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L’Enoteca online Esselunga è conveniente?

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L’Enoteca online di Esselunga è conveniente? Per rispondere a questa domanda abbiamo messo a confronto alcuni prezzi dell’e-commerce di vino e distillati dell’insegna di Limito di Pioltello (Milano) con quelli di altri competitor del settore, come Tannico, Callmewine e Bernabei. Non hai mai sentito parlare dell’Enoteca Esselunga? Ecco tutto quello che devi sapere, alla vigilia del primo anno dall’attivazione del sito web dedicato. Il sito è infatti online dal 14 novembre 2023, con oltre 1.000 referenze tra cui scegliere.

COS’È L’ENOTECA ONLINE ESSELUNGA

L’Enoteca Esselunga è un servizio esclusivo per l’acquisto online di vini, spirits e liquori. Permette di scegliere tra centinaia di etichette con consegna dedicata. Il servizio è rivolto ai soli utenti maggiorenni, titolari di Carta Fìdaty, ovvero della carta fedeltà Esselunga. Online, come spiega l’insegna milanese, si trova una selezione «frutto di un meticoloso lavoro realizzato in collaborazione con oltre 350 aziende produttrici». L’enoteca online Esselunga è stata sviluppata nell’intento di «uscire dai confini del negozio fisico per entrare in una dimensione più ampia, quella del negozio virtuale, con la consueta attenzione per la qualità e accuratezza nella proposta che caratterizzano Esselunga. Un valore aggiunto per i clienti finali e una vetrina per le aziende produttrici».

ENOTECA ESSELUNGA E SPESA ONLINE IN UNA SOLA CONSEGNA

Al di là del prezzo e della convenienza dei prezzi dell’Enoteca online Esselunga, il vero valore aggiunto è la possibilità di ricevere a casa la spesa di beni alimentari e generici insieme ai vini dell’e-commerce. «Chi sceglie lo stesso giorno e la stessa fascia oraria di consegna dell’ordine effettuato su spesaonline.esselunga.it – spiega l’insegna – potrà dunque ricevere gratuitamente la consegna degli articoli acquistati sul sito enoteca.esselunga.it insieme alla spesa». In questo caso non sarà richiesta una soglia minima di acquisto.

Ed è proprio da servizio di consegna a domicilio “Esselunga a Casa” che è nata l’idea di implementare l’offerta con la sezione “Grandi Vini”. «Da questo percorso – spiega Esselunga – si è delineata l’idea di raggiungere tutta Italia, portando a casa dei clienti etichette esclusive di vini e spirits attraverso un viaggio che parte da un magazzino a temperatura controllata, dove viene conservata ogni bottiglia proveniente direttamente dai produttori. Una filiera corta che permette di consegnare ovunque in modo veloce e garantito: è nata così Enoteca Esselunga».

CONSEGNA A CASA IN (QUASI) TUTTA ITALIA

La consegna con il furgoncino Esselunga è prevista solo nelle zone già raggiunte dal servizio online. La consegna con corriere è invece attiva su tutto il territorio nazionale, ad esclusione di: Livigno (SO), Campione d’Italia (CO), Repubblica di San Marino e Stato del Vaticano. Un altro segnale dei grandi passi avanti fatti sul fronte del vino da Esselunga dalla fine degli anni 90, quando presso il negozio di Casalecchio di Reno (Bologna) fu inaugurata una nuova modalità espositiva. Un’area dedicata in cui le bottiglie venivano posizionate non solo in verticale ma anche inclinate. Oggi, negli ottantotto superstore Esselunga e negli otto caveau del format laEsse, l’enoteca ha una sua forte identità caratterizzata anche dalla presenza di un sommelier a disposizione della clientela.

COSTI DI CONSEGNA ENOTECA ESSELUNGA

Il limite minimo per l’inoltro dell’ordine è di 40 euro, al netto delle spese di consegna. Il contributo di spedizione è gratuito per i nuovi registrati, che inoltrano il primo ordine. I costi ordinari di spedizione con il furgoncino Esselunga sono pari a 7,90 euro per acquisti inferiori a 110,00 euro. La cifra scende a 6,90 euro per acquisti superiori a tale importo. Per la consegna tramite corriere è invece previsto un costo di 7,90 euro. Si può usufruire della consegna gratuita degli articoli Enoteca Esselunga senza la soglia minima di spesa qualora l’ordine sia effettuato successivamente alla spesa con il servizio Esselunga Online, scegliendo lo stesso giorno e fascia oraria di consegna.

PREZZI ENOTECA ONLINE ESSELUNGA: SONO CONVENIENTI?

Ma torniamo al nocciolo della questione: i prezzi dei vini dell’Enoteca online Esselunga sono davvero convenienti? A giudicare dalla nostra ricerca, il nuovo servizio è molto competitivo, in numerosi casi, considerando soprattutto la possibilità di sommare la spesa “generica” alla spesa “enoica”. Con o senza costi di spedizione dei competitor, ecco cosa abbiamo scoperto su una selezione di 30 vini, scelti online in due categorie: “Vini da 245 a 20 euro” e “Vini più economici”. La vera differenza, dunque, è la selezione: molto più profonda sugli storici siti di vendita di vino online e, dunque, molto più accattivante per chi cerca vini particolari e “chicche” sui portali e-commerce .

VINI DA 245 A 20 EURO

  • Dom Perignon 2015, Champagne Brut Vintage (con astuccio): 245 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 212 euro (senza costi di spedizione) – 230 euro (inclusi i costi di spedizione).
  • Perrier-Jouët, Champagne Blanc de Blancs (con astuccio): 89 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 92 euro (con/senza costi di spedizione).
  • Ferghettina, Franciacorta Brut 2020 Milledì Magnum (con astuccio): 65 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 64,90 euro (con/senza costi di spedizione).

  • Pol Roger, Champagne Brut Reserve S.A. con astuccio: 54 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 61 euro (senza costi di spedizione) – 65,90 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Louis Latour, Bourgogne Cuvée Rouge 2021: 31 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 27,60 euro (senza costi di spedizione) – 34,59 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Rainoldi, Valtellina Superiore Inferno Riserva 2019: 29,50 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 30,90 euro (senza costi di spedizione) – 37,70 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Cà Maiol, Lugana 2020 Fabio Contato: 29 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 25,12 euro (senza costi di spedizione) – 33 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Saint Clair, Pinot Nero 2022: 28 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 28,50 euro (senza costi di spedizione) – 34,40 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Tormaresca, Furia di Calafuria 2023: 24 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 21,60 euro (con/senza costi di spedizione).

  • Carpineto, Toscana Cabernet Sauvignon Farnito 2019: 23,50 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 23 euro (senza costi di spedizione) – 30,95 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Schiopetto, Friulano 2021: 21,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 19,70 euro (senza costi di spedizione) – 27,60 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Pieropan, Valpolicella Classico 2021 Ruberpan: 21,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 22,90 euro (senza costi di spedizione) – 28 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Abbazia di Novacella, Gewürztraminer 2022 Praepositus: 21,50 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 19,90 euro (senza costi di spedizione) – 25 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Vigneti Massa, Derthona 2022: 20 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 19,30 euro (senza costi di spedizione) – 25,20 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Fritz Haag, Riesling Mosel QbA Kabinett Brauneberger Juffer 2022: 19,50 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 21 euro (senza costi di spedizione) – 28,95 euro (inclusi i costi di spedizione).

VINI PIÙ ECONOMICI

  • Casale del Giglio 2023 Satrico: 8,20 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 8,20 (senza costi di spedizione) – 13,10 (inclusi i costi di spedizione).

  • Bisol 1542, Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Dry Jeio S.A.: 9,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 9 euro (senza costi di spedizione) – 14,90 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Cavicchioli, Lambrusco di Sorbara 2022 Vigna del Cristo: 9,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 9,90 euro (senza costi di spedizione) – 14,90 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Vespa, Fiano Salento 2023: 10,50 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 10,40 euro (senza costi di spedizione) – 17,20 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Duca di Salaparuta, Vermentino Sentiero del Vento: 12,80 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 9,50 euro (senza costi di spedizione) – 16,30 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Bortolomiol, Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Dry Senior 2023: 11,40 (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 9,11 euro (senza costi di spedizione) – 16,90 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Frescobaldi, Alìe 2023: 11,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 9,90 euro (senza costi di spedizione) – 15,80 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Olivini, Lugana 2023: 11,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 12,50 euro (senza costi di spedizione) – 19,30 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Argiolas, Cannonau Arjola 2023: 12,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 15 euro (senza costi di spedizione) – 22,95 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Pievalta, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Dominè 2021: 13,50 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 13,50 euro (senza costi di spedizione) – 20,30 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Feudi di San Gregorio, Greco di Tufo Riserva Cutizzi 2022: 14,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 12,18 euro (senza costi di spedizione) – 19,10 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • La Valentina, Trebbiano Superiore Spelt 2021: 15,50 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 12,90 euro (senza costi di spedizione) – 18,70 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Feudi del Pisciotto, Cerasuolo di Vittoria 2021 : 16,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 17 euro (senza costi di spedizione) – 24,95 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Cantina Altemasi, Trentodoc Brut 2020: 16,90 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 16,90 euro (senza costi di spedizione) – 23,80 euro (inclusi i costi di spedizione).

  • Lunae, Colli di Luni Vermentino Etichetta Nera 2023: 17 euro (Esselunga). Prezzo più basso su altri e-commerce di vino: 15 euro (senza costi di spedizione) – 20,10 euro (inclusi i costi di spedizione).

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Vino italiano in “chiaro-scuro”: Wine Monitor fotografa il primo semestre


Tempo di vendemmia, ma anche di primi bilanci sul mercato del vino. Dall’ultimo Report Wine Monitor di Nomisma emergono situazioni in chiaro-scuro con trend differenti da mercato a mercato, soprattutto per quanto riguarda le vendite in Italia. L’
analisi dei primi sei mesi del 2024, realizzata da Nomisma con in collaborazione con NIQ-NielsenIQ, evidenzia per le vendite nel canale retail italiano un calo a volume di quasi il 3% rispetto allo stesso periodo 2023 a fronte di una crescita di poco meno dell’1% a valore. Nel complesso di evince una riduzione nelle quantità vendute comune a tutti i format distributivi, ma non alle diverse categorie.

VINO, WINE MONITOR: LA FOTOGRAFIA DEL PRIMO SEMESTRE

Nello specifico, per i vini fermi e frizzanti il calo nei volumi risulta maggiore nell’e-commerce mentre è meno accentuato nel segmento discount. Al contrario, per gli spumanti la variazione è di segno positivo in tutti i comparti (più elevata nel discount) salvo che nel segmento Cash&Carry. «Questi numeri – dichiara Denis Pantini, Responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma – evidenziano una volta di più come il fattore che sta influenzando maggiormente le vendite del vino in Italia sia rappresentato dal perdurare dell’incertezza economica che si riflette nella capacità di spesa dei consumatori. Un’incertezza che ha interessato anche i consumi fuori-casa, in particolare quelli al ristorante».

A tale proposito, basti pensare che dopo una crescita dei consumi alimentari (food&beverage) nel canale Horeca pari a +7% nel primo trimestre di quest’anno (rispetto allo stesso periodo del 2023), il secondo trimestre ha visto invece un rallentamento, portando la variazione a +4,5%. Su questa dinamica ha inciso indubbiamente anche il minor afflusso di turisti,   con la crescita degli arrivi dall’estero che non sono riusciti a compensare del tutto il calo dei turisti italiani.

L’EXPORT DEL VINO ITALIANO NEI PRIMI 6 MESI DEL 2024

Sui mercati esteri, invece, si scorge qualche segnale di ripresa. Se è vero che al giro di boa del primo semestre 2024 le importazioni cumulate di vino nei principali 12 mercati globali, rappresentativi di oltre il 60% degli acquisti mondiali di vino in valore, si mantengono ancora in territorio negativo (-4%),  va segnalato un miglioramento rispetto al cumulato del primo trimestre (quando il calo risultava pari al -9%). Per altro le importazioni di vino dall’Italia registrano performance migliori rispetto al trend generale. In particolare, rispetto allo stesso semestre del 2023 gli acquisti di vini italiani a valore risultano positivi negli Stati Uniti (+5,7%), nel Regno Unito (+4,7%), in Canada (+1,3%) e in Brasile mentre soffrono in Germania (-9%) e nei paesi asiatici (Giappone, Cina e Corea del Sud).

In merito alle singole categorie, per i vini fermi e frizzanti italiani si evince un “miglioramento” rispetto al primo trimestre di quest’anno. Il calo degli acquisti nei top mercati mondiali si riduce di intensità, arrivando ad un -2% a valore, con performance in controtendenza (e quindi positive) negli Stati Uniti, UK, Canada e Brasile. Rispetto al primo semestre 2023, le importazioni di spumanti italiani mostrano un +4,5% a valori, con performance in crescita negli Stati Uniti, UK, Francia, Canada, Australia e Brasile. Al contrario, continuano le riduzioni degli acquisti di spumanti italiani in Germania, Svizzera e Giappone. Tra i nostri principali vini a denominazione, continua la crescita dell’export di Prosecco (+12% a valore nel cumulato dei primi 5 mesi di quest’anno) e recuperano i rossi Dop della Toscana (+6%) dopo il calo dell’anno scorso, mentre soffrono ancora quelli piemontesi (-2%).

NOMISMA WINE MONITOR: L’ANDAMENTO DEI COMPETITOR DELL’ITALIA

Infine, il report di Nomisma sul primo semestre 2024 del vino propone anche uno sguardo ai competitor. Il grande malato, in questo momento storico, sembra essere il vino francese che più di altri soffre gli effetti di questa congiuntura economica negativa a livello mondiale: -10% il valore dell’export dalla Francia nel primo semestre 2024, con una flessione che tocca il -17% nel caso dello Champagne e il -16% i rossi di Bordeaux, ma non risparmia neppure quelli della Borgogna (-7%).

In negativo anche l’export della Nuova Zelanda (-3%), mentre viaggiano in territorio positivo Spagna, Cile e Stati Uniti. In forte crescita l’Australia (+28%), in recupero dopo il crollo nell’export di vino dell’anno scorso. «Il recupero messo a segno dai vini australiani – conclude Pantini – si spiega interamente con la fine dei super-dazi che il Governo di Pechino ha revocato da marzo di quest’anno: al netto del ritorno sul mercato cinese, l’export dell’Australia nel resto del mondo registra, infatti, un ulteriore calo cumulato dell’11% nel primo semestre 2024».

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Approfondimenti

“Donne Smart nel Wine&Food”: in Sicilia corsi formativi gratuiti per 90 candidate


Donne, residenti in Sicilia, disoccupate o inoccupate, di età compresa tra i 34 e i 50 anni. È l’identikit delle novanta candidate che saranno selezionate per i cinque corsi formativi gratuiti del progetto “Donne Smart nel Wine&Food”.
L’obiettivo è quello di formare gratuitamente professionalità specializzate nel settore enogastronomico, fornendo le hard e soft skills necessarie per la realizzazione professionale e creando nuove possibilità di inserimento e reinserimento nel mondo del lavoro.

Un’opportunità di alta formazione per le donne siciliane attraverso cinque corsi online gratuiti offerti dal progetto, che ha arruolato docenti del settore da tutta Italia: Food Digital Marketing, User Experience Design, Big Data Analyst, E-commerce nel Wine&Food, Wine Digital Marketing. La modalità online vuole essere un valore aggiunto alla formazione di “Donne Smart nel Wine&Food” perché favorisce la conciliazione tra famiglia e formazione.

DONNE NEL WINE&FOOD: IN SICILIA CORSI DI FORMAZIONE GRATUITI

Un percorso che punta alle competenze digitali applicate al settore enogastronomico, vuole promuovere l’empowerment femminile e ridurre il gender gap nel mondo del lavoro, favorendo l’incontro con diverse realtà aziendali siciliane attraverso visite didattiche, role modelling, coaching, colloqui con aziende finalizzati al placement.

La formazione offrirà alle candidate nuove possibilità di inserimento e reinserimento nel mondo del lavoro e gli strumenti professionali per affiancare le aziende del settore enogastronomico nel processo di transizione digitale. Donne Smart nel Wine&Food” è un’idea tutta siciliana promossa da Cru Vision, brand della società cooperativa Aproca di Palermo, selezionata e sostenuta dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa Sociale.

