Un protocollo di collaborazione per promuovere il territorio in tutti i suoi ambiti, con particolare riguardo al vino lombardo e all’enoturismo. È quello siglato oggi nell’Enoteca regionale di Broni (PV) dall’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, e i presidenti di Ascovilo e federazione delle Strade dei vini e dei sapori di Lombardia, Giovanna Prandini e Gianni Boselli.
«Serve in tutte le province – ha dichiarato Rolfi – una regia unica per promuovere a livello turistico i territori attraverso il vino e i prodotti tipici, puntando sulla qualità e i servizi offerti, con iniziative specifiche, studi e programmazione, coinvolgendo altri enti territoriali».
REGIONE LOMBARDIA INSIEME AD ASCOVILO E STRADE DEI VINI
I nostri vini – ha aggiunto Rolfi – sono sempre più apprezzati all’estero. L’export cresce a due cifre ogni anno, dobbiamo usare le nostre eccellenze come strumento di attrazione per le nostre bellezze».
L’accordo siglato oggi prevede anche la possibilità di realizzare temporary shop o botteghe/enoteche e attività sinergiche (comunicazione e stampa), partecipare a bandi o gare in modo condiviso oltre a redigere piani e progetti condivisi. Sarà costituita una Commissione di lavoro con finalità organizzative e consultive che si interfaccerà con enti e associazioni.
VINO ED ENOTURISMO IN LOMBARDIA
«La firma di questo accordo – ha aggiunto Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo – è un’occasione storica per tutto il territorio, rappresentato dai 13 consorzi di tutela dei vini di Lombardia. Avere una voce unitaria significa promuovere meglio i vini e l’enoturismo».
Abbiamo creduto a questo risultato, creando un progetto concreto e collaborando a tutti livelli istituzionali – ha proseguito – per trovare unità di intenti. Il vino può essere strumento di promozione, di turismo, di valorizzazione ambientale».
«Le Strade dei vini e dei sapori – ha aggiunto Gianni Boselli, presidente della federazione delle Strade dei vini e dei sapori della Lombardia – hanno un potenziale enorme nell’attività di promozione dei territori Lombardi. Abbiamo territori ricchi di storia, di cultura e di prodotti tipici di qualità straordinaria. Dobbiamo valorizzare questi aspetti anche sotto il profilo economico».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Regione Lombardia, Ersaf e Cervim hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per valorizzare la qualità dei “vini montani”. L’obiettivo, in vista delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, è promuovere la viticoltura eroica che caratterizza il territorio che ospiterà parte delle gare sportive.
Nel 2022 prenderà il via, inoltre, il progetto “Ambasciatori del Cervim“. Personalità riconosciute a livello nazionale ed internazionale che si impegneranno a promuovere nel mondo le peculiarità della viticoltura eroica.
«Fare agricoltura in alta quota – dichiara Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia – è davvero un’attività eroica. Per questo la Regione vuole contribuire a promuovere i vini di montagna, con risorse e con iniziative legate al marketing territoriale».
«Le Olimpiadi invernali del 2026 – prosegue Rolfi – sono una vetrina unica per i nostri prodotti e vogliamo sfruttare al massimo l’attenzione portata da questo grande evento. Il settore primario, con la viticoltura in primo piano, qui contribuisce a prevenire il dissesto idrogeologico e rappresenta un presidio ambientale e sociale contro lo spopolamento».
«L’accordo presentato oggi con Regione Lombardia e Ersaf – aggiunge Stefano Celi, presidente Cervim – rappresenta un momento importante e di ulteriore crescita per il Cervim. Andiamo a rafforzare ulteriormente la collaborazione con la Lombardia, che da alcuni anni sta dando risultati concreti per il rafforzamento della viticoltura eroica».
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EDITORIALE – Cosa accomuna Valpolicella e Oltrepò pavese? Poco o nulla, a prima vista. Eppure, a poche ore di distanza, dalle due terre del vino si leva lo stesso allarme: quello sui prezzi delle uve, sui mediatori e sulle speculazioni. Cronaca di un caldo 25 agosto, risvolto amaro della medaglia di un’Italia che, proprio in questi giorni, sorride ai dati positivi del primo semestre 2021, tra riaperture e revenge spending.
«Oggi più che mai – commenta Christian Marchesini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella – il confronto sulle dinamiche produttive e di mercato è fondamentale. Con le aziende e le associazioni di filiera dobbiamo spingere sempre di più su qualità e posizionamento per vincere la guerra contro le speculazioni, a partire dai valori delle uve. Solo così potremo sostenere il sistema Valpolicella e, in generale, il made in Italy enologico».
A parlare per l’Oltrepò, come accade con tale frequenza solo in Oltrepò, è la politica. Nello specifico, l’assessore all’Agricoltura e Sistemi verdi di Regione Lombardia, il bresciano Fabio Rolfi. «La bottiglia deve essere venduta a un prezzo dignitoso – ha sottolineato l’esponente della Lega – e il lavoro agricolo deve essere riconosciuto. Deve essere redditizio».
«Senza un ritorno non ci sono promozione, investimento e ricettività. Da qui – ha aggiunto – la mia proposta di istituire un Osservatorio dei prezzi delle uve, per mettere in chiaro il costo di produzione e il prezzo che deve essere pagato. Per porre fine a fenomeni speculativi favoriti da un sistema nebuloso di mediatori che caratterizza l’attuale sistema di fissazione del prezzo».
UN OSSERVATORIO DEI PREZZI DELLE UVE IN OLTREPÒ PAVESE?
Due affermazioni, quella del presidente Marchesini e dell’assessore Rolfi, che sembrano parte dello stesso convengo, mentre la vendemmia 2021 entra sempre più nel vivo. E invece no. Le parole del presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella arrivano da Villa Brenzoni Bassani.
È lì che si è tenuto il consueto incontro fra i rappresentanti del Consorzio, delle aziende e delle associazioni di categoria. Obiettivo? La «valutazione congiunta sui valori delle uve in vista dell’imminente vendemmia». Qualcosa che potrebbe essere utile, forse, anche all’Oltrepò pavese. Con o senza l’«Osservatorio» calato dal solito palazzo (quello di Regione Lombardia, ça va sans dire).
Sul tavolo, Christian Marchesini ha spalmato i trend degli ettari rivendicati, delle produzioni di uva. Degli imbottigliamenti e delle giacenze. Nonché i prezzi camerali delle uve Valpolicella degli ultimi anni. Tra le priorità del Consorzio, «premiare in termini di prezzo il prodotto di eccellenza».
Un riferimento esplicito all’Amarone della Valpolicella Docg, ma non solo. «Proporre prodotti diversi tra loro e in grado di coprire molti segmenti di mercato» è un’altra priorità emersa nell’incontro del 25 agosto. La Valpolicella, del resto, muove un giro d’affari annuo di oltre 600 milioni di euro, ben segmentati.
AMARONE VS “BONARDONE”
Oltre la metà è da ascrivere alle vendite del vino simbolo di Verona e del veronese, l’Amarone, che viene esportato per il 67%. Tra i paesi target, Usa(14%), Svizzera (12%), Regno Unito (11%), Germania e Canada (10%). Seguono Svezia (8%), Danimarca (7%), Norvegia e Paesi Bassi (6%).
Cina e Giappone pesano congiuntamente circa il 3%, sebbene il valore dell’export in questi due Paesi sia «cresciuto notevolmente nell’ultimo quinquennio». Dall’incontro tenutosi a Montescano, in Oltrepò pavese, filtrano invece pochi numeri. E tanti proclami. I soliti.
E mentre i prezzi di uve come il Riesling italico scivolano a circa 28 euro al quintale dai circa 32 del 2020 (Riesling renano a circa 45 e Pinot nero a 60 euro), ciò che conta in Oltrepò pavese è la «soddisfazione» della presidente del Consorzio, Gilda Fugazza.
«Di strada ne abbiamo fatta – commenta a Lombardia Notizie – consapevoli di avere tutti i vini che vanno dall’antipasto al dolce, sia per il metodo classico che per altri prodotti come la Bonarda frizzante e il Sangue di Giuda, che ci sta dando buone soddisfazioni commerciali e in questo momento ci rappresentano». Del resto, chi s’accontenta gode. Soprattutto se ha le idee terribilmente confuse. Prosit.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Gilda Fugazza è stata riconfermata presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Lo ha deciso il Consiglio d’Amministrazione dell’ente, che si è riunito ieri, lunedì 8 marzo. Il voto è avvenuto all’unanimità. Tre i vicepresidenti: Ottavia Vistarino, Andrea Barbieri e Renato Guarini.
La notizia è apparsa sul sito web del Consorzio, che ritiene di non dover inviare alla nostra testata le comunicazioni ufficiali del Consorzio, nonostante diverse segnalazioni. Nonostante l’increscioso atteggiamento, segno di una scarsa sensibilità nei confronti della stampa indipendente, continueremo a informare i lettori sulle vicende dell’Oltrepò pavese.
Nella nota ufficiale dell’ente, peraltro, è presente anche una dichiarazione dell’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Fabio Rolfi: «Si completa il percorso di riorganizzazione della governance dell’Oltrepò del vino, che in un momento generale di difficoltà, ha saputo ritrovare compattezza».
È un elemento più unico che raro, nel panorama dei Consorzi del vino italiano, la presenza di un commento di un esponente politico nell’ambito dei risultati delle votazioni consortili. Il fil rouge tra politica e Oltrepò pavese, del resto, è sempre stato lampante.
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È iniziato nella VIII Commissione Agricoltura della Regione Lombardia l’iter del progetto di legge “Promozione e valorizzazione della filiera agroalimentare brassicola regionale“. I contenuti del Pdl sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa online a cui hanno partecipato i vicecapogruppo della Lega Andrea Monti e Floriano Massardi, promotori della legge, l’assessore regionale al Turismo Lara Magoni, l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, il Direttore Generale di Unionbirrai Vittorio Ferraris e il Consigliere Nazionale di Unionbirrai Andrea Soncini.
Il Pdl ha lo scopo di promuovere e valorizzare la filiera brassicola regionale e favorire lo sviluppo del comparto agricolo ad essa legato e si basa su tre pilastri: valorizzazione della filiera e della formazione degli addetti, identificabilità dei birrifici artigianali e sviluppo del “turismo brassicolo”.
