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Anteprima Vini Trasimeno: esordio a maggio 2022

Anteprima Vini Trasimeno: esordio a maggio 2022. Novità in Umbria in passerella Trasimeno Gamay, Grechetto e rosati

Nuovo appuntamento in Umbria riservato alla stampa specializzata nazionale e internazionale e agli operatori del settore. Si tratta dell’Anteprima Vini Trasimeno, in programma domenica 29 e lunedì 30 maggio a Castiglione del Lago. Protagonisti il Trasimeno Gamay, il Grechetto e i vini rosati del territorio.

La prima edizione dell’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Doc Colli del Trasimeno e dalla Strada del Vino Colli del Trasimeno si inserisce nel programma di Umbria in Anteprima. Seguirà di pochi giorni l’Anteprima Sagrantino di Montefalco 2022.

La preview verrà inaugurata ai Ruderi della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo – Rocca del Leone. a Castiglione del Lago domenica 29 maggio alle 19.30. Lunedì la vera e propria Anteprima, dalle 10 alle 18 a Palazzo della Corgna. Per accreditarsi occorre compilare il modulo sul sito del Consorzio, disponibile a breve.

L’ESORDIO DELL’ANTEPRIMA VINI TRASIMENO

«Siamo particolarmente felici di poter organizzare quest’anno la prima edizione della nostra Anteprima – dichiara Emanuele Bizzi, recentemente riconfermato alla presidenza del Consorzio Tutela Vini Doc Colli del Trasimeno -. Sarà l’occasione per far conoscere a giornalisti, operatori e appassionati la regione Umbria, cuore verde d’Italia, e i vini che vengono prodotti nell’area intorno al lago Trasimeno».

Al centro dell’Anteprima 2022, grazie anche a una masterclass dedicata in programma lunedì 30 maggio alle ore 10, il Trasimeno Gamay. Un vitigno a bacca rossa introdotto in questa zona già a partire dal XVI secolo, nel periodo di dominazione spagnola nell’Italia centro-meridionale conseguente alla pace di Chateau-Chambrésis del 1559.

IL GAMAY DEL TRASIMENO

Si tratta della punta di diamante della Doc Colli del Trasimeno. Il Trasimeno Gamay fa parte della famiglia della Grenache (o garnacha, in spagnolo) ed è lo stesso vitigno conosciuto in Sardegna come cannonau, in Liguria come Granaccia e come Tai Rosso dei Colli Berici in Veneto.

Fin dal suo arrivo nel territorio umbro è stato coltivato con la tecnica ad alberello, di origine francese, e non con la tecnica a “vite maritata”, molto più comune nell’area del Trasimeno e utilizzata già dall’epoca degli etruschi.

Per questo motivo ha preso erroneamente il nome di Gamay, vitigno francese allevato ad alberello e utilizzato per la produzione del vino Beaujolais, proveniente dall’omonima regione.

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degustati da noi vini#02

Marche Igt Rosso “Cogito R.”, Mirizzi

Grenache in purezza ed ennesima novità della cantina marchigiana guidata da Gianluca Mirizzi: il Marche Igt RossoCogito R.“. Un’etichetta presente nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022 di WineMag.it. “R.” sta per “Rubrum“, dal latino “Rosso”.

Il colore di cui si tinge il calice, di fatto, è un rubino pieno, luminoso. La precisione delle note fruttate disegna il profilo di un nettare che in bocca è centratissimo, goloso, da assaporare a larghi sorsi. Così come al naso, il palato del Marche Igt Rosso “Cogito R.” di Mirizzi non si limita all’esibizione di un palco di frutta succosa.

Ecco spezie nere e ricordi balsamici ed erbe tipiche della macchia mediterranea. Sorso agile ma importante, estremamente gastronomico, per un vino più che mai completo, moderno. Un faro sulle Marche dei vini rossi, questa Grenache in purezza, inserita in una gamma di estremo valore. Abbinare concretezza, struttura e bevibilità, si può.

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Assuli Winery e i vitigni reliquia: 14 “nuovi” autoctoni nel futuro della Sicilia

Alzano, Cutrera, Dunnuni; Insolia nera, Vitrarolo, Bracau. Sono solo alcuni dei vitigni autoctoni che Assuli Winery sta recuperando in Sicilia, in collaborazione con l’Istituto Vite Vino di Marsala. Il progetto interessa ben 14 “vitigni reliquia” dell’isola, messi a dimora in un vigneto sperimentale di 0,3 ettari a Carcitella, nel comune di Mazara del Vallo.

