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Aperitivo in Francia per Campari: acquisito Picon per 119 milioni

Aperitivo in Francia per Campari acquisito Picon per 119 milioniIl Gruppo Campari ha annunciato l’accordo con Diageo per l’acquisizione del marchio Picon e delle relative attività. Un’operazione da circa 119 milioni di euro. Inventato nel 1837 da Gaétan Picon, Picon è un tradizionale aperitivo agrodolce francese, leader di mercato, con un esclusivo sapore di arancia.

Prodotto con una base di erbe e arance fresche essiccate, è attualmente disponibile in due versioni. “Amer Picon Club”, un liquore a base di arancia dal sapore agrodolce da miscelare con vino e cocktail; e Amer Picon Bière, da miscelare con la birra.

Per l’anno fiscale conclusosi il 30 giugno 2021, il marchio ha realizzato un fatturato netto di 21,5 milioni di euro e un CAAP di 12,9 milioni di euro. Il marchio realizza quasi l’80% delle vendite in Francia, dove detiene una posizione di leadership nella categoria degli aperitivi amari.

OPERAZIONE STRATEGICA IN FRANCIA PER CAMPARI

Le vendite restanti sono generate principalmente nei mercati del Benelux. Con l’acquisizione del marchio Picon, il Gruppo Campari mira ad ampliare ulteriormente la propria offerta di marchi nella categoria principale degli aperitivi amari nei mercati internazionali e ad aumentare la propria massa critica in Francia e Benelux.

Più in generale, l’acquisitizione di Picon consente al Gruppo Campari di rafforzare la posizione del Gruppo in un mercato strategico come quello della Francia, dopo le acquisizioni dei rum francesi Trois Rivières e La Mauny (2019) e dello Champagne Lallier (2020).

La Francia è entrata a far parte della rete di distribuzione diretta del Gruppo Campari in seguito all’acquisizione del distributore locale Baron Philippe de Rothschild France Distribution S.A.S. nel 2020. Attualmente è il quarto mercato più grande del Gruppo e rappresenta il 5,9% delle vendite nette del Gruppo nell’intero anno 2021.

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La guerra in Ucraina scuote il mercato mondiale degli alcolici

La guerra in Ucraina non risparmia il mercato internazionale degli alcolici. Le azioni di Diageo, la più grande multinazionale del beverage, sono crollate del 10%. Allo stesso modo quelle di Pernod Ricard sono diminuite di un importo simile. Quotazioni che inevitabilmente risentono dell’effetto combinato della guerra Russo-Ucraina, dei timori per l’inflazione globale e dell’aumento dei prezzi per le materie prime.

Calo del 10% anche per Campari, che la scorsa settimana ha modificato le sue aspettative per il 2022. La previsione iniziale sulla marginalità lorda stimata inizialmente a 70 punti è stata ridimensionata affermando che il margine operativo dovrebbe essere stabile per il 2022 a causa dell’aumento dei costi.

«Ci aspettiamo che i primi due trimestri di quest’anno siano duri, ma poi le cose miglioreranno, crediamo che l’inflazione dei costi sia temporanea», aveva comunicato il Cfo di Campari Paolo Marchesini prima dell’inizio delle ostilità.

Fino a giovedì scorso (24 febbraio) Russia ed Ucraina si configuravano come mercati importanti ed in crescita. Zone emergenti nel panorama del consumo mondiale di alcolici, tant’è che a dicembre Pernod Ricard si riferì al «continuo dinamismo dell’Europa orientale» che aveva contribuito a un aumento del 21% delle vendite. Due mercati che saranno mortificati da guerra e sanzioni finanziarie.

LE RESTRIZIONI

Le severe restrizioni bancarie imposte alla Russia renderanno anche molto più problematico ottenere i pagamenti dai distributori. I produttori, probabilmente, si rifiuteranno di commerciare con gli importatori russi fino a quando le linee di finanziamento non saranno risolte.

Le conseguenze dell’invasione e le sanzioni imposte alla Russia andranno comunque molto oltre. Aumenteranno i costi delle materie prime e dell’energia, già alle stelle prima dello scoppio della guerra, colpendo inevitabilmente margini e redditività.

