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Oltrepò: torna alla carica “La Mossa Perfetta”, La Bonarda dei Produttori

TORRAZZA COSTE – Due giorni di tour – il 19 e 20 luglio prossimi – per scoprire “La Mossa Perfetta“. Non è il ballo dell’estate 2019 ma “La Bonarda dei Produttori“. Ad organizzare l’evento riservato alla stampa è il Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò pavese, che continua dunque a muoversi come organismo indipendente rispetto al Consorzio Tutela Vini, nella promozione del territorio.

Il direttore Fabiano Giorgi difende l’iniziativa e l’indipendenza del progetto: “Riteniamo la ‘Bonarda dei Produttori’ fondamentale per le piccole aziende di qualità dell’Oltrepò, nell’ottica di una rivalutazione dei prezzi e della qualità di questo vino. I numeri in crescita ci danno ragione: parliamo oggi di 200 mila bottiglie“. Impossibile coinvolgere il Consorzio?

“Si tratta di un’iniziativa del Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò pavese – risponde Giorgi – che vede coinvolte piccole cantine, unite per rendere onore a un prodotto che ha grossissimi problemi. La colpa non è solo degli imbottigliatori o del vino sfuso: le colpe sono di tutti gli attori del territorio”.

LE CANTINE ADERENTI

Diciannove le cantine aderenti nel 2015, all’inizio del progetto, ridotte oggi a 16, secondo quanto dichiarato dal presidente del Distretto. “Il numero delle aziende – spiega a WineMag.it un portavoce de ‘La Mossa Perfetta’ – è purtroppo diminuito rispetto all’inizio di qualche unità”.

“Le cause sono molteplici – spiega ancora – per qualcuno era scomodo avere una referenza in più a catalogo. Inoltre la clientela gradisce dei prodotti con una morbidezza maggiore rispetto al regolamento. Per altri era troppo l’impegno di partecipazione agli eventi e agli incontri del gruppo”.

Ad aderire al prossimo incontro con la stampa saranno l’Azienda Agricola Bagnasco Paolo, l’Azienda Agricola Bisi, l’Azienda Agricola Calatroni, l’Azienda Vitivinicola Calvi, l’Azienda Agricola Fiamberti Giulio, Tenuta Gazzotti, Giorgi di F.lli Giorgi Antonio, Fabiano ed Eleonora, l’Azienda Agricola Gravanago di Paolo Goggi.

E ancora: la Società Agricola La Travaglina, l’Azienda Agricola Manuelina, l’Azienda Agricola Maggi Francesco, l’Azienda Agricola Quaquarini Francesco, l’Azienda Agricola Valdamonte di Fiori Alberto e Tenuta Montelio di Caterina e Giovanna Brazzola.

Mancano all’appello, rispetto al nucleo promotore iniziale, la Cantina di Canneto Pavese, l’Azienda Agricola Eredi Cerutti-Stocco, l’Azienda Agricola Miotti Marco, la Pastori Silvano, Tenuta Fornace e Ca’ di Frara di Bellani Luca.

IL FUTURO DELLA BONARDA
Non a caso si parla di “rilancio della Bonarda” anche nel documento stilato da Regione Lombardia ed Ersaf, nel quadro delle iniziative utili alla riconsacrazione dell’Oltrepò pavese vitivinicolo.

Una “nuova Bonarda, di alta qualità”, che vedrebbe potenzialmente coinvolte 1.409 cantine, per un volume complessivo di 140.902 ettolitri e quasi 19 milioni di bottiglie da 0,75 cl (18.911.536 per l’esattezza).

Un prodotto che godrebbe di un nuovo posizionamento nei vari settori commerciali (Gdo, Discount, Horeca). Per la cui promozione potrebbe essere individuato “un testimonial famoso che faccia da richiamo”.

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Accordo trovato tra Consorzio e Distretto del Vino dell’Oltrepò pavese. Il video-annuncio dell’assessore Rolfi

Ora è ufficiale. Accordo trovato tra Consorzio di Tutela di Vini Oltrepò pavese e Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò pavese. A fare da pacere l’assessore regionale Fabio Rolfi.

