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AssoDistil, piano UE riduzione consumo alcol? Contrasta promozione denominazioni

AssoDistil: il piano UE per la riduzione del consumo di alcol è in contrasto con la promozione delle denominazioni

«Il settore delle bevande spiritose è quello più penalizzato dalla revisione del piano contro il cancro “Beating Cancer Plan” su cui la Commissione Europea è al lavoro». A parlare è Sandro Cobror, Direttore di AssoDistil.

L’associazione, che da oltre 75 anni rappresenta e tutela le principali realtà del settore della distillazione italiana, lancia un grido d’allarme attraverso le parole del suo Direttore. A spaventare è il Documento di lavoro della Commissione UE che minaccia aumenti delle accise sui prodotti alcolici e un’altra serie di misure con l’obiettivo di disincentivarne l’abuso nel consumo.

«Non contestiamo la volontà di incentivare un consumo moderato e consapevole delle bevande alcoliche, cosa che rientra pienamente nei nostri valori e nello stile di vita italiano. Quello su cui vogliamo porre l’attenzione – sottolinea Cobror – sono le misure che andrebbero ulteriormente a danneggiare un settore strategico per il nostro Paese. Un eventuale innalzamento della tassazione sulle bevande spiritose, che ricordiamo già avere l’accisa di gran lunga più alta rispetto alle altre bevande alcoliche, graverebbe in maniera inesorabile su un comparto già in sofferenza e che rischia di scontare un drastico calo dei consumi a seguito del Decreto Salvini».

«Inoltre, si tratta di un provvedimento che, nel caso della Grappa e del italiano, graverebbe su due indicazioni geografiche protette dall’Unione Europea e per le quali la stessa Commissione Europea incentiva programmi di promozione in tutto il mondo. Un vero controsenso! A questo si aggiunge l’introduzione delle etichettature informative che, oltre a riportare i valori nutrizionali del prodotto, ci auguriamo non porti a un vero e proprio terrorismo psicologico dell’etichetta», conclude il Direttore.

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Icqrf blocca in Svezia gli aromi per la “Grappa fai da te”


L’Icqrf ha individuato e bloccato in Svezia la produzione di aromi destinati alla “produzione di Grappa fai da te”. Un prodotto che violava le normative europee e italiane sulla Grappa. La scoperta dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari è stata resa ancora più rilevante dal fatto che il prodotto sfruttava in modo improprio l’indicazione geografica protetta “Grappa”. Come? Utilizzando diciture ingannevoli come “Gran Riserva Superiore“, per attirare i consumatori e conferire un’illusoria patina di qualità. Questo tipo di violazioni, conosciute come pratiche di italian sounding, rappresentano una seria minaccia per il prestigio e l’autenticità dei prodotti italiani all’estero.

FINTA GRAPPA: COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE PER FERMARE IL FENOMENO

L’operazione è stata possibile grazie al protocollo di intesa siglato tra il Ministero dell’Agricoltura italiano e Amazon, che consente un monitoraggio più efficace delle piattaforme di e-commerce per individuare e rimuovere prodotti che violano le normative di tutela. Una volta segnalata la violazione, la vendita del prodotto incriminato è stata immediatamente interrotta sulla piattaforma, evitando ulteriori danni ai consumatori e all’immagine del Made in Italy. Ma non è tutto: grazie al supporto delle autorità svedesi, è stata disposta anche la sospensione della produzione di questi aromi. Questo intervento conferma l’importanza della cooperazione internazionale nel contrastare pratiche commerciali sleali e tutelare le indicazioni geografiche protette.

IL RUOLO DELL’ICQRF NEL CONTRASTO ALLE FRODI

Questo caso rappresenta un ulteriore esempio dell’impegno del Ministero dell’Agricoltura nella difesa dei prodotti italiani di qualità, un impegno che si traduce in azioni concrete contro ogni forma di contraffazione e inganno ai danni dei consumatori. L’ICQRF, in particolare, svolge un ruolo fondamentale nell’attività di controllo e repressione, affermandosi come una delle autorità di riferimento a livello europeo in materia di tutela agroalimentare. La “Grappa”, uno dei simboli più rappresentativi della tradizione distillatoria italiana, gode di una denominazione geografica protetta che ne tutela l’autenticità e la qualità. Difendere il suo nome e la sua storia significa proteggere il lavoro di migliaia di produttori italiani che ogni giorno si impegnano per offrire un prodotto unico e inimitabile.

GRAPPA CONTRAFFATTA: I PRECEDENTI E LE AZIONI DELL’ITALIA

Oltre al recente caso svedese, negli ultimi anni sono emerse diverse situazioni di contraffazione della Grappa italiana all’estero. Nel 2016, il Ministero delle Politiche Agricole ha emanato un decreto che stabiliva come, dal 1º agosto 2016, la Grappa potesse essere esportata solo come prodotto finito. Vietando operazioni come edulcorazione, diluizione o refrigerazione al di fuori dell’Italia. Una misura che mirava a prevenire contraffazioni. E a garantire l’autenticità del distillato italiano.

Nel luglio 2023, è stato dato il via libera alla costituzione di consorzi di tutela per la Grappa e altri distillati. Questo provvedimento, atteso da sette anni, ha posto le basi per proteggere questi prodotti contro abusi e contraffazioni, rafforzando la difesa delle indicazioni geografiche. Garantendo, così, maggiore controllo sulla produzione e commercializzazione all’estero. Interventi come quello contro la “Grappa fai da te” in Svezia, sottolinea il Ministero dell’Agricoltura, evidenziano l’impegno costante delle autorità italiane nel salvaguardare la qualità e l’autenticità della Grappa, contrastando efficacemente le pratiche di contraffazione a livello internazionale.

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Nuovo packaging per La Grappa 903 di Distilleria Bonaventura Maschio

Distilleria Bonaventura Maschio presenta una nuova bottiglia per La Grappa 903, suo prodotto più iconico, che quest’anno festeggia i 25 anni di storia. Un vera e propria svolta per la quinta generazione della famiglia Maschio che, con uno dei suoi prodotti più storici, segna ancora una volta, la sua propensione verso una continua innovazione.

«Per noi la distilleria non è solo un luogo di lavoro. La distilleria è incontro, gioco, studio e divertimento – afferma l’AD Andrea Maschio – . Ogni giorno, da ormai cinque generazioni, viviamo la natura familiare, intima e artigianale della nostra azienda. Solo così riusciamo a dar vita a prodotti che fanno la storia della distilleria, e Grappa 903 ne è un esempio e simbolo unico».

IL NUOVO PACK

Il layout della bottiglia è innovativo ma ricalca l’emblematica confezione per raccontare una lunga 25 anni. L’etichetta con il font in oro, come da tradizione, dona pregio ed eleganza ad una grappa che ancora oggi è simbolo di Bonaventura Maschio non solo in Italia ma anche in molti paesi esteri.

LA GRAPPA 903

La Grappa 903 è dedicata al fondatore dell’azienda, Bonaventura Maschio, nato proprio nell’anno 1903. Il font utilizzato nell’etichetta è l’esatta copia di quello con cui il prete del paese aveva stilato il suo certificato di nascita, scelto per suggellare il rapporto indissolubile tra il distillato e il suo ideatore.

La Grappa 903 è prodotta in due versioni, Tipica dal profumo intenso fruttato e floreale con note di mela e erbe aromatiche e un gusto pieno e complesso e Barrique, più delicata dal profumo speziato e un gusto morbido ed equilibrato, di grande persistenza. La Grappa 903 Barrique è prodotta unendo un distillato di vinacce rosse e un distillato di vinacce bianche. Si ottiene così un’acquavite con la forza e il corpo delle prime e l’aromaticità e la leggerezza delle seconde.

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Of Amarone Barrique: 25 anni di storia della Grappa

Famiglia Bonollo, che da più di un secolo e 4 generazioni è un riferimento della distillazione italiana, celebra i 25 anni del suo prodotto più iconico: Grappa Of Amarone Barrique. Durante i festeggiamenti, avvenuti lo scorso 10 settembre presso lo Spazio Gessi in via Manzoni a Milano nel pieno del quadrilatero della moda, Bonollo ha presentato la nuova bottiglia di Of Amarone Barrique. Un lavoro di restyling realizzato in collaborazione con Robilant Associati volto a sottolineare le caratteristiche della linea “Of” di Bonollo 1908. Caratteristiche enfatizzate dal nuovo claim “Taste Of Beauty”.

«Questo anniversario è una tappa importante della nostra storia – afferma Elvio Bonollo, guida dell’azienda padovana -. È un omaggio ad un impegno e ad una passione senza compromessi per la qualità e l’innovazione dei distillati. Of è oggi Taste OF Beauty».

IL NUOVO DESING

Protagonista del restyling è l’intera collezione Of. Una nuova bottiglia dalle linee morbide, ma decise, che vuol ricordare le caratteristiche sensoriali di tutti e tre i prodotti della linea, ognuno accompagnato da un proprio colore di riferimento. Toni caldi del rame per la Grappa Of Amarone Barrique.

Arancione per Of Dorange, liquore di grappa e scorza d’arancia, a richiamare la solarità siciliana. Verde per celebrare le note fresche e balsamiche di Of Amaro. Un’operazione che coinvolto non solo il packaging, ma anche la scelta di un calice adatto, con la sua ampiezza, ad esaltare l’intero portafoglio aromatico di Of.

OF AMARONE BARRIQUE

Nata nel 1999, Of Amarone Barrique, a 25 anni dalla sua nascita, è tutt’ora un punto di riferimento per la grappa italiana. Con la sua introduzione sul mercato Bonollo diede il via ad una vera e propria categoria prima di allora inesistente, quella delle grappe invecchiate in legno.

Of è prodotta a partire dalle vinacce dalla pigiatura delle uve passite di Amarone della Valpolicella, contraddistinte da una incredibile ampiezza e vivacità di aromi. Queste vinacce sono lavorate col “Sistema Unico Bonollo”, tecnica di distillazione flessibile che permette l’estrazione del massimo potenziale aromatico.

Ne deriva distillato straordinario non solo per l’aroma ricco e brioso, ma anche per armonia e morbidezza. L’invecchiamento in piccole barrique di rovere francese completa il quadro, regalando quelle note speziate che contraddistinguono la personalità di Of Amarone Barrique.

Nei suoi 25 anni di storia Of ha saputo inserirsi a testa alta nel mondo dei “Grandio Brown”, i prestigiosi distillati internazionali invecchiati, attirando consumatori sempre più attenti ed esigenti verso l’acquavite di bandiera.

OF AMARONE BARRIQUE: LA DEGUSTAZIONE DI WINEMAG

Colore ambrato pieno, luminoso e caldo con leggeri riflessi rossastri. Naso profondo ed avvolgente. Emergono da subito le note vanigliate e morbide del legno che si alternano a sentori fruttati. Frutto rosso maturo. Ciliegia, mora, prugna e pesche sciroppate.

Segue una fresca vena erbacea di fieno ed erbe aromatiche accompagnate da una vena mentolato-balsamica. Un tocco di cannella, pepe nero e tabacco chiude il quadro olfattivo. In bocca è calda ed avvolgente. L’alcool c’è ma non disturba e si integra perfettamente col corpo della grappa. Viva e presente a centro bocca chiude con un finale lungo e persistente che gioca su note tostate e balsamiche.

LA DRINK LIST DI OF

I festeggiamenti per i 25 anni di Of Amarone Barrique sono stati anche l’occasione per presentare una drink list di 4 signature cocktail a base dei prodotti Of.

OF JAZZ

(Of Dornage, Foglie di menta, Zucchero, Soda, Orange Bitter)

Un divertente Mint Julep all’arancia. Naso fresco e palato lievemente amaricante. Beverino ma profondo grazie alla sua balsamicità. Ottimo sia come aperitivo che come after dinner.

DORANGE SUNSET

(Of Dorange, Spremuta di Limone, Soda all’Ananas)

Fresco. Immediato. Easy. Sorta di declinazione all’ananas di un Paloma è proprio il frutto esotico a guidare tanto il naso quanto il sorso. Un piacevole alternarsi della varie acidità: tropical, agrumata, citrica.

AMARO OF SOUR

(Of Amaro, Spremuta di Limone, Zucchero, Foamer)

Tipica preparazione “sour” che esalta la freschezza di Of Amaro. Le note mentolate di Of Amaro si arricchiscono così di una maggiore spinta acida e di un sorso più “morbido” dato dalla texture del drink.

AMARO OF BREEZE

(Of Amaro, Ginger Ale, Spremuta di Limone, Angostura)

Il “Gemello Diverso” di Amaro Of Sour. Qui l’agilità al sorso arriva dalla notta frizzante-piccante del Ginger Ale che fa da contraltare alla balsamicità erbacea. Un buck ben riuscito.

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Grappa del Trentino protagonista al Trento Film Festival 2024

Grappa Cocktail, Montagna e Musica. La Grappa del Trentino e i suoi miscelati. Trento 28 Aprile Palazzo Roccabruna © foto Daniele Mosna

Anche la Grappa del Trentino sarà tra i protagonisti della 72° edizione del Trento Film Festival (già Festival della Montagna) che si svolgerà dal 26 aprile al 5 maggio nella città. Il 26 aprile, giornata di apertura, a Palazzo Roccabruna, sede delle eccellenze enologiche e non solo del territorio, una degustazione di grappe e soprattutto di cocktail a base di grappa del Trentino.

