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Mercato Fivi 2018: birre e distillati che sorprendono

PIACENZA – Non solo ottimi vini al Mercato dei Vignaioli Indipendenti Fivi 2018. Vinialsuper ha scovato qualche chicca anche tra i distillati e le birre in degustazione lo scorso weekend a Piacenza.

LE GRAPPE
Intensa e vinosa al naso la Grappa monovitigno BarberaL’Audace” di Vigneti L’Annunziata. Figlia di viticultura Bio ed ottenuta da un singolo vigneto degli anni ’60 si presenta limpida e con chiare note fruttate al naso.

Grappa di corpo avvolge il palato durante il sorso in modo vellutato. Buona persistenza ricca di note in accordo col naso.

Molto elegante la Grappa di Vino Nobile di Montepulciano de Il Molinaccio. Distillata dalla pluripremiata distilleria Nannoni di Paganico coinvolge cui suoi profumi floreali ed erbacei. Fiori bianchi, erba tagliata e fieno. In bocca è setosa con alcol molto ben integrato e per nulla fastidioso.

Dalle Lipari Fenech propone due versioni della proprio Grappa di Malvasia delle Lipari: bianca ed affinata. È la seconda a sorprendere maggiormente: a fianco dei sentori floreali e fruttati presenti anche nella versione bianca si avverte una spezia dolce e soprattutto una nota mentolata che dona freschezza all’intero bouquet.

Pojer e Sandri presentano una grappa monovitigno di Traminer ed un Brandy, entrambi distillati internamente. Pulita ed aromatica la grappa mentre il Brandy, etichettato come “Acquavite Di Vino“, è un prodotto di grande eleganza in cui l’affinamento il legno non toglie né copre il corredo “vinicolo” dei profumi.

LE BIRRE
Due le birre che segnaliamo. Prima fra tutte “Volpe Spaziale” del Birrificio Stuvenagh (l’anima brassicola della cantina Castello di Stefanago). Si tratta di una IGA (Italian Grape Ale) su base Saison cui viene aggiunto mosto di Riesling.

Colore dorato e schiuma bianca è una birra acidula e rifrescante il cui naso gioca a nascondino fra fiori e spezie. Una birra complessa al ma contempo di facile beva.

Al proprio banchetto De Tarczal presenta Inclusio Ultima. Sviluppata con Birrificio Italiano è una birra a bassa fermentazione con aggiunta di luppoli in fiore in bottiglia per la rifermentazione e prodotta come un Metodo Classico: remuage e sboccatura per eliminare i lieviti ed aggiunta di liqueur d’expedition (in questo caso mosto).

Ne risulta una birra di grandissima eleganza. Dorata e con schiuma persistente porta in se un bagaglio aromatico fatto di crosta di pane, erbaceo fresco e frutta fresca. In bocca grande equilibrio fra la morbidezza e l’amaricante dei luppoli. Non lunghissima la persistenza, Inclusio Ultima lascia riscoprire nel retro olfattivo tutti i propri profumi.

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Spirit Experience: al Merano Wine Festival sbarcano i distillati

Il Merano Wine Festival 2018 è stato anche Spirit Experience. Per la prima volta all’interno della Gourmet Arena ha fatto mostra di se una selezione di distillati, masterclass dedicate e preparazioni dei bartender presenti.

Il mondo del vino, in uno dei suoi appuntamenti più prestigiosi, ha aperto le porte al mondo degli spirits. Per la prima volta, i “distillati” hanno messo la punta del piede all’interno del mondo del vino.

Un binomio, quello fra vino e spirits, che in realtà è da sempre ben presente nella testa dei consumatori, ma che ha sempre visto contrapposti i due mondi. Quasi non ci fosse interesse reciproco. Quasi che un bevitore di spirits o di mixology non sia intenditore di vino e viceversa.

E così, mentre a Milano si teneva il Milano Whisky Festival (di cui vi abbiamo raccontato la scorsa edizione), ecco spuntare nella Passerpromenade di Merano bottiglie di superalcolici, amari e vermouth.

Non moltissime, per la verità, e con un forte sbilanciamento al “bere mescolato” piuttosto che al consumo “in purezza”. Ma per essere la prima occasione decisamente un grande successo.

LE TIPOLOGIE, GLI ASSAGGI, LA COCKTAIL COMPETITION

Qualche “incursione” dall’estero, ma sono prodotti e produttori italiani a guidare il gioco alla Spirit Experience. Primo fra tutti il più italico degli spiriti: la Grappa. Protagonista non solo dei banchi d’assaggio ma anche di una masterclass a lei dedicata.