Il petrolio è al suo prezzo più alto dalla crisi finanziaria globale del 2008, con le forniture di gas dalla Russia che rappresentano il 20% delle forniture all’UE. Allo stesso modo, l’interruzione del commercio mondiale aumenterà ulteriormente i costi dei trasporti e dei container.

LA MANCANZA DI MATERIE PRIME

L’Ucraina è tra i primi cinque produttori mondiali di orzo. L’orzo è l’ingrediente principe della birra e le forniture internazionali di materia prima ne risentiranno inevitabilmente. Secondo i rapporti, anche per i produttori di birra che si riforniscono di orzo a livello locale, i prezzi potrebbero aumentare e si verificheranno inevitabilmente interruzioni nella catena di approvvigionamento.

«I prezzi dell’orzo sono aumentati in modo piuttosto significativo – ha dichiara Ankur Jain, amministratore delegato di Bira 91, all’Econimic Times -. L’Ucraina avrà sicuramente un impatto sui prezzi globali dell’orzo nel breve e medio termine. Se le aziende produttrici di birra saranno in grado di reagire rapidamente e aumentare rapidamente i prezzi è ancora da vedere».

Le aziende stanno mettendo a punto piani di emergenza per far fronte all’escalation della crisi Ucraina. Come riportato da TheDrinkBusiness, Coca-Cola Hbc, quotata a Londra, ha dichiarato che sta considerando di fare scorta ingredienti per limitare qualsiasi interruzione in Russia. Informazioni che intensificano le ansie per la carenza di forniture e l’aumento dei costi.

Pesa inoltre la la carenza mondiale di lattine di alluminio causata dall’aumento dei costi energetici e dall’aumento del consumo domestico durante la pandemia. La californiana Monster Energy, che secondo rumors riporatati da TheDrinkBusiness sta valutando possibili accordi con Constellation Brands, ha comunicato che le sue performance prima di Natale sono state ostacolate proprio dalla carenza di imballi.

DALLA BIRRA ALLE MOLOTOV

Secondo quanto riportato da Reuters, il birrificio Pravda Beer di Leopoli (Ucraina) ha convertito il proprio birrificio in una fabbrica di bombe molotov. Dentro le bottiglie, originariamente destinate alla birra, un cocktail infiammabile fatto con benzina e olio. Al posto del tappo una striscia di stoffa. Sull’etichetta un’immagine di Vladimir Putin seduto nudo su di un trono e la scritta «Putin khuylo», insulto diffuso tra i suoi oppositori.

È in gioco la nostra libertà – dichiara lo staff di Pravda Beer dalla sua pagina Instagram -. Abbiamo paura! Non vogliamo la guerra, ma stiamo facendo di tutto ciò che è possibile per difendere il’Ucraina dall’occupazione. Questa è probabilmente l’unica volta nella storia in cui il governo pubblica la ricetta delle molotov. Perché tutti abbiamo un obiettivo: difendere il nostro Paese».

LA GUERRA DELLA VODKA

In Nord America si sta verificando un boicottaggio della vodka e di altri prodotti di origine russa con quella che Fox News ha definito «La ribellione della vodka».

Venerdì 25 febbraio Peter Bethlenfalvy, ministro delle finanze dell’Ontario (Canada), ha ordinato al Liquor Control Board of Ontario (Lcbo) di rimuovere tutta la vodka russa dai 679 negozi della provincia e dagli shop on line. Analogamente La Nova Scotia Liquor Corporation, ha affermato di aver rimosso la vodka russa dagli scaffali dei negozi e dal sito Web a causa dei «terribili eventi in corso».

Azioni simili a quelle di Ontario e Nuova Scozie si stanno verificando anche un atre province, tra cui Manitoba, New Brunswick, British Columbia e Terranova. Anche alcuni stati degli Stati Uniti hanno seguito l’esempio, inclusi Utah, Ohio, New Hampshire e Virginia.

La Virginia Alcoholic Beverage Control (Abc) ha dichiarato in un tweet che «Nello spirito dell’appello del governatore [Glenn] Youngkin a un’azione decisiva a sostegno dell’Ucraina, Virginia Abc sta rimuovendo sette marchi di vodka di origine russa dai nostri scaffali dei negozi. I marchi a tema russo non prodotti in Russia, come Stolichnaya e Smirnoff, non verranno rimossi».

