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Bottiglia 2023 Confraternita di Valdobbiadene: la spunta Andreola

Confraternita di Valdobbiadene la Bottiglia 2023 è firmata da AndreolaLa Confraternita di Valdobbiadene ha presentato ieri la Bottiglia della Confraternita 2023. Un’etichetta di Prosecco Superiore di Valdobbiadene Docg Extra dry, millesimo 2022, che «funge da punto di riferimento della tipicità e della qualità d’annata, esprimendo nel contempo l’identità del territorio». La Bottiglia 2023, selezionata dai Confratelli enologi con una degustazione alla cieca, è quella prodotta da Mirco Balliana dell’Azienda agricola Andreola. Solo 5 mila i pezzi, già in commercio. «Per me è un onore rappresentare la Confraternita di Valdobbiadene con il mio vino – ha dichiarato – che di fatto ne diventa per un anno ambasciatore ufficiale. Questa bottiglia racchiude complessità aromatica e presenta una bolla fine, croccante, dal finale sapido, ascrivibile alle uve provenienti da diverse zone di Valdobbiadene».

All’evento, andato in scena a San Pietro di Barbozza (Treviso), hanno preso parte il Gran Maestro Enrico Bortolomiol e una nutrita rappresentanza di Confratelli, tutti paludati nel tradizionale mantello scarlatto, oltre alla presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, Elvira Bortolomiol, alla vicepresidente della Strada del Prosecco e Vini dei Colli, Cinzia Sommariva, e ad alcuni amministratori locali.

È una storia antica quella della Confraternita di Valdobbiadene, la prima d’Italia non a carattere religioso, nata nel 1946 su impulso di quattro lungimiranti enologi: Giuliano Bortolomiol, Umberto Bortolotti, Doretto Brunoro e Mario Geronazzo. La Bottiglia della Confraternita è uno degli strumenti della Confraternita per la promozione della denominazione veneta nei confronti del consumatore. «Un punto di riferimento per la conoscenza del Valdobbiadene Docg – spiegano i Confratelli – oltre che dei valori e della cultura di un territorio che, a ragione e con orgoglio, veste il blasone dell’Unesco».

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degustati da noi vini#02

Chianti Riserva Docg 2019 “Fortebraccio”, Tenuta Moriniello

Il Chianti Riserva Docg 2019Fortebraccio” di Tenuta Moriniello è uno dei vini rossi presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Sangiovese per l’85%, completato da un 15% di Merlot. Il primo per slancio e proiezione, il secondo capace di conferire balsamicità, ancor più che frutto e rotondità.

Un Chianti Riserva di gran beva, “Fortebraccio”, goloso sui terziari di cioccolato e appagante per la trama tannica che scivola su una componente fruttata succosa. Gastronomicità da vendere, così, strizzando l’occhio alla piacevolezza di beva.

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Canelli diventa Docg: 17 comuni puntano tutto sul Moscato bianco


Canelli
, culla del Moscato, sarà Docg. Giovedì 6 aprile si concluderà l’iter di riconoscimento del disciplinare di produzione e il suo nome sarà “Canelli Docg”. Giunge così al termine un percorso avviato nel 2001 da un gruppo di produttori locali. Il sogno nel cassetto è ora l’inizio della commercializzazione del Canelli Docg Riserva, con almeno 30 mesi di affinamento. 

Le uve dei vigneti di Moscato bianco che potranno accedere alla nuova Denominazione di origine controllata e garantita, saranno quelle provenienti da 17 comuni attorno alla sottozona Canelli, punto di passaggio tra Langhe e Monferrato. L’annuncio è stato dato oggi al Vinitaly dal Consorzio Asti Docg.

La media rivendicata negli ultimi anni è di circa 100 ettari, per una produzione di quasi un milione di bottiglie, ma l’area offre un potenziale molto più alto. Nel 1865, con Carlo Gancia, a Canelli è nato lo spumante metodo classico, antesignano dell’Asti spumante legato al 100% con le uve di Moscato.

IN ARRIVO ANCHE CANELLI DOCG RISERVA

Da lì ha avuto origine la filiera della spumantizzazione, che grazie alle tecnologie di elaborazione del vino si esprime oggi nelle tipologie Asti spumante e Moscato d’Asti. In particolare, l’elaborazione di un vino aromatico, dolce, con una leggera sovrapressione e una bassa gradazione saranno i tratti distintivi anche del Canelli Docg nella tipologia Riserva.

La coltivazione della vite, e del Moscato è la coltura predominante nell’area di Canelli fin dal 1300. Poi lo sviluppo, soprattutto nei primi anni del ‘900 con Federico Martinotti che perfezionò il procedimento di preparazione del vino destinato alla fermentazione.

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Taurasi Riserva Docg 2017, Vigne Guadagno

Il Taurasi Riserva Docg 2017 di Vigne Guadagno è uno dei vini presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Aglianico in purezza, che si riflette nel rubino intenso dai riflessi purpurei. Naso elegantissimo, succoso: ciliegia, fragolina di bosco, lampone, ribes maturo, ma anche mora selvatica.

Il tutto su un sottofondo fresco, che parla di sottobosco, di muschio, di mentuccia. In bocca un’ottima corrispondenza, in un quadro altrettanto elegante. Delizioso anche in allungo, il Taurasi Riserva Docg 2017 di Vigne Guadagno. Gran persistenza sull’agrume rosso che stuzzica tannini di prospettiva, già in cravatta. Vino all’inizio del suo lunghissimo percorso di vita.

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No acqua, no Prosecco: accordo per un piano invasi nella Conegliano Valdobbiadene Docg


Tremila ettari di colline situate nei 15 Comuni della denominazione Conegliano Valdobbiadene Docg hanno bisogno di acqua per consentire alla viticoltura di sopravvivere. Un fabbisogno complessivo annuo della vite pari a 1,5 milioni m3 di acqua, sempre meno garantiti dalle precipitazioni. A questo scopo è stato firmato oggi un protocollo d’intesa per la realizzazione di uno studio di fattibilità di invasi di recupero delle acque piovane, canalizzando le risorse idriche presenti e «riconsiderando in chiave attuale le progettualità non ancora realizzate ed ogni ulteriore intervento utile a ridurre le perdite ed aumentare l’efficienza idrica, per una migliore gestione dell’acqua in agricoltura».

Il Protocollo, ideato da Coldiretti Treviso e firmato oggi presso il comune di Valdobbiadene, sarà condiviso con gli enti locali interessati dalla Denominazione di origine controllata e garantita del Prosecco Superiore, «al fine di stimolare una fattiva partecipazione e adesione propedeutica al raggiungimento degli obiettivi del protocollo stesso».

POLEGATO (COLDIRETTI): «SOLUZIONI A FRONTE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI»

Firmatari del protocollo sono il Comune di Valdobbiadene, l’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, le associazioni Coldiretti, Confagricoltura, Cia Agricoltori Italiani e il Consorzio di Bonifica Piave.

«Siamo stati gli ideatori ed i promotori di questo protocollo d’intesa – dichiara Giorgio Polegato, presidente Coldiretti Treviso – perché riteniamo fondamentale dar vita ad uno studio di fattibilità sugli interventi di tutela finalizzati al recupero, alla conservazione e al corretto utilizzo della risorsa idrica a beneficio del mondo della viticoltura. Temi e soluzioni determinanti alla luce dei cambiamenti climatici in atto – continua – che devono tutelare l’equilibrio di un’area che esprime grandissima qualità e attrattiva in tutto il mondo, non solo per la propria viticoltura. Per questo siamo certi che un simile tavolo di lavoro possa dare delle risposte concrete per il territorio e per le imprese agricole».

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Aglianico del Vulture Superiore Docg 2018 “Campo Melograno”, Regio Cantina

L’Aglianico del Vulture Superiore Docg 2018 “Campo Melograno” di Regio Cantina è uno dei vini rossi presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Aglianico in purezza, che si presenta in una veste granata, impenetrabile. Naso quasi interamente sul frutto, concentrato e tendente alla confettura (prugna, amarena) con richiami balsamici alla mentuccia, al fiore di viola e a terziari di vaniglia bourbon e polvere di caffè.

In bocca un Aglianico del Vulture che si lascia già bere con agilità, senza disdegnare la tipica espressione da “maratoneta” del tannino, vivo sul succo, con grande eleganza. “Campo Melograno” è un vino di gran prospettiva, pur già godibile, è ulteriormente valorizzabile da abbinamenti culinari di pari struttura (carni rosse, selvaggina, formaggi stagionati).

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Brunello di Montalcino Riserva Docg 2016, La Togata

Il Brunello di Montalcino Riserva Docg 2016 della cantina La Togata è uno dei vini rossi presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Un Brunello Riserva, questo de La Togata, che premia la piacevolezza di beva, senza perdere di vista l’eleganza e raffinatezza del Sangiovese. Vino già godibilissimo, degno di grandi occasioni e abbinamenti strutturati, ma al contempo capace di non stancare mai, anche da solo.

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Ghemme Docg 2016 “Leblanque”, Vigneti Valle Roncati

Il Ghemme Docg 2016Leblanque” della cantina Vigneti Valle Roncati è uno dei vini rossi presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Nebbiolo in purezza, che si presenta nel calice di un rubino dai riflessi granati. Naso avvolgente, fiori di viola, ciliegia tendente al maturo, speziatura elegante. In bocca corrispondente, tannino presente, unito a una golosa matrice sapida. Vino giovanissimo, di gran prospettiva.

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Docg del Piemonte: 622 nuovi ettari tra Barolo, Barbaresco, Gavi, Asti e Alta Langa


Cresce il vigneto Docg del Piemonte, in potenziale espansione di 622 ettari entro il 2025, anche con uno sguardo alla conduzione biologica e sostenibile. Nel 2023, nelle Langhe, aumenteranno gli ettari vitati di Nebbiolo per la produzione di Barolo e Barbaresco. Previsti anche nuovi impianti di Moscato Bianco per l’Asti Docg e di Cortese per il Gavi Docg.
A fare “outing”, sino ad ora, è stato solo il Consorzio dell’Alta Langa Docg, che ha annunciato a fine dicembre 2022 una crescita di 220 ettari nel triennio 2023/2025, utile a sostenere il consolidamento sui mercati dello spumante Metodo classico piemontese, ormai assestatosi sui 3 milioni di bottiglie annue.

Alta Langa vero fenomeno del metodo classico italiano: 597 ettari entro il 2025

La richiesta di assegnazione da parte dei titolari delle aziende agricole del territorio è tuttora in corso. Il termine per la presentazione delle domande, in alcuni casi possibile già a partire dal 22 dicembre 2022, è previsto per il 15 febbraio 2023 sul portale Siap.

