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Cotarella “ferma” la Franciacorta: ecco Chardonnay e Pinot Nero senza bollicine


Si fermi, chi può. Anche solo per un attimo. Per vedere l’effetto che fa. L
‘ultima trovata di Riccardo Coratella sono due vini fermi realizzati da Muratori Franciacorta, con le stesse piante (cloni) utilizzati per i vini con le “bollicine”. Uno Chardonnay e un Pinot nero in rosso, Muratori Setticlavio e Muratori Mantorosso, dell’ormai (quasi) dimenticata Igt Sebino. L’obiettivo del noto enologo umbro e della cantina di Adro (Brescia), per la quale presta consulenza dal 2020, non è certo quello di far rivivere l’indicazione geografica bresciana, impacchettata tra la polvere dei cassetti del Consorzio di Tutela del Franciacorta, ormai da anni focalizzato esclusivamente sulla promozione dello spumante. Si tratta, piuttosto, di due «vini di doverosa sperimentazione», come li ha definiti lo stesso winemaker in mattinata, durante il lancio ufficiale. Etichette che hanno, tuttavia, un posizionamento prezzo già rivelante.

Si parla di 45-50 euro per lo Chardonnay 2023 Muratori Setticlavio; e 70-75 euro per il Pinot Nero Muratori Mantorosso (cifre riferite all’acquisto in enoteca). I due nuovi vini saranno venduti separatamente, solo in cassetta di legno da 6 bottiglie e «senza applicazione di alcuna scontistica». A giustificare il prezzo, secondo quanto spiegato dall’azienda, sarebbe la tiratura limitata a sole 2.065 bottiglie per il bianco e 2.927 per il rosso. Un «punto di partenza», come hanno chiarito il patron della cantina, Bruno Muratori, e lo stesso Riccardo Cotarella. In futuro, sia lo Chardonnay che il Pinot Nero del progetto speciale “Nuove forme di continuità“, potranno subire variazioni produttive, su aspetti come l’utilizzo del legno e la macerazione.

MURATORI SETTICLAVIO E MANTOROSSO: UN PROGETTO SPERIMENTALE

Ma la novità sostanziale – quella che potrebbe costituire il vero salto di qualità se non del rosso, almeno del bianco – è il recente impianto di un vigneto di Chardonnay con clone della Borgogna, specifico per vini fermi. Una volta in produzione, le uve di Muratori Setticlavio non saranno più – o saranno solo in parte – quelle dello “Chardonnay da Franciacorta” attuale, ricavate dall’unità vocazionale numero 4 del parco vigneti dell’azienda di Adro (suoli morenici profondi). Diversa la sorte del Pinot Nero Muratori Mantorosso, per il quale non è previsto il medesimo “upgrade”. A meno di stravolgimenti, il vino continuerà ad essere prodotto dagli stessi ceppi adottati per la produzione dei Franciacorta Muratori. Ovvero dall’unità vocazionale 5 dei “colluvi gradonati”, con suoli argillosi, profondi e poveri di sedimenti.

Del resto, in Franciacorta la cantina gestisce 52 ettari di proprietà, con una capacità produttiva di mezzo milione di bottiglie (circa 350 mila quelle commercializzate in media all’anno, di cui 200 mila della tipologia Brut). «Fino a prima dell’arrivo di Riccardo Cotarella – ha spiegato Michela Muratori, terza generazione della cantina bresciana – l’unico ad aver pensato a un vino fermo in azienda era stato il nonno, fondatore della cantina. Il suo desiderio di produrre un vino rosso non è mai stato esaudito. Oggi sarebbe fiero di questa scelta, che si inserisce nel progetto che abbiamo voluto chiamare “Nuove forme di continuità”».

MURATORI SETTICLAVIO CHARDONNAY 2023: 92/100

13,5% vol. Giallo tendente al dorato. Bella aromaticità, tipica dell’espressione più piena del vitigno, al primo naso: frutta a polpa gialla più che bianca e agrume si mescolano con sbuffi di vaniglia e spezie orientali. Corrispondenza naso-bocca perfetta. Ingresso sul frutto giallo, prima di un netto viraggio del centro bocca e dell’allungo sull’agrume e sulla freschezza, che esalta ancor più le venature sapide. Legno che si conferma magistralmente “dosato”. Ottima la persistenza di Muratori Setticlavio, che convince anche per la chiusura di sipario giustamente asciutta, in grado di chiamare il sorso successivo. Vino di gran precisione tecnica, con la varietà al centro di ogni fase dell’assaggio.

MURATORI MANTOROSSO PINOT NERO 2022: 89/100

13,5% vol. Di un bel rubino luminoso, penetrabile alla vista. Naso tipico del vitigno, con prevalenza dei piccoli frutti rossi sui neri (fragolina, lampone). Non manca una speziatura che si fa sempre più marcata, con lo scaldarsi del nettare nel calice, così come i ricordi di burro salato. Anche in questo caso buona corrispondenza gusto olfattiva, ma col frutto che pare più maturo al palato che al naso. Chiude fruttato, su tinte vagamente mielate che non attenuano, al momento, un alcol respirabile. Un vino, secondo Riccardo Cotarella, che ha «potenzialità enormi di evoluzione» e che «esprime la Franciacorta».


Muratori Franciacorta
Via Valli, 31
25030 Adro (Brescia)
Tel. 030 745 1051
Email accoglienza@muratoriwine.it

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Sei cantine italiane in vendita: ecco quali


«Riparte il valzer delle acquisizioni tra le cantine italiane». Come riportato dal Sole 24 Ore, sei cantine italiane sarebbero in vendita. Le recenti riduzioni del costo del denaro stanno favorendo una nuova campagna di acquisizioni in tutto il Paese, da Nord a Sud, con un crescente interesse per le realtà vinicole di alta qualità e forte identità territoriale. Mentre il mercato del vino fermo di fascia media mostra segnali di difficoltà nei consumi, gli spumanti e le bottiglie provenienti da aree a denominazione, con un posizionamento medio-alto, continuano a suscitare grande appeal tra gli investitori.

CASTELLO DI NEIVE IN VENDITA?

Tra le aree di maggiore interesse spiccano le Langhe, dove tornano a circolare voci su un possibile cambio di proprietà del Castello di Neive, storica cantina del Barbaresco. Nei mesi scorsi si era già parlato di un interesse da parte della cantina Argiano di Montalcino, ma di recente sarebbero emersi nuovi potenziali acquirenti. Tuttavia, la situazione interna dell’azienda risulta complicata, con Carolina Stupino, erede del fondatore, pronta a vendere, ma sarebbe – sempre secondo Il Sole 24 Ore – in contrasto con un altro azionista di rilievo, il finanziere greco Giorgio Psacharopulo, titolare del 30% delle quote. Le prossime settimane saranno decisive per capire se verrà raggiunto un accordo tra i soci.

ZENATO NEL MIRINO DI SANTA MARGHERITA, FERRARI E FANTINI GROUP?

Cantine italiane in vendita anche in Valpolicella, altra denominazione di grande prestigio nel mirino degli investitori. La cantina Zenato, noto marchio del vino italiano grazie a prodotti come Amarone, Ripasso della Valpolicella e Lugana, sarebbe nel mirino di diversi pretendenti. Nonostante un apparente accordo interno che ha portato alla nomina di Lorenzo Miollo come amministratore, proseguono incontri sottotraccia con grandi gruppi vinicoli italiani, tra cui Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Cantine Ferrari e Fantini Group. Zenato rappresenta un brand di notevole valore, capace di attirare l’interesse di molti per la sua forza commerciale e la solidità dei suoi prodotti.

QUADRA FRANCIACORTA E MIRABELLA SUL MERCATO?

Non meno dinamica è la situazione in Franciacorta, dove alcune cantine potrebbero presto cambiare proprietà, spinte dalle difficoltà nel passaggio generazionale. È il caso di Quadra Franciacorta, azienda sul mercato per mancanza di eredi pronti a succedere al fondatore Ugo Ghezzi, e che sembra aver attirato l’interesse del Gruppo Unipol, già presente nel settore vinicolo con diverse realtà in Toscana e Umbria. Si confermerebbe coì difficilissimo, a Quadra, sostituire Mario Falcetti. Anche la cantina Mirabella potrebbe finire sul mercato, con il socio Giuseppe Chitarra intenzionato a cedere il suo 24%, nonostante l’opposizione della famiglia fondatrice Schiavi e di altri azionisti di rilievo.

VARVAGLIONE COMPRA CLAUDIO QUARTA? RUMORS SU CONTE SPAGNOLETTI ZEULI

Sul fronte delle cantine italiane in vendita, il Sud Italia non resterebbe escluso. In Puglia, la famiglia Varvaglione sarebbe vicina all’acquisto delle tre cantine di Claudio Quarta, due delle quali situate in Salento e una in Irpinia. Si tratta di Tenute Eméra, nelle terre del Primitivo di Manduria (Marina Di Lizzano, Taranto), Cantina Moros nella zona del Negroamaro (Guagnano, Lecce) e Cantina Sanpaolo, nel cuore dell’Irpinia (Tufo, Avellino).

