Sono considerate «Città di Identità» i Comuni che si distinguono per la produzione di eccellenze agricole legate al territorio, quali: prodotti DOP, IGP, biologici, certificati SQNPI, SQNZ, SQNBA (con almeno il 30% della produzione certificata) e prodotti agricoli con una tradizione consolidata di almeno 50 anni, legata a valori ambientali, storici e culturali. Il Registro delle Associazioni Nazionali delle Città di Identità è «un passo importante per garantire la partecipazione degli operatori del settore agricolo nella pianificazione strategica degli interventi di valorizzazione e promozione delle eccellenze territoriali».
NASCONO LE CITTÀ DI IDENTITÀ
«Il Registro, introdotto dalla legge Made in Italy – chiarisce il Masaf – rappresenta un chiaro segnale di attenzione verso il mondo delle produzioni agricole di pregio, il paesaggio e tutte le associazioni che custodiscono le tradizioni agricole italiane». Il decreto, firmato dal Ministro Francesco Lollobrigida e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, definisce i requisiti per ottenere la denominazione di «Città di Identità» e stabilisce le modalità per l’iscrizione nel Registro (24A06930 – GU Serie Generale n.303 del 28-12-2024).
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Nominati i nuovi componenti del Comitato Nazionale Vini Dop e Igp per il prossimo triennio (2025-2027). Il nuovo presidente è Michele Zanardo, già enologo di Bosco del Sasso, la cantina dell’Oltrepò pavese guidata da Michela Elsa Centinaio, sorella del vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio. Con lui Pietro Gasparri, Andrea Rossi, Piero Amorese, Sergio Marchi, Luigi Bavaresco, Vittorio Portinari, Rosanna Zari, Giancarlo Vettorello, Paolo Brogioni. E ancora: Alberto Mazzoni, Francesco Ferreri, Palma Esposito, Domenico Mastrogiovanni, Valentina Sourin, Antonello Ciambriello, Gabriele Castelli e Paolo Castelletti.
«Un onore per me ricoprire la carica di presidente del Comitato Nazionale Vini Dop e Igp – sono le prime parole del nuovo presidente Michele Zanardo – per la quale mi impegnerò al massimo nell’interesse del settore. Ringrazio il signor Ministro per la fiducia che ha voluto accordarmi». «A tutti i neoeletti e, in particolare, agli enologi e soci di Assoenologi, ovvero il presidente Michele Zanardo, il direttore Paolo Brogioni, Alberto Mazzoni, Vittorio Portinari e Giancarlo Vettorello, le congratulazioni del presidente Riccardo Cotarella e i migliori auguri di buon lavoro», commenta invece Assoenologi.
COS’È IL COMITATO NAZIONALE VINI DOP E IGP?
Il Comitato Nazionale Vini Dop e Igp è un organo consultivo del Masaf che ha il compito di tutelare e promuovere i vini a Denominazione di Origine Protetta (Dop) e a Indicazione Geografica Protetta (Igp), oltre a valutare le richieste di protezione e le modifiche ai disciplinari di produzione. A firmare il decreto con le nomine dei nuovi componenti è stato il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.
«Desidero congratularmi con i nuovi componenti del Comitato e con il professor Michele Zanardo – ha dichiarato il Ministro Lollobrigida -. Rafforziamo ulteriormente il settore vitivinicolo, lavorando sui disciplinari di produzione, essenziali per garantire qualità ed eccellenza sui mercati internazionali. Continuiamo a investire sulle straordinarie potenzialità dei nostri vini, ambasciatori del patrimonio agroalimentare italiano, che si distinguono per innovazione e identità, riconosciute e apprezzate in Europa e nel mondo».
RUOLO CHIAVE PER IL FUTURO DEL VINO ITALIANO
Il Comitato Nazionale Vini Dop e Igp svolge un ruolo cruciale nel sistema di certificazione e promozione delle denominazioni italiane. L’esame delle richieste di modifica dei disciplinari di produzione permette di mantenere aggiornate e competitive le norme che regolano il settore, assicurando ai produttori italiani la possibilità di valorizzare al massimo le proprie eccellenze. Con queste nomine, il Masaf punta a rafforzare la sinergia tra istituzioni e produttori, favorendo una crescita sostenibile e duratura del comparto vitivinicolo.
