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Consorzio Morellino di Scansano lancia Vinometro su VisitMorellino

Consorzio Morellino di Scansano lancia Vinometro su VisitMorellino tasso alcolemico potenziale in tempo reale
Il Consorzio Morellino di Scansano introduce Vinometro, uno strumento innovativo e gratuito, all’interno della piattaforma VisitMorellino per promuovere un enoturismo più sicuro e responsabile. Creato dall’azienda Enoturistica di Simone Nannipieri, Vinometro utilizza il metodo di Widmark per calcolare in tempo reale il Tasso alcolemico potenziale (BAC) e fornire un Quality Score, valutando equilibrio e sicurezza delle degustazioni. Considera fattori chiave come numero di vini assaggiati, quantità, abbinamenti gastronomici e durata dell’esperienza. Offrendo a cantine e visitatori uno strumento utile per un consumo più consapevole. https://www.visitmorellino.com/

VINOMETRO DEL MORELLINO DI SCANSANO: TASSO ALCOLEMICO POTENZIALE IN TEMPO REALE

«Vogliamo valorizzare il Morellino di Scansano – spiega Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio – attraverso esperienze enoturistiche di qualità e in linea con le normative. Vinometro aiuterà le cantine a ottimizzare le proposte e i visitatori a vivere un’esperienza autentica e responsabile». Accessibile gratuitamente su VisitMorellino, Vinometro del Conorzio del Morellino di Scansano rafforza l’impegno dell’ente toscano per un enoturismo moderno, sostenibile e attento alla sicurezza, tra le vigne della denominazione della provincia di Grosseto. Solo l’ultima delle contromisure dei Consorzi del vino in seguito all’inasprimento delle sanzioni del codice della strada per chi guida in stato di ebbrezza.

La piattaforma VisitMorellino, punto di riferimento per la promozione del Morellino di Scansano, accoglie già VINOMETRO, rendendolo facilmente accessibile sia ai visitatori sia agli operatori. Lo strumento, intuitivo e gratuito, si propone come una risorsa chiave per il territorio, contribuendo alla costruzione di un modello di enoturismo moderno, responsabile e sostenibile. Il Consorzio conferma il proprio impegno nella promozione del territorio del Morellino di Scansano e del suo patrimonio enologico, attraverso attività di enoturismo sempre al passo con i tempi, dove pianificazione e conoscenza sono elementi centrali per garantire un’esperienza memorabile al visitatore. Progetto dall’azienda Enoturistica di Simone Nannipieri, VINOMETRO si basa sul metodo di Widmark ed è ottimizzato per le esigenze del turismo enologico, permettendo di calcolare in tempo reale il Tasso Alcolemico Potenziale (BAC) e fornendo un Quality Score, indicatore che valuta la qualità e la sicurezza complessiva delle degustazioni proposte.

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Consorzio Vini Maremma Toscana celebra 10 anni


Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana festeggia 10 anni di attività dedicati alla valorizzazione della Doc Maremma Toscana. «Abbiamo lavorato intensamente – spiega Francesco Mazzei, presidente del Consorzio dal 2018 – per portare la denominazione a un livello sempre più alto di qualità e visibilità. Abbiamo fatto evidenti progressi, ma c’è ancora molto da fare. Puntiamo a chiudere il 2024 superando i 7 milioni di bottiglie, continuando a sviluppare progetti chiave come la razionalizzazione del disciplinare, la ricerca viticola, l’enoturismo e la sinergia con altri Consorzi locali».

10 ANNI DOC MAREMMA: NUMERI IN CRESCITA

Dal 2014 al 2024, la crescita del Consorzio è stata impressionante: i soci iniziali, solo 9, sono oggi diventati 469, operanti in tutta la provincia di Grosseto. La produzione è passata da 3,5 milioni di bottiglie nel 2014 a oltre 7 milioni nel 2024. Un cambiamento significativo è stato registrato anche nella tipologia dei vini prodotti. Se nel 2014 il 69% dell’imbottigliato era costituito da vini rossi, oggi questa quota è scesa al 54%, mentre i bianchi hanno superato il 40%, trainati dal Vermentino, che rappresenta oltre il 30% della produzione e si conferma la tipologia più imbottigliata.

Secondo i dati Avito, la Doc Maremma Toscana si distingue nel panorama regionale registrando un +6,9% nell’imbottigliato nei primi dieci mesi del 2024, in controtendenza rispetto alla generale flessione del comparto toscano. «Il Vermentino sta dando grandi soddisfazioni – sottolinea ancora il presidente Francesco Mazzei – contribuendo a rafforzare il brand Doc Maremma Toscana. Il nostro obiettivo di medio termine rimane raggiungere i 10 milioni di bottiglie, una massa critica indispensabile per ottenere maggiore visibilità sui mercati internazionali».

