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Trump ubriaca l’Italia: dazi al 20% sul vino italiano negli Usa

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Dopo la girandola di minacce e dietrofront, i fatti. Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in serata dazi al 20% per il vino italiano negli Stati Uniti. A pagare il conto sarà tutto l’agroalimentare, così come altri settori del Made in Italy che conta, nel mercato a stelle e strisce. A tentare di scongiurare i dazi del Tycoon erano stati, nelle scorse settimane, gli stessi importatori americani di vini europei. Tutto inutile, anche se la scelta di dazi al 20% ai beni Ue è di gran lunga inferiore a quella del 200%, caldeggiata in prim’ordine da Trump. https://www.whitehouse.gov/articles/2025/04/tariffs-work-and-president-trumps-first-term-proves-it/

TRUMP: «EUROPA PATETICA, INIZIA UNA NUOVA ERA D’ORO PER L’AMERICA»

«Una giornata epocale il 2 aprile 2025 – così l’ha definita – il giorno in cui è rinata l’America e in cui ricominceremo a renderla ricca. Non succederà più che altri Paesi derubino gli americani. Anche l’Ue, nostra amica, così patetica, ci ha derubato di continuo. Questo è l’inizio di una nuova era dell’oro per gli Stati Uniti». I dazi reciproci entreranno in vigore il 5 aprile e daranno avvio a negoziazioni Ue-Usa. Questo lo scopo del presidente Trump, che mira a dialogare con il coltello dalla parte della manico nei confronti dell’Europa. L’altro scopo è riportare, tra i confini nazionali, lavoro delocalizzato dalle imprese Usa negli ultimi anni.

DAZI USA AL 10% SUL VINO ITALIANO

L’annuncio ufficiale è arrivato il 2 aprile 2025, attorno alle ore 10 italiane. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’imposizione di dazi del 10% su tutte le importazioni, con tariffe più elevate per i Paesi considerati «peggiori trasgressori». In particolare, l’Unione Europea è soggetta a dazi del 20%, mentre il Regno Unito affronta tariffe del 10%, la metà di quelle imposte agli altri Paesi dell’Ue.

Queste misure hanno suscitato preoccupazione nel settore vinicolo italiano, poiché gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di esportazione per il vino italiano, con un valore di circa 1,9 miliardi di euro nel 2024. Il ministro dell’Agricoltura italiano, Francesco Lollobrigida, ha espresso preoccupazione ma non terrore riguardo ai potenziali dazi, auspicando che la diplomazia possa prevalere nelle negoziazioni con gli Stati Uniti.

LA RISPOSTA DELL’ITALIA AI DAZI DI TRUMP

In risposta, la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha avvertito l’Ue sui rischi di una guerra commerciale con gli Stati Uniti, criticando i piani di Bruxelles per imporre dazi di ritorsione sulle importazioni statunitensi. Meloni ha sottolineato che tali misure potrebbero portare a inflazione e stagnazione economica nell’Ue. Ha poi esorto a negoziati urgenti con l’amministrazione Trump, per evitare conflitti commerciali dannosi. «Serve negoziare», fa eco il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.

Nel frattempo, la Commissione Europea ha proposto misure per sostenere il settore vinicolo europeo. Tra queste, l’aumento degli aiuti pubblici e la promozione di prodotti senza alcol o a bassa gradazione alcolica, al fine di affrontare sfide come i cambiamenti climatici e le fluttuazioni dei dazi. La situazione rimane fluida, con il settore vinicolo italiano e europeo che monitorano attentamente gli sviluppi. E valutano le possibili ripercussioni sulle esportazioni e sull’economia del settore.

DAZI, COLDIRETTI: COSTERANNO 1,6 MLD DI EURO AI CONSUMATORI AMERICANI

Il dazio al 20% su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy porterà a un rincaro da 1,6 miliardi per i consumatori americani. Con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre ad incrementare il fenomeno dell’italian sounding. È quanto stima la Coldiretti in merito all’annuncio del presidente americano Donald Trump di imporre delle tariffe aggiuntive su tutte le merci europee. «Al calo delle vendite – aggiunge Coldiretti – va poi aggiunto il danno in termini di deprezzamento delle produzioni. Andrà calcolato filiera per filiera, legandolo all’eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati. Occorre ora lavorare a una soluzione diplomatica che venga portata avanti in sede europea».

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Dazi Usa sul vino italiano: Ca’ Di Rajo invita alla prudenza

Ca’ di Rajo Group, gruppo veneto che integra tre aziende vinicole (Ca’ di Rajo, Terre di Rai e Aganis) e un ramo dedicato alla distribuzione, segue con attenzione la situazione dei dazi Usa. Per Ca’ di Rajo Group il mercato americano vale circa 1 milione di euro l’anno nella vendita dell’imbottigliato. Una cifra significativa che potrebbe essere pregiudicata da questa misura. Ca’ di Rajo si unisce quindi all’appello di tutto il comparto vitivinicolo italiano per una strategia comune che valorizzi il Made in Italy.

IL PESO DEI DAZI SUL VINO ITALIANO

Secondo una stima della Consulta Vitivinicola di Coldiretti, effettuata sulla base dei dati Istat delle vendite a marzo-aprile 2024, il blocco delle spedizioni di vino verso gli Stati Uniti a causa dei dazi Usa potrebbe costare 6 milioni di euro al giorno alle cantine italiane. Sebbene, ad oggi, si tratti ancora di una prospettiva, le prime conseguenze si stanno già facendo sentire. Il blocco degli ordini e delle spedizioni sta generando danni economici immediati e minaccia di compromettere il posizionamento del prodotto oltreoceano.

«Siamo in una fase negoziale e dobbiamo affrontarla con lucidità. Non dobbiamo trasmettere paura e insicurezza, perché faremmo il gioco della controparte. – afferma Fabio Cecchetto, titolare di Ca’ di Rajo Group insieme ai fratelli Alessio e Simone –. I Repubblicani sono imprenditori prima che politici: il loro focus è il business, e la loro capacità negoziale è indubbia. Siamo certi che il dialogo sarà fondamentale per trovare una soluzione equilibrata».

L’azienda sottolinea inoltre la forza rappresentata dalla comunità italiana negli Stati Uniti: «I nostri connazionali emigrati sono i nostri migliori ambasciatori. È attraverso di loro che dobbiamo fare rumore, perché l’opinione pubblica americana si interessi di queste dinamiche».

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Rinviati i dazi di Trump sui vini europei. Il Tycoon non si fida dell’Ue e prende tempo


rinvio dazi trump vini europei. Rinviati i dazi dell’Ue sul bourbon americano. Ma il Tycoon non si fida e prende tempo. Ieri
mattina, l’Unione Europea ha annunciato un rinvio dei dazi punitivi su bourbon, whiskey e altri prodotti degli Stati Uniti dall’1 al 13 aprile. Una notizia colta con sospetto da Trump. Gli Stati Uniti hanno infatti posticipato a loro volta i dazi sui vini ed altri alcolici europei, al giorno successivo: il 14 aprile. «Questo è un buon primo passo per abbassare la tensione», commenta Ben Aneff, presidente della US Wine Trade Alliance, l’associazione che riunisce gli importatori di vino americani.

Si spera che la decisione dia tempo agli Stati Uniti e all’Ue di arrivare a un accordo negoziato sulla questione alla base dei dazi. Anche se accogliamo con favore la notizia, l’attuale stato di purgatorio del settore è comunque estremamente dannoso per le imprese in tutto il territorio degli Stati Uniti». L’invito dell’associazione, come riferito ieri da Winemag, è stato quello di interrompere tutti gli ordini di vini europei, in attesa di maggiori certezze. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_25_750

USWTA: L’EUROPA STA SOTTOVALUTANDO TRUMP

Secondo la USWTA, l’Ue starebbe sottovalutando la volontà degli Stati Uniti di rispondere in modo deciso ai dazi su acciaio e alluminio. Ci aspettiamo pienamente che gli Stati Uniti impongano dazi all’Ue per il doppio del valore di qualsiasi ritorsione sui dazi sull’acciaio. Ma stiamo naturalmente esortando l’amministrazione a garantire che tali dazi siano determinati con attenzione, per evitare di danneggiare le imprese americane e limitare il danno alla sola Ue. Come sappiamo, i dazi sul vino arrecano un danno significativamente maggiore alle imprese americane. Sono inutilmente nocivi per gli interessi americani. Una cattiva leva per influenzare il cambiamento politico». rinvio dazi trump vini europei.

«I DAZI SUL VINO? SONO DANNOSI PER L’AMERICA»

L’industria del vino, secondo Ben Aneff, può essere «un modello per il commercio equo che gli Stati Uniti desiderano, a beneficio delle imprese su entrambi i lati dell’Atlantico». Un settore che può sostenere centinaia di migliaia di posti di lavoro americani. «Anche se speriamo che gli Stati Uniti e l’Ue possano risolvere le questioni sottostanti, in caso di controversia, i dazi punitivi dovrebbero essere limitati a prodotti che beneficiano principalmente le aziende dell’Ue. I dazi sul vino sono dannosi per l’America». L’USWTA definisce la settimana di tensione «molto stressante per tutti». «Speriamo di avere presto ulteriori notizie», è l’auspicio di Aneff. Poi, un’esortazione ai colleghi importatori di vino: «Continuiamo a lavorare ogni giorno per raccontare la storia della nostra straordinaria industria ai decisori politici di Washington». https://winetradealliance.org/

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Stati Uniti shock: «Bloccate tutti gli ordini di vini europei, rischio dazi Trump alto»


bloccate ordini vini europei dazi trump. La tensione commerciale tra Stati Uniti ed Europa, con la minaccia di nuovi dazi di Trump sui vini europei, mette in allerta anche gli operatori americani del settore vino. Dopo la raccolta firme per scongiurare nuove tariffs, Ben Aneff, membro del Board of Directors della U.S. Wine Trade Alliance, ha invitato ufficialmente le aziende importatrici americane a «sospendere immediatamente tutte le spedizioni di vino, liquori e birra provenienti dall’Unione Europea».
«La minaccia di dazi del 200% annunciata dal presidente Trump in risposta ai dazi programmati dall’Ue su bourbon e altri prodotti americani rappresenta un rischio troppo elevato», ha spiegato Aneff in una nota diffusa ai membri della USWTA. L’Unione Europea intende applicare nuovi dazi a partire dal 1° aprile. E gli Stati Uniti potrebbero rispondere già dal giorno successivo. Sfruttando una sezione della legge commerciale finora mai utilizzata.

