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Cosa sappiamo dell’olio di oliva italiano? Ce lo spiega uno svedese: Mattias Bråhammar

Olio di oliva italiano. Si fa presto a dirlo, ma la tematica è vasta e necessita approfondimenti. Negli ultimi anni, anche in seguito a scandali e frodi balzate agli onori delle cronache, si parla sempre più di tutela del consumatore e attenzione alla qualità dell’olio alimentare. Molti aspetti restano tuttavia oscuri.

Già a fine 2019, Coldiretti denunciava la presenza di ingenti quantitativi di olio straniero in Italia con un aumento del 29% rispetto al dicembre dell’anno precedente.  Un’invasione dettata da quotazioni poco superiori ai 2 euro al chilo, capaci di trascinare verso il basso gli oli di alta qualità italiani (- 40% rispetto al 2018).

Ancora oggi, gli scaffali sono pieni di prodotti ottenuti dalla miscelazione di oli stranieri e nostrani, con etichette che alludono all’italianità e rischiano di trarre in inganno il consumatore meno attento, convinto di acquistare olio Made in Italy.

Più recentemente, al termine della fase 1, Coldiretti ha denunciato anche un crollo dell’80% della richiesta di olio Dop e Igp in Sicilia, con aumento della domanda di oli comunitari o extracomunitari dovuto anche alle minori disponibilità economiche e dall’incertezza generata dal lockdown. Tutti segnali che sulla conoscenza dell’olio c’è ancora molto da fare.

Lo sa bene Mattias Bråhammar (nella foto, sotto), svedese naturalizzato italiano, imprenditore e manager con lunga esperienza internazionale nei campi Media & Retail che si è talmente appassionato all’olio da diventare assaggiatore certificato e proprietario di un “micro-uliveto” alle Cinque Terre.

Una passione che dopo il corso si è tramutata anche in collaborazione con l’Associazione Internazionale Ristoranti dell’Olio (Airo) che sta affiancando sul fronte del business development e della strategia digitale. Il suo “pane” da sempre.

Airo è nata nel 2013 per proseguire il percorso avviato da Marco Mugelli, uno dei più grandi esperti di olio, scomparso nel 2011. La didattica di Airo è stata avviata a San Casciano nel 2015.

Tra il 2017 ed il 2019 è approdata anche in altre città come Firenze, Grosseto, Milano e Venezia, diventando una delle attività principali dell’associazione con oltre 500 corsisti e 150 degustatori ufficiali iscritti all’albo. Punto cardine dei corsi, gli assaggi e lo sviluppo di tecniche di abbinamento in cucina.

Mattias Bråhammar, a che livello è in Italia la conoscenza e cultura dell’olio, intesa come capacità di riconoscere le differenze tra le varie tipologie e le caratteristiche delle varie cultivar?

Detto da uno svedese forse suona presuntuoso, ma trovo che in Italia, per quanto l’olio d’oliva sia un elemento fondamentale ed irrinunciabile in cucina e a tavola, manchi spesso un approccio più analitico e oggettivo.

Sento spesso dire “Ah sì, che bello l’olio! I miei zii lo fanno tutti gli anni a casa loro insieme agli amici di uliveto e noi prendiamo solo il loro olio!”, mentre a parte la qualità effettiva (o persino in sua mancanza) con questo ragionamento si perde proprio l’enorme varietà e moltitudine di oli fantastici che le varie regioni Italiane hanno da offrire.

Quanto sappiamo di ciò che portiamo sulle nostre tavole o utilizziamo in cucina, basandoci esclusivamente su quanto riportato in etichetta? Trova l’etichettatura dell’olio migliorabile?

Purtroppo l’olio al supermercato è un tema sia triste che confuso. L’etichetta spesso ci dice poco o nulla della reale qualità dell’olio che c’è nella bottiglia. Per esempio il livello di acidità di cui si sente spesso parlare, è di fatto un parametro che praticamente tutti gli oli ormai riescono a rispettare.

La cosa che a mio parere spesso manca, o viene descritta in modo poco chiaro sulle etichette, è la vera origine delle olive: ci sono oli “imbottigliati” in Italia ma prodotti con olive extracomunitarie, frante in un altro paese Ue.

È vero che la normativa impone l’indicazione dell’origine del contenuto come ad esempio “Prodotto con olive di paesi Ue”, ma per via di come viene poi sepolta tra altri elementi più in evidenza sull’etichetta, spesso sfugge al consumatore meno attento.

Inoltre, in quanto l’olio d’oliva è un prodotto con un tempo di scadenza piuttosto breve, 12/18 mesi al massimo, per mantenere la qualità originale è sempre fondamentale sapere da quale stagione deriva l’olio. Servirebbero indicazioni come ad esempio “franto a Novembre 2019“.

Quasi sempre, invece, viene solo indicata l’ultima data consigliata di consumazione, che però è completamente a discrezione del produttore. Quindi sì, l’etichetta è decisamente migliorabile. E bisognerebbe aggiungere anche un ampio ventaglio di aspetti qualitativi olfattivi e degustativi, nonché suggerimenti di abbinamento per l’ottimale godimento del piatto cucinato, la parte che sta più a cuore a noi di Airo.

Olio, oggigiorno: prodotto utilitaristico, edonistico o entrambi?

In Italia l’olio d’oliva è senz’altro un prodotto utilitaristico, prima di tutto. Ma sta nascendo un nuovo interesse più approfondito e analitico, un poco come la nuova era di interesse per i vini di qualità vera. Notiamo un interesse crescente, anche da parte di persone non addette del settore.

I nostri corsi per assaggiatori dell’olio si stanno sempre più riempiendo con persone “normali” che, al fianco dei produttori, frantoiani e ristoratori, vogliono scoprire ed imparare ad apprezzare questo curioso e gratificante mondo.

Per quale motivo una persona dovrebbe saper scegliere bene anche l’olio, oltre agli altri alimenti-condimenti?

Un olio scelto ed abbinato correttamente al piatto cucinato può davvero aumentare ed esaltarne la qualità e la percezione degustativa. L’olio d’oliva, oltre ad aggiungere i suoi intrinsechi attributi olfattivi, ha anche la peculiare capacità di assimilare il gusto del cibo con cui viene abbinato, ed aumentarne la percezione. Provare per credere!

Le normative che regolano la produzione dell’olio di oliva a livello europeo, sono relativamente recenti. Sono complete e tutelano realmente il consumatore?

Tutelano il consumatore da un punto di vista della “non pericolosità alimentare” del contenuto, ma purtroppo è praticamente assente, o perlomeno quasi non regolamentato, un approccio oggettivo e trasparente per quanto riguarda la qualità, unicità e tipologia olfattiva e degustativa.

Airo ha creato un metodo didattico e degustativo chiaro e comprensibile per poter imparare ad identificare le varie qualità e attributi singolari di uno specifico olio, il che rende il successivo abbinamento molto più facile, divertente e appagante.

Quali sono i segreti per scegliere un buon olio?

Bisogna cercare di comprendere la reale ed intera filiera produttiva: dove sono cresciute le olive? Dov’è stata fatta la frangitura? E infine dov’è stato fatto l’imbottigliamento ed eventuale blend-miscela, nel caso non si trattasse di una monocultivar.

Molto spesso pensiamo di comprare un “olio extra vergine Italiano”, ma in realtà le olive sono un misto dalla Grecia, Spagna e Nord Africa, frante magari in Spagna e miscelata ed imbottigliata in periferia di Firenze.

Addirittura spesso vengono usati oli chimicamente raffinati, che altrimenti non avrebbero passato il semplice test dell’extra vergine, poi successivamente diluiti e miscelati con poco olio di alta qualità per dare una sensazione di “gusto vero“. Questi oli non possono essere dichiarati “extra vergine” ma solo “olio d’oliva”.

Inoltre, personalmente, guardo anche sempre l’anno di produzione e non la scadenza e scelgo spesso un Dop che, per com’è creato il regolamento, lascia molto meno margine alle furbizie.

C’è una stretta correlazione tra prezzo e qualità?

Assolutamente sì. Produrre un olio di qualità in Italia, rispettando adeguate proporzioni per ottenere un olio di elevato livello, è impossibile se poi viene venduto a 5-6 euro al litro. Semplicemente non ci si sta dentro con i costi di produzione. Quindi, se cerchiamo un olio di qualità, qualche domanda bisogna sempre farsela quando abbiamo in mano una bottiglia di basso prezzo.

Ci sono cultivar più pregiate?

L’Italia è il paese nel mondo con la maggiore varietà. Delle circa 1.400 cultivar esistenti, quasi 600 sono italiane. Ad esempio la Spagna, produttore decisamente più grande di Italia in termini quantitativi, ha una manciata di cultivar comunemente usate.

È impossibile dire che una cultivar sia migliore di un’altra: con metodi produttivi corretti e cura della filiera, si possono produrre degli oli straordinari sia al Nord che al Centro o al Sud. Questo è uno dei temi che viene trattato in profondità nei nostri corsi e seminari.

È possibile dire che a parità di prodotto (oliva, semi, evo) e di regione, “uno valga l’altro”, oppure si possono rilevare importanti differenze organolettiche legate a terreno, coltivazione, modalità produttive?

Ogni regione ha le sue “regine”. È una questione sia di cultivar specifiche, sia di ambiente e terreno. Spesso un olio siciliano può avere inflessioni di pomodoro, mentre l’olio toscano viene solitamente descritto con il carciofo, per fare solo due esempi.

Ci sono tipologie di olio regionali che, a prescindere, stanno beneficiando di un marketing indiretto legato ad fattori territoriali e turistici, ovvero del successo di altri prodotti tipici come il vino?

Sì, senz’altro. Ed è anche una questione legata a scelte produttive pregresse. Alcune regioni hanno in passato puntato più sulla quantità che sulla qualità, con qualche eccezione di punta. Questo ha avuto un impatto sia sui metodi di produzione che sulla cultura e la percezione di qualità tra i produttori stessi.

Come Airo stiamo lavorando attivamente con produttori ed enti locali per cambiare questo trend, virando più verso eccellenza, qualità e unicità. Pensiamo che sia la strada giusta anche per i produttori in quanto questo traguardo posiziona l’olio più in alto con conseguenti benefici in termini sia di marketing che prezzo e margine.

Esiste in Italia il turismo dell’olio di oliva?

Sta cominciando, ma sentiamo anche interesse dall’estero. Ad esempio i paesi del nord Europa hanno sempre di più un approccio orientato verso la comprensione e l’approfondimento di come viene realizzato un prodotto di punta.

È un trend che ha già coinvolto il vino nell’ultimo ventennio, ma che adesso si sta aprendo anche verso il mondo dell’olio. Quindi abbiamo il nostro compito ben inquadrato.

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Cantine aperte insieme, brindisi online da record con il Movimento turismo del vino

Il weekend del 30-31 maggio si è svolta Cantine Aperte Insieme, edizione speciale dell’evento organizzato dal Movimento turismo del vino che da oltre 25 anni porta alla scoperta dell’Italia del vino. Gli organizzatori hanno invitato le 800 cantine aderenti a brindare online alla ripartenza dell’enoturismo. Si è trattato del più numeroso brindisi online d’Italia.

“Siamo felici di aver sentito il calore dei nostri soci in questo weekend dedicato alla speranza – commenta Nicola D’Auria, presidente Movimento Turismo del Vino – abbiamo percepito la voglia di ripartire e tornare ad accogliere i turisti in cantina nel momento del brindisi di sabato 30 maggio, in cui le nostre cantine si sono riunite in un momento di condivisione in tutte le regioni d’Italia, da nord a sud”.

La scorsa settimana, il Movimento ha presentato il protocollo internazionale “Tranquillamente Enoturismo: linee guida e buone pratiche per un enoturismo Covid-Free”. “Stiamo lavorando affinché tutti i nostri soci possano riaprire in totale sicurezza – precisa D’Auria – insieme possiamo assicurarci che l’Italia torni a essere una delle più grandi destinazioni enogastronomiche del mondo”.

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Enoturismo e degustazioni in cantina ai tempi di Covid: cosa attende i winelovers

Fase 2 anche per l’enoturismo e per le degustazioni in cantina, ai tempi di Covid-19. La Confederazione Nazionale Consorzi Volontari Tutela Denominazioni Vini Italiani (Federdoc) ha infatti diramato le regole a cui dovranno attenersi le aziende e i clienti, per condurre i wine tasting in totale sicurezza. Un prontuario che sarà esposto all’interno e all’esterno delle cantine, corredato da materiale informativo anti-pandemia.

Dispenser per detergere le mani e/o guanti monouso dovranno essere posizionati all’entrata. I percorsi da seguire per l’accesso e la permanenza dovranno essere indicati con apposita segnaletica. Naturalmente si entra solo con la mascherina.

Onere della cantina la formazione del personale addetto alla vendita o alla degustazione che dovrà essere informato delle misure obbligatorie ed eventualmente di quelle facoltative implementate dalle singole aziende. Sarà possibile anche nominare un responsabile per la prevenzione.

Bisognerà predisporre la misurazione della temperatura di dipendenti ed ospiti che non dovrà superare i  37,5°C.  In alternativa potrà essere prevista un’autocertificazione da far compilare e sottoscrivere che attesti lo stato di buona salute. Le certificazioni andranno conservate a cura dell’azienda per 30 giorni.

Per evitare assembramenti o attese negli spazi comuni, sempre secondo le regole sull’enoturismo e le degustazioni in cantina diffuse da Federdoc, sarà necessario regolare l’accesso anche tramite prenotazioni preventive.  Meglio organizzare le degustazioni in locali opportunamente ventilati o all’aperto.

Calici alla mano, che andranno consegnati personalmente ad ogni cliente e ritirati, al termine, per procedere alla sterilizzazione. Vige comunque l’obbligo del distanziamento di almeno un metro.

Meglio che sia predisposto un secchiello svuota vino (la cosiddetta “sputacchiera“) a testa. Se non fosse possibile andrà spiegato ai winelovers di evitare il contatto con il bicchiere.  E per gli stuzzichini? Dovranno essere serviti in confezioni monoporzione, consegnati al singolo cliente, purché servito direttamente.

Regole ferree da Federdoc anche per l’igiene dei locali. Andrà redatto un programma di pulizia e disinfezione che definisca aree di intervento, modalità e frequenza (almeno due volte al giorno secondo le indicazione regionali). Più frequentemente andranno sanificate le superfici più toccate nelle aree di vendita e somministrazione (banchi, maniglie, frigoriferi) così come i servizi igienici.

Questi ultimi dovranno essere dotati di prodotti igienizzanti, asciugamani usa e getta e cestini in numero adeguato che dovranno essere svuotati senza entrare in contatto con il contenuto. Un consiglio a margine, non scritto nel prontuario? Guardiamoci negli occhi e sorridiamo sempre e comunque.

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Addetto al settore enoturistico: il corso online di Fondazione Antinori

Addetto al settore enotuiristico“. È la qualifica che è possibile conseguire iscrivendosi al primo corso organizzato in Italia dal Consorzio per la Tutela dei Vini Doc Bolgheri e Doc Bolgheri Sassicaia, in qualità di Ente Certificatore, con la collaborazione del Movimento Turismo del Vino Toscana.

Si tratta di un corso di formazione teorico pratico sul tema dell’enoturismo, necessario per esercitare l’attività di “addetto all’enoturismo”. Le lezioni, pronte a partire a breve, saranno svolte interamente in modalità e-learning, visto il momento di emergenza legato a Coronavirus, fino a esaurimento posti e al costo di 70 euro.