«L’intento – spiega Massardi – è quello di tutelare e valorizzare i piccoli birrifici indipendenti che rappresentano una realtà sempre più numerosa e importante nella nostra Regione». La Lombardia ha visto nascere il movimento ella birra artigianale in epoca pionieristica ed è arrivata oggi a contare 155 micro-birrifici, il 16% del totale italiano, con una produzione di 112 mila ettolitri e 540 persone impiegate direttamente.
«La legge – prosegue il consigliere regionale – introduce novità significative, a partire da un marchio regionale a garanzia dell’identificabilità del prodotto. Sarà inoltre possibile la vendita e la somministrazione di birra sul posto, una facoltà che oggi non è consentita. Viene poi introdotto e promosso, sull’esempio di altri Paesi Europei storici produttori di birra, uno sviluppo turistico basato sulla visita ai luoghi di produzione».
«Un obiettivo da raggiungere mediante la formazione di operatori turistici e la promozione di materiale informativo – conclude Massardi – Andiamo a intercettare la domanda dei consumatori che non si accontentano più delle solite birre delle multinazionali ma vanno alla scoperta di prodotti più specifici. L’auspicio è che si arrivi all’approvazione finale del provvedimento da parte del Consiglio Regionale entro l’estate 2021».
Una legge innovativa che, sperano i promotori, possa essere ad esempio sia per le altre Regioni che a livello nazionale per dare slancio ad un settore fatto da aziende giovani, innovative, attente agli aspetti di diversificazione e legame al territorio.
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Tiene banco la questione Vinitaly sì – Vinitaly no, nel flashback in bianco e nero che riporta dritti allo scorso anno. Dopo i rumors su Avito, il “Consorzio dei Consorzi” del vino della Toscana, intenzionato a chiedere l’annullamento dell’edizione 2021, è Regione Lombardia a esporsi su Vinitaly 2021. Con un sì condizionato dalle misure di sicurezza, da garantire anche attraverso una revisione degli spazi e della logistica.
«Vinitaly – commenta Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Regione Lombardia – è un evento internazionale che rappresenta un punto fermo nel panorama fieristico italiano. Non dobbiamo però perdere di vista l’obiettivo della manifestazione: consentire alle aziende vitivinicole di fare business».
La Regione Lombardia – continua – sta attendendo la decisione degli organizzatori. Probabilmente il periodo della seconda metà di giugno non è quello più funzionale alle esigenze aziendali dei produttori.
Ma se l’organizzazione dovesse decidere di procedere garantendo la sicurezza di espositori e visitatori, la Lombardia ci sarà e studierà tutte le possibili soluzioni logistiche per permettere la giusta valorizzazione commerciale dei vini del territorio».
Rolfi precisa infine di «non escludere anche una ricollocazione negli spazi fieristici». «Ricordo che nella nostra regione si produce per il 95% vino che va a Doc, Docg e Igt – conclude l’assessore – quindi riteniamo che ogni manifestazione debba essere una vetrina corretta per dare valore ai nostri prodotti».
Secondo le voci raccolte da WineMag.it tra i produttori e gli stakeholder, il maggiore timore è quello di un’edizione di Vinitaly in sordina. Disertato dai buyer e dagli operatori, impegnati in altre attività prioritarie per la ripartenza, nel mese di giugno.
Negli Usa, pochi hanno già pianificato un viaggio a Verona per partecipare alla kermesse e il tema Vinitaly sì – Vinitaly no non risulta «neppure in agenda per le prossime settimane». Valige nell’armadio anche in Europa, dove regna il medesimo scetticismo.
Tra i buyer e i produttori si cita peraltro come esempio virtuoso ProWein, con Messe Düsseldorf GmbH che ha comunicato già il 3 dicembre 2020 la propria intenzione di annullare l’edizione 2021, dando appuntamento al 2022.
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La Regione Lombardia ha approvato una delibera riguardante le disposizioni per il sostegno del sistema produttivo vinicolo di qualità e per gli operatori della ristorazione in seguito alle difficoltà causate dall’emergenza legata al Covid.
Procedura semplificata e risorse immediate per una misura che i due settori attendevano. Con questo stanziamento mettiamo a disposizione dei ristoratori dei ticket da 250 euro che potranno spendere per acquistare vini di qualità nelle cantine lombarde. Intendiamo così anche creare rapporti territoriali virtuosi e collaborazioni tra produttori di vino e operatori per vedere anche in futuro sempre più vini Lombardi nelle carte dei ristoranti”, ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi.
Una misura straordinaria da tre milioni di euro che consentirà di aiutare due settori che rappresentano due eccellenze per la Lombardia e che affrontano un periodo di difficoltà economica. Questo intervento consentirà anche di rafforzare l’alleanza tra ristoratori e produttori di vino di qualità del territorio.
“L’operazione – prosegue Rolfi – sarà accompagnata anche da una campagna comunicativa che vedrà pubblicazioni sui siti istituzionali e soprattutto una vetrofania esposta nei ristoranti. La Lombardia è una terra di vini eccezionali. Più del 90% del vino lombardo va nelle produzioni di qualità Doc, Docg e Igt. Dobbiamo trasformare la difficoltà economica in opportunità puntando sulle eccellenze e sulla comunicazione”.
Il budget verrà suddiviso in 12.000 voucher del valore di 250 euro ciascuno per l’acquisto di vino di qualità presso i produttori lombardi. I voucher potranno essere richiesti dagli operatori della Ristorazione. I produttori di vino interessati dovranno semplicemente aderire a una manifestazione di interesse che sarà pubblicata da Unioncamere Lombardia entro il 18 settembre 2020.
Gli operatori della ristorazione richiederanno i voucher sempre su un bando unioncamere scegliendo tra le cantine che hanno aderito. I produttori di Vini di qualità in Lombardia potenzialmente interessati sono 700, mentre i Ristoratori in Lombardia sono circa 6.000 (previsti 2 voucher a ristoratore).
“Un lavoro di squadra che ancora una volta è premiante perché va incontro alle richieste che provengono dalle categorie, da chi ogni giorno lavora e produce – ha aggiunto Alessandro Mattinzoli, assessore regionale allo Sviluppo economico – In un momento così difficile aiutare i settori in crisi e promuovere le nostre eccellenze è doveroso ancor più di prima. Un ringraziamento a Unioncamere Lombardia per la fattiva collaborazione. Siamo certi che anche questa misura rafforzerà il nostro sistema produttivo”.
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Regione Lombardia ha in programma un bando da 3 milioni di euro di incentivi all’Horeca – ristoranti, wine bar e bar – per rilanciare i vini lombardi, a partire da giugno 2020. Il sistema, del tutto innovativo in Italia, prevede uno sconto del 10% sull’acquisto dei vini prodotti in Lombardia, in cambio dell’allestimento di vetrine e spazi promozionali. All’interno dei locali dovrà essere “chiaro che venga servito e privilegiato il vino lombardo“.
Lo ha annunciato poco fa Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia, in collegamento Facebook con Silvano Brescianini, presidente del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, Aldo Rainoldi, presidente del Consorzio Tutela Vini Valtellina e Marco Maggi, presidente del Consorzio Club del Buttafuoco Storico.
“Ritengo sia centrale coinvolgere nei discorsi relativi alla filiera agroalimentare anche le organizzazioni di rappresentanza dei ristoranti – ha spiegato Rolfi – perché il ristorante, e l’Horeca in generale, costituiscono l’elemento in grado di valorizzare al meglio, anche in termini di redditività, il lavoro degli agricoltori”.
“È doveroso creare una maggiore sinergia tra i vari attori in gioco – ha aggiunto l’assessore leghista – anche perché assistiamo ancora oggi a una colonizzazione da parte di vini prodotti in altre regioni. Tutti meritevoli di essere consumati, ma siamo in Lombardia e dobbiamo cercare di valorizzare al meglio il legame tra ristorazione e produzione agroalimentare”.
Intanto, dai territori a maggior vocazione per la viticoltura della Lombardia arrivano dati preoccupanti in merito al lockdown. Le aziende della Franciacorta, come confermato da Silvano Brescianini, hanno subito cali fino all’88%.
“Nonostante ciò abbiamo una gran voglia di ripartire: l’iniziativa di Regione Lombardia in favore dell’Horeca non può che aiutarci, sperando che sia di facile applicazione da parte di enotecari e ristorazione”, ha osservato il numero uno dell’ente bresciano.
“Le perdite di fatturato – ha aggiunto Aldo Rainoldi – si assestano tra l’80 e il 90% per le aziende della Valtellina, con la bilancia negativa orientata più verso il 90 che l’80%. C’è voglia di ricominciare, ma la confusione normativa creata a livello centrale non aiuta, anzi spaventa gli operatori”.
“Anche per questo – ha annunciato Rainoldi – il Consorzio Tutela Vini Valtellina sta pensando a istituire delle linee di credito con tassi agevolati per le aziende, da poter spalmare sul lungo periodo. L’idea è quella di agganciarci a enti come Ismea, come garanti per queste attività. Alla politica chiediamo solo di accelerare tutti i processi che garantiscano liquidità immediata alle aziende”.
Dalle vigne della provincia di Pavia l’intervento di Marco Maggi, presidente del Consorzio Club del Buttafuoco Storico: “A differenza di Franciacorta e Valtellina – ha sottolineato – in Oltrepò pavese abbiamo sempre fatto fatica a comunicare il territorio. Dobbiamo ripartire da noi, prima di aspettarci qualcosa dalla politica, lavorando per far conoscere a più persone possibili i nostri vini e il nostro splendido territorio”.
“Stiamo facendo un grande sforzo per essere sempre più presenti nella capitale del vino italiano, che è Milano – ha concluso Maggi – cercando di coinvolgere sempre più la ristorazione: l’Oltrepò pavese merita di essere sempre più presente nelle carte dei vini dei ristoranti del capoluogo”.
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Diciotto cantine hanno deciso di rientrare nel Consorzio Tutela Vini Oltrepò pavese. Lo comunica l’ente di Torrazza Coste (PV), a margine dell’incontro avvenuto con l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Fabio Rolfi.