DOC MAREMMA TOSCANA IN CONTROTENDENZA

Per il direttore del Consorzio, Luca Pollini, i successi ottenuti sono il frutto di un territorio unico e di una strategia mirata. «La Maremma Toscana – ricorda – è una delle aree vitivinicole più dinamiche della regione. La grande varietà ampelografica, il territorio incontaminato e l’armonia tra viticoltura e biodiversità sono i nostri punti di forza».

Con 450.000 ettari di territorio, di cui solo il 2% dedicato alla vite (circa 9.000 ettari), la Maremma è un esempio di equilibrio tra produzione e sostenibilità. Oltre il 44% delle superfici agricole è condotto secondo metodi biologici, una percentuale ben al di sopra della media regionale (37,5%). Questo impegno per la sostenibilità è riconosciuto anche a livello internazionale: Grosseto è stata premiata dalla Commissione Europea come European Green Pioneer of Smart Tourism 2024.

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Vigneti Montecucco tra gli incendi, Basile: «Semplificare procedure per gli invasi»

«Semplificare le procedure per la realizzazione di invasi, per contrastare l’emergenza idrica provocata dai cambiamenti climatici, che affligge il nostro comparto». È l’appello di Giovan Battista Basile, presidente del Consorzio di Tutela Vini Montecucco. I vigneti della zona vincola della Toscana, in provincia di Grosseto, sono stati lambiti da alcuni incendi, domenica 24 giugno.

«Per circoscrivere le fiamme – spiega il Consorzio in una nota – sono intervenuti anche diversi produttori e agricoltori della zona. Utilissima la presenza degli invasi di una delle tenute della zona, che ha consentito un rapido prelievo di acqua da parte dei mezzi antincendio».

«Di fronte a calamità di questa portata – commenta Basile, facendo riferimento agli invasi – è inevitabile riaprire un dibattito che negli ultimi anni sta interessando il settore agricolo non solo toscano».

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Saranno famosi: i migliori assaggi all’Anteprima Grandi Cru della Costa Toscana 2021

Valorizzare le eterogeneità. L’associazione Grandi Cru della Costa Toscana nasce con l’obiettivo di portare alla ribalta alcuni dei tesori enologici più nascosti della regione. Lo fa attraverso un’Anteprima annuale dei vini prodotti nelle province di Lucca, Massa Carrara, Pisa, Livorno e Grosseto.

Territori diversi fra loro, legati dal comune denominatore dell’influenza del Mar Tirreno. Circa 80 cantine socie, per un totale che supera di poco i 1.500 ettari e i 5 milioni di bottiglie all’anno. Con oltre il 95% della produzione a regime biologico.

Un caleidoscopio di terreni, altitudini e climi, in cui giovani vignaioli che hanno salvato le vigne dei nonni dai rovi si affiancano a realtà più grandi e strutturate. “Grandi Cru della Toscana” che faticano a raccontarsi al pubblico. Al punto che alcuni produttori faticano a ottenere riscontri da parte di pubblico e critica.

PORTE APERTE AI “BIG” NELLA COSTA TOSCANA?

Recentemente, l’arrivo di alcuni capitali stranieri – soprattutto tedeschi affascinati dal “sogno toscano” – ha portato ad una piccola crescita. Ma ancora mancano investimenti in grado di dare al territorio visibilità e notorietà.

Sentimenti contrastanti quelli raccolti tra i produttori che hanno preso parte all’Anteprima 2021 dei Grandi Cru della Costa Toscana, il 26 e il 27 giugno al Real Collegio di Lucca.

C’è chi auspica l’ingresso di grandi nomi del vino italiano. E chi teme la possibile standardizzazione dei prodotti dettata dalla necessità dei “big” di fare volumi. Situazione eterogenea resa ulteriormente complessa dall’emergenza Covid.

I GRANDI CRU DELLA COSTA TOSCANA E L’EFFETTO COVID

Se da un lato il lockdown ha stroncato le vendite nell’Horeca – unico canale disponibile per la maggior parte dei vignaioli dell’associazione – dall’altro ha consentito lo sviluppo di attività parallele.

È il caso della vendita diretta, che ha permesso soprattutto ai produttori più piccoli di mitigare le perdite. Il divieto di circolazione fra regioni ha favorito invece il micro enoturismo locale, in cantina.

Un’occasione nuova per raccontare le storie di uomini dediti ad una viticultura per certi versi “eroica”, ad un pubblico che in molti casi ne ignorava (ed ignora) l’esistenza.

Nuove formule che affiancano alla vendita del prodotto uno storytelling che è, forse, l’unica vera arma di comunicazione nelle mani di un territorio – anzi di territori – erroneamente considerati “minori”, nel mare magnum delle denominazioni della Toscana.

