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Lake Garda Wines, è nato un brand da imitare?

Lake Garda Wines, è nato un brand da imitare insieme per i vini del Lago Garda i Consorzi Bardolino, Custoza, Garda, Lugana e Valtènesi

EDITORIALE – Lake Garda Wines è il progetto che riunisce i Consorzi del Lago di Garda sotto un unico brand. I dettagli saranno presentati a Milano, il 4 febbraio. Una data significativa, che anticipa la prima uscita pubblica unitaria dei dei Consorzi Bardolino, Custoza, Garda, Lugana e Valtènesi, nientemeno che in Francia. A Wine Paris 2025 (10-12 febbraio, Porte de Versailles). «Lake Garda Wines – spiegano i cinque enti – è un nuovo brand nato dalla volontà dei Consorzi Bardolino, Custoza, Garda, Lugana, Valtènesi di creare sinergia tra diverse denominazioni e valorizzare così l’eccellenza enologica del territorio».

Ancora presto per sbilanciarsi, ma l’idea di creare un brand unico denominato “Lake Garda Wines” potrebbe rappresentare una svolta strategica per il mercato del vino a cavallo tra Veneto e Lombardia. La zona, del resto, è già oggetto di numerose aggregazioni tra cantine, soprattutto sul fronte dei gruppi cooperativi. Un marchio ombrello di questo tipo sarebbe in grado di valorizzare l’intero territorio e le sue peculiarità, rafforzando l’identità regionale e migliorando la competitività sui mercati internazionali. Il Lago di Garda è già un riferimento geografico noto e affascinante per i consumatori di tutto il mondo, specie quelli tedeschi e scandinavi. Riunire sotto un unico marchio i consorzi che operano nella zona significherebbe sfruttare la forza evocativa del nome “Lake Garda” per posizionare i vini come espressione autentica di un’area unica.

LAKE GARDA WINES: UN BRAND MODELLO PER ALTRE REGIONI VINICOLE ITALIANE?

Per i consumatori internazionali, che spesso fanno fatica a distinguere tra denominazioni come Bardolino, Lugana o Valtènesi, il marchio Lake Garda Wines fornirebbe un riferimento immediato e riconoscibile. Inoltre, il Lago di Garda è una meta turistica di fama mondiale e un brand unitario potrebbe integrarsi con le campagne di promozione turistica, invitando i visitatori a scoprire non solo le bellezze naturali del territorio, ma anche la sua offerta enologica. Un marchio unico consentirebbe strategie di marketing ed esportazione più efficienti, aumentando la visibilità dei vini dell’area in un mercato globale sempre più competitivo.

Presentare i vini del Lago di Garda come un’offerta coesa potrebbe facilitare il lavoro di distributori e retailer all’estero, offrendo un’identità forte e riconoscibile. Le prime risposte arriveranno non a caso da Wine Paris 2025, evento scelto dai cinque Consorzi come rampa di lancio del nuovo brand Lake Garda Wines. Le denominazioni coinvolte, da Bardolino al Lugana, passando per Custoza e Valtènesi senza dimenticare gli spumanti Garda Doc, rappresentano una grande varietà di stili e tipologie di vino. Dai bianchi freschi e aromatici agli eleganti rosé, sino ai rossi più o meno strutturati. Un brand ombrello potrebbe mettere in luce questa diversità come un punto di forza. Consentendo ai consumatori di esplorare stili diversi all’interno dello stesso marchio. E se il nuovo brand “Lake Garda Wines” rappresenti un modello per altre regioni vinicole italiane?

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Custoza Doc sostiene l’Horeca: «Con Fipe perché crediamo nella ristorazione»


Custoza Doc
è l’unico vino partner di
FIPE-Confcommercio in occasione della presentazione alla Camera della 2° edizione della Giornata della Ristorazione Italiana, in programma il 18 maggio. Il Custoza, vino bianco prodotto sulle colline moreniche tra Verona e il Lago di Garda, ha scelto di sostenere questo evento della Federazione Italiana Pubblici Esercizi «perché fortemente convinto che la ristorazione sia la migliore ambasciatrice della denominazione». Con questa giornata «migliaia di ristoranti ne conosceranno le caratteristiche». Nella Sala della Regina a Montecitorio, dopo gli interventi del presidente della Camera, l’onorevole Lorenzo Fontana, e dei ministri Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso, è intervenuta la presidente del Consorzio Tutela Vino Custoza Doc Roberta Bricolo.