Come ha spesso sottolineato il ministro Lollobrigida, i vini italiani continuano a rappresentare uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy, con una reputazione che cresce anno dopo anno nei principali mercati internazionali. L’attenzione del nuovo Comitato verso l’innovazione e l’identità territoriale sarà fondamentale per sostenere la competitività del vino italiano, senza perdere di vista il legame con le tradizioni e la cultura che rendono unico il patrimonio vitivinicolo.
I COMPITI DEL COMITATO NAZIONALE VINI DOP E IGP
Il Comitato Nazionale Vini Dop e Igp svolge funzioni fondamentali per la tutela e la valorizzazione del settore vitivinicolo italiano. Tra i suoi compiti principali: la valutazione delle richieste di riconoscimento delle Dop e Igp: il Comitato esamina e approva le istanze per l’ottenimento della Denominazione di Origine Protetta (Dop) o dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp) per i vini, prima della trasmissione alla Commissione Europea. Il Comitato procede inoltre all’analisi e alla modifica dei disciplinari di produzione, regolamenti dettagliati che definiscono le caratteristiche, i metodi di produzione e le zone di origine dei vini Dop e Igp.
Importante anche la tutela delle denominazioni, in stretta collaborazione con il Masaf e con gli altri enti, per garantire che i vini Dop e Igp siano adeguatamente protetti da contraffazioni, usurpazioni o utilizzi impropri delle denominazioni. Promozione della qualità e dell’identità territoriale sono altri compiti del Comitato Nazionale Vini Dop e Igp, che si impegna a rafforzare il valore delle denominazioni italiane, assicurandosi che rappresentino un’espressione autentica e certificata del territorio di origine. L’organismo supporta inoltre le politiche di settore, fornendo indicazioni e pareri al Ministero su questioni legate alla vitivinicoltura, come strategie di promozione, sviluppo del settore e rapporti con le normative europee e internazionali.
Non ultimo, svolge il monitoraggio del settore Dop e Igp, raccogliendo dati e informazioni sulle denominazioni esistenti, analizzando il loro impatto economico e la loro evoluzione sui mercati nazionali e internazionali. Il lavoro del Comitato è essenziale per mantenere alto il livello di qualità dei vini italiani, garantendo la coerenza con i disciplinari e la capacità di innovare. In un contesto di crescente competizione internazionale, l’attività di questo organo è fondamentale per preservare il patrimonio vitivinicolo italiano e consolidare la reputazione dei vini Dop e Igp nel mondo.
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Piaccia o no, il tema dei vini dealcolati tiene banco nell’estate 2024 del vino italiano. E non se ne parla solo in cantina, sui social media o nei “salotti” frequentati dai professionisti del settore. Intervenendo oggi a Roma all’Assemblea Generale di Unione italiana vini (Uiv), il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha annunciato di aver intenzione di convocare un tavolo per stabilire le regole sui dealcolati. «Non ho una posizione ideologica su questo – ha precisato – non voglio ostacolare la crescita delle imprese. Ragioniamo pragmaticamente. Dobbiamo preservare la percezione della qualità del vino italiano e, in particolare sui nuovi mercati, capire come evitare il rischio di compromettere il posizionamento con prodotti dealcolati per cui la sfida della qualità non è facile».
FRESCOBALDI: MEGLIO I VINI DEALCOLATI CHE ESTIRPARE VIGNETI
Il ministro si è poi espresso sul tema del contenimento produttivo: «Non è necessario arrivare ad una politica degli espianti per aumentare il valore: ciò significherebbe mettere a rischio il territorio. Su questo condividiamo la medesima sensibilità di Unione italiana vini». Per Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv: «Questo mondo del vino non tira la giacca a nessuno, però vuole essere riconosciuto come un prodotto che dà un contributo significativo in termini di Pil, occupazione e valorizzazione dei territori. Ma abbiamo bisogno di scelte strategiche. Io mi vergognerei nei confronti dei contribuenti a togliere vigneti realizzati con il loro contributo». In sostanza, per il numero uno di Unione italiana Vini, meglio utilizzare i vigneti già esistenti per produrre vini dealcolati che estirparli.
