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Sei cantine italiane in vendita: ecco quali

Sei cantine italiane in vendita: ecco quali secondo il sole 24 ore
«Riparte il valzer delle acquisizioni tra le cantine italiane». Come riportato dal Sole 24 Ore, sei cantine italiane sarebbero in vendita. Le recenti riduzioni del costo del denaro stanno favorendo una nuova campagna di acquisizioni in tutto il Paese, da Nord a Sud, con un crescente interesse per le realtà vinicole di alta qualità e forte identità territoriale. Mentre il mercato del vino fermo di fascia media mostra segnali di difficoltà nei consumi, gli spumanti e le bottiglie provenienti da aree a denominazione, con un posizionamento medio-alto, continuano a suscitare grande appeal tra gli investitori.

CASTELLO DI NEIVE IN VENDITA?

Tra le aree di maggiore interesse spiccano le Langhe, dove tornano a circolare voci su un possibile cambio di proprietà del Castello di Neive, storica cantina del Barbaresco. Nei mesi scorsi si era già parlato di un interesse da parte della cantina Argiano di Montalcino, ma di recente sarebbero emersi nuovi potenziali acquirenti. Tuttavia, la situazione interna dell’azienda risulta complicata, con Carolina Stupino, erede del fondatore, pronta a vendere, ma sarebbe – sempre secondo Il Sole 24 Ore – in contrasto con un altro azionista di rilievo, il finanziere greco Giorgio Psacharopulo, titolare del 30% delle quote. Le prossime settimane saranno decisive per capire se verrà raggiunto un accordo tra i soci.

ZENATO NEL MIRINO DI SANTA MARGHERITA, FERRARI E FANTINI GROUP?

Cantine italiane in vendita anche in Valpolicella, altra denominazione di grande prestigio nel mirino degli investitori. La cantina Zenato, noto marchio del vino italiano grazie a prodotti come Amarone, Ripasso della Valpolicella e Lugana, sarebbe nel mirino di diversi pretendenti. Nonostante un apparente accordo interno che ha portato alla nomina di Lorenzo Miollo come amministratore, proseguono incontri sottotraccia con grandi gruppi vinicoli italiani, tra cui Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Cantine Ferrari e Fantini Group. Zenato rappresenta un brand di notevole valore, capace di attirare l’interesse di molti per la sua forza commerciale e la solidità dei suoi prodotti.

QUADRA FRANCIACORTA E MIRABELLA SUL MERCATO?

Non meno dinamica è la situazione in Franciacorta, dove alcune cantine potrebbero presto cambiare proprietà, spinte dalle difficoltà nel passaggio generazionale. È il caso di Quadra Franciacorta, azienda sul mercato per mancanza di eredi pronti a succedere al fondatore Ugo Ghezzi, e che sembra aver attirato l’interesse del Gruppo Unipol, già presente nel settore vinicolo con diverse realtà in Toscana e Umbria. Si confermerebbe coì difficilissimo, a Quadra, sostituire Mario Falcetti. Anche la cantina Mirabella potrebbe finire sul mercato, con il socio Giuseppe Chitarra intenzionato a cedere il suo 24%, nonostante l’opposizione della famiglia fondatrice Schiavi e di altri azionisti di rilievo.

VARVAGLIONE COMPRA CLAUDIO QUARTA? RUMORS SU CONTE SPAGNOLETTI ZEULI

Sul fronte delle cantine italiane in vendita, il Sud Italia non resterebbe escluso. In Puglia, la famiglia Varvaglione sarebbe vicina all’acquisto delle tre cantine di Claudio Quarta, due delle quali situate in Salento e una in Irpinia. Si tratta di Tenute Eméra, nelle terre del Primitivo di Manduria (Marina Di Lizzano, Taranto), Cantina Moros nella zona del Negroamaro (Guagnano, Lecce) e Cantina Sanpaolo, nel cuore dell’Irpinia (Tufo, Avellino).

Non resterebbe indenne dalla girandola di interessi e potenziali cambi di proprietà la Murgia. Sempre secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore, l’azienda e i vigneti di proprietà del Conte Spagnoletti Zeuli, ad Andria (Tenuta Zagaria e Tenuta San Domenico) potrebbero passare nelle mani di Casillo Group, nota nel settore agroalimentare per marchi come Molino Casillo e Birra Molina. Anche in questo caso, le trattative sarebbe vicine a una conclusione.

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Campi Taurasini: il volto funky dell’Aglianico d’Irpinia esce dall’ombra del Taurasi


L’Aglianico dei Campi Taurasini è quel ragazzetto che si presenta in tuta al matrimonio di un parente. Un po’ inadatto, forse. Ma tutto sommato perdonabile. In primis per l’età. E poi per la consapevolezza di non essere lui il festeggiato. All’ombra di un colosso muscoloso e strutturato come il Taurasi (lui sì, sempre, il re della festa), l’Aglianico dei Campi Taurasini sembra vivere un momento d’oro, sull’onda di una presa di coscienza dei propri mezzi al cospetto dei gusti dei consumatori moderni. Merito dei produttori dell’Irpinia, che a Campania Stories 2023 hanno sfoggiato amabili profili fruttati e sorsi sapidi e tesi per quelli che, fino a ieri, potevano essere considerati i “vini base” di una gamma aziendale al cui vertice – inamovibile – figura per l’appunto il Taurasi.

Un primato che non è in discussione. Tuttavia, la nuova profilazione del Campi Taurasini come vino rosso un po’ funky, nel suo essere splendidamente territoriale ed elegantemente rustico, può portare questa tipologia a entrare di diritto nella scia ormai segnata in Campania dal Piedirosso: quella del “cavallo di Troia”, in grado di trainare con sé anche le vendite del Taurasi, sui mercati internazionali più evoluti. Certo ci vorrà costanza qualitativa, nei prossimi anni. Le premesse fanno ben sperare. Ecco dunque i migliori assaggi di quella che, lo ricordiamo, è una sottozona della Doc Irpinia che condivide con la Docg Taurasi l’intero territorio di produzione.

Ai comuni di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemileto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano si aggiungono quelli di Gesualdo, Villamaina, Torella dei Lombardi, Grottaminarda, Melito Irpino, Nusco e Chiusano San Domenico. Vini e areale da monitorare con grande attenzione, ma non per la possibilità di trovarsi di fronte a “Piccoli Taurasi“, bensì per l’opportunità di assaporare grandi rossi, capaci di raccontare – con classe assoluta – le peculiarità del vitigno Aglianico.

I MIGLIORI IRPINIA CAMPI TAURASINI DOC
Irpinia Campi Taurasini Dop 2019 “Ion”, Stefania Barbot

Bel frutto e bella freschezza per questo Aglianico che si lascia ricordare per le note di ciliegia e di arancia sanguinella e per un tannino di prospettiva, che non oscura il sorso fruttato. Vino già godibile e ancor più apprezzabile col giusto accompagnamento gastronomico, con ottime prospettive di ulteriore, positivo affinamento. 91/100

Irpinia Campi Taurasini Doc 2019, De’ Gaeta

Difficile trovare un Aglianico che abbini tanto frutto e, al contempo, tanta profondità. Il gioco è fatto col Campi Taurasini di De Gaeta, cantina che si è affacciata tutto sommato da pochi anni nel settore, con i fratelli Salvatore e Bruno (la prima vendemmia è la 2015). Un vino che è sfoggio assoluto dei primari e del frutto del vitigno, ma anche spezia e balsamicità, prima di un finale leggermente sapido, che rende la beva instancabile. Un nettare che è essenza della varietà. 92/100

Irpinia Campi Taurasini Dop 2020 “Case Arse”, Giovanni Carlo Vesce

Frutto rosso (ciliegia) e mora di rovo perfettamente matura al naso, ricordi preziosi di erbe della macchia mediterranea. In bocca un tannino splendidamente lavorato, che gioca con la polpa. Vena minerale-salina a fare da spina dorsale a un sorso più che mai goloso, giocato sul frutto. Allungo e chiusura rosso croccante. Vino di prospettiva. Nella foto di copertina lo splendido vecchio vigneto da cui nasce questo vino. 93/100

Irpinia Campi Taurasini Dop 2019 “Costa Baiano”, Villa Raiano

Altro vino di gran carattere, che pur conserva in grande evidenza il profilo fruttato. È questo, di fatto, il profilo vincente del Campi Taurasini, nel segno di un equilibrio tra le componenti che non necessita, forzatamente, lunghissimi affinamenti. Eppure ecco un’impronta tannica importante, così come decise sono la spalla acida e il profilo vagamente balsamico. Vino che darà (ancor più) il meglio di sé col passare del tempo. 93/100

Irpinia Campi Taurasini Dop 2019, Di Prisco

Grandissima purezza e concentrazione del frutto, tra il rosso e il nero, tra la ciliegia perfettamente matura e la mora. Non manca un bel corredo di erbe della macchia mediterranea, cui fa eco un bouquet di viole e fiori di lavanda. Si conferma un grande vino anche al palato, su ritorni di agrumi rossi (sanguinella) e frutta a polpa rossa. Allungo fresco, leggermente sapido, per un vino che brilla in tipicità e ha tanta vita davanti. 94/100

LE “VECCHIE” ANNATE A CAMPANIA STORIES 2023

Si tratta di annate recenti, dunque delle vendemmie di Campi Taurasini da poco sul commercio. Ma a dimostrare che l’ottimo lavoro su questa sottozona della Doc Irpinia non sia cominciato oggi – pur con canoni stilistici non esattamente paritetici – vengono in aiuto gli assaggi alla cieca di annate più vecchie, presenti a Campania Stories 2023.

L’Irpinia Doc Campi Taurasini 2017 de Il Cortiglio (91/100), tutt’altro che arreso allo scorrere del tempo, convince per la splendida dolcezza dei tannini e per il profilo balsamico, fresco, speziato. Benissimo anche l’Irpinia Campi Taurasini Dop 2016Cretarossa” de I Favati (93/100), altro vino dai tannini dolci che rivela ancora prospettiva, stabile al vertice della propria curva evolutiva.

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È iniziata Campania Stories 2023: ritorno in Irpinia e braccia tese al Vulture

Doveva essere l’edizione delle certezze ritrovate, in quell’Irpinia dove tutto ha preso vita. Invece, il programma di Campania Stories 2023, all’insegna della parola «sinergia», si è già rivelato ricco di sorprese nella giornata d’esordio, ieri pomeriggio al Castello di Gesualdo, Comune inserito tra i Borghi più belli d’Italia. Tanta commozione tra gli organizzatori e qualche accenno al grande progetto di una Doc Campania che potrebbe costituire la ciliegina sulla torta dello stesso percorso di Campania Stories, format ideato dall’agenzia di comunicazione Miriade & Partners che giunge quest’anno all’ottava edizione, come evoluzione di “Anteprima Taurasi”, “Taurasi Vendemmia”, “BianchIrpinia” e “Terra Mia”.

DOC CAMPANIA SULLO SFONDO

La Doc non viene mai menzionata, ma i rimandi sono molteplici, tra le righe dei vari interventi. Secondo quanto riferito alla stampa italiana e internazionale accorsa in Irpinia, i tempi sarebbero maturi in Campania per un progetto corale, che vedrebbe i produttori riuniti – non è ancora chiaro in che forma e con quali, eventuali rinunce – sotto il medesimo “cappello” di una Denominazione di origine controllata Campania, sul modello del Piemonte o, ancor meglio, della Sicilia. «Consorzi e produttori non hanno mai collaborato come invece fanno oggi», ha sottolineato Miriade & Partners, nell’annunciare peraltro che «Campania Stories 2024 si svolgerà nel Sannio».

