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«Vuoi volare con noi? Bevi al massimo due bicchieri»: la battaglia anti alcol di Ryanair

«Vuoi volare con noi? Bevi al massimo due bicchieri»: battaglia anti alcol di Ryanair negli aeroporti (ma non a bordo)

Fa discutere nel Regno Unito la proposta dell’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary. Il Ceo della compagnia aerea low cost vorrebbe stabilire «un massimo di due bicchieri di alcol per passeggero negli aeroporti», al bancone dei bar o dei pub degli scali. Una sorta di limite per poter volare, sulla scorta della tolleranza (minima o addirittura nulla, in alcuni Paesi) al consumo di alcolici per chi vuole mettersi alla guida, sulla terra ferma. All’origine della richiesta del rappresentante di Ryanair ci sarebbe «un’impennata di casi di violenza a bordo», sugli aerei della compagnia britannica. Con protagonisti «passeggeri in stato di alterazione per l’assunzione di alcol, pastiglie o polveri». Nessuna misura viene comunque annunciata sul taglio dell’alcol a bordo dei velivoli Ryanair.

Durissime le parole di Michael O’Leary alla stampa britannica: «Non vogliamo negare alle persone di bere – ha dichiarato al Daily Telegraph – ma non permettiamo alle persone di guidare in stato di ebbrezza, eppure continuiamo a farle salire su aerei a 33 mila piedi. Un tempo, chi beveva troppo si addormentava. Ora alcuni passeggeri assumono anche pastiglie e polveri: un mix che genera comportamenti aggressivi, difficili da gestire. Finché riescono a stare in piedi, mescolandosi nei gruppi di passeggeri ai gate, la fanno franca. Appena decolla l’aereo assistiamo a reazioni inaccettabili, tanto che il personale Ryanair ispeziona le borse alla ricerca di alcolici prima che i passeggeri si imbarchino sui voli per Ibiza. Questa è una delle “destinazioni festaiole” più colpite, insieme alle isole della Grecia».

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Danni da gelate: Italia, Francia e Grecia scrivono all’Ue

Tempo di ristori per i danni da gelate in Italia, Francia e Grecia. I tre paesi scrivono all’Ue chiedendo «interventi mirati per le ondate di gelo che, nel mese di marzo e aprile, hanno creato danni al settore agricolo». Un particolare riferimento viene fatto al comparto ortofrutticolo e a quello vitivinicolo.

La lettera è stata inviata oggi alla Commissione europea affinché «metta in campo idonee misure di aiuto urgenti e transitorie per sostenere le imprese danneggiate».

Nella missiva è stata inoltre evidenziata l’importanza della proposta di «destinare una adeguata quota dei pagamenti diretti della Politica Agricola Comune (Pac) alla creazione di una rete di sicurezza per tutte le aziende del settore, a supporto degli attuali strumenti di gestione del rischio».

Gelate in vigna, report Assoenologi: la mappa dei danni

La frequenza con cui si verificano questi eventi estremi – fa notare il Ministero per l’Agricoltura – comporta l’operatività di strumenti in grado di intervenire tempestivamente.

Solo un approccio integrato tra gli strumenti di gestione del rischio e il sostegno ad investimenti più mirati alla riduzione dei rischi stessi possono contribuire a migliorare la resilienza delle imprese agricole».

La lettera congiunta di Italia, Francia e Grecia segue di poche ore lo stanziamento di 105 milioni a favore del Fondo di solidarietà nazionale per i danni a produzioni, strutture e impianti produttivi delle aziende colpite dalle gelate e brinate dell’aprile 2021. Una misura contenuta nel Dl Sostegni bis.

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Enovitis in campo CAMPO 2018: la fiera si conferma punto di riferimento per la viticoltura italiana

Verona – “Siamo davvero entusiasti per questa tredicesima edizione di Enovitis in campo, che ha superato i 6500 visitatori. Ad inorgoglirci ancora di più è stata la forte presenza di stranieri, con le due delegazioni bulgara e slovena e altri ospiti intervenuti in particolare da Algeria, Grecia, Romania, che conferma l’importanza di questa manifestazione per tutto il settore vitivinicolo tanto a livello italiano quanto internazionale. Grande successo hanno riscosso anche gli argomenti trattati nei workshop e nel convegno dedicato ai vitigni resistenti, al quale hanno partecipato importanti autorità scientifiche e politiche che hanno discusso e proposto soluzioni per il futuro del comparto.”