EMPOWERMENT FEMMINILE NEL MONDO DELL’ENOGASTRONOMIA

«Il progetto – commenta Veronica Laguardia, presidente di Aproca – mette al centro di un processo di crescita, personale e professionale, le donne e l’empowerment femminile. Quello dell’enogastronomia è un settore che ha subito un’evoluzione importante e una rivoluzione digitale, facendo emergere nuove figure sempre più specializzate che richiedono competenze e professionalità specifiche nel campo digitale per essere sempre più competitivi nel mercato. Il nostro obiettivo è arginare il gap tra le competenze richieste dalle aziende e quelle reali, favorendo l’occupabilità delle candidate».

I corsi di formazione nascono dall’esigenza di colmare il forte divario di genere nell’occupazione: 29,3% per l’occupazione femminile contro il 52% di quella maschile. «Un divario – conclude Veronica Laguardia – accentuato dalla difficoltà di trovare lavoro o reinserirsi per i troppi ostacoli che le donne devono affrontare nel conciliare famiglia e carriera. In questo scenario, il settore enogastronomico è tra uno dei pochi settori che traina l’economia siciliana e che offre delle opportunità per affermarsi nel mercato del lavoro».

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Vini al supermercato, exploit spumanti low cost. E-commerce, stop alla crescita

Exploit degli spumanti low cost, tra i vini al supermercatoNel 2022, rileva l’Osservatorio Uiv-Ismea su base Osservatorio Ismea-Nielsen IQ, l’unica voce chiaramente positiva è relativa alle bollicine il cui prezzo medio – a 4,4 euro/litro – registra un aumento molto più contenuto dei listini rispetto ai competitor. È Lo specchio del limitato potere di acquisto degli italiani nell’ultimo anno e, più in generale, del riposizionamento per le vendite dei vini in grande distribuzione (e retail) in Italia.

In particolare, la categoria “Altri spumanti Charmat” (diversi dal Prosecco), ha archiviato il 2022 con una crescita tendenziale in volume del 13% (+22% nei discount), a fronte di un calo generale degli acquisti allo scaffale che supera il 6% con perdite sopra la media per la tipologia dei vini fermi (-7%) e in particolare per le Doc rosse che scendono in doppia cifra (-11%).

I più costosi spumanti a Metodo classico chiudono – dopo un 2021 da incorniciare – a -9%. Gli Champagne a -25%, anche per effetto delle limitate disponibilità, ma allo stesso tempo si evidenzia tutta l’ormai irrinunciabile centralità raggiunta dalle bollicine anche tra le mura domestiche. Il saldo 2022 delle vendite in grande distribuzione chiude in passivo anche sul fronte dei valori (-2%, a 2,94 miliardi di euro).

VENDITE DI VINO IN GDO, 2019 VS 2022

Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini e Ismea, dal 2019 al 2022 le bollicine hanno registrato un incremento nei volumi commercializzati in Gdo del 17%, con crescite ancora più nette per il Prosecco (+31%) e per gli “Altri spumanti Charmat”, che chiudono il triennio a +32% (34 milioni di bottiglie nel 2022).

Per il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti: «Il divario tra le performance degli spumanti e il resto del mercato è sempre più evidente e l’effetto non è stato affatto neutro. A pagare le spese di un carrello che vede gli spumanti protagonisti dei consumi quotidiani, è probabilmente il vino fermo (-8%) e in particolare i rossi, che nel periodo considerato scontano una contrazione dell’11%».

Per il responsabile Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale di Ismea, Fabio Del Bravo: «Quello che osserviamo dall’immediato pre-Covid a oggi è un cambiamento con pochi precedenti delle abitudini al consumo degli italiani, che considerano ormai gli spumanti un vino a tutto pasto, svincolato da ricorrenze e festività e a cui non si è disposti a rinunciare neanche di fronte all’erosione del potere d’acquisto».

L’ANDAMENTO DELLE DENOMINAZIONI

Se il saldo dell’ultimo anno delle principali denominazioni e indicazioni geografiche segue l’andamento generale negativo, uno sguardo in prospettiva di medio termine aiuta a inquadrare meglio quali sono i vini che strutturalmente hanno imboccato una fase involutiva e quali invece stanno ripiegando sui valori pre-Covid dopo la fiammata 2020/21.

Fra i primi, vanno annoverati alcuni rossi Igt sia che provengano da vitigni autoctoni che da vitigni internazionali. Tra le Dop le battute d’arresto sono numerose e spaziano dal Piemonte alla Sicilia. Quelli in fase di rientro verso la “normalità” sono invece Montepulciano d’Abruzzo, Chianti, Salento (Negroamaro), Lambrusco Emilia e Rubicone Trebbiano. Poi ci sono anche quelli (pochi a dir la verità fra i big seller) in fase positiva, nonostante volumi negativi nell’ultimo anno: Sangiovese Rubicone, Vermentino di Sardegna, Verdicchio, Castelli Romani, Valpolicella. 

LE VENDITE DI VINO NELL’E-COMMERCE

Il saldo negativo in volume più pesante (2022 vs 2021) lo si ritrova nell’e-commerce, con -15% cumulato tra vini e spumanti e picchi maggiori per le tipologie più pregiate, come per esempio gli spumanti metodo classico (-21%). Il canale, al contrario del retail fisico, ha sperimentato diffusi segni negativi sui prezzi, con listini in media a -10%.

Dopo aver sperimentato un vero e proprio boom delle vendite nel 2020 (da 2,6 a 8 milioni di litri) e un ulteriore incremento nel 2021 (9 milioni), il segmento pare destinato ad assestarsi sui livelli dell’anno pandemico, e quindi aver interrotto la crescita.

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L’e-commerce Tannico ha una nuova proprietà: Campari Group e Moët Hennessy


Dopo l’aumento di capitale del giugno 2020, Campari group e Moët Hennessy acquisiscono, attraverso la joint venture 50-50, la quota non detenuta di Tannico raggiungendo così il 100% del capitale sociale dell’e-commerce. L’obiettivo è chiaro. A un anno circa dalla creazione, Campari Group e Moët Hennessy mirano a costruire «un player di e-commerce paneuropeo di fascia alta a favore di tutti i marchi di vino e spirit e dei loro consumatori europei».

Inoltre, dal 1° gennaio 2023, Thierry Bertrand-Souleau assumerà la guida di Tannico con il ruolo di Ad. «Questa evoluzione – spiega Campari in una nota – porterà una vasta esperienza internazionale nell’ambito di business omnichannel e retail, in linea con l’ambizioso percorso di crescita della piattaforma e-commerce e con l’obiettivo di affermarne la leadership in Europa per la vendita online di vini e premium spirits».

A partire dalla stessa data, il fondatore e attuale Ad di Tannico, Marco Magnocavallo, diventerà presidente onorario, «mantenendo continuità nell’impostazione strategica della piattaforma». «Con questa operazione confermiamo l’impegno nel rendere Tannico la piattaforma leader europea nella vendita di vini e premium spirits», spiega Bob Kunze-Concewitz, Ceo di Campari Group.

Grazie all’ottimo lavoro fatto fin qui dal team, Tannico è oggi un attore affermato con posizioni di leadership di mercato in Italia e in Francia. Siamo felici oggi di poter proseguire in questo progetto, portandolo in una fase successiva altrettanto ambiziosa».

«Moët Hennessy – aggiunge Philippe Schaus, presidente e Ceo di Moët Hennessyè – è lieta di rafforzare la sua partnership con Campari Group che mira a sviluppare eccezionali esperienze di shopping online nel mondo dei vini e degli spirit. In questo contesto diamo un caloroso benvenuto a Thierry Bertrand Souleau, che arriva con una forte esperienza di vendita al dettaglio online e offline, sia in Italia che in Francia, e che sarà determinante nel portare questa impresa al livello successivo».

Campari e Tannico, matrimonio con aumento di capitale nell’e-commerce

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Daniele Bernabei subentra a Giontella: è lui il nuovo general manager dell’Enoteca online


Dopo le dimissioni di Francesco Giontella, Bernabei Spa annuncia il nome del nuovo General manager, Daniele Bernabei. L’enoteca online fondata nel 2014 da Silvio Bernabei è a una vera e propria svolta, dal momento che Giontella faceva parte del team dell’azienda romana sin dagli esordi.

Nei suoi confronti, Bernabei Spa esprime «gratitudine per l’impegno, la dedizione e i numerosi traguardi raggiunti alla guida del Team». Augurandogli «le migliori fortune per il futuro della propria carriera».

L’ingresso di Daniele Bernabei come nuovo General Manager dell’azienda viene descritto come «funzionale al perseguimento degli obiettivi di crescita sempre più sfidanti prefissati dal management». Non solo. È «volta ad accelerare il processo di sviluppo ed efficientamento delle sinergie tra le diverse linee di business in cui opera la Società», evidenzia sempre Bernabei Spa in una nota.

DALLE ENOTECHE ROMANE ALL’ENOTECA ONLINE

Daniele Bernabei, 35 anni, ha respirato fin dalla sua giovane età l’aria dell’impresa di famiglia, attiva sin dal 1933 con un’enoteca a Roma, a Trastevere, seguita da una seconda a Testaccio. Qui ha ricoperto il ruolo di Retail Store Manager, affermandosi come Responsabile della rete vendite operante nel settore Horeca. Nel 2014 il diploma come sommelier Fis.

«In poco tempo – sottolinea la famiglia – Daniele è diventato una figura cardine della struttura societaria, fino a rivestire la mansione di Direttore Commerciale. Oggi è pronto a mettere al servizio della Società le sue eccellenti conoscenze nel mondo Wine & Spirits, unitamente alle sue spiccate competenze digitali e manageriali».

«Sono entrato in quest’azienda 13 anni fa – sono le prime parole di Daniele Bernabei -. L’ho vista crescere giorno dopo giorno e diventare una delle realtà principali del mondo beverage in Italia. Vedo delle grandissime opportunità che ci aspettano per affermarci al vertice del settore. Ringrazio la mia Famiglia per la fiducia riposta in me».

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Vino e agroalimentare: via libera al credito d’imposta per potenziare e-commerce

L’Agenzia delle Entrate ha emanato le norme applicative del credito d’imposta per il potenziamento degli e-commerce del vino e dei prodotti dell’agroalimentare italiano. Sarà finanziabile il 40% degli investimenti, nel limite di 25 mila o 50 mila euro, a seconda della tipologia d’impresa.

Le novità consistono nell’ammissione delle «imprese agricole e agroalimentari, anche costituite in forma cooperativa o riunite in Consorzi o aderenti ai disciplinari delle “Strade del vino”». La misura è destinata a «favorire la creazione di depositi fiscali virtuali nei Paesi esteri e la stipula di accordi con gli spedizionieri doganali, anche ai fini dell’assolvimento degli oneri fiscali».

«In sostanza – spiega a winemag.it la promotrice del provvedimento Maria Spena, deputata di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera – si favoriscono le aggregazioni di piccoli produttori che potranno vendere on-line».

Come? tramite un organismo da essi stessi costituito, usufruendo di un credito d’imposta a copertura delle spese per le dotazioni tecnologiche, i software, la progettazione e l’implementazione dei siti e per le attività e i progetti legati all’incremento delle esportazioni».

CREDITO D’IMPOSTA PER VINO E AGROALIMENTARE

La misura è di particolare rilievo per i produttori di vino, che potranno così affrontare i problemi legati alle incombenze fiscali e doganali, senza dover ricorrere a intermediazioni onerose.

«Gli operatori del turismo gastronomico, dell’enoturismo e dell’oleoturismo – continua Spena – hanno uno strumento in più per incrementare la diffusione, soprattutto internazionale, dei propri prodotti e far sventolare la bandiera del Made in Italy in tutto il mondo».

Nella Legge di Bilancio 2021 era stato approvato un emendamento di Spena destinato a migliorare le potenzialità di vendita a distanza dei prodotti del Made in Italy agroalimentare, in particolare verso i mercati esteri, mediante la costituzione di un Fondo dotato di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021-2023.

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a tutto volume

Grappa: l’identikit del consumatore medio traccia il futuro del settore

Maschio, over 40, con capacità di spesa medio-alta, amante della compagnia e attento alle qualità. È questo l’identikit del consumatore italiano medio di grappa, secondo la ricerca svolta da Nomisma per conto di AssoDistil. Lo studio, presentato durante la conferenza “Il settore distillatorio italiano tra modello di sostenibilità e nuove sfide”, ha acceso i riflettori sullo status e le prospettive di sviluppo del mercato della grappa in Italia.

IL PROFILO DEL CONSUMATORE DI GRAPPA

L’indagine di Nomisma ha coinvolto un campione di mille consumatori. Ne risulta che il 29% degli italiani ha consumato grappa negli ultimi 12 mesi in almeno un’occasione in casa o al ristorante/bar. Emergono differenze sia in funzione del genere che con riferimento all’età.

La quota di consumatori aumenta difatti fra gli uomini dove raggiunge il 43%, a fronte di un 21% fra le donne, così come cresce all’aumentare dell’età. Il tasso di diffusione della grappa è minore tra generation Z (under 25) e millennials (fascia 26-40) dove è pari rispettivamente al 19% e 25%. Aumenta invece al 30% nella fascia di età 41-55 (la cosiddetta generation X) e al 32% tra gli over 55 (i baby boomers).

IL GUSTO PER LA COMPAGNIA

9 consumatori su 10 dichiarano di bere grappa in compagnia, soprattutto con gli amici. Non a caso tra i principali motivi che spingono al consumo di questo prodotto vi sono proprio la piacevolezza del gusto (51%) e la convivialità (43%).

Resta ancora una nicchia la voglia di sperimentare la grappa nel mondo della mixology, dove solo il 3% si è avventurato in questa esperienza. La curiosità è però alta, con il 35% dei consumatori che vorrebbe provare un cocktail a base di grappa nei prossimi mesi.

LA GRAPPA ON-LINE

«Al pari di quanto avvenuto per altre bevande alcoliche, anche nel caso della grappa l’e-commerce inizia a ritagliarsi un proprio spazio di mercato. Il 9% dei consumatori ha acquistato grappa online. Si riscontrano valori superiori tra le generazioni più giovani e i consumatori che hanno una capacità di spesa alta», dichiara Emanuele Di Faustino, Project Manager di Nomisma.

“Tale profilo – conclude Di Faustino – è in linea con la tipologia di grappa venduta online che si caratterizza per un prezzo medio che è più del doppio rispetto a quello della grappa acquistata negli scaffali dei negozi fisici”.

L’e-commerce è una scelta giudicata vantaggiosa per confrontare più prodotti (26%), per consultare recensioni (20%) o per leggere caratteristiche, storia e info sul prodotto e i produttori (17%). A tal proposito si noti come 3 consumatori su 10 utilizzano il web per cercare informazioni sulla grappa.

LE TENDENZE DEL MERCATO

Il Covid ha colpito i consumi di alimenti e bevande degli italiani, impattando anche sul mercato delle bevande alcoliche e degli spirits. Per questi ultimi, tra il 2019 e il 2020 si è registrato un -20% con un rimbalzo, nel 2021, del +9%.

Rimbalzo contestuale al graduale ritorno alla normalità e alla riapertura di bar e ristoranti, canale fondamentale per i consumi di spirits in Italia. Tali dinamiche hanno caratterizzato anche il mercato della grappa. Nei primi 9 mesi del 2021 gli acquisti di grappa nel Cash&Carry hanno messo a segno un +8% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Prosegue invece la corsa dell’e-commerce (+30% a gen-set 2021 vs gen-set 2020). Corsa più lenta rispetto a quanto registrato in piena emergenza pandemica quando le vendite di grappa online hanno segnato un +198% raggiungendo i 2,3 milioni di euro nel 2020 (dati NielsenIQ).

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E-commerce delle cantine: una bomba a orologeria pronta a esplodere

EDITORIALE – «E quindi uscimmo a riveder le stelle». Il verso 139 della Divina Commedia è quello conclusivo dell’Inferno. Dante e Virgilio si preparano a raggiungere il Purgatorio. Alle loro spalle, il Nono girone. Quello dei traditori. Qualcosa di simile, con un po’ di fantasia, sembra accadere in questi giorni nel mondo del vino italiano.

Molte cantine hanno investito per la prima volta sul web, per realizzare un e-commerce. Un modo per uscire dal tunnel del Covid-19, «a riveder le stelle». Ovvero compensare, attraverso gli ordini online, le vendite perse a causa del lockdown dell’Horeca (ristoranti, hotel, winebar e locali chiusi per Decreto) e della vendita diretta.

