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Sequestrati 1.000 litri di alcol e liquori clandestini in provincia di Salerno (video)

Sequestrati 1.000 litri di alcol e liquori clandestini in provincia di Salerno angri guardia di finanza
Operazione della Guardia di Finanza di Salerno nei giorni scorsi, contro la produzione clandestina di alcolici. Le Fiamme Gialle della Compagnia di Nocera Inferiore hanno sequestrato quasi 1.000 litri di prodotti alcolici tra liquori già confezionati e alcol puro non ancora utilizzato. L’intervento, volto a contrastare le frodi nel settore delle accise e delle imposte indirette sulla produzione e sui consumi, ha portato alla scoperta di un vero e proprio opificio illegale nel comune di Angri. Il deposito, situato in un box di circa 20 metri quadrati, era stato adibito alla fabbricazione abusiva di bevande alcoliche, in violazione delle normative igienico-sanitarie e senza le dovute autorizzazioni.

Durante l’ispezione sono stati rinvenuti 984 litri di prodotto complessivo. Si tratta di 300 litri di alcol puro di contrabbando, ancora conservato in una cisterna di plastica. La parte restante è di 684 litri di liquori già confezionati, tra cui grappa, limoncello, meloncello, fragolino, pistacchio, bananino e cioccolato, pronti per la vendita in taniche e bottiglie di varia capacità. Il responsabile, un cittadino italiano, è stato segnalato alla Procura della Repubblica e dovrà rispondere delle accuse di “Sottrazione all’accertamento e al pagamento dell’accisa sull’alcole e sulle bevande alcoliche” e di “ricettazione”.

MAXI SEQUESTRO DI ALCOL E LIQUORI AD ANGRI (SALERNO)

Le frodi nel settore delle accise, categoria in cui si inserisce l’ultimo ingente sequestro di alcol e liquori clandestini avvenuto in provincia di Salerno, causano gravi danni alle entrate dello Stato e distorcono le regole della concorrenza, penalizzando le imprese che operano nella legalità. Questo genere di interventi non solo tutela la competitività del mercato, ma favorisce lo sviluppo imprenditoriale e garantisce un contesto economico più equo. Oltre al danno economico, c’è anche un serio rischio per la salute pubblica.

I liquori di contrabbando, infatti, sfuggono a qualsiasi controllo qualitativo e di sicurezza e potrebbero contenere impurità o sostanze contaminanti dannose per i consumatori. L’operazione della Guardia di Finanza rappresenta un ulteriore passo nella lotta alla produzione e commercializzazione illegale di bevande alcoliche, a tutela sia dell’economia nazionale che della salute dei cittadini.

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Trafficante di droga e collezionista di vini pregiati: in cantina 9 mila bottiglie top


Novemila bottiglie di vino pregiato
, per un valore stimato di circa 1 milione mezzo di euro. È quanto hanno sequestrato gli uomini della Guardia di Finanza di Milano, su delega della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, a uno dei malviventi accusati a vario titolo di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, esercizio abusivo del credito e frode fiscale. Un’indagine iniziata nell’ottobre 2023, che ha condotto le Fiamme Gialle all’esecuzione di 46 ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di beni, aziende e disponibilità finanziarie per oltre 129 milioni di euro a carico di un gruppo di italiani, spagnoli e cinesi.

LA CANTINA DEL TRAFFICANTE: 9 MILA BOTTIGLIE PREGIATE

Nella mattinata odierna gli sviluppi di uno dei filoni dell’inchiesta, che ha visto coinvolta una delle persone rimaste a piede libero. L’uomo, residente in provincia di Bergamo, ha insospettito le forze dell’ordine per via del tenore di vita troppo elevato rispetto ai redditi dichiarati. A seguito di mirati accertamenti patrimoniali, la Guardia di Finanza ha scoperto e sequestrato la collezione di oltre 9 mila bottiglie di vino pregiato (di cui la più costosa è risultata avere un prezzo di listino di 15 mila euro), oltre ad ulteriori disponibilità finanziarie su diversi conti correnti bancari riconducibili all’indagato ed ad un’immobile in provincia di Bergamo del valore di circa 200 mila euro.

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Vodka contraffatta, sequestro da un milione di euro da Treviso: indagini in tutta Italia


Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso hanno sequestrato, in diverse località del territorio nazionale, 8.092 bottiglie di vodka da un litro), riportanti marchi contraffatti di due note aziende produttrici. Il valore della merce, già in commercio, è stimata in circa 1 milione di euro. Nel corso del sequestro principale, avvenuto nella zona di Treviso, i militari hanno accertato che gli alcolici erano stati venduti e distribuiti sull’intero territorio nazionale. Sono così scattati ulteriori sequestri nelle province di Vicenza, Cremona, Pesaro, Napoli, Salerno, Campobasso, Crotone, Cosenza, Reggio Calabria e Palermo.

Attraverso una serie di perquisizioni e sequestri nelle province di Milano, Torino e Roma, i finanzieri del Gruppo di Treviso hanno poi tracciato la vendita di altre 21.466 bottiglie di vodka a numerosi commercianti di diverse Regioni italiane, con l’obiettivo di ritirare dal mercato i prodotti contraffatti.

Gli inquirenti parlano di «modalità particolarmente sofisticate» per la contraffazione dei due marchi di vodka, prodotta in Georgia e venduta da un’azienda rumena ad alcuni importatori con sede a Milano e Torino. Sarebbero stati questi ultimi ad introdurla in Italia tramite un deposito fiscale olandese.

Secondo il Rapporto Iperico 2022, elaborato dalla Direzione Generale per la Tutela della Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, tra il 2008 e il 2021 le forze dell’ordine hanno svolto quasi 208 mila interventi a contrasto della contraffazione, sequestrando circa 617 milioni di articoli falsificati, per un valore economico stimato di oltre 5,9 miliardi di euro.

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Lavoro in nero in vigna a Montebello Vicentino: scoperti 8 braccianti indiani irregolari

Otto lavoratori in nero intenti ad effettuare la vendemmia, di cui uno sprovvisto di permesso di soggiorno. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza a Montebello Vicentino, nelle scorse ore. Tra i braccianti agricoli scovati dagli uomini della Compagnia di Arzignano, tutti di nazionalità indiana, uno è risultato essere “richiedente asilo“.

L’uomo era stato impiegato dal titolare dell’azienda vinicola dopo soli 36 giorni dalla presentazione dell’istanza di protezione internazionale alla Questura di Verona, invece dei 60 giorni previsti dalla legge.

L’imprenditore è stato denunciato per aver violato la disciplina in materia di “lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato” contenuta nel Testo Unico sull’Immigrazione.

VENDEMMIA IN NERO A MONTEBELLO VICENTINO

Nei suoi confronti è stata elevata una maxi sanzione per lavoro nero che, nel caso specifico, va da un minimo di 12.600 euro fino ad un massimo di 75.600 euro. Le cifre tengono conto delle singole sanzioni per i sette braccianti agricoli impiegati nella vendemmia, senza un regolare contratto di lavoro.

Nel conteggio anche la sanzione amministrativa che va da un minimo di 4.320 euro ad un massimo di 12.960 euro, «per essersi avvalso dell’opera di un richiedente asilo, senza rispettare i termini previsti dalla normativa sull’immigrazione».

Non solo. I funzionari dell’Ispettorato del Lavoro di Vicenza hanno emesso il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale. Una misura che è stata subito revocata, dal momento che l’imprenditore ha regolarizzato 7 degli otto braccianti agricoli, impegnati nella vendemmia.

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Piemonte, truffa all’Unione europea per la promozione di Asti Docg, Nocciole e Miele

Nuova bufera nel mondo vino italiano, sempre nell’ambito della presunta distorsione di fondi europei per la promozione di Dop e Docg. Dopo l’inchiesta che vede coinvolte Uiv e Veronafiere è una società piemontese in liquidazione a finire nel mirino degli inquirenti. Si tratta dell’associazione La Dolce Valle, costituita dal Consorzio dell’Asti Docg, Consorzio di Tutela Nocciola Piemonte Igp e dall’Associazione Produttori Miele Piemonte.

