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Vini al supermercato

Bordeaux Réserve 2013, Barton & Guestier 1725

(3 / 5)E’ la regione vinicola più famosa al mondo che finisce con un suo “pezzo” sugli scaffali del supermercato. Parliamo del Bordeaux Réserve 2013 della storica Barton & Guestier 1725. Non certamente un “pezzo” da novanta, che comunque offre al consumatore l’opportunità di accostarsi (a buon prezzo) ai vini che hanno contribuito a rendere grande la Francia nel mondo. Il Bordeaux Réserve 2013 Barton & Guestier 1725 è un’Appellation Bordeaux Controlée. Nel calice si presenta di un rosso profondo, impenetrabile. Al naso evidenzia note suadenti di piccoli frutti a bacca rossa, amarena e fragoline di bosco, in un contorno di vaniglia conferito dall’affinamento in legno. Al palato è nuovamente fruttato e minerale, sapido e di corpo. Rispunta la nota di vaniglia, che contribuisce a un quadro di buona morbidezza, con una punta speziata che non guasta. Sufficientemente persistente il finale, così come l’eleganza conferita dal blend tra Cabernet Sauvignon e Merlot. Perfetto l’abbinamento con piatti a base di carni rosse e bianche, La casa produttrice Barton & Guestier, fondata nel 1725 dall’irlandese Thomas Barton e dal francese Daniel Guestier, è la più antica azienda in attività sul territorio di Bordeaux. I vini prodotti cominciarono a essere esportati principalmente in Irlanda, Inghilterra, Olanda e Stati Uniti. Oggi, la Barton & Guestier è invece un colosso che esporta dalla Francia in oltre 130 Paesi di tutto il mondo.

Prezzo pieno: 6,49 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Boom dello spumante italiano in Europa e Usa. Altra batosta per la Francia e il suo Champagne

Stati Uniti: + 50%. Gran Bretagna: +32%. Francia: +19%. Le vendite dello spumante italiano all’estero aumentano del 19 per cento con le esportazioni che raggiungono per la prima volta il record storico del miliardo di euro nel 2015. E anche nel Belpaese, le bollicine nostrane segnano un + 19%. E’ quanto emerge da una stima della Coldiretti in occasione delle festività di Natale e Capodanno, dalla quale si evidenzia che mai cosi tanti brindisi come quest’anno nel mondo saranno Made in Italy. La domanda, sottolinea la Coldiretti, è cresciuta in valore del 50 per cento in Gran Bretagna e del 32 per cento negli Stati Uniti che si classificano rispettivamente come il primo ed il secondo mercato di sbocco delle bollicine italiane che però vanno forte anche in Germania, che si posiziona al terzo posto. E le richieste – precisa la Coldiretti – sono aumentate del 19 per cento anche da parte dei cugini francesi, sempre molto nazionalisti nelle scelte della tavola. Nella classifica delle bollicine italiane più consumate nel mondo ci sono nell’ordine il Prosecco, l’Asti e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese. Quest’anno – sostiene la Coldiretti – all’estero si stapperanno più bottiglie di spumante italiani che di champagne francese. A pesare sul successo, come sottolinea la stessa Coldiretti, è il fatto che crescono anche le imitazioni in tutti i continenti, a partire dall’Europa dove sono in vendita bottiglie di Kressecco e di Meer-Secco prodotte in Germania che richiamano palesemente al nostrano Prosecco che viene peraltro copiato dalla Russia al Sudamerica.

OCCHIO ALLE IMITAZIONI
Il risultato straordinario dello spumante italiano all’estero – afferma la Coldiretti – sostiene l’intero comparto del vino che si è classificato come la principale voce dell’export agroalimentare nazionale con oltre la metà delle bottiglie prodotte in Italia che sono consumate fuori dai confini nazionali. A dare ottimismo quest’anno sono anche i buoni risultati della vendemmia con l’Italia che sorpassa la Francia è diventa il primo produttore mondiale di vini e spumanti con un quantitativo di produzione stimato a 48,9 milioni di ettolitri, sulla base dei dati della Commissione Europea che attesta un calo dell’uno per cento dei raccolti in Francia dove la produzione si dovrebbe fermare a 46,6 milioni di ettolitri mentre al terzo posto disi trova la Spagna con 36,6 milioni di ettolitri in calo del 5 per cento.