Dalla bianca di Nardini, che propone Extrafina per i 240 della distilleria, alla bianca aromatica di Roner, monovitigno di Gewurztraminer ricca del suo varietale. Sempre Roner propone la ottima Weissburgunder (da noi già degustata a al Milano Rum Day), mentre interessanti sono le due ambrate: Selezioni, edizione limitata di Marzadro ricca di terziari legnosi e Fuoriclasse, riserva 7 anni di Castagner, che non snatura i profumi primari.

Italia che tiene banco anche sul fronte del Gin. Seven Hills stupisce per la freschezza erbacea del suo Dry mentre Greedy Gin, dal veneto, è più profondo e balsamico con note di lavanda e thè verde. Dalla Calabria è Vecchio Magazzino Doganale a sorprendere con un Gin dai sentori affumicati, mentre Gin del Professore gioca su note agrumate e Roner mette i boschi dell’Alto Adige in un Gin che profuma di pino cirmolo.

Italia che si confronta anche sugli altri spirts internazionali. Stock presenta qui il suo Brandy Riserva 20 anni per i 130 di attività, saranno 5000 bottiglie non ancora confezionate (ma abbiamo la possibilità di assaggiare una campionatura): uno spirito di gran corpo ricco di note erbacee e con un leggero tannino probabilmente dovuto ai legni dell’invecchiamento, sapido e persistente chiude in modo leggermente amaricante.


Puni
porta l’intera gamma dei suoi Whisky fra cui spicca Vina, 5 anni di invecchiamento in botte ex Marsala vergine: secco e verticale ricco di note vinose e di frutta secca. Roner tiene alta bandiera del Rum col suo R74: morbido e dolce dai sentori fruttati.

Grande carrellata di liquori della tradizione come Limoncello, Nocino, Cedro, Rabarbaro, Anice e liquori a base di frutta ma è la grande qualità dei Vermouth a cogliere l’attenzione. Martini Riserva Ambrato gioca sul dolce-amaro di miele e rabarbaro.

Roner con GW utilizza il Gewurztraminer come vino base arricchendolo con le botaniche ma senza perderne la caratteristica nota fruttata.

Gamondi (Toso) col suo Vermouth di Torino Superiore Rosso si rifà alla tradizione piemontese dove arancia amara e china donano intensità e freschezza.

Originali le due proposte di Tomaso Agnini. Vermouth al mallo di noce, più morbido e dolce, e Vermouth all’aceto balsamico, più fresco. Ottima l’intera linea di Del Professore: Bitter, Aperitivo ed i Vermouth Classico, Chinato, di Torino e di Torino Superiore.

Aziende italiane che si distinguono per la loro produzione e costante presenza nelle ricette dei bartender di tutto il mondo, come Luxardo, che oltre al famoso Maraschino qui porta anche Bitter, Sangue Morlacco ed il proprio Triple Sec, o come Varnelli coi proprio liquori, amari e distillati.

E proprio Varnelli, per la celebrazione dei 150 anni di attività, è stata la protagonista della Cocktail Competition tenutasi il 12 novembre alla Spirit Experience.

Nove giovani emergenti Bartender italiani si sono sfidati nella preparazione e presentazione di cocktail da loro ideati a base “Varnelli”. Una gara che ha visto vincitore il giovanissimo Alessandro Governatori del Bar Torino di Ancona con la sua ricetta “La merenda di nonno Italo“:

La merenda di nonno Italo
30 ml di Varnelli Anice Secco Speciale
30 ml di Vermouth uvaggio rosso
30 ml di Amaro dell’Erborista
Top Cedrata
5 ml Caffè Moka Varnelli

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The Spirit Milano, nuova drink list. Un angolo di “spirito” nel caos della metropoli

*EDITORIALE*The Spirit Milano si nasconde. Non fa rumore. Capisci solo quando entri il senso di quel portone nero, schivo. Una nota muta, nel frastuono di una metropoli dove vince chi fa più rumore.

Pare l’ingresso di una cattedrale. La luce fluo traspare mistica e delicata, da tre oblò. Salire a bordo è come farsi prendere per mano da una persona di cui ti fidi, dopo aver chiuso gli occhi. Una persona che hai appena incontrato, ma che sembra conoscerti da una vita.

È il richiamo infallibile e minimal di un locale che mi ha completamente stregato. Fuori, dentro. E dietro al bancone. Da martedì 16 ottobre sarà disponibile la nuova drink list. Saprà “di inverno e azzardo”, anticipa il fondatore Fabio Bacchi.

Nell’attesa, ieri sera ho viaggiato su quella barca. Sono stato in Veneto, ad assaggiate la Grappa più delicata e avvolgente che io abbia mai provato (non a caso utilizzata dai migliori mixologist).

Sono stato in Spagna e da lì ho preso un altro volo, per il Messico del Mezcal. In sottofondo le parole dei preparatissimi barman, pronti a cullare i drink con le loro spiegazioni precise, comprensibili anche da un neofita dei distillati come me.

