Ecco i migliori vini bianchi siciliani a meno di 20 euro, grazie agli assaggi alla cieca a Sicilia en Primeur 2024. Le anteprime siciliane sono l’evento enologico di punta dell’isola, che vede la partecipazione delle cantine associate ad Assovini Sicilia. Inauguriamo così le pubblicazioni dedicate al racconto dei vini della Sicilia, attraverso i migliori assaggi a Sep 2024, suddivisi per fascia prezzo.
CANTINA
ETICHETTA
ANNO
UVE
PROV
DOC / IGP
CERT.
PREZZO
CANDIDO VINI
Guardalomu
2023
Grillo 100%
PA
DOC SICILIA
BIO
7,00 €
CANDIDO VINI
Inzolia
2023
Inzolia 100%
PA
IGP Terre Siciliane
BIO
7,00 €
CANTINA CHITARRA
Cutò
2023
Grillo 100%
TP
DOC Sicilia
–
7,50 €
CANTINA CHITARRA
Cutò Inzolia
2023
Inzolia 100%
TP
IGP Terre Siciliane
–
7,50 €
CANTINA CHITARRA
Cutò Zibibbo
2023
Zibibbo 100%
TP
IGP Terre Siciliane
–
7,50 €
CANDIDO VINI
Arridi
2023
Sauvignon Blanc 100%
–
IGP Terre Siciliane
BIO
8,00 €
PRINCIPE DI CORLEONE
Ridente Angelica
2023
Grillo 100%
PA
DOC Sicilia
–
8,50 €
PRINCIPE DI CORLEONE
Bianca di Corte
2023
Insolia, Chardonnay
PA
DOC Sicilia
–
9,00 €
FEUDO ARANCIO
Grillo Feudo Arancio
2023
Grillo 100%
RG
DOC Sicilia
–
10,00 €
PRINCIPI DI BUTERA
Chardonnay
2023
Chardonnay 100%
CL
DOC Sicilia
–
11,00 €
CASA GRAZIA
Per Mari Grillo
2023
Grillo 100%
CL
DOC Sicilia
BIO
12,90 €
VALLE DELL’ACATE
Zagra Grillo
2023
Grillo 100%
RG
DOC Sicilia
–
13,00 €
TENUTE NAVARRA
Allucià
2023
Grillo 100%
CL
DOC Sicilia
–
13,30 €
TENUTE LOMBARDO
Bianco d’Altura
2023
Catarratto 100%
CL
DOC Sicilia
–
13,50 €
TENUTE LOMBARDO
Grillo d’Altura
2023
Grillo 100%
CL
DOC Sicilia
–
13,50 €
MASSERIA DEL FEUDO
Voce di Lago
2023
Grillo 100%
CL
DOC Sicilia
BIO
15,00 €
PRINCIPI DI BUTERA
Serò
2018
Inzolia 100%
CL
DOC Sicilia
–
17,00 €
MASSERIA DEL FEUDO
Hermosa
2022
Grillo 100%
CL
DOC Sicilia
BIO
18,00 €
SANTA TRESA
Vanedda (Az. Cortese)
2019
Grillo, Catarratto, Fiano
RG
IGP Terre Siciliane
BIO
18,00 €
GORGHI TONDI
Rajàh
2022
Zibibbo 100%
TP
DOC Sicilia
BIO
19,00 €
Il focus di Sicilia en Primeur 2024 è stata la vendemmia 2023. Agronomi ed enologi locali l’hanno definita «una vendemmia performante, dal profilo qualitativo e organolettico». I produttori siciliani hanno puntato sulla ricchezza varietale e sulla diversità degli areali siciliani. Mostrando capacità nel saper governare la complessa e sfidante situazione climatica. Nonostante la riduzione della quantità, con un calo certificato del 31% rispetto al 2022, vincono identità, territorio e qualità.
Migliori vini bianchi siciliani a meno di 20 euro Sicilia en Primeur 2024 Assovini
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Presentata oggi, insieme allo studio Unicredit Nomisma sul vino siciliano, Sicilia en Primeur 2023, l’annuale anteprima dei vini siciliani organizzata da Assovini Sicilia, in programma a Taormina e Radicepura dal 9 al 13 maggio. Saranno oltre ottanta i giornalisti italiani e stranieri che parteciperanno alla kermesse; a questi si aggiunge la presenza di Master of Wine e professionisti del settore che guideranno i seminari tecnici in programma.
L’evento, ideato ed organizzato da Assovini Sicilia sin dal 2004, si conferma l’appuntamento più importante per il vino siciliano. Il tema di Sicilia en Primeur 2023 è dedicato al vino come complesso fattore culturale, all’enoturismo nelle sue molteplici declinazioni ma soprattutto al ruolo dei soci di Assovini Sicilia come custodi di cultura e territorio, e al vino come ambasciatore del turismo siciliano.