«La grappa è forse il prodotto più rappresentativo del nostro territorio di montagna e da qualche anno vogliamo celebrarla in una delle vetrine forse più appropriate, il festival dedicato proprio al territorio montano – spiega il presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino, Alessandro Marzadro – continuiamo a farlo parlando naturalmente attraverso i nostri prodotti, ma anche in una chiave più futurista che è quella di inserire la grappa come ingrediente principale di cocktail di qualità, in questo caso realizzati da uno dei mixologist più famosi in Italia e non solo, Leo Veronesi».

COCKTAIL A BASE DI GRAPPA AL TRENTO FILM FESTIVAL

“Ve.nto”, “Sembra Pera”, “Ginger Jazz”, “Colomba’s (Territorial Paloma)” e “Di Colori del Trentino”, saranno i cocktail a base di grappa del Trentino realizzati da Leo Veronesi, famoso mixologist che già da qualche anno collabora con l’Istituto Tutela Grappa del Trentino. La Grappa del Trentino, uno dei distillati più conosciuti al mondo, bevanda spiritosa prediletta come accompagnamento dei momenti conviviali e dopo il pasto. Oggi questo prodotto è invece entrato nel mondo della mixology e grazie alle sue caratteristiche, la Grappa del Trentino ha dimostrato come si presti anche come ingrediente principale in cocktail particolari, capaci di regalare emozioni intense e uniche. La degustazione inizierà alle ore 18 fino alle 21.30 e sarà accompagnata da musica live in sottofondo.

Il Trento Film Festival, ovvero il Festival della Montagna, è in calendario a Trento dal 26 aprile al 5 maggio 2024. Fondato nel 1952, il Trento Film Festival è il primo e più antico festival internazionale di cinema dedicato ai temi della montagna, dell’avventura e dell’esplorazione. Per questa 72° edizione il Manifesto è firmato da Ludovica Basso, in arte Clorophilla. La sezione Destinazione di quest’anno è dedicata all’Irlanda, terra di migrazioni e paesaggi incantevoli, con uno sguardo inedito sulla contemporaneità. Il progetto Destinazione all’interno del Trento Film Festival ha ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata di Irlanda in Italia e di Turismo Irlandese. Trento così si prepara ad accogliere il Festival della Montagna nei cinema, nelle piazze e in altri luoghi della città con proiezioni, presentazioni letterarie, laboratori per bambini e serate alpinistiche. 

L’ISTITUTO TUTELA GRAPPA DEL TRENTINO

L’Istituto Tutela Grappa del Trentino è stato fondato nel 1960 con l’obiettivo di tutelare e promuovere il prodotto. Oggi conta 24 soci che rappresentano la quasi totalità della produzione trentina ed ha il compito di valorizzare la produzione tipica della Grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino e di qualificarla con un apposito marchio d’origine: il tridente con la scritta “Trentino Grappa”.

Quello della grappa in Trentino è un settore di non piccolo conto, soprattutto se calato nell’economia locale. Ogni anno vengono prodotti in Trentino circa 7.500 ettanidri di grappa (il 10% del totale nazionale in bottiglie da 70 cl) vale a dire circa 2,5 milioni di bottiglie equivalenti, distillando 13000 tonnellate di buccia d’uva. Tre le tipologie principali di grappa prodotta: quella da uve bianche e aromatiche (60% del totale) e il restante 40% uve a bacca rossa.


72° Trento Film Festival

dal 26 aprile al 6 maggio 2024 – Trento
info@trentofestival.it

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Istituto Tutela Grappa del Trentino: il nuovo presidente è Alessandro Marzadro

Alessandro Marzadro è il nuovo presidente dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino. Già vicepresidente nel precedente mandato, è stato eletto all’unanimità.  Classe 1986, trentino Doc, laureato in Scienze Gastronomiche all’Università di Pollenzo, è padre di due figli. Nel paese in cui è cresciuto, Nogaredo (Trento) ha cominciato a respirare grappa fin da piccolo, nell’omonima azienda di famiglia di cui oggi è uno degli amministratori delegati. «Un incarico che mi onora – sono le sue prime parole – e al contempo mi investe di una grande responsabilità nel rappresentare non solo uno dei marchi del settore più conosciuti in Italia e nel mondo, ma soprattutto i tanti colleghi con i quali spero di poter condividere gli obiettivi di questo mandato». Alla vicepresidenza Bruno Pilzer, presidente uscente.

Dalla promozione alla tutela, passando per la formazione con uno sguardo ai nuovi consumatori: queste le prossime sfide dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino. «Il nostro obiettivo – spiega Alessandro Marzadro  – è quello di guardare sempre al futuro, senza perdere tuttavia di vista la tradizione e con grande attenzione all’ innovazione. Vogliamo allo stesso tempo dialogare con il consumatore di oggi e di domani. Per farlo avremo sicuramente bisogno di puntare su un concetto di promozione più dinamico, un linguaggio diverso e per certi versi rinnovato, senza mai perdere il contatto con i nostri punti di forza che sono la tradizione e la qualità».

TURISMO E FORMAZIONE AL CENTRO DEL PROGRAMMA

«Guardiamo anche ai tanti turisti che potranno diventare dei “grappa lovers” – continua il neo presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino – il tutto sfruttando da un lato il lavoro già svolto da tante distillerie, con l’obiettivo di creare un percorso emozionale alla scoperta della grappa trentina che a differenza di altri distillati internazionali può contare su storie di persone e di territori tutte diverse tra di loro».

La formazione, l’altro aspetto fondamentale per il miglioramento continuo della qualità. «Formare e mantenere i giovani professionisti del nostro settore con un continuo confronto tra noi soci distillatori al fine di garantire agli appassionati del nostro prodotto quella continuità e quella eccellenza che da sempre ci ha permesso di fare la differenza», chiude Alessandro Marzadro, per i prossimi tre anni alla presidenza dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino.

IL NUOVO CDA DELL’ISTITUTO TUTELA GRAPPA DEL TRENTINO

Oltre al presidente Alessandro Marzadro e al vicepresidente Bruno Pilzer, compongono il Cda dell’Istituto gli altri consiglieri Rudy Zeni (Distilleria Zeni), Bernardino Poli (Casimiro), Carlo Pezzi (Pezzi), Giuliano Pisoni (Distilleria Pisoni), Luigi Cappelletti (Cappelletti Nova Salus), Fabio Andreis (Distillerie Trentine), Franco Bertagnolli (Bertagnolli).

L’Istituto di Tutela della Grappa del Trentino è stato fondato nel 1960 con l’obiettivo di tutelare e promuovere il prodotto. Oggi conta 25 soci che rappresentano la quasi totalità della produzione trentina ed ha il compito di valorizzare la produzione tipica della Grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino e di qualificarla con un apposito marchio d’origine: il tridente con la scritta “Trentino Grappa”. Quello della grappa in Trentino è un settore di non piccolo conto, soprattutto se calato nell’economia locale.

Ogni anno vengono prodotti in Trentino circa 7.500 ettanidri di grappa (il 10% del totale nazionale in bottiglie da 70 cl) vale a dire circa 2,5 milioni di bottiglie equivalenti, distillando 130 mila quintali di vinaccia. Tre le tipologie principali di grappa prodotta: quella da uve bianche e aromatiche (60% del totale) e il restante 40% uve a bacca rossa.

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Indicazione Geografica Grappa: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è organismo di controllo


FOTONOTIZIA –
È stato ufficializzato da parte dell’Icqrf  l’incarico all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) ad Organismo di Controllo per l’Indicazione Geografica Grappa. U
na notizia accolta con grande soddisfazione da parte delle aziende associate al Consorzio Nazionale Grappa, che rappresentano una parte sempre più rilevante della produzione del distillato italiano.

Adm è l’Autorità che interagisce da sempre con le distillerie, presidiando tutto il processo di produzione delle acquaviti. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli garantisce i requisiti di qualità e costituisce un elemento di sicurezza per l’intero comparto e di tutela per i consumatori finali.

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Grappa e distillati a rischio paralisi per il costo di vetro ed energia

«Il settore distillatorio italiano sta vivendo una gravissima crisi che può portare diversi produttori al blocco di produzione per l’anno in corso». È l’allarme del presidente di AssoDistil, Antonio Emaldi, e del presidente del Consorzio nazionale Grappa, Sebastiano Caffo. «I costi del vetro – precisano – aumentato di un ulteriore 25% nel solo mese di settembre, come quello del metano e di tutte le altre fonti energetiche stanno scoraggiando il settore a produrre Grappa e acquaviti. Si rischia la paralisi».

Nel caso si avverasse questo scenario si avrebbe un danno enorme e incalcolabile per un prodotto rappresentativo ed iconico del Made in Italy nel mondo quale è la Grappa».

Per questo l’Associazione che raggruppa le principali distillerie italiane e il Consorzio nazionale Grappa chiedono «con forza un intervento a sostegno del settore da parte del Governo».

I due enti rappresentiamo 57 aziende che concorrono per il 95% circa alla produzione nazionale di acquaviti e di alcole etilico da materie prime agricole e da biomasse. «Realtà che sono allo stremo», denunciano Emaldi e Caffo. Intanto resta senza una risposta la lettera inviata nel maggio scorso al Ministro Giancarlo Giorgetti , da parte delle sue associazioni.

Già allora – ricordano AssoDistil e il Consorzio nazionale Grappa – evidenziavamo come il drammatico aumento dei costi energetici, in particolare oltre il 400% per il metano nei primi 4 mesi dell’anno, ponesse la categoria in un’enorme difficoltà. Questa tempesta perfetta si è ulteriormente aggravata e le prospettive nell’immediato appaiono drammatiche».

La richiesta è oggi quella di mitigazione dei costi delle materie prime e a una riduzione delle accise sulle bevande spiritose del valore di Euro 2,50/l anidro. «Così – spiegano Antonio Emaldi e Sebastiano Caffo – riusciremmo a preservare la filiera nazionale ed evitare l’aumento dell’inflazione».

AssoDistil e Consorzio nazionale Grappa si rivolgono poi alla Gdo: «Alla luce della complessa situazione che il comparto sta vivendo, si rende ora più che mai impellente l’apertura da parte della Grande Distribuzione Organizzata alla variazione infrannuale dei listini».

«Avanziamo questa richiesta – concludono i due presidenti – perché permetterebbe almeno la copertura dei “costi vivi” che le aziende stanno sostenendo. Altrimenti non vi saranno le risorse per garantire la continuità aziendale».

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Addio a Giovanni Poli, uomo simbolo della grappa trentina

È m0rt0 Giovanni Poli, uomo simbolo della grappa trentina. Ne dà notizia la famiglia, ricordando il pioniere della Giovanni Poli Santa Massenza con poche, ma profonde parole: «Non ci sono addii per noi, resterai sempre nei nostri cuori». Aveva 87 anni e nella propria carriera di vignaiolo e produttore di grappa del Trentino è riuscito come pochi a far parlare della Valle dei Laghi, dopo aver preso le redini dell’azienda di famiglia a Santa Massenza, in provincia di Trento.

Per Giovanni Poli, il ramiere Tullio Zadra ha costruito il suo ultimo alambicco, sistema discontinuo a bagnomaria a “colonna”. Uno strumento che lo stesso Poli ha arricchito con un particolare “duomo”, ricostruito sul modello di un antico alambicco trovato nel lago.

La forma sinuosa consente una migliore prima deflemmazione, tanto da convincere altre distillerie a riprodurre lo stesso sistema. Un Giovanni Poli, dunque, che fu pioniere e innovatore, col mestiere nelle vene.

Nel 1914 Francesco Poli aprì una distilleria e i sui tre figli seguirono l’esempio, aprendone altre tre. Fino agli anni 50, Giovanni Poli lavorò nella distilleria nella casa paterna, per poi decidere di dar vita ad una nuova distilleria a Santa Massenza. Cominciò così una carriera dedita alla ricerca della qualità, nel segno della tradizione.

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Filippo Mazzetti, addio al decano dei distillatori piemontesi d’Altavilla

È scomparso Filippo Mazzetti, decano dei distillatori piemontesi. A darne notizia è la famiglia, titolare dell’Antica distilleria Altavilla di Laura Raimondo Mazzetti di Altavilla Monferrato (AL). Già fissata la data dell’ultimo saluto, fissato per domani, alle ore 10, nella chiesa del paese.

«Fili, è stato il tuo ultimo alambicco distillato due anni fa. Eri il decano dei distillatori piemontesi e hai contribuito a traghettare il grappino da prodotto di massa a distillato emozionale. Io e Ale continueremo nel solco da te tracciato». Questo il commento, anzi la promessa, affidata ai social da Fabrizio Mazzetti, dal 1992 nel cuore dell’organico della nota distilleria piemontese.

SEI GENERAZIONI IN DISTILLERIA

Avviata nel 1846 dall’avo Filippo Mazzetti, l’attività si è tramandata di padre in figlio sino ad oggi, attraverso 6 generazioni. Ogni anno all’Antica Distilleria di Altavilla confluiscono le migliori vinacce del Monferrato, che danno origine a grappe monovitigno.

Ottenute da vinacce fresche e distillate con alambicchi a vapore, le grappe vengono custodite per diversi anni in botti di rovere e in barrique di ciliegio, castagno, mandorlo e rovere francese. Non prima di un attento e scrupoloso scarto di teste e code.