Ieri sera ho scoperto che per prendere l’aereo, a Milano, non serve fare il check-in. Ma solo sedersi al bancone del locale giusto. Chiedere ai comandanti la destinazione. E godersi il viaggio. Ovunque ti porti.

THE SPIRIT MILANO
VIA PIACENZA 15
MILANO

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Grappa del Trentino: 2018 di quantità e qualità

TRENTO – Più quantità e buona qualità. A circa un mese dall’accensione degli alambicchi, l’Istituto di Tutela Grappa del Trentino fa il punto della situazione sull’annata 2018.

“Naturalmente è presto per tirare una somma complessiva – spiega il presidente Mirko Scarabello – ma da un sondaggio sulle nostre distillerie possiamo senz’altro dire che siamo di fronte a un’annata positiva sia dal punto di vista della qualità che della quantità, naturalmente legata alla produzione di uva e quindi di vinacce”.

“Come noto – precisa il numero uno dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino – il nostro disciplinare rispetto agli altri in Italia prevede la chiusura degli alambicchi entro il 31 dicembre, ma per novembre le vinacce trentine saranno già distillate”.

L’ANNATA 2018
Facile produrre più del 2017, vendemmia compromessa dalla siccità. Le prime stime parlando di un 20% in più di grappa alla fine della distillazione, per l’annata 2018.

Il lavoro del distillatore, che trasforma un’ottima materia prima in un ottimo distillato, produrrà risultati tangibili solo tra circa un mese e mezzo, quando la grappa si sarà “riarmonizzata”.

Sempre secondo l’Istituto di riferimento, “l’annata in Trentino è particolarmente favorevole per le uve a bacca rossa, visto l’andamento climatico e il buon grado di maturazione raggiunto”. Anche nelle valli a prevalenza di vitigni a bacca bianca “le rese sono buone e la qualità della vinaccia notevole, con profumi di grande livello”.

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Lunelli scatenati in Trentino: vino, grappa, acqua. Ora l’Amaro Re Laurino

TRENTO – Non si arresta la crescita del gruppo Lunelli in Italia, forte anche di tanti successi a livello internazionale. Dopo la grappa Segnana e l’acqua Surgiva, la famiglia proprietaria di Ferrari Trento segna un altro colpo in città: l’acquisizione del marchio dell’amaro Re Laurino.

“Dell’Elmo Saracini, famoso per la sua grappa e per il suo amaro Re Laurino, ci ha espresso la volontà di vendere. Gli amari hanno ricominciato ad essere apprezzati ultimamente. E così abbiamo accettato la proposta, acquistando l’azienda”.

Parole di Franco Lunelli in esclusiva a vinialsuper, durante il nostro tour delle Tenute di proprietà della famiglia trentina che ha dato il via al sogno di produrre “uno spumante capace di competere con lo Champagne, in Italia”.

Dalle finestre della sede di Ferrari Trento si scorge, in lontananza, la distilleria Tschurtschenthaler dell’Elmo Saracini, ormai di proprietà della terza generazione Lunelli. Situata a soli 7,3 chilometri da via del Ponte: 10 minuti di strada, in auto.

I Lunelli inizieranno a produrre l’amaro dal prossimo anno, dopo aver rilevato il marchio Re Laurino – legato tra l’altro a una delle più note leggende del Trentino, tramandata soprattutto in Val di Fassa – “senza modificare la ricetta originale”.

Il liquore “Re Laurino”, “digestivo e aperitivo”, è il simbolo della storica casa di Povo di Trento: “Un Elisir creato da Mario Tschurtschenthaler dell’Elmo. Il primo commercializzato dalla famiglia”. Presentato tuttora con l’etichetta originale degli anni Cinquanta. E’ la “Riserva dell’Elmo Saracini”, il prodotto di punta.

“So che i ragazzi hanno in mente qualcos’altro – chiosa Franco Lunelli – ma questo ve lo racconteremo la prossima volta!”. In realtà, le novità annunciate a vinialsuper non finiscono qui.

IN ARRIVO ANCHE NUOVI VINI ROSSI
La crescita del brand Lunelli si concentrerà anche sul core business: il settore wine. Tenuta Podernovo, in Toscana, si prepara di fatto alla presentazione di due nuove etichette di vino rosso fermo.

Il tutto avverrà tra la fine di settembre 2018 e i primi mesi del 2019, per un totale di 7-8 mila bottiglie complessive. Si tratterà di un Cabernet Franc (vinificato in barrique nuove) e di un Sangiovese (tonneaux, barrique, botte grande), vinificati in purezza.

“La Denominazione sarà ‘Igt Costa Toscana’, che affiancherà l’Igt Toscana e comprende i territori di Massa, Lucca, Livorno, una parte della provincia di Pisa e Grosseto”, anticipa l’enologo trentino Corrado Dalpiaz, emissario dei Lunelli nel pisano dal 2001 e colonna portante dell’enologia italiana.