BAROLO, ALTRI 66 ETTARI: CORSIA PREFERENZIALE PER LA VITICOLTURA SOSTENIBILE

Il via libera a nuovi ettari per la produzione di Barolo risale a fine dicembre 2022. Tre giorni prima di Natale, Regione Piemonte ha messo sotto l’albero dei produttori di Langa l’approvazione del programma di regolamentazione triennale 2023/2025 e il “Bando regionale per la presentazione delle domande di assegnazione dell’idoneità alle superfici vitate, ai fini della rivendicazione della denominazione di origine controllata e garantita Barolo”.

La richiesta di 66 nuovi ettari nel triennio (22 all’anno; 0,5 ad azienda), avanzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, risale al 24 novembre 2022. L’approvazione regionale si basa sulle motivazioni – o, meglio, sull’analisi di mercato – fornita dall’ente presieduto da Matteo Ascheri. Il Consorzio ha «convenuto di andare nella direzione di una viticoltura sostenibile», inserendo per la prima volta «criteri che prendano in considerazione non solo le superfici, ma anche le modalità di conduzione, verso la sostenibilità agroambientale».

«Nell’ultima programmazione – come apprende winemag.it dal documento allegato dal Consorzio alla richiesta di nuovi ettari indirizzata a Regione Piemonte – la denominazione Barolo non ha visto la possibilità di avere nuovi ettari iscritti, in quanto l’ultimo bando era di fatto chiuso, avendo una dotazione pari a zero».

Questa scelta è stata, a suo tempo, motivata dalla prudenza verso una denominazione che cresceva costantemente. Si voleva avere un po’ di tempo per vedere quale fosse la reazione del mercato nell’assorbire il maggiore quantitativo di bottiglie prodotte. Nell’ultimo triennio le vendite sono aumentate, in particolare lo scorso anno abbiamo registrato un incremento del 22 % rispetto all’anno precedente ed anche le giacenze sono stabili o in calo. Segno tangibile dello stato di salute della denominazione».

Secondo il Consorzio, «mantenendo comunque sempre prudenza, pare dunque opportuno riprendere la programmazione, concedendo un aumento delle iscrizioni a Barolo nella misura dell’1% rispetto alla superficie totale, quindi 22 ettari all’anno». La richiesta viene definita dal Consorzio «un’apertura moderata a nuove superfici», il cui obiettivo è «anche quello di concentrare l’attenzione su vigneti già esistenti, senza andare a favorire un’ulteriore riduzione di terreni destinati ad altre colture».

PIÙ ETTARI PER IL BARBARESCO, MA CON CRITERI DI AMMISSIBILITÀ

In occasione della richiesta del 24 novembre, il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha affrontato con Regione Piemonte anche il capitolo Barbaresco. Sulla base del programma di regolamentazione triennale 2023-2025 e del Bando regionale per nuovi superfici vitate della Docg, l’ente ha deciso di proseguire sulla strada già tracciata negli anni precedenti. La crescita dei vigneti di Nebbiolo atti alla produzione di Barbaresco, disposti su un areale relativamente ristretto, sarà di 7 ettari all’anno, per un totale di 21 ettari nel triennio (0,5 ettari ad azienda).

Prima di avanzare la richiesta, il Consorzio di Tutela si è rapportato con le rappresentanze di filiera del territorio. La denominazione Barbaresco, del resto, è cresciuta in modo stabile sia per quanto riguarda la produzione, con una media di 4,8 milioni di bottiglie negli ultimi 5 anni, sia per l’imbottigliamento, pari a 4,6 milioni di bottiglie nell’ultimo anno.

«La proposta di mantenere i 7 ettari all’anno – apprende winemag.it dalla documentazione ufficiale – va nell’ottica di una crescita graduale della denominazione. La scelta di utilizzare per la prima volta criteri di ammissibilità, per quanto riguarda la nostra esperienza, è nell’ottica di evitare la presentazione di domande da parte di soggetti che difficilmente arriverebbero ad avere una positiva assegnazione, nel caso dello IAP (Imprenditore agricolo professionale, ndr), ed anche per non aumentare la superficie agricola destinata a vigneto, come dimostra l’ammissibilità riservata alle sole variazioni di idoneità (da Langhe Nebbiolo al 31/07/ 2021, ndr)».

15 NUOVI ETTARI DI GAVI DOCG NEL 2023

Un Natale 2022 “movimentato” anche in casa Gavi Docg. La determina di Regione Piemonte che approva la richiesta inviata dal Consorzio di Tutela il 4 marzo 2022 è arrivata il 21 dicembre. La denominazione di origine controllata e garantita che comprende i territori di 11 Comuni della Provincia di Alessandria potrà così crescere, nel corso del 2023, di altri 15 ettari (0,5 ad azienda).

ASTI DOCG: +300 ETTARI ENTRO IL 2024

Attraverso una «rimodulazione del programma triennale 2022-2024», anche il Consorzio dell’Asti Docg ha chiesto a Regione Piemonte l’approvazione della modifica delle superfici di Moscato Bianco per il 2023. Il quadro è per certi versi simile a quello del Barolo. A fronte della decisione iniziale di sospendere le iscrizioni di nuove superfici allo schedario viticolo, l’ente presieduto da Lorenzo Barbero ha inviato a Regione Piemonte una nuova richiesta, il 24 novembre 2022. La «rimodulazione» prevede, per il rimanente periodo 2023- 2024, un aumento del potenziale della denominazione per complessivi 300 ettari. In occasione della vendemmia 2021, gli ettari rivendicati sono stati 9.712, su un totale di 9.930 ettari (differenza pari ai vigneti non ancora in produzione).

Il Consorzio, sentite le rappresentanze di filiera del territorio, ha fornito a Piazza Castello un dettagliata analisi di mercato. «I dati recenti – si legge sul documento – dimostrano come la produzione venga completamente allocata sul mercatoLa quantità commercializzata di Asti Spumante e Moscato d’Asti negli ultimi tre anni è in costante crescita, essendo passata dai 87,5 milioni di bottiglie del 2019 ai 91,5 milioni di bottiglie del 2020. Sino ai 103 milioni di bottiglie del 2021 (772.500 ettolitri)».

Alla base della richiesta di 300 nuovi ettari di Moscato Bianco ci sarebbero anche le condizioni del vigneto dell’Asti Docg. Da un’analisi compiuta dal Consorzio su dati di Regione Piemonte, risulta che l’età dei vigneti è mediamente elevata (34 anni) con più del 50% della superficie vitata con età superiore a 30 anni. «L’età avanzata dei vigneti – evidenzia l’ente di Asti – fa ipotizzare che la resa sia destinata a diminuire con il passare degli anni. Si ritiene quindi opportuno che, a fronte di una tendenza all’erosione del potenziale produttivo di Moscato bianco per Asti Docg, la superficie vitata venga incrementata».

Il provvedimento riguarda l’intero areale produttivo, ovvero 51 comuni compresi fra le Province di Alessandria, Asti e Cuneo, nell’intento di «rispondere alle crescenti richieste di mercato, contribuendo a dare stabilità al valore della produzione vitivinicola e stimolando al contempo il rinnovo dei vigneti di Moscato bianco, per mantenere nel tempo una capacità produttiva adeguata alla richiesta di mercato». Una volta assegnati, gli ettari dovranno essere impiantati entro il 31 luglio 2026.

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degustati da noi vini#02

Franciacorta Docg Dosaggio Zero 2018 “Naturae”, Barone Pizzini

Il Franciacorta Docg Dosaggio Zero 2018Naturae” di Barone Pizzini è uno degli spumanti della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023. Chardonnay (60%) e Pinot nero (40%). Vista esemplare, in linea con le punte di qualità assoluta ormai espresse dalla denominazione, su cui non occorre soffermarsi. Primo naso su frutta polpa gialla e impronta terziaria (mou, caffè, toffee). In bocca gran bella verticalità d’agrume, sorretta da tanta materia. Vino di carattere, che chiama il piatto.

Guida top 100 – 2023

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Alta Langa vero fenomeno del metodo classico italiano: 597 ettari entro il 2025


Continua la crescita inarrestabile, ma ragionata, dell’Alta Langa Docg. Nel 2022 le vendite sono quasi raddoppiate. Quello piemontese è il vero fenomeno del metodo classico italiano. Per la precisione, il 2022 si chiude con un +40% sulle vendite rispetto all’anno precedente, che già aveva fatto segnare un +42% rispetto ai valori pre-pandemia. Le cantine socie del Consorzio, con sede ad Asti, salgono a 134 grazie all’ingresso di 18 nuove compagini, tra case produttrici e viticoltori.

La produzione attesa di Alta Langa vendemmia 2022 è di 3 milioni di bottiglie. Un risultato sostanzialmente in linea con quello del 2021, nel quale il leggero calo dovuto alle particolari condizioni climatiche dell’annata è stato mitigato dall’entrata in produzione di nuovi impianti. Il prossimo decennio sarà comunque fondamentale per avere un quadro esaustivo delle reali mire dei produttori di Alta Langa Docg, che annunciano di voler «crescere e affermarsi» ulteriormente. 

Nel 2023 sarà infatti riaperto il bando vigneti che consentirà l’iscrizione di 220 nuovi ettari ad Alta Langa Docg nel prossimo triennio 2023-2025. Il vigneto dell’Alta Langa potrà così passare dagli attuali 377 ettari (175 in provincia di Cuneo, 164 in provincia di Asti e 38 in provincia di Alessandria) ai complessivi 597 ettari. Un provvedimento che viene definito «un forte segnale di fiducia nel futuro della denominazione» da parte del management dell’ente di Tutela, che in passato aveva deciso di bloccare gli impianti.

ALTA LANGA DOCG: CRESCERANNO GLI ETTARI

Nel dicembre 2019, alla luce della situazione di mercato e delle scorte in affinamento presso le cantine delle aziende associate, il Consorzio Alta Langa aveva inviato a Regione Piemonte la proposta di sospensione delle iscrizioni di vigneti della denominazione per il triennio 2020 – 2022. Un’occasione che i produttori non vogliono perdere, invece, a partire dal prossimo anno: la programmazione regionale prevede infatti l’apertura e la chiusura delle iscrizioni ogni tre anni. Nel 2023, sempre in Piemonte, cresceranno anche le superfici destinate alla produzione delle Docg Gavi, Barolo, Barbaresco e Asti.

«La nostra denominazione – commenta la presidente del Consorzio Mariacristina Castelletta – è unica e speciale, fatta da persone ambiziose, agricoltori e produttori di bollicine uniti insieme da una visione lungimirante e da un grande orgoglio piemontese. Abbiamo fatto tanta strada in questi ultimi anni. Solo dieci anni fa i produttori erano 12. Anno dopo anno siamo cresciuti in termini di vendita con percentuali a doppia cifra».