Con queste parole Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini, commenta i numeri raggiunti durante la 13° edizione di Enovitis in campo, manifestazione organizzata di UIV e Veronafiere, conclusasi tra i filari della Società agricola “Il Naviglio” di Fabbrico (Re) il 22 giugno.

“Anche quest’anno Enovitis in campo si è confermato un evento in grado di rappresentare in modo trasversale e completo l’innovazione applicata alle tecnologie dedicate al vigneto – spiega Giovanni Mantovani, Direttore generale di Veronafiere – Si tratta di settore altamente specializzato che è un altro vanto della meccanica made in Italy e costituisce un driver di sviluppo sempre più necessario per il futuro del comparto vitivinicolo, in ottica di sostenibilità ambientale ed economica. L’edizione di quest’anno si è chiusa all’insegna della crescita sia dal punto di vista della qualità e dell’internazionalità dei buyer presenti, sia a livello di offerta espositiva e contenuti dei workshop: segno che la collaborazione tra Veronafiere-Fieragricola e UIV continua dare i suoi frutti all’insegna della concretezza”.

I visitatori sono arrivati da tutte le Regioni d’Italia, comprese le regioni del sud: a fare da capofila è stata l’Emilia Romagna con Reggio Emilia in testa, Modena e Ravenna, Bologna. Molte presenze dal Veneto – Verona, Treviso, Padova – e anche dalla Lombardia, in particolare da Brescia, Mantova, Pavia. Massiccia anche la compagine estera, soprattutto da Algeria, Grecia, Romania, Paesi Bassi e Serbia, Francia, Spagna e Ungheria, Pakistan e Turchia, oltre a Bangladesh, Georgia, Germania e Russia.

“C’è stata grande soddisfazione da parte delle realtà produttive locali per il risalto che questa edizione di Enovits in campo è riuscita a dare alla viticoltura emiliano-romagnola – commenta Corrado Casoli di Cantine Riunite & Civ. Moltissimi dei nostri soci iscritti hanno partecipato con entusiasmo alla manifestazione, apprezzando il livello tecnologico degli espositori e i momenti di confronto organizzati, che hanno saputo cogliere e affrontare tematiche calde per il settore”.

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Milano chiama, Cirò risponde: il Gaglioppo di ‘A Vita in degustazione con Fisar

Di vino non si parla mai abbastanza a Milano, capitale del “bere bene” e, soprattutto, del “bere internazionale”. Ma di “vino calabrese” non si parla quasi mai, né a Milano né altrove.

Eppure la Calabria ha tantissimo da offrire al panorama enologico italiano. Avete letto bene: la Calabria.

A Milano, un calice di Cirò sulla tavola imbandita di un residente, lo trovi – con buona probabilità – solo dalle parti di Buccinasco. Dove di “autoctoni trapiantati” ce n’è a bizzeffe.

A fare da portabandiera del “bere calabrese” nel capoluogo lombardo ci pensa allora Fisar, la Federazione italiana sommelier, albergatori e ristoratori.

Una delegazione di provincia, quella di Bareggio, è riuscita nella grande impresa di portare “al Nord” Francesco Maria De Franco (nella foto). Con la sua cantina ‘A Vita – 8 ettari nei pressi del Km 279,8 della Statale 106 di Cirò Marina, in provincia di Crotone – De Franco è grandioso interprete del Gaglioppo, l’uva dalla quale si ottiene lo straordinario vino denominato Cirò. Un volto noto, tra l’altro, ai lettori più attenti di vinialsuper (qui il nostro articolo in occasione del Mercato dei Vini Fivi 2016).

Appuntamento il 2 novembre, alle ore 21, all’Hotel Diamante di via S. da Corbetta, 162, a Corbetta (MI). In degustazione Cirò Rosso Riserva 2010, Cirò Rosso Classico 2012, Cirò Rosso Riserva 2013 e Cirò Rosso Superiore 2014 (20 euro per i soci Fisar, 25 per i non soci; iscrizione obbligatoria versando la quota mediante bonifico bancario all’Iban IT87O0503432470000000000044 entro il 25/10/17 e inviando copia alla mail bareggio@fisar.com; posti limitati).