Sempre in occasione dell’Assemblea Generale di Uiv è intervenuto anche il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti: «Viviamo un’opportunità eccezionale – ha dichiarato – abbiamo un Sistema Italia ideale per investire e produrre. Se si fanno delle valutazioni obiettive, l’Italia rappresenta oggi il luogo di maggiore interesse per gli investimenti. Il vino è un elemento protagonista del Made in Italy. I numeri dell’export hanno registrato una dinamica impressionante: vuol dire che il settore ha lavorato e continua a lavorare bene».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
FOTONOTIZIA – Il governo italiano ha posticipato l’applicazione delle nuove norme europee sull’etichettatura dei vini. Una risposta al pericolo di dover distruggere milioni di etichette già stampate, sulla base del regolamento che sarebbe dovuto entrare in vigore l’8 dicembre. Il provvedimento, comunicato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, raccoglie il plauso di Federvini, Unione italiana vini – UIV e Coldiretti.
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«Abbiamo approvato interventi che permettono di ristorare le imprese vitivinicole colpite dalla peronospora e di alleviare le criticità indotte dalla proliferazione del granchio blu giunto, da altri mari, nell’Adriatico e in parte nel Tirreno, prevedendo lo smaltimento dell’animale e altri interventi per mettere la filiera a riparo nei prossimi anni in termini strategici». Così il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, al termine del Consiglio dei Ministri che si è concluso nella serata di ieri.
Il decreto approvato prevede di incentivare economicamente i soggetti che si dedicano alla cattura e allo smaltimento del granchio blu, con uno stanziamento di 2,9 milioni di euro. Per sostenere le imprese viticole colpite dalla peronospora, si consente l’attivazione degli interventi compensativi del Fondo di solidarietà nazionale con un primo stanziamento da 1 milione di euro. Inoltre, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, ha approvato un disegno di legge per l’istituzione del Premio di Maestro dell’arte della cucina italiana.
Si prevede che il Premio sia conferito, annualmente, a coloro che si siano distinti nel campo della gastronomia e, con la loro opera, abbiano esaltato il prestigio della cucina italiana, contribuendo a valorizzare l’eccellenza nazionale. «Un disegno di legge che ritengo importante – ha sottolineato il Ministro Lollobrigida – per conferire agli artigiani che si occupano di pasticceria, gelateria, del settore olivicolo e di quello vitivinicolo, un titolo di riconoscimento da parte del Governo rispetto alla loro qualità».
AGRICOLTURA, M5S: “RISORSE PER VIGNETI RIDICOLE, SETTORE PRESO IN GIRO”
«Le risorse stanziate dal governo per i vigneti colpiti dalla peronospora sono ridicole e rappresentano un’autentica presa in giro per il settore vitivinicolo. In tutto il Paese si è purtroppo verificata un’ingente perdita produttiva, con danni di decine di migliaia di euro per ogni ettaro di vigneto colpito. A fronte di tutto questo, il governo Meloni e il ministro Lollobrigida rispondono con l’altisonante cifra di un milione di euro». Così, in una nota congiunta, i Senatori e Deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Agricoltura.
Il valore è paragonabile all’impatto di un granello di sabbia nel deserto. E viene da pensare che il problema sia che ad essere colpito sia stato principalmente il Sud, visto che per il granchio blu, che incide invece sul Nord, è stato stanziato il triplo. Le misure, insomma, sono decisamente insufficienti per ristorare le aziende, ma c’è di più. Si dimentica completamente di investire in prevenzione e questo è un peccato capitale».
«La quantità di acqua che cade di anno in anno – continua il M5S – è sempre la stessa, ma si alternano sempre di più periodi di siccità drammatica e momenti di alluvioni e bombe d’acqua, che portano alla diffusione delle spore e allo sviluppo della peronospora e che si rivelano esiziali per i raccolti. Il governo deve necessariamente trovare altre risorse. Il settore agricolo compie enormi sacrifici, i suoi lavoratori affrontano rischi sempre più grossi e diventa ogni giorno più difficile, per loro, soprattutto di fronte all’assoluto disinteresse dimostrato dal governo».
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«Siamo sempre più coinvolti e impegnati nel progetto con i tre Ministeri che hanno firmato il protocollo d’intesa e abbiamo constatato con soddisfazione il rinnovato entusiasmo da parte delle istituzioni». Così il Presidente nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier, Sandro Camilli, ha inaugurato la XIII edizione della Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio, promossa dalla stessa AIS in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. «Divulgare il patrimonio del vino e dell’olio, investire sulla cultura e valorizzare la qualità delle eccellenze italiane – ha aggiunto Camilli – sono i nostri obiettivi».