Il pay-off scelto da Assovini Sicilia per la XIX edizione di Sicilia en Primeur è “Ambasciatori e custodi di cultura e territori“, sottolineando il ruolo dell’associazione nel farsi portavoce della conoscenza di un territorio attraverso i vini e i suoi produttori, quali promotori di qualità, di bellezze paesaggistiche, dell’unicità del patrimonio storico-archeologico della Sicilia. «La Sicilia – commenta Laurent Bernard de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia – ha tutte le carte in regola per diventare una wine destination di eccellenze. E oggi, i soci di Assovini hanno il duplice merito di viaggiare nel mondo per far conoscere il brand Sicilia e promuovere il territorio e la cultura attraverso l’esperienza dell’ospitalità siciliana nelle loro aziende. Dietro ogni vino c’è sempre una grande storia da scoprire e raccontare».
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A scuola non è mai stato il primo della classe, anzi. Ai libri universitari ha sempre preferito la pratica. Eppure oggi, ad appena 26 anni, Francesco Bennati è tra il pugno di négociant internazionali invitati all’En PrimeurdiBordeaux, in qualità di anima e volto giovane e dinamico della distribuzione Qualità Club Selection di Illasi, poco fuori Verona. Una sedia lo attende ogni primavera, al suono della campanella delle nuove annate dei Grand Cru bordolesi. Un circolo di privilegiati a cui è affidato il 25% del valore complessivo dei vini di Bordeaux, costituito da appena il 4% della produzione totale annua (attorno ai 500 milioni di bottiglie). L’eccellenza assoluta.
Pensare che Francesco Bennati, a Bordeaux, ci è finito per la prima volta «in punizione». La Semaine des Primeurs, ovvero la settimana di degustazioni in cui i commercianti accreditati alla Place de Bordeaux assaggiano e valutano i campioni di botte dei migliori châteaux locali – almeno 18 mesi prima che vengano immessi in commercio – era finita da un pezzo. «Lo ho mandato a Bordeaux a vendemmiare», racconta con orgoglio il padre, Carlo Bennati: «La scuola non sembrava fatta per lui e, da buon adolescente ribelle, non aveva alcun interesse a lavorare con me, in azienda».
UNA FAMIGLIA DI PREDESTINATI
Una scelta quanto mai azzeccata. Francesco Bennati si è fatto apprezzare in vigna, tanto da essere invitato a prendere parte alle vinificazioni dello châteaux di Pomerol in cui era stato “spedito” dal padre. La prima chiamata alla prestigiosa En Primeur di Bordeaux è arrivata nel 2019, grazie a un passaparola tra vigneron e négociant che, da un lato, si deve ai meriti del giovane veronese, sin da giovanissimo «col naso nel calice». E, dall’altro, al “buon sangue” di una famiglia che, già col padre Carlo, aveva dato prove di grandi abilità e affidabilità nella commercializzazione dei migliori vini di Bordeaux in Italia.
Le storie di padre e figlio, Carlo e Francesco Bennati, sembrano incrociarsi e abbottonarsi, di anno in anno, con precisione sartoriale. Delineando i contorni di un futuro luminoso in comune. Da predestinati. Carlo Bennati, 63 anni portati con eleganza e leggerezza, ha iniziato la sua carriera in Qualità Club Selection come magazziniere. «Mi pagavo gli studi», spiega da quello che è divenuto negli anni il quartier generale della distribuzione, in Località Campidello, 5. Una bella proprietà che comprende uffici, sala degustazione e shop, oltre a un palazzo d’epoca e l’ampio magazzino. Il tutto circondato dai terreni e dai vigneti, a cavallo tra Soave e Valpolicella.
NEL 2022 ANNIVERSARIO DEI 40 ANNI DI QUALITÀ CLUB SELECTION
Oggi Carlo Bennati è amministratore delegato e socio di minoranza di Qualità Club Selection, realtà che nel 2022 festeggia l’anniversario dei 40 anni dalla fondazione. Al produttore altoatesino Klaus Lentsch la presidenza e il compito di portare avanti il progetto avviato nel 1982 dal produttore di Lambrusco Grasparossa Massimo Gibellini (Tenuta Pederzana), coordinatore commerciale per conto del gruppo di aziende artigiane e agricole riuntesi per la distribuzione di vini e specialità gastronomiche, italiane ed internazionali. La presenza di vignaioli nella governance di QCS, di fatto, uno dei tratti distintivi della distribuzione di Illasi.
Negli anni, la Valpolicella di Qualità Club Selection si è “gemellata” con Bordeaux, zona vinicola ormai “chiavi in mano” per Francesco Bennati. Il Soave ha poi incontrato i bianchi dell’Alto Adige, della Mosella, dell’Alsazia e del Burgenland, oltre allo Champagne, importato regolarmente dagli anni Novanta. La salumeria spagnola ed il pescato del Cantabrico hanno fatto eco ai prosciutti di Parma e alle Trote trentine. Il Riso veronese ha chiamato a Illasi la pasta di Gragnano. «Evitiamo per policy aziendale la Gdo e le vendite online – spiegano padre e figlio – mantenendo tuttavia una particolare attenzione all’evoluzione multicanale, in continuo sviluppo».