“L’iniziativa – spiega il Movimento Turismo del Vino Toscana – vuole mettere al centro il valore della formazione come attività fondamentale per rincontrare gli appassionati con uno sguardo più ottimista al futuro”.

Grazie al contributo della Fondazione Antinori, che tra i punti cardine del suo statuto ha proprio quello di sostenere attività culturali e di formazione sul territorio legate al settore vitivinicolo, il costo dell’attività formativa è stato sostenuto dalla stessa, garantendo la massima qualità del progetto e delegando al partecipante una quota di partecipazione figurativa di 70 euro”.

“Crediamo fermamente nella formazione come elemento imprescindibile della crescita professionale  di ciascun individuo ma anche del livello qualitativo dell’accoglienza in un territorio – spiega Albiera Antinori, Presidente del Consorzio DOC Bolgheri e DOC Bolgheri Sassicaia, la cui Fondazione di famiglia ha sostenuto con entusiasmo il progetto”.

In un momento complesso come quello che stiamo attraversando, sostenere la formazione in un settore strategico come quello dell’enoturismo è fondamentale per il nostro futuro, e dare un’opportunità pratica e comoda ai futuri responsabili di questo settore ci è sembrato importante”.

“Unire le forze insieme al Consorzio Doc Bolgheri e Doc Bolgheri Sassicaia è stata per noi una scelta assolutamente naturale, data anche la natura stessa della nostra associazione”, commenta Emanuela Tamburini, presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana.

“Le persone che andremo a formare grazie al corso – continua – sono gli addetti all’enoturismo del futuro. Il nostro obiettivo è quello di dare a queste nuove figure professionali gli strumenti necessari, non solo per far fronte alle nuove esigenze che incontreranno al tempo del Covid-19, ma soprattutto un valore aggiunto all’esperienza dell’enoappassionato nelle proprie cantine”.

IL CORSO ONLINE
Il corso online è stato ideato dall’avvocato Marco Giuri (nella foto) e sarà da lui coordinato. Avrà come docenti diversi professionisti esperti del settore con competenza professionale e conoscenza approfondita delle tematiche trattate.

L’obiettivo formativo del corso sarà quello di istruire i partecipanti sulle tematiche principali del settore enoturistico, dagli aspetti normativi, alle tematiche marketing, dalle tecniche di accoglienza, ai profili agronomici ed enologici, dai flussi turistici alle nuove regole imposte dal Covid-19.

“Non appena è uscita la legge Toscana sull’enoturismo – sottolinea Giuri – mi sono reso conto che i Consorzi di tutela avrebbero svolto un ruolo da protagonisti nell’organizzazione di eventi e nell’ambito della formazione enoturistica”.

“L’intento di estendere il corso a quanti più soggetti possibili in questo momento di difficoltà mi è parso subito un motivo ulteriore per mettere a disposizione la mia esperienza nel settore della  formazione”, aggiunge Giuri.

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A tu per tu con Carlotta Salvini, miglior somm Fisar 2019: “Sogno di produrre vino”

Solare, spigliata, sorridente, sicura di sé. Sguardo fiero e tanta determinazione. Quella che ha portato Carlotta Salvini a diventare Miglior Sommelier Fisar 2019, lo scorso novembre.

Comunicare il vino, per la 31enne di Siena, è una missione. Con tutti i mezzi a disposizione, online e offline. Positiva, pragmatica, mai eccessiva. Tanti progetti e un sogno nel cassetto: vestire i panni di vignaiola, producendo un vino tutto suo. Conosciamola meglio.

La competizione per il Miglior Sommelier Fisar si tiene da 27 anni. Se escludiamo gli anni non disputati e i pari merito uomo donna la quota femminile è del 32%. Sale al 40% se consideriamo solo gli anni dal 2010 ad oggi. È solo una questione di proporzioni di iscritti oppure c’è qualcosa che ancora non è stato detto sull’argomento minoranza donna/sommelier?

Non si è mai ripetitivi su questo argomento e concordo che negli ultimi anni finalmente cominciano ad emergere figure femminili nel mondo del vino ed anche nell’imprenditoria vitivinicola. Ritengo che sia sempre più importante sensibilizzare non solo sulla figura della donna nel vino, ma in generale sul ruolo delle donne nel mondo del lavoro. La mia ricetta è composta da tre ingredienti: studio, empatia, determinazione.

Penso che siano valori che noi donne conosciamo molto bene: abbiamo competenze interdisciplinari e sappiamo che non si può prescindere dalla preparazione. Credo molto in questi valori e spero che siano di stimolo per la vita di altre donne per cercare di realizzarsi e trovare la propria strada.

Tra le best sommelier al femminile tre toscane, due venete, due lombarde e due laziali. Toscana culla della lingua italiana, del Rinascimento, “Caput Mundi” del vino. Le tue origini toscane quanto accrescono la tua competitività?

Non solo accrescono la mia competitività ma sono anche motivo di orgoglio. La Toscana è tra le più importanti regioni vitivinicole italiane con una straordinaria varietà di vini dalle differenti caratteristiche e una storia millenaria, una cultura antica che si perde nei secoli.

Sono un importante patrimonio, ci penso ogni volta che passo per strada tra i paesaggi delle colline del Chianti, della Costa degli Etruschi, della Val d’Orcia e della Val di Chiana: sono fiera di essere toscana.

Sei stata eletta a Novembre del 2019, neanche il tempo di mettere il calice Rastal tra i trofei e scatta l’emergenza Covid-19. Cosa ti sei persa o cosa non ti sei goduta ancora appieno di questa esperienza?

Penso che sia stato un esercizio molto importante, soprattutto per cercare strumenti di comunicazione diversi da quelli a cui il sommelier è abituato. Ho iniziato ad un utilizzo dei miei canali social in chiave divulgativa / educational ed il risultato è stato davvero sorprendente. Non credo di essermi persa qualcosa, cerco di avere un atteggiamento positivo anche nelle situazioni più difficili stimolandomi a trovare soluzioni per reinventarsi e adattarsi.

Tutto del vino riconduce alle relazioni. Si vendemmia in squadra, si degusta confrontandosi ed a cena la bottiglia è in tavola. Il vino ha sempre accompagnato la vita, la convivialità, la cultura e l’alimentazione e nel tempo si è evoluto, passando da fonte di nutrimento a socializzazione e integrazione culturale.

Ma quanto è affascinante sentire qualcuno che parla di un vino che ha assaggiato? Dentro un calice di vino c’è tutto un mondo fatto di persone, storie, territori e gusto. La curiosità, l’entusiasmo, l’esperienza che coinvolge ogni volta, sono lo slancio a saperne sempre di più”.

Parole tue per dare il benvenuto a chi approda sulla tua neonata pagina Facebook.  Si può trasmettere tutto questo, con la stessa empatia anche via digital?

Sono emozioni e sensazioni diverse, evocative e dipende soprattutto da come vengono comunicate. Ad esempio quando si legge un libro se lo scrittore è abile nella descrizione, riesce a farti evocare profumi, luoghi, toccare le corde sensibili.

Sta anche a chi scrive nel cercare di coinvolgere emotivamente ma anche con semplicità soprattutto utilizzando il giusto approccio per far appassionare nel mondo del vino. Leggere un libro sul Chianti Classico sicuramente non è lo stesso che visitarlo, ma di sicuro può suscitare la curiosità di andarci non appena ci sarà l’occasione.

Poco più di 300 follower su Facebook, 7300 su instagram: stories, dirette, webinar, degustazioni digitali, foto con i calici. Le tue foto sono passate dai poco più di 200 like per la tua laurea a 1300  con pioggia di cuoricini per un tuo selfie (molto bello) baciata dal sole e con il calice in mano. Ti consideri, come si direbbe oggi, una ‘wine influencer’?

Non credo di sentirmi influencer, ma piuttosto “wine educator”: ancora non ho trovato una parola analoga in italiano. Penso che ci sia ancora molto da approfondire su un approccio educativo alla cultura del vino in particolare “educando” il palato all’assaggio. È l’aspetto più importante soprattutto per chi non è esperto riuscire ad avere una capacità di giudizio obiettivo su un vino lasciandosi guidare solo dai nostri sensi.

Tante foto con etichette blasonate. Qualche anno fa hai postato un calice di Tignanello e hai commentato scherzosamente “È capitato di peggio”. Qual è il tuo rapporto con i vini più “popolani”? Hai comprato vino al supermercato recentemente? Cosa pensi del vino in Gdo?

La distinzione per un vino popolano o costoso non la fa il luogo in qui viene venduto. Oggi sopratutto nei supermercati c’è la tendenza ad avere una sezione di enoteca con grande assortimento di vini anche prestigiosi talvolta con la presenza di un sommelier per consigliare nell’acquisto.

Io stessa ho acquistato qualche volta vino al supermercato proprio perché la qualità del vino si giudica solo e soltanto quando è nel bicchiere senza che il luogo in o altri fattori ne influenzino il giudizio.

Per quanto riguarda i vini “popolani” non perché siano tali non devono essere buoni. È anche vero che per trovare la qualità anche in vini più semplici non è possibile scendere al di sotto di una soglia minima di prezzo.

Tra gli altri impegni sei hospitality manager di Felsina Wines, in un territorio, quello del Chianti Classico, che punta molto sull’enoturismo. Che preoccupazioni hai per il futuro?

Il turismo e il settore della ristorazione sono i più colpiti dall’epidemia Covid-19. Nel breve periodo non ci sono prospettive di ripresa con il turismo straniero ( che a Fèlsina rappresenta circa il 70% dei visitatori ) ma ci sono possibilità con quello locale e territoriale.

È un anno dove più che mai diventa fondamentale consolidare i rapporti esistenti. Nel futuro non sono preoccupata, sono certa che le meravigliose eccellenze italiane torneranno a essere la meta ambita dai turisti di tutto il mondo ancora più di prima.

Sommelier, Hospitality manager, agronoma, attestati internazionali. Tu stessa hai dichiarato che il titolo di miglior sommelier non è un traguardo. Cosa ti appresti a studiare o a fare nella tua vita privata? Ti sei prefissata nuove mete da raggiungere?

Nella mia vita privata continuo l’attività attraverso i social e al momento sto lavorando ad un piccolo progetto personale, un corso di vino online. È vero, ho detto che il titolo di best sommelier per me non significa un traguardo, ma rappresenta un’ulteriore conferma che il mondo del vino è e sarà la mia strada. Di nuovi orizzonti ne ho tanti in mente tra cui il grande sogno di poter, un giorno, produrre un vino tutto mio.

Parliamo di Fisar. Le singole delegazioni hanno cercato di mantenere viva l’attenzione dei soci negli ultimi mesi con varie attività. Cosa bolle in pentole per quanto riguarda Fisar in Rosa e Fisar Nazionale? Stai (e state) lavorando su nuovi progetti?

A livello territoriale le delegazioni hanno mantenuto attiva l’attività di coinvolgimento dei soci proponendo webinar approfondimenti a cui io stessa ho partecipato in qualità sia di relatore che uditore. A livello nazionale stiamo lavorando a diversi progetti. tra cui una nuovissima rubrica, condotta da me: “Degustiamo assieme”.

Un appuntamento settimanale, in uscita da lunedì 11 maggio, dove presenterò vini, territori, cantine di tutta Italia, un viaggio da nord a sud. Fisar in Rosa ha in programma la rubrica “In viaggio con Fisar in Rosa”, episodi live con racconti e degustazioni di territori coinvolgendo anche produttrici di vino.

Teoricamente, a novembre, ti appresterai a lasciare il titolo ad un nuovo Miglior Sommelier. Che consiglio daresti, magari anche alla luce della tua antesignana esperienza in quarantena?

Consiglio di non prendere questo riconoscimento solo come ruolo di “ambasciatore” nazionale di un’associazione ma come opportunità di capire quali sono gli strumenti ed il linguaggio giusto per far appassionare al mondo del vino sempre più persone.

La cultura del vino in Italia fa parte della nostra storia ed è anche compito di un Sommelier ai vertici nazionali di essere promotore dell’informazione soprattutto a chi si trova all’inizio del percorso.

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Enoturismo al centro del 53° Congresso nazionale Ais di Verona

VERONA – È stato annunciato il tema principale del 53° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier (Ais): dal 22 al 24 novembre, si farà il punto sull’enoturismo. Ad ospitare l’evento sarà la delegazione regionale del Veneto. A Verona sono in programma incontri e degustazioni.

Durante il convegno di apertura “Trasformare il terroir in destinazione turistica” – in programma al Teatro Filarmonico sabato 23 novembre, alle ore 10.00 – si valuterà l’attuale sistema organizzativo, gli obbiettivi e i nuovi format di promozione dell’enoturismo.

“Crediamo che il Sommelier sia la figura professionale che meglio si adatta alle aziende in termini di enoturismo – spiega Antonello Maietta, Presidente nazionale Ais – infatti, oltre ad essere esperto di degustazione e di abbinamento cibo-vino, è in grado di porre l’accento sulla provenienza geografica del prodotto, valorizzandone il territorio”.

I delegati del Veneto faranno gli onori di casa al 53° Congresso nazionale Ais

“Vogliamo però che questo sia solo un punto di partenza – continua Maietta – vista l’esponenziale crescita del mondo enoturistico, stiamo lavorando perché il Sommelier abbia una formazione a tutto tondo, con nozioni sulla psicologia del cliente, sui beni culturali del territorio e sulle principali lingue straniere”.

L’incontro darà spazio alle tematiche attuali più importanti per quanto riguarda il turismo enogastronomico: dalle opportunità presenti e future nel mondo dell’hospitality, alla comunicazione giornalistica del vino, fino all’importanza delle scienze cognitive e del neuromarketing nella percezione del wine and food.

Ad affiancare Maietta durante il convegno ci saranno Roberto Bellini, Responsabile nazionale dell’Area Formazione dell’Associazione Italiana Sommelier; Stefan Marchioro, Docente di Economia applicata al Turismo all’Università di Padova; Pietro Tonutti, Direttore del Master Universitario “Vini italiani e mercati mondiali” alla Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa.

E ancora Alessandro Sensidoni, Docente di Scienza e Tecnologia dei Prodotti Agroalimentari all’Università di Udine; Mauro Santinato, inserito nel mondo dell’hotellerie come Presidente di Teamwork e amministratore di HotelPerformance; Angelo Mellone, giornalista e scrittore, dirigente del pomeriggio di Rai Uno.

A moderare il dibattito sarà invece il giornalista, regista e produttore altoatesino Markus Frings. Durante il fine settimana del Congresso, Verona ospiterà saloni del gusto, laboratori, degustazioni guidate e tour enogastronomici.

Al centro dell’attenzione le eccellenze regionali, nell’ottica di coinvolgere l’intera città. L’ingresso agli eventi è previsto mediante registrazione online, al sito congressonazionale.aisitalia.it, dove è disponibile anche il programma completo del Congresso.

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Enoturismo: in Lombardia basta una segnalazione certificata di inizio attività

MILANO – Via all’enoturismo in Lombardia. È stato infatti approvato dalla Regione lo schema di SCIA (segnalazione certificata inizio attività) per l’esercizio dell’attività enoturistica. Si tratta di un servizio che potranno offrire le aziende agricole e, dunque, le cantine. Ricomprende la produzione e la vendita del vino associata alla degustazione funzionale alla vendita.

