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degustati da noi news news ed eventi vini#02

Migliori vini rossi siciliani a meno di 20 euro

Migliori vini rossi siciliani a meno di 20 euro report Sicilia en Primeur 2024 Assovini Sicilia

Ecco i migliori vini rossi siciliani a meno di 20 euro, grazie agli assaggi alla cieca a Sicilia en Primeur 2024. Le anteprime siciliane sono l’evento enologico di punta dell’isola, che vede la partecipazione delle cantine associate ad Assovini Sicilia. Dopo i migliori vini bianchi siciliani a meno di 20 euro, proseguono così le pubblicazioni dedicate al racconto dei vini della Sicilia, attraverso i migliori assaggi a Sep 2024, suddivisi per fascia prezzo. Domani sarà la volta dei rosati.

CANTINA ETICHETTA ANNO UVE  PROV DOC / IGP CERT. PREZZO
CANTINA CHITARRA Cutò Frappato 2022 Frappato TP IGP Terre Siciliane 8,00 €
CANTINA CHITARRA Cutò Nero d’Avola 2021 Nero d’Avola 100% TP DOC Sicilia 8,00 €
PRINCIPE DI CORLEONE Ridente Orlando 2022 Syrah 100% PA DOC Monreale 9,00 €
CASTELLUCCI MIANO Nerod’Avola 2022 Nero d’Avola 100% PA DOC Sicilia 9,00 €
DUCA DI SALAPARUTA Autentico di Sicilia Nero d’Avola 2023 Nero d’Avola 100% CL DOC Sicilia 9,50 €
FEUDO ARANCIO Nero d’Avola Feudo Arancio 2022 Nero d’Avola 100% RG DOC Sicilia 10,00 €
DUCA DI SALAPARUTA Passo delle Mule 2022 Nero d’Avola 100% CL DOC Sicilia 12,00 €
PRINCIPI DI BUTERA Amira 2021 Nero d’Avola 100% CL DOC Sicilia 12,00 €
PRINCIPI DI BUTERA Deliella 2017 Nero d’Avola 100% CL DOC Sicilia 12,00 €
PLANETA Frappato 2023 Frappato RG DOC Vittoria BIO 12,50 €
TENUTE NAVARRA Scurò 2021 Nero d’Avola 100% CL DOC Sicilia 13,30 €
VALLE DELL’ACATE Il Frappato 2023 Frappato RG DOC Vittoria BIO 15,00 €
MASSERIA DEL FEUDO Syrah 2022 Syrah 100% CL DOC Sicilia BIO 15,00 €
MASSERIA DEL FEUDO Viarossa 2021 Nero d’Avola 100% CL DOC Sicilia BIO 15,00 €
TENUTE LOMBARDO Nero d’Altura 2021 Nero d’Avola 100% CL DOC Sicilia 15,00 €
VALLE DELL’ACATE BDN Cerasuolo di Vittoria DOCG Classico 2021 Nero d’Avola 60%, Frappato 40% RG DOCG Cerasuolo di Vittoria Classico BIO 16,00 €
SANTA TRESA Cerasuolo di Vittoria DOCG 2021 Nero d’avola, Frappato RG DOCG Cerasuolo di Vittoria BIO 16,00 €
TENUTE NAVARRA Maribu 2022 Nero d’Avola, Frappato CL DOCG Cerasuolo di Vittoria 16,35 €
CASA GRAZIA Laetitya 2022 Frappato CL DOC Sicilia BIO 17,90 €
DONNAFUGATA Bell’Assai 2022 Frappato RG DOC Vittoria Sostain 18,00 €
DONNAFUGATA Floramundi 2022 Nero D’Avola, Frappato RG DOCG Cerasuolo di Vittoria Sostain 18,00 €
SANTA TRESA Senia (Az. Cortese) 2021 Nero d’Avola 100% RG DOC Sicilia BIO 18,00 €
CASA GRAZIA Victorya 2022 Nero d’Avola 50%, Frappato 50% CL DOCG Cerasuolo di Vittoria BIO 19,90 €
CASA GRAZIA Emiryam  2020 Nero d’Avola 100%  CL DOC Sicilia BIO 20,00 €

Il focus di Sicilia en Primeur 2024 è stata la vendemmia 2023, che ovviamente ha riguardato una piccola parte di vini rossi. In generale, pur affermandosi sempre più come grande terra di vini bianchi – grazie all’Etna Doc, ma non solo – la Sicilia si sta imponendo sempre più anche con i propri vini rossi. Significativo, su questo fronte, il segnale di “alleggerimento” del Nero d’Avola, varietà a bacca rossa simbolo dell’isola.

I vini presentati a Sep 2023 dalle cantine associate ad Assovini Sicilia sembrano registrare positivamente il cambio di tendenza nelle scelte dei consumatori. Anche i rossi siciliani paiono dunque sempre meno condizionati da alcol e “sovraconcentrazioni”, garantendo un’agilità di beva maggiore. Minore anche l’incidenza del legno nuovo. Grandi passi avanti che non riguardano solo il Nero d’Avola. Sempre più profilate varietà come il Frappato (nella Docg Cerasuolo di Vittoria, ma non solo) e ottime sorprese anche sul fronte del Syrah.

Migliori vini rossi siciliani a meno di 20 euro, report Sicilia en Primeur 2024 Assovini Sicilia

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Perché la Sicilia naviga a “V.I.S.T.A.” sul Lucido (Catarratto)?


È arrivato il momento del Lucido, ovvero del Catarratto. Dopo Grillo e Nero d’Avola, il Consorzio Doc
Sicilia fa squadra con Assoenologi Sicilia e con l’Irvo – Istituto Regionale del Vino e dell’Olio promuovendo il progetto V.I.S.T.A. – Valorizzazione Innovativa e Sostenibile dei Terroir delle varietà Autoctone, che vede protagonista il vitigno a bacca bianca tipico siciliano, che vanta ben 32 mila ettari vitati sull’isola. Il presidente del Consorzio, Antonio Rallo, non ha dubbi: «Le potenzialità del vitigno Lucido sono davvero molto elevate e le sperimentazioni svolte finora lo stanno confermando. Stiamo lavorando con impegno congiuntamente ad Assoenologi sul fronte della vinificazione. Oggi – assicura – abbiamo la possibilità di condividere con il mondo della produzione gli esiti del lavoro finora svolto nell’ambito del progetto V.I.S.T.A. Lucido».

LUCIDO-CATARRATTO, TRA CRISI DELLA COOPERAZIONE E RILANCIO

La scelta non ricade certo casualmente sul Catarratto, etichettabile con il suo sinonimo ufficiale “Lucido”, sin dal 2018. La maggior parte degli ettari vitati andati perduti in Sicilia negli ultimi 40 anni è proprio ascrivibile al vitigno oggi al centro delle attenzioni di diverse organizzazioni e dei rappresentanti dei produttori, a vario livello. A detenere gli ettari perduti erano principalmente i soci delle diverse cooperative vinicole che operano in Sicilia.

È proprio su indicazione del sistema cooperativistico siciliano che la Doc Sicilia – forte altresì del favore di Assovini – acconsentì all’introduzione del sinonimo “Lucido”, considerato più facile da pronunciare e da ricordare, soprattutto dai consumatori stranieri (in chiave export e turismo). Oggi ecco l’importante passo avanti che vede unito, ancora una volta, il sistema vino della Sicilia, in un momento complicatissimo per la cooperazione vitivinicola siciliana.

V.I.S.T.A. LUCIDO: RICERCA E SPERIMENTAZIONE SUI VITIGNI AUTOCTONI SICLIANI

Antonio Sparacio, dirigente dell’unità operativa Ricerca e Sperimentazione dell’Irvo, conferma appunto che il futuro della Sicilia passa anche dal vitigno autoctono sinora rimasto all’ombra del Grillo. «La filosofia del progetto V.I.S.T.A. – dichiara – è la valorizzazione innovativa e sostenibile dei terroir delle varietà autoctone e, nello specifico, del Lucido. Le attività si svolgono sia in campo, per fare fronte agli effetti del cambiamento climatico, sia in cantina, per valorizzare il profilo gustativo e aromatico del Lucido. I protocolli applicati in sede di sperimentazione saranno ora trasmessi alle aziende che li applicheranno a produzioni più vaste, per ampliare la portata della ricerca».

Il coinvolgimento dei winemaker siciliani è un nodo cruciale del progetto. «La collaborazione di Assoenologi Sicilia con il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia – assicura Giacomo Manzo, presidente di Assoenologi Sicilia – è molto forte e si basa sul comune obiettivo di migliorare il riconoscimento nel mondo del patrimonio vitivinicolo della Regione». Il tutto in un momento in cui i vini bianchi volano sui mercati, rispetto ai vini rossi. A sottolinearlo è Giuseppe Bursi, vicepresidente del Consorzio Doc Sicilia: «In un momento positivo per i vini bianchi, come testimoniano i numeri del Grillo che nell’ultimo anno ha visto incrementare del 15% il confezionato – spiega – è importante fare il possibile per inserire in questo trend anche il Catarratto-Lucido, che rappresenta un terzo del vigneto siciliano».

BURSI: «LUCIDO-CATARRATTO PER SOSTENERE LA COOPERAZIONE SICILIANA»

«Dare nuovo impulso a questa significativa porzione di produzione regionale – aggiunge Bursi – significa intervenire a sostegno dell’intera produzione enologica della regione, sostenendo anche l’intero comparto della cooperazione. Lo sforzo di analisi svolto dal Consorzio sulle zone di produzione e sulle soluzioni tecniche per la valorizzazione del Lucido può dare una spinta significativa a tutto il settore vinicolo regionale». Migliorare la qualità e crescere sul fronte degli imbottigliamenti, dunque. Ma non senza logica.

Come precisa l’altro presidente del Consorzio Doc Sicilia, Filippo Paladino: «L’obiettivo di definire gli areali più vocati per la produzione di Lucido consente di andare incontro alle preferenze dei consumatori. Al di là delle differenze tra diversi areali, le degustazioni dimostrano che il vitigno ha oggi forti caratteristiche identitarie, che sono confermate da tutte le sperimentazioni svolte».

LA VERSATILITÀ DEL VITIGNO LUCIDO-CATARRATTO

Giuseppe Figlioli, enologo e componente del Cda del Consorzio, sottolinea la «grande versatilità del Lucido», che si sta dimostrando «in grado di interpretare vini fermi, anche da evoluzione, vini spumanti Charmat (Metodo italiano), oltre a «buone espressioni con metodo classico». «Nel primo anno di ricerca – evidenzia Figlioli – abbiamo applicato a vini diversi lo stesso protocollo, per poter evidenziare le differenze esistenti tra i diversi areali e confermare la grande versatilità del vitigno. L’obiettivo del progetto V.I.S.T.A. Lucido è promuovere uno stile di vino che possa dare, appunto, “vista” al vino siciliano in tutto il mondo».

[credits foto di copertina Azienda agricola Rallo – Marsala]

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Assovini Sicilia celebra i 25 anni a Cefalù e guarda al futuro con Generazione Next


Era il 1998 quando Diego Planeta, Lucio Tasca d’Almerita e Giacomo Rallo firmarono l’atto costitutivo di Assovini Sicilia.
A sposare quella visione lungimirante, coraggiosa, rivoluzionaria, che ha creduto nell’associazionismo come strategia vincente per promuovere la Sicilia sono state otto aziende, le prime a fare parte dell’associazione che ha celebrato nei giorni scorsi un doppio anniversario: i 25 anni dalla propria fondazione e i 20 anni dalla prima edizione di Sicilia en Primeur. Un appuntamento speciale, celebrato a Cefalù dal 9 all’11 maggio proprio durante Sicilia en Primeur 2024, l’anteprima dell’ultima annata dei vini siciliani, dedicata alla stampa. Un’edizione da record con oltre cento giornalisti, tra stampa nazionale ed estera, dieci enotour, cinque masterclass, cinquantanove aziende e oltre trecento etichette in degustazione.

Il momento clou delle celebrazioni si è tenuto sabato 11 maggio, al complesso monumentale di San Domenico di Cefalù. Alessio Planeta, Antonio Rallo e Alberto Tasca, figli dei tre fondatori di Assovini, hanno accolto il testimone e portato avanti il disegno iniziale: quel «fare squadra» che ha gettato le basi del vincente sistema Assovini Sicilia. Momenti di commozione e applausi scrocianti durante gli interventi degli eredi delle famiglie fondatrici di Assovini, che guardano al futuro all’insegna del claim “Cultivating the future“, scelto per l’edizione 2024 di Sicilia en Primeur a testimonianza del ruolo di Assovini Sicilia nel rinascimento vitivinicolo sicilianoDopo venticinque anni, il sogno dei padri fondatori di attribuire un valore culturale, di promozione e di storytelling al vino siciliano è realtà.

MARIANGELA CAMBRIA: «25 ANNI DI CORAGGIO E ASSOCIAZIONISMO»

«Sono orgogliosa di rappresentare un’associazione che ha sempre veicolato e promosso un’immagine contemporanea della Sicilia – ha affermato Mariangela Cambria presidente di Assovini Sicilia – legata alle tradizioni, dinamica, elegante. Grazie al coraggio di chi ha creduto nell’associazionismo sfidando ogni resistenza culturale e mettendosi in gioco senza protagonismi, credendo nel fare squadra, oggi la Sicilia nel mondo è un brand dal potente e profondo valore culturale e dall’appeal internazionale. Assovini Sicilia è nata da una visione e progettualità che ha spinto l’isola verso orizzonti nuovi, l’ha fatta conoscere nel mondo per le sue bellezze, per la sua storia. Una storia – ha concluso Cambria – il cui racconto è stato affidato al potere narrativo e simbolico del vino. La grande rivoluzione di Assovini Sicilia è stata quella di aver creduto nel vino come un prodotto culturale, dal potenziale straordinario e unico, prima che economico».

Con Assovini Sicilia, l’isola ha superato i confini approdando nei mercati di tutto il mondo, rappresentata dalla qualità del vino. A parlare di storia, cultura e valori sono le etichette degli associati. Tutti puntano all’export: l’Europa si conferma il principale mercato di esportazione, per il 95.7% delle imprese, seguito dal Nord America. Alessio Planeta ha definito l’arco temporale e storico del vigneto siciliano attraverso tre epoche emblematiche: l’incanto del passato, il fervore degli anni ’80 e la vitalità del nuovo millennio. «Ogni fase racconta una storia – ha evidenziato il ceo e presidente di Planeta Winery nonché past president di Assovini Sicilia – intessuta con numeri, tendenze e varietà che riflettono il nostro impegno per il futuro. Non è solo un esercizio di riflessione, ma un ponte verso il domani, plasmato dall’esperienza familiare e dall’innovazione. In un mondo in cui esportiamo in 75 mercati, operando in cinque regioni siciliane diverse, ci affidiamo alla saggezza dei nostri predecessori, come mio zio Diego Planeta, e alla nostra visione».

SOSTAIN SICILIA: SOSTENIBILITÀ CARDINE DEL VINO SICILIANO

In questi venticinque anni, la capacità di Assovini Sicilia è stata quella di innovarsi e rinnovarsi, abbracciando lo spirito del tempo come le nuove frontiere del green e contribuendo alla nascita della Fondazione SOStain Sicilia. «L’esperienza della Fondazione SOStain – ha sottolineao Alberto Tasca, presidente della Fondazione SOStain Sicilia – integra e si inserisce perfettamente nell’associazionismo di Assovini Sicilia. Ed è così che, proseguendo nel solco della positiva esperienza di associazionismo insegnataci da Assovini, nel 2020 è nata la Fondazione SOStain Sicilia, il cui obiettivo è accompagnare le cantine verso la misurazione dell’impatto che la loro azione ha sull’ecosistema.  Alla Fondazione SOStain Sicilia ad oggi hanno aderito ben 43 cantine siciliane che, facendo rete, si confrontano su temi diversi utilizzando il contradditorio non più come presa di posizione ma come crescita reciproca».

A testimoniare l’attenzione per la sostenibilità c’è anche il primato della Sicilia, prima regione vinicola del mondo nel rapporto tra ettari vitati ed ettari vitati biologici. «Sono sempre stato convinto che collaborare e condividere obiettivi di lungo termine sia il modo giusto per creare valore e per promuovere i nostri straordinari contesti viticoli. L’associazionismo incarna concretamente lo spirito di collaborazione dei produttori siciliani. Il nostro “fare squadra” ha orientato la vitivinicoltura siciliana all’eccellenza, contribuendo al suo successo», ha aggiunto Antonio Rallo, past president di Assovini e attuale presidente del Consorzio di Tutela Doc Sicilia. Non solo produzione di qualità, promozione all’estero. Assovini Sicilia ha vinto la scommessa sull’enoturismo come strumento di racconto del territorio e del patrimonio storico e vitivinicolo.