I MIGLIORI ASSAGGI DI WINEMAG.IT ALL’ANTEPRIMA 2021

Maestà della Formica

È Andrea Elmi con la sua cantina Maestà della Formica a cogliere più di chiunque l’attenzione. Il coraggio di fare Riesling Renano in Garfagnana, con una vigna a mille metri sul livello del mare, sulle Alpi Apuane. Ne risulta un vino freschissimo e dagli inconfondibili profumi. Coinvolgente e ricco nonostante i soli 10,5% abv (annata 2019).

Appena 1,8 ettari che danno vita a circa 8.500 bottiglie. In gamma, oltre al Riesling, anche l’Igt Toscana Bianco “Vignesparse”, da uve Trebbiano e Malvasia, l’Igt Toscana Rosso “Gamo” (Syrah, Sangiovese, Gamay, Abrusco) ed il rifermentato “Drankante” (Sangiovese, Moscato d’Amburgo, Ciliegiolo, Abrusco).

A fianco della produzione vinicola Maestà della Formica affianca la coltivazione di erbe e bacche tipiche delle Alpi Apuane e la produzione di conserve di frutti di montagna. Una realtà che da sola è il simbolo dell’eterogeneità di questi territori.

Azienda Agricola Il Verzale

Azienda agricola famigliare di Bigliolo di Aulla (MS), comune più famoso per il Fagiolo di Bigliolo che per il vino. Solo 2 mila bottiglie prodotte per mano del giovane Matteo Del Rio che ha ripreso nel 2019 ad imbottigliare recuperando la produzione di famiglia.

Il bianco “Verzalo” 2019 (80% Vermentino, 20% Sauvignon) è fresco, minerale e non indugia nella piacioneria aromatica del Sauvignon. Freschezza e croccantezza del frutto che contraddistingue anche i due rossi “Origini” 2019 (85% Merlot, 15% Ciliegiolo) e “Origini” 2020 (100% Merlot).

Cantine Belmesseri

Uso di uve autoctone ed internazionali anche per Cantina Belmesseri di Vignola di Pontremoli (MS). Uve che danno vita ai cinque vini dell’azienda fra cui spicca il bianco macerato Igt Toscana “Lagrà” (40% Vermentino, 20% Durella, 20% Albarola, 20% Sauvignon).

Erbe aromatiche, mentuccia, macchia mediterranea ed un frutto tropicale maturo che introducono ad un sorso piacevole, pieno e con un leggero tannino che invita all’abbinamento gastronomico.

Tenuta dello Scompiglio

Oltre 200 ettari, di cui 5 vitati e gli altri gestiti a bosco, per una realtà ben strutturata che punta anche sull’accoglienza, l’arte e le energie rinnovabili. Sei i vini Igt Toscana Rosso in gamma. Fra essi “Lavandaia, Nuova” (Sangiovese) è il più fresco e beverino, l’unico a non fare uso di legno.

“Lavandaia, Madre” (Sangiovese, Colorino, Canaiolo) nasce dalle viti più vecchie della tenuta da cui sono state clonate le altre vigne. Caldo e rotondo unisce sentori di frutti rossi maturi ad un marcato terziario di spezie e boisé. Ingresso di diritto tra i migliori assaggi all’Anteprima Grandi Cru della Costa Toscana 2021.

Società Agricola Le Palaie

Numeri più importanti per Società Agricola Le Palaie, di Peccioli (PI). Sessantamila bottiglie e progetti di crescita per i prossimi anni. Nella gamma colgono l’attenzione l’Igt Toscana Bianco “V” (100% Vionger), dal naso ricco ed aromatico e dal sorso sapido, e l’Igt Toscana Rosso “Gatta ci Cova” (50% Sangiovese, 50% Merlot), fresco, teso e verticale.

Azienda Agricola Suveraia

Circa 7,5 ettari a Monterotondo Marittimo (GR). Una gamma che va dal Monteregio Doc Vermentino 2020, fresco e molto sapido, al Doc Monteregio “Bacucco di Suveraia”, un rosso caldo ed avvolgente che strizza l’occhio ai mercati internazionali.

Nel mezzo l’Igt Toscana “Nocchiarello” 2020, ottenuto dal vitigno autoctono Nocchiarello Spiga di Grano, recuperato dalla cantina Sassotondo in collaborazione con il Crea di Arezzo ed inserito nel registro nazionale solo nel 2017 dopo 15 anni di lavoro.

Un bianco vinificato in anfora dal naso complesso che spazia dalle erbe aromatiche alla scorza di limone. Note floreali e di frutta bianca che nascondo una nota minerale delicata ma ben presente. Sorso avvolgente, fresco, sapido e con una chiusura leggermente amaricante.