Si tratta di Az. Agr. Manuelina, Az. Bruno Verdi e Vitivinicola Verdi F.lli, Cà Montebello, Calatroni, Cantine Monterosso; Fattoria F.lli Massara, Finigeto, Frecciarossa, Il Molino di Roverscala; La Travaglina, Piccolo Bacco dei Quaroni, Quaquarini Francesco, Scabini Davide; Tenuta Bellcolle, Travaglino, Vistarino.
Gran parte delle aziende arrivano dal Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese, l’organismo guidato da Fabiano Giorgi. “Questa notizia – sottolinea Luigi Gatti, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò – non può che essere accolta con particolare entusiasmo in un periodo così difficile per il mondo del vino in generale e per il nostro in particolare, proprio nel momento del rilancio e della promozione internazionale”.
“È un segno di serietà da parte di tante aziende – continua Gatti – che hanno compreso il senso di un lavoro collegiale e programmatico, costruito attraverso le relazioni istituzionali e di territorio, quello che il nuovo Consorzio ha intrapreso e vuole portare avanti con determinazione”.
Il rientro a Torrazza Coste da parte del diciotto aziende si si riflette anche sul fronte dell’Erga Omnes. In particolare, sulle Denominazioni Docg e Doc che riguardano – tra le altre – Metodo Classico, Bonarda, Buttafuoco, Casteggio, Pinot nero e Sangue di Giuda, oltre all’Igt Provincia di Pavia.
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MILANO – Regione Lombardia nell’affairedazi sul vino negli Stati Uniti. A intervenire è Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, con la richiesta al governo di “convocare un tavolo istituzionale con le Regioni per concordare un piano straordinario di sostegno alle aziende”. La stessa ministra Teresa Bellanova, ha chiesto al commissario Ue Phil Hogan, di istituire un fondo ad hoc, a prescindere dai dazi.
“Il valore dell’export di beni alimentari lombardi verso il mercato Usa – dichiara Rolfi – è di circa 580 milioni di euro totali all’anno. Esportiamo il 13% del food made in Italy destinato agli Stati Uniti. I prossimi dazi sui vini, che si vanno ad aggiungere a quelli su formaggi e salumi, potrebbero danneggiare un volume d’affari di oltre 150 milioni di euro”.
Proprio ieri si è conclusa la procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio statunitense sulla nuova lista allargata sui prodotti Ue da colpire. Nessuna traccia, nel frattempo, del fondo compensativo prospettato a ottobre.
“L’Italia è lasciata sola e l’Unione europea è totalmente assente”, attacca Rolfi. “Ormai – conclude l’assessore regionale della Lombardia – agricoltura e agroalimentare sono all’ultima pagina dall’agenda europea. La produzione agricola è alla base della nostra economia ed è unica al mondo. Serve una politica che la difenda dagli attacchi esterni”.
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BRONI – Il presidente di Terre d’Oltrepò, Andrea Giorgi, boccia senza giri di parole la gestione dell’ultimo anno del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Al centro del dibattito anche la battaglia di Fivi sulla revisione dei meccanismi di rappresentanza. Una presa di posizione che si basa su “situazioni che si sono venute a creare con la presidenza di Luigi Gatti“. Oggi lo sfogo di Giorgi, che ha abbandonato l’ultimo consiglio di amministrazione. “Divergenze sull’operato”, in sintesi.
Un attacco che farebbe tremare la stessa poltrona di Gatti. “Spero che la consapevolezza e la responsabilità di tutti i consiglieri e dei produttori associati ponga fine ad una situazione surreale – commenta Andrea Giorgi – che da troppi anni si protrae. Dico tutto questo per il bene del nostro territorio. Per troppo tempo Terre d’Oltrepò è stato il facile capro espiatorio, ora gli altri dimostrino di assumersi le proprie responsabilità”.
“Ci sono aspetti estremamente positivi come l’assunzione del direttore Carlo Veronese – spiega il numero uno del colosso vitivinicolo oltrepadano – altri invece non sono concepibili. Ad esempio l’immobilismo presidenziale nell’affrontare questioni organizzative: non è tollerabile, come non è comprensibile, la chiusura rispetto all’aiuto che possono dare gli altri consiglieri e soprattutto i vicepresidenti”.
Per non parlare – continua Giorgi – delle mancate risposte ai consiglieri o i silenzi su questioni che sono state sollevate. In questo contesto non è possibile lavorare e per questo motivo, mio malgrado, sono stato costretto a lasciare anzitempo l’ultimo consiglio”.
Il presidente di Terre d’Oltrepò entra ancor più nel dettaglio delle situazioni contestate al presidente Gatti. “In questo anno la nostra cantina cooperativistica all’interno del consiglio ha dato il proprio apporto in merito a decisioni importanti quali l’allargamento del numero dei consiglieri, le azioni per ripulire la gestione da precedenti ed incomprensibili decisioni che hanno minato credibilità e funzionamento del Consorzio stesso”.
LA BATTAGLIA FIVI IN CONSORZIO
Al centro del dibattito, una delle battaglie della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi): la riforma dei meccanismi di rappresentanza all’interno dei Consorzi del vino italiano, volta a riequilibrare i rapporti di potere tra cooperative e piccoli produttori. Un punto cardine per il 2020, come anticipato da WineMag.it nei giorni scorsi.
“La riforma del diritto di voto all’interno dei Consorzi – evidenzia Giorgi – è una giusta richiesta ma occorre puntualizzare che nel Consorzio la nostra cantina non detiene assolutamente la maggioranza assoluta. Anzi, il voto risulta molto distribuito e diffuso”.
“I problemi sbandierati negli ultimi mesi sorgono solamente per la mancata partecipazione dei soci alle assemblee. È infatti usuale, in Oltrepò, blaterare fuori e poi fuggire davanti alle scelte e alla responsabilità”, attacca Giorgi.
“Comunque se una riforma del voto in Consorzio può servire, noi non ci tiriamo assolutamente indietro. Tutto questo per il bene di un territorio e per il bene dei produttori. Ma non possiamo partecipare e condividere alcune delle scelte operate nella gestione perpetrata in questo anno”.
Ad appoggiare la riforma è la stessa Regione Lombardia, con l’assessore Fabio Rolfi. Una bufera, quella scatenata da Terre d’Oltrepò, che giunge (non a caso) giusto a poche settimane dal risicato riconoscimento e autorizzazione Erga Omnes al Consorzio di Tutela Vini, da parte del Ministero competente.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
MILANO – Via all’enoturismo in Lombardia. È stato infatti approvato dalla Regione lo schema di SCIA (segnalazione certificata inizio attività) per l’esercizio dell’attività enoturistica. Si tratta di un servizio che potranno offrire le aziende agricole e, dunque, le cantine. Ricomprende la produzione e la vendita del vino associata alla degustazione funzionale alla vendita.
Attraverso questo decreto, le aziende vitivinicole regolamenteranno le loro attività di accoglienza, di divulgazione e degustazione, proponendo particolari percorsi esperienziali e turistici incentivando il mercato dei viaggi, delle vacanze e del turismo.
“Burocrazia zero in Lombardia per le aziende agricole che vorranno attivare i percorsi enoturistici – ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia – basterà compilare una scia semplificata”.
“La Lombardia è una straordinaria regione vitivinicola, agricola e turistica. Unire questi aspetti è una scelta vincente e lungimirante per garantire redditività e futuro alle nostre imprese”.
“Stiamo già creando un registro regionale dedicato all’enoturismo – ha aggiunto Rolfi -e attivando corsi di formazione per operatori professionali. La Lombardia vuole sfruttare il forte legame tra vino e attrattività turistica”.
“Nella nostra regione – precisa Rolfi – ci sono agriturismi e cantine che già fanno degustazione di vino o di altre bevande con notevole indotto e con flussi turistici straordinari. Per il nostro territorio era indispensabile definire i requisiti per l’esercizio dell’attività”.
Sempre per Rolfi: “Questo decreto è frutto di un lavoro scrupoloso realizzato insieme ai consorzi lombardi. I nostri imprenditori agricoli chiedono di poter dedicare più tempo al lavoro e meno alle carte bollate. Vogliamo accompagnarli in un percorso di crescita che possa essere valore aggiunto per tutto il territorio regionale”.
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Regione Lombardia e Associazione Unione Cuochi Regione Lombardia insieme per il progetto “GranGusto”, che prevede la realizzazione di una “Carta dei Formaggi” consultabile online. Un viaggio tra i sapori delle Dop lombarde, con immagini e video coinvolgenti per il pubblico. Protagonisti anche i ristoratori della Lombardia, al fine di promuovere un’offerta gastronomica capace di valorizzare i formaggi lombardi.
La presentazione della “Carta dei Formaggi” della Lombardia è avvenuta ieri sera nell’ambito di Forme 2019, la rassegna internazionale dedicata all’arte casearia. L’obiettivo è raggiungere nei prossimi mesi un numero significativo di 500 imprese di settore che aderiranno al progetto.
GranGusto di Lombardia promuove la diffusione nei ristoranti di un carrello o di una proposta di degustazione guidata di formaggi lombardi, dai prodotti a marchio Dop fino ai prodotti di nicchia dei piccoli produttori.
Per supportare i clienti nella conoscenza dei formaggi, l’Unione cuochi ha predisposto una piattaforma web che propone contenuti multimediali disponibili su smartphone e tablet. Basterà inquadrare un qr-code presente nel menu o sulla carta delle vivande.
Durante gli assaggi sarà così possibile scoprire le caratteristiche organolettiche, i territori di produzione e le unicità del formaggio che si sta per degustare. Riconoscendo al meglio il prodotto e potendolo così riacquistare per un consumo domestico sempre più attento a tipicità e qualità.
La Lombardia – ha dichiarato Fabio Rolfi (nella foto sopra) assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia – vanta 14 formaggi Dop su 50 nazionali. Produciamo il 44% del latte italiano. Siamo la regione regina in ambito caseario a livello mondiale. Vogliamo promuovere le nostre eccellenze anche grazie ai nostri chef, dei veri e propri ambasciatori della cucina lombarda”.