Solo un accenno all’argomento anche da parte di uno dei principali promotori della Doc Campania, ovvero l’assessore regionale all’Agricoltura Nicola Caputo. «È un momento magico per il vino campano – ha sottolineato l’esponente della giunta De Luca nel suo video intervento da Bruxelles, dove si trova per impegni istituzionali – e stiamo facendo grandissimi sforzi per avere un maggiore riconoscimento e una maggiore percezione sui mercati». «Riconoscimento» e «percezione» che, come apertamente dichiarato più volte, potrebbero arrivare proprio grazie a una Doc regionale.

CAMPANIA CHIAMA BASILICATA: ECCO “GENERAZIONE VULTURE”


Certo, in un’ottica di potenziali “anteprime regionali”, dovrà forse essere rivisto lo stesso format di Campania Stories, che al momento prevede costi che variano da 500 a 850 euro + Iva (da 1 a 8 etichette) per l’iscrizione dei campioni ai tasting riservati alla stampa di settore nazionale e internazionale (elemento che scoraggia una più ampia partecipazione di cantine campane).
Il programma di Campania Stories 2023 entra infatti nel vivo oggi, con gli assaggi delle nuove annate di spumanti e vini bianchi prodotti nelle principali denominazioni campane.

Domani sarà poi il turno dei vini rossi, sempre all’Hotel Villa Calvo – Ristorante La locandina di Aiello del Sabato (Avellino). Oltre 90 le adesioni da tutta la regione alla rassegna organizzata da Miriade & Partners con le aziende partecipanti. Un modo per «celebrare la sinergia tra tutte le componenti del mondo del vino: le cantine campane, Associazione italiana sommelier Ais Campania e Regione Campania». Ma non solo.

Tra le soprese della giornata di esordio di Campania Stories 2023, ancora una volta in un’ottica di espansione del progetto iniziale, si è registrata la presenza di due produttori del progetto “Generazione Vulture” (nella foto, sopra), Elena Fucci e Andrea Piccin (Grifalco). Per la prima volta in 8 edizioni, l’evento targato Miriade & Partners ha dunque aperto le porte a esperienze che superano i confini regionali, per mostrare come «confrontarsi e fare gruppo non può che arricchire».

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Verso una Doc Campania da 100 milioni di bottiglie? Il dibattito è aperto


Il cerchio inizia a stringersi attorno all’istituzione della Doc Campania, nuova denominazione di origine controllata che avrebbe un potenziale di circa 100 milioni di bottiglie. Un argomento che anima i corridoi del vino campano, dalle cui finestre traboccano non pochi mugugni. Da settimane. Il dibattito in corso lascia infatti aperti numerosi interrogativi, farciti dalle contraddizioni dei protagonisti in gioco. Su tutti, n
on è chiaro se la nuova Doc andrà ad aggiungersi a quelle già esistenti, oppure se andrà a sostituirne alcune. O addirittura tutte.

In prima fila, tra i promotori della nuova Doc, c’è Regione Campania. L’assessore all’Agricoltura Nicola Caputo ha apertamente parlato di «necessità di razionalizzazione delle Doc campane del vino», il cui numero è «forse eccessivo al momento». Dichiarazioni pubbliche, rilasciate in occasione dell’edizione 2022 di Campania Stories, unico evento che consente alla stampa di degustare in anteprima le nuove annate dei vini campani. La richiesta di ulteriori delucidazioni sull’argomento avanzata mesi orsono da winemag.it giace negli uffici di Caputo, senza alcuna risposta.

SANNIO, CONSORZIO FAVOREVOLE ALLA DOC CAMPANIA

Tra i Consorzi che non nascondono il proprio parere favorevole alla Doc Campania c’è quello del Sannio. «L’idea – annuncia il presidente Libero Rillo – è quella di istituire a breve un comitato promotore, a cui dare il compito di sondare le opinioni di tutti gli attori in gioco. Al momento si sa ben poco, se non che alcuni territori sono più convinti di altri. In Irpinia, per esempio, le resistenze alla Doc Campania sono dettate dal fatto che manchi un’Igt di ricaduta, che deve essere presente in ogni zona per evitare la svalutazione delle uve che si decide di declassare».

Detto ciò, non abbiamo ancora certezza di quali vitigni includere o escludere, nonché delle tempistiche. L’eventuale passaggio da Igt a Doc Campania comporta l’approvazione della Regione, del Ministero e dell’Ue. È possibile ipotizzare un percorso di almeno 2 anni».

Ma quando saranno chiare le idee in Campania? «Noi, nel Sannio – risponde Libero Rillo – siamo già abbastanza d’accordo, all’interno del Cda del Consorzio. Pure se non dovesse funzionare, la nuova Doc non farà certo danni. La convinzione è che potrebbe anzi trascinare il territorio, non affogarlo. Avere una denominazione che possa accomunare tutta la regione, in un contesto di globalizzazione, renderebbe la Campania del vino più forte sui mercati nazionali e internazionali. Del resto, le Doc già presenti non sarebbero eliminate».

CONFAGRICOLTURA CAMPANIA CAUTA SU UNA DOC REGIONALE

Più cauta la posizione di Confagricoltura in Campania. «Sono tra i fondatori del comitato promotore dell’Igp Olio Campania, progetto appena accolto dall’Ue – spiega il presidente di Confagricoltura Benevento, Antonio Casazza – quindi non posso che accogliere con favore un dibattito sul brand regionale. Il marchio Campania può essere un traino in molti comparti, dall’olio alla zootecnia, passando per l’ortofrutta. Ma su una Doc Campania del vino sarei un po’ più prudente».

 

La Doc sarebbe più restringente rispetto all’attuale Igp, dunque potrebbe costituire un elemento qualificante. Al contempo andrebbero valorizzate le Doc locali, già esistenti. Su questo tema, in definitiva, è necessario un confronto, che l’assessorato all’Agricoltura sembra voler intavolare con tutti gli attori in gioco.

Settimana scorsa è stato chiesto il parere delle associazioni di categoria, che dunque potranno dire la loro al fianco dei viticoltori. Il tema è caldo e mi auguro che in pochi mesi si arrivi a una sintesi, con un progetto unitario».

LUIGI MAFFINI (FIVI CAMPANIA): «NUOVA DOC? UN IMPOVERIMENTO»

Non gira intorno al punto Luigi Maffini (nella foto sopra, a sinistra), vignaiolo a Giungano, in provincia di Salerno, nonché vicepresidente di Fivi – Federazione italiana vignaioli indipendenti. «Siamo contrari all’istituzione della  Doc Campania – spiega Maffini a winemag.it – in quanto crediamo che la sua attuazione non conferisca un valore aggiunto alla nostra regione, bensì un impoverimento. Laddove si cercano unicità e differenze e si parla di “potenza espressiva dei singoli terroir”, non si può rispondere con un appiattimento dell’offerta vinicola,  specialmente in un territorio come la Campania, che vanta una estrema eterogeneità sia dal punto di vista pedologico che climatico».

L’introduzione di tale Doc vanificherebbe l’impegno concreto di migliaia di piccole e medie aziende che, ogni giorno, lavorano tenacemente per produrre, valorizzare e comunicare le diversità e le specifiche tipicità dei loro vini, dei luoghi e della loro storia».

«La nostra regione, forse unica in Italia – continua Luigi Maffini – vanta 4 importanti vitigni autoctoni di comprovata potenzialità (Fiano, Falangina, Greco e Aglianico) e decine di vitigni autoctoni minori, ma non per questo meno importanti. Sono riconosciute 3 Docg e tante altre Doc di territori dalle comprovate potenzialità viticole legati ad aree geografiche ben precise».

Maffini lancia poi una proposta. «Il “brand Campania” è molto forte per alcuni prodotti alimentari di diverse origini produttive – commenta il vicepresidente Fivi – ma è inopportuno nel settore  vitivinicolo. Meglio sarebbe valorizzare la già presente Igt Campania rendendola come “unica IGT regionale“, eliminando quindi le molteplici Igt che insistono nei diversi territori. Lasciando così le Doc e le Docg dei singoli territori al vertice della piramide qualitativa del vino campano, con il  ruolo di rappresentarne la “punta di diamante”. E su esse concentrare le politiche di sviluppo future».

L’EX PRESIDENTE SLOW FOOD GAETANO PASCALE: «NO AL CALDERONE»

Sull’argomento anche Gaetano Pascale (nella foto sopra, a destra), ex presidente di Slow Food Italia e referente dell’associazione per la Regione Campania dal 2006 al 2014. «Non si tratta – sottolinea – di essere favorevoli o contrari alla Doc Campania. L’idea di un comitato promotore è auspicabile, ma ancor più c’è bisogno di vere e proprie assemblee preliminari. Questa discussione va fatta prima di tutto con i viticoltori e in seguito con i vinificatori e trasformatori, perché è la viticoltura che annaspa di più in questo momento, rispetto a chi trasforma.

Più in generale, non sono innamorato delle denominazioni ampie. La fortuna delle Doc di qualità sta proprio nella capacità di rendere riconoscibili i territori. Ed è su questo che mi concentrerei preliminarmente, ovvero sulle strategie di promozione della qualità nei singoli territori».

«La mia sensazione, anche a fronte delle dichiarazioni delle istituzioni regionali – continua Gaetano Pascale, tra l’altro vignaiolo a Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento – è che si vada verso una Doc Campania che sostituisca quelle attuali. A mio modo di vedere sarebbe un peccato, soprattutto per una regione che ha un patrimonio di varietà autoctone così variegato: varrebbe la pena non mettere una tale biodiversità in un grande calderone».

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degustati da noi vini#02

Irpinia Doc Greco di Tufo 2019 Giallo d’Arles, Quintodecimo

Non occorre essere super esperti di storia dell’arte per comprendere il senso del nome affibbiato da Luigi Moio al suo Greco di Tufo, frutto di un cru del comune di Tufo (Avellino), in Irpinia. Il “giallo cromo” è il colore che incanta Van Gogh ad Arles, tanto da ingerirlo dal tubetto per “portare dentro la felicità” che riusciva a trasmettergli.

Sempre ad Arles, Van Gogh dipinse uno dei pochi quadri che sia mai riuscito a vendere: “La vigna rossa”, in cui il giallo cromo del sole e del cielo si tuffa nel rosso-arancio e ramato delle foglie della vite. Ebbene, non è forse il Greco di Tufo, per certi versi, un “rosso travestito da bianco”?

IL GIALLO D’ARLES SECONDO QUINTODECIMO

Quello di Quintodecimo racconta bene il concetto. Si presenta sì d’un giallo paglierino acceso, ma al naso rivela tinte agrumate che virano più sulla sanguinella e sul mandarino che sul cedro e il bergamotto. Poi, un’esplosione di fiori di campo e di verde pregiatissimo, da macchia mediterranea.

In bocca, la vena minerale marcata fa da spalla – anzi, da spina dorsale – alla generosa ampiezza del frutto maturo. Da “rosso” è anche la tinta asciutta di un sorso che fa a meno dei tannini ma sfrutta freschezza e dinamicità verticale, per tendere la beva come un arco.

Vino, questo Greco di Tufo 2019 Giallo d’Arles di Quintodecimo, manifesto del vitigno campano, con una vita lunghissima davanti. Un bianco che mette felicità. Un po’ come il “Giallo d’Arles” faceva con Van Gogh. Chapeau.

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Vini bianchi Campania Stories 2021: i migliori 40 e i tre vini imperdibili

I vini bianchi della Campania si confermano a livelli medio-alti in occasione della sessione di degustazione di Campania Stories 2021. La presentazione delle ultime annate delle principali denominazioni “bianchiste” della regione è andata in scena il 31 agosto.

Teatro dell’evento il Campus Principe di Napoli di Agerola (NA), affacciato sul mare tra Positano e Amalfi. Nella selezione di WineMag.it, 40 dei 158 vini bianchi campani degustati alla cieca.

In particolare sono tre i vini imperdibili: il Greco di Tufo Riserva Dop 2008 “Vittorio” della cantina Di Meo; la Falanghina dei Campi Flegrei Dop 2020 di Agnanum; il Costa d’Amalfi Ravello Bianco Dop 2020 Vigna Grotta Piana di Ettore Sammarco.

