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Pink Wine, un’emoji per il vino rosa: la proposta del Consorzio di Tutela del Chiaretto

«Comunicare rapidamente, sui social media, il piacere di bere un bicchiere di vino rosa è reso difficile dall’assenza di un’icona del rosé sugli smartphone e sui pc». Per ovviare a questo gap – una sorta di “discriminazione” dei vini rosati – il Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino pensa all’emoji Pink Wine. Da affiancare, per esempio su WhatsApp, a quelle del vino spumante, del vino bianco e del vino rosso.

La richiesta di inserimento dell’emoji dedicata al vino rosa è stata presentata a Unicode Consortium, l’ente californiano che sovrintende alle regole della scrittura informatica. Se la richiesta fosse accettata, sarebbe disponibile sui dispositivi di tutto il mondo.

Proprio per questo l’emoji Pink Wine, creata da uno studio di Verona per il Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino, raffigura due calici di vino rosa nell’atto di brindare. Coronati da un piccolo cuore rosa.

Oltre alla richiesta inoltrata a Unicode Consortium, a supporto della candidatura dell’emoji Pink Wine ci sarà una raccolta firme che partirà il 21 giugno durante #oggirosa, la giornata nazionale dedicata ai rosati italiani.

LA RACCOLTA FIRME

Il primo a firmare la richiesta di approvazione dell’emoji da parte di Unicode sarà ovviamente Franco Cristoforetti, anche nel suo ruolo di presidente di Rosautoctono, l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, di cui fanno parte i Consorzi che tutelano le denominazioni storiche del vino rosa italiano.

Si tratta di Chiaretto di Bardolino, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Bombino Nero e Castel del Monte Rosato, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato. La petizione continuerà in seguito sia online.

«Se scriviamo di vino agli amici su WhatsApp, su Instagram, su Facebook – spiega Cristoforetti, presidente del Consorzio del Chiaretto e del Bardolino – possiamo usare le raffigurazioni di un calice di rosso, di due flûte o di una bottiglia di spumante, ma manca totalmente la rappresentazione del vino rosa».

Si tratta di un retaggio di quella emarginazione che il mondo del rosé ha patito per decenni e che continua a sussistere nonostante il vino rosa sia da qualche anno il vero nuovo grande fenomeno di tendenza a livello mondiale, con crescite astronomiche negli Stati Uniti.

IL TREND INTERNAZIONALE

«Un fenomeno che si presenta anche qui in Italia, dove il Chiaretto di Bardolino, coi suoi 10 milioni di bottiglie, è leader produttivo. È ora di mettere fine a questa carenza comunicazionale – conclude il presidente – e di permettere ai wine lover di tutto il mondo di esprimere pienamente il loro amore per il vino rosa».

Intanto, sui social media, sono i cugini francesi ad essersi già “impossessati” della comunicazione dei vini rosé. Basta dare un’occhiata alle Gif, altra forma di marketing moderna, per accorgersi della predominanza di immagini francofone (su tutti quella del brand Mouton Cadet).

Ben rappresentati anche gli americani, con un diverse proposte di vino rosato in lattina, formato molto in voga tra i giovani e nell’ambito di feste ed eventi sportivi (in sostituzione del pericoloso vetro). La sorpresa? C’è anche spazio per una Gif di uno dei rosé più famosi al mondo: lo storico Mateus, prodotto in Portogallo.

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Chiaretto di Bardolino: 2021 anno di svolta per il “vino rosa” del Lago di Garda

Chiaretto di Bardolino in etichetta sin da quest’anno, al posto di “Bardolino Chiaretto“. Ma a suggerire che il 2021 è l’anno di svolta per il “vino rosa” del Lago di Garda sono soprattutto le novità in vigna e in cantina.

Le modifiche al disciplinare, divenute effettive il 12 aprile 2021, obbligano i produttori alla nuova dicitura sui circa 9,5 milioni di bottiglie della vendemmia 2020. È esente solo chi ha imbottigliato prima di quella data. Aspetto che fa slittare al 2022 l’omologazione ufficiale del nuovo nome, sui vini della vendemmia 2021.

Molto più di una semplice revisione del look. Cambia, di fatto, anche l’approccio dei produttori alla tipologia. «Siamo di fronte a un’ulteriore evoluzione del concetto e dell’idea di Chiaretto come vino identitario, capace di raccontare il territorio», spiega Angelo Peretti, direttore del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino.

Grazie alle nuove regole, si chiude il capitolo del Bardolino Chiaretto e si apre quello del Chiaretto di Bardolino, vino rosa oggi prodotto anche da selezione di vigneti, o di lotti di uva o di vino destinati anche ad affinamenti più lunghi, in acciaio, anfora o cemento.

Qualcosa che ci allontana dalla concezione di “vino tecnico”. Sono ormai diverse, infatti, le cantine che imbottigliano più di un Chiaretto, arrivando sino a 5 se vogliamo considerare anche la tipologia spumante».

È l’inizio di un nuovo percorso avviato nel 2009, in occasione della prima edizione dell’Anteprima del Chiaretto – fu un successo di pubblico, con 7 mila ingressi – e proseguito nel 2014 con la Rosé Revolution.

Un viaggio che ha tra l’altro dato vita a Rosautoctono, l’Istituto del vino rosa autoctono italiano (sito web, a proposito, ancora da aggiornare con il nuovo nome del rosa gardesano) a cui hanno aderito, oltre alla denominazione veneta, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Bombino Nero e Castel del Monte Rosato, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato.

Chiaretto di Bardolino 2020: i migliori assaggi dell’Anteprima 2021

Grande attenzione sarà posta sul colore del vino atto a divenire Chiaretto di Bardolino. «Le modifiche al disciplinare – precisa Peretti – introducono un aggettivo accanto alla parola “Rosa”, ovvero “chiaro”. Dovrà essere dunque di un colore “rosa chiaro“, ma sempre in un’ottica di tipicizzazione, non di omologazione, che tenga conto anche dei Chiaretto di Bardolino messi in commercio più tardi».

Tra le novità del rosa del Garda all’Anteprima 2021 c’è infatti la presenza di 2 vini della vendemmia 2019 (quelli di Villa Calicantus e Zeni 1870) e di uno, addirittura, della vendemmia 2018 (di Villa Cordevigo).

Vini entrati in commercio da poche settimane – ha precisato Angelo Peretti – assieme al folto gruppo dei vendemmia 2020, il cui colore è naturalmente diverso per via del lungo affinamento, aspetto di cui tiene conto il range di colore rosa ammesso».

Il tutto nel segno di un rinnovato rispetto per il vitigno autoctono Corvina Veronese, che nella versione in rosso – quella del Bardolino tout court – potrà fregiarsi, sempre a partire da quest’anno, della menzione ufficiale delle tre sottozone Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna. Con la percentuale di Corvina ammessa nell’uvaggio che sale sino al 95%, dall’80% in vigore sinora.

Non solo. Si riduce a 100 quintali per ettaro la produzione di uva ammessa per le sottozone, contro i 120 quintali della “base” del Bardolino. Si tratterà dunque, per dirla con le parole del presidente del Consorzio, Franco Cristoforetti, «di produzioni limitate e di considerevole pregio, destinate a offrire una nuova prospettiva, anche in termini di longevità, ai vini rossi del nostro territorio». Che coppia col “nuovo” Chiaretto. Chapeau.

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Istituite ufficialmente le tre sottozone della Doc Bardolino

È stato pubblicato lunedì 12 aprile 2021 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che riconosce le tre sottozone della Doc Bardolino, Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna, e che permette al nuovo disciplinare di produzione di entrare ufficialmente in vigore.

Per i produttori che abbiano rispettato fin dalla scorsa vendemmia le prescrizioni molto stringenti del nuovo disciplinare sarà possibile uscire sul mercato già il prossimo settembre con i primi Bardolino di sottozona dell’annata 2020. Il decreto autorizza infatti la retroattività dell’utilizzo in etichetta del nome della sottozona che avrà una dimensione doppia rispetto a quella della menzione Bardolino.

