Nord, Sud-Ovest, Est. No, non è il titolo di uno dei più grandi successi degli 883 ma le tre aree etnee dove Tenuta di Fessina produce i suoi vini. Tre zone e quattro terroir diversi che permettono di raccontare, almeno in parte, le sfumature enologiche del vulcano attivo più alto d’Europa. Tenuta di Fessina nasce nel 2007 dall’amore dell’enologa e produttrice Silvia Maestrelli, e del marito e socio Roberto Silva, per la “Muntagna”. Per quelle altitudini ed esposizioni così diverse tra loro e per quei suoli creati e condizionati dalle varie sciare. Jacopo Maniaci, amministratore di Tenuta di Fessina, ha presentato quattro vini della tenuta figli di tre sottozone diverse, all’enoteca Il Cavallante di Milano. Un tour dell’Etna in quattro assaggi, per scoprirne i colori e le caratteristiche.
ETNA BIANCO SUPERIORE DOC “IL MUSMECI”, 2022
Nasce in Contrada Caselle, a Milo sul versante est del vulcano. Versante sferzato dalle precipitazioni, le più altre dell’intera isola. Il terreno è composto da più colate laviche scolari e da elementi più recenti come pomice, lapilli e ceneri fini e drenanti. Il Musmeci Bianco, 100% Carricante, affina per circa 12 mesi in botti di rovere da 5 hl e poi ulteriori 6 mesi in botti da 35 ettolitri. Di colore paglierino scarico accoglie il naso con note di vaniglia e burro, piacevoli ma che tendono a nascondere il restante quadro olfattivo. Lasciato nel calice tende ad aprirsi ed a rivelare sentori di frutta fresca, agrumi ed una piacevole nota verde accompagnata da un lieve sentore di pepe. A dispetto della “grassezza” avvertita al naso in bocca è agile e molto fresco.
Siamo a Sud-Ovest, in Contrada Manzudda comune di Biancavilla. Zona caratterizzata da piccoli crateri estinti e terreni composti prevalentemente da argille, resti di lapilli, sabbie e ceneri vulcaniche. A’Puddara è un’edizione limitata 100% Carricante di circa 600 bottiglie ottenute da un singolo tonneaux di rovere francese di Borgogna. Di colore paglierino carico al naso apre immediatamente su sentori minerali. Pietra focaia, porfido, idrocarburo per poi regalare note di frutta tropicale e di erbe aromatiche. Salvia e rosmarino che si mescolano a note di papaia e pesca. In bocca è verticale, freschissimo, minerale, vibrante.
Nasce a Rovittello, in Contrada Moscamento, sul versante Nord dell’Etna. La vigna si trova su di una colata lavica semicircolare del 1911 soprannominata “la Bottoniera”. Sabbie nere vulcaniche per questo vino, da sole uve Nerello Mascalese, che viene affinato 24 mesi in botti da 35 hl di rovere francese. Rosso rubino ed un naso schietto ed immediato. Frutti rossi freschi, violetta, leggera spezia ed una vena ematica. Freschissimo in bocca ma al contempo avvolgente, con tannini setosi che accompagnano piacevolmente in sorso. Finale elegante.
Nasce sempre sul versante Nord, da una vigna praticamente dirimpettaia a quella di “Erse Rosso”. Qui i terreni sono però radicalmente diversi ed connotati da una forte presenza rocciosa. Nerello Mascalese che affina 12 mesi in tonneaux di rovere francese da 5 ettolitri e successivi 8 mesi in botte da 35 ettolitri. Rosso rubino è nettamente più pieno del precedente, tanto al naso quanto al sorso. Meno elegante ma altrettanto piacevole coinvolge con le sue note di frutta rossa matura, una fresca vena mentolata ed un ricco portafoglio di spezie scure. Tannino vivo ma ben addomesticato con una freschezza che invoglia al sorso.
Un occhio all’allarme peronospora, «sotto controllo e senza gravi rischi». L’altro ai dati sugli imbottigliamenti, ancora una volta positivi. Continua l’ottimismo tra i produttori di Etna Doc, con 3.512.400 bottiglie prodotte nel primo semestre 2023, pari a 26.343 ettolitri. Un incremento del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2022, quando la produzione si era attestata a 3.293.388 bottiglie (24.796 ettolitri). Il bilancio, stilato dall’Osservatorio del Consorzio Tutela Vini Etna Doc, evidenziano una positiva tenuta della produzione.
«I dati – commenta Francesco Cambria, presidente del Consorzio Tutela Vini Etna DOC – confermano l’ottima accoglienza che il mercato continua a riservare ai vini della nostra denominazione. Il primo semestre dell’anno scorso era stato molto positivo. L’ulteriore crescita dell’imbottigliato nei primi sei mesi di quest’anno, nonostante la situazione economica complessiva, sia nel nostro Paese che a livello internazionale, sia sempre delicata, ci dona grande fiducia e certifica la maturità raggiunta dalla nostra denominazione».
ETNA DOC, IL DETTAGLIO DELLE TIPOLOGIE
Scendendo nel dettaglio delle singole tipologie, si confermano anche quest’anno le ottime performance dei vini bianchi, a partire dall’Etna Bianco Doc (+19%) e dall’Etna Bianco Superiore Doc (+120%), tipologia riservata esclusivamente ai vini prodotti con uve coltivate nella provincia del Comune di Milo, sul versante est del vulcano. La tipologia più imbottigliata della denominazione rimane comunque l’Etna Rosso Doc, con poco più 1,3 milioni di bottiglie, mentre si evidenzia la crescita dell’imbottigliato dell’Etna Rosso Riserva DOC.
Continua ad esserci grande fermento anche sul fronte degli Spumanti, che in questa prima metà dell’anno fanno segnare una crescita del 60% nella versione bianca. «L’entrata in produzione di nuovi vigneti, impiantati prima della sospensione delle nuove iscrizioni ad Etna Doc – sottolinea Cambria – consente certamente una costante crescita dell’imbottigliato. Ma è soprattutto il mercato a premiare la nostra produzione e a influenzare la crescita di questi dati».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
È una crescita qualitativa generalizzata quella dei vini siciliani. A dimostrarlo, con una certa evidenza, sono gli assaggi alla cieca compiuti a Sicilia en Primeur 2023, annuale rassegna organizzata da Assovini Sicilia che raccoglie la quasi totalità delle eccellenze isolane. L’edizione andata in scena dal 9 al 13 maggio tra Taormina e Radicepura ha saputo rendere onore al claim voluto quest’anno dall’entourage del presidente Laurent Bernard de la Gatinais, “Ambasciatori e Custodi di Cultura e Territorio”. Chi più, chi meno, tutte le denominazioni siciliane rivelano l’ottimo lavoro dei produttori al cospetto di un’annata sfidante, dal punto di vista delle insidie climatiche. Oltre alla qualità in netta ascesa, quel che emerge è l’impulso dato dall’istituzione della Doc Sicilia a diversi territori.
Sull’isola, in maniera capillare, da Est a Ovest, da Nord a Sud, sono rinate denominazioni dimenticate (emblematico il caso del Mamertino) e altre stanno man, mano (ri)prendendo forma (su tutte, le maggiori attese si concentrano sull’eterna promessa Marsala). È una sorta di moto d’orgoglio “localista” quello scaturito dalla formalizzazione della Doc regionale, avvenuta il 22 novembre 2011. Undici anni in cui la viticoltura siciliana è cambiata radicalmente. Perdendo ettari (e non pochi: 40 mila, solo dal 2008 al 2018). Puntando su comunicazione e biologico (42 mila ettari “sostenibili” su 110 mila non sono pochi, anche se il “bio” è un dovere in regioni baciate da Dio come la Sicilia).
Riposizionandosi sui mercati, ben al di là degli sforzi compiuti “privatamente” dalle tante cantine-brand presenti sull’isola (Planeta, Donnafugata, Tasca d’Almerita, Florio e Pellegrino per citarne solo alcune). Partendo dai territori e dai terroir (il sempre più trainante Etna, su tutti). E, non ultimo, proponendosi con rinnovato orgoglio come meta per gli enoturisti nazionali e internazionali, senza il timore reverenziale di dichiarare – apertamente, come ha fatto il presidente Assovini Laurent Bernard de la Gatinais – che «il modello è la California», per le vincenti strategie di marketing dell’accoglienza adottate dallo stato Usa», da coniugare e rimodellare «sull’unicità e sulla ricchezza del patrimonio storico, culturale, archeologico e produttivo siciliano».
SICILIA EN PRIMEUR 2023: BENE GRILLO, NERO D’AVOLA, ZIBIBBO E INSOLIA
Quanto ai calici, con la vendemmia 2022, la Sicilia si conferma isola-continente del vino per tutte le stagioni. Grillo e Nero d’Avola risultano in grande spolvero in tutti gli angoli della regione. Stessa sorte per Carricante, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, i vitigni principali dell’Etna Doc. Sempre più chiara – ed è un’altra gran bella notizia – la profilazione dell’Insolia / Inzolia che perde – nella maggior parte dei casi – i tratti verdi e duri che ne caratterizzavano il profilo, nelle annate precedenti.
Una varietà che ha ottime chance di potersi ritagliare spazi di mercato in qualità di “Sauvignon siciliano“, per i suoi tratti aromatici ed erbacei. Nuova vita anche per lo Zibibbo. Nella sua terra d’origine, l’isola di Pantelleria, si registra una crescita esponenziale degli spumanti e dei vini fermi, rispettivamente del 68 e del 25% rispetto al 2018. Il tutto, senza che il Passito di Pantelleria ne risenta più di tanto. Cresce, anzi, anche lui, del 10% rispetto a 5 anni fa, secondo i dati forniti a winemag.it dal presidente del Consorzio, Benedetto Renda.
ANTEPRIMA VINI SICILIANI: LA SCOMMESSA PERRICONE
La vera sorpresa è però il Perricone, vitigno autoctono che, dagli assaggi in anteprima a Sicilia en Primeur 2023, risulta quello maggiormente cresciuto dal punto di vista qualitativo. La riscoperta del vitigno da parte di diverse cantine sta dando nuovo lustro alla varietà originaria della Sicilia occidentale, tanto da aprirgli nuove strade e opportunità anche sui mercati internazionali. Ottima e poliedrica l’interpretazione di Assuli, anche se il suo perfetto compimento è nell’interpretazione magistrale della cantina Feudo Montoni, capace di dare del tu a un vitigno burbero, ribelle, spigoloso, per certi versi selvatico, solo apparentemente da addomesticare, in vigna.
Grappolo grosso, buccia spessa. Il Perricone non ha paura delle malattie fungine e sembra voler quasi sfidare la grandine, con la sua attitudine alla maturazione tardiva. Nel calice ha tutte le carte in regola per diventare la “storia nuova” della viticoltura siciliana, capace di farsi amare per i tratti giovanili, fruttati; tanto quanto per il fascino nell’invecchiamento, al pari dei grandi vini rossi. Certo, aiutano vigneti come quello di Fabio Sireci (nella foto con Melissa Muller), a 800 metri sul livello del mare, vero orgoglio del titolare di Feudo Montoni, che è tra i viticoltori siciliani più disposti a scommettere sulle potenzialità ancora nascoste (ai più) del Perricone.
L’ETNA SI RIPOSIZIONA SUI BIANCHI DEL VERSANTE EST
Per una novità, una certezza in trasformazione, senza perdere identità: l’Etna. Sul vulcano siciliano stanno tuttavia cambiando i rapporti di forza tra i versanti. Se fino a ieri era il versante Nord quello più in vista e blasonato, i nuovi trend di consumo – che privilegiano vini bianchi e spumanti rispetto ai vini rossi – stanno dando grande visibilità al versante Est, in cui si trova in particolare il piccolo comune di Milo. I vigneti, che si estendono dai 700 metri sul livello del mare, svettano tutto attorno a piazza Belvedere, punto panoramico del paese di 1.072 abitanti da cui è possibile ammirare Taormina e, addirittura, scorgere il golfo di Catania e la Calabria.
La crescita dell’Etna Bianco Superiore di Milo sta assorbendo, per certi versi, il calo dell’Etna Rosso Riserva (-26,30% nel 2022, rispetto al 2021). Un exploit che ha il volto di Carla Maugeri (nella foto), vignaiola che insieme alle sorelle Paola e Michela ha ridato nuova vita all’azienda di famiglia, proprio a Milo. Al loro fianco, sin dagli esordi nel 2015, l’enologo Emiliano Falsini e l’agronomo Stefano Dini. Due le interpretazioni di “Contrada Volpare” 2021 degustate in anteprima durante il programma di Sicilia en Primeur 2023. Entrambe risultano capaci di abbinare note di erbe montane a una sapidità iodica, marina, unite a ricordi di agrumi come il bergamotto e di frutta a polpa bianca croccante (mela, susina bianca).
“Contrada Volpare Frontebosco” 2021 affina più a lungo in legno grande ed è un vino che esalata il grande potenziale dell’Etna nella produzione di vini bianchi tesi ed elettrici che, con il giusto apporto di terziari, possono diventare ancora più gastronomici e golosi, di gran persistenza aromatica. Vini che nascono da un vero e proprio museo a cielo aperto, frutto di un lavoro che Carla Maugeri definisce di «ristrutturazione conservativa». Il riferimento è al colpo d’occhio offerto dagli 83 terrazzamenti che circondano il caseggiato, a Milo, donando colore ai 2,8 chilometri di muretti a secco in pietra lavica nera che si snodano nei 7 ettari di proprietà.
