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Trento Doc Brut Nature Cuvée Perlé Zero 10, Ferrari

Perlé Zero è l’ultimo spumante Metodo Classico partorito da Ferrari Trento. Una Cuvée di tre vendemmie di solo Chardonnay, messa in bottiglia nel 2010.

Un mosaico costruito con grande gusto ed eleganza dalla casa spumantistica trentina, che arricchisce il proprio curriculum dell’ennesimo capolavoro.

LA DEGUSTAZIONE
Il calice del Ferrari Perlé Zero Cuvée Zero (sboccatura 2017) si colora di un giallo dorato luminosissimo, spezzato da un perlage finissimo e di rara persistenza. Un vulcano in eruzione nel vetro.

Ma siamo in montagna. E il naso del Perlé Zero stabilisce coordinate geografiche (e ampelografiche) indiscutibilmente riconoscibili. Nette. Quelle del grande Chardonnay del Trentino.

A flebili richiami di crosta di pane e lieviti, tipici del Metodo Classico, rispondono con fierezza sentori morbidi di pasticceria. Un prato su cui spuntano fiori di camomilla, arnica, verbena, radice di liquirizia. Erba appena sfalciata. Quando la temperatura si alza un poco nel calice, ecco i caldi risvolti meno attesi: le zaffate del cumino e dello zenzero.

In bocca, il Trento Doc Ferrari Perlé Zero entra dritto, sul filo di un rasoio. Poi si allarga. Il filo conduttore resta comunque la sapidità, unita a un’acidità invidiabile. Tutt’attorno rimbalzano sentori fruttati esotici (ananas maturo) che giocano a smussare durezze e dosaggio (zero, appunto), assieme alla tipica avvolgenza ammandorlata dello Chardonnay. Sembra il lavoro del mare, attorno agli scogli.

Rendono ancora più complesso il quadro gustativo i richiami balsamici di mentuccia e macchia mediterranea. Il tutto prima di una chiusura lunga e persistente, connotata da una vena amara di pompelmo, capace di stuzzicare il sorso successivo.

Un grande spumante, complesso ed elegante, questo Perlé Zero di Ferrari. Perfetto in abbinamento a portate di pesce e crostacei, anche se – per struttura – non disdegna affatto le carni bianche. Da provare con un piatto esotico come l’anatra alla pechinese, tutt’altro che scontato.

LA VINIFICAZIONE
Tre vendemmie, messe in bottiglia nel 2010, compongono la Cuvée Zero 10 di Ferrari. In particolare, si tratta dell’assemblaggio del miglior Chardonnay 2006, 2008 e 2009. Uve provenienti dai vigneti di montagna di proprietà della famiglia Lunelli, alle pendici dei monti, in Trentino.

Come spiega la stessa Ferrari, la Cuvée di Perlé Zero prende il nome dall’anno della messa in bottiglia, in questo caso 10 (2010). Il mosaico di millesimi viene precedentemente affinato in acciaio e in legno, poi in vetro. Una volta imbottigliata, la cuvée matura per un minimo 6 anni su lieviti selezionati in proprie colture.

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Prosecco Doc Treviso bio Le Gerette, Grandi Vigne

(5 / 5) E’ l’Azienda agricola Giol di San Polo di Piave (TV) a produrre il Prosecco Doc Treviso Extra Dry “Le Gerette”, vino biologico della linea Iper “Grandi Vigne“.

Senza dubbio uno dei migliori Charmat in circolazione per fascia prezzo, nell’intero panorama della grande distribuzione.

Un vino che avrebbe certamente dato filo da torcere ad almeno due dei tre Prosecco finiti sul podio della nostra degustazione alla cieca di “bollicine” venete.

LA DEGUSTAZIONE
“il vino dovrebbe essere un alimento: pura spremuta d’uva biologica fatta fermentare nel modo più povero possibile”, si legge sul sito di Giol. Non ci sono parole migliori per descrivere quanto il Prosecco “Le Gerette” Grandi Vigne riesca ad esprimere nel calice.

Giallo paglierino, lievi sfumature dorate che brillano mentre la spuma si dissolve. Al naso una marcia in più rispetto a tanti altri vini della stessa denominazione. Alle tipiche note di frutta a polpa bianca e fiori freschi (una pera fine e un’armoniosa acacia) fanno eco dolci richiami al miele, sempre d’acacia, ma anche ad erbe come la salvia. Poi scorza d’arancia e un lievissimo sentore di pepe bianco, appena percettibile.

Un olfatto molto intrigante, insolito per un vino considerato (spesso a buona ragione) come “entry level”. La bocca non delude. Anzi. Il Prosecco “Le Gerette” Grandi Vigne entra dritto, ancor più tipico che al naso. Si ammorbidisce al centro del sorso, quando frutta e miele la fanno da padrona. Dura un momento: ecco dunque ritorni freschi erbacei, di mentuccia e salvia. Il tutto, prima di una chiusura giustamente sapida, che non fa altro che invogliare al nuovo assaggio.

Con cosa abbinare questo Prosecco? Col rispetto, innanzitutto. Il rispetto per chi sa proporre “vini comuni ma diversi”, anche nella Grande distribuzione. Lo ha fatto Iper. E lo fa certamente l’azienda agricola Giol, che visiteremo nel 2018, per un resoconto globale della produzione di vini senza solfiti aggiunti, biologici e vegani.

In cucina, questo sparkling è perfetto a tutto pasto, come aperitivo. Ma può accompagnare più che dignitosamente piatti di pesce non troppo elaborati, dall’orata o il branzino al sale alle fritture. Non disdegna neppure carni leggere, bianche.

LA VINIFICAZIONE
La vinificazione del Prosecco Doc Treviso “Le Gerette” della linea Iper “Grandi Vigne” avviene in maniera tradizionale per la tipologia. Ovvero con il metodo Charmat, che prevede la rifermentazione delle uve Glera in ampi recipienti di acciaio, le autoclavi.

Un processo di spumantizzazione curato in conto terzi dall’azienda agricola Vigna Samuel di Sperandio Flavio, a San Vendemiano, sempre in provincia di Treviso. Azienda che, sull’etichetta del Prosecco bio Grandi Vigne, è indicata con il riferimento ICRF TV 7682 IT.

Prezzo: 7,75 euro
Acquistato presso: Iper, la grande I

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Vini al supermercato

Fiano di Avellino Docg 2015, Feudi di San Gregorio

(4,5 / 5) Una linea di vini che spazia dai bianchi ai rossi, passando per le bollicine, contraddistinta da un ottimo rapporto qualità prezzo, senza perdere di vista la territorialità del prodotto.

Feudi di San Gregorio, ormai storica cantina di Avellino, propone ai supermercati un assortimento completo, capace di tratteggiare l’Irpinia del vino adatto a tutte le tasche.

Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper finisce oggi il Fiano di Avellino Docg di Feudi di San Gregorio, vendemmia 2015. In commercio è presente anche la vendemmia 2016: interessante valutare l’evoluzione in bottiglia dell’annata precedente.

Nel calice, il Fiano Docg di Feudi si presenta di un giallo paglierino acceso, leggermente velato per la presenza di fini particelle in sospensione (nulla che ne comprometta la qualità). Al naso l’intensità è decisa: le note floreali e fruttate fresche, assieme a una spiccata mineralità, evidenziano la tipicità del vitigno Fiano.

Fiori di camomilla, pesca gialla e note agrumate invitano a un sorso che parla di campi sterminati e sterminate pianure di mare. L’alcolicità sostenuta (13,5%), tutt’altro che “ubriacante”, fa da cuscino a una spalla acida e a una mineralità che donano freschezza alla beva. Un sorso che non stanca mai. Completa il quadro il tipico finale di nocciola mista a pepe bianco.

Perfetto l’abbinamento del Fiano di Feudi di San Gregorio con crostacei, primi e secondi a base di pesce, anche grigliato. Per gli amanti della cucina giapponese, un vino perfetto per accompagnare sushi e sashimi.

LA VINIFICAZIONE
Semplicissima la tecnica di vinificazione di questo Fiano che punta a valorizzare, assieme, la prontezza della beva della vendemmia in commercio e le buone doti di ulteriore affinamento in bottiglia. Le uve vengono raccolte, diraspate e poste a fermentare in serbatoi di acciaio, a una temperatura controllata di 16-18 gradi. Anche la maturazione – della durata di quattro mesi – è affidata a serbatoi in acciaio, capaci di garantire la conservazione dei profumi e degli aromi tipici del vitigno.

Prezzo: 8,90
Acquistato presso: Carrefour

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Vermentino Salento Bianco Igt Perla dello Jonio 2016, Cantina Coppola

(4 / 5) E’ uno dei quattro vini della linea “Perla dello Jonio” di Cantina Coppola destinati alla Gdo. Parliamo del Vermentino Salento Bianco Igt prodotto e imbottigliato dalla storica cantina di Gallipoli, in provincia di Lecce.

