”, Mirizzi (13%): 92/100
La sboccatura 2020 è indicata in etichetta. Alla vista giallo paglierino, riflessi dorati. Perlage molto fine, buona la persistenza. Naso minerale, con erbe fresche e mentuccia in prima fila. Poi frutto esotico, buccia di limone. Al sorso una gran pienezza: perlage cremoso che lavora su una beva intrigante, giustamente larga sul frutto, rinvigorita da ritorni di mentuccia e da una freschezza riequilibrante.Buona la persistenza, con ritorni agrumati e un accenno salino, sapido. Uno spumante gustoso, da apprezzare tanto a tutto pasto quanto su piatti di pesce e carne bianca. Il plus: riesce ad abbinare fantasticamente la fase larga e quella stretta, aspetto che esalta tanto il vitigno quanto la scelta, non scontata, del Metodo classico.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2018 “A.D. 1194 Federico II”, Montecappone (14%): 89/100
Dieci mesi sur lie. Giallo carico, dorato, luminoso. Naso super iodico e floreale, su note nette di ginestra al primo naso, anice e mentuccia al secondo, assieme a un tocco di pepe bianco. Per la parte fruttata, agrumi ed esotico, pesca, albicocca appena matura, mango.Ingresso e chiusura sul sale e, in centro bocca, un frutto pienamente maturo. In generale, una beva che coniuga ancora una volta la fase verticale a quella orizzontale. Bell’allungo sul sale e sulla mandorla, giustamente amara.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg Classico Riserva 2016 “Utopia”, Montecappone (14,5%): 92/100 Giallo paglierino. Naso molto intenso, su un bouquet di fiori secchi ed erbe pregevolissimo. La parte salina sfiora la salamoia d’oliva. Frutto ben pieno, ma dosatissimo: agrume, su tutto. Ancora un tocco di pepe bianco. Si apre piano, concedendosi al naso un po’ alla volta.Sorso suadente, specie in ingresso, largo, con la freschezza che accompagna dal centro bocca sino alla lunghissima chiusura, con il consueto tocco di mandorla amara. Vino che rivela una struttura più marcata rispetto ai precedenti, come si deve a una Riserva.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg Classico Riserva 2013 “Utopia”, Montecappone (14%): 89/100 Giallo paglierino, gran luminosità, bella densità. Naso profondo, che oltre all’erbaceo (mentuccia, anice, sbuffo di pepe bianco) va su una parte terrosa, di fungo, foglia di pomodoro che, unite, generano percezioni di umami nette, favorite dall’ossigenazione. C’è anche un ricordo iniziale di idrocarburo.E ancora tiglio, una parte mielata, foglia di the. Note iodiche senza fine. Un naso splendido, su cui tuttavia scivola il palato, al momento un po’ troppo condizionato dall’alcol. La sfera glicerica è troppo tonda e mette un po’ a sedere la freschezza. I ritorni erbacei in chiusura rimarcano le fattezze di un vino sull’altalena, in cui a rimetterci – al momento – è l’agilità di beva. Ma la stoffa c’è tutta.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg Classico Riserva 2010 “Utopia”, Montecappone (13%): 88/100 Colore giallo dorato intenso, riflessi ramati. Al naso note di frutta secca (arachidi), frutta disidrata (albicocca), un tocco mielato prezioso, fico secco, anice e mentuccia per la parte verde, con il consueto tocco di spezia (pepe bianco). In bocca, salinità e frutta secca dominano il sorso, con i ricordi di frutta disidratata già avvertita al naso.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2018 “Cogito A.”, Mirizzi (14%): 91/100 Giallo paglierino, luminoso. Naso che, oltre allo iodio, rivela una componente verde preponderante: buccia d’agrume, lime, mentuccia, pepe. Ricordi di crema pasticcera. Il frutto è ben presente: pesca matura, ananas. Bocca che abbina un ingresso largo, sul frutto, alla freschezza, grazie a ritorni di menta.La componente “aromatica” al palato è ampia, quanto il frutto maturo (melone e pesca bianca). Chiude lungo, largo e stretto, in un gioco prezioso tra rotondità e durezze. Vino decisamente giovane. Certamente un Verdicchio sui generis, da provare.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2018 “Ergo”, Mirizzi (14%): 92/100 Giallo dorato. Naso su anice, mentuccia, tocco di pepe, fiori di campo, iodio, che ha qualche tratto in comune con l’Utopia 2016 targato Montecappone. Uno sbuffo di liquirizia fa capolino con l’ossigenazione. Al palato la frutta matura e la freschezza. Gran concentrazione al sorso, in tutte le componenti. Chiusura lunga, sale e frutto preciso. Vino di grande eleganza.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2016 “Ergo Sum”, Mirizzi (15%): 93/100 Giallo paglierino intenso, luminiso, riflessi dorati. Ancora un naso su note di anice, mentuccia, fiori di campo e iodio, così come il palato risulta su una bella pienezza di frutto ed equilibrio conferito dalla freschezza. Il Rispetto ad “Ergo”, un vino ancora più intenso ed esplosivo, nell’espressività di tutte le sue componenti. Un Verdicchio giovanissimo e di gran prospettiva.
