Il Miglior vino dolce italiano della Guida Winemag 2025 è il Ruzzese 2020 Diciassettemaggio di Cà du Ferrà. Il punteggio di 97/100 certifica l’assoluto valore – dentro e fuori dal calice – dell’ambizioso progetto di recupero del vitigno autoctono ligure Ruzzese da parte di Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta, in collaborazione con l’enologa Graziana Grassini. Oltre al riconoscimento per il Miglior Vino dolce italiano 2025 al Liguria di Levante Igp Passito Bianco Ruzzese Diciassettemaggio 2020 (di seguito il profilo del vino), Cà du Ferrà si è guadagnata il titolo di Cantina italiana dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani di Winemag.
COSTA LIGURIA DI LEVANTE IGP PASSITO BIANCO RUZZESE 2020 DICIASSETTEMAGGIO, CÀ DU FERRÀ
Fiore: 9
Frutto: 10
Spezie, erbe: 8.5
Freschezza: 8.5
Sapidità: 7
Tannino: 0
Percezione alcolica: 6.5
Armonia complessiva: 10
Facilità di beva: 9
A tavola: 9.5
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni
Punteggio Winemag: 97/100 (Miglior vino dolce italiano per la Guida Winemag 2025)
Via Nuova, Str. per S. Giorgio, 27/Bis 19011 Bonassola (SP) Tel. 3481033648 Email info@caduferra.wine
MIGLIOR VINO DOLCE ITALIANO DALLA LIGURIA: RUZZESE CÀ DU FERRÀ
Recuperare qualcosa di antico e renderlo squisitamente moderno. È la storia del Ruzzese, la storia di Cà du Ferrà. La storia del miglior vino dolce italiano della Guida Winemag 2025. Pochi conoscono il Ruzzese, vitigno autoctono della Liguria che non ha nessun parente dal punto di vista clonale. È un vitigno unico, non assomiglia a nessuno. Possiede un grappolo spargolo, acini piccoli e dalla buccia corposa, a scapito della polpa, e ciò lo rende interessante dal punto di vista fermentativo, ad esempio per ottenere ottimi passiti. È un vitigno che non soffre la siccità e mantiene un’acidità straordinaria. Il Ruzzese si presenta come un vino morbido, carico di zucchero, e, nonostante i suoi 14 gradi, ha una beva facile, sbarazzina. Insomma, imperdibile.
IL RUZZESE DICIASSETTEMAGGIO TRA I MIGLIORI VINI DOLCI ITALIANI
Il miglior vino dolce italiano, Ruzzese Diciassettemaggio 2020 di Cà du Ferrà, è frutto Innamorati di questa storia di recupero e qualità, Davide e Giuseppe nel 2015 decidono di piantare le prime 77 barbatelle di Ruzzese che in 5 anni diventeranno 1500 fino a ricoprire cinque terrazze a sbalzo sul mare nella zona dei piani di Cà du Ferrà a Bonassola, dove nascono i vini più pregiati dell’azienda di Bonassola (La Spezia). Esposti a sud, con il sole in fronte per tutto il giorno, le piante di Ruzzese crescono rigogliose e nel 2020 avviene la prima vendemmia.
Una vendemmia tardiva, cui segue la stesura dei grappoli in cassette della frutta dove l’appassimento durerà circa due mesi e mezzo, da fine settembre a fine novembre, e successivamente la sgranatura manuale. La vinificazione si svolge i primi giorni di dicembre, quando il vino sprigionerà il suo simposio di sapori e profumi. Non più di poche centinaia di bottiglie una produzione piccolissima, quella del vino Ruzzese di Cà du Ferrà. Preziosa, e speciale.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Prendi un sogno, credici davvero. Trova qualcuno che sogni con te. Chiudi gli occhi. E tutto sembrerà in discesa. Non c’è immagine che spieghi meglio il progetto ad ampio respiro di Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta, dei loro vigneti verticali, a picco sul mare della Liguria: dipende da dove li guardi. Cà du Ferrà è questo. Molto più di una cantina: uno stile di vita.
Flashback, utile a rimettere insieme i pezzi di una storia senza pari nel mondo del vino italiano, fatta di preparazione, coraggio, spirito imprenditoriale. Amore per le proprie radici, voglia di cambiare il mondo con tenacia, un pezzo alla volta. Realtà e sogni. Davide, laureato in Giurisprudenza, incontra Giuseppe, laureato in Ingegneria, con un Master in Finanza.