Non resterebbe indenne dalla girandola di interessi e potenziali cambi di proprietà la Murgia. Sempre secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore, l’azienda e i vigneti di proprietà del Conte Spagnoletti Zeuli, ad Andria (Tenuta Zagaria e Tenuta San Domenico) potrebbero passare nelle mani di Casillo Group, nota nel settore agroalimentare per marchi come Molino Casillo e Birra Molina. Anche in questo caso, le trattative sarebbe vicine a una conclusione.

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Erbamat, o non Erbamat, questo è il dilemma: Franciacorta al bivio sul vitigno autoctono


Due squadre, anzi due “parrocchie”: sostenitori e detrattori. Ad oltre vent’anni dall’inizio delle prime sperimentazioni, l’Erbamat continua a dividere la Franciacorta tra produttori che investono in nuovi impianti (ancora pochissimi) e generale scettiscismo (il sentimento imperante). A dirlo sono i dati del vigneto dell’Erbamat, ancora inchiodati nel 2024 tra i 10 e i 12 ettari. Una cifra irrisoria, se si considera che il vitigno è stato riscoperto negli anni Ottanta, quando si pensava di poterne ottenere dei vini bianchi fermi, più che degli spumanti. Risale invece agli anni Novanta la consacrazione dell’Erbamat come varietà «capace di apportare acidità e finezza alle cuvée»: parola del Centro Vitivinicolo Provinciale di Brescia che, in collaborazione con il professor Attilio Scienza, era arrivato a una conclusione che molti sembrano ancora ignorare. Soprattutto quando si accosta il termine «finezza» all’Erbamat, noto per lo più per l’alto contenuto di acido malico.

Del 2023 l’identificazione dei primi due cloni certificati, che potrebbero dare ulteriore spinta alla sperimentazione. «Il progetto Erbamat è stato avviato un po’ “a porte chiuse”, con il coinvolgimento di un numero limitato di aziende che ne hanno fatto quasi un vessillo, mentre molte altre cantine si sono sentite un po’ tagliate fuori almeno in quella fase, iniziando così, per certi versi, a “remare contro” e portando avanti ancora oggi dello scetticismo», ammette a winemag.it Mario Falcetti, dal 2022 coordinatore del Gruppo di lavoro Ricerca e Sviluppo del Consorzio Tutela del Franciacorta, nonché direttore ed enologo di Quadra Franciacorta. «Io stesso ero tra i grandi scettici – continua – perché sostanzialmente si assaggiavano vini diversi, di aziende diverse, prodotti in annate diverse, con composizioni varietali, assemblaggi e tipi di affinamento differenti. Quindi era difficile trarre un filo conduttore».

L’ERBAMAT TRA CURIOSITÀ E SCETTICISMO IN FRANCIACORTA

Alla fine, però, ha vinto la curiosità a casa di una delle cantine più meticolose e all’avanguardia della denominazione, non a caso dirette da uno degli enologi più preparati e controcorrente d’Italia. L’occasione per il primo impianto di Erbamat di Quadra arriva nel 2021, quando emerge la necessità di reimpostare il vigneto sul tetto della moderna cantina di Via Sant’Eusebio, 1 a Cologne (Bs). Un piccolo appezzamento con terreno di riporto, che Falcetti decide di dedicare all’antica varietà autoctona bresciana.

«Nel 2022 – spiega – i primi grappolini ci hanno consentito di realizzare una micro vinificazione: abbiamo ottenuto 150 bottiglie, che assaggiamo in test interni o confronti con esperti del settore, senza nessuna velleità commerciale. Oggi, a maggio 2024, hanno circa un anno di permanenza sui lieviti. Con la vendemmia 2023 dell’Erbamat, più generosa, abbiamo applicato il protocollo di vinificazione “Franciacorta”: vendemmia manuale, pressatura soffice e fermentazione nelle medesime vasche della gamma Quadra. Nei prossimi giorni ne faremo una tiratura un po’ più importante: circa un migliaio di bottiglie, che intendiamo mettere in commercio a un prezzo capace di convincere i curiosi all’assaggio, per amplificare il messaggio dell’Erbamat tra i tanti visitatori che già ce lo chiedono».

L’ERBAMAT DI QUADRA FRANCIACORTA: LA DEGUSTAZIONE

Degustate in anteprima, i due millesimi di Erbamat di Quadra (entrambi in purezza e non dosati) appaiono diversi tra loro pur registrando tenore alcolico e acidità simle (10,50/10,80% vol. e 8 g/l). La 2022 inizia oggi a distendersi nel calice, presentando un deciso profilo “semi-aromatico” mai avvertito in altri campioni del vitigno, prodotti da altre cantine. Molto lontano dall’idea del Franciacorta, si lascia apprezzare a partire dal secondo sorso, per il sostanziale equilibrio tra la componente “aromatica”, davvero non sottovalutabile e fine, e la verve fresca e masticabile – più che tagliente – dell’acidità. Uno spumante, in definitiva, di assoluta dignità.

La base 2023 dell’Ebamat di Quadra, incredibilmente (o forse no), appare più vicina all’idea di Franciacorta di quanto si possa immaginare. Il profilo semi-aromatico è più attenuato e la percezione della sapidità – presente anche nel 2022 – fa il paio con la freschezza, sul fronte delle “durezze”. Ancora una volta c’è equilibrio, sapore, carattere deciso. E non manca, per l’appunto, una certa “identità territoriale”, specie se si pensa all’approccio di Quadra al Franciacorta e all’assoluta riconoscibilità dello stile della cantina situata all’ombra del Monte Orfano. Il tutto al netto della differenza tra il vitigno ancestrale e le varietà Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco. Per tirare le somme, un altro spumante più che mai promettente e da provare.

«Ovviamente – precisa Mario Falcetti – trattandosi di spumanti 100% Erbamat non possono aderire alla denominazione Franciacorta e la 2023 sarà necessariamente messa in commercio come VSQ. Il senso di queste bottiglie è capire il potenziale dell’Erbamat. Al di là che incuriosito, nel mio ruolo di direttore aziendale, mi sento particolarmente investito del ruolo di investigazione e di valorizzazione dell’Erbamat, in qualità di coordinatore del Gruppo di lavoro Ricerca e Sviluppo del Consorzio Tutela. Voglio essere un ponte tra questo team e il Consiglio di amministrazione e mi piacerebbe che questo tipo di esperienza non avesse padroni, promotori unici o ricettori del concetto che sta alla base dell’Erbamat. Vorrei che questo tema fosse visto come un campo neutro di confronto, sul quale affidarsi semplicemente al bicchiere».

FRANCIACORTA, SENTI FALCETTI: «DUE MOTIVI PER CREDERE NELL’ERBAMAT»

Perché altre aziende dovrebbero investire nell’Erbamat? «Abbiamo un’acidità che mantiene una gran persistenza anche in un periodo di raccolta così ritardato – risponde Falcetti – che quindi, con i cambiamenti climatici, diventerà sempre più un patrimonio. L’altro aspetto che io giudico interessante in un’ottica futura di vini più aderenti alle esigenze del consumatore, o al cambiamento del gusto, è che l’Erbamat non è una macchina da accumulo zuccherino come il Pinot Noir o lo Chardonnay: fatica a raggiungere gli 11 gradi in volume naturali, perfetti per le nostre basi Franciacorta».

«Lo osservo con la neutralità del ricercatore – aggiunge Falcetti – cercando di avere risposte dalla pianta e dal bicchiere. Mi auguro possa fare proseliti, non tanto perché auspico o immagino uno stravolgimento del panorama ampelografico della Franciacorta, ma in quanto la percentuale del 10% massimo nella cuvée stabilita nel 2017 dal disciplinare potrebbe essere aumentata. E mi riferisco, in particolare, alle cuvée della tipologia Brut, alle quali potrebbe dare un contributo senza andare a spostare gli equilibri ai quali siamo abituati».

BRESCIANINI SULL’ERBAMAT: «ANCORA PRESTO, MA ALL’ESTERO È GIÀ UNA CHANCE»

Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta e ceo di Barone Pizzini – foto credits Vinitaly International

Sull’argomento interviene anche Silvano Brescianini, in duplice veste: quella di presidente del Consorzio Tutela del Franciacorta e di direttore generale di Barone Pizzini, che dal 2008 ha impiantato il vitigno autoctono bresciano ed è tra le aziende che stanno sperimentando di più sulla varietà: «Ho sempre sostenuto che l’Erbamat è un regalo che ci fa la storia: non capita a tutti di trovare un vitigno già presente nel bresciano sin dalla metà del Cinquecento».