ETNA DOC: LA CRESCITA DEGLI SPUMANTI E LA SCELTA DI BENANTI
Una terra, l’Etna, che invita oggi a investire (e a scommettere) sulla crescita internazionale di bianchi e spumanti da uve autoctone. Lo dimostra anche l’ultimo progetto di Mario Piccini, patron della «famiglia del vino toscano» che sul vulcano detiene la tenuta Torre Mora. È da poco sul mercato lo Spumante Metodo Classico Rosé 2018 “Chiuse”, prime 3 mila bottiglie di Nerello Mascalese in purezza vinificato in rosa, dosaggio zero. Quarantotto mesi sui lieviti e sboccatura a febbraio 2023 per una bollicina destinata a raccontare il vulcano siciliano in giro per il mondo, accanto ad altri fulgidi esempi.
Il riferimento è al “Sosta Tre Santi” di Cantine Nicosia, o a “Noblesse” e “Lamorémio” di Benanti, cantina che tuttavia ha scelto di non rivendicare la Denominazione di origine controllata (Doc) per i suoi spumanti, riservata invece ai suoi grandi bianchi e rossi. «L’Etna Doc è piccola – spiega Salvino Benanti (nella foto) a winemag.it – contando solo 1.200 ettari. Il mio timore è che la crescita della categoria “spumanti” finisca per mangiarsi “quote uva” utili alla produzione di vini fermi di qualità. Peraltro, l’Etna non ha storicità o reputazione nella produzione di sparkling. Fosse stato per me, avrei lasciato fuori gli spumanti dalla Denominazione, sperimentando su vigneti di quota non inclusi nel territorio della Doc».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Nuova etichetta per Torre Mora, la tenuta Piccini situata sull’Etna. A Vinitaly 2023 (pad. 9 stand c2) sarà presentato lo Spumante Metodo Classico Rosé “Chiuse”. Si tratta delle prime 3 mila bottiglie di Nerello Mascalese in purezza vinificato in rosa, dosaggio zero, vendemmia 2018 (48 mesi sui lieviti, sboccatura febbraio 2023). Un vino che incarna la filosofia produttiva “Un vitigno, un territorio“, al centro del progetto “Generazione Vigneti“, che vede protagonista quinta generazione della famiglia Piccini.
«Siamo motivati a perseguire una vision innovativa e votata alla sperimentazione – anticipano Ginevra e Benedetta Piccini – oltre che all’alta qualità del prodotto. Abbiamo lavorato per creare un’etichetta, quella dello Spumante Metodo Classico Chiuse di Torre Mora, la nostra tenuta sull’Etna, capace di rappresentare il fascino, la bellezza e l’energia che sono infuse in un territorio dominato dal vulcano».
Solo una delle sfaccettature dell’universo Piccini. A Vinitaly 2023 saranno infatti protagoniste tutte e cinque le Tenute, in un itinerario capace di toccare alcune delle aree enologiche pregiate del Bel Paese. «L’obiettivo – spiegano ancora Ginevra e Benedetta Piccini – sarà quello di evidenziare le peculiarità e le sfumature dei cinque terroir che hanno segnato la storia del settore vitivinicolo italiano e della nostra famiglia».
SPUMANTE SULL’ETNA PER TORRE MORA, ALL’INSEGNA DELLA QUINTA GENERAZIONE PICCINI
Al nostro fianco gli enologi Alessandro Barabesi e Pasquale Presutto, che gestiranno la parte tecnica di un progetto dall’approccio ecologico e sostenibile. Come quinta generazione Piccini siamo motivati a perseguire una vision innovativa e votata alla sperimentazione, oltre che all’alta qualità del prodotto».
Si parte dalle colline di Valiano, nel cuore del Chianti Classico, per poi costeggiare la Maremma toscana, dove sorge Tenuta Moraia, e proseguire nel regno del Brunello, dimora di Villa al Cortile. Completano il quadro le due tenute vulcaniche di Piccini 1882: Torre Mora, alle soglie dell’Etna, e Regio Cantina, ai piedi del Vulture, nelle terre dell’Aglianico.
«È un’immensa soddisfazione poter vedere i frutti del progetto avviato a metà anni Novanta – dichiara Mario Piccini, presidente di Piccini 1882 – assieme alle mie sorelle. Trent’anni fa, infatti, iniziammo ad investire nelle aree più vocate d’Italia, con l’ambizione di produrre i grandi vini del territorio, seguendo gli insegnamenti di nostro padre. Oggi, questo sogno è realtà, ed è con orgoglio che consegniamo le chiavi di questa eredità nelle mani delle nuove generazioni della famiglia Piccini».
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Addio a Giuseppe Benanti, scomparso all’età di 78 anni e tra i pionieri del vino dell’Etna, in Sicilia. Il Consorzio di tutela vini locale si stringe attorno alla famiglia, definendo il Cavaliere del Lavoro Giuseppe Benanti un «visionario dalla forte personalità, pioniere dell’evoluzione nella vitivinicoltura etnea degli ultimi decenni e un trascorso da imprenditore di riferimento».
«La sfida lanciata alla ricerca continua della qualità e dell’identità resta un’eredità per tutti i produttori etnei. Alla signora Carmen, ai figli Antonio e Salvino , ai nipoti e a tutti i collaboratori dell’azienda Benanti Viticoltori vadano le più sentite condoglianze», conclude il Consorzio presieduto oggi da Francesco Cambria (Cottanera), che ha ereditato il ruolo proprio dal figlio di Giuseppe Benanti, Antonio Benanti.
I primi investimenti di Giuseppe Benanti sull’Etna, per l’esattezza con l’azienda Tenuta di Castiglione, risalgono agli anni Ottanta. I primi vigneti di proprietà e in affitto si trovano a Castiglione di Sicilia (Etna Nord) e a Milo (Etna Est). «Contemporanei da sempre» è il claim che oggi accompagna la Benanti Viticoltori, frutto dell’approccio innovativo del fondatore. La svolta dell’azienda vinicola avviene nel 1998, quando Tenuta di Castiglione diventa l’attuale Viticoltori Benanti.
Accanto a Giuseppe Benanti, sin dagli esordi, ci sono professionisti come il professor Rocco Di Stefano dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, il professor Jean Siegrist dell’Institut National de la Recherche Agronomique di Beaune, in Borgogna, nonché gli enologi Gian Domenico Negro e Marco Monchiero dalle Langhe, che per un lungo periodo affiancano il loro giovane collega etneo, Salvo Foti. La famiglia, di fatto, non è siciliana, bensì di antiche origini bolognesi.
L’albero genealogico fa risalire il ramo siciliano dei Benanti al 1734, quando un discendente viene inviato in Sicilia da Vittorio Amedeo d’Aosta. Da allora, di generazione in generazione, «fare vino sul vulcano» si trasforma in una missione volta ad esaltare le peculiarità dei vitigni autoctoni dell’Etna. Sino a raggiungere, oggi, una produzione annuale di circa 170 mila bottiglie, esportate nel mondo.
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Il 2022 certifica l’ottimo stato di salute dell’Etna Doc. È quanto emerge dai numeri relativi all’imbottigliato dello scorso anno, analizzati e diffusi dal Consorzio di Tutela Etna Doc. Una fiducia che va ben oltre la conclusione dei lavori di mappatura delle contrade (qui la mappa). Se il 2021 ha rappresentato l’anno della auspicata ripresa, con dati in linea con gli anni precedenti l’inizio della pandemia, il 2022 sembra l’anno della consacrazione non solo per Etna Doc Rosso ed Etna Doc Rosato, ma anche per l’Etna Doc Bianco Superiore prodotto nel Comune di Milo, nonché per il rosato.
Nell’anno appena conclusosi sono stati imbottigliati 43.651,09 ettolitri di vino, pari a poco più di 5,8 milioni di bottiglie, con una crescita del 28,68% rispetto al 2021. Un dato che, se confrontato con il 2019, ultimo anno prima dell’inizio della crisi pandemica e che si era chiuso già in modo molto positivo, sale al 34,6%.
«Se gli ottimi dati del 2021 potevano essere visti come un normale rimbalzo rispetto all’anno precedente, flagellato dall’inizio della pandemia – commenta Francesco Cambria (nella foto, sotto) presidente del Consorzio Tutela Vini Etna DOC.grazie soprattutto alla riapertura del mondo Horeca, quelli relativi al 2022 certificano ora in modo inconfutabile la grande e costante crescita della richiesta sia sul mercato nazionale che internazionale».
Al di là dell’andamento generale e delle differenze presenti nelle singole tipologie della nostra denominazione, emerge un aspetto che probabilmente è quello che più di tutti ci riempie di orgoglio e dona grande fiducia per il futuro: la credibilità.
I nostri vini sono riusciti a conquistarsi una posizione di grande prestigio all’interno del mercato locale, nazionale e anche nei principali Paesi dell’export grazie a scelte oculate da parte di tutta la base produttiva, che puntano a preservare la qualità e la tipicità del nostro terroir».
IL DETTAGLIO: SORPRESA ETNA DOC SUPERIORE
Scendendo nel dettaglio delle singole tipologie, l’Etna Rosso, che rappresenta poco più del 50% dell’imbottigliato complessivo, cresce del 28,36%, pari a 23.365,31 ettolitri. Crescita altrettanto sostenuta anche per la seconda tipologia più imbottigliata, l’Etna Bianco, con il 28,08%, pari a 14.366,09 ettolitri.
Spiccano, anche se su numeri complessivi più piccoli, le ottime performance di due tipologie sempre più richieste e apprezzate dai consumatori, vale a dire l’Etna Bianco Superiore, le cui uve devono provenire esclusivamente dal Comune di Milo sul versante est del vulcano, che cresce del 67,19% con 746,48 ettolitri imbottigliati, e l’Etna Rosato, salito del 45,53% con 3.880,61 ettolitri imbottigliati.
Stabile, ma sempre in crescita l’Etna Spumante, +5,85% con 792,65 ettolitri imbottigliati (erano 160 mila le bottiglie nel 2020, +30% sul 2019). Gli unici dati con segno meno sono relativi all’Etna Rosso Riserva, -26,30% con 146,87 imbottigliati, e all’Etna Spumante Rosato, -19,73% con 353,08 ettolitri imbottigliati, che derivano più da singole scelte produttive che non da minori richieste da parte del mercato.
LUNETTA: «CRESCITA RECORD TRA VIGNETI E BOTTIGLIE»
I dati sono evidenti – aggiunge Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio – e certificano una crescita che possiamo certamente definire da record. Negli ultimi 10 anni la superficie dei vigneti Etna Doc e la produzione di bottiglie è quasi raddoppiata.
Si può affermare che la crescita è legata sia al rafforzamento dei mercati in cui siamo già presenti e sia alla forte spinta data dall’enoturismo, che vede l’Etna tra le destinazioni più ambite dai wine lovers di ogni parte del mondo.
«I numeri – conclude Lunetta – ci danno ci danno grande energia e fiducia e confermano la necessità di gestire la crescita della denominazione con oculatezza e responsabilità».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il lungo e minuzioso lavoro si è da poco concluso: è finalmente disponibile la mappa delle 142 Contrade dell’Etna Doc. Predisposta dal Consorzio Tutela Vini e realizzata grazie al contributo del Dipartimento Agricoltura dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana, il documento – che identifica, tra l’altro, 9 nuove contrade – consente di fotografare il territorio etneo, attraverso lo sfaccettato mosaico di Contrade che cingono l’area vitivinicola presente ai piedi del vulcano. Da Nord a Sud.
Il Disciplinare di produzione dell’Etna Doc, la più antica Denominazione di origine controllata presente in Sicilia – istituita nel 1968 – riconosce la presenza di 133 contrade sin dal 2011. L’areale di produzione interessa i territori di 20 comuni, in cui la singola contrada è legalmente equiparata a Unità Geografica Aggiuntiva (UGA).
133 CONTRADE GIÀ PRESENTI NEL DISCIPLINARE DELL’ETNA DOC
Nel lungo lavoro di ricognizione del territorio, l’aggiornamento dei confini ha portato all’individuazione di 9 nuove contrade, che saranno ufficialmente inserite nel prossimo aggiornamento del disciplinare di produzione dell’Etna Doc. Determinante per la loro identificazione il contributo offerto dai produttori aderenti al Consorzio di Tutela.
La nuova Mappa delle Contrade prende in considerazione anche queste ultime 9 unità. Si arriva così al numero di 142 Contrade dell’Etna, suddivise nel territorio di 11 comuni: 25 a Randazzo, 41 a Castiglione di Sicilia, 10 a Linguaglossa, 13 a Piedimonte Etneo, 8 a Milo, 4 a Santa Venerina, 20 a Zafferana Etnea, 9 a Trecastagni, 6 a Viagrande, 1 a Santa Maria di Licodia, 5 a Biancavilla.