NASCE IL GRUPPO GENERAZIONE NEXT DI ASSOVINI SICILIA

Oggi, l’84.8 % delle imprese associate ha implementato all’interno delle proprie cantine una serie di servizi enoturistici che sono delle vere e proprie wine experience contribuendo ad evolvere l’offerta enoturistica, che da semplice degustazione è diventata una parte del turismo esperienziale. Con le radici solide nella tradizione e nel passato, Assovini Sicilia getta le basi per il futuro continuando a seguire la traiettoria e la strategia vincente che ha condotto l’associazione a celebrare con successo questi primi venticinque anni.

Le aziende si preparano – o sono già interessate – al grande passo della transizione generazionale: circa il 78% delle cantine associate ha già integrato un esponente della “nuova generazione” nella gestione aziendale. All’interno dell’associazione è nato così il gruppo “Generazione Next”, che rappresenta le nuove generazioni di produttori di Assovini Sicilia. Giovani under 40 anni che, guidati dall’esempio di Assovini, si stanno impegnando a dar vita ad una squadra, definendo strategie nei settori della comunicazione, formazione e valorizzazione de territorio.

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Altro che «sicilianizzazione»: crescono le bottiglie di Zibibbo a Pantelleria


«Lo Zibibbo è un vitigno antico, presente in provincia di Trapani da secoli, con due piccolissime eccezioni poco significative in termini di superfici coltivate e questa è l’unica provincia in cui per legge ne è ammessa la coltivazione». Benedetto Renda, presidente del Consorzio per la tutela e la valorizzazione dei Vini Doc dell’Isola di Pantelleria, replica ai contenuti controversi del convegno organizzato dall’amministrazione comunale pantesca, lo scorso weekend.

A dimostrare che non è in atto una «sicilianizzazione» del vitigno – ovvero, nell’idea dei promotori dell’iniziativa, uno scippo dell’isola “madre” nei confronti della terra d’origine del vitigno – è l’elenco delle varietà idonee dell’Irvo, che stabilisce come lo Zibibbo sia coltivabile esclusivamente nella provincia di Trapani e – dal 13/09/2007 – anche nell’isola di Ustica, nonché nelle isole Pelagie (D.A. 30/06/2015 anche). «Crediamo fermamente che l’elemento più importante, unico e distintivo, sul quale concentrare la tutela e promozione sia in ogni caso quello dell’origine “Pantelleria” più che il vitigno».

Basti pensare – aggiunge Benedetto Renda – che ci sono produttori australiani che vinificano Nero d’Avola o Glera, imbottigliando quest’ultima come Prosecco. Il Consorzio è fortemente impegnato nel racconto e nella valorizzazione della viticoltura eroica e dell’Isola di Pantelleria: un unicum con un grande primattore, lo Zibibbo.

Dai progetti destinati alla formazione agli operatori della ristorazione e della ricettività, i primi “ambasciatori” dell’Isola, all’ organizzazione di educational dedicati alla stampa fino al lancio campagne di comunicazione sui media nazionali».

CRESCE LA PRODUZIONE DI BIANCO FERMO, SPUMANTE E PASSITO A PANTELLERIA

«Coltivare la terra qui è un atto d’amore – continua il presidente del Consorzio pantesco – che chiama tutti noi a un sempre maggiore impegno, ma ci sono dati che confermano come la Doc Pantelleria sia viva ed in evoluzione. Se paragoniamo i dati di imbottigliamento del 2018 con quelli del 2022, si registra un +25% per la denominazione doc Pantelleria bianco, un +68% per la denominazione Pantelleria Moscato spumante e un +10% per il Passito».

Sul banco degli imputati, anche la modifica del disciplinare della Doc Sicilia, contestata in quanto consente di menzionare in etichetta il vitigno “Zibibbo”, anche se presente in maniera inferiore, nell’uvaggio, rispetto ad altri vitigni. «Teniamo presente – replica a winemag.it il Consorzio presieduto da Antonio Rallo – che si tratta solo del caso dei bivarietali e, ad oggi, nella Doc Sicilia i bivarietali con lo Zibibbo non sono mai stati prodotti».

Le repliche dei due Consorzi confermano, dati alla mano, come l’attacco dell’amministrazione comunale di Pantelleria non trovi conferme nei numeri. Una mossa, quella dalla giunta guidata dal sindaco Vincenzo Campo, arrivata peraltro a pochi giorni dalle elezioni comunali, che vedono il primo cittadino ricandidarsi in una lista sostenuta dal Movimento 5 Stelle. Per organizzare la tre giorni di convegni utile a lanciare l’attacco alla Doc Pantelleria e alla Doc Sicilia, Campo ha avallato uno stanziamento di 25 mila euro. Soldi pubblici in cambio di un pizzico di visibilità?

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Gli Editoriali news news ed eventi

Pantelleria, lo Zibibbo, il sindaco 5 Stelle e gli esperti mondiali di Consorzi e Denominazioni


EDITORIALE –
Una conca, scavata attorno ad ogni singola pianta. Abbastanza profonda da proteggerla dalle raffiche di vento e dalla luce del sole, raccogliendo come in una piccola diga la poca pioggia concessa dal cielo, convogliandola alle radici della vite. Ha il sapore di un abbraccio materno, la viticoltura a Pantelleria. Una terra del vino che galleggia tra Sicilia e Tunisia. Come un vascello sopravvissuto, intatto, alla furia del mare. Un miracolo, anzi una casualità. Un’isola tanto bella da sembrare impossibile. Cinematografica. Le cammini sopra sprofondando in campi di sabbie mobili scure, che si sciolgono sotto ai piedi come burro. E riemergi pochi centimetri dopo su solide, rassicuranti colate nere, di pietra vulcanica.

Pantelleria è l’ossimoro, la contraddizione. È quella voglia di non svegliarsi da un bel sogno se non per riviverlo, più forte. Coltivare la vite, da queste parti, è ormai divenuto un atto di fede. Una preghiera ripetuta all’infinito, in ogni gesto utile a tenere in vita ogni singola pianta. Ci sono i ceppi, a Pantelleria. Non i “vigneti”. Così si dice sul posto, sintetizzando in un concetto, una filosofia. Il ceppo, a Pantelleria, è l’entità che rende onore al termine “vite” e alla sua accezione singolare, “vita”.

Pantelleria, il trait d’union tra la botanica e la poesia. Passando per l’archeo-viticoltura. Non produttori di vino ma custodi, coloro che – oggi, ancora – se ne occupano quotidianamente, in un mix di follia e passione sempre più raro, appannaggio di uomini e donne che sembrano provenire da altre epoche. Da un altro mondo, da un altro pianeta. Gente nata e cresciuti nella terra dell’impossibile che diventa vero. Dell’onirico che diventa tangibile.

A PANTELLERIA UNA TRE GIORNI IN DIFESA DEL VITIGNO ZIBIBBO. ANZI NO

Ecco perché si fatica a comprendere la battaglia intrapresa – piuttosto goffamente – dall’amministrazione comunale di Pantelleria guidata dal sindaco Vincenzo Campo. Con una previsione di spesa di 25 mila euro approvata dalla giunta, l’esponente del Movimento 5S ha chiamato a Pantelleria per tre giorni (da venerdì 5 a domenica 7 maggio) giornalisti (tra cui il sottoscritto), ricercatori e commentatori del settore vitivinicolo e agricolo, con lo scopo di «difendere il vitigno Zibibbo dallo scippo perpetrato dalla Doc Sicilia», ritenuta colpevole di averne approvato la produzione sull’isola madre, a dispetto della terra (pantesca) d’origine.

La (dispendiosa) tre giorni organizzata dal sindaco Campo è risultata non solo poco partecipata dai produttori di uve e di vino della Doc Pantelleria (per contare quelli presenti al dibattito bastavano meno delle dita di due mani) ma ha avuto anche aspetti fortemente contraddittori. Su tutti, lo stravolgimento del cardine su cui si basava la stessa tre giorni, intitolata “Pantelleria è Zibibbo“. La tesi iniziale di uno dei relatori, Giampietro Comolli, che nel comunicato stampa di lancio dell’evento si autopresentava come «uno dei più grandi esperti negli anni di Consorzi e vini DO, allievo di Fregoni e Scienza», è passata da «delocalizzare lo Zibibbo vuol dire incentivare un lento declino produttivo economico vitale a vantaggio di pochi imprenditori non panteschi» a, sintetizzando, «la battaglia sul vitigno Zibibbo è persa, occorre puntare su “Pantelleria”, promuovendo piuttosto un Pantelleria Docg “Zibibbo Classico”, solo Naturale Passito Dolce». Altra proposta stravagante dell’esperto di Consorzi e Denominazioni: Salvatore Murana, piccolo e appassionato produttore locale che nella sua gamma ha anche una tiratura limitatissima di Metodo classico base Zibibbo, dovrebbe puntare a vendere le sue poche bottiglie sugli scaffali di Autogrill: «C’è Ferrari, perché non dovrebbe esserci Murana?», si chiede (per davvero, non per scherzo) il relatore del convegno.

Alla base della preoccupazione del sindaco 5S di Pantelleria e della sua giunta, che così scaldano i motori in vista delle elezioni del prossimo 28 e 29 maggio 2023, ci sarebbero i numeri «drammatici» della viticoltura di Pantelleria, con gli ettari vitati che risulterebbero in picchiata. In altre parole, sempre più vigne rischierebbero l’abbandono. «Il Comune di Pantelleria – spiega Campo – ha lanciato l’evento “Zibibbo è Pantelleria” partendo dallo status precario, difficile, vulnerabile dello Zibibbo di Pantelleria. La vite di Zibibbo, altrove denominato Moscato di Alessandria, è il vino principe di Pantelleria da secoli. Nessuno può e deve portarcelo via. Penso al Barolo, al Picolit, al Prosecco. Lo ho visto io: modelli come quelli fanno sì che la bottiglia di Barolo possa uscire anche a 85 euro a bottiglia e il Nebbiolo di fianco 10, 12 euro, quando va bene».

L’ATTACCO AL CONSORZIO DOC SICILIA

«Recenti decisioni del Consorzio di tutela, con la modifica e rimodifica del disciplinare Doc del 1971 – continua l’esponente del M5S – fanno intravedere e temere un abbandono e una clonazione dello Zibibbo nella Doc Sicilia e Igt Terre Siciliane. Queste decisione hanno allarmato gli ultimi 360 viticoltori puri rimasti (erano 3700, 60 anni fa), unici titolari dell’Albo Doc Pantelleria e hanno sollecitato il Comune di Pantelleria a (nel comunicato questa “a” era preceduta da una “h”, ndr) difenderli: 2500/3000 gli ettari di vigne di Zibibbo impiantate negli ultimi 10 anni sull’isola Sicilia, sono una prova».

Riecco la Pantelleria che è l’ossimoro, anche lontana dalla vigna, anzi dai ceppi. Riecco la Pantelleria che è contraddizione intrinseca tra evoluzione e commiserazione. La bellezza contrapposta alla propaganda. Le potenzialità, che solo una parte dell’isola sembra intravedere e vivere. E la freddezza dell’interpretazione di massimi sistemi e numeri, ancora più gelidi sotto elezioni, anche quando a Pantelleria non tira vento. Ma ecco soprattutto la distanza abissale che c’è tra chi, ancora, in Italia, difende il nome di un vitigno, peraltro inserito come tale nel Registro nazionale delle varietà di vite del Ministero dell’Agricoltura. E chi, invece, si rende conto che una “Docg dello Zibibbo”, fondamentalmente, già esiste e non ha tantomeno bisogno di essere definita “Classica”: Pantelleria (Doc), col suo passito, solo da raccontare (meglio) e vivere (di più). Prosit.

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Antonio Rallo confermato presidente Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia


FOTONOTIZIA – Confermate le indiscrezioni di winemag.it: Antonio Rallo è stato confermato presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, insieme ai vicepresidenti Giuseppe Bursi e Filippo Paladino. La notizia arriva in occasione della prima seduta del nuovo Cda, tenutasi oggi.

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degustati da noi vini#02

Doc Sicilia 2020 Perricone “Cimento di Perricone”, Centopassi

Il Doc Sicilia 2020 PerriconeCimento di Perricone” della cantina Centopassi è uno dei vini rossi presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Chiaramente un Perricone in purezza, impenetrabile alla vista. Un vino che si rivela splendida interpretazione del vitigno. Frutto preciso, sapidità nel finale, ma soprattutto tannicità, rusticità e “verde” del vitigno gestiti magistralmente. Un vino che può regalare regalare soddisfazioni anche in termini di affinamento.

Centopassi è l’anima vitivinicola delle cooperative Libera Terra, che coltivano terre confiscate alla mafia in Sicilia. “Cimento di Perricone” nasce da viti radicate su terreni sciolti argillosi, a 400 metri di altitudine, nel cuore dell’Alto Belice Corleonese. Per l’esattezza, le uve provengono dalla vigna Don Tommaso a San Cipirello (PA).

«In questa bottiglia vi è tutto quello che il Perricone, uno dei più antichi vitigni autoctoni siciliani, ci ha insegnato della cura della vite e della valorizzazione dei suoi frutti», recita la descrizione di Centopassi. In realtà, molto più di un “semplice” vino buono.

Guida top 100 – 2023

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Sicilia, conclusa la vendemmia più lunga d’Italia: «Annata 2022 eccellente»


È giunta al termine in Sicilia la “vendemmia più lunga d’Italia”, con cento giorni di raccolta. Iniziata nella parte occidentale dell’Isola, tra la fine di luglio e prima decade di agosto, la vendemmia 2022 si è conclusa a fine ottobre nei vigneti dell’Etna.

Le premesse per ricordare l’annata 2022 come «eccellente» ci sono tutte. Uve sane dal punto di vista fitosanitario e in perfetto equilibrio acido-zuccherino, ottime sensazioni organolettiche, grande qualità. Vini bianchi freschi ed equilibrati e vini rossi che lasciano presagire strutture e complessità importanti.

La congiuntura climatica in Sicilia si è rivelata favorevole per l’intero ciclo vegetativo e determinante per la qualità delle uve. Un autunno piovoso seguito da un inverno con minori precipitazioni e una fredda primavera. Le alte temperature e la siccità dell’estate siciliana hanno inibito la diffusione delle malattie della vite e inciso, solo in alcuni areali, sul calo della produzione per circa il 5-10%.

I cambiamenti climatici – afferma Laurent de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia – non sembrano pregiudicare l’eccellente qualità delle uve siciliane. La Sicilia dimostra, ancora una volta, la straordinaria capacità di fronteggiare le conseguenze del climate change con successo, grazie alla varietà del suo patrimonio vinicolo, in massima parte autoctono, e con grande biodiversità, e agli straordinari microclimi presenti nei diversi areali».

Prospettive confermate anche da Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. «La vendemmia 2022 – spiega – si attesta con un 10% di produzione in meno rispetto al 2021. Un dato leggermente migliore rispetto alle previsioni. Confermate dai vini della nuova annata le aspettative sull’alto livello qualitativo delle uve».

VENDEMMIA 2022 IN SICILIA: LA VOCE DEI PRODUTTORI

Nella zona meridionale di Noto e Vittoria ci sono ottimi riscontri sul Frappato e Grillo mentre il favorevole andamento climatico nella zona di Caltanissetta, con vini a base Grillo e Nero D’Avola, regalerà vini molto buoni per complessità, struttura e freschezza.

A Lipari sono attesi grandi risultati soprattutto dal Nero D’Avola e dalle varietà bianche. Sull’Etna, secondo i riscontri degli enologi locali, sarà un’ottima annata perché le uve sono molto sane e in perfetto equilibrio.

Per l’Azienda agricola Rallo, in Sicilia occidentale, con vigneti a Marsala, Alcamo e Pantelleria, quella che si è appena conclusa è stata «una vendemmia soddisfacente dal punto di vista della qualità, che lascia presagire un prodotto eccellente».

A Butera, in provincia di Caltanissetta, nel cuore della Sicilia, «l’annata si presenta di qualità elevata con bianchi equilibrati e rossi che daranno vita a strutture e complessità importanti”- commenta Antonio Paolo Froio, direttore della Tenuta Principi di Butera.

Buona la qualità delle uve di questa vendemmia 2022 anche per l’azienda Castellucci Miano, che a Valledolmo, tra 700 e 1050 metri, pratica viticoltura di montagna. «Uve sane e di indiscusso valore qualitativo, con un +5% per tutte le varietà coltivate in azienda», aggiunge Marco Parisi, enologo di Feudi del Pisciotto, in Val di Noto.

SICILIA, BENE LA VENDEMMIA 2022 SULL’ETNA

«Qualitativamente credo si possa dire che questo 2022 ci darà grandi soddisfazioni. È un’annata che promette bene, le uve erano veramente perfette con un piccolo aumenta sulla quantità per alcuni vitigni», commenta Achille Alessi di Terre di Giurfo.

Ottime le premesse anche sull’Etna. «Quantità delle uve prodotte superiore alla precedente annata e una qualità eccelsa, con uve perfettamente sane da un profilo sanitario ed a piena maturazione aromatica ed organolettica», evidenzia Nicola Gumina, enologo di Palmento Costanzo, sul versante nord del vulcano, a Castiglione di Sicilia.