Se ne innamora e lo convince, a suon di tramonti mozzafiato, a cambiare vita. Anzi, orizzonte. Da Milano, i due si trasferiscono a Bonassola (La Spezia), noto borgo della Liguria di Levante dove i genitori di Davide, Antonio Zoppi e Aida Forgione, gestiscono dal 2000 una piccola cantina famigliare con agriturismo per l’ospitalità, chiamata Cà du Ferrà (“Casa del Fabbro”).
DAVIDE ZOPPI E GIUSEPPE LUCIANO AIETA, UNITI NELLA VITA E NEL VINO CON CÀ DU FERRÀ
Il matrimonio civile tra Davide e Giuseppe, officiato il 12 novembre 2016 nel castello di Bonassola, finisce addirittura in tv, protagonista di una puntata di “Real Time”. L’unione viene celebrata dalla più nota matrimonialista italiana, l’avvocata e saggista Annamaria Bernardini de Pace. Ospite speciale Enzo Miccio, il più noto Wedding Planner d’Italia. È la base per la “seconda vita” di Cà du Ferrà, con Davide e Giuseppe pronti ad entrare nell’organico dell’azienda agricola, rivoluzionandola sotto ogni aspetto.
«Abbiamo semplicemente continuato ad essere quello che eravamo a Milano», riferisce la coppia ricordando il trasferimento in Liguria. Nel 2017 viene costruita l’attuale cantina, che ospita una produzione di circa 28 mila bottiglie e che presto sarà ampliata, per consentire alla coppia di dedicarsi ancora meglio alla produzione e alle visite in cantina e in vigna. Ciliegina sulla torta è la collaborazione di Cà du Ferrà con una delle enologhe italiane più note: Graziana Grassini.
CÀ DU FERRÀ MIGLIOR CANTINA ITALIANA 2025 PER LA GUIDA WINEMAG
«L’aspetto umano nel mio lavoro è fondamentale – racconta la winemaker – e l’incontro con Giuseppe e Davide è stato tra i più belli, perché ci siamo affidati l’una agli altri naturalmente, senza forzature. Fare l’enologa vuol dire rendersi interprete della filosofia del produttore e di un territorio, fonderli insieme e saperli tradurre in caratteristiche sensoriali e nell’aspetto più emozionale del vino. Se manca il piacere di stare insieme, manca tutto».
Bonassola, grazie all’impegno delle anime belle di cui profumano tutti i calici di Cà du Ferrà – dal Vermentino al “Vino dolce dell’anno” della nostra Guida 2025, prodotto con l’antica e riscoperta uva Ruzzese – diventa simbolo della riscossa della viticoltura italiana dei piccoli borghi, spesso abbandonati alle proprie sorti.
Il teatro di una riscossa sociale, con la storia d’amore tra Davide Zoppi e Giuseppe Aieta che diventa impresa, nel duplice senso del termine, all’insegna di un approccio alla vita e al lavoro che brilla come un esempio. Non ultimo, Bonassola è la sintesi della forza delle idee e dei grandi progetti, tanto forti da richiamare e convincere grandi personalità come Graziana Grassini diventando realtà. Senza smettere mai di essere anche un bel po’ “sogni”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
«La Recantina può diventare il vitigno principe del Montello». Parola di Graziana Grassini, enologa di fama internazionale, sbarcata nel 2020 in provincia di Treviso con un obiettivo preciso: «Far parlare all’Asolo Prosecco Superiore e ai vini rossi del Montello la lingua del mondo». Nell’intervista esclusiva rilasciata a winemag.it, la winemaker toscana discepola di Giacomo Tachis tratteggia le caratteristiche del vitigno e dei vini che è in grado di produrre.
Il vitigno Recantina ha «impressionato» Grassini, tanto da arrivare a definirlo «una garanzia di qualità e di risultato, dalla grande capacità di sfidare il tempo». Tra le tecniche scelte per la vinificazione della Recantina, incuriosisce quella dell’anfora. Un contenitore che, secondo Graziana Grassini, consente di valorizzare il «profilo identitario del vitigno e del territorio da cui proviene».
Quando ha iniziato a lavorare sulla Recantina?