“Siamo orgogliosi – commenta Franco Cristoforetti, Presidente del Consorzio di Tutela del Bardolino – che sia finalmente giunto a conclusione un lungo percorso iniziato oramai sei anni fa, nel 2015. Il nuovo disciplinare che da oggi entra in vigore ha lo scopo di puntare sulla territorialità e di valorizzare le diverse caratteristiche dei vini delle tre sottozone storiche, già note due secoli fa”.

“Si tratterà di produzioni limitate e di considerevole pregio – prosegue Cristoforetti – destinate a offrire una nuova prospettiva, anche in termini di longevità, ai vini rossi del nostro territorio, esaltandone le caratteristiche di leggerezza e di finezza, secondo una visione storica che è tornata di grande modernità”.

Un’ulteriore modifica prevista dal disciplinare di produzione della Doc Bardolino dispone che dalla vendemmia 2021 la percentuale massima utilizzabile di uva Corvina salga al 95% dall’80% in vigore sinora. Solo 100 quintali per ettaro la produzione di uva ammessa per le sottozone contro i 120 quintali della “base” del Bardolino.

L’area di produzione della sottozona Montebaldo comprende i territori comunali di Affi, Caprino Veronese, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda e Rivoli Veronese. La zona prende il nome dall’omonima catena montuosa, dove le altitudini sono maggiori e il clima è più fresco. I vini qui prodotti ricordano i profumi della fragola e dei chiodi di garofano.

La Rocca, così chiamata dal colle che domina il lago di Garda a nord di Bardolino, comprende invece i comuni di Bardolino, Castelnuovo del Garda, Garda, Lazise, Peschiera del Garda e Torri del Benaco: nei vini di questa sottozona si ritrovano le note di lampone e di cannella.

Sommacampagna è la sottozona delle colline a sud-est della denominazione e comprende i comuni di Bussolengo, Pastrengo, Sommacampagna, Sona e Valeggio sul Mincio. Si tratta dell’antica Summa Campànea, l’alta campagna assolata che emerge dalla pianura. Ciliegia e pepe nero sono i profumi tipici dei suoi vini.

Già alla fine dell’Ottocento si conosceva l’esistenza di tre sottozone, individuate dai commercianti di vino nel 1825 e poi identificate geomorfologicamente da Giovanni Battista Perez nel 1900 nel volume “La Provincia di Verona ed i suoi vini”. Ai vini di queste macro-zone erano riconosciute alcune peculiarità organolettiche e qualitative, che però sfuggirono ai compilatori del disciplinare di produzione del 1968.

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Consorzio Chiaretto e Bardolino: terzo mandato per Franco Cristoforetti

Franco Cristoforetti è stato rieletto presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino per il terzo mandato consecutivo. La conferma è arrivata in occasione della riunione del consiglio d’amministrazione tenutosi martedì 7 luglio 2020.

Nella carica di vicepresidenti sono stati confermati Agostino Rizzardi e Davide Ronca. Compongono il rinnovato consiglio Matteo Birolli, Ivan Castelletti, Piergiuseppe Crestani, Fulvio Benazzoli, Mario Boni, Roberta Bricolo, Fabio Dei Micheli, Alberto Marchisio, Giannantonio Marconi, Mattia Piccoli, Luca Sartori e Fausto Zeni. Fanno parte del Collegio sindacale Marco Ruffato, Lucio Salier e Lorenzo Mario Sartori, oltre a Nicola Bonfante e Massimo Brutti, che hanno ruolo di supplenti.

“I prossimi tre anni – spiega Cristoforetti – vedranno concretizzarsi l’enorme impegno che la nostra filiera produttiva ha riversato sul radicale riassetto della nostra denominazione, prima con la Rosé Revolution, che ha permesso al Chiaretto di Bardolino di rivestire il ruolo di leader tra i vini rosa italiani a menzione geografica, e poi con il progetto Bardolino Cru, che ha portato al riconoscimento, nel nuovo disciplinare, delle nostre tre sottozone storiche La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna”.

“Continueremo a dedicare attenzione al mercato italiano, che ci sta premiando, a consolidare i tradizionali mercati europei e a crescere negli Stati Uniti e nel Canada, mercati che stavano finalmente cominciando a darci soddisfazioni prima del lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19”.

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L’Anteprima del Chiaretto diventa internazionale

Torna L’Anteprima del Chiaretto. Domenica 8 e lunedì 9 marzo la Dogana Veneta di Lazise (Verona) ospiterà la dodicesima edizione. In degustazione ci sarà l’annata 2019 del Chiaretto di Bardolino, il vino rosato ottenuto da uve Corvina che nasce sulla sponda veronese del lago di Garda, insieme con il Valtènesi, il rosato della riva lombarda, a base prevalentemente di Groppello.

Quest’anno, inoltre, L’Anteprima del Chiaretto diventa internazionale. Per la prima volta in assoluto ospiterà i vini della nuova annata dell’AOC francese Tavel. Definito da Honoré De Balzac “il re dei rosé” il Tavel è una denominazione situata nella Valle del Rodano che prima fra tutte, a partire dagli anni ‘30 del Novecento, ha previsto esclusivamente vini rosé all’interno del proprio disciplinare.

“Ad accomunare i produttori gardesani e quelli francesi di Tavel – dice il presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, Franco Cristoforetti – è l’origine storica dei rispettivi vini rosa, che risale in entrambi i casi all’epoca romana”.

La manifestazione è organizzata dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino in collaborazione con il Consorzio Valtènesi e il Comune di Lazise.

Il banco d’assaggio sarà aperto al pubblico dalle 10 alle 18 la domenica e dalle 14 alle 18 il lunedì. Insieme con i vini della nuova annata 2019, ai tavoli dei produttori saranno disponibili anche il Chiaretto di annate precedenti e il Chiaretto Spumante. In tutto i vini in degustazione saranno più di cento.

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Pronta un’azione legale contro la neonata Associazione Vino Rosa italiano

L’Associazione Vino Rosa Italiano, la cui costituzione è stata comunicata poche ore fa agli organi di stampa, fa già discutere. L’iniziativa è finita nel mirino di Rosautoctono, l’Istituto del vino rosa autoctono italiano, che sta valutando gli estremi di un’azione legale.

L’Istituto, riconosciuto dal Ministero a marzo 2019, vede la compartecipazione di 6 Consorzi del vino italiano, con i loro “vini rosa”: Bardolino Chiaretto, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Bombino Nero, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato.

Così Franco Cristoforetti, raggiunto al telefono da WineMag.it: “Prima di tutto – commenta – prendiamo ufficialmente le distanze da questa neonata Associazione, con la quale non centriamo nulla”.

“L’Istituto del vino rosa autoctono italiano ‘Rosautoctono’ è stato costituito con atto notarile presso il Ministero dell’Agricoltura, nel marzo del 2019 – continua – e ne è stato dato ampio risalto da parte di tutta la stampa di settore”.

“La neonata associazione è il frutto di un’iniziativa privata contro la quale saremo costretti a un’azione legale, dal momento che tre delle parole utilizzate fanno parte del nome del nostro stesso Istituto: ‘vino‘, ‘rosa‘ e ‘italiano‘. Faremo quello che è giusto fare di fronte a questo tipo di situazioni”, annuncia Cristoforetti.

Uno scatto in occasione della costituzione dell’Istituto Vino Rosa Autoctono italiano, a Roma

“Un mondo di vino Rosa Italiano è possibile”, è lo slogan della neonata Associazione che, nel comunicato stampa inviato nelle scorse ore, dichiara di riunire “un gruppo di ‘uomini del vino’ provenienti da diverse esperienze nel settore che, con spirito ed orgoglio, sono pronti alla diffusione del verbo ‘Rosa’ nel mondo”.

