Anche Roma Champagne Experience2020 si arrende alle incertezze generate dall’emergenza Covid-19 e dà appuntamento a professionisti e appassionati a domenica 16 e lunedì 17 maggio 2021, dalle 10 alle 18.30. Non cambia la location, Fiera Roma. Chi è in possesso del biglietto riceverà un rimborso attraverso un voucher (info sul sito web dell’evento).
A decidere lo slittamento al prossimo anno della kermesse dedicata allo Champagne, che quest’anno avrebbe dovuto tenersi per la prima volta a Roma, nel mese di ottobre, sono stati gli organizzatori di Club Excellence, società che riunisce diciotto tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini e distillati. Una promozione, quella della capitale, che dovrà attendere il 2021 per essere festeggiata, sulla scorta – solo parzialmente consolante – del successo delle precedenti edizioni a Modena.
“Abbiamo osservato con attenzione gli sviluppi della situazione per prendere la nostra decisione – spiega Lorenzo Righi – direttore di Club Excellence – con la speranza che Champagne Experience potesse svolgersi regolarmente nel 2020, in una veste analoga a quella che l’ha portata in questi anni a riscuotere un grande apprezzamento e a registrare un’ampia partecipazione di pubblico, operatori e produttori”.
Siamo infatti convinti che un appuntamento di questa portata abbia bisogno di una cornice che ne consenta uno svolgimento sereno, in sicurezza e allo stesso tempo al massimo delle sue possibilità”.
Tra i motivi che in questi anni hanno permesso alla manifestazione di crescere, fino a ottenere oltre 4500 visitatori, vi è l’opportunità di poter interloquire con i produttori di Champagne in prima persona, la possibilità di poter degustare un’ampissima selezione di etichette in un’atmosfera distesa e di poter condividere gli assaggi con amici, colleghi e conoscenti. “Perché il vino, e lo Champagne in particolare – rammenta Lorenzo Righi – proprio nella convivialità trovano uno dei complementi essenziali”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Champagne Experience cambia sede e date. Dopo aver consolidato la presenza a Modena – 4.500 ingressi nel 2019 (+15% sull’anno precedente) qui i migliori assaggi – Club Excellence ha scelto Roma per la consacrazione definitiva. La più importante vetrina nazionale dedicata allo Champagne si terrà nel 2020 proprio nella Capitale, il 18 e 19 ottobre presso il Padiglione 9 di Fiera Roma.
Con questo cambiamento, Club Excellence – associazione che riunisce diciassette tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini e distillati d’eccellenza, promotrice dell’evento – sceglie “un’ubicazione centrale che permetterà a tutti gli appassionati, da Sud a Nord, di prender parte alla manifestazione”.
Non solo wine lover e amanti dello champagne, ma anche tecnici ed operatori del settore, “con l’obiettivo di replicare e superare i numeri delle precedenti edizioni. “Champagne Experience – commenta Lorenzo Righi, direttore di Club Excellence – è cresciuta negli anni, fino a raggiungere traguardi che ci hanno resi fieri e che ci hanno spinto a riflettere su come renderla ancora più grande“.
“Lo spostamento a Roma – aggiunge Righi – ci consentirà di coinvolgere in modo più capillare le piccole e grandi realtà imprenditoriali del settore, vivaci e consapevoli, sparse per tutto il territorio italiano, comprese le regioni più a Sud della penisola che tra l’altro ospitano moltissimi appassionati di bollicine”.
Anche per il 2020 lo spazio sarà suddiviso nelle varie zone di produzione dello Champagne, per guidare il visitatore passo dopo passo nel percorso di scoperta dello spumante più famoso del mondo. Roma Champagne Experience si pone infatti anche come momento didattico, con masterclass dedicate.
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MODENA – Sarà ricordata come l’edizione della consacrazione, la 2019 di Modena Champagne Experience. Buona la terza, insomma, per Club Excellence, l’associazione di distributori e importatori diretta da Lorenzo Righi, che il 13 e 14 ottobre ha raccolto a ModenaFiere oltre 4.500 persone.
A fare la differenza, in questo 2019, non è solo l’incremento di visitatori, ma un’organizzazione impeccabile sotto tutti i punti di vista, compresa un’offerta food variegata e di altissimo profilo. Tra le nuove tendenze scovate tra i banchi di assaggio c’è lo Champagne senza solfiti aggiunti, o da viticoltura biodinamica, con diverse etichette convincenti, alcune delle quali risultate tra i migliori assaggi di WineMag.it.
Un trend destinato a crescere nei prossimi decenni. I vigneron della Champagne, attraverso il proprio Comité Interprofessionnel di Epernay, sono impegnati dal 2000 in una politica di sviluppo sostenibile che ha in gran parte ridotto l’impatto ambientale della produzione.
Tra i macro obiettivi da raggiungere, la soglia “Zero erbicidi” entro il 2025 e il 100% delle aziende con una certificazione ambientale entro il 2030. Un quadro evidente anche tra le maison presenti in Emilia Romagna.
I NUMERI
Modena Champagne Experience 2019 segna un +15% di affluenza rispetto al 2018, con un deciso incremento nelle visite degli operatori del settore. Un segnale dell’interesse crescente per lo Champagne, in crescita pressoché costante dopo la crisi del 2008, che segnò un brusco calo nelle importazioni.
In quell’anno – spiega Lorenzo Righi – le vendite di Champagne in Italia, che fino ad allora si attestavano attorno a 10 milioni di bottiglie annue, subirono un crollo a causa della crisi e arrivarono a quota 5 milioni e 400 mila bottiglie. La situazione ha cominciato a migliorare gradualmente nel 2012, fino ad arrivare ai numeri attuali di circa 7,6 milioni di bottiglie“.