In Italia è Bernabei.it il primo player a comunicare di aver rimoso tutti gli alcolici di fabbricazione e marca russa dal proprio catalogo.

Nonostante tali etichette (principalmente Vodka) rappresentino circa il 25% del fatturato della categoria di riferimento si legge nel comunicato -, in un periodo storico simile, le valutazioni sulle performances devono necessariamente lasciare spazio al valore etico più alto del ripudio di un conflitto bellico».

Nel frattempo il produttore di vodka ucraino Nemiroff, di Nemyriv nela regione di Vinnytsia, è stato costretto a chiudere temporaneamente la sua distilleria a causa della guerra russo-ucraina. Alcuni dipendenti si sono arruolati nell’esercito nel tentativo di contrastare l’invasione russa.

Una cosa è certa: contrariamente alle speranze legate all’allentamento della pandemia il 2022 non sarà un’annata semplice.

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Guinness: trasporto birra a emissioni zero

Guinness, noto produttore irlandese di birra del gruppo Diageo, ha annunciato l’intenzione di introdurre veicoli a emissioni zero partire da questa estate. L’obiettivo è convertire il 70% della flotta aziendale entro la fine del 2025 ed il 100% entro la fine del decennio.

«Attraverso questa iniziativa ci impegniamo a ridurre le nostre emissioni indirette. Vogliamo svolgere un ruolo chiave per il trasporto sostenibile nel settore commerciale in Irlanda. Il nostro è un impegno a lungo termine per la nostra gente, i nostri prodotti e il nostro pianeta. non ci accontenteremo mai di perseguire un futuro migliore e più sostenibile per tutti», dichiara Barry O’ Sullivan, Managing Director di Diageo Ireland.

IL PIANO

Attualmente Guinness utilizza un veicolo a emissioni zero per delle prove di trasporto di birra sfusa dallo stabilimento di St James’s Gate al porto di Dublino. Queste prove aiuteranno a determinare se questi veicoli possono essere utilizzati per trasportare merci pesanti al di fuori del birrificio.

Inoltre, Guinness aggiungerà quattro camion a emissioni zero entro la fine dell’anno. Questi mezzi saranno utilizzati per consegnare fusti di birra al settore alberghiero a Dublino. Se anche questa prova andrà a buon fine la flotta verrà ulteriormente estesa.

L’iniziativa di Guinness rientra nel più ampio piano d’azione decennale di Diageo per la sostenibilità “Society 2030: Spirit of Progress“. Con questo piano l’azienda si impegna a raggiungere le zero emissioni nette di carbonio nelle sue operazioni dirette e una riduzione delle emissioni indirette del 50% entro il 2030.

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Dopo la birra analcolica è giunta l’ora dei “distillati senza alcol”?

Sempre più prodotti “low and noalcol si affacciano sul mercato mondiale. Dopo il trend di crescita della birra analcolica, evidenziato anche da un’analisi di Global Market Insights, è il mondo degli spirit a confrontarsi in modo sempre più importante con questa tendenza.

Il “No-and-Low Alcohol Strategic Study 2021” presentato da IWSR Drinks Market Analysis e condotto nei 10 mercati di riferimento – Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Giappone, Sud Africa, Spagna, Uk e Stati Uniti, che insieme rappresentano il 75% del mercato mondiale dell’analcolico – mostra come gli spirit a basso o nullo contenuto di alcol abbiano aumentato le vendite del 32,7% nel solo 2020 nonostante la chiusura dei bar in tutto il mondo.

Un dato che ha portato questi prodotti ad occupare il 3% del mercato mondiale degli “alcolici” e che, prevede lo studio, porterà al 31% nel 2024. «Quello che stiamo vedendo – dice Mark Meek, Ceo di IWSR Drinks Market Analysis – è una tendenza alla moderazione che si sta diffondendo nei principali mercati globali e che porta con sé una maggiore domanda di bevande con contenuto di alcol ridotto o nullo».

Lo studio mostra come per il 64% del campione l’occasione migliore per consumare prodotti a basso tenore alcolico è quando ci si rilassa a casa. Inoltre i consumatori affermano che, nonostante la scelta sia dovuta al desiderio di evitare gli effetti negativi dell’alcol, il gusto resta comunque un importante criterio di decisone. In pratica i bevitori sono disposti a pagare lo stesso prezzo per una “buona” alternativa analcolica.