“Lo scopo primario dell’Associazione – si legge ancora – è diffondere e migliorare, in ambito nazionale ed internazionale la conoscenza e la cultura del Vino Rosa Italiano di qualità”.

Per la neonata associazione, “in Italia si riscontra una frastagliata concezione di intendere i vini, le loro differenze sostanziali all’interno delle stesse aeree di produzione, i colori, le sfumature”.

“La maggior parte dei vini avevano semplicemente il nome di ‘Rosato’ o ‘Rosè’, senza identificazione alcuna che riconducesse ad un spirito di produzione, con etichette senza distinzione”, continuano i promotori dell’associazione.

Altro scopo dell’Associazione Vino Rosa Italiano è “unire sotto una bandiera nazionale tutte le anime della produzione italiana”. Un’impresa definita “titanica”, viste “le differenziazioni che ogni territorio esige”.

“Non ci siamo arresi – scrivono i promotori – e spinti da quella forza di divulgare, promuovere nel mondo il Vino Rosa Italiano, abbiamo fondato l’Associazione Vino Rosa Italiano’, un sodalizio nazionale di produttori che valorizzi i vini ‘Rosa’ di qualità. Ne faremo delle belle“. La prima, forse, sarà trovare un (buon) avvocato.

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BardolinoCru chiama, St. Magdalener risponde: il confronto è di (alta) qualità

BARDOLINO – L’Alto Adige non è una regione: è un’unità di misura. Almeno nel mondo del vino italiano. Lo dimostra il confronto voluto sabato 7 dicembre dal Consorzio di Tutela del Bardolino col St. Magdalener Klassisch, il Santa Maddalena Classico altoatesino, nell’ambito di BardolinoCru 2019.

L’assemblaggio di Corvina veronese, Corvinone, Rondinella e Molinara delle tre neonate sottozone gardesane – i cosiddetti “Cru” di Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna, da oggi presenti “in bollino” sulle etichette – ha retto bene l’accostamento con la Denominazione che esalta l’uva Schiava (Vernatsch).

Le due tipologie, oltre che dal colore – un rubino luminoso che, da solo, invita al sorso – sono accomunate da una beva agile e croccante, degna dei migliori vini di pronta beva. Senza disdegnare, però, una grande versatilità in tavola (pesce compreso) e le ottime capacità di affinamento nel tempo, degne dei grandi rossi internazionali.

Percorsi comuni anche quelli dei Consorzi guidati da Franco Cristoforetti e Josephus Mayr, che hanno condotto la degustazione di dodici etichette di Bardolino (due per sottozona, dal 2018 al 2014) e St. Magdalener Classico (dal 2018 al 2006). Al servizio i sommelier della delegazione Ais di Verona.

Coinvolte le cantine Le Tende e Vigneti Villabella per Montebaldo; Giovanna Tantini e Poggio delle Grazie per La Rocca; Albino Piona e Il Pignetto per Sommacampagna. Per l’Alto Adige: Tenuta Hans Rottensteiner, Untermoserhof Georg Ramoser, Cantina Bolzano, Glögglhof Franz Gojer, Ansitz Tenuta Waldgries e Unterganzner Josephus Mayr.

Da segnalare, su tutti, la straordinarietà dell’Alto Adige St. Magdalener classico 2016 “Vigna Rondell” di Glögglhof Franz Gojer. Sul fronte Garda, ottimo il Bardolino 2013 “Sp” di Albino Piona e il Bardolino 2016 della cantina Il Pignetto, entrambi della sottozona Sommacampagna.

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IL “CASO” GUERRIERI RIZZARDI
Più in generale, il percorso di qualità intrapreso dal Consorzio veronese – che si ritrova a operare nell’areale del Lago di Garda occupato anche da Lugana e Custoza – si dimostra concreto, alla prova del calice.

Il segno che quella dei “cru” sia molto più di una trovata di marketing risiede (anche) nella bocciatura dell’etichetta di una storica cantina della zona, come Guerrieri Rizzardi.

Il legno grande è ammesso per l’affinamento dei vini della sottozona, ma a livello organolettico i sentori ‘vanigliati’ non devono sovrastare il corredo: cosa che si verifica nel Bardolino “Tacchetto” della nota winery di Strada Campazzi, che non potrà dunque fregiarsi del “cru” Monte Baldo nell’ultima annata in commercio.

“Il progetto delle tre sottozone – chiarisce il presidente del Consorzio, Franco Cristoforetti – è in netta contrapposizione con quanto avvenuto nel 2001, anno in cui furono introdotti nel veronese vitigni internazionali come Merlot e Cabernet. Il vitigno che deve identificare il Bardolino dei cru è la Corvina, dunque un autoctono”.

“Vogliamo ‘rovinare’ il meno possibile quello che la natura ci offre – aggiunge Cristoforetti – nel segno di una netta discontinuità nei confronti degli ultimi 20 anni, in cui i progressi in ambito tecnologico del comparto vitivinicolo hanno portato diversi produttori a stravolgere il risultati della terra, in cantina”.

Tra gli obiettivi dei prossimi anni, anche il consolidamento di Bardolino e Chiaretto sui mercati internazionali. In particolare è sull’onda “pink” del rosato gardesano che punta il Consorzio, specie negli Usa e in Scandinavia.

Nel 2018 sono state prodotte 26 milioni di bottiglie – 16 di Bardolino – dai 1029 soci: 795 viticoltori, 120 vinificatori e 114 imbottigliatori che gestiscono 2.576 ettari, di cui mille riservati al Chiaretto.

Numeri ben più risicati quelli del St. Magdalener altoatesino. La Doc riconosciuta nel 1971, tre anni dopo la gardesana, produce 2 milioni di bottiglie su un areale di 200 ettari, situati tra i 250 e i 500 metri di altitudine, in provincia di Bolzano.

Può fregiarsi del termine “Classico” solo il vino di Santa Maddalena, Santa Giustina, San Pietro, Rencio e Coste. Oggi il St. Magdalener viene esportato in oltre 30 Paesi e va annoverato tra i vini simbolo dell’Alto Adige.

LA DEGUSTAZIONE

Bardolino Classico 2018, Le Tende (Montebaldo)
Profumatissimo, floreale, fresco. In bocca buona verticalità ed allungo su frutta (fragola e ciliegia) e, ancor più, su spezia (chiodo di garofano). Un vino molto fine ed elegante.

Bardolino Classico 2017 Morlongo, Vigneti Villabella (Montebaldo)
Vino più profondo e complesso, segno di quanto faccia bene il tempo al Bardolino. Al naso, oltre al frutto, una nota netta di finocchietto selvatico, tra ricordi di macchia mediterranea. Bella pienezza al palato, giocato sull’equilibrio tra la componente salina e la frutta matura (fragola, lampone). Il tannino parla di un vino in netta evoluzione.

Bardolino 2015, Giovanna Tantini (La Rocca)
Vino essenziale, dritto, più sale che frutto. Buona pienezza, bel retro olfattivo, largo e lungo. Un’etichetta più che mai godibile, ma che sta cercando la perfetta quadra, in questa precisa fase evolutiva.

Bardolino 2016, Poggio delle Grazie (La Rocca)
Frutto e spezia ben più marcata dei precedenti campioni, specie al palato, in chiusura. Sfodera addirittura un accenno goudron sul tannino. Dall’iniziale chiusura, il nettare vira al naso su ricordi di cera d’api, uniti al lampone e alla cannella. In bocca, l’accenno mielato si amalgama bene con le durezze.

Bardolino 2013 “Sp”, Albino Piona (Sommacampagna)
Eleganza assoluta, grande ampiezza, fiori e frutto di grande precisione.  E, per la prima volta nel panel, ecco l’agrume rosso, l’arancia sanguinella. In bocca si conferma su note eleganti e precise, fruttate. Il tannino parla di un’ottima prospettiva di affinamento. Curiosa la nota di zafferano che accompagna iodio e una fragolina da Pinot Nero, nel retro olfattivo.