Rosso Piceno Doc “Utopia”, Montecappone: 90/100
Frutto, struttura, terziari integrati. Un Rosso Piceno che ha tutto, compresa una gran bevibilità e persistenza.
Ampelio Bucci è uno degli uomini simbolo del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Sotto la lente di ingrandimento la vendemmia 2013 di Villa Bucci Riserva Docg Classico.
Il vino si presenta nel calice di un giallo paglierino, con riflessi verdolini. Si esprime su profumi intensi di nocciola tostata, data dal periodo trascorso nelle botti di rovere di Slavonia. Segue una vena minerale, di pietra focaia, completata da leggeri ricordi di spezia e fiori.
Ottima la corrispondenza gusto-olfattiva. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg Classico Villa Bucci rivela un’ottima struttura e un corpo vigoroso. Un “vino rosso travestito da bianco”: così lo dobbiamo trattare, anche e soprattutto per quanto riguarda il servizio.
Perfetto l’accompagnamento con importanti secondi di mare, come un pesce in crosta o un’aragosta. Un vino bianco marchigiano che non disdegna i formaggi a pasta media.
Le uve vengono allevate in regime biologico. Dopo un’attenta vendemmia, Villa Bucci matura in botte grandi. La sensibilità del Verdicchio alle variazioni climatiche, fa sì che la Riserva venga prodotta soltanto nei millesimi più favorevoli.
Approdata per caso nel mondo dell’enogastronomia. Il connubio tra tavola e vino diventa da subito la mia più grande passione, utile a migliorarmi di continuo grazie all’attività di sommelier. Amante dei viaggi e sportiva più per dovere che per piacere. Sostieni la nostra testata indipendente con una donazione a questo link.
Roma, aeroporto di Fiumicino. Il passaporto poggiato sul davanzale. Accanto, un aeroplanino di carta, puntato verso il cielo. Come uno shuttle, che non vede l’ora di decollare. Il vignaiolo Lorenzo Marotti Campi, tra i migliori interpreti del Verdicchio dei Castelli di Jesi, ha scelto il simbolismo per lanciare un monito al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in merito alle “wine tariffs“, i dazi che potrebbero colpire il vino italiano negli Usa, sino al 100% del valore.
Un’immagine forte, affidata a Facebook. Affiancata da un commento incisivo, scritto in lingua inglese: “Dear Mr. President, I’ve heard you are planning to add tariffs to my wines despite neither me or the people I know have any connection with the Airbus consortium“.
“Yet here I am – continua Marotti Campi – flying to the Usa where I will spend one full month like every year in February (and then in June and in October), supporting your hotel businesses, your restaurants, your airlines, your taxi and Uber drivers and of course my dear friends importers, distributors and sales reps… Not to mention B&H Photovideo and the National Park Service 😊”.
“Whatever tariffs you are planning they will never make up for a portion of the business that my travelling alone creates…. so think twice. Cheers, this round is on me ! 😉”. Una posizione, quella di Lorenzo Marotti Campi, condivisa anche dall’importatore italiano Nicola Biscardo, sentito da WineMag.it a metà gennaio. Serviranno, queste parole, a smuovere la coscienza di Trump?
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Sufficienza abbondante solo per tre dei 24 vini della linea “Integralmente prodotto” di Eurospin. Questo il responso della degustazione effettuata ieri dalla nostra redazione. In batteria, tutti i vini sponsorizzati per il secondo anno consecutivo dall’ex campione del mondo dei sommelier, Luca Gardini.
Un carrello della spesa pieno di delusioni, anche a fronte di una spesa complessiva di appena 60 euro. Ma allora chi ha bisogno di chi? Gardini di Eurospin? O Eurospin di Gardini? Senza dubbio la seconda delle ipotesi. “Integralmente prodotto” risulta una linea debole alla prova del calice. Il marketing creato ad hoc nei punti vendita e sui social network, attorno alla figura del noto sommelier, solleva (anche se di poco) l’asticella.
A caccia della campionatura necessaria alla degustazione, ci siamo imbattuti peraltro in annate diverse della stessa tipologia di vino. Segno che l’operazione Eurospin-Gardini è utile anche come “svuota magazzino”. Caso esemplare quello del Merlot Doc Friuli Grave “Il Greto” – prodotto dalla Viticoltori Friulani La Delizia Sca di Casarsa – presente a scaffale con diversi cartoni della vendemmia 2013, oltre alla 2014.