Nel 2020. È uno dei primi ricordi che ho del Montello. Ero appena arrivata da Giusti Wine, erano i primissimi giorni di settembre ed aveva preso da poco avvio la vendemmia delle uve bianche destinate alle basi spumante. Nelle settimane successive, ho potuto, così, seguire la maturazione e la vendemmia di quasi tutte le uve prodotte in azienda, in modo particolare, delle uve rosse, tra cui, appunto, la Recantina. Era la prima volta che toccavo con mano l’omonimo vitigno, come del resto anche il territorio del Montello.
È stata un’esperienza molto significativa e coinvolgente e, per molti aspetti, davvero sorprendente. Per stabilire il momento della vendemmia mi baso normalmente sull’osservazione delle uve in campo e sulla degustazione, per capire il loro stato di maturazione ed il relativo livello qualitativo, sia dal punto di vista compositivo, sia organolettico. La Recantina mi ha impressionato soprattutto per la buccia, dal colore violaceo molto intenso, molto ricca di polifenoli e decisamente interessante per i profumi. Non solo, anche al sapore mi ha colpita per l’acidità sostenuta, la ricchezza estrattiva e per l’aroma di bocca, particolarmente fruttato.
Quel è la sua impressione generale sul vitigno e sui vini che può regalare?
È sicuramente un vitigno molto interessante: come tutti i vitigni risente delle condizioni climatiche dell’annata, ma le sue caratteristiche distintive, quali intensità di colore, eleganza, freschezza, struttura tannica di un certo spessore, sono costanti e sempre preziose. Si potrebbe definire una garanzia di qualità e di risultato.
Qual è il potenziale dei vini ottenuti da Recantina?
Anche se la mia esperienza con la Recantina è frutto di tre vendemmie soltanto, ed è, perciò, basata sull’esperienza più che sui risultati di studi specifici, ritengo di poter affermare con una certa sicurezza che la Recantina, per caratteristiche organolettiche, stabilità del colore e del profumo, acidità e qualità del tannino, fa intuire di avere una grande capacità di sfidare il tempo. Per cui, con ogni probabilità, il potenziale dei vini ottenuti da Recantina sarà la loro longevità.
Quale può essere il ruolo della Recantina nel panorama dei vini del Montello?
Il vitigno Recantina è un vero autoctono, unico per le singolari e notevoli caratteristiche compositive ed organolettiche dell’uva che produce. Confido che, se adeguatamente valorizzato, assumerà presto la veste del vitigno “principe” del Montello.
Da Giusti Wine ha deciso di vinificare la Recantina in anfora: perché?
Ritengo che l’anfora di terracotta sia il vaso vinario d’eccellenza per la trasformazione dell’uva in vino, in quanto i diversi eventi biochimici avvengono nel rispetto della naturalità, in un ambiente naturale e traspirante. La terracotta non modifica l’aspetto organolettico del vino. A partire dalla pigiatura dell’uva, per tutta la durata della fermentazione alcolica del mosto e nel corso dell’affinamento, l’impiego dell’anfora permette di micro-ossigenare il vino naturalmente, senza l’intervento dell’uomo.
Nella fase successiva di conservazione del vino, le pareti di terracotta diffondono nella fase liquida polifenoli e aromi dalle bucce, polifenoli dai semi, polisaccaridi dalle bucce, mannoproteine dai lieviti. Tutto avviene con dolcezza e lentamente, e il vino vinificato in anfora mantiene il profilo identitario del vitigno e del territorio da cui proviene.
In particolare, quali anfore ha scelto per la Recantina?
Le anfore utilizzate nella cantina di Giusti Wine per la Recantina sono prodotte da Manetti Gusmano & Figli di Impruneta, un’impresa che ha una tradizione alle spalle nella produzione della terracotta, ma anche del famoso cotto fiorentino. La particolarità di queste anfore è rappresentata dall’unicità dell’argilla: la presenza di Galestro conferisce alla terracotta speciali caratteristiche cromatiche e di resistenza al freddo. Fra i componenti naturali che compongono questi recipienti in terracotta, i sali e i carbonati di calcio danno al prodotto caratteristiche di permeabilità e porosità particolarmente importanti.
Vengono realizzate da artigiani esperti utilizzando la tecnica antichissima del “Lavoro Fondato o Colombino” con la quale l’artigiano realizza un susseguirsi di “posteggiature”: ogni giorno o a giorni alterni l’artigiano, girando intorno al manufatto, aggiunge circa 5 centimetri di argilla. La densità della terracotta è tale da consentire al vino, senza l’ausilio di vernici o cera d’api, di evolvere nel modo migliore, permettendo una leggera micro-ossigenazione.
