Tempo di restyling per i vigneti della Borgogna, che possono ora contare su 280 nuovi pannelli utili ad orientarsi tra Cru e Appellations. A spingere per il netto cambio di stile nella grafica dei cartelli è stato il Bureau Interprofessionnel des Vins de Bourgogne. I primi a “rifarsi il trucco” sono stati i vigneti dello Châtillonnais e del Grand Auxerrois, alla fine del 2022, seguiti sin dai primi giorni del 2023 da Mâconnais, Côte Chalonnaise, Côtes de Beaune e Côtes de Nuits.
«I nuovi pannelli, di colore marrone – spiega il Bureau Interprofessionnel des Vins de Bourgogne – evocano chiaramente la terra, integrandosi naturalmente con il paesaggio. Un modo per esaltare ancor più la nozione di terroir, tanto cara ai vini di Borgogna. Resi ancora più moderni, questi pannelli sono pienamente in linea con l’ambizione di eccellenza dell’enoturismo della Borgogna, unica regione vinicola a disporre di una tale rete di cartelli per i visitatori».
Questo rinnovamento dinamico accompagna l’apertura della Cité des Climats et Vins de Bourgogne nei tre siti di Mâcon, Chablis e Beaune, prevista per la tarda primavera. I visitatori potranno migliorare la loro conoscenza dei vini di Borgogna e scoprire i vari terroir e le cantine presenti in ognuna delle zone. Il restyling, per il momento, non interessa i pannelli dello Chablis, più recenti rispetto agli altri e già fotogratissimi dai tanti turisti in visita in Borgogna.
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Non una città, ma un intero territorio. La regione vinicola portoghese del Douro è stata scelta come Città europea del Vino 2023 da Recevin, network europeo delle Città del vino con sede a Strasburgo. Il Douro aveva già tentato di aggiudicarsi il riconoscimento nel 2018, con la sola cittadina di Peso da Régua.
Un’esperienza dall’esito negativo che ha dato il via a collaborazioni tra le comunità locali, sino all’accordo per una candidatura dell’intera regione vinicola. Lo scorso mercoledì, a Bruxelles, il sindaco di Peso da Régua ha raccolto i frutti di un gioco di squadra senza precedenti.
«Il Douro, già Patrimonio dell’Umanità Unesco con i suoi terrazzamenti vitati sull’omonimo fiume e patria del Porto – commentano i promotori – sarà così ancor più un riferimento europeo nella cultura e nella celebrazione armoniosa della natura e del lavoro secolare svolto da generazioni di abitanti del Douro».
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Annata 2022 degli icewine tedeschi in chiaroscuro. La novità rappresentata dall’utilizzo sempre più cospicuo di varietà Piwi come Souvignier Gris, Cabernet Blanc e (per la prima volta) Johanniter, fa i conti con la sostanziale crisi della produzione, in diverse regioni vinicole della Germania. Toccherà alle varietà resistenti alle malattie fungine invertire questo trend, in futuro? Nel frattempo, emerge tra luci e ombre il quadro generale dei vini di ghiaccio tedeschi.
AHR
Tra chi sta portando a termine la vendemmia 2022, non mancano le buone notizie. La scorsa notte, a -8 gradi, il team guidato dall’enologo Peter Kriechel, titolare dell’omonima cantina di Walporzheimer, nell’Ahr, ha raccolto l’uva ghiacciata nel vigneto di Bachemer Wingert. «La sensazione è fantastica – commenta il vulcanico Kriechel -. Finalmente, quest’anno, dopo più di 20 anni, abbiamo avuto le condizioni per raccogliere l’uva per il nostro icewine. Siamo molto contenti».
FRANKEN/FRANCONIA
Scendono a -11 i gradi in Franconia. Christian Reiss , dalla sua Würzburg, spera di ottenere 80 litri di icewine, che sarà disponibile da aprile o maggio. Secondo l’enologo, le uve Silvaner avevano un valore elevato di 205 gradi Oechsle, unità di misura della densità del mosto. Il valore minimo per gli icewine è di 110 – 128 gradi Oechsle, a seconda della zona di coltivazione.
Anche l’azienda vinicola Göbel di Randersacker, che ha potuto raccogliere le uve di Pinot nero congelate, si è detta soddisfatta dell’annata 2022. Eppure, secondo l’Associazione dei viticoltori di Franken, quest’anno in Franconia solo pochi viticoltori hanno lasciato in pianta le uve per i “vini di ghiaccio”.
