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Come a Milano, ma è Foligno: una notte a Imbibe, il cocktail bar di Leonardo Ferretti

Via Antonio Gramsci 28, Foligno. È qui che si trova Imbibe, piccolo cocktail bar aperto nel 2014 da Leonardo Ferretti. Una vietta lastricata del centro storico, degna della “Milano da bere”: locali in ogni angolo, giovani. In una parola, movida. Svolti a sinistra, dall’elegante piazza della Repubblica. E la cittadina della provincia di Perugia cambia ritmo. Persino colore. Pochi metri quadrati per Imbibe, cocktail bar dagli arredi minimal ma ricercati, al millimetro. Qualche tavolino ed un bancone, dietro il quale “Leo-mad Fer-it” dà sfogo alla sua tecnica e creatività.

Niente flair estremo. Niente bottiglie che volano, bar spoon che ruotano fra le dita o routine improbabili. La maestria di Leonardo sta in una grande consapevolezza delle tecniche di miscelazione. Nella conoscenza degli ingredienti, di qualunque natura essi siano. E nella sua grande capacità di interazione con gli ospiti del locale.

Trentasei anni ed una lunga gavetta fra locali e catering. Una preparazione che solo chi ha davvero avuto a che fare col pubblico può avere ed esibire. Imbibe è questo. Non solo una drink list da cui emerge un grande rispetto per i classici ma anche – e soprattutto – l’abilità di Leonardo Ferretti nel creare drink “su misura”.

Ottimo spirito d’osservazione e poche parole per capire chi si ha di fronte, interpretarne i gusti e coinvolgerlo nel processo creativo. Magari chiedendogli di scegliere un ingrediente, pur assurdo che sia: “Cipolla“. Basta una scintilla per confezionare calici ad hoc, in grado di assecondare (o sfidare) le aspettative.

Per far ciò Leonardo ha sviluppato un pensiero “tridimensionale“, in cui ogni potenziale componente del drink non è più solo “se stesso” ma diventa “ogni cosa che può essere, o derivare da se stesso”. “Un ortaggio o un frutto – spiega Ferretti – non è solo ciò che conosciamo allo stato solido, ma può essere un estratto, un’essenza, un profumo, una consistenza o altro ancora”. Magia? Non esattamente.

Meglio parlare di smaterializzazione degli elementi da cui nascono piccoli gioielli, capaci di valorizzare le eccellenze locali. Come il drink a base vino (Rosso di Montefalco, of course) e ciliegia, morbido ed aromatico. O un cocktail con assenzio e cipolla, tanto sottile ed intrigante da risultare gourmet ed invogliare all’abbinamento con un piatto.

Temperature di servizio perfette, dai drink in coppa serviti freschi fino al Julep, contornato dal ghiaccio, passando attraverso il calore di un twist sul Blazer, nella miglior tradizione di Jerry Thomas.

“Bisogna conoscere molto bene le regole per forzare” ricorda Ferretti. Uno che non solo conosce e rispetta le basi. Ma sa infilarsi in quello spazio sottile fra il razionale e l’estro. Alla base di tutto, la passione per il proprio lavoro.

O meglio per il proprio “mestiere” dato che Mr Imbibe si considera un artigiano, uno che crea qualcosa con le proprie mani. Tecnica, consapevolezza, conoscenza e voglia di sperimentare, dal cocktail agli ambienti.

Pareti alte ed antiche incastonate nel centro storico, luci soffuse. Quell’aria rétro che, da sola, dona quel certo non so che. Dietro a questo lo studio di ogni singolo dettaglio. È Leonardo stesso ad aver progettato il bancone e ad averlo modulato per poter perfezionare il set up, a piacimento. Dall’altra parte, nessun ingrediente “standardizzato”.

Tutti i preparati sono home-made, frutto dell’iniziativa di Leo-mad, persino nella loro etichetta identificativa: un viso che sorride quando giri la bottiglia per versarlo. Nel retrobottega, l’archivio storico in un caos ordinato di riviste di settore, vecchie drink list, cataloghi e bottiglie usate per esperimenti vari.

Un locale che è un incubatore di idee, utili ad andare oltre alle apparenze e oltre all’idea stessa, comune, di cocktail. Un locale dove sedersi e godersi il momento. Un locale dove il tempo si ferma e si ritrova il piacere della condivisione. Perché Imbibe è il suo fondatore. Tanto quanto i suoi ospiti.

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Jerry Thomas: il primo speakeasy di Roma e d’Italia si racconta in un libro


ROMA –
Il Jerry Thomas Speakeasy è, semplicemente, il cocktail bar che ha rivoluzionato il bere miscelato a Roma, e non solo. Primo “secret bar” in Italia, dove poter accedere unicamente tramite parola d’ordine, entrato ben cinque volte nella World’s 50 Best Bars e punto di riferimento per barman di tutta la Penisola, il locale oggi si racconta in un libro: “Twist on classic – I grandi cocktail del Jerry Thomas Project”.

Il volume, edito da Giunti, è stato presentato lo scorso 19 giugno con un grande evento a Roma, al quale era presente anche il curatore e giornalista Marco Bolasco. Quattro i protagonisti di questa storia: Roberto Artusio, Leonardo Leuci, Antonio Parlapiano e Alessandro Procoli, barman fondatori del progetto, oltre a un quinto d’eccezione, Mr Jerry Thomas.

Affettuosamente detto “il Professore”, il maestro ottocentesco dell’arte americana del cocktail, nato a Sacketts Harbor (NY) nel 1830 è ormai diventato “abitante onorario di Rione Ponte”.