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Asti hanno eseguito in mattinata un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, pari a 199.699,31 euro nei confronti dell’associazione.

ASTI DOCG, NOCCIOLE E MIELE PIEMONTE

Il provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Asti riguarda anche due persone, tra cui il rappresentante legale pro tempore dell’associazione esercente «l’attività di promozione dei prodotti Dop e Docg delle Langhe e del Monferrato, territori dichiarati patrimonio mondiale dall’Unesco». L’ente, sempre secondo fonti di winemag.it, risulta in fase di liquidazione.

Le indagini condotte dalle fiamme gialle astigiane dimostrerebbero come, tra il 2017 e nel 2018, La Dolce Valle abbia presentato alla Regione Piemonte due distinte richieste di contributo a fondo perduto nell’ambito del Feasr – Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale, riferite a due manifestazioni di promozione e valorizzazione di prodotti Dop e Docg tenutesi nelle città di Alba e Asti, duplicandone artificiosamente i costi.

OPERAZIONE SWEET VALLEY: INDAGINE SU LA DOLCE VALLE

Tra i prodotti pubblicizzati durante i due eventi ci sarebbe, appunto, l’Asti Docg, la Nocciola Piemonte Igp e il Miele Piemonte. Il meccanismo fraudolento, ipotizzano le fiamme gialle, «si sarebbe realizzato attraverso una società, riferibile ad uno degli indagati, incaricata dall’associazione di realizzare gli eventi».

Sarebbe stata così predisposta la documentazione, ritenuta fittizia, «relativa a spese in parte mai sostenute e successivamente posta a corredo delle domande di contributo unionale».

I responsabili sono stati segnalati alla sede di Torino della Procura Europea (Eppo – European Public Prosecutor’s Office) per truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea. Un’operazione, quella conclusa oggi dai militari di Asti e ancora dunque in fase preliminare di giudizio, che è espressione della stretta collaborazione tra la Procura Europea e la Guardia di Finanza italiana, a contrasto degli illeciti e delle frodi al Bilancio dell’Unione Europea.

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Vignaiolo svizzero evasore totale a Suvereto: vendeva vino all’estero senza fattura (VIDEO)

Vendeva vino rosso Suvereto Docg in Svizzera e in Russia all’oscuro del fisco. La Guardia di Finanza di Livorno ha scoperto il giro d’affari di un vignaiolo evasore totale. L’uomo, A.S. le iniziali, 59 anni, di nazionalità svizzera ma residente da molti anni nel borgo della provincia di Livorno, ha evaso le tasse per 580 mila euro di redditi, Iva per 19 mila, Irap per 17 mila e ritenute per 32 mila euro.

I fatti contestati dai finanzieri risalgono agli esercizi 2015-2020 dell’azienda agricola di 4 ettari complessivi, che risulta ancora attiva. L’indagine si è conclusa con la segnalazione del recupero dell’evasione all’Agenzia delle entrate, senza denuncia all’autorità giudiziaria.

VIGNAIOLO EVASORE A SUVERETO

Sono risultate infatti superate le soglie di punibilità penale previste dal decreto legislativo 74/2000, che disciplina i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. A.S., se la dovrà comunque vedere col Fisco, rientrando dal debito.

Le indagini del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle fiamme gialle di Livorno, coordinate dal tenente colonnello Peppino Abruzzese, hanno rivelato la conformazione societaria dell’azienda agricola di Suvereto.

Il cittadino svizzero A.S., enologo, si occupava da solo di tutte le attività: dal vigneto all’imbottigliamento, sino alla spedizione in Svizzera e in Russia del vino rosso Suvereto Docg oggetto dell’evasione fiscale.

VIGNE A SUVERETO, AZIENDA A CIPRO, DOMICILIO A MILANO

Difficile per le forze dell’ordine stabilire quante bottiglie siano state spedite all’estero tra il 2015 e il 2020. Ma l’ammontare dell’evasione fa presuppore che che venissero vendute a caro prezzo.

Curiosa anche l’alberatura della società agricola oggetto delle indagini. Lo svizzero A.S. era il titolare, ma tutti i soci di nazionalità russa, così come fornitori e gran parte dei clienti. Le quote dell’azienda erano tuttavia di proprietà di una società registrata a Cipro e con domicilio fiscale a Milano.

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Vendemmia e raccolta mele: un’azienda su quattro con lavoratori in nero in provincia di Bolzano

Un’azienda su quattro ricorre a lavoratori in nero in vendemmia e nella raccolta delle mele in provincia di Bolzano. Una media che imbarazza l’Alto Adige, in seguito ad oltre 100 controlli svolti dai Reparti della Guardia di Finanza. Ben 70 i lavoratori irregolarmente impiegati, dei quali 52 completamente “in nero”.

Tra questi diversi italiani, ma anche rumeni, bulgari, polacchi, slovacchi e, in misura minore, africani, asiatici, albanesi e pakistani. È stato anche accertato l’impiego irregolare di 6 braccianti privi del permesso di soggiorno. Dunque di clandestini presenti sul territorio nazionale, impiegati nei campi e nei vigneti della provincia di Bolzano.

I datori di lavoro sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Bolzano. Le pene prevedono la reclusione da 6 mesi a tre anni, con multa di 5 mila euro per ogni lavoratore impiegato. La mancata comunicazione preventiva all’Ispettorato del Lavoro, prevede inoltre l‘applicazione della cosiddetta “Maxisanzione”, che oscilla da un minimo di 1.800 a un massimo di 43.200 euro per ciascun lavoratore irregolare, in base ai giorni di effettivo impiego.

Solo in un caso emerso durante i controlli in vendemmia e nella raccolta delle mele in provincia di Bolzano l’irregolarità ha riguardato la mancata comunicazione all’Inps dell’impiego di una bracciante agricola. La donna era impiegata senza l’utilizzo del cosiddetto “Libretto Famiglia”, che deve essere attivato nei casi di prestazioni lavorative svolte in modo sporadico e saltuario. La sanzione amministrativa varia nello specifico da 500 a 2.500 euro per ogni prestazione lavorativa giornaliera.

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Alcol denaturato e “ricondizionato” per vino e liquori: è caccia a produttori e clienti

Per ora solo ipotesi, mentre il cerchio si stringe attorno a clienti e mandanti. L’ingente sequestro di alcol denaturato compiuto nelle scorse ore dalla Guardia di Finanza di Caserta potrebbe scoperchiare un sistema già noto alle forze dell’ordine italiane, anche fuori dai confini della Campania. Una volta giunto a destinazione, avrebbero potuto essere “ricondizionato“. Ed essere utilizzato per la produzione di vino o liquori dannosi per la salute, all’insaputa dei consumatori.

La scoperta è avvenuta ad un posto di blocco allestito dai finanzieri del Comando provinciale di Caserta a Cancello ed Arnone, non lontano da Castel Volturno. Su un camion targato Est Europa – la nazione di provenienza non viene svelata dagli inquirenti, per non intralciare le indagini – i militari hanno rinvenuto 26 mila di litri di alcol denaturato e 175 mila litri di prodotti simil-petroliferi.

Due sostanze senza correlazioni, solo in apparenza. Secondo quanto riferiscono le forze dell’ordine, il commercio illegale di merci destinate alla combustione e alla produzione di bevande alcoliche rappresenta «uno dei business più appetibili per la moderna criminalità economico-finanziaria».

Un mercato nero florido, che consente di realizzare «consistenti proventi illeciti, attraverso l’utilizzo e la manipolazione fraudolenta di prodotti in evasione di imposta e la conseguente immissione nella rete di distribuzione commerciale a prezzi altamente concorrenziali».