L’Italia resta un mercato target importante per le bollicine francesi. Settimo mercato per volume a livello mondiale (escludendo la Francia) e quinto in termini di valore. “Segno – commenta il direttore di Club Excellence – che non solo gli italiani consumano tanto Champagne, ma anche di qualità elevata“.
Siamo molto lieti che la nostra intuizione di tre anni fa abbia avuto modo di concretizzarsi e crescere nel tempo, fino ad arrivare ad una manifestazione che possiamo considerare oggi a tutti gli effetti un punto di riferimento a livello nazionale e una delle prime in Europa per tutto l’universo dello Champagne”.
Saltate le “Maison classiche”, gli assaggi di WineMag.it si sono concentrati sul resto dei padiglioni. Ecco i 20 (+3) migliori assaggi a Modena Champagne Experience 2019, tra 80 delle 125 maison presenti ai banchi di assaggio, per un totale di circa 250 assaggi tra le 500 tipologie di Champagne proposte da Club Excellence.
I MIGLIORI ASSAGGI A MODENA CHAMPAGNE EXPERIENCE 2019
Brut Nature Grand Cru Blanc de Blancs S.A., Bonnaire: 90/100 Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: 2,2 g/l Mesi sui lieviti: 48 Importatore: Bolis distribuzione
Brut Prestige Grand Cru Blanc de Blancs S.A., Bonnaire: 93/100 Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: 6 g/l Mesi sui lieviti: 60 Importatore: Bolis distribuzione
Brut 1er Cru 2012 “Oenophile”, Pierre Gimonnet & Fils: 92/100Dosaggio: 2,2 g/l Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: 0 g/l Mesi sui lieviti: 72 Importatore: Gruppo Meregalli
Blanc de Noirs 2014, Albert Lebrun: 91/100 Uvaggio: 100% Meunier Dosaggio: 4 g/l Mesi sui lieviti: 42 Importatore: PS Premium Wine Selection
Millésime 2012, Encry: 93/100 Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: < 1 g/l Mesi sui lieviti: 50 Importatore: Proposta Vini
Longitude S.A., Champagne Larmandier-Bernier: 92/100 Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: 3 g/l Mesi sui lieviti: – Importatore: Teatro del Vino
Terre de Vertus 2013, Champagne Larmandier-Bernier: 94/100 Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: 0 g/l Mesi sui lieviti: – Importatore: Teatro del Vino
Silexus Sézannensis Extra Brut S.A., Champagne J. Vignier: 91/100 Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: 5 g/l Mesi sui lieviti: 60 Importatore: BP Bere e Passione
Absolu Extra Brut S.A., Paul Goerg: 91/100 Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: Pas Dosé Mesi sui lieviti: 48-72 Importatore: Ruffino
Esprit Brut Nature S.A., Henry Giraud: 91/100 Uvaggio: 80% Pinot Noir, 20% Chardonnay Dosaggio: 7-8 g/l Mesi sui lieviti: 18 Importatore: Ghilardi Selezioni
Blanc de Craie S.A., Henry Giraud: 93/100 Uvaggio: 100% Chardonnay (55% Aÿ, 45% Montagne de Reims) Dosaggio: 7 g/l Mesi sui lieviti: 24 Importatore: Ghilardi Selezioni
Cuvée ‘B S.A., Champagne Bourgeois-Diaz: 92/100 Uvaggio: 100% Chardonnay Dosaggio: < 6 g/l Mesi sui lieviti: – Importatore: Les Caves de Pyrene
Extra Brut S.A., Francis Orban: 92/100 Uvaggio: 100% Meunier Noir Dosaggio: 3 g/l Mesi sui lieviti: 24 Importatore: Pellegrini
L’Orbane Cuvée Parcellaire Extra Brut 2011, Francis Orban: 95/100 Uvaggio: 100% Meunier Noir Dosaggio: 3 g/l Mesi sui lieviti: 72 Importatore: Pellegrini
Rosé Brut S.A., Francis Orban: 90/100 Uvaggio: Meunier Noir Dosaggio: 8 g/l Mesi sui lieviti: 24 Importatore: Pellegrini
Cuvée Louis S.A., Champagne Tarlant: 98/100 Uvaggio: 50% Chardonnay, 50% Pinot Noir Dosaggio: 0 g/l Mesi sui lieviti: 180 Importatore: Teatro del Vino
Zero Rosé Brut Nature, Champagne Tarlant: 94/100 Uvaggio: 50% Chardonnay, 44% Pinot Noir, 6% Meunier Dosaggio: 0 g/l Mesi sui lieviti: 60 Importatore: Teatro del Vino
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
MODENA – Torna dopo l’estate l’appuntamento clou con lo Champagne in Italia. Modena Champagne Experience 2019 si terrà nella città emiliana il 13 e 14 ottobre. Due giorni dedicati agli operatori del settore alberghiero, della ristorazione, di enoteche e wine bar, ma anche agli appassionati, nei padiglioni di ModenaFiere.
Ad attenderli vigneron e produttori di altissima qualità: una lunga serie di banchi di degustazione con oltre 650 Champagne e più di 100 Maison, per le quali saranno presenti i produttori in prima persona.
Ricco anche il programma collaterale – spiega Lorenzo Righi, direttore di Club Excellence che organizza l’evento – che vedrà susseguirsi Master Class con relatori di spicco, oltre ad appuntamenti dedicati alle eccellenze gastronomiche italiane. Al food sarà dedicata anche una speciale area espositiva, che arricchirà ulteriormente il palinsesto dell’evento”.