I MIGLIORI VINI BIANCHI A CAMPANIA STORIES 2021

BIANCHI VESUVIO
Dop Vesuvio Lacryma Christi del Vesuvio Bianco, Vesuvio Caprettone
Igp Pompeiano Bianco, Falanghina Campania

Casa Setaro – Vesuvio Caprettone Dop Aryete 2019
Sorrentino – Vesuvio Caprettone Dop Benita ’31 2020

BIANCHI COSTIERA AMALFITANA
Dop Costa d’Amalfi Bianco

Ettore Sammarco – Costa d’Amalfi Ravello Bianco Dop Selva delle Monache 2020
Ettore Sammarco – Costa d’Amalfi Ravello Bianco Dop Vigna Grotta Piana 2020
Marisa Cuomo – Costa d’Amalfi Furore Bianco Dop Fiorduva 2019

BIANCHI A BASE PALLAGRELLO BIANCO
Igp Terre del Volturno Pallagrello Bianco

Alois – Terre del Volturno Pallagrello Bianco Igp Caiatì 2020
Alois – Terre del Volturno Pallagrello Bianco Igp Morrone 2019

BIANCHI A BASE FALANGHINA
Dop Falanghina del Sannio, Igp Falanghina Beneventano, Campania Falanghina

Di Meo – Campania Falanghina Igp 2020
La Guardiense – Falanghina del Sannio Dop Anima Lavica 2020
Mustilli – Falanghina del Sannio Sant’Agata dei Goti Dop Vigna Segreta 2019
Cantine Tora – Falanghina del Sannio Dop Kissos 2016
Fontanavecchia – Falanghina del Sannio Taburno Dop – Vendemmia Tardiva Libero 2015
(già Top 100 Migliori vini italiani 2022 – WineMag.it)

Irpinia Dop Falanghina, Igp Campania Falanghina

Antico Castello – Irpinia Falanghina Dop Demetra 2020

Cilento – Igp Campania Falanghina, Colli di Salerno Bianco

Viticoltori Lenza – Colli di Salerno Bianco Igp Ida 2020
(già Top 100 Migliori vini italiani 2022 – WineMag.it)

Campi Flegrei – Dop Campi Flegrei Falanghina; Igp Campania Falanghina

Agnanum – Campi Flegrei Falanghina Dop Agnanum 2019
Astroni Campania Falanghina Igp Strione 2015

BIANCHI A BASE FIANO

Sannio – Dop Sannio Fiano
Monserrato 1973 – Sannio Fiano Dop Fiano Monserrato 1973 2020
Terre stregate – Sannio Fiano Dop Genius Loci 2020

Cilento, Colli di Salerno – Dop Cilento; Igp Paestum, Colli di Salerno, Campania

Azienda Agricola Casebianche – Cilento Fiano Dop Cumalè 2020
Tenuta Macellaro – Colli di Salerno Bianco Igp Ripaudo 2019
Tempa di Zoè – Paestum Fiano Igp Xa 2019
San Salvatore 1988 – Paestum Fiano Igp Pian di Stio Extreme Bio 2019
Lunarossa – Colli di Salerno Fiano Igp Quartara 2018

Irpinia – Dop Fiano di Avellino; Igp Campania Fiano

Passo delle Tortore – Fiano di Avellino Dop Bacio delle Tortore 2020
Tenuta del Meriggio – Fiano di Avellino Dop Fiano di Avellino 2020
Feudi di San Gregorio – Fiano di Avellino Dop Pietracalda 2020
Di Meo –  Fiano di Avellino Dop 2020
Traerte – Fiano di Avellino Dop 2020
Molettieri Salvatore – Fiano di Avellino Dop 2019
Tenuta Sarno 1860 – Fiano di Avellino Dop “Sarno 1860” 2018
Vigne Guadagno – Fiano di Avellino Dop Contrada Sant’Aniello 2016

BIANCHI CAMPANI A BASE GRECO
Sannio e Cilento – Dop Sannio Greco, Igp Paestum Greco

Fattoria La Rivolta – Sannio Taburno Greco Dop 2020
Terre Stregate – Sannio Greco Dop Aurora 2020
San Salvatore 1988 – Paestum Greco Igp Bio Colpazio 2020

Irpinia – Dop Greco di Tufo, Irpinia Greco e Igp Campania Greco

Di Meo – Greco di Tufo Dop 2020
Colli di Lapio – Greco di Tufo Dop Alexandros 2020
Passo delle Tortore – Greco di Tufo Dop Le Arcaie 2020
Petilia – Greco di Tufo Dop 4 20 QuattroVenti 2017
Di Meo – Greco di Tufo Riserva Dop Vittorio 2008

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Redimore: l’Aglianico “VCR421 Antonio Mastroberardino” nel Registro delle Varietà

Sabato 20 febbraio 2021 il clone di AglianicoVCR421 Antonio Mastroberardino” è stato inserito nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, con la relativa pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Un percorso tortuoso, quello della famiglia di origine campana, per vedere riconosciuto il clone di origine prefillosserica. Reimpiantato nel 2004, dà origine dal 2008 a un vino da singolo vigneto: Redimore, Irpinia Aglianico Doc.

Piero Mastroberardino accoglie così la notizia: «È per noi motivo di estrema soddisfazione, decima generazione alla guida della prestigiosa azienda irpina, il coronamento del lungo lavoro di mio padre Antonio, che per anni portò avanti un progetto ambizioso con il primario obiettivo di recuperare le caratteristiche originarie dei vitigni storici della Campania Felix, che per opera dell’uomo, in seguito alle scelte produttive di replicazione del materiale genetico, nel corso dei decenni andavano lentamente mutando».

UNA STORIA DI TENACIA

Erano gli anni Ottanta quando Antonio Mastroberardino si impegnava in una incessante attività di ricerca non soltanto sull’Aglianico, ma anche agli altri grandi vitigni del territorio. Come il Greco e il Fiano.

Sono gli inizi del nuovo millennio quando la cantina campana avvia una collaborazione con i Vivai Cooperativi Rauscedo. Obiettivo: individuare, classificare e infine registrare antichi cloni di Aglianico, sopravvissuti alla fillossera.

Un vero e proprio viaggio nel tempo – sottolinea Piero Mastroberardino – che ha visto in questo riconoscimento ufficiale non la tappa finale, ma semplicemente un fondamentale punto di svolta».

DAL CLONE AL VINO

Oggi è possibile assaporare un vino prodotto con il clone “VCR421 Antonio Mastroberardino” grazie a “Redimore“, Irpinia Aglianico Doc prodotto appunto dalla casa vinicola di Atripalda (AV).

«Sul piano affettivo – commenta Piero Mastroberardino – affiora la soddisfazione e l’orgoglio di aver portato a compimento un progetto che riporta nel calice quei caratteri che mio padre aveva conosciuto e amato e che per lui, come per tutta la mia famiglia, rappresentano l’essenza stessa dell’Aglianico».

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Coldiretti Avellino insiste: «Il futuro dei vini dell’Irpinia è l’Autogrill»

EDITORIALE – Se potevamo avere dubbi sul livello di conoscenza del retail di Francesco Acampora, presidente di Coldiretti Avellino, oggi non li abbiamo più. Puff. Dissipati sino all’ultimo, grazie (ahilui) a un post pubblicato a sua firma sulla pagina Facebook della federazione campana.

Ufficiale, insomma, che il massimo rappresentante provinciale del più importante sindacato italiano non sappia di cosa parla, quando grida allo scandalo per «l’assenza dei vini dell’Irpinia dalle 6 stazioni autostradali Autogrill» che attraversano l’avellinese,  lungo la A16 Napoli-Canosa.

Acampora fa di più. Nel disperato quanto assurdo tentativo di captatio benevolentiae, utile forse ad allargare la platea di tesserati di Coldiretti Avellino, descrive infatti Autogrill come l’ideale «vetrina del territorio irpino», sostenendo che «un’azione di marketing territoriale non può prescindere dalle principali direttrici autostradali».

E ancora: «Le stazioni di sosta sono spazi di promozione, che devono accogliere i visitatori e condurli alla scoperta delle eccellenze produttive e dei percorsi culturali. Ma per incontrare la domanda, occorre strutturare l’offerta e l’Irpinia può avere uno spazio dedicato alle eccellenze, così come già accade in altre regioni».

Nel post apparso su Facebook, Acampora peggiora le cose fingendo (voglio sperare) di non capire che le pretese di Coldiretti Avellino sono assurde non perché Autogrill sia un canale da snobbare, bensì perché è curioso che Coldiretti faccia da megafono alle realtà industriali presenti nel tessuto produttivo del vino irpino.

Le cantine che producono grandi volumi sono le uniche in grado di sostenere il target Autogrill, i suoi listini prezzi, l’organizzazione richiesta, assieme alla capacità di stoccaggio. Aspetti da coniugare – condicio sine qua non – alla notorietà del brand aziendale, per poter aspirare ad entrare nelle mire della Spa di Rozzano (MI).

Per darsi un tono, Acampora cita prima Platone e poi Kant. Ma farebbe bene – prima – a rileggere le proprie dichiarazioni e uscire allo scoperto: la proposta di Coldiretti Avellino è talmente lontana dalla realtà da sembrare appunto assurda, campata in aria. Nonché pretestuosa e imbarazzante per la stessa Coldiretti nazionale.

A meno che codesto sindacato non stia combattendo una battaglia per conto degli unici “brand irpini” che potrebbero essere interessati a vendere in Autogrill (Feudi di San Gregorio e Mastroberardino, per citarne due su tutti, tra l’altro già presenti in Gdo e quasi sicuramente in grado di “cavarsela da soli”) le dichiarazioni di Francesco Acampora risultano prive di qualsivoglia beneficio per la causa dello sbandierato «brand Irpinia».

Lo dimostra, se non altro, il fatto che l’assurda risposta pubblicata su Facebook ci è stata segnalata da tre piccole cantine irpine, che hanno perfettamente compreso il senso della nostra critica e sorriso – ancora una volta – di fronte alla presa di posizione del presidente di Coldiretti Avellino, piena zeppa di fraintendimenti (speriamo voluti) e/o segnale di un’oggettiva impreparazione sull’argomento retail.

L’assurda battaglia di Coldiretti Avellino contro Autogrill: «Vini Irpini assenti»

Ricordo all’esimio number one Acampora che Autogrill è un’insegna del tutto assimilabile, per logiche operative e “mentalità” del buyer, alla Grande distribuzione organizzata, la Gdo.

Se il mondo dei supermercati può agire differenziando l’assortimento a livello locale, referenziando cioè i vini di piccoli produttori del circondario a prescindere dalla sede centrale, il colosso milanese ha invece bisogno esclusivo di “brand”: cantine già affermate e strutturate a livello nazionale e internazionale, adatte al pubblico (soprattutto straniero) che popola (distrattamente, tra una pisciata e una Rustichella) le stazioni di servizio.

Basta farsi un giro negli Autogrill per notare la presenza di Denominazioni e cantine degnissime, ma di impronta “industriale” (si passi il termine): Terre del Barolo per il Barolo, Sartori (in rotta con Autogrill, secondo rumors di WineMag.it) per l’Amarone della Valpolicella, Chiarli per il Lambrusco, Piccini per Chianti e Brunello, Berlucchi e Ferrari per Franciacorta e Trento Doc, Spinelli per il Montepulciano d’Abruzzo, e così via.

Quello di Autogrill è ancora visto come uno “scaffale” dequalificante per il vino, ancor più dei banchi della Grande distribuzione. Non da me, sia chiaro, come invece si vuol far credere, bensì da una vasta platea di winelovers e professionisti del settore, che vedono (anacronisticamente) il canale moderno come il Diavolo e l’Horeca come l’acqua santa. Il suo sforzo forsennato e la sua battaglia contro Autogrill, dunque, a chi giova?