“Nel mercato della ristorazione emerge la necessità di nuovi modi per valorizzazione, dal punto di vista culturale e gastronomico, i formaggi della nostra regione. Per questo – ha concluso Rolfi nel suo intervento a Forma 2019 – ringrazio l’Unione cuochi Regione Lombardia per aver avuto la sensibilità di credere in questo progetto e nei prodotti del nostro territorio. Abbinare la qualità dei prodotti all’innovazione tecnologica sarà una scelta vincente”.
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SONDRIO – Raccolta delle mele a rischio in Valtellina. Lo annuncia Coldiretti Lombardia, secondo cui la cimice asiatica sta assaltando i meli, con danni fino al 50% della produzione. Una stima che arriva proprio oggi, terzo sciopero mondiale per il clima, sulla base delle segnalazioni degli agricoltori della provincia di Sondrio che devono fare i conti per la prima volta con questi insetti pericolosi.
Il loro moltiplicarsi è dovuto proprio ai cambiamenti climatici. La cimice asiatica sta investendo campagne e città, causando danni in Italia stimati per ora in circa 250 milioni di euro alle produzioni di mele, pere, kiwi, ma anche pesche, ciliegie, albicocche e piante da vivai.
“In Valtellina non era mai accaduto in passato”, conferma Bruno Delle Coste, produttore e Presidente della Cooperativa Melavì alla quale conferiscono più di 300 aziende agricole del territorio.
Le cimici – continua – stanno attaccando le piante a macchia di leopardo: in un frutteto può succedere che si trovino sugli alberi centrali, non ci siano su quelli vicini e ricompaiano su altri a decine di metri di distanza. I frutti vengono bucati e non possono essere più utilizzati”.
Gli agricoltori della Valtellina stanno completando la raccolta delle mele rosse e si apprestano a iniziare con quelle bianche. “Gli insetti – precisa Delle Coste – sono comparsi prima nella zona di Ponte in Valtellina, poi poco alla volta hanno risalito tutta la valle, seguendo la fase di maturazione dei frutti in base all’altitudine”.
LE CONTROMISURE
“La cimice asiatica sta provocando disastri alle coltivazioni di tutto il Nord. Abbiamo chiesto al ministro Bellanova l’istituzione di un fondo nazionale straordinario come fatto da parte del governo precedente per la xylella in Puglia”.
È quanto propone Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi al termine dell’incontro di ieri a Roma tra gli assessori all’Agricoltura delle Regioni italiane e il ministro Teresa Bellanova.
Gli assessori all’Agricoltura di Lombardia, Veneto e Provincia Autonoma di Trento, in particolare modo, hanno presentato una proposta unitaria: istituire un fondo straordinario per affrontare il tema della cimice asiatica.
“Oltre alle misure legate all’introduzione di antagonisti naturali, la cui efficacia sarà misurata nel medio lungo periodo – sottolinea Rolfi – servono infatti riposte a stretto giro per sostenere le filiere colpite, l’ortofrutta in particolare, per indennizzare gli agricoltori, per potenziare la comunicazione istituzionale e per finanziare l’acquisto di difese meccaniche e la ricerca in tale ambito”.
“La cimice asiatica sarà la xylella del Nord se il problema non sarà affrontato per tempo. Chiediamo dunque al governo la stessa attenzione e il medesimo impegno”, ammonisce Rolfi.
La cimice marmorata asiatica arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta.
La situazione è drammatica soprattutto al Nord, dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, dall’Emilia Romagna al Piemonte. In Lombardia, spiega la Coldiretti regionale, la cimice è ha attaccato anche le coltivazioni di soia e mais nel Milanese e nel Bresciano e di frutta nella provincia di Mantova.
Per fermare l’invasione della cimice asiatica si attende il via libera del ministero dell’Ambiente che, sentiti il ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali e il ministero della Salute, deve emanare le linee guida per il via libera alla vespa samurai, nemica naturale della cimice, dopo l’entrata in vigore del D.P.R. del 5 luglio 2019 n. 102 che introduce le norme necessarie a prevedere i criteri per l’immissione sul territorio di specie e di popolazioni non autoctone, fortemente sollecitato dalla Coldiretti ai tavoli istituzionali.
“Regione Lombardia – conclude la Coldiretti – ha già dato la disponibilità ad avviare la sperimentazione in materia. Sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale, anche con l’avvio di una apposita task force”.
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MILANO –Lombardia pronta alla “mobilitazione” contro la tassazione del gasolio agricolo. Lo annuncia l’assessore all’Agricoltura e ai Sistemi verdi, Fabio Rolfi. Nel DL Clima, il carburante non è infatti inserito tra i sussidi per gli agricoltori italiani.
“Il governo – attacca Rolfi commentando la bozza che prevede l’eliminazione delle agevolazioni – vuole tassare le aranciate e le cedrate lombarde, i dolcetti prodotti dalle nostre aziende e adesso anche il gasolio dei trattori. Tutto questo in due settimane.
Siamo alle comiche, ma con l’agricoltura lombarda non si scherza. Se davvero tasseranno il gasolio agricolo siamo pronti a una mobilitazione generale con gli agricoltori lombardi”.
“Le aziende agricole lombarde sono più di 50 mila. La Lombardia è la prima regione agricola d’Italia e anche solo annunciare nuove tasse provoca danni alle imprese e all’indotto. Se il ministro Costa pensa di risolvere i problemi climatici bastonando l’agricoltura più green d’Europa avrà l’effetto opposto: far chiudere le aziende agricole significa provocare un danno devastante all’ambiente”.
Rolfi aggiunge: “Solo quest’anno la Regione Lombardia ha dato alle aziende agricole 8 milioni di euro per impianti di produzione di energia verde. Per noi l’agricoltura è una risorsa straordinaria, per il governo evidentemente è un problema. Togliere le agevolazioni al gasolio agricolo significa aiutare le aziende francesi e tedesche perché si rendono più competitivi i loro prodotti. Mi auguro che il governo faccia retromarcia”.
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MAZZOLINO (PV) – Taglio del nastro della vendemmia 2019 in Oltrepò pavese per l’assessore regionale Fabio Rolfi. Una scelta non casuale, che dimostra la voglia di rilanciare la maggiore area vinicola della Lombardia (13.500 ettari complessivi) alle prese con atavici problemi di divisione interna.
In particolare, Rolfi ha indetto la conferenza stampa a Tenuta Mazzolino, una delle cantine più virtuose e di qualità del territorio oltrepadano e lombardo. Al suo fianco, alle 11 di questa mattina, Carlo Veronese (ex Consorzio Tutela Lugana Doc), ormai prossimo all’investitura di direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò pavese.
A fare gli onori di casa, il managing director di Mazzolino, Stefano Malchiodi. “Siamo qui non solo per dare avvio alla vendemmia 2019 in Lombardia, ma per esprimere forte ottimismo per il futuro dell’Oltrepò”, ha esordito Rolfi.
Questa zona – ha proseguito il titolare dell’assessorato all’Agricoltura regionale – costituisce una grande ricchezza per la Lombardia, non solo per i suoi vini, ma anche per il suo paesaggio straordinario. Nell’epoca dell’enoturismo l’Oltrepò, con quello che può offrire, può tranquillamente vincere questa battaglia, se compatto e unito. Bisogna organizzarsi”.
Come? “Prima di tutto – ha precisato Rolfi – serve un Consorzio riconosciuto e compatto. Inoltre sono contento che c’è una riduzione della quantità prevista per la vendemmia 2019, in Oltrepò e in altre zone.L’obiettivo non è vincere la classifica della quantità, ma far percepire meglio e valorizzare il vino e posizionare meglio la bottiglia in termini di prezzo”.
In quest’ottica – dopo la legge regionale che stabilisce l’obbligo per gli agriturismi della Lombardia di servire esclusivamente vino lombardo – sono due le strategie che Rolfi ha intenzione di mettere in atto.
In primis l’Osservatorio regionale sulle carte dei vini. “La mia intenzione – ha spiegato l’assessore – è cercare di indirizzare le carte dei vini dei ristoranti lombardi, a partire da quelli della ‘capitale’ Milano, nella direzione del territorio”.
“È quello che il turista chiede – ha sottolineato Rolfi – e, per di più, la Lombardia è in grado da sola di produrre tutte le tipologie possibili di vino, dagli spumanti ai vini dolci, passando per i rossi, i bianchi e i frizzanti”.
L’altra operazione riguarda la promozione all’estero. Per la prima volta, Regione Lombardia sarà presente in maniera compatta con uno stand alla Prowein Trade Fair, in programma a Düsseldorf, in Germania, dal 15 al 17 marzo 2020. Si tratta della maggiore “Fiera del vino” internazionale, dedicata a buyer e professionisti del settore.
“Finalmente uno spazio in cui cercheremo di riunire cantine e Consorzi lombardi, per aiutare le aziende a presentarsi in una grande realtà internazionale e valorizzare la Lombardia vitivinicola“, ha commentato Fabio Rolfi.
Ci sarà certamente, tra questi, anche l’Oltrepò pavese del nuovo direttore Carlo Veronese. L’ex manager della Lugana, la cui investitura ufficiale nel pavese è prevista per l’1 settembre – ricoprirà il posto lasciato vacante da uno dei direttori più controversi della storia del Consorzio oltrepadano, il silurato Emanuele Bottiroli – sta prendendo le misure in Oltrepò.
Arrivando da una zona di pianura come quella del Lago del Garda – ha ammesso Veronese – per me queste sono colline, anzi quasi montagne! Mi sto ancora ambientando qui. Abbiamo un inizio di vendemmia che parte con un dato interessante: sarà più scarsa, in termini quantitativi”.
“Il fatto che in Oltrepò non ci sia un prodotto identificativo – ha aggiunto – non è necessariamente un male, se si riesce a vendere tutto. In questo momento c’è un po’ di difficoltà, anche perché c’è tanto prodotto. In questo senso, un’annata più scarsa può aiutare”.
“Il vino più importante, non tanto dal punto di vista della qualità ma da quello dell’immagine, ovvero lo spumante Metodo classico da uve Pinot Nero scelto dal territorio – ha assicurato Veronese – servirà a trainare tutti gli altri vini dell’Oltrepò”.