HESSISCHE BERGSTRASSE
Nella regione vinicola tedesca Hessische Bergstraße, l’aria fredda dell’Odenwald penetra tra i vigneti pianeggianti dell’Heppenheimer Stemmler e assicura temperature gelide a dicembre. A -10 gradi, i viticoltori della Bergstraße hanno raccolto le uve della varietà Piwi Souvignier Gris, il 13 dicembre. Le prime misurazioni hanno mostrato un peso del mosto di 179 °Oechsle.
NAHE
I produttori di vino della regione vitivinicola di Nahe non hanno registrato alcun vigneto per la produzione di icewine in occasione dell’annata 2022. In Germania, questa è una condizione preliminare per poter produrre vino di ghiaccio, normata a livello di legge.
PFALZ
«Dopo una vendemmia 2022 generalmente anticipata – conferma l’Associazione degli agricoltori e dei viticoltori della Renania-Palatinato meridionale – solo poche aziende sono interessate a procedere alla raccolta delle uve per i vini di ghiaccio». Quest’anno gli icewine del Rheinhessen saranno un prodotto ancora più esclusivo. Secondo la Camera dell’Agricoltura, solo 35 aziende della Renania-Palatinato (RLP) hanno registrato porzioni di vigna per la produzione del vino di ghiaccio, su un totale di 152 viticoltori.
RHEINHESSEN
Nella più grande regione vinicola della Germania, solo dieci viticoltori del Reno-Hessen hanno registrato vigneti per la raccolta 2022 degli icewine. La vendemmia è iniziata comunque il 13 dicembre e si protrarrà nei prossimi giorni della settimana, grazie alle temperature ideali.
SACHSEN E SAALE-UNSTRUT
A sorpresa e con largo anticipo, numerosi viticoltori delle due regioni vitivinicole nord-orientali di Saale-Unstrut e della Sassonia sono riusciti a coronare l’annata 2022 con una “vendemmia di ghiaccio” di successo, nella notte del 20 novembre. Temperature tra i -7 e i – 9 gradi Celsius: le condizioni erano perfette per gli icewine. Lo spettro varietale delle uve raccolte va dal Riesling e dal Traminer al Cabernet Blanc e al Blauer Zweigelt.
WUERTTEMBERG
Nel Württemberg, il team di Fellbacher Weingärtner eG si è recato in vigna nelle prime ore del 12 dicembre per raccogliere per la terza volta consecutiva gli acini per la specialità dolce. Le uve di Pinot nero erano perfettamente sane e congelate. Secondo Thomas Seibold, Ceo di Weingärtner eG, «pendevano più vitali che mai sulla vite» e hanno portato sulla bilancia un peso del mosto di 179 gradi Oechsle. In totale, si prevede che Fellbacher sarà in grado di produrre quasi mille bottiglie di vino di ghiaccio.
Nella Remstal, le uve Lemberger e Riesling ghiacciate sono state raccolte nella cantina Beurer di Kernen-Stetten, mentre le uve Kerner sono state raccolte nella cantina di Jürgen Ellwanger: «Circa 150 litri di Kerner Eiswein con 180 gradi Oechsle provengono dal freddo Winterbacher Hungerberg», riassume Felix Ellwanger.
Achim Stilz della Weingut im Hagenbüchle di Weinstadt-Schnait riferisce che le uve del vitigno Johanniter, altra varietà Piwi interessata alla produzione di icewine, hanno registrato 144 gradi sulla scala Oechsle. «Potrebbe essere il primo icewine prodotto con uve Johanniter», afferma Achim Stilz. Anche Sven Ellwanger della Großheppacher Weingut Bernhard Ellwanger riferisce di «uve molto sane, con Syrah a Großheppach e Cabernet Cubin (Incrocio Blaufränkisch × Cabernet Sauvignon) a Geradstetten ormai pronte per la raccolta 2022».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Peter Schmitz è il nuovo direttore di Prowein, la più importante fiera internazionale del vino e degli spirits. Lo storico capo settore di Messe Düsseldorf prende il posto di Michael Degen, direttore esecutivo e membro del consiglio di amministrazione della Fiera. L’incarico prenderà il via ufficialmente il 1° febbraio 2023, a poco più di un mese e mezzo da Prowein 2023, in programma a Düsseldorf, dal 19 al 21 marzo.