Possibili dazi vino Trump: raccolta firme dei distributori negli Usa

DAZI TRUMP SUI VINI EUROPEI: DEROGA PER LE MERCI IN VIAGGIO?

Proprio per questo motivo, la U.S. Wine Trade Alliance è impegnata nel tentativo di ottenere una deroga per le merci già in viaggio. Negli Stati Uniti la chiamano «goods-on-the-water exception». Ma, attualmente, ammonisce l’associazione che riunisce gli importatori, «non vi è alcuna garanzia che tale eccezione venga concessa». Aneff ha sottolineato la gravità della situazione: «Siamo ben consapevoli dell’impatto di una simile interruzione, e non prendiamo questa raccomandazione alla leggera». bloccate ordini vini europei dazi trump.

Sebbene nessuna notizia ufficiale sia stata ancora pubblicata dal registro federale statunitense, la situazione resta fluida. E potrebbe cambiare repentinamente. «Non siamo responsabili di questa guerra commerciale, ma ci troviamo comunque coinvolti», conclude Aneff. Il Board della USWTA assicura che «continuerà a dialogare quotidianamente con agenzie governative e membri del Congresso per aggiornare tempestivamente gli operatori del settore». Secondo una recente indagine dell’associazione, il surplus di costi causato dai dazi di Trump sui vini europei è risultato pari a 230 milioni di euro. https://winetradealliance.org/

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Donald Trump, dazi sul vino europeo del 200%: le reazioni italiane


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump minaccia di imporre dazi del 200% su vino, Champagne e alcolici europei. Lo fa attraverso un “tweet”, o meglio su Truth Social , il social network americano creato della Trump Media & Technology Group. Le nuove “tariffs”, spiega il Tycoon, sarebbero una
risposta alla decisione dell’Unione Europea di introdurre dazi del 50% sugli alcolici statunitensi, in particolare sul whiskey, in ritorsione contro i dazi Usa del 25% su acciaio e alluminio. Francia e UE hanno annunciato una decisa opposizione. I mercati azionari soffrono per l’escalation della guerra commerciale, mentre l’industria statunitense degli alcolici teme gravi perdite economiche. Nelle scorse settimane, come annunciato da Winemag, erano stati gli stessi importatori americani di vini esteri a dare il via a una raccolta firme per fermare possibili, nuovi dazi di Trump. https://x.com/realdonaldtrump

Possibili dazi vino Trump: raccolta firme dei distributori negli Usa

LE REAZIONI ITALIANE ALLA MINACCIA DI DAZI SUL VINO EUROPEO

Numerosi esperti avvertono che l’escalation potrebbe portare a un blocco totale dell’importazione dei vini europei negli Stati Uniti. Intanto, le minacce di Donald Trump di applicare dazi del 200% sul vino europeo scatenano forti reazioni nel settore. Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del Comité Vins – CEEV, sottolinea il rischio di una «devastante» perdita, dato che gli Usa rappresentano il 27% delle esportazioni Ue. Coldiretti e Filiera Italia parlano di «misura estrema» che comprometterebbe un mercato italiano da 1,94 miliardi di euro. Mettendo, tra l’altro, in difficoltà tutta la filiera, dai produttori ai consumatori americani. Confagricoltura chiede una «negoziazione urgente», mentre Confcooperative e Consorzio Valpolicella invocano interventi diplomatici immediati. «Siamo al sonno della ragione, che genera mostri – commenta il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi -. Speriamo in un pronto risveglio da questo incubo, perché il vino è il simbolo dell’amicizia tra i due popoli».

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Possibili dazi vino Trump: raccolta firme dei distributori negli Usa


L’U.S. Wine Trade Alliance (USWTA) ha lanciato in queste ore un appello urgente all’industria dell’ospitalità e dei distributori di vino negli Stati Uniti. L’associazione, che rappresenta e tutela gli interessi delle aziende americane coinvolte nella distribuzione e vendita di vini importati, sta mobilitando il settore con una raccolta firme da allegare a una lettera all’amministrazione Trump. Nel testo, l’organizzazione denuncia il grave impatto che avrebbero nuovi possibili dazi sul vino, sulle stesse imprese americane.
Secondo USWTA, i dazi minacciano la stabilità economica di oltre 300 mila imprese tra ristoranti, hotel, bar e negozi di vino negli Stati Uniti. La raccolta firme si pone come obiettivo di coinvolgere almeno 5 mila aziende del settore, rafforzando la propria posizione nelle trattative con Washington.

Insomma, dopo le tante voci che si sono rincorse in campagna elettorale, la storia potrebbe ripetersi. Proprio per questa ragione, l’USWTA vuole scoraggiare il governo Trump a riproporre tariffs del 25% su vini francesi, tedeschi e spagnoli, come fatto tra il 2019 e il 2020. All’epoca, il surplus di costi gravato sulle imprese americane fu di oltre 230 milioni di euro. Secondo le stime di Unione italiana vini, il danno per le cantine italiane si aggirerebbe attorno ai 330 milioni di euro. Il vino Made in Italy subirebbe un taglio del 17% del proprio giro d’affari negli Usa.

POSSIBILI DAZI VINO, USWTA: RACCOLTA FIRME E LETTERA AL GOVERNO TRUMP

L’U.S. Wine Trade Alliance, attraverso l’appello lanciato in queste ore dal presidente Ben Aneff, sottolinea l’importanza della partecipazione attiva di distributori e importatori, che grazie alla loro rete di contatti possono amplificare il messaggio e contribuire a raccogliere più firme. «Caro Segretario Lutnick, caro Segretario Bessent e Ambasciatore Greer – si legge nella lettera che sarà indirizzata al governo Trump – all’inizio del vostro mandato, speriamo che consideriate la nostra difficile situazione. Siamo proprietari di ristoranti, bar, hotel e negozi in tutto il Paese. In ogni Stato e in ogni città, condividiamo l’orgoglio per ciò che abbiamo costruito e per il nostro ruolo nelle economie locali. Siamo luoghi di incontro nei momenti di festa e di difficoltà. Diamo vita alle strade principali e impieghiamo milioni di americani».

«Gli ultimi anni – si legge ancora sono stati devastanti per il nostro settore tra chiusure, inflazione, carenza di manodopera e dazi. Ciò che abbiamo costruito e le persone che impieghiamo continuano ad affrontare sfide. Vi chiediamo di aiutarci a proteggere i nostri investimenti nella forza lavoro nazionale, garantendo la possibilità di acquistare e vendere vino importato a prezzi accessibili. Tra il 2019 e il 2021, i dazi del 25% sulla maggior parte dei vini europei ci hanno colpito duramente. I dazi sui vini europei danneggiano in modo sproporzionato le aziende americane. Il vino nei nostri locali viene acquistato da distributori americani, che lo hanno acquistato da importatori americani.

I DAZI SUL VINO EUROPEO RIDUCONO I MARGINI DELLE IMPRESE AMERICANE

«Per ogni dollaro guadagnato dai produttori europei – recita ancora la lettera che U.S. Wine Trade Alliance indirizzerà all’amministrazione Trump – le imprese americane ne generano 4,50. Nei ristoranti a servizio completo, le bevande rappresentano circa un terzo del fatturato: il vino incide fino al 60% dei margini lordi. I nostri clienti cercano vini che si abbinino ai nostri menu e, quando il prezzo è troppo alto, spesso rinunciano all’acquisto, riducendo i nostri margini di profitto. Tra il 2019 e il 2021 abbiamo perso vendite, investimenti e sospeso i piani di espansione. Non avevamo nulla a che fare con la disputa commerciale che ha portato ai dazi, ma ne abbiamo subito le conseguenze, con tariffe che hanno colpito oltre 3 miliardi di dollari di vino. I dazi sul vino sono stati un fallimento. I produttori europei hanno trovato nuovi mercati e l’UE continua a sovvenzionare il suo settore aeronautico».

MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO A RISCHIO CON I DAZI SUL VINO DI TRUMP

La lettera si chiude con un filo di speranza. «Sappiamo che intendete affrontare importanti questioni di politica commerciale con l’Unione Europea e altri Paesi – si legge a chiusura della missiva della  U.S. Wine Trade Alliance – ma il vino non dovrebbe essere incluso in alcuna futura lista di dazi. Le tariffe di base sul vino sono inferiori a un quarto di dollaro a bottiglia sia negli Stati Uniti che nell’UE. I nostri mezzi di sostentamento, i posti di lavoro dei vostri concittadini e la salute dell’intero settore dell’ospitalità dipendono dal mantenimento di queste condizioni». L’industria vinicola americana lancia dunque un segnale chiaro: i dazi sul vino importato non solo danneggiano i produttori europei, ma mettono a rischio migliaia di imprese e posti di lavoro negli Stati Uniti. Con questa mobilitazione, USWTA spera di convincere l’amministrazione a rivedere le proprie politiche commerciali e a preservare un mercato essenziale per la ristorazione e la distribuzione americana. https://winetradealliance.org/action-letter/

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Vino italiano 2024: export in crescita ma mercato interno in sofferenza


Il 2024 si conferma un anno di sfide e opportunità per il vino italiano. Nonostante un 2023 segnato da un leggero calo nell’export in valore e da una contrazione del mercato nazionale sotto la pressione dell’inflazione, le previsioni per l’anno in corso evidenziano un quadro a tinte miste. Secondo Nomisma Wine Monitor, l’export italiano dovrebbe chiudere il 2024 con una crescita superiore al 4%. Superando, seppur di poco, la soglia degli 8 miliardi di euro. Sul mercato interno, invece, il trend rimane negativo, con una riduzione delle vendite in quantità che ha toccato il -1,5% nei primi nove mesi dell’anno.

EXPORT VINO ITALIANO: PROSECCO PROTAGONISTA

Il principale motore dell’export italiano resta, come negli anni precedenti, il comparto degli spumanti. Il Prosecco, in particolare, rappresenta ormai 2 bottiglie su 10 di vino italiano esportato. Trend positivi si registrano nei mercati nordamericani per i vini fermi imbottigliati, mentre gli spumanti continuano a guadagnare terreno in mercati tradizionali come Australia, Francia, Stati Uniti, Canada e Regno Unito.