Bardolino 2016, Il Pignetto (Sommacampagna)
Al naso fragola e lampone, di nuovo, ma di una maturità più compiuta. Sale e spezia marcata, ma molto ben integrata. Macchia mediterranea, rieccola. Tanto sale e frutto, perfettamente equilibrati. Vino splendido, dalla beva irresistibile.

Alto Adige St. Magdalener Doc Classico 2016 “Vigna Rondell”, Glögglhof Franz Gojer
Il vino della giornata, frutto di un cru di un ettaro che dà vita a 7 mila pezzi unici. Viti di 60 anni, rese sui 70 quintali. Acciaio e botte grande per 7, 8 mesi. Nel calice tutte le peculiarità del terreno di differente natura: dal porfido al calcare, oltre allo gneis. Frutto succoso, goloso, di estrema precisione. Rintocchi salini, speziati, ritorni terziari. Vino giovane, con tanta vita davanti, ma già godibilissimo e di eleganza assoluta. Un manifesto della Schiava.

Alto Adige St. Magdalener Doc Classico 2018 “Vigna Premstallerhof”, Rottensteiner
Rubino, frutto di bosco, gran concentrazione. In bocca sorso agile in ingresso, tendenzialmente morbido, che si irrobustisce in centro e in chiusura, dove sfodera una bella vena salina e un tannino che dimostra la gioventù.

Alto Adige St. Magdalener Doc Doc Klassisch 2017 “Hub”, Untermoserhof Georg Ramoser
Il più austero di tutti, bella batteria, più sulle durezze che sul frutto. Gran prospettiva. Tanto sale. Frutto in chiusura.

Alto Adige St. Magdalener Doc Classico 2016 “Moar”, Cantina Bolzano
Ottima prontezza di beva. Ma il vino mostra anche carattere e polpa, oltre al tannino e al sale. Vino assolutamente completo e ben fatto, equilibrato.

Alto Adige St. Magdalener Doc Classico 2015, Ansitz Tenuta Waldgries
Quattro anni e non sentirli, alla faccia della Schiava che dà vini di pronta beva. Un vino assolutamente ancora vivo, dal frutto pieno ed esplosivo, con ricordi di mora di rovo. Sale e tannino si dividono il sorso, mostrando ampi margini di ulteriore affinamento.

Alto Adige St. Magdalener Doc Classico 2006, Maso Unterganzner Josephus Mayr
Colore che tende al granato. Al naso gran complessità, con note terziarie evidenti e molto ben integrate. Al palato vino pieno: la buona vena glicerica è corroborata e rinvigorita da spezia e tannino, ancora presenti. Allungo salino.

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#BardolinoCru e Il Chiaretto che verrà: le due giornate del vino sulla sponda veronese del Garda

 

Due giorni dedicati alla scoperta del Bardolino e del Chiaretto, i vini della sponda orientale del lago di Garda, veri e propri simboli del territorio, ottenuti prevalentemente dalle uve di Corvina Veronese.

Le date da segnare sul calendario sono sabato 7 e domenica 8 dicembre, quando al ristorante La Loggia Rambaldi e nell’adiacente Barchessa a Bardolino (Verona) si terranno i due eventi #BardolinoCru e Il Chiaretto che verrà, voluti dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino.

Giunta alla sua seconda edizione, #BardolinoCru è la degustazione in programma sabato 7 dicembre dedicata alla scoperta dei vini sperimentali delle future sottozone Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna proposti in varie annate.

Oltre ai produttori del Bardolino all’evento saranno presenti anche dieci vignaioli dei “cru” della DOC sudtirolese St. Magdalener nel nome delle forti affinità che legano i vini rossi a base di Corvina e di Schiava. Una sessantina i vini in assaggio.

Seconda edizione anche per Il Chiaretto che verrà, la pre-anteprima dell’annata 2019 del Bardolino Chiaretto. Domenica 8 dicembre si degusterà il Chiaretto “da vasca” dell’ultima vendemmia, che verrà messo a confronto con il Chiaretto del 2018.

Si tratta di un’occasione più unica che rara di assaggiare la produzione della denominazione leader dei “vini rosa” italiani nelle primissime fasi post fermentazione. Un centinaio i vini in degustazione.

“La vendemmia che si è appena conclusa – dice il presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, Franco Cristoforetti – è stata tra le più interessanti degli ultimi decenni a Bardolino: poca uva, di altissima qualità, con una freschezza straordinaria. Avrà dunque modo di verificarne il calore chi verrà ad assaggiare le prime prove di vasca del Chiaretto 2019.”

“Per il Bardolino prosegue invece il progetto di nuova valorizzazione dei cru già noti a fine Ottocento: è un percorso che ci accomuna ad altri territori, come quello altoatesino del St. Magdalener, la denominazione che sarà nostra graditissima ospite con alcuni dei suoi produttori più rappresentativi” – conclude il presidente.

I banchi d’assaggio di #BardolinoCru saranno aperti dalle 14.00 alle 20.00. Il Chiaretto che verrà, invece, sarà aperto dalle 10.00 alle 20.00.

Il costo del calice per le degustazioni di #BardolinoCru è di 15 euro per l’intero, mentre per Il Chiaretto che verrà è di 10 euro. Il costo del biglietto per entrambe le giornate è di 20 euro.

Il biglietto ridotto è pari ad 8 euro ed è riservato ai soci Ais, Onav, Fisar, Fis, Aspi, Slow Food. Per i residenti nel Comune di Bardolino l’ingresso a #BardolinoCru è di 8 euro, mentre Il Chiaretto che verrà è gratuito.

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Associazione Vini Veronesi e Vinho Verde: accordo di collaborazione da 2,3 milioni

I vini veronesi a denominazione di origine controllata e il Vinho Verde portoghese uniscono le forze per una promozione comune in Germania, Danimarca e Francia nell’ambito di un ampio progetto triennale da 2,3 milioni di euro cofinanziato dall’Unione Europea.

L’accordo di collaborazione è stato siglato a Villafranca di Verona dal presidente del Vinho Verde, Manuel Pinheiro, che è anche a capo dell’Associazione nazionale delle denominazioni di origine vitivinicole del Portogallo, e da Franco Cristoforetti, presidente di Avive, l’Associazione dei Vini Veronesi a denominazione di origine, in rappresentanza dei Consorzi di tutela dell’Arcole, del Bardolino, del Custoza, del Garda, del Lessini Durello, del Lugana e del Soave (non aderisce invece all’iniziativa il Consorzio dei vini della Valpolicella).

“Il tratto distintivo che accomuna i vini veronesi e quelli portoghesi al centro di questa grande azione di promozione, una delle maggiori sin qui impostate dalle nostre realtà nel territorio europeo – spiega Franco Cristoforetti, che è anche Presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino – è la loro capacità di unire nuove idee con una grande tradizione”.

“Le nostre denominazioni – prosegue – appartengono tutte ad aree storiche della viticoltura, e nel contempo si caratterizzano per una modernità di approccio che si fonda sulla freschezza gustativa e sull’estrema abbinabilità con le cucine sia dei Paesi di origine, sia delle aree di prevalente esportazione”.

“Tra queste – continua Franco Cristoforetti – la Germania è indubbiamente la principale destinazione sia per i vini veronesi che per il Vinho Verde, mentre la Danimarca rappresenta il ponte verso tutta la Scandinavia. Quanto alla Francia, è evidente che si tratta di un mercato vinicolo sotto i riflettori internazionali, nel quale vogliamo essere protagonisti”.

Il progetto, che si svilupperà sino al 2021, prevede la partecipazione alle maggiori fiere di settore, come il Prowein di Düsseldorf o Wine Paris, che dal prossimo anno si amplierà anche all’edizione parigina di Vinexpo, e una fitta serie di iniziative di comunicazione rivolte agli operatori, alla stampa e ai social network.