Tra i bianchi ci sono anche Nave, Oriddu, Recuno, Reliquia bianco. Tra i rossi ‘Anonima’, Catanese nero, Lucignola e Rucignola. Nomi pressoché sconosciuti anche tra gli esperti, che restituiscono la caratura di un progetto destinato ad avere sempre più spazio nei 130 ettari di proprietà della cantina trapanese, nella Sicilia occidentale.

“Assuli – spiega Roberto Caruso, uno dei titolari – è una cantina interamente vocata alla produzione di vini biologici da vitigni autoctoni della Sicilia. Crediamo che questa sia l’unica strada percorribile per il futuro”.

I ‘vitigni reliquia’, a differenza dei più noti Grillo e Nero d’Avola, a loro volta presenti nel parco vigneti di Assuli Winery, non sono stati ancora vinificati. “Abbiamo effettuato alcune prove di microvinificazione – spiega Caruso – per valutarne i singoli parametri, sia dal punto di vista analitico sia degustativo”.

Siamo ancora lontani dalla vera e propria produzione, ma fiduciosi che questi autoctoni possano darci gli stessi risultati di vitigni come il Perricone, abbandonato in Sicilia e riscoperto solo di recente”.

Il Dna dei ‘vitigni reliquia’ è stato indagato in laboratorio. Secondo gli studi condotti da Assuli, alcune delle varietà presenti nel vigneto sperimentale di Mazara del Vallo hanno Trebbiano e Grenache come “parenti”, oltre agli stessi Insolia e Nero d’Avola.

“C’è un gran lavoro dietro ai vini di Assuli Winery – commenta l’enologo Lorenzo Landi – soprattutto per i cosiddetti ‘vitigni reliquia’ che ci fanno confidare in un futuro di grandi soddisfazioni”.

La grande cura che mettiamo, dalla coltura del vigneto fino alle nostre bottiglie, esprime la tipicità e l’originalità dei vitigni tardivi per la zona, nonché la particolare ricchezza dei vitigni autoctoni, alcuni dei quali recuperati dall’oblio totale”.

Curiosa, su tutte, la storia del Vitrarolo, la cui coltivazione era limitata a pochi ceppi, nei vigneti più antichi dell’area dei monti Nebrodi. Si tratta, non a caso, di una delle zone di maggiore interesse per la viticoltura siciliana dei prossimi secoli.

Alcuni ‘vitigni reliquia’ salvati dall’oblio da cantina Assuli. Da sinistra i grappoli di Vitrarolo, Recuno e Bracau

Risale infatti al Vinitaly dello scorso anno l’annuncio dell’avvio, sempre da parte dell’Istituto Vite Vino di Marsala, di un importante progetto che riguarda la produzione di uno spumante di montagna, “Selecto, da uve Catarratto (Lucido ed Extralucido) allevate appunto sui Nebrodi.

Grazie al vigneto sperimentale di Assuli si potranno valutare le risposte agronomiche ed enologiche del Vitrarolo nell’areale di Mazara del Vallo, in un microclima differente. Da un vitigno che racconta sin dal nome la caratteristica di tralci ‘vitrei’, che si spezzano facilmente d’inverno, potrà forse attecchire parte del futuro più solido della viticoltura siciliana.

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degustati da noi vini#02

Gamay del Trasimeno Doc 2016 “C’osa”, Madrevite

Ci sono legami profondi rimasti inspiegabilmente nascosti, oscuri. Custoditi nelle pieghe dei libri di storia, più che tra le colonne di inchiostro delle pagine, lasciate in testamento ai posteri. È il caso del Gamay del Trasimeno, vitigno della famiglia dei Grenache, diverso da quello di Borgogna. Se ne ha notizia, in Umbria, dalla metà del XV secolo. Col Colli del Trasimeno Doc Gamay 2016 “C’osa” di Madrevite si fa pace coi libri e con la storia. Un’etichetta manifesto di un movimento in crescita, che va ben oltre il marketing. Nel segno della qualità.

LA DEGUSTAZIONE
Rosso rubino luminoso, trasparente, dall’unghia  che tende al rosato. Ampie lacrime segnano come graffi il petto del calice: unico segnale tangibile dei 15 gradi di percentuale d’alcol in volume, che al naso prima e al palato poi, paiono impercettibili e integrati al corredo.

Avvicinando il naso al calice, col passare dei minuti, si comprende la natura estremamente cangiante del nettare: “C’osa” gioca a regalare nuovi sentori ogni 2, 3 minuti. Fino a che la bottiglia svanisce, senza neppure accorgersene.