Attraverso questo decreto, le aziende vitivinicole regolamenteranno le loro attività di accoglienza, di divulgazione e degustazione, proponendo particolari percorsi esperienziali e turistici incentivando il mercato dei viaggi, delle vacanze e del turismo.

Burocrazia zero in Lombardia per le aziende agricole che vorranno attivare i percorsi enoturistici – ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia – basterà compilare una scia semplificata”.

“La Lombardia è una straordinaria regione vitivinicola, agricola e turistica. Unire questi aspetti è una scelta vincente e lungimirante per garantire redditività e futuro alle nostre imprese”.

“Stiamo già creando un registro regionale dedicato all’enoturismo – ha aggiunto Rolfi -e attivando corsi di formazione per operatori professionali. La Lombardia vuole sfruttare il forte legame tra vino e attrattività turistica”.

“Nella nostra regione – precisa Rolfi – ci sono agriturismi e cantine che già fanno degustazione di vino o di altre bevande con notevole indotto e con flussi turistici straordinari. Per il nostro territorio era indispensabile definire i requisiti per l’esercizio dell’attività”.

Sempre per Rolfi: “Questo decreto è frutto di un lavoro scrupoloso realizzato insieme ai consorzi lombardi. I nostri imprenditori agricoli chiedono di poter dedicare più tempo al lavoro e meno alle carte bollate. Vogliamo accompagnarli in un percorso di crescita che possa essere valore aggiunto per tutto il territorio regionale”.

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DiVino Wine Hospitality & Travel: hotellerie, vino e turismo si incontrano a Verona

Si chiama DiVino Wine Hospitality & Travel il primo evento professionale dedicato all’ospitalità e al turismo del vino. Un appuntamento a numero chiuso e solo su invito, pensato per far incontrare wine hotel, cantine che offrono ospitalità turistico-ricettiva, Consorzi, agenzie specializzate in wine e food tour ed event e wedding planner.

Quello in programma dal 7 al 9 novembre al Villa Quaranta Wine Hotel & Spa di Ospedaletto (VR) – storica dimora della famiglia di viticoltori Tommasi, alle porte della Valpolicella Classica – è una tre giorni sulla Wine Hospitality presentato da Cristina Mascanzoni Kaiser e Alessandra Priante.

Aprirà le danze un seminario sulle strategie utili a migliorare i servizi richiesti dall’enoturista. Seguirà una degustazione di vini in abbinamento a prelibatezze gastronomiche e un uno show-cooking, sempre nel segno del connubio tra vino e cibo.

Dietro al marchio “DiVino” c’è la filosofia Nebe, società leader in Italia nel campo della promozione b2b per hotellerie, viaggi ed eventi di alta gamma a livello internazionale. Settori che, ormai, non possono fare a meno che confrontarsi con l’enoturismo.

Il vino, infatti, non è più solo un prodotto da degustare e da esportare. È diventato nel tempo un motivo di attrazione turistica, tanto da essere ora un segmento fondamentale del mercato. L’enoturismo vale 2,6 miliardi per l’Italia e molte strutture ricettive e cantine si sono specializzate nell’offerta di accoglienza.

Protagonisti di DiVino Wine Hospitality & Travel saranno alcune tra le migliori espressioni di questo connubio. Wine hotel come Hotel Borgo San Felice e il Falconiere, aziende come Marchesi Frescobaldi ma soprattutto alcuni tra i più importanti distretti territoriali ed Enti di promozione turistica, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia.

LA LOCATION
Non è causale la location scelta per il la prima edizione di Divino. Villa Quaranta Wine hotel & Spa è la storica dimora che ha meritato il premio Best Wine of Tourism 2020 per la migliore ricettività del territorio. Il riconoscimento arriva dal Concorso Internazionale dedicato alle eccellenze dell’enoturismo mondiale.

Il premio è conferito dalla CCIAA di Verona e fa parte di un progetto in rete delle Great Wine Capitals, il network
creato tra dieci città capitali dell’eccellenza vitivinicola mondiale (da Bilbao ad Adelaide, passando per Bordeaux,
la Napa Valley, il Cile e l’Argentina), di cui Verona rappresenta l’Italia.

La competizione premia le strutture che si caratterizzano per la qualità dei loro servizi enoturistici all’interno di
differenti categorie, che vanno dall’ambito culturale e artistico, architettonico a quello riguardante le pratiche
sostenibili integrate nel turismo ed ai servizi per l’enoturismo fino alla ricettività e alla ristorazione.

“L’accoglienza di una famiglia, i servizi di un grande albergo, l’ecletticità di una struttura che è cresciuta e si è
evoluta negli anni ed il lavoro di squadra di tutto il personale, diretto dal nostro Luca Carrara – commentano le responsabili Michela e Barbara Tommasi – premiano un percorso di cui siamo molto fieri. L’ospitalità è parte fondamentale e strategica nel quadro d’insieme di Tommasi Family Estates”.

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Colline Prosecco Unesco: bufera su Zaia per la riqualificazione degli immobili rurali


TREVISO –
“Nessuna nuova costruzione sulle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, bene Unesco“. Anzi no: possibili alcuni ampliamenti dei vecchi immobili rurali, per accogliere “un milione di turisti nei prossimi 10 anni”. Regna il caos, in Veneto, tra i proclami del presidente Luca Zaia e i tentativi di smentita di Andrea Zanoni (Pd), vicepresidente della commissione Ambiente.

In occasione del convegno di domenica 20 ottobre a Pieve di Soligo (TV) sulle prospettive per il nuovo territorio Unesco, il governatore è stato chiaro: “La mia idea è sempre stata quella di non autorizzare nuove costruzioni per l’ospitalità turistica, ma di valorizzare quanto già esiste”.

La vera sfida urbanistica – ha poi precisato Zaia – sarà catalogare i piccoli immobili rurali presenti e permettere ai loro proprietari di riqualificarli con destinazione turistica. Ricordo che il turismo sarà una delle sfide future, sia sul fronte della sostenibilità e sia della gestione dei flussi”.

“In attesa di partire con il piano di gestione – ha aggiunto il presidente della Regione Veneto – oggi è stata l’occasione per fare il punto della situazione, ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per questo ambito traguardo, che vede le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene inserite nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, e dare avvio ad un nuovo percorso identitario sotto l’egida dell’Unesco”.

Di tutt’altro avviso Andrea Zanoni: “Zaia ecosostenibile contro Zaia cementificatore. Sulle Colline del Prosecco stiamo assistendo a un surreale sdoppiamento del presidente della Regione che prova a smentire se stesso e la sua maggioranza consiliare, negando l’evidenza“. Al centro della querelle, la legge numero 29 approvata lo scorso 17 luglio dalla Regione Veneto.

“L’articolo 13 ha come obiettivo principale l’area Unesco, per rilanciare il turismo. La nuova normativa consentirà a chi ha un’attività agricola ampliamenti in deroga a tutti gli strumenti urbanistici e territoriali e ai regolamenti edilizi comunali e addirittura alla legge sul consumo di suolo. Perché Zaia continua a prendere in giro i veneti?”.

“L’emendamento Montagnoli – continua Zanoni – permetterà di trasformare in piccoli alberghi diffusi sul territorio stalle e pollai, porcilaie e  fienili o ancora, ricoveri per attrezzi agricoli. Diventeranno costruzioni di tutt’altro genere, comprensive di camere da letto, bagni e cucina per i turisti con una bizzarria unica: non è previsto il cambio di destinazione d’uso dal punto di vista catastale”.

“Al comma 6, sempre secondo quanto riferisce il vicepresidente della Commissione Ambiente del Venento – sono infatti previsti ampliamenti fino a 120 metri cubi per ogni edificio. Perciò un ricovero attrezzi agricoli da 30 metri cubi potrà essere ampliato e diventare un edificio da 150, quintuplicando di fatto la cubatura”.

“Proprio quello di cui aveva bisogno una zona appena dichiarata Patrimonio Unesco”, ironizza infine Andrea Zanoni. Sempre al convegno di Pieve di Soligo, il presidente dell’Associazione temporanea di scopo (Ats), nonché presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, Innocente Nardi, ha invitato all’unità.

“Il riconoscimento Unesco è motivo di orgoglio non solo del territorio ma italiano. Un riconoscimento per il paesaggio come espressione culturale di una comunità. Un’ulteriore opportunità, questa, per i cittadini del territorio di dimostrare la capacità di fare squadra e lavorare per un unico obiettivo: le colline di Conegliano Valdobbiadene dovranno diventare il salotto culturale di un fenomeno che si chiama Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”.

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Ferruccio Ferragamo investe nell’enoturismo con Le Aie del Borro: 20 nuove suite


AREZZO –
Il Borro, azienda vitivinicola toscana nel bacino del Valdarno Superiore di proprietà di Ferruccio Ferragamo, annuncia l’acquisizione della proprietà confinante Vitereta e l’apertura de Le Aie del Borro, 20 nuove suite all’interno della Tenuta.

Situata nel Comune di Laterina, Vitereta è una delle tenute storiche del Valdarno aretino, appartenuta alla famiglia Del Tongo dal 1973 con una superficie totale di 346 ettari. Comprende una superficie vitata pari a 40 ettari, una cantina di proprietà, oltre a 150 ettari di terreni seminativi.

Tra gli edifici presenti Villa Clerici Bernetti, costruita nella seconda metà dell’Ottocento e ristrutturata poi a fine degli anni 70, una meravigliosa Tabaccaia (chiamata così perché qui un tempo avveniva la lavorazione del tabacco) e alcuni poderi.

A seguito di questa acquisizione, Il Borro di Ferruccio Ferragamo – azienda certificata biologica dal 2015 – raddoppia la propria superficie vitata raggiungendo circa 85 ettari caratterizzati da condizioni pedoclimatiche uniche che permettono di dar vita a vini di qualità.

Vitigni autoctoni come il Sangiovese, ma anche vitigni della “tradizione toscana”, come il Merlot ed il Cabernet Sauvignon, oggi convivono insieme, adattandosi al meglio alla variabilità dei terreni.

IL PROGETTO

Il Borro: AIE relais & chateaux in Toscana, proprietà Ferragamo

Il Borro fa parte dell’Associazione Relais & Châteaux e comprende un borgo medievale interamente restaurato che ospita al suo interno 38 eleganti e raffinate suite; due lussuose ville – Dimora Storica e Villa Casetta – e le 20 suite de Le Aie del Borro ideali per famiglie e gruppi di amici e disponibili da giugno 2019.

Alle soluzioni Relais & Châteaux si aggiungono “I Borrigiani”, cinque casali gestiti con la formula dell’agriturismo. E ancora, due ristoranti: l’Osteria del Borro e Il Borro Tuscan Bistro, sotto la guida dell’executive chef Andrea Campani; la Spa e la Galleria Vino & Arte.

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Solo vino della Lombardia negli agriturismi lombardi. Lo ha stabilito la Regione

MILANO – Presto gli agriturismi lombardi serviranno solo vino prodotto in Lombardia. Lo ha annunciato l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi.

Un importante provvedimento che riguarda le carte dei vini dei 1.688 agriturismi presenti in Lombardia. “L’obiettivo è chiaro – commenta Rolfi – negli agriturismi lombardi devono esserci prodotti lombardi. Grazie a questa legge, gli agriturismi saranno veri e propri ambasciatori del nostro territorio”.

Alziamo la soglia minima di prodotti dell’azienda agricola – continua Rolfi – e anche quella dei prodotti lombardi. Sono molto soddisfatto di un aspetto: con questa norma gli agriturismi della nostra regione serviranno 100% vini lombardi e pesce lombardo”.

La nuova legge andrà in aula martedì per l’approvazione definitiva. Non dovrebbero esserci colpi di scena, dal momento che il testo è stato approvato senza alcun voto contrario.

“Abbiamo semplificato le procedure burocratiche sugli agriturismi, introducendo agevolazioni su numero di pasti serviti e di posti letto” aggiunge l’assessore.

“Gli agriturismi sono in forte crescita – evidenzia Rolfi – e la Lombardia è una meta turistica da sfruttare. Il turista cerca sempre di più una esperienza sensoriale e per questo dobbiamo puntare sulla distintivitá della nostra offerta agroalimentare”.

“Alzare la soglia minima dei prodotti locali significa anche bloccare i furbi che si nascondono dietro all’etichetta di agriturismo. Dall’altro lato si valorizza davvero chi crede in questa attività”.

I NUMERI
La provincia lombarda in cui si registra il maggior numero di agriturismi è Brescia, con 348 aziende. Seguono Mantova (236), Pavia (224), Bergamo (170), Como (166), Milano (133), Sondrio (121), Varese (90), Lecco (79), Cremona (72), Lodi (33), Monza e Brianza (16).

Evidente come questi numeri, uniti a quelli delle cantine presenti sul territorio della Lombardia, abbiano anche a che fare con l’enoturismo. “La Lombardia – conclude Rolfi – vuole sfruttare il forte legame tra vino e attrattività turistica. Nella nostra regione ci sono 176 agriturismi che già fanno degustazione di vino o di altre bevande”.

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Terre Sicane e Monreale: il nuovo Eldorado della viticoltura (e dell’enoturismo) in Sicilia


A ovest, Marsala. A est, l’Etna. Giù, ancora più a sud, Avola col suo famoso “Nero”. Se avessero una maglia da indossare, le Terre Sicane avrebbero quella del gregario. Lontane dalle rotte più battute dagli enoturisti in Sicilia, si estendono a ragnatela nella provincia di Agrigento. E poi su, fino a lambire Contessa Entellina: unico Comune palermitano di quello che, in realtà, è considerato un triangolo d’oro della viticoltura siciliana.

Per scoprirlo basta leggere l’etichetta dei vini che giungono nei ristoranti di mezza Italia. Non si parla di “Terre Sicane” ma di “Sicilia”, brand più spendibile sui mercati (anche internazionali). La provenienza delle uve, però, è proprio questa. Un’area di circa 20 mila ettari, in cui le varietà autoctone giocano un ruolo fondamentale.

A Grillo, Inzolia (noto anche come Insolia o Ansonica), Grecanico, Catarratto e Nero d’Avola sono state affiancate nel corso dei decenni varietà internazionali come Chardonnay, Viognier, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot. Perfetto il loro acclimatamento nel particolare microclima delle Terre Sicane.

E come in un gioco di prestigio dai risvolti mistici, esoterici, chiunque passi di qui avrebbe voglia di mettere le radici. Già, perché oltre agli orizzonti sterminati e selvaggi, rotti solo da vigneti, agrumeti, uliveti e strisce di asfalto che paiono disegnate con la matita dall’uomo, ci sono le spiagge del “Menfishire“.

Così sono state ribattezzate le coste del Golfo di Menfi, che sembrano fare a gara l’una con altra per la corona di “più bella”, a suon di granelli dorati o ciottoli bianchi come il latte. Angoli di paradiso protetti dalle forme dolci delle colline. Non è un caso che l’Unesco abbia voluto dichiarare l’Itinerario Arabo Normanno – poco lontano da queste meraviglie – “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

Si parla di monumenti. Di cattedrali, di piazze. Di palazzi e di chiostri. Di ponti e di cappelle, visitabili tra Palermo, Cefalù e Monreale. Tutte realizzate nello stile nato dall’incontro della cultura arabo-musulmana con quella normanno-cattolica.