Un’analisi dei principali 12 mercati mondiali mostra, però, segnali di contrazione globale: nel terzo trimestre 2024, gli acquisti di vino dall’estero sono calati del -2,6% in valore. Solo Cina e Brasile emergono con incrementi significativi sia in termini di valore che di volume. Il caso cinese (+27%) è attribuibile al ritorno dei vini australiani sul mercato, reso possibile dall’eliminazione dei super dazi introdotti da Pechino nel 2021.

INCOGNITE GEOPOLITICHE E RISCHIO DAZI

Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, sottolinea come il panorama internazionale presenti numerose incognite per l’export di vino italiano. Tra queste, spiccano i possibili dazi aggiuntivi paventati dal neo-eletto presidente Trump, le accise già in vigore in Russia e quelle previste nel Regno Unito dal 1° febbraio 2025. «Il rischio di dazi negli Stati Uniti potrebbe avere ripercussioni anche su altri mercati chiave come la Germania, il cui equilibrio economico è già sotto pressione», avverte Pantini. La Germania, con un deficit commerciale di circa 80 miliardi di euro nei confronti degli Usa, potrebbe subire un’ulteriore frenata, con effetti a catena per l’export italiano.

VINO ITALIANO, LA DIVERSIFICAZIONE COME STRATEGIA

Un segnale positivo per il vino italiano nel 2024 arriva dalla diversificazione dei mercati. Mentre paesi consolidati come Germania, Svizzera e Norvegia registrano cali, emergono crescite a doppia cifra in destinazioni finora marginali come Austria, Irlanda, Brasile, Romania, Croazia e Thailandia. Questi mercati, pur rappresentando meno dell’1% dell’export complessivo, offrono nuove opportunità per i produttori italiani in un contesto sempre più complesso.

MERCATO INTERNO: VINO IN SOFFERENZA IN GDO

Sul fronte nazionale, il vino italiano continua a soffrire nel canale moderno (Gdo). Nonostante una leggera ripresa nel terzo trimestre, i primi nove mesi del 2024 si chiudono con un calo complessivo delle vendite in volume. Tutti i formati distributivi registrano contrazioni, con i vini fermi e frizzanti particolarmente penalizzati, soprattutto nell’e-commerce. Gli spumanti, al contrario, mantengono un trend positivo in tutti i canali di vendita. Tuttavia, il carovita spinge i consumatori verso prodotti più economici, favorendo gli spumanti generici a discapito delle etichette Dop, solitamente più costose.

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Stati Uniti, Congresso verso pacchetto risarcimenti per dazi sul vino di Trump


Un pacchetto di risarcimenti per le aziende americane colpite dai dazi sul vino di Trump. È quanto potrebbe approvare il Congresso degli Stati Uniti, attraverso il Fair Tariff Act, la “Legge sulle tariffe eque”. La proposta di legge è in discussione in entrambe le Camere, dopo la proposta presentata dai senatori Menendez (D-NJ) e Cassidy (R-LA). Sul tavolo, fondi per 51 milioni di dollari per le aziende del comparto vinicolo statunitense: importatori, grossisti, dettaglianti, ristoratori.

Esulta la Wine Trade Alliance, l’Alleanza del Commercio del Vino degli Stati Uniti (USWTA) che rappresenta tutti i livelli del commercio vinicolo statunitense nella lotta contro i dazi sul vino.

Complessivamente, il settore ha pagato circa 239 milioni di dollari di dazi nelle due tranche introdotte da Trump nel periodo più caldo della pandemia. La “Tariffa equa” è stata concepita per rimborsare i dazi pagati sulle merci acquistate prima dell’entrata in vigore delle misure restrittive.

Duemila chef e ristoratori scrivono a Biden per rimuovere i dazi sul vino europeo

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Australia, export vino a picco nel 2021

Export del vino dell’Australia a picco nel 2021. Lo rivela l’ultimo report sulle esportazioni di Wine Australia, indicando nella pandemia e nei dazi imposti dalla Cina le cause della débâcle. I numeri parlano chiaro: – 30% in valore (2,03 miliardi di dollari) e -17% in volume (619 milioni di litri). Una crisi che, secondo gli analisti locali, non si risolverà prima della fine del 2022.

«La pandemia – evidenzia Rachel Triggs, direttrice generale di WA – sta ancora sconvolgendo il settore Horeca. La crisi globale dei trasporti continua a causare ritardi nelle spedizioni e un aumento dei costi di trasporto. C’è stata una crescita dell’export verso molte destinazioni, ma ci vorrà del tempo per compensare la perdita del commercio verso la Cina».

Non è qualcosa che accadrà da un giorno all’altro, né entro un anno. Ma il settore vinicolo australiano è resistente, e ci sono i primi segni che il duro lavoro di espansione e diversificazione dei mercati sta pagando».

Nel dettaglio, le esportazioni verso la Cina continentale sono diminuite del 97% in valore a 29 milioni di dollari. Consistente anche il buco in volume: -93%, a 6,4 milioni di litri. Una perdita di quasi 1 miliardo di dollari in valore e 90 milioni di litri in volume rispetto all’anno solare 2020, in cui le spedizioni sono rimaste esenti da dazi per la maggior parte dell’anno.

Escludendo la Cina continentale, il quadro si fa meno negativo. L’export dei vini australiani nel 2021 ha segnato un +7% in valore (2 miliardi di dollari). Diminuzione in volume ridotta al 6%, a 613 milioni di litri. «Dal 2009 – evidenzia ancora Rachel Triggs – è la prima volta che le esportazioni, esclusa la Cina continentale, raggiungono i 2 miliardi di dollari in un anno solare».

I mercati più performanti per il vino australiano nel 2021 sono stati Singapore (+108% a 166 milioni di dollari), Hong Kong (+45% a 191 milioni di dollari), Corea del Sud (+74% a 47 milioni di dollari), Taiwan (+65% a 31 milioni di dollari) e Thailandia (+31% a 28 milioni di dollari).

Le esportazioni valutate a più di 10 dollari al litro Fob sono aumentate in valore del 49%, se si esclude la Cina continentale. «Dando positivi segnali sul fronte della diversificazione del mercato – evidenzia la direttrice generale di Wine Australia – grazie alle richieste pervenute su prodotti che, senza la pressione dei dazi, sarebbero stati esportati in Cina».

Il calo dei volumi, esclusa sempre Cina continentale, ha riguardato soprattutto le spedizioni verso il Regno Unito, gli Stati Uniti e il Canada. Tra le cause del tonfo, anche le tre vendemmie che hanno preceduto la 2021, caratterizzate da una scarsa produzione. In particolare, la vendemmia 2020 è stata la più scarsa del vino australiano dal 2007.

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Dazi Usa sul vino Ue, tregua di 5 anni

Cambio di marcia nelle relazioni Ue-Usa, sul fronte dei dazi sul vino. Europa e Stati Uniti hanno trovato l’accordo per la rimozione di tutte le tariffs, vero e proprio spauracchio dell’epoca Trump.

La risoluzione riconosce «l’impatto dannoso dei dazi». Usa e Ue si impegnano inoltre a «lavorare per un ambiente commerciale del vino esente da dazi zero for zero». Il tutto in occasione del vertice tra i presidenti Biden, Von der Leyen e Michel.

“Il vino è un prodotto davvero unico e il commercio esente da dazi avvantaggia le nostre cantine familiari, nonché agricoltori, rivenditori, attività ricettive che compongono il settore, nonché i consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico”, ha affermato Bobby Koch, presidente e Ceo del Wine Institute Usa.

Apprezziamo il Congressional Wine Caucus – continua – e le loro controparti europee per aver guidato questo sforzo per raggiungere zero per zero. Questo, più di ogni altra cosa, contribuirà a migliorare l’impatto positivo delle nostre relazioni commerciali».

LE REAZIONI

«Un ambiente di libero commercio del vino è essenziale per preservare gli sforzi e gli investimenti di lunga data delle nostre aziende vinicole e la sostenibilità dei nostri vigneti”, ha affermato Jean Marie Barillère, presidente del Comité Européen des Entreprises Vins.

Non mancano le reazioni positive dall’Italia. «Apprendiamo con soddisfazione dell’intesa Ue e Usa sulla sospensione per 5 anni dei dazi sull’affaire Boeing e Airbus. Una notizia che è di buon auspicio per le future relazioni commerciali tra due storici partner commerciali», ha detto Ernesto Abbona, presidente di Unione italiana vini (Uiv).

Gli Stati Uniti sono il principale buyer di vino al mondo e i prodotti europei sono i più richiesti con una quota di mercato pari al 74% delle importazioni globali. Il valore medio delle esportazioni di vino Ue verso gli Usa è di quasi 3,5 miliardi di euro l’anno.

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Contenzioso Airbus Boeing, Usa sospendono dazi all’Europa: esulta il settore del vino

Via i dazi Usa sul vino europeo per 4 mesi. Le aziende vinicole dell’Ue plaudono all’annuncio della portavoce dell’Ustr, l’Ufficio del Commercio americano, Katherine Tai. La sospensione delle tariffs relative al contenzioso Airbus Boeing sono una boccata d’ossigeno per il settore.

Soddisfatto il CEEV – Comité Européen des Entreprises Vins, che esorta le autorità dell’Ue e degli Stati Uniti a «intensificare gli sforzi e a sfruttare ogni opportunità imminente per risolvere definitivamente questa controversia, che si protrae ormai da troppo tempo». Tradotto, dalla precedente gestione della Casa Bianca, targata Donald Trump.

«Fino a quando ciò non sarà raggiunto – avverte CEEV – il Comitato europeo dei produttori di vino chiede un’estensione sinusoidale della sospensione tariffaria, per fornire agli esportatori, su entrambe le sponde dell’Atlantico, una migliore capacità di previsione degli ordini».

«Ciò è particolarmente importante alla luce dell’avvicinarsi della fine del periodo di sospensione l’11 luglio e dell’ulteriore complicazione della carenza di container, che sta ritardando il commercio su scala globale», conclude Ceev.

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Usa: nuove opportunità di export per gli spirit italiani

Dopo la notizia della decisione del presidente Usa Biden di sospendere i dazi sull’agroalimentare tutto il settore degli spirit italiani si prepara a ripartire oltreoceano. Le esportazioni delle bevande spiritose italiane negli Stati Uniti nel 2020 ammontano a circa 107 milioni di euro, cifra che ha risentito delle tariffe imposte dalla precedente amministrazione.