Il naso si apre sui fiori e sulla frutta. Percezioni ammalianti di rosa e di violetta, unite a croccanti ricordi di ribes e di lampone maturo, anticipano sbuffi leggeri di pepe nero. Giunge in un secondo momento l’agrume, che porta la mente dritta a certi Beaujolais della Moulin à Vent.

Mentre la spezia si fa sempre più viva, ecco avanzare sentori terziari di vaniglia bourbon e liquirizia dolce, così come note di brace e fondo di caffè. Non manca, nel Gamay del Trasimeno di Madrevite, la macchia mediterranea, concentrata tra l’alloro e il rosmarino.

L’assaggio è carico di aspettative, che non vengono deluse. Si evolve come il naso, dalla frutta ai terziari, fino a guadagnare ricordi vegetali. Dal succo alla leggera percezione tannica, in un quadro di perfetta armonia ed equilibrio. A fare da sottofondo, una venatura salina che da un lato tende il sorso, dall’altro rende irresistibile la beva.

Il Colli del Trasimeno Doc “C’Osa” 2016 di Madrevite è un vino moderno, sincero e unico, perfetto per un consumo a tutto pasto, specie se in abbinamento a pietanze a base di carne. Per la precisione dei sentori e l’intrinseca concettualità, si presta a un consumo in solitaria, prima del pasto, condito da chiacchiere e sorrisi. Un vino spensierato, che fa pensare.

LA VINIFICAZIONE
Si tratta dell’etichetta di punta della cantina umbra Madrevite. “C’Osa” 2016 è stato affinato un anno in barrique francesi di secondo passaggio. La commercializzazione è iniziata a 6 mesi dall’imbottigliamento, per consentire al nettare di stabilizzarsi e iniziare a trovare a il suo equilibrio.

A tre anni dalla vendemmia, ottenuta tramite un’attenta selezione delle uve Gamay del Trasimeno raccolte nei vigneti di proprietà della cantina, nell’areale di Castiglione del Lago (PG), il vino si presenta in una interessante fase di pienezza evolutiva.

Il nome Madrevite riprende quello dell’omonimo strumento che veniva usato dai vignaioli umbri per fissare l’usciolo, la porticina frontale delle botti di legno. Un legame con il passato che guida la famiglia Chiucchiurlotto da tre generazioni, a partire dal 2001.

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Approfondimenti

Sul Trasimeno si celebra il Grenache

Nel cuore verde d’Italia torna Corciano Castello di Vino, l’appuntamento annuale dedicato ai vini dell’area della Doc Trasimeno. Venerdì 4, sabato 5 e domenica 6 ottobre 2019 il borgo medievale di Corciano ospiterà la IX edizione dell’evento, organizzato dall’associazione Corciano Castello di Vino in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Trasimeno e nato per far riscoprire le tradizioni vinicole di questo territorio, oltre che per finanziare il recupero e il restauro di opere appartenenti al paese.

Le cantine del Trasimeno partecipanti saranno sedici e saranno affiancate da quattro cantine ospiti provenienti dalla Sardegna e dal Veneto, oltre che da Francia e Spagna. Tutta la manifestazione, che lo scorso anno ha visto la presenza di oltre 10 mila persone, sarà strutturata come un percorso sensoriale itinerante: i banchi d’assaggio si snoderanno tra le antiche vie del paese, dove sarà anche possibile degustare alcune eccellenze gastronomiche della tradizione locale come la Fagiolina del Trasimeno, presidio Slow Food.

Ad affiancare le degustazioni ci sarà, durante la giornata di sabato 5 ottobre, un momento di approfondimento dedicato al Grenache: alle 11.00 sono in programma un convegno e una masterclass dedicati a questo vitigno che ben si esprime nel territorio umbro, dove è conosciuto come Gamay del Trasimeno. Ad intervenire non saranno solamente le cantine della DOC Trasimeno, ma anche produttori internazionali provenienti dalle aree storicamente vocate alla coltivazione del Grenache e aziende di tutta Italia che vinificano le diverse espressioni locali del vitigno come il Cannonau dalla Sardegna e il Tai Rosso dai Colli Berici.

L’ultimo giorno verrà anche premiata la Miglior Cantina Partecipante della manifestazione, sulla base del voto popolare raccolto nel corso dell’evento. Una giuria tecnica, dopo un blind tasting dei vini del Consorzio, decreterà invece i vincitori dei premi dedicati al Miglior Rosso, Miglior Rosato e Miglior Bianco.