A Lipari, nelle isole Eolie, dopo un inizio meteorologico incerto, la vendemmia si è chiusa con grandi risultati. «Sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo sarà una vendemmia di vini importanti che sapranno di sole di mare e di vento come le nostre splendide Isole Eolie», commenta Massimo Lentsch di Tenute di Castellaro.

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Il futuro del vino Perpetuo? Lontano da Marsala, nella Doc Sicilia


Separati in casa. Come moglie e marito che non si parlano più, dopo aver provato più volte a riallacciare. Il futuro del vino Perpetuo è lontano da Marsala, sua terra d’elezione. E quello che trapela dal Perpetuo Wine Fest 2022, prima edizione dell’evento ideato dal sommelier Ais Trapani e ristoratore Giuseppe Vultaggio per dare un’identità al noto vino ossidativo siciliano, è che “lui” abbia un’amante. D’eccezione. Una a cui è difficile dire di no: la Doc Sicilia.

A svelarlo è Renato De Bartoli, figlio di quel Marco De Bartoli a cui si deve il Vecchio Samperi. Ovvero uno dei pochi vini perpetui – già, non è un Marsala – capaci di finire sulle tavole internazionali, sin dalla sua prima annata. La 1980.

«La voglia di fare qualcosa – commenta De Bartoli – è viva da anni. Abbiamo capito che, probabilmente, la strada migliore per il vino Perpetuo sia quella di emanciparsi dal Marsala. Bisogna trovare una casa e si muove qualcosa nell’ambito della Doc Sicilia. Del resto, il tema genera molto interesse e stimola i consumatori. Prima o poi ci sarà la stretta e il vino Perpetuo troverà la sua dimensione».

Sempre secondo Renato De Bartoli, l’intenzione del management della Doc Sicilia, presieduta da Antonio Rallo, riguarderebbe «la legittimazione del Perpetuo all’interno della Doc Sicilia, in cui andrà trovato un nome e stilato un disciplinare tecnico di produzione».

La possibilità che la Doc Sicilia apra le porte al Perpetuo, valorizzando così il “Marsala prima del Marsala”, vino inventato dagli inglesi aggiungendo alcol al nettare a carattere ossidativo della tradizione locale, è confermata anche dal vignaiolo Nino Barraco.

«Nel 2015 – spiega – ho parlato con il dottor Giacomo Rallo. Avrebbe accettato di produrre un vino perpetuo per promuovere questo tipo di prodotto, a condizione che fosse messo sotto il cappello della Doc Sicilia. In quel momento, da produttore marsalese, lo avrei accettato. Ma all’epoca ero anche amministratore di Marsala. E in qualità di assessore all’Agricoltura presi atto di questa apertura e il discorso si chiuse lì».

Oggi penso che il vino Perpetuo possa essere inserito nella Doc Sicilia. Ma solo a condizione che, prima, venga inserito nella Doc Marsala, con la Doc Marsala “a cappello”, sotto la Doc Sicilia. L’accordo è questo, sul territorio».

MARSALA AL BIVIO SUL FUTURO DEL VINO PERPETUO
Il sommelier Ais Trapani e ristoratore Giuseppe Vultaggio, ideatore della prima edizione del Perpetuo Wine Fest

«Il Marsala – rincara la dose il vignaiolo di Contrada Bausa – è fallito per tutti, tranne che per tre, quattro aziende che continuano a sopravvivere col Marsala Fine 6 mesi, che è quello venduto nei box di plastica da 10 ettolitri destinati all’industria alimentare. Devono sopravvivere solo loro, oppure possiamo creare uno sviluppo diffuso?».

Renato De Bartoli è dello stesso avviso: «L’industria del Marsala va in un’altra direzione, quella più veloce, a basso costo. Noi, per vendere ogni anno circa 7 mila bottiglie di Vecchio Samperi, abbiamo in affinamento circa mille litri in cantina, di varie annate».

Le nuove generazioni, i ventenni di oggi, non sanno neanche che cos’è il Marsala. Non hanno in testa la confusione interna allo scenario della Doc. Non sanno se è un vino dolce o secco, da fine pasto, da dessert, da cucina. Per fortuna si è sgombrato un po’ il campo». Quello attuale, sempre secondo il produttore marsalese di Contrada Fornara Samperi, sarebbe dunque il momento perfetto per rilanciare il «vero vino della tradizione locale».

Il Perpetuo ha molto più appeal rispetto al Marsala, che deve fare i conti con la realtà. Non lo dico io, ma i numeri. All’inizio del Novecento si producevano 100 milioni di litri di Marsala, oggi solo 5 milioni. C’è da farsi delle domande su una crisi che dura ormai da 120 anni».

Una scelta dolorosa, che pare tuttavia inevitabile. «Ci abbiamo tentato, io e Nino Barraco, a coinvolgere il mondo del Marsala – sottolinea De Bartoli – ma c’è una chiusura totale. Perché è costellato da vino sfuso destinato all’industria alimentare, appannaggio di pochi. E nessuno ci deve mettere le mani».

«Il Perpetuo, invece, è democratico. Può essere prodotto da tutti i viticoltori che decidono di fare vino in campagna. Non c’è bisogno del deposito di alcol – conclude – del deposito fiscale, della dogana che viene a controllare per l’accisa. Perpetuo, tuttavia, è un vino che non ha disciplina. È frutto di libera interpretazione. Bisognerebbe prima di tutto sgombrare la scena su questo fronte». Il dibattito è appena iniziato.

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La Sicilia blinda il suo vigneto: in arrivo la “carta di identità” sanitaria e varietale

Custodire il “Vigneto Sicilia“, produrre viti siciliane dotate di certificazione che ne attesti l’integrità sanitaria e l’identità varietale, dare valore e sostegno alla qualità dei vini siciliani: in poche parole, una vera e propria “carta di identità” della pianta. Questi gli obiettivi del progetto “Valorizzazione del germoplasma viticolo“, promosso e sostenuto dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia in partnership con il Dipartimento regionale dell’Agricoltura della Regione Siciliana, l’Università degli Studi di Palermo e il Centro regionale per la conservazione della biodiversità viticola ed agraria “F. Paulsen”.

Il progetto ha lo scopo di conservare la biodiversità generata dai 3 mila anni di viticoltura nell’isola e le sue varietà autoctone e di intervenire a monte della filiera vitivinicola, dotando i vivaisti di materiale di base da cui ottenere un prodotto certificato da fornire alle aziende.

Lavorando con viti di cui è certa l’identità varietale e l’integrità sanitaria, è possibile dare valore e sostegno alla qualità dei vini siciliani. Grazie al progetto è in corso la verifica fitopatologica dei campi di piante iniziali esistenti e la ricostituzione di nuovi campi con materiali virus esenti, da cui ottenere il materiale di propagazione per la produzione di barbatelle innestate e certificate.

Un progetto di grande portata. Con quasi 98 mila ettari, il vigneto siciliano è infatti il più grande d’Italia. In Europa ha la stessa estensione del vigneto tedesco e nel mondo misura tre volte il vigneto della Nuova Zelanda, superando addirittura quello sudafricano. Non solo. La Sicilia è la prima regione in Italia per superficie vitata in biologico.

VALORIZZAZIONE DEL GERMOPLASMA VITICOLO: LO STATO DEI LAVORI

Allo stato attuale, le piante prodotte con la prima annualità del progetto sono state impiantate, a cura del Consorzio Vini Doc Sicilia, in due diversi appezzamenti in agro di Mazara del Vallo e Petrosino.

L’intento è quello di «produrre gemme che in via esclusiva saranno cedute alla Regione Siciliana, che potrà distribuirle ai vivaisti per alimentare la filiera del vivaismo viticolo». Il progetto, che ha una sua ciclicità, al momento vede la produzione di ulteriori barbatelle, per la realizzazione di nuovi campi l’anno che verrà.

«Con questo progetto intendiamo porre l’accento sulla grande varietà dell’enologia siciliana – afferma l’assessore dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, Toni Scilla – che rappresenta oggi un altissimo valore aggiunto soprattutto per quanto riguarda l’esaltazione delle identità e riconoscibilità dei nostri prodotti.

Negli ultimi venti anni la Sicilia è diventata un brand di elevato prestigio dell’enologia internazionale, capace di evocare territori di straordinaria vocazione vitivinicola. Ci poniamo dunque degli obiettivi in grado di accentuare la lunga storicità della produzione enologica e la sua relazione con la cultura e il paesaggio del territorio”

«Da sempre – sottolinea il presidente del Consorzio Vini Doc Sicilia, Antonio Rallo – la missione del Consorzio è rafforzare l’identità dei vini siciliani, migliorandone la qualità, l’immagine e il posizionamento sul mercato. Il progetto a sostegno del “Vigneto Sicilia” diventa quindi per noi centrale per lo sviluppo dell’enologia siciliana e siamo orgogliosi di poterlo sostenere a fianco delle altre istituzioni coinvolte, che ringrazio per la collaborazione e supporto».

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Doc Sicilia, exploit dell’imbottigliato nei primi 5 mesi del 2021

Nei primi cinque mesi del 2021 è stato imbottigliato il 6% in più di vino Doc Sicilia, rispetto allo stesso periodo del 2020. Sono state 41.138.908 le bottiglie prodotte dalle aziende della Doc Sicilia. Lo scorso anno la cifra si era fermata a 38.778.711 nel periodo gennaio-maggio.

«Un risultato che conferma la validità della strategia decisa dal Cda del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia che coinvolge una filiera di circa 8.000 aziende», commenta il presidente Antonio Rallo.

I COMMENTI

«Le iniziative messe in campo dal Consorzio – aggiunge Giuseppe Bursi, vicepresidente del Consorzio – puntano a valorizzare le produzioni siciliane, attraverso messaggi che sottolineano sempre di più la capacità della Sicilia di produrre in maniera sostenibile, tema di grande attualità.

In questa direzione vanno in particolare le iniziative sui canali digital che coinvolgeranno sempre più i giovani al consumo dei vini siciliani».

«Le azioni decise dal Cda sono in linea con il raggiungimento degli obiettivi di promozione che ci siamo prefissati – precisa Filippo Paladino, altro vicepresidente del Consorzio Vini Doc Sicilia. Sperando che si torni presto ad una normalità di vita quotidiana, stiamo lavorando anche attraverso i canali digital, per supportare il brand Sicilia e le nostre aziende per creare nuove opportunità di sviluppo».

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Covid-19, la Doc Sicilia riprende a “macinare” vino

Il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia ha registrato una netta ripresa della produzione di vino: ad agosto e settembre, l’incremento dell’imbottigliato Doc Sicilia si è assestato sul 13 e 26 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019.

Una spinta che porta a 75,5 milioni le bottiglie prodotte da gennaio a ottobre 2020, contro gli 80 milioni di bottiglie del 2019. Gli effetti negativi causati dall’epidemia di Covid-19 si confermano quindi “meno penalizzanti per la produzione della Doc Sicilia, che ha recuperato posizioni ed è attualmente a meno 7 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”, come evidenzia il Consorzio.

Nel primo quadrimestre 2020, quindi in pieno lockdown, la Doc Sicilia aveva registrato un calo di produzione dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre l’intero comparto del vino italiano di qualità toccava un calo del volume nettamente superiore.

La crescita dell’imbottigliato dell’ultimo trimestre della Doc Sicilia risente quindi in modo positivo dell’allentamento delle misure di contenimento della pandemia, che hanno riguardato tutti i mercati di riferimento per il consumo di vino siciliano.

A ottobre si è invece registrato un calo dell’8% rispetto alla produzione del 2019: 52,705 ettolitri imbottigliati nel 2020 contro i 57,451 ettolitri dell’anno precedente. La quantità di export dei vini della Doc Sicilia è di circa il 56% del prodotto totale.

I dati dell’ultimo trimestre – sottolinea Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia – sono in linea con le aspettative del Cda del Consorzio che ha rimodulato negli ultimi mesi le attività di promozione specialmente in Usa, Cina e Canada, calibrandole alle misure di contrasto alla pandemia decise dai singoli Paesi e monitorando i consumi”.

Ad oggi sono più di 460 le aziende che imbottigliano secondo il Disciplinare del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, quasi 25 mila gli ettari rivendicati e più di 8.354 le aziende viticole.

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Sicilia: ottima qualità per le uve Grillo e Nero d’Avola nella vendemmia 2020

Si confermano le previsioni di inizio vendemmia con un calo della quantità che si attesta su una media del 15% rispetto al 2019 con un’ottima qualità di tutti i vitigni del “continente Sicilia“, che hanno beneficiato di condizioni climatiche generalmente favorevoli, ed uve di Grillo e Nero d’Avola eccellenti.

Secondo i coltivatori del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, l’esito della vendemmia 2020 è positivo e registra nel complesso una buona qualità delle uve a fronte del dato sulla diminuzione del raccolto.

“Il bilancio di questa vendemmia lo consideriamo abbastanza positivo per diverse ragioni. La prima di tutte è che puntiamo da tempo a privilegiare la qualità dei nostri vini”, commenta Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia.

Il calo di uve raccolte, registrato mediamente in tutta l’isola durante la campagna che è ormai al termine, ci conferma che anche nel 2020 non avremo una grande produzione. Il vino che verrà confezionato sarà di qualità eccellente”.

Segnali importanti arrivano infatti anche dai dati delle giacenze del vino siciliano, sia Igt sia Doc. Alla data dell’11 settembre 2020, tra imbottigliato e sfuso, in Sicilia risulta in giacenza il 18% di vino in meno rispetto allo stesso periodo del 2019: da 2.522.780 ettolitri si è passati ai 2.073.240 ettolitri attuali.

Inoltre, dal primo luglio al 15 di settembre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si registra un incremento del 15 % di bottiglie prodotte dalla denominazione Doc Sicilia.

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Prosecco, il vino più certificato durante la pandemia: 160 milioni di bottiglie su 773

Nel settore vitivinicolo, nel quadrimestre febbraio-maggio, quindi in piena pandemia, sono stati certificati 5,8 milioni di ettolitri di vino di qualità. L’equivalente di oltre 773 milioni di bottiglie. Il Prosecco, nelle sue tre denominazioni (Doc e Docg), è stato il vino più certificato: 1,2 milioni di ettolitri, l’equivalente di circa 160 milioni di bottiglie.

Lo attesta il report delle attività febbraio-maggio 2020 dell’Icqrf. Nei primi quattro mesi di emergenza Covid-19, i 29 Uffici e i 6 laboratori dell’Icqrf hanno svolto in totale 29.169 controlli antifrode sulla filiera agroalimentare, di cui 3.285 ispezioni direttamente presso gli stabilimenti di produzione.

Il Pinot Grigio Delle Venezie segue il Prosecco nella classifica dei vini più certificati durante la pandemia in Italia, con 936.007 ettolitri. Quindi Montepulciano d’Abruzzo (380.713 hl), Doc Sicilia (234.715 hl), Chianti Docg (263.609 hl) Asti e Moscato d’Asti Docg (166.787 hl) Piemonte Doc (145.531 hl), Trentino Doc (127.859 hl), Soave Doc (110.904 hl) e Alto Adige Doc (96.864 hl).

Più in generale, un terzo dei controlli (oltre il 33%) sono stati svolti nell’area settentrionale del Paese. Nonostante la drammatica crisi epidemica, oltre il 17% dei controlli dell’Icqrf si è svolto nelle regioni Lombardia e Veneto, a garanzia del mantenimento della qualità delle produzioni di regioni che producono le due maggiori Indicazioni geografiche al mondo in termini quantitativi.

Si tratta del Grana padano, con oltre 5,2 milioni di forme e il “Sistema Prosecco“, con oltre 600 milioni di bottiglie prodotte (dati 2019). 3.117 sono stati i campioni analizzati nei laboratori ICQRF per 84.232 determinazioni analitiche.

I tassi di irregolarità, sia per le attività ispettive che per quanto concerne le attività analitiche, sono stati in linea con gli indici registrati prima dello stato emergenziale. Non si è fermata neppure la filiera Bio: dal 1° febbraio 2020, sono entrati nel sistema dell’agricoltura biologica 2.068 nuovi operatori per una superficie pari a 71.921 ettari.

Per quanto riguarda il monitoraggio dei canali e-commerce, che hanno registrato un grosso incremento di accessi nel quadrimestre febbraio – maggio, l’Icqrf ha operato 558 interventi per la rimozione, su Alibaba, Amazon e eBay, di inserzioni irregolari di prodotti agroalimentari.

Sul fronte sanzionatorio, sempre nel periodo della pandemia,  la percentuale maggiore di sanzioni irrogate dall’Icqrf riguarda il settore vitivinicolo, con 286 provvedimenti emanati, pari ad oltre il 55% del totale.

Segue quello delle produzioni agroalimentari a denominazione registrata, con poco più del 24% del totale (pari a 125 ordinanze) e infine con 51 provvedimenti e circa il 10% del totale, il settore concernente l’etichettatura dei prodotti alimentari.