Per la precisione, Peter Schmitz, 58 anni, sarà responsabile dell’intero portafoglio globale di Prowein. Con un’esperienza di oltre 20 anni, Schmitz è stato responsabile dell’attività contrattuale di Messe Düsseldorf per i clienti pubblici, così come per le attività di partecipazione alle fiere estere.
«Essere in contatto con persone di tutto il mondo e mantenere rapporti commerciali è la mia passione assoluta – sono le prime parole del neo direttore di Prowein -. Questo è esattamente ciò che contraddistingue ProWein e sono felice di poter contribuire con la mia pluriennale esperienza all’ulteriore sviluppo di questa fiera».
IL SUCCESSO INTERNAZIONALE DI PROWEIN
Iniziata nel 1994 con 321 espositori e circa 1.500 visitatori, ProWein è diventata oggi la fiera leader per il settore internazionale del vino e delle bevande alcoliche. Oltre 6 mila gli espositori provenienti da tutto il mondo che hanno presenziato alle ultime edizioni. Dal 2013 la ProWein di Düsseldorf comprende numerosi eventi satellite internazionali.
ProWine Shanghai ha iniziato le sue attività nel 2013, seguita da ProWine Singapore, ProWine Hong Kong, ProWine Mumbai e ProWine Sao Paulo. Il membro più giovane della famiglia internazionale di ProWein è ProWine Tokyo.
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La vendemmia 2022 in Borgogna abbina qualità e quantità. Dopo tre buone annate, con volumi penalizzati dalle avversità climatiche, la raccolta 2022 nella famosa regione vinicola francese «è più che mai benvenuta». Nell’ottica dei produttori locali, «permetterà al mercato di rilassarsi e di ricostituire le scorte».
Piccole le differenze a seconda delle varietà. Le viti hanno generalmente resistito molto bene a un clima piuttosto estremo, sapendo far tesoro delle poche precipitazioni. Mentre i vini iniziano la loro maturazione in cantina, i vigneron e commercianti non hanno dubbi: «La vendemmia 2022 in Borgogna sedurrà i palati degli amanti del vino di tutto il mondo».
LA QUALITÀ DEI VINI DELLA VENDEMMIA 2022 IN BORGOGNA
Dal punto di vista del meteo, l’annata è stata ancora una volta distinta da gelate, ondate di calore e siccità. Il germogliamento, in ritardo rispetto agli ultimi anni, ha parzialmente protetto il vigneto dalle gelate di aprile. Poi la vite ha attraversato «senza alcun danno» quattro ondate di calore in Borgogna e una generale mancanza d’acqua.
Un equilibrio riscontrabile nei mosti che, secondo l’opinione generale dei viticoltori, hanno gradi nella media con le grandi vendemmie. I vini della vendemmia 2022 in Borgogna saranno dunque di buona qualità, con buona concentrazione ed equilibrio. «Questa annata è sorprendente – commentano i vignaioli locali -. Nonostante il gran caldo, il profilo aromatico di frutta fresca e la bella vivacità aprono a un futuro luminoso».
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C’è cauto ottimismo per vendemmia 2023 in Sudafrica. I produttori di uva da vino sudafricani si aspettano un raccolto «buono, ma leggermente inferiore in termini di quantità». La prima stima arriva dall’associazione di categoria Vinpro, dopo una stagione condizionata dal clima secco. Stime ancora più accurate saranno fornite nella terza settimana di gennaio 2023, quando la situazione sarà più definita.
«In questa fase iniziale, la diminuzione delle quantità sarà netta in tutte le regioni vinicole del Sudafrica. Abbiamo vissuto ovunque una stagione più secca, ad eccezione di Northern Cape che ha avuto condizioni ambientali difficili durante e dopo la vendemmia», afferma Conrad Schutte, responsabile del team di viticoltori di Vinpro che emette le stime del raccolto insieme all’ente di settore Sawis.
Anche la scarsa fioritura e l’allegagione in diverse aree, insieme all’espianto dei vigneti, hanno contribuito alla diminuzione delle nostre stime per la vendemmia 2023».
VENDEMMIA 2023 IN SUDAFRICA: SOFFRE NORTHERN CAPE
Nel Capo Nord, dove la stagione è stata caratterizzata da condizioni di pioggia e umidità fuori stagione, «le viti hanno germogliato con una riserva minima di acqua e fin dall’inizio si sono formati meno grappoli. Problemi anche per l’apparato fogliare. Le piante hanno germogliato male e in alcuni casi la crescita si è addirittura arrestata temporaneamente.