Davvero tutta l’Irpinia del vino, brand che – come altri in Italia, da nord a sud – deve fare ancora molto per imporsi nel panorama nazionale e internazionale, vuole focalizzarsi su un canale connotato da grandi numeri (i volumi variano dalle 30 alle 50 mila bottiglie medie per referenza all’anno) e forte pressione promozionale, ritenendolo veicolo «imprescindibile per un buon marketing territoriale»?

Davvero Acampora non sa che i formati di vino più venduti lungo le autostrade sono i bipack o i tris (confezionati dai produttori stessi, a dimostrazione della necessità di una struttura organizzativa imponente in cantina, che caratterizza tutto tranne che le realtà artigianali abbracciate da Coldiretti, almeno altrove) a prezzi che si aggirano attorno ai 10 euro?

Davvero Coldiretti Avellino considera Autogrill la priorità e la panacea del brand del vino avellinese? Se così fosse, la questione, oltre che ridicola, sarebbe pure grave per le prospettive dei tanti, straordinari vignaioli presenti in Irpinia che credono di poter investire nelle strategie di Acampora & Co.

Non dimentichi, poi, che una realtà famigliare come l’irpina Terre di Petrara è stata premiata proprio da WineMag.it Miglior Cantina dell’anno 2021) a dimostrazione della vicinanza della nostra testata alle cantine irpine: un premio guadagnato “sul campo”, in seguito a una serrata degustazione alla cieca nell’ambito della nostra annuale Guida Top 100 migliori vini italiani.

Dice bene una cosa, però, l’esimio esponente del sindacato campano: «Certi fenomeni sono il termometro con cui si misurano le dinamiche di un comparto». Le «dinamiche» di Coldiretti Avellino, per l’appunto, paiono ormai chiare: puntare il dito contro un Sole finto e invitare gli altri a guardarlo, accecandoli di una promessa vana. Lo faccia pure, caro presidente. Ma non mi chieda di fare lo stesso o di applaudire. Cin, cin.

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L’assurda battaglia di Coldiretti Avellino contro Autogrill: «Vini Irpini assenti»

EDITORIALE – Chiamatelo pure “sovranismo autostradale”. Questi i toni dell’ultima, assurda battaglia della Coldiretti di Avellino, che denuncia l’assenza di vini Irpini come il Taurasi, il Fiano e il Greco di Tufo Docg non dalla prestigiosa enoteca Pinchiorri di Firenze, bensì – udite, udite – dai banchi degli Autogrill della provincia campana.

Se confermate, le dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta del Mezzogiorno dal presidente della sezione avellinese del sindacato, Francesco Acampora (nella foto, sopra), avrebbero del clamoroso. In particolare, il riferimento del massimo esponente della Coldiretti è alle 6 stazioni di sosta avellinesi dell’A16 Napoli-Canosa.

«Il brand Irpinia – sostiene Acampora – è un valore consolidato, ma sparisce in spazi che dovrebbero essere vetrina del territorio, a partire dal prodotto bandiera della nostra provincia (il vino, ndr). Un’azione di marketing territoriale non può prescindere dalle principali direttrici autostradali».

E ancora: «Le stazioni di sosta sono spazi di promozione, che devono accogliere i visitatori e condurli alla scoperta delle eccellenze produttive e dei percorsi culturali. Ma per incontrare la domanda, occorre strutturare l’offerta e l’Irpinia può avere uno spazio dedicato alle eccellenze, così come già accade in altre regioni».

L’atto di accusa e di «sollecitazione», come riferisce sempre la Gazzetta del Mezzogiorno, sarebbe rivolto a Camera di Commercio (!), Pro Loco (!), Consorzio di Tutela dei vini d’Irpinia (!) ed enti locali (!).

Una delle ultime promozioni di Autogrill su alcune note Denominazioni del vino italiano

È a questi organismi che tende la mano Maria Tortoriello, vicepresidente di Coldiretti Avellino: «Siamo disponibili alla collaborazione con tutti per costruire una strategia di promozione che, oltre al vino, metta in evidenza le altre eccellenze: dal formaggio al tartufo, dai torroni alle castagne, dall’olio alle farine e alle cipolle».

Dichiarazioni, quelle della dirigenza avellinese di Coldiretti, che aprono interrogativi eclatanti sulla federazione campana della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti. Acampora e Tortoriello conoscono i meccanismi di selezione dei vini del Gruppo Autogrill, Società per azioni presente in 31 Paesi di 4 continenti, in circa mille location, con 4 mila punti vendita (tra cui 150 aeroporti)?

Che interesse ha Coldiretti Avellino a spingere le vendite dei vini dell’Irpinia in un canale non specializzato e spesso chiamato in causa (a torto, o a ragione) per le politiche di prezzo dequalificanti di alcune note Denominazioni (Barolo a 9,99 euro, Brunello di Montalcino e Amarone della Valpolicella a 14,99 euro)?

Il compito di Coldiretti Avellino è difendere le realtà locali e artigianali o le cantine capaci di produrre milioni di bottiglie, interessate quindi a canali “di sfogo” remunerativi (e di difficilissima penetrazione, chiedere per credere a chi già opera nelle stazioni di servizio autostradali) come Autogrill?

Coldiretti Avellino è davvero convinta dell’interesse delle realtà artigianali irpine (vitivinicole e non solo) di vedere i propri prodotti sui banchi di un grande “insegna pop”, nonché “mordi e fuggi”, come Autogrill? A che prezzo?

Inoltre: Coldiretti Avellino pensa di favorire l’ingresso dei produttori irpini in Autogrill per poi lamentarsi delle logiche di prezzo e delle leve promozionali dell’insegna, o è già pronta a girarsi dall’altra parte e indirizzare altrove le proprie «rilevazioni»? Ma soprattutto: che diamine c’entra (tra gli altri) la Pro Loco?

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Terre di Petrara è la Miglior cantina d’Italia 2021 WineMag.it

ROMA – Il premio Miglior Cantina d’Italia 2021 di Winemag.it va alla cantina Terre di Petrara di San Mango sul Calore, comune della provincia di Avellino, in Irpinia. Una realtà capace di affermarsi in una fase cruciale: quella del passaggio generazionale, all’iterno della famiglia Simonelli.

“Questo premio che ci ha emozionato – sottolinea Giuseppe Simonelli, architetto e responsabile oggi della cantina di famiglia – perché abbiamo immaginato la gioia che avrebbe potuto dare ai nostri nonni e a chi ci ha messo in condizione di entrare in questa realtà. L’obiettivo di mantenere il sapore dei vini come era una volta si è rivelato un cardine fondamentale per raggiungere questo traguardo durante una degustazione alla cieca delle bottiglie”.

“Si tratta di un premio che ci stimola a continuare lungo la strada intrapresa e a ricercare una qualità sempre maggiore, pur conservando la tradizione”, fa eco Claudia Simonelli, economista e grande appassionata di vendemmia, appena reduce dalle fatiche sul campo.

Il grande valore aggiunto deriva proprio da quei terreni delle nostre proprietà e dalle loro caratteristiche straordinarie. Siamo sempre più certi che oltre il marchio ci sia un prodotto che offre la testimonianza dei sapori autentici: questo riconoscimento è proprio un invito a non cambiare mai le cose importanti”.

“Nell’ambito della degustazione alla cieca – commenta Davide Bortone, direttore di WineMag.it – la redazione si è espressa con voto unanime sul premio a Terre di Petrara, Miglior cantina d’Italia 2021. L’Irpinia è una terra straordinaria”.

“Dipinta così bene nel calice, mostra quanto la strada intrapresa da una larga parte della Campania del vino sia quella corretta: qualità, riconoscibilità delle peculiarità del terroir e grande lustro ai vitigni locali. Un premio – conclude Bortone – che, ci auguriamo, serva ad accendere la luce sull’Irpinia anche dal punto di vista dell’enoturismo, vera chiave del futuro di tutto il Made in Italy enologico”.

L’EVENTO
La premiazione e il momento conviviale con gli esperti del settore si è tenuto a Roma presso il ristorante Sa Cardiga, in sardo “La Graticola”. I titolari Alessandro Biagiotti e Alberto Boi con lo Chef Andrea Catania hanno proposto per una volta un menù dalle venature, dai colori e dai sapori della Campania felix e dell’Irpinia, con caciocavallo impiccato, scialatielli alle melanzane e manzo di prima qualità, innaffiato dall’ottimo Taurasi Docg e dal Fiano di nobile provenienza.

Dal prossimo 22 ottobre, a cadenza settimanale verrà inaugurata una Wine Experience in centro a Roma, presso lo Spazio Canova 22, nell’omonima traversa di Via del Corso, nei locali di un’antica fornace per il pane. Sarà proposta una degustazione di vini e prodotti tipici che vedrà come protagonista l’Irpinia.

“Periodicamente – prosegue Giuseppe Simonelli – vorremmo in futuro dare la possibilità di fare un’esperienza diretta nella nostra terra, per visitare i vitigni, la cantina e degustare i prodotti direttamente sul luogo di produzione. In termini di promozione e digitalizzazione, tra poche settimane attiveremo il nostro e-Commerce, che permetterà una più semplice e sicura pianificazione degli ordini”.

Il sito www.terredipetrara.it invece è attivo e consultabile per tutte le informazioni che riguardano l’azienda e i vini. “La logistica verrà semplificata in modo da ottimizzare ogni trasporto e velocizzare i tempi di risposta in modo intelligente e funzionale”, anticipa Simonelli.

“Gli obiettivi futuri della nostra azienda – prosegue il giovane manager – fanno parte di un ampio programma di pianificazione che prevede eventi, esperienze, promozione, logistica e nuovi prodotti”.

Per ora è stata avviata una produzione limitata che riguarda il Taurasi magnum ed il Taurasi riserva. A breve si intenderà inaugurare la commercializzazione dell’olio di oliva, altra eccellenza Irpina.

TERRE DI PETRARA E L’IRPINIA
Terre di Petrara si trova a San Mango al Calore, nella verde Irpinia, la parte più interna dell’entroterra campano. Questa zona, caratterizzata da un paesaggio collinare e dalle distese boscose, rappresenta un luogo intriso di memoria e di antica cultura.

Qui ha inizio la storia della famiglia Simonelli, che da secoli raccoglie i frutti della propria terra. Al 1816 risalgono le prime scritture ufficiali di questo percorso, oggi fedelmente riportati sulle etichette delle bottiglie.

La produzione a carattere locale era riservata a pochi intimi fino al 2009, quando i tre fratelli Giuseppe, Alberto e Mario Simonelli decisero di proporre i vini al pubblico affinché fossero apprezzati anche al di fuori dei propri confini. A vegliare sulle coltivazioni vi è una maestosa quercia centenaria, testimone della storia della Famiglia e del suo territorio, che oggi si pone quale simbolo nel logo di Terre di Petrara.

“Noi consideriamo il vino come convivialità e come atto di generosità – sottolinea Claudia Simonelli –. Nei tempi in cui le case dei nostri nonni erano aperte a tutti, si utilizzavano questi prodotti come momenti dello stare insieme. Ci piace immaginare che le persone che aprono questo vino vogliano cogliere l’occasione per condividere con i propri cari e amici i loro momenti più intimi”.

“Terre di Petrara – continua – è una realtà nuova per noi giovani che ci inseriamo in un mondo che prima vedevamo solo da lontano. Curiosi e determinati ad imparare il mestiere, abbiamo approfondito i temi legati alla terra, alla viticoltura e alla produzione, stimolando una grande passione per queste attività”.

La nostra missione consiste nel portare l’Irpinia al di fuori dei confini attraverso le sue meraviglie: questa terra può diventare un attrattore naturale nonché un motore che attiva un circuito basato sui prodotti e sui frutti della terra. Del resto le castagne, le nocciole, le olive, i formaggi e i salumi sono tutti prodotti che in Irpinia raggiungono altissimi livelli di qualità”.