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Approfondimenti

Corciano Castello di Vino e Bottiglie Aperte: Trasimeno protagonista

Il primo weekend di ottobre con i vini del Trasimeno. In occasione di Corciano Castello di Vino, dal 5 al 7 ottobre in provincia di Perugia, il Consorzio Tutela Vini Trasimeno porterà in assaggio le sue etichette e sarà promotore del convegno di venerdì alle 11.00 dedicato al rapporto tra vino e territorio. Poi tutti a Milano per Bottiglie Aperte.

GLI EVENTI
Durante Corciano Castello di Vino, evento organizzato dall’omonima associazione con lo scopo di finanziare il restauro di opere e strutture del paese, il Consorzio porterà in assaggio, oltre ai vini bianchi e rossi delle cantine consortili anche alcune etichette di rosé del Trasimeno.

La vinificazione in rosato, sempre più apprezzata in quest’area, comprende alcune varietà autoctone, in particolare il Gamay del Trasimeno, vitigno riscoperto negli ultimi anni.

Ad analizzare lo stretto rapporto che unisce il Trasimeno alla viticoltura delle aree della DOC sarà Emanuele Bizzi, Presidente del Consorzio Tutela Vini Trasimeno, che interverrà venerdì nella Chiesa di Sant’Antonio durante il convegno Valorizzare il legame vino-territorio: strategie ed esperienze.

L’agronomo Diego Contini modederà l’incontro, a cui parteciperanno i presidenti del Consorzio Vini Cortona e del Consorzio Tutela Vini Orvieto DOC, Giuseppe Antonelli della Regione Umbria, Remo Grassi Presidente di Banfi srl di Montalcino e Andrea Marchini del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia.

BOTTIGLIE APERTE
Il 7 e l’8 ottobre il Consorzio Trasimeno sarà ospite anche a Milano in occasione di Bottiglie aperte, evento che segna l’inizio della Milano Wine Week, come unico partecipante per l’Umbria. Il Consorzio parteciperà al banco d’assaggio all’interno del progetto Grenache, Italia e presenterà il Gamay del Trasimeno, la versione umbra del grenache.

“Saranno due occasioni – spiega Emanuele Bizzi – per far conoscere ancora di più i vini del nostro territorio al di fuori della regione. Il Gamay del Trasimeno, in particolare, ha stupito durante l’evento Grenache, Italia dello scorso anno”.

“In quel contesto – continua Bizzi – ha dimostrato di avere delle ottime potenzialità e sta ricevendo già molti riconoscimenti durante le degustazioni dedicate ai Grenache di tutto il mondo. La volontà del Consorzio è quella di far conoscere i suoi vini ad un pubblico sempre più ampio di esperti e appassionati”.

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Vini al supermercato

Verticale di Chateauneuf du Pape da Auchan: quando il supermercato regala emozioni

(4,5 / 5) Continuate pure a chiamare “enologia di serie B” quella dei supermercati. Fatto sta che l’ignoranza in materia vinicola della maggior parte degli addetti delle catene della grande distribuzione organizzata è capace di regalare vere e proprie emozioni.

Una prova? La presenza di bottiglie di Chateauneuf du Pape di annate differenti sullo scaffale dei punti vendita Auchan. Avete capito bene: proprio Auchan offre l’inconsapevole ebrezza di una “verticale” del rosso Aoc tra i più rappresentativi della Francia, ottenuto nella zona meridionale della Valle del Rodano da uve Grenache, Syrah, Mourvèdre e Cinsault.

La catena francese, che in Italia tratta col giusto riguardo la viticoltura transalpina, con un’accurata “Selezione” di vini d’Oltralpe dallo sgargiante rapporto qualità prezzo, si perde in un bicchier d’acqua: quello della corretta rotazione delle vendemmie sullo scaffale. Regalando a vinialsuper la possibilità di raccontare un’emozionante “mini verticale”.

Prima un paio di precisazioni, per i meno esperti. Vi è mai capitato di “scavare” sul fondo degli scaffali dei supermercati alla ricerca di scadenze meno ravvicinate alla data nella quale avverrebbe l’acquisto? Certamente sì.

Lo fate con lo yogurt, con l’insalata. Ma anche con le brioche. Ecco il punto: i vini sullo scaffale dei supermercati andrebbero trattati dagli addetti alla stregua dei cornetti della Mulino Bianco.

La regola è semplice: first in, first out. Il pacco di crostatine all’albicocca con scadenza più ravvicinata alla data di potenziale acquisto deve essere esposto davanti a quelle con scadenza meno prossima. Così dovrebbe accadere al vino: la vendemmia 2015 davanti alla 2016, in modo da terminare le scorte di bottiglie più “vecchie” prima di iniziare a vendere quelle “nuove”. Ahinoi, così non accade.