Proprio mentre il cielo sembra di nuovo aprirsi davanti agli occhi di centinaia di migliaia di vignaioli e piccoli produttori – gente che ha dovuto ricorrere al web per stare a galla, mica per fare business – qualcuno prova a spinger loro di nuovo nel buio più profondo.

I commenti poco generosi di distributori inferociti nei confronti di vignaioli e titolari di piccole realtà famigliari, la cui grande colpa sarebbe proprio quella di aver realizzato un sito web con e-commerce, serpeggiano come vipere in vari ambienti del settore. L’accusa? I prezzi praticati dalle cantine sarebbero in concorrenza con quelli della distribuzione.

IL CAPOLINEA

Il culmine della polemica è una mail di carattere minatorio inviata da un distributore alle cantine clienti. Il messaggio, condito a fette spesse d’arroganza e da una malcelata verve egocentrica, è forte e chiaro: non verranno più effettuati ordini a chi vende (anche) il vino da sé, attraverso il proprio e-commerce aziendale.

Ecco come il boom – del web e delle vendite online – rischia di diventare un crack. Una vera e propria bomba ad orologeria, che sta per esplodere (e in alcuni casi è già esplosa) nelle mani di uno o dell’altro.

Ovvero del produttore di vino che è ricorso al web per stare a galla durante il periodo nero del Covid-19, chiamato oggi a fare una scelta che non ammette zone grigie. O del titolare della distribuzione, che rischia di perdere le cantine clienti desiderose di continuare a sperimentare le “vendite (online) dirette”, traghettandosi fuori dal girone infernale del Covid-19 con il nuovo asso nella manica del proprio e-commerce.

Insomma, l’ennesima guerra tra innovatori e conservatori, in un Paese (l’Italia) che ama il progresso a targhe alternate. Una patata bollente, sotto un cielo di stelle.

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Prosecco, Rapporto economico 2020: Conegliano Valdobbiadene regge la pandemia

Tenuta dei volumi e dei valori della Denominazione, con ampliamento della quota di vendite nel mercato italiano, e incremento del valore delle esportazioni (+2,2%). Sono gli indicatori più recenti dello stato di salute del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, presentati oggi in occasione dell’annuale Rapporto economico 2020 della denominazione del Veneto.

Il Consorzio di Tutela registra inoltre lo spostamento dei volumi su nuovi canali (online + 326%). Oltre all’espansione nella Gdo (+16,8%), ovvero il mondo dei supermercati, in Italia.

L’analisi curata dal  curata dal Centro Interdipartimentale per la ricerca in viticoltura ed enologia (Cirve) dell’Università degli Studi di Padova rivela come la Denominazione abbia reagito alla pandemia.

CRESCE L’ONLINE

Il vero cambiamento a livello di mercato si registra nei canali di vendita con una crescita a tre cifre dell’e-commerce (+325,8%) che «dimostra la dinamicità delle aziende e la capacità di reagire ai cambiamenti improvvisi dei mercati».

Sempre secondo il Rapporto economico 2020, le aziende del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene hanno reagito alle circostanze imposte dalla pandemia «spostando una parte importante dei volumi sul mercato interno, che ha assorbito il 58% del totale».

L’EXPORT SI APRE A MERCATI INEDITI

A fronte di situazione difficili e di chiusura totale di alcuni mercati rilevanti, le aziende del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene si sono agilmente rivolte ad altri interlocutori aprendo così mercati inediti. In Europa crescita a doppia cifra per Benelux; 25,9% a volume e 27,6% a valore.

E ancora: Austria: 34,3% a volume e 24,5% a valore; infine, Scandinavia: +54,4% a volume e 61,7% a valore; oltre alla conferma della Germania +2,3% a vol. e + 8,5% a valore e della Svizzera +8,6% a volume e +14,3% a valore.

Oltreoceano corre il Canada con +11,7% a volume e +14,8% a valore; mentre il Giappone con il + 224,1% e +243,9% a valore lancia il trend delle bollicine anche in estremo oriente.

Le vendite complessive della Denominazione, come rivela ancora il Rapporto economico 2020, hanno quindi registrato a volume una sostanziale parità con lo scorso anno (+0,02%) e un lieve aumento a valore (+0,4%), raggiungendo un nuovo massimo dal suo riconoscimento.

IL COMMENTO DEL CONSORZIO

«Il 2020 – dichiara Innocente Nardi, presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene – è stato un anno complesso per l’economia italiana, come per quella mondiale. Dalla nostra prospettiva, siamo orgogliosi della capacità che la nostra Denominazione ha dimostrato nel saper reagire e adeguarsi ai cambiamenti repentini del 2020 mantenendo i livelli di produzione e vendite raggiunti nel 2019, l’anno dei record».

«In generale – continua Nardi – i volumi sono stati redistribuiti tra canali di vendita, con l’esplosione dell’online. Inoltre, alcuni mercati tradizionali come Germania e Svizzera hanno continuato a premiarci e i cali di alcuni mercati, dovuti alle chiusure forzate dell’Horeca, sono stati compensati dallo sviluppo dei mercati più giovani. La dinamicità che ci contraddistingue ci ha premiati in un anno così sfidante».

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Direttivo Fivi, no all’e-commerce Mercato dei Vignaioli. Invito ai soci: «Non aderite»

Un invito a boicottare l’e-commerce Mercato dei Vignaioli, iniziativa che «sfrutta il nome della Fivi» e dell’ormai celeberrimo “Mercato” per fini non condivisi dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti. È l’ultima mossa del Direttivo Fivi, che disconosce l’iniziativa di alcuni soci prima di passare – non è affatto escluso – alle vie legali.

Dopo aver tentato un dialogo bonario con i promotori, ovvero con l’Associazione Temporanea di Scopo no-profit di cui è capofila l’Associazione Vignaioli Toscani Indipendenti (VTI), l’entourage guidato da Matilde Poggi ha diramato una comunicazione interna dai toni piuttosto duri, che potrebbe addirittura sfociare in un’azione legale.

Se pensate che non sia giusto sfruttare un bene comune per un interesse privato, se pensate che non sia corretto usare l’identità della Fivi in modo ambiguo e strumentale, se pensate che essere soci Fivi significhi lavorare per unire e non per dividere – scrive il Direttivo Fivi a tutti i soci – non aderite al progetto e chiedete la cancellazione dalla newsletter».

«Rimaniamo convinti che non sia interesse di nessuno portare la questione in altre sedi – si legge ancora – danneggiando l’unità, l’immagine e l’identità della nostra associazione, che va invece difesa e tutelata da tutti i suoi soci. Perché la Fivi è di tutti e nessuno può farne ciò che vuole».

In più occasioni, tra le quali l’Assemblea di luglio 2020, la direzione ha chiesto ai promotori di «modificare il nome del portale, eliminando immediatamente ogni riferimento, sia nel nome del sito sia nel dominio dello stesso, a termini che sono riconducibili a Fivi e, nello specifico, “vignaioli indipendenti” e “Mercato dei vini”».

Queste parole sono di fatto «marchi collettivi registrati a livello europeo e, di conseguenza, patrimonio di tutti i soci della Fivi». Inutilizzabili, dunque, senza l’avallo ufficiale della Federazione.

Questa volontà di confronto – scrive il Direttivo ai soci – non ha portato a risultati, purtroppo, se non all’eliminazione del termine “indipendenti” dal sito. Ma ancora oggi i promotori di questo e-commerce si rivolgono ai soci della Fivi con comunicazioni fuorvianti, e ai consumatori sfruttando un patrimonio collettivo (il nome “Mercato dei Vignaioli”) che abbiamo, tutti insieme, costruito con fatica».

«L’identità della nostra associazione – continua il management Fivi – è un bene prezioso costruito in oltre dieci anni di sforzi e passione. I progetti che sfruttano quest’identità a proprio uso creano confusione e danneggiano ogni singolo Vignaiolo Fivi».

Sempre secondo il Direttivo, «tante lamentele continuano ad arrivare da parte di intere delegazioni o di singoli soci» a riguardo del Mercato dei Vignaioli. Motivo, questo, che ha spinto «ancora una volta a un tentativo di chiarezza nei confronti di un portale che viene costantemente scambiato per un’iniziativa Fivi, creando confusione e facendo infuriare molti soci, che si sentono in qualche modo presi in giro».

«Lo diciamo chiaramente – avverte ancora il Direttivo – se i promotori fossero stati soggetti esterni all’associazione, quando questo progetto è stato reso pubblico non avremmo perso un minuto a comunicare a tutti i soci “Attenzione, non aderite, ci stanno rubando l’identità“».

IL PROGETTO
Dal 2 luglio 2020, data della messa online del portale, ha aderito al Mercato Virtuale circa il 10% dei 1.300 vignaioli Fivi. Un’iniziativa di cui Fivi era a conoscenza sin dal febbraio 2020.

Secondo quanto rivelato il 9 luglio a WineMag.it da Gregorio Galli, tesoriere dell’Associazione Vignaioli toscani, il Direttivo avrebbe deciso di non promuovere ufficialmente l’e-commerce, ritenendolo un progetto poco strategico.

Matilde Poggi in persona era informata sin dal mese di febbraio 2020 – sottolineava Galli – ovvero da quando, in pieno lockdown da Coronavirus, noi vignaioli toscani abbiamo proposto a Fivi di aprire un e-commerce, sull’esempio dei nostri cugini francesi e di quello, già funzionante, dei vignaioli trevigiani».

Grazie alla tecnologia Stripe, il Mercato virtuale funge esclusivamente da luogo d’incontro tra consumatori e vignaioli. Senza transito di soldi o bottiglie. L’ordine del cliente arriva direttamente alla cantina e, in contemporanea, attiva lo spedizioniere per la consegna a domicilio.

Particolare attenzione è stata riservata alla politica dei prezzi dei vini presenti sull’e-commerce. «Abbiamo discusso molto su questo – confermava Galli nella stessa intervista a WineMag.it – con l’obiettivo di non creare problemi all’Horeca e alla distribuzione in generale». Perché “no”, dunque, ad un e-commerce di Fivi? La risposta del Direttivo potrebbe arrivare nelle prossime ore.

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Al via la Valpolicella Annual Conference: il vino italiano ha retto alla pandemia

Al via alle 11 odierne la Valpolicella Annual Conference 2021, con la prima sessione dedicata ai trend internazionali del vino italiano nel 2020, con focus su Horeca, Grande distribuzione ed e-commerce. Il quadro multicanale è a tinte tutto sommato positive per i rinomati vini rossi veronesi. A confermarlo Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela vini che organizza l’evento digitale.

«Il sistema Valpolicella – ha dichiarato – ha risposto bene al 2020. Possiamo dirci felici, anche se fino a un certo punto, dal momento che abbiamo assistito a uno spostamento delle vendite da determinate aziende ad altre. Gli imbottigliamenti sono in linea con il 2019 e confermano la Valpolicella tra i sistemi più importanti a livello nazionale e mondiale, dal momento che l’80% dei vini prodotti nella nostra zona viene esportato».

In particolare, il 2020 chiude con 18 milioni e 200 mila bottiglie di Valpolicella, 30.3 milioni di Ripasso e 15.3 milioni di bottiglie tra Amarone e Recioto. Numeri che regalano fiducia anche quelli snocciolati da Denis Pantini di Nomisma Wine Monitor.

«L’Italia – ha annunciato – chiuderà il 2020 con un calo dell’export in valore di circa 200 milioni di euro, passando dalla cifra record di 6,4 miliardi a 6,2. Quanto ai mercati principali l’Italia, anche grazie ai dazi applicati ad altri Paesi, ha risposto meglio alla Pandemia da Coronavirus».

Il Paese più colpito, di fatto, è la Francia, che lascia sul campo un 10,8%. L’Italia si ferma a un -2,5% (dato novembre 2020) e riduce così il proprio gap dell’export in valore proprio nei confronti del transalpini, con la cifra record del – 40%, il miglior risultato degli ultimi 10 anni.

Cresce a livello mondiale solo l’export della Nuova Zelanda: +4,5%. Un dato, come spiegato da Denis Pantini, dettato soprattutto dai volumi del vino sfuso esportati nel mercato inglese. Eppure, proprio gli Uk segnano un dato drammatico nei bilanci delle imprese del settore Horeca: -80% rispetto al 2019.

GDO E ONLINE, IL PUNTO
Più in generale, a crescere in Italia sono la Grande distribuzione e l’e-commerce. La prima con un +7%, tasso record da decenni, dovuto in gran parte all’exploit dei discount; l’online invece raddoppia nel 2020, con vendite stimate in 203 milioni di euro.

I pure player, ovvero i siti specializzati nella vendita di vino online, hanno registrato un +83%. Un 2020 col botto anche quello di Amazon, le cui vendite “enologiche” crescono del 141%.

E il futuro? Il vino, come attendibile, sarà sempre più “digital”. Secondo una ricerca compiuta ancora una volta da Nomisma Wine Monitor su un campione di mille consumatori, gli acquirenti aumenteranno i loro clic sul web, assicurandosi a domicilio i vini preferiti, scelti online.

«Sono 8 milioni le persone che hanno compiuto acquisti di vino online nel 2020 – ha precisato Denis Pantini – pari al 27% del totale dei consumatori. Forte predominanza dei Millennial, anche se l’età media si spinge fino ai 50 anni. Hanno tutti un buon reddito medio e hanno spostato online i mancanti acquisti fuori porta, dettati dai lockdown e dalle misure anti Covid-19».

Non sta a guardare la Grande distribuzione organizzata, che lo scorso anno ha superato la soglia del 64% delle vendite complessive totali di vino in Italia, proprio grazie alle chiusure dell’Horeca (ristoranti, wine bar, enoteche).

COOP: PORTE APERTE AI PICCOLI PRODUTTORI
A confermalo Francesco Scarcelli, category buyer di Coop Italia. «L’aumento del segmento vini si assesta sul 5,5%, dato da un +4,8 dei fermi e da un +10,5% degli spumanti. È aumentata anche la battuta media, di circa 1 punto e mezzo, ma non per un fenomeno di speculazione su materia prima, bensì per due ordini di ragioni: in primis, i consumatori hanno deciso di bere un po’ meglio; è poi diminuita la pressione promozionale, di circa il 3%».

I clienti della Gdo sono oggi sempre più consapevoli e chiedono alle insegne brand riconoscibili e riconosciuti per qualità e garanzie di bontà, come è il caso della Valpolicella. Per vini con queste caratteristiche, sono disposti a spendere di più rispetto al passato».

Proprio per questo, Coop sta riorganizzando per quanto possibile il proprio assortimento locale. Scarcelli ha infatti confermato quanto già dichiarato a vinialsupermercato.it nei mesi scorsi, ovvero l’intenzione di ragionare su un assortimento più “local” e attendo alle produzioni medio-piccole, diverso di regione in regione (o provincia).

Abbiamo già isolato i vini da tavola dai vini di qualità superiore, avvicinandoli sempre più al food in logica cross category. Ed ora procederemo all’integrazione di nuove realtà su scala locale, garantendo un polmone a tante aziende penalizzate dalle chiusure dell’Horeca e delle perdite di quote export.

Un percorso, avvisa Scarcelli, non certo semplice: «Le piccole cantine devono essere consce di entrare in un mercato complesso – ha concluso il buyer vini di Coop Italia – dal momento che negli ipermercati contiamo già tra gli 800 e le mille referenze. Non sarà facile per le new entry farsi riconoscere velocemente e sarà molto importante creare un rapporto di fiducia e chiarezza, che ci consentirà di qualificare ulteriormente il nostro assortimento».

Valpolicella alla Beaujolais accanto a Ripasso e Amarone sempre più di terroir

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Vini online ai prezzi di cantina: il Consorzio Montefalco fa “concorrenza” all’Horeca?

Vini ai prezzi di cantina“. Così il Consorzio Tutela Vini Montefalco e Spoleto ha presentato ieri la sua ultima iniziativa: lo shop online delle aziende associate. A colpire, oltre all’assenza di aziende storiche come Arnaldo Caprai e Scacciadiavoli dell’ex presidente Amilcare Pambuffetti, è l’utilizzo della parola “naturale” tra i “filtri” applicabili per la ricerca dei vini: un termine giudicato “ingannevole per il consumatore” dall’Ue. Ancor più sorprendenti i prezzi concorrenziali praticati dal portale, in alcuni casi inferiori alla media online.

È corretto che un Consorzio faccia “concorrenza” agli operatori e-commerce e “fisici” dell’Horeca, oltre a occuparsi della sua promozione? Un primo commento arriva proprio da Marco Caprai, raggiunto telefonicamente da WineMag.it: “Concordiamo su molte iniziative del Consorzio Vini di Montefalco, ma aderire a questa iniziativa ci avrebbe fatto sentire, diciamo così, un po’ a disagio“.