Modena Champagne Experience, alla terza edizione, torna quest’anno dopo il successo del 2018, segnato da oltre 4 mila presenze. È possibile acquistare il biglietto in prevendita ad un prezzo ridotto fino al 30 settembre. Tutte le informazioni sulla manifestazione e sui ticket di ingresso sono disponibili sul sito www.champagneexperience.it.
La manifestazione Modena Champagne Experience è organizzata da Club Excellence, associazione nata nel 2012 con l’obiettivo di promuovere la cultura della distribuzione. Un “Club dell’Eccellenza” che riunisce quindici tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini d’eccellenza.
Si tratta di Sagna SpA, Gruppo Meregalli, Cuzziol Grandivini Srl, Pellegrini SpA, Balan Srl. Sarzi Amadè Srl, Vino & Design Srl, Teatro del Vino Srl, Proposta Vini sas, Bolis Srl, Les Caves de Pyrene Srl, Premium Wine Selection PWS Srl, Ghilardi Selezioni Srl, Visconti 43 Srl, Première Srl.
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Una domenica enologicamente impegnativa quella a Modena, l’8 ottobre 2017, tra le mura del forum Monzani. Una manifestazione tutta dedicata alla Champagne Experience, suddivisa in due giornate (8-9 ottobre), con lo scopo di mettere in mostra e valorizzare il terroir delle 100 Maison francesi selezionate da club Excellence.
Protagonista assoluto lo Champagne, simbolo della cultura enogastronomica mondiale. Una degustazione suddivisa in base alla zona di produzione.
Al piano terra si accede ai banchi d’assaggio della Vallée de la Marne, famosa per i suoi Champagne a base di Pinot Meunier (vitigno a bacca nera, le cui foglie sono coperte da una velatura bianca che le fa sembrare infarinate) e della Montagne de Reims, devota al Pinot Nero.
Al primo piano si trovano le restanti zone dell’Aube, dove si coltiva prettamente Pinot Nero, la Côtes des Blancs, nota per lo Chardonnay. E infine le Maison classiche, le più rinomate e conosciute dai palati comuni. E’ così che i piccoli produttori sono riusciti a far breccia sulla maggioranza dei presenti.
I MIGLIORI CHAMPAGNE PER VINIALSUPER
Al primo posto colpisce la rinomata Maison Palmer, nella Montagne de Reims, che nasce nel 1947 da sette piccoli proprietari terrieri e da allora la produzione è limitata a 700 mila bottiglie. Il Vintage è il fiore all’occhiello, servito con una magnum del 2002, dopo 14 anni sui lieviti: 50% Pinot Nero e 50% Pinot Meunier, dosage 8 g/l, appare con una bolla fine e persistente, spiccata mineralità, note di idrocarburi e di polvere da sparo, grande eleganza nel complesso.
Al secondo posto, sul podio, spicca una Maison di Epernay: Beaumont des Crayères. “Beaumont”, di fatto, identifica la zona dove crescono i vigneti. “Crayères” è riferito al suolo, gessoso. Nostalgie, millesimato 2008, 65% Chardonnay, 30% Pinot Noir e 5% di Pinot Meunier che gli conferisce una buona spalla acida, nonostante i 13 anni sui lieviti.
Terzo posto, per la sua raffinatezza, alla Cuvée n. 740 Extra Brut di Jacquesson. Ottenuta per 1/3 da Pinot Nero, 1/3 da Chardonnay e 1/3 da Pinot Meunier. Si percepiscono sentori di pasta frolla e miele di acacia. La maison è situata nella Côtes des Blancs, ad Avize.
Conquista il quarto posto di Modena Champagne Experience Les 7 Cru, ottenuto da uve Chardonnay per il 90% con un’aggiunta di un 10% di Pinot Noir, 3 anni sui lieviti, dosage 7 g/l, colore giallo dorato, bolle fini e persistenti, grande finezza, lunga persistenza nel finale, della Maison Agrapart & Fils nel cuore della Côtes des Blancs.
Si scende al quinto posto con lo Champagne più rappresentativo della Maison Gautherot, situata nella Valle dell’Ource, l’Exception: 80% Pinot Nero e 20% Pinot Blanc, con il Pinot noir che conferisce carattere e finezza. Dosage 5 g/l, 5 anni sui lieviti.
Ottiene un buon punteggio nella classifica vinialsuper la Maison indipendente Ayala, acquistata da Bollinger nel 2005. Il Brut Nature conquista per la sua qualità, regolarità e tipicità, rispecchiate da un 40% Chadonnay, 40% Pinot Noir e 20% Pinot Meunier, dosage 0 g/l, 4 anni sui lieviti.
Si aggiudica il settimo posto la Maison Marie Courtin, che ha abbracciato i principi della biodinamica, con Champagne dal tocco gentile ma deciso, senza alcun dosaggio, né solfiti aggiunti, come nel Concordance 2013. Pinot Noir in purezza, sosta 3 anni sui lieviti. Uno Champagne per veri appassionati.
All’ottavo posto di Modena Champagne Experience, si fa notare il Brut Millesimé Blanc de Blancs 1er Cru 2011, Chardonnay in purezza, dosage 7 g/l, 4 anni sui lieviti, della Maison Monmarthe, nel mezzo della Montagne de Reims, dove lo Chardonnay trova la sua espressione ottimale.
Al nono posto, una Maison presentata interamente in francese, Joseph Desruets, con un’esperienza ancestrale nel territorio della Vallée de la Marne, dove si produce il Brut Sous les Clos 1er Cru 2009: 50% Pinot Nero, 30% Chardonnay e 20% Pinot Meunier, povero di solfiti, dosage 8 g/l, 8 anni sur lie, pressatura delle uve con pressa in legno di quercia usata dai loro antenati.