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Export, il vino italiano minacciato dalla Trans Pacific Partnership (TPP)

Il Governo Giapponese ha recentemente firmato un accordo indicato come TPP (Trans Pacific Partenship) che prevede, tra l’altro, l’abolizione graduale dei dazi dei vini provenienti da Stati Uniti, Cile, Australia e Nuova Zelanda. Ciò crea delle difficoltà per i vini europei e quindi anche a quelli italiani. La denuncia arriva direttamente da Assoenologi, l’associazione Enologi ed Enotecnici italiani. Per l’Italia, infatti, il Giappone è il sesto mercato di esportazione, preceduto da Usa, Germania, Regno Unito, Svizzera e Canada. In pratica l’accordo prevede che, nell’arco di alcuni anni – anche se i bene informati sostengono tra i cinque e i sei – i firmatari potranno esportare in Giappone ad accisa zero, penalizzando i Paesi che invece devono gravare i loro costi con le tasse. La notizia è stata diramata dal Direttore Generale di Assoenologi Giuseppe Martelli, intervenuto a Tokyo nell’ambito di alcune conferenze istituzionali sul vino italiano, in apertura della “Settimana del vino italiano in Giappone” organizzata dall’Ice in collaborazione con l’Ambasciata italiana.

I dati elaborati da Assoenologi sulle vendite di vino italiano in Giappone nei primi sei mesi del 2015 risultano soddisfacenti. Segnano infatti +6,3% in valore, rispetto allo stesso periodo del 2014, + 7,1% in volume e +2,3% nel valore minino unitario che ha raggiunto 3,63 euro/litro. “In Giappone le accise variano a seconda del prezzo di vendita – spiega Giuseppe Martelli – su una bottiglia di 10 euro possono rasentare il 20% e quindi ci troveremo ad antagonizzare una concorrenza decisamente negativa”. Secondo il direttore generale di Assoenologi, “al di là delle controffensive che sicuramente i tradizionali Paesi produttori europei metteranno in atto, l’Italia dovrà sempre più puntare sulla qualità e sulla autoctonicità dei suoi prodotti, visto che il consumatore straniero, sempre di più vuole dal vino non solo sensazioni ed emozioni, ma anche riconoscere in una bottiglia il territorio, la sua cultura e le sue tradizioni”.

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Viognier Terre Siciliane Igt 2013 – Barone di Montalto

(4 / 5) Di nuovo una grande soddisfazione dai bianchi di Sicilia acquistabili al supermercato. Oggi, sotto la lente di vinialsupermercato.it, c’è il Viognier Terre siciliane Igt di Barone di Montalto, annata 2013. Un vino che si presenta sugli scaffali in una veste accattivante: bottiglia trasparente, elegante, che lascia brillare d’un giallo sgargiante, quasi d’oro, il prezioso contenuto. “Prezioso” soprattutto per la qualità, perché il prezzo è più che abbordabile (soprattutto se si riesce a reperire questo prodotto in promozione). Veniamo alle specifiche. Il Viognier Terre Siciliane Igt Barone di Montalto si presenta nel calice del colore sopra descritto. Al naso è molto caratteristico: si fanno avanti pesca, albicocca, banana, miele e fiori bianchi. Un bouquet particolare, che cattura l’attenzione per aromaticità. Al palato dominano indiscutibilmente le note fruttate: ecco di nuovo la pesca, molto persistente, accanto a sentori di albicocca. Le note di limone e agrumi, percepibili nel finale, sono precedute da sentori esotici di banana e melone, che rendono quasi scontato l’accostamento di questa bottiglia ad altre con uvaggio Chardonnay. L’abbinamento perfetto è quello con il pesce crudo: provatelo con il sushi, o con altre pietanze crude della tradizione giapponese. Ottimo anche con l’etnico cinese, per la vicinanza alle note dolciastre e agrumate di alcune salse. Da provare anche come aperitivo o accostato a formaggi (di capra, per esempio) di media stagionatura.