La vendemmia sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper è la 2016. Grande piacevolezza e facilità di beva, oltre a un ottimo rapporto qualità prezzo, ne fanno un prodotto di tutto rispetto nella “nicchia” dei vini bianchi di Puglia, storicamente terra di grandi e corpulenti rossi.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Vermentino Salento Bianco Igt 2016 di Cantina Coppola si presenta di un giallo paglierino piuttosto intenso, con riflessi verdolini che rendono il nettare brillante. Al naso è intenso, aromatico: richiami floreali di ginestra e mandorlo fanno da contraltare a sentori fruttati di pesca a polpa bianca. Più nascosti richiami alla macchia mediterranea contribuiscono a far emergere l’impronta minerale di questo vino.

E’ in bocca, di fatto, che il Vermentino Perla dello Jonio di Cantina Coppola rivela il suo carattere marcatamente salino. Un tuffo a bocca aperta nel mare di Puglia, dopo aver inspirato i profumi di questa terra straordinaria. Ma chi pensa a un vino “duro” si sbaglia: il palato, nonostante la percezione iodica, si equilibra sulle morbidezze. Un Vermentino di corpo leggero ma non banale, estivo, rotondo. In cui l’acidità gioca un ruolo fondamentale in termini di freschezza della beva. Sorprende (ma solo per la fascia prezzo di riferimento) anche la persistenza più che sufficiente di questo vino bianco pugliese.

Perfetto come aperitivo, il Vermentino della linea Perla dello Jonio di Cantina Coppola si sposa in cucina con piatti semplici della tradizione mediterranea. Accompagna bene antipasti di mare e di terra, primi e secondi non troppo elaborati a base di pesce e, in generale, le carni bianche. Non sfigura neppure alla prova del fritto.

LA VINIFICAZIONE
Cantina Coppola alleva Vermentino dal 1980 in Agro di Alezio, nella Tenuta Santo Stefano, a 72 metri sul livello del mare, sul golfo di Gallipoli. Il sistema di conduzione è la spalliera. I grappoli vengono raccolti a mano, attorno alla metà del mese di agosto e vinificati in maniera tradizionale. L’intero processo di vinificazione avviene in loco, compreso l’imbottigliamento.

“Perla dello Jonio – spiega Giuseppe Coppola – è una linea che abbiamo lanciato da qualche tempo con lo slogan ‘Gusto Quotidiano’, intendendo in questo modo la filosofia del vino di qualità per un consumo giornaliero, con un prezzo accessibile”. L’immagine in etichetta è il perimetro stilizzato del periplo del centro storico di Gallipoli. Un segno dell’inscindibile legame tra i vini di Cantina Coppola, che opera a Gallipoli dal 1489 – ormai alla quindicesima generazione di vignaioli – e il territorio di produzione.

Prezzo: 3,50 euro
Acquistato presso: Famila (Megamark); IperMac

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L’Impertinente Crémant de Limoux Aoc Brut, Sieur d’Arques

(4,5 / 5) Capita spesso di leggere, prima di stendere la recensione di un vino, le impressioni della casa produttrice riportate sulla controetichetta. A tal proposito il vino in questione, come tanti reperibili sugli scaffali dei supermercati Lidl, non regala un ventaglio dignitoso di informazioni. Ma da una più attenta analisi sul web, il sito tedesco della catena di (ex) discount, suggerisce un accostamento de L’Impertinente Crémant de Limoux Aoc Brut (sboccatura gennaio 2016) agli antipasti.

Umili, almeno per una volta, i tedeschi. In realtà, questo Metodo Classico acquistabile per meno di 6 euro da Lidl, supera alla grande la nostra prova del calice. Candidandosi “sul campo” ad abbinamenti ben più strutturati d’un semplice entrée. E, non ultimo, a una menzione particolare tra le bottiglie “qualità-prezzo” acquistabili nel panorama italiano della Gdo.

Una spuma corposa, bianca, lascia presto spazio al giallo paglierino di uno spumante che rivela – già alla vista – buone caratteristiche. Il perlage, ovvero la “bollicina”, è fine e l’effervescenza è persistente. Al naso, L’Impertinente Crémant de Limoux Brut si presenta spavaldo: una carica intensa di sentori che richiamano, assieme, l’esotico e l’agrumato. Il leitmotiv è quello della crosta di pane e del burro, tipico dei lieviti. Poi cocco per la parte esotica; pompelmo e scorza di arancia e limone per la parte “acre”, unita a sentori (più vaghi) che ricordano il sidro di mele.

L’impronta minerale all’olfatto non manca, ma sarà ancora più evidente al palato. E’ qui che L’Impertinente da il meglio di sé. Giustificando il nome. Di fatto, eleganza mista a carattere: ecco spiegata l’accattivante etichetta. La “bolla” di questo Brut francese è di quelle che si fanno sentire, ma senza infastidire. A sorprendere è soprattutto la struttura di uno spumante che rischia davvero di essere preso sottogamba, per il prezzo al pubblico. E non è un discorso legato all’alcolicità, che si limita ai canonici 12,5%. Acidità viva, rotondità al limite della “poca morbidezza” e uno spunto minerale di rilievo spostano la lancetta verso durezze che raccontano un’equilibrio non canonico, quasi da ossimoro. L’equilibrio dell’impertinenza, per l’appunto.

Di nuovo le note fruttate d’agrume, che s’uniscono stavolta a una chiusura tutt’altro che facile, capace di riportare alla mente tra le più austere delle nocciole. Il finale è lungo, persistente. Debitamente e coerentemente impertinente. Detto ciò, quanto all’abbinamento: beh, fatene un po’ ciò che vi pare, a una temperatura di servizio tra i 6 e gli 8 gradi. Purché non si tratti d’un banale aperitivo, che finirebbe sovrastato. D’impertinenza.

LA VINIFICAZIONE
Poco nulla è dato a sapersi sulle specifiche relative alla vinificazione de L’Impertinente Crémant de Limoux Aoc Brut. Quello che sappiamo per certo è che la base di questo spumante Metodo Classico francese è costituita da uve Chardonnay, con la possibile aggiunta – a completamento della cuvée – di Mauzac (nota a livello locale col nome di Blanquette) e Chenin Blanc, così come previsto dal rigido disciplinare della denominazione Crémant Aoc (Appellation d’origine contrôlée), diffusa nella zona sudovest della Francia, ai piedi dei Pirenei, nota appunto col nome di Limoux.

La produzione di Cremant è tuttavia consentita anche in Alsazia, Loira, Jura, Die Bordeaux e Borgogna. Non si tratta ovviamente di Champagne, ma le caratteristiche del clima e del terreno consentono la produzione ottimali di ottimi vini bianchi.

Interessante, oltre al prodotto L’Impertinente, anche il produttore. Si tratta di La Cave Sieur d’Arques, bella realtà con base nel Limoux che commercia vini di tutte le fasce prezzo, arrivando a punte di eccellenza riconosciute dalle maggiori guide nazionali francesi.

Sieur d’Arques si trova a 25 km dal borgo medioevale di Carcassonne ed è un player importante nel mondo del vino della Linguadoca-Rossiglione, dove è considerata una dei pionieri. La Cave des Vignerons di Sieur d’Arques ha sviluppato sin dagli 80 gli attuali 2800 ettari di vigneto, tutti appartenenti all’AOC.

Prezzo: 5,99 euro
Acquistato presso: Lidl

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Friulano Lusor 2015, Forchir Viticoltori in Friuli

Giallo paglierino con riflessi verdognoli, buona limpidezza. E’ ottimo il primo impatto con il Friulano Forchir 2015, uno dei vini di punta del Friuli Venezia Giulia, nel rapporto qualità prezzo, presenti sugli scaffali dei supermercati italiani. All’esame olfattivo, il vino conferma le buone, prime impressioni: anche se il Friulano non ha un bouquet complesso, la parte minerale e i sentori di mandorla e mela verde risultano in questo caso facilmente riconoscibili e apprezzabili. Al palato la mineralità la fa da padrona nel Friulano Forchir. Vino che evidenzia inoltre una discreta morbidezza, data dall’alcolicità, che ben si bilancia con l’acidità. Una volta deglutito, il ritorno di mandorla è persistente. Un sentore che, presto, si arricchisce con quello di melone giallo. L’abbinamento culinario perfetto è quello con gli antipasti, le minestre, in brodo o asciutte. Ma il Friulano Forchir offre il meglio di sé anche con altro prodotto che ha reso grande il nome del Friuli nel mondo: il prosciutto di San Daniele Dop. Rigorosa la temperatura di servizio, che deve assestarsi tra gli 8 e i 10 gradi.

LA VINIFICAZIONE
Le uve utilizzate sono al 100% quelle di Tocai Friulano. “Lusor” è di fatto il nome dei vigneti di proprietà di Forchir, situati nel Comune di Camino al Tagliamento, in provincia di Udine. Il terreno in questione è di tipo alluvionale e sassoso, ricco dunque di detriti. La vinificazione del Friulano Lusor Forchir prevede una pressatura soffice delle uve e una fermentazione a temperatura controllata di 18 gradi, in assenza di solfiti. La maturazione del vino avviene in vasche di acciaio inox. Come testimonia il registro di imbottigliamento n° 046, Forchir è uno dei primi imbottigliatori in Friuli. Oggi alla quarta generazione, l’azienda è impegnata “in un progetto enologico che alla tradizione unisce la moderna evoluzione della tecnica e del gusto”. Forchir Viticoltori in Friuli può contare su 230 ettari di vigneti collocati a Camino al Tagliamento, nell’udinese, e a Spilimbergo, nell’area pordenonese.