In questo – aggiunge Meek – le aziende produttrici avranno un ruolo importante nello sviluppo futuro di bevande a contenuto di alcol basso o nullo, poiché sarà l’aumento del numero di prodotti disponibili per i consumatori e il loro posizionamento di prezzo a sostenere la crescita della categoria e ad ampliarne l’attrattiva».

Non a caso grandi aziende come Diageo e Pernod Ricard stanno sempre più percorrendo questa strada. Diageo, dopo aver lanciato Gordon’s 0.0% nel dicembre 2020, ha recentemente introdotto Tanqueray 0.0%. Due gin che, a detta della casa madre, mantengono le stesse caratteristiche organolettiche degli originali perché prodotti con le stesse botaniche.

«Abbiamo unito anni di esperienza e conoscenza storica della distillazione di gin per creare un’esperienza credibile senza alcol – dice Anita Robinson, Marketing Director di Diageo – Le botaniche vengono immerse individualmente in acqua, riscaldate e quindi distillate prima di essere miscelate insieme per catturare l’essenza di Tanqueray e Gordon’s in versione senza alcool».

Punta invece su un basso contenuto di alcol Pernod Ricard che a gennaio 2021 ha lanciato sul mercato spagnolo Beefeater Light e Ballantine’s Light, un “gin” ed un “whisky” a solo 20% Abv.

«I nostri esperti – dice Jean Christophe Coutures, Ceo di Pernod Ricard Whisky Unit – hanno lavorato duramente per creare spirit che si adattino al bere consapevole senza compromettere il sapore e per dare agli appassionati di scotch e gin un nuovo modo di godersi l’esperienza».

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Diageo presenta un piano decennale per la sostenibilità

Diageo ha lanciato il programma “Society 2030: Spirit of Progress“. Dopo grandi aziende come Unilever o il principale concorrente Pernod Ricard e realtà artigianali come BrewDog anche Diageo, il più grande produttore mondiale di alcolici, fissa nuovi progetti nel tentativo di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi del 2016 per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2 ° C.

In qualità di azienda globale – ha dichiarato Ivan Menezes, amministratore delegato di Diageo – ci impegniamo a fare la nostra parte per proteggere il futuro del nostro pianeta e ad aprire la strada agli altri. Sono molto orgoglioso dei nostri risultati ad oggi in termini di sostenibilità e responsabilità. Per questo abbiamo stabilito un nuovo e ambizioso piano d’azione al 2030. Ci aspetta un decennio particolarmente critico”.

I nuovi obiettivi di Diageo fanno seguito alla riduzione del 44,7% delle emissioni nel periodo 2007-2019, proseguendo così nel suo percorso di sostenibilità “Grain to Glass” (dalla materia prima al bicchiere). In tal senso l’azienda prevede di riuscire a produrre tutte le proprie bevande con un utilizzo medio del 30% di acqua in meno, puntando a ridurre lo stress idrico del pianeta.

Col nuovo piano Diageo si impegna a lavorare per un futuro a basse emissioni di carbonio, sfruttando il 100% di energia rinnovabile per raggiungere “zero emissioni” nette di anidride carbonica nelle operazioni dirette e collaborando con i fornitori per ridurre del 50% le emissioni indirette.

Due delle distillerie scozzesi del gruppo, Oban e Royal Lochnagar, diventeranno entrambe a emissioni zero entro la fine del 2020, mentre in Kentucky si sta già costruendo una nuova distilleria a emissioni zero per Bulleit Bourbon utilizzando tecnologie come caldaie a elettrodi e luci a energia solare. Diageo punterà a raggiungere le emissioni zero anche in India entro il 2025.

È fondamentale agire ora se vogliamo mantenere intatto il meraviglioso mondo in cui viviamo – ha sottolineato Ewan Andrew, Chief Sustainability Officer di Diageo – Abbiamo già dimezzato la nostra impronta di carbonio e ne sono orgoglioso, ma ci spingeremo oltre diventando carbon neutral entro il 2030″.

L’azienda ha inoltre lanciato il “Diageo’s Sustainable Solutions“, una piattaforma globale che fornirà finanziamenti alle start-up e alle società tecnologiche per aiutarle a sviluppare innovazioni “green” utilizzabili nelle varie realtà del gruppo.