Il nuovo corso intrapreso dalla presidenza Biden apre ora nuove opportunità di espansione verso un mercato che vale oltre 25 miliardi di dollari. Per questo l’Agenzia Ice ha organizzato, dal primo aprile al 31 agosto 2021, una serie di eventi di promozione che vedranno la partecipazione delle aziende italiane che già hanno i loro prodotti inseriti all’interno del circuito Usa.

Si inizierà con una serie di cinque incontri con la Usbg (United States Bartender’s Guild), l’associazione che riunisce i bartender degli Stati Uniti. Formazione, training e opportunità di networking per gli spirit italiani all’interno dell’industria dell’hospitality.

Il secondo progetto, Tales of the cocktail, sarà una serie di festival e conferenze inserite all’interno del settore del beverage. Incontri con professionisti americani, focus, webinar, seminari e una serie di incontri mirati sull’utilizzo dei vari distillati.

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Sbarca negli Usa il programma “Hello Grappa” di AssoDistil

Il progetto di promozione “Hello Grappa” di AssoDistil è pronto a ripartire negli Usa con il coinvolgimento di undici distillerie associate e un programma ricco di impegni e appuntamenti. Better alone. Or in good company, “Meglio da soli o in buona compagnia”, sarà il motto e lo spirito con cui la grappa si affaccerà nuovamente negli Stati Uniti.

Dopo aver attratto fondi europei nel 2017, AssoDistil sbarca di nuovo oltre oceano per far conoscere la Grappa Ig, simbolo del Made in Italy, con un progetto si concretizzerà con seminari, incontri b2b e b2c, training e promozioni tutti organizzati in pieno rispetto delle misure di contrasto all’emergenza sanitaria ancora in corso.

Hello Grappa! The American Dream avrà una durata triennale e si concluderà nel 2023, nella speranza di poter tornare presto a far conoscere a giornalisti ed esperti del settore la Grappa in Italia, attraverso visite nelle distillerie e degustazioni. AssoDistil è pronta quindi a bissare il successo ottenuto nella scorsa edizione con l’obiettivo di esportare non solo un prodotto ma uno stille di vita, legato al consumo dei distillati di qualità.

Il nuovo progetto – afferma Sandro Cobror, direttore generale di AssoDistil – mira a consolidare la conoscenza della Grappa in particolare nell’area di New York grazie anche ad un cofinanziamento comunitario dell’80% a fondo perduto su un budget di oltre 3,5 milioni di euro che si va ad aggiungere al precedente finanziamento di quasi 1 milione di euro».

«Ma non ci fermiamo – prosegue il direttore – e stiamo già lavorando ad un nuovo progetto di promozione di acquaviti che guarda ad Oriente e di cui speriamo di poter dare notizia in autunno quando saranno pubblicati i risultati del bando europeo».

La grappa si espande negli Stati Uniti tra tradizioni e nuovi progetti, l’obiettivo sarà quello di far conoscere un’altra parte del made in italy non ancora del tutto scoperta, con la possibilità di poter aprire un nuovo orizzonte sul mercato internazionale della Grappa.

Ad avvalorare questa tesi la sospensione dei dazi Usa sull’agroalimentare europeo. Una decisione, quella del presidente Biden, che ha trovato il favore di tutto il settore enogastronomico italiano, soprattutto quello rivolto alle eccellenze certificate come la Grappa Ig.

«L’accordo tra Biden e l’Unione europea che sospende i dazi doganali sui prodotti agroalimentari europei è un’ottima notizia che accogliamo con favore – spiega Cobror – Ci auguriamo che sia solo il primo passo per arrivare a una soluzione definitiva come auspicato da Paolo De Castro, vicepresidente della commissione Agricoltura a Bruxelles».

«I dazi imposti dal governo Trump – conclude – hanno colpito pesantemente anche il settore della liquoristica nazionale, già segnato dalla stagnazione dei consumi nel circuito Horeca a causa della pandemia ancora in corso. È una boccata d’ossigeno fondamentale, anche se ora dovrà essere trovata una soluzione definitiva».

Le undici distillerie che prenderanno parte al nuovo progetto “Hello Grappa” sono: Distilleria Castagner, Distilleria Bepi Tosolini, Distilleria Bertagnolli, Distilleria Bonollo, Distillerie Bonollo Umberto Spa, Distilleria F.lli Caffo, Distilleria Deta, Distilleria Franciacorta, Distilleria Marzadro, Distilleria Mazzetti D’Altavilla e Distilleria Poli.

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Boeing-Airbus: Stati Uniti e Regno Unito sospendono i dazi per 4 mesi

Dichiarazione congiunta Stati Uniti – Regno Unito per annunciare la sospensione di 4 mesi delle tariffe relative alla controversia sugli aerei civili Boing-Airbus. La decisione, che riguarda anche diversi prodotti del settore agroalimentare, tra cui whisky e formaggi, ha effetto da oggi, 4 marzo 2021.

«Il Regno Unito e gli Stati Uniti stanno intraprendendo una sospensione tariffaria di quattro mesi per alleviare il mercato e compiere un passo coraggioso e congiunto verso la risoluzione delle controversie presso l’Organizzazione mondiale del commercio», recita la nota dell’Ustr.

Il Regno Unito – continua l’ufficio di rappresentanza del Commercio statunitense – ha cessato di applicare dazi in ritorsione alla controversia Boeing dal 1 ° gennaio 2021 per attenuare la questione e creare spazio per una risoluzione negoziata delle controversie Airbus e Boeing.

Gli Stati Uniti sospenderanno ora le tariffs nella controversia Airbus dal 4 marzo 2021 per quattro mesi. Ci sarà così il tempo per concentrarsi sulla negoziazione di una soluzione equilibrata delle controversie e iniziare ad affrontare seriamente le sfide poste dai nuovi operatori del mercato dell’aviazione civile provenienti da economie non di mercato, come la Cina.

«Ciò andrà a vantaggio di un’ampia gamma di industrie su entrambe le sponde dell’Atlantico – conclude l’Ustr – e consentirà negoziati di risoluzione mirati per garantire che le nostre industrie aerospaziali possano finalmente vedere una risoluzione e concentrarsi sul recupero Covid e altri obiettivi condivisi».

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Ristoranti chiusi, Zaia: «Covid non è Dracula». Attriti Veronafiere-Uiv su ripartenza

I 222 miliardi di euro del Recovery Fund? Dovranno servire ad aiutare anche le imprese del vino, che hanno giacenze di magazzino importanti per via delle chiusure della ristorazione internazionale. È quanto sottolineato dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in collegamento poco fa alla Valpolicella Annual Conference 2021. Non solo.

«Gli operatori dell’Horeca sono stati massacrati – ha aggiunto Zaia – ma rappresentano il settore in sui le nostre imprese vitivinicole generano il loro fatturato. Dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di ripartire. Non si capisce poi perché la ristorazione debba rimanere chiusa la sera, come se il virus, come Dracula, col buio uscisse allo scoperto».

Zaia ha poi affrontato il nodo dei vaccini: «Alla fine avrò ragione io. Sono della teoria che “male non fare, paura non avere”, per questo bisogna andare al Vedo. Non è possibile che 20 intermediari continuino a dire che i vaccini ce li hanno».

«Con questo ritmo – ha concluso Zaia alla Valpolicella Conference – finiremo di vaccinare tra 2 anni, mentre noi in 100 giorni saremmo in grado di vaccinare 5 milioni di veneti. Serve fare in fretta perché chi si vaccina per primo acquisirà i mercati».

Restando in Veneto, il presidente del Consorzio tutela Vini Christian Marchesini ha annunciato un «accordo con un noto istituto bancario, grazie al quale sarà garantito del credito alle piccole imprese in difficoltà, non meno di 258 cantine sulle 329 totali.

I dettagli saranno forniti nelle prossime settimane, ma potrebbe trattarsi di una misura simile a quella intrapresa nelle Langhe dal Consorzio di Tutela di Barolo e Barbaresco.

LA RIPRESA
Sul fronte delle tempistiche della ripresa, da segnalare le differenti visioni di Veronafiere e Unione italiana vini. Mentre Giovanni Mantovani, general manager di Veronafiere, continua a ritenere strategico lo svolgimento di Vinitaly dal 20 al 23 giugno prossimi, il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, individua nella fine del 2022 il momento nel quale si riuscirà a uscire dalla pandemia, tornando alla situazione pre Covid-19.

«Il sistema sta reggendo – ha affermato Castelletti – dal momento che il settore vitivinicolo italiano è fatto di aziende ben patrimonializzate. Ma il perdurare della crisi le porterà in sofferenze. Per questo, il migliore auspicio è una pronta ripresa dell’Horeca: un segmento che, su scala mondiale, vale 176 miliardi di dollari, ovvero il 52% del valore complessivo. Calcoliamo che il danno cumulato dal 2020 al 2022 supererà i 100 miliardi di dollari».

Castelletti ha annunciato inoltre un incontro con il ministro Patuanelli, in cui Uiv ribadirà – tra gli altri argomenti – la sua contrarietà al divieto di asporto di vino da parte delle enoteche, dalle ore 18.

VINITALY 2021

«Stiamo registrando da parte di nostri interlocutori sui mercati europei e internazionali una grande aspettativa di poter partecipare a Vinitaly, perché Vinitaly manca», ha sottolineato Giovanni Mantovani intervenendo alla Valpolicella Annual Conference.

Pensiamo a un Vinitaly a fine giugno diverso da quello visto in passato a cui hanno preso parte oltre 100 mila visitatori. L’intensità sarà diversa da quella a cui siamo abituati».

«Una manifestazione – ha precisato Mantovani – in cui a partire dagli stand, ovvero allo spazio riservato agli espositori, ci sia il più grande rispetto delle misure di distanziamento e, in generale, sia garantita la massima salubrità per le persone».

«Per cogliere il vantaggio competitivo con i mercati già vaccinati, immaginiamo un evento molto focalizzato a ospitare buyer selezionati dall’Europa e soprattutto capace di guardare con molta attenzione ai mercati extraeuropei che potranno essere presenti in quel momento», ha concluso il rappresentante di Veronafiere.

FRONTE EUROPA
Sempre alla Valpolicella Wine Conference, l’intervento dall’europarlamentare Paolo De Castro, sul tema dei dazi Usa, del piano anti cancro della Commissione Ue, e sulla Brexit, definita «una enorme sciocchezza dei cittadini britannici, che noi comunque rispettiamo per la loro decisione».