Le “rotazioni” della merce, ovvero la velocità con quale si svuota lo scaffale, sono (o dovrebbero essere) tali da non rendere sempre necessario il “giro delle scadenze”: i banchi si svuotano indipendentemente dalla scadenza della merce esposta, se gli ordini sono tarati in base alle rotazioni. Esattamente quello che non è successo nel caso dello Chateauneuf du Pape della Selezione Auchan.

IL CASO
Due le vendemmie presenti a banco: la 2009, esposta sul fondo dello scaffale, tra la polvere; e la 2014, facilmente reperibile sopra all’etichetta prezzo e acquistabile senza alcuno sforzo. Un errore madornale che, ripetuto in larga scala, costringe le catene a ridurre i margini di guadagno sulle singole referenze.

Considerando che la maggior parte dei vini presenti sullo scaffale dei supermercati sono di pronta beva, ovvero consumabili al top della forma nel giro di un uno o due anni dalla data di vendemmia indicata in etichetta, immaginate a che prezzo (scontato) dovrebbero essere venduti i vini di annate vicine all’aceto.

Col rischio, peraltro, di far percepire male al consumatore non solo il brand posto in sottocosto, ma l’intera Denominazione di appartenenza. Fortunatamente non è il caso dello Chateauneuf du Pape della Selezione Auchan, che si conferma vino dal grande potenziale evolutivo in bottiglia. Anche al supermercato.

LA DEGUSTAZIONE
La vendemmia 2014 (13,5%) si presenta nel calice di colore rosso rubino. Lascia perplesso, di primo acchito, la percezione olfattiva di un potenziale spunto acetico.

Un’acescenza in fase primordiale che, con l’ossigenazione, si dilegua in maniera definitiva. Il vino si apre su note di confettura di frutti rossi, su sottofondo terziario.

Non mancano una mineralità salina e una componente vegetale di macchia mediterranea, definibile nel sentore di rosmarino. L’affinamento in legno regala invece sentori altalenanti tra il cuoio e la balsamicità dolce del miele d’acacia.

L’ingresso in bocca del Chateauneuf du Pape 2014 della Selezione Auchan è caldo, sempre giocato sui frutti rossi, in un crescendo di struttura e mineralità. Il tannino è vivo ma equilibrato, soffice: ricorda il cacao bagnato. Anche l’alcolicità è equilibrata e non infastidisce la beva. Bel vino, che lascia tuttavia qualche dubbio sul potenziale evolutivo.


La vendemmia 2009 (14%) tinge il calice, come atteso, di un rosso granato impenetrabile. Il naso è appannaggio della balsamicità: terziari conferiti dall’affinamento in legno, vegetale spinto tra la macchia mediterranea (di nuovo rosmarino) e la resina di pino. Mirtilli sotto spirito, pepe nero a zaffate.

Al palato stupisce per l’acidità ancora viva. Lo Chateauneuf du Pape 2009 della Selezione Auchan mantiene un gran corpo e un piacevole calore. Lungo nel retro olfattivo, su note di frutti rossi. All’apice della curva evolutiva, regala belle emozioni a tavola, soprattutto per chi ha la pazienza di attendere le sfumature del calice. Da consumare entro la fine dell’anno, per non perdere il bel ricordo di un grande vino francese.

Prezzo: 13,90 euro
Acquistato presso: Auchan

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Prowein 2017: dieci vini internazionali da non perdere

In una mano lo smartphone. Nell’altra un Mc Cafè d’asporto: tanto lungo d’arrivarti fin sotto le narici, scialbo e sciacquato. L’identikit del tedesco “medio” sembra ormai una fotocopia sbiadita dell’americano “tipo”. Con qualche chilo in meno, of course.

Per strada, in aeroporto. Oppure sui mezzi pubblici. Dove il teutonico gentil sesso sfodera, in un affollato tête-à-tête, anacronistici Eau de Toilette alla cipria. Evidentemente di moda nel regno della Merkel. Il tutto, fuori dal Prowein.

Già, perché a Dusseldorf la Germania si infila frac e cilindro delle grandi occasioni. E mostra, in 9 padiglioni luccicanti, tutta la sua grandezza: 6.250 espositori provenienti da 60 Paesi, capaci di attirare dal 19 al 21 marzo ben 58.500 visitatori specializzati da 130 Paesi del mondo. Un record assoluto quello segnato dall’edizione 2017. Che, senza senza e senza ma, conferma Prowein ai vertici mondiali delle fiere del vino globale.