Merito del successo raggiunto dal locale, come ricorda nella prefazione David Wondrich, esperto di mixology e scrittore newyorkese, anche lui presente all’evento. A lui, Mr Thomas ha dedicato persino una biografia (Imbibe!, Penguin group, 2007).

DIECI ANNI DI TRAMA

L’avventura del gruppo è iniziata 10 anni fa quasi per gioco e, certamente, senza alcuna previsione che si sarebbe arrivati tanto lontano. “Non potevamo immaginare un tale successo del nostro locale, figuriamoci di raccontarlo dieci anni dopo in un libro – spiega Alessandro Procoli – ma quando Marco Bolasco ci ha contattato per proporci di fare un volume sulla nostra storia ci siamo detti ‘ora o mai più’ e ci siamo buttati in questa impresa”.

“Ma lo devo confessare – ammette Procoli – fino a che non si è visto il libro finito, abbiamo creduto che non saremmo mai riusciti a portarla a termine”. Guardando indietro, in realtà, quello del Jerry Thomas sembra un destino già scritto.

Roberto Artusio, di origini torinesi, è senza dubbio il più silenzioso del quartetto. Ma conferma questa tesi: “Abbiamo iniziato a scrivere questo libro 18 anni fa, tutti e quattro assieme, quando Antonio ed io portavamo le cannucce ai bar. E quando litigai con Leo, proprio nel locale di Alessandro”.

La storia del Jerry Thomas inizia però nel 2010, dall’idea di riportare in auge uno stile di bar e di miscelazione analogo a quello del pre-proibizionismo americano, dall’Ottocento fino agli anni Venti.

Per capire l’entità della rivoluzione apportata da questo piccolo locale di Roma, nascosto in una viuzza buia del centro capitolino, tra il Tevere e Corso Vittorio Emanuele II, bisogna innanzitutto inquadrare il momento storico.

Gli anni Duemila avevano avviato nella Capitale un nuovo corso del bartending, con le multinazionali che avevano iniziato a puntare sulla figura e sulla formazione del barman, al fine di trasformarlo in brand ambassador.

NEL SEGNO DELLA RIVOLUZIONE

Nel 2009 i nostri tre (all’epoca Alessandro non era ancora socio) fondano il Jerry Thomas Project. L’obiettivo era organizzare una serie di training formativi, con ospiti internazionali di livello, primo dei quali il bartender slovacco Stanislav Vadrna.

Il format incontra l’interesse del pubblico e nel frattempo il gruppo si adopera per aprire un proprio laboratorio-studio, facendo ricadere la scelta proprio su questo piccolo spazio. Per le sue caratteristiche, il locale suggerì da sé lo stile di arredo più consono. Ovvero un salotto privato anni Venti.

L’inaugurazione coincide con la fine del seminario ed è una festa per tutti i bartender, felici di aver trovato un ritrovo “tutto per loro”. Gli inizi dell’attività non sono facili. Il “doppio turno” è la regola. Al Jerry dall’1 alle 6 del mattino. Dopo aver staccato dal loro altro impiego.

Ma la clientela pian piano si consolida, incuriosita anche dall’esclusività del locale al quale si accede solo con parola d’ordine. Fino al definitivo successo nel 2011, complice il nuovo ingresso in società di Alessandro Procoli, detto dagli amici il “vittoriano” per la sua eleganza e per questo scelto come pr del gruppo.

Da allora, gli ospiti del salotto più esclusivo di Roma sono stati tanti e sempre di alto livello, tra cui star internazionali come Jude Law che non ha mancato di spendere alcune entusiastiche parole nel libro.

IL LIBRO

Il volume, ben 224 pagine, prevede una parte introduttiva con la storia del locale, una parte dedicata all’evoluzione del bere miscelato, dalle bevande ancestrali ai cocktail, e le indicazioni su come creare ricette originali partendo dai classici, i cosiddetti “twist on classic“.

Il concetto di “twist” è proprio una delle prerogative del Jerry Thomas Project, che ne ha fatto il proprio marchio distintivo con l’applicazione della “regola tridimensionale” ovvero i tre modi attraverso cui attuare con successo la modifica di una ricetta classica.

Noi abbiamo fatto semplicemente quello che facevano tutti i barman americani del pre-proibizionismo – spiega Antonio Parlapiano – ovvero modificare ricette già buone e funzionanti per dargli uno stile nostro.

Ma l’abbiamo fatto con passione e soprattutto con divertimento, e credo sia stata proprio questa la chiave del nostro successo. Qualche esempio? Il ‘Milf Julep‘ invece che Mint, con latte di mandorla, o il frozen ‘Frozinone‘ in onore della nostra regione”.


Si entra quindi nel vivo del ricettario vero e proprio, ordinato per tipologie di cocktail, dei quali è proposta sia la versione originale sia le rivisitazioni del JTP, sempre accompagnate dalle splendide foto di Alberto Blasetti, affermato fotografo di food per diverse testate, ma al suo esordio con un libro.

Chiudono la pubblicazione la sezione dedicata ad “attrezzature, tecniche e ingredienti”, l’utile indice dei drink e le bio dei quattro eroi del JTP. Soci, sì. Ma prima di tutto amici, mossi dalla speranza “che i loro locale continui ad essere sempre un bar di amici per amici”. Parola di Leonardo. Le premesse ci sono tutte.

The Jerry Thomas Project
Vicolo Cellini, 30
00186 Roma
Tel. 06 96845937 – mob. +39 370 1146287
www.thejerrythomasproject.it

Prenotazione obbligatoria


“Twist on classic – I grandi cocktail del Jerry Thomas Project” – di Jerry Thomas Project
Giunti Editore
pagine 224 – Euro 29,00

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