«Nel resto delle regioni – continua Schuttle – le condizioni di fioritura sono state da buone a eccezionali. Si sono verificate poche malattie e presenza di parassiti, ma le precipitazioni medie generali sono state inferiori nella maggior parte delle regioni rispetto all’anno precedente, il che avrà un impatto sulle dimensioni degli acini, soprattutto nelle regioni aride, influenzando così la produzione totale di uva».
Sempre secondo Vinpro e Sawis, nelle aree a irrigazione intensiva come Klein Karoo e Robertson, mantenere carichi ottimali di uva rispetto alle precedenti annate ha rappresentato una sfida enorme, «a causa dei programmi di irrigazione che hanno dovuto fare i conti con la disponibilità di energia elettrica». «La stagione sembra promettente – conclude Conrad Schuttle – ma molto potrebbe cambiare prima della vendemmia».
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Alcol e acidità moderate, ottima espressione del frutto. Contrariamente alle aspettative, una scarsa presenza di uve surmature, secche o disidradate. La vendemmia 2022 nel Douro è stata tra le più impegnative e sfidanti di sempre, con un calo della produzione che va dal 30 al 50%. Ad assicurarlo sono i Douro Boys, gruppo di vignaioli riunitosi nel 2003 «per formare una perfetta “Cuvée”» e mostrare al mondo le potenzialità del Porto e dei vini bianchi e rossi secchi prodotti nella più famosa regione vinicola del Portogallo.
Come in tutta Europa, anche nella Valle del Douro la vendemmia 2022 è stata caratterizzata da un clima molto secco. Le precipitazioni sono scese al 30% rispetto alla media del periodo 1971/2000 e al 37% rispetto alle ultime due annate del 2020 e del 2021.
A seconda della posizione della valle e del vigneto, le precipitazioni totali prima dell’inizio del raccolto (da gennaio a luglio) sono state solo tra 170 e 260 ml. Circa un terzo rispetto alla media di 500-700 ml. La temperatura media da maggio a settembre è stata più alta che mai. Per 23 giorni consecutivi il termometro ha superato i 35 gradi. Raggiungendo i 48 gradi a luglio nella zona di Pinhão.
Viste le condizioni di super-secchezza, i Douro Boys si aspettavano un’elevata quantità di uve secche. Sorprendentemente questo non è avvenuto, come confermato durante la conferenza online odierna tutti i vignaioli del gruppo: João Ferreira Álvares Ribeiro e Francisco Ferreira (Quinta do Vallado), Cristiano Van Zeller (Van Zellers & Co.), Francisco “Xito” Olazábal (Quinta do Vale Meão), Tómas e Miguel Roquette (Quinta do Crasto) e Dirk van der Niepoort (Niepoort).
DOURO, VEMDEMMIA 2022: VINI BIANCHI E ROSSI “LEGGERI” E FRUTTATI
Le uve raccolte – dichiarano pressoché all’unisono i Douro Boys – sono vitali, fresche e fruttate, il grado zuccherino è inferiore a quello delle annate normali, sino a un minimo di 12,5% vol.
Probabilmente è così perché le viti hanno interrotto la fotosintesi durante l’estate molto secca, a causa della mancanza di umidità. Anche la resa è ovviamente ridotta. Il peso dell’uva è solo l’80% di quello di un’annata media e ha conservato pochissimo succo».
La vendemmia delle varietà di uva a bacca bianca è iniziata intorno al 10 agosto nel Douro Superior e in altre sottoregioni. Nonostante la scarsa escursione termica tra giorno e notte, le uve risulterebbero molto fruttate. L’acidità è invece inferiore alla media, ma a un buon livello per produrre vini freschi, specie in caso di scelta dell’uvaggio.
I vini rossi 2022 del Douro sono meno alcolici. Per alcuni Touriga Franca si arriva addirittura all’11%. Tuttavia, i vini rossi presentano colori rossi e violacei molto intensi e al naso sono molto puri e intensi. I tannini morbidi ed equilibrati.
LA VENDEMMIA 2022 DEL PORTO NEL DOURO
La vendemmia delle uve del Porto è appena iniziata nel Douro e sembra «molto promettente, con un’alta concentrazione di frutta e intensità». Si tratta sicuramente di un’annata molto buona, «forse addirittura eccezionale», si spinge a dire qualcuno, tra i Douro Boys. Maggiori indicazioni si avranno attorno al mese di maggio 2023, dal momento che i vini al momento si trovano ancora in acciaio. Ma le aspettative, ad oggi, sono alte.