Da solo, l’alcol denaturato avrebbe fruttato circa mezzo milione di euro. Cinquecentomila euro, dunque, di cui 350 mila euro in imposte evase. Nel complesso, il valore del sequestro operato dai finanzieri supera il milione di euro. Le indagini sono ora volte ad accertare la provenienza della merce, priva di documentazione, nonché la destinazione e gli acquirenti.

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Icqrf e Guardia di Finanza: maxi sequestro di alcol denaturato

«Ringraziamo l’Icqrf e la Guardia di Finanza per l’ottimo lavoro svolto. La vigilanza è fondamentale per assicurare al consumatore la qualità e la sicurezza dei prodotti dell’agroalimentare italiano».

Con queste parole Sandro Cobror, Direttore generale AssoDistil, commenta i risultati dell’operazione “Bad Drink“, condotta dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi del Mipaaf insieme alla Guardia di Finanza di Napoli. Operazione conclusasi con il sequestro di oltre 2.800 litri di alcol, 9 mila bottiglie di liquori e una grande quantità di confezioni di champagne e vini.

«Il settore distillatorio – prosegue Cobror – prende le distanze da pratiche scorrette che creano sconcerto nel consumatore e minano l’immagine dello stesso settore che invece rappresenta un’eccellenza italiana. Settore popolato da tantissime piccole e medie imprese che lavorano seriamente e con scrupolo ogni giorno per produrre distillati di alta qualità garantita da severi controlli e secondo rigidi protocolli».

«Ogni goccia di acquavite è tracciata, ogni minuto di invecchiamento è certificato, ogni etichetta è controllata dagli appositi organismi. Il nostro settore – conclude Cobror – lavora nel pieno rispetto delle normative».

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Trevigiano, 14 lavoratori in nero nelle vigne: blitz delle Fiamme Gialle

Due distinti controlli da parte delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso hanno consentito di scovare 14 lavoratori in nero nelle vigne del Trevigiano. I blitz sono avvenuti lo scorso fine settimana nella zona di Conegliano e Vittorio Veneto.

Il primo intervento ha riguardato 6 lavoratori di nazionalità pakistana, intenti a prestare la propria opera di potatori, completamente in nero, in un vigneto nella disponibilità di un’azienda agricola di Orsago. I potatori erano stati forniti in appalto da un’altra ditta della vicina provincia di Pordenone.

L’operazione ha preso spunto da una mirata attività di monitoraggio del territorio di Conegliano e dintorni, finalizzata proprio all’individuazione della manodopera impiegata “abusivamente” nel settore viticolo, a tutela delle aziende più virtuose del comparto.

Il secondo intervento ha preso spunto da un controllo di un veicolo commerciale alla barriera autostradale dell’A28 di Cordignano. A bordo viaggiavano un afghano, titolare di una ditta di Casier, e 8 suoi dipendenti, tra afghani e pakistani.

Anche in questo caso, le indagini della Finanza hanno consentito di accertare che l’imprenditore straniero aveva impiegato il personale in nero per la potatura dei vigneti presso un’azienda agricola-viticola della zona.

Le due ditte di Pordenone e Casier sono state contestate sanzioni pecuniarie amministrative tra i 1.800 e o 10.800 euro per ciascun lavoratore. Sono state segnalate inoltre segnalate all’Ispettorato Territoriale del Lavoro per la sospensione dell’attività, prevista nei casi in cui la manodopera impiegata in nero sia pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro.

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Evadevano l’accisa: sequestrate 1.800 bottiglie di superalcolici e birra (VIDEO)

Circa 1800 bottiglie di bevande tra superalcolici come Rum e Vodka ed alcolici (birra), importate da paesi extra-Ue senza assolvimento dell’accisa in Italia. Ma anche una “montagna” di sacchi di prodotti alimentari destinati a ristoranti etnici operanti in Italia: ben 9 tonnellate il peso complessivo.

È quanto scoperto dai Finanzieri della Sezione Operativa Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Como, al termine di una mirata attività info-investigativa a Cologno Monzese, in provincia di Milano. La merce, secondo gli inquirenti, sarebbe stata destinata alle numerose comunità di latinos, la cui presenza è forte soprattutto nell’hinterland milanese.

Frode in commercio, cattivo stato di conservazione di prodotti alimentari, sottrazione al pagamento delle accise sulle bevande alcoliche e inosservanza della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro: queste le violazioni portate alla luce dalle Fiamme Gialle, che hanno sequestrato l’ingente quantitativo.

L’operazione rientra nel quadro delle attività svolte dalla Guardia di Finanza quale Polizia Economico-Finanziaria a contrasto delle frodi commerciali, a tutela delle entrate erariali, della concorrenza, del mercato, del consumatore e dei distretti industriali nel settore della produzione, dell’importazione e della commercializzazione di generi alimentari.

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Trovata un’anfora greco-romana sui fondali di Civitavecchia: risale al II-III Secolo a.C.

La Stazione Navale della Guardia di Finanza ha riportato alla luce un’anfora greco-romana dai fondali del mare di Civitavecchia. L’anfora, di produzione tirrenica centro-meridionale, era utilizzata per il commercio del vino italico, esportato in tutto il mediterraneo.

La scoperta ha permesso di identificare una zona di ricerca subacquea che potrebbe condurre a nuovi ritrovamenti di interesse storico, utili per la ricostruzione e lo studio delle antiche rotte commerciali.

Il reperto, trasportato presso gli ormeggi della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Civitavecchia, siti nella storica “Darsena Romana” di Civitavecchia, è stato immediatamente periziato e identificato in un’anfora vinaria in terracotta, di tipo “Greco-Italico“, databile al III-II sec. A.C., mancante di parte dell’orlo, ma perfettamente conservata.

L’anfora ritrovata dai sommozzatori della Stazione Navale di Civitavecchia, in collaborazione con il responsabile del settore subacqueo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale si trovava per la precisione in prossimità della foce del fiume Marangone.

Il manufatto in terracotta era adagiato tra le rocce e ricoperto da numerose concrezioni marine, testimonianza della secolare permanenza in mare. Vista la posizione precaria e la possibilità di imminenti mareggiate, il bene archeologico è stato recuperato dai finanzieri e dall’archeologa intervenuta, prima del trasbordo sulla vedetta di servizio.

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Falso Bolgheri Sassicaia con vino siciliano: 400 mila euro al mese all’organizzazione

Fruttava 400 mila euro al mese la contraffazione di uno dei vini più pregiati al mondo, il toscano Bolgheri Doc Sassicaia, che invece era vino siciliano. La Guardia di Finanza di Firenze ha sgominato la banda di trafficanti internazionali, proprio nelle scorse ore.

Due gli arrestati, residenti in provincia di Milano. Unidici, inoltre, gli indagati nell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze e dal Gip Giampaolo Boninsegna. Gli inquirenti definiscono “sofisticata e accurata” la falsificazione di bottiglie di vino recanti il noto marchio registrato “Doc Bolgheri Sassicaia”.

In particolare, nel mirino dei trafficanti erano finite le annate tra il 2010 e il 2015. Nell’ordinanza emessa dal Gip fiorentino si rileva che “sussiste anche l’aggravante della organizzazione stabile, giacché le attività osservate sono poste in essere in maniera sistematica, cioè con carattere stabile e non occasionale, nonché in maniera organizzata, con preordinata pianificazione di medio termine e nella prospettiva di un ulteriore sviluppo, per il futuro, per l’esito positivo conseguito”.

L’acquisto del vino utilizzato per confezionare il prodotto avveniva dalla Sicilia, le bottiglie invece provenivano dalla Turchia e la produzione di etichette, tappi, casse e carta velina era incentrata in Bulgaria. Le bottiglie di vino contraffatte riproducevano falsamente gli ologrammi e i segni distintivi originali di Tenuta San Guido e venivano vendute a livello internazionale.

Nel corso delle indagini, svolte per oltre un anno dai militari della Compagnia di Empoli, a fine settembre sono stati sequestrati nella provincia di Milano circa 80 mila pezzi contraffatti tra etichette, bottiglie, tappi, casse di legno e altri oggetti utilizzabili per confezionare circa 1.100 casse di vino Sassicaia 2015, per un totale di 6.600 bottiglie.