L’obiettivo della distilleria fondata da Fabrizio Mazzetti è sempre stato la ricerca della «completa armonia di gusto e aroma, mantenendo intatte le note floreali e fruttate». Il risultato di un processo produttivo tramandato con passione e sapienza sino a Filippo Mazzetti, che guidava l’azienda insieme alla moglie Laura e ai figli Fabrizio e Alessandro.

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Grappa: nasce ufficialmente il Consorzio Nazionale di Tutela

Giovedì 3 marzo 2022, presso la sede di AssoDistil, si è concluso ufficialmente il procedimento di trasformazione dell’Istituto Nazionale Grappa, presieduto da Sebastiano Caffo, in Consorzio Nazionale di Tutela della Grappa. Sin dal momento della sua elezione, Caffo si era promesso di portare a compimento il processo di istituzione del Consorzio. Processo avviato dal suo predecessore Elvio Bonollo.

È a questo punto della massima importanza – dichiara il Presidente – che il Governo vari al più presto il decreto per il riconoscimento della personalità giuridica ai Consorzi delle bevande spiritose, come già fatto da anni per quelli del vino e delle specialità alimentari, in modo che il Consorzio possa svolgere in pieno le proprie funzioni».

«Questo è solo il punto di partenza per il rilancio del nostro distillato di bandiera. Il nostro Consorzio, nei prossimi anni si impegnerà oltre che nella tutela, anche nella promozione di questa preziosa acquavite. La Grappa, che racchiude in ogni sorso la storia e le autentiche tradizioni italiane», conclude il Caffo presentando il nuovo logo del Consorzio.

«Le sfide che ci aspettano – aggiunge il presidente del Comitato Nazionale Acquaviti di AssoDistil Cesare Mazzetti – saranno impegnative. Grazie al sodalizio con AssoDistil questa nuova avventura potrà contare su una realtà già consolidata».

LA TUTELA DELLA GRAPPA

L’Istituto Nazionale Grappa è stato fondato nel 1996 nel tentativo di garantire un coordinamento nazionale tra i principali produttori di Grappa. Nel corso degli anni, l’Istituto ha visto la partecipazione di oltre 70 aziende rappresentate, direttamente o indirettamente, da diversi Istituti regionali.

Il nostro Paese vanta una storia antichissima di tradizioni, di marchi, e di processi di produzione unici. La Grappa, disciplinata per la prima volta a livello nazionale nel 1951, è stata poi tutelata a livello internazionale attraverso il Regolamento CEE 1576/89.

Tale norma ha autorizzato l’utilizzo dell’espressione “Grappa” soltanto per quella prodotta in Italia. In seguito, attraverso il Regolamento UE 110/2008, è stata creata la categoria delle “Bevande Spiritose a IG”, all’interno della quale si è inserita la IG Grappa tutelata a livello Europeo dal 2008.

Sono nove le denominazioni di Grappa a valenza territoriale: Grappa della Valle d’Aosta, del Piemonte, di Barolo, della Lombardia, del Veneto, del Trentino, dell’Alto Adige/SudTirol, del Friuli Venezia Giulia, della Sicilia) . Questo riconoscimento è stato confermato dal Regolamento UE 787/2019.

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A Santa Massenza la magica notte degli alambicchi accesi

Nei giorni dell’Immacolata il comune di Santa Massenza di Vallelaghi, in provincia di Trento, si animerà con La notte degli alambicchi accesi. Una festa che in poco più di un decennio è diventata un “must” ben oltre i confini trentini. Il piccolo borgo, sito lungo la strada che collega la bellissima Valle dei Laghi al Garda, ospita infatti la più grande concentrazione di distillerie, ben 5, di tutta la provincia.

La tradizionale iniziativa è organizzata dall’Associazione culturale “Santa Massenza piccola Nizza de Trent” con il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino. Il supporto di Trentino Marketing.La collaborazione di APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e Istituto Tutela Grappa del Trentino.

LA NOTTE DEGLI ALAMBICCHI ACCESI

Quello che quest’anno si svolgerà dal 4 all’8 dicembre è dunque un appuntamento fisso per una fitta schiera di intenditori, appassionati e turisti che arrivano in Valle dei Laghi da tutta Italia. Accomunati dalla passione per un distillato intramontabile e dal desiderio di imparare a conoscerlo meglio in un contesto di assoluta spensieratezza.

Ancora una volta, l’anima della kermesse è rappresentata dallo spettacolo itinerante degli attori della compagnia teatrale Koinè. Gli attori racconteranno la grappa artigianale trentina. Un prezioso distillato prodotto solo con vinacce fresche locali, seguendo la tradizionale distillazione con il metodo “a bagnomaria” in alambicchi discontinui.

IL PROGRAMMA

Nell’arco di cinque giorni, la compagnia metterà in scena 8 spettacoli (tre in più rispetto alle scorse edizioni) per consentire a tutti di partecipare nel rispetto delle normative anti assembramento. Quest’anno, infatti, gli spettatori saranno divisi in 5 gruppi di massimo 25 persone.

Ogni partecipante, dotato di radiocuffie, sarà guidato dall’inconfondibile voce narrante del conduttore tv Patrizio Roversi, all’interno delle cinque distillerie del paese. Distilleria Casimiro, Distilleria Francesco, Distilleria Giovanni Poli, Distilleria Giulio & Mauro e Maxentia.

Non mancheranno le degustazioni. Ogni tappa sarà per gli adulti l’occasione di assaggiare una delle grappe proposte. Tra queste, la grappa di Nosiola, vitigno rappresentativo della Valle dei Laghi e unica varietà a bacca bianca autoctona della provincia, e quella di Vino Santo, vera chicca ottenuta dalle vinacce degli acini di Nosiola lasciati appassire fino a primavera.

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Grappa: l’identikit del consumatore medio traccia il futuro del settore

Maschio, over 40, con capacità di spesa medio-alta, amante della compagnia e attento alle qualità. È questo l’identikit del consumatore italiano medio di grappa, secondo la ricerca svolta da Nomisma per conto di AssoDistil. Lo studio, presentato durante la conferenza “Il settore distillatorio italiano tra modello di sostenibilità e nuove sfide”, ha acceso i riflettori sullo status e le prospettive di sviluppo del mercato della grappa in Italia.

IL PROFILO DEL CONSUMATORE DI GRAPPA

L’indagine di Nomisma ha coinvolto un campione di mille consumatori. Ne risulta che il 29% degli italiani ha consumato grappa negli ultimi 12 mesi in almeno un’occasione in casa o al ristorante/bar. Emergono differenze sia in funzione del genere che con riferimento all’età.

La quota di consumatori aumenta difatti fra gli uomini dove raggiunge il 43%, a fronte di un 21% fra le donne, così come cresce all’aumentare dell’età. Il tasso di diffusione della grappa è minore tra generation Z (under 25) e millennials (fascia 26-40) dove è pari rispettivamente al 19% e 25%. Aumenta invece al 30% nella fascia di età 41-55 (la cosiddetta generation X) e al 32% tra gli over 55 (i baby boomers).

IL GUSTO PER LA COMPAGNIA

9 consumatori su 10 dichiarano di bere grappa in compagnia, soprattutto con gli amici. Non a caso tra i principali motivi che spingono al consumo di questo prodotto vi sono proprio la piacevolezza del gusto (51%) e la convivialità (43%).

Resta ancora una nicchia la voglia di sperimentare la grappa nel mondo della mixology, dove solo il 3% si è avventurato in questa esperienza. La curiosità è però alta, con il 35% dei consumatori che vorrebbe provare un cocktail a base di grappa nei prossimi mesi.

LA GRAPPA ON-LINE

«Al pari di quanto avvenuto per altre bevande alcoliche, anche nel caso della grappa l’e-commerce inizia a ritagliarsi un proprio spazio di mercato. Il 9% dei consumatori ha acquistato grappa online. Si riscontrano valori superiori tra le generazioni più giovani e i consumatori che hanno una capacità di spesa alta», dichiara Emanuele Di Faustino, Project Manager di Nomisma.

“Tale profilo – conclude Di Faustino – è in linea con la tipologia di grappa venduta online che si caratterizza per un prezzo medio che è più del doppio rispetto a quello della grappa acquistata negli scaffali dei negozi fisici”.

L’e-commerce è una scelta giudicata vantaggiosa per confrontare più prodotti (26%), per consultare recensioni (20%) o per leggere caratteristiche, storia e info sul prodotto e i produttori (17%). A tal proposito si noti come 3 consumatori su 10 utilizzano il web per cercare informazioni sulla grappa.

LE TENDENZE DEL MERCATO

Il Covid ha colpito i consumi di alimenti e bevande degli italiani, impattando anche sul mercato delle bevande alcoliche e degli spirits. Per questi ultimi, tra il 2019 e il 2020 si è registrato un -20% con un rimbalzo, nel 2021, del +9%.

Rimbalzo contestuale al graduale ritorno alla normalità e alla riapertura di bar e ristoranti, canale fondamentale per i consumi di spirits in Italia. Tali dinamiche hanno caratterizzato anche il mercato della grappa. Nei primi 9 mesi del 2021 gli acquisti di grappa nel Cash&Carry hanno messo a segno un +8% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Prosegue invece la corsa dell’e-commerce (+30% a gen-set 2021 vs gen-set 2020). Corsa più lenta rispetto a quanto registrato in piena emergenza pandemica quando le vendite di grappa online hanno segnato un +198% raggiungendo i 2,3 milioni di euro nel 2020 (dati NielsenIQ).

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AssoDistil: sostenibilità e packaging 100% green

Il settore distillatorio italiano tra modello di sostenibilità e nuove sfide“. È questo il titolo scelto da AssoDistil per la due giorni in programma il 28 e 29 ottobre a Nogaredo (Trento) nell’auditorium di Distilleria Marzadro.

L’iniziativa – organizzata in collaborazione con Bernadet, Labrenta e Gruppo Saida – sarà l’occasione per approfondire il lavoro portato avanti dalle distillerie italiane sui temi della sostenibilità e dell’economia circolare. Verranno inoltre presentati i primi prototipo di bottiglia, tappo ed etichetta 100% green.

«Finalmente dopo 2 anni – commenta Antonio Emaldi, presidente AssoDistil – torniamo a incontrare in presenza le distillerie associate. Ripercorreremo insieme gli eventi che hanno caratterizzato l’operatività delle nostre imprese in questi ultimi due anni, dal periodo emergenziale alle prospettive per il futuro».

«Questo grazie ai dati presentati da Nomisma e alle tendenze illustrate da Format Research – prosegue Emaldi -. Una delle parole cha abbiamo sentito pronunciare negli ultimi tempi è “resilienza” e ritengo che il nostro settore ne rappresenti un esempio perfetto».

«Sostenibilità ed economica circolare – aggiunge Sandro Cobror, direttore generale AssoDistil – sono da sempre valori fondamentali per le distillerie italiane. Il Report sulla sostenibilità pubblicato lo scorso anno ha evidenziato che il settore distillatorio produce non solo Grappe, distillati e acquaviti di grande qualità ma lo fa mettendo in pratica modelli sostenibili, rispettando e migliorando l’ambiente».

IL PROGRAMMA

I lavori si apriranno giovedì 28 ottobre alle ore 15.30 con l’intervento di Antonio Emaldi che illustrerà il bilancio del settore distillatorio per l’anno 2020 – 2021. Il pomeriggio seguirà con un focus sui dati economici, il clima di fiducia, l’internazionalizzazione e gli effetti dell’epidemia covid-19 sul comparto.

La presentazione sarà supportata dai dati dell’Osservatorio sui distillati a cura di Format Research. Alle ore 16.30 sarà la volta dello studio sullo status e le prospettive di sviluppo della Grappa in Italia a cura di Nomisma.

Venerdì 29 ottobre sarà la giornata dedicata alle best practice sul packaging sostenibile, nuova frontiera per un settore che punta ad essere sempre più green. Si inizierà alle 10.30 con i saluti di Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura Camera dei Deputati e con l’introduzione di Sandro Cobror, direttore AssoDistil.

A seguire sarà l’intervento di Giuseppe Morelli, direttore commerciale Gruppo Saida che presenterà “Il packaging sostenibile: il vetro”. Alle ore 11 sarà Amerigo Tagliapietra, sales director di Labrenta, a parlare del tappo sostenibile.

Alle ore 11.15 sarà la volta di Chiara Bettini, business developer Bernadet Italia, che parlerà delle soluzioni sostenibili per le decorazioni dei distillati. l soci sostenitori AssoDistil – Bernadet, Labrenta e Gruppo Saida – presenteranno inoltre la prima bottiglia con tappo ed etichetta 100 per cento green.

«Questa due giorni rappresenta una nuova tappa di questo percorso che intende sottolineare come la sostenibilità del settore distillatorio si arricchisca del contributo di imballaggi sempre più moderni e sostenibili che riutilizzano materie prime, senza rinunciare al design e all’eleganza necessaria per confezionare prodotti di eccellenza».– conclude Sandro Cobror.

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Istat: bene la Grappa sui mercati internazionali nel 2020

Secondo i dati Istat nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria, la Grappa ha registrato un aumento del 13% per quanto riguarda l’esportazione. Nonostante la pandemia, l’impossibilità degli spostamenti e le frontiere chiuse, l’Europa dice sì alla Grappa, confermandosi ancora una volta il maggior importatore con la Germania capofila.

Oltre l’83% delle distillerie italiane produce Grappa, una Indicazione Geografica che nel 2020 ha rappresentato 69 mila ettanidri, con un lieve calo del 4% rispetto al 2019.