Quando sarà sul mercato la Recantina in anfora di Giusti?
La produzione 2021 è rimasta in anfora complessivamente per un anno. È stata a contatto delle bucce per sei mesi. Dopo la svinatura, avvenuta in aprile, ha proseguito la maturazione nella stessa anfora per altri 6 mesi. Ora sta facendo il passaggio in bottiglia, dove deve fare l’affinamento di circa un anno prima che le bottiglie siano immesse sul mercato.
Quali sono le sue impressioni generali sui vini del Montello?
Sono molto grata a Ermenegildo Giusti di Giusti Wine per avermi dato l’opportunità di conoscere il territorio del Montello ed i suoi tesori. Mi ha chiamato a Nervesa della Battaglia fin dalla creazione della splendida cantina, dotata delle tecnologie più all’avanguardia, e mi ha riconosciuto da subito la massima fiducia, dandomi, in sostanza, “carta bianca” per il raggiungimento di un progetto che ha quale scopo ultimo dichiarato quello di «far parlare all’Asolo Prosecco Superiore e ai vini rossi del Montello la lingua del mondo».
Si tratta di un obiettivo senza dubbio ambizioso, ma anche stimolante, frutto di un legame con queste terre che trascende l’imprenditorialità per sfociare nei rapporti intimi e personali di legami con passato e tradizioni. Ma il Montello e i suoi vitigni hanno senza dubbio le potenzialità per consentire il conseguimento di risultati di eccellenza e sono orgogliosa di poter dare il mio apporto per la loro valorizzazione.
LA RECANTINA DEL MONTELLO
Le cantine dei Vini del Montello associate al Consorzio di tutela, presieduto da Ugo Zamperoni, sono 25 e producono complessivamente circa 560 mila bottiglie annue. Più in dettaglio, la Doc Montello Asolo ha una produzione di 530 mila bottiglie annue, di cui 495 mila costituite da vini rossi. Di questi, 39 mila sono bottiglie di Recantina. La Docg Montello, invece, ha un imbottigliato annuo pari a 30 mila bottiglie.
La superficie totale dei vigneti dei Vini del Montello è pari a 102 ettari. Qui, i vitigni internazionali di origine bordolese affondano le radici in quasi due secoli di storia. La varietà più coltivata è il Merlot, con 47 ettari. Seguono il Cabernet Sauvignon, con 23 ettari, e il Cabernet Franc con 12. La Recantina, invece, è a quota 10 ettari, mentre il Carmenère è presente in appena poco più di un ettaro.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Ermenegildo Giusti, imprenditore italo canadese titolare di Giusti Wine a Nervesa della Battaglia (TV), ha deciso di affidare all’enologa Graziana Grassini, la produzione dell’Asolo Prosecco Superiore e di alcuni vini rossi del Montello. L’obiettivo, spiega, e far parlare a queste etichette “la lingua del mondo”.
“Ho scelto Graziana perché unisce grazia femminile, determinazione toscana e sensibilità internazionale. Il mio sogno è che questo angolo di Paradiso, il Montello, diventi un riferimento mondiale”, sottolinea Giusti.
Graziana Grassini avrà a disposizione il meglio, per centrare l’obiettivo. Non ultima, una cantina ipogea di recente costruzione, a Nervesa della Battaglia. Un progetto da 20 milioni di euro, che si affianca all’acquisto di ulteriori 100 ettari di vigneto., nella zona dell’Asolo Montello.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Mille chilometri di distanza. L’acqua dolce dei laghi incastonati tra i monti, da una parte. Il mare salato e le spiagge infinite, all’altro estremo della linea immaginaria. Eppure, nel solco spazio-temporale di un calice di vino rosso, sembrano così vicini Reboro e Graticciaia. L’ultima idea dei Vignaioli del Trentino, promossa per rendere più fascinosa un’uva dai toni mascolini, nata dall’incrocio fra Merlot e Teroldego: il Rebo. E il frutto dell’intuizione di un genio scomparso troppo presto: Severino Garofano, l’uomo che dava del “tu” al Negroamaro, dandone prova alle Agricole Vallone.
Ben più di vini, insomma. Opere d’arte di vignaioli coraggiosi. Capaci di innovare la tradizione, rimanendo conficcati nella terra. Un matrimonio, quello tra Reboro e Graticciaia, che si è celebrato sabato 16 novembre alla Cantina Pisoni di Pergolese di Lasino (TN). A fare gli onori di casa Marco Pisoni, che ha accolto Francesco Vallone.