Un importante passo avanti per la definizione delle specificità dell’Etna Doc. Sino a ieri, l’identificazione delle contrade, si basava infatti sull’interpretazione di vecchie carte catastali, con curve di livello mai aggiornate e limiti territoriali che oggi non esistono più, anche a causa della continua attività eruttiva dell’Etna. La nuova mappa è stata realizzata a partire da recenti rilievi topografici che sono stati poi sovrapposti a layer cartografici costruiti attraverso più rilevamenti con strumentazioni GIS (Geographic Information System).
SCARICA LA MAPPA DELLE CONTRADE DELL’ETNA IN ALTA RISOLUZIONE
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Crisi energetica, inflazione e una situazione internazionale delicata non scalfiscono il mercato dei fine wines. Che, anzi, continua a crescere a livello globale interessando anche l’Italia, dove il numero di investitori è in costante aumento. Non solo. Una delle aziende leader nel settore degli investimenti in fine wines ha già individuato le prossime frontiere: Avellinese ed Etna. «Zone – come spiega il Master of wine Gabriele Gorelli – dalle quali ci si può aspettare una grande crescita nei prossimi anni».
Sono tre i fattori che conferiscono valore ai vini di pregio: altissima qualità, rarità ed elevata domanda. Caratteristiche che continuano a proteggere dalle perturbazioni dei mercati tradizionali quel meno dell’1% della produzione mondiale definibile “fine wine”. Rendendola, a tutti gli effetti, un “bene rifugio”. Come l’oro o l’arte.
MERCATO DEI FINE WINES IN ASCESA
Nel trimestre appena trascorso, a ottenere i migliori risultati sono infatti stati gli indici Liv-ex Champagne 50 (+8,7%) e Italia 100 (+3,7%). L’indice italiano, che raccoglie 5 Super Tuscan e 5 produttori piemontesi, è in crescita continua: +15,4% nell’ultimo anno, +29% nel corso degli ultimi 2 anni e addirittura +48% nel quinquennio.
A contribuire al rafforzamento sul mercato secondario del valore dei vini pregiati italiani sono stati i dazi all’importazione imposti dagli Stati Uniti dal 2019 al 2021. Anche la quota di mercato internazionale dei fine wines italiani è salita dall’8,8% nel 2019 al 15,1% nel 2020 e al 15,4% nel 2021, stabilizzandosi all’11,8% nel 2022.
FINE WINES ITALIANI: TOSCANA IN TESTA, CRESCE IL PIEMONTE
La distribuzione dei territori dei vini di pregio italiani vede ancora in testa la Toscana, che rappresenta il 57,7% del mercato, ma con il Piemonte che è cresciuto maggiormente nell’ultimo anno. A crescere è anche il numero di italiani che decidono di investire nel settore, spesso giovani tra i 30 e 40 anni.
Liv-ex 100, l’indice che monitora l’andamento dei prezzi dei 100 dei vini pregiati più ricercati sul mercato secondario, negli ultimi due anni è cresciuto addirittura del 36,7%, conoscendo solamente una lievissima flessione – lo 0,3% – a luglio 2022, prima di ricominciare la sua salita ad agosto e settembre.
Il Liv-ex 1000, l’indice che monitora l’andamento dei prezzi sul mercato secondario di mille vini dei sette sottoindici delle aree vitivinicole più di pregio al mondo – ovvero il Bordeaux 500, il Bordeaux Legends 40, il Borgogna 150, lo Champagne 50, il Rodano 100, l’Italia 100 e il Resto del Mondo 60 – accentua ulteriormente questo andamento con una crescita del 37,8% negli ultimi due anni.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
È giunta al termine in Sicilia la “vendemmia più lunga d’Italia”, con cento giorni di raccolta. Iniziata nella parte occidentale dell’Isola, tra la fine di luglio e prima decade di agosto, la vendemmia 2022 si è conclusa a fine ottobre nei vigneti dell’Etna.
Le premesse per ricordare l’annata 2022 come «eccellente» ci sono tutte. Uve sane dal punto di vista fitosanitario e in perfetto equilibrio acido-zuccherino, ottime sensazioni organolettiche, grande qualità. Vini bianchi freschi ed equilibrati e vini rossi che lasciano presagire strutture e complessità importanti.
La congiuntura climatica in Sicilia si è rivelata favorevole per l’intero ciclo vegetativo e determinante per la qualità delle uve. Un autunno piovoso seguito da un inverno con minori precipitazioni e una fredda primavera. Le alte temperature e la siccità dell’estate siciliana hanno inibito la diffusione delle malattie della vite e inciso, solo in alcuni areali, sul calo della produzione per circa il 5-10%.
I cambiamenti climatici – afferma Laurent de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia – non sembrano pregiudicare l’eccellente qualità delle uve siciliane. La Sicilia dimostra, ancora una volta, la straordinaria capacità di fronteggiare le conseguenze del climate change con successo, grazie alla varietà del suo patrimonio vinicolo, in massima parte autoctono, e con grande biodiversità, e agli straordinari microclimi presenti nei diversi areali».
Prospettive confermate anche da Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. «La vendemmia 2022 – spiega – si attesta con un 10% di produzione in meno rispetto al 2021. Un dato leggermente migliore rispetto alle previsioni. Confermate dai vini della nuova annata le aspettative sull’alto livello qualitativo delle uve».
VENDEMMIA 2022 IN SICILIA: LA VOCE DEI PRODUTTORI
Nella zona meridionale di Noto e Vittoria ci sono ottimi riscontri sul Frappato e Grillo mentre il favorevole andamento climatico nella zona di Caltanissetta, con vini a base Grillo e Nero D’Avola, regalerà vini molto buoni per complessità, struttura e freschezza.
A Lipari sono attesi grandi risultati soprattutto dal Nero D’Avola e dalle varietà bianche. Sull’Etna, secondo i riscontri degli enologi locali, sarà un’ottima annata perché le uve sono molto sane e in perfetto equilibrio.
Per l’Azienda agricola Rallo, in Sicilia occidentale, con vigneti a Marsala, Alcamo e Pantelleria, quella che si è appena conclusa è stata «una vendemmia soddisfacente dal punto di vista della qualità, che lascia presagire un prodotto eccellente».
A Butera, in provincia di Caltanissetta, nel cuore della Sicilia, «l’annata si presenta di qualità elevata con bianchi equilibrati e rossi che daranno vita a strutture e complessità importanti”- commenta Antonio Paolo Froio, direttore della Tenuta Principi di Butera.
Buona la qualità delle uve di questa vendemmia 2022 anche per l’azienda Castellucci Miano, che a Valledolmo, tra 700 e 1050 metri, pratica viticoltura di montagna. «Uve sane e di indiscusso valore qualitativo, con un +5% per tutte le varietà coltivate in azienda», aggiunge Marco Parisi, enologo di Feudi del Pisciotto, in Val di Noto.
SICILIA, BENE LA VENDEMMIA 2022 SULL’ETNA
«Qualitativamente credo si possa dire che questo 2022 ci darà grandi soddisfazioni. È un’annata che promette bene, le uve erano veramente perfette con un piccolo aumenta sulla quantità per alcuni vitigni», commenta Achille Alessi di Terre di Giurfo.
Ottime le premesse anche sull’Etna. «Quantità delle uve prodotte superiore alla precedente annata e una qualità eccelsa, con uve perfettamente sane da un profilo sanitario ed a piena maturazione aromatica ed organolettica», evidenzia Nicola Gumina, enologo di Palmento Costanzo, sul versante nord del vulcano, a Castiglione di Sicilia.
A Lipari, nelle isole Eolie, dopo un inizio meteorologico incerto, la vendemmia si è chiusa con grandi risultati. «Sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo sarà una vendemmia di vini importanti che sapranno di sole di mare e di vento come le nostre splendide Isole Eolie», commenta Massimo Lentsch di Tenute di Castellaro.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Grazie alle ottime performance dell’Etna Bianco Doc e dell’Etna Rosato Doc, accanto alla conferma dell’Etna Rosso Doc, l’imbottigliato dei vini Etna Doc cresce del 30% nel primo semestre 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021. Sono state 3.293.388 le bottiglie prodotte a marchio Etna Doc nei primi 6 mesi dell’anno, pari a 24.700 ettolitri. Nel primo semestre 2021 era stata certificata una produzione di 2.516.704 di bottiglie, equivalente a 18.875 ettolitri.
Sono questi i numeri che emergono dall’analisi del Consorzio Tutela Vini Etna Doc, nel suo ormai consueto punto della situazione di metà anno. «I dati – commenta Francesco Cambria, presidente del Consorzio Tutela Vini Etna Doc – attestano l’ottimo stato di salute della denominazione e superano quanto di buono avevamo già fatto l’anno scorso, quando avevamo raggiunte le stesse performance del 2019, lasciandoci definitivamente alle spalle le difficoltà del periodo più duro della pandemia».
In particolare, spicca il balzo dell’Etna Bianco Doc (+37%) a conferma del grande favore guadagnato dall’autoctono Carricante. Bene anche l’Etna Rosato Doc (+50,3%), interpretato dal Nerello Mascalese con grande personalità. L’Etna Rosso Doc si conferma la tipologia più imbottigliata.
ETNA DOC: BUONE PREMESSE PER LA VENDEMMIA 2022
Nei primi sei mesi del 2022, il vino simbolo della “Montagna” siciliana ha raggiunto quasi 1,5 milioni, di bottiglie facendo segnare una crescita del 27% rispetto al 2021. «Da non sottovalutare la tipologia Spumante – continua Francesco Cambria – che ora prevede la presenza del Nerello Mascalese almeno per l’80%. Ancora una nicchia, ma con margini di crescita davvero interessanti, che ci aspettiamo di riscontrare nella seconda metà dell’anno».
Il tutto mentre la vendemmia 2022 inizia a promettere un’annata di Etna Doc di ottima qualità. «L’inverno, sostanzialmente mite – spiega il direttore del Consorzio, Maurizio Lunetta – ha lasciato spazio a una primavera priva di gelate tardive, come invece si verificò nel 2021. A maggio e giugno le piogge hanno consentito di mitigare gli effetti della siccità. Per ora le temperature estive, sebbene con ondate di calore sempre più frequenti, hanno valori che non hanno danneggiato lo sviluppo vegetativo della vite. Naturalmente saranno poi i mesi di settembre e ottobre a fare la differenza.
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Nuova Tenuta sull’Etna per Tommasi. La famiglia veneta, che nel 2022 festeggia il 120° anniversario dalla fondazione, ha acquisito a Linguaglossa 15 dei 60 ettari vitati di Tenuta Chiuse del Signore, compresa la cantina di 1.500 metri quadrati semi interrata, con sette stanze per la vinificazione e l’affinamento dei vini Etna Doc Bianco ed Etna Doc Rosso.
L’operazione è stata finalizzata grazie all’accordo con la storica famiglia di albergatori di Taormina Bambara-De Luca, guidata dai coniugi Isabella Bambara e Sebastiano De Luca, assieme ai figli Sergio e Stefania.
Tenuta Chiuse del Signore è infatti parte integrante del patrimonio del gruppo Gais Hotels, che ha completato la realizzazione della parte enologica meno di 10 anni fa, nel 2015.
Grandi protagoniste della Tenuta, che prende il nome da contrada Le Chiuse del Signore, sono le viti di Nerello Mascalese e Carricante. Consentiranno a Tommasi di rendere ancora più accattivante il proprio portafoglio di vini di qualità, distribuiti in oltre 70 Paesi del mondo.
PIETRACANNONE, L’ASSO NELLA MANICA DI TOMMASI A CHIUSE DEL SIGNORE
È possibile scommettere sin d’ora su quello che potrà essere uno dei “nomi di fantasia” delle nuove etichette. Sul posto si trova infatti un’enorme masso in pietra lavica, noto come Pietracannone (Petra o’ cannuni in dialetto siciliano). Una pietra dalla forma simile a un cannone, con tanto di foro centrale (nella foto di copertina). La stessa dà il nome a uno dei vigneti, impiantato nel 2001.
Tutt’attorno, un contesto naturalistico mozzafiato, inframmezzato da punti panoramici sul mare di Taormina e sentieri tra i boschi, frutteti e oliveti, non lontano dal castello noto come “Villa Nicolosi”. Con quest’ultima acquisizione diventano 780 gli ettari vitati sotto il controllo della famiglia Tommasi.
Prima dell’operazione che ha interessato Tenuta Chiuse del Signore erano sette le tenute vitivinicole, in sei regioni: Tommasi (Veneto), Tenuta di Caseo (Oltrepò pavese, Lombardia), Casisano a Montalcino e Poggio al Tufo in Maremma (Toscana). E ancora: Masseria Surani in Puglia, Paternoster in Basilicata e una partnership nel Chianti Classico con La Massa.
Il tutto in attesa di un altro progetto in Umbria, la cui inaugurazione dovrebbe avvenire nel 2023. Completa il quadro il progetto culturale e vitivinicolo De Buris, legato al territorio della Valpolicella Classica, al recupero di Villa De Buris e all’Amarone Classico doc Riserva.