La scarsa riconoscibilità della maggior parte dei vitigni inseriti nella linea “Integralmente prodotto”, inoltre, non fa bene al consumatore. Neppure a quello sprovvisto di palato critico: quello a cui immaginiamo si rivolga Eurospin. Il quadro è quello di un pericoloso appiattimento della qualità media espressa sullo scaffale vini dell’insegna.
Eppure non mancano i nomi noti neppure tra i produttori ai quali si è rivolta la catena Gdo per questa sorta di Private label mascherata. Oltre alla già citata “Delizia La Casarsa,” troviamo la cooperativa pugliese Due Palme per Negroamaro e Primitivo, la Cooperativa di Sant’Antioco per il Carignano del Sulcis, Cantina Valpolicella Negrar per il Bardolino e l’onnipresente Cantina di Soave per il Soave. Tutte etichette bocciate.
Escono meglio la siciliana Cantine Settesoli con il Grillo, e la lombarda Cantina di Casteggio (Terre d’Oltrepò), in Oltrepò pavese, con lo spumante Metodo Classico di Pinot Nero Docg. Prodotti che si aggiudicano una stiracchiata sufficienza gusto-olfattiva, visto anche il rapporto qualità prezzo.
Di seguito le nostre note di degustazione dell’intera linea di vini “Integralmente prodotti”, con relativa valutazione in “cestelli della spesa”, anticipate dalla descrizione dell’ufficio marketing-pubblicità di Eurospin.
LA DEGUSTAZIONE
Müller Thurgau Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 “Poderi di Enrico II”
Giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli. Il green feeling del colore rimane anche al naso, in cui alla frutta bianca si accompagna una nota leggermente muschiata. Bocca agile, dinamica, agrumata non troppo impegnativa, ma neppure troppo complicata.
(2 / 5) Giallo paglierino scarico, riflessi verdolini. Naso di frutta a polpa bianca matura, litchi, ananas, papaya matura. Ingresso morbido, frutto maturo, che vira su sensazioni talco e mentuccia. Corto di persistenza, chiude leggermente amarognolo.
Soave Doc 2016 “La Pieve”
Agrumi e frutta bianca al naso. In fase di assaggio il refrain non cambia, almeno nella parte iniziale e centrale del sorso. Il finale invece è caratterizzato da toni sapidi che donano al sorso una discreta persistenza post assaggio.
(2 / 5) Giallo paglierino scarico, un po’ velato. Naso morbido, pesca gialla matura. Alla corretta temperatura viene fuori il minerale, qualche nota vegetale, un filo leggero di pepe bianco e buccia di pompelmo. Ingesso morbido al palato, sulla frutta a polpa bianca. Svolta prima acido-agrumata, poi sapida. Persistenza tutta sul sale, comunque corta. Un vino duro.
Verduzzo Veneto Igt frizzante 2016 Meolo
Profumi di frutta bianca e una leggera nota che ricorda la salvia. In bocca le sensazioni paiono decisamente più agrumate. A non cambiare invece è la nota piacevolmente balsamica che si avvertiva anche al naso. Molto versatile in fase di abbinamento.
(2,5 / 5) Bianco carta. Pera kaiser al naso, pesca bianca. Corrispondente in bocca. Grande morbidezza al palato, dovuta a un residuo zuccherino piuttosto evidente.
Pinot Grigio Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 “Poderi di Enrico II”
Al naso parte delicato con profumi fruttati, in particolare su quelle tonalità che fanno ricordare la frutta a polpa bianca. Il sorso si muove sulle stesse coordinate del naso, aggiungendo tuttavia sensazioni agrumate e lievemente balsamiche.
(3,5 / 5) Colore giallo paglierino. Naso di banana, non molto intenso, in un contorno leggero di talco e mineralità salina. Qualche richiamo ai profumi terrosi del bosco, dopo la pioggia. Morbido in ingresso, al palato. Fresco, poi sapido. Più che sufficiente la persistenza. Una delle etichette che convincono nella linea di vini “Integralmente prodotti” di Eurospin.
Pignoletto Reno Doc Vino frizzante 2016 “Corte del Borgo”
Paglierino con riflessi verdolini. I profumi ricordano i fiori bianchi e gli agrumi. In bocca ritorna l’agrume, asciutto e non troppo aspro, in questa fase alternato a un certo green feeling che non sa di acerbo ma di aromatico.
(1,5 / 5) Paglierino. Naso di mela gialla matura e uva spina. In bocca disarmonico, a dir poco: lotta continua tra la parte morbida, zuccherina, e la parte salata. Squilibrato.
Falanghina del Sannio Dop 2016 La Guardiense
Profumi freschi di grande pulizia. Ci sono gli agrumi, la frutta bianca, oltre a quelle delicate sensazioni balsamiche e quasi mentolate che in bocca donano, specie sul finale del sorso, una bella verve e una rinfrescante bevibilità.