IL CIRO’ DI ‘A VITA
“Francesco Maria De Franco di ‘A Vita – evidenzia Raffaele Novello (nella foto), segretario della delegazione Fisar Bareggio – è uno di quei produttori che ho avuto la fortuna di conoscere quand’era ancora sconosciuto. Alla grande platea è tuttora poco conosciuto, ma chi si intende di vino lo conosce benissimo. Infatti sta iniziando ad accumulare soddisfazioni e riconoscimenti”.

“Portare il Cirò a Bareggio e, dunque, a Milano e in Lombardia – continua Novello – è una proposta che fortemente caldeggio da oltre un anno. Ho una gran voglia di far conoscere a tanti veri appassionati di vino un vitigno, il Gaglioppo, che non ha nulla da invidiare ad altri più conosciuti e blasonati. Parlo dei vari Sangiovese o Nebbiolo. Un vino, il Cirò, che se fatto bene può essere longevo. Lo racconterà sicuramente il nostro gradito ospite: può arrivare tranquillamente a 15-20 anni, mantenendo tannino e acidità di rilievo”.

“Un vignaiolo, Francesco de Franco – aggiunge il segretario Fisar Bareggio – che fa bio in Calabria da quando gli altri non sapevano nemmeno cosa fosse il biologico. Un vignaiolo che vuole cambiare il modo di comunicare il vino e che dice basta alla storia del Cirò offerto alle Olimpiadi, in Grecia. Iniziamo piuttosto a comunicare il vino come Dio comanda”.

“Un vignaiolo – conclude Raffaele Novello – che dichiara sui social d’aver fatto solo tre trattamenti in occasione dell’ultima vendemmia. Uno che sostiene la valenza di terroir, vento, terra, contro oidio e peronospora. Voglio far conoscere, soprattutto ai nuovi bevitori di vino, passatemi il termine, un vino e una zona che non possono e non devono più essere trascurati: se non conosci il Cirò non puoi dire che conosci il vino”. Appuntamento (e occasione) imperdibile per i milanesi all’ascolto.

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Grecia, a Creta la vendemmia dei record

Sarà una vendemmia da ricordare quella del 2016 per la Grecia. Alla Douloufakis Vineyards di Creta le operazioni di raccolta delle uve sono iniziate il 4 agosto, con “ottime prospettive”. Lo rende noto Nikos Douloufakis, titolare di una delle cantine più rinomate dell’isola greca. “Quest’anno – spiega Douloufakis, formatosi come enologo ad Alba, in Piemonte – il tempo è stato molto favorevole per la coltivazione della vite. Abbiamo avuto un’estate relativamente fredda, finora. Nel mese di luglio, i venti freschi provenienti da nord hanno mitigato le temperature. Pertanto le uve hanno raggiunto un buon livello di maturazione e il mosto dovrebbe essere di ottima qualità”. La sfida più difficile e stimolante, per i viticoltori dell’isola del Minotauro, è stata la scelta del giorno in cui iniziare la vendemmia. “Qui da noi – spiega Nikos Douloufakis – controlliamo costantemente i livelli di zucchero, acidità e maturità fenolica delle uve. Livelli che si sono mostrati sorprendenti, tanto da farci pensare di scegliere la data del 4 agosto per l’inizio delle operazioni di raccolta delle uve. Prima di qualsiasi altro anno”. La vendemmia è iniziata dalle varietà Chardonnay e Moscato Bianco di Spina (Moscato Spinas, che prende il nome dall’omonimo villaggio della prefettura di Heraklion). “Successivamente – annuncia Nikos Douloufakis – procederemo con Malvasia di Candia, Sauvignon Blanc e Liatiko. A seconda del grado di maturità, continueremo con Vidiano, Vilana, Kotsifali, Syrah e Cabernet Sauvignon. Il raccolto di quest’anno dovrebbe essere completato con la varietà Mandilari”. In Grecia, dopo Creta, l’isola di Santorini. Il 9 agosto sono iniziate le operazioni per la raccolta del prezioso Assyrtiko.