«Siamo orgogliosi di sostenere questo importante evento – ha dichiarato – perché con la ristorazione condividiamo molti valori, dallo spirito di servizio alla cultura dell’ospitalità, dal rispetto dell’identità alla protezione dei territori. Assieme possiamo affrontare anche gli attacchi che vengono dall’esterno, primo fra tutti, nel nostro caso, il dibattito sulla componente alcolica e sugli aspetti salutistici del vino, che sviliscono e negano il valore che vino e cibo, da sempre, hanno in quanto elementi della storia e della cultura italiana. Nel caso del Custoza, poi, questo territorio ha anche un significato storico e ha contribuito a “fare l’Italia”. Basti pensare alle due battaglie che qui si sono svolte nell’ambito delle Guerre di Indipendenza».

IL CONSORZIO CUSTOZA CON FIPE

La denominazione Custoza riconosce inoltre l’importanza economica del comparto della ristorazione, essenziale per la filiera agroalimentare e per i prodotti agricoli. Essi sono anche gli ambasciatori della cultura del bere consapevole e il Custoza è al loro fianco. Vino contemporaneo e versatile, è capace di affiancare le più svariate preparazioni gastronomiche. «La nostra presenza in Parlamento al fianco di Fipe-Confcommercio oggi – continua Roberta Bricolo – si inserisce in più ampio progetto a favore della categoria. Nel corso degli ultimi anni abbiamo avviato un programma di corsi di formazione gratuiti a favore del personale di sala, a partire dalle scuole alberghiere, per accrescere la professionalità e valorizzare le denominazioni storiche italiane.

«I produttori del vino Custoza sono al fianco della ristorazione – conclude la presidente del Consorzio – ed esprimono oggi i migliori auguri di successo per la realizzazione dei progetti qui presentati. Certi che insieme, come diceva Mario Soldati, il “buon cibo” e il “bere bene” diano ancora più sapore all’esistenza. Auguriamo un grande successo a Fipe-Confcommercio per la Giornata della Ristorazione Italiana e ci auguriamo di proseguire assieme questo cammino».

AMPIO CONSENSO PER FIPE NELLA GIORNATA DELLA RISTORAZIONE

Il consenso è ampio. «La ristorazione – evidenzia Maurizio Grifoni (nella foto, sopra)presidente di Fondo Fon.Te., il fondo pensione complementare per i dipendenti di aziende del terziario – è un settore fondamentale in quanto svolge un importante ruolo di alfiere del Made in Italy contribuendo a valorizzare i prodotti e le eccellenze del nostro Paese. Fondo Fon.Te. crede molto in questo comparto che costituisce uno dei volani dell’economia italiana».

«In tal senso affianca e supporta i progetti della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) dedicati alla filiera agroalimentare e alla promozione dei valori che caratterizzano la cucina italiana. È necessario, pertanto – conclude Grifoni – fare sistema, rafforzare gli investimenti e adottare misure di carattere fiscale per sostenere un comparto strategico come la ristorazione sul quale occorre puntare per rilanciare le imprese e l’occupazione nel nostro Paese».

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Marchisio da Vitevis a Cadis: all’orizzonte un maxi gruppo Soave-Bardolino-Valpolicella?


La notizia era nell’aria da almeno un mese ed oggi è realtà: Alberto Marchisio lascia Vitevis per Cadis 1898 dove, a partire da maggio, sarà il nuovo direttore generale. L’enologo piemontese, originario di Alba, prende il posto di Wolfgang Raifer, con cui Cadis ha «interrotto il rapporto» nel mese di marzo in maniera inaspettata, tanto da portare molti a parlare di un vero e proprio «defenestramento». All’orizzonte ecco dunque profilarsi la possibile creazione di un maxi gruppo, in grado di stravolgere gli equilibri di mercato del triangolo compreso tra Soave, Bardolino e la Valpolicella. Non si parla al momento di una vera e propria fusione tra Cadis 1898 e il Gruppo Vitevis. Ma le due cantine, che insieme produrrebbero circa 52 milioni di bottiglie controllando 9.200 ettari, inizieranno un percorso comune sotto la guida manageriale di Alberto Marchisio.