NUOVA TENUTA SULL’ETNA PER TOMMASI: I COMMENTI
«Da 120 anni – commenta il presidente Dario Tommasi – abbiamo l’ambizioso obiettivo di raccontare l’Italia attraverso le sue eccellenze vitivinicole e di esserne stimati ambasciatori in tutto il mondo».
L’Etna rappresenta oggi uno dei territori più interessanti e stimolanti sia dal punto di vista della produzione che di mercato. Siamo orgogliosi di poter aggiungere al nostro portfolio questa denominazione alle altre che già rappresentiamo, come Valpolicella Classica, Lugana, Montalcino e Vulture».
«Conosciamo la famiglia Tommasi da tempo – aggiunge Isabella Bambara – e apprezziamo la loro unione familiare. Coniugando laboriosità e competenza, ha raggiunto traguardi importanti che vanno ben oltre la Valpolicella Classica».
«La famiglia Tommasi, come la nostra, ha sempre avuto la vocazione all’accoglienza e all’ospitalità. Ci siamo trovati immediatamente sulla stessa lunghezza d’onda – conclude – con una visione comune di valorizzazione del territorio e delle sue ricchezze. Questa collaborazione, sono certa, darà ulteriore lustro all’Etna e a tutto il comparto enoturistico».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Dentro e fuori dal calice. Andrea Franchetti, scomparso lo scorso dicembre, è stato protagonista indiscusso di Contrade dell’Etna 2022. Tra le tante occasioni di assaggio, anche quella dei vini di Passopisciaro, tenuta etnea nata proprio su intuizione del compianto imprenditore nato a Roma, da madre americana.
Una degustazione organizzata nell’antico baglio ristrutturato a partire dal 2000 a Castiglione di Sicilia (CT), cuore pulsante delle attività della cantina. A mille metri di altezza, lungo le pendici dell’Etna, le tracce lasciate da Andrea Franchetti nella storia dei vini della “Montagna” sono ormai indelebili.
A otto anni dalle prime vinificazioni, il fondatore di Passopisciaro si è infatti accorto che le uve provenienti dai diversi appezzamenti avevano specificità uniche, differenti le une dalle altre. Si è così convinto a vinificare in purezza ogni vigneto, dando vita ai vini di contrada di Passopisciaro, sintetizzati in etichetta con la rispettiva lettera “iniziale”.
Ecco dunque “C“, per Contrada Chiappemacine. “P” per Contrada Porcaria. “G” per Contrada Guardiola. E ancora: “S” per Sciaranuova ed “R” per Rampante. Ogni vino proviene da un vigneto posto nell’omonima Contrada e sintetizza le caratteristiche di ogni colata lavica in cui affondano le radici le vigne.
Le diverse composizioni minerali del terreno influenzano il carattere di ogni vino di contrada, insieme al variare dell’altitudine delle vecchie vigne e delle caratteristiche climatiche delle vendemmie.
L’Etna sale attraverso strati di aria sempre più fredda fino a più delle Dolomiti; ogni notte quest’aria scivola lungo la polvere nera fino ai vigneti e li sottopone a uno sbalzo che prima li paralizza, poi gli fa distillare zuccheri e profumi alterati, distorti, deviati cioè da quello che verrebbe dal normale metabolismo di una pianta siciliana.
È un vantaggio fare il vino in questo posto che tradisce la comune meteorologia e vive racchiuso nella stranezza climatica, è un posto vergine e deserto dove regnano immagini potenti che vengono fuori da forze senza nome.
Queste immagini si fanno corteggiare per anni senza lasciarsi capire del tutto, ma possono trasmettere uno stile attraverso le vinificazioni e la viticoltura, nei vini». (cit. Andrea Franchetti)
I VINI DI CONTRADA C, P, G, S, R DI PASSOPISCIARO: DEGUSTAZIONE CON PUNTEGGI
Contrada Chiappemacine (1.2 ettari) è situata a 550 metri sul livello del mare, la quota più bassa delle cinque. Piante di età compresa tra i 70 e i 100 anni, che affondano le radici in colate laviche inframmezzate dal calcare.
Vino inizialmente contratto, si apre dolcemente sino a concedersi in tutta la sua morbidezza e pienezza, passando da una predominanza di frutto nero al frutto rosso. Succede al naso quanto al palato, che sfodera una spina dorsale fresca e speziata, sul fruttato succosissimo. Finale altrettanto ricco, tendenzialmente morbido, su ricordi leggeri di fondo di caffè (affinamento per 18 mesi in legno grande).
Contrada Porcaria è più vasta rispetto a Chiappemacine e si trova a 650 metri sul livello del mare. Il vino è ottenuto da Nerello Mascalese in purezza. La terra è composta di un sottile strato di lava che si sbriciola sotto ai piedi.
Ottima concentrazione del frutto in Contrada P, solleticata da venature minerali che rimandano chiaramente ai vini dell’Etna. Reminiscenze leggere di brace e spezia scura. Eleganza da vendere per un vino che entra sull’opulenza del frutto e chiude asciutto, sul frutto rosso e nero.
Contrada Guardiola si trova tra gli 800 e i 1000 metri di quota. La maggior parte delle uve, vinificate previa selezione a partire dal 2011, si trova a 820 metri sul livello del mare. Siamo sul limite di una colata risalente al 1947, poco più recente dell’impianto dei vigneti.
Netta predominanza del frutto rosso nel Nerello Mascalese di Contrada Guardiola, dal croccante dei piccoli frutti di bosco al succoso tamarindo. Flebili ricordi di mirtillo, per la componente scura.
Altro di vino di eleganza assoluta, va ben oltre il frutto, rivelando la matrice vulcanica del terreno attraverso la spina dorsale minerale. La tensione del sorso è elettrica e suggerisce il potenziale di lungo affinamento del nettare.
Come suggerisce il nome, Contrada Sciaranuova nasce da una “nuova colata” (sciara) a 850 metri sul livello del mare, per un ettaro circa di estensione. In realtà, l’età geologica della lava si attesta attorno ai 200 anni.
Bel rubino luminoso, alla vista. Al naso e al palato una predominanza di frutta a bacca rossa. Si avvertono netti ricordi di ciliegia, fragola e tamarindo. Altrettanto netta la mineralità, quasi salina, a fare da spina dorsale a un sorso che fa della bevibilità, dell’agilità e della croccantezza i punti forti. Contrada S chiude asciutto, fresco, su una vaga matrice tannica.
Appezzamento di 1,4 ettari in Contrada Rampante, la più alta tra quelle che hanno catturato l’attenzione di Andrea Franchetti sull’Etna. La vigna si trova al limite della coltivazione della vite sul vulcano.
Contrada R è il vino da scegliere, senza esitazione, per comprendere la filosofia di Passopisciaro e, al contempo, godere di un’espressione assoluta del Nerello Mascalese alle pendici della “Montagna”.
A un tocco rustico, leggero e composto, rispondono frutto, tensione e mineralità, in un quadro di assoluta eleganza e grazia. Non manca la spezia, altra caratteristica che riporta ad occhi chiusi al Nerello e all’Etna e che contribuisce a stuzzicare un palato succosissimo. Lunga vita davanti, con possibilità di ulteriore, positiva terziarizzazione degli aromi.
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Un piano di Regione Sicilia per i vigneti che si trovano in contesti paesaggistici eroici, come l’Etna. Ne ha parlato oggi il presidente Nello Musumeci a Contrade dell’Etna, evento che promuove i vini del vulcano con il coinvolgimento delle cantine del territorio, che ha preso il via ieri mattina al Picciolo Etna Golf Resort di Castiglione di Sicilia.
«Il mio Governo – ha detto Musumeci – ha previsto fra i titoli delle aziende partecipanti anche quelle che hanno al loro interno dei palmenti o si trovano in contesti paesaggistici. Proprio perché abbinare il vino ad un contesto di architettura rurale, diventa un binomio di identità perfetta».
L’INTERVENTO DI NELLO MUSUMECI A CONTRADE DELL’ETNA 2022
Il governatore ha anche ricordato Andrea Franchetti, il “padre” di Contrade: «Manca Franchetti, l’ideatore di questa straordinaria iniziativa che ha superato la prova del 9. Un intuito e una lungimiranza che hanno consentito all’Etna di sfornare oggi 4,5 milioni di bottiglie con 383 aziende, un terzo delle quali imbottiglia».
Sul vulcano abbiamo 1.118 ettari di vigneti che comportano una valorizzazione immobiliare straordinaria: i prezzi dei terreni si sono moltiplicati. Questo dimostra che il vino non è soltanto un prodotto di qualità ma anche un elemento di traino per la valorizzazione di un territorio».
Contrade dell’Etna continua domani (lunedì 4 aprile) dalle 9.30 alle 16.30: l’ultimo giorno dedicato ad operatori commerciali, enoteche, circuito Horeca, importatori, grossisti e agli ospiti delle cantine presenti.
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Il vino dell’Etna riparte e la produzione supera i valori raggiunti prima della pandemia. È uno dei dati emersi durante la presentazione di Contrade dell’Etna, l’evento che promuove i vini del vulcano con il coinvolgimento delle cantine del territorio. Un evento iniziato nel ricordo di Andrea Franchetti, produttore visionario e ideatore di Contrade recentemente scomparso.
«La produzione dell’ultima vendemmia – dice Francesco Cambria, presidente del Consorzio Doc Etna – ha raggiunto i 34 mila ettolitri, superando i 32 mila ettolitri del 2019. Questo vuol dire che si torna a un imbottigliamento regolare. In crescita soprattutto i bianchi, oltre al Nerello Mascaleso, il vitigno che ci ha resi famosi in tutto il mondo».
LA MAPPATURA DELLE CONTRARE
Fra i progetti del Consorzio c’è anche la mappatura delle contrade presenti sul vulcano per i quali sono già stati raccolti i dati e che saranno adesso elaborati.
Alla presentazione di Contrade dell’Etna, 90 aziende partecipanti e oltre 70 giornalisti accreditati, è intervenuto anche Attilio Scienza, docente universitario, tra i maggiori esperti al mondo di vitivinicoltura. Scienza ha tenuto una conferenza dal titolo: “L’Etna, il vino: un grande mosaico”.
«L’Etna – dice Scienza – ha avuto il vantaggio di avere avuto una delle prime zonazioni viticole della Sicilia ma bisogna imparare ad utilizzare questa grande ricchezza del suolo. E accanto a produzioni di alta qualità serve la capacità dei produttori di saper raccontare i propri vini. Bisogna costruire un modello narrativo che possa attirare la curiosità del consumatore».
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«Vi sembra razionale produrre tanti vini come la Borgogna, che ha 450 denominazioni ma ha anche dietro una storia di qualche centinaio di anni? Io non dico ai produttori di annullare le differenze tra le Contrade dell’Etna, ma di cercare di razionalizzarle. Vi dovete mettere di fronte al mondo». È arrivato forte e chiaro, a Contrade dell’Etna 2022, il messaggio del professor Attilio Scienza ai produttori dell’Etna Doc.
In occasione del convegno di apertura dell’annuale kermesse etnea, in corso sino al 4 aprile al Picciolo Etna Golf Resort di Castiglione di Sicilia (CT), il presidente del Comitato nazionale vini ha espresso la sua opinione su un passaggio cruciale dell’iter verso l’Etna Docg: la zonazione delle 132 Contrade del vulcano siciliano e l’ipotesi che queste diventino Mga e Uga.
«Al giorno d’oggi – ha sottolineato il prof Attilio Scienza, rivolgendosi ai produttori etnei presenti in sala – è molto più semplice chiedere una Docg rispetto al passato. Giustamente anche voi tenderete a promuovere il riconoscimento di Uga (Unità geografiche aggiuntive) e Mga (Menzioni geografiche aggiuntive). Lo ha fatto Soave, lo sta facendo l’Alto Adige. Lo ha fatto Barolo e il Vino Nobile di Montepulciano (con la menzione “Pieve”, ndr)».
Il ragionamento che farà il Comitato nazionale vini nei prossimi anni è molto preciso. A questa crescente domanda di Uga ed Mga dei territori si risponderà in un certo modo. Altrimenti si farà la fine di tutti quelli che chiedono la Docg e vedranno respinta la domanda nei prossimi anni.
All’interno del Comitato nazionale vini stiamo infatti modificando i requisiti necessari per chiedere la Denominazione di Origine controllata e garantita, che adesso sono molto banali. Basta dimostrare che il vino abbia una certa “notorietà”: ma cosa vuol dire notorietà?!».
Per la richiesta di Uga o Mga, ha anticipato il prof Attilio al Convegno d’apertura di Contrade dell’Etna 2022, «si dovrà dimostrare scientificamente una differenza oggettiva. Nello specifico, ogni contrada dovrà essere diversa dall’altra. L’ideale sarebbe invece mettere assieme quelle con caratteristiche simili. Riuscirete a fare questo?».
La proposta di Attilio Scienza è di fondare l’individuazione delle future Uga / Mga «su una base geopedologica che interessa i versanti dell’Etna». Secondo i dati presentati dal presidente del Comitato nazionale Vini, le future “menzioni” o “unità” potrebbero così ridursi a 6.
«Le contrade – ha evidenziato il prof Scienza – sono all’interno di 6 modelli geopedologici. Potremmo utilizzare questa “carta” per cominciare a dare loro un certo ordine, sulla base di una realtà dimostrabile. Ho centinaia di dati che caratterizzano queste 6 macrozone. Questa è la mia idea di lavoro per il futuro».