Prezzo: 6,49
Acquistato presso: Iper

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Colli di Luni Rosso Doc Terre di Luna, Lunae Bosoni Srl

(4 / 5) Torniamo in Liguria, questa volta a Levante, nel cuore della Lunigiana, per un vino rosso di qualità prodotto in regione determinata. Siamo nei Colli di Luni, zona che la Liguria divide in parte con la provincia Toscana di Massa Carrara. Questo è il più esteso paesaggio vitivinicolo della Liguria nel quale non si produce solo il rinomato Vermentino, che pur raggiunge qui la sua massima espressione, ma anche qualche vino rosso tra cui il Colli di Luni Rosso Doc, Terre di Luna. La cantina di produzione è la
Lunae Bosoni Srl di Ortonovo, provincia di La Spezia, che prende proprio il nome dall’antica città di Luni. Si tratta di una azienda familiare dal passato agricolo che dal 1966 si è concentrata sulla viticoltura e la cui produzione spazia da vini cru a passiti e distillati. Colli di Luni Rosso Doc Terre di Luna viene prodotto con uve Sangiovese, Ciliegiolo e Canaiolo. Queste ultime due, utilizzate frequentemente per assemblaggi, regalano morbidezza e alcolicità al Sangiovese. La vendemmia che abbiamo provato è la 2013. Di colore rosso rubino, al naso si presenta delicato con sentori di frutta rossa e note speziate che ricordano il pepe nero. Un vino secco, piacevolmente caldo che nonostante i suoi 13% di alcol in volume si presenta altrettanto piacevolmente tannico. Si abbina a carni rosse o a piatti al forno, ma anche a salumi e formaggi di media stagionatura. Un vino da noi assaggiato quasi con dei preconcetti, associando mentalmente l’eccellenza produttiva ligure solo ai vini bianchi, ma che ha sorpreso. Ma lo consigliamo anche per un altro motivo. La Liguria, per le sue caratteristiche orografiche, non riesce a raggiungere un’importante massa critica sul panorama italiano. La sua produzione sul volume nazionale si attesta infatti intorno allo 0,4% e lo spazio che viene riservato ai vini liguri sugli scaffali dei supermercati è veramente limitato. Colli di Luni Rosso Doc Terre di Luna, offerto agli ospiti, risulterà anche originale. La foto davanti al camino è puramente evocativa, naturalmente va servito intorno ai 16/18°.

Prezzo pieno: 6,90 euro
Acquistato presso: Carrefour

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Rosso di Montalcino Doc 2013, Val di Suga

(4 / 5)Un vino potente, caldo, asciutto. È il Rosso di Montalcino Doc 2013 della cantina Val di Suga Srl Grezzana, azienda vitivinicola del colosso Bertani Domains Srl (Tenimenti Angelini) che opera appunto anche nel Comune della provincia di Siena dove è consentita da disciplinare la produzione di questo noto vino italiano. Nel calice, il Rosso di Montalcino Val di Suga si presenta di un rosso rubino intenso, con riflessi violacei. Il naso è un incendio: una vera e propria invasione dei tipici sentori del Montalcino. Si avvertono la particolare vena legnosa, nonché i richiami ai piccoli frutti di bosco e alla ciliegia. Timida anche qualche nota di mandorla, che avvolge il naso e smorza piacevolmente gli altri sentori, addolcendo l’esperienza olfattiva. Al palato, il Rosso di Montalcino Val di Suga conferma l’antipasto offerto al naso, proponendosi come uno dei rossi tipici senesi più potenti e di qualità in commercio nella grande distribuzione italiana (leggi qui la recensione di un altro Montalcino). Alla buona tannicità, che fa presagire la possibilità di conservare ancora qualche mese l’annata 2013 senza stapparla, si accostano le note di ciliegia e frutti di bosco e more sotto spirito. Grande corpo, grande equilibrio, grande carattere. Perfetto l’abbinamento con i piatti della tradizione toscana, ma anche a primi piatti con ragù e secondi di carne, bianca e rossa (meglio però il maiale o il vitello).
Il Rosso di Montalcino Val di Suga è uno dei prodotti di punta nella Gdo del gruppo Angelini-Bertani, che in quattro diverse regioni d’Italiana detiene 350 ettari di vigneti per un totale di 500 ettari di terreni. Il giro d’affari nel 2013 ammonta a circa 20 milioni di euro di fatturato tra Belpaese ed estero, con 3 milioni di bottiglie smerciate. Tra gli obiettivi del gruppo Bertani, quello di produrre in Toscana vini con l’utilizzo in purezza del Sangiovese, senza l’utilizzo sempre più frequente di altri uvaggi, su tutti Cabernet e Merlot.
Prezzo pieno: 10 euro
Acquistato presso: Esselunga
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Chiaretto Doc, Valtenesi Civielle

(3,5 / 5) E’ la curiosità di degustare un altro prodotto bresciano, dopo l’ottima esperienza con il Lugana Valtenesi, che mi ha spinto all’acquisto di un altro vino della stessa cantina: il Chiaretto Valtenesi (Civielle – Cantine della Valtenesi e del Lugana, Moniga del Garda). Si tratta dunque questa volta di un rosato, che come il Lugana sa catturare l’attenzione sugli scaffali del supermercato per il suo colore: un rosso tenue eppure luminoso, che ricorda quello di un petalo di rosa. L’annata che prendiamo in considerazione è la 2014. Il Chiaretto Doc Valtenesi è ottenuto dal blend di Groppello, Marzemino, Sangiovese e Barbera, uvaggi che nella zona del Lago di Garda hanno trovato terreno fertile dove sviluppare caratteristiche uniche rispetto al resto del panorama enologico nazionale, grazie alla conformazione morenica delle colline su cui crescono i vigneti e a un miocroclima ideale. Risulta così al naso un bouquet primaverile ed equilibrato, con punte vinose (tutt’altro che fastidiose o insistenti) certamente conferite dall’utlizzo del Barbera. Interessanti le note di fragola, chiaramente percepibili sia al naso sia, successivamente, al palato. Evidenti anche le note profumate di piccoli frutti a bacca rossa. Al palato, il Chiaretto Valtenesi è ancora più complesso e riserva la sorpresa di un finale carico, lungo, reso ancora più caratteristico dai sentori di lime e bucce d’uva, oltre che dall’apporto immancabile e distinto del Sangiovese.

Perfetto l’abbinamento con piatti di pesce di lago e di mare, verdure, antipasti e carni bianche: piatti leggeri, insomma, estivi. Non a caso, dunque, il Chiaretto fu uno dei primi vini a ottenere in Italia la Denominazione di Origine Controllata, già nel luglio 1967. Un vino che affonda le sue radici nel territorio lacustre della provincia di Brescia, la cui tecnica di vinificazione fu messa nero su bianco già nell’Ottocento dal senatore veneziano Pompeo Molmenti, residente a Moniga del Garda. E’ la cosiddetta tecnica della ‘levata di cappello’, che consiste nel separare – a poche ore dalla soffice pigiatura delle uve – il mosto dalle bucce. Si tratta di un’operazione molto complessa e che richiede grande esperienza da parte dei vinificatori locali, in quanto la scelta del momento esatto per dividere mosto e bucce determina la corretta colorazione del vino e la tenuta stessa del colore del miglior Chiaretto, una volta imbottigliato. Tecnica che conoscono bene gli 80 soci della Valtenesi, che tengono alta anche nella grande distribuzione italiana, la bandiera dei vini di qualità.

Prezzo pieno: 6,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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La Cala Vermentino di Sardegna Doc , Sella e Mosca

(3 / 5)“La Cala deriva il proprio nome della celebre insenatura della costa nord di Alghero, caratterizzata dalla presenza di particolari rocce viola continuamente erose dalle onde marine”. Presentazione ad hoc quella sull’etichetta di La Cala Vermentino di Sardegna Doc, della nota cantina Sella e Mosca di Alghero, Sassari. Vino dai profumi e dai sapori contrastanti, ma perfettamente bilanciati, che è stato in grado di aggiudicarsi premi e riconoscimenti internazionali per l’annata 2013 (medaglia di bronzo al Decanter World Wine Awards), un altro bronzo all’International Wine Challenge e per il Gambero Rosso per l’annata 2011, nonché giuidizi più che soddisfacenti (86/100, Robert Parker) dal The Wine Advocate per le annate 2010 e 2011. Quella che oggi finisce sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it è l’annata 2014, la più ‘fresca’ – dunque – reperibile sugli scaffali dei supermercati italiani. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, il Vermentino di Sardegna Doc La Cala è contrastante al naso: si avvertono sentori minerali, amabilmente affiancati ai sentori floreali e aromatici del vitigno in questione. Al palato, questo Vermentino rivela sapori salini, mitigati in un’altalena di sensazioni fruttate: si avverte la pesca, l’albicocca, il limone. Il finale è lungo e piacevolmente morbido. L’abbinamento perfetto è con i secondi di pesce della tradizione sarda, così come con molluschi, ostriche e primi piatti impreziositi da conchigliacei e crostacei.