“Il lavoro sulla qualità è fondamentale – ha concluso il futuro direttore – e il gioco del Consorzio è quello di aumentare la promozione e tornare a fare gruppo, mettersi assieme. Condividere idee e attività. Se ci riusciamo, sono sicuro che in poco tempo arriveranno i risultati, anche grazie a una Regione molto vicina”.
I dati su una vendemmia 2019 in calo quantitativo vengono confermati da Stefano Malchiodi. “Abbiamo iniziato a raccogliere la base spumante la scorsa settimana – ha evidenziato il managing director di Tenuta Mazzolino – sia Chardonnay che Pinot Nero. Ottime le analisi sulle prime vasche”.
“L’escursione termica verificatasi nei primi giorni di agosto, dopo un fine luglio rovente – ha precisato Malchiodi – ha permesso di mandare avanti la maturazione fenologica senza troppo accumulo zuccherino, né calo dell’acidità. Il 20% in meno rispetto allo scorso anno non è un male: sarebbe peggio avere problemi sulla qualità, che è invece è entusiasmante”.
La vendemmia di Tenuta Mazzolino, del resto, è solo all’inizio. Si concluderà con le uve destinate ai vini rossi da affinare in legno, base Pinot Nero. Per di più, l’azienda di 20 ettari è suddivisa in 39 particelle, ognuna delle quali vendemmiata in diversi momenti.
Una “zonazione” alla altoatesina, insomma. O, ancora meglio, una visione “francese” dei vigneti, suddivisi in cru e micro vinificati. Una bella ricetta contro l’Oltrepò delle quantità, che spesso si traducono nei prezzi stracciati “massacra denominazioni”, riscontrabili al supermercato.
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Quasi 500 cinghiali abbattuti in Lombardia in un mese. È la Regione a diffondere i numeri che confermano la portata dell’emergenza per la viticoltura, per l’agricoltura in generale. E per la sicurezza. Cifre che portano l’assessore Fabio Rolfi a chiedere “la modifica del regime de minimis e il risarcimento integrale degli agricoltori per i danni subiti”. Nel frattempo, in Calabria si sfiora la rivolta per iniziativa di un Comitato cittadino.
IN LOMBARDIA
“Grazie alla caccia di selezione che abbiamo attivato – evidenzia Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia – in meno di un mese sono stati abbattuti 477 cinghiali: 272 a Como, 127 a Varese, 66 a Lecco e già 12 a Brescia, dove l’attività è iniziata da pochi giorni”.
Numeri importanti che testimoniano la presenza diffusa di ungulati in Lombardia. “I cinghiali – aggiunge Rolfi – sono un problema per l’agricoltura e per la sicurezza delle persone. Continueremo a dialogare con i territori e con gli altri enti istituzionali per capire quali possano essere le misure più efficaci e metterle in pratica nel minor tempo possibile”.
“Ringrazio i cacciatori che stanno svolgendo una attività utile a tutta la società. La Regione Lombardia quest’anno ha introdotto anche la pratica del foraggiamento che si sta rivelando efficace”, aggiunge l’assessore.
Poi la proposta: “Per salvaguardare il lavoro dei nostri agricoltori va modificato a livello nazionale il regime de minimis. Gli agricoltori devono essere risarciti integralmente per i danni subiti dalla fauna selvatica e non solo per il 30%”.
TOSCANA E CALABRIA La nuova disciplina per la gestione del cinghiale in Lombardia è stata approvata a dicembre dello scorso anno, in attuazione dell’articolo 3, comma 1 della legge regionale 19/2017 “Gestione faunistico-venatoria del cinghiale e recupero degli ungulati feriti”.
Un provvedimento reso necessario dal “continuo proliferare, sia in termini quantitativi che in termini di distribuzione geografica, delle popolazioni di cinghiale sul territorio regionale”. Un problema non solo lombardo.
In Toscana, il Tar ha sospeso in via cautelare la caccia scatenando la reazione di A.Vi.To, Associazione vini Toscana Dop e Igp, primo organismo unitario di rappresentanza della viticultura toscana di qualità.
“Una condanna a morte per tante produzioni vitivinicole della Toscana e quindi per tante aziende che sulle viti e sul vino di qualità hanno fatto investimenti cospicui”, ha commentato il presidente Luca Sanjust.
Stessi problemi con la fauna selvatica in Calabria, dove il “Comitato Contenimento del cinghiale e difesa del territorio” denuncia come “decine di migliaia di abitanti del territorio Catanzarese e Vibonese interessati dalla problematica sono sottovalutati e vergognosamente presi in giro dalle istituzioni”.
Gli aderenti del Comitato presieduto da Eugenio Fristachi e Vincenzo Lazzaro hanno “spontaneamente e sotto la propria responsabilità” riconsegnato la tessera elettorale per non prendere parte alle elezioni regionali.
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MILANO – “Il progetto di rilancio dei vini dell’Oltrepò pavese si sta concretizzando. Con queste prime risorse la Regione Lombardia dimostra di esserci, in maniera pragmatica, e di voler investire sul futuro di questo territorio”.
Lo ha detto Fabio Rolfi (nella foto, sotto), assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi al termine della giunta regionale che si è svolta questo pomeriggio a Palazzo Lombardia.
Nell’ambito dell’accordo per lo sviluppo economico e la competitività stipulato tra Regione Lombardia e il sistema camerale lombardo, la Regione ha infatti deliberato uno stanziamento per il progetto di filiera volto a rilanciare e promuovere le produzioni vitivinicole dell’Oltrepo’ pavese.
La spesa totale prevista è di 200 mila euro, suddivisi equamente tra Regione Lombardia e Camera di commercio di Pavia. Serviranno a perseguire l’obiettivo di riqualificare la produzione dei vini dell’Oltrepò Pavese, “al fine di rilanciare l’intero territorio in una ottica di marketing territoriale”.
Si tratta solo di una prima trance, dal momento che la Regione, sempre atraverso l’assessore Rolfi, ha annunciato investimenti in Oltrepò pavese per 600 mila euro. Prima, però, il palazzo vuole certezze dal territorio.
Si partirà dalle produzioni agro-alimentari in collaborazione con il Consorzio di tutela e promozione dell’Oltrepò Pavese. Il piano prevede di “pianificare le attività di promozione e marketing insieme al territorio prevedendo uno studio del posizionamento iniziale, un piano di azioni sul territorio nazionale, attività di incoming e la valutazione degli esiti”.
“Ogni tassello sta andando al proprio posto. Ora tocca ai produttori e al territorio. È fondamentale per noi avere un unico consorzio con cui rapportarci, una voce unica della produzione vitivinicola oltrepadana. Ora l’obiettivo è posizionare il vino dell’Oltrepo’ dove merita” conclude Rolfi.
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MILANO – Presto gli agriturismi lombardi serviranno solo vino prodotto in Lombardia. Lo ha annunciato l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.
Un importante provvedimento che riguarda le carte dei vini dei 1.688 agriturismi presenti in Lombardia. “L’obiettivo è chiaro – commenta Rolfi – negli agriturismi lombardi devono esserci prodotti lombardi. Grazie a questa legge, gli agriturismi saranno veri e propri ambasciatori del nostro territorio”.
Alziamo la soglia minima di prodotti dell’azienda agricola – continua Rolfi – e anche quella dei prodotti lombardi. Sono molto soddisfatto di un aspetto: con questa norma gli agriturismi della nostra regione serviranno 100% vini lombardi e pesce lombardo”.
La nuova legge andrà in aula martedì per l’approvazione definitiva. Non dovrebbero esserci colpi di scena, dal momento che il testo è stato approvato senza alcun voto contrario.
“Abbiamo semplificato le procedure burocratiche sugli agriturismi, introducendo agevolazioni su numero di pasti serviti e di posti letto” aggiunge l’assessore.
“Gli agriturismi sono in forte crescita – evidenzia Rolfi – e la Lombardia è una meta turistica da sfruttare. Il turista cerca sempre di più una esperienza sensoriale e per questo dobbiamo puntare sulla distintivitá della nostra offerta agroalimentare”.
“Alzare la soglia minima dei prodotti locali significa anche bloccare i furbi che si nascondono dietro all’etichetta di agriturismo. Dall’altro lato si valorizza davvero chi crede in questa attività”.
I NUMERI
La provincia lombarda in cui si registra il maggior numero di agriturismi è Brescia, con 348 aziende. Seguono Mantova (236), Pavia (224), Bergamo (170), Como (166), Milano (133), Sondrio (121), Varese (90), Lecco (79), Cremona (72), Lodi (33), Monza e Brianza (16).
Evidente come questi numeri, uniti a quelli delle cantine presenti sul territorio della Lombardia, abbiano anche a che fare con l’enoturismo. “La Lombardia – conclude Rolfi – vuole sfruttare il forte legame tra vino e attrattività turistica. Nella nostra regione ci sono 176 agriturismi che già fanno degustazione di vino o di altre bevande”.
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ROCCA DE’ GIORGI – Un Oltrepò pavese modello Cava o meglio “Corpinnat“, il brand alternativo attorno al quale si riconoscono i produttori di qualità usciti dal Consejo Regulador della Denominazione spagnola. C’è aria di vera rivoluzione dalle parti di Pavia.
Dopo lo strappo di maggio 2018 e i tentativi di ricucitura dell’assessore regionale Fabio Rolfi e del ministro all’Agricoltura Gian Marco Centinaio, altre 4 cantine – Conte Vistarino, Perego & Perego, Prime Alture e Tenuta Travaglino – hanno abbandonato il Consorzio.
L’ente è sempre più esposto al rischio di perdere l’Erga Omnes sulle varie Denominazioni. Altri produttori avrebbero infatti “le carte pronte” per abbandonare l’organismo presieduto da Luigi Gatti.
E si parla di nomi importanti per la buona reputazione dell’Oltrepò pavese, che potranno contare anche sull’appoggio di una cooperativa come Torrevilla, già fuori dal Consorzio.
Il colosso guidato da Massimo Barbieri ha da tempo avviato un percorso virtuoso che porterà alla realizzazione di una nuova cantina, con la nascita di un brand esclusivo, “La Genisia”, per il Metodo classico da uve Pinot Nero.