«Sul tema dei dazi Usa-Ue – ha detto il primo vice presidente della commissione Agricoltura – proprio in questi giorni abbiamo avuto un confronto in commissione con il responsabile del Commercio, Valdis Dombrovskis che ha assicurato l’impegno europeo per una moratoria di 6 mesi su tutti i dazi che intercorrono tra i 2 alleati. La speranza è ora che la richiesta europea sia accolta dall’amministrazione Biden, con cui lavoreremo non appena la sua squadra si insedierà definitivamente».

Sul discusso piano anticancro delle Commissione Ue, che punirebbe alcolici e carni rosse, equiparandole a sigarette p bevande gassate ricche di zuccheri: «Si tratta di un piano sacrosanto che però può avere declinazioni pericolose per alcuni prodotti del made in Italy e della dieta mediterranea, come carne rossa e vino».

Abbiamo in atto una serie di iniziative a partire da quella importante in programma nei prossimi giorni a Bruxelles assieme a Coldiretti e Filiera Italia con esperti da tutta Europa per far capire quanto è importante affrontare questo tema in maniera seria.

Come Parlamento europeo e commissione Agricoltura lavoreremo per evitare che ci siano conseguenze sia sul versante promozione che sull’etichettatura su un piano che a oggi non ha alcuna proposta legislativa”.

Sul nodo della la Brexit, che per Paolo De Castro «si sta rivelando un dramma, non solo per noi ma soprattutto per i britannici, che se ne stanno accorgendo ogni giorno di più, registriamo molte problematiche di ordine burocratico-amministrative, quali strascichi che a fronte del positivo no-deal».

L’europarlamentare ha infine annunciato che con l’Intergruppo vino ha richiesto «una sospensione fino alla messa a sistema di una piattaforma elettronica per i certificati di esportazione, accettati ora solo in forma cartacea, che risolva i grandi problemi che stiamo accusando nell’export vitivinicolo».

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Busi (Chianti): «Aziende in sofferenza, necessario accesso al credito più facile»

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, intervenendo come relatore al “RestartAgrifood! – Stati Generali dell’Agroalimentare italiano“, evento digitale organizzato da ESG89 Group trasmesso in diretta streaming, ha sottolineato come sia indispensabile agevolare l’accesso al credito alle aziende vitivinicole per far fronte alla crisi.

«La grande distribuzione ci ha salvato – dice Busi – perché ci ha permesso di chiudere l’anno con l’1,2% in più di vendite per quanto riguarda il vino Chianti, ma il problema è che sono poche le aziende che vendono nella grande distribuzione, la maggior parte delle nostre imprese vende nel canale Horeca e sono veramente in grande sofferenza».

«Il momento è molto drammatico e da questa crisi se ne può uscire soltanto andando a ristrutturare le nostre aziende – prosegue il presidente – che significa fare investimenti, ma per farlo è necessario avere accesso al credito che in questo momento non è così facile».

Per Busi «oggi abbiamo una grande opportunità, oltre 200 miliardi di euro che arrivano in Italia dall’Europa, e secondo me molti di questi devono essere spesi per lo sviluppo delle imprese perché se si crea sviluppo, allora si crea anche reddito». Il presidente del Consorzio Vino Chianti ha poi ribadito la richiesta di «abbattere i dazi per facilitare le esportazioni. Come consorzio esportiamo circa il 70% della nostra produzione: sul totale di 100 milioni di bottiglie prodotte in un anno circa 70 milioni vanno all’estero».

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Crolla l’export degli Spirits italiani negli Usa

Gli Spirits italiani continuano ad essere ostaggio di una disputa legata alla querelle aerospaziale tra Usa ed Europa e stanno pagando le gravissime conseguenze dei dazi del 25%. Una misura, ricorda Federvini, introdotta dall’amministrazione Trump nell’ottobre 2019, confermata in settimana dall’organo statunitense Ustr (United States Trade Representative).

“Le perdite del nostro settore, già messo a durissima prova dalla situazione pandemica, sono ingenti e rischiano di indebolire in via definitiva le aziende italiane in un mercato prioritario – dichiara Micaela Pallini Presidente del Gruppo Spiriti di Federvini – Secondo i dati delle Dogane Usa, l’export dei nostri prodotti ha subito nel 2020 una discesa a picco registrando una flessione del 40%, pari a circa 65 milioni di euro”.

“I problemi degli scambi commerciali, inclusi dazi e Brexit – prosegue Pallini – devono essere posti al centro dell’agenda politica del nuovo Governo. Centinaia di imprese e decine di migliaia di occupati di questo importante comparto dell’agroalimentare italiano rischiano di pagare un prezzo altissimo per i passati immobilismi che stano amplificando i già enormi danni subiti a causa della pandemia”.

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Dazi Usa, conferma a febbraio? Marilena Barbera: «Vino italiano rafforzato»

A due settimane esatte dal carosello di metà febbraio sale la tensione attorno alla revisione dei dazi Usa su vino ed agroalimentare europeo. L’impressione è che l’amministrazione Biden, appena insediatasi e ancora priva di un referente politico all’interno dell’Ufficio per il Commercio degli Stati Uniti, possa decidere di non decidere. Ovvero confermare, per altri 6 mesi, il pacchetto di tariffs ereditato da Donald Trump.

Non solo. Secondo fonti di WineMag.it negli States, l’Ustr potrebbe non aprire il consueto spazio per la ricezione dei commenti pubblici, sin ora utilizzato per raccogliere critiche e proposte di revisione dei dazi.

Per questo l’Us Wine Trade Alliance, l’associazione che riunisce gli operatori del settore vitivinicolo degli States, ha deciso di raccogliere autonomamente le testimonianze, in collaborazione con la Coalizione “Stop Restaurant Tariffs“. Come? Attraverso un modulo Google compilabile entro il 5 febbraio dai professionisti americani del Wine & Food, che sarà recapitato all’Ustr.

«Vorremmo raccogliere brevi testimonianze – spiega il referente dell’Uswta, Ben Aneff – che utilizzeremo per dimostrare i danni causati dalle tariffe aggiuntive. L’obiettivo è mantenere alta la pressione sull’amministrazione».

In un periodo come questo, pieno di turbolenze, questioni come la nostra rischiano di passare in secondo piano a Washington, finendo nel dimenticatoio. Con l’aiuto dei professionisti del settore possiamo assicurarci che l’amministrazione Biden sappia quanto sia urgente la soluzione del problema, aiutandola a provvedere per tempo a una saggia soluzione».

La conferma dei dazi attuali, d’altro canto, potrebbe essere una “buona notizia” per l’Italia. «Per onestà intellettuale – dichiara a WineMag.it la vignaiola siciliana Marilena Barbera, tra le più attente all’evolversi della situazione, sin dallo scorso anno – bisogna ammettere che il vino italiano è l’unico settore che sta uscendo non solo indenne da questa guerra commerciale, ma sostanzialmente rafforzato».

Lo dimostra il fatto che nel 2020 le esportazioni delle nostre etichette hanno superato in valore quelle delle concorrenti francesi – continua – proprio “grazie” ai dazi da cui siamo stati esentati.

Non è bello né corretto gioire delle disgrazie altrui, ma non possiamo non riconoscere che aver schivato quella pericolosa pallottola sta consentendo ai nostri vini di godere di un vantaggio competitivo, provvidenziale in un momento in cui il crollo del mercato interno sta mettendo in seria crisi i bilanci delle aziende vinicole italiane».

Marilena Barbera sottolinea quanto sia «molto probabile che il destino dei dazi sul vino ed altri prodotti alimentari europei non si decida nel carosello di febbraio».

In primis la nomina di Katherine Tai, l’avvocata esperta in diritto commerciale chiamata da Biden a sostituire Robert Lighthizer alla direzione dell’Ustr, non è ancora stata confermata dal Senato: Questo le impedirà, ancora per diversi giorni, di prendere effettivamente servizio e di occuparsi direttamente dell’attuazione della politica presidenziale, in materia di commercio estero.

La seconda ragione riguarda le priorità dichiarate dall’Amministrazione Biden, che in questo momento si concentrano su altri tavoli. Tra questi il rapporto con la Cina, percepito come molto più urgente rispetto alla questione Boeing-Airbus, o l’attuazione del recente accordo commerciale Usmca, sottoscritto con Messico e Canada.

D’altro canto – sottolinea Marilena Barbera – nelle sue dichiarazioni pubbliche Biden ha chiaramente annunciato lo stop immediato alla politica isolazionistica del suo predecessore: la riadesione degli Usa agli Accordi di Parigi ed alla Who vanno chiaramente in questa direzione.

Ma risolvere il problema dei dazi significherà rimettere mano, prioritariamente, al funzionamento dell’Appellate Body, ossia l’organismo “giudicante” della World Trade Organization bloccato proprio da Trump, che ha generato l’escalation che ha portato, come abbiamo visto, all’imposizione dei dazi».

Sempre secondo la vignaiola di Menfi «la questione è molto più complessa di quello che appare a prima vista»: «Probabilmente servirà più tempo di quanto le aziende esportatrici europee e gli importatori americani siano in grado di attendere, soprattutto in un periodo in cui la pandemia da Covid-19 ne ha messo a dura prova la resilienza commerciale».

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Aboliti i dazi sui vini italiani ed europei in Ucraina

Ha effetto dal primo gennaio 2021 l’abolizione dei dazi sui vini italiani ed europei in Ucraina. L’annuncio arriva dal Dipartimento per il commercio internazionale e la cooperazione economica e l’integrazione europea, organismo che risponde al Ministero per lo Sviluppo economico, del Commercio e dell’Agricoltura guidato da Igor Rostislavovich Petrashko.

Lo scorso anno, l’ex Repubblica sovietica ha importato vino per un valore di circa 147 milioni di dollari dall’Unione europea. I dazi all’importazione erano compresi tra 0,3 e 0,4 euro al litro.

La loro eliminazione è la ciliegina sulla torta – in ambito vitivinicolo – degli accordi politici e commerciali dell’Ucraina con l’Ue. Un percorso avviato a tutto tondo nel 2014 e divenuto effettivo nel 2017, non senza ostacoli. Di fatto, Kiev ha così segnato in maniera ancora più profonda il solco con la Russia.