IL CATALOGO QUALITÀ CLUB SELECTION
Una settantina le cantine presenti nel catalogo di Qualità Club Selection. Circa trenta le aziende che si occupano di food. Focus enologico molto profondo su Bordeaux, che conta il maggior numero di rappresentanti tra le regioni vinicole straniere: Famiglia Thienpont (Pomerol, Saint Emilion, Cotes De Bordeaux-Francs, Lalande De Pomarol), Famiglia Delon (Mèdoc), Lafite Rotschild (Sauternes). E ancora: Chateau Le Grand Verdus (Bordeaux Superior), Pape Clement (Pessac Léognan), Chateau Pontet Canet (Pauillac), Chateau Figeac (Saint Emilion), La Gaffeliere (Saint Emilion), Chateau Montrose (Saint Estèphe) e Chateau Siran (Margaux).
Una scelta dettata dal fatto che la famiglia Bennati considera «il mercato dei vini di Bordeaux “protetto” da speculazioni che invece stanno investendo la Champagne», comunque rappresentata nel catalogo da Bauget-Jouette (Vallée De La Marne), Gaspard Crepaux (Cotê De Blanc), Lucien Lemaire (Vallée De La Marne), Roger Brun (Vallée De La Marne), Massin (Aube) e Jeeper (Montagne De Reims). Merito di questa «protezione» è proprio «il sistema dell’En Primeur di Bordeaux, che consente l’accesso al top di gamma ai soli négociant, secondo criteri di merito basati su vendite e posizionamento delle etichette nel proprio mercato di riferimento». Terzo gradino del podio per la Borgogna, con Maldant Pouvelot (Chorey Les Beaune) e Domaine Massin (Chablis).
Rappresentate poi Alsazia, Limoux e Provenza per la Francia, oltre a Mosella per la Germania, Weinviertel e Burgenland per l’Austria. Per l’Italia, ben dipinta da nord a sud, parecchio spazio al Veneto. Si spazia dalla Valpolicella de Le Guaite di Noemi agli straordinari Metodo classico di Zamuner, senza dimenticare il Prosecco di Adami (tra i fondatori della distribuzione) e i Soave e Lessini Durello di Sandro De Bruno. Passando per la buona rappresentanza di Barolo, Langhe e Roero (Cravanzola, Ronchi, Alessandro Rivetto e Rocche Costamagna), si tocca Montalcino (con Il Poggiolo). E si arriva, tra gli altri, sino in Sicilia, rappresentata dai Mamertino di Vigna Nica.
ALLA SCOPERTA DELLA SELEZIONE
C’è il rischio di perdere la bussola tra le “chicche” del catalogo Wine & Food di Qualità Club Selection, accomunate dal fil rouge dell’eccellente rapporto qualità prezzo. Ecco allora alcune dritte tra vini e specialità gastronomiche italiane ed internazionali, degustate a Illasi in compagnia di Carlo e Francesco Bennati. Tra i vini da non perdere, il Trento Doc Brut Nature di Cenci, cantina fondata nel 2018 dai coniugi Valentino e Silvia Cenci, nella Bassa Valsugana. Gran equilibrio e prospettiva per il Lessini Durello Doc Dosaggio Zero 36 mesi di Sandro De Bruno. Emozione pura lo Champagne Brut Grand Cru Aÿ 2014 “Cuvée Des Sires” di Roger Brun (70% Pinot Noir, 30% Chardonnay), muscolare e assieme cremoso, dotato di grandissimo nerbo e al contempo eleganza, nel segno del Pinot Nero di Aÿ.
“Warning: Not to drink in actress’s boots” e “Best before: your funerals“, recita la provocatoria (ma realistica) retro etichetta che, così come il vino, rappresenta alla perfezione la personalità del produttore, fanatico di rugby. Una passione palesata dall’utilizzo di una palla “ovale” per il merchandising della Roger Brun. Tra i modelli di questa etichetta, niente di meno che la “Grande Année” di Bollinger (alla circa la metà del prezzo, ma non ditelo troppo in giro).
Grande responsabilità quella di Klaus Lentsch, dal 2013 presidente di Qualità Club Selection. Le sue etichette riflettono appieno la mission della distribuzione, oltre ad essere specchi fedeli del territorio altoatesino, tra Valle Isarco, Oltradige e Bassa Atesina. “Weissberg” è il vino nato da un’intuizione: quella di vinificare a parte una parcella della propria vigna di Pinot Bianco, ai piedi delle montagne della Mendola, con piante di 45 anni di età media. Ecco dunque un Pinot Blanc di estrema eleganza e dal carattere forte, ammorbidito dal tonneau di secondo passaggio. Sorso cremoso in ingresso, assoluta tensione e tocco salino in chiusura: vino già godibile, con ottimo potenziale di lungo affinamento. Guarda alla Borgogna, o meglio a Volnay, il Sudtirol Blauburgunder Doc Pinot Nero “Bachgart“, vero e proprio capolavoro di Klaus Lentsch.