(3 / 5) Giallo paglierino, riflessi dorati. Naso che ha bisogno della corretta temperatura per esprimersi. Agrumi, talco. In bocca la classica tensione acida della Falanghina giovane. Non molto elegante, ma sufficientemente persistente.
Vermentino di Gallura Docg 2016 “Costa Dorada”
Ti porta ai tropici con i profumi fruttati, tanto mango, per poi farti atterrare, questa volta durante l’assaggio, in un clima più mediterraneo. Il sorso rimane centrato sulla sfera fruttata con agrumi dolci e qualche lampo di macchia mediterranea.
(3 / 5) Calice giallo paglierino. Ananas, miele, un minimo di mineralità al naso. Poco intenso, nel complesso, al naso. Bocca corrispondente, con richiami esotici di papaya e ananas e chiusura amarognola tipica. Voto sufficiente ma stiracchiato.
Grillo Terre Siciliane Igt 2016 “Isola del sole”
Colore giallo paglierino. Attacca, al naso, facendo ricordare gli agrumi mescolati con toni lievemente tropicali, mai troppo dolci. La bocca è una fedele trasposizione del naso a base di agrumi e frutta gialla matura. La sapidità qui ha contorni quasi iodati.
(3,5 / 5) Giallo paglierino. Naso giocato tra iodio, macchia mediterranea, agrume maturo (bergamotto), foglia di pomodoro e the nero. Bocca acida, pulita, sapida, corrispondente sugli agrumi. Sufficientemente persistente. Un Il secondo vino della linea “Integralmente prodotto” Eurospin che si discosta dalla media.
Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot nero Docg Spumante Brut “
Il frutto, nota dominante al naso, ricorda in particolar modo il lampone e la mela. La bocca ritorna sulla sensazione di mela, anche se in questa fase le affianca una nota di susina gialla, completata dalle classiche note di lievito. Sottofondo agrumato.
(3 / 5) Giallo paglierino. Perlage mediamente fine, persistente. Al naso crosta di pane caratteristica dei lieviti, agrumi, frutta a polpa bianca (pesca, mela) e uva spina. Una punta di balsamico. Un naso che perde eleganza nella permanenza nel calice. In bocca bollicina un po’ aggressiva in ingresso, ma pronta a distendersi nel sorso. Palato dominato dagli agrumi. Chiude, sempre “duro”, sull’arancia e sul lime. Retrolfattivo sul pompelmo. Un prodotto che non sfodera certo l’eleganza dei Pinot Nero oltrepadani, ma che neppure sfigurerebbe su una tavola poco pretenziosa.
Prosecco Doc Vino frizzante
Il tris di fiori bianchi, frutta a polpa bianca e note di lievito determinano il bouquet di profumi. In bocca le sensazioni aumentano non tanto di numero, quanto in definizione e realismo. Buone doti di beva.
Non valutato: stock assente
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2016 Ccm Montecarotto
Mela verde e agrumi fanno capolino al naso. In bocca ritorna la parte fruttata con sentori esotici portati in dote da sensazioni dolci-acide di ananas fresco. Finale sapido come vuole il vitigno.
(3,5 / 5) Giallo paglierino, riflessi dorati. Bel naso, caratteristico, minerale, erbaceo. In bocca conferma la mineralità, salina. Chiude fresco, acido, e sapido. Terzo vino convincente della linea “Integralmente prodotto” Eurospin.
Orvieto Doc 2016 “Loggia delle Poste”
Leggera nota floreale di fiori bianchi, seguita da più evidenti note fruttate, soprattutto agrumate. Dopo l’identikit dei profumi, il sorso mette in luce una bocca piuttosto snella e tesa, tutta bergamotto, lime e sale.
(3 / 5) Paglierino. Naso di erba giovane, appena tagliata. Un filo di mineralità leggera. Buccia di pompelmo. Bocca tutta sapida e di limone. Un vino che forse troverà nei prossimi mesi un definitivo equilibrio.
Cerasuolo d’Abruzzo Dop Co.ci Ortona
Colore rosa antico. La rosa, in questo caso il fiore, è la prima sensazione che si avverte al naso, insieme a quella parte fruttata che rimanda al frutto rosso. In bocca proprio la ciliegia fresca diventa protagonista, garantendo freschezza e bevibilità.
Non giudicabile: bottiglia difettata (acido acetico)
Barbera d’Asti Superiore Docg 2015 Cantina Sociale di Castel Boglione
La frutta rossa mescolata a tonalità speziate caratterizza il naso. La bocca riparte dalle sensazioni olfattive, anche se il frutto, acido e succoso, domina la prima parte del sorso, mentre la spezia, cannella e pepe rosa, caratterizza il finale.
(2,5 / 5) Rosso rubino impenetrabile, denso. Naso da sondare con la torcia. Sentori poco fini di frutta rossa, tra cui spicca il ribes. Qualche richiamo animale e di straccio bagnato. Al palato note sapide in disarmonia con il quadro fruttato.