«Ora – conclude Castelletta – inizia una nuova sfida: il prossimo triennio sarà determinante per il futuro. L’apertura sostanziale delle superfici ci proietta, entro 10 anni, in una dimensione doppia rispetto all’attuale. Abbiamo davanti un grande futuro e la possibilità di una crescita importante che affronteremo tutti insieme, coesi, mantenendo la vocazione di qualità che questo vino ha nel suo Dna».

Prima dell’Alta Langa 2022, migliori assaggi: il Metodo classico piemontese è al giro di boa

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Prosecco Conegliano Valdobbiadene: nel 2022 battuta d’arresto Gdo, ma cresce l’export


Più luci che ombre dal Rapporto economico 2022 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Dopo anni positivi, le vendite hanno subito una battuta d’arresto nel segmento Gdo. Il Consorzio di Tutela guidato da Elvira Bortolomiol confida comunque di poter raggiungere quota «104 milioni di bottiglie nel 2022», come nel 2021. E sottolinea piuttosto come la Docg, raggiunto ormai il limite fisiologico dei quantitativi giudicati “sostenibili” per la Denominazione, stia «crescendo in valore». Spinta soprattutto dall’export.

Il 2022 del Prosecco Superiore Docg di Conegliano Valdobbiadene è stato caratterizzato da una «performance particolarmente positiva delle vendite nella ristorazione» e da una «contrazione di quelle in grande distribuzione». Il Rapporto economico 2022 evidenzia come «dopo anni di crescita costante, le vendite del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg registrino un calo a valore pari al -10,4% e delle unità pari al -16,3% in Gdo».

Nel progressivo gennaio-ottobre 2022, il fatturato negli Ipermercati, Supermercati e Libero Servizio Piccolo supera i 379 milioni di euro, ma cala del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2021. Le bottiglie vendute ammontano nello stesso periodo a 72 milioni. Il prezzo medio a volume al litro è aumentato complessivamente del 3,4%. Ma è a partire da maggio 2022 che si è cominciato ad osservare in distribuzione moderna un aumento di prezzo più consistente per la categoria.

CALO DEGLI SPUMANTI, NE RISENTE ANCHE IL PROSECCO

L’andamento generale degli spumanti in Italia è condizionato dalla flessione dei principali protagonisti quali Prosecco, il classico italiano e lo Charmat dolce. Solo lo Charmat secco (escluso il Prosecco), resta in terreno positivo, sia a valore sia a unità. Un aspetto che giustifica gli investimenti nelle bollicine di numerose cantine italiane, anche in zone vinicole poco legate alla tradizione spumantistica (vedi il recentissimo caso Notte Rossa, in Salento). Tra i vitigni con trend positivi ci sono piuttosto la Ribolla, il Müller Thurgau e, appunto, il segmento “altro secco”.

Il prezzo medio a unità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg per il formato da 75 cl, nei primi dieci mesi del 2022, si attesta a 6,27 euro, in aumento del 7,5%. Il segmento Doc raggiunge quasi i 5 euro (4,84 è il valore medio dei primi dieci mesi del 2022) con un aumento del prezzo medio pari al 10,4%. Osservando l’andamento mese per mese, il differenziale di prezzo tra Prosecco Doc e Docg si mantiene intorno a 1,50 euro.

In questo contesto, il Discount conferma il «ruolo di sostegno della domanda a volume» della Docg, catalizzando «la maggior parte dello sviluppo degli acquisti». Il canale di convenienza continua però a trasferire un’inflazione di molto superiore rispetto a quella che si registra nelle forme distributive classiche. Ciononostante, il divario di prezzo del basket nei Discount permane ampio rispetto a Ipermercati e Supermercati (circa il -30%).

Sempre secondo il report annuale curato dal prof Eugenio Pomarici del Cirve – Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia, «le variazioni non ridimensionano il ruolo della grande distribuzione, che continua ad essere un canale di sbocco di grande importanza per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg». Sarebbero dettate «verosimilmente da un rimbalzo tecnico rispetto al 2021 e della situazione economica».

PROSECCO CONEGLIANO VALDOBBIADENE, «CRESCE L’EXPORT»

I dati già disponibili sulle esportazioni indicherebbero poi «una crescita dell’export della Denominazione nei primi 7 mesi del 2022 di poco inferiore al 10% in volume e di circa il 25% in valore». Cifre che, avverte il Rapporto economico 2022, «fanno presumere un’inversione di tendenza nei mesi successivi, osservandosi a luglio una variazione negativa in volume».

Quel che pare evidente dalla lettura del Rapporto economico 2022 è che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg sia una denominazione in una fase delicatissima, specie sul fronte del riassetto dei mercati. L’evoluzione dei prezzi dell’uva (incremento medio del 35% rispetto al 2021, da un minimo di 1,80 euro a un massimo di 5,50 per il Catizze), insieme alla stabilità dei prezzi del vino base e ad un aumento dei prezzi sul mercato finale (sotto il 10%), contribuirà a determinare «importanti fenomeni di riallocazione del valore distribuito tra i diversi segmenti della filiera».

La Denominazione appare dunque robusta nel collegamento con il mercato, ma nell’immediato futuro l’impegno dovrà essere concentrato nell’accelerare i processi di creazione di valore lavorando da un lato per contenere i costi e, dall’altro, per migliorare il posizionamento del prodotto sul mercato».

VALORE E SOSTENIBILITÀ: LE CARTE DEL CONSORZIO

Del resto, come avvertiva il prof Pomarici lo scorso anno, in occasione della presentazione del Rapporto economico 2021 della Docg, «non si potrà andare molto oltre ai 106 milioni di bottiglie, perché questo è il limite fisico della produzione del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg. Un vincolo con il quale si deve fare i conti. La crescita della denominazione, dunque, dovrà essere essenzialmente in valore».

«L’analisi del 2022 – afferma la presidente del Consorzio Elvira Bortolomiol testimonia come una comunità di produttori, da sessant’anni impegnata a valorizzare un prodotto di grande finezza e capace di esprimere una varietà di espressioni sensoriali, abbia saputo riorganizzare le proprie attività adeguandole alla “nuova normalità” che si è affermata proprio nel 2021. Crescita del “valore” e “sostenibilità”, sono le due parole chiave per affrontare il futuro».

«Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg – aggiunge Diego Tomasi, direttore del Consorzio – è un prodotto maturo che può vantare ed esprimere sul mercato il suo valore grazie all’unicità del suo terroir. Oltre all’autenticità del vitigno, il nostro territorio inizia a esprimere fortemente il proprio potenziale di attrattività turistica. Infatti, nei primi sette mesi del 2022 gli arrivi e le presenze di visitatori nel Conegliano Valdobbiadene si sono attestati in crescita rispettivamente del +61,8% e del +31% in confronto allo stesso periodo del 2021».

IL RUOLO DELLA DIGITALIZZAZIONE

Il 2022 del Conegliano Valdobbiadene appare dunque come «una stagione certamente complicata, che forse vedrà modesti arretramenti rispetto al 2021», come recita lo stesso report annuale. Eppure, nel corso dell’anno, la Denominazione «ha mantenuto una posizione di mercato che, a fine anno, risulterà di maggiore entità rispetto al 2019». Nei primi 10 mesi dell’anno, il livello delle certificazioni risulta essere superiore del 14% rispetto al 2019, anno precedente la pandemia.

«Questo risultato – commenta il prof Eugenio Pomarici – è certamente il frutto di un grande sforzo che la Denominazione ha continuato a fare anche nel 2021 per mantenere e rinnovare le relazioni con il mercato. Ciò è avvenuto attraverso attività di ricerca di nuovi canali di vendita e innovazioni nelle attività di comunicazione e promozione. Le esperienze maturate nel 2021 hanno peraltro indotto molte delle aziende della Denominazione a incrementare nel 2022 la digitalizzazione, lungo i percorsi avviati o accelerati durante la pandemia, con effetti positivi nel campo della comunicazione e dell’organizzazione aziendale.

«Quanto è avvenuto nel 2021 – conclude Pomarici nel Rapporto economico 2022 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg – ha fatto però anche emergere in molte situazioni i limiti delle risorse digitali aziendali. Questo ha portato più di un terzo delle imprese a programmare per il 2022 il potenziamento generale delle dotazioni hardware e software. E anche un maggiore ricorso alla digitalizzazione per la gestione della gestione della cantina, delle relazioni con i clienti (CRM) e la gestione dei flussi fattori/ prodotti».

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Approfondimenti

Via “pavese” dall’Oltrepò Docg Metodo Classico: raccolta manuale e Riserva 48 mesi sui lieviti


Regole di produzione più restrittive e un nuovo nome: Oltrepò Docg Metodo Classico, senza “pavese“. Se da un lato l’Assemblea dei soci del Consorzio Tutela Vini Oltrepò pavese semplifica la comunicazione delle proprie “bollicine”, dall’altro introduce importanti novità verso il riconoscimento qualitativo internazionale. In particolare, la raccolta delle uve atte alla spumantizzazione (Pinot Nero e Chardonnay, ma anche Pinot Grigio e Pinot Bianco) dovrà essere manuale e in cassetta. Introdotta poi la tipologia “Riserva“, con almeno 48 mesi di permanenza sui lieviti.

Le modifiche al disciplinare della Denominazione di origine controllata e garantita sono state votate a maggioranza dai soci riunitisi martedì 6 dicembre 2022, presso la sala Gallini di Riccagioia a Torrazza Coste (PV).

IL COMMENTO DI VERONESE E FUGAZZA

«Il territorio – spiega Carlo Veronese, direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese – ha approvato modifiche importanti per il futuro della denominazione al vertice della piramide qualitativa dell’Oltrepò, in un’assemblea caratterizzata da un clima sereno e costruttivo. Inizieremo subito a lavorare per dare attuazione alle richieste dei soci e poter inviare, nel più breve tempo possibile, alla Regione Lombardia la documentazione necessaria all’approvazione di Regione Lombardia, Masaf e Commissione Europea».

Soddisfazione anche da parte della presidente del Consorzio, Gilda Fugazza, che tocca anche altri argomenti: «Questo lavoro molto tecnico – ha dichiarato – è frutto di un percorso che parte da lontano, dai Tavoli dedicati alle Denominazioni e non è di fatto ancora finito. Da presidente mi auguro che in futuro la burocrazia che condiziona le “buone” pratiche del mondo della viticoltura e non solo si snellisca. E, soprattutto, sia più connessa alle esigenze dell’attualità, condizionata pesantemente da variabili che ci impongono la vera resilienza e capacità di affrontare gli imprevisti».