«Inoltre – continua – è anche una varietà che ha caratteristiche “tecniche” interessanti per fare Franciacorta. Oggi si parla solo della sua acidità, ma un altro aspetto molto interessante è il suo basso contenuto di polifenoli: in parole povere, non ha sostanze che “invecchiano”. Ossida molto poco. Dunque, più si aumenta la percentuale di Erbamat, più cresce la necessità di far perdurare l’affinamento sui lieviti, perché ha una sorta di “effetto antiage”. Lo stiamo studiando e abbiamo solo una possibilità all’anno, ovvero la vendemmia, per fare progressi in termini analitici. Oggi, come presidente della Franciacorta, mi sento di dire che ci stiamo mettendo il nostro impegno per capire se il vitigno possa dare maggiore personalità alle nostre cuvée».

«Come produttore, per conto di Barone Pizzini – aggiunge Silvano Brescianini – mi sento invece di dire che la varietà è molto interessante e che, a mio avviso, in un’epoca in cui lo storytelling ha un certo valore, soprattutto all’estero, parlare di una varietà presente nel Bresciano sin dal Cinquecento e sottolineare che i nostri Franciacorta possono essere ottenuti da un vitigno che abbiamo solo noi, è un aspetto da non sottovalutare. Posso assicurare che a New  York, parlare di Erbamat, fa un certo effetto e gli Stati Uniti sono un nostro mercato che non si può sottovalutare». Una storia, insomma, ancora tutta da scrivere.

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Miglior vino vegan italiano 2024: Franciacorta Docg Brut Vegan di Quadra Franciacorta


Il Miglior vino vegan italiano dell’anno è uno spumante della Lombardia: il Franciacorta Docg Brut Vegan di Quadra Franciacorta, cantina con sede a Cologne, in provincia di Brescia.
Il punteggio assegnato in occasione delle degustazioni alla cieca della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it è di 91/100. Si tratta di un vino vegano prodotto in prevalenza con uve Chardonnay (70%) e un saldo di Pinot Bianco e Pinot Nero. Una rarità nel panorama della spumantistica italiana ed internazionale, grazie alla certificazione DTP 107 – “Qualità Vegetariana®” di CSQA Certificazioni Srl di Thiene (VI), per «assenza di ingredienti, coadiuvanti tecnologici, ausiliari di fabbricazione derivati da animali».

IL MIGLIOR VINO VEGAN ITALIANO È IL FRANCIACORTA DI QUADRA

Alla vista, il Franciacorta Docg Brut Vegan di Quadra Franciacorta presenta un perlage finissimo, persistente. Naso dominato da ricordi floreali freschi e frutta a polpa bianca, come la mela e pera. Più in sottofondo, ricordi di erbe aromatiche della macchia mediterranea. Palato corrispondente, fresco, sapido e setoso, su ritorni fruttati che si arricchiscono di una nota ammandorlata, tipica dello Chardonnay.

Il Pinot nero conferisce invece alla cuvée muscolo e una certa struttura, specie in centro bocca. Chiusura fresca e suadente, leggermente sapida, ancora una volta su ricordi di mandorla. Un Franciacorta che affina oltre 30 mesi sui lieviti, abbinando agilità di beva e carattere. Tratti distintivi della cantina Quadra, che in questo caso aggiunge il “plus” della certificazione vegana, capace di accogliere le richieste di una fetta crescente di consumatori.


Quadra Franciacorta
Via Sant’Eusebio, 1 – 25033 Cologne (BS)
Email: info@quadrafranciacorta.it
Telefono +39 030 71 57 314
www.quadrafranciacorta.it

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Berlucchi Franciacorta sbarca in Oltrepò pavese: acquistata Vigne Olcru

Berlucchi, noto marchio del Franciacorta, sbarca in Oltrepò con l’acquisto di Vigne Olcru, cantina di Santa Maria della Versa. Gli Ziliani decidono così di ampliare (ulteriormente) il proprio raggio di azione, portando il proprio know how nel settore Metodo Classico in provincia di Pavia, con una nuova acquisizione. Il protocollo di intesa con la Famiglia Brambilla, titolare della Vigne Olcru, è stato siglato nelle scorse ore. L’azienda vinicola si estende su circa 8 ettari di vigneti, in prevalenza impiantati a Pinot Nero. Recente la costruzione di una moderna cantina di vinificazione, affacciata sulle colline dell’Oltrepò, affiancata da ampi spazi per l’ospitalità per una esperienza dell’ospite a 360°.

Vigne Olcru, come Berlucchi, è attiva sia nell’Horeca che in Gdo, con una linea di vini nell’insegna Carrefour. Una notizia, quella dell’acquisto di una cantina da parte di Berlucchi in Oltrepò pavese, che non coglie del tutto di sorpresa. Negli scorsi mesi si erano rincorse a lungo le voci di un possibile interessamento degli Ziliani per Monsupello, prestigiosissimo marchio oltrepadano di proprietà degli Eredi di Carlo Boatti, la moglie Carla e i figli Pierangelo e Laura Boatti. Rumors mai confermato ufficialmente dalla cantina di Torricella Verzate. Tantomeno dai Berlucchi.

BERLUCCHI – VIGNE OLCRU, ACCORDO CHIUSO IN OLTREPÒ PAVESE

«Siamo molto felici di aver trovato un accordo con la famiglia Brambilla – dichiara Paolo Ziliani, presidente e direttore Export della Guido Berlucchi – e di poterci così cimentare in un altro territorio lombardo vocato per il metodo classico. Grazie alla nostra lunga esperienza, che abbiamo costruito in oltre sessant’anni, da quando nel 1961 nostro padre, con gli amici Guido Berlucchi e Giorgio Lanciani, creò la prima bottiglia di metodo classico in Franciacorta siamo fiduciosi che sapremo affrontare questo nuovo progetto con l’impegno e la passione di sempre, ma anche con l’umiltà di chi deve imparare a conoscere un territorio nuovo».

Così Massimiliano e Matteo Brambilla: «Non potevamo trovare partner migliore che la Famiglia Ziliani, per la chiusura di questo deal. Abbiamo la certezza e l’entusiasmo di sapere che la nostra azienda sarà in mani sicure, che il suo cammino futuro e quello di tutto il territorio sarà verso l’eccellenza, per portare l’Oltrepò e le sue produzioni al livello di apprezzamento internazionale che gli spettano». La cantina Vigne Olcru si affianca così alle altre aziende del Gruppo della Famiglia Ziliani che include, oltre all’ammiraglia Guido Berlucchi e alla boutique winery Antica Fratta, in Franciacorta, la Tenuta Caccia al Piano (Bolgheri Doc).

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Franciacorta Docg Dosaggio Zero 2018 “Naturae”, Barone Pizzini

Il Franciacorta Docg Dosaggio Zero 2018Naturae” di Barone Pizzini è uno degli spumanti della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023. Chardonnay (60%) e Pinot nero (40%). Vista esemplare, in linea con le punte di qualità assoluta ormai espresse dalla denominazione, su cui non occorre soffermarsi. Primo naso su frutta polpa gialla e impronta terziaria (mou, caffè, toffee). In bocca gran bella verticalità d’agrume, sorretta da tanta materia. Vino di carattere, che chiama il piatto.

Guida top 100 – 2023

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Vino imbottigliato, Valoritalia: nel 2021 certificati 10 miliardi di euro in valore

Sfiora i 10 miliardi di euro il valore complessivo del vino imbottigliato certificato da Valoritalia nel 2021. Il dato emerge dalla presentazione dell’Annual Report 2022 dell’ente di controllo e certificazione di 218 denominazioni di origine italiane. Presentate per la prima volta anche 60 tabelle con i valori delle analisi chimiche di diverse denominazioni, elaborati sulla base di oltre 176 mila campioni.

L’Annual Report di Valoritalia conferma l’aumento dei volumi commercializzati del “Vigneto Italia“. Nonostante gli anni difficili, con previsioni talvolta catastrofiche, le vendite crescono in doppia cifra (+ 12%) e non soltanto grazie alle impennate delle vendite online.

«Un bilancio per molti versi sorprendente – ha sottolineato Francesco Liantonio, Presidente Valoritalia – se si tiene conto di quanto è accaduto nell’ultimo triennio. Le nostre Denominazioni di Origine hanno ottenuto una performance straordinaria, registrando una crescita record. È il frutto della capacità mostrata dalle nostre imprese di cogliere ogni opportunità, coprire ogni spazio, gestire al meglio il proprio potenziale, ottimizzare risorse e relazioni».

Risultati che infondono ottimismo, non solo tra i player del settore. A fare da locomotiva rimane il nordest, con il Pinot Grigio delle Venezie e il cosiddetto “Sistema Prosecco“, che comprende la Doc Prosecco e le Docg del Conegliano-Valdobbiadene e dell’Asolo.

Qui, la crescita complessiva nel biennio 2020-2021 ha toccato il 22,7%, per un totale di poco inferiore a 1 miliardo di bottiglie. Di tutto rilievo anche le impennate di altre prestigiose denominazioni, come Brunello di Montalcino (+40%), Barolo (+27%), Gavi (+23%), Franciacorta (+12%), Chianti Classico (+11%), Nobile di Montepulciano (+10%).