Non abbiamo un e-commerce nostro – continua Caprai – e per questo l’adesione sarebbe stata ancor più un controsenso. D’altro canto, ci siamo appoggiati in questi anni a diversi operatori che ci hanno dato soddisfazioni crescenti, sviluppando le vendite in maniera veloce.

Rispetto il Consorzio e le cantine che hanno deciso di aderire a questa iniziativa, ma personalmente, senza polemica, penso che qualcosa non quadri in questa operazione”.

Qualche esempio? Il Montefalco Sagrantino 2015 di Antonelli San Marco è in vendita a 21 euro sullo shop online del Consorzio. Costa 20,50 euro su Tannico, ma 22,90 su Callmewine e 24 euro su Vinodalproduttore. Lo Spoleto Doc Trebbiano spoletino 2019 “Trebium” del presidente è in vendita a 10 euro sullo shop consortile; su Callmewine a 10,50 euro, mentre su Vinodalproduttore a 12,90.

Il Montefalco Sagrantino Docg 2015 “Carapace” di Tenuta Castelbuono – Lunelli è in vendita a 24 euro sul sito del Consorzio, mentre a 25,50 euro su Tannico. Curioso il caso di Tabarrini, che vende sull’e-commerce consortile il Sagrantino Docg 2015Campo alla Cerqua” a 50 euro: la stessa bottiglia è in vendita su Callmewine a 39,80 euro.

Situazione che si ribalta col Sagrantino 2015 “Colle Grimaldesco” firmato da Tabarrini: 30 euro sull’e-shop del Consorzio Vini e 32,50 su Callmewine. Stessa convenienza per il Montefalco Rosso 2016 “Boccatone”, che costa 16 euro sul portale del Consorzio e 17,50 su Callmewine.

Gran differenza tra il prezzo del Sagrantino 2016 “Vignalunga” di Moretti Omero: ben 7,70 euro tra il Consorzio Vini (34,80 euro) e Callmewine (42,50 euro). Getta invece ancora più confusione sul concetto di “prezzo di cantina” il Montefalco Rosso Colpetrone, in vendita sul nuovo e-shop consortile a 10 euro, ma a prezzo pieno su Callmewine a 9,50 (al momento scontato a 8,40 euro).

Molto attenta a non “ferire” la sensibilità dei clienti storici dell’e-commerce, invece, Lungarotti : il Montefalco Sagrantino Docg 2016 costa 20,50 su Tannico e 22,80 euro sul sito del Consorzio. Si riduce (di poco) la convenienza di Tannico sul Montefalco Rosso 2016 Lungarotti: 11,50 euro contro i 12 euro consortili.

Tra le referenze più convenienti dell’e-shop del Consorzio Tutela Vini Montefalco, il Sagrantino Docg 2013 “Collenottolo” di Bellafonte: 30 euro sul negozio online di Montefalco; 36,60 su Tannico e Callmewine (oggi in promo a 34,90 euro). Di un euro più conveniente il Montefalco Rosso “Pomontino” Bellafonte. La concorrenza, insomma, è servita. Ma serviva davvero, nel 2020 horribilis dell’Horeca, anche quella di un ente consortile?

LA VISIONE DEL CONSORZIO
La data scelta per il lancio dello shop del Consorzio Tutela Vini Montefalco, del resto, non è stata casuale. Le saracinesche della “vetrina virtuale” si sono aperte ufficialmente lunedì 30 novembre, giorno del Cyber Monday, ovvero il lunedì successivo alla Festa del Ringraziamento negli Stati Uniti. Una data che chiude simbolicamente la settimana del Black Friday dedicata allo shopping on line.

Trentotto le aziende vinicole che hanno aderito a un’iniziative che consente ai winelovers di scegliere anche tra le “Scatole Tematiche” che conterranno vini di cantine diverse. A queste proposte si aggiunge la “Secret Box“, selezione speciale il cui contenuto sarà scoperto solo una volta giunto a destinazione.

“L’intento – spiega il Consorzio Vini Montefalco nel presentare l’iniziativa – è quello di avvicinare i consumatori in maniera diretta alle produzioni vinicole del territorio, ma anche approfondire conoscenze e curiosità sulle denominazioni tutelate”.

“Un filo diretto – continua l’ente – in un tempo in cui la virtualità è protagonista, nell’attesa di poter tornare a vivere la dimensione reale di un territorio unico e autentico come quello di Montefalco e Spoleto”. Prosit.

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App Fivi per Apple e Android: vignaioli indipendenti a portata di smartphone

Si chiama App Fivi l’applicazione ufficiale della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, la prima tra le associazioni di vignaioli in Europa a utilizzare questo strumento di comunicazione e condivisione via smartphone. Al momento hanno aderito all’iniziativa ben 800 dei 1.300 iscritti all’associazione presieduta da Matilde Poggi.

L’app apre un canale diretto sul mondo Fivi, con la possibilità di accedere facilmente al sito web della Federazione e di restare aggiornati sulle news. L’applicazione consente inoltre di fare una ricerca dei soci per ordine alfabetico, regione e parola chiave.

Ogni cantina aderente alla Fivi sarà infatti geolocalizzata, consentendo agli utenti di avviare il navigatore per raggiungerla e mettersi in contatto per organizzare visite e degustazioni. Non solo.

Tra le funzioni dell’applicazione ci sono la localizzazione delle cantine più vicine alla propria posizione e la selezione di una lista di quelle preferite. È possibile anche mettersi facilmente in contatto con i Vignaioli e acquistare i loro vini, “attraverso dei tasti rapidi”.

Un’alternativa all’e-commerce allestito da alcuni soci Fivi, a partire da quelli della Toscana, che tanto ha fatto e fa discutere all’interno della Federazione. Nella sezione “Eventi” sarà inoltre inserito il programma delle fiere a cui parteciperà la Federazione, con le relative informazioni sugli stand e sugli espositori.

“Lo sforzo collettivo dei vignaioli che hanno aderito all’app Fivi – spiega la Federazione – è volto a offrire maggiori possibilità di contatto con appassionati e sostenitori, dopo il rinvio del Mercato dei Vini 2020 di Piacenza, a causa della pandemia di Covid-19. L’app è uno strumento per rafforzare la rete dei Vignaioli, favorire l’incontro sul territorio e sostenere sempre di più l’enoturismo“.

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Approfondimenti

Tell me wine, e-commerce vs marketplace: istruzioni per l’uso. Il webinar gratuito

REDAZIONALE – Torna Tell Me Wine con un webinar gratuito che mette a confronto e-commerce e marketplace. Un focus sull’importanza delle piattaforme digitali per vendere il vino. Un mondo in fermento, soprattutto ora che i canali di vendita digitali stanno diventando sempre più strategici per i produttori, tra siti, e-commerce e marketplace che vanno ad integrare le consuete strategie di vendita.

Il lockdown l’ha ampiamente messo in evidenza. Da qui parte una nuova riflessione dedicata al mondo del vino, un nuovo incontro del ciclo Tell Me Wine, organizzato da Marketing Arena, in cui produttori e rivenditori digitali si confronteranno sulle nuove modalità di acquisto del vino.

Appuntamento per venerdì 17 luglio dalle 12:30. Iscriviti a questo link

Che cos’è Tell Me Wine?

Tell Me Wine è il contenitore di Marketing Arena dedicato al mondo del vino e alla sua filiera. Il primo appuntamento è stato dedicato al tema della vendita online del prodotto, cercando di capire come il canale online si inserisca in una strategia omnicanale più ampia, presentando inoltre due case di Marketing Arena: Prosecco Docg e Sorelle Bronca.

Nel secondo incontro, dal titolo “E-commerce vs marketplace: istruzioni per l’uso“, approfondiremo il tema e indagheremo le differenze sostanziali tra vendita diretta attraverso e-commerce e distribuzione mediata dai marketplace, facendo emergere le specificità delle piattaforme e le loro peculiarità all’interno di un processo di acquisto strutturato.

Non sarà uno scontro tra piattaforme, nessuno avrà la presunzione di prendere una posizione: l’obiettivo è quello di capire come ognuno di questi canali può contribuire a far crescere il business di una cantina all’interno di una strategia di vendita multicanale strutturata.

Alla tavola rotonda parteciperanno Mauro Bricolo, Country Manager Italia di Vivino, che approfondirà il funzionamento dei marketplace del vino, Flavio Geretto e Nicola Guidolin, rispettivamente Direttore Export e Direttore Horeca di Villa Sandi, che daranno il punto di vista delle cantine e Alberto Collet, Head of Strategy di Marketing Arena, a cui andrà il compito di delineare lo scenario attuale Tommaso Dainese, Sales Manager di Marketing Arena, modererà ospiti e interventi.

Chi è Marketing Arena?

Marketing Arena è un’agenzia di marketing ai tempi del digitale. Opera con approccio strategico lungo gli assi principali della trasformazione digitale in azienda con particolare focus sul digital marketing e lo sviluppo di piattaforme tecnologiche al servizio di Pmi e grandi imprese.

Fondata e diretta da Giorgio Soffiato, sviluppa progetti a livello nazionale e internazionale con particolare competenza nel B2B e nelle key industries: food, pmi, finance e fintech, automotive, travel.

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Fivi e il “Mercato virtuale”: bufera sull’e-commerce di vino dei vignaioli toscani

Nuova bufera nella Fivi. Questa volta è l’e-commerce di vino attivato il 2 luglio da alcuni vignaioli toscani ad agitare la Federazione italiana vignaioli indipendenti, già scossa dalle incognite sul Mercato di Piacenza 2020 e dalle evidenti pressioni della costola denominata “Rete Vignaioli“, durante il lockdown da Coronavirus.

A poche ore dalla messa online del “Mercato virtuale“, a cui hanno aderito un centinaio di vignaioli da tutta Italia – quasi il 10% dei 1.300 soci Fivi – il Consiglio direttivo della Federazione ha diramato una mail volta a stroncare sul nascere il nuovo portale:

Cari vignaioli, molti di noi hanno ricevuto in questi giorni una mail avente per oggetto ‘Presentazione de ‘I vini dei vignaioli indipendenti’. Si riferisce ad un sito e-commerce di vino promosso in maniera autonoma da un gruppo di vignaioli Fivi.

In seguito alle numerose richieste di chiarimento ricevute in queste ore da soci Fivi, giornalisti e consumatori, vogliamo con la presente ribadire che non si tratta in alcun modo di un’iniziativa Fivi e che il Consiglio direttivo non era assolutamente stato informato”.

È proprio su questa ultima frase che si concentra il nodo della querelle. Secondo quanto rivela a WineMag.it Gregorio Galli (nella foto sopra) tesoriere dell’associazione vignaioli toscani, il Direttivo Fivi era informato dell’iniziativa sin dagli esordi, ma ha deciso di non promuoverla ufficialmente, ritenendola poco strategica.

“Matilde Poggi in persona è informata su questo progetto sin dal mese di febbraio 2020 – sottolinea Galli – ovvero da quanto, in pieno lockdown da Coronavirus, noi vignaioli toscani abbiamo proposto a Fivi di aprire un e-commerce, sull’esempio dei nostri cugini francesi e di quello, già funzionante, dei vignaioli trevigiani“.

Del resto, con Matilde, siamo amici da tanto tempo. Andremo dunque avanti con il nostro progetto, consci di aver creato qualcosa che non ha altro intento se non quello di offrire un servizio in più ai vignaioli indipendenti. Ci chiediamo, però, perché l’e-commerce dei vignaioli trevigiani non viene criticato e il nostro sì?”.

D’altro canto, il “Mercato virtuale” promosso dall’associazione vignaioli toscani, “non presenta alcun riferimento a Fivi, né a marchi o loghi registrati”: “Se qualcuno ha dubbi li esprima – chiosa il tesoriere Gregorio Galli – con la consapevolezza che si tratta di qualcosa di ben noto al Direttivo Fivi, sin dalla sua fase embrionale”.

Affermazioni che Fivi non conferma. “Nulla da dichiarare, in quanto la questione è già stata chiarita internamente durante l’assemblea di oggi” (ieri, ndr) è la risposta dell’ufficio stampa della Federazione, interrogato sull’argomento da WineMag.it. Una riunione animata in gran parte dal tema “Mercato virtuale”, in cui Fivi ha annunciato un avanzo positivo di 200 mila euro. Un tesoretto sottochiave, in banca.

Intanto, l’e-commerce di “vino indipendente” continua a crescere e a convincere sempre più vignaioli in tutta Italia. Il costo dell’adesione, riservata agli associati Fivi, è di 80 euro: “Denaro che sarà interamente reinvestito in promozione, con le casse dell’associazione di scopo che dovranno essere a zero, a fine esercizio annuale”.

“Visto il no del Direttivo Fivi al progetto – spiega Gregorio Galli – abbiamo appunto deciso di attingere in toto alle casse dei vignaioli toscani per aprire una Associazione temporanea di scopo, utile a mettere in piedi una struttura digitale leggera, funzionale alle nostre esigenze più immediate”.

Grazie alla tecnologia Stripe, il “Mercato virtuale”, funge esclusivamente da luogo d’incontro tra consumatori e vignaioli. Senza transito di soldi o bottiglie. L’ordine del cliente arriva direttamente alla cantina e, in contemporanea, attiva lo spedizioniere per la consegna a domicilio, dalla provincia di Arezzo.

Particolare attenzione è stata riservata alla politica dei prezzi dei vini presenti sull’e-commerce. “Abbiamo discusso molto di questo – ammette Galli – con l’obiettivo di non creare problemi da un lato all’Horeca, dall’altro alle aziende che si occupano già della distribuzione dei nostri vini”.

L’invito ai vignaioli è di proporre prezzi generalmente più alti di quelli praticati in cantina o al Mercato di Piacenza, prendendo come riferimento quelli dello scaffale delle enoteche dove sono già presenti le etichette. Il portale si rivolge al cliente finale e non vuole minare i rapporti pregressi delle aziende”.

Sul “Mercato virtuale” si troverà dunque “il prezzo giusto” di ogni vino, lasciando però “margini di manovra per l’applicazione di sconti a discrezione del singolo vignaiolo”. I promotori hanno preparato un prospetto, con “calcoli utili a non scendere sotto a una determinata soglia”. Tutto, insomma, per evitare il secondo boomerang.

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Unionbirrai vuole la birra artigianale al supermercato: “Basta integralismo”

Il mondo dei publican, ovvero i gestori di pub e birrerie specializzate? “Estremamente autoreferenziale“. Un segmento “piacevole, bello, costruttivo” da cui, però, i produttori di birra artigianale dovrebbero sdoganarsi. Perché “rischia di non far uscire da quella cerchia del 3.7% di consumatori abituali“. Parole di Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai intervenuto nei giorni scorsi a un webinar organizzato dall’Associazione Donne della Birra.

Una vera e propria chiamata a una rivoluzione di concetto e di approccio al mercato, solo in parte frutto di elucubrazioni dettate dall’emergenza Covid-19 e dal periodo di lockdown che ha messo in ginocchio l’Horeca.

Di fatto, come riportato da Vinialsupermercato.it il 12 giungo, Unionbirrai ha ufficializzato un accordo con Aspiag Service, concessionaria dei supermercati Despar per Triveneto ed Emilia Romagna, utile a inserire le birre di 12 realtà brassicole artigianali di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige sugli scaffali di 39 punti vendita del territorio di appartenenza del birrificio. Solo un punto di partenza.

Secondo il numero uno dei piccoli produttori italiani di birra artigianale, il settore deve cercare altri sbocchi rispetto agli attuali, per trasformarsi da fenomeno di nicchia a fenomeno di massa. Mostrando le reali differenze tra la “birra industriale” e quella più fedele alle tradizioni brassicole.

Durante il webinar, Ferraris (nella foto) ha infatti espresso la necessità di “aprire canali distributivi diversi da quelli su si è sempre lavorato”. In una parola, l’auspicio è per un’apertura maggiore dei micro birrifici nei confronti della Grande distribuzione organizzata, ovvero al mondo dei supermercati che operano in Italia, come appena accaduto con Despar.

Il grande slancio verso l’e-commerce, durante il lockdown, è stato da esempio e da maestro. “Il blocco dell’Horeca ha azzerato il consumo in mescita, ma gli appassionati ci hanno cercato lo stesso e con volumi assolutamente importanti” ha evidenziato Ferraris.