Sella e Mosca ottiene questo vino dalle proprie tenute site sul versante Nord Est di Alghero, su terreni ti tipo alluvionale. Le uve vengono raccolte nell’arco dei primi 15 giorni del mese di settembre, per essere macerate a freddo (mantenendo così l’aromaticità tipica del vitigno di origine spagnola, che ben si è adattato ormai al clima sardo). Il mosto così ottenuto da lieve spremitura viene lasciato a ‘riposare’ e fermentare, costantemente a bassa temperatura controllata. Il Vermentino Doc La Cala fa parte della linea “Radici sarde” di Sella e Mosca, azienda fondata nel 1899 da due avventurieri piemontesi che procedettero a una ciclopica bonifica di terreni della zona de I PIani. Ad oggi, questa storica azienda sarda può vantare 541 ettari di vigneti.

Prezzo pieno: 4,50 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Serché Barbera del Monferrato Superiore 2012 – Cantina produttori del Monferrato

(4,5 / 5) Abituati al Barbera come vino frizzante, il Barbera del Monferrato Superiore Serché Docg della Cantina produttori del Monferrato saprà sorprendervi e deliziarvi. E non solo perché si tratta di una versione ‘ferma’ di Barbera, ovvero non frizzante. Ma sopratutto perché questa bottiglia, praticamente introvabile nel mondo della grande distribuzione italiana, va certamente annoverata tra le migliori con un prezzo inferiore ai 10 euro. Insomma: provatela. Di colore rosso granato, Serché evidenzia sin da subito le caratteristiche di un vino piemontese di gran carattere. Al naso è profondo, con sentori di frutti di bosco a bacca nera, impreziositi da note di spezie (pepe nero) e legno, grazie l’affinamento in barrique. In solo aggettivo per riassumere le sensazioni olfattiva: etereo. All’assaggio, Serché è asciutto, ampio. Vino di gran corpo, di grande struttura ed equilibrio tra le note fruttate e quelle più ‘asciutte’, di spezie e legno. Sorprendente per lunghezza, è in grado di esaltare magnificamente piatti di carne rossa al sangue o di selvaggina. Tutte caratteristiche che si ritrovano nei grandi Barbera Superiore del Piemonte.

Si tratta di una Denominazione di origine controllata e garantita della zona collinare piemontese che si estende tra  le province di Alessandria e Asti. Terreni argillosi, ricchi di limo, sabbia e calcare che regalano appunto vini unici. La raccolta delle uve avviene in maniera manuale. La vinificazione prevede una fase di macerazione di otto giorni, con mescolamento automatizzato e stabilizzazione naturale a freddo. Segue poi una fase di affinamento di almeno 6 mesi in piccole barrique di rovere, prima dell’affinamento in bottiglia. Serché è senza dubbio il vino rosso di punta nei supermercati della Cantina  Produttori del Monferrato, azienda cooperativa sociale nata nel 1950 a Rosignano del Monferrato, in provincia di Alessandria, dall’unione di alcune cantine della zona. Non a caso fu una delle prime, nel 1975, a dotarsi in Piemonte di un impianto di termovinificazione per l’ottenimento di vini più fini e a minore contenuto di alcool metilico. Ad oggi risultano iscritti 1.070 soci, in grado di conferire qualcosa come 2 milioni e 800 mila quintali di uve atte alla vinificazione.

Prezzo pieno: 7,39 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Lugana Doc 2014 – Cantine della Valtenesi e del Lugana (Civielle)

(3,5 / 5) Molto più di un bianco. In sistesi estrema, è questa la frase che meglio rappresenta il Lugana Doc di Civielle, Cantine della Valtènesi e della Lugana di Moniga del Garda, in provincia di Brescia. Un vino sontuoso, in grado di reggere il confronto – nonostante il buon prezzo: poco più di  6 euro, ben spesi – con vini ben più “blasonati” o di cantine storiche come la veronese Sartori, anch’essa produttrice di un buon Lugana. Come recita il ‘claim’ di vinialsupermercato.it, il nostro compito è quello di guidare i clienti dei supermercati nell’acquisto di vini buoni e (possibilmente) anche a buon prezzo. Dunque, a volte, occorre sbilanciarsi. Se insomma foste alla ricerca di un buon Lugana, con quello di Civielle fareste certamente una scelta più che appagante. E vi spieghiamo il perché, con i dettagli di questa produzione derivante dal vitigno Turbiana, noto anche come Trebbiano di Lugana o Trebbiano di Soave. Nel calice, il Lugana Doc di Cantine della Valtenesi si presenta di un colore verdolino sgargiante. Al naso inizia subito a catturare l’attenzione con sentori caratteristici di legno, uniti a note aromatiche di salvia e semi di finocchio. In bocca questa Lugana è inizialmente fresca e minerale, ma tende a diventare corposa avvicinandosi al finale, che pare quasi speziato. Le note legnose e quelli tendenti alla liquirizia sono percepibili anche dai palati meno esperti. Ed è una vera e propria eccezione, in quanto la bottiglia in questione è di un Lugana base, vino che a differenza delle versioni “Superiore” e “Riserva” non subisce alcun affinamento. Anzi, trattasi di un vino d’annata, da bere giovane, possibilmente nell’arco dello stesso anno indicato sull’etichetta. La qualità di questo assaggio, lascia tuttavia presagire la possibilità di invecchiare la Lugana base Civielle almeno per altri 6 mesi, con gli stessi ottimi risultati. Caratteristiche, queste, che vengono conferite direttamente dai particolari terreni argillosi presenti nella zona di produzione, quella meridionale dello splendido Lago di Garda, a cavallo tra le province di Brescia e Verona e delle regioni Lombardia e Veneto.

Tirando le somme, Lugana Doc di Cantine della Valtenesi e del Lugana è un’ottima scoperta. L’abbinamento, letteralmente perfetto, è con piatti di pesce di lago o di mare. Ma provatelo anche con delle pennette al salmone, impreziosendo il tutto con pomodorini freschi, un filo di panna, erba cipollina e un buon olio steso a crudo. Sarà un successo assicurato. Un grande prodotto reperibile tra gli scaffali del supermercato. E del resto non poteva che essere così, per una cantina fondata nel 1920 dal grande Nino Negri, che oggi ha saputo mantenersi al passo coi tempi, investendo peraltro nel rispetto dell’ambiente, con la produzione di vini biologici.

Prezzo pieno: 7,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Pinot Bianco Friuli Grave Doc 2014, Forchir

(4 / 5)Vino di punta in Germania, fiore all’occhiello nel nostro Alto Adige, il Pinot Bianco è un vino dalla storia controversa. Solo di recente, infatti, si è scoperto che non deriva da una “mutazione” del Pinot Grigio, bensì dal suo “fratello rosso”: il Pinot Nero. E oggi, sotto la lente d’ingrandimento di vinialsupermercato.it, finisce in particolare il Pinot Bianco Fiuli Grave Doc di una grande azienda friulana: la Forchir di Pordenone, che lo produce e imbottiglia – per l’esattezza, come da disciplinare – a San Giorgio della Richinvelda. Le rese molto basse per ettaro di questo uvaggio sui terreni alluvionali, calcarei o dolomitici della zona, ne costituiscono il segreto del successo qualitativo rispetto ad altri territori in cui storicamente il Pinot Bianco è stato esportato. Il Pinot Bianco Friuli Grave Doc di Forchir si presenta nel calice di un colore giallo paglierino intenso, sgargiante. Al naso fa presagire note minerali, che poi spiccheranno all’assaggio, conferendogli una certa eleganza. A tali note minerali si accostano sentori di frutta: pesca, albicocca mela e mandorla, che regala un finale lungo, deciso, quasi tostato. La vinificazione avviene per maceratura a freddo delle bucce, con pressatura soffice e macerazione a temperatura controllata. Segue poi la fase di affinamento, in apposite vasche di acciaio. Si tratta di un vino che fino a una ventina di anni fa veniva accostato, almeno in Italia, allo Chardonnay, tanto da essere chiamato “Pinot-Chardonnay”. In realtà, anni di esperienza dei viticoltori italiani hanno reso ormai questo uvaggio ben differente. Forse non nobile come i Pinot bianchi alsaziani, ma comunque una buona bevuta da accompagnare a un antipasto o a minestre, oppure a piatti di pesce anche ben elaborati.

Prezzo pieno: 6,20 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Viognier Terre Siciliane Igt 2013 – Barone di Montalto

(4 / 5) Di nuovo una grande soddisfazione dai bianchi di Sicilia acquistabili al supermercato. Oggi, sotto la lente di vinialsupermercato.it, c’è il Viognier Terre siciliane Igt di Barone di Montalto, annata 2013. Un vino che si presenta sugli scaffali in una veste accattivante: bottiglia trasparente, elegante, che lascia brillare d’un giallo sgargiante, quasi d’oro, il prezioso contenuto. “Prezioso” soprattutto per la qualità, perché il prezzo è più che abbordabile (soprattutto se si riesce a reperire questo prodotto in promozione). Veniamo alle specifiche. Il Viognier Terre Siciliane Igt Barone di Montalto si presenta nel calice del colore sopra descritto. Al naso è molto caratteristico: si fanno avanti pesca, albicocca, banana, miele e fiori bianchi. Un bouquet particolare, che cattura l’attenzione per aromaticità. Al palato dominano indiscutibilmente le note fruttate: ecco di nuovo la pesca, molto persistente, accanto a sentori di albicocca. Le note di limone e agrumi, percepibili nel finale, sono precedute da sentori esotici di banana e melone, che rendono quasi scontato l’accostamento di questa bottiglia ad altre con uvaggio Chardonnay. L’abbinamento perfetto è quello con il pesce crudo: provatelo con il sushi, o con altre pietanze crude della tradizione giapponese. Ottimo anche con l’etnico cinese, per la vicinanza alle note dolciastre e agrumate di alcune salse. Da provare anche come aperitivo o accostato a formaggi (di capra, per esempio) di media stagionatura.