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Sicilia en Primeur 2020, Planeta: “Siamo l’isola del vino sostenibile nel Mediterraneo”

Il futuro del vino della Sicilia? Sempre più legato alla sostenibilità. Una questione fisiologica, dovuta alle particolari condizioni microclimatiche, che rendono pressoché naturale la coltivazione in regime biologico. “Siamo l’isola del vino sostenibile, al centro del Mediterraneo“, ha detto non a caso il presidente di Assovini Alessio Planeta, nel presentare l’edizione digitale di Sicilia en Primeur 2020, alle 15 odierne sulla piattaforma Zoom.

Collegati da tutto il mondo circa 200 professionisti del settore, tra stampa e addetti al lavoro, per fare il punto sulla vendemmia 2019. Una raccolta che incastona la Sicilia nell’olimpo della viticoltura biologica del Paese. Non solo: l’isola ha la più vasta superficie di viticoltura di montagna in Italia, dopo il Trentino Alto Adige. Ed è la prima regione per viticoltura di collina, seguita da Toscana e Piemonte.

Con il 34% della superficie viticola biologica, a fronte di un totale ormai prossimo ai 110 mila ettari di vigneto bio italiano, la Sicilia conferma la propria leadership sul fronte della sostenibilità. Seconda regione è infatti la Puglia, col 16%: la metà. Un dato che consente alla Trinacria di risparmiare, ogni anno, 750 tonnellate di rame per i trattamenti.

“Nell’ambito della Doc Sicilia – ha sottolineato Antonio Rallo, presidente del Consorzio Doc Sicilia – sono state prodotte 95 milioni bottiglie, il 19% in più rispetto al 2018. Il Nero d’Avola guida la crescita, col +27%, seguita dallo Zibibbo,  con il +17%”.

“Ma quello che ci preme sottolineare è il +11% della menzione Sicilia da parte delle Doc territoriali: un obiettivo che ci eravamo prefissati nel 2012, quando abbiamo dato vita alla Doc Sicilia”, ha aggunto Rallo. Una Denominazione capace, tra l’altro, di reggere il colpo di Covid-19, con un -11% medio “da considerare prezioso, a fronte di un trend nazionale che si assesta sul -35/40%”.

A Mattia Filippi di Uvasapiens il compito di presentare – anche in questa edizione digitale di Sicilia en Primeur – le caratteristiche della vendemmia 2019, nell’ambito del report “L’importanza di essere Isola”. La produzione si è assestata sui 430 milioni di litri, in un trend stabile negli ultimi 5 anni.

La vendemmia 2019, assieme alla 2014 e alla 2011, ha registrato le quantità più basse rispetto alla media degli ultimi 11 anni, con un -13% rispetto alla media delle altre regioni. Le condizioni meteo hanno fatto da spalla ai produttori di vino siciliano.

“Grazie alle condizioni favorevoli del Mediterraneo – ha commentato Mattia Filippi – il climate change, non ha condizionato l’isola dal punto di vista delle temperatura. Basti pensare che, a giugno, le temperature registrate nel Sud Italia erano simili a quelle delle zone alpine e dei Balcani, più basse rispetto media europea”.

Che vini aspettarsi, dunque? La vendemmia 2019, secondo le anticipazioni dei tecnici del Consorzio Doc Sicilia, darà vini bianchi e rossi non eccessivamente alcolici, ma molto ricchi in termini di profumi, freschezza, corpo e struttura.

Ottimi i livelli di polifenoli in tutte le zone di produzione del Nero d’Avola, con medie di 7 tonnellate per ettaro. Bene anche Grillo e Catarrato (Lucido), in un’annata definita senza mezzi termini “eccezionale”. Un discorso che vale anche per l’Etna, dove il Nerello Mascalese è maturato in condizioni microclimatiche pressoché perfette.

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Antonio Rallo confermato presidente del Consorzio Vini Doc Sicilia

Antonio Rallo è stato confermato presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. Lo ha deciso il Consiglio di amministrazione consortile, a sua volta rinnovato in occasione della riunione di Sambuca di Sicilia, lo scorso 28 febbraio. Eletti anche i due vicepresidenti: accanto al riconfermato Filippo Paladino, ecco Giuseppe Bursi.

Tra le prime “patate bollenti” in mano a Rallo, la gestione della querelle con i produttori isolani che rivendicano il diritto all’utilizzo dell’Igt sui vini prodotti con i vitigni autoctoni Grillo e Nero d’Avola. Una vicenda sulla quale si è espresso, nei giorni scorsi, il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del Tar.

L’elezione delle massime cariche del Consorzio che tutela i vini siciliani è avvenuta oggi a Mazara del Vallo, durante la prima seduta del nuovo Cda. Il nuovo vertice della Doc Sicilia vini resterà in carica nel triennio 2020-2022.

“Ringrazio il Cda per la fiducia che mi ha rinnovato – è il primo commento di Antonio Rallo – che, di fatto, testimonia il valore del lavoro corale svolto da tutti i componenti del Consiglio di amministrazione uscente. Continueremo a lavorare, con il supporto dei nuovi consiglieri, per lo sviluppo della Denominazione Sicilia con la massima determinazione possibile”.

Il nuovo cda è composto da Vincenzo Ampola, Gaspare Baiata, Giuseppe Bursi, Salvatore Chiantia, Bernard Laurent De la Gatinais, Paolo Di Maria, Filippo Paladino, Alessio Planeta, Antonio Rallo, Letizia Russo, Alberto Tasca, Nicolò Vinci. A loro il compito di rappresentare 453 imbottigliatori e oltre 7.800 viticoltori. Nel 2019 sono state prodotte 95 milioni di bottiglie a Denominazione.

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Rinnovato il Cda del Consorzio Vini Doc Sicilia: nuovo rinvio per le fascette di Stato

Eletto il nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. Il nuovo Cda resterà in carica nel triennio 2020-2022. I consiglieri eletti sono: Vincenzo Ampola, Gaspare Baiata, Giuseppe Bursi, Salvatore Chiantia, Laurent Bernard De la Gatinais, Paolo Di Maria, Filippo Paladino, Alessio Planeta, Antonio Rallo, Letizia Russo, Alberto Tasca e Nicolò Vinci. L’assemblea si è tenuta a Sambuca di Sicilia, lo scorso 28 febbraio 2020.

Tra le prime iniziative, quella di rinviare all’1 gennaio 2022 l’introduzione delle fascette di Stato sulle bottiglie della Doc Sicilia. La decisione iniziale del Consorzio, comunicata a inizio 2019, era quella di introdurle da gennaio 2021. Un rinvio chiesto dalla filiera produttiva siciliana, evidentemente rinnovata anche a fronte del rinnovo del Cda consortile.

È stato inoltre approvato un progetto per la certificazione della sostenibilità della viticoltura siciliana, che sarà governato da “una fondazione allo scopo costituita”, sottolinea il Cda. Tra le altre novità, l’aumento del numero dei componenti del Cda, che sale a 12.

Una proposta avanzata dal Cda uscente, ratificata dall’assemblea dei soci con la preventiva modifica dell’articolo 15 dello statuto del Consorzio. “Lo scopo di questa scelta – spiega il nuovo Cda – è di dare ulteriormente voce al mondo produttivo rappresentato nel Consorzio”.

L’assemblea ha infine approvato il bilancio di esercizio del 2019 e il bilancio preventivo del 2020. L’elezione del nuovo presidente e dei vicepresidenti avverrà durante la prima seduta del Consiglio.

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Vini Doc Sicilia: 95 milioni di bottiglie nel 2019

Cresce a 95 milioni il numero di bottiglie prodotte dalla Doc Sicilia nel 2019. Il nuovo aumento di quantità di imbottigliato fa salire del 19% – rispetto agli 80 milioni del 2018 – la produzione vinicola della Doc, un risultato ottenuto grazie alle performance delle diverse tipologie di vini del “vigneto Sicilia“.

Crescono i vitigni autoctoni siciliani, malgrado la scarsa vendemmia del 2018, e si confermano campioni il Grillo Doc Sicilia e il Nero d’Avola Doc Sicilia.

Il risultato dell’imbottigliato raggiunto nel 2019 (le bottiglie certificate dall’Irvos sono 95.637.969) è legato al sempre maggiore successo in Italia e all’estero dei vini della denominazione. Le indagini di mercato in Italia, USA e Germania hanno evidenziato un notevole aumento dei consumatori dei vini dell’isola.

La crescita del 19% di bottiglie prodotte lo scorso anno è in linea con il piano strategico e le previsioni del cda della Doc Sicilia.

“La spinta al rialzo del confezionato è frutto di diversi fattori – commenta Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela – In primo luogo, il costante miglioramento della qualità dei vini che coinvolge la filiera della viticoltura dell’isola. Poi le campagne di promozione, in Italia e all’estero, che hanno portato all’attenzione di buyers, esperti, wine lovers, consumatori, i nostri vini ed i nostri territori unici per clima, suolo e storia”.

“Per affrontare le sfide del mercato globale del vino, che vede la Sicilia in competizione con tante altre regioni viticole del mondo capaci di fare sistema da molti più anni, è stato necessario informare i consumatori e gli esperti del settore sulle origini, le caratteristiche e le peculiarità dei vini Doc Sicilia – aggiunge Filippo Paladino, vicepresidente del Consorzio di tutela – Un grande punto di forza dei produttori siciliani e di quelle aziende di rilievo nazionale che hanno creduto e investito sui vini della nostra isola è il nome Sicilia, che tutti nel mondo conoscono”.

Le attività di vigilanza del Consorzio Doc Sicilia, inoltre, permettono alla produzione (452 imbottigliatori e oltre 7.500 viticoltori) ed ai consumatori, di beneficiare dei controlli di qualità previsti dal piano redatto dal Consorzio con la supervisione dell’Icqrf, organismo del Ministero per le Politiche alimentari e forestali.

Nel 2019 gli agenti vigilatori del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, grazie anche agli accordi con altri Consorzi, hanno effettuato 228 verifiche (a fronte delle 138 del 2018 e delle 112 del 2017) in enoteche, ristoranti, wine bar, siti di e-commerce, piccola e grande distribuzione.

LA PROMOZIONE SUI MERCATI ESTERI
Grazie alle attività di promozione, possibili solo attraverso una grande aggregazione come il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, è stato possibile investire in questi anni nei mercati esteri strategici e più rilevanti per quantità e qualità di consumi di vini.

Azioni di promozione sono state realizzate negli Stati Uniti, il paese dove c’è il più grande numero al mondo di consumatori di vino, e dove la Sicilia negli anni scorsi non era molto conosciuta come regione viticola. La Doc Sicilia ha puntato anche a potenziare la presenza nei mercati in cui si registrano incoraggianti segnali di crescita.

Un’attenzione particolare nel 2019 è stata dedicata alla Cina: un mercato giovane che continua a mostrare un grande interesse per i vini Doc Sicilia, come dimostrano i Tasting Lab e le masterclass organizzati con Ice Pechino e Vinitaly International Academy (VIA) anche ad Hong Kong e Shanghai.

Altre azioni di promozione sono destinate alla Germania e all’Austria, dove nel giugno 2020 la Doc Sicilia sarà presente per la prima volta al VieVinum, la fiera biennale di Vienna. Nel 2020 inizierà inoltre una campagna di investimenti in Canada.

LO SPOT SU NERO D’AVOLA DOC SICILIA E GRILLO DOC SICILIA
Per supportare la crescita dei vini Grillo Doc Sicilia e Nero d’Avola Doc Sicilia, il Consorzio ha avviato una campagna pubblicitaria video su reti tv e siti internet. Nel dicembre 2019 è andato in onda lo spot sul Nero d’Avola Doc Sicilia che ha seguito quello realizzato a luglio sul Grillo Doc Sicilia.

Il Nero d’Avola della Doc Sicilia è un vino che ti sorprende ogni volta” è stato il claim dello spot girato tra il centro storico di Palermo e i grattacieli di Milano, e andato in onda sulle principali reti tv e sui più seguiti siti internet di informazione, food & wine, lifestyle.

L’obiettivo della campagna sul Grillo Doc Sicilia e sul Nero d’Avola Doc Sicilia è stata quella di mettere in risalto le caratteristiche di questi due vitigni autoctoni.

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Grillo e Nero d’Avola Igt, Paolo Calì sui social: “Chiusa una pagina sconcertante”

È affidato ai social lo sfogo del vignaiolo siciliano Paolo Calì, in merito al ricorso al Tar che ha visto trionfare Duca di Salaparuta sulla questione Nero d’Avola e Grillo Igt. “Speriamo che sia stata posta la parola fine ad una delle pagine più sconcertanti della viticoltura siciliana degli ultimi anni, anche se visti gli interessi in gioco ne dubito fortemente”.

“Un ricorso giusto e un epilogo ovvio – scrive Calì su Facebook – per 3 anni due dei vini maggiormente rappresentativi della Sicilia sono stati ostaggio di logiche meramente economico-commerciali. A dirlo oggi non è più solo uno sparuto gruppo di aziende ma il Tar del Lazio”.

È stato riconosciuto come il Consorzio Doc Sicilia persegua logiche esclusivamente commerciali e a questi scopi sono state pensate e realizzate le modifiche ai disciplinari dell’Igt Terre Siciliane e della Doc Sicilia e il conseguente divieto di indicare in etichetta i nomi dei due vitigni per le Igt Terre Siciliane”.

“Totalmente estranea all’operazione è invece l’interesse, che dovrebbe essere prevalente, alla valorizzazione della qualità del prodotto finale a vantaggio, in primis dei consumatori e, permettetemi, di tutti i produttori che fanno della qualità il loro mantra“.

A riprova di ciò, sempre secondo il Tar, vi è l’innalzamento delle rese di produzione per la Doc Sicilia al livello di quelle previste per l’Igt. Il Tar lo definisce sviamento di potere, io lo definisco t….. ai danni dei consumatori“, accusa senza mezzi termini Paolo Calì.

“Anche senza la pronuncia del Tar, però – conclude il vignaiolo siciliano – era ovvio che un Consorzio unico, che ricomprenda e assoggetti alle stesse regole le produzioni di vigneti sparsi nella regione italiana più grande, con i territori più diversi al suo interno, con condizioni micro-climatiche variegate, non possa perseguire finalità di tutela della qualità”.

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Nero d’Avola e Grillo Doc Sicilia: Duca di Salaparuta vince il ricorso al Tar del Lazio

ROMA – I vini ottenuti da uve Nero d’Avola e Grillo si potranno etichettare ancora come Igt Terre Siciliane. Il Tar del Lazio, come riferisce la Gazzetta del Sud, ha infatti accolto il ricorso di Duca di Salaparuta, che si è rivolta ai giudici amministrativi contro le modifiche apportate nel 2016 al disciplinare della Doc Sicilia e dell’Igt Terre Siciliane, in base alle quali i due vitigni possono essere menzionati solo sulle etichette dei vini Doc Sicilia.

Per i giudici la decisione di modificare le regole dell’Igt sarebbe avvenuta senza una decisione dell’assemblea, ma dei soli vertici dell’associazione Terre Siciliane. Inoltre, l’imposizione solo sui vini Doc Sicilia “non è stata ritenuta dal Tar una valorizzazione ma una penalizzazione della produzione a marchio Igt”.

Nei primi dieci mesi del 2019, sono state prodotte più di 42 milioni di bottiglie di Nero d’Avola Doc, con un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche il trend di crescita del Grillo Doc è costante: a ottobre 2019 sono state oltre 15 milioni le bottiglie prodotte, con un incremento del +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia ha dedicato al Grillo e al Nero d’Avola attività di marketing ed informazione anche in Usa, Cina e Germania, con azioni rivolte ai principali stakeholders e alla promozione B2C mirata ai consumatori. Nel 2020 sono previste attività anche in Canada.

Eppure, una prima vittoria per Duca di Salaparuta era arrivata già nel settembre 2017. Il Tar del Lazio aveva sospeso il decreto Mipaaf (Ministero dell’Agricoltura) con il quale era stato vietato di utilizzare il nome del vitigno Nero d’Avola e Grillo nell’etichetta dei vini Igt prodotti con quelle uve.

“Questo è il primo risultato di una battaglia che Duca di Salaparuta ha deciso di intraprendere nella convinzione, evidentemente condivisa dal Tar Lazio, della illegittimità dell’obbligo di commercializzare esclusivamente come Doc il Nero d’Avola e il Grillo – commentava all’epoca la cantina siciliana – quando esiste un’idonea denominazione, la Igt Terre Siciliane appunto, nota in tutto il mondo e che costituisce una delle più importanti denominazioni italiane”.

I dati, risalenti al 2017, parlavano di circa mezzo milione di ettolitri di Nero d’Avola in purezza o in blend con altri vitigni, contro appena 50 mila ettolitri della Doc “Sicilia”. “Evidentemente, nei 6 anni dalla nascita della Doc generica ‘Sicilia’, essa non ha convinto non solo Duca di Salaparuta, ma neppure produttori e pubblico”, commentava ancora il colosso siciliano.