CRESCE LA DISTILLAZIONE CEREALICOLA. LIEVE FELSSIONE DELLE MATERIE VINOSE

Anche nel 2020 il cereale si conferma quale principale materia prima utilizzata per la produzione di alcole etilico, con quasi 700 mila ettanidri prodotti.

La produzione di acquevite di vino e grappa, ovvero i distillati prodotti con le materie prime derivanti dalla filiera vitivinicola, segna invece una flessione del 2%. Nel complesso, la produzione totale di alcol etilico ed acqueviti registra un aumento del 3% rispetto al 2019.

IMPORT ED EXPORT DI ALCOL

Le importazioni di alcol etilico si sono attestate intorno ai 3.100.000 ettanidri, in aumento del 65% rispetto al 2019. Conseguenza diretta della forte domanda nel primo periodo di emergenza epidemiologica Covid-19.

Stabile invece l’export che conferma, in linea di massima, i volumi dell’anno precedente: oltre 470mila ettanidri di alcol etilico esportati, di cui circa l’83% destinato a Paesi dell’UE.

LA PRODUZIONE DI ALCOL NEL MONDO

Il 2020 registra 1 miliardo e 179 milioni di ettanidri di alcoli di origine agricola prodotti nel mondo, una lieve riduzione del 9% rispetto al 2019. Gli Stati Uniti si confermano leader indiscussi con oltre 544 mln di ettanidri, costituendo il 46% della produzione mondiale.

L’Europa costituisce il 7% della produzione mondiale con Francia, Germania e Ungheria, tra i paesi capofila. Infine, l’Italia rappresenta l’1,4% circa della produzione europea con oltre un milione di ettanidri prodotti annualmente.

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Lo sfogo di Francesca Bardelli Nonino: «Ho 31 anni e sono abbastanza adulta per parlare di grappa»

Francesca Bardelli Nonino, un cognome “pesante” sulle spalle. Ma un’età che, almeno per qualcuno, sarebbe troppo “leggera” «per poter parlare di grappa». La giovane rappresentante della sesta generazione della nota famiglia friulana ha così deciso di pubblicare su LinkedIn una foto che la ritrae davanti a una sontuosa torta di compleanno. Quella del trentunesimo.

Il messaggio? Parla forte e chiaro – senza piagnistei e senza le ormai consuete, boriose strumentalizzazioni – al mondo della grappa italiana, che pare proprio non rispettarla e accettarla per quello che è: una seria professionista.

LO SFOGO SU LINKEDIN

«Non è oggi il mio compleanno – scrive Francesca Bardelli Nonino sulla piattaforma web di carattere professionale – ma pubblico questa foto perché voglio rendere chiara a tutti la mia età: ho 31 anni».

Ho 31 anni e continuo a ricevere commenti che mettono in dubbio il mio essere abbastanza adulta per parlare di grappa. Lo trovo umiliante. Il mio profilo è aperto e chiunque può vedere il mio curriculum da cui si evince che non sono una “ragazzina”».

«Ho studiato per diventare Sommelier di Associazione Italiana Sommelier – continua la rappresentante della sesta generazione di Nonino – per superare il terzo livello del Wset – Wine & Spirit Education Trust. E sto continuando a studiare, perché voglio essere una professionista aggiornata del mio settore».

«IO, PORTAVOCE DEL DISTILLATO ITALIANO PER ECCELLENZA»

«Sono una donna di 31 anni che ama i distillati che la sua famiglia fa da oltre 120 anni e che continua a formarsi per poter essere degna portavoce della storia, la cultura del distillato italiano per eccellenza: la grappa», si chiude il messaggio social di Francesca Bardelli Nonino.

Per i più curiosi, per i suoi 31 anni, l’ormai certificata “classe 90” di Udine ha scelto una torta di fragole su un letto di crema. Ancor più importante, il sorriso di sempre. Senza sapere che un giorno, proprio quella foto, sarebbe tornata utile per dire “basta”. Prosit.

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Ue, nuovo regolamento per l’invecchiamento dei distillati. Pilzer: «L’Italia fa scuola»

A decorrere dal 25 maggio, finalmente anche l’Europa stabilisce per gli Stati membri quanto in Italia già sancito da tempo, ovvero che i magazzini di invecchiamento dei distillati debbano essere sotto il controllo dello Stato a totale tutela del consumatore.

Lo Stato italiano controlla in modo attento i produttori di distillati ed in particolare di Grappa e Brandy Italiano. I magazzini di invecchiamento, infatti, hanno l’obbligo di essere sigillati da un funzionario dell’ex Utf (ora Ufficio Dogane) ed il prodotto può essere estratto solo in presenza del funzionario che attesta con apposito verbale la durata effettiva dell’invecchiamento.

IL NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 5 maggio u.s. sono stati pubblicati rispettivamente il regolamento delegato (UE n.2021/723) e il regolamento di esecuzione (UE n. 2021/724).

Nel primo, la Commissione ha istituito il registro pubblico in cui saranno iscritti gli organismi deputati al controllo di invecchiamento delle bevande spiritose che deve avvenire sotto il controllo fiscale di uno Stato membro.

Il secondo regolamento disciplina le comunicazioni che gli Stati membri devono utilizzare per trasmettere alla Commissione i riferimenti dei predetti organismi deputati al controllo dei processi di invecchiamento.

IL COMMENTO DELL’ISTITUTO GRAPPA DEL TRENTINO

«Da sempre la collaborazione tra produttori e organi di controllo è stato un binomio certo impegnativo, ma ben funzionante in Italia – spiega il presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino, Bruno Pilzer – l’intelligenza del controllore e la disponibilità del controllato a seguire determinate regole ha di fatto creato dei magazzini di invecchiamento funzionali e nel pieno rispetto delle regole indotte dai sigilli di questi locali».

Visitando le distillerie trentine è infatti possibile vedere le botti di legno dove invecchia la grappa solo attraverso delle reti fissate e sigillate dall’ente Doganale preposto al controllo. L’accesso al locale di invecchiamento è possibile solo in presenza del funzionario della Dogana.

Le tempistiche di ispezione sono normalmente concordate con l’ente doganale, in modo da garantire al produttore la sostituzione di barriques e altre attività necessarie per il raggiungimento della più alta qualità possibile.

«Rispetto al passato – continua Pilzer – il locale o i locali destinati all’invecchiamento non sono più luoghi nascosti e forse messi nel posto più nascosto della distilleria. Ora sono locali studiati soprattutto per la giusta aerazione, disposizione delle barriques o delle botti più grandi in pratica delle vere cantine dedicate solo all’invecchiamento».

«Certo sono costi – conclude il presidente – ma solo in questo modo si riesce a creare una Grappa Trentina invecchiata Riserva molto interessante, è un vero mondo da scoprire e per dirla in termini moderno è un mondo maturo e certificato».

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Priscilla Occhipinti: la donna che parla con l’alambicco

Priscilla Occhipinti, titolare di Nannoni Grappe e unico Maestro Distillatore donna d’Italia, ed il suo alambicco. È un po’ come Don Camillo col Crocifisso: uno parla e l’altro risponde. “L’impianto parla, parla proprio! – dice la Occhipinti raggiunta telefonicamente da Winemag – Le attrezzature trasmettono non soltanto con l’alcolometro, col termometro, o il misuratore di pressione, ma anche coi suoni o col ritmo al quale esce il liquido”.

“A volte il vapore che pulsa da un suono o un timbro diverso: vuol dire che lì c’è bisogno un intervento. L’impianto ti suggerisce non solo le manutenzioni, ma anche le modifiche per lavorare meglio. Per questo non c’è una scuola”. Parole che lasciano trasparire il valore artigianale di un lavoro fatto “di petto e di pancia”.

E forse è proprio in questo valore il segreto del successo di Nannoni Grappe, realtà nata negli anni ’70 nella campagna maremmana ed in grado, dal 2011 ad oggi, di collezionare più di 150 medaglie d’oro e doppio oro nei più importanti concorsi internazionali, cui si aggiungono l’oro per la Grappa di Brunello Riserva 5 anni e l’argento per Gin Gingillo rosa al Concours Mondial de Bruxelles 2020 appena conclusosi.

Sono la sola donna che si può vantare di distillare personalmente il 100% di quello che esce dell’azienda. All’inizio non è stato molto semplice, perché ero giovane e donne nel mondo dei distillati non ce n’erano.

In Italia poi le distillerie son sempre meno, mentre nel nord Europa, dove si sono resi conto di che bene prezioso siano le distillerie per il paese, ci sono un po’ meno difficoltà ed è più facile trovare realtà ‘al femminile‘”.

LA GRAPPA ED IL TERRITORIO
“Essere donna – dice la Occhipinti – mi dà un valore aggiunto perché ritengo che le donne abbiano questa sensibilità che le contraddistingue e la metto in maniera spontanea nel mio lavoro. Come amo la musica, come amo l’arte, così amo trasmettere attraverso la distillazione i profumi del territorio”.

Il territorio, parola fin troppo spesso associata a ‘viticoltura’ ma che raramente viene affiancata a ‘distillazione’. “Il territorio è tutto. Qualsiasi territorio è tutto – dice senza indugio – I profumi che escono dall’alambicco sono i profumi che escono dal territorio, il mio patrimonio è quello. Io devo distillare il territorio”.

Territorio che può riversarsi nello spirit solo a fronte di una materia prima eccellente e lavorata per tempo. “Il mio lavoro è quello di far arrivare le materie prime freschissime e distillarle subito. In quel modo porto il territorio nel bicchiere. Una buona vinaccia fa il 70% del lavoro. Sono fra i pochi distillatori che appena finiscono le svinature, finisce anche la distillazione. Non sono in tanti a potersi vantare di questo”.

IL VALORE DEL LAVORO ARTIGIANALE
Un aspetto, quello delle materie prime, che Priscilla racconta con enfasi sottolineando come anche in questo sta la grande differenza fra l’artigiano e l’industria, fra l’autenticità di un prodotto e le mere logiche commerciali.

Sembrerò una presuntuosa, ma lavoro da mattina a sera nella distilleria da sola e vedermi accomunata a gente che compra dall’industria l’80% di quello che imbottiglia e vende o a gente che distilla la muffa, un pochino mi gira l’anima! La grappa ha bisogno di rispetto. Il mio affetto profondo va alla grappa ed il mio rispetto profondo va alla grappa”.

Parole che non lasciano spazio all’interpretazione, dalle quali emerge chiara la difesa del proprio lavoro, spesso confuso, complice la legislazione italiana, con quello di chi si limita ad imbottigliare prodotti che il più delle volte risultano disarmonici e squilibrati perché “l’equilibrio lo si raggiunge solo toccando l’impianto e sentendo l’aria che si respira in distilleria”.

Ed è nella mancanza di equilibrio di molti, troppi, prodotti ‘di massa’ che risiedono le difficoltà che la grappa incontra sul mercato. “La grappa è difficile a livello di consumo perché purtroppo la media dei prodotti che si trova in commercio è molto bassa. Chi assaggia la grappa sente che brucia e dice ‘io non la voglio bere’. La grappa ha troppa personalità per passare indifferente e se uno assaggia una grappa cattiva, è veramente cattiva”.

Fare cultura della grappa e del buon bere, quindi, per avvicinare il consumatore ad un prodotto la cui intensità può lasciare spaesati. Fare cultura della grappa anche per ‘difenderla’ dalle recenti interpretazioni che tendono a snaturarne le caratteristiche per avvicinarla a mondi che non appartengono alla sua tradizione.

“A fine agosto ho fatto una manifestazione – racconta Priscilla – avevo in degustazione una grappa riserva 5 anni, e un gin morbido e piacevole. Quando ho proposto di assaggiare i prodotti ‘tal quale’ solo quattro presenti su 80 hanno accettato, gli altri hanno chiesto un gintonic convinte di bere meno. È una percezione sbagliata che fa si che le persone siano più propense ai cocktail”.

“E siccome una certa industria ha bisogno di vendere ecco che ci si sposta su prodotti a minor contenuto alcolico o pensati per la mixology . La grappa non sempre sta bene insieme ad altre cose, anche se son stati creati dei cocktail per la grappa”.

NON SOLO GRAPPA
Anche se il distillato nazionale la fa da padrone, con 3.500 quintali di vinaccia lavorata all’anno, oltre 1.000 barrique certificate e circa 80 mila bottiglie/anno, tanti sono i prodotti che Priscilla Occhipinti ha inserito nella gamma di Nannoni, tutti distribuiti da Rinaldi1957. Acquaviti di frutta, acquaviti di miele, brandy e whisky, ma anche gin ed il nuovo nato ‘Maremmamaro‘, un amaro di ‘territorio’.

“Mi diverto. Fare altre tipologie di distillato mi porta ad esplorare nuovi aromi, lavorando quei prodotti che hanno una tradizione importante in maremma. L’apparecchio del gin me lo sono regalato qualche Natale fa. Per fare un buon gin occorre avere naso per riuscire ad abbinare le erbe officinali e valutarne la durata di infusione. Tutta esperienza in più e nuove possibilità di raccontare il territorio“.

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Paolo Brunello show: “Basta confusione tra produttori e imbottigliatori di Grappa”

“Il mondo del vino distingue produttori e imbottigliatori in etichetta, con la scritta ‘prodotto all’origine dalla cantina…’ oppure ‘imbottigliato da…’. Facciamolo anche per la Grappa”. Parola di Paolo Brunello, titolare della più antica distilleria artigianale d’Italia, la Fratelli Brunello di Montegalda (VI), fondata nel 1840.