LA RISPOSTA DEL CONSORZIO: «IMPORTANTE SPUNTO DI RIFLESSIONE»
«Quanto detto dal prof Attilio Scienza – commenta a winemag.it il presidente del Consorzio vini Doc Etna, Francesco Cambria – è un importante spunto di riflessione. Ne parlavo anche con altri amici e produttori, in precedenza: va dato un substrato di scientificità agli argomenti e agli investimenti che facciamo sul territorio».
Pensare di ridurre il numero di contrade inserite con la modifica del disciplinare del 2011 è però un azzardo. Molto più credibile, invece, individuare quattro, cinque o sei macroaree, all’interno delle quali possano confluire le varie contrade, sulla base delle medesime caratteristiche di esposizione, suoli e territorio».
«Non bisogna dimenticare – aggiunge Cambria – che l’Etna è un territorio dove ci sono tantissime piccole realtà. Contiamo 385 produttori di uva, di cui il 43% si avvale di superfici di vigneti tra uno e due ettari».
«Pensare di eliminare una contrada che fa parte della storia di un piccolo produttore potrebbe non essere la scelta giusta. Lo è, invece, l’idea di raggrupparle su basi e fondamenti scientifici. Sì all’indicazione “Nord Est” o “Nord”, per esempio – conclude il presidente del Consorzio Doc Etna – mantenendo però anche in etichetta il nome della rispettiva contrada».
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Novanta cantine e oltre 50 giornalisti già accreditati per la XIII edizione di Contrade dell’Etna, l’evento che promuove i vini del vulcano con il coinvolgimento delle cantine del territorio. L’appuntamento è per il 2, 3 e 4 aprile 2022 al Picciolo Etna Golf Resort di Castiglione di Sicilia.
L’organizzazione, per volere del fondatore Andrea Franchetti già due anni fa, è adesso affidata alla società Crew che ha raccolto il testimone e porterà Contrade dell’Etna verso nuovi e ambiti traguardi di promozione.
La manifestazione si apre sabato 2 aprile alle 9.30 con una breve cerimonia di inaugurazione e il ricordo di Franchetti, recentemente scomparso. Alle 11.15 spazio all’ospite d’eccezione, Attilio Scienza, docente universitario, tra i maggiori esperti al mondo di vitivinicoltura, che terrà una conferenza dal titolo: “L’Etna, il vino: un grande mosaico“.
A seguire le master class dedicate ai vini dell’Etna, condotte da Federico Latteri: ore 12.30 i Rosati (vini annata 2020). Alle ore 14.30 i Bianchi (vini annata 2019). Alle ore 16.30 i Rossi (vini annata 2019). Alle ore 18.30 i Rossi (vini annata 2017). Alle 20.30, sempre al Picciolo, rinfresco di benvenuto.
La seconda giornata, domenica 3 aprile, si apre alle 9.30 con la presentazione dei vini en primeur ai giornalisti di settore, enologi, critici del vino. Dalle 12.30 alle 19 grande banco d’assaggio aperto al pubblico, i biglietti sono disponibili sul sito www.lecontradedelletna.com e sul circuito TicketOne.
Lunedì 4 aprile (9.30-16.30) è l’ultimo giorno dedicato agli operatori commerciali, enoteche, ho.re.ca., importatori, grossisti e agli ospiti delle cantine presenti.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Francesco Cambria (Cottanera) è il nuovo presidente del Consorzio Vini Etna Doc. Succede ad Antonio Benanti e guiderà l’ente con l’obiettivo di portare la Docg sul vulcano della Sicilia. La decisione è stata ratificata ieri, lunedì 20 dicembre, nel corso della prima seduta del nuovo Consiglio di amministrazione.
Il voto dell’Assemblea dei soci è stato unanime. Il CdA neoeletto sarà formato anche da Seby Costanzo di Cantine di Nessuno, Irene Badalà della omonima azienda, Marc De Grazia di Tenuta delle Terre Nere, Federico Lombardo di Monte Iato di Firriato, Marco Nicolosi Asmundo di Barone di Villagrande e Graziano Nicosia dell’omonima cantina.
LE PRIME PAROLE DI FRANCESCO CAMBRIA
È un incarico che mi rende orgoglioso – sono le prime parole di Francesco Cambria – e per questo ringrazio tutti i neo consiglieri per la fiducia che hanno riposto nei miei confronti. Il precedente CdA ha posto le basi per un futuro importante della nostra Denominazione.
A noi il compito di realizzare quel programma di indirizzo con scelte in grado di migliorare e salvaguardare l’immagine della DOC Etna. Vogliamo continuare quel percorso di promozione e conoscenza dei vini di un territorio tra i più vocati al mondo».
ETNA DOCG TRA GLI OBIETTIVI DEL CONSORZIO VINI
Ad assumere la vicepresidenza del Consorzio sarà Seby Costanzo dell’azienda Cantine di Nessuno. Il CdA ha inoltre confermato il direttore Maurizio Lunetta che ha già ricoperto il ruolo negli ultimi due anni.
Tra gli altri obiettivi più importanti da raggiungere per il neo presidente Francesco Cambria, c’è anche quello di «porre le basi per iniziare l’ambizioso percorso per il raggiungimento della Docg» per i vini che nascono alle pendici del Vulcano più attivo d’Europa.
Tra le priorità della nuova governance, «il consolidamento del percorso fin qui attuato nel rafforzare e tutelare la Denominazione, accrescere la sostenibilità del territorio e rendere operative le scelte strategiche di indirizzo del precedente Cda».
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«Mi piace fare vino. È un opera d’arte che cambia ogni anno». Resterà una delle frasi più celebri di Andrea Franchetti, titolare in Toscana di Tenuta di Trinoro e Sancaba, nonché della cantina Passopisciaro, sull’Etna, scomparso poche ore fa a Roma, per via di una malattia.
Situata al principio della Val d’Orcia, Tenuta di Trinoro è nota per i suoi ricchi e complessi vini rossi da invecchiamento a base di Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot. I 200 ettari dell’azienda si trovano in una zona priva di tradizione vitivinicola, vicino a Sarteano, dove la Toscana si fonde con l’Umbria e il Lazio.
Andrea Franchetti ha acquistato la proprietà negli anni Ottanta e ha cominciato a impiantare qui i primi vigneti nei primi anni Novanta. Dieci anni dopo, nel 2000, l’imprenditore ha deciso di restaurare un antico baglio con cantina sulle pendici dell’Etna, in Sicilia.
La cantina si trova a circa mille metri di altezza sopra al piccolo paese di Passopisciaro nel comune di Castiglione di Sicilia, sul versante nord del vulcano. Il suo primo merito è stato di recuperare i vigneti terrazzati abbandonati da tempo e piantarne di nuovi.
CON FRANCHETTO LA NUOVA ERA DEI VINI DELL’ETNA
L’avvento di Andrea Franchetti sull’Etna segna un punto di svolta nello slancio dei vini del vulcano siciliano, oggi conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Non si tratta comunque dell’ultimo investimento.
Nel 2011 Carlo Franchetti acquista dei terreni nel Comune di San Casciano dei Bagni, dove trova un vigneto di Pinot nero piantato dal precedente proprietario. La prima vinificazione nel 2012, interamente casalinga, rivela subito un vino di grande carattere e potenzialità.
L’anno successivo Andrea Franchetti inizia a supervisionare la produzione, spostandola proprio a Tenuta di Trinoro, sotto il cappello della nuova avventura commerciale denominata Vini Franchetti Srl.
Numerosi nelle ultime ore i ricordi commossi dell’imprenditore scomparso a Roma. Tra i più commossi Alberto Aiello Graci, collega di Franchetto sull’Etna. «Oggi piango per la morte di un grande uomo, di un amico», scrive.
«Per me era e resterà sempre un mito – continua Graci – cultore di una bellezza alta, senza fronzoli. Generoso. Uomo magnetico, poetico, passionale. Sono stato fortunato ad averlo conosciuto, l’Etna del vino senza di lui non sarà più la stessa».
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Dopo Monreale (Tenuta Pianetto) e la Val di Noto (Tenuta Baroni), Baglio di Pianetto sbarca sull’Etna con due nuovi vini. Un bianco e un rosso dal nome inequivocabile: Fermata 125. Prende così avvio un altro sfidante progetto per l’azienda della famiglia Marzotto. La nuova linea è un omaggio alla storica ferrovia Circumetnea.
Entrata in funzione a fine Ottocento, la linea collega con il suo tracciato Catania e Riposto, compiendo il periplo del vulcano. La fermata 125 di Passopisciaro, di fronte alla quale sorge la cantina con la quale Baglio di Pianetto ha avviato questo progetto, ha dato il nome all’Etna Bianco Doc e all’Etna Rosso Doc firmati Baglio di Pianetto.
BAGLIO DI PIANETTO, OMAGGIO ALLA FERROVIA CIRCUMETNEA
«L’Etna – spiega Francesco Tiralongo, amministratore delegato dell’azienda. rappresenta uno dei più affascinanti e unici terroir del vino, rappresentativo non solo per la Sicilia, ma sempre più conosciuto per l’Italia nel mondo. Ampliare il nostro assortimento con due nuovi vini in purezza che interpretassero secondo il nostro stile il Carricante e il Nerello Mascalese, le due principali uve autoctone allevate sul vulcano, era un desiderio che avevamo da tempo e che ora siamo riusciti a realizzare».
Il comune di Castiglione di Sicilia e in particolare la frazione di Passopisciaro, rappresentano uno dei più storici territori etnei, particolarmente vocati alla viticoltura – continua Francesco Tiralongo –. Qui abbiamo trovato il partner che cercavamo, con il quale condividiamo in primis l’approccio sostenibile in campagna. Ci siamo da subito trovati in grande sintonia: i vigneti e la cantina saranno condotti in stretta collaborazione con il nostro team aziendale, che sarà presente e supervisionerà tutte le fasi produttive».
ETNA BIANCO E ROSSO FERMATA 125
L’Etna Bianco Doc “Fermata 125” 2020 proviene da uve certificate biologiche di Carricante in purezza, allevate a cordone speronato e guyot, raccolte manualmente alla fine di ottobre. Dopo una macerazione a freddo sulle bucce per favorire l’estrazione aromatica e la fermentazione in vasche d’acciaio, il vino riposa sui suoi lieviti per circa 4 mesi. Segue un affinamento in bottiglia di altri 4 mesi prima di essere commercializzato.
L’Etna Rosso Doc Fermata 125 2019 si ottiene da uve di Nerello Mascalese in purezza, allevate con il tradizionale sistema dell’alberello e raccolte manualmente alla fine di ottobre. Dopo una macerazione di circa 10 giorni in vasche d’acciaio a contatto dei propri lieviti indigeni, il vino svolge la fermentazione malolattica in barrique, dove poi prosegue la sosta e maturazione per circa 8-9 mesi. Dopo l’imbottigliamento, si affina ancora per un anno prima della commercializzazione.
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Paura, rispetto, speranza, commozione. Poche cose nella vita riescono a suscitare lo stesso turbinio di emozioni dell’Etna in eruzione. Chiedere per credere ai siciliani che vivono alle sue pendici. Chiedere, tra tutti, a Nunzio Puglisi, il vignaiolo di Enò-Trio che a Randazzo (CT) ha famiglia e vigneti, anche a mille metri d’altezza.
Raggiunto telefonicamente da WineMag.it, Puglisi sembra appena uscito da una lavatrice in centrifuga. Nelle sue parole, che riportiamo appositamente senza alcuna revisione, il flusso di coscienza di chi è abituato a mettere le mani nella terra dell’Etna, ogni giorno.
Quella stessa terra che oggi è coperta da lapilli. Come le strade, i tetti delle case, le colture. Uno spettacolo che la Sicilia sta vivendo ora dopo ora senza i suoi turisti, in piena pandemia. Un ritorno alla normalità per i catanesi, nell’eccezione che ha la forma d’una “Muntagna”. ‘A Muntagna.
Veniamo fuori da una situazione “pandemica” poco chiara ma abbastanza “macigna” per le nostre forze. Ritengo che la natura è talmente perfetta che se da un lato ci ha regalato il sole, il freddo, la neve, le eruzioni dell’Etna nello specifico, d’altro canto siamo un po’ stanchi per tutto. Ciononostante, in tempi “normali” tutto poteva essere gustato ed apprezzato, pandemia esclusa.
Mi riferisco alla forza della natura che ci ha regalato e donato il sole, il mare, il freddo, la neve e queste splendide eruzioni di fuoco e di lava. Momenti unici se condivisi con persone da diversi parti del mondo.
Restando in tema Etna, eruzione, vulcano, cosa posso dirti. Noi siamo nati qui. Rispettiamo e temiamo nello stesso tempo a “Muntagna”. Se è li tranquilla, innevata, ben elevata, imponente, godiamo della sua maestosità, ma nello stesso tempo la sua calma ci preoccupa.