Duca di Salaparuta ritiene che “le Doc abbiano fondamento solo se caratterizzate da uno specifico Terroir, cosa che non sussiste per una Doc ‘generica’ come quella ‘Sicilia’, non adatta a definire un dato vino di un dato territorio e che, pertanto, costituisce un elemento di confusione, a discapito delle Doc territoriali, come Etna, Alcamo, Monreale, Contessa Entellina, delle quali viene sfruttata la notorietà e a danno della Igt Terre Siciliane, che ha fatto conoscere il Nero d’Avola nel mondo”.

Sempre secondo la cantina di Casteldaccia (PA), l’Igt Terre Siciliane Nero d’Avola “contrassegna delle eccellenze nel mondo in virtù della qualità delle aziende produttrici e delle eccellenze dei diversi Terroir, come è il caso dei vini della Duca di Salaparuta – Nero d’Avola Igt Terre Siciliane, tra i quali il pluripremiato Duca Enrico che, primo Nero d’Avola in purezza nato nel 1984, ha cambiato per sempre la storia di questo vitigno unico al mondo”.

Da qui la richiesta di “valorizzazione del patrimonio enologico siciliano attraverso l’Indicazione Geografica Terre Siciliane, rappresentativa della gamma qualitativa dei terroir Siciliani, e dalle vere Denominazione di Origine nate sull’eterogeneo territorio Siciliano”.

In seguito alla sospensione del 2017 e al successo del ricorso appena giunta, Duca di Salaparuta “chiede soprattutto di preservare e valorizzare la biodiversità di un territorio ricco come quello siciliano, di rispettare le caratteristiche dei suoi Terroir e il desiderio di sperimentare dei suoi viticoltori e chiede trasparenza per un pubblico”.

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Approfondimenti

Vendemmia 2019, i dati regione per regione

Per la prima volta, con la campagna vendemmiale 2019, Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini uniscono le rispettive forze e competenze con l’obiettivo di fornire un quadro ancor più completo e dettagliato relativamente alle Previsioni Vendemmiali per offrire alle imprese italiane e alle amministrazioni dati fondamentali nel definire politiche e azioni da mettere in campo.

Come già anticipato ieri si stima una produzione nazionale di 46 milioni di ettolitri (media tra un’ipotesi minima di 45 milioni di ettolitri e una massima di oltre 47 milioni), con un calo di circa il 16% rispetto ai 55 milioni di ettolitri del 2018.

Nonostante una vendemmia meno generosa, peraltro né inattesa né tantomeno vissuta come problematica dagli operatori, ed inferiore alla media degli ultimi 5 anni, sembra salva anche per il 2019 la leadership mondiale del nostro Paese, dal momento che la Francia è attesa a un dato di 43,4 milioni di ettolitri (stima al 19 agosto ministero Agricoltura) e la Spagna non dovrebbe andare oltre i 40 milioni (dato ministero Agricoltura).

Il calo produttivo è da imputare essenzialmente alle condizioni climatiche di gran lunga meno favorevoli rispetto a
quelle che avevano portato all’abbondante vendemmia 2018. Inverno caldo e poco piovoso, abbassamento delle temperature nel mese di maggio, precipitazioni primaverili e, in alcuni casi, grandinate.

Condizioni che non hanno certo favorito il regolare ciclo vegetativo della vite soprattutto per impianti giovani e varietà precoci. Alla fine di agosto – momento della rilevazione da parte di Assoenologi e Ismea/Uiv – lo stato sanitario delle uve si presenta generalmente buono.

Il ritorno delle piogge in alcuni areali ha favorito un buon accrescimento dei grappoli e, fortunatamente, sono stati rari i problemi da attacchi di peronospora e oidio, circoscritti e ben contenuti da opportuni trattamenti, risultati tuttavia superiori rispetto allo scorso anno.

Questo mix di fattori, accompagnato da buone escursioni termiche tra il giorno e la notte che hanno favorito una lenta ma graduale maturazione delle uve e un ottimale sviluppo degli aromi, ha permesso di ottenere una qualità generalmente buona su tutto il territorio nazionale.

DETTAGLIO REGIONALE VENDEMMIA 2019


PIEMONTE
Quantità: -15% rispetto vendemmia 2018

Le temperature miti e le scarse precipitazioni della stagione invernale hanno favorito un precoce risveglio vegetativo della vite rispetto allo scorso anno. Le temperature al di sotto della media stagionale dei mesi di aprile e maggio hanno determinato un ritardo della fioritura che è avvenuta nella prima settimana di giugno. L’allegagione non è stata del tutto regolare, causando la formazione di grappoli spargoli. Con l’innalzamento delle temperature nei mesi di giugno e luglio e grazie al ripristino delle riserve idriche (nel mese di luglio la piovosità è variata da 150 a 200 mm) lo sviluppo vegetativo è risultato vigoroso.

Il Piemonte è stato interessato da diverse grandinate, iniziate a fine aprile nel Sud dell’Astigiano provocando alcuni danni sui germogli in accrescimento per arrivare a quelle di fine agosto che hanno colpito il Sud della provincia di Torino e il Nord del Monferrato. Nella quarta settimana di giugno e nella prima di luglio un’ondata di caldo torrido, al di sopra della media stagionale, ha dato origine ad ustioni dei grappoli, in particolare sui vitigni Moscato bianco e Nebbiolo.

Alla fine del mese di agosto, lo stato sanitario delle uve si presenta generalmente buono; le piogge di fine luglio hanno favorito un buon accrescimento dei grappoli e, fortunatamente, sono stati rari i problemi da attacchi di peronospora e oidio. Si è notato negli ultimi anni un aumento del mal dell’esca, mentre si è riscontrato una leggera diminuzione della flavescenza dorata grazie alla grande sensibilizzazione che hanno i viticoltori piemontesi nel eseguire i trattamenti nei tempi corretti e nel pulire le aree incolte.

La vendemmia delle uve a base spumante (Pinot nero e Chardonnay) ha preso il via nell’ultima settimana di agosto, posticipata di alcuni giorni rispetto allo scorso anno. Nella prima decade di settembre, sarà la volta delle uve Moscato bianco e Brachetto, seguiranno poi le uve Dolcetto, Cortese, Barbera mentre, come di consueto, le operazioni vendemmiali si concluderanno nel mese di ottobre con la raccolta delle ultime uve di Nebbiolo dei grandi rossi da invecchiamento.

La produzione vinicola 2019 qualitativamente si stima di ottimo livello, con diverse eccellenze, mentre quantitativamente si prevede un calo di circa il 15% rispetto allo scorso anno che porterà ad una produzione di circa 2,5 milioni di ettolitri di vino. Molto, comunque, dipenderà dalle condizioni climatiche del mese di settembre.


VALLE D’AOSTA
Quantità: invariata rispetto vendemmia 2018

In Valle d’Aosta la produzione regionale si stima stabile rispetto allo scorso anno con 17.000 ettolitri. L’andamento stagionale, seppur con le sue anomalie non ha influito particolarmente sul risultato finale, decisamente buono, sebbene si registrino andamenti alterni tra le diverse varietà.


LOMBARDIA
Quantità: -30% rispetto vendemmia 2018

Ad un inverno siccitoso e non freddo è seguita una primavera calda ad aprile e molto fredda e piovosa a maggio. Questo andamento climatico ha stressato la vite già in fase pre-vegetativa consumando molte delle riserve accumulate nel legno e provocando germogliamenti disomogenei. Dopo un periodo piuttosto caldo fatto registrare nella seconda metà del mese di aprile, nel mese di maggio diversi giorni molto piovosi accompagnati da temperature piuttosto basse hanno causato un’importante percentuale di aborti floreali con acinellature diffuse e conseguente riduzione della dimensione dei grappoli.

I mesi di giugno e di luglio hanno invece fatto registrare scarse precipitazioni che hanno obbligato in alcune areali ad interventi di irrigazione di soccorso, in particolare su impianti giovani. Si sono poi registrate alcune piogge a carattere temporalesco che, nelle zone della Franciacorta e del lago di Garda, hanno causato consistenti e distruttive grandinate. L’allegagione molto difforme anche all’interno dello stesso vigneto è risultata ritardata di 10/15 giorni rispetto al 2018. Alcuni vitigni più sensibili (Pinot bianco, Pinot nero, Pinot grigio) hanno risentito di attacchi di oidio difficilmente contenuti.

Quest’anno l’epoca di raccolta, a causa del periodo piuttosto freddo decorso durante il germogliamento e la fioritura (mese di maggio), è ritardata mediamente dai 7 ai 15 giorni. La vendemmia in Franciacorta è iniziata nella terza settimana di agosto, in Oltrepò il pieno dei conferimenti è previsto nella seconda metà di settembre, mentre in Valtellina si dovrà attendere il mese di ottobre.

Quantitativamente parlando si registra un consistente calo in tutte le zone vitivinicole della Lombardia, con punte anche di -40/45% in Oltrepò e di -25/30% in Franciacorta, con rese in mosto inferiori alla media a causa della conformazione dei grappoli. Complessivamente in tutta la regione si stima una diminuzione di circa il 30% rispetto al 2018. Da un punto di vista qualitativo i livelli risultano buoni con diverse punte di ottimo, fatta eccezione per le zone che hanno dovuto far fronte ai problemi causati dalle avverse condizioni climatiche.


TRENTINO ALTO ADIGE
Quantità: -15% rispetto vendemmia 2018

L’annata 2019 lascia alle spalle un felice e produttivo 2018, ma anche il devastante evento meteo “Vaia”, la tempesta che ha abbattuto gran parte dei boschi del Trentino orientale a fine ottobre scorso, primo di una serie di fenomeni meteorologici estremi che hanno caratterizzato il 2019. L’inverno mite ed asciutto nelle prima parte si è chiuso con copiose nevicate in montagna e consistenti piogge in fondovalle, le buone temperature di marzo ed aprile hanno favorito un germogliamento precoce anche se assai disomogeneo.

Per tutto il mese di maggio le temperature si sono mantenute al di sotto della media, determinando un ritardo anche di dieci giorni della fioritura rispetto alla norma, che è stato però in gran parte recuperato nell’ultima decade di giugno, grazie ad un clima caldo-umido che ha favorito un’elevata spinta vegetativa e di conseguenza un’esuberante vegetazione che ha portato fenomeni sparsi di oidio. L’allegagione ha prodotto grappoli più spargoli e meno pesanti. La stagione ha avuto quindi un prosieguo piuttosto siccitoso alternato a brevi e violenti temporali che non hanno però arrecato danni rilevanti.

Il carico produttivo risulta buono, sicuramente inferiore al 2018, ma significativamente più importante del 2017. Complessivamente in tutto il Trentino Alto Adige si stima un calo del 15% rispetto alla passata stagione. Il Traminer aromatico e il Lagrein sono le due varietà più penalizzate, con una riduzione superiore al 20% rispetto alla scorsa vendemmia. I primi riscontri analitici indicano un interessante rapporto zuccheri/acidità grazie alle temperature minime abbassatesi nella settimana di ferragosto.

Per le uve basi spumate le previsioni sono ottime grazie ad un giusto carico produttivo, ottima sanità e buoni pH. La vendemmia dello Chardonnay e Pinot nero base spumante in Trentino è iniziata negli ultimi giorni di agosto, mentre in Alto Adige nella prima settimana di settembre. Nella provincia di Bolzano il pieno della raccolta avverrà tra il 15 e il 20 di settembre, mentre terminerà verso la fine di ottobre con la raccolta degli ultimi grappoli di Cabernet Sauvignon.

Per quanto concerne il Pinot grigio, nel complesso l’annata è da considerarsi particolarmente favorevole. Per quanto riguarda i vitigni a bacca rossa dopo una buona invaiatura, lo stato sanitario risulta ottimale e i presupposti per un’ottima qualità ci sono tutti. In provincia di Trento la maggior parte delle uve sarà raccolta tra il 15 di settembre e la prima decade di ottobre con i bianchi di alta collina, la Schiava, il Lagrein e il Merlot.


VENETO
Quantità: -16% rispetto vendemmia 2018

L’inverno 2018/2019 è stato caratterizzato da temperature minime leggermente superiori, anche di 2°C, rispetto alla norma, mentre le precipitazioni sono state inferiori alla media. I mesi di aprile e maggio sono risultati invece molto piovosi (circa 500 mm) rendendo difficili in alcuni casi i trattamenti fitosanitari. Le precipitazioni del mese di maggio hanno causato continui sbalzi termici, soprattutto nelle aree di alta collina, e contribuito a rallentare lo sviluppo vegetativo della vite.

La fioritura ha fatto registrare un ritardo di dieci giorni (prima decade di giugno). Questo andamento meteorologico, protrattosi sino ai primi giorni di giugno, ha causato aborti fiorali con conseguente minor numero di acini per grappolo. Il mese di giugno è decorso molto caldo e siccitoso, con pochi eventi temporaleschi di modesta entità. Le viti non hanno comunque manifestato particolari sofferenze idriche e lo sviluppo vegetativo è proseguito con regolarità. A luglio sono aumentati gli eventi temporaleschi accompagnati da locali grandinate in certi casi di notevole entità.

Le temperature si sono mantenute alte, così come l’umidità. Tra il 6 e l’8 agosto si sono verificati due eventi temporaleschi importanti, accompagnati da forti venti e grandinate di media intensità. Successivamente le temperature hanno iniziato ad abbassarsi. Nel Veneto Centro Orientale la raccolta delle uve precoci (Pinot, Chardonnay e altre) è iniziata nella prima settimana di settembre con un posticipo di circa 15-20 giorni rispetto alla vendemmia 2018.

Quindi sarà la volta della Glera coltivata in pianura e nella terza settimana di settembre di quello di collina, seguito poi dalle varietà a bacca rossa (Merlot, Cabernet ecc.), mentre il Raboso terminerà la vendemmia secondo una tempistica legata molto all’andamento stagionale. Nel Veneto Occidentale i conferimenti sono iniziati nei primi giorni di settembre con le uve Chardonnay, seguite da quelle di Pinot grigio, Glera, Merlot, Teroldego, Rebo fino alla Corvina, Rondinella, Corvinone e Garganega la cui vendemmia avverrà negli ultimi giorni di settembre.

Le precipitazioni di agosto, anche se non intense, hanno favorito continue escursioni termiche che saranno di beneficio per una maturazione delle uve costante ma lenta, con un buon accumulo di polifenoli e di antociani. Nel complesso la sanità e la qualità delle uve risultano essere buone e il tenore zuccherino nella norma, così pure il quadro acido. Dal punto di vista quantitativo nel Veneto Centro Orientale, nonostante l’entrata in produzione di nuovi impianti, si prevede una diminuzione dell’8% rispetto alla passata campagna.

Diversa la situazione del Veneto Occidentale dove il decremento è stimato intorno al 20%. Complessivamente in tutto il Veneto nel 2019 si dovrebbero produrre 11,3 milioni di ettolitri di vino pari a circa il 16% in meno rispetto al 2018. I presupposti qualitativi dei futuri vini, grazie all’andamento vegetativo e meteorologico decorso, si possono definire buoni con diverse punte di ottimo.


FRIULI VENEZIA GIULIA
Quantità: -18% rispetto vendemmia 2018

La stagione invernale, in Friuli Venezia Giulia, è stata caratterizzata da mesi poco piovosi contrassegnati da un caldo anomalo che, nel mese di febbraio, ha raggiunto temperature anche sopra i 20°C. Queste condizioni climatiche hanno accelerato la ripresa vegetativa della vite e, verso i primi di aprile, le varietà precoci, hanno iniziato il germogliamento, con due settimane di anticipo rispetto al 2018. Contemporaneamente ai primi germogliamenti è ritornato il freddo con molta pioggia e intense nevicate in montagna.

Questa situazione di forte instabilità è proseguita anche nel mese di maggio, con temperature ben al di sotto della media stagionale. Tutto ciò ha rallentato lo sviluppo vegetativo della vite, tanto che la fioritura è iniziata solo ai primi di giugno con una decina di giorni di ritardo rispetto allo scorso anno. Sabato 13 luglio un’intensa grandinata ha interessato alcune zone collinari e pianeggianti della provincia di Gorizia (Collio e Isonzo) creando notevoli danni ai grappoli, soprattutto in quei vigneti già defogliati.

Nella seconda decade di luglio, in concomitanza con l’invaiatura delle varietà precoci come Pinot grigio, Chardonnay, Pinot nero e Sauvignon, è arrivato un nuovo fronte africano con caldo rovente. Anche il mese di agosto è stato caratterizzato da scarse precipitazioni e da alte temperature diurne (ma con un’apprezzabile escursione termica notturna), costringendo i vignaioli ad intervenire con irrigazioni di soccorso soprattutto nei terreni ghiaiosi. Per quanto riguarda lo stato sanitario della vite, sia in collina sia in pianura, si segnalano solo alcuni sporadici attacchi di peronospora e oidio.