Il valore di mercato, laddove il prodotto fosse stato originale, si sarebbe avvicinato ai 2 milioni di euro. La tempestività dell’intervento ha consentito, tra l’altro, di intercettare la consegna di un ordine di 41 casse di Sassicaia 2015 già confezionate e pronte per essere vendute.

Da quanto emerso, la produzione e vendita del mercato illecito parallelo si attestava su circa 700 casse di vino contraffatto al mese, per un totale di 4.200 bottiglie, con un introito illecito stimato che si aggirava sui 400 mila euro.

Secondo le ricostruzioni investigative, diversi clienti tra cui, in particolare, coreani, cinesi e russi avevano già fatto ordini per un migliaio di casse mentre una piccola parte sarebbe stata destinata al territorio nazionale.

All’interno del magazzino utilizzato per l’attività illecita, i due arrestati si occupavano dell’imbottigliamento, dell’apposizione delle etichette e della carta velina sulle bottiglie nonché del successivo assemblaggio della cassa.

Al contempo sono state eseguite anche perquisizioni nei confronti di ulteriori quattro soggetti, ritenuti dei collaboratori dei due arrestati nella immissione del prodotto sul mercato.

Lo stesso vale per un quinto soggetto, che aveva procurato il vino da travasare nelle bottiglie vuote importate dalla Turchia. Ad oggi, nell’ambito di quella che è stata chiamata operazione “Bad Tuscan”, risultano indagate 11 persone che, a vario titolo e in vario modo, si ritiene abbiano preso parte alla produzione e commercializzazione del vino contraffatto.

“Una frode che avrebbe potuto danneggiare e svilire l’immagine del vino toscano – commenta Francesco Colpizzi, presidente della Federazione Vitivinicola di Confagricoltura Toscana – ringraziamo la Guardia di Finanza che ha permesso di sgominare un’organizzazione che agiva a livello internazionale al fine di falsificare e commercializzare il vino doc Bolgheri Sassicaia, un’eccellenza dell’enologia non solo italiana, ma mondiale”.

“Serve tolleranza zero sulle frodi che mettono a rischio lo sviluppo di un settore che è cresciuto puntando su un grande percorso di valorizzazione qualitativa – è il commento della Coldiretti nazionale – che ha portato il vino italiano a raggiungere il record storico nelle esportazioni per un valore stimato in 6,4 miliardi nel 2019 ma che ora soffre le pressioni determinate dall’emergenza Covid-19″.

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Caporalato in Martesana: sequestrata azienda agricola per 7,5 milioni di euro

Si allargano a macchia d’olio le operazioni anti caporalato in Italia. I finanzieri del Comando Provinciale del capoluogo lombardo hanno sequestrato un’azienda agricola di Cassina de’ Pecchi, in provincia di Milano, del valore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro, su decreto emesso dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Milano, oggetto di successiva convalida da parte del Gip.

Il provvedimento costituisce l’esito delle indagini svolte dalla Compagnia di Gorgonzola che hanno consentito di portare alla luce un sistematico sfruttamento illecito della manodopera agricola a danno di circa 100 lavoratori extracomunitari.

Gli accertamenti hanno infatti permesso di rilevare anomalie nelle assunzioni e nelle retribuzioni dei dipendenti dell’azienda nonché evidenziato “gravi e perduranti violazioni delle norme che regolano l’impiego dei braccianti agricoli“.

In particolare, i lavoratori non solo erano obbligati a prestare estenuanti turni di oltre 9 ore giornaliere, ma ricevevano una paga oraria di 4,50 euro, nettamente inferiore a quella minima prevista dal contratto collettivo nazionale.

Inoltre, alla ingiusta retribuzione si aggiungevano degradanti condizioni d’impiego nei campi: i braccianti, infatti, soggetti alla continua vigilanza dei responsabili, erano costretti a sforzi fisici oltremodo gravosi, tesi a velocizzare la raccolta dei frutti e in spregio alle norme anti Covid-19 sul distanziamento sociale.

Approfittando delle condizioni di bisogno dei dipendenti mediante la minaccia che l’eventuale disobbedienza alle pressanti imposizioni datoriali avrebbe comportato sospensioni o licenziamenti in tronco, i titolari dell’azienda riuscivano a ridurre il costo della manodopera e massimizzare i guadagni.

Eloquente era la prassi dell’assunzione in prova per due giorni senza alcun compenso a cui seguiva, discrezionalmente e senza alcuna valida ragione, l’allontanamento del bracciante. Con tale modalità i responsabili dell’azienda riuscivano, ulteriormente, a ridurre i costi complessivi e sfruttare i giovani extracomunitari bisognosi di lavorare.

Al termine delle indagini sono state denunciate per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera 7 persone, tra i quali, oltre ai due amministratori, anche due sorveglianti, due impiegati amministrativi e il consulente dell’azienda che predisponeva le buste paga.

Alla luce delle risultanze dell’indagine, la Procura della Repubblica ha disposto il sequestro di tutti i beni della società, consistenti in 53 immobili, tra terreni e fabbricati, 25 veicoli strumentali e 3 conti correnti e la nomina di un Amministratore Giudiziario ai fini della continuità aziendale nel rispetto delle leggi vigenti.

Durante l’esecuzione del provvedimento, inoltre, i finanzieri, anche grazie al supporto di personale dei Vigili del Fuoco e dell’ATS di Milano, hanno potuto verificare le precarie condizioni di sicurezza e di igiene in cui i braccianti erano costretti ad operare ovvero l’assenza di dispositivi di protezione individuale, di spogliatoi, di docce e di servizi igienici a sufficienza (era presente, infatti, un solo bagno chimico esterno).

Inoltre risultavano mancanti il piano di prevenzione incendi ed il piano di emergenza. Veniva tra l’altro accertato il precario deposito di diserbanti e fitofarmaci – sostanze che i responsabili facevano direttamente utilizzare ai braccianti, privi di ogni formazione, esponendoli, così, ad un grave rischio per la salute – nonché di generi alimentari destinati ad essere venduti ad operatori della grande distribuzione (sono stati, infatti, sequestrati oltre 27 mila barattoli di marmellata esposti al sole).

L’operazione di servizio testimonia l’attenzione della Guardia di Finanza a tutela del mercato del lavoro per contrastare, in particolare, le più gravi forme di prevaricazione e sfruttamento in danno dei lavoratori dipendenti, specie se costoro si trovano in condizioni di particolare debolezza o bisogno.

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Agroalimentare, siglato il protocollo d’Intesa tra Guardia di Finanza e Icqrf

È stato siglato questa mattina, presso la caserma “Piave”, sede del Comando Generale della Guardia di Finanza, il protocollo d’intesa tra l’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e la Guardia di Finanza. Presenti per la firma il Capo Dipartimento dell’Icqrf, Stefano Vaccari, e il Capo di Stato Maggiore del Comando Generale della Guardia di Finanza, Umberto Sirico.

L’accordo, che trae origine dalle “consolidate sinergie già instaurate a livello locale”, prevede “il reciproco impegno a collaborare al fine di migliorare l’efficacia e l’efficienza complessiva delle misure a tutela del comparto agroalimentare“.

Particolare il riguardo “alle esigenze di contrasto delle frodi in danno al bilancio dell0Unione Europea, della contraffazione dei marchi industriali e delle violazioni alla proprietà intellettuale, nonché degli ulteriori illeciti economico-finanziari”.

L’Ispettorato metterà a disposizione delle Fiamme Gialle dati, informazioni e analisi di contesto utili al perseguimento delle finalità collaborative, che la Guardia di Finanza potrà autonomamente sviluppare nell’ambito dei propri compiti d’istituto.