Tornando ai bianchi, vista la straordinaria forma del Cotes De Bordeaux-Francs 2008 di Chateau les Charmes Godard, il consiglio è di fare scorta (a cartoni) del millesimo 2018, oggi in commercio (63% Sémillon, 21% Sauvignon Blanc, 16% Sauvignon Gris). Qualità Club Selection non cade neppure sul capitolo Riesling. Due i vini degustati, entrambi specchi fedeli del rispettivo terroir: Bender per la Mosella (Germania), con “Zenit Paulessen” 2018; Spannagel per l’Alsazia (Francia) con Wineck-Schlossberg Alsace Grand Cru 2016. Entrambi giovanissimi, con il secondo (il più “anziano”) che sembra tuttavia avere una marcia in più.
Molto giovane ma di grandissima prospettiva anche il Barbaresco Docg 2018 dell’Azienda agricola Ronchi di Giancarlo Rocca. Straordinario il “coniglio” estratto dal cappello da Francesco Bennati: il Margaux Grand Cru Classé di Château Malescot Saint-Exupéry 1978 (49% Cabernet Sauvignon, 38% Merlot, 8% Cabernet Franc e 5% Petit Verdot) chiarisce il senso delle En Primeur di Bordeaux. Frutti rossi avvolti in un’elegantissima speziatura dominano un sorso che sembra non voler cedere affatto alla morsa del tempo e dei terziari. Accenni leggerissimi di sottobosco (fungo) tradiscono solo in parte, dopo diversi minuti di ossigenazione, l’età di un nettare che pare immortale, anche nel colore.
SPAZIO ANCHE ALLE ECCELLENZE DEL FOOD
Verso la chiusura del sipario, niente di meglio del Sauternes 2010Les Carmes De Rieussec di Château Rieussec, con le sue note iodiche e di zafferano a fare il paio con il foie gras di Ambassade Du Terroir, azienda situata fra il Perigord e il Quercy. Per la texture del Turron de Jijona, torrone tipico della zona di Alicante, in Spagna, tanto morbido quanto saporito, risulta invece perfetto il pairing con un distillato. Carlo Bennati fa letteralmente centro con il Dol Gin della Distilleria Zu Plun, il Gin delle Dolomiti firmato dal mastro distillatore Florian Rabanser, a Castelrotto (BZ).
Foie gras e torrone di Alicante sono solo due delle “chicche” del Food presenti nel catalogo di Qualità Club Selection. Continuando ad addentrarsi nel territorio dei dolci, da segnalare anche la maniacale cura del cioccolatoBonnat: una lunga storia d’amore, iniziata nel 1884 con il fondatore Felix Bonnat, oggi rappresentata dallo “scienziato del cioccolato” Stéphane Bonnat.
Procedendo a ritroso, ottima la selezione di salumi con l’accoppiata Salame di Felino Igp e Coppa della Bassa di Salumi Di Parma, impreziosita dalla Cecina De León Igp (fesa di manzo) di Specialità Spagnole. Variegata anche la disponibilità di pesce pregiato. All’italianissima trota salmonata affumicata e al salmerino marinato in bocconcini del brand trentino “Trota Oro” (Famiglia Leonardi), risponde dall’Alaska il carico da novanta del Salmone Selvaggio Sockeyeaffumicato de I Salmoni Di Valentino (Valentino Ramelli).
Completando il viaggio a ritroso nella Dispensa di Qualità Club Selection, ecco il Riso Nero Aromatico di Pila Vecia (Isola Della Scala, Verona), il più antico impianto di pilatura del riso funzionante in Italia. Perfetta per la preparazione degli antipasti la Maionese Veg con Paccasassi dell’azienda marchigiana Rinci, matrimonio perfetto con le Acciughe Del Mar Cantabrico di Costera, importate dalla distribuzione di Illasi sin dagli anni Novanta, quando non erano ancora “di moda”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
È valsa quasi 800 mila euro l’asta solidale “Barolo en Primeur” 2022, svoltasi venerdì 28 ottobre al Castello Grinzane Cavour. Per l’esattezza sono stati raccolti 769.800 euro, interamente devoluti a favore di progetti sociali. Una cifra destinata a diventare ancora più cospicua. All’appello manca l’ultima barrique, che sarà battuta il 13 novembre nel corso dell’Asta Internazionale del Tartufo d’Alba, in live streaming con Hong Kong.
L’edizione “Barolo en primeur” 2022, progetto di Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e Fondazione Crc Donare ETS, in collaborazione con il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, è riuscita a superare di 170 mila euro la cifra raccolta nel 2021. Tra i lotti in asta, 5 sono stati aggiudicati da benefattori che hanno partecipato in diretta da New York e da Hong Kong.
Da ognuna delle 14 barrique di Barolo della vendemmia 2021, provenienti dalla Vigna Gustava di proprietà della Fondazione CRC, si otterranno 300 bottiglie uniche, contrassegnate da un’etichetta numerata, realizzata per l’occasione dall’artista internazionale Michelangelo Pistoletto. Saranno messe a loro disposizione al termine del periodo obbligatorio di affinamento, ovvero nel 2025.