All’ultimo posto della classifica, uno Champagne senza grosse pretese ma pulito e lineare come l’Esprit de Vrigny, di Roger Coulon. Uvaggio di Pinot Nero, Chardonnay e Pinot Meunier, dosage zero, 7 anni sui lieviti. I vigneti si trovano sulla Montagne de Reims, con esposizione sud-est, suddivisi in quasi cento particelle, tutte 1er Cru, con microclimi e suoli diversi per ricchezza e aromaticità.
L’ORGANIZZAZIONE
Una manifestazione nel complesso ben organizzata e pubblicizzata, Modena Champagne Experience. Ingresso limitato, oltre 1200 persone intervenute tra stampa, appassionati e sommelier. Il patrocinio del Comune di Modena ha coinvolto i principali Consorzi delle eccellenze locali, allo scopo di arricchire le giornate con degustazioni gratuite di prodotti come il Parmigiano Reggiano e l’aceto balsamico di Modena.
L’assaggio di affettati era invece a pagamento. Uniche pecche lo scarso servizio gastronomico, per far fronte ad una giornata così impegnativa, la breve ma intensa durata della manifestazione, dalle 14 alle 19, e il ritardo delle Masterclass che non ha consentito (anche alla nostra redazione) la partecipazione alla “Lambrusco e Champagne”, con Umberto Chiaviccoli.
Una manifestazione sicuramente da ripetere, ma forse in un contesto più ampio e luminoso, disposto in modo ordinato e chiaro. Migliorare quei piccoli dettagli che però fanno la differenza, anticipando l’inizio della manifestazione intorno alle 11, renderebbe tutti più felici. E qualche stand più fornito dal punto di vista gastronomico metterebbe d’accordo, all’unisono, palato e stomaco.
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Può darsi che gli Champagne siano già, per qualcuno, una piacevole consuetudine. L’ impressione è quella di averli sempre conosciuti, gustati ed apprezzati nei momenti più felici della vita.
Ma a quale categoria di appassionati appartenete? Quanto tempo dedicate ad osservare il colore dello Champagne che state per degustare? Ad apprezzarne l’aroma? A interpretare il sapore che percepite sul palato? Non ci pensate?
Non osate? Credete che sia troppo difficile? Che questi siano riti riservati ai soliti specialisti? In realtà gli Champagne sono dei vini.
E le cose sono più semplici di quel che forse credete. Tanto semplici quanto le risposte a questo breve test, magari prima di Modena Champagne Experience, la più grande degustazione di “bollicine francesi” in programma per oggi e domani in Emilia Romagna.
IL TEST Riesco a distinguere ad occhi chiusi il profumo di una rosa da quello di una viola? Colgo la differenza di sapore tra un croissant normale e uno farcito? Trovo che le acque minerali abbiano tutte lo stesso gusto?
Vedo la differenza di colore tra l’oro bianco, l’oro giallo e l’oro rosso? Può il mio palato confondere la consistenza della banana e quella dell’ananas? Mi accorgo subito se la persona che amo ha cambiato profumo? La maggior parte di noi è in grado di apprezzare queste differenze con una certa facilità.
Esistono molte altre sensazioni nel mondo degli Champagne che, in modo semplice e divertente, voglio aiutarvi a scoprire; la varietà dei loro aromi, dei sapori, delle sfumature di colore e l’arte di abbinarli sempre nel modo migliore.
E’ sufficiente prendere una bottiglia di Champagne a vostra scelta, mettervi comodi, da soli (o da sole) o con qualche amico o amica e seguirmi in questo percorso. Che cosa vedete? Dal giallo lunare all’oro verde, dal giallo paglierino al giallo dorato e all’oro antico, al rosa tenero e al rosa salmone la scala cromatica degli Champagne può comprendere tutte queste sfumature.
La vostra vista vi fa percepire un universo di colori. Tra di loro cercate di individuare la tonalità del colore del vostro Champagne. Definitele e poi chiedetevi se il vino è luminoso, satinato o brillante.
IL PERLAGE
E le bollicine? Sono briose, fini, vivaci o esuberanti? Formano in superficie un autentico “collier di perle”? Sono fugaci o persistenti? Attenzione! Il calice gioca un ruolo importante nella valutazione.
Anche per l’effervescenza. Se le bollicine si spengono rapidamente, non pensate che lo Champagne sia “piatto”: forse è meglio cambiare bicchiere. E, comunque, assaporate un sorso di vino e chiudete gli occhi: sentirete subito l’effervescenza, pronta a stimolare il vostro palato.
I PROFUMI Che profumi sentite? Lo Champagne è un vino il cui bouquet, ricco di aromi e di profumi, merita tutta la nostra attenzione. Terminato l’effetto della prima effervescenza, avvicinate il bicchiere e annusate. Lentamente, a lungo. E ricominciate di nuovo.
Che profumi percepite? Appartengono alla grande famiglia dei profumi floreali o di quelli fruttati? A quella dei vegetali o della frutta secca o ancora delle ghiottonerie di pasticceria? O piuttosto a parecchie famiglie nello stesso tempo?
I SAPORI
Che sapori sentite? E’ in bocca che il vostro Champagne esprime al meglio la sua personalità. Sorbitene un sorso, trattenetelo per qualche istante e poi fatelo scorrere lungo il palato: solo così si possono apprezzare appieno le sensazioni gustative. Come in ogni vino sentirete una nota dominante. Vediamo i tipi di sapore.