La giornata ha preso il via con un convegno a Roma (sala Cavour, ministero dell’Agricoltura) dal titolo “Tratti rurali e identità enogastronomiche del patrimonio paesaggistico e culturale italiano” al quale ha partecipato il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. «La sicurezza alimentare – ha sottolineato – vede due scenari possibili: ‘cibo per tutti e ‘buon cibo per tutti’. Diventa fondamentale difendere la qualità e promuoverla. Continuare a garantire prodotti di qualità significa aumentare il nostro export, creare ricchezza, rendere più solido il nostro sistema Paese e accrescere opportunità occupazionali».
LA BORSA DI STUDIO PER GLI ISTITUTI ALBERGHIERI
Presentata anche una nuova iniziativa, che ha come obiettivo il coinvolgimento dei più giovani sul valore culturale del paesaggio: una borsa di studio aperta agli studenti delle scuole del secondo ciclo, con particolare riguardo agli allievi del 4° e 5° anno di Istituti Tecnici Agrari, di Istituti Tecnico Economici con indirizzo Turistico e di Istituti Professionali del settore Enogastronomia e Ospitalità alberghiera.
I concorrenti, guidati da un docente interno alla scuola e/o con l’ausilio di un docente AIS, saranno chiamati a elaborare un itinerario sul territorio nazionale prendendo spunto da uno dei paesaggi rurali storici iscritti al Registro nazionale o censiti da Rete Rurale Nazionale. Alle classi autrici dei 5 migliori itinerari selezionati su scala nazionale sarà assegnato un premio nel corso di una cerimonia finale, che si terrà durante l’edizione 2024 della Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio.
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Con una lettera al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, Fivi pone i paletti dei cosiddetti vini dealcolati. Due le richieste: considerarli alla stregua di bevande comuni, dunque non “vini”; e alzare un muro contro le criticità che deriverebbero dalla loro introduzione nei disciplinari dei vini a indicazione geografica.
La dealcolazione dei vini, prevista dal Reg. 2117/2021, si sta ora definendo in sede ministeriale e desta grande preoccupazione la possibilità prevista dalla normativa europea di dealcolare, solo parzialmente, anche i vini a indicazione geografica (DO e IG). La Federazione italiana vignaioli indipendenti non esprime «nessuna contrarietà alla bevanda in sé, ma parere assolutamente negativo sul fatto che questi prodotti possano rientrare nella categoria vino».
Fivi definisce «ancora più preoccupante il fatto che la discussione avvenga in concomitanza con la revisione del sistema delle indicazioni geografiche in sede europea, nella quale è attualmente previsto un passaggio di competenze dalla DG Agri all’EUIPO che ridurrebbe le denominazioni ad un puro marchio commerciale, depotenziandone il ruolo di tutela».
UNA QUESTIONE GIÀ DIBATTUTA
La questione dell’inserimento dei vini dealcolati come tipologia dei vini a denominazione di origine o a indicazione geografica viene dibattuta nel settore ormai da anni. Con la lettera al ministro Lollobrigida, Fivi si accoda al coro di no già espresso da tutta la filiera vitivinicola italiana al precedente ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, nel maggio 2021.
In quell’occasione, sempre con una lettera indirizzata a Roma, Aci – Alleanza delle Cooperative italiane, Assoenologi, Cia, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini e Unione Italiana Vini esprimevano la loro «ferma contrarietà rispetto alla possibilità di utilizzare le categorie dei vini “dealcolati” e “parzialmente dealcolati” per i vini a denominazione di origine protetta e a indicazione geografica protetta».
«Il prodotto che ne deriva – riferivano le associazioni di filiera – non ha i requisiti oggi richiesti ad una Dop o Igp, rischiando di penalizzare queste ultime nella percezione del consumatore. Pur concordando con la proposta delle istituzioni europee di armonizzare le definizioni dei prodotti a basso tenore alcolico nell’ambito della riforma della Pac e l’esigenza di mantenere queste categorie nell’ambito del Regolamento Ocm, i prodotti totalmente dealcolati avrebbero dovuto contemplare il termine “bevanda” in luogo di “vino“».
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Tempo di alleanza tra Italia, Francia e Spagna per fronteggiare gli allarmismi sul consumo moderato di vino. Le misure che potrebbero entrare in vigore in Irlanda preoccupano i tre Paesi che, come ricorda Coldiretti, rappresentano insieme quasi una bottiglia su due (47%) prodotte nel mondo.