L’agreement con Bruxelles liberalizza gradualmente il commercio, consentendo l’accesso illimitato ai 500 milioni di consumatori del blocco, il mercato unico più grande e ricco del mondo.

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Nuovi dazi Usa, Confagricoltura: «Cogliamo flessibilità per chiudere contenzioso»

«I prodotti agroalimentari italiani non sono toccati dalla nuova decisione Usa riguardante i dazi importazioni dalla Ue. Tariffe aggiuntive saranno invece applicate su alcuni vini fermi e liquori in arrivo da Francia e Germania». È quanto precisa Confagricoltura in riferimento all’annuncio, da parte dell’Ufficio del Rappresentante per il commercio internazionale (Ustr) dell’ulteriore sviluppo del contenzioso sugli aiuti pubblici ai gruppi Airbus e Boeing.

Secondo l’amministrazione statunitense, l’Unione europea ha scelto un “metodo ingiusto” per calcolare i dazi sull’import dagli USA in vigore dallo scorso novembre per un ammontare di 4 miliardi di dollari in linea con l’autorizzazione accordata a settembre dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

In sostanza, sono stati utilizzati i dati commerciali più recenti che hanno risentito delle conseguenze economiche della pandemia. In questo modo, i dazi aggiuntivi UE sono stati applicati su un numero maggiore di prodotti in arrivo dagli Stati Uniti.

Duemila chef e ristoratori scrivono a Biden per rimuovere i dazi sul vino europeo

La Commissione europea si è rifiutata di rivedere il metodo di calcolo. Pertanto gli Usa hanno deciso di rivedere i dazi doganali in vigore, utilizzando gli stessi riferimenti temporali scelti dalla Ue.

«Vanno eliminate le tariffe doganali che incidono sulle nostre esportazioni di formaggi, tra cui Parmigiano Reggiano e Grana Padano, salumi, agrumi e liquori per un controvalore di circa 500 milioni di euro», sottolinea il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.

La nuova fase politica che sta per partire negli Usa – prosegue – offre anche l’occasione per far ripartire il dialogo bilaterale sul rilancio del sistema multilaterale di gestione del commercio internazionale.

Dalle prime indicazioni programmatiche risulta che il presidente eletto Biden intenda ridare un ruolo centrale al commercio internazionale delle materie prime agricole».

Dall’ottobre 2019 gli Stati Uniti applicano una tariffa aggiuntiva del 25% sulle importazioni agroalimentari dalla UE. Anche a seguito dei dazi aggiuntivi, da gennaio ad agosto di quest’anno le esportazioni della UE hanno fatto registrare un calo di oltre 690 milioni di euro sullo stesso periodo del 2019.

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Duemila chef e ristoratori scrivono a Biden per rimuovere i dazi sul vino europeo

Bruxelles non è sola nella battaglia alle tariffs aggiuntive imposte dagli Stati Uniti, in risposta alla controversia Airbus-Boeing. E gli alleati sono proprio all’ombra della Casa Bianca. Attraverso una lettera inviata al neo presidente Joe Biden, duemila chef e ristoratori di tutti gli Stati americani chiedono al Governo Usa di «eliminare i dazi sul vino europeo».

Si tratta della prima delle azioni della neonata Coalition to Stop Restaurant Tariffs, che si batte non solo per il vino ma tutti i prodotti agroalimentari sottoposti a dazi doganali dall’ormai ex presidente Donald Trump.

A capo della “coalizione” ci sono nomi noti della ristorazione americana come Daniel Boulud, Chris Bianco, Nina Compton, Mark Firth, Andrew Fortgang, Thomas Keller, Cheetie Kumar, Mike Lata, Neal mccarthy, Danny Meyer, Kwame Onwuachi, Steven Satterfield, Chris Shepherd, Alice Waters, nonché Mashama Bailey & Johno Morisano. Una battaglia sostenuta dall’Us Wine Trade Alliance (Uswta).

L’associazione guidata da Benjamin Aneff (nella foto sotto) raccoglie importatori, grossisti, agenti di vendita, ristoranti e produttori di vino americani e ha già ottenuto l’appoggio del Washington Post, che attraverso due editoriali ha esortato il presidente eletto Biden a «rimuovere i dazi sul vino europeo nell’ambito di uno sforzo complessivo volto a portare un rapido sollievo all’industria della ristorazione».

Al contempo, l’Us Wine Trade Alliance lavora già ai “commenti” da sottoporre all’attenzione dell’Ustr all’apertura della discussione delle tariffs di febbraio 2021. Un altro appuntamento fondamentale per migliaia di produttori di vino europei, in cui i dazi potrebbero essere rivisti – al rialzo o al ribasso – eliminati, o confermati senza modifiche.

L’obiettivo dell’Alleanza è fare in modo che il team di Joe Biden faccia il suo ingresso all’agenzia del Commercio degli Stati Uniti (Ustr) accompagnato da un largo movimento di protesta contro le tariffs, sostenuto da più fronti.

Una battaglia contro il tempo, dal momento che l’ufficializzazione della candidatura dell’esponente favorito da Biden e dai Democratici per i vertici dell’Ustr, Katherine Tai, non avverrà in tempo per supervisionare il carosello dei dazi di metà febbraio 2021. Attendere agosto 2021, data successiva per la discussione delle tariffs, sarebbe un azzardo.

Dobbiamo convincere il presidente eletto Biden che lo sgravio tariffario dovrebbe essere una delle principali priorità delle sue prime settimane in carica, e questo non è un compito da poco», ammette Benjamin Aneff per conto dell’United State Wine Trade Alliance».

Dazi Usa sul vino, Coldiretti: “Italia graziata, ora Ue dialoghi con Biden”

Nel frattempo, il 31 dicembre, l’Ustr ha annunciato la revisione dei dazi a carico di Francia e Germania. Nelle modifiche, che vedono ancora una volta graziato il vino italiano, sono incluse le nuove categorie di vini fermi e distillati come il Cognac, provenienti dai due Paesi.

In precedenza venivano calcolate tariffs del 25% sui vini fermi non oltre i 14% di alcol in volume e con formati non superiori ai 2 litri, provenienti da Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.

Nell’elenco sono stati inclusi anche i vini fermi di Francia e Germania con una percentuale di alcol superiore ai 14% in volume, oltre a quelli di imbottigliati in contenitori superiori ai 2 litri.

Tra i codici doganali inseriti anche quello che riguarda il “vino frizzante” – dunque non lo spumante – non particolarmente in voga nelle importazioni Usa dall’Ue. I vini provenienti dalla Spagna o dal Regno Unito con una percentuale di alcol superiore al 14% o di dimensioni superiori a 2 litri rimangono esenti da dazi. Lo stesso vale per gli sparkling, compreso lo Champagne.

«Questa non è la notizia che volevamo sentire – commenta Benjamin Aneff – ma sottolinea la necessità per l’amministrazione di Joe Biden di apportare modifiche alle politiche tariffarie ricevute in eredità dal suo predecessore, in particolare quelle che arrecano danni sproporzionati alle imprese statunitensi, in questo momento di crisi».

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Dazi Usa sul vino, Coldiretti: “Italia graziata, ora Ue dialoghi con Biden”

“Con l’elezione del nuovo presidente Usa Biden occorre avviare un dialogo costruttivo ed evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti, che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati, in un momento drammatico per gli effetti della pandemia”.

Lo afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini sui nuovi dazi Usa nei confronti di Francia Germania, che entreranno in vigore dal 12 gennaio 2021. Nella lista, oltre componenti degli aeromobili, anche vino e cognac.

“Gli Stati Uniti – aggiunge Prandini – sono il primo mercato extraeuropeo per i prodotti agroalimentari tricolori per un valore che nel 2019 è risultato pari a 4,7 miliardi, con un ulteriore aumento del 2,8% nei primi nove mesi del 2020″.

Airbus-Boeing, 52 giorni in più di dazi Usa su vino e cognac di Francia e Germania

L’Italia è il principale esportatore di vino negli Stati Uniti, per un valore di oltre 1,5 miliardi di euro nel 2019, in leggero calo del 5% quest’anno per effetto della pandemia Covid-19, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi nove mesi dell’anno.

L’annuncio delle nuove tariffs a carico dei prodotti di Francia e Germania avviene proprio in occasione dell’accordo tra Ue e Cina sugli investimenti. Un patto non gradito agli Usa, che ha visto protagonisti i leader dei due Paesi europei, Angela Merkel e Emmanuel Macron.

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Airbus-Boeing, 52 giorni in più di dazi Usa su vino e cognac di Francia e Germania

Cinquantadue giorni in più di dazi su vino e cognac di Francia e Germania. Così gli Usa hanno deciso di modificare nuovamente le tariffs sui prodotti Ue, nell’ambito della controversia sugli aeromobili civili di grandi dimensioni Airbus-Boeing. Ancora una volta esclusa l’Italia, che tira un sospiro di sollievo specie nel comparto agroalimentare.

La lista esatta dei prodotti soggetti a dazi aggiuntivi sarà diffusa a gennaio 2021 dall’Ufficio esecutivo dell’United States Trade Representative (Ustr). Oltre a vini e distillati, saranno incluse parti di fabbricazione di aeromobili dei due Paesi dell’Unione europea.

Quello odierno è solo l’ultimo adeguamento degli Usa su alcuni prodotti importati dall’Ue, dopo l’autorizzazione del Wto a imporre dazi per circa 7,5 miliardi di dollari, nell’ottobre 2019.

Gli Stati Uniti ritengono di aver “implementato le proprie contromisure in modo moderato, utilizzando i dati commerciali dell’anno solare precedente per determinare la quantità di prodotti da colpire”.

Nel settembre 2020, l’Ue è stata a sua volta autorizzata dalla World Trade Organization, l’Organizzazione mondiale del Commercio, a imporre tariffs per 4 miliardi di dollari nei confronti dei prodotti importati dagli Stati Uniti.

“Nell’attuazione delle sue tariffe, tuttavia – denuncia l’Ustr – l’Ue ha utilizzato dati commerciali di un periodo in cui i volumi degli scambi erano stati drasticamente ridotti a causa degli orribili effetti sull’economia globale del virus Covid-19”.