È prevista, inoltre, la possibilità di programmare interventi ispettivi congiunti e, per la Guardia di Finanza, di accedere alle banche dati dell’Icqrf, “previa stipula di convenzioni tecniche”. Anche nell’ottica di coordinare ulteriormente le complementari procedure di controllo, potranno essere organizzati incontri di studio o ricerca, seminari e corsi di aggiornamento professionale a favore di personale di entrambi gli organismi.

A margine dell’evento presso la Caserma “Piave”, le autorità intervenute hanno espresso ampia “soddisfazione per la sottoscrizione della linea di partenariato, che rappresenta uno strumento di sostanziale potenziamento delle linee di presidio della legalità in un settore strategico per il rilancio dell’economia nazionale”.

Un protocollo virtuoso, insomma, che rafforza le proficue sinergie già in atto sui territori, valorizza e ottimizza l’azione a tutela della filiera agroalimentare contro ogni forma di concorrenza sleale.

Così la Ministra Teresa Bellanova a proposito dell’Intesa. “L’intesa – prosegue Bellanova – rappresenta uno strumento di sostanziale potenziamento delle linee di presidio della legalità in un settore fondamentale per il nostro Paese e la nostra economia, confermatosi strategico in questi mesi”.

“Un settore che va sostenuto contro pratiche illecite e frodi che rischiano di mettere fuori gioco le migliaia e migliaia di imprese che quotidianamente scommettono su qualità, eccellenza, rispetto delle regole. E al tempo stesso conferma la bontà dei nostri sistemi di controllo, tra i migliori al mondo”, conclude la ministra Bellanova.

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Coronavirus: l’alcol sequestrato dalla Guardia di Finanza diventa gel disinfettante

Dal malaffare alla solidarietà il passo è breve. Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari ha donato allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze 4.700 litri di alcol etilico per la produzione di gel disinfettante utili all’emergenza Coronavirus. Si tratta di una partita di merce di contrabbando sequestrata nel 2017 dai finanzieri della Compagnia di Monopoli, nel corso di un’operazione di polizia a contrasto del traffico illecito di prodotti alcolici.

La merce era destinata ad essere immessa al consumo nella provincia di Bari, in totale evasione d’imposta. Il Comando Provinciale ha colto dunque l’opportunità per dare il proprio contributo alla forte domanda di prodotti di questo genere.

Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze ha verificato la possibilità di riconversione dell’alcol sequestrato, dopo aver informato la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari e la competente Direzione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che hanno immediatamente concesso il loro nulla osta affinché l’operazione si potesse perfezionare.

Un vettore specializzato ha ritirato presso la Compagnia di Monopoli la partita di alcol che sarà entro breve utilizzata per la produzione di gel disinfettanti a “costo zero” per lo Stato, a beneficio della collettività.

“Nell’attuale situazione emergenziale correlata alla diffusione del nuovo  Coronavirus – commenta il Comando Generale – la Guardia di Finanza è impegnata nel far rispettare le misure di contenimento introdotte dal Governo, nel contrasto manovre speculative sui prezzi al pubblico dei prodotti anti-contagio e di prima necessità, ma anche fornendo il proprio contributo anche a diverse iniziative di solidarietà”.

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San Severo, alcol spacciato per antigelo. Sequestrate due “distillerie” abusive (video)

SAN SEVERO – I militari della Compagnia di Manfredonia hanno individuato a San Severo due “distillerie” abusive destinate alla decolorazione, distillazione, imbottigliamento ed etichettatura di alcool puro ad uso alimentare. Sotto sequestro 33 mila litri di alcool puro, di cui 281 già imbottigliati e pronti per essere messi in commercio. Circa 280 mila euro il valore della merce.

Nnel corso di un controllo del territorio nella provincia di Foggia, le fiamme gialle hanno fermato e ispezionato un autocarro con targa polacca, il cui conducente esibiva documenti di trasporto relativi ad un carico di liquido antigelo.

Da un rapido riscontro visivo del prodotto e un successivo approfondimento sulle banche dati in uso alla Guardia di finanza, è emerso che i documenti di trasporto erano falsi, poiché riportavano dati di società di fatto inesistenti.

Raccolti i primi indizi, i finanzieri hanno proseguito il controllo presso i luoghi di destinazione del materiale trasportato, più precisamente, in alcuni locali ubicati all’interno di un autoparco, dove è stato individuato un opificio abusivo per la decolorazione e distillazione dell’alcool puro e per il suo successivo imballaggio in alcune cisterne da mille litri ciascuna.

Il controllo è stato poi esteso ad un secondo opificio abusivo, poco distante dal primo, dove le cisterne contenenti alcool venivano stoccate per il successivo imbottigliamento dell’alcool in contenitori da litro.

In questo secondo opificio sono state ritrovate anche 600 fascette dei Monopoli di Stato verosimilmente contraffatte e 400 etichette commerciali (anche queste verosimilmente contraffatte) da applicare sulle bottiglie prima della loro immissione in commercio.

Il conducente dell’autocarro, il titolare della merce trasportata e il responsabile dei due opifici abusivi sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica del Tribunale di Foggia per le valutazioni dell’Autorità Giudiziaria.

L’attività di servizio testimonia lo sforzo operativo della Guardia di Finanza nel settore del contrabbando in tutte le sue forme, teso a disarticolare la filiera distributiva delle merci illecitamente introdotte che, nello specifico settore dei prodotti alcolici, si traducono nel mancato assolvimento degli obblighi impositivi in materia di accise e Iva con significativo pregiudizio per l’Erario.

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Oltrepò, Operazione Dioniso: ancora vino contraffatto per quantità, qualità e origine

CANNETO PAVESE – Nuovo scossone in Oltrepò Pavese dove è scattata in mattinata l’Operazione Dioniso: vino contraffatto per quantità, qualità e origine. Nel mirino la Cantina di Canneto. I carabinieri di Stradella e la Guardia di Finanza di Pavia hanno eseguito sette misure cautelari nei confronti di titolari di aziende vinicole, cantine sociali ed enologi in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige.

Le indagini, coordinate dal Procuratore aggiunto Mario Venditti e dal Sostituto Procuratore Paolo Mazza, interessano “cantine e aziende vinicole anche di fama nazionale“.

L’operazione vede impegnato un massiccio dispiegamento di uomini e mezzi della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri di Pavia con il supporto di unità aeree e con l’ausilio anche di un cash dog della Guardia di Finanza.

Le complesse indagini avrebbero permesso di evidenziare che i vertici della Cantina pavese, con il concorso di enologi di fiducia, avrebbero posto in commercio come Doc e a Indicazione Geografica Protetta/Indicazione Geografica Tipica (Igo/Igt), ma in realtà contraffatto per quantità, qualità e origine.

QUI TUTTI I DETTAGLI (VIDEO E FOTO)

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Sigarette di contrabbando tra spumanti e panettoni per Natale: un arresto a Caserta


CASERTA –
Nascondeva oltre una tonnellata di sigarette di contrabbando tra gli spumanti e panettoni per Natale. In manette un pregiudicato in provincia di Caserta. La merce, il cui valore è stato stimato in oltre 200 mila euro, è stata sequestrata assieme a un furgone. È successo venerdì, lungo l’autostrada A30 Caserta/Salerno, sul territorio del Comune di Maddaloni (CE).

I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria hanno intercettato il mezzo, risultato noleggiato, intimandogli l’alt. A bordo due uomini – un italiano, F.L, classe 1961, e un serbo, B.V., classe 1970 – entrambi pregiudicati.

I due hanno esibito un documento di trasporto di panettoni, spumanti e dolciumi di Natale. Insospettiti, i militari hanno proceduto al controllo del vano merci, scoprendo oltre una tonnellata di sigarette, pari a circa 5 mila stecche, destinate ad alimentare il mercato illegale dell’hinterland napoletano.

Sul furgone, ma solo in piccola parte, anche torroni, cotechini, bottiglie di vino e spumanti come il Conte Fosco Cuvée Brut, Charmat di origine emiliana. Prodotti dolciari per lo più già scaduti e, dunque, certamente non destinabili ai rivenditori.