“Noi giovani – conclude Claudia Simonelli – abbiamo il ruolo di proseguire un lavoro iniziato da molti anni e cercare di espandere la cultura dell’entroterra campano. La sfida più grande è stata quella di conservare il sapore originale gustato da chi stappò quel vino la prima volta, imbottigliando l’autenticità e lo stile che da sempre contraddistinguono la tradizione familiare”.

LE ORIGINI E LA CANTINA
La tradizione vitivinicola della famiglia Simonelli risale al 1816, anno in cui compaiono alcune documentazioni che testimoniano l’utilizzo dei terreni per la coltivazione della vite.

Terre di Petrara nasce nel 2009 dalla volontà di Giuseppe Simonelli, classe 1934, con la volontà di accrescere una produzione che in precedenza era destinata esclusivamente a famiglia e amici. Da subito l’azienda si pone il nuovo obiettivo di raggiungere un pubblico più ampio, comunque conservando i sapori dei vini che gustavano i nostri avi.

Ad oggi la produzione annua è di circa 30 mila bottiglie tra Taurasi Docg, Aglianico Dop e Fiano Dop, vini che hanno consentito alla cantina di aggiudicarsi il premio Miglior Cantina d’Italia 2021 di WineMag.it. I terreni appartenenti a Terre di Petrara hanno una dimensione di 8.5 ettari; 3 ettari sono dedicati alla coltivazione del vitigno Fiano e 5.5 ettari sono invece dedicati al vitigno Aglianico.

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Guida Top 100 migliori vini italiani 2021 WineMag.it: cantina dell’anno in Campania

Guida Top 100 Migliori vini italiani WineMag.it alla terza edizione, dopo l’esordio nel 2018. Confermata la scelta ecologica dell’e-book, in vendita su Amazon Kindle. Gli introiti serviranno a finanziare l’attività della nostra testata giornalistica, fieramente una delle poche realtà indipendenti nel panorama della critica enogastronomica italiana ed europea.

Anche quest’anno, la scelta delle etichette è giustificata da pochi, semplici dettami. Al centro dell’attenzione, su tutto, la tipicità e il rispetto del varietale: bando al cosiddetto “gusto internazionale” – ormai cambiato, anche grazie a consumatori sempre più attenti all’autenticità e alla territorialità – e a scelte “commerciali” che tendono a uniformare le diverse Denominazioni del vino italiano.

Fortemente connesso al primo caposaldo c’è il nostro desiderio di sotterrare l’ascia dell’integralismo e del “razzismo enologico“: ciò che deve colpire è il vino nel calice, non la filosofia produttiva (“convenzionale”, “naturale”, etc).

L’altro focus della Top 100 Migliori vini italiani di WineMag.it è su produttori e vignaioli che puntano sulla valorizzazione delle espressioni dei singoli “cru” del proprio parco vigneti.

In un anno come il 2020, segnato dalla pandemia Covid-19, capace di condizionare pesantemente anche il mercato internazionale del vino, speriamo di aver costruito una “carta” di vini italiani alla portata di tutti, capace di mostrare la bellezza dell’Italia, in una bottiglia di vino.

Un obiettivo centrato da Terre di Petrara, che WineMag.it premia “Miglior cantina dell’anno2021. L’azienda della famiglia Simonelli si trova in Irpinia, nel profondo entroterra della Campania.

Si tratta di una realtà storica, le cui prime tracce risalgono al 1816. “Una produzione a carattere locale riservata a pochi intimi fino al 2009”, spiegano i tre fratelli Giuseppe, Alberto e Mario Simonelli, che in quell’anno hanno deciso di “proporre i vini al pubblico, affinché fossero apprezzati anche al di fuori dei propri confini”.

Simbolo della cantina Terre di Petrara, una maestosa quercia centenaria, testimone della storia della famiglia e del suo territorio. Il manifesto della cantina è chiaramente in linea con la modernità elegante di cui WineMag.it vuole farsi testimone (e promuovere) nel mondo del vino italiano.

“La sfida più grande – sottolineano di fatto i fratelli Simonelli nel presentare la filosofia aziendale – è stata quella di conservare il sapore originale gustato da chi, quel vino, lo stappò la prima volta, imbottigliando l’autenticità e lo stile che da sempre contraddistinguono la tradizione familiare”. Missione compiuta. Nel calice.

Davide Bortonedirettore responsabile WineMag.it

[Scrivici una mail per partecipare alla prossima edizione della Guida Top 100 migliori vini italiani WineMag.it]

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Cantine e Ospitalità Food Lifestyle & Travel news news ed eventi visite in cantina

In Campania tra vino e relax, vicino alle città: le cantine che offrono ospitalità

Terzo appuntamento con i territori del vino a un passo dalle grandi città italiane: dopo Oltrepò Pavese e Lazio è la volta della Campania “felix”. Per tutte le cinque province, da Avellino fino a Salerno, passando per Benevento, Caserta e Napoli, una selezione di cantine che offrono ospitalità per tutti i gusti e tutte le tasche.

Si può scegliere dal B&B più “spartano” al palazzo d’epoca. L’agriturismo ben isolato nelle campagne, oppure l’hotel fronte mare. Il tutto nell’ottica del turismo di prossimità, nota positiva del post lockdown che porterà gli italiani a scoprire le meraviglie del Bel paese.

I vitigni autoctoni, seppur con differenze di climi, terreni ed altitudini, di fatto sono il comune denominatore della viticoltura della Campania: Aglianico, Falanghina, Fiano, Greco di Tufo su tutti, ma anche Caprettone e Piedirosso, affacciati sulla bocca del Vesuvio.

PROVINCIA DI AVELLINO

SOCIETA’ AGRICOLA I CAPITANI

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In provincia di Avellino, a Torre Nocelle, nel cuore dell’Irpinia e lungo la strada del vino “Valle del Calore” si trova l’azienda agricola I Capitani. Dal 2003, la cantina dispone del Wine resort.

Un tassello che completa il puzzle del progetto di accoglienza ed enoturismo che passa anche dalla fattoria didattica e dal museo contadino, allestito con oltre 400 oggetti storici.

A disposizione degli ospiti una piscina con ampia area esterna attrezzata con lettini. Il luogo ideale per un weekend alla scoperta della Docg Taurasi in un contesto rurale pressoché unico.

I Capitani Società Agricola Srl
via Bosco Faiano, 15
83030 – Torre le Nocelle (Av) 
Tel. +39 0825969182
accoglienza@icapitani.com


L’ANTICA FATTORIA – TENUTA CAVALIER PEPE

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L’Antica Fattoria è il B&B della Tenuta del Cavalier Pepe. Due appartamenti immersi nei vigneti e negli ulivi a soli 400 metri dalla cantina. La struttura “pet friendly” è aperta tutto l’anno. I due appartamenti, dotati di Wi-fi ed indipendenti sono composti da due camere doppie, cucina, bagno e salone con divano letto.

Si affittano colazione inclusa. Per il pranzo o per la cena è possibile appoggiarsi al ristorante “La Collina” che completa la Tenuta. Diverse le enoattività proposte dalla struttura: dalle degustazioni standard a quelle più prestigiose del Caveau, con le vecchie annate conservate nella cantina storica.

È possibile anche scegliere la formula “Un giorno in Irpinia” oppure in tempo di vendemmia la giornata “Cantine Aperte in Vendemmia”: tra le altre attività sarà possibile pigiare l’uva precedentemente vendemmiata con in piedi nei tini di legno. Atmosfera da “Il profumo del mosto selvatico”.

Tappa consigliata, per chi soggiorna alla Tenuta, il borgo di Taurasi che dà il nome alla prima Docg del Sud Italia. Il Castello Medievale inoltre ospita l’Enoteca Regionale dei Vini d’Irpinia.

L’Antica Fattoria – Tenuta Cavalier Pepe
Via Francesco De Sanctis
83040 Luogosano (Av)
+39 0827.73766
info@tenutacavalierpepe.it


COLLI CASTELFRANCI

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Nel cuore dell’Irpinia e della produzione della Docg Taurasi si trova l’azienda agricola Colli di Castelfranci. Nata nel 2002, oggi è gestita da Sabino Colucci e dal cugino.

Gli iniziali 4 ettari sono diventati 25, non tutti vitati. Le bottiglie prodotte ad oggi sono circa 150 mila. Enologo, dal 2016 è proprio il giovane Sabino Colucci che si è specializzato all’università di Bordeaux e ha lavorato 6 mesi per Chateau Margaux.

La piccola struttura dell’azienda è rappresentata da tre camere con annesse sala da pranzo e cucina dove il menù è a km zero.  Castelfranci si trova a 700 metri di altezza ed è uno dei comuni dell’areale del 18 comune del Taurasi, quello più alto.

Società Agricola Colli di Castelfranci
Contrada Braudiano
83040 – Castelfranci (Av)
+ 039 0827 72392
cantina@collidicastelfranci.com


PROVINCIA DI BENEVENTO

MUSTILLI

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Un viaggio con le lancette dell’orologio all’indietro quello che aspetta i visitatori di Mustilli, che potranno alloggiare nel settecentesco Palazzo Rainone. Sei le stanze, in una location davvero esclusiva, nel pieno centro di Sant’Agata de’ Goti. Borgo tra i più belli d”Italia che si erge su una pittoresca roccia di tufo.

Fiore all’occhiello dell’agriturismo è la cucina, curata direttamente dalla signora Marilì che impartisce anche lezioni su richiesta. Completa la struttura un wine bar con musica dal vivo “La Cantina dei Mustilli”.

Base ideale per un approfittare della natura incontaminata del Parco Regionale del Taburno-Camposauro lontani dallo smog e dall’inquinamento acustico cittadino. L’azienda ha una storia plurisecolare, da sempre intrecciata alla cultura del vino.

Più recentemente, negli anni 70 i Mustilli decisero di reimpiantare i vitigni autoctoni campani sostituendo quelli internazionali e nel 1979, la loro Falanghina, fu la prima imbottigliata in purezza. La cantina,scavata sotto il tufo ospita l’affinamento di sua maestà l’Aglianico.

Agriturismo Mustilli
Piazza Trento, 4
82019 Sant’Agata de’ Goti (Bn)
+ 39 0823 718142
info@mustilli.com


CANTINA MACCHIA DEI BRIGANTI

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L’Agriturismo è storia recente, è stato aperto solo nel 2019 a seguito della ristrutturazione di un vecchio casolare facente parte dell’azienda agricola. La cantina invece è nata nel 2001 con il reimpianto di un vecchio vigneto di uve Aglianico prima e di Fiano successivamente.

Dopo una primo periodo da conferitori dal 2012 c’è stata un inversione di rotta. Le camere per gli ospiti sono 4, con bagno privato spazioso, televisione e connessione Wi-fi e si chiamano tutte con nomi floreali.

In particolare, la camera Orchidea è attrezzata per l’accoglienza di disabili con servizi igienici adeguati. Il percorso dalla camera, alla sala colazione e all’area picnic è garantito da rampa d’accesso e montascale.

La camera Girasole invece è studiata per chi vuole passare una vacanza in totale autonomia ed è fornita di cucina e lavatrice. Per i bimbi è stata ricavata  un’area giochi in giardino con scivolo, dondolo ed altalena dove divertirsi in totale sicurezza.

Diverse le attività e i punti di interesse nei dintorni dell’agriturismo. Consigliata la visita al borgo di Montefusco con il suo incantevole centro storico e suoi noti belvedere sui vigneti Irpini.

Agriturismo B&B Macchia dei Briganti
Contrada Fortuna 12
 83030 – Montefalcione (Av)
+39 3281376009
az.agricoladevito@gmail.com


PROVINCIA DI CASERTA

VILLA MATILDE

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Nel centro di Cellole, in provincia di Caserta, la locanda del Falerno accoglie tutto l’anno coloro che vorranno soggiornare in azienda a contatto con la natura. Si può scegliere di pernottare in camera o in appartamento per chi desidera il massimo del comfort.

