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Fascetta di Stato sui vini Emilia Igt. Il Lambrusco ora è più sicuro

Fascetta di Stato sui vini Emilia Igt. Il Lambrusco ora è più sicuro
A partire dal 1° agosto 2025, tutte le bottiglie di vini Emilia Igt saranno dotate di una nuova fascetta di Stato anticontraffazione. Un’innovazione che punta a rafforzare la trasparenza e la sicurezza per i consumatori. L’iniziativa, promossa dal Consorzio Tutela Vini Emilia, prevede l’applicazione di un contrassegno speciale, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che garantirà l’autenticità e la tracciabilità dei prodotti vinicoli del territorio emiliano. Sebbene l’uso della fascetta sia obbligatorio per i vini Docg, per le categorie Doc e Igt rimane facoltativo.

Primo ad introdurla sui vini a Indicazione geografica è stato il Consorzio del Sannio, in Campania, per espressa volontà del presidente Libero Rillo. Una vera e propria conquista, osteggiata da organismi come Federdoc. Evidente, tuttavia, la disparità tra i numeri dell’Igt campana e di una corazzata come l’Emilia Igt, che col solo Lambrusco arriverà a “fascettare” ben 120 milioni di bottiglie. Più in generale, la zona di produzione comprende il territorio di numerosi comuni nelle province di Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e parte della provincia di Bologna.https://www.ipzs.it/ext/index.html

Contrassegno di Stato sui vini Igp, vince Libero Rillo. E adesso tocca al Lambrusco

LA NUOVA FASCETTA DI STATO SUI VINI EMILIA IGT

La fascetta, stampata su carta filigranata, integra sofisticati elementi di sicurezza come microtesti, numerazioni progressive e codici di controllo, rendendo ogni bottiglia unica e facilmente identificabile. Questo sistema consentirà di verificare la corrispondenza tra le quantità di vino prodotte e imbottigliate, grazie all’attività di controllo svolta dagli organismi certificatori che monitoreranno la corretta applicazione del contrassegno su ogni singola bottiglia. L’introduzione di questa misura rappresenta un passo significativo nella lotta alla contraffazione. E un ulteriore livello di garanzia per chi sceglie i vini Emilia Igt, tra cui il notissimo Lambrusco.

Un elemento innovativo della nuova fascetta è la presenza di un QR code, attraverso il quale i consumatori potranno accedere al “Passaporto Digitale” del vino. Scansionando il codice con uno smartphone, sarà possibile ottenere informazioni dettagliate sul prodotto, come il codice seriale e di controllo del sigillo, l’anno di produzione, il lotto e la certificazione. Inoltre, la sezione digitale fornirà dati sul produttore, sul Consorzio di tutela e sull’organismo certificatore, arricchendo l’esperienza di acquisto con suggerimenti su abbinamenti gastronomici e ricette in grado di esaltare le caratteristiche dei vini Emilia Igt.

IL CONSORZIO EMILIA IGT: «FASCETTA DI STATO? UN PASSO AVANTI»

Davide Frascari, Presidente del Consorzio Tutela Vini Emilia, ha espresso grande soddisfazione per l’introduzione della fascetta di Stato, sottolineando come questa scelta rappresenti un ulteriore passo avanti nell’impegno per la qualità e la tutela dei consumatori. Frascari ha evidenziato che la possibilità per i consumatori di accedere a tutte le informazioni essenziali sul vino attraverso il QR code non solo rafforza la fiducia nei confronti dei prodotti emiliani, ma valorizza anche il territorio e le sue eccellenze. L’obiettivo è quello di garantire una tracciabilità completa del prodotto, offrendo a chi acquista una panoramica dettagliata sulla qualità e la storia della bottiglia scelta.https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/dop-igp/vini-docg-doc-igt-emilia-romagna/elenco-vini-doc-docg-igt/emilia

Anche Francesco Soro, amministratore delegato dell’Istituto Poligrafico e Zecca di Stato, ha espresso orgoglio per l’accordo siglato con il Consorzio, sottolineando il ruolo fondamentale della Zecca e del Poligrafico nella lotta alla contraffazione e nella tutela delle eccellenze italiane del settore agroalimentare. Soro ha posto l’accento sulle tecnologie avanzate impiegate per la realizzazione dei contrassegni, in grado di garantire standard elevati di sicurezza e autenticità per i vini Igt.