La recente modifica al disciplinare di produzione dei vini a Denominazione di origine controllata e garantita “Oltrepò pavese” Metodo classico – Doc dal 1970 e Docg dal 2007 – arriva a distanza di quasi 10 anni dall’ultimo ritocco, approvato dal Mipaaf tramite il D.M. 7/03/2014.

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Vini al supermercato

Barolo Docg 2018 “CaDorá”, Ca.Vi.M. Ovada (Morando) per Penny

(3,5 / 5) Il Barolo Docg 2018 “CaDorá”, prodotto e imbottigliato da Ca.Vi.M. Ovada (Cantina Viticoltori Morando) per il discounter Penny Market è reperibile in promozione a un prezzo distante dalla media di gran parte dei vini della Denominazione di origine controllata e garantita piemontese. In promozione può costare 10,99 euro. Ma a scaffale, l’etichetta è stata rinvenuta anche a 9,99 euro, 11,99 euro e 13,99 euro.

Nel calice, il Barolo Docg 2018 “CaDorá” di Morando per Penny Market si presenta del tipico colore granato del Nebbiolo, uva con cui è possibile produrre il re dei vini del Piemonte. Al naso la componente floreale, tra la violetta e la rosa, è intensa. Tutt’attorno un corredo di spezie, dalla cannella alla curcuma, passando per la vaniglia e la noce moscata.

Non manca il frutto, che richiama la ciliegia sotto spirito e i piccoli frutti rossi di bosco. L’ossigenazione lascia spazio anche alla liquirizia. L’ingresso di bocca del Barolo Docg 2018 “CaDorá” è piuttosto austero, su una vena alcolico-glicerica su cui lavora piuttosto bene il tannino, almeno in una fase iniziale. Il centro del sorso, caratterizzato da un’acidità viva, lascia spazio a un’espressione piuttosto apprezzabile del frutto, con ritorni di ciliegia appena matura e ribes.

GLI ABBINAMENTI E IL TAPPO SCELTO DA MORANDO PER IL BAROLO CADORÁ

In chiusura il tannino si rivela però asciutto e la leggera venatura salina sbilancia leggermente il quadro sulle durezze. L’abbinamento consigliato è con le portate che comunemente accompagnano il Barolo. Ovvero piatti di carne, in particolare di cacciagione, ma anche primi e secondi con funghi o “spolverate” di tartufo. Bene anche l’abbinamento con i formaggi stagionati.

In termini di potenziale di affinamento, la scelta di Morando per il Barolo “CaDorá”  prodotto per Penny Market è ricaduta su un tappo Nomacorc Select Green 300 – Vinventions. Si tratta di una soluzione consigliata dalla casa madre per i vini da lungo affinamento, ottenuta da materie prime sostenibili e rinnovabili derivate dalla canna da zucchero (tecnologia PlantCorc™).

Un tappo “sostenibile”, riciclabile e dal design simile al classico tappo di sughero, con venature che riproducono la superficie “originale” della quercia da sughero. Il Select Green 300 è particolarmente apprezzato dai produttori italiani per i vini bianchi che debbano mantenere il loro carattere fresco e “croccante”. Ma è utilizzato, come nel caso del Barolo “CaDorá” di Morando, anche per i vini rossi.

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degustati da noi news news ed eventi vini#02

Tenuta Cerulli Spinozzi è Miglior Cantina Sud Italia 2023 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani

Tenuta Cerulli Spinozzi è Miglior Cantina Sud Italia 2023 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani di winemag.it. La cantina di Canzano (Teramo) interpreta le punte di eccellenza del Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg. Così come l’Abruzzo del Cerasuolo e dei bianchi Pecorino e Passerina dei Colli Aprutini.

Nel contesto di una regione “difficile”, costellata da produzioni di massa poco rappresentative del reale valore dell’Abruzzo del vino, Tenuta Cerulli Spinozzi costituisce un faro in termini di qualità e produzione di vini di grande carattere, specchio fedele delle splendide colline del teramano.

Al timone della Miglior Cantina Sud Italia 2023 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani di winemag.it c’è Enrico Cerulli Irelli, presidente del Consorzio di Tutela Vini Colline Teramane. Un ente che, grazie alle proprie scelte coraggiose e lungimiranti, sta tentando di alzare l’asticella della reputazione e del prezzo medio del vino abruzzese, in Italia come all’estero. Con buoni risultati.

Tra i vini che hanno consentito alla cantina di Canzano di aggiudicarsi il riconoscimento, spicca il Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg 2017. Un vero e proprio pezzo di eleganza, che invita alla scoperta della denominazione.

LA STORIA DI TENUTA CERULLI SPINOZZI, MIGLIOR CANTINA SUD ITALIA 2023 WINEMAG.IT

L’azienda agricola Cerulli Spinozzi affonda le radici nella metà del Novecento. Nasce ufficialmente dalla fusione delle proprietà della famiglia feudale Spinozzi e dei mercanti Cerulli Irelli. L’attuale cantina è stata realizzata nel 2003 dai fratelli Vincenzo (padre di Enrico) e Francesco Cerulli Irelli.

Chiara l’impronta data da Enrico Cerulli Irelli (nella foto, sopra) all’azienda: «Valorizzare la tenuta storica con il reimpianto di vigneti orientati alla produzione di grande pregio e la manutenzione di alcune vigne di oltre trent’anni e dalle rese basse, ma qualitativamente ottimali» Insomma, «un’impostazione moderna ma in continuità con la tradizione».

Tenuta Cerulli Spinozzi lavora 35 ettari nel comune di Canzano e 18 in quello di Mosciano, con una produzione annua che si aggira attorno alle 100 mila bottiglie. Massiccio il lavoro sulle rese e sulla qualità compiuto negli ultimi 15 anni, grazie a un programma teso ad aumentare la densità d’impianto per ettaro, passando da mille a 4 mila piante. Accanto alla tradizionale forma di allevamento “a tendone”, ecco dunque i filari.

I terreni, di origine alluvionale, un tempo erano coperti dalle acque del fiume Vomano. La maturazione ottimale del Montepulciano, varietà tardiva, è favorita dall’esposizione a sud/sud-est. È il vitigno predominante tra i vigneti di Tenuta Cerulli Spinozzi, seguito da Trebbiano, Pecorino, Sangiovese e Chardonnay. La conduzione agronomica segue i dettami dell’agricoltura biologica.


Tenuta Cerulli Spinozzi

Ss150, Km 17.600
64020 Canzano (TE)

Tel: 0861 57193
Email: info@cerullispinozzi.it

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Alta Langa Docg, alta qualità: iniziata la vendemmia 2022

Ha preso il via il 10 agosto la raccolta delle uve Pinot nero per i vini Alta Langa Docg. I primi grappoli della vendemmia 2022 , che si preannuncia di ottima qualità, sono stati vendemmiati nelle vigne di Canelli, Castel Boglione, Castel Rocchero, San Marzano Oliveto e Santo Stefano Belbo, tra Astigiano e Cuneese.

La raccolta delle uve Chardonnay, nella norma dell’Alta Langa, si vendemmiano solitamente 7/10 giorni dopo il Pinot nero. Con le operazioni che si concluderanno entro la fine del mese di agosto.

«L’anticipo dei tempi rispetto alla norma è collegato al periodo della fioritura della vite, avvenuto quest’anno intorno al 15/20 maggio: solitamente avviene tra gli ultimi giorni di maggio e l’inizio giugno», spiega il vicepresidente del Consorzio Alta Langa, Giovanni Carlo Bussi.

Le alte temperature del mese di maggio hanno accorciato notevolmente le differenze tra le quote più basse e quelle più alte, che in annate normali possono differenziarsi anche di 25/30 giorni.

La qualità delle uve può definirsi ottima: non vi sono stati danni causati dalle classiche patologie della vite, grazie alla scarsità di precipitazioni. La siccità potrebbe ridurre i quantitativi di produzione, ma la vendemmia anticipata, seguita con cura dai tecnici delle aziende, garantirà la perfetta qualità”.

VENDEMMIA 2022 IN ALTA LANGA: VALLE BELBO E BORMIDA LE ULTIME

Nelle vigne più alte e fresche, tra Valle Belbo e Valle Bormida, le maturazioni sono più lente e le temperature massime sono leggermente inferiori: seppure in anticipo di una decina di giorni rispetto al 2021, le maturazioni stanno avvenendo in maniera regolare.

«La nostra  compagine – sottolinea Mariacristina Castelletta, presidente del Consorzio Alta Langa – sta vivendo un momento molto positivo. Assistiamo a un solido aumento della produzione a cui si accompagna l’incremento degli associati al Consorzio, che a oggi sono 134.

«C’è entusiasmo – continua Castelletta – e la volontà è quella di continuare a perseguire la strada dell’alta qualità, a partire proprio dalla vendemmia che adesso si trova nel pieno del suo svolgimento. Ci sono i presupposti per un’ottima annata, che ritroveremo nei calici tra non meno di tre anni. A tutti i produttori di Alta Langa auguro un buon raccolto».

Prima dell’Alta Langa 2022, migliori assaggi: il Metodo classico piemontese è al giro di boa

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Universo Prosecco: protocollo d’intesa tra Asolo, Conegliano Valdobbiadene e Doc

I presidenti dei tre Consorzi di Tutela dell’Universo Prosecco hanno ufficializzato oggi l’apertura di un «tavolo di confronto che ha come immediato obiettivo la stesura di una carta di valori comuni». Una sorta di protocollo che definisca «percorsi e azioni condivise». E che dia seguito «al rapporto di cooperazione già felicemente avviato con l’esperienza di Sistema Prosecco».

Nove le parole chiave che definiscono gli intenti dell’accordo: Territori, Comunità, Identità, Rispetto, Etica, Integrazione, Futuro, Ricerca e Italianità. «Una base di partenza importante per un progetto importante – hanno spiegato i tre presidenti – che ribadisce la precisa volontà delle nostre tre realtà di portare avanti un discorso comune che abbia, come obiettivo finale, sempre quello di promuovere e divulgare la cultura del Prosecco in Italia e nel mondo».

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Attilio Scienza a produttori Etna Doc: «Mga e Uga Contrade? Non siamo in Borgogna»


«Vi sembra razionale produrre tanti vini come la Borgogna, che ha 450 denominazioni ma ha anche dietro una storia di qualche centinaio di anni? Io non dico ai produttori di annullare le differenze tra le Contrade dell’Etna, ma di cercare di razionalizzarle. Vi dovete mettere di fronte al mondo». È arrivato forte e chiaro, a Contrade dell’Etna 2022, il messaggio del professor Attilio Scienza ai produttori dell’Etna Doc.