Di corpo: potenza, struttura, intensità. Siete nell’universo degli Champagne de corps (cacao, funghi, fieno, pepe, albicocche secche) Di spirito: vivacità, delicatezza, leggerezza, definiscono gli Champagne d’esprit (agrumi, lime, seta, felce) D’anima: maturità, complessità, ricchezza, caratterizzano gli Champagne d’ame (brioche, licis, pesca, rose)
Quali sensazioni percepite? Adesso cercate di definire con precisione l’ impressione che il vostro Champagne vi suggerisce (charme, tenerezza, sensualità) degustandolo ancora a piccoli sorsi. A queste sensazioni potrete collegare i tipi di Champagne che più frequentemente vi ispirano.
LE ETICHETTE Brut o demi-sec, vini di diverse annate o vino di una sola vendemmia, Blanc de Blancs, Blanc de noirs o assemblage di uve bianche e nere o dominante da Chardonnay, Pinot nero o Meunier, giovane, maturo o di grande struttura: solo per citare alcune tipologie.
In questo modo potrete meglio interpretare le indicazioni riportate in etichetta o quelle che vi darà un sommelier. E, naturalmente, La Maison che elabora il vostro Champagne. Saprete così orientare le vostre preferenze e le vostre scelte nel mondo degli Champagne.
Un ultimo consiglio: sappiate che lo Champagne evolve col passare degli anni, sia che si trovi nelle cantine della Champagne, sia presso il negoziante, che a casa vostra. Perciò anche la sua posizione sulla mappa delle sensazioni, può mutare nel tempo.
AD OGNUNO IL SUO CHAMPAGNE Scegliete uno Champagne d’esprit per la sua vivacità, la sua luminosità, la sua finezza e delicatezza e servitelo con brio e originalità, abbinandolo a degli stuzzichini sfiziosi, a delle tartine appetitose, a dei canapé invitanti.
Se ci si incontra a tavola per uno scambio di idee, per fare conoscenza o concludere un affare, è meglio preferire cibi gustosi ma leggeri, che i ristoratori di oggi propongono a chi avrà poi un pomeriggio molto impegnato.
Gli Champagne de corps, pieni e ricchi ma sempre molto eleganti, sono degli alleati perfetti, che accompagnano al meglio i cibi senza appesantire noi e i nostri ospiti.
Non vi piace arrivare a mani vuote? Mostrate le vostre preferenze, rivelate la vostra cultura enologica e offrite ai vostri migliori amici uno Champagne inatteso e particolare: sarà un regalo sempre gradito! Gli Champagne d’annèe – come una storia, una complessità o una maturità che li rendono vere opere uniche – vi danno l’occasione di aggiungere al gesto, un’anima.
Il bouquet degli aromi e la complessità di un grande Champagne meritano più di una banale confezione. Offrite le bottiglie di Champagne sempre ben fresche (l’ideale sarebbe consegnarle in una glacette, da lasciare in dono!).
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Attesi da giorni, ecco finalmente ulteriori dettagli su “Enjoy Collio Time“, l’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini friulano “per pensare al Collio del futuro”.
Un ricco calendario di eventi, dal 14 al 18 giugno prossimi, non certo agevolati da una strategia di comunicazione (incomprensibilmente) complicata, al limite del masochismo: informazioni fornite a “spizzichi e bocconi”, peraltro solo a chi si iscrive sul portale enjoycollio.it, e dettagli forniti in maniera poco precisa, non aiutano certo il “winelovers” italiano (figurarsi lo straniero) a pianificare una gita fuori porta all’insegna dell’enogastronomia friulana.
Per non parlare dello strafalcione grammaticale presente sulla pagina web dove è possibile acquistare i ticket d’ingresso alla manifestazione (citiamo letteralmente, mostrandovelo in foto sopra: “un’evento”). Come dire: per il “Collio del futuro”, meglio ripartire dalle basi. Tant’è.
DETTAGLI “TOP SECRET” Secondo le ulteriori sommarie informazioni fornite dall’organizzazione, i primi tre giorni sono dedicati agli operatori della stampa specializzata nazionale ed estera e ai produttori: prevedono degustazioni, itinerari e presentazioni.
Enjoy Collio Time entrerà nel clou per i winelovers a partire dal weekend. Sabato 17 giugno, dalle ore 17 alle ore 22, presso il Teatro Tenda del Castello di Gorizia, saranno presenti produttori di vino e tipicità gastronomiche locali per la “Mostra d’assaggi e degustazioni” (biglietti a 19 euro acquistabili qui).
Domenica 18 giugno sono invece previste visite guidate nelle cantine dei produttori del Collio e itinerari guidati alla scoperta delle meraviglie enogastronomiche locali (. In contemporanea, sempre nel weekend, i ristoranti di Gorizia e provincia, in collaborazione con l’associazione Gorizia in tavola, proporranno al pubblico menu appositamente studiati per l’evento.
E’ dunque il “Tempo” il tema del primo evento del Collio all’interno della nuova strategia di posizionamento “Enjoy Collio Experience”. I visitatori verranno coinvolti (“enjoy”) per conoscere un prodotto di eccellenza, immergendosi nel Collio per comprenderne storia e valori (“experience”) dove le tradizioni e la natura si raccontano e si svelano.
L’esperienza di quest’anno è incentrata sul valore del Tempo, come storia, presente e soprattutto futuro, ma anche del vino: il tempo della natura ed il tempo delle persone.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
“Un nuovo percorso per pensare al Collio nel Futuro, forte dei suoi valori e della sua storia”. Così il Consorzio Tutela Vini Collio sintetizza “Enjoy Collio – Persone, vino, territorio”, l’evento in programma da mercoledì 14 a sabato 18 giugno. Un viaggio nella magia dei vini della rinomata area vinicola del Friuli Venezia Giulia.