Merlot Friuli Doc “Il Greto” La Delizia di Casarsa
Naso quasi vellutato con frutto scuro e qualche nota balsamica per nulla pungente. In bocca ha una bella trama fruttata, supportata da un corpo mai eccessivo. Nel finale si avverte una piacevole nota amarotica, oltre a un tannino di natura sapida.
– (2,5 / 5) 2014: Rosso rubino poco trasparente. Naso tipico: vegetale, frutto rosso, nota dolce tra la confettura e il miele, disturbata da una percezione di smalto. In bocca corrispondente.
– (3 / 5) 2013: Rosso rubino denso, quasi impenetrabile. Naso di liquirizia, evoluto, erbaceo. Fumè. In bocca manca un po’ di corpo, ma sapidità e frutto sempre presenti. Bottiglia giunta però al culmine della curva evolutiva, senza emozionare.
Chianti Riserva Docg 2014 Loggia delle Poste
Il frutto rosso che mette in evidenza il naso è in prevalenza fresco, anche se non manca qualche tono di confettura di amarena. In bocca è succoso, snello, dotato di una speziatura che ricorda il pepe rosa e il chiodo di garofano. Tannino dolce.
(3 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Altro vino dal naso piuttosto debole. Frutto rosso, macchia mediterranea, talco. Al palato appare corrispondente, ma non è un Chianti da ricordare.
Bardolino Doc 2016 Gran Signoria
Intensi profumi di frutti rossi. In bocca è asciutto e molto realistico, specie su quelle sensazioni, avvertibili fino a metà bocca, che ricordano la ciliegia e l’amarena. Finale delicatamente speziato. Grande facilità di abbinamento.
(2 / 5) Entry level a dir poco. Naso e bocca piatti, su tinte di ciliegia e amarena. Persistenza sconosciuta. Vino da tavola senza minime pretese.
Lambrusco Grasparossa Doc Frizzante 2016 Amabile Corte del Borgo
Bello il colore viola che riprende, cromaticamente, alcune tra le sensazioni (viola e mora) che più fanno capolino sia al naso sia in bocca. Se poi all’assaggio ci aggiungi anche la morbidezza un po’ zuccherosa della confettura di ciliegia, ecco che l’identikit di questo vino può dirsi completo.
(1,5 / 5) Rosso impenetrabile. Naso di mela matura, rossa. Bocca corrispondente. Al limite della bevibilità, se trattato alla stregua del vino.
Morellino di Scansano Docg 2016 Poggio d’Elci
Rosso e nero, parlo di frutto, sono i protagonisti del naso. In bocca il vino si manifesta sulle stesse sensazioni, inserendole in un sorso dal corpo medio. La descrizione dell’assaggio non rimane circoscritta al frutto, mettendo in luce una discreta varietà di piante aromatiche. Tannino potente.
(2 / 5) Rosso rubino piuttosto trasparente. Naso di frutta, lampone e rosa. Un poco di mineralità sapida. Frutto che pecca in finezza, tannino non pervenuto. Corto.
Syrah Terre Siciliane 2016 Poderi Ciacaranni
Profuma in prevalenza di frutto scuro anche se non manca, sempre al naso, un delicato sottofondo speziato di chiodo di garofano e pepe nero. In bocca la parte del frutto scuro, un mix tra mora e ciliegia fresca, lascia spazio alle spezie piccanti specie nel finale del sorso.
(3 / 5) Rosso rubino poco trasparente. Frutto rosso e spezie: pepe nero. Bella bocca piena, di nuovo di frutto rosso. Un filo di troppo di residuo zuccherino, che copre e disturba la sapidità, pur non andando a contrastarla.
Carignano del Sulcis 2016 Isolasarda
Profumi di frutti neri accompagnati da note terrose. In bocca entra con note di gelso, rimanendo poi comunque sul frutto scuro grazie a tonalità che ricordano nitidamente la mora. Finale leggeremente vegetale, completato da note di grafite. Tannino salato.
(2 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Naso flebile frutta rossa, più balsamico ed erbaceo. In bocca il calore tipico del Carignano è smorzato dall’eccessivo residuo zuccherino.
Chianti Classico 2015 Montostoli
Floreale (viola) e fruttato (melograno e ciliegia) al naso. In bocca la parte fruttata prende il sopravvento, grazie a un frutto rosso fresco, succoso, ma anche leggermente alcolico. Dalla seconda metà dell’assaggio compare una sottile trama balsamica. Tannino acido.
(3 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Naso di melograno e ciliegia, una punta spezie (pepe nero). Prima volta che si percepisce il tannino in un vino Eurospin. Da abbinare, facile, alla carne.