Luoghi che sembrano ispirati dalla natura incontaminata che regna tutt’oggi attorno alle costruzioni dell’uomo. In un gioco profondo a compiacere Dio, che passa dallo stretto legame con la terra. Ed è proprio in uno dei centri più attivi dell’Itinerario Arabo-Normanno, Monreale, che si concentra una delle nuove frontiere del vino siciliano.

Il gruppo di viticoltori che si riunisce attorno al Consorzio sta dando nuova linfa alla Denominazione. Al punto che, in occasione di Sicilia en Primeur 2019 (qui i migliori assaggi assoluti), otto cantine hanno presentato alla stampa le loro etichette e le prospettive future del territorio.

La Doc Monreale è piccola (appena 50 mila bottiglie potenziali) ma con le idee chiare. Solo Catarratto e Insolia per i bianchi, Perricone e Nero d’Avola per i rossi, con la possibilità di realizzare anche vini spumanti. Un giusto coronamento, quello enologico, all’arte che si respira in ogni angolo di Monreale.

LE CANTINE E I MIGLIORI ASSAGGI


ALESSANDRO DI CAMPOREALE – C.da Mandranova Camporeale (PA)

Una famiglia impegnata in viticoltura sin dai primi del 900, che vede nei fratelli Rosolino, Antonino e Natale, affiancati dai figli Anna, Benedetto (nella foto) e Benedetto, gli artefici di una rivoluzione produttiva centrata sul vigneto e sulle buone pratiche enologiche.

Una viticoltura di alta collina, attenta al rispetto del territorio, che dà vita a vini freschi, eleganti e piacevolmente equilibrati. Vini che nascono in vigna, tra i filari, e dalla passione delle persone che li conducono. Da Alessandro di Camporeale le nuove generazioni riscoprono l’orgoglio della propria identità, condividendo un progetto produttivo che ha solide radici storiche.

  • Metodo classico 2016 (anteprima)
    Prima prova di spumantizzazione per Alessandro di Camporeale, con la varietà Catarratto (varietà extralucido): 24 mesi sui lieviti (l’obiettivo è di arrivare a 36), tiraggio 03/2017, dosaggio zero. Buccia di limone, accenni di pepe bianco e di zenzero, risvolti erbacei pregevoli al naso. Ingresso di bocca verticale, citrico. Centro palato salino e chiusura su ritorni agrumati. Una buona prova.
  • Bianco Doc Sicilia Catarratto “Vigna di Mandranova”
    Bianco con grandi capacità di migliorare nel tempo, come dimostra l’assaggio di diverse annate. In questo caso il biotipo di Catarratto è il Lucido. Colpisce per la capacità di essere al contempo verticale e largo, nel gioco tra note fruttate e minerali saline.
  • Rosso Doc Sicilia Syrah “Kaid”
    Senza dubbio il rosso più rappresentativo della cantina. In generale, tra i migliori Syrah in commercio in Sicilia. Vino buono giovane, ma che mostra ottime capacità di affinamento, come dimostra la vendemmia 2012, in stato di grazia. Un Syrah potente, fresco, connotato da note fruttate di gran precisione e tannini eleganti.



CANTINA TENUTA RAPITALÀ – C.da Rapitalà Camporeale (PA)

Nel 1968 Hugues Bernard conte de la Gatinais, nato in Francia nel 1940, sposa Gigi Guarrasi, discendente di una grande famiglia palermitana. Con lei si impegna in una appassionante e coraggiosa avventura: la ricostruzione con criteri moderni della cantina distrutta dal terremoto della Valle del Belice.

La più grande attenzione del conte de la Gatinais viene dedicata alla riconversione varietale e colturale dei vigneti. Già trent’anni fa in Sicilia vengono affiancati ai vitigni autoctoni i grandi vitigni francesi. L’opera iniziata da Hugues de la Gatinais e dalla moglie viene portata avanti dal figlio Laurent (nella foto) con la stessa cura e la stessa passione.

La tenuta (parte del patrimonio del Gruppo italiano vini, Giv) oggi si estende per 225 ettari nel territorio che da Camporeale declina verso Alcamo, su dolci colline fra i 300 e i 600 metri. Una terra dove si alternano argille e sabbie.

La perfetta esposizione e la composizione del suolo la rendono ideale per la coltivazione dei vitigni più pregiati. Dopo la vendemmia, le più moderne tecniche di vinificazione consentono di realizzare vini eccellenti, dalle fasce destinate alla Gdo a quelle premium.

  • Terre Siciliane Igt Chardonnay 2016 “Grand Cru”
    Dodici mesi circa di barrique per questo Chardonnay emblema della filosofia della famiglia fondatrice. Un vino che guarda alla Francia e alla Borgogna, con estrema eleganza. Vino di grande gastronomicità.
  • Vendemmia Tardiva Alcamo Doc 2016 “Cielo Dalcamo”
    Tra i vini “dolci” dal miglior rapporto qualità prezzo in Sicilia. Note di frutta matura e residuo zuccherino importante (150 g/l) per questo blend di Catarratto e Sauvignon Blanc, ben compensate dalla freschezza. Pregevole chiusura, su ritorni di liquirizia e zafferano.



BAGLIO DI PIANETTO – Via Francia Loc. Pianetto,  Santa Cristina Gela (PA)

I primi vent’anni di Baglio di Pianetto raccontano la storia di una grande caccia al tesoro. A Santa Cristina Gela, nella tenuta di Pianetto, e nella Val di Noto, nella Tenuta Baroni, il Conte Paolo Marzotto è riuscito a realizzare vini capaci di esaltare due terroir siciliani diversi e unici, attraverso il savoir faire dei grandi chateaux francesi.

Nel 2016 Baglio di Pianetto ha completato la conversione in biologico di tutti i 160 ettari di vigneti delle tenute, con lo scopo di migliorare ulteriormente la qualità dei propri vini e di garantire una produzione in linea con le richieste dei consumatori di tutto il mondo, sempre più preparati ed esigenti.

Oggi Baglio di Pianetto è una realtà produttiva completa e attiva anche sul versante dell’ospitalità e dell’enoturismo. Con L’Agrirelais – a pochi chilometri da Palermo – l’eno appassionato può vivere un’esperienza a tutto tondo, dove vino, buona tavola e quiete concorrono a definire il profilo d’eccellenza voluto dalla famiglia Marzotto.

  • Monreale Doc Bianco 2018 “Murriali”
    Esordio nella Doc Monreale per Baglio di Pianetto. Naso connotato da una impronta minerale netta, unita a una vena floreale. In bocca conferma sapidità e freschezza. Un vino che si presta a un affinamento medio lungo.
  • Riserva Bianco Sicilia 2016 “Via Francia”
    Viognier in purezza, vendemmiato in due passaggi: uno per garantire la freschezza, l’altro per dare al vino rotondità e piacevolezza. Un risultato ottenuto nel calice in maniera ineccepibile.



FEUDO ARANCIO – C.da Portella-Misilbesi Sambuca di Sicilia (AG)

E’ sorta nel 2001, nel territorio di Sambuca di Sicilia (AG), la prima tenuta siciliana del gruppo trentino Mezzacorona. Assai ricca di storia e di fascino, l’azienda si estende per 280 ettari (240 dei quali vitati) attorno ad un meraviglioso baglio che ospita la cantina.

Nel 2003 si è aggiunta la tenuta di Acate (RG) che conta 690 ettari, di cui 450 vitati, e un caseggiato rurale del 1600 che tuttora riflette i fasti della nobiltà dell’epoca. Le uve, in particolare Nero d’Avola e Grillo, vengono coltivate e vinificate mediante tecniche e tecnologie ecosostenibili e all’avanguardia.

Uve che regalano vini di alta qualità a tutti i livelli (sia Gdo che Horeca) capaci di portare i colori e i profumi della Sicilia in 60 paesi del mondo. La sfida per il futuro? I vini senza solfiti aggiunti, con la prima etichetta di Nero d’Avola già in cantiere.

  • Sicilia Doc Riserva 2015 “Hedonis”
    Vigneti a Sambuca per questa Riserva di Nero d’Avola di Feudo Arancio potente, corposa ma al contempo fine ed elegante, anche grazie a un sapiente utilizzo del legno. Alle note di confettura di prugna e frutti di bosco si accosta una vena sapida e fresca. Chiusura su un tannino che parla di futuro. Solo 8 mila bottiglie: una chicca.
  • Igt Terre Siciliane Bianco Passito 2015 “Hekate”
    Zibibbo (Moscato d’Alessandria), Insolia e Grillo per questo vino dolce ottenuto tramite appassimento naturale in pianta. Convince al palato, dove sfodera una consistenza tattile che ben riequilibra l’abbondante residuo zuccherino (120 g/l). Perfetto per accompagnare i formaggi.


MANDRAROSSA (CANTINE SETTESOLI) – SS 115 Menfi (AG)

Cantine Settesoli è una comunità di viticoltori siciliani, un autentico distretto del vino nella provincia di Agrigento: tra Menfi, Montevago e Santa Margherita di Belice. Fondata nel 1958 a Menfi, oggi conta 2 mila soci, una superficie vitata di 6 mila ettari, 32 cultivar in produzione, tre stabilimenti enologici dedicati alla vinificazione.

Oggi Settesoli esporta quasi il 70% della sua produzione in oltre 40 paesi esteri. Mandrarossa ne è il fiore all’occhiello. O meglio “la figlia”, per dirlo con le parole del presidente Giuseppe Bursi. Interessa 500 dei 6 mila ettari complessivi di Settesoli.

Il brand top di gamma si distingue per il suo carattere innovativo e moderno, anche nelle etichette che strizzano l’occhio all’arte. I vigneti crescono lungo la costa sud occidentale della Sicilia, a Menfi. I vigneti crescono su colline caratterizzate da 5 tipologie di suoli e diverse esposizioni.

  • Grecanico Dorato 2018 “Costadune”
    Naso di mandarino maturo, completato da una vena sapida e fresca, mentolata (timo). Perfetta corrispondenza al palato. Un vino che fa della facilità di beva il suo punto di forza, senza scadere nel banale.
  • Bianco Sicilia Doc 2017 “Bertolino Soprano” e Rosso Sicilia Doc 2016 “Terre del Sommacco”
    Suoli 100% calcarei per le ultime due etichette top di gamma di Mandrarossa: si tratta dei “Vini di Contrada”. Un Grillo e un Nero d’Avola in purezza, frutto di un particolare microterroir. “Bertolino soprano” è bianco fresco, diretto, senza fronzoli. Così anche “Terre del Sommacco”. Un rosso contraddistinto da una buona verticalità e da note fruttate croccanti.


CENTOPASSI – Contrada Don Tomasi, San Cipirello (PA)

Centopassi è l’anima vitivinicola delle cooperative Libera Terra che coltivano terre confiscate alla mafia in Sicilia. Le vigne sono distribuite nell’Alto Belice corleonese e i suoi vini raccontano la diversità di ogni vigna, dei suoli che le contraddistinguono e dei vitigni che di volta in volta ne esaltano le caratteristiche.

Scenari aperti, incontaminati, con formazioni di origine calcarea che spuntano come megaliti sull’altopiano di Corleone, dall’altitudine media elevata, rendono questo angolo di Mediterraneo il luogo ideale per la crescita ottimale della vite.

Le escursioni termiche, i venti, la composizione del terreno, la simbiosi raggiunta con i vitigni selezionati, portano il terroir nel calice. L’obiettivo di Centopassi è l’eleganza, la freschezza, la massima bevibilità dei vini.

  • Grillo 2017 “Rocce di Pietra Longa”
    Uve provenienti dal Comune di Monreale. Naso d’agrumi ingentiliti da una vena leggera di miele e verbena. Mineralità spiccata che in bocca diventa salina. Un Grillo a due marce, in perfetto equilibrio tra loro: quella dura, verticale e salina; e quella rotonda, fruttata.
  • Terre Siciliane Igt 2017 “Cimento di Perricone”
    Gran tipicità per questa etichetta manifesto del Perricone siciliano. Al naso le note tipiche di piccoli frutti di bosco, con accenni selvatici. In bocca la giusta ruvidezza e tannicità, prima di una chiusura leggermente amaricante. Un vino che disegna una Sicilia rustica, diversa da quella degli altri rossi più noti.

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Alle Terme di Saturnia. Tra un sorso di Morellino e la cucina “chic” di Caino


MANCIANO –
E per fortuna che lì, tra gli altri, trovi Sandro Baronti. Il direttore del Spa & Golf Resort Terme di Saturnia è l’unico collegamento possibile tra la terra e il paradiso, in quest’angolo di Toscana verde scuro come la Maremma e rosso come il Morellino di Scansano.

Gira in giacca e cravatta per la struttura. Silenzioso come un gatto, per non disturbare gli ospiti stralunati di relax, in accappatoio. E sembra messo lì apposta per ricordarti che sei ancora vivo. Che quello non è il Valhalla. Ma solo qualcosa che gli assomiglia molto, una volta varcata la porta di Asgard di via della Follonata.

Una location diversa dalla terme completamente a cielo aperto di Saturnia, ma allo stesso tempo in grado di conservare ancora oggi un’essenziale naturalità. Dal fondo della vasca di origine vulcanica, al posto del magma, sgorga da 3000 anni acqua a una temperatura costante di 37,5 gradi. Al ritmo di 500 litri al secondo.

Il team guidato da Massimo Caputi, presidente esecutivo di Terme di Saturnia e socio di riferimento di Fidos, la società che insieme al fondo americano York Capital ha acquisito il patrimonio a settembre 2017 per 40 milioni di euro, ha un obiettivo concreto: riportare il marchio all’antico splendore.

Non a caso il Resort 5 Stelle, membro di Leading Hotels of the World, è stato di recente rinnovato nel nome di una “moderna toscanità”. Le piccole biblioteche e sale di lettura sono state pensate per offrire all’ospite l’opportunità di vivere un’esperienza personale.

Una formula, dunque, che va al di là della Spa e che vede nel “Club” il suo coronamento. Un’area a sé stante rispetto al Parco Termale, dove è possibile accedere a un percorso ispirato al rituale dell’hammam rivisto alla “maremmana”. Con due sale tiepidarium, un bagno di vapore e un argillarium.

Ma il vero punto di forza di Terme di Saturnia era ed è la sorgente millenaria. Le acque minerali con proprietà terapeutiche specifiche sono il degno coronamento di un territorio che dà vita a uno dei vini rossi italiani più amati al mondo: il Morellino di Scansano. E per gli amanti della cucina “chic”, la meta da non perdere è il ristorante Caino di Montemerano.

Qui, la chef Valeria Piccini (nella foto) e il marito sommelier Maurizio Menichetti, assieme al figlio Andrea – che ha raccolto la loro eredità – sono pronti a coccolare il palato dei fortunati enoturisti di quest’angolo di Maremma.

Piatti ricercati, come le animelle di vitello rosolate con asparagi alla brace e ravanelli marinati, i Pici all’essenza di una Amatriciana diversa o il maialino di cinta senese con lamponi e friggiarelli, sorprendono in abbinamento agli altre 20 mila vini a disposizione della cantina del ristorante.

Un vero e proprio tesoro, racchiuso in quattro sale interrate che la famiglia ha raggruppato in un unico, magico cunicolo. Quello in cui ogni amante del più pregiato nettare di Bacco vorrebbe perdersi, o essere rinchiuso gettando via la chiave.

“Due delle quattro sale – spiega Andrea Menichetti – si trovano sotto un palazzo. Le altre due sono invece nel palazzo della via accanto. Le abbiamo acquistate una per volta, non certo a buon mercato. Poi ci siamo resi conto che due di queste fossero adiacenti. Abbiamo così deciso di buttare giù il muro, unendole”.