Le due etichette saranno delle vere e proprie “chicche” destinate all’Horeca, che affiancheranno gli ormai collaudati “Aliotto” e “Teuto”, presenti anche in Gdo (Esselunga e Il Gigante). “Due vini ottenuti da selezioni delle migliori uve dei nostri vigneti di 15 anni, in occasione della vendemmia 2015 a Tenuta Podernovo”.

IL GRUPPO
Ferrari Trento, azienda che da sola rappresenta la fetta più importante del Gruppo Lunelli, è ormai simbolo del Made in Italy e dello stile di vivere italiano nel mondo. Conta oggi 5,4 milioni di bottiglie prodotte, con l’export al 15%.

Ferrari fu pagata 30 milioni di lire al momento del suo acquisto. Oggi il fatturato si assesta su 71 milioni di euro (+12% rispetto al 2016). Sale a 100 milioni il fatturato complessivo del Gruppo Lunelli, che cresce del 7% rispetto al 2016 e commercializza, in totale, 11 milioni di bottiglie.

Un impero che comprende anche la casa prosecchista Bisol di Valdobbiadene, la storica distilleria trentina Segnana e Surgiva, brand di acqua che sgorga nel Parco Naturale Adamello Brenta, scelta dall’Associazione Italiana Sommelier (Ais) e destinata alla migliore ristorazione.

Tra i recenti successi riconducibili alla famiglia Lunelli, anche la freschissima elezione di Mirko Scarabello (prima responsabile di produzione e poi direttore tecnico e mastro distillatore di Segnana) a presidente dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino.

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Golosaria a tutta grappa: visita a Mazzetti d’Altavilla

CASALE MONFERRATO – Mentre tutto il mondo del vino (dai produttori ai winelover) si preparava per Vinitaly 2018, nel Monferrato andava in scena la dodicesima edizione di Golosaria.

Il fulcro della manifestazione è stato il castello della “capitale”, Casale Monferrato, che oltre ad essere la sede dell’Enoteca Regionale del Monferrato, ha visto nel weekend la presenza di eccellenti produttori di formaggi, salumi, dolci, e una sezione dedicata al cibo da strada.

Grande affluenza di pubblico, grazie anche a un clima finalmente favorevole, non solo al castello, ma anche nelle ville e nelle cantine che hanno spalancato le loro porte durante il weekend, contribuendo a valorizzare un territorio ancora tutto da scoprire.

LA NOSTRA SCELTA
Tra le numerose opportunità di assaggi e visite la scelta è caduta sulla distilleria Mazzetti d’Altavilla Monferrato, che sabato 7 e domenica 8 aprile ha organizzato visite guidate a rotazione e dato la possibilità di assaggiare i loro prodotti.

Arrivando da Casale, superato l’incrocio strategico dal quale si raggiungono Vignale a sinistra e Casorzo a destra, si scende verso valle fino ad Altavilla, per risalire nuovamente fino alla distilleria, dalla quale si gode di un panorama mozzafiato sulle colline.

La struttura è un bellissimo ex monastero, ristrutturato con sapienza per mantenere il fascino originale senza rinunciare alla modernità. Fin dal principio della visita quel che appare è una grande attenzione al pubblico, dinamismo e sguardo diretto al futuro nonostante quest’anno si festeggino ben 172 anni di attività.

Nel corridoio di ingresso ci sono cartelloni in tre lingue che raccontano la storia della distilleria, teche con vecchie bottiglie, coloratissimi tabelloni con le vecchie etichette e una vespa griffata.

I collaboratori che incontriamo sono tutti giovani e preparati, a conferma del desiderio di togliere dalla grappa quella patina di polvere che ancora purtroppo ne condiziona spesso il giudizio.

La cantina è ristrutturata in modo molto funzionale. Ampi spazi, volte alte, un angolo bar, un bel bancone per assaggi e memorabilia sparsi qui e là.

Guidati dal mastro distillatore Sanzio Evangelisti (uomo di grande competenza e disponibilità, dall’ottima proprietà di linguaggio) il tour parte dal piazzale nel quale, nel pieno della stagione (che va dal 15 ottobre fino a febbraio) sono stoccati fino a 30 mila quintali di vinacce provenienti da tutta la regione.

Il luogo nel quale passiamo la maggior parte del tempo è l’edificio che contiene gli alambicchi. Tre caldaie che distillano sottovuoto, avvolte da un muro di mattoni, ed una quarta in bella mostra con accanto le colonne di rettifica in rame.

La spiegazione è lunga e dettagliata. La passione per la materia traspare in modo evidente, e si trasforma in amarezza solo quando ci racconta che è sempre più difficile trovare giovani volenterosi che abbiano voglia di imparare un mestiere antico che richiede grande passione e dedizione ma che può dare enormi soddisfazioni.