Specialità della locanda è la colazione campagnola fatta di prodotti da forno home made, succhi di agrumi naturali preparati con i frutti dell’agrumeto, marmellate bio e caffè preparato con la moka. Tra i servizi oltre alla piscina anche una taverna dove apprezzare la cucina locale in accompagnamento ai vini.

Villa Matilde è una delle cantine con la selezione di vini più vasta poichè produce, nelle sue tre tenute quasi tutte le denominazioni regionali. Tenuta San Castrese e Parco Nuovo, nel territorio dell’Ager Falernus, lungo le pendici del vulcano spento di Roccamonfina.

Tenute di Altavilla in provincia di Avellino nel distretto delle D.O.C.G. Irpine e Tenute di Rocca dei Leoni ubicate nel cuore del Sannio Beneventano. Le possibilità di degustazione quindi sono davvero molte: Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, Falanghina, Falerno del Massico, Aglianico. Vini bianchi, rossi e rosé e anche una versione passita di Aglianico e Falanghina. Il paradiso del winelover.

Per la sua particolare posizione centrale la locanda del Falerno può essere una buona base per visitare i borghi e la natura del Parco Regionale Roccamonfina, la reggia di Caserta e perchè no, anche il Golfo di Gaeta con il suo litorale Domizio.

Villa Matilde
S.S. Domitiana, 18
CAP 81030 Cellole (CE)
+39 0823.932 088
info@villamatilde.it


MASSERIA STARNALI

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La Masseria Starnali è una piccola realtà a conduzione familiare che produce Falanghina, Piedirosso e Aglianico nell’ambito della Doc Galluccio e della Igp Roccamonfina. La struttura dispone di camere con bagno e può ospitare fino ad un massimo di 16 persone.

All’interno della masseria gli ospiti troveranno anche un’area giochi per i bambini, animali da cortile ed un ristoro. La padrona di casa, la signora Maria Teresa, che dà anche il nome alla Falanghina “Maresa”, gioco di parole dei suoi nomi, si farà apprezzare con fettuccine ai funghi porcini, gnocchetti con salsicce, pasta, pane e pizza fatta in casa, salsicce e conserve, oltre a grigliate di carne.

Il tutto “annaffiato” dai loro vini prodotti secondo natura. L’azienda è biologica dal 1965 fa anche parte del circuito Vinnatur. Galluccio è il luogo perfetto per ritemprare il corpo, peraltro anche ottima base di partenza per sconfinare nel vicinissimo Lazio. Ad un tiro di schioppo il borgo di Castelforte e le Terme di Suio, apprezzate anche durante l’Impero Romano.

Masseria Starnali
via Masseria Starnali, fraz. Sipicciano
81044 Galluccio (Ce)
+39 333 9830957
masseriastarnali@libero.it


 VINI TELARO – AGRITURISMO LA STARZA

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La struttura ricettiva della Cantina Telaro, l’Agriturismo La Starza consta di tre casolari completamente ristrutturati con sei appartamenti che possono ospitare fino a 24 persone. Il tutto incasellato in un contesto en plein air: aree verdi che ospitano campo da calcetto, laghetto per pesca sportiva, parco giochi per i bambini ed un maneggio.

Tra le altre attività proposte anche tiro con l’arco, volo in deltaplano e mountainbike. Ampia la piscina, attrezzata con lettini e ombrelloni. Una vera e propria “agrispiaggia” adatta a gruppi e famiglie dove sorseggiare i vini della cantina con il dj-set in sottofondo.

Il territorio è il contesto naturalistico del parco di Roccamonfina: 11.000 ettari circondati dai massicci calcarei del monte Massico, il rilievo più alto del gruppo montuoso anche oasi Wwf.

La Cooperativa Lavoro e Salute dove vengono prodotti i Vini Telaro aderisce ai programmi comunitari e nazionali per lo sviluppo dell’agricoltura biologica. Ospita anche sperimentazioni su 80 vitigni di diverse parti d’Italia.
Tra i prodotti di punta di Telaro il Galluccio bianco e rosso prodotto da Falanghina e Aglianico.

Azienda Agrituristica “La Starza” – Vini Telaro
Via Cinquepietre, Contrada Calabritto
81045 Galluccio (CE)
+39 0823.925841
info@vinitelaro.it


PROVINCIA DI NAPOLI

AZIENDA AGRICOLA FUOCOMUORTO 1780

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Il B&B Fuocomuorto della famiglia Oliviero, titolare dell’azienda agricola, può ospitare fino a sei persone. Tre le soluzioni abitative: una camera matrimoniale superior, una matrimoniale classic ed una singola. Sistemazioni semplici ma funzionali a prezzi onesti.

A disposizione degli ospiti una cucina comune, un forno in muratura per chi volesse dilettarsi a fare pizze, una terrazza di 70 mq attrezzata con gazebo ed un wine garden esterno dove godere della frescura vista mare o vista vulcano. Pranzi, cene e “pizzate” sono organizzate su richiesta della clientela.

In azienda si coltivano le varietà tipiche dell’areale vesuviano. Tra i vini un Caprettone 100% Vesuvio Dop con macerazione di 4/5 giorni sulle bucce, Lacryma Christi Vesuvio Dop bianco o rosso e rosso barricato. La cantina, ultrasecolare, si trova in una grotta scavata sotto la roccia lavica nel lontano 1780.

Bed and Breakfast Fuocomuorto
Via Croce dei Monti n.22
80056 Ercolano (Na)
+39 081.7394655
info@fuocomuorto.it


SORRENTINO VINI – VESUVIO INN

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Nel Vesuvio Inn, la struttura adibita per l’ospitalità sono disponibili sistemazioni in camere deluxe, junior suite o familiari. Le camere sono arredate con cura e dispongono di aria condizionata, Wi-fi e letto king size. Le camere familiari sono anche attrezzate con cucina.

È possibile anche soggiornare nelle due guest house “Locanda dei Nobili” e “Wine Lovers”. La Bed & Wine experience si completa con colazione continentale rigorosamente servita in cantina, un ristorante aperto solo a pranzo dove gustare la tipica cucina locale e prodotti bio ma anche partecipare a lezioni culinarie.

Non manca la piscina, una zona baby e l’Honesty Bar self service dove è lasciato all’onestà dell’ospite segnalare il proprio consumo. Sono 35 gli ettari di vigneto biologici, ma l’azienda produce anche altri prodotti. Olio, i pomodorini del piennolo del Vesuvio Dop  e confetture anche con la Crisommola d’o monaco, albicocca tipica vesuviana.

Vesuvio Inn – Sorrentino Vini
Via Panoramica 6
80042 Boscotrecase (Na) 
+39 081 858 11 17
info@vesuvioinn.it


LE CANTINE DELL’AVERNO

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L’agriturismo de Le Cantine dell’Averno si trova a Pozzuoli ed ha a disposizione due camere con vista sul lago di Averno. Entrambe le stanze, “rossa” e “gialla”, in omaggio ai vini prodotti dall’azienda hanno bagno privato e climatizzatore. Una bottiglia di benvenuto accoglierà gli enoturisti in camera e la colazione è inclusa nel prezzo.

La struttura dispone anche di un ristorante unconventional dove vige l’etica nel rispetto di ambiente, cibo e cliente. I luoghi di interesse sono davvero molti. Per i più pigri o per chi non avesse voglia di muoversi troppo si può passeggiare lungo tutto il perimetro del lago che conserva anche i resti del Tempo di Apollo.

Esperienza al limite del “mi(s)tic0”: il lago ha ispirato poeti e scrittori, è la porta degli inferi di virgiliana memoria. Quattro i vini vulcanici prodotti dal Vigneto Storico Mirabella che si estende su una superficie di quattro ettari lungo il versante nord-orientale del cratere dell’Averno. Vini naturali.

Agriturismo Pozzuoli – Le cantine dell’Averno
Rampa 1 Averno 3
80078 Pozzuoli (Na)
+ 39 3381260655
cantine.averno@gmail.com


PROVINCIA DI SALERNO

TERRA DI VENTO

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Terra di Vento è la prima azienda agricola a “metro zero” con filiera completa a ciclo biologico chiuso Si estende su 70 ettari nel cuore del Parco dei Monti Picentini, tra il golfo di Salerno e le colline salernitane.

Sette gli appartamenti disponibili, dei piccolo bijoux dove nulla è lasciato al caso. Tutti attrezzati con angolo cottura, frigobar, bagno privato con doccia e asciugacapelli, TV LCD e aria condizionata. La Suite (La vecchia quercia) dispone inoltre di TV 32’’ e vasca idromassaggio.

Tra i servizi forniti dalla struttura una ampia piscina ed il ristorante naturalmente con menù a km zero. Una struttura super green all’insegna del turismo eco-sostenibile.

Terra di Vento
Via Tevere snc
84090 Montecorvino Pugliano (Sa)
+39 0828 354597
info@terradivento.it


FATTORIA ALBAMARINA

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Immerso nel Parco del Cilento, a soli 4 km dalle bellissime spiagge di Palinuro sorge l’Agriturismo della Fattoria Albamarina. Si tratta di un edificio di due piani con otto appartamenti di 70 mq tutti dotati di angolo cottura attrezzato, due o tre camere da letto, balcone o terrazza da cui godere della splendida vista su uliveti, alberi da frutto e macchia mediterranea.

Completano la proposta un’ampia area esterna attrezzata con solarium e piscina, barbecue e forno oltre ad un piccolo mini zoo che sarà la gioia dei più piccoli: conigli, galline, capre, asini, tacchini, piccioni e cani Corso. Dalla fattoria si potrà partire alla scoperta delle altre spiagge della costiera cilentana e delle sue acque cristalline.

Marina di Pisciotta, Marina di Camerota, Ascea Marina, Acciaroli solo per citarne alcune, oppure optare per itinerari storici visitando il parco archeologico di Paestum. Fattoria Albamarina produce Fiano e Aglianico per le Igp Paestum e Campania e Fiano Cilento Dop oltre ad olio Evo della antica cultivar pisciottana.

Agriturismo Fattoria Albamarina
SS447, 84051 Centola (Sa)
+39 3398084006
notarobertom@gmail.com


MARISA CUOMO – HOTEL HOSTARIA DI BACCO

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Un’azienda che non ha bisogno di presentazioni Marina Cuomo, così come l’angolo di paradiso in cui si trova. Furore, detto anche “il paese dipinto”, si trova nel mezzo della Costiera Amalfitana, uno tra i siti italiani patrimonio Unesco. Si divide in due, da un lato il fiordo, dall’altra il paese con case sparse a ridosso della costa.

L’Hotel Hostaria di Bacco, di fronte alla cantina, è di proprietà di Erminia, la sorella di Marisa Cuomo.  Struttura 3 stelle è un’oasi di pace perfetta anche per nuclei familiari. Immerso nei vigneti è dotato di camere essenziali ma confortevoli con un panorama rigenerante. Lazzarella, Reginella, Cerasella, Bammenella, Russulella sono alcuni dei nomi delle camere ispirate alle melodie napoletane.

A pranzo e cena si potrà apprezzare la raffinata cucina del ristorante annesso, accompagnata da un calice (o più) di Costa d’Amalfi Furore Bianco Doc “Fiorduva”. Binomio perfetto per suggellare un tête-à-tête sulla romantica terrazza del ristorante e per incontrare i titolari dell’azienda, capaci di far sentire chiunque a casa.

Hotel Hostaria di Bacco – Marisa Cuomo
via G. B. Lama
984010 Furore (Sa)
+39 089 830360
info@baccofurore.it

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Campania Stories: i migliori bianchi all’Anteprima Campania 2019


CETARA –
Spumanti e vini bianchi fermi del Vesuvio, della Costiera Amalfitana, così come del Sannio, dell’Alto Casertano e del Beneventano, senza dimenticare Campi Flegrei, Cilento, Irpinia e le Igt Paestum, Terre del Volturno e Colli di Salerno. Ben 127 i campioni in degustazione ieri all’Hotel Cetus di Cetara, in occasione dell’anteprima dei vini campani 2019.