“La firma di questo accordo – dichiara l’esponente di Palazzo Lombardia – rappresenta una occasione storica per tutto il territorio dell’Oltrepò pavese. Un nuovo inizio. Avere una voce unitaria significa anche avere una forza maggiore per tutelare e promuovere i vini di quella zona”.

L’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi aggiunge: “La Regione Lombardia ha creduto con determinazione a questo risultato, creando un progetto concreto e collaborando a tutti livelli istituzionali per trovare unità di intenti. Possiamo dire di aver intrapreso la strada giusta. Ora tocca ai produttori fare squadra per il bene e l’interesse di un territorio in cui si produce oltre la metà del vino lombardo”.

“Auspico che anche altri protagonisti del territorio decidano di aderire all’accordo. Il tavolo regionale sull’Oltrepò prosegue e si aggiungerà un ulteriore momento di collaborazione con i sindaci, con l’obiettivo di costruire politiche condivise per la promozione e l’attrattivitá del territorio” conclude Rolfi.

LE CONDIZIONI
I primi rumors sull’accordo e sulle condizioni dettate dal Distretto al Consorzio sono stati anticipati nei giorni scorsi proprio da winemag.it. Fabiano Giorgi, da presidente del Distretto ed ex vice presidente del Consorzio sembra aver preso la curva larga per rientrare in carreggiata.

Un giro che conduce dal sedile del passeggero alla poltrona. Anzi, a nove poltrone. Tante quelle che sono state richieste dal Distretto per cucire la ferita con il Consorzio, con conseguente innalzamento del numero dei consiglieri.

Riccagioia dovrebbe dunque passare da 15 a 20 teste. Ben 9 di queste dovrebbero provenire dal Distretto, col benestare di Regione Lombardia. Sempre su suggerimento di Rolfi dovrebbero essere rivisti i meccanismi di rappresentatività all’interno del nuovo Consorzio, in modo da allargare il potere decisionale della base.

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Veneto shock: Valpolicella Classica pronta alla scissione dal Consorzio. A Soave prezzi del vino al ribasso

Davide contro Golia, “ciak si gira”. In Veneto. Alle porte della vendemmia 2016, la regione vinicola più produttiva d’Italia è in subbuglio. L’ennesima riduzione della percentuale delle uve da mettere a riposo per Amarone e Recioto, paventata dal Consorzio di Tutela Vini della Valpolicella e ormai in via di ufficializzazione, rischia di generare una scissione da parte dei produttori della zona Classica.

E a Verona, in occasione dell’evento clou del programma di Soave Versus, andato in scena ieri al Palazzo del Gran Guardia, serpeggia il malumore tra i piccoli produttori. Costretti “a mantenere bassi i prezzi dei loro vini per l’esistenza di un ‘cartello’ che limita, di fatto, la concorrenza leale”.

Parole forti quelle che volano in Valpolicella e a Soave. Confermate da diversi produttori, che preferiscono mantenere l’anonimato. Ma andiamo con ordine. “Con un’annata come questa che si preannuncia eccezionale – evidenziano alcuni vignaioli della Valpolicella, sentiti in esclusiva da vinialsupermercato.it – la riduzione delle rese delle uve ci colpisce ancora di più. Tutti si aspettavano dal Consorzio di Tutela Vini della Valpolicella un aumento della percentuale di uve da mettere a riposo per Amarone e Recioto, proprio per l’abbondanza e la qualità che registreremo in vendemmia. Invece ci ritroveremo con l’ennesima diminuzione. E alla domanda: perché? Ci hanno risposto che ci sono numerose cantine con Amarone in abbondanza, invenduto. Una decisione presa dunque per mantenere in equilibrio il rapporto tra domanda e offerta in Valpolicella”.