ASCHERI: «STRADA APERTA AL MERCATO EN PRIMEUR»
Altri 10 sottoscrittori si sono aggiudicati le oltre 1.200 pregiate bottiglie di Barolo e Barbaresco – suddivise in 10 lotti sulla base del comune di produzione – che 70 produttori del Consorzio hanno messo gratuitamente a disposizione dell’asta, per contribuire alla raccolta fondi a favore della Scuola Enologica di Alba.
«La grande partecipazione di investitori interessati ai “fine wines” – commenta Matteo Ascheri, Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Langhe Alba Dogliani – è un risultato eccezionale, che rappresenta una solida base dalla quale partire per il coinvolgimento sempre maggiore dei produttori di Barolo e Barbaresco nello sviluppo di questo progetto che è solo alla sua seconda edizione.
«Ed è anche il segnale che il modello di vendita “in anteprima” può e deve essere una prospettiva valoriale per Barolo e Barbaresco – aggiunge Ascheri -. Vini conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo, che potranno così aprire la strada e presidiare il mercato “En primeur”, ancora poco sviluppato in Italia».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Novanta cantine e oltre 50 giornalisti già accreditati per la XIII edizione di Contrade dell’Etna, l’evento che promuove i vini del vulcano con il coinvolgimento delle cantine del territorio. L’appuntamento è per il 2, 3 e 4 aprile 2022 al Picciolo Etna Golf Resort di Castiglione di Sicilia.
L’organizzazione, per volere del fondatore Andrea Franchetti già due anni fa, è adesso affidata alla società Crew che ha raccolto il testimone e porterà Contrade dell’Etna verso nuovi e ambiti traguardi di promozione.
La manifestazione si apre sabato 2 aprile alle 9.30 con una breve cerimonia di inaugurazione e il ricordo di Franchetti, recentemente scomparso. Alle 11.15 spazio all’ospite d’eccezione, Attilio Scienza, docente universitario, tra i maggiori esperti al mondo di vitivinicoltura, che terrà una conferenza dal titolo: “L’Etna, il vino: un grande mosaico“.
A seguire le master class dedicate ai vini dell’Etna, condotte da Federico Latteri: ore 12.30 i Rosati (vini annata 2020). Alle ore 14.30 i Bianchi (vini annata 2019). Alle ore 16.30 i Rossi (vini annata 2019). Alle ore 18.30 i Rossi (vini annata 2017). Alle 20.30, sempre al Picciolo, rinfresco di benvenuto.
La seconda giornata, domenica 3 aprile, si apre alle 9.30 con la presentazione dei vini en primeur ai giornalisti di settore, enologi, critici del vino. Dalle 12.30 alle 19 grande banco d’assaggio aperto al pubblico, i biglietti sono disponibili sul sito www.lecontradedelletna.com e sul circuito TicketOne.
Lunedì 4 aprile (9.30-16.30) è l’ultimo giorno dedicato agli operatori commerciali, enoteche, ho.re.ca., importatori, grossisti e agli ospiti delle cantine presenti.
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Claudio Fenocchio era ancora un bambino mentre il padre, Giacomo Fenocchio, mandava in pensione i vecchi tini di legno sino allora utilizzati dal nonno. Assieme a lui introdusse in cantina l’acciaio, per le vinificazioni del Nebbiolo atto a divenire Barolo. «Grande modernità e più tecnologia, in aiuto al lavoro», ricorda con tono deciso quel bambino che nel frattempo è diventato grande. Lo stesso che oggi è chiamato a dare l’ennesima impronta decisiva alle sorti dell’azienda di Monforte d’Alba (CN), fondata nel 1864.
L’inaugurazione della nuova cantina, il cui biglietto da visita è un’ampia terrazza che invita a tuffarsi sul materasso di colline delle Langhe, arriva in un periodo cruciale. Quello in cui le figlie Letizia ed Eleonora, 19 e 17 anni, muovono i primi passi sulle orme del papà. Ovvero tra quei pochi tini del nonno rimasti dov’erano. E le idee che hanno rivoluzionato una delle più grandi denominazioni del vino italiano. Passi piccoli ma decisi, tra ciò che fu e ciò che è. Ancor più, tra ciò che sarà.
«Il Barolo da allora è cambiato tantissimo, tantissimo», ripete Claudio Fenocchio, quasi a voler esorcizzare il concetto e il tempo. «Noi siamo rimasti gli stessi – si affretta a precisare – ovvero quelli che propongono un Barolo legato alla tradizione. Questo non significa tarparsi le ali, o non voler crescere. La nuova cantina? È un passo necessario in quest’ottica. Ma ancor più un modo per poter accogliere nel migliore dei modi i tanti turisti e appassionati che vogliono conoscere i nostri vini. Permetteremo loro, per esempio, di assaggiare le nuove annate dalle botti».
È una sorta di democratizzazione inversa del Barolo, quella che propone Claudio Fenocchio. Una “liberalizzazione” che non parte dai “prezzi per tutti”. Bensì dall’en primeur quotidiana. Qualcosa che, da altre parti, è appannaggio di una cerchia ristretta di professionisti del settore, o addetti ai lavori, diventa pressoché la norma nel nuovo corso della Giacomo Fenocchio.