I vini veronesi sotto i riflettori saranno tre bianchi, ossia Custoza, Lugana e Soave, un vino rosa, il Chiaretto di Bardolino, due rossi, l’Arcole e il Bardolino, e due spumanti, il Garda Spumante e il Lessini Durello.

“Ci rivolgeremo ad un’ampia platea europea – afferma Cristoforetti – cui faremo comprendere quanto siano al passo coi tempi le nostre tradizioni vinicole che poggiano la loro essenza su importanti vitigni autoctoni come lo sono a Verona la Corvina e la Rondinella tra le uve rosse e la Garganega, la Turbiana e la Durella tra le bianche”.

“Mentre nel nord del Portogallo, terra della denominazione del Vinho Verde – conclude Cristoforetti – prevalgono altre varietà locali come Alvarinho, Trajadura, Loureiro e Arinto. Insomma, abbiamo molto da raccontare, insieme, agli appassionati di vino”.

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Gli Editoriali news

Non è che questa cosa del “vino rosa” ci sta sfuggendo di mano?


EDITORIALE –
“Il Cerasuolo d’Abruzzo non è un rosato ma un vino rosa“. Questa la frase d’esordio della verticale organizzata dal Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, a Vinitaly 2019. Si è trattato della prima uscita ufficiale di Rosautoctono, che ha di fatto indirizzato sul nuovo canale del “vino rosa” la comunicazione dell’evento.

Cos’è Rosautoctono? E’ l’Istituto del Vino Rosa italiano che vede impegnati in un progetto di promozione comune i Consorzi del Bardolino Chiaretto, del Valtènesi Chiaretto, del Castel del Monte Rosato e Bombino Nero, del Salice Salentino Rosato, del Cirò Rosato e, appunto, del Cerasuolo d’Abruzzo.

Da qui i dubbi: ha davvero senso promuovere a livello di marketing e comunicazione una dicitura come “vino rosa”, quando metà dei vini dei Consorzi aderenti a Rosautoctono si chiamano ufficialmente “rosati”? A chi giova?

Ma sopratutto chi la spiega, di fronte a uno scaffale di vino – che sia del supermercato o di un’enoteca, poco importa – la differenza tra “vino rosa”, “vino rosé” o “vino rosato”? Davvero in Italia serve complicarsi la vita con azioni di marketing e comunicazione non coerenti con l’etichetta dei vini, né tantomeno con le Denominazioni?

In realtà, per Franco Cristoforetti, presidente del nuovo Istituto, è tutto chiaro. “Perché vino rosa? Innanzitutto perché in Italia facciamo Chiaretto sul Lago di Garda, Cerasuolo in Abruzzo e Rosato in Puglia e Calabria”, commenta.

“Però se io dico ‘rosato’ – continua Cristoforetti – penso al Sud Italia, non certo al Lago di Garda. Quindi il nome di tutti è il nome di nessuno. Tutti facciamo piuttosto ‘vini rosa’ ma nessuno li chiama così. L’Istituto nasce proprio per valorizzare i ‘vini rosa’ d’Italia”.

In favore di questa tesi anche altri elementi. “In Italia parliamo di ‘vini rossi’ e di ‘vini bianchi’. Perché allora parliamo di ‘vini rosati’ e non di ‘vini rosa’? Se lei mette una cravatta rosa non le dico che mette una cravatta rosata, ma una cravatta rosa”.

“E’ anche un messaggio volutamente diverso, per dare dignità a una categoria di vini da sempre considerata un sottoprodotto dei vini rossi. Una categoria, tra l’altro, che ha un problema nelle nomenclature doganali, essendo confusa con i vini rossi: un elemento che non ci consente di avere statistiche chiare sul peso del vino rosa prodotto in Italia ed esportato”.

Nessun problema, per il presidente Cristoforetti, neppure sul fronte consumatori. “Siamo convinti che la dicitura ‘vino rosa’ non crei problemi – spiega – e l’Istituto si chiama Rosautoctono per simboleggiare il colore del vino, ma anche che si tratta di vino autoctono. Le singoli Denominazioni rischierebbero di perdere la propria identità se tutti in etichetta indicassimo ‘vino rosa’. Vogliamo invece continuare a valorizzare le tipicità di ognuna”.

Per questo, spiega ancora il presidente dell’Istituto, “il payoff della nostra comunicazione è ‘vino rosa autoctono italiano‘, accanto al nome di ogni singola Denominazione, dal Chiaretto al Cirò. Poi ognuno di noi ha la propria identità che deve continuare a spingere con forza”. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Nasce Rosautoctono: l’Istituto del Vino Rosa italiano


ROMA – Bardolino Chiaretto, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Bombino Nero, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato. Questi i Consorzi di Tutela che hanno dato vita a “Rosautoctono“, Istituto del Vino Rosa italiano, con Franco Cristoforetti nel ruolo di presidente.

Un new deal tra i principali distretti produttivi del Paese per diffondere la cultura del bere in versione rosa, che in Italia rappresenta oggi il 6% dei consumi, mentre ogni cento bottiglie vendute in Francia più di trenta sono di rosé.

L’obiettivo dichiarato è dare una spinta decisiva, non solo dal punto di vista promozionale, ma anche economico e culturale, ai più significativi territori vocati alla produzione di questa tipologia di vino.

Si tratta di un’esperienza aggregativa che ora, dopo diverse azioni messe in campo nel corso dell’ultimo anno, imbocca la strada del riconoscimento istituzionale. All’orizzonte la costituzione di un Osservatorio permanente, che fornirà una fotografia completa e puntuale del settore.

Ad apporre oggi a Roma la firma sull’atto costitutivo, davanti ad un notaio, sono stati infatti il neo presidente dell’istitutoFranco Cristoforetti (numero uno del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino) insieme ai presidenti Alessandro Luzzago (Consorzio Valtènesi), Francesco Liantonio (Consorzio di Tutela Vini DOC Castel del Monte), Valentino Di Campli (Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo), Damiano Reale (Consorzio di Tutela vini DOC Salice Salentino) e Raffaele Librandi (Consorzio Vini Cirò e Melissa).

Tra gli intervenuti anche Luciano Nieto, Capo Segreteria Tecnica Ministro (Mipaaft), che, per l’occasione, oltre a portare i saluti del Ministro Centinaio, ha fatto un plauso a iniziative come l’Istituto: “fare sistema in Italia è molto difficile e quando si decide di farlo non possiamo che fare i complimenti per lo sforzo. Auguri dunque per un proficuo lavoro al neonato Istituto, che sono certo porterà a importanti risultati”.

Presenti inoltre Sebastiano De Corato, in rappresentanza del Consorzio di Tutela Vini DOC Castel del Monte, Dario Stefàno, Senatore della Repubblica, e Luigi Cataldi Madonna, Vice Presidente Vicario dell’Istituto.

“Abbiamo voluto usare la nuova definizione di vino rosa -spiega il presidente dell’istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, Franco Cristoforetti -perché è quella che riassume le diverse identità dei territori del Chiaretto gardesano, del Cerasuolo abruzzese e del Rosato pugliese e calabrese, tutte fondate su vitigni autoctoni”.

“Come esistono i vini rossi e i vini bianchi – continua Cristoforetti – ci teniamo a sottolineare che in Italia esistono i vini rosa, che tra l’altro nulla hanno da invidiare per tradizione e qualità ai rosé francesi, oggi dominanti sui mercati mondiali, dove si bevono 24 milioni di ettolitri di vino rosato, ma dove l’Italia deve e può raggiungere posizionamenti più importanti”.

“Per competere a livello internazionale, tuttavia, abbiamo capito che non bastava essere portatori di una storia bimillenaria e aver raggiunto altissimi livelli qualitativi”, aggiunge Cristoforetti.

“C’è bisogno di una strategia comune, trasversale a tutto il Paese – conclude il presidente di Rosautoctono – e per questo abbiamo deciso di fondare un Istituto che rappresenta un traguardo storico, perché ha come fine prioritario quello di favorire una promozione unitaria e rafforzata, dentro e fuori dai confini nazionali, offrendo al comparto una spinta decisiva”.