Questa bottiglia rappresenta pressoché un “unicum” nel panorama delle ‘enoteche’ della grande distribuzione organizzata. Merito dell’uvaggio utilizzato: quel Viognier così raramente reperibile al supermercato. La Barone di Montalto Spa lo ottiene dalle proprie vigne situate nella Valle del Belice, più esattamente nella cantina di Santa Ninfa, in provincia di Trapani. Si tratta di un vitigno francese, originariamente diffuso solamente nella valle del Rodano, che ha conosciuto un grande successo sin dalla metà degli anni Novanta, cominciando a essere coltivato anche in altri Paesi. Per caratteristiche climatiche e morfologiche, la Sicilia si presta a ottime produzioni. Eppure, una ricerca condotta negli Usa ha dimostrato una forte somiglianza genetica del Viognier con un vitigno tipico del Piemonte: la Freisa, a sua volta parente del Nebbiolo (da cui nascono grandi vini come il Barolo e il Barbaresco).  Così come nella tradizione originaria, il Viognier Barone di Montalto viene lavorato in una prima fase a freddo, per mantenerne le caratteristiche organolettiche e aromatiche. Le uve vengono pressate e lasciate a contatto con le bucce per 12 ore alla temperatura di 4 gradi, per poi passare alla macerazione in botti di acciaio, a una temperatura che non supera i 14 gradi. L’affinamento dura circa 3 mesi, con rimescolamenti (batonnage) di cadenza settimanale.

Prezzo pieno: 6,65 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Shiraz Yellow Tail – Casella Wines Yenda, Australia

(3 / 5) Origini molto dibattute per il vitigno Syrah (Shiraz). Chi sostiene sia stato introdotto in Europa dall’Iran (dove ancora oggi esiste una metropoli di oltre un milione di abitanti, nella regione di Fars), e chi è più propenso a credere si tratti di un cultivar autoctono siculo, in particolare della provincia di Siracusa, che è andato perduto per poi essere reintrodotto nell’isola, con piante provenienti dalla Francia.

Il fatto è che per un italiano, che apprezza la cultura culinaria del proprio Paese, ritrovare sulla tavola un Syrah come quello di Yellow Tail può risultare di difficile “comprensione”. In particolare il Shiraz è australiano.

LA DEGUSTAZIONE
Al naso colpisce per le prepotenti note di frutti di bosco, prima ancora che per le spezie (pepe nero), a mio avviso troppo “lontane” e poco persistenti, perché sommerse da altre note che richiamano l’amarena.

Le note speziate si avvertono in maniera netta, invece, all’assaggio, reso da queste lungo e persistente, con richiami alla liquirizia dolce, molto gradevoli. Ne risulta un vino troppo “dolce” per essere abbinato ai piatti della tradizione italiana. Per non parlare dell’abbinamento consigliato sull’etichetta posteriore della bottiglia: una bistecca. Rischioso provarci.

Prezzo: 6 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Cresce l’export di vino e spumanti italiani negli Usa