VALORITALIA E MASAF, FRONTE COMUNE PER LA FASCETTA SUI VINI EMILIA IGT 

Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, ha commentato positivamente la scelta del Consorzio, definendola un segnale di grande rilevanza, soprattutto considerando i volumi significativi prodotti sotto l’Igt Emilia. Liantonio ha evidenziato come l’adozione della fascetta, seppur facoltativa, conferisca un valore aggiunto ai prodotti, rafforzando la loro credibilità sul mercato. Sulla stessa linea si è espresso l’onorevole Marco Cerreto della Commissione Agricoltura, che ha sottolineato l’importanza della sinergia nel sistema Italia per innovare e, al contempo, preservare le specificità del territorio.

Cerreto ha lodato la scelta del Consorzio di aderire volontariamente a un sistema di tracciabilità così rigoroso, interpretandola come una dimostrazione concreta di trasparenza e tutela dei consumatori. Oreste Gerini, direttore generale degli uffici territoriali e dei Laboratori Masaf, ha ribadito come «ogni sistema che garantisca un controllo rigoroso sulla qualità delle produzioni sia un fattore determinante per orientare le scelte dei consumatori. La decisione di adottare la fascetta di Stato per l’Igt Emilia, con tutte le garanzie offerte dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e dai controlli dell’Icqrf, rappresenta quindi un passo significativo verso una maggiore sicurezza e tracciabilità dei vini emiliani».

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Contrassegno di Stato sui vini Igp, vince Libero Rillo. E adesso tocca al Lambrusco


Libero Rillo
ha vinto la battaglia sul contrassegno di Stato sui vini Igp. La nuova fascetta con QRCode, progettata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ha esordito in Italia in questi giorni, con un primo lotto di 4 milioni di pezzi destinati proprio al Benevento o Beneventano Igp: l’indicazione geografica protetta tutelata erga omnes dal Consorzio Tutela Vini del Sannio, di cui Libero Rillo è presidente. Dal prossimo anno, secondo indiscrezioni di winemag, il contrassegno sarà applicato anche al Lambrusco Igt, con un potenziale di circa 120 milioni di bottiglie, pensando solo all’Emilia Igt Lambrusco.

DAI DISSIDI CON FEDERDOC AL NUOVO QRCODE PER I VINI IGP

Ma se la Zecca dello Stato parla di «una consegna a suo modo storica per il mondo del vino italiano, visto che fino ad oggi le fascette di Stato erano riservate alle Docg e alle Doc», il produttore campano, titolare della cantina Fontanavecchia a Torrecuso (Benevento), tende a buttare acqua sul fuoco. «Non mi sento un pioniere», dichiara in esclusiva a winemag.it. La storia, però, parla chiaro. Le tappe che portano allo storico provvedimento hanno visto Libero Rillo vacillare più volte, senza tuttavia mai abbandonare il campo di quella che, forse, è divenuta col tempo anche una battaglia personale.

Dopo alcuni dissidi locali con i sindacati di categoria, tra gli attacchi più duri c’è quello subito da Federdoc (di cui lo stesso Rillo è consigliere) nel febbraio del 2023. La Confederazione nazionale Consorzi volontari Tutela Denominazioni vini italiani, presieduta da Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, si era opposta all’avvio sperimentale del progetto sul Benevento Igp. Chiedendone la sospensiva. E destando qualche malumore addirittura a Roma, presso il Ministero, reo di non aver consultato Federdoc e di aver avallato la richiesta del Sannio «senza un decreto attuativo».

FASCETTA VINI IGP, LIBERO RILLO: «NON MI SENTO UN PIONIERE»

«Lo dicevo da anni – commenta oggi il numero uno del Consorzio Vini del Sannio – il contrassegno è un sistema di tracciabilità, punto. Significa che, ovunque lo mettiamo, garantisce il consumatore. Perché chiude il cerchio. Se invece lo vogliamo fare diventare uno strumento di comunicazione, sostenendo che apporlo ai vini Igp possa togliere importanza ai vini Doc e Docg, inventandoci un sacco di cose, è ovvio che non andremo mai avanti in modo serio. Tra l’altro, va ricordato che in Italia ci sono ancora diverse Doc ancora senza contrassegno. Mi meraviglio di chi demonizza provvedimenti come questo».