Questa bottiglia rappresenta pressoché un “unicum” nel panorama delle ‘enoteche’ della grande distribuzione organizzata. Merito dell’uvaggio utilizzato: quel Viognier così raramente reperibile al supermercato. La Barone di Montalto Spa lo ottiene dalle proprie vigne situate nella Valle del Belice, più esattamente nella cantina di Santa Ninfa, in provincia di Trapani. Si tratta di un vitigno francese, originariamente diffuso solamente nella valle del Rodano, che ha conosciuto un grande successo sin dalla metà degli anni Novanta, cominciando a essere coltivato anche in altri Paesi. Per caratteristiche climatiche e morfologiche, la Sicilia si presta a ottime produzioni. Eppure, una ricerca condotta negli Usa ha dimostrato una forte somiglianza genetica del Viognier con un vitigno tipico del Piemonte: la Freisa, a sua volta parente del Nebbiolo (da cui nascono grandi vini come il Barolo e il Barbaresco).  Così come nella tradizione originaria, il Viognier Barone di Montalto viene lavorato in una prima fase a freddo, per mantenerne le caratteristiche organolettiche e aromatiche. Le uve vengono pressate e lasciate a contatto con le bucce per 12 ore alla temperatura di 4 gradi, per poi passare alla macerazione in botti di acciaio, a una temperatura che non supera i 14 gradi. L’affinamento dura circa 3 mesi, con rimescolamenti (batonnage) di cadenza settimanale.

Prezzo pieno: 6,65 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Negroamaro Salento Rosato 2014 – Tenute Al Bano Carrisi

(2,5 / 5) Attira sugli scaffali del supermercato il rosato sgargiante, quasi luminoso, del Negroamaro Rosato del Salento Igp Tenute Al Bano Carrisi. Il noto cantante produce vini nella sua tenuta in contrada Bosco Curtipetrizzi, a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi. E vale la pena di provarlo, dopo aver già testato il Negroamaro e il Primitivo del Salento che riscossero molto successo (in termini di vendite) in un supermercato alle porte di Milano. Il risultato non è esattamente lo stesso. Il Negramaro Rosato del Salento Igp Tenute Al Bano Carrisi delude. Troppo acido nel finale. E tale acidità è tutto quel che resta in ‘ricordo’ dell’assaggio. Ma andiamo con ordine. Nel calice, questo rosato si presenta come detto di un colore accattivante. Luminoso. Al naso, le note predominanti sono quelle esotiche del melone e della banana. Si avvertono anche piacevolmente e con un po’ di sorpresa la fragola e il lampone. All’assaggio, il Negramaro Rosato di Carrisi si presenta subito astringente. Le note citriche hanno la meglio sul resto dei sentori, sbilanciando il palato verso un finale troppo acido. Difficile accostare questa bottiglia a piatti di pesce poco elaborati o dalle ‘carni’ troppo delicate: ne risentirebbero, così come certi molluschi e crostacei pregiati. Meglio quindi l’abbinamento con fritti di pesce o pesci alla griglia. “Quando ero bambino Don Carmelo, mio padre, mi portò alla vigna e mi insegnò a liberarla dalle erbacce. ‘Se dai alla terra, la terra ti dà’, mi diceva. Così – spiega il cantante sul sito Internet delle Tenute Carrisi – ho capito che prima ancora del vino, dalla vigna ti veniva un sorso di saggezza. Ho dedicato al ‘Mio Vecchio Saggio’ questo vino che mi aiuta a riscoprire il calore degli affetti ed il colore degli anni”.

Prezzo pieno: 5,59 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Valpolicella Ripasso Classico Superiore Doc, Cantina Valpolicella Negrar

(4 / 5) Una bella sorpresa trovare sugli scaffali del supermercato un Valpolicella Ripasso Classico Superiore Doc in promozione. In particolare quello di Cantina Valpolicella Negrar. Molto più di una bottiglia e molto più di una Doc.

Una vera e propria istituzione in Veneto e tra tutti gli amanti del buon vino. Anche perché, per dar vita al Ripasso, occorrono tecniche specifiche di vinificazione che nobilitano il senso della ‘bevuta’. E si inseriscono direttamente nel solco della grande tradizione e cultura del “far vino” in Italia.

LA DEGUSTAZIONE
Il Valpolicella Ripasso Classico Superiore di Cantina Valpolicella Negrar (Comune di 17 mila anime alle porte di Verona) è un vino rosso che nel calice si presenta di un colore rosso rubino intenso, tendente al viola scuro. L’annata in questione, in particolare, è la 2013, che registra 13,5 % vol.

Già versandolo si esaltano le note di mora, amarena, ciliegia matura e barrique, in un finale tutto speziato tendente al pepe nero. Note speziate che prevalgono all’assaggio nei primi istanti, scaldando piacevolmente il palato e lasciando poi spazio note fruttate di amarena, tabacco e vaniglia.

La sensazione è quella di una morbidezza intensa, anche se parrebbe un ossimoro. Nel finale, lungo, di nuovo le note speziate, assieme a tutto il carattere della barrique francese, in cui le uve sono maturate per almeno dodici mesi. L’abbinamento più consigliato è quello con le carni rosse e con la selvaggina.

Ma questa bottiglia saprà sorprendervi anche accostata a primi piatti saporiti o a secondi di carne bianca ben speziata. Provatela, per esempio, con delle cosce di pollo al curry e curcuma: le note speziate della carne faranno da contraltare alle note speziate del vino, ammorbidendosi grazie ai tannini gentili e avvolgenti. Vale però la pena di spendere altre parole per la grande tradizione veneta del Ripasso.

Come suggerisce il nome stesso di questa Doc, il Valpolicella base (ottenuto secondo disciplinare dalle qualità Corvina, Corvinone, Rondinella e in percentuali inferiori di Forselina, Negrara e Oseleta) viene riversato nei tini dove precedentemente sono state pigiate le uve per l’Amarone, a loro volta precedentemente lasciate appassire al sole, subendo così una delicata fase di rifermentazione.

Circa venti i giorni in cui le vinacce riposano in questa prestigiosa culla. Un procedimento, quello del “ripasso”, che ha del magico. Un’alchimia pari a quella di una storia d’amore, nata da un incontro. Da una scintilla. E il vino così ottenuto viene in seguito affinato in botte. Il Ripasso si trasforma così in una vino maturo, affascinante e coinvolgente. Un vino con una storia da raccontare.

Prezzo pieno: 7,69 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Colomba Platino terre siciliane Igt, Duca di Salaparuta

(5 / 5) C’è un motivo se un vino viene prodotto ininterrottamente dal 1959. Nel caso del Colomba Platino di Duca di Salaparuta, la ragione non è da ricercare solamente nel vitigno utilizzato: l’Insolia, il più antico della Sicilia. La freschezza e l’unicità di questa bottiglia nel panorama della grande distribuzione organizzata italiana, oltre all’ottimo rapporto qualità-prezzo, rende questo vino una scommessa da poter giocare a occhi chiusi, quando si è alla ricerca di un abbinamento perfetto (e di classe) a portate di pesce, crostacei, frutti di mare. Di colore giallo paglierino, si presenta al naso molto ben strutturato ed elegante, con decisi sentori di agrumi. Un vino che si conferma molto fruttato anche all’assaggio: di nuovo limoni, arance e una punta di nocciola nel finale. Lungo, deciso, fresco e persistente. Piacevolmente astringente. Elegante, insomma, come già detto. In particolare, si tratta di una indicazione geografica tipica ottenuta nella splendida zona della provincia di Agrigento, tra Ribera e Cattolica, dove si alternano macchie di vegetazione selvatica, campi di frumento, uliveti e terreni di un bianco calcareo, dove affondano le loro radici le terrazze di vigneti Insolia, degradanti verso il mare. La vendemmia avviene in maniera manuale nel mese di settembre. Le uve vengono pressate molto delicatamente e in seguito fatte fermentare a 16-17 gradi, per circa 15 giorni. Per poi subire un lungo contatto con i lieviti, prima della maturazione a temperatura controllata sino a primavera, per favorire l’illimpidamento naturale. Altri due mesi in bottiglia e il Colomba Platino di Duca di Salaparuta è pronto per essere consumato, non più “vecchio” di due anni (la bottiglia degustata è dell’annata 2013). Il Gruppo Duca di Salaparuta riunisce tre brand storici che rappresentano la Sicilia e l’Italia nel mondo: Corvo e Duca di Salaparuta, nati nel 1824, e Florio nato nel 1833. Acquisite dalla Illva Saronno Holding e riunite in un’unica realtà, le due Aziende storiche costituiscono il primo gruppo vitivinicolo privato dell’isola che si prefigge lo scopo di “raccontare la storia e la terra attraverso luoghi suggestivi come le Tenute e le storiche Cantine”.