La posizione di Brunello, espressa durante la Craft Distilling Italy 2020 lo scorso 27 ottobre, non lascia spazio ad interpretazioni: “Occorre rifare completamente la normativa ed avere il coraggio di rompere questa, mi permetto di dire, ipocrisia che sovrasta il mondo della grappa. Me ne assumo tutte le responsabilità”.

Dobbiamo sconfiggere questo alone di dubbio che sovrasta il mondo della grappa, dobbiamo rispetto al consumatore. È lui che acquista i nostri prodotti e deve avere chiarezza e certezza di ciò che beve”.

La legislazione vigente, infatti, consente la denominazione “distilleria” tanto a quelle realtà che distillano il proprio prodotto, quanto a quelle che operano come liquorificio o anche semplicemente come imbottigliatori. Serve quindi una revisione che dia al consumatore “la certezza che una grappa sia prodotta da colui che la immette sul mercato. Diamo a Cesare quel che è di Cesare”.

Più garanzie e tutele per il consumatore dunque, per costruire il futuro della grappa artigianale. Un futuro figlio di una tradizione che affonda le radici nella storia e nel territorio.

Un concetto tanto caro a Bruno Pilzer, ‘grappaiolo’ titolare, con il fratello Ivano, della Distilleria Pilzer in Val di Cembra (TR), nonché presidente dell’Istituto di Tutela della Grappa del Trentino e collaboratore della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, in qualità di maestro distillatore.

“Dobbiamo essere un po’ presuntuosi – ha affermato Pilzer – e dire ‘esiste la grappa ed ha un posto d’onore nella nostra cultura‘”. Affermazione che racchiude il valore del distillato nazionale.

Valore fatto dalla stessa materia prima: quella vinaccia figlia della grande viticoltura italiana, che occorre conservare e fermentare opportunamente per preservarne gli aromi, nel delicato di processo di distillazione.

Un groviglio di lamiere chiamato alambicco, in cui l’artigiano diventa anche un po’ ingegnere, per perfezionare lo strumento del mestiere, ed un po’ chimico, per estrarre opportunamente quei profumi che la natura ha (ri)posto nella vinaccia. E poi il valore del tempo, nell’attesa che la grappa si affini in acciaio piuttosto che si elevi in legno.

Sono tutti aspetti che, sommati insieme, ti danno un valore enorme, valore che magari altri distillati non hanno. Eppure – chiosa ancora Bruno Pilzer – spesso ci ‘passano davanti’ altre tipologie di distillato più semplici da produrre. Perché non considerare la grappa come prodotto che abbia una storia da raccontare?”.

QUALE FUTURO PER LA GRAPPA?

La grappa è cresciuta molto negli ultimi anni a livello qualitativo, sotto la spinta di artigiani che hanno investito tempo, passione e risorse. Un prodotto in grado oggi di confrontarsi ad armi pari coi blasonati spirits stranieri, spesso figli di multinazionali, forti della loro capacità nel mondo della comunicazione del marketing.

Il futuro della grappa passa quindi dalla valorizzazione del suo contenuto culturale ed organolettico. Grande “alleato”, in questo senso, è il consumatore moderno. Sempre più attento e alla ricerca dei valori dell’artigianalità. Un consumatore che, a sua volta, si fa portavoce e promotore del prodotto.

È piacevole – aggiunge Pilzer – ascoltare questo consumatore e provare a seguire la proprio idea, cercando di adattarla alla concezione di chi poi dovrà consumare il tuo prodotto. Questo è un cambio epocale. Una volta ti dicevano ‘questa è la grappa’, punto e basta”.

Il distillato nazionale può giocare le sue carte anche nella mixology, senza snaturarsi. “Devono essere gli artisti della miscelazione – sottolinea Paolo Brunello – a saper scegliere le migliori grappe artigianali, per offrire dei cocktail straordinari. Non dobbiamo noi commettere l’errore di andare ad inseguire sogni che non fanno parte della nostra tradizione”.

Grappa che, tuttavia, necessita di una revisione normativa che non solo porti chiarezza in etichetta, ma snellisca anche il complesso palinsesto burocratico fatto di controlli e registrazioni.

Un percorso che “alleggerito”, magari con l’ausilio della tecnologia, renderebbe il lavoro degli artigiani più “agile”. E, si spera, stimoli le nuove generazioni a cimentarsi col mondo della distillazione. Senza l’angoscia dell’ispezione e della sanzione.

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AssoDistil realizza il primo Rapporto di Sostenibilità della distillazione

AssoDistil ha promosso, assieme ad 11 aziende leader del settore e con il coordinamento di LifeGate, società considerata punto di riferimento della sostenibilità, la realizzazione del Primo Rapporto di Sostenibilità del settore distillatorio raccogliendo i dati sociali, ambientali ed economici delle aziende coinvolte.

Il settore distillatorio rappresenta un evidente esempio di economia sostenibile e circolare. Da sempre infatti la distillazione valorizza materie prime che altrimenti sarebbero gestite come scarti da altri settori, generando nel contempo una molteplicità di prodotti di indubbio valore e minimizzando, quasi azzerando, la produzione di scarti.

Basti pensare alla valorizzazione delle vinacce provenienti dalla filiera vitivinicola per produrre nobili distillati come la Ig Grappa ed alla contemporanea produzione di fertilizzanti ed ammendanti rinnovabili e sostenibili oltre che di energia verde.

Il Rapporto sarà finalizzato entro fine anno e presentato nell’ambito di un evento sulla sostenibilità che AssoDistil organizzerà nei prossimi mesi, e costituisce il primo passo verso la realizzazione di un Rapporto che veda coinvolte tutte le imprese del settore.

Le 11 aziende partecipanti sono: Distilleria G. Bertagnolli srl, Distilleria Bertolino spa, Bonollo spa, Bonollo Umberto spa, Bottega spa, Distilleria Deta srl, D’Auria Distillerie & Energia spa, Distilleria Fratelli Francoli spa, Ima srl, Marzadro spa, Distillerie Mazzari spa.

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La Grappa in estate: sì al frigo, no al ghiaccio

La Grappa può essere apprezzata anche d’estate. Già da qualche tempo distillerie ed associazioni suggeriscono le corrette modalità di servizio e consumo per poterne godere a pieno anche nei mesi caldi, o proponendo prodotti ad hoc per il consumo “a freddo”, come nel caso della Grappa Grandi Cru Prosecco Ice di Castagner.

Nell’anomala estate 2020 è la storica Distillerie Bonollo Umberto, di Mestrino (PD), a ricordare due semplici regole per gustare la Grappa nella canicola estiva: sì al frigo, no al ghiaccio.

Definitivamente sdoganato il frigorifero. Ricordando temperature troppo basse alterano negativamente la percezione di profumi e sapori nulla vieta di conservare la Grappa in frigo riportandola nell’ambiente qualche momento prima della degustazione per servirala intorno ai 15-18 gradi.

Altro consiglio per un consumo destagionalizzato è di non aggiungere mai ghiaccio perché l’aggiunta di acqua dovuta alla diluizione rovinerebbe ‘’intensità, i profumi e il gusto del distillato.

Stando ad una recente indagine sul mercato nazionale condotta da Artefice Group e Toluna tra i consumatori di spirits la grappa invecchiata in barrique è apprezzata dal 45% del campione, valore che sale al 67% fra i consumatori più esperti.

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Oltrepò pavese, Torrevilla compra Il Montù: marchio e vigneti per crescere all’estero

“L’acquisizione del marchio Il Montù per il prestigio. I nuovi 70 ettari di vigneti per la sostanza”. Non usa giri di parole il presidente di Torrevilla, Massimo Barbieri, per descrivere l’operazione di acquisto del ramo d’azienda della Cantina Storica Il Montù Beccaria (PV). Una “fusione” che cambia la geografia del vino in Oltrepò pavese, soprattutto per la produzione di Buttafuoco, Sangue di Giuda e Pinot Nero.

Con Il Montù, la viticoltori associati di Torrazza Coste e Codevilla punta a qualificare ulteriormente la produzione con le uve del nuovo conferitore e socio della cooperativa, Fabio Tonalini, presidente del Montù. Gli ettari vitati complessivi salgono dunque a circa 670.

L’esperienza sui mercati esteri del numero uno della cooperativa di Montù Beccaria (PV) sarà inoltre messa a disposizione di Torrevilla, per crescere soprattutto all’estero, ma anche per diversificare nella Grande distribuzione organizzata (Gdo).

La cooperativa di Torrazza Coste fattura oggi 10 milioni di euro all’anno (2,5 milioni di bottiglie) e conta di crescere ancora. “Grazie a questa operazione – commenta Massimo Barbieri – daremo più tranquillità ai nostri soci, in un periodo così difficile come quello attuale. La stessa operazione è stata chiusa in un periodo non semplice, ma in un clima di totale armonia e naturale condivisione degli obiettivi”.

“Il potenziale qualitativo di Torrevilla è già elevato – aggiunge il nuovo socio Fabio Tonalini – la vera sfida sarà dunque aiutare l’azienda a crescere all’estero. Il Montù aveva già una quota molto elevata rispetto alla media dell’Oltrepò pavese: il 17% contro il 3%. Per una terra come questa, capace di produrre uve di altissima qualità, il 3% non è nulla, occorre puntare al 30%. Credo molto in questa sfida e conto di portarla a compimento”.

La produzione enologica sarà svolta nelle strutture di Torrevilla, mentre Il Montù continuerà a produrre grappe e distillati a Montù Beccaria, in una delle quattro distillerie rimaste ormai attive in Lombardia. La distribuzione degli spirits affiancherà quella dei vini, con la medesima rete vendita.

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Cento di questi Caldiff! Un nuovo distillato di mele per gli 80 anni di Andreas Roner

Caldiff 80 è un distillato di mele Gravensteiner, invecchiato in barrique per 17 anni, di cui due nelle botti di Rum. Ma è soprattutto il modo col quale Andreas Roner ha voluto festeggiare i suoi 80 anni spesi tra gli alambicchi della distilleria di Termeno (BZ), in Alto Adige.

L’assaggio in anteprima è avvenuto proprio durante le celebrazioni. Al naso, Caldiff 80 è delicato e ricco di sfaccettature, con intense note di mele mature che si intrecciano ai morbidi profumi conferiti dal legno, capaci di ricordare i Caraibi. Ma è al palato che questo distillato si esprime al massimo, con intense e variegate note fruttate, sentori di prugne secche e uva sultanina.

La visita con il mastro distillatore Helmut Oberhofer offre l’opportunità di degustare anche gli altri prodotti della gamma della distilleria Roner. Come le grappe, ottenute da vinacce che fermentazione a 20° gradi, con un lievito australiano.

  • Grappa Gewürztraminer. Invecchiata per un anno in recipienti inox è floreale al naso con note di rosa, geranio, accenni di litchi. All’assaggio è speziata dato dalla varietà di uva e aromatica.
  • Grappa Weissburgunder invecchiata. Le vinacce di Pinot Bianco, grazie all’amicizia con Andrea Moser, enologo di Kaltern – cantina di Caldaro, provengono dalla vinificazione delle uve destinate alla selezione Vial.

Invecchiata con 2 passaggi in barrique di rovere e botti di legno di ciliegio esordisce con la frutta, tra cui la tipica mela. Poi un tocco di vaniglia e tabacco, sostenuto dalle nuance riccamente fruttate del legno di ciliegio, per poi divenire floreale. Al gusto è amabile, rotonda e piena.

  • Grappa Gewürztraminer Riserva. Affinata da un minimo di 2 sino a 5 anni in botti di quercia americana da 500 litri. Ogni 12 mesi è controllata dall’ente preposto. I profumi sono speziati con note di cannella e vaniglia sontuose, seguite da note floreali. Al gusto è rotonda, piena.
  • Grappa Blauburgunder. Invecchiata in botti di rovere e di legno di ciliegio. All’olfatto è floreale e fruttata, con note di mele sostenute dalle nuance del legno di ciliegio. Al gusto è amabile, rotonda e piena.

Passiamo poi all’acquavite di Pera Williams, di cui Roner realizza tre versioni. La prima, invecchiata per un anno in recipienti inox, è fruttata, con ricordi netti di pera matura. Al gusto è amabile, con un tocco amarognolo e una lieve nota tostata sul finale.

Segue l’acquavite ottenuta da un alambicco in rame a doppia distillazione. Si tratta di William Luisa, invecchiata per un anno in recipienti inox. Un’acquavite di pere della Val Venosta: 40° per una versione in chiave moderna, in una speciale bottiglia rame. All’olfatto è fruttata, con un gusto amabile, pulita, fine.

Chiude la terna la Williams Reserv. Ancora una volta all’olfatto risulta fruttata, con ricche note di pera matura e un leggero tocco amarognolo, che ricorda i semi. All’assaggio è rotonda, piena.

Il tasting prosegue con l’assaggio di Alpine Gin Z44 di Roner: bottiglia trasparente e decorata da serigrafie floreali, una chicca per i collezionisti. L’etichetta, entrata in produzione 7 anni fa, è realizzata con l’estratto delle pigne di Pinus Cimbra. La loro raccolta sul Corno Bianco, ad altitudini che vanno da 1400 a 2 mila metri, dura 4 settimane prima che le bacche diventino troppo coriacee.