Cantine Biagiotti

Viti vecchie quelle di Cantine Biagiotti di Lucca. Ferdinando Biagiotti racconta con orgoglio di quando nel 2005 ha liberato dai rovi una vecchia vigna di Sangiovese, Ciliegiolo e Merlot da cui oggi nasce L’Igt Toscana “Steccofino”, un rosso che fa della complessità al naso e della grande freschezza al palato la sua chiave di lettura.

Fattoria Varramista

Azienda storica i cui primi documenti risalgono al XV secolo. Vini che «hanno la pretesa di essere bevuti». Ed infatti l’Igt Toscana “Varramista” 2015 è un Syrah in purezza dotato di grande slancio. Pienezza del frutto e freschezza che lo rendono un vino di prospettiva ma anche immediatamente godibile.

Colline di Sopra

Al Syrah di Varramistà fa da contraltare l’Igt Costa Toscana Syrah di Colline di Sopra. Un utilizzo del legno nuovo nettamente più marcato che regala evidenti note di vaniglia e spezia dolce, che si integrano col frutto senza soffocarlo.

Poggio Levante

Menzione speciale tra i migliori assaggi all’Anteprima Grandi Cru della Costa Toscana 2021 per l’Igt Maremma Toscana Vermentino “Unnè” 2018 di Poggio Levante. Un vino in grado di spiazzare.

Al naso regala note di idrocarburo più simili a certi bianchi centro europei che ai vini della Costa Toscana. In bocca ecco tronare il varietale accompagnato da un’acidità affilata e da grande sapidità.

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Approfondimenti

Consorzio tutela Vini della Maremma Toscana: approvati il bilancio e la strategia operativa

GROSSETO – Si è tenuta a Grosseto l’Assemblea dei soci del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, nel corso della quale sono stati presentati e approvati all’unanimità il bilancio consuntivo 2019 e quello previsionale 2020 e sono stati illustrati i programmi previsti per l’anno in corso.

“E’ importante continuare a identificare nel Consorzio lo strumento essenziale per fare sistema in Italia e all’estero”, insiste sulla coesione il Presidente Francesco Mazzei, che aggiunge: “occorre perseverare nella crescita in quantità e qualità, oggi la Denominazione Maremma Toscana si attesta al terzo posto, per superficie vitata rivendicata, tra le Dop toscane, dietro soltanto al Chianti e al Chianti Classico, è il momento di accelerare affrontando i mercati in maniera strategica e puntando sulla valorizzazione e sulla promozione non solo dei vini ma anche del territorio”.

Numerose le attività promosse dal Consorzio in questa direzione già in questi primi mesi dell’anno: dopo le Anteprime Toscane – dove le nuove annate hanno convinto e in parte stupito la stampa nazionale e internazionale – era tutto pronto per i due momenti fieristici più importanti, Prowein a Düsseldorf e Vinitaly.

Alla luce dell’annullamento, nelle ultime ore, della manifestazione in Germania cresce la preoccupazione per il settore che è “sopravvissuto” ai dazi USA e alla Brexit e ora rischia di subire una brusca frenata a causa di un’isteria diffusa. “Speriamo che la situazione si normalizzi al più presto, l’Italia si muove in una congiuntura che, se non governata, potrebbe avere le conseguenze di una crisi finanziaria”, afferma Mazzei.

“Tutti – prosegue il presidente – comprendiamo la situazione e l’esigenza di attuare delle misure di precauzione nei confronti dell’emergenza coronavirus che ha colto il mondo di sorpresa, ma occorre che le istituzioni la gestiscano con protocolli precisi tenendo conto delle necessità delle imprese; il mese di febbraio a livello commerciale è stato molto critico e le prospettive rischiano di peggiorare nei prossimi mesi, occorre – e non parlo solo del nostro settore – dare dei segnali forti in merito alla volontà di rialzarsi con una comunicazione oggettiva, misurata e meno catastrofica”.

Il Consorzio sta lavorando nel mentre a un particolare progetto dedicato al Vermentino ed è in calendario invece la terza edizione di mareMMMa la Natura del Vino – con 450 vini che attendono operatori e pubblico il 9 marzo ad Alberese presso il Granaio Lorenese – assieme ai Consorzi Tutela Vini Morellino di Scansano e Montecucco. Si vogliono trasmettere alle Aziende fiducia e nuovi input in un momento così delicato come questo.

Il Direttore del Consorzio, Luca Pollini, ha esposto i dati che oggi vedono 294 aziende associate di cui 91 aziende “verticali”. La vendemmia 2019 fa registrare il massimo storico della Denominazione sia in termini di ettari rivendicati (superata la barriera dei 2.000 ettari) che di uve destinate alla produzione della DOC, superando abbondantemente i 150.000 quintali, il che pone la DOC Maremma Toscana al terzo posto tra le Denominazioni toscane rivendicate.