LE ANALISI SULLE DENOMINAZIONI DI ORIGINE

Un lavoro capillare quello di Valoritalia, per la realizzazione di un volume che si arricchisce di un nuovo contenuto. Per la prima volta vengono resi disponibili i profili chimico-analitici di 56 tra Doc e Docg.

Un approfondimento che ha generato 60 tabelle la cui base è costituita da circa 176 mila analisi, realizzate tra il gennaio 2017 e il marzo 2022 da una rete di laboratori accreditati. Un preziosissimo strumento in grado di fornire informazioni sui principali indicatori che caratterizzano le differenti annate di ogni denominazione. Si va dal grado alcolico medio all’acidità, passando per l’estratto secco.

«Tuttavia – spiegano i promotori dell’iniziativa – l’obiettivo futuro di Valoritalia è rendere progressivamente fruibile a imprenditori, ricercatori e specialisti, in primo luogo enologi, un database completo e sistematico del profilo analitico di tutte le denominazioni certificate, comprensivo delle differenti tipologie». Uno strumento che contribuirà a definire le specificità di ogni vino e attribuire con precisione i caratteri dell’annata.

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Silvano Brescianini rieletto Presidente del Consorzio Franciacorta

Silvano Brescianini è stato rieletto presidente del Consorzio Franciacorta. L’esponente di Barone Pizzini vede così rinnovato il mandato, dopo i tre anni precedenti. «Desidero ringraziare il nuovo consiglio per la fiducia, dimostrando grande coerenza e responsabilità,», le prime parole di Brescianini.

«Uno stimolo – ha aggiunto – a proseguire con determinazione e impegno il nostro incarico nel rappresentare tutte le molteplici realtà che costituiscono la Franciacorta vitivinicola, tutelando e promuovendo con forza anche il nostro prezioso territorio. Ringrazio, infine, i consiglieri uscenti per il contributo che hanno dato in questi anni di lavoro a tutta la Franciacorta».

La rielezione di Silvano Brescianini a presidente del Consorzio Franciacorta, tutt’altro che scontata, è arrivata pochi minuti fa, durante la riunione del nuovo Consiglio di Amministrazione dell’ente bresciano.

Eletto l’Amministratore Delegato. Dopo 12 anni di lavoro, Giuseppe Salvioni lascia il posto a Simona Luraghi, manager con una carriera consolidata da oltre 23 anni di esperienza in importanti aziende multinazionali nel mass market e nel lusso, nel settore finanziario, commerciale e strategico.

«Simona Luraghi – commenta il presidente Silvano Brescianini – dovrà ulteriormente qualificare l’immagine, non solo della Franciacorta ma di tutte le cantine associate e del territorio, riconosciuto come sistema a livello nazionale e internazionale».

«La dottoressa Luraghi – continua – dovrà collaborare con gli enti, gli stakeholder del mercato con un’attenzione mirata ad una sempre più sinergica integrazione fra team interno, la realtà esterna, il territorio, le aziende socie e il contesto politico locale e nazionale».

«Con l’insediamento di Simona Luraghi continua il ruolo di Giuseppe Salvioni che prevedeva il diretto e continuo coinvolgimento del Consiglio di Amministrazione con una visione sempre più globale e verticale, che segue le linee programmatiche e strategiche dettate dall’assemblea dei soci».

«Ancora molto c’è da fare – conclude Silvano Brescianini – ma la sfida per i prossimi anni ci esorta sempre di più a seguire linee guida condivise all’insegna dell’unione di passioni».

Franciacorta, i soci hanno eletto il nuovo Cda del Consorzio

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Franciacorta, i soci hanno eletto il nuovo Cda del Consorzio

Nuova composizione per il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Franciacorta. I nuovi rappresentanti eletti dall’assemblea dei soci sono: Barzanò Lucia, Biatta Loris, Biolatti Luigi, Biondelli Joska, Bosio Cesare, Bozza Michele, Brescianini Silvano, Camillucci Stefano.

E ancora: Falcetti Mario, Gatti Laura, Moretti Francesca, Pizziol Paolo, Rabotti Emanuele, Ricci Curbastro Gualberto, Vezzoli Giuseppe, Vezzoli Maurizio, Zanella Maurizio, Ziliani Arturo. Il nuovo Consiglio d’Amministrazione si riunirà nei prossimi giorni per eleggere il nuovo Presidente, l’Amministratore Delegato e i membri del Consiglio Esecutivo.

Nel corso della medesima riunione, è stato inserito un nuovo riferimento per la sovrapressione del Franciacorta Satén. Il riferimento, spiegano a winemag.it i tecnici dei Consorzio Franciacorta, restano le 5 atmosfere massime, misurate a 15° invece che ai 20° comunemente stabiliti dall’Oiv.

FRANCIACORTA: L’ANDAMENTO DEI MERCATI A INIZIO 2022

In occasione dell’assemblea dei soci sono stati snocciolati i dati sull’andamento della denominazione. Il primo trimestre 2022 si è aperto con un trend di vendite particolarmente positivo se confrontato con il periodo corrispondente del 2021 (qui i dati dell’anno scorso).

Il mese di gennaio ha infatti presentato tassi di crescita nei volumi che sfioravano il 37%, e i due mesi successivi hanno confermato e consolidato la tendenza alla crescita con variazioni positive del 57,8% e 41,0%.

Nell’insieme, il primo trimestre 2022 riporta una crescita in volumi stimati sul totale delle aziende pari al 45,1%, rispetto al primo trimestre dell’anno 2021. A questi valori di crescita nei volumi si affianca un trend ancora più positivo nei fatturati, che presentano tassi di crescita simili ma lievemente superiori, a dimostrazione del fatto che il prezzo medio di vendita è in costante crescita.

«Al fine di una valutazione più equa – sottolinea il presidente Silvano Brescianini – è utile confermare che la tendenza alla crescita è verificata sia rispetto agli anni immediatamente precedenti al 2022, sia rispetto all’anno 2019. Anche in questo raffronto, infatti, le vendite del primo trimestre 2022 risultano essere superiori in tutti e tre i mesi».

Più nel dettaglio, il mercato interno rappresenta nel primo trimestre l’82,8% del venduto in termini di volumi, in crescita del 42,0% rispetto al primo trimestre 2021. L’export costituisce il restante 17,2%, con un tasso di crescita particolarmente positivo, pari al 62,2%, dovuto anche alla progressiva ripresa degli scambi commerciali con i Paesi esteri.

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Franciacorta: più di 20 milioni di bottiglie vendute nel 2021

La Franciacorta ha concluso il 2021 in assoluta crescita, con un record di vendite che supera i 20 milioni di bottiglie. Nonostante l’incertezza dei primi mesi, con le restrizioni del canale Horeca, a partire dal mese di marzo 2021 si è aperto un quadrimestre positivo.

«Siamo riusciti a realizzare risultati molto positivi – commenta il presidente del Consorzio Franciacorta, Silvano Brescianini – soprattutto a partire dalla primavera. La capacità di contenere gli effetti negativi e sfruttare in maniera completa i periodi positivi ci rassicura sulla qualità e la forza della nostra denominazione, anche per il futuro».

I NUMERI DELLA DENOMINAZIONE

Se confrontato con il periodo corrispondente del 2020, il 2021 ha presentato tassi di crescita decisamente importanti, con un picco tra aprile e maggio di addirittura il 200%. Le vendite del secondo semestre sono risultate superiori rispetto a quelle dell’anno precedente. Portando ad una chiusura del 2021 con una crescita in volumi, nell’insieme, pari al 28,3%.

Considerando le peculiarità dell’anno trascorso, i tassi di crescita rilevati rispetto al solo 2020 forniscono una visione parziale dell’andamento di mercato. Ma le analisi sulle variazioni rispetto al 2019 raccontano di una sostanziale crescita. Con un tasso positivo del 15,5%.

Bene anche l’export del Franciacorta, che si assesta sullo 10,3%. A livello di singole nazioni, la Svizzera conferma il proprio primato, rappresentando il 22,2% dell’export totale (+22,1% sul 2020 e +28,5% sul 2019).

Seguono gli Stati Uniti che rappresentano il 12,4% (+71,7% sul 2020 e +8,4% sul 2019). Il Giappone (11,9% del totale export). La Germania (8,3% del totale export) e il Belgio (5,4% del totale export).

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Addio a Franco Ziliani, padre della Franciacorta

Franco Ziliani è scomparso all’età di 90 anni. A dare la notizia è Berlucchi, azienda simbolo della Franciacorta fondata proprio da Ziliani nel 1955, con Guido Berlucchi e Giorgio Lanciani.

In una nota, la cantina di Borgonato (BS) esprime tutto il suo cordoglio. «La Franciacorta perde il suo padre fondatore, ma non il suo sogno».