Fil rouge dell’evento, la medesima tecnica di produzione di Reboro e Graticciaia: l’appassimento delle uve sui graticci. Pressoché identici i risultati, in Valle dei Laghi e in Salento: le uve, stese dopo la raccolta, si disidratano e concentrano zuccheri e aromi. Una volta spremute, danno vita a vini speciali. Diversi ma fedeli alle caratteristiche del Rebo e del Negroamaro. Di certo, degli unicum.
“Per i Vignaioli del Trentino – ha spiegato Marco Pisoni – il Reboro è un’opportunità di promozione della Valle dei Laghi, nata sulla scorta del Vino Santo, altra eccellenza prodotta con l’uva locale Nosiola, appassita su graticci. Ci siamo dati un rigido disciplinare e intendiamo continuare a promuovere il Reboro nel mondo, nonostante in Trentino le istituzioni continuino a puntare su varietà meno ‘autoctone’, come il Müller Thurgau”.
“Il Graticciaia è il vino a cui la mia famiglia è più legata – ha aggiunto Francesco Vallone – e lo dimostra la nostra intenzione di aumentare nei prossimi anni le quantità prodotte. Il Negroamaro è l’uva più nobile del Salento e la tecnica di produzione suggeritaci da Severino Garofano e oggi portata avanti da Graziana Grassini rende ancora più speciale il frutto delle nostre viti ad alberello”.
LA DEGUSTAZIONE
– Reboro 2015, Maxentia (campione di botte): 91/100
Un’anteprima del Reboro di Enzo Poli, fresco d’elezione a presidente dei Vignaioli del Trentino, alla sua prima prova con la tipologia (con un totale di 1000 bottiglie). Colore rosso rubino impenetrabile.
Primo naso balsamico, concentrato, con ricordi netti di liquirizia e spezia. Al palato scalpita ancora, ma dimostra di essere sulla retta via, evidenziando una buona corrispondenza e lunghezza. Esordio da incorniciare.
– Reboro 2015, Cantina Pisoni: 92/100
Colore rosso rubino impenetrabile. Legno piuttosto evidente al naso in questa etichetta che ha solo 5 mesi di bottiglia, al momento: fondo di caffè e vaniglia. In bocca risulta fresco, di buona verticalità ed equilibrio: frutto rosso avvolto da ritorni terziari e chiusura salina. che chiama il sorso successivo. Gran bella beva, nonostante la possenza.
– Reboro 2014, Cantina Pisoni: 91/100
Colore rosso rubino impenetrabile. Primo naso meno ampio e meno profondo del procedente. Sorprende quando, grazie a un minimo d’ossigenazione, vira netto sugli agrumi. Poi la spezia, il tabacco, l’incenso. La macchia mediterranea. Di nuovo il fondo di caffè. In bocca è fresco ed elegante.
Precisione e finezza compensano bene il minor apporto di polpa e grassezza al palato, orfane dell’annata. Gran verticalità in chiusura, su ritorni agrumati e un accenno salino. Campione esemplare per un confronto con il Meridione tratteggiato da Graticciaia.
– Reboro 2013, Giovanni Poli: 95/100
Graziano Poli e il suo capolavoro, prodotto in circa 25 mila bottiglie. Colore ancor più concentrato e impenetrabile rispetto ai precedenti calici. Frutto rosso intenso e tanta macchia mediterranea al naso. Rosmarino, alloro, timo, disegnano un naso balsamico, che allargandosi abbraccia tinte di resina.
Qui l’agrume è leggero. Ben più netta, sempre al naso, la radice di liquirizia, il rabarbaro, la terra bagnata. Al palato ci si aspetta un vino altrettanto “scuro”. E invece è il tripudio della polpa e della frutta rossa matura, ben bilanciata dalla freschezza. Il tannino in chiusura suona la campanella dell’asilo: campione che ha gioventù da vendere.
Eppure aiuta, anche al momento, ad asciugare il frutto goloso e a tendere la beva come un elastico, per far canestro in gola. Vino da 15% vol. con 55 punti di estratto secco: un Reboro che vale il viaggio in Trentino ed è un viaggio in Trentino. Per la sua capacità di disegnare coi suoi sentori le quattro stagioni, nella Valle dei Laghi.