Prezzo pieno: 7,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Patrimonio 2011 Salento Igp – Taurosso

(5 / 5) Patrimonio, ovvero uno dei più fulgidi esempi di come si possa bere “bene”, scegliendo un vino tra gli scaffali di un supermercato italiano. Stiamo parlando di una bottiglia che di per sé sfiora il costo di dieci euro. E dalla quale, quindi, si può (si deve) pretendere molto. Un’aspettativa pienamente realizzata da questo rosso Negroamaro 2011 a indicazione geografica protetta della casa vinicola Taurosso Srl, con sede in provincia di Lecce, a Campi Salentina, ma imbottigliato a Manduria, in provincia di Taranto. Una zona che offre ampie garanzie, che tuttavia non sempre bastano ad assicurare buone bevute. Il segreto di Patrimonio 2011 Selento Igp Taurosso è nel calore che emana. Un calore innanzitutto profumato. Di amarena, piccoli frutti rossi e spezie come il pepe nero e l’harissa. Un calore che si conferma anche all’assaggio: inizialmente vellutato, morbido, ma pronto a rivelarsi ben presto corposo e strutturato, per via della lunga macerazione a cui vengono sottoposte le uve Negroamaro in fase di maturazione del vino. Inutile sottolineare come si un tratti uno di quei classici vini rossi di struttura, adatti ad accompagnare carni rosse, anche al sangue, carni alla griglia e alla brace, nonché formaggi a pasta dura molto saporiti.

Patrimonio ha tra l’altro ottenuto nel 2012 il Gold Award al China Wine Awards Best Value 2012, che potremmo definire la versione “cinese” dell’italianissimo Vinitaly, con produttori provenienti da ogni parte del globo. Nonché la Berlin Gold Medal al Berliner Wein Trophy 2012. Un successo riconosciuto anche a un altro vino di Taurosso: quel Pilu Niuru che può essere considerato il fratello minore di Patrimonio. Per quanto riguarda le specifiche tecniche, la zona di produzione, come già evidenziato, è quella dell’entroterra del Salento. L’età media della vite è tra i 20 e i 40 anni, con una produzione di 7 tonnellate per ettaro. La tecnica di produzione è basata su una pigiatura soffice e una lunga macerazione della durata di dieci giorni, a cui segue una lenta fase di fermentazione.

Prezzo pieno: 9,35 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Ziggurat Montefalco rosso DOC – Tenute Lunelli Umbria

(5 / 5) Astenersi indecisi. Dovrebbe esserci scritto così, a caratteri cubitali, sull’etichetta frontale di Ziggurat Montefalco rosso 2009 delle Tenute Lunelli. Già, perché questo vino è un’esplosione. Di potenza. Di gusto. Di carattere. Roba da palati forti. In questa bottiglia, la potenza del rosso di Montefalco – il Sagrantino – incontra il Sangiovese e la sua eleganza. Ciò che ne scaturisce è un vino di grandissima forza. Speziato. Infuocato. E non è un eufemismo. Potrebbero trarre in inganno, infatti, i 13.5 gradi che farebbero pensare a una predominanza organolettica del Sangiovese sul Montefalco, vino che raggiuge (e supera) anche i 15 gradi, in alcune delle sue più grandi espressioni. Ziggurat Lunelli è la rappresentazione liquida delle monumentali costruzioni dell’epoca mesopotamica: gli “ziqqurat”, che come le piramidi poggiavano su una base ampia, affusolandosi verso il cielo. Così come questo vino inizia ampio e caldo, per raggiungere “punte” di grande carattere nel finale, in un concerto speziato e balsamico che conferisce all’assaggio immensa eleganza. Si abbina alla perfezione con le carni rosse poco cotte e con i piatti della tradizione toscana, nonché con la selvaggina.

Entrando nelle specifiche tecniche, Ziggurat è un blend così composto: Sangiovese 70%, Sagrantino 15%, Cabernet e Merlot 15%. La raccolta avviene in maniera manuale, tra i mesi di settembre e ottobre, nei vigneti di proprietà della famiglia Lunelli, a Montefalco e Bevagna, in Umbria, più esattamente in provincia di Perugia. Si tratta di terreni di composizione limoso -argillosa, dotati di una buona potenzialità agronomica, ben strutturati e resistenti alla siccità estiva. La macerazione si protrae per una ventina di giorni, con una prima fase compiuta a freddo, alla temperatura di 12 gradi, per 20 ore, per poi proseguire a 26- 28 gradi in botti di acciaio. Evidente, all’assaggio, come Ziggurat abbia subito anche una fase di maturazione (12 mesi in barrique da 225 e tonneaux da 500 litri) e almeno 6 mesi in bottiglia. Un vino sontuoso, che si presta anche a un ulteriore invecchiamento in bottiglia.

Prezzo pieno: 8,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante, Assago Milanofiori (MI)

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Chianti Leccioni 2013 DOCG – Marchesi de’ Frescobaldi

(4 / 5) Andiamo dritti al punto focale: tra le (troppe) bottiglie di Chianti presenti nella grande distribuzione organizzata, questa non vi deluderà. Sembra paradossale, ma trovare ormai una bottiglia di buon Chianti al supermercato è diventata un’impresa. Non è uno scherzo. Troppe, ormai, le varietà reperibili sugli scaffali, spesso a prezzi ‘gonfiati’ rispetto all’effettiva qualità della bottiglia. In particolare, questo Chianti 2013 Leccioni di Frescobaldi fa parte di una confezione doppia, contenente anche un Vin Santo della stessa casa toscana. Si tratta di una denominazione di origine controllata e garantita. Un Chianti di colore rosso rubino sgargiante, dal profumo intenso, con sentori di viola mammola. Un vino seducente, sin da quando lo si stappa. Morbido, vellutato. Lungo e persistente. Perfetto accompagnamento di piatti della tradizione toscana (affettati, formaggi), ma anche di carne alla griglia e – più banalmente – pizza al salame. Deve il suo nome ai “Lecci”, le tipiche piante mediterranee della famiglia delle Fagaceae, che adornano le ville della zona del Chianti, assieme ai cipressi, nelle vicinanze delle vigne.

Per la produzione del Chianti Leccioni viene utilizzato prevalentemente Sangiovese (non vengono specificati altri uvaggi). Le uve subiscono un processo di macerazione di nove giorni, per poi passare alla fermentazione alcolica, seguita da quella malolattica. L’affinamento avviene in contenitori in acciaio Inox e infine in bottiglia, per due mesi.

La lunga storia della famiglia Frescobaldi inizia intorno all’Anno Mille col fiorire dell’attività bancaria della Firenze medioevale. In breve i Frescobaldi diventano protagonisti assoluti della vita politica ed economica e si guadagnano il titolo di tesorieri della Corona inglese. Iscrivono il loro nome nella storia di Firenze, commissionando grandi opere pubbliche e architettoniche come il ponte Santa Trinita sul fiume Arno e la basilica di Santo Spirito, affidata a Filippo Brunelleschi. Tra i rappresentanti più illustri della famiglia, Dino Frescobaldi fu poeta del Dolce Stil Novo, noto anche per aver recuperato e restituito all’amico Dante Alighieri in esilio, i primi canti della Divina Commedia, permettendogli di continuare l’opera. Gerolamo Frescobaldi, musicista e compositore, è tutt’oggi considerato uno dei più importanti esponenti della musica Barocca. L’inizio della produzione vitivinicola è documentata agli inizi del 1300, nella storica Tenuta di Castiglioni in Val di Pesa, a sud-ovest di Firenze. Fin dall’inizio i vini Frescobaldi sono noti per qualità e tipicità tanto che agli inizi del 1400 grandi artisti del Rinascimento come Donatello e Michelozzo Michelozzi ne erano illustri estimatori. Un secolo più tardi i loro vini venivano serviti sulle tavole della Corte inglese di Enrico VIII e della Corte Papale.

Prezzo: 6 euro
Acquistato presso: Il Gigante, Assago Milanofiori (MI)

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Cirò bianco DOC – Caparra e Siciliani

(3,5 / 5) Per la sua facilità di beva, potrebbe essere eletto senza troppi rivali “vino d’estate”. Il fatto è che il Cirò bianco a denominazione di origine controllata di Caparra e Siciliani sa essere anche qualche cosa di più. Soprattutto se, pescandone una bottiglia dagli scaffali del supermercato, non ti accorgi che nel carrello è finito un ‘esemplare’ dell’annata 2012. Una volta in tavola non resta che assaggiare: prima di giudicare con troppa superficialità, basandosi solamente sul fatto che a maggio 2015, quella bottiglia, potrebbe risultare ormai “datata”. Breve inciso sull’argomento: è buona consuetudine, per la maggior parte dei vini bianchi, scegliere bottiglie con annate che non superino i due anni dalla data di acquisto. Ed è proprio per questo che nei supermercati vengono sovente applicati forti sconti sulle annate meno recenti, a cavallo della consegna – da parte dei fornitori – degli stock della nuova vendemmia.