A sottolineare quanto «importante e significativa» sia la scelta di intraprendere una battaglia comune contro l’health waring da parte di Roma, Parigi e Madrid è Coldiretti, che si schiera apertamente al fianco dei governi con il presidente Ettore Prandini. Parole di elogio per l’iniziativa del Ministro delle Politiche Agricole Francesco Lollobrigida, che in giornata ha firmato un documento comune dei maggiori Paesi produttori «per fermare le etichette ingiustamente allarmistiche sul vino che non tengono conto delle quantità consumate, dopo il via libera della Ue all’Irlanda».
Per Coldiretti si tratta infatti di un «pericoloso precedente che rischia di aprire le porte a una normativa comunitaria che metterebbe a rischio una filiera, con l’Italia che è il principale produttore ed esportatore mondiale con oltre 14 miliardi di fatturato in un settore che dal campo alla tavola garantisce 1,3 milioni di posti di lavoro».
PRANDINI: «IL VINO FA PARTE DELLA DIETA MEDITERRANEA»
L’autorizzazione della Commissione fa seguito a ripetuti blitz a livello comunitario di penalizzare il settore come il tentativo di escluderlo dai finanziamenti europei della promozione nel 2023, sventato anche grazie all’intervento della Coldiretti. Un approccio ideologico nei confronti di un alimento come il vino che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea e conta diecimila anni di storia».
«È del tutto improprio – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini a proposito delle health warning – assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino. In Italia è diventato l’emblema di uno stile di vita lento, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol»
«Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini – conclude Coldiretti – non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate».
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«Il successo della birra italiana è minacciato dall’esplosione dei costi che colpisce tutta la filiera con un balzo negli ultimi due anni che va dal +200% dell’energia al +45% per gli imballaggi al +40% per le bottiglie, mentre le lattine hanno segnato +10%, i tappi +22%, i fusti di plastica +23% e i climatici nel 2022 hanno tagliato di 1/3 il raccolto dell’orzo per il malto». È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti e del Consorzio di tutela e promozione della birra artigianale italiana in occasione della giornata nazionale della birra 100% Made in Italy, che si celebra oggi.
Una ricorrenza celebrata a Palazzo Rospigliosi, a Roma, con la preparazione dal vivo della popolare bevanda con la cotta in diretta di malto e luppolo nazionali. Sono intervenuti il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, il Ministro delle Politiche agricole e della Sovranità alimentare e forestale Francesco Lollobrigida e il presidente del Consorzio di tutela e promozione della birra artigianale italiana, Teo Musso.
IN DIECI ANNI TRIPLICATI I BIRRIFICI ARTIGIANALI IN ITALIA
Il tutto mentre risultano triplicati i birrifici artigianali in Italia negli ultimi dieci anni che superano la quota record di 1085 realtà nel 2022 che fanno volare le esportazioni con un balzo del +12%. Quest’anno i consumi nazionali di birra sono destinati a superare il record storico di oltre 35 litri pro capite per un totale di 2 miliardi di litri, generando un volume di fatturato che, considerando tutte le produzioni, vale 9,5 miliardi di euro. Quasi 2 boccali su 3 sono riempiti con produzioni nazionali.
Eppure, sempre secondo l’analisi, «alle difficoltà di produzione si aggiunge, a causa dei costi dell’energia elettrica, anche la carenza sul mercato di anidride carbonica CO2 ad altissimo grado di purezza utilizzata per l’imbottigliamento».
Per questo, affermano Coldiretti e Consorzio, il progetto presentato per il Pnrr prevede lo sviluppo di una tecnologia che permetterebbe il recupero dell’80%dell’anidride carbonica generata in fase di produzione della birra. Il forte incremento dei costi sta spingendo a riorientare la produzione di alcuni birrifici verso l’uso delle lattine piuttosto che bottiglie di vetro.
In questo scenario è necessario sostenere i piccoli produttori di birra artigianale italiana – affermano Coldiretti e il Consorzio – con la stabilizzazione del taglio delle accise per non mettere a rischio un’intera filiera di alta qualità del Made in Italy con effetti sulla produzione, i posti di lavoro e sui consumi.