Poi il ricordo di una frase celebre di Franco Ziliani, classe 1931: «”Desideravo creare un vino che procurasse gioia già al primo sorso”».

«Questo il sogno che è riuscito a realizzare, questo l’insegnamento che ci ha lasciato: non arrendersi mai!», conclude la nota di Berlucchi.

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Franciacorta, Bellavista: Vittorio Moretti saluta Mattia Vezzola

Vittorio Moretti saluta Mattia Vezzola, che a fine anno conclude la sua lunga esperienza in Bellavista. «Quarant’anni meravigliosi – commenta Moretti – in cui non solo abbiamo fatto vini straordinari e creato un brand riconosciuto a livello mondiale, ma abbiamo costruito una grande azienda, con persone eccezionali al nostro fianco, supportati da un profondo rapporto di stima e di amicizia che ci lega».

«È stato nel 1979 che ho conosciuto Mattia Vezzola – ricorda Vittorio Moretti – nel 1981 la prima vendemmia insieme. Un grande professionista. Uno dei primi a capire le potenzialità della Franciacorta e ad intuire che la forza delle nostre bollicine risiedeva nei suoli, nei microclimi, nelle vigne di questa terra. Mattia è stato al mio fianco in ogni scelta, anche quando non eravamo d’accordo. Bellavista gli deve molto, ma anche tutta la Franciacorta».

«Si conclude qui il mio tempo in Bellavista – afferma Mattia Vezzola – auguro a tutti quelli che mi hanno accompagnato in questa avventura di continuare a percorrere la strada tracciata, di perseverare nel sostenere la filosofia che ha consentito a Bellavista di divenire ciò che è».

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Uiv-Ismea: anno record per le bollicine italiane

Saranno feste da record per le bollicine tricolori, con quasi 2 miliardi di brindisi attesi e un valore alla produzione di 236 milioni di euro. Lo stima l’Osservatorio Unione italiana vini (Uiv)-Ismea, nel consueto focus sui consumi degli sparkling italiani, mai così elevati come quest’anno.

Secondo l’Osservatorio, sono oltre 316 milioni le bottiglie italiane pronte per essere consumate durante le feste. Il 18,3% in più dello scorso anno e il 50% in più rispetto a solo 5 anni fa. Di queste, quasi 3 su 4 sono destinate all’estero mentre sono circa 88 milioni le bottiglie (+14%) riservate per le feste alle tavole degli italiani. A queste si aggiungono le bollicine importate, pari a circa 5 milioni di bottiglie, anch’esse mai così numerose (+50% sul 2020).

LA CRESCITA DELLE BOLLICINE ITALIANE

A trainare gli imbottigliamenti sono tutte le principali denominazioni italiane, con crescite quasi ovunque in doppia cifra. Dal Prosecco Doc (+25%) fino all’Asti, dal Franciacorta al Conegliano Dogc, dal Trento all’Oltrepò pavese, dall’Alta Langa al Lessini Durello ai Colli Asolani.

Per Uiv-Ismea, il 2021 è stato l’anno del rimbalzo per lo sparkling tricolore, che chiuderà l’anno a circa 900 milioni di bottiglie e un forte incremento delle vendite all’estero (+20% a volume). Buone notizie, rileva l’analisi, anche dai consumi interni. Secondo Ismea/Nielsen, gli acquisti nella Grande distribuzione, nei primi 11 mesi, segnano un +22% in volume accompagnato da un +26% in valore rispetto al pari periodo 2020.

Complessivamente, nel 2021 il valore alla produzione degli spumanti italiani supererà per la prima volta i 2,4 miliardi di euro. Un incremento a cui si aggiunge un volume produttivo in costante ascesa (+170% nell’ultimo decennio). Oggi le bollicine sono arrivate a rappresentare circa 1/4 del totale delle esportazioni di vino italiano nel mondo.

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degustati da noi vini#02

La longevità dei Franciacorta Bèlon du Bèlon: Riserva del Fondatore Pas Dosè 2001 e 2009

Franciacorta Docg Riserva Pas Dosè 2001 e 2009 di Bèlon du Bèlon sono due delle rarità premiate dalla Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022 di WineMag.it. Solo 1.500 bottiglie per quella che è una chicca assoluta, frutto del millesimo 2001: “merce rara” in Italia, con i suoi 240 mesi sui lieviti (20 anni). Non raggiunge le 3 mila bottiglie (2.900 per l’esattezza) la vendemmia 2009. Altra “Riserva del Fondatore” ed altro pezzo da novanta della cantina di Erbusco guidata da Paolo Perin: 120 mesi sui lieviti, ovvero 10 anni.

LA DEGUSTAZIONE
Franciacorta Docg Riserva Pas Dosè 2001 “Riserva del Fondatore”, Bèlon du Bèlon

A comporre la cuvèe, 90% di Chardonnay accanto a un 10% di Pinot Nero. Un millesimo 2001 che reca sboccatura “novembre 2019”. Il piacere dell’attesa, insomma. Naso correttamente evoluto, che si snoda tra la frutta esotica matura, un’elegantissima speziatura e i ricordi di camomilla e fiori di campo. Si ritrova tutto in un palato ancora vivo, complesso e profondo. Ricordi di miele millefiori e radice di liquirizia connotano una chiusura salina, elegante, lunghissima.

Franciacorta Docg Riserva del Fondatore Pas Dosè 2009 “Riserva del Fondatore”, Bèlon du Bèlon

Stato di forma eccezionale per la cuvée di Chardonnay (90%) e Pinot Nero (10%). È proprio il “Noir” a conferire gran carattere a un nettare che sa farsi ricordare per eleganza, nerbo, cremosità e tensione. Le note dominanti sono quelle di agrumi, che regalano freschezza da vendere a un Franciacorta lungo, sapido, dalla beva irresistibile e di gran gastronomicità. Una luce accesa tra le punte di qualità assoluta della Denominazione bresciana

LA CANTINA

Bèlon du Bèlon è il marchio creato nel 2000 da Paolo Perin, «come espressione della forte passione per i vini di eccellenza». «L’ambizione – spiga Perin – è il cuore dell’impresa. Produrre un vino capace di interpretare al meglio uno dei più ricchi terroir al mondo, lavorando in maniera impeccabile solo le uve migliori». Il tutto, fondendo il sapere della tradizione ereditata dal papà, con le tecniche più innovative.

«Seguo con convinzione ed orgoglio la strada imboccata tanti anni fa da mio padre Umberto – commenta l’imprenditore franciacortino -. I vini d’eccellenza fanno parte del mio vissuto, della mia storia, fin dall’infanzia. Bèlon du Bèlon è il frutto spontaneo del mio percorso di vita. È l’espressione della mia passione per il vino, è il piacere di un’esperienza che si tramanda».

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La Guida Michelin sarà presentata per i prossimi tre anni in Franciacorta

La regina delle guide gastronomiche italiane ed internazionali ha scelto il suo reame. La Franciacorta è stata eletta Destination Partner di Michelin per la presentazione della Guida, momento clou in cui avviene l’annuncio delle “Stelle” assegnate ai ristoranti italiani. L’accordo tra il Consorzio di Tutela del Franciacorta e Michelin avrà una durata di 3 anni.

«Franciacorta è orgogliosa di poter ospitare i protagonisti della migliore qualità culinaria Italiana: i Cuochi», commenta Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta. «Dobbiamo moltissimo alla ristorazione – aggiunge – che rappresenta il meglio dell’esperienza gastronomica tricolore».

IL COMMENTO

I nostri vini trovano in questi ambasciatori del gusto e del “Made in Italy” preziosi alleati nelle tavole più importanti nel mondo. Ancor più, dopo aver passato il terribile periodo di chiusura, abbiamo il piacere di brindare e festeggiare le stelle in Franciacorta accogliendole con gratitudine ed amicizia».

Entusiasta anche il commento di Marco Do, direttore comunicazione della Michelin Italiana. «La storia della Guida Michelin è una storia di viaggio. Siamo felici di questa partnership che vedrà la Franciacorta come sede delle prossime tre edizioni della Guida Michelin».

«Questo territorio è la cornice ideale per continuare il nostro viaggio alla scoperta dei prodotti vitivinicoli di una terra dalla lunga tradizione e della sua unicità che l’ha resa una delle ambasciatrici del Made in Italy nel mondo», conclude Do.

LA STORIA DELLA GUIDA MICHELIN

La Guida Michelin, che fu originariamente concepita con l’intenzione d’incoraggiare gli automobilisti a mettersi in viaggio, nasce nel 1900 in Francia da un’idea dei fratelli André ed Édouard Michelin, fondatori dell’omonima azienda di pneumatici.

Per aiutare le poche migliaia di automobilisti francesi alle prese con un viaggio che era spesso avventuroso, i fratelli Michelin creano un volumetto per il viaggiatore. Conteneva mappe, procedure per cambiare una ruota, stazioni di servizio. E una lista d’indirizzi in cui mangiare e pernottare la notte.