Grandi gruppi capaci di muovere equilibri sottilissimi nei territori in cui operano. Ma anche realtà di dimensioni più modeste, vogliose di imporsi sullo scenario internazionale. Questa la sintesi di una Wine and Spirits Trade Fair alla quale non siamo voluti mancare. Dimenticandoci per un attimo dell’Italia, che tratteremo ampiamente in occasione del prossimo Vinitaly, ecco i nostri migliori assaggi.

TOP WINES – QUALITA’ PREZZO
In un’ottica di rapporto qualità-prezzo, è un nome noto a farla da padrone. Voliamo in America per parlarvi appunto della Francis Ford Coppola Winery di Geyserville, California. La casa vinicola del regista statunitense sbalordisce (letteralmente) non per il top di gamma, in linea con il “gusto Usa.” per i vini un po’ ruffiani. Piuttosto per le basi. Lo Chardonnay Votre Santé 2014 (California Appelation Controlée), ottenuto affinandone il 40% in barrique francesi nuove, è sul mercato per 12 dollari. Semplice da bere, ma per nulla banale.

Capace di coniugare la freschezza delle note di frutta a polpa bianca con note evolute (dal legno) di grande carattere, in un sottofondo minerale. Rosso & Bianco 2014 (versione rossa ottenuta dal blend tra Cabernet Sauvignon, Zinfandel e una manciata di Syrah) costa invece 11 dollari. Provate a pensare a un vino concepito come quotidiano, ma in grado di evolversi nel calice di minuto in minuto, sfoderando una complessità da leone: eccolo.

TOP WINES – VINI BIANCHI
Al vertice delle nostre degustazioni si piazza The 12th Man 2016, altro Chardonnay, prodotto in Australia da Wirra Wirra Vineyars. La cantina, che si definisce una “tribù” capace di “divertirsi seriamente”, opera in McLaren Vale e sulle colline di Adelaide con uno stile iconoclasta e sopra le righe del conformismo. “Ma con i piedi ben saldi sulla nostra terra – spiega il general manager Sam Temme – a partire dal nome ‘Wirra Wirra’, espressione aborigena che significa ‘Dentro l’albero della gomma’. Un modo per legarci inscindibilmente alle nostre origini nella costruzione di un futuro sostenibile”.

The 12th Man (35 dollari australiani, 24 euro) è un 100% Chardonnay ottenuto da vigne di 20 anni. Giallo carico con riflessi verdolini, va scaldato leggermente durante la degustazione al Prowein per mostrare al naso i propri aromi, ricchi e profondi: crema di limone, buccia d’arancia, mandorla, lievito. Pare una brioche ripiena. Ricorda per certi versi lo stile di certi bianchi dell’Occitania francese (Pays d’Oc). Premesse olfattive che poi trovano perfetto compimento in un palato cremoso, morbido ma serio, in pieno stile Wirra Wirra. Agrumi, di nuovo, e frutta fresca in un sottofondo minerale, in cui la barrique gioca in perfetto equilibrio con i varietali, spinti da una lunga macerazione sulle bucce. Una caramellina per palati esigenti.

Restiamo in Australia per il blend Duffe Punkt 2016 della Chaffey Bros Wine Company, base nella rinomata Barossa Valley. Un mix perfetto, in quanto ad aromaticità ed eleganza, di Gewurztraminer, Riesling e Kerner (Weißer Herold), di cui i Chaffey possiedono una delle due uniche vigne in Australia.

A condurre la degustazione un entusiasta Theo Engela. E se pensate che il mix possa risultare stucchevole per aromaticità, vi sbagliate.

Un “Gewurz” che al naso la fa da padrona, lascia spazio al palato a un Riesling dalla mineralità spaziale, perfettamente abbracciato dalle note morbide di litchi, agrumi e accarezzato da una brezza di spezia fine. Un vino gastronomico che merita le luci di una ribalta come quella del Prowein.

Ci spostiamo a Creta per una vera e propria “chicca”. Quella offerta da un “matto” di nome Nikos Douloufakis, che dopo gli studi in enologia ad Alba ha deciso di condurre l’azienda di famiglia all’insegna della continua sperimentazione. Douloufakis Cretan Winery, di fatto, è un vero e proprio laboratorio del vino cretese (clicca qui per leggere la cronaca del nostro wine tour a Creta).