In occasione del convegno di apertura dell’annuale kermesse etnea, in corso sino al 4 aprile al Picciolo Etna Golf Resort di Castiglione di Sicilia (CT), il presidente del Comitato nazionale vini ha espresso la sua opinione su un passaggio cruciale dell’iter verso l’Etna Docg: la zonazione delle 132 Contrade del vulcano siciliano e l’ipotesi che queste diventino Mga e Uga.

«Al giorno d’oggi – ha sottolineato il prof Attilio Scienza, rivolgendosi ai produttori etnei presenti in sala – è molto più semplice chiedere una Docg rispetto al passato. Giustamente anche voi tenderete a promuovere il riconoscimento di Uga (Unità geografiche aggiuntive) e Mga (Menzioni geografiche aggiuntive). Lo ha fatto Soave, lo sta facendo l’Alto Adige. Lo ha fatto Barolo e il Vino Nobile di Montepulciano (con la menzione “Pieve”, ndr)».

Il ragionamento che farà il Comitato nazionale vini nei prossimi anni è molto preciso. A questa crescente domanda di Uga ed Mga dei territori si risponderà in un certo modo. Altrimenti si farà la fine di tutti quelli che chiedono la Docg e vedranno respinta la domanda nei prossimi anni.

All’interno del Comitato nazionale vini stiamo infatti modificando i requisiti necessari per chiedere la Denominazione di Origine controllata e garantita, che adesso sono molto banali. Basta dimostrare che il vino abbia una certa “notorietà”: ma cosa vuol dire notorietà?!».

L’ITER DI RICHIESTA DI MGA E UGA

Per la richiesta di Uga o Mga, ha anticipato il prof Attilio al Convegno d’apertura di Contrade dell’Etna 2022, «si dovrà dimostrare scientificamente una differenza oggettiva. Nello specifico, ogni contrada dovrà essere diversa dall’altra. L’ideale sarebbe invece mettere assieme quelle con caratteristiche simili. Riuscirete a fare questo?».

La proposta di Attilio Scienza è di fondare l’individuazione delle future Uga / Mga «su una base geopedologica che interessa i versanti dell’Etna». Secondo i dati presentati dal presidente del Comitato nazionale Vini, le future “menzioni” o “unità” potrebbero così ridursi a 6.

«Le contrade – ha evidenziato il prof Scienza – sono all’interno di 6 modelli geopedologici. Potremmo utilizzare questa “carta” per cominciare a dare loro un certo ordine, sulla base di una realtà dimostrabile. Ho centinaia di dati che caratterizzano queste 6 macrozone. Questa è la mia idea di lavoro per il futuro».

LA RISPOSTA DEL CONSORZIO: «IMPORTANTE SPUNTO DI RIFLESSIONE»


«Quanto detto dal prof Attilio Scienza – commenta a winemag.it il presidente del Consorzio vini Doc Etna, Francesco Cambria – è un importante spunto di riflessione. Ne parlavo anche con altri amici e produttori, in precedenza: va dato un substrato di scientificità agli argomenti e agli investimenti che facciamo sul territorio».

Pensare di ridurre il numero di contrade inserite con la modifica del disciplinare del 2011 è però un azzardo. Molto più credibile, invece, individuare quattro, cinque o sei macroaree, all’interno delle quali possano confluire le varie contrade, sulla base delle medesime caratteristiche di esposizione, suoli e territorio».

«Non bisogna dimenticare – aggiunge Cambria – che l’Etna è un territorio dove ci sono tantissime piccole realtà. Contiamo 385 produttori di uva, di cui il 43% si avvale di superfici di vigneti tra uno e due ettari».

«Pensare di eliminare una contrada che fa parte della storia di un piccolo produttore potrebbe non essere la scelta giusta. Lo è, invece, l’idea di raggrupparle su basi e fondamenti scientifici. Sì all’indicazione “Nord Est” o “Nord”, per esempio – conclude il presidente del Consorzio Doc Etna – mantenendo però anche in etichetta il nome della rispettiva contrada».

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Morellino di Scansano: 9,2 milioni di bottiglie nel 2021, ma la domanda supera l’offerta

La domanda di Morellino di Scansano Docg supera l’offerta con una produzione di 9,2 milioni di bottiglie, circa il 7% in più rispetto al 2019. Sono alcuni dati che fotografano l’attuale situazione della nota denominazione toscana.

L’indagine, condotta da LT Wine & Food Advisory per il Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano, ha preso in esame alcuni dei principali indicatori che evidenziano una denominazione molto dinamica, che continua costantemente a migliorare il posizionamento dei suoi vini in tutti i canali di distribuzione nei quali è presente.

Il Morellino di Scasano Docg – commenta Alessio Durazzi, direttore del Consorzio Tutela Morellino di Scansano – evidenzia da alcuni anni un trend di crescita grazie alla strategia messa a punto dal Consorzio per consolidare il valore e la qualità della denominazione. Sono in costante aumento le vendite, con indicatori molto positivi per la nostra base produttiva».

I 9,2 milioni di bottiglie prodotti hanno un valore alla produzione di circa 51 milioni di euro, distribuite per l’80% in Italia e per la restante quota principalmente in paesi come Stati Uniti d’America, Germania, Belgio e Svizzera.

I CANALI DEL MORELLINO DI SCANSANO DOCG

Nei canali di distribuzione moderna il Morellino di Scansano emerge non solo per crescita dei volumi, +5,3%, ma anche a valore, +6,7% grazie ad un incremento del prezzo medio dell’1,2%. Notizie positive arrivano anche dal canale Horeca, all’interno del quale spicca l’ottimo posizionamento, sia in Italia che all’estero, con una presenza sempre maggiore nelle carte dei vini dei ristoranti.

Ottimo, infine, è anche l’andamento del vino sfuso, con il prezzo per ettolitro del Morellino di Scansano Docg in continua ascesa a partire dal 2019. A gennaio 2022 si è registrato un aumento del 47% con un valore di 330 euro per ettolitro.

Il valore dello sfuso – commentava a winemag.it Alessio Durazzi durante Wine Paris 2022 – è un indicatore molto importante. Siamo passati dai 170, 180 euro all’ettolitro del 2016 a cifre di scambio che variano dai 300 ai 350 euro ad ettolitro. Abbiamo superato Denominazioni importanti.

Il Consorzio sta gestendo la Denominazione, tutelando il territorio in termini di valore. La richiesta cresce, ma non dobbiamo lasciarci ingolosire da questa crescita. Il nostro lavoro è proprio questo: gestire la Docg».

«Non possiamo che essere soddisfatti dei risultati emersi da questa indagine – aggiunge Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio Tutela Vini Morellino di Scansano. La costante crescita di interesse verso i vini del nostro distretto produttivo è evidente.».

«Dobbiamo continuare lungo questo percorso – conclude il massimo rappresentante del Consorzio della Docg toscana – che consolida il posizionamento dei vini della nostra denominazione, attraverso lo sviluppo di un’identità sempre più legata al territorio, alla sua storia ed alla consapevolezza di essere sempre più una delle denominazioni di riferimento in Toscana».

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Vini al supermercato

Offida Docg Pecorino 2020, Moncaro

(3,5 / 5)

L’Offida Docg Pecorino 2020 di Moncaro è un vino presente in diverse insegne di supermercati. Nel calice si presenta di un giallo paglierino luminoso, con riflessi verdolini.
Al naso è piuttosto elegante e tipico. Spazia dalla frutta a polpa bianca alle erbe tipiche della macchia mediterranea.
Al palato conferma le buone impressioni: buona freschezza, abbinata a una gentile morbidezza, sui ritorni fruttati. Persistenza sufficiente.
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degustati da noi news news ed eventi vini#02

Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg: i migliori all’Anteprima 2022

A quasi 20 anni dal riconoscimento della Docg, i produttori del Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo tirano le somme all’Anteprima 2022. Una preview, quella andata in scena mercoledì 2 marzo a Teramo, utile a sondare lo stato dell’arte di una denominazione che vuole farsi largo nel campo minato del Montepulciano d’Abruzzo. Uno dei vini italiani più amati dal grande pubblico, italiano ed internazionale.

Gli appena 172 ettari della Docg teramana e la produzione annua che si aggira attorno alle 450 mila bottiglie sono la fotografia esaustiva di una “nicchia” che intende distinguersi nel panorama vinicolo abruzzese, soprattutto in termini di posizionamento prezzo e valorizzazione del parco vigneti.

Non a caso, la parola più utilizzata nel discorso introduttivo rivolto alla stampa dal presidente del Consorzio, Enrico Cerulli Irelli (nella foto, sotto) è stata «identità». Un tema che tiene unite le 39 cantine associate all’ente di Roseto degli Abruzzi, nato nel 2003 e diventato sin da subito – nonostante le risicate dimensioni, in termini di rappresentanza – la casa del dibattitto più costruttivo sul futuro del Montepulciano.

LO STATO DELL’ARTE DELLA DENOMINAZIONE, NEL CALICE

Ventuno i Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg in degustazione durante l’Anteprima 2022 (2020, 2019, 2018 e 2015), accanto a diciotto vini Riserva delle annate 2017, 2016, 2015, 2013 e 2011. Al netto dello stile dei singoli produttori, meglio i primi dei secondi.

La Riserva, come in molte altre denominazioni del vino italiano, sembra pagare lo scotto di un’interpretazione anacronistica del concetto stesso di “vino riserva”. Ecco dunque sovraestrazioni, grassezze e un utilizzo strabordante dei legni, a coprire primari e varietale. E a stordire, in definitiva, quel cavallo di razza che il Montepulciano d’Abruzzo sa essere, in svariate interpretazioni regionali.

La polvere sulle spalle di molti vini Riserva viene spazzata via dalla goduriosità e freschezza di diversi Colline Teramane Docg. I 21 vini “base” in degustazione, spaziando dalla fascia litorale adriatica a quella collinare-montana del Gran Sasso, mostrano tutta la variabilità e proattività di un territorio tutto sommato ristretto, che non rinuncia comunque a interpretazioni “sottozonali” del Montepulciano.

IN ARRIVO LA TIPOLOGIA SUPERIORE

Tra il Colline Teramane Docg “Giovane” (affinamento minimo di un anno e immissione in commercio dal 1° novembre dell’anno successivo alla vendemmia) e il Colline Teramane Docg “Riserva” (almeno 3 anni di invecchiamento, di cui almeno uno in legno) sarà presto introdotta una nuova tipologia.