L’estate complessivamente è stata calda e l’acqua ben distribuita, condizioni ottimali per una buona maturazione dell’uva. La quantità risulta inferiore di circa il 18%, rispetto allo scorso anno. I grappoli dei vigneti di prima produzione e delle nuove varietà “resistenti alle crittogame” sono stati raccolti negli ultimi giorni di agosto, mentre i primi di settembre sono iniziati i conferimenti di Pinot grigio, Pinot nero e alcuni cloni di Sauvignon. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera (per Prosecco) e Ribolla gialla.

Lo stacco delle uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet Franc) dovrebbe invece iniziare solo dopo il 20 settembre, mentre le operazioni di raccolta termineranno con le varietà tardive (Verduzzo, Refosco e Picolit). Attualmente il mercato evidenzia una certa stagnazione dei prezzi per l’abbondanza delle scorte in cantina e le basse quotazione dei vini sfusi. Per le uve rosse l’attenzione è rivolta al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero.


LIGURIA
Quantità: -10% rispetto vendemmia 2018

In Liguria sia a Levante, sia a Ponente la vendemmia si presenta leggermente in ritardo rispetto allo scorso anno. La raccolta delle uve Pigato e Vermentino inizierà, nelle zone più prossime al mare, attorno al 9-10 settembre, per poi proseguire, tra la prima e la seconda decade di settembre, nelle aree più interne e con la raccolta del Rossese.

L’alternanza di periodi di freddo eccessivo e caldo anomalo ha favorito lo sviluppo di oidio e insetti, comunque ben controllati. Le uve sono di buona qualità e stanno maturando bene con un ottimo quadro acido e gradazioni nella norma. Quantitativamente si prevede un calo produttivo del 10% pari ad una produzione totale di 41.000 ettolitri di vino.


EMILIA ROMAGNA
Quantità: -20% rispetto vendemmia 2018

La stagione 2019 è stata caratterizzata da continui sbalzi termici che hanno inciso significativamente sulla fenologia della vite. In Emilia la fine dell’autunno ha fatto registrare temperature molto rigide, con punte anche di -7/-10°C, a cui è succeduta una stagione invernale mite con scarse precipitazioni, tanto da fare ritardare il germogliamento. Una primavera inizialmente asciutta, in pianura non ha permesso un regolare sviluppo delle gemme (in alcune varietà, fra cui il Lambrusco Salamino, anche inferiore del 30%).

In collina, invece, le prime fasi vegetative della vite sono state regolari e rigogliose. In Romagna il caldo e soprattutto la siccità di inizio anno hanno condizionato il completamento della differenziazione della vite, che ha mediamente presentato 2-3 grappoli per germoglio, a seconda della varietà, ma con un minor numero di fiori rispetto al 2018. Il mese di maggio, poi, a causa delle piogge frequenti, ha indotto ad una difesa fitosanitaria serrata della vite e ha anche inciso sulla fioritura (fine maggio) e sulla conseguente allegagione (prima decade di giugno).

Giugno ha fatto registrare rialzi improvvisi e decisi delle temperature che hanno favorito la formazione di grappoli non troppo grandi e piuttosto spargoli. In tutta la regione si registra un ritardo della maturazione compreso tra i 10 e 15 giorni rispetto allo scorso anno. In Emilia per le uve Grechetto la raccolta inizierà nella prima decade di settembre e si stima una quantità inferiore di circa il 15/20% rispetto allo scorso anno. Per le varietà Lambrusco Salamino e Sorbara si ipotizza una produzione deficitaria del 30% e si inizieranno a raccogliere tra il 15 e il 30 settembre.

I conferimenti di Lambrusco Grasparossa avranno luogo alla fine di settembre con ottime prospettive sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. In calo del 10% anche le uve Ancellotta, la cui raccolta è prevista verso il 10 settembre. In Romagna i primi stacchi delle uve precoci (Pinot bianco, Chardonnay e Pinot grigio) sono iniziati a ridosso dell’ultima settimana di agosto. Ottima la maturazione dell’Albana, che evidenzia uno stato sanitario eccellente e una presenza di acidità totale superiore allo scorso anno.

Bene anche il Trebbiano romagnolo e il Bombino bianco (Pagadebit) che, grazie a una produzione inferiore, stanno ultimando in modo uniforme la maturazione. Per le uve a bacca rossa l’invaiatura è iniziata tra gli ultimi giorni di luglio e i primi di agosto, ha avuto un decorso abbastanza veloce su qualche Merlot, mentre si è prolungata sul Sangiovese, Terrano (Cagnina) e Cabernet. In tutta la regione si stima un decremento della produzione di circa il 20% rispetto alla passata campagna, con una qualità ottima con alcune punte di eccellente.


TOSCANA
Quantità: +10% rispetto vendemmia 2018

L’inverno 2018-2019 è stato caratterizzato da temperature sotto la media con piogge scarse che hanno avuto una distribuzione piuttosto anomala. Negli ultimi giorni di febbraio le temperature hanno fatto registrare valori parecchio al di sopra della media stagionale, mentre la primavera è stata caratterizzata da rovesci di natura temporalesca che hanno permesso di recuperare il deficit idrico causato dall’andamento invernale.

I primi mesi del 2019 confermano i cambiamenti climatici in atto, che si manifestano con una più elevata frequenza di eventi estremi con spostamenti stagionali e con precipitazioni brevi ma intense. Il germogliamento, iniziato in linea con la fenologia della vite, ha subito un leggero rallentamento dovuto ad un abbassamento delle temperature e per le abbondanti piogge verificatesi durante il mese di maggio. Giugno è stato invece catalogato come uno dei mesi più caldi con temperature ben al di sopra della media stagionale.

Nel periodo estivo si sono invece manifestati fenomeni temporaleschi di importante consistenza con grandinate che hanno interessato alcune zone viticole. Le uve presentano un ottimo stato sanitario grazie all’assenza di patogeni. I casi isolati di attacchi oidio e peronospora sono stati sapientemente arginati grazie a interventi tempestivi. L’invaiatura è iniziata con una settimana in ritardo, mentre le operazioni di raccolta fanno registrare un ritardo di 10-15 giorni rispetto allo scorso anno.

I conferimenti delle uve sono iniziati a cavallo dell’ultima settimana di agosto e la prima di settembre con le varietà bianche precoci (Chardonnay, Pinot e Viognier). A seguire, nella prima decade di settembre sarà la volta delle uve rosse Merlot e Syrah, mentre la vendemmia delle uve Vernaccia e Vermentino è prevista per il 15-20 di settembre, a cui seguirà la raccolta delle uve Sangiovese per la produzione di Chianti, Chianti Classico e Brunello. Anche in questa regione risulterà fondamentale, per la maturazione delle uve e il loro stato sanitario, l’andamento climatico del mese di settembre che, se favorevole permetterà di ottenere una qualità alquanto interessante con diverse punte di ottimo.

Quantitativamente quest’anno la Toscana è in controtendenza rispetto a tutte le altre regioni italiane. Si stima un aumento della produzione di circa il 10% rispetto alla scorsa campagna (2,3 milioni di ettolitri – dato Agea), pari ad una produzione complessiva di circa 2,6 milioni di ettolitri di vino.


UMBRIA
Quantità: -24% rispetto vendemmia 2018

Una primavera fredda e piovosa in Umbria ha condizionato le fasi di fioritura e allegagione causando un po’ di acinellatura nelle varietà precoci, che hanno registrato così un naturale contenimento produttivo. Il tempo caldo e asciutto che è seguito non ha provocato problemi di stress, poiché la quantità di umidità accumulata nei terreni durante il mese di maggio ha garantito una durevole autosufficienza idrica.

Inoltre, un paio di episodi temporaleschi nei mesi di luglio e agosto hanno permesso alle piante di “dissetarsi” e continuare regolarmente il ciclo vegetativo/riproduttivo, tanto che alla data attuale (4 settembre) le viti presentano foglie ancora verdeggianti, grappoli in ottimo stato, e un generale quadro fisiologico sano. Un’annata, quindi, regolare dal punto di vista fenologico dello sviluppo delle piante, in linea coi tempi e le medie del territorio.

Qualitativamente le prospettive sono ottime con alcune punte di eccellente sia per le uve bianche, che hanno beneficiato, tra l’altro, di un marcato gradiente termico giorno/notte registrato dalla seconda metà di agosto, sia per quelle rosse. Il corredo zuccherino è in media superiore di un grado babo rispetto allo scorso anno. Dopo i primi conferimenti si può però sicuramente affermare che ci troviamo di fronte ad un’annata, dal punto di vista quantitativo, inferiore di circa il 25% rispetto al 2018, dovuto in particolare alla conformazione e al minor peso dei grappoli.

Le perdite maggiori si registrano in provincia di Terni e più precisamente nell’Orvietano, dove si segnalano produzioni deficitarie anche del 35-40%. In tutta la regione si produrranno 340.000 ettolitri di vino. La vendemmia risulta ritardata di circa 7-10 giorni rispetto allo scorso anno. Si è iniziato con i vitigni bianchi internazionali a cui è seguito il Grechetto nella prima decade di settembre, quindi sarà la volta del Trebbiano.

Per i rossi autoctoni bisognerà attendere la terza decade di settembre, mentre per il Sagrantino i conferimenti delle uve, allo stato attuale, sono previsti tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. Se il periodo vendemmiale decorrerà favorevolmente dal punto di vista meteorologico, si può sperare in un’ottima annata.


MARCHE
Quantità: -15% rispetto vendemmia 2018

Quest’anno, nelle Marche, a marzo è piovuto pochissimo, ad aprile le precipitazioni sono state di poco superiori alla media, mentre più della metà delle piogge primaverili si sono concentrate nel mese di maggio. Per il sesto anno consecutivo, poi, il mese di giugno è stato più caldo del normale e anche il mese di luglio lo è stato per il quinto anno consecutivo, anche se le precipitazioni sono state leggermente al di sopra della norma.

Le grandinate, fortunatamente di scarsa incidenza, si sono verificate a macchia di leopardo principalmente a luglio nelle zone del Conero, della Lacrima di Morro d’Alba e dei Castelli di Jesi. Anche nelle Marche l’andamento meteorologico di maggio ha ritardato il germogliamento, la fioritura e di conseguenza l’invaiatura di circa 10 giorni rispetto al 2018. Anche l’allegagione è stata disturbata dal freddo e dalle continue piogge determinando, per certi vitigni, grappoli tendenzialmente più spargoli. Verso la metà di agosto alcune perturbazioni e qualche temporale hanno favorito l’abbassamento delle temperature.

Quest’anno si stima un ritardo di circa 8-10 giorni della maturazione delle uve rispetto al 2018, che riavvicina le date di raccolta alla media storica. La qualità delle uve risulta ottima grazie alla disponibilità di riserva idrica accumulata nel periodo primaverile. A livello fitosanitario nei mesi di giugno e luglio è stata notata una certa pressione dell’oidio, in particolare sulla varietà Montepulciano, ma interventi tempestivi hanno scongiurato conseguenze significative sulla produzione. Considerato le alte temperature e la scarsità di piogge, soprattutto in alcune aree del Piceno, si prevede una resa uva/mosto inferiore mediamente del 3-7% circa.

Dalla terza decade di agosto è iniziata la vendemmia delle uve precoci base spumante, a cui seguirà la raccolta di varietà tipo Incrocio Bruni e Chardonnay, quindi sarà la volta del Pecorino nella prima decade di settembre, mentre per i conferimenti di Verdicchio e di Passerina bisognerà attendere la metà dello stesso mese. Per le uve Sangiovese i conferimenti sono previsti nell’ultima settimana di settembre, mentre per il Montepulciano dalla prima decade di ottobre.

Alla data attuale (4 settembre) si stima una quantità inferiore del 15% rispetto alla passata campagna. Si prevedono ottimi livelli qualitativi con diverse punte di eccellenza per i vini bianchi quali Verdicchio, Pecorino e Passerina e, se l’andamento del mese di settembre sarà favorevole, anche le produzioni ottenute da uve a bacca nera quali Sangiovese, Montepulciano e Lacrima, lasciano ben sperare.


LAZIO
Quantità: -15% rispetto vendemmia 2018

I mesi di dicembre e di gennaio hanno fatto registrare nuvolosità e piovosità abbondanti, mentre le temperature si sono gradualmente ridotte verso i minimi annuali. Le piogge del mese di febbraio hanno favorito il ripristino delle riserve idriche della vite. Il mese di marzo è stato invece caratterizzato da una piovosità inferiore alla media, ma con temperature nella norma. La ripresa vegetativa ha avuto un decorso sostanzialmente regolare e ha goduto di precipitazioni ben distribuite e provvidenziali, soprattutto nelle aree costiere in cui si temevano precoci manifestazioni di stress idrico.

Il ciclo vegetativo della vite, fino alla fioritura, risultava essere perfettamente in linea con un’annata normale. Il mese di maggio ha visto però il passaggio di diverse perturbazioni atlantiche che hanno portato piogge particolarmente incisive, con apporto di masse d’aria fredda da latitudini artiche, influendo sulle temperature minime e massime che sono risultate inferiori alla norma. Tutto ciò ha sensibilmente rallentato lo sviluppo della vite che, a fine maggio, registrava un ritardo di 11-12 giorni rispetto alla norma e ha creato un quadro fitopatologico problematico, con particolare riferimento alla peronospora della vite.

L’estate è stata soleggiata e calda, a tratti torrida, ma l’acqua caduta nel mese di maggio ha permesso alle viti di resistere bene alla siccità. Le sporadiche precipitazioni che hanno avuto luogo a luglio e agosto hanno definitivamente fugato ogni preoccupazione legata al pericolo di stress idrico. L’escursione termica giorno/notte, che si è registrata nelle ultime due settimane di agosto, è di buon auspicio per lo sviluppo degli aromi di uve e vini, fondamentali in una regione tendenzialmente a produzione di vini bianchi come il Lazio.

La vendemmia è iniziata nell’ultima settimana di agosto per le uve base spumante e bianche internazionali, proseguirà con i bianchi autoctoni a partire dalla seconda decade di settembre. Seguiranno quindi le uve rosse autoctone, mentre la vendemmia terminerà nella prima settimana di ottobre con la raccolta delle uve Cesanese. Quantitativamente si registra un calo del 15% rispetto al 2018, dovuto soprattutto alle piogge del mese di maggio che hanno causato colature dei fiori e sensibili attacchi di peronospora, in particolare sul Merlot.

Occorre poi anche considerare l’incognita dell’entità degli espianti che anche quest’anno, irrimediabilmente, si sono purtroppo registrati. Qualitativamente i presupposti sono assai promettenti. Le uve sono senz’altro migliori rispetto alle due annate precedenti, con una perfetta gradazione zuccherina, in linea con i valori medi e superiore a quella dell’anno passato.


ABRUZZO
Quantità: -11% rispetto vendemmia 2018

L’andamento climatico, a partire dallo scorso autunno, è stato caratterizzato dalla presenza di piogge e basse temperature. Grazie ad un inverno piovoso con precipitazioni abbondanti su tutta la regione e nevicate verificatesi anche a bassa quota nel mese di gennaio, si sono costituite buone riserve idriche nei vigneti. La primavera è iniziata con basse temperature, facendo registrare in alcune zone consistenti precipitazioni. Questa situazione, ma con assenza di gelate, si è protratta fino alla fine di maggio con frequenti rovesci temporaleschi.

Condizioni che hanno favorito un buon germogliamento ma, nello stesso tempo, un rallentamento dello sviluppo vegetativo, tanto che la fioritura ha fatto registrare un ritardo di circa 10-12 giorni rispetto alla norma. Le avverse condizioni atmosferiche del mese di maggio hanno avuto effetti negativi sia sulla fioritura sia sull’allegagione, soprattutto per le uve precoci che hanno presentato una conformazione non omogenea del grappolo. Da metà giugno in poi si sono registrate belle giornate intervallate da precipitazioni, in alcuni casi, anche abbondanti.

Il decorso vegetativo è stato buono da un punto di vista sanitario, grazie ad un oculato controllo degli attacchi parassitari e alle alte temperature registrate nei mesi di luglio e di agosto. L’epoca di vendemmia risulta nella norma, tanto che per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot grigio) la raccolta è iniziata il 20 agosto nelle zone più costiere, mentre per quelle più interne e collinari intorno al 26 dello stesso mese.

Per le altre uve bianche (Trebbiano, Malvasia, Passerina e Pecorino) i conferimenti hanno avuto il via nei primi giorni settembre. Per le varietà a bacca rossa, principalmente Sangiovese e Montepulciano, si prevede che la raccolta avverrà a partire dall’ultima settimana di settembre per protrarsi fino alla fine di ottobre. La quantità si stima inferiore di oltre il 10% rispetto alla vendemmia precedente, tanto che a tutt’oggi si prevede una produzione complessiva intorno a 3 milioni di ettolitri di vino, contro i 3,4 milioni di ettolitri della scorsa campagna.