Il quadro produttivo della viticoltura maremmana, ponendo a confronto i dati del 2006 con quelli attuali, fa riscontrare dei “cambiamenti di rotta” che portano in luce nuove opportunità: a fronte di un decremento della quota di due varietà storiche del territorio, ovvero Sangiovese – che da quasi il 57% del vigneto scende a circa il 44,5% – e Trebbiano toscano, che da una quota di quasi il 9,5% scende a poco più del 4%, crescono il Vermentino che, negli ultimi 13 anni passa da una quota del 2,2% all’8,5% del vigneto grossetano, e – in maniera più contenuta – i vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah.

Corretto continuare a insistere su il Vermentino, il cui interesse da parte dei mercati nazionali e internazionali è cresciuto molto negli ultimi anni e anche in Maremma rappresenta un fenomeno in continua ascesa. I numeri parlano di 747 ettari di Vermentino che si attesta come la prima varietà a bacca bianca della provincia; nel 2019 le bottiglie sono passate a 1.607.000 per 12.049 hl e rappresentano il 28% del totale della produzione imbottigliata.

Il Vermentino è quindi la seconda tipologia imbottigliata della Doc dopo la tipologia Rosso e la volontà è quella di “cavalcare” questo trend che potrebbe diventare uno dei motori trainanti della Doc. La Doc Maremma Toscana è la prima in Toscana e nell’Italia continentale per quanto riguarda questo vitigno.

Il Consorzio ha annunciato anche la partecipazione al progetto di ‘business intelligence’, assieme ad altri sette consorzi del vino toscani e attivo dal 2021, con la collaborazione di Valoritalia, Wine Searcher e l’Università di Firenze. L’obiettivo è di creare un database ricco di informazioni utili alle Aziende per interpretare al meglio opportunità e nuove tendenze dei mercati.

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Sequerciani e i vini senza maschere di Ruedi Gerber

Se avesse amato le maschere più della realtà, Ruedi Gerber avrebbe scelto di vivere di solo teatro, documentari e lungometraggi. Come quello sulla vita di Anna Halprin, la pioniera della danza moderna. O Basmati Blues, commedia romantica con Brie Larson e Utkarsh Ambudkar. Bella Bollywood. Ma è Gavorrano, paradiso minerario alle porte di Grosseto, che ha acceso la miccia al cuore del regista svizzero, patron della cantina Sequerciani.

A 54 anni suonati, nel 2010, il ciak alla nuova avventura, in Toscana. Così diversa e lontana, eppure così simile al cinema, nel fine ultimo di regalare emozioni. Il set diventa il vigneto, con le varietà autoctone Pugnitello, Foglia Tonda e Ciliegiolo. Il microfono, il calice. Il linguaggio, il vino. Ma non uno qualunque.

Nell’imperterrita ricerca artistica, quasi in contraddizione coi canoni della recitazione – le maschere, i ruoli e le trame prestabilite da mettere in scena – Gerber si circonda di professionisti amanti della naturalità. Terreno fertile per il Gruppo Matura, che affianca il regista di Berna con l’enologa Laura Zuddas – allieva di Attilio Pagli – e l’agronomo Stefano Bartolomei.

“L’idea – spiega Paolo Menichetti, ex Castello Banfi, oggi direttore generale di Sequerciani – è quella di regalare vini in grado di emozionare attraverso la massima espressione dell’uva, del territorio e del microclima”. Vini di terroir, insomma, ottenuti dalla vinificazione in purezza degli autoctoni.

“Siamo tutto tranne che talebani del vino naturale e del metabisolfito – precisa Menichetti – con la certificazione Demeter a garanzia di un approccio biodinamico alla viticoltura, in cui crediamo molto, ma senza estremismi”.

Dodici gli ettari che Ruedi Gerber ha fatto impiantare nel 2010, dopo il colpo di fulmine a Gavorrano. Quarantamila bottiglie complessive, con l’obiettivo di raggiungere le 60 mila nei prossimi anni. La tenuta, infatti, è ben più estesa: 100 ettari, di cui il 50% coperti da boschi.

Sequerciani affianca così la produzione di vino a quella di olio – mille piante, tra cui spicca la presenza della rara cultivar Lazzero di Prata, tipica delle Colline Metallifere – miele, cereali e grani antichi, per la pasta e le farine.

LA DEGUSTAZIONE

Toscana Igt Vermentino 2019, Sequerciani: 89/100
Vermentino e un tocco di Ansonica (15%) a far profumare (e sapere) ancor più di mare questo bianco della cantina di Ruedi Gerber. In bottiglia da poco, deve ancora stiracchiarsi per levarsi di dosso la stanchezza della vinificazione. Ma quelli belli son tali pure senza trucco, appena svegli.