Un’occasione, quella offerta da Campania Stories, per degustare per la prima volta la vendemmia 2018, ma anche per giudicare l’evoluzione della 2017 e delle annate precedenti, fino alla 2013 (presente con un solo campione). Ecco i migliori assaggi risultati dal tasting alla cieca.

SPUMANTI

1) Greco di Tufo Spumante Metodo Classico “Anni Venti extra Brut” s.a., Cantina di Marzo: 87/100
Più salmastro che minerale al naso. Al palato più serio, mineralità spiccata e nota di pietra focaia e sale, in chiusura, leggermente amarognola ma piacevole. Lungo, serio, gastronomico.

2) Fiano di Avellino Spumante Vsq “Sarno 1860”, Tenuta Sarno 1860. 86/100
Bollicina finissima, che gioca con la freschezza. Salinità garbata e frutto, naso-bocca. Bell’allungo fresco e salino.

3) Caprettone Spumante Metodo Classico “Pietrafumante”, Casa Setaro: 85/100
Sentori naso di macchia mediterranea e leggero miele. In bocca non di grande corpo.

BIANCHI MONOVARIETALI E BLEND MISTI

1) Irpinia Coda di Volpe 2017, Traerte: 88/100
Primo naso tra il burroso e il minerale. Non mancano richiami alla macchia mediterranea e salini. Ingresso di bocca tra burro e percezione verde dosata. Un vino che necessita di altro vetro, ma che sarà ottimo entro qualche mese.

2) Beneventano Bianco 2017 “Sogno di Rivolta”, Fattoria La Rivolta: 87/100
Naso ancora una volta burroso, unito alla macchia mediterranea. Buona verticalità al palato, frutta e sale ben dosati. Vino che denota una buona struttura e ulteriori margini di miglioramento.

3) Campania Igp 2017 “Core Bianco”, Montevetrano: 87/100
Un vino con una precisa identità enologica, tra frutto e mineralità: ottima la consistenza al palato, tattile. Note agrumate (cedro, arancia) sia al naso che in bocca. Cremosità e verticalità in un solo sorso.

BIANCHI VESUVIO

1) Vesuvio Caprettone 2018 “Benita ’31”, Sorrentino: 88/100
Vino giocato più sulla mineralità che sul frutto. Giovane, si farà, soprattutto al palato. Complesso il naso, molto apprezzabile al momento per i suoi giochi tra fiori e sale.

2) Lacryma Christi del Vesuvio Bianco 2018 “Munazei Bianco”, Casa Setaro: 87/100
Naso-bocca che si stacca da tutti per i chiari rimandi fumè e alla radice di liquirizia, oltre che alla pietra focaia. Un vino di territorio, figlio del terroir. Chiusura molto elegante, su ritorni minerali salini. Un vino del vulcano.

3) Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Superiore 2017, Cantina del Vesuvio: 86/100
Vino giovane, di grande prospettiva. Colpisce per la struttura potente e il delinearsi di una gran gastronomicità.

BIANCHI COSTIERA AMALFITANA

1) Costa d’Amalfi Ravello Bianco 2017 “Vigna Grotta Piana”, Sammarco Ettore: 88/100
Nota burrosa, ma anche salina. Palato verticale, minerale, salato, leggermente astringente in chiusura. Un vino giovanissimo e di grandissima prospettiva.

2) Costa d’Amalfi Furore Bianco 2017 “Fiorduva”, Marisa Cuomo: 87/100
Naso minerale, con richiami di olive nere in salamoia. Bocca verticale, unita a frutto e salinità. Non manca una bella nota fruttata. Vino molto giovane e di bellissime prospettive.

BIANCHI A BASE PALAGRELLO BIANCO

1) Terre del Volturno Palagrello Bianco 2017 “Caiatì”, Alois: 88/100
Mineralità e leggera percezione di tannino al palato. Vino su durezze, molto giovane ma molto ben fatto.

2) Terre del Volturno Palagrello Bianco 2018 “Le Ortole”: 87/100
Impronta netta di macchia mediterranea, rosmarino. Bocca tra frutto e mineralità spinta. Vino pieno, con leggera venatura speziata (pepe bianco) a corredare una chiusura minerale.

BIANCHI BASE FALANGHINA

Alto Casertano
1) Falerno del Massiccio Bianco 2015 “Vigna Caracci”, Villa Matilde: 86/100
Macchia mediterranea, sale, bel frutto preciso. Allungo minerale, salino.

SANNIO FALANGHINA


1) Falanghina del Sannio Sant’Agata dei Goti 2017 “Vigna Segreta”, Mustilli: 89/100
Vino di prospettiva, giovane, non ancora nella sua fase più alta. Bella salinità e freschezza, chiusura su vago verde. Gran bella freschezza al palato, tendente al balsamico.

2) Falanghina Beneventano 2017 “Resilienza”, Donnachiara: 87/100
Vino convincente, per la bevibilità non banale, giocata in bocca su un frutto maturo, esotico, ma anche su una freschezza che riequilibra il sorso. Chiusura su vaghi ricordi di radice di liquirizia.

3) Falanghina del Sannio 2018 “Serrocielo”, Feudi di San Gregorio: 87/100
Mineralità, pietra focaia. Interessante in bocca, giovane e di prospettiva, con il frutto che deve ancora uscire bene. Un vino verticale, giocato su salinità e freschezza.

4) Falanghina del Sannio 2016 “Biancuzita”, Torre a Oriente: 86/100
Macchia mediterranea, frutto giallo maturo, ginestra, salinità: tutto in equilibro. Corrispondente al palato, su bella salinità e frutto: un palato che tende ad ammorbidirsi di quel poco che basta per risultare al contempo tipico e “internazionale”.

BIANCHI BASE FIANO

1) Cilento Fiano 2017 “Licosa”, Il Colle del Corsicano: 90/100
Macchia mediterranea intrigante, impreziosita da richiami leggeri di ginger candito e buccia d’arancia. Mentuccia, vena balsamica. In bocca gran concretezza, tra sale e corrispondenza gusto-olfattiva. Allungo minerale serioso, su note saline che accompagnano frutta esotica come ananas e papaya.

2) Fiano Paestum 2017 “Vigna Girapoggio”, Verrone Viticoltori: 89/100
Bel naso, bella bocca dritta, verticale sino al rischio di poter sembrare esile. In realtà siamo di fronte al limite tra eleganza e consistenza sussurrata. In particolare: naso di zenzero e buccia d’arancia, con richiami di macchia mediterranea. In bocca una percezione salina spiccata. Il frutto, giallo, emerge in chiusura ed equilibra un sorso di gran prospettiva.

3) Fiano di Avellino 2018 “Montealapio”, Tenute di Pietrafusa: 88/100
Altro vino di gran prospettiva. Frutto, sale in chiusura, durezze in evidenza che si potranno amalgamare.

4) Paestum Fiano 2018 “Trentenare”, San Salvatore 1988: 88/100
Altro campione giovanissimo, che evidenzia già tratti di gran completezza.

5) Fiano di Avellino 2018, Villa Raiano: 87/100
Naso non particolarmente intenso, verde anche in questo caso evidente, ma vira su radice, assieme al sale e al minerale. Non male in prospettiva.

6) Fiano di Avellino 2017 “Pietramara”, I Favati: 87/100
Più facile e immediato rispetto ad altri. Frutto spiccato, ma anche pietra focaia e frutto maturo. Macchia mediterranea che esce con l’ossigenazione. Bel vino nel complesso, che ammicca al mercato senza perdere tipicità.

7) Fiano di Avellino 2017, Rocca del Principe: 86/100
Un francese ad Avellino. Un Fiano di concetto, tra verde, frutto, grassezza e sale. Intrigante e giovane.

BIANCHI CAMPANI BASE GRECO

1) Paestum Greco 2018 “Calpazio”: 89/100
Nota di zafferano leggera, oltre al classico corredo del vitigno. In bocca è un vino sostanzialmente già godibile, ma è col tempo che questo campione dimostrerà se è valsa la pensa scommetterci.

2) Greco di Tufo 2018, Villa Raiano: 86/100
Tanto frutto giallo. In bocca, la salinità compensa il frutto. Un vino di buona prospettiva.

3) Greco di Tufo 2018, Terre D’Aione: 86/100
Frutta esotica e durezze saline: di prospettiva, giovanissimo. Certamente un campione da riassaggiare in futuro, per sondarne l’evoluzione.

4) Greco di Tufo 2017, Cantine di Marzo: 86/100
Sale su frutto. Un Greco quasi difficile per la sua aristocraticità: contratto al momento, ma con ottime prospettive.

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degustati da noi news vini#02

Dal garage di casa a Radici del Sud 2018: i grandi Greco di Tufo di Sertura

Da “garagista” a star di Radici del Sud 2018, con una strepitosa verticale di Greco di Tufo. Ne ha fatta di strada Giancarlo Barbieri, che con la sua cantina Sertura interpreta in maniera preziosa il grande vitigno della Campania.

E’ lui a firmare, su iniziativa di Nicola Campanile, patron di Radici del Sud, la scalata 2014 – 2009 di Greco di Tufo Docg, andata in scena lunedì sera all’Hotel Rondò di Bari. Il modo migliore per dare il via al concorso che decreterà i migliori vini delle regioni del Sud Italia: quelli più “tipici” e rappresentativi.

Un’Irpinia dipinta col pennello, annata per annata, dalla cantina nata dal sogno di Giancarlo Barbieri. Un salto dai vini prodotti e consumati a livello famigliare, fino all’ultima vendemmia. La 2017, non ancora in commercio in enoteca e nella ristorazione.

Già, perché il Greco di Tufo va aspettato. Un vitigno che come pochi è capace di pennellare nel calice i tratti del terroir nel quale affonda le radici. Giancarlo Barbieri, questo, lo sa. E i calici del suo Greco Docg parlano chiaro.

Greco di Tufo Docg 2017, Sertura (campione di botte, in commercio da maggio 2019)
Annata calda, siccitosa. Si assiste una selezione “naturale” dei grappoli, per via di una pesante gelata primaverile. Ma le uve portate “in cascina” sono di altissimo livello. Poche. Ma buone.

Fondamentale, in questo quadro, l’epoca di raccolta. Al punto corretto del bilanciamento tra alcol e acidità. Il campione di botte della vendemmia 2017 è giovane e scalpitante. Ma evidenzia le capacità di ascolto di Barbieri del proprio vitigno prediletto.

Colore giallo paglierino scarico, note fruttate al naso che raccontano del sole di Avellino. Ci pensa l’agrume a conferire freschezza e corrispondenza naso-bocca a un vino che promette molto bene. Per ora, giusto lascialo scalpitare. Aspettando che si stanchi di battere i pugni, per lasciarsi apprezzare (voto: 90/100).

Greco di Tufo Docg 2016, Sertura (annata in commercio)
Estate fresca, a tratti piovosa. Condizioni ideali per i vini dell’Irpinia, terra che allarga le braccia sotto la pioggia e si bagna volentieri, se il Cielo decide di non esagerare.

In bocca la nota tipica, amara, del Greco di Tufo. La mineralità, in questo calice, la fa da padrona. Un vino perfetto per la tavola, in abbinamento con piatti ricercati, ma anche adatto a rinfrescare dalla calura estiva, grazie a un sorso freddo, che inizia a tendere al mentolato (voto: 90/100).

Greco di Tufo Docg 2015, Sertura
Il vigneto fa i conti col freddo, in epoca di fioritura. Una delle annate magiche per il Greco di Tufo in Irpinia, la 2015. A cinque anni esatti dalla strepitosa 2010.

Il calice si tinge allora di un giallo dorato pregevole, invitante, curioso. Al naso la consueta mineralità, precisa. Calibrata. Dosata alla perfezione con percezioni citriche, altrettanto caratteristi diche.

La bocca è dritta, verticale. Il Greco di Tufo di Sertura inizia forse – a partire da questa annata – inizia a svoltare. Ma c’è un fil rouge che lega ancora la 2015 alle annate meno pronte.