«Secondo noi – continua Libero Rillo – c’è bisogno di garantire il consumatore finale ed è questa la mia priorità, anche e soprattutto in qualità di produttore di vino. Per questo motivo non mi sento un pioniere: faccio le cose perché ci credo, non per incensarmi. Il Benevento o Beneventano Igp sarà il primo vino a fregiarsi del nuovo contrassegno di Stato con QRCode e altri Consorzi del vino italiano faranno seguito il prossimo anno. Sono doppiamente soddisfatto, perché le polemiche e la sospensiva cautelativa decisa lo scorso anno da parte del Sannio hanno portato a un sigillo semplificato. È stata addirittura tolta dalla fascetta la scritta “Igt/Igp” e si è optato per un QRCode al posto del ricorso all’app Trust Your Wine®».

GLI SVILUPPI DELLA DOC CAMPANIA

Con una semplice scannerizzazione, grazie all’immancabile (e sempre più insostituibile) smartphone, il consumatore potrà accedere al “passaporto digitale” del vino, «ottenendo informazioni utili, ben oltre la sola tracciabilità del prodotto». Intanto, Libero Rillo è già in campo per un’altra battaglia che darà filo da torcere: l’istituzione della Doc Campania, di cui si discute da tempo negli ambienti del vino e, di conseguenza, anche in ambito politico, nella giunta regionale guidata da Vincenzo De Luca.

«Noi non siamo il Veneto – commenta sempre a winemag.it – siamo una regione di nicchia, che produce circa un milione di ettolitri di vino all’anno. Dopo l’istituzione del comitato promotore della Doc Campania, presieduto dal presidente della cooperativa La Guardinense, Domizio Pigna, stiamo procedendo a piccoli passi, in maniera lenta ma con speranza. La denominazione di origine controllata Campania potrebbe essere uno strumento comune per la promozione del vino campano che ora manca e che potrebbe dare ulteriore slancio all’attività dei Consorzi e dei produttori di cinque province».

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Fascetta di Stato obbligatoria da gennaio 2023 sul Primitivo di Manduria


FOTONOTIZIA – Dal primo gennaio 2023, i vini Primitivo di Manduria Doc e Primitivo di Manduria Doc Riserva dovranno essere muniti del contrassegno di Stato per essere immessi in commercio. Si tratta delle cosiddette “fascette“.

«Un ulteriore sistema a garanzia dell’autenticità, volto alla tutela di produttori e consumatori delle bottiglie a marchio Doc, accompagnerà i vini del grande rosso pugliese per tracciare tutte le fasi di vita di ciascuna bottiglia», spiega il Consorzio pugliese.

Un percorso già avviato che ha riguardato il terzo fratello del Manduria Dop, il Docg dolce naturale. Quindi, dal primo gennaio, tutte le tipologie del Primitivo di Manduria avranno il contrassegno di Stato.

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Dalle Marche la proposta anti contraffazione: «Fascette di Stato su tutti i vini»

Arriva dalle Marche l’ultima proposta anti contraffazione del vino italiano. Secondo Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (Imt), una soluzione potrebbe essere quella di apporre il contrassegno di Stato, ovvero le cosiddette “fascette” obbligatorie in Italia sulle Docg, a tutti i vini.

Nella regione del centro Italia, il contrassegno su Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica – reso obbligatorio a partire dalla vendemmia 2019 su circa 20 milioni di bottiglie – hanno dato il via a maggiori controlli e ingenerato sicurezza nei produttori e nei consumatori.

Un vero e proprio toccasana, dopo lo scandalo del vino bianco generico spacciato per Verdicchio Doc, in vendita nei supermercati Eurospin fra il 2013 e il 2018.

Un’inchiesta per la quale gli imputati di Piceno Food Srl e Tenute del Borgo Srl, cantina di Cossignano, in provincia di Ascoli Piceno, sono stati rinviati a giudizio a fine febbraio 2021, con l’accusa di associazione per delinquere e frode in commercio di prodotti a Denominazione di origine controllata.

Uno scandalo di cui ancora si discute – sottolinea Mazzoni – e che mi spinge a pensare che una forza delle Marche potrebbe essere quella di fascettare tutti i nostri vini. Non perché vogliamo essere i più bravi, bensì perché fascettare tutti i vini italiani potrebbe essere un motivo di garanzia per il consumatore».

«Qualcuno potrebbe dire che è anche possibile apporre fascette contraffatte – ha aggiunto il direttore dell’Imt – ma tra questo e imbottigliare del vino da tavola come Doc, ne passa. La fascetta di Stato sarebbe un deterrente e una garanzia per chi acquista la bottiglia. E anche noi produttori abbiamo bisogno di certezze, quanto i consumatori».