In provincia di Gorizia, a ridosso del confine con la Slovenia, nasce il Collio, zona di produzione di pregiati vini ai quali nel 1968 è stata riconosciuta la Doc. Un territorio ideale per una vacanza “slow”, tra storia, cultura ed enogastronomia.
Il “Tempo” è il tema del primo evento del Collio all’interno della nuova strategia di posizionamento “Enjoy Collio Experience”. Per i dettagli è ancora presto. Quel che è certo è che i visitatori saranno coinvolti (“enjoy”) per conoscere un prodotto di eccellenza, immergendosi nel Collio per comprenderne storia e valori (“experience”) dove le tradizioni e la natura si raccontano e si svelano. Una “esperienza” incentrata sul “valore del Tempo” come storia, presente e soprattutto futuro, ma anche del vino: il tempo della natura ed il tempo delle persone.
IL CONSORZIO “Dentro Enjoy – spiega il Consorzio Tutela Vini – c’è la magia del Collio, fatta di persone che con le loro vite hanno vestito questa terra della sua cultura, coi suoi confini in movimento, con i vigneti che si arrampicano sulle colline regalandoci vini straordinari”.
“I 1500 ettari vitati – evidenzia il Consorzio – si alternano a piccoli borghi in un territorio fatto di sole colline, piene di vite, che si raccontano nei vini. Passione, impegno, tradizione, cultura e clima, convivono in equilibrio con un ecosistema che vince la sfida col tempo, e che con i suoi vini guarda al futuro, con una visione forte e condivisa, retta dalla propria storia e dal coraggio dei produttori”.
“Il Consorzio tutela vini Collio, terzo consorzio per fondazione in Italia, ottiene il riconoscimento della DOC nel 1968. Rappresenta 166 aziende di questo straordinario territorio. Un’oasi di vita immersa tra dolci e lussureggianti colline – evidenzia ancora il Consorzio – accarezzate dai vigneti curati come giardini. La vocazione alla coltura della vite ha radici antiche e qui nascono i vini bianchi tra i più pregiati al mondo vere e proprie opere d’arte contadina. È l’amore per questa terra che guida il cuore dei produttori, lo stesso amore che si respira guardandosi attorno. Armonia ed equilibrio con la natura in un tempo scandito da antichi ritmi rurali che ricordano come l’agricoltura sia l’arte di saper aspettare”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Una giornata imperdibile per mixologist, bartender, operatori e semplici appassionati di cocktails e distillati. E’ Agave Experience, evento svoltosi ai Lambretto Studios di via Arrighetti, a Milano. Non solo degustazioni delle due note acquaviti messicane, Tequila e Mezcal, ma un vero e proprio viaggio alla scoperta delle loro più interessanti sfumature.
Due distillati figli di differenti materie prime e differenti metodi di produzione. Storie e culture in grado di regalare una fotografia completa di un territorio.
LA DEGUSTAZIONE
Un viaggio che inizia da Zignum, uno dei pochi Mezcal invecchiati. Prodotto pensato specificatamente per i mixologist con l’idea di variare il profilo aromatico del distillato, sposandolo con i sentori dei vari cocktail di cui farà parte.
Nei tre assaggi l’idea prende forma. Se lo Joven (bianco, invecchiato in acciaio giusto il tempo di smorzare l’irruenza dell’alcool) è semplice e pulito, poco stratificato al naso ed in bocca, il Reposado (2 mesi in botte) dal colore dorato introduce i sentori legnosi e nell’Anejo (12 mesi botte americana), ambrato, abbiamo l’esplosione delle note vanigliate. Buon prodotto per il bancone di un moderno fashion bar.
Mezcal Amores, giovane produttore artigianale nato nel 2010, presenta due Joven. Il Cupreasa è prodotto nel Guerrero con Agave Sierra, ricco di sentori erbacei e con l’alcool un poco invasivo. L’Espadin è prodotto in Oaxaca dove le agavi sono fatte crescere circa dieci anni prima della raccolta. Altrettanto erbaceo, ma più rotondo del precedente.
Sei prodotti al banco d’assaggio di El Jolgorio. Tutti dall’Oaxaca, ma fatti con 6 agavi specifiche. Espadin, agave semi selvatica che per via della sua veloce maturazione, in genere inferiore ai 10 anni, ed al suo grande formato è la più utilizzata dai Mezcaleros; profumi erbacei, leggeri e sottili, abbastanza pulito al palato. Mexicano è invece un’agave rara che cresce su terreni molto umidi, 10 anni di maturazione anche per lei, ci regala un Mezcal incredibilmente potente e complesso di note fumose e legnose, dalla lunga persistenza.
Tobala è ancor più rara perché predilige l’ombra. Dodici anni di maturazione per ottenere una pianta piccola ma il cui Mezcal è incredibilmente aromatico e floreale nei profumi. Cuixe, agave selvatica che matura minimo 13 anni, difficile da lavorare, genera un Mezcal molto ma molto intenso eppur elegante in cui i sentori variano dall’erbaceo allo speziato.
Madrecuixe, 13 anni minimo anche per lei, a differenza della precedente genera un Mezcal morbido e ricchissimo di sfumature fruttate. Chiudiamo il sestetto con un prodotto particolare e figlio della tradizione, Pechuga. Ottenuto da agave Espadin nella cui fermentazione vengono aggiunte frutta e petto di guajalote (una specie di pollo). Risutato un Mezal fruttato, “piacione” come si dice.
Contraltare di El Jolglorio è Mezcal Del Maguey, portabandiera non della singola tipologia di Ageve ma del Single Village. Anche qui sei i prodotti presentati. Il primo è Vida, naso fruttato e mieloso, al palato è più speziato. Chichicapa è un villaggio di montagna che regala un Mezcal di medio corpo, dal palato agrumato e finale lungo con note mentolate.