– Reboro 2012, Francesco Poli: 89/100
Colore rosso rubino impenetrabile. Al naso, oltre al frutto, una componente vegetale che si dipana tra ricordi di radice di liquirizia e rabarbaro. Bel frutto rosso al palato, scalfito da una leggera nota ossidativa. Ritorni vegetali in chiusura, che rivelano forse in maniera troppo marcata i tratti bordolesi del Rebo.
– Graticciaia 2001, Agricole Vallone: 94/100
Il colore granato, tipico del Negroamaro “invecchiato”, vale come il mantello del vincitore: siamo di fronte a un vino che ha fatto a pugni col tempo e ha vinto tutti e tre i round. La pulizia al naso è commovente: note d’agrumi tra la polpa e la buccia e tratti ematici, ferrosi, ma anche di terra bagnata.
In bocca ancora una bella freschezza, rimpolpata dall’ottima corrispondenza gusto olfattiva. Vino vivo ed elegante, si fa bere con agilità. Chiudendo su un tono per certi versi mieloso, condito da ribes e fragolina di bosco. Annata all’apice della sua fase evolutiva.
– Graticciaia 2005, Agricole Vallone: 93/100 Ci mette un po’ a mostrarsi per quello che è davvero, ben più timido del 2001. Alla ritrovata nota d’agrume, abbina un floreale di rosa, netto. Al palato è succoso ed elegante. Chiude su un tannino morbido, setoso.
– Graticciaia 2011, Agricole Vallone: 91/100 Si avverte un cambio di mano, già al naso. Vino che risulta più “grasso” dei precedenti e, per certi, acquista tratti di apprezzabilità internazionale. Rosso rubino intenso, al naso chiama la confettura di mora e di ribes, oltre alla spezia. Palato su note corrispondenti, riequilibrate da una buona freschezza. Chiusura su tannini di seta, salino leggero.
– Graticciaia 2013, Agricole Vallone: 92/100
Rosso rubino intenso. Al naso è complesso: arancia sanguinella, mora, dattero, terra bagnata. Terziari di liquirizia, vaniglia. L’ingresso al palato è potente, ma su tannini presenti ma eleganti, che giocano ad asciugare la polpa. Un equilibrio di cui giova la beva.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
VERONA – Un territorio vocato, i monti Nebrodi. Un vitigno autoctono, il Catarratto. Un savoir-faire antico, comprovato dalle sperimentazioni del barone Spitaleri, a fine Ottocento. Così la Sicilia si riscopre terra di spumanti. Chiedere per credere all’Istituto regionale del Vino e dell’Olio (Irvo), che ieri a Vinitaly ha presentato “Selecto“, lo “Spumante dei Nebrodi“.
Sala gremita per l’assaggio di tre annate (2013, 2014 e 2015) del Metodo classico ottenuto dal vigneto sperimentale dell’azienda F.lli Borrello di Ucria (ME), impiantato nel 2010. Quota 1.250 metri sul livello del mare, per garantire alle uve Catarratto (biotipi Bianco Lucido e Bianco Extralucido) le migliori condizioni per esprimersi nella versione spumante.
La vinificazione avviene nella cantina sperimentale “G. Dalmasso” dell’Irvo a Marsala, rigorosamente col Metodo classico. Lo stesso utilizzato dai francesi per lo Champagne, ma praticato anche in Italia, nelle migliori aree spumantistiche come la Franciacorta, Trento, l’Oltrepò pavese e l’Alta Langa.
Come consulente l’Irvo ha potuto contare sull’enologa toscana Graziana Grassini, già sugli scudi a Tenuta San Guido, culla del Sassicaia. E a benedire il progetto “Selecto” è anche il professor Attilio Scienza, vera e propria istituzione in materia di viticoltura, intervenuto alla conferenza di Vinitaly.
LA DEGUSTAZIONE Buona la prova del calice per i tre spumanti dei Nebrodi, che si confermano in grado di superare la prova del tempo.
Bollicine fresche e fragranti, rese tali dalla scelta di non dosare il vino, o quasi. L’aggiunta di zucchero nella liqueur non ha mai superato i 5 grammi litro.
Interessanti soprattutto i periodi trascorsi sui lieviti dagli spumanti dei monti Nebrodi. La vendemmia 2013 registra 57 mesi sur lie, la 2014 quarantacinque mesi e la 2015 trentatré mesi. Cifre per le quali si potrebbe già parlare di Spumante Riserva, in diverse Denominazioni.