Non nascondo che anche altre Denominazioni stanno facendo riflessioni in quest’ottica. Il fatto che ogni mese siamo in grado di presentare il numero di bottiglie prodotte, diramando i dati agli associati, sta creando curiosità tra i produttori che ancora non hanno a disposizione questo strumento».

LA SVOLTA GREEN
In attesa di “blindare” con il contrassegno di Stato tutti i propri gioielli, l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini spinge sul fronte della svolta “green” dell’intero sistema vino italiano.

Il vigneto biologico italiano – sottolinea Alberto Mazzoni – merita maggior attenzione di quanto non ne abbia oggi. Rappresentiamo un quarto degli ettari vitati bio nel mondo, con un’estensione che nell’ultimo decennio è aumentata di oltre il 100%, ma ancora non abbiamo una banca dati sul settore per osservare il fenomeno a partire dai suoi fondamentali, legati a produzione, confezionamento e vendita».

Una richiesta, quella dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, che ha trovato l’appoggio dell’assessore all’Agricoltura della Regione Marche, Mirco Carloni: «Sottoporrò l’istanza al ministero delle Politiche agricole – ha commentato – certo che il ministro Stefano Patuanelli e il sottosegretario con delega al vino, Gian Marco Centinaio, ne comprenderanno il valore strategico».

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Montalcino al bivio: più “fascette” per il Brunello, ma 80% in meno di turisti

Nei primi 9 mesi del 2020, il Consorzio del vino Brunello di Montalcino ha consegnato ai produttori il 20% in più di “fascette”, ovvero i contrassegni di Stato da applicare alle bottiglie pronte alla vendita, rispetto allo stesso periodo del 2019.

“Una crescita che rischia di essere interrotta dalle nuove chiusure, in Italia e all’estero – ammonisce il presidente dell’ente, Fabrizio Bindocci – proprio nel bimestre clou, che storicamente incide per il 25-30% delle vendite annuali del nostro vino di punta”.

Un anno condizionato dal virus anche sul fronte dell’enoturismo. Secondo le elaborazioni del Consorzio su base Comune di Siena, servizio Turismo e Statistica, da maggio ad agosto il calo generale delle presenze dall’estero (che caratterizzano in media i 2/3 dei flussi) è stato dell’80%.

Un dato in parte controbilanciato dalla crescita degli italiani sul periodo (+24%), in particolare grazie al boom di arrivi ‘autoctoni’ di agosto (+81%) che ha ridotto il gap nel mese più turistico dell’anno a -10%.

Tra luci e ombre, l’elemento più positivo è stata una vendemmia 2020, terminata da poco con un calo produttivo tra il 5 e il 10% ma con uve sane, raccolte al giusto momento di maturazione che hanno dato vini con profumi e colori ottimi, acidità e grado alcolico ben bilanciati.

“Una vendemmia tra l’ottimo e l’eccellente che ci fa guardare avanti – conclude il presidente del Consorzio – tra 5 anni ci ricorderemo che, nel buio generale del 2020, la raccolta del Brunello è stata un’eccezione”.

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Oltrepò Pavese: parola d’ordine “qualità” con la revisione dei disciplinari

BRONI – Abbassamento delle rese, restringimento della zona Igt, vinificazione e imbottigliamento in loco per Sangue di Giuda e Pinot Nero. E parola fine all’era del vino Doc in damigiana. L’Oltrepò pavese guarda così al futuro, riformando i disciplinari.

Mosse storiche, che forse ridaranno slancio a un territorio che merita molto più di quello che è riuscito a raccogliere. Le riforme dei disciplinari sono state presentate giovedì dal Consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, in occasione dell’assemblea dei soci all’Enoteca Regionale di Broni.

“Ringrazio chi ha lavorato con noi per arrivare a questi risultati – commenta il presidente Michele Rossetti – che sono solo il primo passo. Un passo che però è storico e lascerà il segno soprattutto perché sul territorio, davvero, qualcosa è successo”.

“Questo Consiglio, insieme ai nuovi disciplinari e a una tracciabilità vera per ridare smalto alla Doc – aggiunge Rossetti – lascerà in eredità un nuovo modo di fare Consorzio. E’ un messaggio anche a chi ha scelto di star fuori, di non partecipare e di lasciar fare agli altri”.