La difficoltà di reperire la tanto desiderata “artigianale”, del resto, è emersa in diversi sondaggi: i consumatori dichiarano di non consumare birra artigianale italiana “perché non la trovano”. L’approvvigionamento diventa così un problema più pressante di quello del prezzo.

“Noi non abbiamo accesso alla Gdo – ha sottolineato a chiare lettere il direttore di Unionbirrai – e quindi il nostro canale distributivo è sempre stato un altro. Ma il mondo della Gdo è imprescindibile! Non possiamo pensare che l’integralismo del mondo artigianale veda questa barriera netta tra i mercati”.

Indispensabile, però, che ogni canale rispetti i presupposti fondamentali della birra artigianale: la territorialità, la conservazione ed una politica di prezzi adeguata. Presupposti e problematiche, ha fatto intendere Ferraris, che possono essere affrontate in modo più semplice e costruttivo proprio con i canali distributivi più grandi e strutturati.

Basti pensare al problema della catena del freddo: è più facile pensare al trasporto refrigerato da parte delle insegne della Grande distribuzione che del singolo corriere espresso, per una consegna a privato di poche bottiglie.

L’obiettivo di Unionbirrai è dunque quello di lavorare su più fronti, ovvero supermercato ed e-commerce, per “fare i conti con un sistema che deve essere in equilibrio sempre perfetto“. “Viviamo in un mondo totalmente artigianale e rappresentiamo anche una filiera vera e propria, che è fatta da produzione, distribuzione e somministrazione”, ha aggiunto Ferraris, prima di una conclusione che non lascia spazio a interpretazioni.

“E un mondo che deve sfruttare questo momento particolare per crescere. E può crescere solo se la nostra birra la facciamo arrivare su tutti i canali, nel rispetto delle regole anche deontologiche”. In alto i calici.

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Campari punta sulla Cina per recuperare il calo dovuto al lockdown

Campari punta sulla Cina nel tentativo di ravvivare le vendite colpite dalla crisi del coronavirus avviando dei test per portare l’Aperol, il prodotto di punta dell’azienda, nel paese simbolo dei mercati orientali. “I test sono iniziati poche settimane fa e andranno avanti fino alla fine del primo trimestre del prossimo anno” – ha detto Kunze-Concewitz, Amministratore Delegato della società, aggiungendo che i test sono in corso in più di cinque delle maggiori città della Cina.

L’ingrediente principale del popolare cocktail Aperol Spritz, ha guidato le crescite dell’azienda nel corso degli ultimi anni anche grazie alla popolarità tra i consumatori che postano sui social media. La sua espansione, tuttavia, si è arrestata bruscamente nel primo trimestre, a causa della crisi del coronavirus, con vendite in calo del 5,3%. Le vendite di Aperol sono diminuite dello 0,2% su base annuale, dopo aver riportato una crescita del 20,5% nel 2019.

“Una grande fonte di domanda per Aperol è la ricerca di un’alternativa alla birra e la Cina rappresenta un enorme mercato della birra. È per questo che crediamo fortemente che ci sia un’opportunità per lo sviluppo di Aperol in Cina” – ha detto Kunze-Concewitz. Secondo Campari infatti in molti paesi i consumatori si sono spostati dalla birra all’Aperol Spritz.

Ora il gruppo milanese intende raggiungere lo stesso obiettivo in Cina, facendo leva sulla popolarità dell’Aperol come prodotto simbolo dello stile di vita italiano, che i turisti possono assaggiare solo durante le loro vacanze in Europa. Le vendite di Campari in Cina nel 2019 ammontavano a meno dell’1% del fatturato totale dell’azienda (pari a 1,843 miliardi di euro).

 

 

Campari ha recentemente acquisito il 49% di Tannico, piattaforma di e-commerce italiana di vini e premium spirit, impegnandosi così a sviluppare vendite al di là dei punti vendita per prodotti alimentari e bevande, per far fronte ai cali dovuti alla chiusura dei bar e dei ristoranti nei suoi mercati tipici, investendo sul’e-commerce e di digital marketing.

Negli Stati Uniti, il mercato principale di Campari, le cosiddette vendite “off-premise” sono aumentate tra il 50% e 60% ad aprile e maggio, su base annuale, compensando quindi le contrazioni delle vendite nei bar e ristoranti. Ciò è avvenuto anche in Canada, Australia, Germania e Nord Europa.

In Italia, il secondo maggior mercato di Campari, l’incremento delle vendite nei supermercati e via e-commerce visto ad aprile e a maggio non è stato sufficiente a compensare il calo del consumo nell’horeca. Di conseguenza, il coronavirus infliggerà ulteriori danni nel secondo trimestre, durante l’alta stagione per gli aperitivi.

“Il coronavirus avrà un impatto negativo maggiore sulle nostre operazioni nel secondo trimestre, anche se il consumo negli ultimi mesi è incoraggiante” secondo l’Amministratore Delegato.

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Spesa e lockdown, volano gli alimenti confezionati: acquisti per oltre 1.354 milioni di euro in Italia

Quarantena e lockdown hanno accelerato cambiamenti di mercato che di norma richiederebbero anni. Nuove abitudini di acquisto e di consumo, boom dell’e-commerce ed impreviste rimodulazioni nelle catene di fornitura e nei commerci internazionali. È il caso degli alimenti confezionati., che hanno superato quota 1,3 milioni di euro in valore.

Le scelte per la spesa ricadono infatti su prodotti considerati sicuri, come lo scatolame. Rilevante la quota della condivisione dell’esperienza food, con il boom degli ingredienti per preparare il pranzo o la cena: è il caso, emblematico, dei lieviti.

Secondo il rapporto sull’impatto dell’emergenza Covid-19 elaborato a marzo 2020 da Ismea e finito sotto la lente di ingrandimento di Tuttofood, la fiera internazionale del B2B dedicata al Food & Beverage di Fiera Milano, la Grande distribuzione si conferma “tra i settori meno colpiti e rafforza la sua valenza anticiclica“.

Come conferma anche Nielsen, nella settimana dal 9 al 14 marzo, la spesa per prodotti confezionati nella distribuzione organizzata ha toccato un nuovo picco a 1.354 milioni di euro.

Nel complesso, tra il 17 febbraio e il 15 marzo le vendite sono cresciute del 17% rispetto alle 4 settimane precedenti (congiunturale) e del 19% rispetto allo stesso periodo nel 2019 (tendenziale). La maggior parte della spesa continua a essere effettuata nei supermercati (43%) mentre la spesa alimentare online registra incrementi settimanali tra il 57% e il 95%.

Una crescita esponenziale confermata anche dall’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, secondo il quale il Food & Grocery è il settore che più ha beneficiato del boom di vendite online.

Partendo da una penetrazione di solo l’1,1% a fine 2019, ha visto in poche settimane la domanda moltiplicarsi in misura rilevante, registrando una forte preferenza per i prodotti che conferiscono una percezione di sicurezza, come cibi in scatola o a lunga durata, e per quelli che contribuiscono all’idea di “fare qualcosa insieme“, in famiglia: pane, farina, lievito.

Bene anche il food delivery che conquista nuovi spazi, come suggerisce l’Osservatorio Just Eat: il 90% degli italiani lo ritiene un servizio essenziale e il 60% lo sta utilizzando. La pizza si conferma il piatto più ordinato, seguita da hamburger, sushi, pollo e cucina italiana. In forte crescita dolci e i gelati (+133%), ma anche sushi e cibo giapponese nei formati famiglia (+124%) e i salutistici poké bowl (+54%).

Si consolida inoltre il trend ad affiancare alla Gdo i negozi di prossimità. Un sondaggio di Havas Commerce rivela che il 69% degli italiani è tornato a fare la spesa nei piccoli negozi di quartiere prediligendo prodotti di prima necessità (76%), prodotti da forno (49%) e cibi ricreazionali (39%).

Sempre riguardo ai comportamenti di acquisto, Ismea nota anche un forte orientamento verso i prodotti di IV e V gamma (come insalata e frutta in busta) e il multiprodotto conservabile, specie nelle prime settimane di lockdown.

Tra le singole merceologie, inoltre, si segnalano per crescita le carni (+29% tendenziale e +20% congiunturale), l’ittico (+28% e +29% rispettivamente), le uova fresche (+26% e +23%) e gli ortaggi (+24% e +22%).

Quali invece i prodotti di cui si sente di più la mancanza? Tornando al sondaggio Havas, gli italiani indicano nell’ordine i dolci artigianali (28%), i prodotti freschi (22%) e verdura e frutta fresche (21%).

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Gli Editoriali news news ed eventi

La Grande distribuzione come “arma” del vino italiano, contro dazi e virus: perché no?

EDITORIALE – Nel periodo più buio e incerto per il vino italiano dell’ultimo decennio, o giù di lì, i produttori del Bel paese – piaccia o no – hanno sotto gli occhi due assi che potrebbero giocare a loro favore anche in futuro contro dazi (che siano di Trump, Johnson o Putin, poco importa) e Coronavirus vari: sono l’e-commerce, ovvero la vendita di vino online – e la Grande distribuzione organizzata (Gdo), vale a dire il variegato mondo delle insegne di supermercati.

Se sul fronte dell’e-commerce le cose sembrano andare a gonfie vele, con tre quarti delle cantine italiane che sembrano aver scoperto solo oggi le miracolose “proprietà” terapeutiche di Google (per il business, s’intende) più difficile è immaginare una “manovra d’avvicinamento” a quella che – anche per demeriti propri – appare da sempre come il grande “nemico” dei produttori “di filiera”: la Gdo, per l’appunto.

Secondo il parere di Unione italiana vini (Uiv), e in particolare del segretario generale Sergio Castelletti, qualora gli Usa avessero applicati dazi al 100% sul vino italiano a gennaio, “per gli altri Paesi sarebbe impossibile assorbire il surplus” del Made in Italy enologico, derivante dalla mancata esportazione.

Quali armi hanno, dunque, i produttori italiani, per non ritrovarsi col cerino (anzi, il pallet) in mano, di fronte al prossimo flusso mestruale della politica internazionale o, peggio, di Madre (virus) Natura?

L’idea potrebbe essere quella di indire a livello ministeriale – ovviamente a emergenza Coronavirus superata – un tavolo di lavoro serio e propositivo, che abbia come finalità la convergenza d’intenti dei maggiori protagonisti della Grande distribuzione italiana e delle sigle di rappresentanza dei produttori di vino italiano, da Uiv alla Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti), per citarne solo un paio.

Passando anche (perché no?) da un confronto con quelle associazioni di produttori di “vino artigianale” (o “vino naturale“, che dir si voglia) che, negli anni, hanno dimostrato apertura verso disciplinari di produzione che regolamentino l’artigianalità ben al di là del fanatismo, del cornoletame e delle “puzze” spacciate per terroir.

Il riferimento è a VinNatur di Angiolino Maule, protagonista tra l’altro di un progetto che, a Gambellara (VI), avvicina la produzione artigianale a quella di massa della cooperativa Vitevis, nel segno della fertilità del suolo e della biodioversità.

Del resto è ormai assodato, in Italia, l’interesse nei confronti dei vini naturali. Una nicchia (si parla di meno del 3% dei consumi totali) che la Grande distribuzione potrebbe sdoganare, dopo “bio” e “senza solfiti aggiunti“.

Dal canto suo, con tutti questi nuovi attori in gioco, la Gdo dovrebbe scendere a patti con chi, sino ad ora, non è riuscito a riconoscersi nelle politiche del segmento, specie sul fronte del pricing, dell’approvvigionamento e, non ultimo, della gestione dello stock allo scaffale.

Un’idea per accontentare tutti potrebbe essere quella di dedicare un vero e proprio spazio “enoteca” nei punti vendita, diverso dalla “corsia vini”: la convergenza attuale tra due concetti tra loro agli antipodi, spesso genera risultati imbarazzanti, fermandosi alla sola analisi delle referenze in assortimento.

Uno spazio, insomma, riservato alle produzioni di maggiore qualità, a cui conferire valore ben al di là della scelta dei materiali della scaffalatura: il legno al posto dell’alluminio non basta più.

In quest’area ben circoscritta, con politiche di “listing” non centralizzate dalla sede dell’insegna, ma lasciate alla sensibilità del responsabile – in modo da valorizzare, tra le altre cose, i vitigni autoctoni della zona in cui si trova il singolo punto vendita – potrebbero operare professionisti del settore, in grado di consigliare i clienti negli acquisti. Proprio come in enoteca.

Che vantaggi avrebbe la grande distribuzione? Facile: lo scontrino medio, alla voce “bevande alcoliche”, schizzerebbe alle stelle. E Gdo e Horeca smetterebbero (forse) di farsi la guerra, con una fetta di pane ciascuno. Sotto lo stesso tetto.

Un segnale ben chiaro della necessità di una maggiore collaborazione tra la filiera agricola – e dunque vitivinicola – e la Grande distribuzione si è palesata proprio in queste settimane di emergenza Coronavirus.

Come rivela Coldiretti, tra le imprese risparmiate dai Decreti anti Covid-19 in Italia, circa il 50% lavora per garantire le forniture alimentari alla popolazione. In soldoni, si tratta di oltre un milione di realtà, divise tra 740 mila aziende agricole, 70 mila industrie alimentari e 230 mila punti vendita tra ipermercati (911) supermercati (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081) e altri negozi (138 mila).

La filiera alimentare continua ad operare con 3,6 milioni di persone, con un valore dai campi agli scaffali pari a 538 miliardi di euro. Ovvero il 25% del Pil. Un sistema, il nostro, che poggia sull’agricoltura nazionale e si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto.

Merito dei primati produttivi che spaziano dal grano duro per la pasta al riso, dal vino ai prodotti ortofrutticoli, ma anche per la leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi.

Per affrontare l’emergenza Coronavirus e “costruire il futuro” – parole di Coldiretti – è nata proprio in questi giorni, non a caso, “l’alleanza salva spesa Made in Italy” con agricoltori, industrie alimentari e distribuzione commerciale impegnate a “garantire regolarità delle forniture alimentari agli italiani e combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo, dai campi alle tavole”.

Un progetto promosso da Coldiretti e Filiera Italia, insieme ai maggiori gruppi e insegne della distribuzione organizzata: Conad, Coop, Auchan, Bennet, Cadoro, Carrefour, Decò, Despar, Esselunga, Famila, Iper, Italmark, Metro, Gabrielli, Tigre, Oasi, Pam, Panorama, Penny Market , Prix, Selex, Superconti, Unes e Vegè. A quando un grande, rivoluzionario, “Patto sul vino di qualità“, vero simbolo e portabandiera del Made in Italy?

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Importante tasso di crescita per il Rhum Agricole

Un recente studio condotto da Persistence Market Research (PMR) mostra come il mercato globale del Rhum Agricole sia in forte crescita. Si prevede infatti una chiusura intorno agli 1,3 miliardi di Dollari per il 2019 e un incremento fino 1,7 miliardi (oltre il 30%) per il 2027. Tre sembrerebbero i fattori chiave di questa crescita.

LA RICERCA DELL’AUTENTICITA’
Quello di ricercare autenticità, territorialità, origine e particolarità nei prodotti è un trend che negli ultimi anni sta coinvolgendo tutti i comparti del beverage e più un generale dell’agroalimentare. Basti pensare a quanto questo abbia influenzato il mercato globale della birra con la crescita esponenziale dei birrifici artigianali. Allo stesso modo il Rhum Agricole, che viene percepito come come prodotto autentico e “rustico”, beneficia del trend ponendosi come alternativa al rum da melassa per “il consumatore attento” (o presunto tale).

Questo fattore, legato ad un andamento mondiale che vede costante il tasso di crescita di “bevitori” soprattutto nelle aree urbane e fra le nuove generazioni (effetto “millennials”) spinge, e con ogni probabilità spingerà, il consumo di Rhum Agricole.

CRESCITA DEL MERCATO E-COMMERCE
La crescita dell’e-commerce, in ogni settore merceologico, fa si che sia molto più facile raggiungere con un prodotto il consumatore finale. Dall’altro lato il consumatore ha più, e più facilmente, potere di scelta sul prodotto da acquistare. Il mercato degli alcolici non si discosta da questa analisi ed è quindi più facile per produttori ed importatori proporre il Rhum Agricolo coi suoi valori, così come è più semplice per il consumatore ricercare ed acquistare proprio quel prodotto.