Un bianco (non filtrato) materico, polposo, salino, che chiama l’estate e non disdegna affatto il piatto. Vendemmiate a mano, le uve vengono fermentate con i soli lieviti indigeni. La vinificazione e l’affinamento avvengono sur lies, in vasche di cemento e acciaio. Niente solfiti aggiunti.

Toscana Igt 2018 “Libello”, Sequerciani: 86/100
Sangiovese e Ciliegiolo, in parti uguali. Si tratta del piacevole entry level della cantina di Gavorrano. Tutto frutto e dalla gran beva e freschezza, sfodera un tannino molto ben integrato che ha il merito di tenere il sorso vivo in bocca, frenando la scorrevolezza dell’alcol e del frutto maturo.

Le uve, vendemmiate separatamente, vengono raccolte a mano e vinificate con una tecnica che si ispira alla macerazione carbonica. Il breve affinamento in vasche di cemento e giare di terracotta anticipa l’imbottigliamento, senza filtrazione né aggiunta di solfiti.

Toscana Igt 2018 Ciliegiolo, Sequerciani: 88/100
Ha bisogno di tempo e di “ossigeno” per esprimersi al meglio, nel calice. Poi è un’esplosione di frutto e freschezza, che raccontano una fase giovanile molto promettente. Vino di gran gastronomicità a tavola, regge bene i primi piatti (anche elaborati) a base di ragù e selvaggina.

Col tempo, c’è da scommetterci, guadagnerà terreno in termini di eleganza. Il Ciliegiolo, vendemmiato e selezionato a mano, viene fermentato grazie ai soli lieviti indigeni. Le uve vengono vinificate e affinate in vasche di cemento.

Toscana Igt 2018 Foglia Tonda, Sequerciani: 92/100
Tra le prime cantine a credere nella riscoperta e nella valorizzazione del Foglia Tonda c’è proprio Sequerciani. Oggi, il direttore generale Paolo Menichetti, lo definisce senza mezzi termini “il vino del futuro“, su cui l’azienda è “pronta a scommettere, visto il successo crescente che è in grado di riscuotere”.

Genotipo del Sangiovese, è un vitigno molto delicato in vigna. Soffre tutto: il caldo, il freddo, la pioggia, il sole. Per questo motivo fu abbandonato. Produrre un grande Foglia Tonda è l’impresa meglio riuscita a Sequerciani.

Nel calice si veste di un rosso più carico e impenetrabile rispetto a quello del Ciliegiolo, tendente al viola profondo. Scuro anche il frutto, al naso. Maturo ma di gran compostezza. Prugna su tutto, ma anche mora, cui si accostano caldi accenni di marasca, uniti a venatura pepata leggera.

Ha bisogno di tempo per liberare una nota netta di rosmarino, ben distinto nel quadro tipicamente mediterraneo. Perfetta la corrispondenza gusto olfattiva. Un vino di buon corpo, che non rinuncia però alla freschezza e all’agilità della beva. Il sorso è pieno e la venatura salina sul finale chiama il sorso successivo.

Un vino importante, certamente di prospettiva. Le uve vengono selezionate a mano e fermentate coi soli lieviti indigeni presenti sulla buccia. La vinificazione, secondo i dettami di Ruedi Gerber e dello staff enologico, avviene in vasche di cemento.

Dopo una breve macerazione, il vino viene affinato nove mesi in giare di terracotta di Impruneta e in minima parte in barrique di rovere francese. Anche in questo caso, niente solfiti aggiunti né filtrazione.

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***DISCLAIMER*** L’articolo è frutto di un pranzo-degustazione organizzato per la stampa dalla cantina e dal relativo ufficio stampa. I commenti espressi sono comunque frutto della completa autonomia di giudizio della nostra testata, nel rispetto assoluto dei nostri lettori

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Food Lifestyle & Travel

Italian Taste Experience: a Grosseto l’evento per raccontare l’eccellenza italiana a tavola

GROSSETO – Decine di aziende provenienti da tutta Italia, eccellenze di nicchia locali e nazionali e buyer e operatori provenienti dall’Europa, dalla Russia, Usa e dalla Cina. Un evento unico che porta la Maremma al centro della promozione turistica e enogastronomica di eccellenza della Toscana.

È “Italian Taste Experience“, l’evento pensato e promosso da Artex-Centro per l’artigianato artistico e tradizionale della Toscana, con il patrocinio della Regione Toscana, in collaborazione Agenzia ICE e con CNA Toscana, Confartigianato Imprese Toscana, in programma dal 25 al 27 ottobre 2019 nel centro fieristico di Grosseto, nella strada comunale del Madonnino.