La prima vendemmia in questa struttura – spiega – è stata nel 1989. L’abbiamo ampliata ulteriormente con una nuova bottaia, all’interno della quale abbiamo insediato la ricezione. Tutti i clienti potranno assaggiare dalle botti e fare le degustazioni in cantina, ovvero nell’ambiente più adatto al vino. È un investimento nei turisti, che potranno scoprire man mano le nuove annate dei nuovi Barolo. I Barolo del futuro».
Diciassette ettari per circa 100 mila bottiglie e numeri destinati a crescere dalle 45 mila bottiglie riservate al Re dei vini del Piemonte. A seguire, nell’ordine, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Freisa. Senza dimenticare che qui, dal 2010, si producono anche due vini bianchi da uve Arneis in purezza (un Roero Docg e un Orange wine) e uno spumante metodo italiano, base Freisa.
La fiducia è tanta. «Il Barolo – chiosa Claudio Fenocchio – resta una delle denominazioni italiane di maggiore appeal. Credo che il Consorzio stia facendo molto bene sotto tutti i punti di vista, specie con lo slancio dato dall’evento a New York, prima della pandemia. Avanti così».
“Indietro”, sembra voler suggerire il vignaiolo di Monforte d’Alba, solo per le verticali. Come quella preparata per la stampa ieri, giorno dell’inaugurazione della nuova cantina. Dal 1978 al 2020. Spaziando tra i cru.
IL BAROLO GIACOMO FENOCCHIO DAL 1978 AL 2020
Barolo Doc Riserva 1978
Nella massa finale per lo più Bussia, seguito da Castellero e Cannubi. Bottiglia straordinaria (la seconda aperta), esprime ancora un frutto rosso pieno, accostato da riverberi di radici. Il tannino è morbido, ma non arreso.
La freschezza è disarmante per gli anni sul groppone. L’abbraccia una vena glicerica che, per gli “usi e costumi” dei tempi, va ben oltre i soli 13.5 gradi d’alcol in volume. In un calice, la storia di una famiglia Fenocchio, che non ha smesso di proporre vini di territorio, incollati alla tradizione.
Barolo Docg Bussia 1994
Tanto fiore, rosa, violetta. Frutto rosso timido appena versato, pronto poi a donarsi in tutta la sua integrità, generoso. Si apre bene, ma piano, anche in gustativa. Scivola lungo, su ricordi di radice che accompagnano il frutto croccante e un tannino ancora vivo, pur integrato.
Barolo Docg Bussia 2000
Annate molto calda in cui la Giacomo Fenocchio, con Claudio Fenocchio, inizia seriamente a proteggere l’uva dai raggi del sole. «Anziché defogliare, come si faceva per nelle annate fredde, decidemmo di non fare nulla, lasciando anche il cordone alto, per ombreggiare».
Il calice racconta alla perfezione l’andamento climatico del 2000. Naso largo sul frutto, che sfiora la lascivia d’uno sciroppo. Freschezza e tannino giocano a riequilibrare un sorso in perfetta corrispondenza, riuscendoci al meglio.
Barolo Docg Bussia 2004
Annata regolare, segnata da una vendemmia delle uve Nebbiolo andata in scena nel corso della terza settimana di ottobre. Naso profondo, sulle spezie e sulla liquirizia, che si ritrova nettamente anche al palato. Superlativa la gustativa, che si divide tra frutto preciso, pieno, e ricordi assieme caldi e freschi, speziati. Netto goudron e qualche sbuffo vago di zafferano mentre incede un allungo da favola, asciutto e giustamente tannico. Tra i migliori vini in assoluto della verticale voluta da Claudio Fenocchio.
Barolo Riserva Docg Bussia 2008 “90 dì”
Prima annata in cui viene riproposta, senza mai essere immessa sul mercato, una piccola partita di Nebbiolo “fatto come una volta”. Ovvero come lo faceva il padre di Giacomo Fenocchio: con “90 dì”, ovvero “90 giorni” (3 mesi circa) di macerazione (seguiti da 4 anni in botte grande e uno di vetro). Il risultato è una chicca prodotta in sole 300 bottiglie, di cui ne restano ormai ben poche.
Un esperimento servito tuttavia per ripensare la Riserva di Fenocchio, a partire dal 2010. La macerazione lunga non appesantisce il calice. Si crea anzi un scambio di battute tra finezze e tensioni, tra polpa e spezia (con la prima che prende il sopravvento). Siamo al cospetto di un vino che si discosta di molto dalla linea di rigore ed elegante essenzialità dei vini di Claudio Fenocchio.
Un nettare più largo, quasi interamente giocato sul frutto e su un’armoniosa beva, al limite del “rotondo”. Chiaramente il tutto è controbilanciato da una buona freschezza e da un tannino che rispecchia fedelmente i canoni dei Barolo di Bussia.