“USCIAMO PER RICOSTRUIRE”
A guidare il nuovo tsunami del cambiamento è Ottavia Giorgi di Vistarino (nella foto), tenace produttrice che dopo aver rigirato come un calzino l’azienda di famiglia – trasformandola da volume oriented a value oriented – è pronta a prendere per mano tutto l’Oltrepò.
“Cosa mi ha spinto a uscire dal Consorzio? La voglia di lavorare prima di tutto su un progetto di territorio condiviso e promosso dalle aziende di qualità, che a cascata interessi tutti i livelli della piramide produttiva”, risponde Ottavia Giorgi di Vistarino.
Abbiamo perso la fiducia dopo tanti anni in cui le cose non hanno funzionato. Quindi, prima tutte le parti condividono un progetto da mettere in mano ad un amministratore delegato, che accetti questo ruolo solo dopo aver condiviso con noi i punti focali per la rinascita dell’Oltrepò. E poi rientriamo nel Consorzio, con una nuova governance”.
“Una figura, quella dell’Amministratore delegato – continua Vistarino – da individuare attraverso una specifica ricerca da parte di qualche cacciatore di teste, da incaricare appositamente”.
“Siamo tutti consapevoli che l’organismo deputato a considerare le sorti del territorio debba rimanere il Consorzio – commenta ancora la produttrice – e per questo assicuro che da parte mia non c’è alcuna voglia di creare nuove associazioni o distretti”.
“Piuttosto, se non saremo ascoltati, procederemo col nostro progetto, condividendo dei brand alternativi in cui si riconoscano le aziende di qualità dell’Oltrepò pavese, sul modello di quanto sta accadendo in Spagna col Cava“.
NO ALLE POLTRONE
“A me non interessa sentir parlare di cariche elettive – conclude Ottavia Giorgi di Vistarino – ma di contenuti. I veri produttori di filiera, hanno bisogno di progetti concreti su cui lavorare e di colleghi con cui condividerli”. Come quelli di Tenuta Travaglino, realtà da 400 ettari a corpo unico che ha abbandonato Distretto e Consorzio di Tutela.
“E’ un po’ come rimanere iscritti al tennis club di Casteggio pur sapendo che dalla doccia esce l’acqua fredda e che il campo è pieno d’erba. Ovvio che uno pensi di iscriversi al tennis club di Voghera…”, commenta con una metafora Achille Bergami, per conto dei giovani proprietari Alessandro e Cristina Cerri, fratello e sorella.
Giri di parole a parte – continua l’enologo della cantina di Calvignano – lasciare il Consorzio è stata una scelta ponderata ma molto, molto spiacevole. Purtroppo non è un organismo in grado di fornire un servizio utile a Travaglino, ma siamo pronti a ricrederci di fronte a un progetto di territorio, che includa le aziende di qualità”.
Dello stesso avviso Roberto Lechiancole (nella foto) patron di una delle cantine bandiera dell’enoturismo in Oltrepò: Prime Alture di Casteggio: “E’ ridicolo – commenta – che nel 2019 un Consorzio del vino si concentri solo sulla revisione dei disciplinari, al posto di parlare di vino di qualità che non dipende solo da un pezzo di carta, ma dalla voglia di promuovere un brand di territorio”.
All’Oltrepò – continua Lechiancole – serve un progetto promosso dalle aziende simbolo, che a cascata interessi tutti gli altri, facendo in modo che il valore dell’uva e del vino cresca a scaffale. Un progetto dal quale trarrebbero tutti benefici, nessuno escluso”.
L’ultimo in ordine cronologico ad abbandonare il Consorzio è stato Giorgio Perego: “Il Consorzio non sta assolutamente tutelando i produttori e i consumatori di vino dell’Oltrepò pavese – evidenzia il titolare della cantina Perego & Perego di Rovescala – né tanto meno le Doc. Sono pronto a rientrare domani, ma solo di fronte a un progetto serio, che guardi all’interesse di tutti e che abbia come parola d’ordine la qualità”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
“I vini di Lombardia sono sempre più sinonimo di eccellenza. I nostri produttori, in ogni zona vitivinicola della regione, puntano infatti sulla qualità, un modo di agire che premia il loro lavoro e ci pone sul mercato come un modello da seguire e da imitare”.
Ecco quanto ha dichiarato il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, al Belvedere di Palazzo Pirelli, in occasione della presentazione del padiglione della Regione Lombardia alla 53ª edizione di Vinitaly 2019 in programma a Verona dal 7 al 10 aprile.
Alla presentazione ha partecipato anche il ministro Matteo Salvini che, con un calice di Sforzato della Valtellina, ha commentato: “Brindo ai successi dei vini di Lombardia, prodotti che conosco molto bene e dei quali ho sempre il piacere di apprezzarne il livello qualitativo. Sarò a Verona e certamente mi recherò a visitare il padiglione della Lombardia”.
VENDEMMIA DA RECORD “Una vendemmia, quella del 2018 – ha aggiunto l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi versi, Fabio Rolfi – caratterizzata da numeri da record, sia in termini di quantità, con un incremento della produzione del 55% rispetto al 2017, sia in termini di qualità, con un balzo del 121% delle Docg”
“I nostri produttori puntano giustamente sulla valorizzazione del territorio, attraverso azioni volte da un lato a recuperare una tradizione di grande valore e dall’altro a utilizzare strumenti e tecnologie all’avanguardia, ciò ha consentito di porre solide basi per essere sempre più protagonisti sulla scena mondiale“.
IL PADIGLIONE DELLA LOMBARDIA Nel 2018 sono stati prodotti 1,578 milioni di ettolitri di vino, di cui ben 1,395 (88,7%) a Denominazione di qualità (tra Docg, Doc e Igt). Il padiglio della Lombardia sarà al secondo piano del PalaExpo.
A rappresentare la regione oltre 200 espositori che parteciperanno alla collettiva lombarda, tra le prime per numero di realtà presenti. Complessivamente 8.500 metri quadrati, di cui circa 4.000 allestiti. Il padiglione sarà finanziato e realizzato in Accordo di programma da Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia.
I CONSORZI PRESENTI A VINITALY 2019 Alla Fiera di Verona saranno presenti il Consorzio Franciacorta, il Consorzio Tutela Lugana Doc, il Consorzio di Tutela Moscato di Scanzo, il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, il Consorzio Vini Mantovani, il Consorzio Volontario Vino Doc San Colombano, il Consorzio Vini Igt Terre Lariane, il Consorzio Tutela Valcalepio, Consorzio di Tutela Vini di Valtellina, il Consorzio Valtènesi ed infine il Consorzio Montenetto ed Ente Vini Bresciani (in rappresentanza dei territori di Botticino Doc, Cellatica Doc, San Martino della Battaglia Doc e Valcamonica).
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CAPRIANO DEL COLLE – Sono stati presentati in mattinata, presso la cantina Lazzari di Capriano del Colle (BS) i dati della produzione di uva e di vino della vendemmia 2018 in Lombardia. Un appuntamento voluto dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi, che ha chiamato a raccolta i rappresentanti di tutti i Consorzi del vino lombardi.
La produzione in ettolitri della vendemmia 2018 in Lombardia supera gli 1,572 milioni di ettolitri di “vino finito” (+55,03% rispetto alla sfortunata vendemmia 2017). La produzione totale di uva è di 2,415 milioni di quintali, su una superficie rivendicata di 21.213,85 ettari.
L’INTERVENTO
Un settore in cui Regione Lombardia intende investire risorse importanti, in un’ottica di consolidamento. “Negli ultimi anni – ha dichiarato l’assessore Rolfi – stiamo assistendo a una crescita costante del comparto, non soltanto qualitativa ma quantitativa. La Lombardia sta diventando sempre più una regione vitivinicola e questo non può che riflettersi direttamente nelle scelte politiche”.
Tracciate dunque le parole chiave del 2019 e dei prossimi anni: promozione locale e internazionale del vino lombardo, maggiore attenzione alle carte dei vini – soprattutto negli agriturismi – ed enoturismo.
“Sul fronte della promozione – ha annunciato Rolfi – intendiamo dedicare risorse importanti all’internazionalizzazione. Saremo presenti al prossimo Prowein di Dusseldorf in maniera ben strutturata e investiremo risorse importanti nel Gambero Rosso“.
“Tutte le risorse in termini di internazionalizzazione a disposizione di Regione Lombardia saranno destinate al vino. Non per togliere importanza ad altri settori, ma perché riteniamo che il vino sia il settore lombardo con le maggiori potenzialità di crescita in termini export. Da qui il nostro completo sostegno alle aziende del comparto”, ha aggiunto l’assessore regionale.
GLI AGRITURISMI
Importanti novità, appunto, anche sul fronte interno. “I lombardi – ha dichiarato Rolfi – devono avere la massima consapevolezza di ciò che si produce in Lombardia. La regione è in grado di mettere sulle tavole tutte le tipologie di vino possibili, dal frizzante al vino dolce. Per questo vogliamo che gli agriturismi siano portabandiera e vetrina della produzione lombarda”.
Come? “Gli agriturismi dovranno servire al 100% vino lombardo“, ha spiegato l’assessore regionale. “Inoltre – ha aggiunto Rolfi – abbiamo incaricato Ersaf di realizzare un osservatorio sulla carta dei vini dei ristoranti lombardi, in modo da favorire la promozione del vino della Lombardia all’interno di tutte le attività del settore della ristorazione regionale”.
Una leva importante sarà anche l’enoturismo. “Abbiamo una grande opportunità di fidelizzazione del winelovers in Lombardia, che deve essere abbracciato e condotto alla scoperta della nostra produzione”, ha evidenziato Rolfi. Senza dimenticare i nuovi trend del mercato, con i consumatori sempre più attendi alla produzione biologica.
“Gli sforzi delle aziende nella direzione della sostenibilità ambientale della produzione vanno valorizzati – ha spiegato Rolfi – e in regione abbiamo un modello replicabile altrove, in questi termini: la Franciacorta. Quella tracciata da questa Denominazione è la via giusta. La Franciacorta è un esempio di sistema da prendere assolutamente come esempio”.
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Ora è ufficiale. Accordo trovato tra Consorzio di Tutela di Vini Oltrepò pavese e Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò pavese. A fare da pacere l’assessore regionale Fabio Rolfi.