Non è possibile resistere all’offerta di un assaggio della grappa a tutto grado prelevata direttamente dai contenitori in acciaio dove la riposa in attesa delle successive fasi di lavorazione.

I bicchieri, qui dove si distilla, sono pochi, e i pochi coraggiosi se lo passano come un calumet: “Qui non si ammala nessuno, i batteri muoiono tutti, state tranquilli!”.

Assaggiamo un Arneis a 82 gradi, già notevole per intensità e complessità, e un Brachetto a quasi 86 gradi, che invece necessita di un po’ di assestamento.

La sosta in barricaia, nella quale sono presenti migliaia di botti perlopiù francesi, è più breve. È già passata già più di un’ora dall’inizio della visita, c’è voglia di assaggiare qualcosa.

Lasciamo Sanzio per capire se tanto lavoro e tanta passione portano anche a buoni risultati. Non c’è stata una degustazione guidata (che avrebbe richiesto sicuramente troppo tempo) ma grande disponibilità per due chiacchiere al bancone assaggiando in libertà.

LA DEGUSTAZIONE
Monovitigno di Ruché non invecchiata, 43% vol. iniziamo da una bianca morbida che fa solo acciaio e troviamo un naso dolce, floreale di viola e fruttato di ciliegia. Il vitigno emerge con chiarezza. In bocca è piacevole, di media struttura, morbida ma equilibrata e con un bel finale vellutato.

Monovitigno di Arneis non invecchiata, 43% vol. Chiediamo qualcosa di più secco e ci viene proposta una grappa di Arneis (la stessa assaggiata a tutto grado in distilleria).

Naso affascinante con note erbacee che vanno dall’erba fresca al fieno, poi camomilla e miele. In bocca è aromatica, assolutamente poco aggressiva. Le note fresche le donano equilibrio e nel finale ritorna il fieno. Molto buona.

Incontro, 43%vol. Blend di vinacce da Barolo e Barbaresco invecchiata 18 mesi in botti di Fontainebleau. Paglierino intenso e luminoso, al naso emergono spezie dolci, fiori bianchi, erbe officinali e miele.

Sullo sfondo compaiono note di frutti rossi riconducibili al nebbiolo. La complessità donata dal legno è evidente. In bocca è morbidissima, molto piacevole, equilibrata, lunga. Scalda ma non brucia mai in gola. Fascino.

Segni, 43%vol. Probabilmente la più particolare delle grappe Mazzetti visto l’inusuale metodo di invecchiamento.

Il distillato (da barbera e dolcetto) viene infatti affinato per 5 anni in 6 diverse botti: rovere, castagno, frassino, ciliegio, gelso e ginepro.

Sebbene l’intensità non sia così elevata è sicuramente una grappa complessa, decisamente speziata, con forse il ginepro su tutti.

Le note fruttate e floreali, presenti, restano sullo sfondo. Equilibrio, pulizia e finezza non mancano. La lunghezza è quella che ci si aspetta. Lascia la bocca asciutta e profumata. Natalizia.

3.0 Altogrado, 51.4%vol: una menzione particolare la merita la linea punto zero, linea young, che strizza l’occhio ai frequentatori dei pub del sabato sera in genere più attratti da distillati “esotici”. Un grosso 3.0 campeggia in etichetta, e non manca un hashtag che fa molto social: #comepiaceate.

Di questa linea abbiamo assaggiato la Altogrado, l’unica a superare i 50 gradi. L’impressione è di una grappa più semplice e “dolce”, con note di frutta secca e spezie. I 50 gradi sono ben gestiti e non irritano la gola.

La percezione generale di quanto assaggiato è di prodotti realizzati con molta cura, sempre puliti, “facili” da bere e quasi dolci. La “grappa del nonno”, il torcibudella troppo alcolico e sgradevole è un lontano ricordo.

La distilleria Mazzetti guarda avanti, nella speranza che anche i giovani inizino a considerarla una valida alternativa a distillati dai nomi sicuramente più cool ma dalla qualità spesso (non sempre, per carità!) pessima. Come dice Sanzio (Il distillatore, non Raffaello): “Bere fa male, quindi bevete poco ma bevete bene”. Amen.

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Grappa del Trentino: l’unica territoriale

TRENTO – La Grappa del Trentino è l’unica in Italia e nel mondo ad avere l’Indicazione geografica territoriale.

Una realtà, ormai da due anni a livello europeo, ma anche un risultato importante raggiunto dall’intero sistema produttivo che dagli anni Sessanta si è dotato in maniera autonoma (primo in Italia), di un sistema di controlli rigidi al fine di garantire il consumatore da un lato e la qualità del prodotto dall’altro.