Scarse le quantità di Porto 2022, in linea con gli altri vini della regione. «Ma le uve sono molto aromatiche, molto intense, non molto acide, ma ben equilibrate, soprattutto quelle provenienti da vecchie vigne», garantisce per tutti Daniel Niepoort.
Nella Valle del Douro, le viti sono abituate a sopravvivere in condizioni molto calde e secche, lungo ripidi pendii pietrosi e scistosi. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui le piante hanno affrontato meglio le condizioni estreme della vendemmia 2022, rispetto ad altre regioni.
Le vigne vecchie e molto vecchie (50-80 anni) sono molte nel Douro e le radici profonde hanno aiutato la pianta a superare il periodo critico e le condizioni della superficie del terreno. I produttori locali, del resto, si interrogano da anni sui cambiamenti climatici.
IL FUTURO DEL DOURO: IMPIANTI AD ALTA QUOTA E PASSAGGIO AL GUYOT
Tra le mosse dei Douro Boys, l’interruzione del cordone e il passaggio al guyot doppio, meno vigoroso. Il Douro ha 43 mila ettari di vigneti tra gli 80 e gli 800 metri. I nuovi vigneti, soprattutto per i vini bianchi, sono per lo più piantati in altitudine.
È stato poi interrotto l’uso delle colture di copertura, preferendo e tornare a mobilitare il suolo (redra) all’inizio di luglio. In questo modo si riduce la capillarità dello strato più alto del suolo, impedendo alla già scarsa umidità e alla piccola quantità d’acqua presente nel suolo di evaporare.
Mosse anche sul fronte dell’esposizione e della selezione dei vitigni più adatti. Soprattutto per i vini bianchi, l’esperienza ha dimostrato che varietà come Arinto, Rabigato, Gouveio e Viozinho sono meno produttive rispetto a Malvasia Fina, Codega e Fernao Pires, utilizzate in passato per la produzione di vini di stile “pop”. Inoltre, producono meno zucchero e quindi meno alcol e più acidità.
Per questo motivo, sono ideali per produrre vini bianchi equilibrati, anche in anni di clima estremo. Il Touriga Nacional, probabilmente il vitigno più conosciuto nel Douro, si è adattato bene al caldo e continua a produrre vini equilibrati, anche in annate secche o torride. Una risorsa ottimale, anche per il Porto.
Per i vini rossi, alcuni produttori preferiscono il Touriga Franca, fresco e a maturazione tardiva. Le piantagioni miste riservano vantaggi: con diversi vitigni si ha sempre un equilibrio tra la maturazione eccessiva e la freschezza.
L’EXPORT DEL VINO PORTOGHESE TRAINATO DALL’ENOTURISMO
Il Portogallo ha attraversato momenti difficili, ma è riuscito a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea. Allo stesso tempo, gli ottimi investimenti in un turismo di qualità hanno aiutato il Paese a imboccare con decisione la via dell’enoturismo.
Non a caso, il 2022 è stato un anno record per il Portogallo, grazie soprattutto a un un forte aumento degli ospiti provenienti dagli Stati Uniti. «Il boom del turismo aiuta molto l’industria vinicola portoghese», sottolinea João Ferreira di Quinta do Vallado, cantina con ospitalità, grazie ad alcuni hotel in posizione mozzafiato sulla Valle del Douro (Quinta do Vallado Régua e Casa do Rio Foz Côa).
Le vendite di vino sono aumentate del 100% nell’Horeca rispetto all’anno scorso, che è stata già un’ottima annata. Il 42% in più di ospiti ha soggiornato alla Quinta e il 70% in più di visitatori nel 2022 fanno di questo l’anno migliore di sempre».
Unica nota dolente per i Douro Boys, la mancanza di bottiglie che ha impedito di imbottigliare per tempo tre vini destinati ai festeggiamenti per i 20 anni dalla nascita dell’associazione. Si sarebbe trattato di un Porto e di due cuvée – una bianca e una rossa – che saranno presentati ad aprile 2023.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La vendemmia 2022 sarà precoce in Borgogna. L’inizio della raccolta è previsto intorno al 25 agosto per i vini fermi e attorno alla metà di agosto per il Il Crémant de Bourgogne. Le piante stanno crescendo a ritmo sostenuto, soprattutto grazie alle temperature, costanti dal 12 aprile.