Diageo ha inoltre precisato che gli obiettivi climatici non subiranno rallentamenti a causa dell’impatto negativo sui ricavi dovuti alla pandemia, che ha ridotto drasticamente le vendite di alcolici nei bar, nei ristoranti e negli aeroporti.

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La Whisky Bible rimossa dalla vendita dopo le accuse di sessismo a Jim Murray

Brutto contraccolpo per Jim Murray e la sua Whisky Bible dopo le critiche mosse sui social dall’esperta di Whisky Becky Paskin. The Whisky Exchange, uno dei più importanti e-shop mondiali dedicati agli Spirits, ha rimosso la Whisky Bible dal suo Book Store e dagli scaffali dei suoi tre punti vendita londinesi, bloccandone di fatto la vendita.

Riteniamo che i commenti fatti nel libro non si adattino alla nostra visione del mondo del Whisky – ha commentato Sukhinder Singh, co-fondatore di The Whisky Exchange – è nostra opinione che il Whisky sia un prodotto inclusivo, che può essere apprezzato da tutti ed il linguaggio usato nelle ‘note di degustazione’ della Whisky Bible è in contrasto con questa filosofia aziendale”.

Anche Irish Whiskey Magazine, importatore irlandese del libro, ha annunciato che cesserà la distribuzione della Whisky Bible poiché ritiene “la natura e il tono di alcuni contenuti completamente inappropriati”.

Stessa opinione anche per la Scotch Whisky Association, che attraverso la voce dell’Amministratore Delegato Karen Betts evidenzia come la fama del Whisky Scozzese non sia legata solo alla sua qualità “ma anche nostro rispetto per le diversità”.

LE REAZIONI DELLE DISTILLERIE
Non sono tardate ad arrivare le reazioni di molti produttori, primo fra tutti il colosso giapponese Bean Suntory il cui Alberta Premium Cask Strength rye whisky è stato premiato dalla Whisky Bible come World Whisky of the Year 2021.

“Sebbene onorati del riconoscimento siamo estremamente delusi dal linguaggio usato nelle recensioni di molti prodotti”, ha dichiarato Beam Suntory, sottolineando come il testo completo della guida non fosse disponibile prima dell’annuncio del premo ed aggiungendo di aver interrotto tutte le attività promozionali legate a Whisky Bible e che “non supporteremo più il ‘World Whisky of the Year'”.

Dello stesso avviso anche Irish Distillers, distilleria del gruppo Pernod Ricard e proprietaria di Jameson, anch’essa premiata da Murray come Irish Whiskey of the Year per il suo imbottigliamento Midleton Barry Crockett Legacy.

Crediamo fermamente che non ci sia spazio per il sessismo nell’industria del whisky – dichiara Irish Distilles – Per il futuro esamineremo le persone con cui lavoriamo per assicurarci di impegnarci solo con coloro che condividono i nostri valori”.

A queste dichiarazioni hanno fatto eco altri produttori. Bacardi (Aberfeldy e Dewars) ha affermato “Non c’è posto per un linguaggio sessista e oggettivante nell’industria del whisky”. Inoltre tanto il big Diageo (Johnnie Walker, J&B, Lagavulin, Talisker e molti altri) quanto realtà minori come William Grant & Sons, Thompson Bros o l’irlandese Dingle hanno preso le distanze dalla Whisky Bible.

Interpellato dal Times, Murray ha nuovamente difeso il proprio operato ribadendo come i commenti della Paskin siano “un attacco alla libertà di pensiero e di parola” e specificando come “il whisky ha a che fare con la sensualità, dunque per alcuni whisky potrei riferirmi al sesso perché è quel che mi ricordano. Se è così, lo dico”.

Se sto sconvolgendo gli allarmisti, gli intolleranti, i privi di senso dell’umorismo, i pomposi e gli snob del whisky, beh non perderò il sonno per questo – ha aggiunto, concludendo che – Se le persone non riescono a reggere questo linguaggio, allora che non si comprino la Whisky Bible”.

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Diageo compra il Gin di Ryan Reynolds

Il gigante britannico degli alcolici Diageo ha annunciato l’acquisto di Aviation American Gin attraverso l’acquisizione di Aviation Gin Llc e Davos Brands Llc per 610 milioni di dollari.