I processi di distillazione sono accurati, grazie ad alambicchi continui e discontinui, sino ad arrivare a 82°. L’acqua purissima delle sorgenti delle vette alpine è l’ingrediente essenziale, assieme alle pigne di pino cembro, alle bacche di ginepro, al coriandolo, alla radice d’angelica, all’achillea, alla lavanda, alle scorze di arancia, al pompelmo e a diverse spezie.

Di colore limpido e cristallino, Alpine Gin Z44 ha profumi intensi di pino cembro, con delicate note speziate e note di violetta, di fiori di campo, d’erbe alpine. Il gusto è ricco e speziato, con ritorni balsamici, mentolati.

Come spiega Helmut Oberhofer, il gin è stato una conquista delle nuove generazioni: “All’inizio, chi era al vertice dell’azienda non era d’accordo con la scelta di fare il gin, proprio perché Roner è da sempre associato al mondo della grappa. Eppure noi, in silenzio, ci abbiamo provato lo stesso”.

“Abbiamo insistito e quando abbiamo avuto l’ok dalla dirigenza abbiamo immediatamente presentato il nostro prodotto finito. La scelta di chiamare questo gin ‘Z44‘ sta nel fatto che volevamo distaccarci dal nome Roner. Z44 mostra comunque un forte legame con l’azienda, dato che riprende il nome della via Josef-von-Zallinger, 44 dove è prodotto a Termeno. In cantiere abbiamo un nuovo Gin, che presenteremo a settembre”.

“Da 75 anni – aggiunge Andreas Roner – il nostro nome è sinonimo di qualità ed eccellenza. La gente si fida del nostro marchio per l’amore e la dedizione con cui ci dedichiamo al nostro lavoro, che si riflette nei colori scelti per il marchio aziendale: rosso, come la passione con cui ci dedichiamo all’arte della distillazione; e oro, elegante e prezioso come i nostri distillati. E questo lo garantisco finché questa distilleria porterà il nome della mia famiglia”.

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Marzadro: identità territoriale e futuro della Grappa Trentina

Trento Doc, Vermut Altolago, Amaro Marzadro. Si apre così la nostra visita alla Distilleria Marzadro, a Nogaredo (TN). Un twist sullo “Sbagliato” a base di prodotti del territorio. A proporlo è il bartender Leonardo Veronesi (del Rivabar di Riva del Garda) che collabora con Marzadro proprio per sdoganare la Grappa, prodotto regina della distilleria, in mixology.

L’approccio è chiaro: proporre la grappa in miscelazione per introdurla al consumo in purezza. Strizzare l’occhio al bere mescolato sia per volumi sia come veicolo per rendere il brand riconoscibile ed evolvere il consumatore verso il consumo in purezza.

Questo perché il competitor non è più il vicino di casa, grappaiolo pure lui. La concorrenza oggi sono gli altri grandi distillati, come Whisky, Cognac e Rum, tanto quanto i sempre più presenti Gin e Botanical Spirit.

Lavorare quindi sulle potenzialità della grappa come ingrediente, senza quindi sviluppare un prodotto apposito come invece hanno fatto altre aziende. Drink a base grappa che divengono accompagnamento a piatti gourmet. Abbinamento cibo-cocktail che trova qui un’ulteriore sdoganamento.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Alle spalle c’è la storia e la tradizione di un’azienda nata sul finire degli anni ’40 per volere dei fratelli Sabina ed Attilio Marzadro e cresciuta nel tempo fino all’avvio dell’attuale stabilimento nel 2004. Sempre sotto il segno della qualità.

Otto alambicchi a bagnomaria . Gestione separata delle vinacce e degli sgrondi. Circa 50.000 quintali di vinacce lavorate ogni anno, tutte da viticoltura trentina. Periodo di distillazione di circa 100 giorni all’anno per poter lavorare la materia prima a breve distanza di tempo da vendemmie e vinificazioni. 27 milioni di bottiglie/anno suddivise in oltre 70 etichette differenti.

Numeri di quella che è, ad oggi, “un’azienda grande fra le piccole” come sottolineano gli eredi di casa Marzadro Alessandro e Stefano.

LA DISTILLERIA
Entrare nella distilleria significa entrare in un edificio appositamente pensato e realizzato per fare la grappa e comunicarla al consumatore. Un edifico che punta all’ecosostenibilità ed all’integrazione col territorio finanche al tetto, ricoperto da un manto vegetale.

Già dall’esterno si ha un immediato senso di accoglienza dato dall’assenza di una recinzione che divida dalla strada antistante. Colori tenui e le grandi vetrate del punto vendita che invitano a fermarsi anche solo per curiosare.

All’interno risulta chiaro come la parte operativa-produttiva e la parte da “enoturismo” condividano gli spazi senza intralciarsi vicendevolmente.

La sala di distillazione, il sancta sanctorum dell’impianto, è attorniata da un corridoio che permette ad eventuali visitatori di osservare le varie fasi senza disturbare.

Ma dietro a questo studio estetico-funzionale c’è tutta l’esperienza e la ricerca della qualità delle generazioni della famiglia Marzadro. Alambicchi in rame “a bagnomaria” per ottenere distillazioni più pulite rispetto ai tradizionali “cestelli”. Due batterie di sistema alambicco-colonna che convergono su due contatori piombati per ragioni fiscali (l’equivalente dei “spirit safe” scozzesi). Oltre 2400 sigilli daziali a garantire l’incolumità della produzione.

Ma nonostante la tecnologia e gli automatismi la distillazione è ancora, in parte, un gioco di sensibilità. Il sapere si tramanda ancora oggi con la nuova generazione che lavora a fianco della precedente.

LA BOTTAIA
1000 Kg di vinaccia, lavorati per circa 4 ore, danno origine a circa 60 litri di grappa. Grappa bianca che in alcuni casi verrà invecchiata. La bottaia trasmette lo stesso “concept” architettonico della produzione: convivenza fra lavoro e visita, fra esigenze tecniche e turismo.

Se le botti sono custodite in depositi sotto sigillo della Guardia di Finanza per ragioni fiscali per il visitatore è comunque possibile osservarle grazie ad un camminamento sopraelevato.

Oltre 3000 botti fra Ciliegio, Acacia, Frassino. Legni di diversa grana e diversa tostatura. Botti ex Porto. Anfore di terracotta. Tutti ingredienti della formula alchemica dell’invecchiamento. Elementi dello stile della Casa.

Materiale e tempo che creano la gamma dei prodotti invecchiati Marzadro, dall’iconica “18 Lune” alla linea “Giare“, finanche alla grappa affinata in anfora.

MADONNA DELLE VITTORIE
Marzadro però non è solo grappa. Da tre anni è stata infatti acquisita Madonna delle Vittorie, una realtà fatta di una cantina ed un frantoio. Siamo ad Arco (TN), punta nord del Lago di Garda.

Lavorazione artigianale delle olive (anche conto terzi, vista la scarsità di frantoi nell’areale), 50% varietà nere 50% varietà verdi, per produrre un olio Garda Dop fragrante, dal colore brillante che alterna dolcezze a note amaricanti e ad una leggere piccantezza.

Teroldego, Rebo, Nosiola, Gewurtraminer, Pinot Bianco, Chardonnay. Filari stretti per creare competizione fra le viti. Circa 40 ettari in conduzione di cui 8 di proprietà. Produzione annua di 150.000 bottiglie. Un Trento Doc fragrante e fruttato ed una linea di vini fermi che, così come l’olio, sembrano cercare una proprio specifica identità.

L’areale del nord Garda è una sottozona molto particolare. Una zona che attutisce le annate molto umide anche grazie ai due venti che soffiano regolari, il Pelér al mattino e l’Ora al pomeriggio. Zona di sbalzi termici. Quasi una goccia di mediterraneo nel nord Italia.

Ma se questa parte di mondo da vita ad un olio la cui qualità è conosciuta e rinomata per i vini l’identità è ancora tutta da scoprire. La Nosiola, unico vitigno autoctono trentino a bacca bianca, da vini ancora sconosciuti ai più così come il Gewurztraminer che qui ha una declinazione differente, meno aromatica e più elegante, rispetto all’areale altoatesino.

Un angolo di Trentino ad oggi forse più noto come località da turismo sportivo (vela, arrampicata e bici le attività principali) che però nasconde in se un piccolo cuore enogastronomico da scoprire.

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Accordo Ue Cina: ecco le 13 Denominazioni del vino italiano tutelate

BRUXELLES – Tra i 100 marchi di origine dell’Unione Europea rientrati nell’accordo Ue – Cina ci sono anche 13 Denominazioni del vino italiano. Si tratta di Asti, Barbaresco, Bardolino superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui, Brunello di Montalcino, Chianti, Conegliano-Valdobbiadene Prosecco, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Montepulciano d’Abruzzo, Soave e Vino Nobile di Montepulciano.

L’intesa è stata sottoscritta oggi fra il Commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan (nella foto, sotto) e dal ministro del Commercio cinese Zhong Shan. Adesso l’accordo deve essere esaminato dal Consiglio e dal Parlamento Europeo. La Commissione prevede che sarà operativo entro la fine del 2020.

La rappresentanza di prodotti enologici Made in Italy è cospicua se si considera che, in totale, sono 26 i marchi Dop e Igp riconosciuti dal Dragone. Nella lista bagnata da alcune tra le eccellenze enoiche italiane sono finiti anche alcuni fiori all’occhiello della gastronomia tricolore.

Si tratta di Aceto balsamico di Modena, Asiago, Bresaola della Valtellina, Gorgonzola, Grana padano, Grappa, Mozzarella di Bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, Taleggio e Toscano.

In “cambio”, l’Ue garantirà la tutela di prodotti cinesi come Pixian Dou Ban (pasta di fagioli di Pixian), Anji Bai Cha (tè bianco Anji), Panjin Da Mi (riso Panjin) e Anqiu Da Jiang (Anqiu Ginger).

La lista finale di vini, formaggi e salumi è stata pubblicata dalla Commissione UE al termine dell’incontro decisivo odierno. L’accordo prevede tuttavia l’estensione della lista per proteggere altri 175 prodotti, entro il 2024.

CHIANTI NELLA LISTA, PARLA BUSI: “UNA BUONA NOTIZIA”
“Quella di oggi – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – è una buona notizia. Il fatto che il Vino Chianti sia stato inserito nella lista delle 100 Dop e Igp che saranno tutelate in Cina è un tassello importante per l’espansione commerciale del nostro prodotto su un mercato importante”.

“L’accordo fra la Commissione europea e il Governo cinese – conclude Busi – definisce un quadro di regole certe che vanno a vantaggio dei nostri imprenditori. La Cina riconosce nel Chianti non solo un brand ma anche una grande Denominazione e le riconosce la protezione che merita”.

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Convegno “Grappa, il futuro che ci aspetta”

NOGAREDO (Trento) – Nell’ambito delle iniziative per festeggiare i 70 anni dell’azienda, Distilleria Marzadro ha organizzato il convegno “Grappa, il futuro che ci aspetta“. Un confronto tra produttori e categorie per riflettere sul futuro del settore e sui nuovi business.

Il convegno, nella sua prima edizione, ha messo l’accento, tra gli altri, su due aspetti fondamentali per il comparto delle distillerie italiane. Il primo è quello dell’economia circolare, di cui già oggi le distillerie sono un esempio perfetto, ma che può in futuro aprire nuove vie sulla diversificazione di prodotto.

Il secondo è quello della necessità, per il comparto, di “fare squadra“, di fare rete per meglio affrontare le sfide future. Uno dei punti di riferimento e dei mezzi per ottenere questo risultato può essere la creazione di un Consorzio di Tutela della Grappa che possa aiutare ad affrontare meglio i mercati esteri e tutelare le IG della Grappa.

Abbiamo voluto organizzare questo forum di discussione perché come impresa percepiamo la necessità di riflettere sulle strategie per il futuro. Il comparto distillatorio è ad un bivio: l’export diventa sempre più importante, ma le dimensioni aziendali delle nostre distillerie ci limitano; i prodotti sono apprezzati, ma il mercato cambia in fretta ed è necessario diversificare ed esplorare nuovi ambiti produttivi. Su questi temi è necessario riflettere tutti insieme” – dice il presidente di Distilleria Marzadro, Stefano Marzadro.

L’ECONOMIA CIRCOLARE
Una possibilità di aumentare il business per le distillerie è quella di diversificare il prodotto e di ampliare l’utilizzo della materia prima. Già oggi, oltre alla Grappa e ai distillati, le aziende sono un esempio perfetto di economia circolare: contribuiscono alla produzione di biogas, attraverso il conferimento delle vinacce esauste in impianti a biomassa.

Quello che deriva, poi, da questo secondo processo, cioè il “digestato“, può a sua volta essere utilizzato in agricoltura come nutrimento per il terreno, chiudendo quindi il cerchio della circolarità dei processi in distilleria. Man mano che il quadro regolatorio e la disciplina si consolida, le aziende sfruttano tutti i possibili utilizzi del prodotto.

Ma il futuro è molto più ricco di possibilità. Dai residui della distillazione si possono ricavare additivi alimentari, bioprodotti per la cosmetica e la nutraceutica. Alcune aziende già producono ad esempio additivi naturali per la panificazione come l’acido tartarico, mentre altre strade sono esplorate in via sperimentale, su scala di laboratorio o su scala-pilota.