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“Il vino ribelle per la Grecia”: asta a Cuneo con rarità piemontesi

Venerdì 24 giugno a partire dalle ore 18 a Cuneo in piazza ex-foro Boario (accanto al Baladin) l’A.R.C.I. “Rosa Luxemburg” di Cuneo e l’Associazione Italia-Grecia organizzano un gazebo di solidarietà con il centro di Solidarity4all, Atene, impegnato in questo periodo “sia con i cittadini greci colpiti dalla politiche antipopolari dell’Europa della troika e dei banchieri, sia a favore delle migliaia di profughi che stazionano al porto di Atene”. Le associazioni cuneesi che organizzano questa iniziativa di solidarietà sono gemellate con il centro sociale del Pireo: nel corso della serata, denominata “vino ribelle per la Grecia” verranno messe simbolicamente all’asta delle bottiglie rare di vino piemontese. Parteciperà tra gli altri anche Argyris Panagopoulos, giornalista e portavoce di Syriza in Italia.
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Grecia, Creta wine tour: tra le vigne dell’isola del Minotauro

“Would you like some coffee?”. Areti Valtadoroll arriva alla Lyrarakis Wines di Iraklion un po’ di fretta e con gli occhi stanchi. Lasciando alle spalle della propria utilitaria una nuvola di polvere. Per giungere alla sala dove dalle 11 di mattina vengono accolti gli ospiti per la degustazione dei vini dell’azienda, ci si immerge a pieni polmoni nelle vigne Lyrarakis. Le strade, disegnate per trattori e mezzi agricoli, non sono certo asfaltate. Areti prepara il caffè (noi preferiamo un bicchiere d’acqua, per non compromettere la degustazione) e lo condisce con le presentazioni di rito. E’ lei che ci guida nella scoperta di alcuni tra i migliori vini degustati sull’isola di Creta. Seconda tappa, dopo Santorini, del tour di vinialsupermercato.it in Grecia. La Lyrarakis winery, fondata nel 1966, è una bella realtà guidata attualmente dalla seconda generazione dell’omonima famiglia. Ci troviamo nel villaggio di Alagni, pressoché al centro dell’isola di Creta, a un’altitudine di 450 metri sul livello del mare. A meno di 30 chilometri dalla ‘capitale’ dell’isola, Herakleio (Iraklion) i Lyrarakis hanno dato nuova linfa a due uvaggi pressoché estinti, Plyto e Dafni, approfittando di alcuni fondi ottenuti dalla Comunità Europea. Ma hanno anche saputo riscoprire e valorizzare enormemente l’uva rossa autoctona Mandilari, piuttosto trascurata prima che i Lyrarakis cominciassero a lavorarla, producendone un vino in purezza. “Tutti aspetti – spiega Areti Valtadoroll – che hanno contribuito alla crescita dell’azienda, attiva dal 1994 nell’export in Europa, ma anche negli Stati Uniti, in Canada, Cina, Giappone e Australia”.

LYRARAKIS WINERY
La degustazione, come di rito, parte dai bianchi. Areti versa il primo: Plyto, annata 2014, dall’omonimo uvaggio in purezza. Di colore giallo evanescente, quasi trasparente, presenta un naso profumato, aromatico. In bocca si fa avanti il limone, poi pera, mela e melone. Un vino molto fruttato, delicato e semplice, che accosteremmo soprattutto agli aperitivi. Secondo assaggio: Dafni, anch’esso ottenuto dall’omonimo uvaggio in purezza, un bianco che fa presagire l’ottimo livello raggiunto dai vini della Lyrarakis. Di colore giallo paglierino, colpisce all’olfatto per l’intensità delle vene erbacee: alloro, lavanda, timo, rosmarino. Tutte caratteristiche che si presentano anche al palato, mixate egregiamente con sentori di frutti a polpa bianca e, se non bastasse, una buona sapidità. Lo definiremmo un vino “erbaceo”, nell’accezione positiva del termine. Perfetto l’abbinamento con piatti di pesce, in particolare se aromatizzati ulteriormente con alloro e rosmarino, cotti al forno. Si passa dunque al rosato Mandilari, annata 2014. Contenuta la percentuale di alcool, che raggiunge il 12%. Frutti rossi, fragola matura, nocciola sullo sfondo. Il meglio dei rosati viene però offerto da Idyll, ovvero Idillio. “Un vino – spiega Areti – che si abbina benissimo ai piatti della tradizione italiana, dalla pasta al pomodoro al risotto ai frutti di mare”. E in effetti è così, con le medesime sensazioni regalate dal Mandilari rosè, ma ancora più intense. Di gran rilievo il finale, lungo e deciso. Dai rosati passiamo dunque ai rossi Lyrarakis.