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“Chiamatelo vino rosa”. I migliori assaggi all’Anteprima Chiaretto 2018 (Bardolino + Valtènesi)


LAZISE –
Quarantatré Chiaretto di Bardolino e 27 Valtènesi Chiaretto in degustazione a Lazise (VR), all’Anteprima della vendemmia 2018 del vino più “rosa” d’Italia, come vuole la nuova linea di comunicazione pensata per i due vini. In mattinata, nello splendido borgo affacciato sul Lago di Garda, i 63 produttori di Chiaretto hanno messo a disposizione della stampa i campioni dell’ultima vendemmia, in commercio da poche settimane.

Vi raccontiamo i migliori assaggi all’evento organizzato dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, mentre alla Dogana Veneta di Lazise è ancora in corso l’Anteprima 2018. Per degustare un totale di 120 vini rosati prodotti nell’area a cavallo tra le province di Verona e di Brescia c’è ancora tempo domani, dalle 14 alle 20.

L’ingresso sarà tuttavia consentito solo agli operatori del settore, che oltre al Chiaretto di Bardolino e della Valtènesi 2018 potranno degustare le annate precedenti, oltre al Bardolino Chiaretto Spumante e al Garda Rosé Brut.

UNA DENOMINAZIONE IN CRESCITA

“Il clima è decisamente improntato al bello per il Chiaretto – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino (nella foto) – che si è conquistato una solida leadership nel mondo dei vini rosa italiani e che vede incrementare continuamente l’interesse da parte dei consumatori italiani ed esteri, aprendo prospettive interessanti negli Stati Uniti, in Canada e in Scandinavia”.

Sono 10 i milioni di bottiglie dell’area aggregata, con la quota dell’export che si aggira al 60%. “Mi preme sottolineare proprio questa definizione di ‘vini rosa’ – aggiunge Cristoforetti – perché come esistono i vini rossi e i vini bianchi, non vedo perché non si debba parlare di ‘vino rosa’ anziché di ‘rosato’, un termine che ha invece un senso compiuto solo in alcune denominazioni, come quelle della Puglia e della Calabria, o di rosè che invece riguarda la Francia e lo spumante”.

La degustazione dei vini dell’area gardesana è infatti iniziata a Parigi con Wine Paris ed è proseguita con un tour in cinque città degli Stati Uniti. Un viaggio che conferma la collaborazione tra il Chiaretto di Bardolino e l’area della Valtènesi, suggellata appunto dall’Anteprima congiunta della vendemmia 2018.

Il tour proseguirà in Germania, al Prowein di Düsseldorf, dove il Chiaretto sarà protagonista insieme agli altri cinque “vini rosa” italiani, con i quali il Consorzio di Tutela ha sottoscritto un patto di collaborazione per la promozione congiunta.

I MIGLIORI ASSAGGI DI CHIARETTO 2018

CHIARETTO DI BARDOLINO 2018
1) Bardolino Chiaretto 2018 “Granara”, Tommasi: 87/100
Un “vino rosa” che sorprende per la sua capacità di essere pronto, ma con ampi margini di miglioramento. Macchia mediterranea al naso, origano. In bocca un bel frutto, impreziosito da ricordi di cera d’api.

2) Bardolino Chiaretto 2018, Cavalchina: 86/100
Naso complesso su agrumi e accenno di speziatura, In bocca grasso e al contempo verticale, bel frutto e bella mineralità, in equilibrio.

3) Bardolino Chiaretto 2018, Corte Gardoni: 86/100
Un rosato giocato sulle durezze, in particolare sulla salinità, senza rinunciare al frutto. Bella chiusura su liquirizia e sale e frutto, lungo e addirittura con filo di tannino.

4) Bardolino Chiaretto Classico 2018 “Villa Cordevigo” Bio, Villabella: 85/100
Bell’espressione, tipica e non ruffiana, di un godibilissimo Chiaretto. Su durezze, insomma, senza perdere di vista il frutto. Bello il retro olfattivo, lungo.

5) Bardolino Chiaretto 2018, Albino Piona: 85/100
Giovanissimo, ma già in grado di mostrare un gran carattere e, soprattutto, distintività.

5+) Bardolino Chiaretto Castelnuovo 2018, Cantina Castelnuovo del Garda: 84/100
La sorpresa assoluta. Bellissima figura nella nostra degustazione alla cieca per il Chiaretto della Cantina Sociale Veronese del Garda, in vendita a soli 2,20 euro nella Grande distribuzione organizzata: i supermercati della zona del Garda.

VALTÈNESI CHIARETTO 2018

1) Valtènesi Chiaretto 2018, Cantrina: 88/100
Teso, verticale, fine, elegante. Un 100% Groppello da assaggiare, anzi da non perdere assolutamente.

2) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018 “Sinìgol”, La Torre: 87/100
Viti tra i 40 e i 60 anni per questa “chicca” gardesana. Il terreno, ricco di scheletro, si riflette in un calice che marca sulla verticalità, senza perdere di vista la “materia”. Blend ottimamente riuscito di Groppello gentile, Marzemimo, Barbera e Sangiovese.

3) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Cà dei Frati: 86/100
Foglia di pomodoro, idrocarburo leggero. Bel frutto anche in bocca, compensato da una vena leggera di tannino e dalla mineralità già avvertita al naso.

4) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Selva Capuzza: 86/100
Tra i Chiaretto più equilibrati dell’intera batteria, al momento, eppure con buoni margini di ulteriore affinamento nel tempo. Bella chiusura su note saline, leggera spezia e radice di liquirizia.

5) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Conti Thun: 85/100
Cantina giovane della Denominazione, con ottimi margini per fare un buon lavoro. Un’ottima “base” di partenza.

LO SPUMANTE
La sorpresa è il Metodo Classico “Ceppo 326 Rosé” della cantina Pasini San Giovanni. Un Pas Dosé da uve Groppello (70%) con un 30% di Chardonnay. Cinquanta mesi sui lieviti, sboccatura ottobre 2018. In vendita in cantina a soli 20 euro, regala un palato verticale, unito ai caratteristici sentori fruttati del Groppello. Della stessa cantina, da provare l’ottimo il Valtènesi 2018 “Rosagreen”, sempre da uve Groppello.

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Chiaretto di Bardolino, il vino rosa del Garda vola verso Parigi e gli Stati Uniti

Il Chiaretto di Bardolino diventa sempre più internazionale: a partire da febbraio il Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino darà il via ad una serie di appuntamenti oltre confine con l’obiettivo di far conoscere il vino rosa della riviera veneta del lago di Garda ad un pubblico sempre più vasto.

Il tour di presentazione della nuova annata del Chiaretto farà tappa prima a Wine Paris, in programma dall’11 al 13 febbraio nella capitale francese e poi a marzo farà rotta verso gli Stati Uniti con il tour di Slow Wine, toccando le città di San Francisco, Portland, Denver, New York e Boston. Successivamente si torna in Italia con l’Anteprima del Chiaretto in programma il 10 e 11 marzo a Lazise. La quota destinata alle esportazioni della denominazione si aggira attorno al 60 per cento, la produzione di Chiaretto è intorno ai 10 milioni di bottiglie, un dato che posiziona il rosé gardesano al vertice assoluto nel panorama italiano dei rosati.

“Wine Paris si prospetta come un nuovo fondamentale appuntamento dell’establishment vinicolo mondiale – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino – per questo abbiamo voluto aprire le presentazioni del Chiaretto 2018 in Francia, la patria dei rosé, primo produttore al mondo ma anche primo importatore assoluto della tipologia in rosa, che rappresenta circa il 30% dei consumi interni, contro appena il 6% dell’Italia. Consideriamo poi che già ora quello francese è il secondo mercato di esportazione del Chiaretto dopo quello tedesco. Quello statunitense, invece, è il mercato estero che sta crescendo più velocemente. L’opera di promozione internazionale del Consorzio degli ultimi due anni ha dato i suoi frutti: ora è tempo di essere presenti anche direttamente e dunque ci presenteremo in ben cinque città americane”.