“L’indicazione geografica Trentino rappresenta per noi il segno di distinzione a livello internazionale da tutte le altre grappe prodotte in Italia – spiega il Presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino, Beppe Bertagnolli (nella foto) – ed è il frutto di anni di concertazioni prima nei tavoli provinciali, poi in sede ministeriale, il tutto per garantire standard produttivi di altissimo livello sia per i mercati, ma soprattutto per venire incontro al benessere del consumatore”.

IL DISCIPLINARE DI PRODUZIONE
Rispetto al disciplinare della grappa generica, quello del Trentino è da sempre stato più rigido. Oggi, a maggior ragione, continua ad esserlo sulle carte europee.

A partire dalla zona di produzione, che è identificata in quella della Provincia autonoma di Trento e dai tempi di distillazione fissati entro e non oltre il 31 dicembre dell’anno della raccolta delle vinacce (in genere entro novembre le distillerie vengono chiuse) mentre a livello nazionale non è imposto il limite.

Nella preparazione della Grappa del Trentino IG o Grappa Trentina IG è consentita l’aggiunta di zuccheri, nel limite massimo di 20 grammi per litro, espressi in zucchero invertito. La Grappa del Trentino IG o Grappa Trentina IG può essere sottoposta a invecchiamento in botti, tini e altri recipienti di legno.

Nella presentazione e nella promozione è consentito l’uso dei termini Vecchia o Invecchiata per la grappa sottoposta a invecchiamento in recipienti di legno non verniciati né rivestiti, per un periodo non inferiore a 12 mesi in regime di sorveglianza fiscale, in impianti ubicati nel Trentino. I termini Riserva o Stravecchia sono consentiti per la grappa invecchiata almeno 18 mesi.

IL MARCHIO DEL TRIDENTE: QUALITA’ E SICUREZZA
E’ il marchio che contraddistingue la Grappa del Trentino IG, una sorta di sigillo sotto forma di “fascetta” identificativa. Viene apposto su tutte le bottiglie di Grappa del Trentino a garanzia della qualità e della salubrità indiscusse del prodotto finale.

Una commissione composta da tecnici e assaggiatori specializzati si riunisce periodicamente per esaminare i singoli campioni di grappa e solo dopo analisi chimiche e degustative quel prodotto potrà essere immesso nel commercio con il marchio di tutela, una fascetta contrassegnata da un numero di serie che è poi il percorso della tracciabilità del prodotto finale.

IL SETTORE GRAPPA
Quello della grappa in Trentino è un settore di non piccolo conto, soprattutto se calato nell’economia locale. Ogni anno vengono prodotti in Trentino circa diecimila ettanidri (100 litri) di grappa (circa il 10% del totale nazionale) vale a dire circa 4 milioni di bottiglie equivalenti (da 70 centilitri) distillando quindicimila tonnellate di vinaccia.

Tre le tipologie principali di grappa prodotta: quella da uve aromatiche (40% del totale), quella destinata all’invecchiamento (circa il 35%) e quella da vinacce miste (circa il 25% della produzione). Il fatturato medio annuo che la grappa genera in Trentino è calcolato intorno ai quindici milioni di euro per l’imbottigliato e due milioni di euro per quanto riguarda la materia prima.

L’ISTITUTO DI TUTELA GRAPPA DEL TRENTINO
Nato nel 1960 con l’obiettivo di tutelare e promuovere il prodotto oggi conta ventinove soci dei quali ventuno sono distillatori e rappresentano la quasi totalità della produzione trentina. Ha il compito di valorizzare la produzione tipica della grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino e di qualificarla con un apposito marchio d’origine: il tridente con la scritta “Trentino Grappa”.

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Iper, la Grande I: al Portello degustazione (e sconti) su linea vini Grandi Vigne

La quarta e penultima tappa del Giro d’Italia in 80 vini Grandi Vigne 2017 di Iper, La grande i tocca Piazza Portello Milano con una tre giorni di iniziative pensate per un pubblico appassionato di vini.

In programma – da oggi a domenica 8 ottobre -incontri specializzati, degustazioni, tour guidati e la consulenza di Personal Wine Shopper (qui i dettagli). Sarà un’immersione nel mondo del vino all’interno del punto vendita Iper di via Don Luigi Palazzolo 20, tra le casette di legno che creano un villaggio ospitale nella piazza del centro commerciale.

Un tour enologico durante il quale il pubblico potrà incontrare i produttori dei vini Grandi Vigne e ricevere consigli da esperti e sommelier Fisar. Tutto per conoscere e apprezzare al meglio il marchio Grandi Vigne – creato 11 anni fa da Iper, La grande i – che riunisce produttori italiani d’eccellenza.