“La firma di questo accordo – dichiara l’esponente di Palazzo Lombardia – rappresenta una occasione storica per tutto il territorio dell’Oltrepò pavese. Un nuovo inizio. Avere una voce unitaria significa anche avere una forza maggiore per tutelare e promuovere i vini di quella zona”.
L’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi aggiunge: “La Regione Lombardia ha creduto con determinazione a questo risultato, creando un progetto concreto e collaborando a tutti livelli istituzionali per trovare unità di intenti. Possiamo dire di aver intrapreso la strada giusta. Ora tocca ai produttori fare squadra per il bene e l’interesse di un territorio in cui si produce oltre la metà del vino lombardo”.
“Auspico che anche altri protagonisti del territorio decidano di aderire all’accordo. Il tavolo regionale sull’Oltrepò prosegue e si aggiungerà un ulteriore momento di collaborazione con i sindaci, con l’obiettivo di costruire politiche condivise per la promozione e l’attrattivitá del territorio” conclude Rolfi.
LE CONDIZIONI
I primi rumors sull’accordo e sulle condizioni dettate dal Distretto al Consorzio sono stati anticipati nei giorni scorsi proprio da winemag.it. Fabiano Giorgi, da presidente del Distretto ed ex vice presidente del Consorzio sembra aver preso la curva larga per rientrare in carreggiata.
Un giro che conduce dal sedile del passeggero alla poltrona. Anzi, a nove poltrone. Tante quelle che sono state richieste dal Distretto per cucire la ferita con il Consorzio, con conseguente innalzamento del numero dei consiglieri.
Riccagioia dovrebbe dunque passare da 15 a 20 teste. Ben 9 di queste dovrebbero provenire dal Distretto, col benestare di Regione Lombardia. Sempre su suggerimento di Rolfi dovrebbero essere rivisti i meccanismi di rappresentatività all’interno del nuovo Consorzio, in modo da allargare il potere decisionale della base.
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Pace fatta, ma alle condizioni di Fabiano Giorgi & Co. Clamorose indiscrezioni dall’Oltrepò pavese. Il Distretto del Vino di Qualità sarebbe pronto a ricucire la frattura con il Consorzio di Tutela, a patto che questo accetti alcune condizioni.
La notizia non è confermata da fonti ufficiali. Secondo ben informati, tuttavia, sulla scrivania dell’assessore Fabio Rolfi sarebbe già presente una lettera d’intenti che sancirebbe la ritrovata unità istituzionale dell’Oltrepò. Una trattativa in cui rientrerebbe anche Ersaf, attraverso il direttore regionale Massimo Ornaghi.
Ora la palla passa al Consorzio di Tutela, che dovrà accettare le condizioni dettate dal presidente del Distretto, Fabiano Giorgi. Tra queste, sempre secondo indiscrezioni, ci sarebbe l’aumento del numero di Consiglieri del Cda di Riccagioia, da 15 a 20 teste. Ben 9 di queste dovrebbero provenire dal Distretto, col benestare di Regione Lombardia.
Sempre su suggerimento di Rolfi dovrebbero essere rivisti i meccanismi di rappresentatività all’interno del nuovo Consorzio, in modo da allargare il potere decisionale della base.
Un aspetto sollevato sul finire del 2018 dallo stesso esponente del governo regionale, in un’intervista esclusiva rilasciata all’altra testata del nostro network, vinialsupermercato.it.
Nel mirino del Distretto ci sarebbero poi le finanze consortili. Un tema caldissimo, per il quale sarebbe stato silurato l’ormai ex direttore del Consorzio di Tutela, Emanuele Bottiroli, che ha comunque impugnato il provvedimento.
E I TAVOLI DI DENOMINAZIONE?
E mentre l’Oltrepò del Buttafuoco Storico si prepara all’esordio in massa a Milano, altre indiscrezioni giungono dai Tavoli di Denomazione, lo strumento avallato da Regione Lombardia per fare ordine tra le vigne oltrepadane.
Clamoroso quanto starebbe avvenendo in un tavolo relativamente “minore” come quello del Riesling. L’Italico, l’unico vero Riesling autoctono dell’Oltrepò pavese, rischia di non essere incluso nell’elenco dei vitigni della Doc e dell’Igt Pavia.
Le etichette prodotte con Riesling Italico sarebbero dunque relegate al ruolo di “vino da tavola”. L’obiettivo sarebbe quello di favorire l’affermarsi della produzione di Riesling Renano dell’Oltrepò pavese.
Una scelta che guarda alla notorietà qualitativa e (soprattutto) commerciale del Renano, che fa a pugni con l’obiettivo di valorizzare il terroir e i vitigni locali, primo obiettivo dichiarato dei Tavoli di Denominazione.
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EDITORIALE – C’è una metafora che funziona bene per l’Oltrepò pavese del vino che si appresta a ricevere 600 mila euro in tre anni di fondi pubblici dalla Regione Lombardia, nei giorni in cui Canneto Pavese conferisce la cittadinanza onoraria al faccione di Gerry Scotti, presente sulle etichette del produttore più influ(encer) della zona: Fabiano Giorgi. La metafora, senza sforare troppo dalla viticoltura, è quella “competizione radicale“.
Si tratta di un aspetto connesso alla densità d’impianto del vigneto. In sintesi, più le viti vengono piantate vicine, più le radici delle singole piante entreranno in “competizione” tra loro, pescando in profondità le sostanze nutritive migliori per sopravvivere.
All’Oltrepò servirebbe questo: competizione radicale tra una cantina e l’altra, al posto delle continue secchiate d’acqua scintillante (tradotto: cash, liquidità, dinero, 钱) dal Pirellone. Se non fosse ancora chiaro: l’Oltrepò ha bisogno di essere messo alla fame, al posto di essere continuamente “alimentato” dalla politica.
La cosa che mi lascia letteralmente sconvolto, in merito alla questione dei “Tavoli di Denominazione” avallati dalla Regione e descritti da alcuni produttori come la “panacea” di tutti i mali dell’Oltrepò pavese, è la presenza di piccoli e validissimi produttori, accanto a noti big e imbottigliatori.
Gente, quest’ultima, che parla di “qualità” e di “rilancio del territorio” mentre firma la bolla di consegna di 10 bancali di Bonarda “primo prezzo” ai supermercati Gulliver, che finiranno a scaffale per pochi miseri euro di “rilancio” e di “qualità” per il proprio portafogli.
Cosa ci fanno a quei “Tavoli” dei vignaioli come Matteo Maggi, Alessio Brandolini o Fabio Marazzi di Cantina Scuropasso, per citarne solo alcuni? “Tavolo” per “tavolo”, sedia per sedia, non era meglio discutere all’interno del Consorzio?
Fa sorridere l’Oltrepò che parla di “rivoluzione” e “qualità” per bocca di imbottigliatori e prestanome. Basta spulciare i tavoli per vedere nel ruolo di coordinatori i rappresentanti di cantine come Losito & Guarini, che conta più vigneti in Puglia che nel pavese.
Fa davvero incazzare, invece, che dei produttori di straordinari Metodo classico base Pinot Nero come Fabio Marazzi accettino di essere rappresentati, al tavolo degli “spumanti”, dal direttore della Tenuta oltrepadana di Zonin.
Sì, Zonin, il banchiere sotto processo a Vicenza che ha ceduto ai figli i possedimenti vitivinicoli, per salvare il salvabile in caso di mayday. Lo stesso che ha appena stretto una succosa partnership con Benetton, chiamato a rilanciare il brand veneto nel mondo.
L’assessore Rolfi, bresciano e franciacortino dalla nascita, queste cose le sa. E sa bene, in cuor suo, che saranno gettati nel water anche questi 600 mila euro in tre anni, nonostante la promessa di elagirne degli altri “ma solo se fanno i bravi”.
Quel che è certo è che a qualcuno, ormai da generazioni e generazioni di Pirelloniani governi, basta dire: “Ci ho provato anch’io a salvare l’Oltrepò”. E allora “Cin, cin“, anche stavolta. Aspettando il Dalai Lama.
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TORRAZZA COSTE – Sei gruppi di lavoro riuniti in altrettanti “Tavoli di Denominazione”. Un vero e proprio “Codice Etico” da rispettare. E tanti soldi. Riparte da qui (forse) l’Oltrepò pavese. Si tratta della prima pietra del progetto “Un Tavolo Oltrepò per il Vino” voluto da Regione Lombardia per iniziativa dell’Assessorato all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi con il coordinamento tecnico di Ersaf.
Proprio dal “Pirellone” arriveranno in Oltrepò 600 mila euro in tre anni, per “progetti di comunicazione ancora da definire”. Con la promessa dell’assessore Fabio Rolfi di “investire ulteriori risorse in futuro se vedremo che il territorio risponderà in maniera positiva”.
Motivo in più per non perdersi il meeting di questa mattina, al centro Riccagioia di Torrazza Coste (PV). Quaranta, di fatto, le cantine presenti per formare i 6 gruppi di lavoro che corrispondono ai “Tavoli di Denominazione”: Metodo Classico DOCG, Pinot Nero e Oltrepò Pavese Rosso riserva, Riesling, Bonarda, Sangue di Giuda e Buttafuoco.
“Ho voluto incontrare anche i sindaci della zona – ha spiegato l’assessore regionale Fabio Rolfi – per fare squadra e per condividere un percorso istituzionale di ampio respiro. Il vino deve essere strumento di promozione di tutto il territorio, di turismo, di valorizzazione ambientale”.
“Una svolta storica per questo territorio – ha evidenziato l’assessore Rolfi -. Regione Lombardia vuole aiutare l’Oltrepó Pavese a sprigionare le sue straordinarie potenzialità attraverso un nuovo importante capitolo tecnico, politico e operativo”.
Non a caso è stato sottoscritto un vero e proprio “Codice Etico”. “Una sottoscrizione di impegno personale di tutti noi – ha sottolineato il direttore di Ersaf, Massimo Ornaghi – consapevoli del rispetto di regole condivise secondo comuni valori, a tutela del Territorio e dei suoi prodotti”.