Il Cirò 2012 di Caparra e Sicliani – imbottigliato a Cirò Marina, in provincia di Crotone, in Calabria – deve invece aver conquistato ‘carattere’, invecchiando un altro anno prima di essere stappato. Nel calice, il colore è quello classico: giallo paglierino, piuttosto intenso. Al naso risulta molto vinoso. Una caratteristica che non tutti apprezzano, specie in un bianco del genere, da 11,5 gradi, a cui si chiederebbe maggiore delicatezza. Ma i gusti son gusti: ed è proprio questa spiccata ‘vinosità’ che ha reso gustosa la bottiglia. Tale caratteristica si è infatti ripresentata al momento dell’assaggio. Note agrumate, con predominanza del limone. Buona lunghezza. Un prodotto di assodata qualità, nonostante il modico prezzo, che si abbina alla perfezione con antipasti e primi a base di pesce, servito rigorosamente fresco, alla temperatura di 8 gradi. (leggi anche la recensione del Cirò bianco 2013 DOP Calabria – Senatore).

Produttori di vino sin dal XIX secolo, le famiglie Caparra e Siciliani hanno una solida tradizione agraria e vitivinicola in particolare. Nel 1963, facendo tesoro comune di queste esperienze, nasce l’azienda che attualmente opera esclusivamente nella zona del “Cirò” e del “Cirò Classico”, lavorando le uve provenienti dai vigneti di  proprietà dei soci, estesi per circa 213 ettari. La Caparra & Siciliani ha uno stabilimento vinicolo moderno, tecnologicamente organizzato e della capacità complessiva di 31 mila ettolitri., divisi in 110 vasi vinari, distribuiti su tre piani, oltre a 150 barriques di rovere “Allier”. La cantina ha prestato fin dalla nascita particolare cura all’imbottigliamento ed il prodotto da imbottigliare, come evidenzia la stessa azienda, “viene selezionato dopo un accurato esame condotto con autentica passione vitivinicola, profonda competenza e coscienza professionale”. Tutto il sistema è infatti curato da uno dei maggiori enologi italiani: Fabrizio Ciufoli.
Prezzo: 4,90 euro
Acquistato presso: Il Gigante, Assago Milanofiori (MI)

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Morago Cabernet Sauvignon delle Venezie 2011 – Pasqua vigneti e cantine

(4 / 5) Un vino rosso di grande eleganza e morbidezza il Morago Cabernet Sauvignon delle Venezie di Pasqua Vigneti e Cantine Spa. E’ il risultato di un grande lavoro nelle cantine della casa di Verona, terra di grande tradizione vinicola. L’uva viene diradata nel vigneto, in modo da ottenere una bassa resa per ettaro. Il 30% delle uve viene posto in cassette di legno e lasciato ad appassire per circa sessanta giorni. Le uve pigiate vengono fatte fermentare in serbatoi d’acciaio, con ripetute follature, in modo di poter estrarre polifenoli e sostanze coloranti. A fine fermentazione segue il travaso e la fermentazione malolattica. In seguito, il vino viene affinato in barrique per 7-8 mesi e per ulteriori 4-5 mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. E in effetti, al momento della scelta sullo scaffale del supermercato dove l’ho acquistato, ho preferito portarmi a casa l’annata 2011, rispetto alla 2012. Il Morago Carbernet Sauvignon delle Venezie è infatti un rosso che si presterebbe a un ottimo invecchiamento in bottiglia, ovviamente ben conservata in posizione coricata e lontana da fonti di calore e luce.

Nel calice si presenta di un rosso rubino intenso. Dà come l’idea di essere un vino denso, sanguineo. Al naso emergono note di frutti rossi e, quasi impercettibilmente, di vaniglia. L’assaggio è delizioso. I frutti rossi conferiscono grande morbidezza, mentre l’affinamento in barrique regala sentori di spezie e conferisce un buon corpo e una buona struttura a questo Cabernet Sauvignon veneto. Delicatissime arrivano al palato anche note di mandorla e, nuovamente, vaniglia. Bottiglia assolutamente consigliata a chiunque voglia bere qualcosa di non convenzionale, lontana dai soliti schemi. Ottimo l’abbinamento con primi piatti saporiti, carni rosse (anche al sangue), nonché con cacciagione e selvaggina.

Prezzo: 8,90 euro
Acquistato presso: Il Gigante, Assago Milanofiori (MI)

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Monica di Sardegna Doc 2013 Dolia, Cantine di Dolianova

(3,5 / 5) Viene prodotto esclusivamente nelle province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari e l’origine del suo nome è storicamente contesa tra i monaci Camaldolesi, che la introdussero in Sardegna nel XI Secolo, e il periodo della dominazione spagnola, agli albori del 1500.

Che lo si voglia chiamare “Camalda” o “Uva Mora”, il vitigno Monica di Sardegna resta comunque tra i più antichi dell’isola, sviluppandosi sostanzialmente su tutto il territorio sardo.

Ecco al supermercato il Monica di Sardegna Doc Dolia, vendemmia 2013, delle cantine di Dolianova, in provincia di Cagliari.

Un acquisto azzeccato, soprattutto per il rapporto qualità-prezzo. Stiamo parlando di un rosso capace di reggere bene il confronto con le carni cotte al sangue, ma anche con pasta, pizza, risotti e formaggi di media stagionatura.

Di colore rosso rubino, tendente all’amaranto, presenta al naso sentori forti di ciliegia matura e more. Al palato è asciutto, sapido. Si riscontrano nuovamente ciliegia, mora e frutti di bosco (fragolina). Il finale è lievemente tannico, astringente. Unica pecca di questo Monica di Sardegna la persistenza.

Prezzo: 5 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Barolo – Azienda agricola eredi Angelo Icardi

(4 / 5) E’ il prodotto di alta gamma dell’Azienda agricola Eredi Angelo Icardi, almeno tra quelli reperibili nella grande distribuzione organizzata. Pariliamo del Barolo, considerato (a buona ragione) il “re dei vini” italiani. Con il Barolo Icardi ci si avvicina al top della produzione vinicola del Piemonte (e in particolare della zona di Cuneo), che per ovvi motivi resta lontana dalle logiche dei supermercati. Una buona bottiglia, dunque, per cominciare a farsi un’idea delle caratteristiche uniche di questo vino, capace di fare proseliti in Italia e nel resto del mondo.

L’investimento – perché di questo penso di tratti – è di circa 20 euro, per l’annata 2010. Considerata la grande capacità di invecchiamento, si tratta quindi di un prodotto piuttosto giovane, che potrebbe (anzi dovrebbe) essere conservato in cantina almeno un altro anno, prima di essere consumato. Ovviamente in commercio si trova Barolo ben più “vecchio”, ma questo non è il caso della grande distribuzione organizzata, su cui si focalizza questo blog. Per la produzione viene utilizzato vitigno Nebbiolo al 100%, autoctono della zona delle Langhe divenuta nel 2014 patrimonio dell’Unesco, in particolare nel Comune di Castiglione Tinella.

Al naso, il Barolo dell’Azienda Agricola Eredi Angelo Icardi svela comunque le caratteristiche note floreali di viola, seguite da sentori di piccoli frutti di bosco a bacca nera e dal finale, lungo, di spezie. Già nel calice, dove si presenta di un colore rosso granato, si intuisce la potenza di questa denominazione di origine controllata e garantita, davvero unica e pregiata. All’assaggio emerge una buona persistenza, resa ammaliante dalle note fruttate inziali (molto decise) e dal finale di pepe nero e liquirizia. Un ottimo abbinamento per il Barolo dell’Azienda Agricola Eredi Angelo Icardi è quello con l’agnello o, comunque, con primi piatti a base di ragù di selvaggina (cinghiale, per esempio) e cacciagione in generale.

Prezzo pieno: 20 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Vini al supermercato

Vignes de Nicole, Paul Mas Domaines 2013

(4 / 5)Compratelo per scherzo, o per scommessa. Fate voi. Finirete poi per prenderlo sul serio. E per trasformare l’acquisto di una semplice bottiglia di vino in un esperimento sensoriale. Prezzo del biglietto: poco più di quattro euro. E’ quello che basta per portarsi a casa da Esselunga  un pezzo del sud della Francia, ovvero i canonici 750 millilitri di un sorprendente blend di Cabernet Sauvignon e Merlot: il Vignes de Nicole del Domaine Paul Mas, annata 2013, 14% vol. Un vino che si presenta molto bene già sullo scaffale. Solita etichetta vecchio stile, che pare un po’ ingiallita dal tempo, come quella di un altro prodotto recante l’indicazione geografica protetta francese Pays d’Oc, il Syrah commercializzato nella stessa catena di supermercati italiani sempre dai Domaine Paul Mas. Ma è nel calice che dà il meglio di sé. Lo fa innanzitutto presentandosi di un rosso sanguineo, che lo fa sembrare quasi denso, se non fosse per i riflessi violacei. Al naso inizia la vera scoperta di un mondo fatto dall’incrocio di sensazioni contrastanti. Si avverte la ciliegia, poi l’amarena. Poi è il turno della mela matura, sino ad arrivare a sensuali note speziate. E’ l’estasi. Un mix calibrato, ma in crescendo, che invita a un assaggio rispettoso dei tempi di ogni differente sensazione giunta al naso. Un piccolo sorso è quanto basta per attivare le papille gustative e assaporare anche curiosissimi sentori di fragoline di bosco e lamponi. Note fruttate ammalianti, che vengono accentuate nel finale speziato, che al contempo dona tono e corpo a questo vino, regale e sontuoso. Da abbinare con carni rosse, ma anche con l’etnico cinese o thai. Buon rapporto qualità prezzo? In questo caso, sarebbe troppo poco dirlo. Prezzo inadeguato all’alta qualità di questa bottiglia. Ma non ditelo in giro. Altrimenti non si potrà più raccontare che al supermercato non si può bere bene.
Prezzo pieno: 4,50 euro
Acquistato presso: Esselunga
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Pecorino e Passerina Igt 2013 – Casalbordino