Parole scaturite dal confronto positivo tra grandi e piccoli produttori oltrepadani. “Ho visto una Terre d’Oltrepò profondamente cambiata – evidenzia Rossetti – che si è messa in gioco per gli altri. Una Torrevilla disposta a fare sacrifici. Tanti titolari d’imprese di qualità pronti a scommettere sul futuro. Si può ricominciare”.

LE NOVITA’
“Uno spirito collaborativo – precisa Emanele Bottiroli, direttore del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò – che ha portato a migliorare i vecchi disciplinari, abbassare le rese all’insegna della qualità, cancellare tipologie e versioni non identitarie da una Doc fino ad oggi barocca, restringere la zona di produzione Igt eliminando comuni di pianura, limitare in zona la vinificazione e l’imbottigliamento di Sangue di Giuda e Pinot nero”.

Ma non solo. “Le modifiche dicono addio all’era del vino Doc in damigiana – continua Bottiroli – contribuendo a ridare slancio al disciplinare del Casteggio e a ottimizzare tutti gli altri disciplinari di produzione, compreso quello del Bonarda, il vino territoriale più venduto e amato, che sarà solo il lato frizzante o ‘vivace’ dell’Oltrepò Pavese”.

“Ognuno ha fatto uno sforzo – chiosa Bottiroli – in particolare le cantine cooperative Terre d’Oltrepò, socio di maggioranza mai così vicino nella storia al comune sentire territoriale pur a costo di sacrifici, e Torrevilla. Non si sono tirati indietro nemmeno gli altri produttori presenti in assemblea, che hanno capito in che direzione andava una riforma che voleva dare segnali concreti di cambiamento”.

Ai vini Doc sarà inoltre apposto il contrassegno di Stato. La cosiddetta “fascetta”, “utile – sottolinea ancora Bottiroli – a garantirne autenticità e valore, facilitando gli organismi di controllo e dando ai consumatori consapevolezze nuove sul valore aggiunto che i grandi vini meritano”.

IL FUTURO
Il futuro dell’Oltrepò, come di altre Denominazioni, passa tuttavia anche dall’estero. Anche su questo fronte le premesse sembrano buone. “Il nostro Piano per l’internazionalizzazione 2018 – annuncia il direttore Bottiroli – è stato valutato al primo posto in graduatoria regionale davanti, per punteggio, a realtà importanti come Franciacorta e Ca’ del Bosco. Si tratta di un progetto di rete, di cui siamo capofila, mirato in particolare a Stati Uniti, Giappone, Cina e Svizzera”.

Sul fronte fieristico è già iniziato il conto alla rovescia anche in chiave europea: “Ci prepariamo – annuncia Bottiroli – al Prowein di Dusseldorf, la fiera del vino più importante in area Ue riservata agli operatori professionali”.

Occhi puntati anche su Verona: “Ci prepariamo a un Vinitaly 2018 all’insegna di molte novità e di una comunicazione nuova – preannuncia Bottiroli -. Saremo al salone del vino più importante d’Italia con il libro bianco sull’Oltrepò del vino, uno studio dettagliato e scientifico condotto dall’Osservatorio di Wine Marketing che un anno fa abbiamo costituito con l’Università di Pavia”.

Il Consorzio di Tutela presenterà così “uno strumento, frutto di analisi dati, uscite sul campo e interviste, che ci consentirà di progettare con metodo, avendo una rappresentazione plastica del complesso universo della vite e del vino in Oltrepò”. Dalla diagnosi nascerà “una terapia, ovvero una strategia a breve, medio e lungo termine”.

Per Bottiroli, il limite da superare resta sempre lo stesso: quello delle divisioni. “Il Consorzio è la casa di tutti. Solo con l’unione e il superamento delle barricate i risultati saranno tangibili. Auspico che il 2018 sia l’anno della svolta, anche sul tema dell’enoturismo e del marchio Oltrepò Pavese che puntiamo a creare con la Strada del Vino”.

“Voler bene al territorio – conclude Bottiroli – significa remare, insieme, nella stessa direzione, considerare i successi di uno un vantaggio per tutti. Bisogna dare numeri al top di gamma per poterlo promuovere facendolo reperire più facilmente sul mercato ai consumatori in Italia e nel mondo. Sei quel che si trova e quel che si vede di tuo, non quel che dici di te”.

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