Se è “attiva” siamo contenti, o convinti, che non possono esserci terremoti, perché ha trovato il suo sfogo. Ci preoccupa lo stesso sfogo: come potrà sfociare, inteso sia per i fiumi di lava che ne possono derivare, che per il fatto del fiume lavico stesso, quale strada potrebbe percorrere. E sì, tutti felici se nella valle del “Bove”, incrociando le dita per il versante che vorrà percorrere.
Ritornando a quanto sta accadendo in questi giorni, possiamo dire tanto spettacolo, che andava condiviso con tanti turisti, oserei dire stranieri nel senso di turisti per l’Etna e l’enogastronomia sicula. Individualmente, la questione Etna, al momento, è vissuta in maniera personale. Tanto spettacolo, alcuni disagi ma tanta paura nello stesso tempo.
Nello specifico, svegliarsi all’una e trenta di notte per i boati continui fortissimi accompagnati da fiamme di fuoco che si elevano nel cielo… Fa un po’ paura.
O ancor di più svegliarsi per via dei boati e subito dopo delle piogge di lapilli: “pietre” che cadono in qualsiasi parte con rumori assordanti, senza risparmiare nulla, né auto, né tutto ciò che vive fuori, per non parlare dei postumi (tetti pieni di lapilli, pluviali intasati eccetera) credimi non è semplice. Soprattutto se pensi: “Finirà?”.
Il giorno dopo si contano i danni. Si ringrazia Dio per esserci, ma noti un paesaggio “spaziale”. Ceneri vulcaniche dappertutto. Ci si organizza , ci si rimbocca le maniche, si spazza, si pulisce. Perché la vita va avanti.
Danni? In questo periodo, fatto eccezione per auto, per i disagi, per le colture ortive, per fortuna molto limitati. Questa è L’Etna , questo il mio pensiero.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
In attesa di presentare gli spumanti Etna Doc, una nuova realtà si fa largo alle pendici del vulcano della Sicilia. Si tratta di Cantine La Contea di Santa Venera di Mascali (CT), che lavora 16 ettari sul versante orientale della “Muntagna”, a 400 metri sul livello del mare.
Il focus non poteva che essere sul Nerello Mascalese, vitigno autoctono a bacca rossa simbolo dell’Etna. Nonostante le difficoltà del periodo, il 2021 vuole essere l’anno della consacrazione per La Contea, a 10 anni esatti dal 2011, anno della fondazione.
Al momento sono 28 mila le bottiglie prodotte su tre etichette della linea “Classe 39“. Tutti vini Terre siciliane Igt, cui andrà ad affiancarsi a breve un Etna Doc Bianco e uno Spumante Metodo Classico Etna Doc, con maturazione minima di 36 mesi.
La gamma si arricchirà in seguito di un Etna Doc Rosso e di uno Spumante Metodo Classico Etna Doc Rosè, attualmente sui lieviti. Un percorso verso la qualità, quello di Cantine La Contea, all’insegna delle molteplici sfaccettature del Nerello Mascalese.
LA DEGUSTAZIONE Vino Bianco 2019 “Classe 39”, Az. Agr. La Contea (13%): 85/100
Giallo paglierino luminoso. Profumi ampi, bel bouquet di fiori freschi e frutta esotica, banana in primis. Vena minerale e vegetale, sulla mandorla e sulla buccia d’agrume. Un’acidità spinta che si ritrova anche al palato, sin dall’ingresso: i ricordi di agrume, già avvertiti al naso, accompagnano il sorso uniti a una bella vena sapida.
Vino giovane, che potrà avere una discreta evoluzione positiva nei prossimi mesi di bottiglia. Ottenuto da uve Nerello Mascalese 100% vinificate in bianco in acciaio, si presta ad accompagnare la cucina dagli antipasti ai secondi di carni bianche, oltre a portate di pesce e sushi.
Terre Siciliane Igp Rosato 2019 “Classe 39”, Az. Agr. La Contea (13%): 84/100 Bel colore buccia di cipolla. Al naso ricordi di pesca, fico, agrumi. Altro ingresso verticale, su un’acidità spinta che lascia poi spazio alle note fruttate più morbide, già avvertite al naso. Chiude leggermente amaricante, sull’equilibrio tra frutta e salino.
Un vino ottenuto da uve Nerello Mascalese vinificate in rosa, con breve contatto sulle bucce e permanenza in bottiglia di almeno 6 mesi prima della commercializzazione. Ideale compagno di pizza, sushi, linguine ai ricci di mare. Perfetto col pesce saporito e le fritture di paranza, risponde bene anche con le carni bianche.
L’Alicante? Un vitigno da “apnea”. Chiedere per credere a Gurrida, cantina proprietaria di un vigneto “subacqueo”. Da circa 200 anni, da novembre ad aprile, le piante “a piede franco” vengono sommerse dall’acqua. Non siamo su un nuovo pianeta scoperto dalla Nasa, ma a Randazzo. Sul versante nord dell’Etna.
Dopo dodici anni – spiega fiero a WineMag,it Gaetano Cesarò, patron di Gurrida – la vendemmia in azienda è stata ripresa ed abbiamo raccolto circa 60 quintali di Alicante dalle nostre vigne secolari”.
Qualità o quantità? Non scherziamo: “È stata una vendemmia discreta, caratterizzata da una quantità minima ma di ottima qualità: come prima annata non si poteva pretendere più di tanto”, chiosa ancora Gaetano Cesarò.
Una realtà che non è solo un’azienda vinicola, ma un vero e proprio concentrato della storia vitivinicola della Sicilia. Il vigneto di Alicante fu voluto dall’ammiraglio Horatio Nelson, che lo fece realizzare dopo essere stato nominato Duca di Bronte dal Re di Napoli. Un riconoscimento per aver sedato una rivolta nella città partenopea.
Nelson, la cui idea era di costituire un nuovo polo vinicolo nell’isola, ben nota agli inglesi che controllavano il commercio del Marsala, fece impiantare dall’enologo francese Fabre mille ettari di Alicante.
Un vitigno noto anche come Grénache. Tra queste nuove piantagioni, ecco il vigneto di Gurrida, sopravvissuto all’arrivo della fillossera grazie ad un fenomeno unico nel suo genere, che ne rivela le doti da “subacqueo”.
Ogni anno, da novembre ad aprile, le viti finiscono in apnea, ricoperte dall’acqua piovana che poi, lentamente, si riversa nei fiumi Alcantara e Simeto grazie alla porosità del terreno. Ancora oggi, seppur con qualche difficoltà dovuta alla riduzione delle piogge, è possibile ammirare il fenomeno.
All’interno dell’azienda, che si presenta con una particolare cantina posta su tre livelli, anche un piccolo museo rurale, che offre la possibilità di vedere le vecchie botti grandi dove veniva custodito il vino negli anni ’40.
“Le hanno forate a colpi di pistola i soldati tedeschi di stanza sull’Etna- spiega ancora a WineMag.it Gaetano Cesarò – per sversare gli oltre 3 mila ettolitri di vino durante la Liberazione da parte delle forze alleate”. Una storia di resistenza che si mescola a quella del vigneto subacqueo di Alicante.
All’interno dell’azienda di Randazzo, anche una fermata della ferrovia Circumetnea, la seconda linea ferrata italiana costruita dopo quella di Napoli, oltre a un vastissimo parco dominato dal lago Gurrida. Un gioiello incastonato nel territorio del Parco dell’Etna, che è possibile visitare grazie ad un sentiero immerso. Nella natura, s’intende.
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Un incendio di vaste proporzioni ha rischiato di cancellare alcuni tra i vigneti più noti del versante sud-orientale dell’Etna, in Sicilia. Le fiamme, forse di origine dolosa, sono divampate nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 agosto sul Monte Gorna, cono vulcanico inattivo e vero e proprio fiore all’occhiello di Cantine Nicosia.
Per spegnere l’incendio, divampato in contrada Ronzini e in via delle Acacie, tra i comuni di Trecastagni e Viagrande, sono intervenute tre squadre di vigili del fuoco da Acireale e Linguaglossa. Sul posto anche Forestale e Carabinieri che hanno sgomberato decine di abitazioni, a scopo precauzionale. Non risultano persone ferite o intossicate.
“Il gravissimo incendio – riferisce Graziano Nicosia – ha dato origine a una lunga e impressionante scia di fuoco che è arrivata a lambire i confini delle nostre storiche vigne sul Monte Gorna. Per fortuna, sembra che non vi sia stato alcun danno rilevante alle abitazioni e ai vigneti, che sono stati messi in sicurezza grazie all’intervento dei soccorritori, cui va tutta la nostra riconoscenza”.
Rimane, tuttavia, la ferita al paesaggio e la profonda amarezza per ciò che è successo e per quel che ne sarebbe potuto derivare. Episodi come questo, spesso purtroppo di origine dolosa, sono sempre più frequenti e rischiano di mandare letteralmente in fumo anni e anni di duro lavoro e sacrifici”.
“Il nostro pensiero – aggiunge Nicosia – va a tutti gli abitanti e i produttori di contrada Monte Gorna che, come noi, hanno trascorso una notte carica di ansia e preoccupazione, risoltasi fortunatamente solo in un brutto spavento. Infine, un grazie di cuore e un grande abbraccio a tutti coloro che ci hanno mostrato in queste ore difficili la loro vicinanza e solidarietà”.
Gli incendi non sono rari sull’Etna, come in tutto il centro-Sud Italia, durante l’estate. Spesso le fiamme lambiscono i vigneti atti alla produzione del prezioso Etna Doc.
Tra gli episodi avvenuti in passato è da ricordare l’incendio che ha lambito il vigneto centenario di Benanti sul Monte Serra, ancora una volta sul versante Sud-orientale. Era il giugno 2018. Nell’agosto 2019, le fiamme hanno invece interessato la zona Nord del vulcano siciliano, per l’esattezza il Comune di Randazzo.
“Quella degli incendi – commenta a WineMag.it Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio Tutela Vini dell’Etna – è una piaga che interessa tutta la Sicilia. Purtroppo non è la prima volta che le fiamme rischiano di cancellare dei vigneti storici, con età superiore ai 100 anni: sarebbe stato un disastro. Dobbiamo comunque fare i conti con la ferita inferta al nostro patrimonio ambientale, per i danni inferti alla macchia mediterranea locale”.
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Il “Tiurema” di Nunzio Puglisi (Enò-Trio Vini, Randazzo – CT), in fin dei conti, è semplice nella sua decostruzione delle circostanze e delle abitudini: prendi il Pinot Nero, mettilo sull’Etna e vedi che succede.
Il risultato è un altro vino, diverso da quello che ci si potrebbe aspettare conoscendo il “Noir”. Più simile ai francesi “estremi” che a tanti italiani. Meno leggiadro in bocca e più muscoloso, potente. Eruttivo.
Un Pinot nero che pare in guerra con se stesso, un po’ incazzato con chi l’ha messo sul bordo di un cratere siciliano, invece che a Mazzon. Ma che guardandosi allo specchio, in fondo, si piace (e piace) esattamente così com’è: diverso. Che “Tiurema” sarebbe se raccontasse quello che sappiamo già?
Del resto, Nunzio Puglisi non ci gira attorno: “Partendo dalla necessità di voler dare un nome al nostro Pinot Nero, conoscendo le difficoltà che bisogna affrontare per arrivare a portare a giusta maturazione le uve, consapevoli del fatto che il Pinot Nero è una delle varietà più complicate da gestire durante la vinificazione, certi e sicuri che il nostro non sarà mai uguale per ogni annata vendemmiale, siamo arrivati qui: Tiurema”.
Tutto un progetto, una aspirazione, una idea, una utopia. Una sfida che abbiamo voluto imporci di voler portare a termine e far conoscere. Una visione differente di Pinot Nero perché prodotto sull’Etna a mille metri sul livello del mare, su un terreno argilloso; un invito rivolto a voi per scoprire insieme le caratteristiche che presenta di anno in anno“.
“Una complessità – conclude Nunzio Puglisi, vertice dell’Enò-Trio con le figlie Stefany e Désirée – che va dalla coltivazione all’imbottigliamento di una nostra idea di Pinot Nero tutta da condividere”.
Una concezione che è cambiata negli anni, pur rimanendo fedele all’idea iniziale, portando la cantina a produrre vini sempre più eleganti e in grado di valorizzare appieno il terroir etneo.
Non solo col Pinot Nero “Tiurema”, ottenuto da un vigneto di 40 anni, ma anche con il Traminer “Dissidente”, tra i migliori assaggi al Mercato Fivi 2019 di Piacenza. Provare per credere.
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Blocco dei nuovi impianti di vigneti per i prossimi 3 anni sull’Etna. Lo ha deciso ieri l’assemblea del Consorzio, con oltre il 90% dei soci presenti e una maggioranza quasi unanime. L’ottica del provvedimento, spiega l’ente, è quello di una “crescita regolata“.
L’assemblea del Consorzio ha di fatto approvato le proposte del CdA, che prevedevano modifiche al disciplinare, riduzione delle rese per la vendemmia 2020 di Etna Rosso e Riserva e il blocco delle rivendicazioni Di di nuovi impianti, per i prossimi 3 anni a partire agosto 2021, “a meno delle assegnazioni fisiologiche di quanto previsto dalle regole regionali”.