NON SOLO DEGUSTAZIONI
Tutte le degustazioni saranno accompagnate da prodotti firmati il Viaggiator Goloso, il brand premium del Gruppo Finiper. Sarà anche possibile acquistare il Menù Degustazione al prezzo di 5,90 euro, per gustare i piatti tipici dellatradizione culinaria italiana preparati con prodotti il Viaggiator Goloso e abbinati a un calice di vino.

Gli Incontri con degustazione “Produrre grandi vini oggi”, condotti dall’enologo Fabrizio Stecca, sono un concentrato di informazioni e nozioni, approfondimenti e tecniche di degustazione deliziato da assaggi e abbinamenti speciali.

Rivolti a un pubblico evoluto e curioso in tema di uve e vini, rappresentano un viaggio essenziale nel mondo enologico contemporaneo. Un percorso organico che tocca argomenti inerenti alla coltivazione della vite e alla produzione di vini di qualità. Ogni incontro si focalizzerà su 4 prestigiosi vini – presenti i produttori – scelti tra le denominazioni più significative del nostro Paese, e avrà la durata di 90 minuti.

La quota di partecipazione di 10 euro include il kit di degustazione del valore 3 euro, utile per proseguire in autonomia il tour in piazza. Necessaria l’iscrizione, inviando una email all’indirizzo eventi@iper.it.

IL PERSONAL WINE SHOPPER
Il Personal Wine Shopper, altra novità della tappa milanese, offre una consulenza mirata a chi ha esigenze specifiche. Permette di creare, con il supporto-guida di un enologo, un itinerario di acquisti su misura e di vivere una shopping experience unica.

Sono previste anche liste a tema – come vini per l’inverno, per brunch e aperitivi, per cene a base di carne e pesce – per orientarsi nella vasta offerta Grandi Vigne. La consulenza è gratuita ma è necessario prenotarsi alla Cassa Bicchieri di Piazza Portello o scrivendo a eventi@iper.it.

Con i Tour guidati, tenuti da uno specialista del marchio Grandi Vigne, i visitatori in possesso del kit di degustazione andranno alla scoperta dei vini seguendo un percorso logico e a tema  scandito da notizie, curiosità, tecniche di degustazione, come in una narrazione “dal vigneto al bicchiere”.

I tour, con partenze sabato 7 e domenica 8 alle ore 12 e 16,  sono gratuiti ma è richiesta la prenotazione all’indirizzo eventi@iper.it oppure presso la Cassa Bicchieri di Piazza Portello almeno 30 minuti prima della partenza.

Il kit di degustazione consente a clienti e visitatori di assaggiare tutti i vini che desiderano lasciandosi guidare dall’ispirazione e dai consigli dei sommelier. Il kit costa 3 euro e comprende, oltre alle consumazioni, un bicchiere di vetro, una sacca porta-bicchiere da collo, materiale informativo e un taccuino di degustazione con matita.

GLI SCONTI SUI VINI
I titolari di Carta Vantaggi potranno usufruire, fino al 22 ottobre, di uno sconto del 30% su tutti i vini Grandi Vigne. Con una scelta di 80 vini creati da 35 produttori, Grandi Vigne rappresenta una delle linee d’eccellenza della produzione vitivinicola nazionale presente sugli scaffali della grande distribuzione organizzata.

Bianchi e rosati, rossi giovani e fruttati, fermi o mossi, tutti d’annata e affinati in acciaio. Ma anche rossi di struttura e da invecchiamento affinati in legno, dalla botte grande al tonneaux e alla barrique. Non mancano sparkling wines, vini da dessert e grappe affinate in botte o distillate con alambicchi di rame.

PROSSIMA TAPPA: “IL CENTRO” DI ARESE
Dopo Milano Portello, “Il Giro d’Italia in 80 Vini” Grandi Vigne, chiuderà l’edizione 2017 ad Arese, il 21 e 22 ottobre.

“Una storia di cultura e rispetto – evidenzia Finiper in una nota a vinialsuper – creata da un’azienda alla ricerca dell’eccellenza, da vitivinicoltori con alti standard etici e qualitativi e da consumatori che apprezzano valori e sapori di questi vini grandiosi”.

Grandi Vigne è un progetto unico nel panorama della Gdo europea che riunisce agricoltori e produttori di vini eccellenti nelle rispettive aree di produzione, con particolare attenzione alle aziende di piccole dimensioni.

In undici anni, Grandi Vigne ha riunito 35 fornitori provenienti dalle regioni italiane a più alta vocazione vitivinicola e ha permesso ad aziende, che diversamente sarebbero state escluse da un rapporto diretto con la distribuzione organizzata, di crescere professionalmente ed economicamente.

“L’organizzazione del progetto – precisa Finiper – collabora assiduamente con ciascuna di queste realtà produttive: controlla le forniture, migliora i processi, organizza la produzione e verifica il rispetto del rigoroso capitolato che regola l’igiene, la salubrità e le caratteristiche qualitative. Grandi Vigne è un’idea che cresce costantemente nei numeri e in qualità.