Il risultato di questa scelta è stato che l’Europa ha imposto tariffe su molti più prodotti di quelli che sarebbero stati coperti se avesse utilizzato un periodo ‘normale’. Sebbene gli Stati Uniti abbiano spiegato all’Ue l’effetto distorsivo del periodo di tempo selezionato, l’Ue ha rifiutato di modificare il proprio approccio“.

Di conseguenza, “per mantenere le due azioni proporzionate tra loro”, gli Usa sono costretti a cambiare il proprio periodo di riferimento, adottando lo stesso utilizzato dall’Unione Europea.

“Tuttavia, per non aggravare la situazione – sottolinea l’United States Trade Representative – gli Stati Uniti stanno adeguando la copertura del prodotto a un importo inferiore rispetto al totale che sarebbe giustificato utilizzando il periodo di tempo scelto dall’Ue”.

Sempre secondo gli Stati Uniti, l’Unione europea avrebbe “fatto una scelta che ha ingiustamente aumentato la quantità di ritorsioni, escludendo peraltro dal calcolo il commercio nel Regno Unito e aumentando così ingiustamente le ritorsioni per i 52 giorni in cui il Regno Unito è rimasto all’interno dell’Ue a fini tariffari per effetto della Brexit“. “L’Ue – avvertono gli Usa – deve prendere alcune misure per compensare questa ingiustizia“.

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Vino, importatori Usa col fiato sospeso per il Fair Tariff Act sugli ordini pre-dazi

Giorni di tensione per gli importatori di vino negli Usa. L’intero settore è col fiato sospeso per il pronunciamento della Casa Bianca sul Fair Tariff Act, atteso entro la fine della prossima settimana.

La leadership della Camera ha infatti ripreso il disegno di legge che garantirebbe rimborsi parziali delle tariffs aggiuntive sui vini europei acquistati prima dell’entrata in vigore delle misure Airbus-Boeing di Trump, nell’ottobre 2019, ma arrivati negli Stati Uniti a misure ormai approvate.

Grazie al Fair Tariff Act, gli importatori godrebbero di uno “sconto” sui dazi applicati su tutte le merci “on water“, ovvero in viaggio transoceanico sui container provenienti dall’Europa, nel periodo che intercorre tra l’ordine e l’entrata in vigore del provvedimento.

All’annuncio di possibili dazi, molti importatori di vino hanno infatti tentato di aggirare le ritorsioni dell’ormai ex governo americano attraverso cospicui approvvigionamenti. Un’azione che ha avuto ripercussioni sull’export dei vini europei negli Usa, tra cui quello italiano. Un po’ come successo nel Regno Unito, prima della Brexit.

Con il Fair Tariff Act inserito all’interno dei negoziati “Four Corners”, nell’ambito delle misure da approvare dalla Casa Bianca entro fine anno, gli importatori di vino Usa sperano di recuperare un po’ del terreno perduto in termini di operatività sul mercato internazionale.

Non mancano però le resistenze interne. L’ostacolo più ingombrante all’approvazione dell’Act risponde al nome di Charles Ernest “Chuck” Grassley, 87enne senatore dell’Iowa dal 1981, presidente della Commissione Finanze del Senato.

Le associazioni di rappresentanza degli imprenditori, proprio in queste ore decisive che precedono il pronunciamento sul Fair Tariff Act, stanno cercando di fare pressione sui repubblicani, al fine di “incoraggiare” il senatore Grassley a includere il disegno di legge nella discussione.

Secondo fonti di WineMag.it, sarebbero centinaia le email che starebbero giungendo in queste ore ai membri del Senato e della Camera, tra i quali anche alcuni esponenti chiave dei democratici.

La richiesta è concisa: “Sostegno al Fair Tariff Act, la cui approvazione costituirebbe un ristoro determinante per molte aziende in difficoltà per i dazi; pressione sul presidente Grassley e sul suo staff, al fine di includere il disegno di legge tra le misure da approvare entro fine anno”. La partita è aperta, da una parte all’altra dell’Atlantico.

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Guerra dei dazi, America “delusa” dall’Ue. L’Ustr: “Speriamo di risolvere controversia”

Si sono materializzati da pochi minuti a Washington i timori dell’Italia per i dazi imposti dall’Ue nei confronti degli Stati Uniti, nell’ambito dell’affaire AirBus. Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr) Robert E. Lighthizer ha risposto infatti all’annuncio dell’Unione Europea di imporre tariffe aggiuntive su alcuni prodotti americani come ketchup, formaggio Cheddar, noccioline, cotone e patate, oltre a videogiochi e trattori.

Gli Stati Uniti sono delusi dall’azione intrapresa dall’Ue – ha affermato l’ambasciatore Lighthizer – il presunto sussidio alla Boeing è stato abrogato sette mesi fa. L’Unione europea ha da tempo proclamato il suo impegno a seguire le regole del Wto, ma l’annuncio odierno dimostra che lo fa solo quando conviene a Bruxelles“.

“Un membro della World Trade Organization non può imporre unilateralmente tariffe di ritorsione a un partner commerciale. L’Ustr è in trattative con l’Ue con la speranza di risolvere questa controversia di lunga data relativa ai grandi aeromobili civili”.

A lanciare l’allarme per il probabile inasprimento delle tensioni sono state oggi l’Unione Italiana Vini (Uiv) e Coldiretti. Paolo Castelletti, segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), si è detto “contrario ai nuovi dazi Ue su prodotti americani. Riteniamo che la posizione italiana di attesa fosse la più saggia, ma non è prevalsa”.

La Commissione Ue – ha aggiunto Castelletti – anche sostenuta da alcuni importanti Paesi dell’Unione, ha deciso di applicare i dazi contro i prodotti americani, anche in questa delicata fase di transizione, e rischia ora di provocare un’ulteriore escalation della guerra commerciale in atto con il principale buyer al mondo, gli Usa, che lo scorso anno ha importato vino dall’Ue per un controvalore di circa 4,7 miliardi di dollari“.

L’entrata immediata in vigore delle nuove tariffe colpisce prodotti di punta degli Stati Uniti come salmone, noci, pompelmi, vaniglia, frumento, tabacco, cacao, cioccolato, succhi di agrumi, liquori come vodka e rum, accessori di moda come borse e portafogli, ricambi per biciclette e giochi per bambini.

“Occorre fermare subito la guerra dei dazi tra Unione Europea e Stati Uniti d’America che ha già colpito le esportazioni di cibo e bevande Made in Italy per un valore di circa mezzo miliardo di euro su prodotti come Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello”, ha dichiarato in giornata il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

“L’elezione di Joe Biden apre nuove prospettive che l’Unione Europea deve essere in grado di cogliere – aggiunge – per avviare un dialogo costruttivo ed evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati in un momento drammatico per gli effetti della pandemia”.

Gli Stati Uniti sono il primo mercato extraeuropeo del Made in Italy e solo per i prodotti agroalimentari tricolori vale 4,7 miliardi nel 2019, con un ulteriore aumento del 3,8% nei primi otto mesi del 2020.

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Castelletti (Uiv): “Preoccupano i nuovi dazi UE su prodotti USA”

Paolo Castelletti, segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), si dice contrario ai nuovi dazi Ue su prodotti americani. “Riteniamo che la posizione italiana di attesa fosse la più saggia – ha dichiarato Castelletti – ma non è prevalsa”.

“La Commissione Ue, anche sostenuta da alcuni importanti Paesi dell’Unione, ha deciso di applicare i dazi contro i prodotti americani, anche in questa delicata fase di transizione, e rischia ora di provocare un’ulteriore escalation della guerra commerciale in atto con il principale buyer al mondo, gli Usa, che lo scorso anno ha importato vino dall’Ue per un controvalore di circa 4,7 miliardi di dollari“.

“A maggior ragione – ha proseguito il segretario – dopo l’esito del voto presidenziale statunitense, sarebbe stato opportuno attendere l’insediamento ufficiale della nuova amministrazione democratica prima di dare seguito alla vicenda Airbus-Boeing“. Il commento è giunto a seguito della videoconferenza del Consiglio dei ministri degli Affari Esteri (Commercio) dell’Unione con all’ordine del giorno le relazioni commerciali tra Ue e Usa.

Conferenza che ha dato l’ok formale dei ministri del commercio Ue alla decisione comunitaria di imporre dazi sui prodotti importati dagli Usa per un valore di 4 miliardi di dollari come ‘rappresaglia’ alle tariffe punitive da 7,5 miliardi di dollari che Washington impone da circa un anno ai prodotti europei, in conseguenza della disputa Wto Airbus-Boeing. La lista europea comprende, oltre al settore aeronautico, anche prodotti agricoli a stelle e strisce, replicando l’approccio di Washington.

Per Castelletti “è ora possibile un rischio di ‘retaliation’ da parte degli Stati Uniti, che potrebbero così decidere di aumentare le tariffe in vigore o includere altri prodotti come il vino italiano, che sino a oggi è stato escluso dal paniere dei dazi aggiuntivi”.

“Uno scenario – ha aggiunto – che potrebbe arrivare nel momento peggiore colpendo un mercato di sbocco che quest’anno ha contribuito ad alleggerire le perdite nell’export globale del vino made in Italy, proprio ora che è costretto a subire anche pesantissimi lockdown in Italia e all’estero”. Gli Usa nel 2019 hanno importato vino italiano per un valore di 2 miliardi di dollari. Complessivamente gli Stati Uniti ordinano dall’Europa oltre il 75% delle proprie importazioni di vino, che a livello globale valgono 6,2 miliardi di dollari.

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Joe Biden e i dazi Usa (di Trump) su vino e agroalimentare: l’Italia non è (ancora) salva

La ‘cacciata’ di Trump dalla Casa Bianca non scioglie le incognite sui dazi sul vino e sull’agroalimentare Made in Italy. A sottolinearlo non è solo la Coldiretti. Nel commentare la vittoria del Democratic Party di Joe Biden, anche Michele Geraci, ex sottosegretario allo Sviluppo economico del Governo Conte, Professor of Practice in Economic Policy alla Nottingham University a Ningbo nonché Adjunct Professor alla New York University a Shanghai, invita alla cautela. Un parere autorevole, da testimone diretto delle dinamiche di Asia e Atlantico.

È utile ricordare che una minor pressione sulla Cina, costretta da Trump ad acquistare di più Made in Usa, avrebbe spostato acquisti da parte della Cina dall’America. D’altro lato, però, è probabile che Biden spinga per un approccio sempre più liberista nel commercio, favorendo de-facto i paesi agili, con leggi sul lavoro flessibili, modello anglo-sassone”.