A tre anni dalla vendemmia, il vino si esprime su livelli non ancora degni del potenziale assoluto. Un vino che sarà grandissimo l’anno prossimo. Immenso, più in là. Per chi riuscirà a conservarne qualche bottiglia in cantina (voto: 92/100).

Greco di Tufo Docg 2014, Sertura
Estate piovosa, dopo un inverno caldo. Le follie del meteo condizionano il Greco di Tufo 2014 anche durante l’epoca di raccolta: un agosto bagnato, contro il quale Barbieri sfodera le proprie abilità da agronomo consumato.

Defogliazione e diradamento dei grappoli consentono di portare in cantina un’annata che ci sentiamo di premiare come la migliore in commercio – attualmente – per Sertura Vini d’Irpinia (in lotta aperta con la vendemmia 2013, di gestione meno difficoltosa dal punto di vista agronomico).

Il naso del Greco di Tufo 2014 è il più evoluto di tutti. Banalità? Non proprio. Solo di fronte a un esame attento si esclude la possibilità – poi esclusa ufficialmente – che il produttore abbia utilizzato parzialmente del legno in vinificazione.

Zolfo, tabacco e percezioni fumè, ad ampliare lo spettro di un frutto come capace come pochi di condurre “streight to the point”, attraverso la consueta verticalità giocata sull’agrume. Il naso è un concentrato di emozioni concepite per chi non ha fretta.

Un vino da aspettato nel calice, come si aspetta sotto casa una bella donna. Prima di andare al cinema a godersi un bel film. In bocca la corrispondenza è pressoché totale e conferma il tratto più evidente e tranchant della vendemmia 2014 in casa Sertura: una pregevole balsamicità verde (voto: 96/100).

Greco di Tufo Docg 2013, Sertura
Annata fresca e abbondante, ma non per questo “facile”. Si parla infatti di una sorta di “vendemmia tardiva” in Irpinia, per via dell’epoca di raccolta (ovviamente non del grado zuccherino).

Quanto alla descrizione, poco da aggiungere rispetto alle considerazioni già fatte in precedenza, per la vendemmia 2014. Ma qui manca il risvolto balsamico, che può piacere o meno. Le due vendemmie (2013 e 2014) sembrano sorelle: altissimo livello, vini perfetti.

Ma qui manca quel quid che la 2014 – forse a causa di un lavoro ancora più accurato nella selezione delle uve in vigna, per via del meteo – riesce a esprimere prima al naso, poi al sorso e, infine, nel retrolfattivo (voto: 94/100).

Greco di Tufo 2009, Sertura
Vino frutto dell’ultima vendemmia “casalinga” di Giancarlo Barbieri, nel garage di casa. Ma provate a piazzarlo in una degustazione alla cieca, tra amici. Nessuno – ne siamo certi – riuscirà a capire che si tratta di un vino realizzato per hobby.

Un Greco di Tufo carico, pieno, col naso più morbido di tutti, pur conservando i tratti vulcanici tipici dell’area vesuviana e i risvolti citrici del vitigno. Un vino impreziosito da una nota vagamente idrocarburica, che contribuisce a creare ulteriore fascino all’inizio di una storia che, per Sertura, si preannuncia infinita (voto: 90/100).

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Vini al supermercato

Greco di Tufo Docg 2016, Cantine Di Marzo

(4,5 / 5) “Sei veramente gelida, Bice, se ieri sera nemmeno il vino Greco è riuscito a scaldarti”. Questa frase, rinvenuta negli scavi di Pompei, testimonia quanto antico sia questo vino campano e quanto già allora lo si ritenesse capace di scaldare (quasi sempre…) l’atmosfera.

LA DEGUSTAZIONE
Cristallino, giallo paglierino tenue, al naso questo Greco di Tufo è subito caldo, del sud, con frutta tropicale e fiori gialli, ma anche sapido di iodio e con salsedine e pietra focaia sullo sfondo. L’ingresso in bocca conferma il calore e la sensazione di dolcezza già percepita al naso, sebbene sia un vino chiaramente secco.

La tipica sapidità del vitigno è ben percepibile e, assieme ad una sensazione agrumata, compensa abbastanza bene le note più morbide. Probabilmente, il Greco di Tufo di Cantine Di Marzo ha bisogno di un po’ di tempo in bottiglia per essere apprezzato appieno.

Il finale è lungo e leggermente amarognolo, tra la mandorla e la scorza di agrumi. Un vino di cui farne la scorta in promozione. E da lasciare in cantina per la prossima primavera, quando probabilmente darà il meglio di sé.

Il Greco di Tufo Docg di Cantine Di Marzo, ottimo come aperitivo, si abbina bene con gli spaghetti aglio, olio e peperoncino, con piatti a base di pesce grasso e con le fritture. Da provare con il Salmorejo, la tipica zuppa fredda andalusa.

LA VINIFICAZIONE
La vendemmia per questo Greco di Tufo avviene a mano, verso la metà di ottobre. Dopo una lieve pressatura il mosto svolge la fermentazione alcolica e malolattica in acciaio. Prima dell’imbottigliamento viene decantato a freddo e infine filtrato.

Nel comune di Tufo in Irpinia, lungo la ferrovia che da Avellino porta a Rocchetta Sant’Antonio e che fu definita “la ferrovia del vino”, si trova questa cantina la cui storia inizia addirittura nel 1647, quando Scipione Di Marzo lasciò il suo paese natale, vicino Nola, per sfuggire alla peste, e portò con sé alcune viti di Greco del Vesuvio.

Si può quindi affermare che il capostipite della famiglia Di Marzo fu il creatore di quello che oggi è noto come Greco di Tufo. Nel 1648 Scipione prese possesso di una parte delle mura di cinta della città e vi installò le cantine, dove sono visibili ancora oggi.

Un vino storico, una cantina storica, una zona storica della viticultura italiana, il tutto racchiuso in una bottiglia, ad un prezzo più che conveniente, anche senza offerte. Se tutto ciò non basta a scaldarti, o Bice, ti ci vuole una tachipirina.

Prezzo: 6,89 euro
Acquistato presso: Esselunga

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vini#1

Taurasi Docg 2009, D’Antiche Terre

Nel calice di vinialsuper oggi un vino prodigo di emozioni, prodotto in quella terra generosa che è l’Irpinia. Siamo in Campania con il Taurasi Docg annata 2009 prodotto dalla Cantina D’Antiche Terre,  Manocalzati (Av).

LA DEGUSTAZIONE
Rosso rubino carico con riflessi granati, il Taurasi Docg D’Antiche Terre ha un naso intenso, schietto e mediamente fine. Apre con una nota pungente che necessita di una adeguata aereazione per essere domata. Ma una volta superato il suo essere schivo, ecco emergere la sua vera natura liberale. Note fruttate di ciliegia, marasca e prugna lasciano spazio a ricordi di liquirizia e alloro.  Frequenti sono anche i rimandi di vaniglia e note terziarizzate di tabacco. 

Avvolge il palato con una rotondità che evolve verso però sfumature più austere. Il nerbo acido è molto fresco e il  tannino, a distanza di otto anni, presidia ancora la bevuta. Sufficientemente equilibrato ed elegante, si fa apprezzare nel finale intenso e di lunga persistenza. Complessivamente un calice seducente e memorabile: un vino “gastronomico”, che cerca decisamente l’abbinamento in tavola.

LA VINIFICAZIONE
Il Taurasi Docg D’Antiche Terre, è prodotto con uve 100% Aglianico. La vinificazione avviene con presse a membrana. La fermentazione in presenza di buccia viene sottoposta a frequenti rimontaggi per estrarre il colore. La maturazione avviene in vasche di acciaio inox cui seguono passaggi in botti di legno grande e per periodi variabili in barriques per un periodo complessivo di tre anni oltre ad un affinamento in bottiglia di 18 mesi. D’Antiche Terre dispone di circa 40 ettari vitati. L’azienda, nata nel 1989, ha cominciato a vinificare nel 1993. Attualmente gestita a conduzione familiare produce i principali vini irpini bianchi e rossi (Greco, Fiano, Taurasi, Aglianico).

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Dall’Irpinia l’appello al Ministro Martina: i viticoltori hanno bisogno di aiuto

”La gelata tardiva che martedì 26 aprile ha colpito l’Irpinia ha arrecato danni ingentissimi ai vigneti, in particolar modo a quelli ubicati nelle vicinanze dei torrenti d’acqua, nelle conche e nelle zone più basse. Danni ingentissimi acuiti dalla stagione anticipata che vede le piante giunte nella fase fenologica di ”grappoli separati” e pertanto maggiormente vulnerabili alle gelate. Non potendo più fruttificare, la produzione è compromessa.” Parole scritte da Angelo D’Agostino, deputato di Scelta Civica, al Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina.  ”Secondo gli esperti del settore i danni si ripercuoteranno anche sull’annata successiva: per le varietà allevate a guyot, difficilmente si potrà ottenere un tralcio fruttifero; per le varietà allevate a cordone, molti speroni non emetteranno germogli” continua D’Agostino che prosegue con il suo appello: ”Chiediamo al Ministro delle politiche agricole quali iniziative intenda adottare a sostegno dei tanti viticoltori irpini così duramente colpiti dalla gelata tardiva dello scorso 26 aprile. Auspichiamo, infine, che anche il Governo regionale valuti l’opportunità di provvedimenti a tutela di un settore fondamentale per l’economia irpina e campana”. Numerosi i comuni colpiti nella zona del Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, S. Angelo all’Esca, S. Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano. Danni anche ai vigneti del Fiano: Avellino, Lapio, Atripalda, Cesinali, Aiello del Sabato, S. Stefano del Sole, Sorbo Serpico, Salza Irpina, Parolise, S. Potito Ultra, Candida, Manocalzati, Pratola Serra, Montefredane, Grottolella, Capriglia Irpina, S. Angelo a Scala, Summonte, Mercogliano, Forino, Contrada, Monteforte Irpino, Ospedaletto D’Alpinolo, Montefalcione, Santa Lucia di Serino e San Michele di Serino. Anche le zone di produzione del Greco di Tufo non sono state risparmiate, danni ad Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni.

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L’ondata di gelo distrugge i vigneti in Irpinia e in Molise, raccolto compromesso

Ingenti danni in Irpinia, colpita da un’ondata di gelo che ha distrutto interi ettari di vigne. Allarme alla Coldiretti: “Stiamo ricevendo migliaia di segnalazioni da tutta la provincia – ha dichiarato il direttore di Coldiretti, Salvatore Loffreda – il freddo fuori stagione che si è abbattuto sulle campagne ha distrutto vigneti, colture frutticole e orticole ma anche cereali e leguminose: i vigneti sono i più colpiti dalla gelata e ci preoccupa perché è a rischio la prossima campagna vinicola, con serie ripercussioni sull’economia della provincia”. Mentre si procede a una prima stima dei danni Coldiretti ha già richiesto alla provincia e alla Regione Campania il riconoscimento dei danni alle aziende e agli operatori del settore colpiti dall’emergenza. “Una situazione gravissima che ci ha spinto a chiedere subito alla Regione e alla Provincia di attivare tutte le procedure utili al riconoscimento dei danni e al conseguente ristoro in favore delle numerose attività coinvolte – ha detto il direttore di Coldiretti, Loffreda – siamo certi che non mancherà il supporto delle istituzioni per consentire ai tanti operatori impegnati nel comparto agricolo di fronteggiare questo disastro”. Mal comune mezzo gaudio non è proprio il caso di dirlo in questo caso visto che anche in Alto Molise i danni sono ingenti: la nevicata del 25 Aprile ha distrutto i vigneti, i germogli sono stati colpiti e non sarà possibile nessun raccolto. Disperato l’appello degli agricoltori alle autorità affinchè intervengano con sgravi fiscali per le aziende che in poche ore hanno visto perso il lavoro di mesi.

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