San Luis del Rio è speziato al naso, caldo al palato e pulito nel finale. Santo Domingo Albarradas ha note affumicate e di frutta tropicale, palato speziato. Minero, da Santa Catarina Minsa, è delicato e floreale con note di vaniglia, in bocca si percepisce l’affumicatura, ed il finale è agrumato.
Chiude Crema de Mezcal de San Luis del Rio, stesso terroir di quello assaggiato prima ma qui si usa una parte di succo d’agave tostata non fermentata e si effettuano due distillazioni. Profumi fruttati e di tostatura, soprattutto caffè, palato morbido e finale di agrume ed affumicatura.
LE VERTICALI DI TEQUILA Passiamo alla (ops, “al”) Tequila, che ci accoglie con due prodotti commerciali ed immediati. Il primo è Espolon, che oltre alle simpatiche hostess truccate da scheletro, ci propone due release. Blanco, giovanissima e fresca, ottima base cocktail, e Reposato, dal colore dorato scarico e più ricca di profumo.
Il secondo è Sierra Milenario che propone un Blanco “easy”, un Reposado un po’ più ricco, ed il Fumando (blanco in cui la cottura dell’agave è stata forzata per aumentare le note fumose) ognuno abbinato ad una tipologia di sale.
Le due verticali più entusiasmanti però sono quelle di Patron e Casa Noble. Patron presenta Blanco, Reposado e poi su fino all’Anejo che invecchia 12 mesi in botti di rovere bianco francese. Giallo dorato antico scarico, naso complesso in cui ben si distingue l’uso del legno nelle note tostate di nocciola accompagnate da uvetta, dattero ed arancia amara. Bocca morbida con una leggera dolcezza apparente e una bella acidità agrumata. Finale lungo ed affumicato.
Casa Noble è invece un produttore artigianale che esegue ben tre distillazioni per i suoi prodotti. Blanco (qui chiamato Crystal), Reposato ed uno strepitoso Anejo. Due gli anni in botte di quercia francese ed ingredienti selezionati ci regalano sentori complessi di frutta disidratata, spezie e caramello, bella nota di agave affumicata. Palato ricco e setoso. Finale lungo. Difficile tornare indietro dopo averlo assaggiato.
LA STORIA
Per comprendere con esattezza cosa siano “il Tequila” e il Mezcal bisogna necessariamente ricorrere alla storia. Storia che comincia in quel quadro musicale dipinto anche dal canadese Neil Young, nel brano “Cortez the killer” con il conquistatore spagnolo che affronta il mare con galeoni e pistole alla conquista delle Americhe e Montezuma, l’imperatore Azteco che conserva i segreti del suo mondo. Un incontro fra due realtà, ”tecnologia” europea e misteri aztechi: da qui l’origine dei distillati simbolo del Messico.
I sacerdoti Aztechi consumavano abitualmente succo d’agave fermentato per entrare in una sorta di ”trance” necessario per parlare col ”divino” e per sopportare gli scempi che si compivano durante i sacrifici umani nelle loro cerimonie religiose. Si trattava di una sorta di birra d’agave viscosa e biancastra il cui consumo era riservato a sacerdoti e nobili, chiamata ”octili poliqui” e ribattezzata ”pulque” dagli spagnoli.
A seguito della rottura del sistema sociale a caste azteco, da parte dei conquistadores, il ”pulche” si diffuse anche ai ceti più bassi, ma non fui mai apprezzato dagli spagnoli abituati agli eccellenti vini della Rioja e della Ribera del Duero
Per rimediare alla scarsa qualità del pulche gli spagnoli provarono ad applicare lo stesso principio di distillazione applicato ai vini in Europa al fine di ottenere un superalcolico più raffinato e complesso che meglio rispondesse alle loro aspettative di gusto. Nacque così il Mezcal (Metl è il nome indigeno dell’agave).
Nel 1512 venne fondata la città di Tequila nella regione di Jalisco, dove si iniziò a distillare un prodotto con qualità superiore noto come “Mezcal de Tequila”. Ci si accorse, che un particolare cru di agave, l’Agave Azul, che cresceva sull’altipiano della regione di Jalisco dal suolo acido, argilloso e ricco di ferro, dava origine ad un distillato meno ruvido e più strutturato.
Presto si iniziò anche a sperimentare degli invecchiamenti, sfruttando la profonda conoscenza delle tecniche degli spagnoli. Venne poi adottato il solo nome della città per battezzare il prodotto.
Tra alti a bassi la Tequila ebbe il primo disciplinare certificato nel 1794, e nel 1974 la DOC che definì le cinque contee atte alla sua produzione (Nayarit, Guanajuato, Michoacan, Tamaulipas e Jalisco, che da sola ne produce il 90%). Dalle regioni di Oaxaca, Guadalajara, Guerrero, Zacatecas, San Louis Potosi, Durango e Tamaulipas proviene invece il Mezcal, per il quale non si usa l’Agave Azul, ma sono ammesse fino a 30 specie diverse ognuna con una sua caratteristica.
Differenti anche le tecniche di produzione. Sorvolando sulle tecniche di coltivazione, ognuna tipica di una regione, la grande differenza fra Tequila e Mezcal la fa la cottura dell’agave. Per la Tequila avviene in forni in acciaio per non intaccare i ricchi sentori dell’Agave azul. Per il Mezcal avviene in forni di pietra ricavati nel terreno dove il fumo aromatico (spesso generato dalle stesse agavi essiccate) ha un ruolo fondamentale.
