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L’onda nera della Ribolla gialla: Schioppettino non è più di moda

UDINE – “Ribolla nera” o Schioppettino? Nella fase storica in cui la Ribolla gialla ‘tira’ sul mercato, tanto da spingere qualcuno a paragonare il fenomeno friulano a quello del Prosecco veneto, lo “Schioppettino” sembra aver perso gran parte del suo appeal. Tanto da spingere diversi produttori a mettere in etichetta (quella frontale) la scritta “Ribolla Nera”. Eppure, il disciplinare di produzione non lo consente.

“Schioppettino” e “Ribolla Nera”, di fatto, sono sinonimi. Non a caso, lo Schioppettino è tra i vini rossi friulani più noti – assieme al Refosco dal Peduncolo Rosso – e si ottiene dalle uve del vitigno Ribolla Nera. Vitigno che non può essere menzionato in etichetta. Pena, il possibile incorso in sanzioni amministrative di cui all’art. 74 della Legge 238 del 12 dicembre 2016: “Testo unico del vino. Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino”.

Chiunque utilizza sulla confezione o sull’imballaggio, nella pubblicita’, nell’informazione ai consumatori o sui documenti relativi ai vini a DOP e IGP indicazioni non consentite, false o ingannevoli relative alla provenienza, alle menzioni geografiche aggiuntive, alle menzioni tradizionali protette, alle sottozone, al vitigno, all’annata e alle altre caratteristiche definite nei disciplinari e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 10.000 euro

Un ‘rischio’ che stanno correndo diverse aziende, in Friuli Venezia Giulia. Iniziamo da Vidussi, scrigno friulano di Cantina Montresor. E’ Carrefour a portare sui propri scaffali la “Ribolla Nera Schioppettino Igt 2016”: 5,99 euro, sul volantino pubblicitario “Fiera del vino” (periodo 30 settembre – 31 ottobre) il più criticato della storia della Grande distribuzione (lo stesso delle supercazzole sul vino naturale). In etichetta frontale, bene in vista, la scritta “Ribolla Nera” Borgo di Fradis.

Ma il fenomeno riguarda anche big del calibro di Ronchi di Cialla, che presenta sul mercato una “Ribolla Nera”, addirittura “Doc”. La compagnia è delle migliori per la blasonata azienda fondata nel 1970 dai coniugi Paolo e Dina Rapuzzi. Sempre a Preopotto (UD), RoncSoreli offre una “Ribolla Nera delle Marasche Doc Friuli Colli Orientali”, commercializzata nel solco delle altre etichette.

Un’altra azienda friulana, Vigna Petrussa, ha invece corretto da poco – forse in seguito alle pressioni dell’organismo di controllo Ceviq e della visita in cantina della repressione frodi – l’etichetta di quello che oggi appare (online, sul sito aziendale) come Schioppettino di Prepotto Doc Friuli Colli Orientali”.

PAROLA AL CEVIQ
Cosa pensa il Ceviq della vicenda? “Siamo in un periodo – risponde il direttore Michele Bertolami – in cui si assiste alla grande richiesta di Ribolla Gialla. Un motivo in più che potrebbe spingere i produttori a evidenziare in etichetta l’utilizzo dell’altra Ribolla, quella Nera, per seguire la scia del successo. Peraltro, a noi risulta che un’azienda abbia brevettato il nome ‘Ribolla Nera’: non sappiamo come le abbiano consentito di brevettarlo, ma tant’è. Dunque, questa azienda, potenzialmente, potrebbe chiedere alle altre di eliminare la menzione ‘Ribolla Nera’ dal le etichette dei vini”.

Non si tratta dunque di un illecito? “Non ritengo ci siano tutti gli elementi per inoltrare all’Ispettorato centrale Repressione frodi una richiesta di intervento – replica Bertolami – dal momento che la scritta ‘Ribolla Nera’ appare solo sull’etichetta frontale, nella quale potrebbe figurare, per esempio, come lecito ‘nome di fantasia’ scelto dal produttore. L’importante è che si rispettino le normative sull’etichetta posteriore, indicando chiaramente che si tratta di Schioppettino, in una delle sue tre qualificazioni: qui non si transige. E’ pur vero che non bisogna confondere il consumatore o fare nulla che possa ingannare chi si appresta all’acquisto di una bottiglia”.