CRESCENTE POPOLARITA’ DELLA MIXOLOGY
Che la popolarità del bere mescolato sia in forte ascesa negli ultimi anni è ormai un dato assodato. Col crescere del consumo di drink e cocktail ecco crescere anche il consumo di rum, elemento portante in molte preparazioni. Realizzato con succo di canna da zucchero grezzo il Rhum Agricole ha un sapore vivace, intenso e vegetale che a seconda di zona e stile produttivo può prendere sfumature più fiorite o più salmastre.

Proprio la sua ricchezza aromatica lo rende un ingrediente col quale poter sperimentare e giocare all’interno dei drink. Ecco quindi che, così come avviene coi gin dove l’uso di diverse botaniche porta profili aromatici diversi, anche il Rhum Agricole vive una nuova giovinezza nella fantasia dei bartender o nelle richieste dirette dei consumatori.

IL PUNTO DI VISTA DI WINEMAG
La ricerca di un prodotto dalle origini chiare, il desiderio di provare esattamente “quel” prodotto, la voglia di ricercare e provare cose nuove e diverse è senza dubbio un bene. Il fatto che l’e-commerce ci metta fra le mani uno strumento nuovo e potente per poter ottenere il prodotto da noi tanto ricercato è senza dubbio una cosa positiva (a patto di non abusarne, così come già ben sappiamo per tutto ciò che è internet e “social”).

Ciò che ci preme sottolineare però è come non tutto ciò che si fregia del titolo di “agricolo” o “autentico” sia necessariamente migliore. Chi scrive è da sempre un sostenitore del Rhum Agricole, ma più ancora è un sostenitore del “bere bene”. Se è vero che vi sono rhum agricoli eccellenti vero è anche che vi sono rum da melassa di grande fattura.

Verrebbe da dire “ad ogni r(h)um la sua collocazione”. Così come spesso ci si impunta sul caffè monovarietale Arabica perchè fa più figo del Robusta dimenticandosi che vi sono miscele in grado di dare emozione, occorre non dimenticare che il profilo organolettico di un rum può sposarsi meravigliosamente con certe situazioni e meno bene con altre.

Se un dush di Agricole Blanco può regalare sfumature seducenti al vostro Daiquiri, lo stesso drink preparato con solo Rhum Agricole rischia di perdere la propria eleganza. Di contro un buon Agricole Blanco arricchito semplicemente di una scorza di lime apre un arcobaleno di sensazioni. Un buon rum da melassa può essere un ottimo pairing per molte preparazioni di pasticceria, così come un Agricole invecchiato può un buon compagno di viaggio del cioccolato fondente.

Attenzione quindi a non fare di tutta l’erba un fascio. Bene venga la crescita del mercato del Rhum Agricole e le sue motivazioni, ma occhi aperti a non farsi prendere troppo la mano rischiando di perdere quelle emozioni che sono insite in prodotti diversi ma non per questo non eccellenti.

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Approfondimenti

Vino online: a comprarlo sono i 50enni

L’identikit è chiaro: il “consumatore tipo” di vino acquistato online è una persona di genere maschile, di 48 anni di età, residente nelle regioni del Centro-Nord Italia. E con una predilezione verso i vini rossi fermi e gli spumanti. E’ quanto emerge dal Report sul profilo dell’acquirente italiano di vino on-line realizzato da Wine Monitor attraverso la partnership con VINO75.COM, l’enoteca specializzata per la vendita online nata a Firenze nel 2014 all’interno dell’acceleratore di startup Nana Bianca.

Sebbene l’e-commerce pesi ancora per meno del 2% sulle vendite off-trade di vino in Italia, i tassi di crescita a doppia cifra percentuale che stanno interessando, anno dopo anno, gli acquisti in questo canale non possono passare certo inosservati, soprattutto da parte dei produttori.

“Sebbene in Italia l’e-commerce del vino pesi in maniera ancora marginale sulle vendite totali – dichiara Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor di Nomisma – è indubbio che il trend sia in crescita; basti guardare cosa sta accadendo al di fuori dei confini nazionali dove in mercati come Francia o Regno Unito l’incidenza delle vendite di vino on-line supera il 10% o addirittura il 20% nel caso della Cina”.

Sul fatto che si tratti di un fenomeno in crescita non ci sono dubbi e gli stessi produttori di vino ne sono consapevoli, così come hanno dichiarato le circa 200 imprese vinicole intervistate da Wine Monitor in occasione dell’approfondimento. “Già oggi circa il 50% delle imprese intervistate vendono on-line i propri vini – direttamente o tramite siti specializzati – mentre un altro 17% ha intenzione di ricorrere a questo canale nei prossimi anni” continua Pantini.

LA “SPESA” ONLINE
Ma quanto si spende mediamente nell’acquisto di vino on-line? Il prezzo medio di una bottiglia acquistata (da 0,75 ml, iva inclusa) si aggira attorno ai 13 euro, ma arriva a superare i 14 nel caso dei rossi fermi e degli spumanti. Facendo poi un confronto per fascia di età degli acquirenti, si scopre che i Millennials italiani, per quanto pesino meno (per ora) negli acquisti rispetto alla generazione X (36-55 anni) e ai baby boomers (56-65 anni), comprano però bottiglie più costose: nel caso dei rossi fermi il prezzo medio a bottiglia arriva vicino ai 16 euro mentre negli spumanti supera addirittura questo livello.

“Dalla nostra esperienza come piattaforma tecnologica di riferimento per le piccole e medie imprese vitivinicole di eccellenza, l’e-commercerappresenta sempre di più un canaledi vendita fondamentale per la strategia commerciale delle cantine” dichiara Andrea Nardi Dei (nella foto), Fondatore e Ceo di VINO75.COM.

“Il motivo risiede nel fatto che l’e-commerce valorizza il prodotto grazie a contenuti divulgativi facilmente fruibili, oltre a poter far raggiungere mercati lontani e complessi come quello cinese, dove la distribuzione tradizionale del vino italiano fatica ad entrare” conclude Nardi Dei.

“In effetti – conclude il Ceo – pur a fronte di una crescita di oltre il 30% nelle importazioni cinesi di vino dall’Italia registrata nel 2016 rispetto all’anno precedente, la quota dei nostri prodotti sul totale degli acquisti di questo paese resta ancora marginale, non arrivando al 6%. Qualche motivo ci sarà”.

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Vini al supermercato

Vini al supermercato, degustazione alla cieca: ecco i migliori dell’Oltrepò pavese

Bottiglie “fasciate” con la stagnola e lista “muta” dei vini in batteria. Tante conferme e qualche sorpresa alla degustazione alla cieca di vini dell’Oltrepò pavese organizzata dal Consorzio di Tutela oltrepadano. Ospiti del direttore Emanuele Bottiroli, abbiamo testato 57 referenze destinate agli scaffali dei supermercati italiani.

Quindici le tipologie: spumanti bianchi, rosati, Pinot nero vinificato in bianco, Pinot grigio, Bianco Provincia di Pavia, Riesling, Pinot nero vinificato in rosa, Bonarda, Rosso Oltrepò pavese, Pinot nero vinificato in rosso, Barbera, Buttafuoco, Moscato e, infine, Sangue di Giuda. Ecco dunque, suddivisi per categoria, i vini migliori per ognuna delle categorie. Al servizio Gaia Servidio, della Segreteria del Consorzio.

Spumanti bianchi (prima batteria): Brut Castel del Lupo s.a.
Spumanti bianchi (seconda batteria): Gianfranco Giorgi 2013, Cantine Giorgi (vincitore assoluto di categoria)

Spumanti rosati (charmat): V.S.Q. Extra Dry Cuvée Eleonora, Giorgi
Spumanti rosati (metodo Classico): Maison Royale 2012, Az. Agr. Tenuta Elisabet di Pagani Elisabetta (Terre Lombardo Venete Group)
Spumanti rosati (menzione speciale): Rosé Mornasca, Cascina Gnocco

Pinot Nero vinificato bianco: Cantine Francesco Montagna (Broni)

Pinot Grigio e Bianco Provincia di Pavia: presenti solo – rispettivamente – La Diana di Cantine Giorgi e il Bianco di Tenuta Elisabet

Riesling: Giorgi 2015

Pinot nero vinificato rosa: Cantine Francesco Montagna (Broni)

Bonarda (batteria 2016): Bronis 2016, Terre d’Oltrepò (la spunta nel testa a testa con C’era una volta di Losito e Guarini); menzione speciale per La Brughera di Cantine Giorgi

Bonarda (batteria 2015, pari merito): Quaquarini e Conte Vistarino

Rosso Oltrepò Pavese: Avalon 2015, Tenuta Elisabet

Pinot nero in rosso: 7 stelle 2014, Az. Agr. Torti

Barbera: Az. Agr. Torti, vendemmia 2015; menzione speciale per Le Vignole della Società Agricola Fratelli Guerci di Guerci Claudio Cesare & C., Casteggio.

Buttafuoco: Quaquarini 2015

Moscato: Guarini per tipicità; La Signora 2016 di Castel Del Lupo (Calvignano)

Sangue di Giuda: Losito e Guarini

IL COMMENTO DEL CONSORZIO
“Abbiamo registrato una grande adesione di aziende a questa degustazione con vinialsupermercato.it – dichiara il direttore Emanuele Bottiroli (nella foto, a sinistra), direttore del Consorzio di tutela vini Oltrepò pavese – sia perché è un media molto seguito, sia perché oggi la presenza in Gdo dei vini dell’Oltrepò pavese è ancora tutta da spiegare. Molte volte non viene percepita per come effettivamente si presenta a scaffale: ovvero con grandi produttori che abbinano un rapporto qualità prezzo eccezionale, e lo garantiscono al consumatore. Invece l’Oltrepò si vede ancora purtroppo per quei fenomeni di taglio prezzo sui quali anche il Consorzio è concentrato, con l’obiettivo di renderli sempre più un fenomeno residuale, accendendo l’attenzione rispetto alla qualità che invece in grande distribuzione organizzata i produttori, in particolare quelli di filiera, portano con le loro referenze”.

“Referenze – continua Bottiroli – che partono dal Bonarda dell’Oltrepò pavese Doc che all’anno rappresenta 23 milioni di bottiglie, per finire poi in altri ambiti di alta gamma, rappresentati dal Metodo classico, dal Pinot nero e da vini dal profilo qualitativo molto interessante come il Buttafuoco e il Buttafuoco storico, che in Gdo si colloca quasi alla stregua dell’enoteca. Per non dimenticare i Riesling, venduti a un rapporto qualità prezzo vantaggioso per chi acquista”.

Per il Consorzio di tutela Vini Oltrepò pavese, la Gdo è “un’opportunità”. “Perché si può fare story telling territoriale”, spiega Bottiroli. “Per farlo – spiega il direttore – bisogna lavorare molto sul brand. Il brand Oltrepò pavese dev’essere la garanzia di questo terroir di 13.500 ettari di vigneti, 1.700 aziende vinicole impegnate e, per lo più, una tradizione contadine che è anche valoriale. Dentro una bottiglia in Gdo di Oltrerpò pavese, c’è la storia di tante famiglie che, da generazioni, coltivano i vigneti per fare qualità. La grande distribuzione è quindi certamente il mercato del futuro. Un luogo, questi supermercati, dove si incontra il cliente che purtroppo si incontra sempre meno in enoteca e si incontra, con ulteriore difficoltà, nella ristorazione”. Ed è su questa “sfida” che si concentra gran parte dell’impegno del Consorzio Oltrepò pavese. Su quella che, per dirla con Bottiroli, è la “percezione delle nostre etichette”.

Ma come si garantiscono, assieme, gli interessi di chi vede la Gdo come la gomorra del vino e chi, invece, con la Gdo campa? “Fortunatamente – risponde Emanuele Bottiroli – il nostro territorio presenta diversi modelli aziendali. C’è chi coltiva l’esclusivo interesse di posizionarsi nel mercato dell’Horeca e chi ha bisogno di lavorare nella Grande distribuzione in equilibrio tra vini quotidiani e vini di fascia medio-alta. Per tutti il Consorzio sta cercando di dotare tutta la sua Doc di fascetta di Stato: uno strumento che è garanzia per il consumatore, in termini di tracciabilità e di autenticità. Il nostro Cda ha già approvato questo iter nell’ambito di una revisione dei disciplinari che è un piano molto ampio che sta arrivando a compimento. L’altro tema è cercare di smettere di demonizzare un canale in sé e per sé: oggi in grande distribuzione ci sono grandi Champagne, grandi bollicine italiane, grandi vini da lungo affinamento. E dunque è ora di smettere di dire che soltanto le enoteche o il ristoratore stellato può proporre vini di qualità”.

E-COMMERCE E GDO A CONFRONTO
E l’e-commerce del vino? “E’ un fenomeno – commenta Bottiroli – che vedo con un po’ di preoccupazione. E’ completamente spersonalizzante. Oggi è ormai comune vedere catene come Esselunga, Iper o Carrefour che dedicano corsie molto belle e molto attrezzate nell’ambito della comunicazione dei vini e dei loro abbinamenti in cucina, addirittura con indicazioni sulla temperatura di servizio. L’e-commerce rischia invece, al contrario, di allontanare una zona rurale come la nostra dal consumatore, lavorando solo sui brand. Credo che in questa Italia che guarda sempre più all’estero, ci sia un modo per valorizzare il vino agli occhi del consumatore italiano, anche dicendo alla casalinga di Voghera che può bere spendendo il giusto, non pensando però di comprare sempre vini in taglio prezzo al posto di vini venduti al giusto prezzo. Un dialogo che va cercato con strumenti e intensità nuova”.

LA DEGUSTAZIONE
Parole tutte condivisibili, quelle di un direttore e di un Consorzio che, dal giorno seguente l’attentato alle Cantine Vistarino, sembrano aver preso in mano con il giusto piglio la situazione. E finalmente. Dalla parte dell’ente di via Riccagioia 48 a Torrazza Coste (Pv), l’indubbia qualità del vino oltrepadano. Espressa fuori e dentro la Gdo. Sugli scaffali dei supermercati italiani si trovano prodotti di assoluto valore come quelli di Cantine Giorgi. Lo spumante Metodo classico Pinot nero Docg Gianfranco Giorgi si porta a casa con 14,60 euro in Gdo. Un regalo. E’ ottenuto da uve Pinot Nero 100% provenienti dalle zone più vocate, nei comuni di Montecalvo Verseggia, Santa Maria Della Versa, Rocca De Giorgi, ad un’altitudine compresa tra i 250 e i 400 metri sul livello del mare, in terreni calcarei argillosi.

Ottimo anche, per rimanere tra i vini migliori decretati da vinialsuper nella categoria “Spumanti bianchi”, lo Charmat proposto da Castel del Lupo, azienda agricola di Calvignano che, per il suo Pinot Noir Brut biologico, fa seguire alla fermentazione delle uve in vasche d’acciaio un ulteriore affinamento sui lieviti di circa quattro mesi in autoclave, dopo la presa di spuma. Prezzo? 7,50 euro al supermercato.

Cambiamo categoria per assistere a un altro trionfo di Cantine Giorgi. Tra gli “Spumanti rosati Extra Dry” dell’Oltrepò la spunta Cuvée Eleonora: 7,90 euro il costo di un nettare fragrante come un biscotto.

Tra i Metodo classico Rosè ecco spuntare il Cruasè Maison Royal 2012 dell’azienda agricola Tenuta Elisabet di Pagani Elisabetta, gruppo Terre Lombardo Venete Spa. Un 100% Pinot nero proveniente dai vigneti di Borgo Priolo, Montebello della Battaglia e Torrazza Coste. Raccolta manuale, pressatura soffice dei grappoli anticipata da una preziosa criomacerazione delle uve a 5 gradi. Lieviti selezionati e fermentazione in acciaio per 20 giorni, prima dell’affinamento della durata di 6 mesi, sempre in acciaio, malolattica, tiraggio a marzo e maturazione sur lies per almeno 36 mesi. Uno spumante cremoso, dalla bollicina finissima, suadente già dai riflessi aranciati di cui colora il calice. Prezzo folle (in positivo, ovviamente): solo 8 euro al supermercato.

Menzione speciale (e approfondiremo quanto prima il discorso) per il Rosè Mornasca Spumante Metodo Classico Igt di Cascina Gnocco. Questa cantina di Mornico Losana stupisce con uno dei suoi prodotti di punta del Il “Progetto Autoctoni”, che “nasce dal desiderio di raccontare il territorio utilizzando solo uve originarie dell’Oltrepò Pavese, e in particolare una varietà di uva rossa, la Mornasca, che alcuni secoli fa si sviluppò in alcuni vigneti siti nel comune di Mornico Losana. Con questa idea in mente, da qualche anno abbiamo abbandonato la produzione di altri vini che, seppur ottimi e di gran successo, ottenevamo con uve non autoctone dell’Oltrepò Pavese”. Chapeau. E una promessa: verremo presto a farvi visita, in cantina.