Primitivo Salento 2016 Solemoro
Floreale (viola) e fruttato (melograno e ciliegia) al naso. In bocca la parte fruttata prende il sopravvento, grazie a un frutto rosso fresco, succoso, ma anche leggermente alcolico. Dalla seconda metà dell’assaggio compare una sottile trama balsamica. Tannino acido.
(2,5 / 5) Rosso rubino poco trasparente, quasi impenetrabile. Frutta matura, erbe. Un residuo zuccherino che piacerà forse alle donne, ma che in fin dei conti appesantisce la beva. Prodotto da relegare alla categoria dei “piacioni”.
Negroamaro Salento 2016 Solemoro
Olfatto fruttato. Nonostante questo sia il tema principale il naso non manca di complessità, per merito di una bella alternanza di frutta a polpa gialla e bacche fresche. Il sorso si discosta da quest’abbondanza di sensazioni fruttate, grazie anche a note di carruba, frutta secca e spezie scure.
(2,5 / 5) Rosso impenetrabile. Naso di marmellata, prugna, ciliegia, amarena. In bocca il classico “dolcione pugliese”. Ma di quelli di una volta. Perché oggi, in Puglia, si beve di gran lunga meglio. Anche senza spendere tanto di più.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(5 / 5) La vendemmia 2015 si rivela splendida per uno dei vini simbolo delle Marche in vendita nei supermercati italiani. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi “Titulus” Fazi Battaglia, già meritevole di lodi nelle annate precedenti, guadagna quel mezzo grado in più di titolo alcolimetrico che conferisce a questo vino bianco una straordinaria morbidezza al palato. Merito della calda estate 2015 e delle conseguenti escursioni termiche, tutte da assaporare nel calice. Non si lascino impressionare, insomma, quei consumatori di vini che, al supermercato, non osano superare la soglia fatidica dei 12,5%. I 13% della vendemmia 2015 del Verdicchio Fazi Battaglia sono ben compensati, al palato, da una sapidità rigogliosa, regalo – questa volta – del terroir marchigiano. Un vino, insomma, che conserva una facilità di beva invidiabile. Ma tutt’altro che banale.
Nel calice, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Fazi Battaglia si mostra d’un giallo paglierino deciso, limpido e trasparente. La morbidezza al palato si presagisce già dagli “archetti” che il nettare crea, facendolo ruotare nel calice. Al naso, l’impronta minerale è decisa: altro indicatore di quella che sarà la sapidità, al palato. Completano l’elegante buquet sentori floreali freschi e note d’agrumi. Sullo sfondo, a conferire ulteriore freschezza, anche percezioni vegetali di macchia mediterranea.
Al palato, ecco svelata la corrispondenza gusto-olfattiva. E’ un vino che si raccolta, di fatto, già al naso questo Verdicchio dei Castelli di Jesi “Titulus”. Che in bocca, però, sfodera la già citata morbidezza: vero e proprio velluto che accarezza le papille gustative, mentre si rincorrono percezioni minerali e agrumate. Solo in chiusura la sapidità riesce ad avere la meglio sulla glicerina, mentre avanza deciso il gusto di mandorla amara: timbro definitivo sull’eleganza di questo vino bianco.
LA VINIFICAZIONE
Colpisce, in definitiva, Fazi Battaglia, per la continuità qualitativa che riesce a conferire al Verdicchio dei Castelli di Jesi “Titulus”, di anno in anno. Superando se stessa, con la vendemmia 2015. Prodotto nella zona Classica del Verdicchio dei Castelli di Jesi, Titulus nasce solo ed esclusivamente da uve Verdicchio selezionate e raccolte a mano nei vigneti della Fazi Battaglia. Come spiega la stessa casa vinicola, si tratta di circa 250 ettari adagiati nel cuore delle colline marchigiane, ad altitudini ed esposizioni diverse e complementari. Le uve vengono raccolte a mano nei dodici appezzamenti, in momenti differenti. Per ognuno viene accertata la data ottimale di vendemmia, che per questo può durare anche dai 20 ai 25 giorni.