In questo senso, sempre secondo Geraci (nella foto, sotto), “i paesi in ritardo a livello tecnologico o con ancora il mito del ‘lavoro fisso’, come l’Italia, saranno penalizzati se non si adotteranno a livello politico le necessarie contromisure”.

Per questo, ammonisce ancora l’ex sottosegretario, “l’Italia deve quindi essere più proattiva in Commissione Europea dove si decidono le politiche commerciali come dazi e Trattai di libero scambio”.

Deve quindi sviluppare analisi di impatto fattuali, dettagliate e basate sui numeri e non su ideologie. Un approccio che avevo introdotto al MiSE, ma che ora sembra, purtroppo per il nostro Paesi, sia stato abbandonato dal responsabile al governo per le politiche commerciali”.

L’elezione del nuovo presidente Usa arriva di fatto a poco più di un anno dall’’entrata in vigore di tariffs aggiuntive del 25% su una lunga lista di prodotti importati dall’Italia e dall’unione Europea, per iniziativa di Donald Trump.

Era il il 18 ottobre 2019 e il Tycoon reagiva così nell’ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge l’americana Boeing e l’europea Airbus, in seguito all’autorizzazione all’Ue ad applicare dazi, varata dal Wto. Morbida, al momento, la posizione di Ettore Prandini.

Ci sono le condizioni per superare i dazi aggiuntivi Usa che colpiscono le esportazioni agroalimentari Made in Italy – per un valore di circa mezzo miliardo di euro su prodotti come Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello”, è quanto affermato dal presidente della Coldiretti in riferimento all’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

“Occorre ora avviare un dialogo costruttivo ed evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti – ammonisce Prandini – che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati in un momento drammatico per gli effetti della pandemia”.

“Gli Stati Uniti sono il primo mercato extraeuropeo per i prodotti agroalimentari tricolori per un valore che nel 2019 è risultato pari a 4,7 miliardi, con un ulteriore aumento del 3,8% nei primi otto mesi del 2020″, conclude Prandini.

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Vino: ‘semestre Covid-19’ il peggiore di sempre per l’export

Il ‘semestre Covid-19‘ (marzo-agosto) pesa anche sul commercio mondiale di vino, con una contrazione senza precedenti nella storia moderna del settore. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base dogane nei Paesi extra-Ue gli scambi complessivi di vino nel semestre considerato hanno subito un calo a valore del 15,2%, con una perdita equivalente di circa 1,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

In tutto ciò il vino italiano, pur registrando il peggior risultato degli ultimi trent’anni, riesce a contenere le perdite e a chiudere il semestre di emergenza sanitaria a -8,6%, dopo un eccellente avvio di anno. Nel primo bimestre il trend segnava infatti +14,5%.

In un altro periodo – dichiara Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – l’export in calo di quasi il 9% significava crisi, oggi è una mezza vittoria se si guardano i competitor, ma il bicchiere rimane comunque mezzo vuoto e la congiuntura non aiuta”.

“Il nostro osservatorio – prosegue – evidenzia uno scenario sempre più asimmetrico all’interno del comparto, e a pagare sono soprattutto le piccole e medie imprese di qualità, asse portante del made in Italy. A wine2wine exhibition & forum (22-24 novembre) faremo il punto sul settore e sulle alternative commerciali direttamente con gli attori internazionali del mercato”.

IMPORT DA ITALIA E FRANCIA: PARIGI PIANGE (-27,7%) MA ROMA NON RIDE (-8,6%)
Il semestre ha inciso notevolmente in termini di quote di mercato nell’extra-Ue tra i due market leader, con la Francia che perde 5 punti e scende al 29,3% mentre l’Italia sale al 23,5%.

Il semestre marzo-agosto – dichiara Denis Pantini responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor – ci consegna una pesante diminuzione nelle importazioni di vino dei mercati terzi dove l’Italia sembra soffrire meno rispetto alla Francia alla luce di una distribuzione dei propri vini più equilibrata tra on e off trade”.

“I pessimi segnali che stanno giungendo sulla seconda ondata della diffusione del Covid-19 – prosegue – rischiano tuttavia di appesantire ulteriormente la perdita, considerando che solitamente l’ultimo trimestre arriva ad incidere per circa il 30% sull’export complessivo dell’anno”.

Stati Uniti e Svizzera, rispettivamente la prima e la terza destinazione per il prodotto tricolore, sono i Paesi che hanno contribuito a rendere meno amaro il calice italiano. Da una parte negli Usa (-8,1%) la performance è stata meno drammatica di quella francese (-40,1%) stroncata dai dazi aggiuntivi; dall’altra la Svizzera è addirittura andata in terreno positivo (+7,5%).

La differenza nel computo finale del semestre tra le 2 superpotenze produttive mondiali sta anche nella Cina, che segna un piano sempre più inclinato (-38%) per entrambe ma i cui pesi, e relative ripercussioni, sono ben differenti. Per l’Italia infatti il deficit si traduce in 26 milioni di euro; per la Francia in 122 milioni di euro.

In crisi anche il mercato del Regno Unito, su cui si addensano anche le nubi della Brexit: -9,5% per il Belpaese e -21,6% per i transalpini, con gli sparkling in netta controtendenza sugli ultimi anni, in particolare per Parigi (-41,9%, Roma a -17,4%). Ed è proprio questa tipologia a calare di più anche in termini assoluti, con un crollo del 38,5% delle bollicine francesi e del 12% per gli spumanti italiani.

IMPORT DA MONDO: I SEI MESI PIÙ DIFFICILI DELLA STORIA DEL VINO
È di 7,7 miliardi di euro il valore delle importazioni di vino nei Paesi terzi nel ‘semestre Covid-19’ a fronte di 9,1 miliardi di euro registrati nel pari periodo del 2019. A perdere, 8 tra i 10 top buyer considerati e tutti i primi 5 principali importatori extra-Ue: Usa (-20,7%), Uk (-6,8%), Cina (-35,5%), Canada (-7,9%) e Giappone (-17,5%).

A farne maggiormente le spese proprio la tipologia che è cresciuta di più negli ultimi anni: gli sparkling pagano infatti con un -28,8% e trend negativo in tutte le piazze della domanda, con quella statunitense che paga oltre 1/3 delle vendite in valore. Perdono la metà rispetto alle bollicine i fermi imbottigliati (-14,7%), a partire dalla Cina (-35,8%), con cali sopra la media anche da parte di Usa e Australia.

In generale, la vistosa contrazione del prezzo medio è da addurre a 2 fattori: le grandi difficoltà del canale horeca e di conseguenza dei vini a maggior valore e le condotte speculative lungo la filiera.

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Castelletti (Uiv): “Sentenza Wto-Boing non sia boomerang per il vino italiano”

La sentenza ufficializzata ieri dal Wto che ha autorizzato l’Unione Europea a imporre dazi per 4 miliardi sugli Usa per gli aiuti concessi alla Boeing rischia paradossalmente di rivelarsi un boomerang per il vino italiano se non si dovesse trovare una soluzione negoziata.

Confidiamo – ha dichiarato oggi Paolo Castelletti, segretario generale di Unione italiana vini (Uiv) – nel buon senso dell’Ue e dell’Italia nel ritenere opportuno attendere lo svolgimento delle elezioni americane e soprattutto chiediamo di mantenere agricoltura e vino fuori dalla lista dei prodotti statunitensi da sanzionare. Il pericolo di ritorsione americana su questi comparti, e quindi sui vini italiani, è allo stato dell’arte più che probabile”.

Risoluzione che segue un’analoga decisione a parti invertite relativa ad Airbus, con gli Usa autorizzati lo scorso anno ad applicare sanzioni per un limite massimo di 7,5 miliardi di dollari all’Unione europea.

“I prossimi giorni – ha aggiunto Castelletti – saranno decisivi per capire quale sarà l’orientamento Ue e se prevarrà la scelta di adottare ‘contro-dazi a specchio‘ rispetto a quelle americane, e quindi anche ai vini e all’agroalimentare. Opzione che consideriamo molto pericolosa per il futuro commerciale delle etichette tricolore che attualmente primeggiano nelle vendite verso gli Usa, principale buyer mondiale di vino”.

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Trump dimezza alcuni dazi Usa sull’Europa: intatte le tariffs sull’agroalimentare

Gli Usa ridurranno del 50% i dazi su alcuni prodotti esportati dall’Ue, tra cui non figura l’agroalimentare italiano, per un valore commerciale medio annuo di 160 milioni di dollari. Il provvedimento riguarda alcuni alimenti pronti confezionati (prepared meals) oggettistica di vetro e cristallo, vernici e prodotti del ramo dell’edilizia e delle costruzioni, polveri propellenti e accendini.

Le riduzioni tariffarie statunitensi saranno effettuate su base Npf (Most Favored Nation) e retroattive a partire dal 1° agosto 2020. Si tratta delle prime riduzioni dei dazi negoziate tra Stati Uniti e UE in più di due decenni.

Merito dell’accordo annunciato oggi dal rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr) Robert Lighthizer con il commissario per il commercio dell’Unione europea Phil Hogan.

Anche l’Europa dovrà fare la sua parte, avendo firmato un “pacchetto di riduzioni tariffarie che aumenterà l’accesso al mercato per centinaia di milioni di dollari nelle esportazioni statunitensi e dell’Ue”.

L’Ue eliminerà i dazi sulle importazioni di aragoste vive e congelate statunitensi. Le esportazioni statunitensi di questi prodotti nell’Ue hanno superato i 111 milioni di dollari nel 2017. L’Ue eliminerà questi dazi su base Npf, anche questa volta con effetto retroattivo, a partire dal 1° agosto 2020.

I dazi dell’UE saranno eliminati per un periodo di cinque anni e la Commissione Europea “avvierà tempestivamente procedure volte a rendere permanenti le modifiche tariffarie”.

“Come parte del miglioramento delle relazioni Ue-Usa – hanno affermato l’Ambasciatore Lighthizer e il Commissario Hogan – questo accordo reciprocamente vantaggioso porterà risultati positivi alle economie sia degli Stati Uniti che dell’Unione Europea. Intendiamo che questo pacchetto di riduzioni tariffarie sia solo l’inizio di un processo che porterà ad accordi aggiuntivi che creeranno un commercio transatlantico più libero, equo e reciproco”.

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