Qualitativamente parlando, se le condizioni climatiche del mese di settembre decorreranno favorevolmente, si può ipotizzare un’annata assai interessante con molte punte di ottimo, in particolare per i vini rossi. Il mercato, fin dalla fine della vendemmia scorsa, è stato molto problematico per i vini generici sia bianchi che rossi. Si registra uno scarso interessamento che ha provocato un deprezzamento dei prezzi del 10-15%. Questa situazione ha coinvolto anche le Doc che hanno però fatto registrare un calo più contenuto.


MOLISE
Quantità: invariata rispetto vendemmia 2018

La vendemmia in Molise, a differenza delle altre regioni del Sud, si stima sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno. L’epoca di raccolta è ritardata di qualche giorno e la qualità allo stato attuale risulta decisamente buona. Anche in questo caso, si tratta di considerare areali e situazioni diverse la cui somma algebrica restituisce un risultato produttivo di 239.000 ettolitri pressoché uguale a quello della scorsa campagna.


CAMPANIA
Quantità: -6% rispetto vendemmia 2018

L’inverno è trascorso mite e poco piovoso. A fine marzo si è avuto un periodo di circa 15 giorni di freddo, che hanno rallentato e riportato in linea rispetto alla media annuale la fase fenologica del germogliamento. Le abbondanti piogge primaverili, concentrate soprattutto nel mese di maggio, hanno garantito una importante riserva idrica per i suoli, fondamentale per fronteggiare le difficoltà dovute alle scarse precipitazioni dei successivi mesi di giugno e luglio.

Le temperature particolarmente basse rispetto alla media di questo periodo, hanno contenuto la crescita vegetativa, impedendo anche lo sviluppo di fitopatie. La fioritura è iniziata con circa 10/15 giorni di ritardo e l’allegagione è stata piuttosto irregolare, determinando numerosi fenomeni di acinellatura. I mesi di giugno e luglio sono decorsi con assenza di precipitazioni e giornate soleggiate e calde. Alla fine di luglio alcune zone sono state interessate da una perturbazione atlantica, che ha portato un abbassamento delle temperature e abbondanti precipitazioni.

In generale la gestione delle vigne non ha evidenziato particolari problemi, ed al momento ci sono tutti i presupposti per una vendemmia di qualità. Nella seconda metà di agosto il clima è decorso con sole e temperature piuttosto alte, con qualche temporale che ha contribuito a ottimizzare gli equilibri idrici e termici nel vigneto, esaltando le escursioni termiche tra giorno e notte.

Attualmente (primi giorni di settembre) le condizioni in vigna, salvo limitate eccezioni, fanno ben sperare per la qualità, mentre dal punto di vista quantitativo si stima un decremento complessivo in tutta la regione, rispetto allo scorso anno, compreso tra il 5 il 10% con evidenti variazioni da zona a zona a causa dell’eterogeneità che si registra nei territori della viticoltura campana. Da sottolineare che un’importante zona produttiva della provincia di Benevento ritorna quest’anno in piena produzione, dopo che nei precedenti due anni la stessa era stata completamente compromessa a causa delle gelate e grandinate.

I tempi di raccolta fanno riscontrare attualmente una settimana di ritardo. Si inizierà con le uve per le basi spumante e i vitigni a bacca bianca nel Cilento nella prima decade di settembre. Nell’Agro aversano, nella seconda decade di settembre, sarà la volta delle uve di Asprinio e del Fiano nel Cilento. Successivamente, nel Beneventano, si proseguirà con la Falanghina, per continuare nell’Avellinese, nella prima decade di ottobre, con il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo. Nei Campi Flegrei la raccolta del Piedirosso è prevista nella prima decade di ottobre. L’ultima varietà ad essere vendemmiata sarà quella di Aglianico per la produzione della Docg Taurasi, nell’Avellinese, tra la fine di ottobre e la prima settimana di novembre.


PUGLIA
Quantità: -16% rispetto vendemmia 2018

In Puglia l’inverno è decorso con temperature e piovosità nella media, ma si è prolungato sino ai mesi di marzo ed aprile ostacolando la fase del germogliamento che è decorso in modo piuttosto irregolare, in particolare nel Tarantino dove a peggiorare la situazione è stato certamente lo “stress sanitario” subito dalle piante nella passata stagione. Le basse temperature e le frequenti piogge verificatesi nella fase di germogliamento (aprile e maggio) hanno causato non solo un ritardo di 10-15 giorni della fioritura, ma anche una imperfetta allegagione.

Finalmente alla fine della seconda decade di giugno, è arrivato il bel tempo con temperature più alte rispetto alla media, favorendo una buona ripresa vegetativa. Dalla fine di giugno e a tutto luglio i temporali non sono mancati, ma il bel tempo che è seguito ha facilitato i viticoltori nel controllo delle malattie fungine. La fase di invaiatura è iniziata anche in Puglia in ritardo. Di conseguenza la vendemmia è risultata posticipata all’ultima decade di agosto per le uve precoci come lo Chardonnay, Pinot e anche per il Fiano.

I vigneti si presentano in gran parte in buon stato vegetativo con grappoli corti, spargoli, perfettamente integri, con un buon rapporto zuccheri-acidi. Per il Primitivo, il Nero di Troia e il Negroamaro la vendemmia ha avuto il via nei primi giorni di settembre e i primi dati analitici fanno ben sperare per i futuri vini per i quali si prevede un grado alcolico medio-alto e tannini maturi e ben strutturati. La situazione in Valle D’Itria risulta ottimale, lo stato sanitario delle uve è molto buono e non si registrano fitopatie.

Anche in questa zona si evidenzia un ritardo della maturazione di dieci giorni, così pure nel Salento dove si prevede un’annata importante grazie alla sanità dei grappoli e al favorevole andamento climatico durante la maturazione. In questa area la vendemmia è iniziata a cavallo di Ferragosto con la raccolta dello Chardonnay, del Pinot ed in generale con le uve precoci. A seguire è iniziata la raccolta del Primitivo. Per il Negroamaro, la Malvasia Nera e il Susumaniello il ritardo di maturazione è di circa due settimane. Si prevedono ottime produzioni per i vini bianchi e rosati, così come per i rossi con punte di eccezionalità per il Negroamaro.

Complessivamente in tutta la regione si stima una produzione in calo di circa il 16% rispetto alla scorsa vendemmia dovuta, in particolare, ai problemi della fioritura quali colatura e aborti fiorali che hanno causato un’allegagione irregolare. In tutta la regione si produrranno 8 milioni di ettolitri di vino. Dal punto di vista qualitativo, allo stato attuale, si stimano livelli più che buoni con diverse punte di ottimo grazie soprattutto al soddisfacente stato sanitario delle uve.


BASILICATA
Quantità: -10% rispetto vendemmia 2018

Anche in questa regione, a causa dell’anomalo andamento climatico del periodo primaverile, il ciclo vegetativo della vite ha subito una partenza posticipata di circa 10 giorni rispetto al 2018, tanto che l’epoca vendemmiale è ritornata in linea con i tempi secondo la media storica. Le uve, in tutta la Basilicata, si presentano sane e in perfetto turgore vegetativo.Le prolungate piogge di giugno hanno creato un’importante riserva idrica, tanto che le viti non sono mai entrate in sofferenza, sviluppando una parete fogliare uniforme ed in perfetta attività vegetativa.

Importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte a partire dal mese di luglio hanno permesso alla vite di svolgere un’attività fotosintetica lineare ed importante. Pertanto l’uva si presenta bella e sana. Dal punto di vista quantitativo anche in Basilicata si stima un decremento di produzione nell’ordine del 10% pari a 85.000 ettolitri di vino, la cui qualità si prevede decisamente elevata, con diverse punte di eccellente.


CALABRIA
Quantità: -3% rispetto vendemmia 2018

In Calabria le prime fasi fenologiche avevano accumulato un ritardo di 15 giorni che si è assottigliato nei mesi estivi ed ha fatto slittare in avanti l’inizio della raccolta di circa una settimana. Anche nella regione, nonostante fioritura e allegagione siano da considerarsi buone, si stima una flessione produttiva (-3%) dopo l’abbondante vendemmia del 2018, pari ad una produzione complessiva di 113.000 ettolitri di vino. Superiore al previsto la presenza di oidio e peronospora i cui danni, però, sono stati limitati grazie ad interventi mirati.


SARDEGNA
Quantità: -13% rispetto vendemmia 2018

Le condizioni climatiche ed il ciclo vegetativo della vite in Sardegna hanno seguito un decorso regolare fino a maggio, mese in cui un notevole abbassamento delle temperature, accompagnato da forti venti di Maestrale, ha causato un ritardo nella fioritura e un rallentamento del ciclo vegetativo della vite. La fioritura disturbata dall’andamento termico, ha avuto risvolti negativi sull’allegagione, determinando colatura con perdite produttive sulle varietà a bacca bianca, in particolare su Vermentino, Torbato, Vernaccia e varietà precoci come Chardonnay e Sauvignon.

Le uve a bacca rossa non hanno fortunatamente risentito di tali condizioni climatiche, tanto che il Cannonau evidenzia un incremento della produzione rispetto al 2018. La maturazione delle uve bianche, in particolare del Vermentino, nelle zone costiere risulta abbastanza regolare, mentre nelle zone interne evidenzia un ritardo di 5-7 giorni. Per quanto riguarda invece le uve rosse, in particolare il Cannonau, si stima un ritardo di circa 7-10 giorni rispetto alla media storica

Grazie alle notevoli escursioni termiche si evidenzia una sintesi ottimale degli aromi nelle uve a bacca bianca e delle sostanze coloranti nelle uve a bacca rossa. Dal punto di vista fitosanitario non si è avuto alcun problema, le uve, infatti, si presentano perfettamente sane nei diversi territori dell’isola e per tutte le varietà. Le abbondanti piogge invernali hanno creato delle buone riserve idriche per affrontare la stagione più calda, favorendo il naturale sviluppo vegetativo della pianta e il buon decorso della maturazione delle uve.

Nell’ultima settimana di agosto è iniziata la raccolta del Vermentino nel Sud dell’Isola e nelle zone costiere, a seguire i primi giorni di settembre ha preso il via la vendemmia nelle zone più interne e proseguirà per tutto il mese. I conferimenti del Torbato sono iniziati tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre, periodo in cui ha avuto il via anche la raccolta del Nasco, mentre per il Nuragus bisognerà attendere la fine di settembre e i primi giorni di ottobre.

Per quanto riguarda invece le uve rosse, per il Carignano si prevede l’inizio della raccolta tra la terza e la quarta decade di settembre, mentre per il Monica è prevista tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. Per il Cannonau, a seconda degli areali, i conferimenti decorreranno tra la fine di settembre e per tutto il mese di ottobre. Quantitativamente in tutta la Sardegna si stima un decremento medio di circa il 13% rispetto al 2018, mentre lo stato qualitativo e sanitario delle uve lascia ben sperare per una produzione di vini di ottima qualità con alcune punte di eccellenza.


SICILIA
Quantità:-20% rispetto vendemmia 2018

Dopo un 2018 che sarà ricordato come l’annata più piovosa e umida che si sia mai registrata, il 2019 segna un ritorno al passato e alla normalità. Le anomalie climatiche non sono mancate ma hanno interessato marginalmente la stagione viticola.

Nel mese di marzo il germogliamento è iniziato in maniera ottimale con la schiusura di tutte le gemme fertili, nonostante la primavera sia stata fredda e piovosa in quasi tutta l’isola (nel territorio etneo si sono registrate temperature rigide fino a primavera inoltrata).

Le piogge primaverili sono risultate importanti per la vite, fornendo ai suoli una buona dotazione idrica, fondamentale per l’inizio dell’attività vegetativa e per affrontare il caldo estivo. Da giugno in poi le temperature si sono mantenute costantemente intorno ai 30°C, con una buona escursione termica tra il giorno e la notte.

Le operazioni di raccolta sono iniziate con un ritardo medio di 8-10 giorni rispetto alla passata campagna, ma in linea se rapportata ad un’annata normale. La vendemmia è iniziata il 5 agosto con la raccolta delle uve Chardonnay basi spumante e Pinot grigio.

Nella seconda decade di agosto si sono staccati i grappoli di Sauvignon blanc, Chardonnay, Moscato bianco, nonché le uve base spumante di Catarratto e Grillo. Nell’ultima settimana di agosto le operazioni sono entrate nel vivo con i conferimenti del Nero d’Avola, del Merlot, dello Syrah e del Grillo, a cui  sono seguiti quelli dello Zibibbo, del Catarratto, dell’Inzolia e del Grecanico. Dai primi riscontri di cantina la resa uva/vino risulta leggermente inferiore alla media, mentre le fermentazioni sono decorse regolarmente.

Dal punto di vista quantitativo si stima un calo complessivo della produzione del 20% rispetto alla stagione 2018 che fece registrare 4,7 milioni di ettolitri di vino (dato Agea), il che lascia presupporre che quest’anno si produrranno intorno ai 3,8 milioni di ettolitri di vino. Tale diminuzione della produzione è da imputare soprattutto ai forti venti e alle piogge verificatisi durante la fase della fioritura che, colpendo le infiorescenze, hanno diminuito il carico produttivo di ogni pianta.

Per contro la vite ha prodotto un apparato fogliare rigoglioso a beneficio della maturazione dei grappoli d’uva. Dal punto di vista qualitativo, dopo la difficile situazione dello scorso anno, in generale si registrano livelli più che buoni con diverse punte di ottimo.

“Un dato è certo – dichiara Filippo Palasdino, vicepresidente della Doc Sicilia – poiché la vendemmia dura fino ad ottobre, per poter tracciare un bilancio è comunque necessario aspettare che la vendemmia sia terminata. Possiamo dire fin d’ora che il ritardo di dieci giorni con cui è iniziata la vendemmia per certi aspetti è stato positivo, le piante hanno potuto accumulare sostanze aromatiche e prevediamo vini molto profumati”.

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Vendemmia in Sicilia: calo del 30% medio e ottima qualità

Il primo mese di vendemmia per la Doc Sicilia conferma le previsioni iniziali: c’è un calo medio di circa il 30% di quantità di uva raccolta e una qualità che i coltivatori del “vigneto Sicilia” definiscono ottima. I primi vitigni a bacca bianca vendemmiati, dal Pinot Grigio allo Chardonnay, dal Grillo al Lucido, presentano tutti la stessa caratteristica: alla diminuzione del quantitativo corrispondono uve mature e profumate, con un corredo aromatico di prim’ordine.

Le stime lasciano prevedere, per la vendemmia 2019, una produzione totale in Sicilia di meno di 4 milioni di ettolitri di vino. Anche i vitigni a bacca nera continuano la loro maturazione grazie alle favorevoli condizioni climatiche. Il punto sulla vendemmia offre un resoconto omogeneo dalle province dell’isola dove in molti casi le attività di raccolta sono iniziate ad agosto con una decina di giorni di ritardo rispetto al 2018.

Filippo Paladino, vicepresidente della Doc Sicilia, fa il primo bilancio della campagna di raccolta nel Trapanese e nell’Agrigentino: “la vendemmia iniziata con la raccolta del Pinot Grigio registrava una tendenza del 40% di quantità in meno rispetto al 2018. Gli altri vitigni vendemmiati, il Viognier, il Merlot, hanno visto una riduzione del 30-35% come media.”

“Un dato è certo – prosegue Palasdino – poiché la vendemmia dura fino ad ottobre, per poter tracciare un bilancio è comunque necessario aspettare che la vendemmia sia terminata. Possiamo dire fin d’ora che il ritardo di dieci giorni con cui è iniziata la vendemmia per certi aspetti è stato positivo, le piante hanno potuto accumulare sostanze aromatiche e prevediamo vini molto profumati. Tutto lascia prevedere che il bilancio finale sarà in linea con quanto stiamo registrando finora”.

Giuseppe Monteleone, presidente della Cantina Birgi di Marsala: “la qualità delle uve fin qui raccolte è buona, e facciamo riferimento principalmente al Grillo, uno dei vitigni che insieme al Catarratto e all’Inzolia rappresentano il 70 per cento della nostra produzione. Il calo del raccolto sarà complessivamente del 30 per cento, ma le vigne sono in ottime condizioni dato che il clima freddo tra aprile e maggio ha consentito di evitare il rischio che le vigne fossero colpite da malattie. Le nostre vigne si estendono dalla zona costiera tra la Riserva dello Stagnone di Marsala a Marausa, fino al comprensorio interno della diga Rubino, e ovunque le condizioni sono nella norma. Dalle prime verifiche anche le uve di Nero d’Avola stanno maturando molto bene”.

Filippo Buttafuoco, agronomo di Cantine Settesoli: “abbiamo una qualità eccellente delle uve, e un calo quantitativo che ancora non possiamo concretizzare ma che potrebbe variare dal 10 al 25 per cento. I nostri vigneti sono nella zona di Menfi e hanno caratteristiche molto differenti: ci sono vigne coltivate in riva al mare e su colline a 400 metri di altezza, 32 cultivar diverse, cinque tipi di suoli differenti con modalità di irrigazione che variano.”