Ad occuparsi della raccolta è una squadra di circa 200 persone. Dopo una spremitura soffice, il mosto ricavato viene fermentato in serbatoi di acciaio inox per 15-18 giorni. Prima dell’affinamento in bottiglia, dove rimane per circa 30 giorni, il Verdicchio dei Castelli di Jesi “Titulus” riposa in vasche di acciaio per diversi mesi, necessari al raggiungimento della giusta maturazione dei profumi e della complessità al palato. Sono circa 2 milioni le bottiglie, tutte dalla classica forma ad anfora, ottenute ogni anno dalla società agricola di Castelplanio.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il Verdicchio fa incetta di premi con 14 Tre Bicchieri su 20 assegnati alle Marche dalla Guida Vini d’Italia 2017 del Gambero Rosso, tre in più rispetto allo scorso anno e il 40% in più rispetto al 2011. A conferma della vocazione bianchista della regione, sono 17 i vini bianchi premiati con il massimo riconoscimento dalla guida, di cui 14 delle aziende aderenti all’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT). Bene anche il Rosso Conero, prima doc rossa nata nelle Marche, che conquista un Tre Bicchieri. “Siamo orgogliosi – ha detto il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT), Alberto Mazzoni – di questa crescita complessiva delle Marche del vino, a partire dal Verdicchio, nella sua doppia accezione dei Castelli di Jesi e di Matelica. Una crescita qualitativa del prodotto enologico marchigiano che sembra fare breccia anche sui mercati internazionali. Secondo Istat infatti nel primo semestre di quest’anno, le esportazioni dei vini da uve della nostra regione sono cresciute del 3,9%, il 34% in più rispetto all’incremento medio nazionale sullo stesso periodo. Fa piacere inoltre riscontrare – ha concluso Mazzoni – una forte vitalità del sistema produttivo, anche grazie a nuovi investimenti e a giovani produttori che lavorano puntando sulla qualità e sulla distintività del prodotto autoctono”.
IMT – TRE BICCHIERI GAMBERO ROSSO 2017
Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Crisio Ris. 2013 CasalFarneto
Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Lauro Ris. 2013 Mattioli
Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Salmariano Ris. 2013 Marotti Campi
Castelli di Jesi Verdicchio Cl. San Paolo Ris. 2013 Pievalta
Castelli di Jesi Verdicchio Cl. San Sisto Ris. 2014 Fazi Battaglia
Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Utopia Ris. 2013 Montecappone
Castelli di Jesi Verdicchio Cl. Villa Bucci Ris. 2014 Bucci
Conero Campo San Giorgio Ris. 2011 Umani Ronchi
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Il Priore 2014 Sparapani – Frati Bianchi
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Misco 2015 Tavignano
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Sabbionare 2015 Sabbionare
Verdicchio di Matelica Collestefano 2015 Collestefano
Verdicchio di Matelica Mirum Ris. 2014 La Monacesca
Verdicchio di Matelica Vigneti B. 2015 Belisario
Verdicchio di Matelica Vigneto Fogliano 2013 Bisci
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Dal 2 al 5 settembre il Progetto Vino di Collisioni arriva nei territori del Verdicchio con “Collisioni dal Verdicchio alle Marche”, la quattro giorni di degustazioni sul bianco più premiato d’Italia e sulle doc marchigiane organizzata dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) con la regia del curatore del Progetto Vino e direttore scientifico di Vinitaly International Academy, Ian D’Agata, in partnership con il primo festival agrirock d’Europa.
Trenta gli esperti da tutto il mondo in arrivo nella città di Federico II, tra giornalisti, buyer e stakeholder, che saranno coinvolti in degustazioni guidate di Verdicchio, Rosso Conero, Bianchello del Metauro, Colli Pesaresi e Colli Maceratesi Ribona, Lacrima di Morro d’Alba, Serrapetrona e Pergola, ‘incontri a tavola’ con gli chef stellati Mauro Uliassi e Errico Recanati e visite ai territori più suggestivi della regione: da Jesi a Matelica (con i teatri Pergolesi e Piermarini), dalla Riviera del Conero alla Baia di Portonovo, fino alle Grotte di Frasassi. In programma anche due verticali di Verdicchio dei Castelli di Jesi e di Matelica dal 1990 ad oggi, cene e assaggi a base di prodotti tipici locali presso Palazzo Balleani, sede del polo enogastronomico regionale Food Brand Marche.
Numerosi gli ospiti previsti: si va da Gurvinder Bhatia, redattore di Quench Magazine, la maggiore rivista di vino in Canada, al sommelier Levi Dalton (Usa), conduttore di I’ll Drink to That (Usa) e autore per Eater NY; dalla Master of Wine svizzera Robin Kick al giudice internazionale di vino Rick Cusker; da Michael Garner dell’Italian Wine Specialists Tria Wines Limited alla Master Sommelier Kathy Morgan; dalla scrittrice e presentatrice televisiva canadese Michaela Morris a Laura Depasquale, general manager di Artisanal Fine Wine&Spirit (gruppo di distribuzione Southern Wine&Spirits Florida); da Wai Xin Chen, italian wine ambassador a Singapore e proprietario del business blog Winexin.sg fino a Lingzi He, giornalista di Modernweekly (Cina) e Wine Mag (Hong Kong).
“Collisioni dal Verdicchio alle Marche – ha detto il direttore dell’IMT, Alberto Mazzoni – sarà una full immersion nella cultura enoica e nei territori marchigiani. Un’occasione unica per le 35 aziende IMT aderenti al progetto, che per la prima volta potranno promuovere nei luoghi di produzione il Verdicchio e le nostre denominazioni più identitarie ad un panel selezionato di livello internazionale”.