“Una vera posizione – precisa ancora il direttore Bertolami – dovrebbe prenderla il Consorzio di Tutela, cui compete la vigilanza sul mercato, il compito di tutelare la denominazione Friuli Colli Orientali. Peraltro, tutte le aziende in questione risultano associate al Consorzio. Non dico che voglio rimbalzare la palla, ma solo ribadire che, se in sede di ispezione troviamo Ribolla Nera in retro etichetta o al posto di Schioppettino rileviamo l’infrazione, come già fatto”

“Tutto il resto – conclude Bertolami – ha un respiro interpretativo maggiore. Credo che, se volessero, molte aziende potrebbero far valere un’ampia enciclopedia per il riconoscimento di ‘Ribolla Nera’ come sinonimo riconosciuto di ‘Schioppettino’, facendolo riconoscere a livello di disciplinare”. Un iter che, tuttavia, non risulta ancora avviato.

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Prosecco, Pinot Grigio e Ribolla: Friulvini riparte dai vini “pop”

Quattrocentocinquanta viticoltori associati. Duemila ettari di superficie vitata. Sette linee di vini commercializzati in 21 Paesi esteri. Sono solo alcuni dei numeri di Friulvini, storico marchio simbolo per decenni del vino regionale friulano sui mercati internazionali. Un brand che oggi rinasce. A riportarlo in vita, con una nuova grafica, moderna ma fedele alle radici territoriali, è la cantina La Delizia di Casarsa, che nel 2011 con l’allora presidente Denis Ius, attuale vicepresidente, mise in sicurezza uno dei patrimoni vitivinicoli del Friuli Venezia Giulia a “rischio” in seguito al fallimento dell’azienda con sede a Orcenico Inferiore di Zoppola. Un progetto che s’inserisce ora nel lancio della nuova Doc unica del Friuli. “Friulvini – ricorda Ius, insieme all’attuale presidente Flavio Bellomo – è un marchio strategico perché l’unico regolarmente registrato che riporta nel suo nome l’unione tra Friuli e vino, condizione molto apprezzata soprattutto sui mercati esteri dove la provenienza territoriale e’ un plus commerciale. L’operazione che abbiamo compiuto nel 2011 ha evitato che il marchio divenisse proprietà di realtà provenienti da fuori il Friuli Venezia Giulia, tutelando un patrimonio d’immagine che appartiene a tutti i friulani”. “Ora – prosegue Ius – siamo pronti per rilanciare questo marchio anche nell’ottica di sviluppo della nuova Doc unica del Friuli, che vede ancora una volta Casarsa quale leader del sistema vitivinicolo regionale”.

LE NOVITA’
Il ritorno alle vendite di Friulvini coincide con una nuova grafica, in cui l’aquila – simbolo del Friuli – sara’ ancora sulle etichette ma in una versione moderna e stilizzata. Tra i vini che saranno commercializzati il Prosecco – alla cui coltura la cantina aprì intelligentemente proprio sotto la presidenza di Ius – Pinot grigio e Ribolla Gialla, ovvero quelli che in questi ultimi anni hanno visto una netta ascesa nelle preferenze dei consumatori. Ma è l’intera Friulvini, che prima del fallimento nei primi anni 2000 era una delle realtà più grandi d’Italia, a essere al centro di un progetto globale di sviluppo da parte della cantina casarsese, che ha rilevato recentemente pure l’ex area produttiva nella quale stanno fervendo i lavori di ammodernamento. “Una superficie di 11 mila metri quadri – concludono Bellomo e Ius – per la quale investiremo 10 milioni di euro e che sarà utilizzata già a partire dalla vendemmia 2016, per la vinificazione e lo stoccaggio di 90 mila ettolitri da uve di Pinot Grigio e Prosecco: sta nascendo cosi’ il più grande polo vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. Simbolo di un settore, quello agricolo, che partendo dalle proprie radici sa guardare al futuro da protagonista su tutti i mercati, nazionali e internazionali”.

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