Nel mercato USA che sta riducendo l’import di vino, l’export enologico italiano nel primo trimestre di quest’anno ha raggiunto la soglia dei 576mila ettolitri, con un avanzamento dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2014. In valore s’è totalizzato 316 milioni di dollari, con un segno positivo del 6,7% sui 296 milioni di un anno fa.
Bene anche l’export degli spumanti, Prosecco in testa, aumentato del 36% in quantità e del 16,6% in valore, portando così l’incidenza dell’offerta made in Italy sul mercato statunitense al 59,4% in quantità e al 31,8% in valore. Tutto questo a fronte di un crollo delle importazioni vinicole Usa che, secondo quanto risulta da una nota dell’Italian wine & food institute (Iwfi), hanno accumulato nel periodo in osservazione un segno meno sia in quantità (-9,5% a poco più di due milioni di ettolitri) sia in valore (-3,3 a 883 milioni di dollari). Riduzioni piuttosto ampie, dunque, e a farne le spese sono stati alcuni tra i principali paesi terzi concorrenti, come  Australia (-20,7%, in volume), Argentina (-26), Cile (-15,5).
Diverse le ragioni, a cominciare da un dirigersi della domanda interna verso vini domestici, come pure da scelte che negli ultimi tempi hanno privilegiato vini  importati di fascia più elevata, penalizzando così i vini sfusi di importazione e, in particolar modo quelli provenienti da Australia (-43%) e Sud America: Argentina (-43) e cileni (-26). Discorso a parte per l’export della Francia che, al pari dell’Italia, si muove in crescita quantitativa. Anzi le esportazioni dell’Ottagono sono ancora più marcate in volume, avendo totalizzato nei tre mesi in questione 193mila ettolitri, con un più 7% rispetto ai dati del primo trimetre 2014.In valore, invece, il segno aritmetico si trasforma e da un più diventa un meno (-2,8% a 171,5 milioni di dollari, rispetto ai precedenti 176,5). Fonte: Beverfood

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Vino, Francia batte Italia. In Cina crescono i vitigni

L’Italia perde il podio come maggior produttore di vino al mondo, superata dalla Francia. Mentre la Cina diventa il secondo Paese per superficie di vitigni, dietro la Spagna. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione internazionale del Vino (Oiv) nel 2014 la produzione mondiale di vino si colloca a 279 milioni di ettolitri, il 4% in meno rispetto al 2013 (291,902 milioni nel 2013). L’Italia, con 44,7 milioni di ettolitri (-17% rispetto 54,029 milioni), perde il primo posto conquistato nel 2012 (45,616 milioni) e nel 2013 a favore della Francia, che nel 2014 ha prodotto 46,698 milioni di ettolitri (+11% rispetto ai 42,004 milioni del 2013).

Al terzo posto della classifica si colloca la Spagna con 41,62 milioni di ettolitri prodotti nel 2014 (-9%). Seguono gli Usa con 22,3 milioni (-5%), l’Argentina con 15,197 milioni (+1%), l’Australia con 12 milioni (-4%), l’Africa del Sud con 11,316 milioni(+3%), la Cina con 11,178 milioni (-5%), il Cile con 10,5 milioni (-18%) e la Germania con 9,334 milioni (+11%). I consumi a livello mondiale di vino nel 2014 sono stimati in 240 milioni di ettolitri, in calo dell’1% rispetto ai 242 milioni stimati per il 2013. 

Principale paese consumatore di vino sono gli Stati Uniti con 30,7 milioni di ettolitri (+2%). Dal 2000 i consumi negli Stati Uniti hanno registrato una crescita di 9,4 milioni di ettolitri (+45%), nonostante i cali registrati nel 2008 e nel 2009 a causa della crisi economica e finanziaria. Al secondo posto in classifica si colloca la Francia con 27,9 milioni (-3%) e al terzo, l’Italia con 20,4 milioni (-6%). Seguono la Germania con 20,2 milioni (-1%) e la Cina con 15,8 milioni (-7%). 
La superficie totale mondiale a vigneto nel 2014 si attesta a 7.554 migliaia di ettari, in crescita di 8 mila ettari. La Cina, con 799.000 ettari, diventa il secondo paese al mondo con la maggiore superficie. Al primo posto si colloca la Spagna (1.021.000 ettari). Al terzo posto si classifica la Francia con 792.000 ettari e al quarto posto l’Italia con 690.000. Fonte: Corriere.it
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Vignes de Nicole, Paul Mas Domaines 2013