L’abbondante soleggiamento della stagione ha portato a uno sviluppo vegetativo molto intenso, che incide sul carico di lavoro dei viticoltori. I primissimi fiori sono stati notati verso la metà di maggio. Una precocità vicina all’annata 2020, nonostante il germogliamento più tardivo.
La fioritura è avvenuta in condizioni molto buone, grazie a molto sole e a temperature ideali (20-25°C). Il 2022, secondo il consorzio locale, sembra quindi «destinato a entrare nel club delle annate più precoci, dopo il 2020, il 2011 e il 2007».
Considerando i 90-100 giorni che intercorrono tra la fioritura e la vendemmia, a pari condizioni meteo, le forbici della vendemmia 2022 dovrebbero entrare in azione nell’ultima decade di agosto per i vini fermi.
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Il Cabernet Franc ha una nuova capitale di confronto mondiale: Villány. Con la prima edizione di Franc du Monde, concorso internazionale dedicato al vitigno andato in scena il 10 giugno 2022 (101 campioni da 8 Paesi, giudicati da una giuria internazionale a Siklósi Vár), l’Ungheria si conferma un punto di riferimento per la varietà bordolese.
Dei 1.450 ettari complessivi presenti oggi nel Paese, ben 330 sono iscritti alla Dop Villány, nella zona sud occidentale. Il rigido sistema di qualità introdotto nel 2014, con all’apice il Villány Franc Super Premium – resa massima di 50 quintali per ettaro e invecchiamento minimo di 2 anni, di cui almeno uno in legno – è riuscito a mettere i vini rossi magiari, prodotti con uve Cabernet in Franc in purezza, sotto ai riflettori internazionali.
Franc du Monde è la sfida nella sfida. Un percorso appena iniziato, che vedrà impegnato il Consorzio vini di Villány (Villányi borvidék), capitanato dal noto produttore Josef Bock, nel coinvolgimento di altri territori che puntano sul Cabernet Franc. In primis Loira e Bordeaux, ma anche Bolgheri, Colli Euganei e Gambellara, per l’Italia.
Anche per questo, la prossima edizione della competizione è prevista tra due anni. Un periodo necessario per superare le reticenze mostrate dai Paesi leader nella produzione del Cabernet Franc, in occasione della prima edizione di Franc du Monde (Francia e Italia in primis, a dire il vero con poco tempo a disposizione per l’invio dei campioni in Ungheria).
«Obiettivo nell’obiettivo – come ha sottolineato András Horkay del Villányi borvidék – è mettere Villány al centro del mondo del Franc, attraverso un evento utile al confronto sul vitigno e alla crescita della sua popolarità tra i consumatori».
I MEMBRI DELLA GIURIA DI FRANC DU MONDE 2022 E I VINI PREMIATI
Confermato per novembre 2022 l’annuale rendez-vous a Villány, con la settima edizione della Franc & Franc Conference. «La decisione di creare un nuovo concorso enologico – commenta Gergely Nagy, direttore esecutivo di Tenkes Regional Development Nonprofit Ltd – è stata ispirata dalle esperienze degli anni passati».
La regione vinicola di Villány ha già organizzato 6 volte eventi commerciali e consumer a tema “Cabernet Franc”. In questi anni, molti dei più importanti produttori del Vecchio e del Nuovo Mondo hanno presentato i loro vini alla Franc & Franc Conference. Si tratta di produttori devoti, che credono nella varietà e ne fanno vini varietali».
Centouno i vini iscritti a Franc Du Monde 2022, provenienti da 8 Paesi: Francia, Slovacchia, Croazia, Serbia, Romania, Turchia, Argentina e Ungheria. La categoria “Premium” è risultata la più popolare, con 67 campioni in degustazione. I vini sono stati valutati da esperti internazionali del settore, tra cui i due Master of Wine Cees van Casteren e Pasi Ketolainen.
Oltre a loro Ximena Pacheco, György Orodán, Zoltán Győrffy, Csilla Sebestyén. E ancora: Attila Fiáth, Ágnes Németh, Davide Bortone (winemag.it), Sue Tolson, Niklas Bergquist. Infine: László Romsics, Ivett Vancsik, Jeroen Terhorst, Joel B. Payne, Tomislav Ivanovic.