“Una scelta coraggiosa – sottolinea ancora il Consorzio etneo – che pone l’Etna come territorio animato da produttori che sanno fare squadra, attenti alla tutela e alla qualità dei loro prodotti”. L’ente precisa che non sarà fatta “nessuna deroga alla scelta di stop agli impianti Doc”, pur nel “rispetto delle regole e degli interessi legittimi di ciascun produttore”.
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Nuovo appuntamento con le cantine che offrono ospitalità in Italia. Questa volta è il turno dell’Etna, dove sono presenti diverse aziende vocate da anni all’enoturismo in Sicilia. Fonte Coldiretti, il 93% degli italiani resterà in Italia per le vacanze 2020, riscoprendo i piccoli borghi e i centri minori. Le città d’arte sono svuotate, così come le classiche mete della movida estiva, probabilmente in favore di destinazioni “mordi e fuggi”, nel segno del turismo di prossimità.
Dopo Oltrepò Pavese,Lazio, Campania ed Emilia Romagna ecco sette “vulcaniche” proposte in Sicilia, in provincia di Catania. Ai piedi de “a muntagna” si trovano wine resort e agriturismi, luoghi ideali per partire alla scoperta delle altre meraviglie dell’isola.
Un territorio, quello etneo, che oggi è sotto i riflettori di tutto il mondo. Recentemente la zona è finita nel mirino di lungimiranti imprenditori del vino italiano, che hanno deciso di investire nelle varietà autoctone che crescono alle pendici dell’Etna. In particolare, Nerello Mascalese, Nerello cappuccio e Carricante.
CANTINA PIETRADOLCE [metaslider id=”50531″] A pochi chilometri dalla cantina Pietradolce sorge il resort Donna Carmela, storica dimora immersa in un giardino di 10.000 mq con un vivaio di oltre 5.000 specie di piante, anche subtropicali. È possibile soggiornare in camere, bungalow e appartamento in villa.
Per gli irriducibili del fitness una sala con attrezzi dove farsi seguire da un personal trainer e per gli amanti dei massaggi una wellness room dove concedersi trattamenti e per rinfrescarsi una graziosa piscina. Alle coccole a cena ci penseranno Piergiorgio Alecci e Rosario Parisi, chef del ristorante.
La cantina Pietradolce ha ventidue ettari di vigneti situati tra i 700 e i 950 m sul livello del mare e coltiva i vitigni tipici dell’Etna come Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante. L’Etna Rosso Vigna Barbagalli è uno dei suo cru più rinomati.
MONACI DELLE TERRE NERE [metaslider id=”50537″]
Un vero e proprio albergo diffuso di lusso è quello che attende gli ospiti della Tenuta Monaci delle Terre Nere con soluzioni abitative dislocate tra l’edificio principale ed una villa nobiliare dell’800.
Gli ambienti eleganti delle camere classic raggiungono il top della raffinatezza nelle suites con pareti in pietra lavica, soffitto spiovente, camino e vasca freestanding, ovvero al centro della stanza.
Manca la televisione, volutamente. E non se ne sentirà la mancanza. Le attività da svolgere sono tantissime: dalla lezione di cucina alla passeggiata a cavallo. Dal trattamento olistico all’aperitivo in piscina. Il concierge sarà al vostro servizio per esaudire tutti (o quasi) i vostri desideri.
Gli spazi esterni si prestano a camminate ristoratrici ed ospitano un orto, un giardino di erbe aromatiche dove allenare l’olfatto, alberi da frutto. Prodotti utilizzati per la colazione o nelle preparazioni del ristorante. Tra i vini prodotti da Guido Coffa, outsider tra gli autoctoni, anche un interessante Grenace “U’ranaci”.
TENUTA DI FESSINA
[metaslider id=”50546″]
Dodici anni di vini vulcanici declinati al femminile ed uno stile unico di ospitalità grazie a Silvia Maestrelli. Questa in sintesi Tenuta di Fessina. Giunta a Castiglione di Sicilia nel 2006, Silvia porta avanti il suo progetto con passione e con l’obiettivo di “aprire” il territorio etneo alla divulgazione ed all’ospitalità enologica.
L’agriturismo, realizzato nel 2008, è un vecchio palmento del 17esimo secolo ristrutturato in modo suggestivo. Dispone di 7 camere e di una sontuosa terrazza che si affaccia sulle vigne, abbracciata dal silenzio e dai profumi della campagna siciliana. La colazione continentale è servita su un’unica grande tavola, come si faceva un tempo.
Il Wine Resort dell’azienda vitivinicola Barone di Villagrande è un’antica residenza nobiliare del ‘700 che si erge tra boschi e vigneti. Le camere per il pernottamento sono solo quattro e sono state ristrutturate reinterpretando il sofisticato stile barocco.
All’interno di questo resort, creato intorno al vino, i momenti dedicati al gusto danno vita ad emozioni indimenticabili grazie anche al ristorante che premia l’utilizzo delle verdure e delle erbe aromatiche dell’orto biologico e le carni ed i formaggi dagli allevamenti dell’Etna.
Il percorso degustazione dei vini parte dalla terrazza che affaccia sul Golfo di Catania e sui vigneti ad anfiteatro. Dopo la visita alla bottaia si potranno ammirare anche gli interni del vecchio palmento del diciottesimo secolo in perfetto stato di conservazione.
Wine Resort Barone di Villagrande Via del BoscoM 25 95010 Milo (Ct) info@villagrande.it
Il Resort Cavanera Etnea si trova tra Castiglione di Sicilia e Randazzo, all’interno della riserva naturale del Parco dell’Etna, nell’area nord est del vulcano. E’ solo una delle tre proposte di ospitalità di Firriato Winery insieme a Baglio Soria di Trapani e Calamoni a Favignana.
Le camere divise in quattro categorie, si trovano tra i vigneti che salgono lungo i terrazzamenti di contrada Verzella. La struttura dispone inoltre di piscina e zona fitness. Al ristorante “La Riserva Bistrot” il menù propone piatti della tradizione catanese.
Cavanera Etnea Resort & Wine Experience Contrada Verzella Castiglione di Sicilia (CT) +0942 986182 cavanera@firriatohospitality.it
CANTINA MURGO
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La Tenuta San Michele si trova a Santa Venerina, sotto Zafferana Etnea ad un altezza di 500 metri s.l.m. Dalla ristrutturazione di tre antichi edifici produttivi dismessi sono stati realizzati i locali che oggi sono destinati all’accoglienza.
Camere e appartamenti con angolo cottura e un ristorante che offre cucina tipica in abbinamento ai vini Murgo. Silenzio, pace, panorama e colazione a bordo piscina gli ingredienti giusti per la vacanza. Murgo, sull’Etna dal 1981, oltre a diverse etichette di vino produce un olio extravergine da olive Nocellara dell’Etna.
Murgo Winery – Tenuta San Michele Via Zafferana 13 Santa Venerina (CT) +39 095.95.05.20 agriturismo@murgo.it
L’azienda Scilio ha origine nel 1815 e produce vini da cinque generazioni. Si trova sul versante nord-orientale dell’Etna e coltiva i vigneti in regime biologico. L’agriturismo Valle Galfina, dal nome della contrada in cui si trova, dispone di 8 camere, piscina e un ristorante con un gustoso menù a base di prodotti tipici della cucina siciliana ed etnea.
Ogni piatto ha il suo vino in abbinamento e i dolci sono il fiore all’occhiello della cucina. La struttura ricettiva è’ stata ricavata dal restauro dell’antica casa padronale in cui i proprietari usavano passare l’estate in attesa della vendemmia. Il tutto preservando l’originaria architettura rurale etnea.
Agriturismo Valle Galfina Contrada Valle Galfina 95015 Linguaglossa (Ct) +39 095 932822 +39 3488629754 info@scilio.it
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Chiamiamolo pure “test“. Anche se, forse, sarebbe meglio parlare dell’inizio di una vera e propria rivoluzione, che potrebbe dare il “la” a molti produttori italiani di vino di qualità. Mario Piccini rompe il muro tra Horeca e Gdo con la decisione di destinare otto vini di quattro delle sue Tenute alla vendita al supermercato. Prima di oggi, le etichettepremium in questione erano destinate solo a ristoranti, hotellerie, wine bar ed enoteche.
Sono interessate dal progetto Fattoria di Valiano, situata nel cuore del Chianti Classico e casa della famiglia Piccini, Tenuta Moraia in Maremma, Regio Cantina nel Vulture e la tenuta siciliana Torre Mora, sul versante nord dell’Etna. Resta esclusa, al momento, solo Villa al Cortile, la “boutique winery” di Montalcino.
Mosso dalle altrettanto rivoluzionarie dichiarazioni rilasciate a WineMag.it dal buyer Vini di Coop Francesco Scarcelli – pronto al dialogo con i vignaioli e a sedersi a un tavolo di lavoro ad hoc al Mipaaf – Mario Piccini ha trovato il coraggio di mettere nero su bianco quello che, forse, gli frullava nella testa già da un po’ di tempo.
Pensieri che l’emergenza Coronavirus e il conseguente lockdown dell’Horeca hanno solo accelerato. Nulla di ufficiale, ma l’interlocuzione tra il patron del colosso del vino toscano e il direttore vendite Gdo, Maurizio Rossi, deve aver sollevato Piccini da qualsiasi ulteriore perplessità. Nell’intervista esclusiva, tutti i dettagli.
Mario Piccini, quali sono le etichette interessate dal progetto?
Abbiamo selezionato due prodotti per ciascuna delle nostre tenute. Si tratta di referenze premium solitamente destinate al canale Horeca o, più in generale, referenze dedicate a tutti gli appassionati di vino che ricercano non solamente la qualità, ma desiderano anche scoprire la cantina che li produce e il territorio dove il vino nasce.
Qual è il numero di bottiglie prodotte per etichetta?
Se rapportate ai numeri della Grande distribuzione, si parla di produzioni davvero ristrette. Basti pensare che le bottiglie in questione non superano le 50 mila unità per tipologia, salvo una sola eccezione.
Può entrare ancor più nel dettaglio?
Le referenze in questione vengono prodotte dalle nostre Tenute, tutte realtà medio piccole, a conduzione biologica, dai 13 ai 75 ettari vitati. Tutte le etichette fanno già parte dell’attuale offerta del ‘mondo Piccini’. Per questo motivo la percentuale destinata alla Gdo verrà costantemente monitorata, in modo da poter garantire ai nostri clienti storici, nel momento della loro ripresa a regime, la qualità e quantità di sempre.
Quali sono le ragioni di questa scelta?
L’emergenza in corso ha accelerato il processo di evoluzione del mondo del commercio e della comunicazione, cambiando anche i paradigmi delle informazioni che vengono consumate.
Dal punto di vista commerciale non ha senso privare i clienti dei supermercati dei vini di qualità delle aziende agricole, anche se è bene precisare che la provenienza da un’azienda agricola non è per forza sinonimo di vino di qualità, come del resto non è vero l’esatto contrario.
La nostra filosofia aziendale e comunicativa si basa su questa trasparenza: sul diritto e la libertà che offriamo al consumatore di scegliere una referenza piuttosto che un’altra e di consumarle in assoluta tranquillità a casa.
La qualità deve essere fruibile dal maggior numero di persone possibile e più permettiamo alle persone di incontrarsi con la qualità, più questa può entrare nelle loro vite, determinando un vero e proprio cambiamento e miglioramento.
È l’inizio di una manovra di avvicinamento che interesserà tutta la linea Horeca?
Non interesserà tutta la linea Horeca, ma solo alcune selezioni. Prodotti che sono parte del core range delle nostre Tenute e che convivranno su entrambi i canali. Azione che a nostro avviso è assolutamente possibile se si lavora con trasparenza.
Il nodo cruciale nei rapporti delle aziende del vino col mondo della Gdo sono le politiche di prezzo e la scontistica adottata dalle varie insegne di supermercati. Qual è il vostro piano d’azione, su questo fronte?
Le politiche di prezzo si basano su di un posizionamento corretto del prodotto piuttosto che su logiche di scontistica. Siamo aperti a dialogare con tutte quelle insegne che vorranno mostrare il loro interesse ed apprezzamento verso determinati prodotti.
Il primo passo deve venire da noi produttori, che dobbiamo liberarci da questi timori e muoverci in sinergia, uniti. Dall’altra parte le insegne devono dare il giusto spazio alle etichette, incentivando anche l’inserimento di personale qualificato in grado di consigliare il consumatore e di raccontare vini e territori legati ad una selezione di referenze premium.
Il valore e la percezione della qualità di queste selezioni dovranno rimanere insomma intatte, rispettando le piccole aziende nei prezzi, in una sezione concepita come luogo di scoperta e non di affari a basso prezzo. Per far questo è necessario un grande senso di responsabilità da parte delle insegne pronte a compiere questo passo.
Non ha paura di “ferire” la sensibilità di qualche cliente Horeca?
Probabilmente una scelta di questo tipo potrà allontanare qualcuno, ma siamo sicuri che gran parte dei nostri partner ha sposato non un’etichetta, bensì un progetto. In tal senso questa scelta è perfettamente allineata con la nostra filosofia aziendale e per questo non mi aspetto grandi sconvolgimenti.