L’ultima trovata di Nikos è il vino in anfora: il Vidiano Amphora 2016. “Si tratta – spiega l’intraprendente produttore – dell’esperimento di riprodurre una vinificazione come l’avrebbe compiuta mio nonno. Ovvero in terracotta, localmente chiamate pithari. Le anfore hanno una capacità di 250-300 litri. La macerazione delle uve Vidiano, autoctone di Creta, si protrae per 3 mesi dopo la fermentazione senza solforosa, senza aggiunta di lieviti e senza nessun intervento da parte mia. Poi separo vino dalle bucce e lo riverso nelle anfore, dove resta per altri 2 mesi. Dunque il vino finisce in barrique, per chiarificarsi in ‘autonomia’. Dopo due o tre mesi imbottiglio, senza filtrare”.

Un Vidiano che risulta così pieno, tosto, tannico. I sentori sono quelli di frutta passita, arance e bergamotto. Lungo. Infinito. E in continua evoluzione nel calice. Una gemma. “Lo dedico ai consumatori più avanzati – commenta Douloufakis (nella foto a sinistra) – che chiedono vini naturali e ‘diversi’. Credo in questo progetto tanto da aver avviato uno studio per ottenere anfore ancora più adeguate in termini di traspirazione”. Vidiano Amphora 2016 sarà in commercio a partire da settembre. Ma Douloufakis produrrà anche una versione con uve a bacca rossa Liatico, che sarà pronto tra un anno.

TOP WINES – SPARKLING
Per la categoria Sparkling, un solo nome: quello di Szigeti Sektkellerei Gols, cantina austriaca situata al confine con l’Ungheria specializzata nella spumantizzazione degli autoctoni con metodo tradizionale. A Clemens Wright brillano gli occhi nel presentare le etichette in degustazione al Prowein. E la passione di quest’uomo si tramuta in nettare dorato se nel calice versa il Gruner Veltliner Brut, ottenuto dall’omonimo vitigno parente di Traminer e St Georgen, il più coltivato d’Austria. A sorprendere, anche in questo caso, è il rapporto qualità prezzo: la bottiglia si porta a casa con 11 euro. I 6 grammi litro scarsi di dosaggio zuccherino non sporcano una beva di mela e pepe bianco, davvero preziosa. La chiusura è elegante nei suoi richiami al limone che invitano al sorso successivo.

Splendido, sempre di Szigeti, anche il Bio Welschriesling Brut. Non si tratta d’altro che di un Riesling italico capace di confondere il naso con note di mela matura, per voi virare al palato su tinte minerali seriose, prima di un finale di mineralità tagliente. Un Brut che si farebbe apprezzare anche dagli amanti del Pas Dosé, con soli 5g/l di residuo.

TOP WINES – ROSE’
In volo sull’Austria viriamo verso sud est e puntiamo nuovamente verso l’Australia, vera e propria nazione rivelazione di questo Prowein. Una terra che ormai ha addosso gli occhi del mondo, a buona ragione.

Basti pensare (anche) al Rosè di Pinot nero che è in grado di mettere sul mercato, al prezzo strepitoso di 7-8 euro, la cantina Jacob’s Creek (Orlando Wines) di Rowland Flat, rappresentata a Dusseldorf dall’ottimo Richard Doumani.

Le Petit Rosè 2016 è in realtà un blend di Pinot Noir, Grenache e Mourvèdre, in pieno stile provenzale. Lo dicono gli aromi. E lo dice un calice che si racconta come semplice ma non banale, sottile ma profondo. Elegante e sbarazzino.

Un rosè fine, divenuto non a caso il simbolo degli Australian Open di tennis, prodotto anche come Frozen “Frosé”: una sorta di sorbetto Rosè. Per una cantina che ora punta a farsi conoscere nel mondo della grande distribuzione organizzata europea.

TOP WINES – RED

Sul podio dei vini rossi salgono gli Stati Uniti d’America, con la vendemmia 2014 di Estate Perigee – Seven Hills Vineyard (Walla Walla Valley). Si tratta di uno dei prodotti di punta de L’ecole N° 41, cantina fondata nel 1983 a Lowden, Stato di Washington, oggi condotta con passione e professionalità da Martin Clubb, attivista della “sostenibilità in vigna”. Estate Perigee 2014 è un blend composto al 60% da Cabernet Sauvignon, 20% di Merlot, 12% di Cabernet Franc, 5% di Petit Verdot e 3% di Malbec.

Un mix ottimamente riuscito tra finezza e struttura. “E’ il vino che rappresenta al meglio le caratteristiche del vigneto Seven Hills”, spiega fiero Martin Clubb. Naso e bocca corrispondenti, in una rincorsa tra note intense di frutti a bacca rossa (amarena e ribes), una punta di tartufo (del Malbec) e sentori terziari di sigaro. Tannino robusto, ma fine. E chiusura minerale. Cosa manca a questo vino? Davvero nulla. E’ reperibile sul mercato americano a un prezzo che si aggira attorno ai 54 dollari (circa 50 euro).