Nel gennaio 2012 è stata presentata la prima linea di vini biologici certificati ICEA, nel 2016 è stata lanciata una nuova linea di vini senza solfiti aggiunti”.

Iper, La grande i rappresenta una delle più importanti realtà nel panorama nazionale della Grande Distribuzione Organizzata, tra le poche interamente di proprietà italiana. Con 27 punti vendita in 7 regioni, fa parte del Gruppo Finiper, nato nel 1974 ad opera dell’imprenditore Marco Brunelli. La mission del Gruppo Finiper è “rendere la qualità accessibile a tutti”. “Ampiezza dell’assortimento, qualità, sostenibilità, convenienza e italianità” sono i principi ispiratori che guidano le scelte di Iper, La grande i.

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Grappa affinata in terracotta “Anfora”, Marzadro

Utilizzare l’anfora, il contenitore più antico della storia dell’uomo, per affinare il vino è una pratica ormai nota ed accettata, ma utilizzarla per i distillati è possibile? E con che risultato?

Ha provato a dare una risposta la distilleria Marzadro di Nogaredo (TN) con la sua “Anfora. Grappa affinata in terracotta”, 43%.

LA DEGUSTAZIONE
Incolore, perfettamente trasparente e brillante. Intensa e pulita al naso, emergono da subito note di erba tagliata e un bel bouquet floreale, con sentori di calendula in primo piano. Più in profondità si colgono profumi fruttati sia di frutti a polpa bianca sia di piccoli frutti rossi.

In bocca, la grappa affinata in terracotta “Anfora” delle distillerie Marzadro, entra morbida. L’alcolicità è presente ma non fastidiosa, ben integrata nel corpo vellutato della grappa. Una leggera dolcezza iniziale che lascia subito spazio a tutti i profumi sentiti al naso, che si percepiscono chiaramente nel retronasale. Piena ed armonica, chiude con una leggera nota amaricante ed una lunga persistenza.

LA PRODUZIONE
Sul collo della bottiglia è apposta la fascetta con il marchio “Trentino Grappa”, rilasciato dall’Istituto Tutela Grappa del Trentino, che certifica l’utilizzo di solo vinacce della provincia per “offrire al consumatore la garanzia di una qualità certificata dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, attraverso analisi di laboratorio, e della Camera di Commercio di Trento presso la quale è operante una commissione per l’analisi organolettica”.

Una grappa al 100% figlia del territorio, quindi, per la quale viene utilizzato un blend di uve: 80% da vitigni a bacca rossa (Teroldego, Marzemino, Merlot) e 20% a bacca bianca (Chardonnay, Müller Thurgau, Moscato). Base molto simile a quella di un grande classico di casa Marzadro, la “Diciotto Lune”.

Come per tutte le grappe di Marzadro, la distillazione avviene solo nei cento giorni fra settembre e l’inizio del mese di dicembre, con vinacce fresche di spremitura. La distillazione segue i canoni della tradizione, con alambicco discontinuo a bagnomaria. Alambicchi in rame costruiti artigianalmente ma dotati di controlli computerizzati per impedire sbalzi di temperatura e salvaguardare gli aromi, la fragranza e la morbidezza tipici della grappa trentina. Artigianalità e tecnologia a braccetto.

La grappa riposa per minimo 10 mesi in anfore da 300 litri, realizzate con creta e argilla, che giungono da Montelupo e da Impruneta, località toscane note fin dal Medioevo per la lavorazione della terracotta.

Queste anfore garantiscono una micro ossigenazione doppia rispetto a quella che avviene con l’uso della botte. La grappa si arricchisce in eleganza e morbidezza, regalando così le caratteristiche tipiche dell’invecchiamento senza però ricevere profumi, sapori e colore dal legno.

LA DISTILLERIA
Nata sul finire degli anni ’40 a Brancolino (TN) per volere dei fratelli Sabina ed Attilio Marzadro, la distilleria si contraddistinse subito per la qualità della propria produzione e negli anni ’50 e ’60 divenne sinonimo stesso di “grappa trentina”.

Dall’introduzione nel 1975 della prima grappa da monovitigno autoctono trentino (il Marzemino) l’azienda è cresciuta costantemente, con nuovi alambicchi negli anni ’80 ed i primi distillati di frutta, fino alla realizzazione della nuova e moderna sede di Nogaredo (ad 1 Km da dove nacque) nel 2004.

Giunta alla terza generazione, Marzadro oggi offre 46 etichette di grappa differenti (fra bianche, affinate, monovitigno ed aromatizzate) e 28 etichette di liquori, coniugando una capacità produttiva industriale con l’attenzione artigianale, utilizzando quasi esclusivamente materie prime del territorio.

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