Si parla anche, ad esempio, di farina di vinaccioli disoleata, derivante dalla lavorazione dei semi degli acini – da poco ufficialmente nella lista di combustibili rinnovabili e sostenibili, grazie al decreto ministeriale n.74 entrato in vigore lo scorso 21 agosto, voluto dal ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero della Salute e dello Sviluppo Economico – o di tessuti a base di vinaccia.

E, naturalmente, dei biocarburanti avanzati come il bioetanolo avanzato, in grado di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di oltre il 70%. In questo contesto, l’Italia ha sviluppato una tecnologia innovativa e all’avanguardia nel mondo.

“Il settore distillatorio è fortemente impegnato nello sviluppo dell’economia circolare come strumento di sviluppo del comparto – ha commentato Sandro Cobror, direttore di AssoDistil – Le nostre distillerie, affermatesi negli anni grazie ai prodotti di indiscussa qualità come i nobili distillati, Grappa anzitutto, da sempre cercano di valorizzare al massimo la materia prima utilizzata, essa stessa sottoprodotto della filiera vitivinicola, ma oggi, grazie allo sviluppo di nuovi processi e tecnologie, il portafogli di prodotti di origine naturale si amplia enormemente creando delle opportunità di business inesplorate finora, come le applicazioni cosmetiche, nutraceutiche o nel mondo dei biopolimeri, che permettono sinergie con altri comparti industriali e produzioni a zero rifiuti, nella logica di una economia realmente rispettosa dell’ambiente e che valorizzi integralmente le materie prime: una vera economia circolare che vede il comparto tra i protagonisti dello sviluppo sostenibile”.

LA NECESSITA’ DI FARE SQUADRA
C’è, da parte delle imprese, una volontà esplicita di andare all’estero. Lo si evince anche dall’aumento della partecipazione alle fiere internazionali di settore. Negli ultimi tre anni, l’84% delle imprese ha avuto almeno un contatto con l’estero.

 

Le esportazioni sono in crescita soprattutto nei Paesi dove il made in Italy è maggiormente apprezzato: negli Stati Uniti, in Asia e in Europa. Nel vecchio continente, in particolare, si consolidano i mercati tradizionali come la Germania e la Svizzera.

“Recentemente, a Bruxelles, presso l’Istituto Italiano di Cultura, Federvini ha presentato con Nomisma e Mediobanca un’analisi approfondita del settore spiriti in Italia – ha spiegato Ottavio Cagiano de Azevedo, direttore generale di Federvini – Alla presenza di diversi parlamentari italiani è stato messo in luce che, i cali di consumo sul mercato nazionale, hanno spinto molte aziende a cercare nuovi mercati con l’internazionalizzazione. Ed ora il settore delle bevande spiritose sta vivendo un momento di grande espansione nell’export”.

“La Grappa – prosegue Cagiano – indicazione geografica italiana di prestigio, è in linea, ma fatica di più, dovendo incontrare consumatori non abituati ai suoi profumi e sapori. L’aver intrapreso la strada della miscelazione ha permesso di registrare nel primo semestre del 2019 un valore export pari a 20 milioni di Euro. Tra i mercati principali ricordiamo la Germania e gli Stati Uniti”.

“Di qui le preoccupazioni per le tensioni di queste ore sui possibili nuovi dazi, all’entrata negli USA e le attese legate alla Brexit, dato che il Regno Unito rappresenta anch’esso un grande mercato di consumo. Sono dati che complessivamente non possono che dare soddisfazione anche se permangono criticità in altre aree, come ad esempio nel Sud Est asiatico, dove parametri analitici, non in linea con quelli ammessi a livello europeo, costituiscono un ostacolo rilevante” conclude il direttore.

Sono convinto che la più grande sfida peri il futuro della Grappa si giocherà sui mercati internazionali, dove c’è una grande necessità di far conoscere la nostra acquavite di bandiera e gli elementi di unicità che stanno alla base del suo carattere inimitabile. Il far squadra in questo senso, come alcune aziende già hanno iniziato a fare negli ultimi anni, è fondamentale per poter creare i presupposti di un virtuoso sviluppo dell’export del nostro settore” – ha detto Elvio Bonollo, quarta generazione della famiglia alla guida dell’omonimo gruppo.

Alla propensione delle imprese all’export non corrisponde, però, una forza strutturale che permetta di gestire le esportazioni: le aziende sono troppo piccole per poter affrontare i mercati esteri. Il comparto necessita di fare rete, di stipulare intese, di unire le forze per poter aumentare la competitività.

Il Consorzio di Tutela della Grappa può rappresentare uno degli strumenti per raggiungere l’obiettivo di fare sistema e fare sinergie operative.

“Nell’ottica delle sinergie necessarie, ciò che abbiamo realizzato in Trentino con l’Istituto di Tutela della Grappa – ha aggiunto Mirko Scarabello, presidente dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino – può essere d’esempio. L’esperienza di collaborazione e di intesa tra le diverse distillerie sul territorio, infatti, ha portato in passato e continua a portare nel presente a iniziative condivise ve a politiche comuni”.

Ad oggi non c’è in Italia un ente che tuteli la denominazione d’origine della grappa (IG), non esiste un unico soggetto che possa operare sul fronte della promozione, come invece accade per il settore del vino. Nell’ottica dell’unione e della condivisione tra produttori, il consorzio può diventare un mezzo importante per riconoscersi in un unico soggetto, che intervenga con finanziamenti propri per la promozione e la tutela del prodotto.

L’iter normativo per il riconoscimento del Consorzio di Tutela per gli spiriti è già partito e si è da tempo in attesa di un decreto definitivo.

PIANI DI CONTROLLO E FORMAZIONE
Anche i piani di controllo e la formazione giocano un ruolo decisivo nello sviluppo del futuro delle distillerie. “Con il riconoscimento delle 36 denominazioni italiane a Indicazione Geografica, avvenuto con il recente Regolamento CE 787 – ha spiegato Cesare Mazzetti, presidente del Comitato Acquaviti di AssoDisti – assume massima importanza l’aspetto dei controlli”

“Infatti ogni denominazione, con le 10 Grappe in testa, ha uno specifico disciplinare produttivo che ogni produttore è tenuto ad osservare strettamente. I controlli, esercitati da un Organismo appositamente designato dal Ministero su indicazione dei produttori, servono a garantire ai consumatori la qualità del prodotto, e agli operatori una leale concorrenza sul mercato. AssoDistil, in rappresentanza dei distillatori, ha concordato con gli Uffici del Ministero delle Politiche Agricole/ICQRF uno schema di linee guida che orientino la stesura di uno specifico Piano dei Controlli per ciascuna denominazione”.

“Diventa oggi basilare che i produttori effettuino una scelta oculata dell’Organismo cui affidare i controlli, che riguardano tutti gli aspetti produttivi, fino all’etichettatura con la quale il distillato verrà posto in commercio” conclude Mazzetti.

“Negli ultimi anni – dichiara Sergio Moser, tecnologo e docente di Fondazione Mach – la Fondazione Mach ha messo in campo corsi post diploma di alta formazione per tecnici delle bevande, in tali corsi a numero chiuso sono previsti specifici insegnamenti sulla tecnica di distillazione e sulle possibilità di riutilizzo dei sottoprodotti dell’industria enologica”.

“Nel corso di laurea di primo livello in Viticoltura ed enologia, esiste inoltre uno specifico insegnamento rivolto allo studio della tecnologia dei distillati. La Fondazione Mach volge particolare attenzione nello studio delle attitudini alla distillazione di vinacce ottenute dalla vinificazione di uve resistenti alle principali crittogame della vite, che come tali nella loro coltivazione richiedono un limitato impatto input chimico (non necessitano di trattamenti chimici)”.

“Credo che questo tema interpreti a pieno in chiave futura il rispetto dell’ambiente e il possibile riutilizzo degli scarti di lavorazione dell’industria enologica per l’ottenimento di prodotti (Grappe) di alto livello qualitativo” chiosa Moser.

I DATI DEL SETTORE
Oggi, il settore delle distillerie in Italia costituisce un comparto dalla forte tradizione ma necessariamente di nicchia, basandosi su una materia prima dalla disponibilità limitata come, ad esempio, le vinacce. Sul territorio nazionale si contano circa 140 aziende distillatorie. Diventano circa 300 se si comprendono le aziende di imbottigliamento e dell’indotto in generale.

Le distillerie sono collocate per lo più nel centro-nord. L’80% di esse non supera i 10 addetti, si tratta cioè per lo più di micro imprese, che producono eccellenze spesso conosciute solo nel territorio nazionale o regionale. Tutto il comparto fattura complessivamente circa 300 milioni l’anno.

La produzione di grappa è sostanzialmente stabile: vengono prodotti ogni anno tra gli 80 e i 90mila ettanidri (un ettanidro corrisponde a cento litri di alcol), ovvero circa 200mila ettolitri di distillati. Aumenta invece nel tempo la qualità e la ricercatezza nel prodotto.

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Grappa Grandi Cru Prosecco Ice, Castagner

Si chiama “Ice” ed il nome dice tutto. I caratteri cubitali, “BERE FREDDA“, rendono ancor più chiaro il concetto. Il nome completo è Grappa Grandi Cru Prosecco “Ice”. È la proposta estiva della nota distilleria trevigiana Castagner. Un tassello in più nella proposta della grappa per l’estate, divenuta ormai un must.

Bello, accattivante e funzionale il packaging. Rivestita di un cappottino termico (una vera e propria muta in neoprene blu oltremare in grado di mantenere la temperatura di servizio per alcune ore anche fuori dal frigorifero) con le scritte argentate risulta inconfondibile e con un look vagamente marinaresco.

Dentro, un prodotto che è una novità per casa Castagner ed in generale un’etichetta che sviluppa un’idea particolare nel mondo degli Spirit: quella del servizio a freddo. Se escludiamo infatti i liquori in stile limoncello o gli amari da bere “frozen”, che però sono prodotti per infusione e non per distillazione, ben pochi immaginano di servire “da frigo” un distillato che non sia una vodka commerciale aromatizzata. Forse qualcuno conosce Whisky De Table di Compass Box, ma non si va molto oltre.

GRANDI CRU PROSECCO ICE
Ecco quindi l’idea di Castagner di un prodotto bello, facile, profumato che possa regalarci il piacere di uno spirit anche quando le temperature si fanno proibitive. Prodotta con vinacce di Glera (il vitigno del Prosecco) private di vinaccioli e pedicello per evitare le note “verdi”, distillate con metodo continuo, a colonna, per una maggiore pulizia degli aromi. Pensata per il fine pasto viene proposta come grappa da dessert, per macedonia o gelati alla frutta.

LA DEGUSTAZIONE

Che sia Grappa non ci piove, che sia Glera neanche. Limpida e trasparente, l’effetto “frozen” si avverte già al naso dove, se correttamente servita fredda, manca la nota pungente tipica della grappa, pur mantenendo il caratteristico profumo di vinaccia. Aromi freschi di fiori e di frutta tipici del prosecco; fiori bianchi e frutta bianca, pesca e pera in prevalenza.

Delicata al palato, avvolgente ma non “pastosa”, risulta armonica lasciando la bocca piacevolmente profumata durante la sua persistenza, non lunghissima ma ben sostenuta dalle note fruttate che si fanno più piacevolmente evidenti nel retro olfattivo.

Noi di Winemag, curiosi ed un po’ “San Tommaso”, abbiamo voluto fare la controprova ed assaggiarla a temperatura ambiente. Risultato? Tutto un altro prodotto. Più spigolosa già al naso, dove evidenzia una alcolicità che sembra ben superiore dei suoi 37,5% e che risulta mal integrata durante il sorso. Note floreali non pervenute e la parte fruttata che cede il passo ad una pseudo dolcezza, quasi stucchevole. Scomposta.

Qui la riprova di come questa grappa sia stata studiata e prodotta pensando specificatamente per essere bevuta (ed apprezzata) intono ai 5°. Con l’abbassarsi della temperatura infatti il prodotto guadagna la sua armonia, interagendo in modo preciso e pulito coi nostri sensi, anch’essi condizionati dal fresco. Buona l’idea e buona l’esecuzione, in definitiva. Non resta che godersela col prossimo dessert. Magari in piacevole compagnia.

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Grappa d’estate? Osare si può. Ecco come

Chi ha detto che una buona grappa non si può bere anche d’estate? L’analisi sui consumi dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino sorprende i più scettici.

“Ci sono tante sfumature e modalità di degustazione che fanno delle nostre grappe un prodotto per tutte le occasioni, anche in estate – afferma il presidente dell’Istituto, Mirko Scarabello – non solo in montagna”.

“Oggi possiamo dire che i nostri distillati sono consumati in estate in tutto il Paese, grazie a una preparazione e conoscenza più accurate da parte del consumatore finale”, aggiunge Scarabello.

Avete pensato alla grappa con il ghiaccio? Sbagliato. Un’aggiunta di componente acquosa rovinerebbe l’intensità, i profumi e il gusto del distillato. Tuttavia alcune grappe, soprattutto quelle più giovani, morbide e aromatiche, possono essere consumate nei mesi estivi ad una temperatura leggermente più fresca rispetto a quella ‘ambiente’.

Questo permette di non far prevalere l’alcol, che con il caldo tende a farsi sentire in maniera preponderante, di mantenere i profumi del distillato e di goderne tutte le sue caratteristiche organolettiche.

Ad avvalorare questa tesi anche l’indagine di mercato compiuta dall’Istituto Talos-Am per conto dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino. Se prima il consumo di grappa era soprattutto legato alla fine dei pasti come digestivo, oggi la grappa viene scelta anche per accompagnare conversazioni dopo cena o nei locali di tendenza. Non necessariamente nei periodi invernali.