L’ultimo appuntamento nel fitto calendario di eventi legati al Chiaretto di Bardolino della nuova annata 2018 è l’undicesima edizione dell’Anteprima del Chiaretto, in programma alla Dogana Veneta di Lazise e organizzata in collaborazione con il Consorzio Valtènesi e il Comune di Lazise. In degustazione ci saranno oltre 120 vini provenienti dalle Doc “in rosa” della riviera veronese e bresciana del lago. Il banco d’assaggio accoglierà 60 produttori e sarà aperto al pubblico dalle 10 alle 18 di domenica, mentre il lunedì sarà unicamente dedicato agli operatori di settore dalle 14 alle 20.

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Il Chiaretto che verrà: a Bardolino si scopre un inedito rosé

Una giornata per scoprire un’insolita versione del Chiaretto di Bardolino. Lunedì 10 dicembre 2018 dalle 14.30 alle 19.30 il ristorante La Loggia Rambaldi di Bardolino ospiterà la prima edizione de Il Chiaretto che verrà, degustazione organizzata dal Consorzio Tutela del Chiaretto e del Bardolino per presentare il rosé in vasca, prima dell’imbottigliamento.

“Da alcuni anni – spiega Franco Cristoforetti, Presidente del Consorzio Tutela del Chiaretto e del Bardolino – siamo impegnati nel comunicare la longevità del Chiaretto di Bardolino attraverso degustazioni verticali che ne hanno dimostrato l’eccellente tenuta nel tempo. Crediamo tuttavia che vi sia un altro aspetto di grande fascino, ed è lo stato evolutivo del Chiaretto nei primi mesi dopo la fermentazione, quando il vino è ancora torbido e le note primarie di pompelmo rosa e albicocca sono molto intense. L’annata 2018 si preannuncia molto buona: abbiamo avuto una vendemmia equilibrata, capace di darci una gamma di profumi particolarmente intensa”.

La prima edizione dell’evento Il Chiaretto che verrà vedrà la partecipazione di circa quaranta cantine consortili e sarà l’occasione per verificare insieme ai produttori se l’annata ha rispettato le aspettative, oltre che una giornata in cui pubblico e operatori potranno conoscere una versione inedita del Chiaretto di Bardolino, che finora solo pochi fortunati hanno avuto l’occasione di degustare. Insieme con il nuovo Chiaretto del 2018 le aziende porteranno in degustazione anche il Chiaretto del 2017.

Il banco d’assaggio si inserisce in un fine settimana di celebrazioni per il Consorzio, che da sabato 8 a lunedì 10 dicembre festeggia il cinquantesimo anniversario della fondazione e che domenica 9 dicembre alle 17.30 inaugura a Bardolino la nuova sede di Villa Carrara Bottagisio.

Durante tutto il pomeriggio di lunedì 10 dicembre il ristorante La Loggia Rambaldi si trasformerà in un banco d’assaggio con degustazioni libere dei rosati del Consorzio e specialità gastronomiche gardesane. Il costo del calice per le degustazioni è di € 10 per l’intero e di € 5 per il ridotto, riservato ai soci delle associazioni di settore con tessera valida (Slow Food, Ais, Onav, Fisar, Fis, Scuola europea Sommelier).
L’ingresso è libero per i residenti nel Comune di Bardolino e per operatori di settore (ristoranti, enoteche, distribuzioni, gastronomie, hotel).

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Vinitaly in Rosa con il Chiaretto di Bardolino

Un Vinitaly nel segno del rosa per il Consorzio di tutela del vino Bardolino che nel suo stand (Pad. 4 – Stand G3) proporrà i vini di cinque territori nei quali storicamente si producono vini rosati da uve autoctone.

I DETTAGLI
Dal 15 al 18 aprile alla fiera di Verona si potranno così conoscere e degustare oltre al Chiaretto di Bardolino, prodotto sulla sponda veneta del lago di Garda prevalentemente da uva Corvina Veronese, il Valtènesi Chiaretto (sulla sponda lombarda dello stesso lago, principalmente da uve Groppello).

Ma anche il Cerasuolo d’Abruzzo (da uve Montepulciano), il Salice Salentino Rosato (in Puglia, da uve Negroamaro) e il Castel del Monte Rosato (sempre in Puglia, con Bombino Nero e Uva di Troia). In tutto saranno circa 60 i vini in assaggio.

Il territorio di Bardolino conferma ancora una volta la volontà di puntare sul Chiaretto, il rosé da sempre prodotto in riva al lago di Garda, che dal 2014 ha conosciuto un deciso rilancio con la decisione di proporre un vino dal colore rosa molto tenue, più agrumato e floreale.

È stata la Rosé Revolution. Una rivoluzione che ha portato anche lo scorso anno ad aumentare del 12% le vendite di Chiaretto, giunto a 9,5 milioni di bottiglie: ormai nella zona quasi 4 bottiglie su 10 sono rosé.

“Stiamo vivendo un momento particolarmente felice per i vini rosati – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio del Chiaretto di Bardolino – con un’esplosione dei consumi a livello internazionale. È solo facendo sistema tra i diversi territori italiani che hanno una consolidata tradizione nella produzione di vini rosati da uve autoctone che potremo proporre in modo convincente il nostro paese sui mercati mondiali. È questa l’idea che accomuna il mondo del Chiaretto di Bardolino e i Consorzi del Valtènesi, del Cerasuolo d’Abruzzo, del Salice Salentino e del Castel del Monte”.

Gli stessi vini saranno i protagonisti di due degustazioni gratuite aperte al pubblico martedì 17 aprile in Sala Argento2 (piano -1 Palaexpo ingresso A2), la prima alle ore 11 e la seconda alle ore 15, entrambe condotte dal giornalista Angelo Peretti, direttore di The Internet Gourmet, insieme con i rappresentanti dei cinque Consorzi di tutela. Verranno proposte due etichette per ciascuna denominazione e per ribadire ancora una volta la collaborazione tra i diversi territori. Le prenotazioni vengono raccolte dal Consorzio Valtènesi all’indirizzo email info@consorziovaltenesi.it.

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Lake Garda in Love: due giorni all’insegna del Chiaretto

LAZISE – Le sponde del Garda si colorano di rosa in occasione di Lake Garda in Love. Sabato 10 e domenica 11 febbraio 2018 le cittadine di Lazise, Bardolino, Garda e Torri del Benaco ospiteranno l’evento dedicato agli innamorati, che brinderanno al loro amore con il Chiaretto di Bardolino.

Il rosé gardesano sarà protagonista durante le due inaugurazioni della giornata di sabato: alle 10.30 il brindisi davanti alla Passeggiata d’Amore, il percorso pedonale sul lungolago che collega Bardolino a Garda, e alle 18.30 l’accensione del Castello Scaligero di Torri del Benaco, che per l’occasione si tinge di rosa diventando il Castello degli Innamorati.

Lake Garda in Love si concluderà a Garda, sul Lungolago Regina Adelaide, con l’esplosione dei Soffi d’Amore: una cascata di coriandoli rossi cadrà sui partecipanti, che potranno vincere ricchi premi. I fortunati che troveranno i cuori rosa riceveranno in regalo una bottiglia di Chiaretto offerto dal Consorzio Tutela del Chiaretto e del Bardolino, mentre con i coriandoli gialli si avrà diritto a dei dolcetti marchiati Lidl.

Durante le due giornate, inoltre, non mancheranno i momenti dedicati a show cooking e degustazioni: nella Vela del Cuore, in Piazza del Municipio di Garda, si potranno assaggiare il risotto con il Radicchio di Verona IGP e i Nodini nel Pastificio Avesani abbinati ad un calice di Chiaretto.