(3 / 5) Nomi curiosi per questa accoppiata di vini che, secondo dati nazionali, sta scalando la classifica di gradimento ed è sempre più presente sulla tavola degli italiani. Passerina e Pecorino sono due vitigni autoctoni delle Marche, in particolare della zona del Piceno, entrambi a bacca bianca, che si trovano tuttavia anche in alcune zone dell’Abruzzo. La Passerina deve il suo nome al fatto che i passeri vanno ghiotti di quest’uva, particolarmente zuccherina e quindi molto gradita ai volatili. Il Pecorino, a discapito del nome, non ha nulla a che fare col noto formaggio. E’ piuttosto chiamato così in quanto un altro animale se ne ciba: le pecore, che nel periodo di transumanza spesso sostano nei pressi delle piante di uva della varietà Pecorino, razziandone le pregevoli bacche. Si tratta di due vini bianchi beverini e leggeri, che presentano tuttavia sostanziali differenze. Potrebbero essere considerati vini perfetti per un aperitivo, soprattutto nella stagione estiva. Ma se la Passerina è di più facile lettura, con le sue note molto fruttate e i sentori floreali ben ravvisabili al naso e all’assaggio, il Pecorino si mostra vino ben più complesso – oserei dire “strutturato”. Personalmente ho ravvisato addirittura note di nocciola nel finale, in grado di conferire un sapore molto più secco, deciso e caparbio, rispetto alla conterranea Passerina. Attenzione alla temperatura di servizio ottimale: 10 gradi. Entrambe le bottiglie degustate sono della casa vitivinicola Casalbordino, che produce una Passerina dei Colli Aprutini e un Pecorino Terre di Chieti, a indicazione geografica tipica, per l’annata 2013 (12,5 gradi).

Prezzo pieno: 5 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Negroamaro e Primitivo Salento Igp 2014 – Tenute Al Bano Carrisi

(3 / 5) “Partirò. Diventerò un cantante. E quando tornerò, costruirò una cantina per dedicarla a te”. E’ una promessa mantenuta quella che il cantante Al Bano Carrisi fece al padre, prima di lasciare Cellino San Marco, paesino di 6 mila anime nel cuore del Salento, e dare avvio alla propria fulgida carriera, in Italia e nel mondo. Ma il cantante pugliese ha fatto di più. Il Negroamaro e il Primitivo delle Tenute Al Bano Carrisi hanno conquistato Milano. Sta infatti riscontrando un grande successo la promozione in corso in un superstore alle porte del capoluogo Lombardo, in cui le due bottiglie sono in vendita in promozione a 3,41 euro, da un prezzo pieno di 5,69 euro. Certamente a spingere le vendite concorre la curiosità con la quale i milanesi si sono accostati ai vini di Al Bano. Ma una volta a tavola, sia il Negramaro sia il Primitivo del cantante offrono buoni spunti. Tanto da poterli considerare una valida alternativa, considerato il rapporto qualità-prezzo (soprattutto in promozione) a prodotti di aziende vitivinicole più blasonate e “specializzate” nella produzione di casa Puglia.

“Quando ero bambino Don Carmelo, mio padre, mi portò alla vigna e mi insegnò a liberarla dalle erbacce. ‘Se dai alla terra, la terra ti dà’, mi diceva. Così – spiega il cantante sul sito Internet delle Tenute Carrisi – ho capito che prima ancora del vino, dalla vigna ti veniva un sorso di saggezza. Ho dedicato al ‘Mio Vecchio Saggio’ questo vino che mi aiuta a riscoprire il calore degli affetti ed il colore degli anni”.

Ma entriamo nel dettaglio delle due produzioni che hanno riscosso il gradimento dei milanesi. Si tratta innanzitutto di due Igp, indicazioni geografiche protette del Salento. Si Negroamaro sia Primitivo sono prodotti in purezza, utilizzando cioè uve del solo vitigno in questione. Esprimono, entrambe, una buona gradazione alcolica, 13,5 gradi, e una buona struttura e acidità complessiva. Il Primitivo, nel calice, si presenta di un rosso intenso, con riflessi violacei. Forti i sentori di piccoli frutti di bosco, mentre in bocca giungono nel finale, di buona lunghezza, anche cacao, liquirizia e cuoio, ammorbiditi dalla vaniglia. Un po’ meno strutturato e corposo il Negroamaro, dove si riscontrano i medesimi sentori di frutti di bosco e vaniglia. Per entrambi, ottimo l’abbinamento con piatti a base di carne rosse, compresa la selvaggina, ma limitatamente al Primitivo.

Prezzo pieno: 5,69 euro
Acquistato presso: Il Gigante / Iper Coop
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L’Eremo, Rosso Igt Toscana 2012 – Fattoria il Palagio

(3,5 / 5) E dove non è vino, non è amore; né alcun diletto hanno i mortali”. Citazione importante quella riscontrabile sull’etichetta de L’Eremo 2012, della Fattoria il Palagio. La casa di Castel San Gimignano (Siena), spolvera “Le Baccanti” di Euripide per far presagire, a chi si avvicina a questa curiosa e ammaliante bottiglia, tutto il fascino di un rosso toscano Igt, molto diverso da quelli presenti solitamente sugli scaffali della grande distribuzione. Un rosso più impegnativo, innanzitutto. Più complesso. Ma soprattutto, più elegante e meglio strutturato. E il fatto che si ricorra a una citazione che arriva dritta ai nostri tempi dal V Secolo a.C., fa capire con quanta cura sia stato cullato L’Eremo, prima di presentarlo al pubblico (complesso) dei supermercati.

Di colore rosso rubino intenso, tendente al violaceo, si presenta inizialmente al naso come un vino discreto. Quasi timido. Affiorano poi sentori di fiori di campo e, solo alla fine, le spezie (pepe nero). Impressioni che, come spesso accade, vengono confermate all’assaggio. Iniziale delicatezza, che si esprime poi con una piena sapidità e asciuttezza; per poi aprirsi completamente in un lungo finale piacevolmente speziato, di buona struttura e di buon corpo, sostenuto dalla comparsa di frutti a bacca scura. Un vino, insomma, da apprezzare per la propria concretezza sul medio-lungo termine dell’assaggio. Perfetto l’abbinamento con una buona bistecca di scamone al sangue, nonché a tutto il mondo delle carni, senza disdegnare la cottura alla griglia e alla brace.

A renderlo tale è il mix perfetto, al 50%, tra uve Sangiovese e Cabernet Sauvignon. “Le due varietà – spiega la casa vinicola – sono raccolte e vinificate separatamente. Le uve, raccolte ad un ottimo stato di maturazione, vengono delicatamente pigiate. Il mosto subisce quindi un processo di macerazione a contatto con le bucce di 15-20 giorni per favorire l’estrazione di colore e altre sostanze polifenoliche. Al termine della fermentazione malolattica, parte del vino (20%), affina per 6 mesi in piccoli fusti di rovere francese”.

Prezzo: 6,50 euro
Acquistato presso: Il Gigante Assago Milanofiori (MI)

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Remole Toscana 2013 IGT – Frescobaldi

(4 / 5) Non me ne vogliano i puristi. Ma l’annata 2013, in quei di Frescobaldi, regala più soddisfazioni con Rèmole piuttosto che col più rinomato Campone – Rosso di Montalcino. Parere del tutto personale, che si fonda soprattutto sul rapporto in termini di prezzo tra i due prodotti, attorno al 40 per cento.

Rèmole 2013 è una poesia. Un vino che si apre, fruttato (more e lamponi) e morbido, così come lo descrive sul proprio sito la stessa Frescobaldi, ma che lascia il segno definitivo con la propria unica intensità. Caratteristiche che si mescolano alla perfezione, in un concerto armonioso, delicato e indimenticabile. Perfetto l’abbinamento con carni rosse, che ne esaltano il retrogusto speziato (pepe e anice su tutte).

Ma Remole (mix di Sangiovese con un 15% di Cabernet Sauvignon) inizia a conquistare già nel calice, col suo rosso intenso, porpora. Che ne fa presagire l’eleganza e la persistenza.

Come “elegante”, del resto, è la zona stessa di produzione: quella Villa di Remole che da 700 anni è la culla delle tradizioni vinicola di Frescobaldi, nel cuore pulsante della splendida Toscana.

Prezzo: 5,60 euro
Acquistato presso: Il Gigante, Assago Milanofiori (MI)

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