“Il progetto ‘Selecto’ – spiega Antonio Sparacio dell’Unità operativa Ricerca Viticola ed Enologica dell’Irvo – ha come scopo la valorizzazione delle aree montane non destinate ad altre attività agricole, con il vigneto che diventa uno strumento per la tutela e la salvaguardia del territorio”.
“La voglia di ricerca e di sperimentazione che arriva dalle nostre aziende – conferma Edy Bandiera, assessore all’Agricoltura della Regione Sicilia – fa ben sperare per il futuro e trova pieno interesse da parte nostra. Rispondiamo presenti a una chiamata utile alla crescita dell’economia siciliana”.
IL VIGNETO SPERIMENTALE Tutto ha inizio nella primavera del 2010, quando il team dell’Irvo guidato da Antonio Sparacio e composto da Salvatore Sparla, Tanino Santangelo, Gaspare Signorelli, Leo Prinzivalli e Giuseppe Genna, dà avvio al “Progetto Nebrodi” in contrada Minissale, nel Comune di Ucria.
Prende forma così uno dei vigneti più alti della Sicilia e d’Europa, con esposizione a Nord Est e sistema di allevamento a controspalliera. Inerbimento permanente sia per controllare la vigoria del vigneto che per contenere l’erosione dei suoli. Oltre alle tre varietà del Catarratto, viene impiantato anche dello Chardonnay.
Al contempo l’Istituto regionale del Vino e dell’Olio di Sicilia ha avviato il rilevamento e l’elaborazione dei dati climatici a quota 1.250 metri, in modo da verificare l’adattamento della vite e incrociare i valori con quelle delle uve.
Le piante affondano le radici in un solo profondo e di colore scuro, ricco di sostanza organica.
Nel vigneto sperimentale del “Progetto Nebrodi”, germogliamento e fioritura avvengono con circa un mese di ritardo rispetto alla media della Sicilia.
L’invaiatura avviene nella terza decade di settembre e la raccolta delle uve Catarratto viene effettuata nel corso dei primi quindici giorni del mese di novembre. Dal punto di vista produttivo, le rese registrate sono attorno ai 2 chilogrammi per pianta.
“Lo studio – aggiunge Vincenzo Cusumano, direttore generale dell’Irvo – potrà dare anche risposte sulle problematicità dei cambiamenti climatici, argomento di grande attualità e molto sentito dal settore vitivinicolo. Ma non mancano i risvolti economici di questo studio, dal momento che lo spumante registra trend di crescita in Sicilia come nel resto dell’Italia”.
LA SPUMANTISTICA IN SICILIA
Già nel 1800 il barone Spitaleri sperimentava un Metodo classico dalle uve Pinot Nero coltivato sulle pendici dell’Etna. Aveva intuito che quella era una zona vocata alla produzione di grandi “Champagne”, come venivano chiamati all’epoca gli spumanti Metodo classico.
In Sicilia, attualmente, le aziende che producono spumanti sono una cinquantina per circa 90 etichette, di cui 22 spumanti Rosè e 67 spumanti bianchi.
Secondo un censimento dell’Irvo, nel 2011 erano circa 20 le aziende siciliane che producevano vini spumanti per circa 30 etichette. Metodo classico e Italiano (Charmat) si dividono le quote, pari merito.
Le Denominazioni di origine siciliane che contemplano nel proprio disciplinare la tipologia spumante attualmente sono otto: Alcamo, Delia Nivolelli, Erice, Etna, Noto, Pantelleria, Sicilia e Siracusa . Al momento, però, la Doc Alcamo e la Doc Noto non registrano etichette.
Le cultivar a bacca bianca sono il Grillo, lo Chardonnay, il Catarratto, il Carricante, il Grecanico, il Moscato bianco, lo Zibibbo ed (a bacca grigia) e il Pinot grigio. Per la bacca nera Nero d’Avola, Frappato, Nerello Mascalese e Pinot nero.
La tipologia generica “spumante bianco può essere prodotta con il Catarratto, Inzolia, Chardonnay, Grecanico, Grillo, Carricante, Pinot Nero, Nerello Mascalese, Moscato bianco e Zibibbo da soli o congiuntamente, per almeno il 50%. Il maggior numero di aziende produttrici si trova nell’areale etneo: 14 aziende per circa 30 etichette.