Si tratta del “Superiore“, che si collocherà a metà della piramide qualitativa. Il tutto, nel contesto di un Abruzzo del vino che sta vivendo un momento di grande dinamicità.

Oltre alle elezioni ormai prossime in casa del Consorzio vini regionale (quasi scontata l’elezione di un rappresentante di Cantina Tollo, il nome più caldo è quello del presidente Tonino Verna) è da poco nata una delegazione Fivi locale, che raggruppa 20 vignaioli indipendenti abruzzesi e due molisani.

ANTEPRIMA COLLINE TERAMANE MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOCG: LA DEGUSTAZIONE

  • Colline Teramane Docg 2020 Versosera, Velenosi (Ascoli Piceno)
    Colore molto carico, visibilmente giovane. Gran bel frutto polposo. Bella energia, naso vibrante e vivo. Ossigenazione porta tinte agrumate e accentua la parte floreale. Molto bello questo naso, armonico e teso. Il palato conferma le impressioni: vino vivo, fresco, vibrante. Manca un po’ di peso specifico in centro bocca, ma ne giova la bevibilità. Chiude su agrumi e spezie, sempre in maniera armonica. 86/100
  • Colline Teramane Docg 2020, Tenuta Terraviva (Tortoreto)
    Colore meno intenso del precedente, buona trasparenza e luminosità. Naso profondo ma delicato, floreale. Frutto croccante appena maturo. Tannino un po’ aggressivo, su una polpa che si fa desiderare. 82/100
  • Colline Teramane Docg 2020 Le Murate, Nicodemi (Notaresco)
    Colore rosso rubino mediamente intenso. Bel naso pieno, giustamente grasso, polposo, maturità del frutto che sfiora la confettura, ma non la centra. Belle note floreali, rintocchi freschi mentolati e speziati. In bocca tutto su eleganza e tensione: agrume sulla frutta di bosco a polpa rosso, tannino che si integrerà, già molto elegante. 85/100
  • Colline Teramane Docg 2020, Emidio Pepe (Torano Nuovo)
    Campione di vasca. Rosso profondo, unghia violacea. Delude la new entry di casa Pepe. Dopo un naso promettente, tutto su fiori e frutto, ecco un centro bocca un po’ vuoto. Manca, ancor più, l’allungo in chiusura. 82/100
  • Colline Teramane Docg 2020 Yang 2020 (Roseto degli Abruzzi)
    Ecco uno di quei Montepulciano di stile, capaci di identificare mano e intenzioni del produttore, nonché la sua idea della varietà. Si parte da un colore scarico che si nota nella batteria, di bella luminosità. Pregevole anche il naso che abbina fiore, frutto e spezie, in maniera molto elegante, raffinata. Un Montepulciano di razza, eppure, che scalpita in termini di tipicità. Anche in bocca si conferma tale: giovanissimo, buona prospettiva media di affinamento. 87/100
  • Colline Teramane Docg 2019, Fantini (Roseto degli Abruzzi)
    Colore carico, impenetrabile. Legno in grande evidenza al naso, copre un po’ il frutto. C’è però un’apprezzabile componente balsamica, di mentuccia. Si conferma profondo e balsamico anche al palato. Vino che piacerà certamente al mercato orientale e americano. 84/100
  • Colline Teramane Docg 2019 Fonte Raviliano, De Angelis Corvi (Controguerra)
    Altra prova di vasca, ma questa convince, eccome. Colore carico. Bella mora di rovo in un naso che si apre piano. Spezia molto elegante, macchia mediterranea. Frutto che si conferma polposo al palato, su una trama tannica fitta e di prospettiva assoluta. Montepulciano di razza. Vino che sarà molto importante. 89/100
  • Colline Teramane Docg 2019 Colle Sale, Barone di Valforte (Silvi)
    Campione di botte. Colore mediamente penetrabile. Bel frutto al naso, così come in ingresso di bocca. Ecco la mora di rovo, sulla ciliegia e il frutto di bosco iniziale. Bella componente di macchia mediterranea e spezia. Un Montepulciano confortante, nella sua assoluta piacevolezza e tipicità. 86/100
  • Colline Teramane Docg 2019 Versosera, Velenosi (Ascoli Piceno)
    Colore molto carico. Tra i vini più pronti e stilisticamente “ricchi” dell’intera anteprima. Bella profondità di liquirizia sul frutto, tannino elegante, prospettiva. Vino che abbina il carattere del Montepulciano e strizza l’occhio, pur senza perdere tipicità, al mercato. Altissimo gradiente di gastronomicità. 87/100
  • Colline Teramane Docg 2019 Orsus, Fosso Corno (Torano Nuovo)
    Colore scarico rispetto a molti altri in degustazione. Eppure, al palato, gran carattere e profondità. Tannino in fase di integrazione, pur elegante. Convince per la precisione del frutto, per quella ciliegia, quel lampone e quei fiori di rosa (oltre alla viola) che pare di avere (e vedere) nel calice. Che si tratti di un Montepulciano di razza, senza compromessi, lo chiarisce poi quel tratto vagamente ematico che caratterizza le belle espressioni pure del vitigno. Al palato, poi, finisce per tingersi anche di sapido. Complessità, prospettiva, eleganza, armonia. Stile da vendere. 88/100
  • Colline Teramane Docg 2019 Gruè, Cerulli Spinozzi (Canzano)
    Colore mediamente carico. Bel naso ricco, materico, profondo, floreale e fruttato. In bocca tannino un po’ invadente, non sostenuto al meglio dalla polpa, pur presente. Vino da apprezzare oggi (meglio) o nel medio periodo. 85/100
  • Colline Teramane Docg 2019 Antares, San Lorenzo (Castilenti)
    Primo naso sul legno, mou e vaniglia, balsamico, poi esce un bell’agrume rosso. Vino pronto, reso complesso e stratificato più dai terziari che dai primari. Buona interpretazione per alcuni mercati esteri e per gli amanti dei vini pieni, grassi. 85/100
  • Colline Teramane Docg 2019 MKP, Monti (Controguerra)
    Pecca in termini di pulizia, al naso quanto al palato, esibendo note selvatiche comunque tipiche di alcune interpretazioni del Montepulciano. Vino che, comunque, ha razza e potenziale. 85/100
  • Colline Teramane Docg 2019 La Regia Specula, Contucci Ponno (Roseto degli Abruzzi)
    Gran bel naso, ricco e ampio, largo e profondo, tra i più apprezzabili della giornata. Frutto pieno, spezia, liquirizia. Anche in bocca si conferma vino assolutamente interessante e di precisione millimetrica. La chiusura morbida regola a dovere i tannini poderosi, regalando potenzialità e piacevolezza generale. Interpretazione di stile del Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane. 87/100
  • Colline Teramane Docg 2018 Vizzaro, Barone Cornacchia (Torano Nuovo)
    Prova di botte. Unghia violacea, sul rosso purpureo. Naso piuttosto stratificato, tra frutto, fiore e macchia mediterranea. Tocco balsamico. Buon uso dei legni, in termini di integrazione e “dosaggio”. Tannino che schiaccia un po’ la polpa. 85/100
  • Colline Teramane Docg 2018 Colle Sale, Barone di Valforte (Silvi)
    Colore mediamente carico. Tanta spezia e macchia mediterranea (rosmarino, alloro) al naso. Eleganza da vendere, frutto preciso, succoso. Pregevole anche la bocca, altrettanto elegante e precisa. Spazia dalla ciliegia allo stecco di liquirizia, con ritorni della macchia già avvertita al naso. Freschezza equilibrata e quel tocco (pare) di residuo zuccherino che assicura bevibilità, senza stancare mai. Vino godurioso oggi e, al contempo, di buona prospettiva. 88/100
  • Colline Teramane Docg 2018 Cortalto, Cerulli Spinozzi (Canzano)
    Colore mediamente intenso. Naso profondo, su spezia scura e macchia mediterranea. Ci rimette un po’ la componente fruttata, in disparte. Poi, si apre bene e tutto appare armonico, compreso l’utilizzo del legno. Bel palato elegante, che non rinuncia tuttavia a rivelare i lati più rustici e scalpitanti del Montepulciano d’Abruzzo. Bella chiusura, larga e asciutta, sul frutto e su ritorni di liquirizia. Bel vino stratificato e complesso, che potrà dare ancora soddisfazioni negli anni. 89/100
  • Colline Teramane Docg 2017 Re, Lepore (Controguerra)
    Colore mediamente carico. Gran abbondanza di note terziarie al naso. Si fa apprezzare meglio al palato, rivelandosi un vino gastronomico, pieno, ricco. Un vino di chiaro taglio internazionale, che tuttavia tiene alta la bandiera della tipicità del Montepulciano d’Abruzzo della Colline Teramane. 87/100
  • Colline Teramane Docg 2016 Voluptas, Monti (Controguerra)
    Media concentrazione nel colore. Timido all’inizio, esce con l’ossigenazione rivelando buona profondità ed eleganza. Convince la nota di liquirizia e quella mediterranea. Palato giocato sull’eleganza e su una beva di buona raffinatezza. Consumare oggi, o a medio termine. 86/100
  • Colline Teramane Docg 2015 Prima Madre, La Quercia (Morro D’Oro)
    Colore granato e naso da vino maturo. Si connota per note di cuoio, l’ematico e la profondità dei terziari. La ciliegia diventa rabarbaro, il fiore è viola secca e potpourri. Bocca altrettanto matura, dai rintocchi mielati, ematici e di terra di bosco bagnata. La chiusura di sipario è sul tamarindo. Vino arrivato all’apice della sua evoluzione, pur senza sfigurare. SV
  • Colline Teramane Docg 2015 Santa Maria dell’Arco (Giulianova)
    Colore vivo, anche nei riflessi dell’unghia. La bella profondità e ricchezza del colore si trasferisce al naso, prima, e al palato, poi. Ottima vitalità: tannino elegante, soffice, integrato, eppure di prospettiva. Tipicità da vendere per un Montepulciano di razza che scalpita d’eleganza e vita. Un’ottima prova, in termini di positivo affinamento. 91/100
ANTEPRIMA COLLINE TERAMANE MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOCG RISERVA: LA DEGUSTAZIONE