(4 / 5)Compratelo per scherzo, o per scommessa. Fate voi. Finirete poi per prenderlo sul serio. E per trasformare l’acquisto di una semplice bottiglia di vino in un esperimento sensoriale. Prezzo del biglietto: poco più di quattro euro. E’ quello che basta per portarsi a casa da Esselunga  un pezzo del sud della Francia, ovvero i canonici 750 millilitri di un sorprendente blend di Cabernet Sauvignon e Merlot: il Vignes de Nicole del Domaine Paul Mas, annata 2013, 14% vol. Un vino che si presenta molto bene già sullo scaffale. Solita etichetta vecchio stile, che pare un po’ ingiallita dal tempo, come quella di un altro prodotto recante l’indicazione geografica protetta francese Pays d’Oc, il Syrah commercializzato nella stessa catena di supermercati italiani sempre dai Domaine Paul Mas. Ma è nel calice che dà il meglio di sé. Lo fa innanzitutto presentandosi di un rosso sanguineo, che lo fa sembrare quasi denso, se non fosse per i riflessi violacei. Al naso inizia la vera scoperta di un mondo fatto dall’incrocio di sensazioni contrastanti. Si avverte la ciliegia, poi l’amarena. Poi è il turno della mela matura, sino ad arrivare a sensuali note speziate. E’ l’estasi. Un mix calibrato, ma in crescendo, che invita a un assaggio rispettoso dei tempi di ogni differente sensazione giunta al naso. Un piccolo sorso è quanto basta per attivare le papille gustative e assaporare anche curiosissimi sentori di fragoline di bosco e lamponi. Note fruttate ammalianti, che vengono accentuate nel finale speziato, che al contempo dona tono e corpo a questo vino, regale e sontuoso. Da abbinare con carni rosse, ma anche con l’etnico cinese o thai. Buon rapporto qualità prezzo? In questo caso, sarebbe troppo poco dirlo. Prezzo inadeguato all’alta qualità di questa bottiglia. Ma non ditelo in giro. Altrimenti non si potrà più raccontare che al supermercato non si può bere bene.
Prezzo pieno: 4,50 euro
Acquistato presso: Esselunga
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Syrah Pays d’Oc Igp 2013, Paul Mas Reserve

Paul Mas Reserve, Syrah Pays d’Oc 2013. Mi ha incuriosito questa bottiglia, acquistata in promozione a un prezzo davvero accattivante. Un Syrah francese, dunque, ben presentato in una bottiglia ‘vecchio stile’. L’assaggio è avvenuto durante una cena a base di carne rossa, col preciso obiettivo di confrontare la produzione francofona del noto uvaggio, con quella tutta italiana, più precisamente siciliana (Settesoli, per citare una casa vinicola presente sugli scaffali della grande distribuzione). Il risultato? Luci offuscate da una pesante ombra. Tra le note positive, va sicuramente citata la discreta struttura, sostenuta dai 13,5 gradi che fanno capolino, ma senza affatto infastidire. Altra nota di merito, la lunghezza. Il Paul Mas Reserve Syrah Igp è un vino che inizia morbido, caldo, sapido, per chiudersi sbocciando tra note di ribes e viola in un finale di pepe (più verde che nero) e legno. Ma ecco la nota negativa. Ovvero quell’eccessiva “dolcezza” che lascia al palato come ultimo ‘ricordo’, già riscontrabile al naso. Un aspetto che – almeno secondo il mio gusto – rovina tutto il quadro dipinto in precedenza. In ogni caso, bottiglia dal rapporto qualità-prezzo decisamente buono. Aggiungerei infine qualche nota di carattere “geografico”. E’ noto ai conoscitori del vitigno Syrah come la sua origine sia controversa. C’è chi sostiene addirittura che provenga dall’Iran, chi dalla Sicilia, chi dalla Francia. Sull’etichetta di questa bottiglia francese, il dubbio viene apparentemente svelato, ovviamente a favore dei nostri vicini d’Oltralpe. Il Syrah “proviene dalla regione Pays d’Oc, a sud della Francia”. “Gli sorride il Mediterraneo – si legge ancora – su una fascia territoriale estesa dal mare fino ai piedi delle colline, tra la valle del Rodano e i Pirenei”. I ‘cugini’ non si smentiscono mai.

Prezzo pieno: 4,50 euro
Acquistato presso: Esselunga

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