Ottimo, tra i rossi degustati al Prowein, anche lo spagnolo Gran Luna 2013 della cantina Dehesa de Luna. Si tratta di un altro blend di Cabernet Sauvignon, Syrah, Tempranillo, Graciano e Petit Verdot, affinati tra i 15 e i 18 mesi in botti da 225 litri. Un vino potente, ma fine. Lunghissimo al palato e di grande prospettiva per l’evoluzione futura in bottiglia. Un altro blend giocato sull’equilibrio tra la frutta e i terziari. Il gioiello di Dehesa de Luna, cantina fondata da Alfredo Gómez-Torres Gómez-Trénor a La Roda, cittadina della comunità autonoma di Castiglia-La Mancia. E’ in vendita a 36 euro circa.

La “medaglia di bronzo” va a un vino dell’Armenia. E’ ArmAs Karmrahyut Reserve 2013 della cantina Golden Grape ArmAs LlC di Yerevan. Anche in questo caso si tratta di un blend tra le uve autoctone Karmrahyut (92%), Areni, Kakhet e Meghrabuyr (8%). Frutta rossa, spezie, tannini fini. E un finale stupefacente di miele e vaniglia, per nulla stucchevoli. Un capolavoro che pone i riflettori su una terra del vino di grande tradizione, che sta riuscendo a collocarsi sempre meglio sui mercati internazionali. “Grappolo d’Oro”, del resto, è una realtà emergente, fondata nel 2007 da Armenak Aslanian, capace con le figlie di conservare e valorizzare una tradizione famigliare che dura ormai da 80 anni.

TOP SWEET WINES
A rappresentare la cantina Weingut Landauer di Rust, Burgenland – Österreich, costa occidentale del lago di Neusiedl, in Austria, ci sono padre e figlio: Bruno e Stefan Landauer. Si dividono con destrezza tra i numerosi ospiti al banco allestito al Prowein, sfoderando i loro preziosi nettari. Su tutti, un passito. E’ il Ruster Ausbruch Essenz 1995 è una delizia. Ottenuto da uve Riesling Italico, Pinot Blanc e Neuburger (incrocio tra Roter Veltliner e Sylvaner) “attaccate” da Botrytis Cinerea, si presenta di un colore ambrato.

Profondo e minerale al naso, sfoggia sentori di idrocarburo ammalianti, capaci di distrarre dal fil rouge della frutta passita. In bocca i 195 g/litro di zucchero non risultano stucchevoli, anzi. Ventiquattro euro il prezzo del prodotto: li vale tutti. Risulta più “secca”, con i suoi 145 g/l, la versione 2013: miele e frutta sciroppata allo stato puro. Chapeau.

TOP WINERY
Serietà, passione, amore per la propria terra. E’ quello che sono capaci di trasmettere sin dal primo istante Paulo e Rita Tenreiro, padre e figlia che al Prowein 2017 portano sulle spalle l’orgoglio di un’intera nazione: il Portogallo. Heradade da Anta de Cima, per la capacità di tradurre in vino una filosofia, è la “Top Winery” di questa edizione della Fiera di Dusseldorf. I vini di questa cantina nascono nel circondario di Ponte de Sor, comune di 18 mila anime che, sulla cartina, sembra un puntino nel cuore pulsante del Portogallo, nel distretto di Portalegre, regione dell’Alentejo. Terre ricche d’argilla. Ed è proprio questo il nome dei vini di Herdade da Anta de Cima, affinati mediante l’utilizzo di anfore che, localmente, si definiscono “talhas”.

Che siano essi bianchi, oppure rossi, sono tutti “vini di terroir” dal rapporto qualità prezzo straordinario, tra i 5 e i 12,50 euro. Un regalo. Vini in cui la mano della famiglia Tenreiro è chiara ad ogni sorso, nella valorizzazione di vitigni come Alvarinho, Verdelho, Viosinho, Alicante Bouschet, Touriga Nacional, Petit Verdot e Alfrocheiro. Uno su tutti? Il rosso Talha de Argilla 2015, che riporta alla mente il calore del sole del Portogallo, ma anche la freschezza delle note vegetali conferite da una macerazione “spinta” sulle bucce delle uve Alicante Bouschet, Touriga e Petit Verdot. Ed è’ “verde” anche il tannino: in vinificazione, oltre alle bucce, vengono inseriti in anfora piccoli tralci di raspo. Un vino da provare di una cantina da visitare. Di persona.

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