Per il direttore creativo del Progetto Vino di Collisioni, Ian D’Agata: “Credo profondamente nella necessità di promuovere i grandi vini italiani nelle città chiave dei marcati esteri. Ma è altrettanto importante portare gli esperti che contribuiscono a determinare la fortuna di un vino nel mondo, a visitare e a toccare con mano il territorio di produzione e la cultura agricola in cui un vino nasce. Per questo Collisioni è felice di approdare in una delle regioni più belle d’Italia e dai vini giustamente famosi in tutto il mondo. Non sono l’unico a ritenere il Verdicchio una delle due-tre migliori uve autoctone bianche italiane, che raggiunge vertici qualitativi importantissimi nelle migliori espressioni di Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica. Ma il bello enologico delle Marche sono anche vitigni poco noti che danno vita a grandissimi vini, come ad esempio la Lacrima di Morro d’Alba e il Serrapetrona, che meriterebbero di essere più conosciuti. Collisioni dal Verdicchio alle Marche nasce con questo preciso obiettivo”.
I produttori IMT che partecipano a Collisioni dal Verdicchio alle Marche: Andrea Felici, Bisci, Bucci, Cantina Sociale Di Matelica e Cerreto D’esi, Casalfarneto, Ceci Enrico, Collestefano, Fattoria Coroncino, Fattoria Le Terrazze, Fazi Battaglia, Fonte Zoppa, Garofoli, Marotti Campi, La Monacesca, La Staffa, Lucarelli, Lucchetti, Mancinelli, Marchedoc Societa’ Coop. Agricola, Marchetti Azienda Agricola, Moncaro, Montecappone, Moroder, Pievalta, Pro. Vi. Ma., Santa Barbara, Sartarelli, San Marcello, Lucangeli, Tenute Pieralisi, Tenuta Musone, Terra Cruda, Umani Ronchi, Vallerosa Bonci, Vicari.
I soggetti aderenti a Food Brand Marche che partecipano all’evento: Comune di Jesi, TreValli Cooperlat, BovinMarche, MarcheBio, Consorzio Frasassi, tour operator Esitur.
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Anfora, bottiglia simbolo del Verdicchio, disegnata nel 1953 dall’architetto Antonio Maiocchi ed entrata a pieno titolo nelle tipologie di bottiglie utilizzate per questo vino. Denominazione, il Verdicchio, molto apprezzata e diffusa sulle tavole degli italiani, presente sia come Doc, che come Docg nella versione Superiore. Ecco quindi, sotto la nostra lente di ingrandimento oggi il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico, vendemmia 2014, prodotto da Colonnara a Cupramontana (An). Azienda, Colonnara, della quale abbiamo molto apprezzato il Marche Rosso Igt Tornamagno 2010 disponibile nel canale horeca, ma un po’ meno questo Verdicchio che risulta certamente bevibile, gradevole, con un adeguato rapporto qualità prezzo, ma non degno di nota. Nel calice cristallino e poco denso, ma di un colore giallo paglierino tendente al dorato che fa immaginare un vino di una certa complessità poi disattesa. Al naso, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, prodotto da Colonnara è delicatamente profumato e fruttato. In bocca risulta complessivamente rotondo. Abbastanza caldo, secco, fresco e sapido, caratteristica per la quale si distingue in primis. Sufficientemente elegante e persistente, manca però di un po’ di sprint. Un vino da consumare giovane, adatto alla tavola di tutti i giorni anche perché di soli 12,5% di alcol in volume. Si abbina ad antipasti di pesce, crostacei bolliti, primi piatti con sugo bianco di pesce o di crostacei o di vegetali, pesci bolliti delicatamente salsati, pesci cotti in padella con olio di oliva, rosmarino e stesso vino, carni bianche con cotture delicate, prosciutto crudo di tipo dolce, formaggi pecorini giovani. Da servire a 10-12 gradi.
LA VINIFICAZIONE Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico prodotto da Colonnara è un vino bianco fermo prodotto dal 1964. I vigneti dai quali provengono le uve destinate alla vinificazione si trovano in una zona collinare a 350/550 metri s.l.m, nei comuni di Cupramontana, Monteroberto, Maiolati, Castelbellino, Staffolo e Apiro. I terreni sono di origine marina, di medio impasto, con punte elevate di argilla e sabbia. Le vigne sono allevate secondo il sistema doppio capovolto Sylvoze Guyot. La raccolta delle uve e manuale e la vinificazione è tradizionale in bianco con pressatura soffice, pulizia del mosto e vinificazione in acciaio a temperatura controllata. Colonnara è stata fondata nel 1959, costituita da 110 soci per un totale di 120 ettari produce una vasta gamma di vini bianchi e rossi tipici delle Marche tra cui Verdicchio, Passerina, Pecorino, Bianchello del Metauro ovvero rossi come Montepulciano, Lacrima di Morro d’Alba o Rosso del Conero.
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