Ma non finisce qui. “Con una traforazione verticale effettuata nel 2005 – precisa ancora il figlio della coppia di titolari di Caino Montemerano – abbiamo collegato tra loro le altre due cantine, che scendono fino a una profondità di 25 metri. Nel 2006 abbiamo terminato i lavori, ottenendo il risultato odierno”.

LA MAREMMA DEL GUSTO
Terme, buona cucina, buon vino. Cosa manca alla Maremma per definirsi un territorio a prova di enoturismo? Forse più nulla, almeno da quando il Consorzio di Tutela Vini ha deciso di spingere l’acceleratore sul tasto della sostenibilità.

Attraverso il progetto “Morellino Green“, i possessori di auto elettriche potranno ricaricare la loro vettura grazie alla centralina installata da 10 cantine del territorio aderenti al progetto (qui l’elenco). E mentre l’auto è in ricarica, perché non assaporare qualche etichetta di Morellino di Scansano?

“L’ambiente è di tutti -commenta Rossano Teglielli, presidente del Consorzio – e salvaguardarlo per le generazioni future è sempre più un dovere morale. Dal nostro Consorzio, quest’anno, arriva una proposta concreta che intende rappresentare un piccolo passo in questa direzione, certi che ogni modello di sviluppo futuro non possa prescindere dal rispetto del contesto ambientale”.

Un appello che, dalla Maremma, ambisce ad arrivare alle orecchie di tutta la Toscana. E, perché no? Di tutta l’Italia, forte della recente approvazione dell’atteso decreto sull’enoturismo, che regolamenta uno dei settori con le più alte possibilità di crescita nell’Italia del gusto.

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I vigneti terrazzati del versante retico della Valtellina candidati a Paesaggi rurali storici

SONDRIO – I vigneti terrazzati del versante retico della Valtellina candidati al registro nazionale dei Paesaggi rurali storici. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione ProVinea, sarà illustrata per la prima volta il prossimo martedì 21 maggio, alle ore 9, presso il Teatro Sociale di Sondrio, in occasione del convegno “Valtellina, un patrimonio chiamato territorio”.

Il registro nazionale dei Paesaggi rurali storici raccoglie “le pratiche agricole, le conoscenze tradizionali e i paesaggi” con particolari caratteristiche da tutelare e conservare. In Valtellina si trova la più ampia area viticola terrazzata di montagna in Italia, con più di 2.500 chilometri lineari stimati di muretti a secco che si sviluppano sugli oltre 800 ettari di vigneti.

Un’area, la Valtellina, che ha tutte le carte in regola per l’enoturismo, inteso in senso moderno. Oltre a una Strada del Vino che propone itinerari in bicicletta per 67 chilometri, la valle della provincia di Sondrio è uno dei fulcri lombardi della gastronomia, con prodotti tipici di vario genere. Non mancano, inoltre, centri termali d’eccellenza, raggiungibili con l’auto in pochi minuti.

Nel periodo di vendemmia i grappoli di uva vengono portati a spalla in appositi contenitori lungo i ripidi sentieri e le scalette in pietra a secco, trasferiti poi in cantina dove si trasformano in bottiglie di qualità: dalle due DOCG Sforzato di Valtellina e Valtellina Superiore, alla DOC Rosso di Valtellina, fino alla IGT Alpi Retiche.

All’evento di presentazione del progetto di candidatura parteciperanno Gian Marco Centinaio, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo; Paolo Voltini Presidente di Coldiretti Lombardia; Fabio Rolfi, Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia.

E ancora: Massimo Sertori, Assessore alla Montagna di Regione Lombardia; Cristina Scarpellini Presidente ProVinea; Donatella Murtas, Coordinatrice nazionale dell’Alleanza mondiale per i paesaggi terrazzati; Mauro Agnoletti, Coordinatore scientifico del registro nazionale dei paesaggi rurali storici del Mipaaft;

Infine: Dario Foppoli, esperto di terrazzamenti; Marco Scaramellini, Sindaco di Sondrio e Fabio Molinari, dirigente dell’Ambito scolastico territoriale. Modera l’incontro Daniela Cuzzolin Oberosler, giornalista Rai.

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Morellino Green: 11 colonnine per la ricarica delle auto elettriche a Scansano

SCANSANO – Si chiama “Morellino Green” l’onda verde che segna il nuovo corso del Morellino di Scansano, destinato a coinvolgere tutta la Maremma. Una rete di undici colonnine per la ricarica delle auto elettriche, pensato per favorire l’enoturismo ecosostenibile.

I dettagli del progetto sono stati presentati questa mattina dal Consorzio di Tutela della nota Docg della Toscana, nel corso di un convegno a Teatro Castagnoli che ha dato il via a Rosso Morellino 2019, grande banco di degustazione in corso quest’oggi nel borgo della provincia di Grosseto.

IL PROGETTO
Da poche ore sono in funzione sul territorio della Denominazione 2 delle undici colonnine per la ricarica delle auto elettriche fatte installare da Emmerent, società che opera in Italia nel campo della mobilità green. Dieci cantine del territorio, oltre al Consorzio, si sono accollate le spese di realizzazione del punto di ricarica.

Si tratta di un investimento di 40 euro al mese per 48 mesi di “finanziamento”, al termine dei quali la colonnina diventerà di proprietà dell’acquirente. Le strutture sono gestite dalla centrale operativa di Emmerent, a Bologna.

I costi di ricarica praticati sono molto competitivi: 0,15 centesimi al Kw. Il vero focus, però, è un altro. Durante l’attesa necessaria per la ricarica – da una a oltre 3 ore – l’utente avrà modo di visitare le cantine che hanno aderito al progetto, assaggiando il vino e facendosi promotore del Morellino di Scansano.

Il tutto previa registrazione sul sito morellinogreen.it. Un progetto destinato a un target medio alto di consumatori. Il costo della auto elettriche è infatti ancora piuttosto sostenuto in Italia, ma i dati delle immatricolazioni – favorite dagli incentivi del Governo – sono incoraggianti.

Nel 2018 sono state immatricolate 18 mila autovetture elettriche. Si prevede di raggiungere quota 50 mila entro la fine del 2019. Un vero e proprio boom lo scorso marzo, in cui sono state acquistare in Italia 8.700 automobili di nuova generazione.

“L’obiettivo – ha spiegato il direttore del Consorzio Alessio Durazzi – è proporre Scansano come meta del turismo econsostenibile, attraverso la creazione di questo circuito di ricarica per le auto elettriche. Un progetto pilota per riflettore sulla sostenibilità, tema centrale per noi e per tutta la Maremma del vino”.

“La speranza – ha aggiunto Durazzi – è che anche altre aziende del territorio seguano l’esempio delle cantine del Morellino di Scansano. Mi riferisco ad hotel, agriturismi e ristoranti che vogliano appassionarsi al progetto per diventare a loro volta una bandiera di questa rivoluzione green, al fine di formare un vero e proprio ‘Sistema Maremma’”.

I NUOVI CONSUMATORI
A confermare come il legame tra la sostenibilità della produzione e il consumo di vino sia un tema centrale è Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor. “La sostenibilità – ha evidenziato – è ormai una leva competitiva per il vino italiano. I consumatori sono sempre più attenti alle produzioni bio e le richiedono in maniera specifica”.

“In questo senso – continua Pantini – il progetto Morellino Green può diventare una leva di crescita per le Denominazioni del vino della provincia di Grosseto, con ampi margini di crescita sia sul mercato locale che nell’export”.

Dello stesso parere Diego Tommasi, direttore del Centro di Ricerca per la Viticoltura del Crea che ha posto l’accento sui cambiamenti climatici. E sull’importanza, ormai vitale per l’agricoltura, di essere sostenibile.

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Bisson, nuova cantina a Sestri Levante per lo spumante Abissi

SESTRI LEVANTE – Lo scorso 30 marzo, alla presenza del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, la Società Agricola Bisson ha inaugurato la nuova cantina, a Sestri Levante.

Un nuovo edificio, esteticamente ben integrato nel territorio, attraverso cui “portare avanti la filosofia che ha contraddistinto l’azienda sin dalla sua fondazione”.

Nata nel lontano 1978 per volontà del giovane Pierluigi Lugano, Bisson giunge oggi ad un importante giro di boa.

Il nuovo edificio è in grado di soddisfare non solo le attuali esigenze produttive, ma anche quelle future. Immaginiamo quindi un desiderio di crescita (forse un vero e proprio business plan) che vada oltre le 100 mila bottiglie. Nella nuova sede non solo spazi di produzione.

Il locale per l’affinamento dei vini si trova sotto il livello del terreno, ma è molto più di un semplice luogo di stoccaggio. Lo abbelliscono elementi architettonici in pietra, una fontana e un gioco di luci.

In superficie trova spazio anche una sala espositiva e un salone per ricevimenti. Una location pensata quindi anche per la ricezione turistica e la promozione dell’enoturismo in Liguria.

GLI ASSAGGI
L’evento è stato anche occasione per assaggiare alcuni dei vini della cantina, prima fra tutti una mini verticale di Abissi, il famoso spumante metodo classico il cui affinamento “sur lattes” avviene in fondo al mare, 60 metri sott’acqua nella Baia del silenzio di Sestri Levante.

Bianchetta genovese, Vermentino e Cimixà, in percentuali variabile secondo l’annata, i vitigni utilizzati.

Tre le annate presenti: 2016, 2015 e 2014 (magnum). Se il 2016 ha un perlage vigoroso e colore paglierino scarico il 2014 risulta avere bolla più fine e colore più intenso.

Profumi floreale e di macchia mediterranea per il 2016 supportati da una viva acidità e buona sapidità al palato, sentori che tendono più alla frutta gialla nel 2015 per arricchirsi, nel 2014, di una nota scura quasi di idrocarburo che dona una maggiore complessità al naso.

Abissi Rosè 2015 (prodotto con Ciliegiolo e Granaccia)  ha color buccia di cipolla luminoso e perlage vivo, profumi di piccoli frutti rossi ed erbe officinali, buona acidità e spidità.

Note che ritroviamo simili anche nel Portofino Doc Ciliegiolo 2017. Più carico nel colore e più marcatamente fruttato risulta immediato e piacevole alla beve.

Interessante il Portofino Doc Cimixà “Vigna Rovente” 2017. Sentori balsamici che ricordano l’anice a far da contorno alle note di frutta bianca. Leggero tocco minerale al naso, piacevolmente sapido al palato e mediamente persistente.

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Nasce la Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori


VERONA –
Da Coordinamento nazionale a Federazione. È fissata per martedì 9 aprile al Vinitaly la firma dell’atto costitutivo della Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, fino ad oggi riconosciuta appunto solo come “Coordinamento nazionale”.

Assume quindi forma giuridica, con la costituzione ufficiale e il proprio statuto, l’organismo nato nel 2017 con un duplice obiettivo: unire le forze e fare rete per diventare un autorevole interlocutore delle istituzioni nella definizione della disciplina dell’enoturismo e quindi contribuire alla crescita e al consolidamento del turismo rurale, enogastronomico e culturale in Italia.

Partito a fine 2017 con il sostegno di 23 Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, il coordinamento nazionale ha raggiunto le attuali 80, che rappresentano il 90% delle realtà effettivamente operative presenti sul territorio nazionale.

L’atto formale sarà siglato in occasione di una conferenza stampa dal titolo “Nuovi turismi e nuove Strade: la sfida dei territori del vino”, in programma alle 14.30, presso la Sala Conferenze del Mipaaft, al piano terra del Palaexpo di VeronaFiere.

Interverranno il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio, oltre a Paolo Morbidoni, attuale presidente della Strada del Vino e dell’Olio dell’Umbria che guiderà la Federazione

Dopo un anno di consolidamento, il coordinamento nazionale potrà “sviluppare appieno la propria attività sul territorio nazionale, con la possibilità dunque di partecipare, tra le altre cose, a bandi e mettere a punto progetti comuni sul tema dell’enoturismo”.

SOSTEGNO ALL’ENOTURISMO
Le Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, riconosciute dalla legge 269 del 1999, attendono da tempo una revisione normativa che rifletta il loro ruolo strategico, ribadito anche dal Testo Unico sul Vino del 2016.

La firma dell’atto costitutivo, che giunge a due mesi dalla decisione di eleggere a propria sede operativa la Fondazione Fico di Bologna, ufficializzata alla presenza di Luciano Nieto, Capo Segreteria Tecnica del Mipaaft, sottolinea la volontà della Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori di “riaffermarsi e farsi riconoscere come interlocutore delle istituzioni”.

“Nella nostra compagine attuale – dichiara Paolo Morbidoni, presidente della futura Federazione – riuniamo alcuni tra i soggetti più importanti e strutturati di un panorama italiano quanto mai ricco e diversificato“.

“Si pensi che un’analisi basata su un campione pari al 61% di quelle aderenti – prosegue Morbidoni -ha evidenziato numeri di tutto rispetto: vi si trovano, infatti, oltre 1.000 aziende vitivinicole, più di 500 ristoranti, 450 strutture ricettive, 320 agriturismi e altre importanti realtà sia pubbliche che private”.

Si contano inoltre 147 prodotti tipici Doc, Docg, Dop, Igp e i migliaia di Pat promossi, suddivisi tra Vino (34%), Olio (10%) e le numerose altre eccellenze del territorio (56%).

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Vendemmia 2018 all’insegna dell’abbondanza in Lombardia: +55% di vino


CAPRIANO DEL COLLE –
Sono stati presentati in mattinata, presso la cantina Lazzari di Capriano del Colle (BS) i dati della produzione di uva e di vino della vendemmia 2018 in Lombardia. Un appuntamento voluto dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi, che ha chiamato a raccolta i rappresentanti di tutti i Consorzi del vino lombardi.

La produzione in ettolitri della vendemmia 2018 in Lombardia supera gli 1,572 milioni di ettolitri di “vino finito” (+55,03% rispetto alla sfortunata vendemmia 2017). La produzione totale di uva è di 2,415 milioni di quintali, su una superficie rivendicata di 21.213,85 ettari.

L’INTERVENTO
Un settore in cui Regione Lombardia intende investire risorse importanti, in un’ottica di consolidamento. “Negli ultimi anni – ha dichiarato l’assessore Rolfi – stiamo assistendo a una crescita costante del comparto, non soltanto qualitativa ma quantitativa. La Lombardia sta diventando sempre più una regione vitivinicola e questo non può che riflettersi direttamente nelle scelte politiche”.

Tracciate dunque le parole chiave del 2019 e dei prossimi anni: promozione locale e internazionale del vino lombardo, maggiore attenzione alle carte dei vini – soprattutto negli agriturismi – ed enoturismo.

“Sul fronte della promozione – ha annunciato Rolfi – intendiamo dedicare risorse importanti all’internazionalizzazione. Saremo presenti al prossimo Prowein di Dusseldorf in maniera ben strutturata e investiremo risorse importanti nel Gambero Rosso“.

“Tutte le risorse in termini di internazionalizzazione a disposizione di Regione Lombardia saranno destinate al vino. Non per togliere importanza ad altri settori, ma perché riteniamo che il vino sia il settore lombardo con le maggiori potenzialità di crescita in termini export. Da qui il nostro completo sostegno alle aziende del comparto”, ha aggiunto l’assessore regionale.