Peccato che, come sottolinea ancora il gruppo di produttori, “le cantine della Valpolicella Classica registrano il problema inverso”. “Praticamente nessuno di noi ha dell’Amarone invenduto e dunque non si capisce perché dobbiamo sottostare a questa misura, che taglierà ulteriormente le gambe all’economia dei piccoli produttori, per difendere gli interessi dei grandi gruppi e delle cantine sociali della zona allargata. Di certo sappiamo che neppure la cantina sociale della zona Classica (Negrar) ha dell’Amarone invenduto: figurarsi i piccoli produttori. E i prezzi, qui da noi, non sono certo al ribasso”.

“Il problema di fondo – continuano i viticoltori – è far capire ai consumatori finali che esistono diversi tipi di Amarone: nella zona classica abbiamo da sempre valori aggiunti in termini di stile e qualità. Nonostante ciò, non siamo abbastanza rappresentati numericamente nel Consorzio per far valere le nostre ragioni. L’unica soluzione, dunque, sarebbe quella di una scissione dal Consorzio della Valpolicella, con la creazione di un altro ente che si prenda cura, alla stessa maniera, di tutti: piccoli e grandi”.

Il nuovo Consorzio, o distretto, sull’esempio di quanto avvenuto in Oltrepò Pavese con la creazione del Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese, guarderebbe gli interessi delle aziende dei Comuni di Fumane, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio di Valpolicella, che producono Valpolicella classico, Valpolicella classico superiore, Valpolicella Ripasso classico, Valpolicella Ripasso classico superiore, Amarone della Valpolicella classico e Recioto della Valpolicella classico.

PIU’ QUALITA’ CHE PREZZO A SOAVE

Non si parla di secessione, invece, tra i produttori di Soave intervenuti al grande evento al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Ma monta il malumore. A far traboccare il vaso, di stand in stand, è la nostra domanda sul prezzo delle singole bottiglie presentate in degustazione. Costi davvero irrisori per la qualità espressa da alcuni Soave Classico o Superiore. Una situazione invitante per la grande distribuzione organizzata (Gdo), che arriva a proporre ai vignaioli una media di 1,30 euro a bottiglia. Prezzo che sullo scaffale, a margini e Iva applicati, lieviterebbe comunque a soli 3,50 euro, per il cliente finale.

Davvero troppo poco per dei Soave che prevedono raccolte vendemmiali tardive, appassimenti in cassetta di percentuali d’uva e, in alcuni casi, anche brevi passaggi in legno. “Il perché è semplice – spiegano uno dopo l’altro i vignaioli intervistati – e va ricercato nel fatto che a comandare sui prezzi nella zona del Soave sono poche cantine, che dettano legge per tutti. Bisogna essere abbastanza potenti per poter contrastare queste aziende e provare, per esempio, a proporre sul mercato vini innovativi, diversi: perché in quel caso, qualcuno si sentirebbe scavalcato, vedendosi ‘derubato’ di fette di mercato. Il Soave, nel mondo, è stato bistrattato e proposto all’estero con prezzi assurdi, anche inferiori all’euro, nei supermercati. La crisi non basta a giustificare tutto ciò”.

I produttori di Soave interpellati denunciano poi la sussistenza di un “conflitto d’interessi nelle alte leve del vino di Soave”. Il presidente del Consorzio, Arturo Stocchetti, è anche il presidente dell’Unione Consorzi Vini Veneti Doc e Docg (U.Vi.Ve, che sul proprio sito web omette l’organigramma). Arturo Stocchetti, inoltre, è presidente di Cantina Castello (eccolo, questa volta, in foto in home page assieme alla famiglia). Uno dei soci di Stocchetti in Cantina Castello ricoprirebbe infine un ruolo di primo piano nella cantina sociale di Soave.

Una stoccata all’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, arriva invece – sempre in occasione di Soave Versus 2016 – da parte di Paolo Menapace, presidente della Strada del Vino Soave: “Benissimo promuovere il territorio di Soave, ma la Regione dovrebbe elargire contributi speciali a chi reimpianta la pergola, vero e proprio simbolo della viticoltura tradizionale locale, rinunciando alla spalliera”.

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