Preso atto del crescente interesse per la buona tavola, i fratelli Michelin reclutano un’équipe di “avventori misteriosi” – oggi li si chiama “ispettori” – per visitare e recensire anonimamente i ristoranti.

Nel 1926 la guida inizia ad assegnare le stelle agli indirizzi di alta cucina, evidenziandoli inizialmente con una sola stella. Dopo cinque anni, viene introdotta la scala attuale: una, due, tre stelle. Una storia che prosegue e che, per i prossimi tre anni, ha uno spumante ufficiale con cui brindare: il Franciacorta.

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Nuova collaborazione tra Franciacorta e Wset

Il Consorzio Franciacorta inaugura una partnership con WSET– Wine & Spirit Education Trust come Bronze Corporate Patron. Franciacorta entra così fra le organizzazioni di alto profilo che collaborano alla missione di fornire istruzione e qualifiche riconosciute in tutto il mondo per i professionisti e gli appassionati di vino e liquori.

«Poter contribuire alla cultura del vino è sempre stata per noi una missione prioritaria e quindi siamo molto soddisfatti di questa partnership». Afferma Silvano Brescianini, Presidente del Consorzio Franciacorta.

Entusiasmo condiviso da Ian Harris, CEO di WSET, che guarda con ottimismo al futuro di questa collaborazione. «Siamo onorati – afferma Harris – di accogliere il Consorzio Franciacorta come nuovo Corporate Patron di WSET. Non vediamo l’ora di lavorare con loro in futuro».

La collaborazione apre anche nuove opportunità per le aziende del Consorzio di espandere le conoscenze e consolidare la formazione del proprio personale.

L’accesso a corsi di formazione, oltre ad un’educazione di altissimo livello, garantirà la possibilità di beneficiare di un riconoscimento globale. Inoltre darà la possibilità di far parte di un network internazionale di professionisti del settore vino.

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degustati da noi vini#02

Franciacorta Docg Satèn 2016, Barone Pizzini

Il Franciacorta Docg Satèn 2016 Barone Pizzini è uno degli spumanti Metodo classico presenti nella Top 100 Migliori vini italiani 2022 di WineMag.it. Alla vista si presenta di un giallo paglierino e rivela un perlage fine, persistente.

Un Satèn di estrema ricchezza ed eleganza, simbolo fulgido di quanto lo Chardonnay possa raggiungere punte di eccellenza assoluta anche nella formulazione del Satèn, tipologia notoriamente relegata a canoni di “setosa” morbidezza ed avvolgenza.

Le note iodate, saline e cremose risultano in perfetta fusione con quelle tostate e fruttate-agrumate. A colpire è proprio la preponderanza dei sentori minerali, salini, freschi, d’arancia e pompelmo rosa. Frutta estremamente croccante e, al contempo, di grande concentrazione nel Franciacorta Docg Satèn 2016 di Barone Pizzini.

Bocca felpata da un perlage cremosissimo, che accompagna il sorso sino alla chiusura asciutta. Nella preziosa gamma della cantina di Provaglio d’Iseo (BS), un vino da non perdere. Pezzo da novanta, anche nel rapporto qualità prezzo.

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“Franciacorta: a Golden Feeling”: un film per la Milan Fashion Week

È online da qualche ora sulla piattaforma della Camera della Moda Franciacorta: a Golden Feeling, il fashion film che la Franciacorta lancia in occasione della Milan Fashion Week. L’evento, che torna questo settembre alle sfilate in presenza, ospiterà così immagini di «forte impatto visivo», con le quali il Consorzio franciacortino intende «creare una connessione istantanea con il mondo dello stile e della creatività, rendendo il brand riconoscibile come parte integrante fashion system».

“Franciacorta: a Golden Feeling” è «un elogio alla moda e alla bellezza, un racconto che si avvale di un’estetica ricercata con una forte componente ritmata, di puro look, attraverso un montaggio intenso nel tipico stile del fashion film».

Il film si apre con una serie di calici disposti in un ordine perfettamente geometrico al centro di uno spazio indefinito. Le bolle risalgono vivacemente nei calici, finché un suono ovattato proveniente da un club, nella stanza accanto, fa tremare tutto creando delle increspature.

La camera si avvicina ad un calice, immergendo virtualmente lo spettatore nel Franciacorta. Il calice e la bolla fungono da “portale” per accompagnarlo in una dimensione dove corpo, moda e movimento si incontrano.

Attraverso costruzioni scenografiche e proiezioni all’interno di uno spazio indefinito, ballerini si alternano in una serie di performance, conferendo al film un look contemporaneo e dinamico grazie ad una regia attenta alla composizione dell’immagine, mirata a costruire per ogni scena un quadro perfettamente bilanciato e composto da scene in movimento.

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Vendemmia 2021 al via in Franciacorta: il punto della situazione con il Consorzio di Tutela

Vendemmia 2021 al via in Franciacorta a partire dai vigneti del versante sud del Monte Orfano. Qui la raccolta di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco è sempre anticipata rispetto alle zone più centrali, grazie al particolare microclima che le contraddistingue.

La qualità delle uve non è stata  compromessa dal maltempo degli scorsi mesi. Le aspettative sono dunque rosee, nel segno di una vendemmia 2021 meno ricca dal punto di vista quantitativo rispetto alla 2020, ma «molto soddisfacente dal punto di vista qualitativo».

Si stima un carico produttivo potenziale inferiore ai 100 quintali per ettaro, «tale da non permettere la richiesta di attivazione della riserva vendemmiale per il 2021», anticipa il Consorzio.

«La campagna 2021 è partita in salita con una piccola gelata ad aprile – commenta il vicepresidente con delega all’area Tecnica, Francesco Franzini – e si è conclusa con qualche difficoltà con una grandinata a fine luglio, eventi che hanno rallentato anche l’inizio della raccolta e posticipato la vendemmi di circa una settimana rispetto al 2020».

L’ANDAMENTO DELL’ANNATA

Il germogliamento ha avuto luogo nella prima decade di aprile, in linea con quanto avvenuto nel 2020. In questo periodo, durante le notti tra il 6,7 e l’8 aprile 2021, in Franciacorta si è verificata una gelata primaverile che ha determinato danni moderati e un rallentamento dello sviluppo della vite in diverse aree. Nei giorni precedenti, le temperature piuttosto elevate avevano indotto un buono sviluppo delle gemme.

Durante il mese di maggio le condizioni metereologiche, caratterizzate da temperature piuttosto miti e piogge abbondanti (13 giorni di pioggia) concentrate principalmente nelle settimane centrali del mese, hanno senza dubbio mantenuto alta l’allerta per quanto concerne la difesa fitosanitaria.

L’obiettivo dei produttori della Franciacorta è stato il contenimento degli attacchi patogeni (in particolare di peronospora). Missione compiuta, dal momento che non sono stati riscontrati danni significativi alle colture.

La fioritura (fine maggio-inizio giugno) e l’allegagione, avvenuta nella prima settimana di giugno, è stata caratterizzata da un andamento meteo non particolarmente favorevole (basse temperature) con il verificarsi di alcuni fenomeni di colatura.

Le piogge molto limitate del mese di giugno e quasi assenti fino alla fine di luglio hanno determinato l’instaurarsi, nei terreni più sciolti, di fenomeni di stress idrico.

VENDEMMIA 2021 IN FRANCIACORTA: PIOGGE E GRANDINE A LUGLIO

Ad interrompere tale scenario sono state le forti piogge iniziate il 25 luglio, sfociate in serata in una grandinata molto estesa con danni però solo localmente molto intensi.  L’evento grandinigeno è avvenuto in fase di inizio invaiatura, quando la sensibilità ai marciumi del grappolo è ancora limitata.

Il danno sulla parete vegetale ha determinato un rallentamento dello sviluppo vegetativo che si è rispecchiato nell’inizio più tardivo della vendemmia. L’andamento meteorologico delle ultime settimane è stato stabile e soleggiato. Un toccasana per le uve, come sottolinea lo stesso Consorzio di Tutela del Franciacorta, che hanno potuto mantenere un ottimo livello fitosanitario.

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Vendemmia 2021 in Lombardia: Franciacorta e Oltrepò pavese aprono le danze

È l’ora della vendemmia 2021 in Lombardia. Secondo le prime stime di Coldiretti, il calo medio nei raccolti sarà pari al 15% rispetto allo scorso anno. I primi grappoli sono stati raccolti in Franciacorta. Nei prossimi giorni le operazioni entreranno nel vivo anche in Oltrepò pavese. L’ultima zona vinicola a vendemmiare sarà invece la Valtellina.

«Quest’anno – sottolinea Coldiretti Lombardia – il via alla raccolta dell’uva parte con una settimana di ritardo rispetto alla precedente stagione. La causa è da ricercare nelle gelate primaverili tardive che hanno di fatto rallentato lo sviluppo dei vigneti. Poi, nei mesi estivi, si sono abbattute a macchia di leopardo diverse grandinate, talvolta violente».