GLI AGRITURISMI

Importanti novità, appunto, anche sul fronte interno. “I lombardi – ha dichiarato Rolfi – devono avere la massima consapevolezza di ciò che si produce in Lombardia. La regione è in grado di mettere sulle tavole tutte le tipologie di vino possibili, dal frizzante al vino dolce. Per questo vogliamo che gli agriturismi siano portabandiera e vetrina della produzione lombarda”.

Come? “Gli agriturismi dovranno servire al 100% vino lombardo“, ha spiegato l’assessore regionale. “Inoltre – ha aggiunto Rolfi – abbiamo incaricato Ersaf di realizzare un osservatorio sulla carta dei vini dei ristoranti lombardi, in modo da favorire la promozione del vino della Lombardia all’interno di tutte le attività del settore della ristorazione regionale”.

Una leva importante sarà anche l’enoturismo. “Abbiamo una grande opportunità di fidelizzazione del winelovers in Lombardia, che deve essere abbracciato e condotto alla scoperta della nostra produzione”, ha evidenziato Rolfi. Senza dimenticare i nuovi trend del mercato, con i consumatori sempre più attendi alla produzione biologica.

“Gli sforzi delle aziende nella direzione della sostenibilità ambientale della produzione vanno valorizzati – ha spiegato Rolfi – e in regione abbiamo un modello replicabile altrove, in questi termini: la Franciacorta. Quella tracciata da questa Denominazione è la via giusta. La Franciacorta è un esempio di sistema da prendere assolutamente come esempio”.

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Al via la Torino Wine Week

TORINO – E’ partita oggi  e proseguirà fino a domenica 24 febbraio la Torino Wine Week, festival diffuso rivolto a tutto il mondo di eno-appassionati.

IL PROGRAMMA
Durante la settimana un ricco programma di incontri, conferenze e, ovviamente, degustazioni coloreranno di rosso, bianco e rosé le vie della città. Le enoteche, i ristoranti e le osterie del centro ospiteranno sfide tra produttori, cene-degustazione per assaporare vini in abbinamento a menù tematici, workshop e masterclass sul tema dell’enologia e del bere bene, coinvolgendo i quartieri centrali di Vanchiglia, San Salvario e del Quadrilatero.

Sabato 23 e domenica 24 l’appuntamento si sposterà nelle sale di Palazzo Carignano: lo splendido edificio che fu sede del primo Parlamento italiano per l’occasione si trasformerà in una suggestiva cantina dove verrà allestito il Salone del Vino, uno spazio con più di 30 produttori e un’area food.

Un’occasione unica per scoprire il patrimonio enoico del Piemonte, ma non solo in quanto saranno presenti anche vini provenienti da tutta la Penisola.

TORINO WINE WEEK – ORGANIZZAZIONE
Appuntamento molto atteso come testimoniano i 400 biglietti già venduti, si rivolge non solo a intenditori e professionisti del settore ma a ogni amante di questa bevanda. L’organizzazione vede la collaborazione di Bonobo Events e Spiriti Indipendenti, le due realtà alla regia dei più importanti eventi in città legati al mixology.

L’intento è quello di porre le basi per una manifestazione che inserisca Torino e il Piemonte, prima regione in Italia per numero di DOC/DOCG e seconda per export, nel calendario nazionale degli appuntamenti enoici, rafforzando il capoluogo sabaudo quale metropoli dell’enoturismo.

BIGLIETTI
Acquistando il Wine Pass, in vendita sul sito bit.ly/torinowinepass, si potrà accedere a tutti gli eventi organizzati durante la Torino Wine Week (masterclass, workshop e degustazioni) e si avrà diritto a speciali sconti sui vini in mescita nei locali convenzionati. Compreso nel Wine Pass anche il calice degustazione disponibile presso il Salone del Vino.

Non sarà necessario invece il Wine Pass per entrare al Salone del Vino, evento che sarà ad accesso gratuito con possibilità di acquistare il carnet per le degustazioni.

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Enoturismo: la Toscana al top, tra le regioni più apprezzate del mondo

La Toscana è tra le mete vinicole preferite al mondo. L’enoturismo in pratica qui è di casa, non solo per la grande e qualificata offerta rappresentata in ogni luogo dalle cantine, ma anche e soprattutto per un’accoglienza che negli anni ha saputo fare la differenza. A certificare le ragioni di tale successo l’ultima edizione del rapporto sul turismo enogastronomico redatto dalla World Food Travel Association e dell’Università degli Studi di Bergamo in collaborazione con il Touring Club Italiano.

Tra gli elementi che giustificano secondo il rapporto una crescita esponenziale di questa forma di turismo, la cosiddetta offerta “emozionale” di cui la Toscana è all’avanguardia. Dalle cantine d’autore, ai grandi cru, dal trekking nei vigneti, alle passeggiate a cavallo, questo e tanto altro alla base del successo.

«Le esperienze emozionali sono ciò che cerca il turista di oggi e ciò che le nostre cantine in questi ultimi anni hanno messo a punto fino a rappresentare dei veri e propri modelli per l’Italia e per il mondo – spiega il Presidente del Movimento Turismo Vino Toscana, Violante Gardini – commentiamo così i dati di crescita che il rapporto mette in evidenza e non possiamo che concordare sul fatto che la Toscana stia vivendo un momento molto felice grazie al lavoro delle nostre cantine».

Non è un caso che proprio ventisette anni fa l’evento che ha rivoluzionato il modo di vivere il vino, Cantine Aperte, sia nato proprio in Toscana.

LE ESPERIENZE DEL MOVIMENTO TURISMO DEL VINO TOSCANA
Se è una novità presentata dal rapporto, non lo è certo per il Movimento Turismo del Vino Toscana che nel portale www.mtvtoscana.com ha una pagina dedicata proprio alle “esperienze” da fare nelle cantine sparse per la regione.

Si va dai percorsi a cavallo a quelli in mountain bike o in quad attraverso i vigneti. Le tradizionali visite in cantina possono essere arricchite da corsi di cucina tradizionale, o da incontri ravvicinati con enologi e agronomi che durante la vendemmia guidano gli appassionati alla scoperta di come nasce il prodotto.

Ci sono poi le attività legate al benessere come la vinoterapia nelle tante Spa a disposizione, o come dormire in mezzo a un vigneto, degustare il vino in abbinamento a sottofondi musicali fino a matrimoni che hanno come sfondo le vigne e le cantine.

Il tutto prenotabile e raggiungibile attraverso uno smartphone «perché questo è quello che richiedono i turisti millennials, facilità di accesso e immediate risposte alle proprie esigenze, per una esperienza che rimarrà impressa per sempre e questa è la nostra differenza», conclude Violante Gardini.

IL RAPPORTO SULL’ENOTIRISMO
Il 98% dei turisti italiani ha partecipato ad almeno un’esperienza enogastronomica nel corso di un viaggio compiuto negli ultimi tre anni, a prescindere che si siano mossi per turismo balneare, di montagna o per business.

Sempre nello stesso arco di tempo il 45% ha fatto almeno un viaggio con pernottamento che abbia avuto come motivazione primaria un’esperienza enogastronomica (erano il 30% del 2017, e il 21% del 2016).

Un aumento del +48% di interesse in un anno, con le esperienze enogastronomiche che sono ormai un elemento presente nella vacanza di tutte le tipologie di turisti, soprattutto per i più giovani.

Tra le destinazioni maggiormente proposte dai tour operator internazionali spiccano la Toscana (presente nel catalogo di offerta del 72% degli operatori considerati) e il Piemonte (59%).

IL VINO IN TOSCANA
E’ la regione che può vantare quasi 60 mila ettari di vigneti, infiniti filari di viti che disegnano colline e panorami famosi in tutto il mondo. Il 92% di tali vigneti fornisce vini DOP (DOCG e DOC) per un totale di 1.600.000 ettolitri (93% è rosso). Importante anche il volume dell’IGP: 666.000 ettolitri (75% rosso). Le province con maggiore superficie coltivata a vite sono Siena (19.870 ettari), Firenze (16.850 ettari) e Grosseto (8.890 ettari).

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Amarone e Verona riferimenti del sistema vino italiano ed enoturismo

VERONA – Al via oggi “Anteprima Amarone 2015″ evento  organizzato dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella che si protrarrà fino al 4 Febbraio.

Alla giornata augurale ha partecipato Gian Marco Centinaio, Ministro delle Politiche Agricole alimentari, forestali e del turismo che ha dichiarato:

“Per troppi anni il made in italy è stato promosso dal sistema Italia in modo disarticolato. Diversamente da altri nostri competitor che, sui mercati internazionali, si presentano sotto un’unica bandiera. Questo è ciò che manca al vino e ad altri settori: la riconoscibilità del brand Italia. Con questa consapevolezza abbiamo già fatto una serie di incontri con i rappresentanti degli altri ministeri interessati e in questo momento il sottosegretario Geraci sta seguendo più di tutti lo sviluppo della promozione del nostro Paese all’estero”.

“L’Amarone è l’eccellenza dell’enogastronomia italiana in giro per il mondo – ha proseguito il ministro – e in Cina, dove non siamo ancora veramente partiti, questo vino potrebbe rappresentare perfettamente il gusto del suo consumatore medio. Ma il problema grosso è come andiamo a promuoverci: abbiamo troppe voci una diversa dall’altra. Nel vino, abbiamo un brand, come Vinitaly, riconosciuto in tutto il mondo che potrebbe diventare la sintesi a favore della promozione. L’auspicio è quello e io sono ottimista”.

VERONA CAPITALE DEL VINO
La centralità di Verona in campo agroalimentare ed enogastronomico sottolineata dal ministro Centinaio è stata ribadita anche dal presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Andrea Sartori:

“Penso che Verona possa essere considerata la città italiana del vino perché concentra tutti gli asset di una filiera che va dalla produzione fino al turismo. Per questo -ha concluso Sartori – abbiamo l’ambizione di candidarci ad essere il riferimento dell’enoturismo in Italia. Serve un salto di qualità e il lavoro di tutti, a partire dalla messa in rete tra produttori, agenzie turistiche e aree a forte concentrazione ricettiva, come il Lago di Garda che conta 13 milioni di presenze l’anno”.

Relativamente all’Amarone, soddisfazione di Sartori:  “Il 2015 è stata una grande annata, una di quelle da ricordare. Quindi tutto bene per la denominazione che conta su una redditività importante e un rinnovamento generazionale, ma c’è ancora moltissimo da fare a partire dall’export e sui mercati asiatici”.

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Enoturismo: l’accordo Italia-Spagna è realtà


ROMA –
Sarà siglato giovedì 24 gennaio l’importante accordo di collaborazione tra Nicola D’Auria, presidente del Movimento Turismo del Vino, e Josè Antonio Vidal, presidente della AEE, l’associazione spagnola di enoturismo, volto allo sviluppo e alla promozione del settore enoturistico tra i due Paesi.

Un “patto” fortemente voluto dal Mipaaft, che non a caso sarà rappresentato dal ministro Gian Marco Centinaio alla giornata inaugurale del del FITUR 2019 di Madrid, evento che apre la stagione delle più importanti fiere internazionali dedicate al settore turistico, mercoledì 23 gennaio.

La novità della delegazione che rappresenterà l’Italia in Spagna dal 23 al 27 gennaio, è senza dubbio la presenza nel padiglione numero 9 (c15-c17) dello stand del Mipaaft realizzato in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino, associazione che rappresenta oltre 900 cantine e che da 25 anni riveste un ruolo centrale nella scena enoturistica italiana.

Una partecipazione fortemente voluta dal ministro Gian Marco Centinaio (nella foto sopra) per dare continuità all’importante lavoro di integrazione tra le politiche di sviluppo agroalimentare e quelle turistiche che, proprio per volontà del Ministro, sono recentemente diventate di competenza del Mipaaft.

Agricoltura e turismo – evidenzia Centinaio – sono due pilastri fondamentali nell’economia del nostro Paese. Un binomio vincente per far crescere il territorio. In quest’ottica, l’enoturismo è un esempio perfetto di turismo esperienziale, dove gusto, storia e bellezza si uniscono e si rafforzano reciprocamente e questa fiera rappresenta un’occasione importante per promuovere e valorizzare l’intero settore”.

“L’obiettivo che abbiamo – sottolinea il ministro – è quello di permettere al sistema Paese di promuoversi all’estero in modo competitivo e, infine, quello di far partire entro fine mese la legge sull’enoturismo, attesa da tutto il settore, necessaria per promuovere e proteggere l’intero comparto, a vantaggio sia dei clienti che dei produttori”.

“Per il Movimento Turismo del Vino – sottolinea il presidente Nicola D’Auria (nella foto a sinistra) – questa fiera rappresenta una grande opportunità di crescita ma allo stesso tempo un punto di partenza per il futuro lavoro di strutturazione del sistema enoturistico nazionale per il quale vogliamo essere un punto di riferimento con le 900 cantine che rappresentiamo”.

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Lechiancole si dimette. Nuovo scossone al Consorzio Tutela Vini Oltrepò

Roberto Lechiancole, presidente della Strada del Vino e dei Sapori, eletto neo consigliere del Consorzio di Tutela e nome più accreditato per la poltrona di nuovo presidente, rassegna le proprie dimissioni dal CDA del Consorzio.

“Mi sono candidato al Consiglio del Consorzio impegnandomi – dichiara Lechiancole – per un progetto e con una squadra, dando seguito a quanto ho fatto da presidente della Strada del Vino e dei Sapori. Ho visto generarsi una diaspora, l’ennesima, con al centro ancora una volta Terre d’Oltrepò, prima cantina cooperativa di Lombardia, collettore di uve e vino, di servizi, per un gran numero di cantine del territorio. Per me non si fa così, all’Oltrepò serve l’operatività su obiettivi precisi”.

Lechiancole spiega: “A mio avviso si doveva partire dal programma di un progetto, ancor prima di pensare alle nomine, un programma, un progetto che doveva essere condiviso, al di là delle poltrone, concetto questo confermato fortemente dall’Assessore regionale Rolfi, di cui apprezzo l’impegno nel cercare di riunire attorno un tavolo gli imprenditori del vino e se la Regione ha il compito istituzionale di ricucire le spaccature che in questi anni si sono consumate, i produttori devono impegnarsi nel presentare, nel condividere, nel realizzare un progetto territoriale”.

“Oggi a quasi un mese dall’assemblea, per effetto della tensione che si è generata e della situazione in divenire, il nuovo consiglio del Consorzio non si è ancora ufficialmente riunito. Avevo indirizzato a tutti i consiglieri neo eletti – ricorda Lechiancole – un messaggio per esortare un programma in tempi rapidi allo scopo di ricompattare la base sociale costituendo, un gruppo di lavoro territoriale che si occupasse a perseguire un piano per il bene comune. Purtroppo non sono stato ascoltato e forse capito”.

In merito ai fuoriusciti Lechiancole dice la sua: “Siamo il territorio vitivinicolo più grande della Lombardia, quello con maggior aspettative di crescita anche in senso enoturistico. Purtroppo se non riusciamo a comprendere che siamo obbligatoriamente necessari e sinergici gli uni agli altri, dai produttori di filiera, alle cantine sociali, agli imbottigliatori non riusciremo mai a discutere nell’interesse del territorio”.

“Non ci si può nascondere dietro ad un dito – avverte Lechiancole – un territorio a Denominazione vasto come l’Oltrepò Pavese ha necessità di tutti per assorbire la produzione di uve e di vino e pur capendo le esigenze di ogni categoria, soprattutto commercialmente, anziché continuare a rimarcare ad ogni occasione la propria falsa disponibilità, tutti dobbiamo fare uno sforzo sinergico per arrivare ad una giusta mediazione che porti interessi a tutti gli attori del territorio, definendo “chi fa che cosa” e con quale tempistica”.