“Ecco perché potremo – continua Buttafuoco – tirare un bilancio sulla resa quantitativa solo a fine vendemmia. Il clima è stato favorevole e ciò non favorisce lo sviluppo di eventuali malattie. In più sappiamo che i nostri viticoltori coltivano le vigne con grande attenzione per conferire solo uva sana e non correre il rischio di vedersi declassato il prodotto con una conseguente remunerazione inferiore”.

Giovanni Greco, presidente di CVA, Viticultori Associati Canicattì: “anche nell’agrigentino e nel nisseno la vendemmia è stata avviata con il ritardo di una decina di giorni registrato in altre parti dell’isola. In vigna c’è meno uva – il calo prevedibile è del 15-20% per i 350 soci con vigneti principalmente ad Agrigento, Campobello di Licata, Naro, Castrofilippo- ma la qualità è davvero eccelsa. Ho visto tante vendemmie, ma questa del 2019 si presenta con tutti i crismi e le giuste premesse. Le uve hanno una buona acidità e il grado zuccherino è quello necessario per ottimi bianchi. Anche le uve rosse, se le temperature si manterranno in buone condizioni, daranno ottimi risultati”.

Gian Marco Iannello dell’azienda Occhipinti di Vittoria: “l’annata si preannuncia con una qualità in linea rispetto alle precedenti e uve in ottima salute. Qui nel Ragusano i tempi di maturazione delle piante sono regolari: intorno al 10 settembre è previsto come ogni anno l’inizio della raccolta delle uve bianche di Moscato e Albanello, mentre per le uve rosse di Frappato e Nero d’Avola, che compongono il restante 80 per cento dei nostri vigneti, l’inizio della raccolta è prevista intorno al 20 settembre.”

Vito Rappa, agronomo azienda LiberaTerra: “abbiamo terreni in diverse zone della Sicilia occidentale e molti sono concentrati nell’alto Belice, tra Corleone, San Giuseppe Jato, Monreale, e fino al Trapanese. Nei diversi vigneti c’è una grande difformità nella maturazione delle uve, con una qualità migliore rispetto allo scorso anno. Le uve sono sane e la maturazione ha un po’ risentito del passaggio repentino dalle temperature fredde e dal clima piovoso di primavera al caldo degli ultimi due mesi. Le piogge di questi ultimi giorni non hanno provocato scompensi. Le rese del Grillo, il vitigno che abbiamo già vendemmiato, parlano di un calo del 20 per cento rispetto allo scorso anno”.

Ruggero Vasari azienda della provincia di Messina: “quest’estate calda e asciutta ci consegna uve sanissime. Siamo un’azienda biologica di Santa Lucia del Mela, nel Messinese, sono stati necessari pochi interventi per prevenire eventuali malattie come la peronospera: dal punto di vista sanitario, quindi, le uve sono ottime. La resa quantitativa è buona, anche in relazione ai vigneti più vecchi che sono in produzione da decenni. Insomma, il bilancio è positivo”.

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Sicilia, etichettatura Doc divide i produttori: malumori a Pantelleria. Etna attendista


PANTELLERIA –
E’ giusto dare la possibilità ai produttori di scrivere in etichetta, oltre al nome della Doc d’appartenenza, anche la parola “Sicilia“? E’ la questione che divide la Trinacria, da quando la governance regionale ha messo gli occhi sull’etichettatura delle Denominazioni di ricaduta.

Tra i territori del vino siciliano più restii c’è Pantelleria. Fa discutere, in questi giorni, la proposta di modifica del disciplinare. Tra i contrari, il sindaco dell’isola, Vincenzo Campo. Si tratterebbe di “offrire la possibilità (non l’obbligatorietà) di usare, in aggiunta alla Denominazione ‘Pantelleria’, l’unità geografica più ampia ‘Sicilia’, ai sensi del disciplinare della Doc Sicilia.

“Questa proposta di innovazione – spiega Benedetto Renda (nella foto), presidente del Consorzio Vini Doc Pantelleria – ha fondamentalmente due scopi: incrementare il livello di tutela della denominazione ‘Pantelleria’ avvalendosi dei servizi di vigilanza effettuati dal Consorzio Doc Sicilia, che ha avuto il riconoscimento erga omnes e che quindi è investito di ampi poteri di controllo. Grazie alla sinergia con il Consorzio Doc Sicilia, la vigilanza comporterà minori costi per la Doc Pantelleria”.

“Il secondo vantaggio – aggiunge Renda – è l’opportunità per i vini ‘Pantelleria Doc’ di usufruire del massiccio piano di attività promozionali organizzate dal Consorzio Doc Sicilia, in Italia e all’estero, con campagne pubblicitarie, campagne social, incoming di giornalisti, eventi e fiere”.

Un esempio? “La Doc Sicilia organizza degustazioni in alcune delle maggiori fiere del vino nel mondo, come Usa e Cina. Se un ‘Passito di Pantelleria’ avrà la menzione ‘Sicilia’ il suo produttore potrà mandare il proprio vino e averlo tra quelli in degustazione, senza dover prendere uno stand, e senza dover fare la trasferta all’estero”.

“L’idea – spiega ancora il presidente Renda – è anche che il brand ‘Sicilia’ nel mondo sia ben più conosciuto di quello di ‘Pantelleria’. E che pertanto possa aiutare molti consumatori a comprendere meglio l’origine dei vini di Pantelleria e a valutarne la scelta d’acquisto”.

A tal proposito – conclude Renda – è fondamentale aggiungere che tale previsione, non modifica il nome della “Doc Pantelleria”, semplicemente consente l’aggiunta della menzione ‘Sicilia’ a seguire quello di ‘Pantelleria’. Si tratta quindi di una facoltà e di un’opportunità, non di un obbligo. Vuol dire che un produttore può liberamente decidere se mettere in etichetta anche la Denominazione ‘Sicilia’ oppure no”.


Ma le polemiche montano sull’isola anche per la scelta del giorno della riunione dei soci, indetta dal Consorzio per domenica 26 maggio. Lo stesso giorno delle Elezioni europee. “Le assemblee del Consorzio – spiega Renda – si sono sempre svolte di domenica per permettere al maggior numero di associati di prendervi parte, liberi da impegni lavorativi”.

“Si consideri che molti viticoltori, lavorando in economia i propri terreni, spesso sono impegnati anche di sabato, ecco un motivo in più per fissare l’assemblea di domenica. Infine, visto che la concomitanza con le elezioni europee, la convocazione per il 26 maggio aveva suscitato delle richieste di slittamento dell’assemblea pertanto abbiamo deciso di posticipare la convocazione in un’altra data di giugno”.

ETNA DOC FAVOREVOLE
La decisione spetterà dunque ai 325 viticoltori e alle 8 grandi cantine che compongono il Consorzio Vini Doc di Pantelleria, che rappresentano l’85% della produzione Doc dell’isola (dati vendemmia 2018). Polemiche, quelle nate tra i produttori pantesi, che non sembrano lambire un’altra importante Denominazione siciliana: l’Etna. Il Consorzio, tuttavia, preferisce non sbilanciarsi troppo.

Il Consorzio di Tutela dei Vini Etna Doc – assicura il presidente Antonio Benanti (nella foto) – ha già avviato una procedura per consentire legittimamente, in un prossimo futuro, l’utilizzo facoltativo della semplice parola ‘Sicilia’: ciascun produttore sarà libero scegliere, per mera completezza di informazione al consumatore”.

“Si tratta della possibilità di farne menzione con delle specifiche limitazioni – continua Benanti – assicurando che sia sempre la Denominazione Etna a prevalere con la massima evidenza e chiarezza. L’utilizzo più comune della parola ‘Sicilia’ sarà non sull’etichetta, ma sul retro, nel corpo del testo. Pur rispettando la facoltà del singolo produttore, l’identità del territorio Etna rimarrà, come è, ben nota e molto ben distinta nella sua unicità”.

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Tre mesi senza stipendio: sciopero all’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia

MARSALA – Sessantasei dipendenti senza stipendio da 3 mesi all’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia. Lo denuncia il sindacato UgL Sicilia, nel proclamare lo sciopero per l’11, 12 e 14 giugno, dalle ore 9 alle ore 13.

“Questo Ente è di fatto abbandonato dal Governo regionale siciliano”, attacca l’Unione generale del Lavoro. Rischiano così di saltare i prelievi utili alle certificazioni dei vini Doc e degli oli siciliani. L’Irvo, del resto, vive in regime di gestione commissariale ormai da diversi anni.

A chiarire i contorni della vicenda sono Gaetano Cassibba, coordinatore regionale Enti Vigilati Ugl, Stefano Pulizzi, coordinatore provinciale e Giacomo Alberto Manzo, dell’Rsa Ugl del presidio di Marsala.

“Nonostante le difficoltà finanziarie – spiegano – è stata garantita con il qualificato personale tecnico la certificazione e controllo dei vini siciliani a Doc e degli Oli di Sicilia. Da oltre sei anni manca il Consiglio di Amministrazione, in grado di programmare e rilanciare alcune delle attività istituzionali”.

Tra queste la ricerca scientifica e le attività promozionali del vino e dell’olio. “Indispensabili – evidenzia UgL Sicilia – in un mercato mondiale sempre più alla ricerca di prodotti salubri e certificati, su cui bisogna investire”.

“Facciamo appello al governo regionale – aggiunge l’enologo marsalese Giacomo Manzo – affinché predisponga di concerto con i competenti uffici tutti gli adempimenti necessari ad evitare il blocco dei prelievi e delle certificazioni dei vini a Doc e degli Oli di Sicilia e per affrontare seriamente la questione dovuta alla mancata corresponsione degli stipendi dei dipendenti”.

Manzo chiede inoltre “l’immediata nomina del nuovo Cda, ormai indispensabile”. “Ci sentiamo come una nave senza il comandante – chiosa l’esponente della Rsa dell’Irvo Marsala -. Ci sono tutte le altre figure professionali, ma manca la guida che non può essere assicurata da un regime commissariale”.

All’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia – fondato nel 1950 – lavorano tecnici agronomi, chimici ed enologi attivi al fianco dei viticoltori, degli olivicoltori e delle imprese siciliane. Un presidio in grado di tendere la mano soprattutto ad aziende di piccole e medie dimensioni.

CONTROLLI A RISCHIO
Proprio in questi giorni è in costante aumento la mole di lavoro a carico dell’Irvo. E’ di fatto al vaglio dell’Assessorato la costituzione di un’ulteriore Commissione di degustazione deputata all’esame organolettico dei vini a Doc “Sicilia”, in aggiunta alle due attualmente operanti.

La modifica del disciplinare della Igt “Terre Siciliane”, con il divieto alla specificazione dei vitigni “Nero d’Avola” e
“Grillo” a partire dalla vendemmia 2017, sta avendo come conseguenza un aumento cospicuo della produzione a DOC “Sicilia”, denominazione per la quale è invece consentito il riferimento ai due vitigni.

Le aziende assoggettate per la Doc Sicilia sono passate da 289 al 1/08/2017 alle attuali 388, suddivise in 319 aziende trasformatrici e 344 aziende imbottigliatrici. Le ditte che chiedono l’assoggettamento come imbottigliatori continuano comunque ad aumentare.

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Vinitaly, Sicilia Doc: Grillo al top tra i vini bianchi italiani

Va al Grillo siciliano il primo posto nella classifica di Infoscan Census sui vini che in Italia hanno avuto il maggior incremento nelle bottiglie acquistate nel 2017.

Un successo tributato in occasione del Vinitaly di Verona dove la Doc Sicilia – che si è presentata con un programma ricco di appuntamenti – ha confermato l’importanza della promozione e della salvaguardia assicurata dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia a consumatori e produttori.

Il Grillo siciliano ha infatti raggiunto un aumento del 23% di bottiglie acquistate, raggiungendo la vetta in Italia (secondo l’analisi Coldiretti dei dati Infoscan Census il Primitivo pugliese ha toccato il +21% e l’Ortrugo dell’Emilia Romagna il +19%).

Un risultato che si accompagna, nei primi due mesi del 2018, all’aumento del 124 per cento di ‎vino imbottigliato sotto le insegne della Doc Sicilia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

È stata inoltre registrata la crescita costante del numero di aziende che imbottigliano le diverse varietà di vini con etichetta Doc Sicilia: nei primi tre mesi del 2018 sono già diventate quasi 200.

L’edizione 2018 del Vinitaly – che ha visto un rinnovato interesse generale verso il mondo del vino italiano sia dei professionisti sia dei consumatori – ha messo quindi la sigla sull’ottimo periodo che sta vivendo la Doc Sicilia.

IL COMMENTO
“Il risultato del Grillo ci rende orgogliosi – ha commentato Antonio Rallo, presidente del Consorzio – ma in particolar modo evidenzia come la salvaguardia dei vitigni autoctoni porti risultati eccellenti in termini di vendite e induca una maggiore fiducia del mercato. Portare avanti attività di vigilanza e di controllo significa anche contribuire a dare valore ai vitigni della nostra terra e a riconoscere l’importanza di una filiera garantita”.

“In Sicilia non cresce solo il numero dell’imbottigliato Doc: sono ormai quasi 200 le aziende che lavorano insieme facendo sistema e qualità sotto le insegne del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia”, evidenzia Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio.

“Ogni azienda partecipa ad un progetto comune e i risultati sono positivi. La Doc Sicilia è sulla cresta dell’onda. Abbiamo più di 7.300 viticoltori, le aziende che imbottigliano Doc Sicilia sono in aumento, la previsione è di un traguardo di 60 milioni di imbottigliato nel 2018. E poiché crediamo nei percorsi comuni, come Doc Sicilia anche al Vinitaly siamo stati accanto al mondo della cultura di cui il vino è una parte importante”.

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Vini Doc Sicilia in crescita: accordo con il Consorzio Cerasuolo di Vittoria

PALERMO – Le sette denominazioni territoriali del vino della Sicilia unite per promuovere le eccellenza dell’isola.

Un accordo firmato nei giorni scorsi affida al Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia il ruolo di consulente per la gestione degli aspetti operativi del Consorzio Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC, riconosciuto il 10 febbraio 2017 dal Ministero delle Politiche Agricole.

Assieme, le 7 zone (Docg Cerasuolo di Vittoria, Doc Contea di Sclafani, Doc Contessa Entellina, Doc Eloro, Doc Menfi, Doc Noto, Doc Vittoria) hanno prodotto, nel 2017, 2 milioni 300 mila bottiglie. Con una crescita di poco più del 20% rispetto al 2016 e del 50% rispetto al 2014.

Il Consorzio DOC Sicilia assisterà il Consorzio Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC (che ha sede a Ragusa) nelle diverse fasi della sua attività: amministrazione, attività promozione e rapporti con Ministero delle Politiche Agricole; vigilanza e rapporti con l’Istituto repressione frodi, azioni a tutela del Consorzio.

I DETTAGLI
L’accordo è stato sottoscritto da Antonio Rallo (nella foto), presidente del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia, e da Massimo Maggio, presidente del Consorzio volontario di tutela Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC.

Secondo i dati del Consorzio DOC Sicilia, l’anno 2017 si è chiuso con più di 29,5 milioni di bottiglie con la dicitura in etichetta “DOC Sicilia”. Un trend sempre in crescita dalla prima vendemmia del 2012 e che nel 2016 ha toccato quota 26 milioni di bottiglie.

Il Consorzio DOC Sicilia ha chiuso l’attività di vigilanza 2017 con più di 100 controlli sul vino in commercio effettuati in tutta Italia, in Germania e Svizzera e campioni prelevati ed inviati al laboratorio della repressione frodi di Catania.

Nel 2017 il Cerasuolo di Vittoria Docg ha raggiunto una produzione di 870.000 bottiglie mentre la DOC Vittoria ha chiuso il 2017 con 307.000 bottiglie. Numeri in crescita rispetto a quelli registrati nel 2016 di circa l’ 11%. Le aziende vinicole che imbottigliano Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC sono 31.

“La sinergia con il Consorzio DOC Sicilia dimostra la lungimiranza dei nostri produttori – dichiara Massimo Maggio, presidente del Consorzio volontario di tutela Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC -. Unire le forze, riuscire a fare economia di scala nei controlli di qualità, ottenere una maggiore incisività nella promozione del brand Sicilia e del territorio di Vittoria è un modello che potrebbe essere da esempio per altri”.

“Lavorare insieme, per tutte le componenti della filiera – aggiunge Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia – è la strada principale al fine di aiutare lo sviluppo del mondo viticolo siciliano”.

“Questo accordo tra i due Consorzi – continua Rallo – arriva anche sull’onda di un’esperienza concreta: la ‘DOC Sicilia’ ha svolto un ruolo da traino di tutte le DOC ‘territoriali’ che hanno in etichetta il nome della nostra Sicilia”.

Conclude Maurizio Lunetta, direttore della DOC Sicilia: “Questa convenzione salda i rapporti tra due Consorzi di denominazioni differenti con l’obiettivo comune di far crescere più velocemente l’intero sistema regionale dei vini Doc e allinearsi alle principali regioni vitivinicole italiane, regioni in cui la qualità dei vini si fonda sulla Denominazione di Origine Controllata”.

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