Barolo Docg Cannubi 2009
Liquirizia nera a primo naso, frutto succoso, ricordi sanguigni, ferrosi. Perfetta corrispondenza al palato, dove tuttavia si rivela – tra i vini in degustazione – quello meno equilibrato e in una fase di scombussolamento. Il sorso è diviso in maniera piuttosto marcata tra fenolico e frutto. La speranza è che scenda dall’altalena.
Barolo Docg Villero 2010
Molto balsamico, speziato. Goudron. In bocca si conferma vino profondo, fresco e speziato, ancora molto giovane. In chiusura esalta un frutto succoso, unito a un tannino vivo, elegante. Prima avvisaglia di quello che sarà, a partita chiusa, il cru più convincente della cantina.
Barolo Docg Castellero 2011
È l’anno dell’esordio per il cru fortemente consigliato a Claudio Fenocchio dal consulente della comunicazione, il pr Riccardo Gabriele. Sino ad allora (e dal 1952) Castellero finiva in blend nel Barolo d’entrata della linea. Sorprende (e pure tanto) per le note di frutta bianca, come melone bianco, pesca, albicocca.
In bocca risulta pieno, molto agile, a dimostrazione di quanto le sue caratteristiche marcassero il “Barolo quotidiano” della gamma. Alcol (15% vol.) integratissimo, gran bella freschezza e tannino levigato, splendidamente integrato. Grande intuizione.
Barolo Docg Castellero 2011 (magnum)
Le due bottiglie parlano la stessa lingua, ma la maggiore superficie di vetro sembra distendere ulteriormente il nettare, specie nella componente fruttata e, ancor più, in quella tannica. Curiosa la nota salmastra che mancava alla 0,75, così come mancavano risvolti sanguigni, qui pur percettibili col microscopio. Riecco la consueta freschezza, con un tocco in più di liquirizia nera che rende il nettare molto gradevole e dalla beva spasmodica.
Barolo Docg Cannubi 2017
Si ritorna su Cannubi e il naso si sofferma, come nel precedente assaggio, dapprima sulla spezia. All’accenno iniziale d’origano fa eco un frutto rosso godurioso, che prende sempre più spazio nel quadro complessivo. In retro olfattivo largo a terziari da legno quali fondo caffe e caramella mou, pur smorzati da una pregevole venatura salina e da un tannino vivo, ma molto elegante. L’annata è stata molto calda (non certo quanto la 2003).
Barolo Docg Castellero 2017
L’ultimo (in ordine temporale) dei cru della Giacomo Fenocchio si riconoscerebbe tra mille. Riecco il melone, la pesca bianca, i ricordi di albicocca. Vino croccante, quasi da morsicare. Materico, ma ancor più fresco e beverino.
Barolo Docg Villero 2017
Anche nell’annata 2017, il cru Villero si conferma ad altissimi livelli. Ancora una volta profondo, speziato, sanguigno, agrumato d’arancia rossa. In bocca riecco una prosa fresca, che gode dell’elegantissimo apporto fruttato-croccante, ma sceglie la spezia come compagna di vita. Tutto ciò tra l’ingresso e il centro bocca. Perché il finale riserva un’amarena netta, da fuochi d’artificio nel gioco prezioso con la scontrosità amaricante del tannino. Vino da applausi scroscianti per larghezza e profondità, verticalità e polpa.
Barolo Docg Bussia 2017
Si conferma succoso e speziato, in grandissimo equilibrio. Del resto è il vigneto più grande di Fenocchio, che consente di portare in cantina uve con maturazioni forse non omogenee al millimetro, perfette nel mix tra fenoliche e zuccherine.
Barolo Docg Cannubi 2018 e 2019
Annata segnata da molta pioggia tra agosto e l’inizio settembre. Il risultato è una vendemmia particolare, che sarebbe stata invece “classica”, in termini di tempi di raccolta. Venendo al calice, il Cannubi 2018 non sarà certo un campione di longevità. Sarà però uno di quei vini importanti e, al contempo, facili da bere. Scherziamo con Claudio Fenocchio e chiediamo se ha proceduto a una macerazione carbonica.
Sorride e poi conferma quando, tornati seri, usiamo l’aggettivo “diluito”: l’annata è di quelle in cui il rapporto tra succo e buccia è nettamente in favore del primo, proprio a causa delle piogge abbondanti in un periodo tanto delicato. Arriva poi l’assaggio da botte del 2019, vino ricco, sul frutto, ma al contempo pieno di energia, tra spezia e apporto fresco-acido. Un altro nettare di grande accessibilità e immediatezza.
Barolo Docg Castellero 2018, 2019, 2020
Oltre ai classici sentori di frutta a polpa bianca, che costituiscono il fil-rouge del cru, qui si centra forse una maturazione – o, meglio, un’epoca di raccolta – che regala alla particella maggiore complessità e rigore. Il salto di qualità definitivo sul cru Castellero è definitivamente compiuto, a 8 anni dall’esordio sul mercato, con la 2011. L’ulteriore assaggio da vasca della 2019 conferma le impressioni.