L’accordo prevede il pagamento di una prima tranche da 335 milioni di dollari, mentre i restanti 275 milioni saranno legati alla performance della società nei prossimi dieci anni. Diageo finazierà l’operazione con fondi propri e l’acquisizione dovrebbe concludersi prima della fine dell’anno.

Con l’accordo Diageo acquisisce anche gli altri marchi del portafoglio di Davos Brands composto da Astral Tequila, Sombra Mezcal e Tyku Sake.

Siamo lieti di annunciare questa transazione – ha dichiarato Ivan Menezes, Chief Executive di Diageo – che sostiene la nostra presenza nel segmento del gin super premium negli Stati Uniti. L’acquisizione di Aviation American Gin e del portfoglio di Davos Brands è in linea con la nostra strategia di acquisizione di marchi premium ad alta crescita con alti margini”.

Aviation American Gin è il secondo marchio per volumi e uno dei marchi in più rapida crescita nel segmento dei gin super premium negli Stati Uniti. Nel 2019 ha registrato una crescita dei volumi di oltre il 100% contribuendo per il 40% alla crescita del segmento degli alcolici a più rapida espansione negli Stati Uniti, con un tasso di crescita annuo composto del 18,5% tra il 2014 e il 2019, secondo i dati Iwsr.

Tra i principali azionisti di Aviation American Gin c’è l’attore canadese Ryan Reynolds, noto per avere interpretato il supereroe Deadpool e per essere stato eletto “Uomo più sexy del 2010”, che aveva acquistato una quota minoritaria del brand nel 2018 e che dovrebbe mantenere un ruolo all’interno di Aviation Gin.

Diageo non è nuova alle acquisizioni di brand di proprietà di star americane. Nel 2017 aveva comprato per un miliardo di dollari Casamigos, brand di tequila che aveva tra i fondatori George Clooney. Precedentemente, nel 2014, aveva acquistato la DeLeón tequila in una joint venture con il cantante Puff Daddy. Mantiene inoltre una collaborazione con David Beckham per il suo Haig Club whisky.

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Diageo annuncia la prima bottiglia in carta per Spirits

Diageo ha annunciato oggi di aver creato la prima bottiglia per Spirits al mondo a base di carta e 100% plastic free realizzata interamente con legno proveniente da fonti sostenibili. La bottiglia debutterà all’inizio del 2021 con una release di Johnnie Walker.

Siamo costantemente impegnati – dichiara Ewan Andrew, direttore Sostenibilità di Diageo – a spingere sempre più avanti i confini degli imballaggi sostenibili e questa bottiglia ha il potenziale per essere veramente innovativa. La lanceremo con Johnnie Walker, marchio che ha spesso aperto la strada all’innovazione nel corso dei suoi 200 anni di esistenza”.

Il progetto nasce grazie ad un nuova partnership fra Diageo e Pilot Lite, società di venture capital, per lanciare Pulpex Limited, una nuova azienda leader mondiale nella tecnologia di packaging sostenibile. Per permettere che la nuova tecnologia sia utilizzabile in modo trasversale Pulpex Limited ha istituito un consorzio di aziende di livello mondiale non concorrenti fra loro tra cui Unilever e PepsiCo. Ulteriori partner dovrebbero essere annunciati entro la fine dell’anno.

La bottiglia, prima nel suo genere, è composta da polpa di provenienza sostenibile per soddisfare gli standard di sicurezza alimentare e sarà completamente riciclabile. La tecnologia consentirà alle aziende di ripensare i propri progetti di packaging o di spostare i progetti esistenti sulla nuova tecnologia senza compromettere la qualità del prodotto.

“Crediamo nella lotta ai rifiuti di plastica attraverso l’innovazione e la collaborazione – sottolinea Richard Slater, direttore R&D di Unilever – Dimezzeremo il nostro uso di plastica vergine riducendo l’uso di imballaggi in plastica di oltre 100 mila tonnellate nei prossimi cinque anni. Unire le forze per sviluppare e testare le bottiglie di carta è un passo avanti incredibilmente eccitante e siamo lieti di lavorare insieme per affrontare una delle più grandi sfide ambientali del nostro tempo”.

Il packaging è concepito per contenere una varietà di prodotti liquidi e fa parte dell’impegno di Diageo verso l’obiettivo 12, “Consumo e produzione responsabile” degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

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