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Maria Teresa Basile Varvaglione nuova presidente Mtv Puglia

BARI – Cambio ai vertici del Movimento Turismo del Vino Puglia. La presidenza è stata conferita a Maria Teresa Basile Varvaglione.

“Accetto con grande piacere questo nuovo incarico – dichiara la neo presidente -. Ringrazio Sebastiano de Corato e il Consiglio uscente per aver portato a livelli di maturità il Consorzio. Mi impegno a far sì che il Movimento Turismo del Vino Puglia continui ad essere il motore della crescita dell’enoturismo regionale, valorizzando le eccellenze dei nostri territori vitivinicoli e condividendo a fondo obiettivi, progetti e opportunità”.

Alla vicepresidenza del Consorzio nominato Gianvito Rizzo. Resta in carica il direttore Vittoria Cisonno. I soci, giunti da ogni parte della regione Puglia, si sono riuniti in Assemblea presso la sede legale a Bari, per eleggere il nuovo Consiglio che resterà in carica per il mandato 2018-2020.

IL CONSIGLIO
Si amplia a 10 il numero dei consiglieri, data la corrispondente crescita del numero delle cantine associate al Consorzio con tante riconferme e alcune new entry. Nominati: Gianfelice d’Alfonso del Sordo (Cantina d’Alfonso del Sordo) per la provincia di Foggia; Sebastiano de Corato (Rivera) per la provincia di Barletta – Andria – Trani; Doni Coppi (Casa Vinicola Coppi) eAlessandra Tedone (Torrevento) per la provincia di Bari; Maria Teresa Basile Varvaglione (Varvaglione 1921) e Giuseppe Sportelli (Amastuola) per la provincia di Taranto; Giuseppe Palumbo (Tormaresca) per la provincia di Brindisi; Marcello Apollonio (Apollonio Casa Vinicola), Piernicola Leone de Castris (Leone de Castris), Gianvito Rizzo (Feudi di Guagnano) per la provincia di Lecce.

Il nuovo Consiglio ha quindi eletto il nuovo presidente del Movimento, a cui va l’importante compito di guidare 70 tra le migliori aziende vinicole di Puglia, la più ampia rappresentanza della regione, “con l’intento di avvicinare i consumatori al mondo della produzione e far conoscere i territori, la storia e la tradizione enologica locale”.

Maria Teresa Basile Varvaglione raccoglie il testimone da Sebastiano de Corato che ha guidato MTV Puglia per due mandati consecutivi, limite ultimo fissato da Statuto per la guida del Consorzio.

“Lascio la Presidenza in ottime mani. In questi ultimi 6 anni – ha dichiarato Sebastiano de Corato – il settore è cresciuto ed ha raggiunto una sua maturità, ma c’è ancora molto da fare per potenziare questa rete di azienda. In pochi anni abbiamo sviluppato un nuovo modo di fare turismo, legato al territorio, alle sue bellezze paesaggistiche e alle eccellenze enologiche della nostra regione. Sono certo – ha concluso de Corato – che il nuovo presidente saprà lavorare egregiamente in questa direzione”.

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Oltrepò Pavese: parola d’ordine “qualità” con la revisione dei disciplinari

BRONI – Abbassamento delle rese, restringimento della zona Igt, vinificazione e imbottigliamento in loco per Sangue di Giuda e Pinot Nero. E parola fine all’era del vino Doc in damigiana. L’Oltrepò pavese guarda così al futuro, riformando i disciplinari.

Mosse storiche, che forse ridaranno slancio a un territorio che merita molto più di quello che è riuscito a raccogliere. Le riforme dei disciplinari sono state presentate giovedì dal Consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, in occasione dell’assemblea dei soci all’Enoteca Regionale di Broni.

“Ringrazio chi ha lavorato con noi per arrivare a questi risultati – commenta il presidente Michele Rossetti – che sono solo il primo passo. Un passo che però è storico e lascerà il segno soprattutto perché sul territorio, davvero, qualcosa è successo”.

“Questo Consiglio, insieme ai nuovi disciplinari e a una tracciabilità vera per ridare smalto alla Doc – aggiunge Rossetti – lascerà in eredità un nuovo modo di fare Consorzio. E’ un messaggio anche a chi ha scelto di star fuori, di non partecipare e di lasciar fare agli altri”.

Parole scaturite dal confronto positivo tra grandi e piccoli produttori oltrepadani. “Ho visto una Terre d’Oltrepò profondamente cambiata – evidenzia Rossetti – che si è messa in gioco per gli altri. Una Torrevilla disposta a fare sacrifici. Tanti titolari d’imprese di qualità pronti a scommettere sul futuro. Si può ricominciare”.

LE NOVITA’
“Uno spirito collaborativo – precisa Emanele Bottiroli, direttore del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò – che ha portato a migliorare i vecchi disciplinari, abbassare le rese all’insegna della qualità, cancellare tipologie e versioni non identitarie da una Doc fino ad oggi barocca, restringere la zona di produzione Igt eliminando comuni di pianura, limitare in zona la vinificazione e l’imbottigliamento di Sangue di Giuda e Pinot nero”.

Ma non solo. “Le modifiche dicono addio all’era del vino Doc in damigiana – continua Bottiroli – contribuendo a ridare slancio al disciplinare del Casteggio e a ottimizzare tutti gli altri disciplinari di produzione, compreso quello del Bonarda, il vino territoriale più venduto e amato, che sarà solo il lato frizzante o ‘vivace’ dell’Oltrepò Pavese”.

“Ognuno ha fatto uno sforzo – chiosa Bottiroli – in particolare le cantine cooperative Terre d’Oltrepò, socio di maggioranza mai così vicino nella storia al comune sentire territoriale pur a costo di sacrifici, e Torrevilla. Non si sono tirati indietro nemmeno gli altri produttori presenti in assemblea, che hanno capito in che direzione andava una riforma che voleva dare segnali concreti di cambiamento”.

Ai vini Doc sarà inoltre apposto il contrassegno di Stato. La cosiddetta “fascetta”, “utile – sottolinea ancora Bottiroli – a garantirne autenticità e valore, facilitando gli organismi di controllo e dando ai consumatori consapevolezze nuove sul valore aggiunto che i grandi vini meritano”.

IL FUTURO
Il futuro dell’Oltrepò, come di altre Denominazioni, passa tuttavia anche dall’estero. Anche su questo fronte le premesse sembrano buone. “Il nostro Piano per l’internazionalizzazione 2018 – annuncia il direttore Bottiroli – è stato valutato al primo posto in graduatoria regionale davanti, per punteggio, a realtà importanti come Franciacorta e Ca’ del Bosco. Si tratta di un progetto di rete, di cui siamo capofila, mirato in particolare a Stati Uniti, Giappone, Cina e Svizzera”.

Sul fronte fieristico è già iniziato il conto alla rovescia anche in chiave europea: “Ci prepariamo – annuncia Bottiroli – al Prowein di Dusseldorf, la fiera del vino più importante in area Ue riservata agli operatori professionali”.

Occhi puntati anche su Verona: “Ci prepariamo a un Vinitaly 2018 all’insegna di molte novità e di una comunicazione nuova – preannuncia Bottiroli -. Saremo al salone del vino più importante d’Italia con il libro bianco sull’Oltrepò del vino, uno studio dettagliato e scientifico condotto dall’Osservatorio di Wine Marketing che un anno fa abbiamo costituito con l’Università di Pavia”.

Il Consorzio di Tutela presenterà così “uno strumento, frutto di analisi dati, uscite sul campo e interviste, che ci consentirà di progettare con metodo, avendo una rappresentazione plastica del complesso universo della vite e del vino in Oltrepò”. Dalla diagnosi nascerà “una terapia, ovvero una strategia a breve, medio e lungo termine”.

Per Bottiroli, il limite da superare resta sempre lo stesso: quello delle divisioni. “Il Consorzio è la casa di tutti. Solo con l’unione e il superamento delle barricate i risultati saranno tangibili. Auspico che il 2018 sia l’anno della svolta, anche sul tema dell’enoturismo e del marchio Oltrepò Pavese che puntiamo a creare con la Strada del Vino”.

“Voler bene al territorio – conclude Bottiroli – significa remare, insieme, nella stessa direzione, considerare i successi di uno un vantaggio per tutti. Bisogna dare numeri al top di gamma per poterlo promuovere facendolo reperire più facilmente sul mercato ai consumatori in Italia e nel mondo. Sei quel che si trova e quel che si vede di tuo, non quel che dici di te”.

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Spirito di Vino all’Accademia delle Belle Arti di Udine

UDINE – Dopo il grande successo di pubblico riscontrato durante l’esposizione a Palazzo Morpurgo, le graffianti opere del concorso Spirito di Vino sbarcano in un’inedita location per regalare nuovi sorrisi.

Da domani, 25 gennaio, la mostra “Spirito di Vino 18 years” sarà visitabile nelle sale dell’Accademia di Belle Arti “G.B. Tiepolo” di viale Ungheria 22, a Udine.

All’inaugurazione, prevista per le ore 11.00, saranno presenti il Direttore dell’Accademia, Fausto Deganutti, e la presidente del Movimento Turismo del Vino FVG, Elda Felluga.

Oltre alle opere selezionate per l’edizione 2017, si potrà ammirare una selezione delle più belle vignette realizzate nel corso dei 18 anni del concorso, rivivendo così alcuni dei principali fatti storici, politici e culturali attraverso gli occhi ironici e irriverenti della satira. L’esposizione sarà visitabile fino al fino 28 febbraio 2018 (orari: 9.00-17.00 dal lunedì al venerdì, 9.00-12.00 il sabato).

Spirito di Vino è un concorso internazionale, indetto annualmente dal Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia, che celebra le più graffianti e originali vignette satiriche sul tema del vino.

“La scelta di affidare un messaggio sul vino all’espressione pungente della satira – spiega il Mtv del Friuli – è ciò che contraddistingue da sempre questo concorso, un’originale e accattivante sfida che viene lanciata ogni anno in tutto il mondo, in cui il tema del vino si rivela un elemento culturale in grado di essere spunto infinito di inedite creazioni”.

Fin dal suo esordio, una giuria d’eccezione composta dai grandi maestri italiani della satira, Forattini, Krancic, Giannelli e Marini, ha sostenuto con entusiasmo questo progetto. La presenza della mostra in questa sede si inserisce nell’ambito della prestigiosa collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Udine “G.B. Tiepolo”.

Dal 2018, infatti, Spirito di Vino dedicherà particolare spazio all’illustrazione satirica, riportando l’attenzione sulla manualità del tratto e del disegno. La mano che materializza l’idea su un foglio bianco come la mano del contadino che coltiva la terra per raccogliere i suoi frutti.

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Enoturismo: approvato il primo quadro normativo

L’enoturismo conquista il suo primo storico quadro normativo dopo 25 anni di attività grazie all’approvazione della manovra di bilancio in Senato. Il settore che ad oggi genera un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro l’anno potrà finalmente attuare un ulteriore cambio di marcia a favore dei territori rurali e del vigneto Italia.

IL TESTO IN BREVE
Il capitolo “enoturismo” prevede la possibilità di fatturare degustazioni, visite in cantina, pacchetti enoturistici e vendemmie esperienziali equiparando la disciplina fiscale di queste pratiche a quella delle attività agrituristiche per gli imprenditori agricoli.  Una rampa di lancio, la più avanzata in Europa,  fondamentale per il futuro del comparto che andrà meglio definita attraverso le relative modalità attuative e con l’iter parlamentare del ddl Stefàno che aggiungerà altri elementi a quelli già approvati come la certificazione e la formazione degli operatori enoturistici, la cartellonistica stradale e la creazione di un osservatorio sull’enoturismo.

LE REAZIONI DELLA FILIERA
“Abbiamo ottenuto il riconoscimento giuridico e normativo di un’attività strategica della vitivinicoltura italiana che ha dato e continuerà a dare grandi opportunità ai produttori e per lo sviluppo socio-economico dei territori. Confido anche che si possa costituire a breve un tavolo di lavoro che coinvolga tutti i soggetti in grado di dare un contributo costruttivo alla definizione dei decreti attuativi previsti dalla norma. Un particolare ringraziamento – ha concluso – va al senatore Stefàno, al ministro Martina, allo staff del Mipaaf” ha dichiarato il Presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona.

“Che l’enoturismo sia un complesso di attività riconosciuto dalla legge italiana è un grande passo, il coronamento di 25 anni di attività del nostro Movimento e di questo dobbiamo ringraziare in primis il senatore Stefàno che ha investito tempo e lavoro, e che ci ha ascoltato, così come ha fatto il Mipaaf nella definizione di alcuni aspetti della norma. Da oggi l’enoturismo è adulto e si apre un nuovo grande lavoro da fare coinvolgendo il più possibile tutta la filiera per i decreti attuativi, per spiegare alle cantine come utilizzare questa grande leva in ottica di sviluppo in favore dei nostri territori vitivinicoli”, parole del presidente del Movimento turismo del vino (Mtv), Carlo Pietrasanta.

Grande soddisfazione per il Presidente di Città del vino Floriano Zambon che si è così espresso: “Siamo soddisfatti per la nascita di una normativa che presenta molti pregi e che l’associazione ha sostenuto. L’enoturismo, come patrimonio territoriale, qualità del servizio e accessibilità, permette infatti al comparto di coltivare una visione ampia e condivisa in termini economici, di occupazione, di capacità di restituire un’immagine positiva dei nostri territori. Ora l’auspicio è che si arrivi in tempi brevi alle norme attuative e quindi alle competenze specifiche, oltre ovviamente alla definizione delle capacità applicative. Non possiamo che ringraziare il convinto interessamento del senatore Dario Stefàno”.

Una legge che riempie un vuoto normativo regolamentando ciò che i vignaioli indipendenti fanno da tempo aprendo le porte delle loro cantine a chi desidera conocere le loro storie, visitare le vigne e degustare i vini secondo il presidente della Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti) Matilde Poggi.

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Di vini e di vignaioli Fivi: i migliori assaggi al Mercato della transizione

Con 15 mila accessi in 16 ore, il Mercato dei Vini e dei Vignaioli Fivi di Piacenza 2017 passerà alla storia come quello della “transizione”. Un passaggio dal “sogno” alla “consapevolezza” per gli oltre 500 produttori riuniti sotto la guida di Matilde Poggi.

Una realtà, Fivi, con la quale il vino italiano ha ormai l’obbligo di confrontarsi. Più che nei due giorni di “Fiera”, nei 363 giorni restanti. Sburocratizzazione, sviluppo dell’enoturismo, riscoperta e valorizzazione dei vitigni autoctoni dimenticati. Le battaglie di Fivi trovano a Piacenza (e da quest’anno, per la prima volta, anche a Roma) un teatro ideale dal quale gettare sfide concrete al Made in Italy enologico.

Non a caso, il Mercato dei Vini e dei Vignaioli Fivi 2017 è stato contraddistinto dal motto “Scarpe grosse, cervello Fivi“. Come a sottolineare l’appartenenza alla “terra” delle battaglie portate avanti da Poggi&Co. A Roma come a Bruxelles, spesso al posto di sindacati blasonati, ma attenti più agli equilibri di potere che agli interessi della “base”.