Le “bionde” si trovavano nella seconda parte del piano di carico. Ben 100 cartoni di stecche di sigarette della marca Nero Rosse, la cui presenza era nota solo all’italiano, per il quale è scattato l’arresto.

Si tratta delle cosiddette “cheap white“, tabacchi originali recanti marchi registrati nei rispettivi Paesi di produzione (Russia, Emirati Arabi Uniti, Cina e Ucraina) che non possono essere venduti in Italia o all’interno dell’Unione Europea. Risultano infatti non conformi ai parametri minimi di sicurezza previsti dalla normativa comunitaria.

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Sequestrati 80 chili di pesce e crostacei senza tracciabilità nel centro di Venezia


VENEZIA –
Quasi 80 chili di prodotti ittici privi dell’etichettatura per la tracciabilità, tra pesce e crostacei, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nel centro storico di Venezia. Nella mattinata, una pattuglia della Compagnia pronto impiego di Venezia ha individuato una piccola imbarcazione, che trasportava cassette per prodotti ittici, la quale si stava inoltrando per rio di San Luca verso il centro del sestiere di San Marco.

Dopo un rapido inseguimento a piedi, i “baschi verdi” sono riusciti ad intercettare l’imbarcazione e hanno proceduto al controllo del carico, destinato a rifornire i locali della zona.

I riscontri eseguiti hanno permesso di accertare che l’imbarcazione trasportava quasi 80 chili di pesci e crostacei (salmoni, branzini, orate, granceole, capesante e gamberi rossi), privi di etichettatura di tracciabilità che ne garantisse l’idoneità alla vendita e al consumo.

Dopo l’ispezione del medico veterinario dell’ULSS 3 Serenissima, la merce è stata sottoposta a sequestro ed il trasgressore verbalizzato con una sanzione da un minimo di 750 ad un massimo di 4.500 euro.

Il servizio dei “baschi verdi” veneziani si innesta in un più ampio dispositivo di controllo apprestato dal Comando Provinciale di Venezia, per tutelare il centro storico lagunare da fenomeni di illegalità economico finanziaria, la cui proliferazione è direttamente legata alla straordinaria consistenza dei flussi turistici.

Lo smercio di prodotti privi di etichettatura, oltre che ad alimentare possibili circuiti di evasione fiscale, costituisce un potenziale rischio per la salute dei consumatori, dal momento che l’assenza di informazioni sulla tracciabilità non garantisce la qualità degli alimenti.

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Chioggia, sequestrata una tonnellata di crostacei

CHIOGGIA – La Guardia di Finanza di Chioggia ha intercettato un carico costituito da circa una tonnellata (1.100 Kg) di prodotti ittici, principalmente crostacei, illegalmente commercializzati. L’ingente partita di merce è stata rinvenuta durante un controllo notturno a bordo di un furgone con targa greca, in transito sulla strada statale Romea.

Alla guida del mezzo c’era un cittadino greco che non è stato in grado di esibire idonea documentazione attestante la tracciabilità del prodotto ittico trasportato, composto da granchi blu e gamberi, molto ricercati ed apprezzati soprattutto nei ristoranti etnici.

I crostacei sono stati sottoposti a visita sanitaria dal Servizio Veterinario dell’U.L.S.S. di Chioggia, che ha inoltre accertato come le cassette fossero sporche e aperte, con odore di ammoniaca. Alcuni bancali erano posizionati sulla merce. L’intera partita è stata sottoposta a sequestro per essere successivamente avviata alla distruzione, con spese a carico del trasgressore.

I CONTROLLI
Dall’inizio dell’anno i finanzieri della Compagnia di Chioggia, nel corso di 12 operazioni di servizio, hanno già sottoposto a sequestro circa 3,5 tonnellate di pesce e crostacei delle specie più varie (granchi, gamberi, mazzancolle, branzini, polpi, moscardini, merluzzi, canestrelli, fasolari, pesce azzurro, ecc.) per mancanza di informazioni sulla tracciabilità.

Nella maggior parte dei casi i trasgressori erano aziende con sede nel nord Italia, a volte gestite da italiani e a volte da asiatici. I regolamenti comunitari prevedono che i consumatori devono essere correttamente informati, attraverso l’etichettatura, della provenienza, della data e la zona di pesca, del periodo di conservazione.

Dati utili a ricostruire tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione, dalla cattura o raccolta fino alla vendita al dettaglio, in modo tale da scongiurare il rischio di consumare pesce di provenienza ignota, che potrebbe essere scaduto, scongelato e ricongelato e non trattato nel rispetto delle norme igieniche.

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Gli Editoriali news

Influencer evade 1 milione di euro. Sicuri di voler cascare nella trappola dei social?

EDITORIALE – E’ come se decideste di accendere la televisione per guardare la pubblicità, al posto di cambiare canale e seguire i vostri programmi preferiti. Il caso dello Youtuber St3pNy che avrebbe evaso un milione di euro al fisco, guadagnati in pubblicità grazie al proprio canale social, forse farà aprire gli occhi a chi ancora crede di poter trovare informazioni super partes e pareri credibili sui canali di Influencer, Youtuber, sgallinate e sgallinati vari. Gente che, per mostrarvi un’etichetta di vino, va prima a fare shopping.

I FATTI
I Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno individuato il 23enne italiano, residente in provincia di Firenze, che “professionalmente svolgeva la sua attività su portali Internet completamente in nero, con un’evasione di imposte di oltre 1 milione di euro in 5 anni di attività”.

Nello specifico, l’attività investigativa e di intelligence del Nucleo di polizia economico-finanziaria ha permesso di rilevare come il “professionista del web”, tra il 2013 e il 2018, abbia omesso di dichiarare ricavi per oltre 600 mila euro. E di versare Iva per oltre 400 mila euro.

L’influencer era presente sui social da diversi anni. Pubblicava video che parlavano delle sue esperienze, dei suoi viaggi e della sua vita, arrivando ad avere oltre 4 milioni di follower” che lo seguivano assiduamente – riferiscono i finanzieri – risultando il secondo in Italia per numero di seguaci, con 1 milione di visualizzazioni al giorno”.

L’attività del giovane era svolta in modo professionale: riceveva compensi dalle pubblicità inserite nei video che, quotidianamente, pubblicava sul proprio canale. I pagamenti allo Youtuber erano poi proporzionati al numero di visualizzazioni fatte dai “followers”.

LA RIFLESSIONE
Un fenomeno, quello degli Youtuber e degli Influencer, che non è nato come un fungo in un bosco, dopo una giornata di pioggia. Il dilagare di pagine social sui temi più svariati (dal vino al food, passando all’abbigliamento) che si trasformano presto in vere e proprie “rassegne della marchetta”, nasce (anche) dal vuoto venutosi a creare negli anni tra la stampa tecnica e il consumatore.

Una distanza sempre più vasta, nella quale questi “fenomeni social” hanno trovato terreno fertile per costruire la propria rete di follower, che fisiologicamente è andata ad ampliarsi nel tempo (per chi inizia oggi è difficile raggiungere numeri davvero considerevoli di seguaci, basandosi solo sull’attività social).

Colpa del linguaggio troppo tecnico, dell’autoreferenzialità e – ammettiamolo – anche della pratica sistematica della marchetta anche da parte di testate giornalistiche e giornalisti di settore. Insomma: ogni dieci “influencer” di oggi esiste almeno un giornalista marchettaro di ieri.

Che ancora gira per eventi, a raccoglier bottiglie da bersi a casa, col marito o con la moglie. Magari percependo già la pensione da qualche anno. Alla faccia dei giovani che arrancano per mezzo torsolo di posto in redazione. Cin, cin.

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Lavoro nero in vendemmia: maxi operazione della Guardia di Finanza nel Nord Italia


RIVA DEL GARDA –
Sfruttamento aggravato del lavoro agricolo in vendemmia e per la raccolta delle mele ed evasione contributiva e previdenziale. Tre le persone che dovranno rispondere di questi capi d’imputazione, in seguito all’operazione “Oro Verde” condotta dalla Guardia di Finanza di Riva del Garda (TN), in collaborazione con gli uffici ispettivi Inps di Brescia e la Direzione Regionale Inps Lombardia.