Cantine Francesco Montagna di Broni sbaraglia la concorrenza alla cieca nella categoria Pinot nero vinificato in bianco. Da dimenticare c’è solo il packaging, che fa eco a un sito web di difficile lettura. Ma se ciò che conta è il vino, non si discute: il prodotto, sullo scaffale per soli 4,99 euro, è validissimo. Sottile e finemente fruttato. Un vino in giacca e cravatta, seduto alla tavola di tutti i giorni.

Il Pinot grigio è di Giorgi: La Diana 2016 è in vendita a 7,60 euro. Il Bianco Provincia di Pavia 2015 di Tenuta Elisabeth: bel bere, per meno di 3 euro.

Nella categoria “Riesling”, il 2015 delle onnipresenti Cantine Giorgi (euro 6,90) la spunta per un soffio sul frizzante 2016 della linea Bronis, Terre d’Oltrepò.

Il miglior Pinot nero vinificato in rosa è quello di Cantine Montagna. Del pack abbiamo già parlato. Del vino non ancora: gioca “facile” in batteria con la referenza proposta dall’azienda agricola Losito e Guarini, che con l’intera linea “Le Cascine” si gioca letteralmente la faccia in Gdo (ed è uno di quei marchi che non fanno certo il gioco dell’Oltrepò pavese, con continui tagli prezzo sotto i 2 euro). Meglio parlare, dunque, di chi trionfa. Il Pinot nero vinificato resè Op Doc di Cantine Montagna è un dignitosissimo vino da tavola, dal bouquet fruttato ed aromatico di sufficiente qualità. Prezzo: 4,99 euro.

Lunghissima, invece, la lista di Bonarda proposti in degustazione. La spunta, per la vendemmia 2016, l’azienda agricola Quaquarini Francesco di Canneto Pavese (5 euro), a cui è andato il riconoscimento come “Miglior cantina Gdo 2016” di vinialsuper. La consegna della pergamena a Umberto Quaquarini è avvenuta in Consorzio, proprio in occasione della degustazione. Nello specifico del tasting alla cieca di Bonarda, si tratta di un pari merito con Conte Vistarino di Pietra de’ Giorgi (prezzo che si aggira tra i 5,90 e i 5,95 euro al supermercato). Menzione speciale, tra i 2015 degustati, per il Bonarda Bronis: altro riconoscimento, dunque, per questa linea di Terre d’Oltrepò. E sorprende il Bonarda La Brughera di Giorgi, cui sentiamo di riconoscere il premio della critica, scevro dalle logiche della Gdo: vino, addirittura, di ossimorica prospettiva. Provate a scoprirne il tannino.

Passiamo alla categoria “Rosso Oltrepò pavese” per trovare sul gradino più alto del podio lo strepitoso Rosso Op 2015 Avalon di Tenuta Elisabet. Sapiente mix di Barbera e Croatina da terreno calcareo argilloso. Il segreto sta nell’affinamento, che avviene solo parzialmente in inox per 12 mesi, mentre il resto destinato a tonneau e botte grande. Segue assemblaggio e chiarifica, prima dell’imbottigliamento. Sullo scaffale per poco più di 2 euro: provatelo.

Il miglior Pinot nero vinificato in rosso è dell’azienda agricola Torti. “L’eleganza del vino”, è il claim della cantina di frazione Castelrotto 6, a Montecalvo Versiggia. Uno charme che si esprime nella vendemmia 2014 del Pinot nero Op Doc 7 Stelle. Un nobile, tra i nobili dell’Oltrepò: profumo etereo e buona complessità al palato lo rendono un vino degno di piatti importanti, anche al di là di quelli della tradizione oltrepadana. Prezzo: dai 9,50 ai 12 euro.

Altro successo per Torti nella categoria Barbera Doc, in vendita dai 9 agli 11,50 euro. La vendemmia premiata è la 2015. Menzione particolare per il Barbera Op Doc 2011 Le Vignole della Società Agricola Fratelli Guerci di Guerci Claudio Cesare & C. (Località Crotesi 20, Casteggio). Otto euro il prezzo a scaffale di questa vera e propria gemma, la cui vinificazione prevede una macerazione sulle bucce di 15 giorni. “Un tempo il vigneto più piccolo era anche il più curato e prezioso tanto da essere affettuosamente chiamato Vignola. Oggi in questo amato terreno la famiglia Guerci produce con passione la sua Barbera. Un vino profumato, di carattere. Un vino di cui innamorarsi”. Nulla di più vero delle parole usate dalla stessa azienda, per presentare il proprio rosso.

Per il Buttafuoco si presenta in degustazione il solo Quaquarini (dov’è Fiamberti?) con la vendemmia 2015. Il premio per il miglior Moscato si divide tra la tipicità di Losito & Guarini – che guadagna punti in Gdo con tutta la linea “C’era una volta”, capace di spuntarla nel tasting anche nella categoria “Sangue di Giuda” – in vendita tra i 5,90 e i 6,90 euro, e il caratteristico taglio del Moscato 2016 La Signora della società agricola Castel del Lupo di Calvignano (prezzo: 6,50 euro). Un taglio, per intenderci, che lo avvicina di molto a quello piemontese.

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Vini al supermercato

Moscato Veneto Igt 2015 Dindarello, Maculan

(5 / 5) Un delizioso passito, a un prezzo straordinario. E’ il Dindarello 2015 di Maculan – Vignaiuoli in Breganze. Un vino dolce Veneto Igt ottenuto al 100% da uve Moscato. Straordinario il prodotto.  E straordinario il prezzo al pubblico proposto dalla catena francese di supermercati Auchan. Concorrenziale, addirittura, rispetto a tutti i siti di e-commerce: clamoroso il caso di tannico.it, che lo colloca “in promozione” a 16 euro, a fronte di un “taglio prezzo” del 23% rispetto ai 21 euro di partenza.

Per l’ennesima volta, l’invito a tutti i lettori di vinialsupermercato.it a fare grande attenzione alle intricate “trame” dell’e-commerce di vino. Ma torniamo a parlare di questo splendido nettare.

Nel calice, Dindarello 2015 Maculan si presenta di una limpidezza cristallina, di grande luminosità. Le tinte sono quelle di un giallo paglierino che, da solo, chiama il sorso. Scorrevolezza poco densa e “lacrime” piuttosto fitte conducono l’osservatore a immaginare una buona morbidezza la palato. Ma ancor prima dell’assaggio, è il naso a incantare. L’intensità delle note di frutta candita a polpa gialla (albicocca), agrumi (arancia) e miele è netta e si unisce a sentori floreali secchi.

Presente anche una flebile vena balsamica, che richiama la menta. Il tutto in un sottofondo minerale, che sarà poi confermato da una leggera sapidità al palato, piacevolissima. In bocca, di fatto, sembra di assaporare il tipico Moscato che finisce sulla tavola degli italiani in occasione delle feste. Ma senza le “bollicine”.

Dindarello Maculan, per dirla tutta, pare la concentrazione dei sentori tipici del Moscato. La tecnica di vinificazione spinge l’acceleratore sui varietali dell’uvaggio, accentuandone aromaticità. Il segreto, in questo caso, è l’equilibrio. Tutt’altro che stucchevoli le note dolci di miele e frutta candita che, al palato, si fondono con la mineralità già decantata in precedenza e con una spalla acida in grado di tenere “in piedi” il sorso: una beva eretta, fiera, quella del Dindarello 2015 Maculan. Capace di chiamare un sorso dietro l’altro e, al contempo, invitando a divorare le delizie di pasticceria fresca scelte per accompagnarlo. Perfetto, a proposito, l’abbinamento con pasticcini a base di frolla e frutta, ricche di creme come la pasticcera.

LA VINIFICAZIONE
I vigneti nei quali viene cullato il Moscato atto a divenire Dindarello si trovano nella zona di Breganze e Fara, in provincia di Vicenza. Colline vulcaniche e tufacee, che conferiscono alla vite grande nutrimento, consentendo la produzione di vini complessi. Le uve, una volta raccolte, restano per circa un mese in fruttaio. Si tratta di un’operazione fondamentale per l’ottenimento di un buon vino dolce.

In questa fase aumenta in ogni singolo acino la concentrazione dello zucchero, col diminuire della presenza d’acqua. Si giungerà a una presenza zuccherina di 130 g/litro, a prodotto finito. La fermentazione viene condotta in tini di acciaio. E dopo tre mesi di affinamento in bottiglia, Dindarello è pronto per essere commercializzato.

Marchio che rappresenta una vera e propria garanzia per il Veneto e per l’Italia del vino, Maculan Vignaiuoli in Breganze è in realtà la storia di una famiglia appassionata e amante della propria terra d’origine. Opera da tre generazioni a Breganze, ai piedi dell’Altopiano di Asiago.

L’attività ha inizio nel 1947 grazie a Giovanni Maculan. Negli anni passa nelle mani di Fausto Maculan, che contribuisce in maniera decisiva all’affermazione attuale del marchio. Dal 2007, le figlie Angela e Maria Vittoria affiancano il padre nella direzione dell’azienda, che oggi conta 40 ettari con viti e ulivi e controlla direttamente una trentina di viticoltori selezionati.

Prezzo: 8,89 euro
Acquistato presso: Auchan

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Approfondimenti

Rotte digitali per Vinitaly in Cina

Passa anche dal digitale la prossima sfida del vino italiano in Cina. “Con 688 milioni di naviganti in rete, di cui in gran parte nativi digitali e 659 milioni di utenti social, il web infatti è sempre più uno strumento fondamentale per colmare il gap che ci separa dagli altri Paesi competitor, Francia in primis. E Vinitaly, da 50 anni promotore dell’internazionalizzazione del sistema vino con azioni mirate di marketing mix, intende accettare questa sfida accanto e al servizio delle aziende vitivinicole made in Italy”.

Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere intervenendo oggi a Shanghai all’evento “E-commerce: the new gateway for italian wine in China”, organizzato da Ice, Italian Trade Agency con l’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese, il ministero dello Sviluppo economico e il ministero delle Politiche agricole per sostenere le aziende italiane già presenti sui canali online AliBaba e per avviare ulteriori campagne di sensibilizzazione destinate ai consumatori cinesi.

“Oltre alla Vinitaly international Academy, che in Cina ha già formato dieci ambasciatori del vino italiano – ha proseguito Mantovani – Vinitaly è disponibile a realizzare, in partnership con i principali attori del settore vinicolo, la multipiattaforma Italian Wine Channel, per ampliare la commercializzazione online attraverso i canali più innovativi e diffondere una più puntuale conoscenza delle peculiarità dei vini e dei vitigni italiani”.

Sul fronte del mercato, in attesa di perfezionare il proprio vitigno, fa passi da gigante la domanda mondiale di vino in Cina, oggi 4° principale buyer al mondo e secondo tra i Paesi extra-Ue, dietro solo agli Usa.

Nei primi 4 mesi di quest’anno la domanda di vino in Cina ha segnato una crescita impressionante, con un +41,7% che equivale a quasi 10 volte più degli Usa (+4,5%). La Germania (-6,2%) è a un passo e tutto fa prevedere che a fine di quest’anno lo storico buyer europeo venga superato e lasciato sul posto dal sempre più enoappassionato Paese del Dragone.

L’Italia è partita tardi rispetto alla Francia, di gran lunga Paese top exporter con il 43% di quote di mercato e oggi sta pagando anche gli accordi di sistema tra Camberra e Pechino che hanno favorito l’exploit nel 2015 (+111%) del prodotto australiano, secondo Paese fornitore, davanti a Cile, Spagna e Italia, ancora ferma a poco più del 5% del mercato. Ma la situazione sembra cambiare, nei primi mesi di quest’anno l’Italia tiene il passo degli altri competitor con performance che sfiorano una crescita del 30%, più di tutti gli altri in termini percentuali.

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news ed eventi

Vendemmia 2016, la Francia cede il primato all’Italia

E’ atteso un calo di circa il 10% della produzione di vino in Francia rispetto allo scorso anno con produzione si dovrebbe quindi attestare a 42,9 milioni di ettolitri, di molto inferiore ai 48,5 milioni di ettolitri stimati per l’Italia da Ismea. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del servizio statistico del ministero agricolo transalpino Agreste, dalla quale si evidenzia che l’Italia conquista quest’anno il primato mondiale nella produzione mentre la Francia potrebbe addirittura perdere addirittura il posto d’onore a vantaggio della Spagna dove le prime stime parlano di valori attorno ai 45 milioni di ettolitri. La débacle produttiva francese è dovuta a gelate primaverili che hanno colpito alcune zone viticole (Champagne, Borgogna e la Valle della Loira), episodi ricorrenti di vento, cui si sono aggiunti il peggioramento della siccità verso il Mediterraneo e la grandine in alcune aree (Charente, Borgogna-Beaujolais, Linguadoca-Rossiglione) che hanno pesano sulla raccolta. In Italia, come evidenzia Coldiretti, si registra un andamento fortemente differenziato tra le diverse regioni con il primato produttivo in Veneto con 9,7 milioni di ettolitri in aumento del 2% rispetto allo scorso anno, ma incrementi del 5% sono previsti anche in Emilia Romagna, dell’8% in Toscana, del 5% in Piemonte e in crescita anche la Puglia mentre un forte calo del 15 % si rileva in Sicilia, tra le regioni con i maggiori raccolti.

“L’Italia – commenta il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina – si conferma primo produttore di vino al mondo per quantità. Un dato importante, soprattutto tenendo conto della grande qualità che sappiamo sviluppare in tutti i territori delle nostre regioni. Ora dobbiamo diventare leader anche per valore. Una sfida alla nostra portata, che vogliamo e dobbiamo vincere insieme ai produttori, continuando a investire su qualità e innovazione. Il Governo fa la sua parte. Nel nostro piano di ricerca per le biotecnologie sostenibili c’è un Focus specifico dedicato alla vite, così come la viticoltura sarà protagonista nella crescita dell’agricoltura di precisione in Italia. Agiamo poi sulla semplificazione per le aziende e sul fronte della promozione e della tutela. Anche sul web”. Proprio il 9 settembre, l’Italia sarà protagonista sulla piattaforma di e-commerce Alibaba in occasione della giornata dedicata al vino.” Un segnale importante – dichiara Martina – che ci dimostra le potenzialità di questo settore e le occasioni da cogliere sui mercati internazionali. Abbiamo un sistema vitivinicolo da oltre 14 miliardi di euro, con un export che nel 2015 ha toccato il record dei 5,4 miliardi e che nei primi cinque mesi del 2016 ha registrato un trend in crescita. Non solo numeri – conclude Maurizio Martina – ma tradizione, legame con il territorio, eccellenza, una biodiversità che vanta oltre 500 vitigni coltivati. È questo che rende il sistema Italia unico al mondo. È su questo che dobbiamo costruire il successo dei prossimi anni”.

“Una buona vendemmia quella del 2016 – aggiunge Antonio Rallo (nella foto), Presidente Unione Italiana Vini (Uiv) – che mantiene valori quantitativi da record superando le previsioni di Spagna (42,9 milioni di hl) e Francia (43 milioni di hl). Dopo un andamento primaverile non sempre favorevole l’estate si sta chiudendo con ottime condizioni. Il miglior battesimo per l’Osservatorio del Vino, promosso da Uiv e Ismea che, quest’anno per la prima volta, diffonde le previsioni vendemmiali raccogliendo l’eredità della ventennale collaborazione tra questi due soggetti. I dati rilevati, sono frutto di una ricognizione puntuale effettuata tra il mese di agosto e i primi di settembre in tutte le zone vitate del Paese, integrati, grazie all’Osservatorio, in un sistema organico e strutturato di monitoraggio della produzione e dei mercati interno ed internazionale che rappresenta un punto di svolta per il sistema vitivinicolo italiano”.