E lo facciamo partendo dal blend tra Syrah (70%) e Kotsifali (30%), un uvaggio cretese che nella zona di Iraklion offre le ‘prestazioni’ migliori dell’isola. Ma è pure un uvaggio che regala vini da consumare ‘giovani’ e per questo viene spesso mixato con altri uvaggi, come il Syrah. L’annata in degustazione, di fatto, è la 2012. Non lascia il segno questa bottiglia, soprattutto per la poca persistenza, che sfiora il limite dell’evanescenza, nonostante le sufficienti prerogative olfattive. Ecco dunque il rosso di cui si va enormemente fieri alla Lyrarakis, il Mandilari 100%, denominato Plakoura. “A Creta diamo il nome della vigna al vino quando ci regala ottimi risultati – spiega Areti – ed è proprio questo il caso. Plakoura è il nome della vigna nella quale produciamo l’uva per questa bottiglia”. Di colore rosso rubino intenso, al naso presenta chiarissimi sentori di sottobosco, tra cui spicca la fragolina. Al palato è asciutto, con tannini robusti: alle note fruttate si accosta il legno e la vaniglia, conferite da un anno e mezzo di maturazione in barrique. Perfetto con carni come l’agnello. “Potrebbe invecchiare 10 anni”, afferma fiera Areti. Di fatto, l’annata in degustazione è la 2013 e la sensazione che si tratti di un ottimo prodotto, ulteriormente migliorabile negli anni, è palese. Buono anche il blend Cabernet – Merlot di Lyrarkis, con l’utilizzo del 50% per uvaggio. Due anni in botte per ottenere un vino intenso e corposo di quattordici gradi, dai forti richiami olfattivi e gustativi di spezie e liquirizia. Ma il meglio, Areti Valtadoroll, lo sfodera nel finale, con la “chicca” non prevista nella canonica degustazione. Si tratta di Symbolo, il vero ‘pezzo forte’ della Lyrarkis, vincitore tra l’altro della doppia medaglia d’oro ai China Wine Awards 2012. Un vino rosso prodotto solamente nelle migliori annate con uve Syrah, Cabernet Sauvignon e Merlot, arrivato a valere oltre 45 euro per l’annata 2005. Quella degustata è la 2008, 89 punti da Robert Parker sul Wine Advocate Magazine nel 2013. Di colore rosso intenso, presenta al naso sentori di erbe, spezie, liquirizia, frutti di bosco e – appena percettibili – vaghi sentori di miele. In bocca l’equilibrio è perfetto: tannini molto decisi ma non pungenti, mirtilli, more e di nuovo legno, vaniglia e spezie. Eleganza e carattere, per un finale lungo e vellutato.