Un esempio? Quella che, a fine giugno, ha interessato l’Oltrepò Pavese. «L’andamento della vendemmia 2021 in Lombardia – precisa ancora Coldiretti – sarà influenzato dal resto del mese di agosto e da quello di settembre, per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo».

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Italian Talks: il talk show che racconta l’eccellenza italiana in Franciacorta

Nasce Italian Talks, un ciclo di interviste ambientato in Franciacorta dedicate all’italianità che coinvolge diversi rappresentanti del Made in Italy nel mondo. Un angolo intimo di discussione da cui emergono visioni individuali legate al proprio lavoro, alle proprie esperienze personali e al “fattore italianità” che ha consentito loro di avere successo.

La Franciacorta si fa promotrice di un progetto che vuole dar voce al “saper fare” italiano, un concetto che racchiude tutta la bellezza della nostra cultura e della nostra identità. Essere riconosciuti come “made in Italy” è un valore costante nel tempo, che il mondo intero continua ad apprezzare. I prodotti della nostra terra sono immediatamente riconoscibili e affascinano grazie alla loro ricercatezza e cura del dettaglio.

Gli intervistati raccontano di storie, di luoghi e di persone che incarnano le diverse anime dell’italianità, tutte a loro modo affini alla Franciacorta. Creatività, qualità e stile che trovano magnifica espressione nelle aree della moda, della tecnologia, della cultura e del design. Il giornalista Dario Maltese accompagna gli ospiti del talk in un percorso alla scoperta di questi scenari.

Partendo dalla musica, il viaggio inizia dall’incontro con la soprano di fama internazionale Carmen Giannattasio per poi passare all’arte, con l’intervista al fotografo ed esteta Guido Taroni. Si giunge poi alla cultura ed ai tesori della civiltà, oggi raggiungibili con un clic grazie a Google ed al lavoro di Giorgia Abeltino.

Nel palinsesto non poteva mancare il dialogo con Carlo Capasa, Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana, indiscussa rappresentante dell’immagine italiana nel mondo e con brillanti ed eclettici rappresentati dell’imprenditoria come Maria Mantero. A chiudere la tranche d’interviste l’incontro con Fabrizio Buonamassa Stigliani, direttore creativo del noto marchio Bulgari.

IL PROGRAMMA

Le interviste, dalle quali sarà estrapolato anche un podcast, saranno pubblicate lungo tutta l’estate sul canale ufficiale Youtube Franciacorta nelle seguenti date:

  • 1 Giugno – Carmen Giannattasio, Soprano;
  • 1 Luglio – Guido Taroni, Fotografo;
  • 15 Luglio – Giorgia Abeltino, Director Google Arts&Culture;
  • 1 Agosto – Carlo Capasa, Presidente Camera Nazionale della Moda Italiana;
  • 15 Agosto – Maria Mantero, imprenditrice;
  • 1 Settembre – Fabrizio Buonamassa Stigliani, Creative Director Bulgari.
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Franciacorta in Fiore 2021: prove di ripartenza in 18 comuni

Prove di ripartenza in provincia di Brescia con la conferma di Franciacorta in Fiore 2021. La 22esima edizione della kermesse, da sempre promossa dal Comune di Cazzago San Martino e dalla Pro Loco di Cazzago San Martino, quest’anno allarga la collaborazione all’Associazione Terra della Franciacorta e al Consorzio Franciacorta.

La kermesse si svolgerà dal 21 maggio al 6 giugno e per la prima volta coinvolgerà tutti i 18 comuni della Franciacorta. Saranno interessati anche i 4 comuni Buffer Area (quelli confinanti) che compongono l’Associazione Terra della Franciacorta. Per tre settimane saranno messe in vetrina la bellezza dei fiori, le fragranze e i sapori della Franciacorta.

Franciacorta in Fiore 2021 diventa così un evento diffuso sull’intero territorio. Lungo le strade e i centri storici saranno disposte installazioni floreali. Il meglio del florovivaismo locale e nazionale, nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza ancora in atto.

Franciacorta in Fiore 2021 – XXII edizione

21 maggio – 6 giugno 2021
Comuni della Franciacorta: Adro, Capriolo, Cazzago San Martino, Cellatica, Cologne, Coccaglio, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Brusati, Ome, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio d’Iseo, Rodengo Saiano, Rovato.
Comuni Buffer Area (i comuni confinanti): Castegnato, Ospitaletto, Palazzolo sull’Oglio, Sulzano.

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degustati da noi vini#02

Franciacorta Pas Dosè “Essence Nature” 2015, Antica Cantina Fratta

Rappresentante di un territorio che non ha bisogno di presentazioni, il Franciacorta Dosaggio ZeroEssence Nature” di Antica Cantina Fratta nasce dall’assemblaggio di uve Chardonnay e Pinot Nero. Qui nel millesimo 2015, sboccatura gennaio 2020.

LA DEGUSTAZIONE
Giallo paglierino carico con perlage fine e persistente. Ampio al naso apre su note fresche d’agrume e frutta bianca cui seguono leggeri sentori speziati ed una piacevole vena di frutta secca che accompagna l’immancabile “crosta di pane”.

In bocca è pulito, fragrante ed equilibrato con una spiccata acidità che rende il sorso quasi croccante. Buona corrispondenza naso-bocca anche nel retro olfattivo, di buona persistenza. Un Franciacorta che sarebbe sprecato relegare solo all’aperitivo.

LA VINIFICAZIONE
70% Chardonnay e 30% Pinot Nero vendemmiati a partire dalla metà agosto quando le uve raggiungono la corretta maturazione zuccherina e conservano ancora notevole acidità e freschezza. Essence Nature riposa per un minimo di di 36 mesi sui lieviti e dopo la sboccatura le bottiglie riposano ancora in cantina per altri 5-6 mesi senza aggiunte di sciroppo di dosaggio.

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Vendemmia 2020: raccolti in Italia 70 milioni di quintali di uve da vino

Il Report sull’analisi dell’andamento del mercato delle uve da vino nel 2020 promosso da Unioncamere e Bmti realizzata a partire dai prezzi rilevati dalle Camere di Commercio evidenzia l’andamento particolare per il settore vitivinicolo nel 2020.

Durante la vendemmia del 2020, in Italia, sono stati raccolti oltre 70 milioni di quintali di uve da vino (elaborazione Bmti su dati Istat), corrispondenti ad un aumento del 3% rispetto al 2019 e del 2% rispetto alla media del quinquennio 2015-2019. Questo incremento è il risultato di un andamento climatico che, nel complesso, ha favorito la maturazione dell’uva e la sua buona qualità.

Come altri comparti dell’agroalimentare, però, anche il mercato vinicolo ha risentito dell’impatto della pandemia. A fronte del buon andamento nelle quantità, con l’Italia che mantiene la leadership mondiale nella produzione di vino, meno positivo è stato il riscontro nei listini all’ingrosso a causa della chiusura totale dell’Horeca durante il lockdown di marzo e aprile e le successive chiusure parziali nell’ultima parte dell’anno.

A subirne maggiormente le conseguenze sono stati proprio i vini di qualità che sono i più consumati nella ristorazione. Secondo i dati di Unioncamere e Bmti, i prezzi del vino hanno subito un calo medio dell’1,4% rispetto al 2019. Più accentuata però la flessione in chiusura d’anno, con un calo a dicembre del 5% su base annua.

Pur con importanti eccezioni, il 2020 ha segnato ribassi anche per i prezzi delle uve da vino di diverse aree produttive del nostro paese. In particolare, tra le uve venete, si è registrato un ribasso del 6% annuo per le uve Glera atte alla Docg Conegliano Valdobbiadene, sebbene si tratti di un calo meno accentuato rispetto al biennio 2018-2019.

In leggero recupero, invece, le uve con cui viene prodotto l’Amarone (+5%). Spostandosi sul Lago di Garda si è osservata una ripresa anche per le uve del Lugana, rilevate sia dalla Camera di Commercio di Verona che di Brescia. In Lombardia, prezzi in calo per le uve atte a produrre Franciacorta e per le uve destinate ai vini dell’Oltrepò Pavese.

In Piemonte, è proseguita nel 2020 la crescita per le uve del Barbera d’Asti mentre si sono rilevati ribassi nel Cuneese per le uve di Barolo, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba. Tra le uve destinate ai grandi rossi toscani, si confermano stabili sui livelli del 2018 e 2019 quelle del Chianti Classico mentre sono risultate in calo quelle del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano.

Al Sud, tra i vitigni irpini, si è registrata stabilità per le uve Aglianico per il Taurasi e un calo quelle per il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, i cui valori rimangono però superiori alla media del quinquennio 2015-2019. Forte aumento rispetto all’annata 2019, invece, per le uve pugliesi.