Anzi, esaspera ancor più il concetto di una quadra definitivamente trovata sul Castellero, nonostante la concentrazione d’aromi risulti maggiore rispetto alla 2018. Arriva poi il 2020 a suggellare la consacrazione di un Barolo dalla bevibilità disarmante, che non rinuncia tuttavia alla complessità.
Barolo Docg Villero 2018
Chi non ha bisogno alcuno di “aggiustamenti” e si è sempre espresso su livelli altissimi è invece il cru Villero della Giacomo Fenocchio. Naso elegantissimo, tra fiori, frutto e spezia. Si ritrova la stessa matrice al palato, dove un frutto pieno e succoso gioca a irritare un tannino in cravatta, che non perde le staffe. Neppure quando la liquirizia prova a imbalsamarlo, avvolgendolo. Alleata, in chiusura, una vena salina preziosissima che da un lato inspessisce ulteriormente il quadro e, dall’altro, chiama il sorso successivo.
Barolo Docg Bussia 2018 e 2019
Ancora una volta gran completezza nel Bussia che, nonostante la gioventù raccontata da un frutto tanto succoso quanto esuberante e preponderante, mostra ampissimi margini di evoluzione, nel segno della complessità. Scalpitano tannino e spezie, mentre la freschezza riequilibra morbidezze i cui contorni sono in decisa evoluzione. Salto oltre l’ostacolo con la vendemmia 2019, che regala un nettare dalle spiccate note floreali e dal tannino leggermente meno spigoloso, sempre all’insegna dell’eleganza.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il futuro del vino della Sicilia? Sempre più legato alla sostenibilità. Una questione fisiologica, dovuta alle particolari condizioni microclimatiche, che rendono pressoché naturale la coltivazione in regime biologico. “Siamo l’isola del vino sostenibile, al centro del Mediterraneo“, ha detto non a caso il presidente di AssoviniAlessio Planeta, nel presentare l’edizione digitale di Sicilia en Primeur 2020, alle 15 odierne sulla piattaforma Zoom.
Collegati da tutto il mondo circa 200 professionisti del settore, tra stampa e addetti al lavoro, per fare il punto sulla vendemmia 2019. Una raccolta che incastona la Sicilia nell’olimpo della viticoltura biologica del Paese. Non solo: l’isola ha la più vasta superficie di viticoltura di montagna in Italia, dopo il Trentino Alto Adige. Ed è la prima regione per viticoltura di collina, seguita da Toscana e Piemonte.
Con il 34% della superficie viticola biologica, a fronte di un totale ormai prossimo ai 110 mila ettari di vigneto bio italiano, la Sicilia conferma la propria leadership sul fronte della sostenibilità. Seconda regione è infatti la Puglia, col 16%: la metà. Un dato che consente alla Trinacria di risparmiare, ogni anno, 750 tonnellate di rame per i trattamenti.
“Nell’ambito della Doc Sicilia – ha sottolineato Antonio Rallo, presidente del Consorzio Doc Sicilia – sono state prodotte 95 milioni bottiglie, il 19% in più rispetto al 2018. Il Nero d’Avola guida la crescita, col +27%, seguita dallo Zibibbo, con il +17%”.
“Ma quello che ci preme sottolineare è il +11% della menzione Sicilia da parte delle Doc territoriali: un obiettivo che ci eravamo prefissati nel 2012, quando abbiamo dato vita alla Doc Sicilia”, ha aggunto Rallo. Una Denominazione capace, tra l’altro, di reggere il colpo di Covid-19, con un -11% medio “da considerare prezioso, a fronte di un trend nazionale che si assesta sul -35/40%”.
A Mattia Filippi di Uvasapiens il compito di presentare – anche in questa edizione digitale di Sicilia en Primeur – le caratteristiche della vendemmia 2019, nell’ambito del report “L’importanza di essere Isola”. La produzione si è assestata sui 430 milioni di litri, in un trend stabile negli ultimi 5 anni.
La vendemmia 2019, assieme alla 2014 e alla 2011, ha registrato le quantità più basse rispetto alla media degli ultimi 11 anni, con un -13% rispetto alla media delle altre regioni. Le condizioni meteo hanno fatto da spalla ai produttori di vino siciliano.
“Grazie alle condizioni favorevoli del Mediterraneo – ha commentato Mattia Filippi – il climate change, non ha condizionato l’isola dal punto di vista delle temperatura. Basti pensare che, a giugno, le temperature registrate nel Sud Italia erano simili a quelle delle zone alpine e dei Balcani, più basse rispetto media europea”.
Che vini aspettarsi, dunque? La vendemmia 2019, secondo le anticipazioni dei tecnici del Consorzio Doc Sicilia, darà vini bianchi e rossi non eccessivamente alcolici, ma molto ricchi in termini di profumi, freschezza, corpo e struttura.
Ottimi i livelli di polifenoli in tutte le zone di produzione del Nero d’Avola, con medie di 7 tonnellate per ettaro. Bene anche Grillo e Catarrato (Lucido), in un’annata definita senza mezzi termini “eccezionale”. Un discorso che vale anche per l’Etna, dove il Nerello Mascalese è maturato in condizioni microclimatiche pressoché perfette.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
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