“Siamo felici – spiega Franco Cristoforetti, Presidente del Consorzio Tutela del Chiaretto e del Bardolino – che il nostro rosé sia uno dei protagonisti di Lake Garda in Love. È un vino leggero, adatto ad accompagnare giornate di festa sul lago di Garda, e il suo colore lo rende particolarmente adatto a questa occasione. Senza dimenticare che le quattro cittadine in cui si svolge l’evento fanno parte della zona di produzione di questo vino”. Tutte le informazioni su www.lakegardainlove.it


INFO IN BREVE | Lake Garda in Love
Data: sabato 10 e domenica 11 febbraio 2018.
Luogo: Lazise, Bardolino, Garda e Torri del Benaco
Biglietto: Ingresso gratuito. Biglietto €5 per la degustazione di risotto al Radicchio di Verona IGP, Nodini nel Pastificio Avesani e calice di Chiaretto
Info: www.lakegardainlove.it

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Bardolino: ultima vendemmia con vecchio disciplinare

Inizierà il 12 settembre l’ultima vendemmia con il vecchio disciplinare nell’area Doc Bardolino. Una raccolta che parte con un anticipo di una decina di giorni rispetto al consueto, al termine di una stagione che, anche a Bardolino, è stata caratterizzata da un andamento climatico anomalo, con alcune zone colpite da gelate primaverili, riducendo la produzione. Le uve si presentano comunque sane e con considerevoli tenori zuccherini.

LA REVISIONE
La modifica al disciplinare di produzione introdurrà le tre sottozone storiche: La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna. Dal 2018 i produttori potranno così scegliere se continuare a produrre Bardolino Doc oppure se rivendicare la sottozona, nella quale la resa massima consentita sarà di 100 quintali per ettaro (rispetto ai 120 della Doc) e il vino ottenuto potrà essere commercializzato non prima del settembre successivo alla vendemmia.

“Il nuovo disciplinare – spiega Franco Cristoforetti (nella foto sotto), presidente del Consorzio Bardolino Doc – ci riporta al Bardolino delle origini, che già a fine Ottocento vedeva le tre sottozone perfettamente individuate. Ci riporta cioè a quelle etichette che all’epoca si trovavano nelle carte vini dei Grand Hotel di mezza Europa accanto ai grandi vini di Borgogna”.

La revisione porta a frutto i risultati dello studio di zonazione condotto nel 2005 e del progetto Bardolino Village, realizzato da una quindicina di produttori nelle stagioni 2015 e 2016 attraverso sperimentazioni nella conduzione dei vigneti e nelle tecniche di vinificazione.

Complessivamente le tre sottozone copriranno tutto il territtorio di produzione. La Rocca per i comuni del territorio dell’antico Distretto di Bardolino: Bardolino, Castelnuovo del Garda, Garda, Lazise, Peschiera del Garda e Torri del Benaco; Montebaldo per il tratto pedemontano dell’ex Distretto di Montebaldo, nel territorio di Affi, Caprino Veronese, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda, e Rivoli Veronese; Sommacampagna per l’area delle colline moreniche meridionali, nei comuni di Bussolengo, Pastrengo, Sommacampagna, Sona e Valeggio sul Mincio.

LE VENDITE DEL CHIARETTO
Intanto lusingano i dati che arrivano dal fronte delle vendite di Chiaretto, che con il suo nuovo disciplinare autonomo dal prossimo anno assumerà il nome Chiaretto di Bardolino Doc, staccandosi dal Bardolino.

Da gennaio ad agosto ne sono state vendute 7 milioni di bottiglie, contro i 6,3 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente: l’incremento è del 10,7%. Il Chiaretto raggiunge così una quota del 40% sul totale della produzione della Doc Bardolino: nel 2012, prima del varo del progetto Rosé Revolution, era solo il 28%.

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Chiaretto e Bardolino, missione rosé: nuova Doc, esordio nel 2018

Il Chiaretto si separa dal Bardolino e diventa una Doc autonoma. Il Bardolino, a sua volta, torna alle proprie origini ottocentesche e valorizza le tre sottozone storiche: La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna. Lo ha deciso l’assemblea dei produttori bardolinesi, su proposta del presidente del Consorzio di tutela, Franco Cristoforetti.

“Con la nascita della Doc autonoma del Chiaretto di Bardolino e il riconoscimento delle tre sottozone del Bardolino – spiega Cristoforetti – trova completamento il piano strategico tracciato dal giornalista Angelo Peretti, approvato dal Consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela nell’estate del 2008″.

“Fu allora – continua Cristoforetti – che iniziò la scissione del percorso identitario del Chiaretto e del Bardolino, consentendo da un lato al nostro rosé di diventare leader produttivo assoluto tra i vini rosati italiani e dall’altro di mettere in luce la territorialità del Bardolino, facendolo approdare per la prima volta ai gradini più alti delle guide di settore”.

LO STILE CHIARETTO
Con la Rosé Revolution del 2014 il Chiaretto ha compiuto una netta scelta stilistica, accentuando il proprio carattere di rosé chiaro, secco e agrumato e assume ora piena indipendenza con una doc a sé stante. Il Bardolino accentua invece la propria connotazione territoriale, mettendo a frutto i risultati della zonazione del 2005 e del progetto Bardolino Village che ha visto una quindicina di produttori impegnati dal 2015.

“Torniamo così – conclude Cristoforetti – per i nostri rossi di punta a quelle tre sottozone che erano già state dettagliatamente descritte da Giovanni Battista Perez alla fine dell’Ottocento, quando i vini migliori della zona erano esportati in Svizzera per essere serviti insieme con i Borgogna e i Beaujolais”.

Le tre sottozone del Bardolino Doc saranno La Rocca (relativa ai comuni del territorio dell’antico Distretto di Bardolino), Bardolino Montebaldo (inerente il tratto pedemontano dell’ex Distretto di Montebaldo) e Bardolino Sommacampagna (ossia l’area delle colline meridionali più a sud).

LA PRODUZIONE
Esordiranno insieme al Chiaretto di Bardolino Doc con la vendemmia 2018. La nascita della nuova doc del rosé e le modifiche alla doc del Bardolino apporteranno varie modifiche all’assetto produttivo. Il Chiaretto di Bardolino e il Bardolino “base”, che continuerà comunque ad essere prodotto, avranno rese massime di 120 quintali di uva per ettaro, contro gli attuali 130, mentre per le tre sottozone del Bardolino si scende a 100 quintali massimi per ettaro.

I vini delle tre sottozone usciranno sul mercato non prima di settembre dell’anno successivo alla vendemmia. I disciplinari prevedono inoltre che si utilizzino solo uve “fresche”, vietando quindi surmaturazioni o appassimenti. Per tutti i vini delle doc Bardolino e Chiaretto di Bardolino, la quantità ammessa di uva corvina veronese sale al 95% dall’attuale 80%.

LA STORIA
Il Bardolino è stato tra i primi vini in Italia a ottenere la Doc, nel 1968, ma già nella seconda metà dell’Ottocento si imbottigliavano vini con la dicitura “Bardolino”. Il Chiaretto è storicamente la versione rosata del Bardolino. Il Consorzio di tutela, fondato nel 1969, rappresenta attualmente circa il 92% della filiera produttiva totale del Bardolino e del Chiaretto. Vi sono iscritti circa 1200 produttori di uva, 900 viticoltori, 120 vinificatori e 100 imbottigliatori.

Attualmente i vigneti iscritti all’albo insistono su una superficie di circa 2.700 ettari. La produzione totale annua è di circa 17 milioni di bottiglie di Bardolino e 9 milioni di bottiglie di Chiaretto. La quota export è pari al 65%. I mercati esteri più importanti sono Germania, Scandinavia e Paesi Bassi, seguiti, in Europa, da Francia e Regno Unito. Interessanti prospettive si stanno riscontrando negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone.

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