“Sono particolarmente soddisfatto per questa giornata di lavoro – ha commentato Luigi Gatti, presidente del Consorzio Oltrepò – che avvia un processo di rinnovamento lungo e importante per il nostro Oltrepò, passando dalle parole ai fatti”.
“Oggi – ha aggiunto Gatti – abbiamo dato il segnale che ci stiamo identificando in un territorio, anche al di là delle previsioni, e c’è gente seria che vuole lavorare bene per costruire un futuro che ci coinvolge tutti, a diverso titolo. Un territorio che aveva la necessità di voltare pagina, dotandosi anche di strumenti di lavoro precisi e puntuali”.
Per il presidente del Consorzio di Tutela Vini, “il valore aggiunto è il team ‘istituzionale’ ben attrezzato, che in questi mesi ha lavorato in grande accordo iniziando una strada che deve andare avanti con convinzione e porterà risultati significativi”.
“I tavoli di denominazione che puntano alla qualità e alla valorizzazione del mondo del vino in Oltrepò non sono altro che il primo passo per promuovere il territorio attraverso prodotti più nobili (qualità) anche dal punto di vista commerciale e di comunicazione, secondo strategie ben ragionate”, ha concluso Luigi Gatti.
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MILANO – La Regione Lombardia, su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi, ha approvato le modalità e le condizioni per l’applicazione della misura Investimenti OCM vino, finalizzata ad aumentare la competitività dei produttori di vino, a migliorare il rendimento globale dell’impresa e il suo adeguamento alle richieste di mercato.
SOSTEGNO PER INVESTIMENTI MATERIALI E IMMATERIALI
“La misura concede un sostegno per investimenti materiali e immateriali in impianti di trattamento, in infrastrutture vinicole e nella commercializzazione del vino – ha dichiarato Fabio Rolfi – Nel 2019, grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero, i produttori lombardi potranno contare su 11.800.000 euro. Potranno ricevere questi fondi le micro, piccole e medie imprese agricole e di trasformazione e le grandi imprese che occupano meno di 750 persone con fatturato inferiore a 200 milioni di euro. Con la misura OCM vino la Regione Lombardia ha appena distribuito 3,5 milioni di euro per 20 progetti di internazionalizzazione del vino lombardo. Si tratta di un comparto su cui vogliamo investire. Il vino rappresenta uno dei prodotti più distintivi del nostro territorio”.
LE AZIONI PREVISTE
Le azioni previste nell’ambito della Misura Investimenti sono le seguenti: nuova costruzione, ristrutturazione, restauro o risanamento conservativo di fabbricati adibiti alla trasformazione, alla commercializzazione dei prodotti vinicoli, a magazzino, a sala degustazione o uffici aziendali; acquisto o realizzazione di impianti e acquisto di dotazioni fisse per la produzione, lavorazione e conservazione dei prodotti vinicoli e la trasformazione e commercializzazione; acquisto di recipienti per l’affinamento del vino; acquisto di macchine o attrezzature mobili innovative; allestimento di punti vendita al dettaglio, allestimento di sale degustazione; dotazioni utili per l’ufficio; creazione e l’aggiornamento di siti internet dedicati all’e-commerce.
GLI IMPORTI
L’importo complessivo delle spese ammissibili non può essere inferiore a 5.000 euro né superiore a 200.000. Il contributo massimo concedibile è pari al 40 per cento della spesa ammissibile effettivamente sostenuta per le micro, piccole e medie imprese agricole e di trasformazione e pari al 20 per cento per le grandi imprese. Il progetto presentato con la domanda di aiuto può avere durata annuale o biennale.
VIVERE IN MONTAGNA SIA UN’OPPORTUNITÀ
“Si tratta di una misura significativa anche per il territorio valtellinese – ha commentato l’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori -, destinata a sostegno delle micro, piccole e medie imprese, con particolare attenzione a quelle allocate in zone svantaggiate, montane o con vigneti terrazzati”. “In Provincia di Sondrio, l’unica provincia interamente montana, – ha proseguito Sertori – il settore vitivinicolo concorre in maniera importante alla conservazione del territorio e necessita di misure ad hoc. Da Regione Lombardia in questa ottica arriva un segnale forte e importante, volto a favorire la competitività e l’imprenditorialità locale, massimizzando un patrimonio che, nel nostro territorio, è considerato un sinonimo d’eccellenza ed è apprezzato in tutto il mondo”. “Vivere in montagna – ha concluso Sertori – può trasformarsi in opportunità”.
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Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, torna sulla questione della fauna selvatica, commentando positivamente il tavolo sulla gestione del cinghiale attivato in Regione Lombardia dall’assessore Fabio Rolfi, che ha anche richiesto una modifica delle norme sul contenimento dei selvatici a livello nazionale.
“La situazione è fuori controllo, così non si può andare avanti. Bisogna intervenire prima che sia troppo tardi per una gestione corretta ed efficace: la politica deve farsi carico una volta per tutte del problema e affrontare con responsabilità la situazione”.
“Non c’è da scherzare – continua il Presidente Prandini – gli indennizzi per i danni provocati nei campi e negli allevamenti non sono mai arrivati, ma non è più solo una questione di risarcimenti. In gioco c’è la sicurezza delle persone, nelle aree rurali e nei centri abitati oltre che sulle strade perché, sempre più spesso, animali come i cinghiali provocano incidenti purtroppo anche mortali”.
L’INDAGINE COLDIRETTI
Secondo un’elaborazione della Coldiretti Lombardia su dati regionali, in Lombardia negli ultimi tredici anni i danni causati dalla fauna selvatica, cinghiali compresi, hanno superato i 17 milioni di euro, di cui 13 milioni per assalti ai campi e 4 milioni per schianti automobilistici.
Si tratta di numeri prudenziali, spiega la Coldiretti, perché sempre più spesso gli agricoltori esausti non presentano neppure più le denunce. “Rispetto a qualche anno fa – conclude Ettore Prandini – in Lombardia la situazione è peggiorata perché il numero degli esemplari sul territorio, dalle nutrie ai cinghiali, è aumentato. Non si può più rimandare, serve subito un cambio di passo”.
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Verona, 18 aprile 2018 – Si chiude oggi un’edizione da record per quanto riguarda i visitatori al Padiglione Lombardia a Vinitaly. Consorzi e produttori stimano infatti un afflusso di circa il 7% superiore rispetto al 2017 di operatori di settore, giornalisti e buyer.
Particolarmente significative le presenze straniere, che confermano la crescita dell’apprezzamento dei prodotti lombardi all’estero e il consolidamento di chi, come il Lugana, già oggi esporta circa il 75% della produzione. I compratori internazionali hanno avuto modo di conoscere anche le piccole denominazioni quali Moscato di Scanzo, Botticino e Montenetto.
La vitalità del settore vinicolo viaggia di pari passo con il numero delle imprese lombarde operanti nei settori turismo, ristorazione ed enogastronomia: ben 195.395 secondo i dati 2017 elaborati dall’Ufficio studi di Unioncamere Lombardia e presentati in occasione di Vinitaly 2018.
La parte del leone la fa la Provincia di Milano con 56.723 imprese, seguita da Brescia (30.503) e Bergamo (20.778). Seguono Pavia (14.425), Mantova (14.045), Varese (12.920), Monza e Brianza (11.603), Como (9.891), Cremona (8.961), Sondrio (6.151), Lecco (5.302) e Lodi (4.093).
Su un totale di 815.956 imprese attive nel 2017 sul territorio lombardo, l’ambito “Agricoltura, commercio al dettaglio, alloggio e ristorazione, viaggi” incide per circa il 23,9% del totale. Andando ulteriormente a esplorare le categorie merceologiche, sono 91.411 le imprese classificate quali “commercio al dettaglio” seguite da “alloggio e ristorazione” (55.318), “agricoltura” (46.243) e, a chiudere, “attività dei servizi delle agenzie di viaggio e dei tour operator” (2.423).
“I numeri dimostrano come la qualità del vino lombardo sia riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Vinitaly è una vetrina straordinaria per i nostri prodotti e intendiamo anche a livello istituzionale sfruttare ogni occasione utile per dare visibilità ai nostri vini sui mercati esteri. I consumatori sono sempre più alla ricerca di eccellenze e novità, i buyer stranieri hanno potuto apprezzare produzioni ridotte in termini quantitativi, ma di altissimo profilo qualitativo” ha detto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia.
“Numeri che dimostrano la vitalità delle nostre imprese lombarde”, commenta Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia. “Il turismo, la ristorazione e, più in generale, l’enogastronomia si confermano come attori fondamentali della crescita economica della nostra Regione. Questo dinamismo si coglie oggi di più in occasione del Vinitaly, perché la componente vino è ormai insostituibile driver per la promozione del territorio sia dal punto di vista naturalistico, sia per quanto concerne l’ambito culturale. La Lombardia e il suo Sistema camerale sono in prima linea per sostenere queste imprese, che aiutano a far conoscere il nostro territorio”.
Non a caso la collettiva lombarda, ospitata nel Padiglione Lombardia realizzato al secondo piano del Palaexpo -grazie all’Accordo di programma tra Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia – è stata tra quelle con il maggior numero di aziende in Fiera, con oltre 200 produttori presenti e più di 2 mila etichette in degustazione.
A contribuire alla buona riuscita della manifestazione, le iniziative messe in campo dai Consorzi di tutela presenti – Consorzio Franciacorta, Consorzio Lugana, Consorzio Moscato di Scanzo, Consorzio Oltrepò Pavese, Consorzio Provinciale Vini Mantovani, Consorzio San Colombano, Consorzio Terre Lariane, Consorzio Valcalepio, Consorzio Valtellina, Consorzio Valtènesi ed Ente Vini Bresciani (per Montenetto, Botticino, San Martino della Battaglia e Cellatica) – oltre ai 4 professori e agli 80 ragazzi dell’Istituto alberghiero Andrea Mantegna di Brescia, che si sono prodigati nell’assistenza tecnica agli espositori.
Di particolare importanza anche il ruolo degli sponsor tecnici, che hanno scelto di essere a fianco della collettiva lombarda: Bracca per l’acqua minerale, Maxidata per le forniture informatiche, Rastal per i bicchieri e Vitavigor per i grissini e i sostitutivi del pane.
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