  • Colline Teramane Docg Riserva 2017 Castellum Vetus, Centorame (Atri)
    Rubino carico. Vino che ha bisogno di tempo per aprirsi nel calice e dare grandi soddisfazioni. Una Riserva sul frutto e sulla sapidità. Colpisce, in particolare, la precisione della concentrazione delle note fruttate, in dialogo contante con le durezze. Ne risulta un sorso teso, fresco, intrigante, di assoluta prospettiva. 91/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2017 Colletrà, Strappelli (Torano Nuovo)
    Il colore assume tinte impenetrabili. Dopo un’iniziale chiusura e timidezza, si apre su note di viola, esibendo anche un bel frutto pieno, rosso. Vino ricco di materia e piacevolezza, nel gioco tra lampone, fragola e ciliegia e un tannino piuttosto elegante. 89/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2017 Orsus, Fosso Corno (Torano Nuovo)
    Colore mediamente carico. Naso dominato dai terziari. In bocca salinità e frutto, ma sempre in un contesto di note da “legno” un po’ troppo prevaricanti. Etichetta che regala comunque una beva giocata sulla piacevolezza. 86/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2017, Contucci Ponno (Roseto degli Abruzzi)
    Colore impenetrabile a preannunciare un naso tra terziari e note selvatiche che distraggono frutto e polpa. Un vero peccato, perché sotto scalpita un Montepulciano d’Abruzzo vero, sapido, teso, balsamico. 82/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2017 Terra Bruna, Podere Colle San Massimo (Giulianova)
    Rubino carico. Vino giocato sull’eleganza. Tanto fiore, bel frutto preciso. Pregevole anche al palato: abbina rotondità polpose a un tannino scolpito e di prospettiva, pur soffice ed integrato. L’ossigenazione (consigliata) apre la finestra del calice alla macchia mediterranea e a note balsamiche piacevolissime. 90/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2016 Opi, Fantini (Roseto degli Abruzzi)
    Tanta (troppa) vaniglia, tostatura, caramella mou, al posto di ricchezza, complessità e stratificazione. Vino assolutamente piacevole, ma troppo poco territoriale. 85/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2016 Elevito, De Angelis Corvi (Controguerra)
    Colore pieno. Un tocco d’incontrollata ossidazione fa propendere per la richiesta di una seconda bottiglia. Cambia la musica, totalmente. Ecco uno dei migliori Montepulciano d’Abruzzo Riserva non dell’annata, ma dell’intera Anteprima 2022. Vino che si rivela molto fresco, sul frutto, profondo, balsamico e con un tocco di rabarbaro in chiusura che invita la beva. 92/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2016 Fonte Cupa, Montori (Controguerra)
    Vino che ha tutto ciò che ci si può (e ci si deve) aspettare da un Montepulciano d’Abruzzo Riserva di 6 anni. Da bere oggi, può dare soddisfazioni anche a tavola con abbinamenti importanti. 87/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2016 Luigi Lepore, Lepore (Controguerra)
    Naso pieno, stratificato, fumo di pipa, macchia mediterranea. Tocchi freschi di rabarbaro e liquirizia, sul frutto rosso. Bel palato pieno, ricco, complesso, altrettanto stratificato. Abbina meglio di molti altri campioni piacevolezza e tipicità. 87/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2016, Mazzarosa (Roseto degli Abruzzi)
    Naso selvatico e fruttato. Palato sulla medesima scia. Piacevolezza di beva conferita da un frutto pieno. Vino lineare, sintetico. 85/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2016 Polifemo, Tenuta Terraviva (Tortoreto)
    Colore poco carico rispetto ad altri campioni. Dopo una prima bottiglia che mostra segnali di rifermentazioni leggerissimi, restano i dubbi sulla pulizia di naso e olfatto. SV
  • Colline Teramane Docg Riserva 2016 Neromoro, Nicodemi (Notaresco)
    Fiore, frutto, tanto legno. Si perde un po’ la varietà. 84/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2016 Escol, San Lorenzo (Castilenti)
    Il frutto (preciso, pur concentrato) scalpita per farsi largo tra i terziari, sia al naso sia al palato. Ne risulta un nettare potente, largo, che pecca però in termini di stratificazione. Bevibilità però premiata. 85/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2015 Torre Migliori, Cerulli Spinozzi (Canzano)
    Tra i campioni più intriganti di tutta l’Anteprima 2022, per “età” e per il taglio stilistico che ricorda – se gli si concede la giusta “aria” nel calice – quella di alcuni grandi Cabernet Franc di statura internazionale, della Loira o dell’Ungheria meridionale (Villány). A note verdi dosate e a un curioso ricordo di curry, abbina frutto polposo e tannino integrato, ma di prospettiva. Vino da tenere in cantina o da godere oggi, col gusto abbinamento. 91/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2015 Pignotto, Monti (Controguerra)
    Altro vino che, con l’annata 2015, sfodera tinte verdi intriganti. In bocca si perde nel piacevolezza e larghezza del sorso. 84/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2015, Abbazia di Propezzano (Morro d’Oro)
    Naso maturo, come il colore granato. Tocco leggero di selvatico. Vino pieno, piuttosto complesso, gastronomico. Bere oggi. 85/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2013 Mastrobono, La Quercia (Morro d’Oro)
    Colore ancora giovane. Naso e bocca sul frutto, senza l’attesa stratificazione e con un utilizzo del legno piuttosto ingombrante. Piacevole, nel complesso. 85/100
  • Colline Teramane Docg Riserva 2011 Senior, Monti (Controguerra)
    Bel colore rubino. Naso che tende al verde e regala polpa e frutto con l’ossigenazione. Al palato un tannino molto presente, ben controbilanciato da alcol e frutto, in grado di reggerne il colpo. Vino giunto all’apice della fase evolutiva. 85/100
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Verso il Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini Docg: «Le Langhe come modello»

Prosegue spedito il viaggio verso il Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini Docg. L’associazione di produttori presieduta da Enrico Marramiero porta avanti la richiesta di riconoscimento della Denominazione di origine controllata e garantita per il Montepulciano d’Abruzzo prodotto nell’attuale sottozona Terre dei Vestini.

Un areale compreso tra la fascia collinare litoranea e la collina interna della provincia di Pescara, delimitata dal mare Adriatico ad est e a dal massiccio del Gran Sasso a nord-ovest.

IL PRIMO EVENTO DELL’ASSOCIAZIONE

Domenica 13 febbraio, i venti produttori locali organizzano negli spazi dell’Imago Museum di Pescara “Radici Vestine – Innesti di Cultura e Territorio“, primo evento ufficiale dell’Associazione Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini. Aprirà le danze, alle 10.30, il convegno “La Vocazione Vitivinicola del Territorio dei Vestini”.

Dopo i saluti istituzionali del presidente della Fondazione Pescarabruzzo Nicola Mattoscio, dell’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente e del Presidente del Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo Valentino Di Campli, interverranno l’agronomo Fabio Pietrangeli, il produttore Francesco Paolo Valentini e il presidente della Cantina Comunale di La Morra Matteo Ellena che porterà l’esempio delle Langhe.

Nel pomeriggio la degustazione di Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini e i vini di quindici cantine delle Langhe. Si tratta di Azienda Marramiero, Cantine Bosco Nestore, Lampato, Tre Gemme, Chiarieri, Contesa Vini, Poderi Costantini Antonio, Marchesi de’ Cordano, Tenuta de Melis, Tenuta del Priore e Torre Raone.

MONTEPULCIANO D’ABRUZZO MODELLO LANGHE

E ancora, per le Langhe: Domenico Clerico, Michele Mascarello, Alberto Burzi, Giovanni Corino, Alberto Ballarin, Giuseppe Ellena, Gianni e Matteo Ramello, Osvaldo Viberti, Flavio Saglietti, San Biagio, Il Chiosso, la Bioca, Christian Boffa e Aurelio Settimo. La degustazione si svolgerà su tre turni da un’ora e mezza, con ingressi previsti alle 16.00 alle 17.30 e alle 19.00.

«Con tutti i 20 amici produttori pescaresi – commenta il presidente Enrico Marramiero – vogliamo lanciare un forte messaggio di condivisione e, allo stesso tempo, di confronto, invitando i rappresentanti di un territorio come le Langhe che per noi rappresenta una vera e propria stella polare nel percorso di crescita non solo associativa, ma anche di tutto il territorio vestino. Una zona in cui affondano le radici della culturali e storiche d’Abruzzo».

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Asti spumante e Moscato D’Asti Docg: 102 milioni di bottiglie nel 2021

Un 2021 da ricordare quello dell’Asti Docg, che nonostante le difficoltà della situazione globale, chiude l’anno con numeri importanti che fanno ben sperare per il futuro. Oltre 102 milioni di bottiglie prodotte, con un incremento dell’11% rispetto al 2020.

La crescita a doppia a cifra ha riguardato sia le bollicine aromatiche piemontesi Moscato d’Asti (+ 10%) che l’Asti Spumante (+ 12%). «La chiusura dell’anno – commenta Lorenzo Barbero, presidente del Consorzio per la tutela dell’Asti Docg – è stata molto positiva per entrambe le tipologie della nostra Denominazione».

Questi numeri testimoniano la bontà del lavoro svolto insieme ai produttori del territorio e alle aziende consorziate e ci spronano a fare sempre meglio».

Tra le novità di questo inizio anno c’è anche l’approvazione in via definitiva da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, della richiesta di modifica del Disciplinare della Docg dei vini Asti, come proposta dai consorziati.

Tra le modifiche apportate, la più “visibile” è sicuramente quella che fa diventare il logo del Consorzio il marchio collettivo della Denominazione. L’immagine di San Secondo, Santo Patrono della città di Asti e figura centrale del marchio consortile, apparirà quindi anche sulle fascette Docg che, per legge, devono essere applicate sulle bottiglie di Asti Spumante e Moscato d’Asti.

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Vini al supermercato

Roero Arneis Docg 2020 Sette Cascine, Dfr Spa Batasiolo Vini

(3,5 / 5)

Il Roero Arneis Docg 2020 Sette Cascine è solo uno dei vini di Dfr SpaBatasiolo Vini presenti nell’assortimento di Esselunga. Vinialsuper assegna a questo vino bianco del Piemonte ottenuto da uve Arneis un punteggio di 3.5 cestelli della spesa, su 5 a disposizione.
Il vino si presenta di un giallo paglierino, con riflessi oro. Naso su erbe, fiori come camomilla, minerale. Ingresso di bocca quasi balsamico, su ricordi di mentuccia. Buon allungo, tocco sapido in chiusura dopo il fruttato del centro palato.
Prezzo: 6,10 euro
Acquistabile presso: Esselunga
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degustati da noi vini#02

Asolo Prosecco Superiore Docg Extra Brut 2020, Tenuta Amadio

Tenuta Amadio è ormai da considerare un punto di riferimento assoluto nella produzione del Prosecco Superiore Docg di Asolo. Lo dimostra la costanza qualitativa della gamma di vini di Simone Rech, che conta solo gemme. All’apice, l’Asolo Prosecco Superiore Docg Extra Brut 2020. Uno degli spumanti della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022 di WineMag.it.