Si tratta di un un indiano residente nel bresciano, S.M. di 29 anni, titolare di una ditta individuale che effettua formalmente servizi di volantinaggio e di supporto alle imprese, del proprio consulente del lavoro S.P., 67 anni di Brescia e dell’utilizzatore della manodopera, D.B., 36 anni, trentino, proprietario dei terreni agricoli vicini a Riva del Garda.

L’esame dei documenti sequestrati ha fatto emergere come il S.M. avesse effettuato somministrazione di manodopera nei confronti di altre 23 imprese della Lombardia (Province di Brescia, Mantova e Cremona), Emilia-Romagna (Provincia di Piacenza) e Piemonte (Province di Torino, Alessandria e Cuneo).

Circa 200 i lavoratori irregolari e in nero cui venivano corrisposte “bassissime retribuzioni nella totale assenza del versamento di contributi previdenziali: i contratti di appalto venivano predisposti da un professionista del settore che veniva poi lautamente retribuito come collaboratore”.

LE INDAGINI
Le indagini sono iniziate nel 2017 e in meno di due anni hanno consentito di scovare oltre duecento lavoratori irregolari e in nero. Le omissioni contributive ammontano a oltre seicentomila euro, cui si aggiungono duecentomila euro di sanzioni civili.

Se questi importi non saranno pagati dai principali responsabili, saranno addebitati come obbligati in solido alle imprese agricole committenti che si sono avvalse della manodopera irregolare.

Le indagini delle Fiamme Gialle di Riva del Garda sono scaturite da un intervento eseguito dalla Polizia Comunale Alto Garda e Ledro. Nel settembre 2017, gli agenti hanno individuato diversi soggetti di etnia indiana e africana.

Il gruppo di lavoratori, impiegato in alcuni terreni di Tenno (TN), veniva caricato su due furgoni fermati per un controllo. Venivano così scoperti 25 extracomunitari malvestiti e denutriti, in condizioni precarie di igiene e di salute.

Le indagini della Tenenza della Guardia di Riva del Garda ha consentito di scoprire che i lavoratori provenivano da alcuni Comuni del Bresciano. I Finanzieri hanno subito interessato le Procure della Repubblica di Rovereto e di Brescia, che ha successivamente assunto la direzione dei lavori, in collaborazione con l’Inps di Brescia.

Solo 6 dei venticinque lavoratori sono risultati regolari. Per i restanti diciannove non era stato effettuato l’invio telematico al Ministero del Lavoro, della preventiva comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro (cd. Modello UNILAV).

Gli extracomunitari, inoltre, venivano impiegati senza alcuna tutela previdenziale e contributiva. Un soggetto è inoltre risultato sprovvisto del permesso di soggiorno e destinatario di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale.

Gli uffici ispettivi dell’Inps di Brescia avevano già individuato S.M. in passato, per le numerose anomalie di natura contributiva. I Finanzieri di Riva del Garda hanno potuto così ricostruire il modus operandi adottato dall’intermediario non solo con l’agricoltore rivano, ma anche con svariate aziende agricole della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e del Piemonte.

“Grazie a una fitta rete di conoscenze tra i connazionali e nella comunità pakistana – riferiscono i finanzieri – S.M. avvicinava i richiedenti protezione internazionale domiciliati nei Centri di Accoglienza del bresciano e, approfittando dello stato di bisogno e delle necessità economiche. Riusciva così a procacciarsi manodopera a basso costo”.

“I lavoranti, che venivano impiegati in attività lavorativa in condizioni degradanti, hanno dichiarato di aver percepito dai cinque euro all’ora ai venti euro per l’intera giornata, retribuzione inferiore del 60% a quanto previsto dal Contratto collettivo del lavoro per gli operai agricoli a tempo determinato, pari a circa dodici euro”.

Il quadro investigativo si è aggravato a seguito di alcune perquisizioni locali e domiciliari eseguite dai finanzieri anche presso S.P., consulente dell’indiano, grazie alle quali è stata acquisita “numerosissima documentazione contabile ed extracontabile, tra cui le agende dove venivano annotate le retribuzioni e le ore effettivamente prestate dai lavoratori ‘intercettati’ da S.M.”.

IL SISTEMA
Il sistema organizzativo realizzato dai soggetti coinvolti sfruttava le caratteristiche dell’attività agricola: in tale settore, evidenziano i finanzieri, “è cogente la necessità di disporre della manovalanza in un determinato arco temporale (di solito coincidente con il periodo primaverile ed estivo), cui si abbina un bisogno di velocizzazione dei processi di raccolta, per evitarne il rischio di deperimento e l’esigenza di sostenere un costo economicamente adeguato agli altri costi di gestione”.

L’attività fa parte del complesso di iniziative che la Guardia di Finanza dispiega a tutela del mercato del lavoro, in collaborazione con gli Istituti Previdenziali e con il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, per contrastare le più gravi forme di prevaricazione e sfruttamento in danno dei dipendenti, specie se costoro si trovano in condizioni di particolare debolezza o bisogno, anche per il fatto che questo genere di condotte illegali altera le regole del mercato e danneggia i cittadini, i lavoratori e gli imprenditori onesti.

L’Inps Lombardia, da parte sua, da tempo agisce con una specifica Task Force di vigilanza in Agricoltura, di cui fanno parte anche gli ispettori che hanno partecipato all’operazione, con la finalità di contrastare specificamente l’evasione e l’elusione contributiva nel mondo agricolo e collaborare con le Forze di Polizia nella lotta a tutti i fenomeni di sfruttamento della manodopera.

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Opera Valdicembra, bancarotta fraudolenta: sequestrate 200 mila bottiglie

TRENTO – Aver costituito una società utile a movimentare e rivendere ingenti quantitativi di spumante della cantina fallita. Questa l’accusa mossa nei confronti degli ex titolari di Opera Valdicembra.

Venerdì 9 marzo la Guardia di Finanza di Trento ha sequestrato 150 mila litri di spumante Trento Doc (circa 200 mila bottiglie) alla cantina che ha sede nella frazione Verla del Comune di Giovo (TN).

Merce per un valore complessivo che supera gli 1,5 milioni di euro. Le indagini, condotte dalla Procura di Trento, hanno rivelato il disegno dei vecchi proprietari dell’azienda vitivinicola, in procedura fallimentare dalla fine del 2017. Otto le persone indagate. L’accusa è quella di bancarotta fraudolenta.

Allo scopo di racimolare utili, la società finita nel mirino degli inquirenti aveva finto la stipula di un contratto di affitto della cantina Opera Vitivinicola in Valdicembra Srl.

L’obiettivo era di quello di sottrarre dalla struttura intere partite di spumante Metodo Classico Trento Doc, da reimmettere illecitamente sul mercato. Giacenze che avrebbero assottigliato le richieste avanzate dai creditori della cantina.

I movimenti di merce all’interno e all’esterno delle mura della cantina non sono sfuggiti ai militari della Guardia di Finanza di Trento. Grazie a una serie di appostamenti, sono stati documentati gli illeciti.

Gran parte delle bottiglie sequestrate erano state messe a riposo come “vino base”, atto a divenire uno dei pezzi da novanta di Opera Valdicembra, tra cui Brut, Nature, Rosé e Blanc de Noir.