DOULOUFAKIS WINERY
Per giungere alla Douloufakis winery, a Dafnes, si percorrono strade irte tra colline coltivate a vite e ulivo, il paesaggio classico di Creta. La distanza da Iraklion è di circa 40 minuti. E’ il giorno di chiusura della winery in bassa stagione. Ma davanti all’ingresso c’è un uomo, che scopriremo essere il titolare: Nikos Douloufakis. Parla un italiano pressoché perfetto, visti gli studi in enologia portati a termine ad Alba, in Piemonte. “Sono della scuola italiana”, dice fiero, ammettendo di apprezzare particolarmente i visitatori che giungono dall’Italia. Il tour inizia nel cuore pulsante della Douloufakis winery, tra l’acciaio in cui sta macerando e fermentando il vino della vendemmia iniziata ad agosto e pressoché conclusa. Poi ci si sposta nella sala per le degustazioni. Nei supermercati cretesi abbiamo già avuto modo di testare un prodotto della linea “base” di Douloufakis, “Enotria”, subito surclassato dal resto dell’ottima produzione dell’azienda guidata da Nikos. Un uomo che vive dei frutti della propria passione, poco avvezzo dunque alle logiche della grande critica internazionale. “A me del giudizio di Parker non interessa molto – afferma serio Nikos Douloufakis -. Per me questa non è una professione. Ho tre figli, due maschi e una femmina: i primi due hanno già intrapreso gli studi per diventare enologi e la piccola vuole diventare come minimo sommelier. Questa è la mia più grande vittoria”. Eppure, di premi, la Douloufakis Winery fa incetta ogni anno. “Il punteggio che viene attribuito ai miei vini – continua Nikos – è una soddisfazione secondaria. Anche perché non cerco la perfezione in laboratorio, non uso analisi chimiche particolari. I miei vini sono il frutto della mia esperienza e del fatto che vivo tra i miei vigneti e mi fido di loro”. Il più vecchio è del 1985 e di quella che fu la vigna d’impianto della produzione avviata nel 1930 dal padre di Nikos, Dimitris Douloufakis, rimarrà sempre meno. “Dall’88 al 91, a causa della filossera – spiega il coraggioso vignaiolo cretese – abbiamo proceduto con la sostituzione di molti vigneti. Personalmente, dal 1992, ogni anno, pianto nuove viti, giusto per non annoiarmi!”. L’obiettivo della Douloufakis Winery è di raggiungere nei prossimi 3 anni, ovvero entro il 2018, i 15 ettari di superficie vitata. E la scelta dei terreni migliori spetta proprio a Nikos. “Il problema – sostiene – è che qui a Creta è difficile reperire vasti appezzamenti di terreno, che è per lo più frazionato tra vari proprietari. Il cretese è testardo, cocciuto. Soprattutto quando si parla di proprietà privata. Il padre, solitamente, lascia in eredità le proprie terre ai figli, contribuendo così al frazionamento di vasti territori. Al momento dell’acquisto, bisogna dunque interloquire con diversi soggetti”. La crisi che ha colpito la Grecia ha lasciato il segno e ha contribuito a rendere ancora più difficile la compravendita di terreni. “Molte zone precedentemente coltivate a ulivo – dichiara Nikos – stanno subendo una riconversione alla vite, che rende molto di più”. La stessa Douloufakis può contare sulla presenza di oltre 2 mila alberi di ulivo. Ma i progetti di Nikos, vertono ovviamente tutti sul vino. E l’amore per l’Italia trascina l’enologo cretese verso scelte che potrebbero regalare risultati sorprendenti. Come la decisione di impiantare un vigneto sperimentale di Montepulciano. “Tannini morbidi e colori stupendi”, preannuncia il delfino della Douloufakis. “E a gennaio 2016 – aggiunge – sarà pronto il nostro primo Vidiano spumantizzato”.

Scommetti sul futuro se il presente ti sorride. E per Nikos, la produzione attuale è già una garanzia di successo. Al di là della linea base “Enotria”, costituita da un bianco, un rosso e un rosé “le cui vendite nei supermercati sono in forte crescita”, Mr Doulloufakis ci guida alla degustazione della gamma medio alta dell’azienda. Dafnios White è un bianco ottenuto da uve Vidiano in purezza – raccolte e selezionate con cura da tre differenti vigneti, uno dei quali lontano dalla zona di Dafnes – che regala un naso profumato di agrumi, pesca e bergamotto. Invecchia fino a 3 anni e ha ottenuto 89 punti dal noto critico Parker, anche se a Nikos non importa. Dafnios Red è invece il perfetto compagno della carne d’agnello, molto consumata sull’isola. Ottenuto al 100% da uve Liatiko, affina per l’80% per 8 mesi in barrique usate e per il 20% in acciaio. Si tratta di una varietà autoctona molto sensibile al caldo e alle malattie, difficile da coltivare. Il che rende il Liatiko un uvaggio prezioso. Alargo, dal veneziano “alla larga”, è invece il nome affibbiato al Syrah in purezza della Douloufakis, affinato per un anno in barrique dopo la fermentazione malolattica. L’annata proposta in degustazione è la 2012, per 14%. Finalmente un Syrah che non ‘scimmiotta’ il gusto internazionale, specie americano e australiano: tannini seri ed eleganti, ottimo corpo e robustezza e finale degno di nota. Alargo prepara alla degustazione di quello che è il meglio della Douloufakis, ovvero il Cabernet Sauvignon Aspros Lagos. Fortissimi sentori caratteristici dell’uvaggio (peperone verde) e grande tono ‘muscolare’. Una bottiglia da ricordare, proposta in degustazione con l’annata 2012 (14%) e premiato nel 2010 in diversi concorsi a livello internazionale. Altra “star” della Douloufakis è Aspros Lagos White, uvaggio Vidiano fermentato in barrique. “Dal 2007 – evidenzia Nikos – finiscono sold out circa 10 mila bottiglie. Nel 2014 ne ho prodotte solo 7 mila, scegliendo come da consuetudine il migliore vigneto di Vidiano”. Ne scaturisce un bianco potente, aromatico, da 14,2%, con un grado di acidità totale del 7,2%. Valido anche Helios, il rosso dolce ottenuto dalla varietà Liatiko: l’uva viene lasciata a seccare al sole per sette giorni, per poi passare alla fermentazione e a un riposo in barrique usate per cinque anni.