TENUTA AMADIO: PUNTO DI RIFERIMENTO PER L’ASOLO PROSECCO

Giallo paglierino, riflessi verdolini. Al naso sfodera veli di lievito su un cesto d’agrumi, fiori e frutta tipica della Glera. Palato corrispondente, che si sviluppa come un bocciolo pronto a schiudersi, dalla tensione dell’agrume alla morbidezza della pera. Passando per una vena erbacea, simil-balsamica, mentolata.

L’Asolo Prosecco Superiore Docg Extra Brut 2020 chiude asciutto, sapido, su una complessità che rasenta quella d’un Metodo classico. Etichetta che nobilita le punte d’eccellenza assoluta del Prosecco Superiore asolano. Una denominazione che, non a caso, cresce e si afferma sui mercati, di anno in anno.

DOVE NASCE L’EXTRA BRUT DI SIMONE RECH

Glera in purezza per l’Asolo Prosecco Superiore Docg Extra Brut 2020 di Tenuta Amadio. Per l’esattezza, le uve crescono su vecchie viti, nei vigneti in località Castelli di Monfumo, in provincia di Treviso. L’altezza media è di 200 metri sul livello del mare.

La resa per ettaro è di 135 quintali, garantita anche da pendii collinari soleggiati e ben ventilati. Il terreno è di tipo marnoso-argilloso, con un substrato profondo, ricco di minerali e sostanza organica.

La vendemmia delle uve che danno vita all’Asolo Prosecco Superiore Docg Extra Brut 2020 di Tenuta Amadio viene compiuta a mano, nell’ultima decade di settembre. Dopo la pressatura soffice a temperatura controllata e in assenza di ossigeno, la massa fermenta e affina in acciaio per almeno 4 mesi. La spumantizzazione avviene in autoclave per circa 50 giorni, con sosta sui lieviti.

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degustati da noi vini#02

Amarone della Valpolicella Docg 2016, I Tamasotti

«L’abbraccio del relais e il calore della famiglia», recita il claim de I Tamasotti. Un abbraccio, caldo e stretto, sembra anche l’Amarone della Valpolicella Docg 2016 prodotto da questa giovane realtà (con le idee chiarissime) di Mezzane di sotto, in Valpolicella.

Giacomo Brusco e Sabrina Zantedeschi, uniti nella vita e nel lavoro, tornano nella Top 100 Migliori vini italiani di WineMag.it a distanza di due vendemmie, dopo l’esordio in guida con l’Amarone 2014. Il “millesimo” 2016 si presenta alla vista di un rosso impenetrabile.

Naso sulla confettura di prugna e ciliegia, con pregevoli sferzate di spezia nera (pepe) e dolci carezze di cannella. In bocca, l’Amarone della Valpolicella Docg 2016 I Tamasotti rivela una stratificazione rara, nell’incedere di frutto, terziari e sapidità.

Chiusura infinita, su ricordi eleganti di vaniglia, vegetali di fava Tonka e caldi, di cioccolato. Un manifesto all’Amarone, re dei vini rossi del Veneto, e a una complessità in grado di non stancare mai.

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Verso l’Etna Docg: Francesco Cambria (Cottanera) nuovo presidente del Consorzio

Francesco Cambria (Cottanera) è il nuovo presidente del Consorzio Vini Etna Doc. Succede ad Antonio Benanti e guiderà l’ente con l’obiettivo di portare la Docg sul vulcano della Sicilia. La decisione è stata ratificata ieri, lunedì 20 dicembre, nel corso della prima seduta del nuovo Consiglio di amministrazione.

Il voto dell’Assemblea dei soci è stato unanime. Il CdA neoeletto sarà formato anche da Seby Costanzo di Cantine di Nessuno, Irene Badalà della omonima azienda, Marc De Grazia di Tenuta delle Terre Nere, Federico Lombardo di Monte Iato di Firriato, Marco Nicolosi Asmundo di Barone di Villagrande e Graziano Nicosia dell’omonima cantina.

LE PRIME PAROLE DI FRANCESCO CAMBRIA

È un incarico che mi rende orgoglioso – sono le prime parole di Francesco Cambria – e per questo ringrazio tutti i neo consiglieri per la fiducia che hanno riposto nei miei confronti. Il precedente CdA ha posto le basi per un futuro importante della nostra Denominazione.

A noi il compito di realizzare quel programma di indirizzo con scelte in grado di migliorare e salvaguardare l’immagine della DOC Etna. Vogliamo continuare quel percorso di promozione e conoscenza dei vini di un territorio tra i più vocati al mondo».

ETNA DOCG TRA GLI OBIETTIVI DEL CONSORZIO VINI

Ad assumere la vicepresidenza del Consorzio sarà Seby Costanzo dell’azienda Cantine di Nessuno. Il CdA ha inoltre confermato il direttore Maurizio Lunetta che ha già ricoperto il ruolo negli ultimi due anni.

Tra gli altri obiettivi più importanti da raggiungere per il neo presidente Francesco Cambria, c’è anche quello di «porre le basi per iniziare l’ambizioso percorso per il raggiungimento della Docg» per i vini che nascono alle pendici del Vulcano più attivo d’Europa.

Tra le priorità della nuova governance, «il consolidamento del percorso fin qui attuato nel rafforzare e tutelare la Denominazione, accrescere la sostenibilità del territorio e rendere operative le scelte strategiche di indirizzo del precedente Cda».

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degustati da noi vini#02

Alta Langa Docg Pas Dosé Metodo classico 2017, Garesio

Buona la prima per l’Alta Langa Docg Pas Dosé Metodo classico 2017 di Garesio. L’annata d’esordio della cantina di Serralunga d’Alba (CN) nella pregiata denominazione di spumanti Metodo classico piemontesi è tra i vini premiati dalla Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022 di WineMag.it.

LA DEGUSTAZIONE

L’Alta Langa Garesio, millesimato 2017, si presenta nel calice di un giallo paglierino luminoso. Perlage finissimo, molto persistente. Naso generoso, spazia dal frutto giallo maturo alla pasticceria, con nota gessoso-minerale e ricordi preziosi di agrumi e radice di liquirizia.

Al palato, un Alto Langa teso e pieno, sul frutto. Ottima anche la persistenza, ad innalzare ulteriormente il gradiente di gastronomicità. I vigneti da cui provengono le uve Pinot nero in purezza si trovano a Serralunga d’Alba, di fronte alla vigna di Nebbiolo del cru Cerretta di Garesio.

LA VINIFICAZIONE

Dopo la pressatura soffice e la fermentazione in acciaio a temperatura controllata, il vino atto a divenire Alta Langa Docg Pas Dosè Metodo classico 2017 è stato imbottigliato per la presa di spuma e lasciato riposare sui lieviti per circa 36 mesi.

Terminate le fasi di sboccatura e dosaggio, nella filosofia degli spumanti Pas dosé, non è stata aggiunta la liqueur d’expedition. Una scelta che consente di toccare con mano tutte le potenzialità del Pinot Nero spumantizzato da Garesio.

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Diego Tomasi nuovo direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg

Diego Tomasi è il nuovo direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg. Così ha deliberato il Consiglio di Amministrazione che sin dalle prime ore dell’elezione della nuova Presidente Elvira Bortolomiol, lavorava a questo obiettivo.

«Siamo estremamente soddisfatti di questa nuova nomina. Il Consiglio ha dedicato i primi mesi del mandato alla ricerca di una figura che potesse ricoprire questo importante incarico», annuncia la Presidente eletta a luglio scorso Elvira Bortolomiol.

Molte sono le sfide che dobbiamo affrontare da qui a breve”, continua la Presidente, “il profilo autorevole del dott. Diego Tomasi e la sua conoscenza della denominazione, uniti alla sua competenza scientifica, saranno i punti di forza su cui basare il lavoro che ci aspetta».

Diego Tomasi è un noto e stimato ricercatore del Crea-ve che ha accettato la direzione del Consorzio di Tutela forte di una profonda conoscenza del territorio. Il dott. Tomasi, infatti, studia da oltre un ventennio il terroir della Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco.

Il suo lavoro è recentemente stato insignito della menzione speciale ricevuta in ambito Oiv (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) per l’ultima opera pubblicata sull’origine della qualità del vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG.

«Sono pronto ad impegnarmi accanto alla Presidente e a tutto il Consiglio di Amministrazione – esordisce il nuovo direttore Diego Tomasi – motivato soprattutto dalla competenza dei miei nuovi colleghi, da una precisa visione futura della denominazione e dal prestigio del ruolo che vado a ricoprire».

Clima, suoli, qualità delle nostre uve, tradizione, impegno umano, paesaggio, sono alcuni degli elementi che andranno sempre più studiati e valorizzati per portare su un piano ancora più alto il consenso internazionale del nostro vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg».

«Mi appassiona molto l’idea di poter mettere a disposizione del Consorzio di Tutela e, quindi, della Denominazione – aggiunge il nuovo direttore Diego Tomasi – la mia esperienza scientifica. In particolare per affrontare le tematiche derivanti dal cambiamento climatico, dalla necessità di raccogliere nel miglior modo possibile le sfide green imposte dalla comunità europea, dal saper divulgare gli elementi di unicità delle nostre colline in primis le splendide “rive”».

Sul tema, in particolare sulle sottozone del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, Tomasi ha redatto anche un libro, in collaborazione con l’altra ricercatrice Federica Gaiotti.

«Il paesaggio, infine – conclude Diego Tomasi – un tema che è sempre stato oggetto dei miei studi, si coniugherà con il riconoscimento Unesco per elaborare insieme all’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, strategie di monitoraggio, accoglienza e di valorizzazione nel rispetto delle indicazioni per la sua gestione».

Ad attenderlo uno staff di tredici persone, motivate e pronte a formare una squadra compatta e fornita degli strumenti più aggiornati per collaborare in sintonia con i produttori e con le necessità del territorio.

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degustati da noi vini#02

Morellino di Scansano Docg 2018 “Brumaio”, Tenuta Pietramora

Si conferma il più “minerale” fra i vini della denominazione toscana. È il Morellino di Scansano Docg 2018Brumaio” di Tenuta Pietramora. Note verdi aromatiche di origano, salvia e macchia mediterranea bilanciano un frutto rosso pieno, maturo. Note speziate morbide completano il quadro olfattivo.

In bocca è fresco, sapido, teso. Il Morellino di Scansano Docg 2018 “Brumaio” di Tenuta Pietramora è ricco e stratificato. Chiama il piatto e l’abbinamento gastronomico, con eleganza e assoluta concretezza. Un vino senza fronzoli, diretto, come la famiglia che lo produce. Un rosso che si presta anche all’affinamento nel tempo.

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