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Approfondimenti news

A Milano gli Champagne La Chapelle e José Michel di vinodalproduttore.it

Un paio di star, qualche buon attore. Diversi figuranti. La degustazione di Champagne delle maison La Chapelle e José Michel & Fils organizzata ieri pomeriggio da vinodalproduttore.it a Milano, negli spazi Multiverso di via Mecenate 77, regala al folto pubblico intervenuto due certezze assolute. A dominare la scena è Privilège Brut Cru La Chapelle, ottenuto dall’assemblaggio di un 40% di Pinot Meunier, un 35% di Pinot Noir e un 25% di Chardonnay. Una bollicina francese raffinata, di struttura. Elegante ed armonica. Naso di crosta di pane tostata e palato croccante. Ottima anche la persistenza delle note minerali e agrumate nel retro olfattivo. Una cuvée prodotta nel villaggio vinicolo di Ville Dommange, 1er Cru de la Coté Ouest, paesino di 500 anime del dipartimento della Marna, nella regione della Champagne Ardenne.

Servito dagli ottimi sommelier Fisar della delegazione di Milano Duomo anche Special Club 2007 di José Michel & Fils, l’altra bella sorpresa del pomeriggio meneghino. Una cuvée ugualmente spartita tra Pinot Meunier e Chardonnay spremuti da vigne vecchie di 70 anni, prodotto con la stessa etichetta da 28 produttori consorziati seguendo un rigorosissimo disciplinare, che prevede (tra l’altro) un periodo minimo d’affinamento di 3 anni prima della commercializzazione. Si tratta indubbiamente del prodotto di punta della maison di Moussy, altro paradiso della Champagne Ardenne. Naso intenso, elegante e fine che racconta sentori di frutta a polpa bianca, crosta di pane e fiori. Rispondente al palato, dove a dominare sono ancora le note delicate di frutta. Interessanti anche il Brut Gran Vintage 2007 e il Blanc de Blancs 2007 di José Michel & Fils, così come il Millesimé Brut 2008 (33,3% Meunier, 33% Pinot Noir, 33,7% Chardonnay) di La Chapele. Restano solamente ‘comparse’ i rosé proposti in degustazione: dal Nuance Brut di La Chapelle al 50% Pinot Noir e Meunier di Michel, nessuno convince appieno.

GLI ORGANIZZATORI
Soddisfatto dal successo dell’evento Guido Groppi, titolare del portale milanese di e-commerce del vino vinodalproduttore.it. “Quella che proponiamo – spiega – è una formula diversa da tutti gli altri. Dopo aver selezionato produttori di grande qualità, poniamo in vendita i loro vini e li promuoviamo anche grazie ad eventi come questo. Il vino viene consegnato al cliente direttamente dalla cantina del produttore, mediante il nostro servizio spedizioni che non fa altro che prelevare il pacco in cantina e consegnarlo all’indirizzo segnalato del cliente. Questo garantisce alcuni vantaggi: innanzitutto assicuriamo la qualità della conservazione. E inoltre il nostro assortimento è costituito sostanzialmente da quanto il produttore stesso ha in cantina, comprese le grandi annate e i grandi formati”.

Un’idea nata nel 2010, spiega Groppi, “quando mi sono messo a cercare chi vendeva il vino Montevetrano dei Colli di Salerno prodotto da mia suocera”. “Mi sono reso conto così che tutte le enoteche, comprese quelle online, compravano dai produttori, stoccavano e vendevano poi all’utente finale. Vinodalproduttore.it inverte semplicemente questa procedura: il vino resta in casa del produttore sino a quando il cliente non lo acquista tramite il nostro portale, eliminando così tutti i problemi dovuti allo stoccaggio da parte di terzi”. Il prezzo di vendita, a maggior ragione, è concordato preventivamente con il produttore. Un procedimento, dunque, che veste d’etica l’intera filiera. “All’inizio è stato difficilissimo – ammette Guido Groppi – perché la maggior parte dei produttori viveva con una certa diffidenza il mondo di Internet, anche per esperienze negative vissute con altre ‘enoteche online’. Poi un certo numero di produttori di livello ha iniziato a darci fiducia, rendendosi conto della coerenza della nostra proposta. In un mondo tutto sommato piccolo, come quello del vino di qualità, la nostra onestà, alla lunga, ha pagato”. Vinodalproduttore.it può contare su una squadra di dieci persone, a cui sono affidate le sorti (sul web) di 55 produttori ‘associati’.

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Vini al supermercato

Il Salice Salentino Riserva 2012 Selvarossa e il miracolo della lievitazione del prezzo

(3 / 5)Un’operazione commerciale di proporzioni “globali”, nel mondo della critica del vino “che conta”. O che dovrebbe contare. Giustifichiamo così, noi modestissimi commentatori di vinialsupermercato.it, la lievitazione del prezzo che sta subendo, nei supermercati italiani, il Salice Salentino Dop Riserva Selvarossa di Cantine Due Palme. Il prezzo del vino rosso pugliese della società cooperativa agricola di Cellino San Marco (Brindisi), supervalutato da tutte le più prestigiose “guide” del vino del Belpaese, cresce assieme al consenso ottenuto da parte dei “big” della critica enologica. E in Esselunga, che lo distribuisce sugli scaffali della propria fitta rete di supermercati, passa da 13 a quasi 17 euro. Nel giro di tre mesi scarsi. Per carità, non stiamo parlando certo di un caso clamoroso. Selvarossa Riserva è un buon vino. Ma a dirla tutta: per quasi 17 euro, in Gdo, si può bere decisamente di meglio. Per sdrammatizzare, basti pensare a quanto sta combinando l’e-commerce Tannico.it. Che sul proprio sito di vendita di vini online mette in bella mostra i “Tre bicchieri” affibbiati a Selvarossa dal Gambero più famoso d’Italia (vedi immagine sotto). E, magicamente, “sconta” ai propri clienti un 35% sul prezzo pieno, che sale – però – a ben 23 euro. Portando Selvarossa a un prezzo finale, sconto incluso, di 14,90 euro: spese di spedizione escluse, of course. Chapeau. Eppure sarebbe forse questa la “dimensione prezzo” corretta, al netto delle super valutazioni, di questo rosso di Puglia della coop brindisina.

LA NOSTRA DEGUSTAZIONE
Per giudicare bisogna assaggiare, lo abbiamo sempre sostenuto. E allora ecco qui le nostre note degustative del Salice Salentino Dop Riserva Selvarossa Cantine Due Palme. Sotto la nostra lente di ingrandimento, la vendemmia 2012. Precisiamo innanzitutto che si tratta di un rosso riserva ottenuto per l’85% dalla varietà Negroamaro, completata da un 15% di Malvasia Nera. Nel calice, il vino si presenta d’un rosso rubino intenso, poco trasparente, profondo, con riflessi amaranto. Al naso un gran calore alcolico, che solo in parte si giustifica con i 14,5% di alcol in volume. Con l’ossigenazione emergono interessanti note fruttate di ciliegia (sotto spirito, più che in confettura) e decisi spunti terziari di vaniglia e liquirizia. Un vino che, al palato, si presenta caldo. Il tannino è avvolgente e il retrogusto richiama le note di frutta a bacca rossa (ciliegia) già avvertite al naso, che si arricchiscono di una nota amarognola tipica della carruba. Un vino che, tuttavia, pare “sfuggire” via veloce, senza lasciare una firma inconfondibile in bocca, tale da giustificarne il prezzo. E non si capisce neppure – ma sarà sicuramente un nostro limite – come possa evolvere ulteriormente negli anni questo tanto decantato Salice Salentino da 17 euro in Gdo.

Del resto, a Vinitaly 2016, lo scorso aprile, era stato lo stesso direttore commerciale di Cantine Due Palme, Giacomo Di Feo, ad annunciare chiaramente ai lettori di vinialsupermercato.it l’ormai imminente lievitazione dei prezzi di Selvarossa: “Stiamo riposizionando verso l’alto il prezzo del nostro vino top di gamma presente nei supermercati Esselunga – ammetteva Di Feo – a fronte di un prezzo iniziale di circa 13 euro. Una catena che ben lo espone non può che essere per noi un valore aggiunto”. Coerenza e onestà che meritano un riconoscimento, al di là delle grandi recensioni che negli ultimi mesi hanno favorito il processo di lievitazione di Selvarossa Due Palme in Gdo e, per certi versi, anche in Horeca. E con altrettanta coerenza e onestà, noi di vinialsupermercato.it vi consigliamo di provare un altro vino rosso di Puglia di Cantine Due Palme, dal rapporto prezzo-qualità davvero eccezionale: parliamo del Susumaniello Serre (9/11 euro in Esselunga o nei supermercati Il Gigante, i primi ad averlo in assortimento, anche nel nord Italia). Un vino, questo sì, di cui innamorarsi. Per davvero.

Prezzo pieno: 16,90
Acquistato presso: Esselunga

 

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Approfondimenti

Ovse: vola l’export di Prosecco, primo landbrand mondiale delle bollicine

Calcio, belle donne. E spumante. Gli italiani della crisi economica, dopo anni di riduzioni continue dei consumi, rinunciano ad alcuni ‘pezzi’ della spesa quotidiana. Ma non allo spumante. Soprattutto in occasione delle feste, come quelle pasquali.

E anche all’estero lo spumante italiano fa segnare cifre da record: 373 milioni le bottiglie consegnate sui vari mercati e un giro d’affari al consumo nel mondo di 2,573 miliardi di euro. I dati 2015 sono stati resi noti all’Ansa da Ovse-Osservatorio economico dei vini effervescenti, guidato da Giampietro Comolli.

“Negli ultimi cinque anni – osserva il fondatore dell’Ovse – l’Asti ha perso il 21% del mercato, mentre il Prosecco Doc è cresciuto mediamente del 21% annuo, più che raddoppiando la quota e diventando il primo landbrand al mondo per le bollicine, superando anche il generico Sekt. L’Italia è quindi primo Paese produttore, con una quota del 23%, e primo Paese esportatore di vini effervescenti al mondo, per il 32%. Ma il settore ha bisogno di una attenzione politica globale all’estero”.

Sul totale esportato, 288 milioni sono le bottiglie targate Prosecco, veneto-friulane, pari ad un valore all’origine di circa 800 milioni di euro. Rispetto al 2014, l’export dei vini spumanti registra un +17% dei volumi e un +14% di valore al consumo nei 90 Paesi di destinazione.

Il vecchio continente – continua Ovse – nel suo insieme si conferma ancora il principale acquirente di spumanti italiani, con oltre il 65% dei volumi. L’ esportazione si concentra in tre paesi: il 34% nel Regno Unito, il 19% negli Stati Uniti, il 18% in Germania.

Il Regno Unito è il primo paese importatore, con circa 100 milioni di bottiglie. Non più solo Gdo e spumanti generici: il Prosecco entra a pieno titolo in pub, circoli privati e ristoranti, e non solo italiani.

Grande sviluppo per l’e-commerce – sottolinea Ovse – ma 9 su 10 siti sono gestiti da importatori o distributori e non da aziende produttrici. In poco più di tre anni, la Francia conferma la scoperta del Prosecco, superando 1,1 milioni di bottiglie nel 2015, pari al 10% di tutti gli spumanti importati.

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L’e-commerce al tempo dei vignaioli Fivi: il futuro è ancora da scrivere

“E-commerce? Una parola bellissima, che presuppone un concetto geniale: poter acquistare su Internet, comodamente seduti davanti al proprio pc, o attraverso smartphone. E ricevere la merce direttamente a casa, in un paio di clic”. Non ha dubbi Daniele Chiappone, produttore di ottimi vini piemontesi nell’Astigiano e membro della Federazione italiana vignaioli indipendenti, sull’utilità del commercio elettronico di beni di vario genere e utilità. Peccato che non possa parlare alla stessa maniera dell’e-commerce di vino. “Il problema – spiega – è che gli alcolici sono sottoposti ad accise che variano di Stato in Stato, come stabilito dall’Unione europea. Questo tipo di regolamentazione, tuttavia, danneggia soprattutto i piccoli produttori. Se da un lato produrre meno di mille ettolitri all’anno garantisce meno costi, per esempio non avendo sul groppone i costi di un magazzino fiscale e del reperimento di un importatore per l’estero, dall’altro essere piccoli produttori comporta percorsi accidentati dovuti alle pressioni delle lobbies della Cee”. Daniele Chiappone (nella foto, sotto) parla con i numeri alla mano. Riferisce, per esempio, che “spedire una bottiglia in Spagna o Portogallo, con consegna in 3-5 giorni lavorativi, costerebbe 57 euro”. Cifra che scende a 55 per la Francia. Sessanta euro per il Benelux. Cinquantanove euro per la Grecia e 71 euro per la Svezia. “Più bottiglie spedisci – spiega Chiappone – meno paghi le spese di spedizione. Ma le cifre restano altissime: per un collo di sei bottiglie spedito in Spagna o Portogallo, 135 euro. In Francia 135 euro. In Belgio, Olanda o Lussemburgo 130 euro. Per la Svezia ne occorrono 135”. Peggiora la situazione fuori dai confini dell’Europa. Alcuni esempi? Spese di spedizione di 86 euro per una singola bottiglia negli Usa o in Canada, che diventano 147 euro se si vuole spedire in Giappone. Eppure è un Paese europeo, moderno e spesso citato quale modello politico e sociale, a detenere il triste record: la Finlandia. “Come per altri Stati del Nord Europa – spiega il vignaiolo piemontese della Fivi – in Finlandia sussiste il monopolio dello Stato sugli alcolici. Qui è la macchina statale che rallenta il meccanismo di libero scambio delle merci, secondo il proprio interesse: il vino è sottoposto a una tassazione esagerata, mentre non vale lo stesso per la birra, che gode di accise più leggere. Tutto ciò genera distorsioni sul prezzo finale al consumatore che causano l’impossibilità stessa della vendita, con costi di spedizione che, per una singola bottiglia, arrivano a toccare i 200 euro”. A far lievitare i costi di spedizione, va detto, non sono solo le accise dei singoli Stati. Bensì la burocrazia.

IL “SISTEMA NIZZA” COME MODELLO
“Le compagnie che si occupano di trasporti – spiega Daniele Chiappone – sono chiare al momento del preventivo relativo a spedizioni in Europa o all’estero. Una parte consistente dei costi ricade sulla necessità di sbrigare un numero incredibile di procedure burocratiche e compilazione di documenti doganali di cui si occupano le stesse aziende che effettuano spedizioni, che hanno istituito uffici ad hoc per evitare di incorrere in sanzioni”. Ma allora che senso ha l’Unione europea? “In questo caso nessuna – risponde piccato Daniele Chiappone – e le cose non cambieranno finché le lobbies continueranno a farla da padrona. Quel che è grave è che si fa tanto, a livello territoriale, per favorire oggi fenomeni come l’enoturismo. E poi ci perdiamo nella burocrazia, aggravando produttori e consumatori di costi che, con una gestione migliore dell’intero apparato, si potrebbero evitare”. Il produttore cita per esempio il ‘Sistema Nizza’, “che funziona davvero, perché è tutto leale”. “I produttori – dichiara – ci sono e sono leali, i vigneti e le colline ci sono e sono leali, i ristoranti ci sono e sono leali. L’accoglienza c’è ed è leale. La passione dei produttori c’è ed è leale. Per forza funziona il Sistema Nizza. Se con la ‘scusa’ di far visitare le colline che producono vino ai turisti americani o giapponesi io li accolgo in modo tale da fargli vivere anche tutto il resto del territorio, facendoli sentire a casa o ospitati come dei re, questi vorranno tornare a Nizza e parleranno bene di questa zona, una volta tornati nei loro Paesi d’origine. Questo modello – continua Chiappone – è replicabile ovunque, in tutta Italia e anche in altri settori, al di là di quello vinicolo. Basta che ognuno faccia la sua parte per migliorare veramente le cose, ovviamente se si vuole migliorarle realmente…”.

FIVI INSISTE IN COMMISSIONE EUROPEA

Ed è una parte da leone quella che sta facendo la Federazione italiana vignaioli indipendenti in Commissione Europea. La presidente Matilde Poggi ha scritto ai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Federica Guidi per sollecitare l’adozione di accordi bilaterali per la libera circolazione dei vini all’interno degli Stati membri. “Accogliamo evidentemente con favore – scrive oggi ai ministri Matilde Poggi, presidente Fivi – il fatto che la Commissione preveda la creazione di uno sportello unico. Tuttavia, se le tempistiche sono troppo lunghe, l’unica soluzione possibile nel breve termine rimane la conclusione di accordi bilaterali tra gli Stati membri. Abbiamo bisogno di soluzioni concrete e immediate per far si che le nostre aziende rimangano competitive. In attesa di una soluzione comune europea – conclude Matilde Poggi –  chiediamo al governo di mettere in atto al più presto gli accordi bilaterali per la vendita diretta dei nostri vini a destinazione degli altri paesi europei”.
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