Gdo e Horeca, come auspicato nei nostri editoriali e articoli inerenti a un potenziale ‘Patto sul vino di qualità’, possono avvicinarsi per il bene dell’intero settore, a vantaggio delle produzioni di nicchia e di qualità premium. Siamo dei visionari, dei folli o c’è del concreto?
Sono convinto di questo. Il consumatore è sempre più interessato alle produzioni locali, al biologico, alla qualità. E le insegne stanno rispondendo con rapidità a questa rinnovata esigenza. Acquisti con assegnazioni regionali se non provinciali, come auspicato da Francesco Scarcelli di Coop Italia nell’intervista rilasciata a WineMag.it, vanno sicuramente nella direzione giusta.
Mario Piccini, l’ultima sfida al mondo del vino sembrava l’avventura sull’Etna: qualcosa che avvicina ancor più sua personalità al vulcano siciliano. Oggi questa novità, che potrebbe costituire l’esempio e l’avvio di una vera e propria rivoluzione. Come la vive? È solo un’operazione commerciale, o c’è anche della filosofia sotto (o, ancor meglio, sopra)?
Come spiegato in precedenza, alla base di questa sfida c’è e rimane la nostra filosofia aziendale di trasparenza e di voglia di far conoscere ad un numero sempre maggiore di consumatori le eccellenze dei vari territori dell’Italia del vino.
Grazie alle nostre tenute che sono dislocate sul territorio nazionale e a questa operazione, possiamo portare al consumatore un esempio del vino di territorio e questo è assolutamente in linea con la nostra mission.
Tanti suoi colleghi, pure tra i vicini di casa toscani, sembrano vergognarsi di comunicare alla stampa o ai propri clienti i dettagli del loro rapporto con la Grande distribuzione, pur traendone ampi vantaggi, sfruttando abbondantemente le strategie legate alla leva promozionale, in voga in Gdo: cosa nasconde davvero, secondo lei, una tale ipocrisia nel mondo del vino italiano?
A nostro avviso si tratta di timore e non di ipocrisia. Il mondo del vino è estremamente conservatore, sia tra le fila di noi produttori che nella distribuzione. Il problema della Gdo, così come lo era per l’online fino a pochi giorni fa, è legato al timore di un giudizio negativo da parte del cliente finale Horeca.
Lamentele legate al prezzo finale della bottiglia di vino ricadono giocoforza sull’immagine del ristoratore, piuttosto che sul produttore. Noi siamo convinti che oggi il consumatore sia in buona misura più pronto a comprendere ed accettare il costo maggiorato di un vino servito nell’Horeca.
Al giorno d’oggi c’è la consapevolezza che, in gran parte, questi costi sono legati alla distribuzione, allo stoccaggio e al mantenimento di personale qualificato: tutti aspetti che incidono notevolmente sul prezzo finale.
Vuole lanciare un ulteriore messaggio al mondo del vino italiano?
Alcuni consorzi stanno rivedendo le loro strategie e rivalutando la Grande distribuzione. Spero che saranno in molti ad abbracciare questo cambiamento. Azioni solitarie, o fatte in ordine sparso, difficilmente potrebbero far cambiare approccio e mentalità al mondo del vino.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
CASTIGLIONE DI SICILIA – Carranco, l’azienda nata nel 2018 dall’incontro sull’Etna tra Borgogno (Andrea Farinetti) e Francesco Tornatore, progetta in grande il proprio 2020. Tra gli obiettivi, la produzione di 80 mila bottiglie tra Etna Bianco ed Etna Rosso. E la realizzazione di una nuova cantina nel Palmento settecentesco della Villa dei Baroni, nella tenuta Carranco.
Il 2019 si è chiuso con un fatturato di 120 mila euro con la sola produzione di Etna Rosso Villa dei Baroni e Etna Bianco Villa dei Baroni. Un primo anno di attività che individua in Svezia, Giappone, Canada e Italia i principali mercati in espansione con la prospettiva per il 2020 di puntare su Stati Uniti, Olanda e Belgio e di raggiungere i 210 mila euro di fatturato.
Tra gli obbiettivi principali anche la realizzazione della nuova cantina nella zona sottostante a Villa dei Baroni. “Il nostro desiderio – spiega Andrea Farinetti – è costruire, nel giro di due anni, una vera cantina che rinasca nel palmento settecentesco presente nella villa di Carranco”.
“Inizialmente – annuncia il numero uno di Borgogno – ci appoggeremo per la vinificazione alla cantina del Cavalier Tornatore, nostro socio e amico. L’obiettivo sarà quello di produrre dalle 60 mila alle 80 mila bottiglie di altissima qualità tra Etna Bianco e due o tre varianti di Etna Rosso”.
“La qualità è già altissima e crescente, grazie ai tanti produttori storici etnei. Noi proveremo a dare il nostro contributo da forestieri, ma con la spinta e le capacità che ci può dare un grande produttore come Tornatore”.
“Siamo certi – aggiunge Farinetti – che queste terre nei prossimi 5 anni cresceranno di valore, così come i loro vini, arrivando a toccare livelli che ad oggi non possiamo immaginare”.
La tenuta Carranco, all’interno della frazione di Verzella di Castiglione di Sicilia, si estende per 8 ettari vitati e coltivati con i vitigni autoctoni dell’Etna, Nerello Mascalese per l’Etna Rosso e Carricante per l’Etna Bianco con vigne vecchie di 50-60 anni.
Le vigne sono situate a 500 metri di altitudine, sul versante nord dell’Etna, considerato il più vocato alla viticoltura grazie al suolo fertile, ricco di minerali e materiali eruttivi, e alle escursioni termiche tra il giorno e la notte molto importanti per la vite.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Piccini, azienda vinicola della Toscana con sede a Castellina in Chianti (SI), è la “Miglior Cantina Gdo” 2019 per Vinialsuper.it. Si guadagna il premio della testata, specializzata nel racconto quotidiano del vino in vendita al supermercato, grazie a una gamma di assoluto rispetto, in vendita in numerose insegne della Grande distribuzione organizzata italiana.
Il riconoscimento va soprattutto alla linea “Collezione Oro“, con la quale Piccini mette a scaffale delle etichette che eccellono nel rapporto qualità prezzo, sbilanciato in maniera netta sulla qualità.
Ne giova il consumatore, che può gustare a tutto pasto, oppure in occasioni speciali, dei vini rispettosi del vitigno, del terroir e della tipicità della Denominazione. Aspetti tutt’altro che scontati in Gdo, garantiti invece dalla realtà guidata da Mario Piccini (nella foto sopra) quarta generazione della famiglia titolare dell’azienda.
“Mario Piccini – sottolinea il direttore di Vinialsupermercato.it, Davide Bortone – è un imprenditore illuminato che dimostra di avere a cuore la Toscana, terra delle origini, così come l’Italia intera, con le sue eccellenze enogastronomiche. Un amore dimostrato dal rispetto col quale indica la strada ai propri agronomi ed enologi, nell’ambito della produzione delle referenze destinate a un canale complicato come quello moderno”.
“Il progetto delle Tenute – sottolinea ancora Bortone – ormai salite a cinque in tre regioni italiane (3 in Toscana, una in Basilicata e una in Sicilia) indica la voglia di Mario Piccini di puntare all’eccellenza assoluta nell’Horeca, accostando all’areale del Chianti e di Montalcino quelli del Vulture dell’Etna, sinonimo di ‘vino italiano di qualità’ nel mondo”.
Piccini, con 16 milioni di bottiglie e un’etichetta come quella del Chianti Docg “arancione”, punta a crescere ancora grazie all’investimento compiuto con l’acquisizione della cantina Chianti Geografico, avvenuta sul finire del 2018, e la realizzazione di un nuovo polo produttivo che sarà inaugurato a breve a Casole D’Elsa, in provincia di Siena. Un impianto di 17 mila metri quadrati, all’avanguardia tecnologica (nella foto sotto).
L’obbiettivo è superare quota 17 milioni di bottiglie e consolidare la crescita del fatturato, che lo scorso anno ha raggiunto la cifra record di 64,5 milioni. Erano 60,2 nel 2017, 64,2 nel 2018. Fondamentale l’apporto del Chianti Geografico (1,1 milioni di bottiglie e 5 milioni di fatturato nel 2019) a cui è stata data nuova linfa con l’arrivo di Riccardo Cotarella e del giovane (e bravo) enologo Alessandro Barabesi.
“Piccini – commenta Giacomo Merlotti della redazione di Vinialsupermercato.it – è la ‘Miglior Cantina Gdo’ 2019 per Vinialsuper perché attraverso un’attenta gestione della produzione e delle referenze, tanto in Gdo quanto nell’Horeca con il progetto delle Tenute, riesce a portare la territorialità all’attenzione del consumatore”.
“La corretta gestione della capacità produttiva – aggiunge Merlotti – permette a Piccini di proporre vini dall’elevato rapporto qualità prezzo, con una diffusione pressoché capillare in molti canali distributivi”.
“Grazie alle performance in Italia, come Gruppo abbiamo chiuso il 2019 con un fatturato superiore a quello dei precedenti 12 mesi”, spiega Maurizio Rossi, responsabile commerciale di Piccini (a sinistra nella foto, assieme al global brand ambassador Giacomo Panicacci). Positive le performance estere, con la Russia e la Cina a registrare i tassi di crescita migliori.
In Italia, il canale Gdo di Piccini cresce a due cifre. “Merito soprattutto delle nostre punte di diamante – precisa Rossi – il Chianti Riserva Docg Collezione Oro e il Chianti Orange. Entrambi, oggi, sono leader di mercato nel canale, con il Riserva Collezione Oro che risulta il Chianti più venduto al supermercato”.
Performance, quelle delle due etichette best seller, che trainano anche le vendite degli altri prodotti Piccini, a partire proprio dalle referenze che compongono la Collezione Oro. “Il Chianti Superiore Docg si sta avvicinando progressivamente nei numeri al Riserva”, conferma il responsabile commerciale di Piccini.
“Ma siamo molto soddisfatti anche di quello che è stato il debutto dell’Orvieto Classico Doc, bianco introdotto quest’anno nella Collezione Oro e che ha già soddisfatto gli obiettivi che ci eravamo posti”. Circa 200 mila le bottiglie vendute, a fronte di 400 mila del Superiore e degli 1,1 milioni della Riserva.
“Vogliamo sempre più accreditare agli occhi dei consumatori il marchio Piccini come il simbolo dell’ottimismo – aggiunge Maurizio Rossi – della gioia di vivere e della condivisione di una buona bottiglia di vino in compagnia. L’obiettivo, come brand, è di continuare a crescere in numerica nelle vendite, soprattutto in Gdo”.
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MENFI – C’è una nuova protagonista sull’Etna. È Settesoli, che nel 2020 metterà sul mercato i primi due vini vulcanici firmati col brand top di gamma Mandrarossa. Uve e cantina sono in affitto, ma lo staff è quello della cooperativa di Menfi (AG) che pensa anche a una nuova linea di vini biologici.
“Stiamo facendo quello che tante altre aziende hanno fatto – commenta Giuseppe Bursi, presidente di Cantine Settesoli – ovvero cimentarci in questa splendida zona della Sicilia che è l’Etna. Grazie alla storia e alla struttura della nostra azienda possiamo indagare altri territori e metterci alla prova“.
“L’idea – spiega Bursi – è di fare un lavoro fatto bene, con etica. Abbiamo affittato un’azienda ma il vino lo facciamo noi, come sempre. Questo ci servirà per dimostrare che sappiamo proporre etichette di livello, che andranno ad affiancarsi a quelle già presenti nella linea Mandrarossa”.
Circa 20 mila le bottiglie a denominazione Etna Doc che saranno immesse sul mercato nel 2020. In particolare, i vigneti si trovano sul versante nord ovest del vulcano. Settesoli ha sottoscritto un contratto di affitto di una cantina con i suoi vigneti.
Uve Carricante per il bianco – l’annata 2017 farà l’esordio a Vinitaly 2020 – e Nerello Mascalese per il rosso, dell’annata 2016. “Facciamo le cose che riteniamo giusto fare e proviamo a proporle in maniera corretta, attraverso le storie che siamo abituati a raccontare”, sottolinea Bursi che rivendica “le azioni volte all’aumento dei prezzi delle uve pagate ai soci durante quest’ultima vendemmia”.
Scelte utili anche a rinforzare il brand Mandrarossa, festeggiato di recente con il rilancio di un’etichetta storica come “Feudo dei fiori“, un bianco da uve Vermentino, Chardonnay e Sauvignon di Menfi. Ma c’è di più.
È infatti in progetto la costruzione di una cantina ad hoc per il brand top di gamma che Bursi non esita a definire “gioiellino”. Un investimento da un milione di euro per la realizzazione di una sala degustazione immersa tra i vigneti, vista mare, e di una barricaia. Il taglio del nastro è previsto a maggio 2020.
Alla partecipata assemblea dei soci della cooperativa, che opera dal 1958 e che coltiva la più ampia varietà di uve in Sicilia, è stato annunciato anche il lancio della nuova linea di vini biologici Settesoli. Si chiamerà “Jummare” e sarà in vendita nella grande distribuzione organizzata, ovvero sugli scaffali dei supermercati.
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