Fino ad ora i birrifici artigianali hanno assorbito quasi del tutto l’incremento dei costi che solo una piccolissima parte sta pesando sui prezzi al dettaglio. Ma se i costi non dovessero scendere, diverse aziende rischiano di chiudere definitivamente o di dover sospendere la produzione per almeno tentare di ridurre le perdite».
La costruzione di una filiera 100% Made in Italy per il luppolo, l’orzo e il malto come quella sostenuta da Coldiretti e Consorzio di tutela è quindi strategica per garantire da un lato l’alta qualità delle materie prime da usare e dall’altro le quantità necessarie alla produzione con investimenti in ricerca, macchinari, varietà coltivate creando un rapporto più solido tra i produttori di birra ed i coltivatori di orzo, luppolo e altre materie prime complementari.
Fondamentale per la filiera della birra dal campo alla tavola è anche il sistema nazionale di invasi proposto dalla Coldiretti per conservare l’acqua quando è abbondante o addirittura troppa e la possa poi redistribuire ai campi e agli agricoltori nei periodi di maggiore siccità come quello appena affrontato la scorsa estate.
Così il presidente del Consorzio di tutela e promozione della birra artigianale italiana, Teo Musso: «La valorizzazione della filiera è il punto cruciale che la birra artigianale deve portare avanti in modo sempre piu deciso per avere una forte identità sia sul mercato nazionale che come vero made in Italy nel mondo contribuendo allo sviluppo di un comparto che ha bisogno di crescere».
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È stato fermato il tentativo della Commissione europea di escludere vino, birra, carne e salumi dai finanziamenti della promozione comunitaria. In occasione della riunione della sezione promozione del Comitato di Organizzazione Comune dei Mercati Agricoli (Comitato COM), è stata bocciata la proposta della Commissione che avrebbe tagliato le gambe al Made in Italy agroalimentare.
Esulta, dunque, l’Italia. «La demonizzazione di questi prodotti – sottolinea Ettore Prandini, presidente Coldiretti – coincide in maniera evidente con la propaganda del passaggio a una dieta unica mondiale, dove il cibo sintetico si candida a sostituire quello naturale. Non lo possiamo accettare!».
La politica di promozione dell’Ue deve continuare a sostenere tutti i prodotti agricoli dell’Unione – dichiara Luigi Scordamaglia, Consigliere Delegato di Filiera Italia – respingendo gli atteggiamenti discriminatori verso i prodotti a base di carne e le eccellenze dei settori vitivinicolo e della birra, che a pieno titolo sono inclusi nella dieta mediterranea».
Si tratta tuttavia solo di «una prima battaglia da continuare a combattere nei tentativi successivi che certamente arriveranno dalla Commissione», aggiungono all’unisono Coldiretti e Filiera Italia.
Confagricoltura plaude alla posizione dura espressa dal nuovo governo Meloni, rimarcando «l’ottimo esordio del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, su un tema delicato per il settore agroalimentare italiano, quello dei fondi per la promozione commerciale».
FONDI E PROMOZIONE: SVENTATO L’ATTACCO AL MADE IN ITALY AGROALIMENTARE
Senza la posizione assunta oggi dall’Italia – evidenzia la Confederazione – vini, carni rosse e derivati avrebbero rischiato un drastico taglio dei finanziamenti destinati principalmente alla promozione sui mercati esteri.
È un esordio che lascia ben sperare sulle prossime sfide – aggiunge il presidente Massimiliano Giansanti – perché la proposta presentata dalla Commissione UE rientra nell’ambito di una strategia complessiva che metterebbe a rischio l’insieme del sistema agroalimentare».
«Peraltro – continua il presidente di Confagricoltura – i fondi per la promozione risultano ancora più significativi in questa fase in cui, a seguito del caro energia e dell’aumento dell’inflazione, è in atto un preoccupante calo dei consumi».
A riguardo, Confagricoltura ricorda che nel primo semestre di quest’anno le vendite totali di vino nella grande distribuzione sono diminuite di oltre il 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2021. Nei primi tre mercati esteri l’export del comparto è sceso di oltre 10 punti in percentuale.
La tendenza al calo delle esportazioni è certificata anche dagli ultimi dati della Commissione Ue sul commercio estero relativo all’agroalimentare. A luglio, le esportazioni degli Stati membri sono cresciute soltanto del 2% in valore su base annuale. «Il che vuol dire – conclude Confagricoltura – una contrazione in termini di quantità che fa riflettere in un contesto economico di annunciata recessione».