Se la Tequila esprime il proprio potenziale prevalentemente ”in verticale”, giocando con gli invecchiamenti, il Mezcal si esprime ”in orizzontale”. Ricercando cioè i vari cru dati dai singoli territori e dalle singole tipologie di agave che crescono bene in un determinato territorio. Se la Tequila se la gioca con l’acciaio e il legno, il Mezcal dialoga col terroir.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Sarà una domenica speciale, in cui Verduno (Cuneo) diventerà la capitale delle Langhe e della grande tradizione enogastronomica piemontese. All’insegna dell’inimitabile “vino degli innamorati”, dai caratteristici sentori fruttati di fragola, floreali e dalle ampie e intense note speziate. Tutti invitati domenica 4 settembre, dalle 11 alle 23, in Piemonte, per la Wine Tasting Experience con 6 diversi Verduno Pelaverga. Sarà consegnato il calice con tasca che consente l’ingresso alla Festa del vino Verduno Pelaverga Doc, con la prima consumazione di vino (posti limitati, info e prenotazione obbligatoria: Mariella 3384070549 – Marcella 3489328892). Un’occasione speciale per celebrare il Verduno Pelaverga DOC, in un evento che anche quest’anno accoglierà stand di street food e numerosissimi eventi collaterali, dedicati alla scoperta del vino e del territorio. La Wine Tasting Experience, assicurano gli organizzatori, sarà “un appuntamento speciale, per i veri appassionati di questo vino straordinario”. A partire dalle ore 12, presso i saloni comunali, avranno la possibilità di degustare una selezione di 6 diverse etichette di Verduno Pelaverga, per ricostruire insieme al docente una storia nata nel 1400, che passa attraverso la leggenda del Beato Sebastiano Valfrè fino al Re Carlo Alberto. Dalla tradizione alla viticultura, dai metodi di coltivazione alla lavorazione in cantina, alle curiosità sugli 11 produttori: una narrazione per conoscere più da vicino questo straordinario vino.
COS’E’ WINE TASTING EXPERIENCE Sull’esempio delle Ecole Du Vin francesi, gli appuntamenti Wine Tasting Experience vanno oltre la tradizionale degustazione in cantina, classica tappa di ogni enoturista, soprattutto per la possibilità di confrontare etichette di produttori diversi in un unico appuntamento, guidati da esperti del territorio in grado di illustrare ogni segreto dei vini e pronti a soddisfare ogni curiosità: i ‘docenti’ sono infatti produttori, enologi o sommelier d’esperienza, ciascuno con il suo personale punto di vista, dal valore dei profumi in un calice di vino agli abbinamenti fra vino e cibo, fino alle caratteristiche dei vini in rapporto al terroir. Domande dal pubblico, approfondimenti e curiosità, consigli sulla degustazione, vini di produttori sempre diversi: tutti questi elementi rendono le Wine Tasting Experience un modo nuovo per avvicinarsi alla conoscenza dei vini, oltre a rappresentare un’occasione unica per approfondire i dettagli della produzione del territorio di Langhe e Roero. Per rendere sempre più esperienziali le Wine Tasting Experience e coinvolgere direttamente i partecipanti, i docenti utilizzeranno un video di supporto, ricco di infografiche e mappe interattive.
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Nella splendida cornice dei Colli Euganei, più precisamente nel monastero benedettino dell’Abbazia di Praglia di Teolo, in provincia di Padova, è andata in scena una bella ed interessante manifestazione vinicola sulle 74 Docg italiane, alla quale abbiamo partecipato anche noi di vinialsupermercato.it. Un evento rivolto sia ad esperti di settore sia a winelovers che con un ticket di ingresso da 12 euro, fino a 18 euro, hanno avuto la possibilità di accedere illimitatamente a tutte le degustazioni. Al banco di assaggio presenti oltre 200 cantine, tra cui grandi nomi come La Scolca, Marina Cvetic, Pellegrino, Sengiari, Arnaldo Caprai, Bartolomiol, Banfi, Mastroberardino, solo per citarne alcuni, che hanno presentato l’ultima annata dei loro prodotti di punta, ma anche realtà minori, in prevalenza provenienti dal Sud Italia. Un Meridione che, come dimostra quest’iniziativa, ha ormai intrapreso un percorso di comunicazione dei propri prodotti in via sempre più strutturata. Il servizio è stato organizzato e curato da Ais Veneto, che ha messo a disposizione 150 sommelier capaci di assicurare un servizio davvero impeccabile, nonostante le numerose presenze ad affollare i banchi. Professionisti che hanno anche saputo dare informazioni e spiegazioni puntuali sui prodotti in somministrazione. Durante la manifestazione è stato inoltre possibile visitare la cantina del monastero, nel quale si coltivano circa 10 ettari di vigneto tutti a Denominazione di origine controllata, tra filari di Garganega, Friularo, Moscato fior d’arancio e varietà internazionali. Un luogo nel quale si respira storia, l’arte antica di fare bene le cose fusa a moderne tecnologie.
Sono stati proposti anche tre seminari con degustazioni guidate, sempre a cura di Ais Veneto. Una bellissima manifestazione gestita anche con un ottimo servizio di catering per una food&wine experience a 360°, con diverse specialità enogastronomiche sempre a disposizione degli utenti, tutto compreso nel ticket di ingresso. Un bilancio, quello della nostra visita, davvero molto positivo. Un’iniziativa apprezzabile per i vini e le cantine proposte, per l’ineccepibile organizzazione, ma anche per il pubblico di ”real winelovers”, interessato alle degustazioni non per il gusto di bere ”fine a se stesso”, come purtroppo accade in altre manifestazioni dove capita, a volte, di assistere a scene ”becere”. Un appuntamento, questo della Docg Wine Experience che, se riproposto nel 2017 come auspichiamo, è tassativamente da segnare in agenda.
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