Qualità complessiva dei vini medio-alta. Ma solo il 30% degli iscritti ha potuto ricevere una medaglia, secondo le regole Oiv. I vini vincitori hanno dunque registrato valutazioni medie pari o superiori agli 89,2 punti.
LE MEDAGLIE D’ORO DI FRANC DU MONDE 2022
– Bock Cabernet Franc 1993, Villány, Ungheria
– Fritsch Villányi Cabernet Franc 2019, Villány, Ungheria
– Günzer Tamás Bocor Villányi Franc 2019, Villány, Ungheria
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Export del vino dell’Australia a picco nel 2021. Lo rivela l’ultimo report sulle esportazioni di Wine Australia, indicando nella pandemia e nei dazi imposti dalla Cina le cause della débâcle. I numeri parlano chiaro: – 30% in valore (2,03 miliardi di dollari) e -17% in volume (619 milioni di litri). Una crisi che, secondo gli analisti locali, non si risolverà prima della fine del 2022.
«La pandemia – evidenzia Rachel Triggs, direttrice generale di WA – sta ancora sconvolgendo il settore Horeca. La crisi globale dei trasporti continua a causare ritardi nelle spedizioni e un aumento dei costi di trasporto. C’è stata una crescita dell’export verso molte destinazioni, ma ci vorrà del tempo per compensare la perdita del commercio verso la Cina».
Non è qualcosa che accadrà da un giorno all’altro, né entro un anno. Ma il settore vinicolo australiano è resistente, e ci sono i primi segni che il duro lavoro di espansione e diversificazione dei mercati sta pagando».
Nel dettaglio, le esportazioni verso la Cina continentale sono diminuite del 97% in valore a 29 milioni di dollari. Consistente anche il buco in volume: -93%, a 6,4 milioni di litri. Una perdita di quasi 1 miliardo di dollari in valore e 90 milioni di litri in volume rispetto all’anno solare 2020, in cui le spedizioni sono rimaste esenti da dazi per la maggior parte dell’anno.
Escludendo la Cina continentale, il quadro si fa meno negativo. L’export dei vini australiani nel 2021 ha segnato un +7% in valore (2 miliardi di dollari). Diminuzione in volume ridotta al 6%, a 613 milioni di litri. «Dal 2009 – evidenzia ancora Rachel Triggs – è la prima volta che le esportazioni, esclusa la Cina continentale, raggiungono i 2 miliardi di dollari in un anno solare».
I mercati più performanti per il vino australiano nel 2021 sono stati Singapore (+108% a 166 milioni di dollari), Hong Kong (+45% a 191 milioni di dollari), Corea del Sud (+74% a 47 milioni di dollari), Taiwan (+65% a 31 milioni di dollari) e Thailandia (+31% a 28 milioni di dollari).
Le esportazioni valutate a più di 10 dollari al litro Fob sono aumentate in valore del 49%, se si esclude la Cina continentale. «Dando positivi segnali sul fronte della diversificazione del mercato – evidenzia la direttrice generale di Wine Australia – grazie alle richieste pervenute su prodotti che, senza la pressione dei dazi, sarebbero stati esportati in Cina».
Il calo dei volumi, esclusa sempre Cina continentale, ha riguardato soprattutto le spedizioni verso il Regno Unito, gli Stati Uniti e il Canada. Tra le cause del tonfo, anche le tre vendemmie che hanno preceduto la 2021, caratterizzate da una scarsa produzione. In particolare, la vendemmia 2020 è stata la più scarsa del vino australiano dal 2007.
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La Corte suprema di Città del Capo ha rigettato poche ore fa le contestazioni mosse al governo del Sudafrica da Vinpro. I giudici erano chiamati a esprimersi in merito alle misure anti-alcol varate da Pretoria in piena emergenza Covid-19, all’inizio del 2021. Un ritorno al proibizionismo giudicato penalizzante dall’associazione che tutela gli interessi di 2.575 aziende del settore vitivinicolo.
Secondo Rico Basson, managing director di Vinpro, «l’approccio ottuso del governo, l’indisponibilità a consultarsi e la mancanza di trasparenza riguardo ai dati empirici usati nel processo decisionale, ha causato danni irreversibili all’industria del vino e del turismo sudafricana». Si stima una voragine da 560 milioni di euro.