Tre giorni per promuovere le eccellenze enogastronomiche maremmane, toscane e italiane e per far conoscere e apprezzare la cultura, l’arte e le tradizioni di un territorio amato e affermato nel mondo

“Sarà una grande occasione per tutti – ha detto Giovanni Lamioni, presidente Artex – per la Toscana e per la Maremma. Una opportunitàà di rilancio e di promozione delle nostre eccellenze da valorizzare al meglio, perché siamo convinti che il futuro della regione passi anche dal turismo e dall’agroalimentare”

Italian Taste Experience sarà un evento dedicato alle produzioni di nicchia e di altissima qualità del settore agroalimentare, toscano e nazionale, per proiettare le eccellenze enogastronomiche verso i mercati internazionali e nazionali. Verrà dato spazio a quelle attività piccole che tramandano di generazione in generazione produzioni di altissimo livello e che hanno bisogno di una vetrina prestigiosa.

Il valore aggiunto è la ruralità, valorizzando quel legame inscindibile tra impresa e territorio, fondamentale per strategie di sviluppo moderne e sostenibili. Grazie al supporto di ICE Agenzia, verranno selezionati operatori esteri provenienti da Europa, USA, Cina, Giappone.

“La Regione Toscana ha individuato questo evento come fiera regionale dell’agroalimentare – continua Lamioni – Se saremo bravi a valorizzarla come merita, la Regione investirà ogni anno sul polo fieristico grossetano, diventando così centro di attrazione nazionale e internazionale per le aziende. Un beneficio enorme per il brand Maremma, affermato più all’estero che a livello locale. Questo evento è la conferma che il cuore dell’agroalimentare regionale è nella provincia di Grosseto, una decisione peraltro coerente con la scelta del distretto rurale e delle risorse significative che la Regione Toscana ha messo a disposizione dell’area sud della regione”

La partecipazione e le adesioni registrate sono già alte. “C’è grande attenzione intorno a questa manifestazione e dobbiamo lavorare in sinergia affinché la presenza delle realtà locali sia massiccia. E’ un’occasione – conclude il presidente di Artex – che non possiamo permetterci di sciupare perché il presente, ma soprattutto il futuro del territorio, è nel turismo e nell’agroalimentare”.

“Una manifestazione – afferma l’assessore regionale alle Attività Produttive Stefano Ciuoffo – che qualifica la nostra regione e la Maremma come luogo di business e di incontro tra l’industria e i piccoli imprenditori del settore agroalimentare che con le loro produzioni fanno l’eccellenza enogastronomica nel mondo. Che sempre di più diventano attrattiva e motivazione di viaggio per visitare la Toscana. La vocazione economica della provincia di Grosseto in questo ambito trova così una ribalta alla sua altezza che speriamo possa continuare nel tempo in modo proficuo”.

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Scarpe, Champagne e Brunello: i francesi di Epi su Biondi Santi

Scarpe, immobili, champagne. E adesso pure il Brunello di Montalcino. La scalata della holding francese Epi al mondo del lusso sembra inarrestabile. Il gruppo familiare indipendente guidato da Christopher Descours (nella foto) sbarca ora in Italia. Più esattamente a Montalcino. Per aggiudicarsi una fetta di maggioranza del Brunello Biondi Santi.

“Un’alleanza strategica”, come la definisce il patron Jacopo Biondi Santi, che avrebbe l’obiettivo di rilanciare a livello internazionale la distribuzione del più noto tra i vini italiani. L’ammontare della transazione è “confidenziale”. “Questa non è un’operazione ostile come Vivendi con Mediaset – commenta ancora il figlio di Franco Biondi Santi, il Gentleman del Brunello scomparso nel 2013 -. Si tratta di un’alleanza per il futuro. Eravamo troppo piccoli e stavamo cercando un partner per investire nella distribuzione e vedere in grande”.

I DETTAGLI
Le voci di un possibile passaggio di mano della Biondi Santi si rincorrevano da tempo. La valutazione iniziale di 55 milioni di euro è lievitata, sino a toccare punte di 120 milioni. Il progetto, ora, prevede la creazione di tre società: una holding, una produttiva e una commerciale. L’operazione, come precisa Jacopo Biondi Santi, dovrebbe andare in porto a fine gennaio 2017. Nuovi scenari si aprono così sul fronte del castello di Montepò.

Il maniero che domina Scansano, attualmente in mano al tribunale di Grosseto, potrebbe clamorosamente tornare di proprietà di Jacopo Biondi Santi. Il 23 novembre è andata deserta l’asta che prevedeva l’acquisizione del maniero per la cifra di 17,2 milioni di euro. La prossima battuta è prevista per il 1° febbraio. Chissà che arrivi un’offerta dal duo Biondi Santi (debitore) – Descours, che così potrebbe riappropriarsi del castello, finito al Monte dei Paschi di Siena.