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Barolo e Moscato contraffatti dai cinesi a Roma

Ancora una truffa nel mondo del vino. Questa volta a farne le spese un Barolo e un Moscato, contraffatti da alcuni cinesi nella capitale. Durante un controllo della Guardia di Finanza, in un capannone romano, sono state infatti poste sotto sequestro oltre 400 bottiglie tra Barolo e Moscato, sprovviste della retro etichetta, del contrassegno di Stato e di altre informazioni obbligatorie previste in etichetta dalla normativa vigente. Secondo le analisi chimiche effettuate sul contenuto inoltre, sono emerse ulteriori irregolarità, come il contenuto di solforosa ben superiore al limite di legge. Denunciato un quarantenne cinese per introduzione nello Stato e commercio di prodotti falsi, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari. Il cinese, rischia anche pesanti multe connesse ai valori di anidride solforosa. Non stupisce, da un lato, la contraffazione del Barolo, ma stupisce in parte, quella del Moscato, prodotto in crisi che negli ultimi quattro anni ha registrato un calo di produzione di oltre 25 milioni di bottiglie. evidentemente resta comunque un prodotto di “appeal” da imitare e da contraffare per certi mercati.

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Pavia, Cantina La Versa: vino, fatture false e droga. Il declino della famiglia Lanzanova

Avrebbe messo in piedi “un articolato meccanismo di frode e autoriciclaggio basato su fatture relative a operazioni inesistenti”. Con questa accusa è stato arrestato Abele Lanzanova, amministratore delegato de La Versa Spa, cantina attiva a Santa Maria della Versa (Pavia) dal 1905.

Le manette sono scattate giovedì 21. E venerdì anche la figlia dell’ad Lanzanova, Elena, è stata arrestata dalla Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pavia. Nella sua abitazione sono stati rinvenuti 7 chilogrammi di marijuana. Le Fiamme Gialle proseguono l’indagine in Lombardia e, nelle ultime ore, anche in Emilia Romagna.

I militari stavano ricercando possibili legami tra Elena Lanzanova con le attività illecite del padre, quando hanno scoperto la droga a Urago D’Oglio, in provincia di Brescia, dove abita la donna. La Procura di Brescia ha convalidato l’arresto e fissato il processo per il prossimo 28 settembre. Gravi le accuse mosse ai due famigliari.

Abele Lanzanova, secondo quanto riportano le forze dell’ordine, “si sarebbe appropriato di ingenti somme sottraendole alle scarse risorse finanziarie della Cantina, peraltro già interessata da procedimenti prefallimentari”. Il colonnello Cesare Marangoni e i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Pavia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Abele Lanzanova.

Quattro le persone indagate, oltre all’amministratore delegato. Due le richieste di fallimento presentate dalla Cantina La Versa Spa di via Crispi 15, Santa Maria della Versa, dinnanzi alla Procura della Repubblica di Pavia su istanza di due gruppi di soci e fornitori. Abele Lanzanova, in particolare, avrebbe riciclato denaro per alzare il capitale della Cantina, trasferendolo sui conti correnti de La Versa Financial International Spa.

“Abbiamo cominciato un percorso di rinnovo e di rilancio del marchio e dell’azienda La Versa – si può leggere anacronisticamente sul sito web della Cantina di Santa Maria della Versa -. Presto potrete fruire di tutto il mondo La Versa, vi ringraziamo per la pazienza e per il sostegno”.

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Truffa ”Bollicine”: a Cuneo al via il processo

Un caso quello di ”Bollicine” sul quale si era espressa anche la Corte di Giustizia UE che si era opposta al reinvio a giudizio richiesto dal Gip per scongiurare la prescrizione del reato. Secondo la Corte di Giustizia, la preiscrizione non dovrebbe essere applicata in casi di reati fiscali di una certa gravità, che ledono anche gli interessi economici della UE alla quale va una parte del gettito Iva degli stati membri. Siamo nel 2009, a Cervasca. La Guardia di Finanza di Cuneo scopre una frode fiscale del giro di qualche milione di euro messa in atto da Planet Srl di Cervasca a partire dal 2005. La società acquistava bottiglie di champagne esenti iva attraverso operazioni di false fatturazioni tramite scatole cinesi e società fittizie allo scopo di avere prodotti sottocosto da rivendere a prezzi concorrenziali.  8 gli arresti che hanno portato al sequestro, nel 2012,  di quasi 700 mila euro in immobili di proprietà dei soci della società a copertura dell’iva evasa. Il processo si è aperto a Cuneo: sette indagati accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e altri cinque, legati a società lombarde e campane accusate di concorso in truffa. Processo già renviato a settembre a causa di una errata trascrizione di nominativi agli atti.

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Il Moet & Chandon del finanziere era Prosecco. Scoperta maxi truffa a Padova

Succede che una bottiglia di Moet & Chandon finisca nelle mani di un finanziere “navigato”, che noti l’assenza della menzione obbligatoria del lotto di produzione e da lì faccia partire un’indagine che ha portato a Padova al sequestro di 9200 bottiglie di Champagne contraffatto, 40.000 etichette pronte per essere apposte, 4200 scatole taroccate per un servizio di tutto rispetto. E addirittura un macchinario per falsificare i tappi. Con tutta questa dovizia di particolari è il caso di dire che i truffatori si sono proprio persi in un bicchier d’acqua. Un dettaglio, quello del lotto di produzione, che è costato davvero caro a questo “genio” della truffa veneto che smerciava, un buon Prosecco, per “Champagne”. Per il momento otto persone indagate, ma non “ingabbiate” come il tappo dello spumante vorrebbe. E mentre la casa di produzione Moet & Chandon, molto attenta ad evitare falsificazioni, ha già intrapreso le vie legali, noi ci siamo chiesti ma che fine ha fatto poi questo vino? Se lo saranno portato a casa i finanzieri? No, è stato regalato ad associazioni venete che lo smerceranno per quello che è, un buon Prosecco per farci tanti spritz. Della serie lo Champagne è stato declassato a “Prosecchino” da circolino. Cronaca a parte, una riflessione. Quanti consumatori conoscono la differenza tra uno champagne e uno spumante? Sareste stati in grado di riconoscerlo una volta nella flûte. Abbiamo trovato in rete un curioso test per verificare le proprie competenze in materia di Champagne. Noi lo abbiamo fatto e purtroppo con le prestigiose “bolle”, anche contando sul fattore fortuna, ci è andata maluccio. Sapete quale politico inglese ha bevuto oltre 42.000 bottiglie di champagne? Quanti ettari di vigneti per la produzione dello champagne sono stati distrutti durante la seconda guerra mondiale? Conoscete i tempi di maturazione sulle fecce di uno champagne? Le uve impiegate? Quanti anni ha impiegato Moet & Chandon per realizzare il blend prestige di Champagne lanciato quest’anno? Dunque se anche per voi come per noi queste domande sono troppo difficili, le cose sono due: o saremmo caduti vittime della truffa oppure ci meritiamo “solo” Prosecco.

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Vino, all’Oltrepò Pavese l’oscar della contraffazione

La Guardia Forestale ha stilato il bilancio delle sofisticazioni alimentari del 2015 recentemente concluso. In tema di vino, “l’oscar della contraffazione”, se così si può chiamare, è andato all’Oltrepò Pavese. E’ stato ricordato infatti il maxi sequestro avvenuto nel marzo del 2015 di ciirca 60.000 litri di Pinot “taroccato” prodotto nelle cantine sociali di Broni Stradella e gestito dalla società Terre d’Oltrepò. Lo scandalo aveva colpito circa 60 produttori: i vini erano annacquati, addizionati di zucchero di canna, frutto di vendemmie diverse da quelle dichiarate e soprattutto prodotti con uve acquistate in provincia di Brindisi e di Oristano e non con uve di vitigni pregiati del territorio come dichiarato. La truffa era destinata in parte ad una catena di supermercati danesi, una parte invece di vino rosso da tavola era finito in Veneto venduto come vino di qualità senza averne i titoli di legge. Nessuna conseguenza per la salute, ma una frode stimata in circa 20 milioni di euro le cui indagini erano partite addirittura nel 2014. L’augurio è che il Consorzio di Tutela dei Vini dell’Oltrepò, recentemente riunito per lanciare iniziative di promozione territoriale monitori queste situazioni nell’interesse dei consumatori, ma anche di tutti gli onesti produttori sulla quale ricade di riflesso l’onta di queste contraffazioni.

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