Secondo i dati dell’Istituto, almeno il 30% degli italiani consumerebbe grappa in maniera regolare. Oltre il 75% degli italiani, del resto, conosce l’acquavite. In generale piace la tradizionale grappa bianca morbida. Ma la tendenza degli ultimi anni ha fatto sì che anche le grappe invecchiate siano apprezzate da un gran numero sempre maggiore di consumatori.

Non solo uomini, ma anche donne (sempre di più negli ultimi anni) e giovani che al posto dei soliti super alcolici cominciano ad apprezzare i distillati di qualità quali le grappe. Tra i motivi principali che spingono a bere grappa il gusto di questo prodotto, ma anche il retrogusto persistente delle grappe più invecchiate.

Di quelle trentine colpiscono le 4 “T”: Territorio, Tempestività, Tradizione e Tutela. Ovvero la ricetta per una grappa di qualità, scritta nel disciplinare di produzione delle grappe marchiate con il Tridente. L’unica “Docg dei distillati” in Italia, garantita dal disciplinare dell’Istituto trentino.

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Al via Rassegna e Concorso internazionale Müller Thurgau Vino di Montagna


CEMBRA –
Ufficializzato a Trento il programma della XXXII edizione della Rassegna internazionale Müller Thurgau: Vino di Montagna, quest’anno in programma dal 4 al 7 luglio in Valle di Cembra.

Un evento che negli anni ha guadagnato sempre più importanza e visibilità, anche grazie al Concorso internazionale collegato, giunto quest’anno alla 16a edizione, contribuendo a far conoscere il territorio e la sua viticoltura eroica caratterizzata da arditi terrazzamenti sorretti da oltre 700 km di muretti a secco – finalmente riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità” – anche al di fuori dei confini provinciali.

Caratteristiche che l’hanno fatta entrare di diritto all’interno delle #trentinowinefest, calendario di manifestazioni enologiche provinciali coordinate dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino.

IL PROGRAMMA
Gli eventi si snodano in particolare tra il Comune di Cembra Lisignago e i territori limitrofi, all’interno di un programma davvero ricco di iniziative pensate e organizzate dal Comitato Mostra composto da giovani volontari mossi dall’intento di raccontare e valorizzare il proprio territorio e questa eccellenza che lo caratterizza profondamente.

La rassegna, frutto di un intenso anno di lavoro – commenta Mattia Clementi, Presidente del Comitato Mostra – nasce infatti per capire le peculiarità di questa varietà che così bene si è radicata sul nostro territorio e per stimolare un confronto orientato ad un continuo miglioramento qualitativo dei prodotti finali. Un intento che ci viene riconosciuto, di anno in anno, dalla grande adesione da parte delle aziende produttrici”.

Nel corso della quattro giorni, presso le eleganti sale di Palazzo Maffei, il pubblico potrà infatti accedere a degustazioni libere dei 72 Müller Thurgau, provenienti da 9 territori diversi, messi a disposizione dalle 58 cantine aderenti, a cui si aggiungono 8 grappe di  Müller Thurgau di altrettante distillerie.

Spazio anche a diversi incontri di approfondimento, come la degustazione di grappa di Müller Thurgau organizzata dall’Istituto Tutela Grappa del Trentino (venerdì 5 luglio, ore 18.00, Palazzo Maffei) o la comparativa tra vini locali e prodotti enologici della zona dell’Etna (sabato 6 luglio, ore 17.00, Palazzo a Prato, piazzo di Segonzano) condotta da Nereo Pederzolli.

IL CONCORSO
Tra i momenti più attesi, la premiazione dei vini vincitori del XVI Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau, nato per mettere a confronto le produzioni dell’area alpina, italiane e non, in programma per venerdì 5 luglio, ore 20.30, presso il Parco Tre Maestri.

A condurla saranno Eros Teboni, miglior sommelier del mondo – Worldwide Association in carica, Raffaele Fischetti, presidente FIS Trentino Alto Adige, e Massimo Billetto, docente Worldwinde Sommelier Association e redattore guida Bibenda.

La degustazione di venerdì 28 giugno è finalizzata ad individuare i Müller Thurgau vincitori. In linea con le precedenti edizioni, sono 62 i vini in concorso, di cui 51 italiani – provenienti in particolare da Trentino, Alto Adige e Lombardia – e 11 stranieri, grazie alla partecipazione di cantine tedesche e svizzere, con ottima presenza di realtà dell’area del Lago di Costanza.

A giudicarli, una commissione di qualità composta da 18 membri suddivisi in 8 enologi, 5 sommelier – in rappresentanza delle diverse associazioni di sommelier presenti, ovvero ASPI, AIS, FIS e ONAV – e 5 giornalisti della stampa di settore (tra cui il direttore di WineMag.it, Davide Bortone), attraverso degustazioni alla cieca in cui ogni vino viene analizzato nel suo complesso, prendendo in considerazione vista, olfatto, gusto e gusto-olfatto.

I vini che avranno ottenuto tra 80 e 84,99 punti potranno dunque ambire alla Medaglia d’Argento, quelli tra 85 e 89,99 alla Medaglia d’Oro e quelli sopra 90 alla Gran Medaglia d’Oro, con il limite che i vini premiati non potranno superare il 30% del totale dei partecipanti.

“Anche quest’anno – dichiara ancora Mattia Clementi – vi è stata una grande adesione da parte delle aziende produttrici a testimonianza di quanto il nostro concorso sia apprezzato e considerato sia un’importante occasione di confronto che un interessante strumento di promozione per i propri prodotti”.

“Considerando che l’annata 2018 è stata molto favorevole per il Müller Thurgau – ha proseguito – ci aspettiamo delle espressioni che porteranno a risultati molto positivi”, conclude Clementi.

NON SOLO VINO
Nel programma della Rassegna non mancheranno le iniziative collaterali, come il trekking tra i vigneti da Cembra fino al caratteristico Castello di Segonzanodi sabato 6 luglio, ore 10.00, che prevede anche la possibilità di partecipare ad un pranzo, o la possibilità di assistere alle lavorazioni di ricamo dal vivo delle Donne del Tombolo di Cembra.

Curiosa inoltre la proposta della Federazione Italiana Sommelier Trentino Alto Adige che invita i bambini ad un percorso di avvicinamento al mondo della degustazione attraverso l’assaggio di marmellate, confetture, succhi, in programma per sabato 6 luglio alle ore 20.00.

Ormai fisso, inoltre, l’appuntamento del sabato sera, ore 20.00, con l’Associazione Amici di San Patrignano, attiva sul territorio in aiuto alle famiglie in difficoltà, per la cena di beneficenza lungo il viale di Cembra a favore della nota comunità di recupero. Ad arricchire ulteriormente la serata, numerosi stand gastronomici che proporranno prelibatezze tipiche del territorio.

E, per gustare il vitigno principe della manifestazione anche al di fuori del territorio d’elezione, come ogni anno la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino arricchisce la manifestazione con A tutto Müller, ricco calendario di iniziative a tema in programma dal 27 giugno al 7 luglio su tutto il territorio di competenza dell’Associazione, dal Garda alle Dolomiti.

Nel corso degli ultimi anni – evidenzia ancora Mattia Clementi – anche grazie alla collaborazione con realtà come la Strada del Vino e dei Sapori e l’APT Valle di Cembra e Altopiano di Pinè ci hanno portato a sviluppare sempre più iniziative di taglio turistico ed enogastronomico che andassero a soddisfare non solo gli esperti di settore ma anche un più vasto pubblico finale”.

I COMMENTI
“Un sostegno che offriamo con piacere – fa eco Rosario Pilati, Presidente del Comitato Tecnico Territoriale Colline Avisiane, Faedo, Valle di Cembra della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino – poiché riteniamo questa kermesse una delle più importanti manifestazioni enologiche del Trentino, sia per la sua longevità che per i contenuti tecnici che offre”.

“Una visione condivisa dai nostri soci, che hanno aderito con entusiasmo al nostro invito ad organizzare iniziative a tema, anche in territori non prettamente vinicoli, come l’Altopiano della Paganella”, conclude Pilati.

“Lo straordinario valore della rassegna – aggiunge Mara Lona, Vicepresidente APT Valle di Cembra e Altopiano di Pinè – è dimostrato anche dal fatto che in questo periodo gli alberghi del territorio registrano sempre un tutto esaurito. L’evento diventa dunque inevitabilmente anche occasione per consentire ai turisti di scoprire le altre meraviglie della zona, dalle Piramidi di Segonzano al Roccolo del Sauch, fino al Lago di Lases”.

“Un evento che fa sicuramente bene al territorio tutto  – conclude Simone Santuari, Presidente della Comunità della Valle di Cembra – e che è assolutamente in linea con la nostra volontà di investire sul paesaggio, che portiamo avanti con diverse iniziative.

“Come i contributi rivolti ai contadini al fine di mantenere in salute i nostri meravigliosi muretti a secco, Patrimonio Unesco – precisa Santuari – o la prossima realizzazione di una pista ciclabile che consentirà di vivere la valle in tutta sicurezza sulle due ruote”.

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L’avvocato diventa mastro distillatore: Vincenzo Agostini e la Distilleria Le Crode


QUERO VAS (BL) –
Un avvocato stanco di udienze, tribunali e scartoffie. Una distilleria in vendita, destinata altrimenti a chiudere per sempre, ponendo fine a una tradizione centenaria. Certe storie iniziano perché ne finiscono altre e qualcuno vuole scrivergliene sopra di nuove. Con l’inchiostro dei sogni.

Dopo due anni da apprendista, Vincenzo Agostini può oggi definirsi “artigiano distillatore”. La distilleria Le Crode, rilevata nel 2014, è l’ultimo baluardo artigianale della Grappa Bellunese, un tempo tra le più rinomate d’Italia.

Siamo nel Comune di Quero Vas (BL), per l’esattezza in via Masetti 11, località Caorera. Appena dentro al territorio bellunese, a pochi passi dalla provincia di Treviso. Una zona in cui, un tempo, la viticoltura era fiorente. Oggi, il ritorno al vino è affidato a uno sparuto gruppo di vignaioli, tra cui molti giovani.

La vallata del Piave trucca gli occhi alle montagne circostanti, come una matita. Una terra di conquista e di battaglie, che oggi si presenta in tutta la sua bellezza sublime. Selvaggia e silenziosa. Ispiratrice. Ne è rimasto folgorato Vincenzo Agostini, bellunese di “città” che ha trovato l’habitat ideale per il suo cambio d’abito: da avvocato a mastro distillatore.

A Le Crode si distilla solo vinaccia fresca selezionata da piccoli produttori di vino del Trevigiano e del Bellunese. Le varietà sono quelle tipiche. Glera (l’uva che dà vita al Prosecco), Cabernet, Merlot, Raboso.

Ma anche le autoctone e preziosissime Recantina, Pavana e Gata. Varietà a bacca rossa originarie dei Colli Asolani (la prima) e delle cosiddette “Coste Feltrine”, poste alle spalle del Comune di Feltre (le ultime due). Circa 18 mila bottiglie, etichettate a mano ad una ad una, che riposano un anno prima della commercializzazione.

La distilleria Le Crode pare un giardino di rame, in cui Vincenzo Agostini si aggira con maestria. Costruito nel 1908 a Conegliano, conta 3 caldaie a ciclo discontinuo. Un pezzo di storia che il mastro distillatore coccola con lo sguardo.

Distillare con questi vecchi impianti non è facile – spiega Agostini – è un vero e proprio atto creativo. Devi mettere assieme l’udito, l’olfatto, la tecnica. È come avere a che fare con un’auto storica: il bello è sentire il motore, le valvole. Per condurre questo impianto occorre sensibilità e pazienza”.

La distillazione inizia con la Glera, attorno al 20 settembre. E si conclude con il Raboso, che a Le Crode arriva anche in versione “vendemmia tardiva”, per l’ottenimento di una grappa morbida e suadente.

Solo uno dei pezzi di bravura di Vincenzo Agostini, che conquista soprattutto con “La Nina”, ottenuta dalla distillazione di vinacce fresche di uve autoctone. Il vero pezzo di bravura di questo appassionato distillatore.

 

Una produzione che si distingue per l’assoluta finezza, che rende queste etichette uniche. La grappa Le Crode vanta una facilità di beva assoluta, grazie a una percezione “leggera” dell’alcol (43%) dovuta alla perfetta integrazione col resto dei sentori. Un aspetto garantito dall’artigianalità e “lentezza” del processo di distillazione.

“Negli anni d’oro – ricorda il patron de Le Crode – in questa zona c’erano 25 distillerie. Oggi siamo l’ultimo baluardo rimasto nella provincia di Belluno, eredi di una tradizione che è andata via, via scomparendo, nel segno di un’Italia che non è in grado di valorizzare i propri tesori”.

“Cosa vai a fare grappa bellunese?”, chiedevano gli amici di Vincenzo Agostini, prendendosi gioco di lui e della moglie. Una domanda che oggi trova risposta nella linea completa di grappe prodotte da Le Crode. Un tesoro che non poteva andare perduto. E che oggi è lì. Tutto da scoprire e assaporare.

Distilleria Le Crode
Loc. Caorera – via Masetti 11
32030 Quero Vas (BL)
Tel. e Fax: 0439 787 288
Cell: 393 9633833
E- mail: info@distillerialecrode.com

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