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EDITORIALE – Cosa c’entrano Giorgia Meloni e Gian Marco Centinaio con la riforma dei Consorzi del vino italiano e dei loro meccanismi di rappresentatività? Apparentemente nulla. In realtà, guardando all’esito delle ultime elezioni politiche, potrebbe essere arrivato il momento giusto per le aspettative della Federazione italiana vignaioli indipendenti. Per capire perché, occorre fare un passo indietro, al Mercato Fivi di Piacenza 2021.
In quell’occasione, Gian Marco Centinaio, in veste di Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del Governo Draghi, fece visita ai vignaioli. Assicurando loro che «il problema della rappresentatività all’interno dei Consorzi di Tutela va affrontato al più presto. Perché troppo spesso pochi decidono per tanti. Serve un tavolo di confronto che coinvolga tutti gli attori della filiera».
Parole messe nero su bianco dall’allora ufficio stampa di Fivi (i veneti di Studio Cru, oggi non più in carica), che a winemag.it confermavano: «Centinaio ha visionato il comunicato prima dell’invio e ha detto che andava bene».
Per i vignaioli, la revisione dei criteri di rappresentatività nei Consorzi di tutela è «una priorità» e ha l’obiettivo di «dare voce a tutti gli attori». Secondo Fivi, «la normativa attualmente vigente (DM 232/2018, art. 8) stabilisce che i voti siano attribuiti in funzione della produzione vitivinicola dell’anno precedente, senza alcuna attenzione al numero di produttori».
CENTINAIO E L’INCONTRO PROMESSO AI VIGNAIOLI FIVI
Non è tutto. In occasione dell’incontro avvenuto al Mercato dei Vini 2021 di Piacenza Expo, domenica 28 novembre 2021, i vignaioli indipendenti hanno presentato al Sottosegretario Gian Marco Centinaio «un dossier d’intervento su alcuni aspetti ritenuti problematici per il lavoro quotidiano della categoria».
I temi principali su cui i Vignaioli hanno cercato il confronto, oltre alla rappresentatività all’interno dei Consorzi, sono stati la semplificazione burocratica e la legge per il contenimento del consumo del suolo agricolo.
«L’incontro con il Sottosegretario Gian Marco Centinaio qui al Mercato dei Vini è stato un importante momento di confronto, che ci auguriamo avrà presto riscontro concreto nell’apertura del tavolo auspicato dal Sottosegretario», commentava Matilde Poggi, allora presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti.
Un incontro che non è mai avvenuto ma che oggi, forse, è più semplice da immaginare rispetto al passato. Il Governo guidato da Giorgia Meloni vede la Lega, partito di Gian Marco Centinaio, tra i principali attori.
Lo stesso Centinaio è stato eletto vicepresidente del Senato della Repubblica, con Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia) a ricoprire il ruolo di Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare (che fu di Centinaio nel Governo Conte).
FIVI, LE RICHIESTE AL GOVERNO MELONI E L’INVITO A LOLLOBRIGIDA
È proprio a Lollobrigida che il neo presidente Fivi, Lorenzo Cesconi, ha indirizzato nelle ultime ore una lettera contenente «un nuovo appello alla tutela dei piccoli produttori». Tra i punti salienti, proprio la revisione dei meccanismi di rappresentatività dei Consorzi del vino italiano.
«I criteri di voto al momento favoriscono i grandi gruppi e le cooperative sociali, a causa di un’interpretazione troppo ampia del “voto ponderale” e ad un uso spesso problematico delle deleghe. Fivi chiede dunque un intervento sul decreto legislativo n. 232/2018, in particolare sull’art. 8 relativo alle modalità di voto, per rafforzare l’effettiva rappresentanza di tutti gli attori della filiera».
«I Vignaioli – si legge ancora sulla lettera indirizzata dalla Federazione al ministro Lollobrigida – rappresentano un modello che orienta la propria produzione verso la più alta qualità, nel pieno rispetto e nella completa espressione del territorio. È necessario che in tutti i Consorzi sia riconosciuta loro pari dignità».
Fivi chiude la sua lettera invitando il ministro Francesco Lollobrigida all’Assemblea della Federazione, che si svolgerà lunedì 28 novembre a Piacenza, durante il Mercato dei Vini dei Vignaioli indipendenti 2022.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
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