Eppure, qualche scaramuccia interna ha preceduto anche il Mercato dello scorso weekend. Gli esiti più evidenti nell’assemblea di domenica mattina, quando la maggioranza dei vignaioli ha votato per l’estromissione dalla Federazione delle Srl “partecipate” da altri gruppi.

Di fatto, come precisa la stessa Fivi, “non è stato (ancora, ndr) fatto fuori nessuno. E’ stato approvato il nuovo regolamento e ora la Federazione nazionale valuterà le situazioni caso per caso, con l’aiuto delle delegazioni regionali”. Tradotto: per belle realtà come Pievalta, c’è ancora da sperare.

VINI E VIGNAIOLI
Che qualcosa sia cambiato, lo si avverte pure dall’altra parte dei banchetti. Osservando alcuni vignaioli e raccogliendo i loro commenti. Se un “bravo ragazzo” come Patrick Uccelli di Tenuta Dornach arriva a proporre sui social: “Tra 5 anni… Mercato dei vini FiVi solo per privati. Vinitaly solo per operatori. Sogno o realtà?”, ci sarà un motivo.

“Non stavo pensando a me – precisa poi il produttore altoatesino – pensavo a come poter far convergere le diverse aspettative/necessità delle due categorie, che solitamente in queste manifestazioni si sovrappongono per sommo dispiacere di entrambe”. Nulla di più sbagliato.

L’episodio (ben più grave) vede invece protagonista Nunzio Puglisi della cantina siciliana Enò-Trio. Che alla nostra richiesta di precisazioni sulle caratteristiche del vigneto di Pinot Noir sull’Etna, risponde stizzito: “Per un’intervista prendete un appuntamento per telefono o via mail e veniteci a trovare in cantina”.

“Ma siamo di Milano!”, precisiamo noi. “Sto lavorando, non ho tempo”, la risposta del fighissimo vignaiolo Fivi che ci scansa, rivolgendo la parola a un altro astante. Una macchia indelebile sull’altissimo tasso di “simpatia” e umiltà tangibile tra i vignaioli dell’intera Federazione.

Per fortuna, oltre agli incontri-scontri con vignaioli evidentemente troppo “fighi” per essere “Fivi”, il Mercato 2017 è stato un vero e proprio concentrato di “vini fighi”. Ve li riassumiamo qui, in ordine sparso. Ognuno meritevole, a modo suo, di un posto sul podio.

I MIGLIORI ASSAGGI
1) Bianco Margherita 2015, Cantine Viola (Calabria): Guarnaccia bianca 65%, Mantonico bianco 35%. Una piccola parte di Guarnaccia, a chicco intero e maturazione leggermente avanzata, viene aggiunta in acciaio a fermentazione partita. Bingo. Nota leggermente dolce e nota iodica perfettamente bilanciate. Vino capolavoro.

2) Verdicchio dei Castelli di Jesi 2015 “San Paolo”, Pievalta (Marche): Un tipicissimo Verdicchio, che matura 13 mesi sulle fecce fini e altri 7 in bottiglia, prima della commercializzazione. Lunghissimo nel retro olfattivo. Vino gastronomico. Nel senso che fa venir fame.

3) Vigneti delle Dolomiti Igt 2015 “Maderno”, Maso Bergamini (Trentino): Bellissimo esempio di come si possa produrre un vino “serio” e tutt’altro che “scimmiottato”, con la tecnica del “Ripasso” o del “Rigoverno”, veneto o toscano. Un vino prodotto solo nelle migliori annate, facendo rifermentare le uve Lagrein (già vinificate) sulle vinacce ancora calde di Teroldego appassito su graticci per 60 giorni.

Teroldego e Lagrein affinano poi assieme per un anno, in barrique di rovere francese, prima di essere imbottigliate nell’estate successiva. Il risultato è Maderno: vino di grandissimo fascino e di spigolosa avvolgenza.

4) Erbaluce di Caluso Spumante Docg Brut 2013 “Calliope”, Cieck (Piemonte): C’è chi fa spumante per moda e chi lo fa perché, a suggerirlo, sono territorio e uvaggio allevato. Dopo Merano, premiamo la splendida realtà piemontese Cieck anche al Mercato Fivi 2017.

Tra i migliori assaggi, questa volta, lo sparkling dall’uvaggio principe della cantina: l’Erbaluce di Caluso. La tipicità del vitigno è riconoscibile anche tra i sentori regalati dai 36 mesi di affinamento sui lieviti. Uno spumante versatile nell’abbinamento, ma più che mai “vero” per quello che sa offrire nel calice.

5) Sannio Rosso Doc 2010 “Sciascì”, Capolino Perlingieri (Campania): La bella e la bestia in questo fascinoso blend prodotto da Alexia Capolino Perlingieri, donna capace di rilanciare un marchio di prestigio della Campania del vino, come cantina Volla.

“Sciascì” coniuga la struttura “ossea” dell’Aglianico e la frutta avvolgente tipica dell’autoctono Sciascinoso. Rosso rubino, bel tannino in evoluzione, frutto elegante. Due anni in botte grande e tre in bottiglia per un vino di grande prospettiva futura.

6) Pecorino Igt Colline Teatine 2016 “Maia”, Cantine Maligni (Abruzzo): Forse l’azienda che riesce a colpire di più, al Mercato dei Vini e dei Vignaioli Fivi, per la completezza dell’offerta e lo sbalorditivo rapporto qualità-prezzo (6 euro!).

Cantine Maligni – realtà che ha iniziato a imbottigliare nel 2011 e lavora 10 ettari di terreno, sotto la guida di Fabio Tomei – porta al tavolo un fenomeno su tutti: il Pecorino Maia, non filtrato.

Giallo velato con riflessi verdolini, profuma di frutta matura, mela cotogna, pera Williams. Note morbide che traggono in inganno, materializzando la possibilità di un’alcolicità elevata.

Maia si assesta invece sui 12,5% e regala un palato stupefacente, pieno, ricco, “ciccione”, con frutta e mineralità iodica perfettamente bilanciate. Un altro vino che fa venir fame del corretto abbinamento gastronomico.

7) Spumante Metodo Classico Pas Dosè 2010, Vis Amoris (Liguria): E’ il primo spumante metodo classico prodotto al 100% da uve Pigato. E la scelta pare più che azzeccata. Una “chicca” per gli amanti di vini profumati ma taglienti come il Pigato.

Coraggioso, poi, produrre un “dosaggio zero”. Segno del rispetto che Roberto Tozzi nutre nei confronti dei frutti della propria terra, che non stravolge nel nome delle leggi di un mercato che avrebbe preferito – certamente – più “zucchero” e più facilità di beva.

Intendiamoci: il Pigato Pas Dosè di Vis Amoris va comunque giù che è una bellezza. Ammalia al naso, come in Italia solo i migliori Pigato sanno fare. Per rivelare poi una bocca ampia, evoluta, di frutti a polpa gialla e mandorla. Sullo sfondo, anche una punta di idrocarburo (al naso) e un filo di sentori tipici del lievito, ben contestualizzati nel sorso.

8) Terre Siciliane Igp 2014 “Sikane”, Baronia della Pietra (Sicilia): Altra bellissima realtà fatta di passione e competenza, già incontrata da vinialsuper al Merano Wine Festival 2017. Tra i migliori assaggi del Mercato dei Vini e dei Vignaioli Fivi 2017 brilla anche il vino rosso “Sikane”, blend di Nero d’Avola e Syrah (60-40%). Dieci mesi in barrique, minimo 3 in bottiglia prima della commercializzazione.

Altro vino dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, prodotto in zona Agrigento dalla famiglia Barbiera. Un rosso che si fa apprezzare oggi per l’eleganza: del tannino, nonché delle note fruttate pulite e nette. Una bottiglia “Made in Sicilia” da dimenticare in cantina e riscoprire tra qualche anno.

A dicembre sarà invece imbottigliato il Nero d’Avola-Merlot passito di Baronia della Pietra, in commercio a partire da marzo 2018. Bottiglie da 0,50 litri, “rotondeggianti”. Vendemmia 2015, 16-17% d’alcol in volume. Viste le premesse, si preannuncia una scommessa vinta in partenza. Ma ne parleremo nei prossimi mesi, dopo averlo testato.

9) Lappazucche, Berry And Berry (Liguria): “Pietra, fatica e passione” costituiscono il fil rouge di questa curiosa cantina di Balestrino, in provincia di Savona, condotta da Alex Beriolo. Un marketing fin troppo “spinto” sul packaging, forse, rischia di incuriosire il consumatore in maniera troppo “leggera”. Alla Berry And Berry, invece, si fa davvero sul serio. Si sperimenta e si valorizza vitigni autoctoni a bacca rossa come il Barbarossa, che rischiano di scomparire.

Lappazucche è appunto un blend, composto all’80% da Barbarossa e al 20% da Rossese, vinificati in acciaio. Le uve di Barbarossa, sulla pianta, sembrano Gewurztraminer per il loro colore rosa. Una nuance leggera, che ritroviamo anche nel calice.

Una tonalità che comunica la delicatezza del vitigno Barbarossa e del fratello Rossese, dotato di buccia poco spessa e particolarmente esposto al rischio malattie. Questo, forse, il senso di un calice che sembra parlare della fragilità della terra, in balia delle scelte dell’uomo.

Se è vero che Fivi è anche filosofia, Lappazucche potrebbe esserne il simbolo ideale. E quei richiami speziati, percettibili nel retro olfattivo e tipici del Rossese, la metafora perfetta delle battaglie ancora da intraprendere. Con coraggio.

10) Falanghina del Sannio Doc 2012 “Maior”, Fosso degli Angeli (Campania): Poche parole per descrivere un capolavoro. Un vino completo, a cui non manca davvero nulla. Neppure il prezzo, ridicolo per quello che esprime il calice. Naso tipico, giocato su richiami esotici.

Palato caldo, ricco, ampio, corrispondente, con l’aggiunta di una vena minerale che conferisce eleganza e praticità alla beva. Di Fosso degli Angeli, ottimo anche il Sannio Rosso Dop Riserva 2012 “Safinim”, ottenuto da Aglianico e Sangiovese cresciuti a 420 metri d’altezza sul livello del mare.

11) Azienda Agricola Alessio Brandolini (Lombardia): Dieci ettari ben distribuiti in due aree, suddivise con rigore scientifico per la produzione di Metodo Classico e vini rossi. L’Azienda Agricola Alessio Brandolini è una di quelle realtà tutte da scoprire in quel paradiso incastonato a Sud di Milano che è l’Oltrepò Pavese.

Alessio ci fa assaggiare in anteprima un Pas Dosè destinato a un futuro luminoso. Chiara l’impronta di un maestro come Fabio Marazzi, vero e proprio rifermento oltrepadano per tanti giovani che, come Brandolini, lavorano nell’umile promozione di una grande terra di vino, capace di sfoderare spumanti Metodo Classico degni dei più prestigiosi parterre enologici.

Di Brandolini, ottima anche la Malvasia secca “Il Bardughino” Provincia di Pavia bianco Igt: un “cru” con diverse epoche di maturazione che dimostra la grande abilità in vigna (e in cantina) di questo giovane vigneron pavese.

Da assaggiare anche il Bonarda Doc “Il Cassino” di Alessio Brandolini. Sì, il Bonarda. Quello che in pochi, in Oltrepò, sanno fare davvero bene come lui.

12) Calabria Igp 2013 “Barone Bianco”, Tenute Pacelli (Calabria): Chi è il Barone Bianco? Di certo un figuro insolito per la Calabria. Ma così “ambientato”, da sembrare proprio calabrese. Parliamo di Riesling, uno dei vitigni più affascinanti al mondo. Giallo brillante, frutta esotica matura e una mineralità che, già al naso, si pregusta prima dell’assaggio.

Al palato, perfetta corrispondenza con il naso. Un trionfo d’eleganza calabrese, per l’ennesimo vino Fivi “regalato”, in vendita a meno di 10 euro. “Barone bianco” è anche la base di uno spumante, “Zoe”, andato letteralmente a ruba a Piacenza.

Interessantissimo, di Tenute Pacelli, piccola realtà da 20 mila bottiglie che opera a Malvito, in provincia di Cosenza, anche il “taglio bordeaux-calabrese”, la super riserva 2015 “Zio Nunù”: Merlot e Cabernet da vigne di oltre 40 anni che, come per il Riesling, fanno volare la mente lontana da Cosenza. Verso Nord, oltre le Alpi.

13) Frascati Docg Superiore Riserva “Amacos”, De Sanctis (Lazio): Altro vino disorientante, altra regione italiana dalle straordinarie potenzialità, molte delle quali ancora da esprimere. Dove siamo? Questa volta nel Lazio, a 15 chilometri da Roma. Più esattamente nei pressi del lago Regillo. Per un Frascati da urlo, ottenuto dal blend tra Malvasia puntinata e Bombino bianco.

Un invitante giallo dorato colora il calice dal quale si sprigionano preziosi sentori di frutta matura. E’ l’antipasto per un palato altrettanto suadente e morbido, ma tutt’altro che banale o costruito. Anzi. I terreni di origine vulcanica su cui opera De Sanctis regalano una splendida mineralità a un Frascati fresco, aristocratico e nobile.

14) Verticale Valtellina Superiore Sassella Docg “Rocce Rosse”, Arpepe: Ve ne parleremo presto dell’esito, entrando nel merito di ogni calice, della verticale “privata” condotta a Piacenza Expo da Emanuele Pelizzatti Perego, “reggente” di quello scrigno enologico lasciato in eredità dal padre Arturo. Un vino, “Rocce Rosse”, già entrato di diritto nella storia dell’enologia italiana e mondiale. Un rosso proiettato nel futuro.

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Fivi, Mercato record: 15 mila accessi in 16 ore

PIACENZA – “Scarpe grosse, cervello FIVI”. È questo il messaggio del settimo Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti organizzato da FIVI in collaborazione con Piacenza Expo. Una due giorni che che avuto inizio sabato 25 novembre ed è terminata poco fa.

Alle ore 19, gli ingressi staccati nel weekend hanno raggiunto quota 15 mila: 6 mila in più dello scorso anno. Un evento che si ripeterà il 24 e 25 novembre 2018, quando la FIVI festeggerà i 10 anni di vita.

“Siamo convinti che il successo crescente del Mercato – ha dichiarato la presidente FIVI Matilde Poggi – sia la diretta conseguenza della credibilità che ci stiamo guadagnando a livello istituzionale, in Italia come in Europa. Abbiamo le scarpe grosse e il cervello FIVI, le mani nella terra e la testa rivolta a una causa comune”.

Tante sono infatti le battaglie condotte durante l’anno in corso e tante sono ancora quelle da combattere. Dall’etichetta nutrizionale, giudicata dalla FIVI un inutile aggravio, alla regolamentazione dell’Enoturismo, di cui FIVI come componente della CEVI (Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti) sta discutendo con le istituzioni europee.

Ma anche e soprattutto la sburocratizzazione di un settore, quello vitivinicolo, “schiacciato da una burocrazia che ostacola il ruolo di tutela del territorio che il vignaiolo riveste”.

Tutti temi di cui si è discusso nell’assemblea della domenica mattina, durante la quale sono stati premiati come Vignaioli dell’anno, di fronte a una platea di vignaioli commossi, Germana Forlini e Alberto Cappellini, coppia in vigna e nella vita nelle Cinque Terre, più esattamente nel Comune di Riomaggiore.

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