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Vittorio Moretti lascia la presidenza di Terra Moretti Vino alla figlia Francesca

Vittorio Moretti, fondatore e Presidente di Holding Terra Moretti lascia la Presidenza del gruppo Terra Moretti Vino alla figlia secondogenita Francesca Moretti, enologo e attiva nel comparto vino sin dal 1997, Ceo dal 2016. Una decisione importante che cambia l’assetto della governance aziendale. Al suo fianco sarà nominato, il prossimo 25 settembre, Massimo Tuzzi in qualità di Amministratore Delegato, manager di lunga esperienza nel settore vitivinicolo.

Francesca è pronta – dichiara il fondatore – ha fatto tutta la gavetta che era necessaria. Più di vent’anni di esperienza di cui quattro come Amministratore Delegato, durante i quali ha coordinato le acquisizioni da Campari nel 2017 e creato negli anni il suo team: ora è giusto che prenda il mio posto. Sono certo che possa farsi custode della mia visione aziendale e garantire alle cantine: competenza, contemporaneità e innovazione”.

“Io finalmente – prosegue – mi potrò dedicare a tempo pieno alla campagna, agli investimenti e al nostro patrimonio vitivinicolo. A fianco di Francesca ho fortemente voluto Massimo Tuzzi, un manager giovane, molto preparato e con una lunga esperienza in Italia e all’estero, che in questi anni ha portato un valore aggiunto nelle aziende per cui ha lavorato. Sono certo che insieme possano creare una squadra vincente”.

“Mio padre – dichiara Francesca Moretti – ha deciso di affidarmi le redini strategiche del comparto vino e non posso che esserne onorata. In questi anni sono stata sempre molto operativa, oggi mi si chiede di essere testimone della visione e della missione dell’impresa; di gestire i rapporti istituzionali e di rappresentare in Italia e nel mondo i nostri brand, ma soprattutto di custodire e divulgare la nostra filosofia aziendale”.

Toccherà a Massimo Tuzzi, dal prossimo 25 settembre, suggellare il passaggio generazionale affiancando Francesca Moretti nella sua nuova veste di Presidente e riorganizzare la governance del gruppo Terra Moretti Vino.

L’azienda di Famiglia ha delle basi molto più che solide da cui partire – dice Tuzzi – Il mio mandato vedrà il capitale umano al centro del progetto e cominceremo assieme a costruire sin da ora il nostro futuro. Vogliamo che tra dieci anni il gruppo Terra Moretti Vino non sia solo fra i leader nel settore, ma rappresenti un modello di eccellenza, di bellezza e del saper fare tutto italiano. Un ringraziamento particolare alla signora Mariella, a Carmen e a Valentina Moretti. Grazie anche ai nostri partner di Nuo Capital”.

Il manager, 47 anni e friulano di origine, ha vissuto e lavorato in diverse realtà nel suo percorso professionale, dal Brasile agli Stati Uniti, da Londra a Shaghai, ed ha passato gli ultimi 15 di carriera nel gruppo Zonin1821 (Vicenza) dove ha ricoperto, tra gli altri, gli incarichi di Amministratore Delegato e Direttore Generale. Sotto la sua responsabilità il gruppo vicentino è passato dai circa 60 milioni di euro di fatturato nel 2015 agli oltre 200 nel 2019, con 22 milioni di ebitda consolidati.

Con l’arrivo in Franciacorta lascerà anche il suo ruolo di Consigliere d’Amministrazione del “Consorzio del Prosecco Doc” e Il suo ruolo di Consigliere di Amministrazione di “Italia del Gusto” e di “Italia del Gusto Servizi”, manterrà invece il ruolo di Consigliere Indipendente di “Rustichella d’Abruzzo spa”.

I NUMERI DEL GRUPPO TERRA MORETTI VINO – KEY FACTS AND FIGURES 2019
Fatturato: € 65 milioni €
Dipendenti: 548
Ettari vitati: 1.154
Bottiglie prodotte: 8,5 milioni

TRE TERRITORI E SEI CANTINE
Franciacorta: Bellavista (1977), Contadi Castaldi (1987).
Toscana: Petra (1997), Acquagiusta Tenuta La Badiola (2004), Teruzzi (fondata nel 1974, acquisita dal gruppo nel 2017).
Sardegna: Sella & Mosca (fondata nel 1899, acquisita dal gruppo nel 2017).

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Sav 1785 birch sap: il betulla ‘sparkling wine’ che fa tremare Champagne e Franciacorta?

Segnatevi questo nome: Sav 1785. Lo “spumante” del secolo, o giù di lì, stando alla descrizione della “cantina” produttrice svedese, tale “Sav Winery AB” di Östersund. Non solo biologico, ma anche vegano e senza solfiti. Insomma (parolina magica) “naturale“: “Our production method makes the birch wine without sulfites, so we can confidently say that this is probably one of the purest wines you will ever experience“, si legge sul sito web ufficiale del produttore.

Viticoltura eroica ai confini del globo? L’ultimo successo della sperimentazione Piwi? L’investimento visionario di qualche imprenditore della Franciacorta o della Champagne, intimorito dai cambiamenti climatici? Nulla di tutto ciò. Semplicemente non si tratta né di “spumante” né di “vino“, definizioni legate ai soli prodotti ottenuti dalla fermentazione del mosto d’uva, non di altri frutti o piante.

Di fatto, Sav 1785 è un fermentato di linfa di betulla (in inglese birch sap) che viene abilmente spacciato per sparkling wine dai produttori svedesi, non a caso autoproclamatisi “Winery “. Una bevanda, si apprende, prodotta con il “Méthode Suédoise“, ovvero il “Metodo svedese”, anche questo auto brevettato: prima del termine della fermentazione in acciaio, il succo viene imbottigliato con lieviti e zucchero.

L’etichetta è in vendita come “mousserande vin“, ovvero “vino spumante”, anche sul sito web del monopolio svedese Systembolaget che, interrogato da WineMag.it, non si è ancora esposto sull’argomento. Il prezzo è di 119 corone, circa 11,60 euro.

Tecnicamente, Sav 1785 è un “Pétillant Naturel“, ovvero un frizzante, nato dall’incontro fra “enthusiastic entrepreneurs and seasoned international vinification experts“, accomunati da un obiettivo altisonante: “Our goal is to place the district of Sav on the world map of sparkling wines“. Mica noccioline.

Variegato e per certi versi misterioso il team di Sav Winery, azienda che somiglia più a una scommessa tra amici, che a una vera e propria “cantina”. Ai vertici, il managing director Christian Karlsson – nessuna notizia online sul suo conto – affiancato dal presidente del Cda Bengt Strenge, un passato da manager nel ramo delle telecomunicazioni (con Prodo Telecom Ab, società poi assorbita dalla francese Oberthur Technologies) nonché da titolare di un’agenzia di consulenza finanziaria.

Altra figura chiave della svedese Sav Winery, se non altro per la sua expertise in campo enologico, è il consulente internazionale Lars Torstensson, vignaiolo di lungo corso in Francia, per l’esattezza in Provenza, dove è stato addirittura premiato Vigneron de l’Année nel 1994 dalla rivista enogastronomica Gault Millau.

In quegli anni, Torstensson era alla guida enologica di Domaine Rabiega, azienda finita nelle mani di Vin & Sprit AB (oggi Pernod Ricard) tra i principali produttori di vodka in Svezia, col noto marchio Absolute Vodka.

Infine, nel ruolo di Sales Marketing manager di Sav, ecco Mikael Wrang: dirigente proveniente dal settore dell’informatica (è stato Business development manager di Xlent) nonché fondatore e Ceo di Bergman & Wrang AB, azienda del ramo dell’arredamento e dell’interior design – una piccola Ikea, per intenderci – nella quale ricoprire be tuttora incarichi dirigenziali.

Insomma, non proprio un gruppo di sprovveduti, capaci di ottenere ottimi risultati sui Social e – udite, udite – persino su riviste specializzate (del settore enologico, s’intende). Che non si tratti di dilettanti allo sbaraglio, bensì di una squadra che sa come “muoversi” nel marketing e nella comunicazione, lo dimostra anche l’ultima, imponente campagna pubblicitaria di Sav Winery, che propone la consegna gratuita di Sav 1785 in Uk, Francia, Olanda, Belgio, Germania, Danimarca, Ungheria, Italia e Spagna, a chiunque acquisti un minimo di 2 bottiglie.

Molto reattivo il servizio clienti, gestito in prima persona – a quanto pare – proprio da Mikael Wrang. Nel rispondere a una richiesta di chiarimenti sull’utilizzo dei termini “vino” e “spumante” connessi a una bevanda prodotta con linfa di betulla, l’azienda svedese mente (sapendo di mentire), scaricando eventuali responsabilità su una potenziale frode in commercio.

We always try to say ‘wine made from birch sap’, when we use the word ‘wine’. In most cases, we only say sparkling’. In advertisement we try never to say only ‘sparkling wine’“. Resta un mistero l’utilizzo stesso della parola “Winery“. Anzi, no.

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