LA DENUNCIA DI VINPRO: «SENTENZA IN RITARDO»
Ora la beffa in Tribunale. «La Corte suprema – denuncia Basson – ha ripetutamente posticipato unilateralmente le date delle udienze. E ha poi espresso il suo giudizio solo ora, ovvero dopo che le restrizioni sulle vendite di vini e liquori fossero state rimosse».
L’industria non solo ha perso più di 10 miliardi di Rand di fatturato, ma ha anche visto una significativa perdita di posti di lavoro e ha subito danni alla reputazione internazionale. L’unico modo per le imprese legate al vino di recuperare e ricostruire è la creazione di un ambiente favorevole alla crescita sostenibile. Questo include politiche governative che si basino su dati empirici approfonditi e trasparenti, implementati in modo coerente e applicati rigorosamente».
Vinpro si definisce «estremamente delusa» dalla sentenza dell’Corte suprema di Città del Capo. «La nostra associazione è stata ascoltata dal 23 al 25 agosto 2021 – spiega Rico Basson – periodo nel quale il divieto di consumo di alcolici era stato solo parzialmente revocato. La corte ha quindi ritenuto irrilevanti le richieste di Vinpro, dato che i regolamenti sono da allora cambiati e ha stabilito che ogni parte deve essere responsabile delle proprie spese legali».
Nel timore che un eventuale appello venga trattato alla stessa stregua, l’associazione che tutela i produttori di vino sudafricano non è intenzionata a opporsi alla decisione del Tribunale. «Vogliamo confermare che l’industria continua a lavorare a stretto contatto con tutti i portatori di interesse del settore, per aiutare il governo a prendere decisioni consapevoli nella lotta al Covid-19, tutelando al contempo i livelli occupazionali del nostro settore e del suo indotto, compreso l’enoturismo».
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Il piano strategico 2020-2024 dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), il possibile ruolo dell’Italia, in considerazione del peso che il nostro Paese ha nel settore vitivinicolo e le strategie da attuare per sostenere il comparto, tra i più economicamente colpiti dalla crisi generata dal Coronavirus.
Sono stati questi alcuni dei temi trattati nel corso del bilaterale svoltosi ieri, 22 ottobre, al Mipaaf tra la Ministra Teresa Bellanova e il Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Pau Roca. Un confronto cordiale che ha toccato a 360 gradi le questioni relative al settore e si è voluto soffermare anche sul futuro, a partire da export e internazionalizzazione.
L’Italia mantiene un forte interesse nelle attività dell’Oiv e in quanto primo produttore mondiale di vino ha interesse ad un rafforzamento dell’Organizzazione, in termini di membri e di capacità di indurre il rispetto di standard comuni”, ha affermato Bellanova nel corso del colloquio.
E ancora: “Stiamo attraversando tutti un momento molto difficile e delicato a causa della pandemia e in questo contesto l’intero settore del vino, dai produttori alle aziende, sta vivendo una fase di seria difficoltà che ci preoccupa molto. Oggi più che mai ritengo quindi che l’Oiv abbia una grande responsabilità nel fornire il supporto tecnico e scientifico necessario ad aiutare il settore e confermo la volontà italiana di contribuire al meglio”.
Per ottenere risultati soddisfacenti – ha proseguito – è necessario un reciproco supporto. Siamo disponibili a continuare a sostenere le iniziative dell’organizzazione e nel contempo auspichiamo che le nostre richieste in ambito OIV ricevano la massima considerazione”.
Per quanto riguarda i mercati esteri, la Ministra ha sottolineato l’apprezzamento italiano per gli sforzi volti ad avvicinare la Cina, un attore sempre più importante sui mercati mondiali, e ha espresso preoccupazione per la recente norma russa sull’etichettatura dei vini, “che sta danneggiando il nostro export ed appare lontana dagli standard Oiv”.
In particolare, tra gli altri aspetti, nella normativa 468 FZ del Cremlino è assente la protezione delle indicazioni geografiche, oltre a prevedere la facoltà delle Autorità russe ad effettuare ispezioni ed azioni di controllo negli stabilimenti europei.
In materia di promozione, Bellanova ha convenuto sull’opportunità di vagliare nuove iniziative, tra cui la possibilità di un padiglione Oiv all’Expo di Osaka 2025, pur con attenzione alla sostenibilità finanziaria.
Nel confronto è stato anche affrontato il tema della trasformazione digitale del settore vitivinicolo, su cui il Direttore Generale dell’Oiv ha riconosciuto la leadership italiana e le possibilità di un’accresciuta cooperazione.
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