DOURAKIS WINERY

Altra winery visitata da vinialsupermercato.it è la Dourakis, situata nel villaggio collinare di Alikampos, a metà tra Chania e Rethimno. Una storia iniziata nel 1986, quando il viticoltore Andreas Dourakis decise di trasferirsi in questi territori da Salonicco, cominciando a coltivare una vecchia vigna di proprietà del padre, a 330 metri sul livello del mare. Oggi la Dourakis è una realtà di respiro internazionale, che esporta i propri vini in Europa, così come in America e in Asia. La degustazione dei vini, guidata da Evie Douraki, comincia dal bianco Rizitis, ottenuto da uve Vilana. Al naso fiori, frutta a polpa bianca e limone. In bocca ricorda vagamente il Vermentino sardo. Si passa poi a Kudos, una Malvasia di Candia. Chiaramente aromatico, profumatissimo e fruttato: fiori di campo, fragola, pera, pesca matura. In bocca una punta di miele condisce la frutta. Non a caso, Kudos è stato insignito della medaglia d’argento al Greek Wine Award 2015. Ecco poi Lihnos, sempre dell’annata 2014, il delicato vino “bio” della Dourakis. All’olfatto dominano le sensazioni erbacee e floreali, con una punta di nocciola e miele. Al palato è leggero, fruttato. Regala un finale lungo, molto bilanciato. Impromptu è invece il frutto della sperimentazione di uve Chardonnay affinate in botti di quercia. Ne scaturisce un vino ancora più esotico di quello ‘tradizionale’, per sentori e note fruttate molto spiccate. Si passa poi alla degustazione dei rossi. Rizitis è il classico rosso da tavola cretese: non banale, ottenuto dal mixaggio tra uve Merlot e Grenache rouge. Naso accattivante di frutti rossi e palato gentile, quasi vellutato, per 12%. Lihnos, altro vino biologico, è un Merlot proposto in degustazione con l’annata 2011. Tredici gradi, naso complesso, ricco, di frutta matura, composta di more, cioccolato amaro. In bocca si percepisce un tannino spiccato, che suggerirebbe la necessità di ulteriore affinamento. Evie Dourakis propone poi Linhos Cabernet Sauvignon, altro biologico dell’annata 2013. Dodici mesi in botti di quercia per offrire un vino pieno, robusto, in cui la vaniglia gioca con i frutti rossi, regalando un finale lungo e persistente. Kudos, ottenuto da uve Carignano, viene invece offerto in degustazione con l’annata 2010. Anche in questo caso tannino troppo evidente. Alla Dourakis chiudiamo con Euphoria, 10,5%, vino da dessert premiato anche al Decanter World Wine Awards.

PNEUMATIKAKI WINERY
Completamente differente dalle altre winery visitate, la Pneumatikaki Winery si trova a Drapanias, nel distretto di Kissamos, non lontano dalle spiagge di Balos, che rendono Creta famosa in tutto il mondo. Parliamo di una realtà differente dalle altre in quanto abbiamo avuto l’impressione, poi confermata, che la Pneumatikaki Winery si concentri soprattutto sulla produzione di massa: dunque, vini in formato da 5 litri o più, destinati a finire nei circuiti dei ristoranti o degli hotel cretesi (e non solo) come “vini della casa”, oltre che nei canali della grande distribuzione organizzata. Un’azienda che non tratta in barrique né i vini bianchi né i rosè, incentrando la propria produzione nettamente sul largo consumo, con vini di medio bassa gradazione che assicurano un giro d’affari di circa un milione di bottiglie all’anno. Difficile trovare con queste premesse vini degni di menzione. La degustazione, peraltro, avviene in una vasta sala ed è in modalità “self service”. Chiunque può maneggiare calici e bottiglie e versarsi il quantitativo desiderato. Si eleva fiaccamente dalla monotonia solamente Kritopelagitis, vino rosso costituito dal blend tra gli uvaggi autoctoni Kotsifali, Romeiko e Mantilari. Ancora meglio, se consumato ghiacciato, il liquore Rakomelo.

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