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Vini al supermercato

Maremma Toscana Rosso Doc Tesan, La Biagiola

(4 / 5) Un grande blend di Sangiovese, Alicante e Canaiolo il Maremma Toscana Doc Tesan vendemmia 2013 prodotto dall’azienda vitivinicola La Biagiola di Sovana di Sorano in provincia di Grosseto. Di colore rosso rubino profondo si presenta subito come un’esplosione vulcanica di profumi, d’altronde le sue uve provengono da terreni fatti di cenere e lapilli. Intensi sentori speziati di pepe, note balsamiche e di macchia mediterranea evolvono verso la frutta rossa matura, lasciando anche spazio alla foglia di tabacco.
Davvero complesso. E anche al gusto non delude: corposo, caldo, ben 14% di alcol in volume, rotondo, sapido e gradevole. Una vena acida viva accompagnata da un tannino elegante e da un finale persistente con note di liquirizia. Nessuna nota stonata: un’eleganza anticipata da un’etichetta distintiva, legata alla civiltà etrusca che si è affermata proprio in quei luoghi. Il nome Tesan deriva dall’etrusco e significa “aurora”, il motivo a scacchiera presente in etichetta è un disegno ricorrente di questa affascinante civiltà e sta a simboleggiare il rapporto tra terra e cielo. Si abbina  con primi piatti con salse a base di carne e secondi di carne rossa.

LA VINIFICAZIONE
Il Maremma Toscana Rosso Doc Tesan prodotto da La Biagiola è un blend di uve Sangiovese per il 70%, Alicante 25% e Canaiolo nero 5%. Tutte le operazioni, a partire dalla raccolta sono effettuate a mano. Dopo la fermentazione, il Maremma Toscana Rosso Doc Tesan viene affinato per otto mesi in acciaio. I vigneti si trovano in un’area deindustrializzata, priva di inquinamento e urbanizzazione massiva. I terreni sono di origine vulcanica: l’alta mineralità del terroir dona sapidità ai vini bianchi e complessità organolettica ai vini rossi. L’azienda vitivinicola la Biagiola è una realtà giovane, a conduzione familiare, nata proprio con l’intento di produrre vini di qualità, equilibrati ed armonici nei gusti e nei sapori. Le viti sono coltivate con grande rispetto, nel loro habitat, su un terreno generoso destinato sin dai tempi antichi ai vigneti. La Biagiola si trova su un giacimento archeologico di estrema rilevanza  con un archeoparco visitabile dal 2011. Quando entusiasmo, capacità, terroir e storia si combinano non possono che uscire prodotti di estrema qualità come il Maremma Toscana Rosso Doc Tesan. Potere della grande distribuzione organizzata,   possiamo portarci un pezzo di poesia e di Toscana nel nostro focolare: emozioni uniche che solo il vino sa trasmettere.

Prezzo pieno: 6,50 euro
Acquistato presso: Famila

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Bolgheri doc Pietracupa Tenuta Moraia Piccini

(3,5 / 5)Centosettanta ettari di terreno, di cui sessanta coltivati a vigneto. È qui che nasce Bolgheri Pietracupa, presso la Tenuta Moraia di proprietà della famiglia Piccini. Siamo ai piedi delle colline del Borgo di Gavorrano, nell’area di produzione della recente denominazione di origine controllata di Monteragio di Massa Marittima, stabilita nell’ottobre 2011 mediante decreto ministeriale tra la Maremma e le colline Metallifere, in provincia di Grosseto. E alla soglia del quarto anno di vita della Doc, vinialsupermercato.it stappa una bottiglia dal carattere tipicamente  e intrinsecamente “toscano”. Di colore rosso intenso, Bolgheri Pietracupa Tenuta Moraia si presenta al naso molto intenso. Sentori di frutti rossi, liquirizia e caffè in un sottofondo di vaniglia che si ripresentano anche al palato, morbido e avvolgente. Il finale è lungo, con la persistenza dei frutti rossi e una punta lievemente vinosa e sapida. A tavola, Bolgheri Pietracupa fa bella figura con la selvaggina, nonché con formaggi di medio-alta stagionatura. Da provare in particolare col petto d’anatra. Gli uvaggi utilizzati per la produzione di Bolgheri Pietracupa Tenuta Moraia sono due: Cabernet Sauvignon e Merlot, rispettivamente al 70 e al 30%. La vinificazione prevede un iniziale passaggio in botti di quercia da 25 ettolitri e un successivo periodo in barrique per 4 mesi. Seguono poi ulteriori 24 mesi di affinamento in barrique, prima dell’imbottigliamento e la commercializzazione, trascorsi altri 6 mesi.

Prezzo pieno: 8,97 euro
Acquistato presso: Esselunga

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