QUANTITATIVI IMBOTTIGLIATI
Nel 2018, secondo i dati forniti dall’Irvo sulla base delle aziende controllate, sono stati imbottigliati in totale 6.724,5 ettolitri di vini spumante Doc, Igt e Varietali prodotti in Sicilia. Negli ultimi anni si registra un trend nettamente crescente dei volumi di vini spumante siciliani imbottigliati.
DENOMINAZIONE
VINI SPUMANTI IMBOTTIGLIATI
2015
2016
2017
2018
HL
HL
HL
HL
IGT Terre Siciliane
930,10
2.281,18
2.609,63
2.512,24
DOC Sicilia
763,25
496,77
1.426,62
2.342,74
Varietali
25,89
26,90
499,77
1.003,37
DOC Etna
202,59
357,82
598,32
709,90
DOC Erice
187,91
191,09
195,11
99,50
DOC Siracusa
0,00
0,00
7,17
30,15
DOC Delia Nivolelli
6,00
8,00
11,39
16,86
DOC Pantelleria
22,50
19,50
21,38
9,75
DOC Contea di Sclafani
275,85
283,43
334,47
0,00
TOTALE
2.414,09
3.664,69
5.703,86
6.724,51
I maggior quantitativi riguardano l’Igt Terre Siciliane, con circa 2.500 hl imbottigliati nel 2018 (equivalenti a circa 335.000 bottiglie da 0,75 litri) e la Doc Sicilia con circa 2.300 hl (circa 312.400 bottiglie). Segue a distanza la Doc Etna, con quasi 710 hl (circa 94.700 bottiglie).
Negli anni, per tutte le Denominazioni il trend è crescente, in particolar modo sono notevolmente aumentati i volumi degli spumanti imbottigliati a Doc Sicilia. Sempre più aziende, di fatto, hanno iniziato a cimentarsi nella produzione di “bollicine”.
Ma alla base di questo dato c’è anche la modifica del primo disciplinare della Doc Sicilia, che ha permesso di utilizzare anche per gli spumanti il riferimento al vitigno in etichetta. Una efficace leva di marketing.
L’aumento della produzione degli spumanti Doc Sicilia è dovuto infine al divieto del riferimento ai vitigni Nero d’Avola e Grillo per l’Igt Terre Siciliane. Nel 2018, rispetto al 2017, è palese la diminuzione degli spumanti Igt in questione.
VINI SPUMANTI A DOC SICILIA
2015
2016
2017
2018
hl
hl
hl
hl
DOC Sicilia Grillo spumante
63,36
197,74
662,03
DOC Sicilia bianco spumante
582,31
344,38
422,44
516,42
DOC Sicilia Nero d’Avola spumante vinificato in bianco
247,24
441,23
DOC Sicilia Chardonnay spumante
69,75
388,35
DOC Sicilia Nero d’ Avola spumante rosato
175,85
122,03
DOC Sicilia spumante rosato
180,94
64,50
100,37
99,62
DOC Sicilia Pinot nero spumante rosato
86,63
82,65
DOC Sicilia Carricante spumante
24,53
16,22
30,43
DOC Sicilia Grecanico spumante
45,15
0,00
DOC Sicilia Catarratto spumante
65,25
0,00
TOTALE VINI SPUMANTI A DOC SICILIA
763,25
433,41
1.228,90
1.680,72
Nel dettaglio, le tipologie più prodotte all’interno della Doc Sicilia spumante sono quelle bianche. Rappresentano assieme ben l’86,8% della produzione totale, mentre le tipologie di spumanti rosati rappresentano il 13,2%.
In particolare la tipologia più imbottigliata è la Doc Sicilia Grillo spumante (28,6%) la cui produzione è più che triplicata tra il 2017 ed il 2018, seguita dallo spumante bianco (22,3%), dal Nero d’Avola spumante vinificato in bianco (19,1%) e dallo Chardonnay spumante (16,8%).
A crescere sono anche gli spumanti della Doc Etna, che negli ultimi quattro anni sono esplosi. A trainare il comparto sono quelli di colore bianco, derivanti dalla vinificazione del Nerello Mascalese.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
We use cookies on our website to give you the most relevant experience by remembering your preferences and repeat visits. By clicking “Accept”, you consent to the use of ALL the cookies.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACQUISTA LA GUIDA e/o SOSTIENI il nostro progetto editoriale
La redazione provvederà a inviarti il Pdf all’indirizzo email indicato entro 48 ore dalla ricezione del pagamento