Il consiglio di amministrazione di Cadis 1898 non ha solo trovato l’accordo con il manager per la direzione generale ma anche stabilito che possa mantenere «un rapporto di consulenza con Cantine Vitevis, l’azienda di provenienza». Il Cda di Vitevis, inoltre, «con la prospettiva di dare continuità al percorso intrapreso da Marchisio, distribuirà deleghe ai responsabili di diversi settori presenti all’interno della cantina, in una logica di valorizzare delle competenze acquisite e delle risorse interne», si legge in una nota diffusa ieri dallo staff di Marchisio.

CANTINA DI SOAVE E VITEVIS: NASCE UN NUOVO COLOSSO DEL VINO ITALIANO?

L’eventuale formalizzazione della nascita di un gruppo che riunisca sotto a un unico “cappello” i due giganti del vino del Veneto, porterebbe alla leadership assoluta del Soave, nonché della denominazione spumantistica del Lessini Durello. Non solo: esclusa la Valpolicella Classica, il colosso controllerebbe gran parte della produzione della Valpolicella, oltre ad avere la maggioranza quasi assoluta di Custoza e un’ampia fetta dell’areale di Bardolino e del Bardolino Chiaretto (interessato da una vera e propria rivoluzione che ha portato al sorprendente allontanamento di Franco Cristoforetti dal Consorzio, con la presidenza affidata lo scorso anno a Fabio Dei Micheli). L’eventuale influenza sul territorio potrebbe essere paragonabile a quella esercitata da Cavit, in Trentino, riferita però alle maggiori Doc della provincia di Verona.

“Fantavino” o qualcosa di più? Marchisio e Cadis, al momento, non si sbilanciano: «Dopo l’interruzione del rapporto di lavoro con l’ex direttore generale Wolfgang Raifer, avvenuta lo scorso marzo – sottolinea Roberto Soriolo, presidente di Cantina di Soave – il Cda ha maturato la convinzione che la figura di Alberto Marchisio fosse quella più idonea a guidare la nostra realtà. In lui abbiamo riscontrato eccellenti capacità comunicative nel dialogo e nell’ascolto delle persone, abilità nell’individuare strategie commerciali efficienti, nonché doti organizzative, di visione ed enologiche. Questi principi e valori sono le fondamenta su cui intendiamo costruire un solido futuro per Cadis 1898. Lo accogliamo fiduciosi nella nostra grande famiglia e gli auguriamo un avvenire ricco di successi».

LA CRESCITA DI VITEVIS CON ALBERTO MARCHISIO

Marchisio dal 2012 ricopre la carica di direttore generale di cantina Colli Vicentini, oggi Cantine Vitevis, realtà giuridica nata nel 2015 dalla fusione di tre cooperative vicentine (Colli Vicentini di Montecchio Maggiore, Cantina di Gambellara e Cantina di Malo) e a seguire con l’acquisizione di Cantina di Castelnuovo del Garda in provincia di Verona nel 2019. «Un importante percorso di consolidamento sviluppato e diretto personalmente», si legge nella nota stampa con la quale viene ufficializzato il nuovo incarico in Cadis.

«Devo molto a Cantine Vitevis – commenta Alberto Marchisio – per l’esperienza maturata sia dal punto di vista manageriale che umano. Il mio ruolo all’interno della cooperativa è stato quello di individuare una nuova strategia per le realtà vinicole che la componevano, valorizzando le singole cantine, ciascuna per la propria identità e peculiarità senza cancellarne la storia, per organizzare una realtà innovativa e credibile sul mercato attraverso prodotti di qualità rappresentativi del territorio. A mio avviso, il ruolo di un direttore generale è quello di lavorare in una prospettiva di medio lungo periodo, come è avvenuto in Vitevis, tracciando un percorso ben preciso che può proseguire anche assumendo un nuovo incarico».

MARCHISIO A SOAVE: VITEVIS SI RIORGANIZZA

La posizione in Cadis1898 rappresenta per il nuovo direttore generale «una sfida stimolante in una delle più significative realtà del panorama vinicolo nazionale; il confronto costruttivo con il territorio e il dialogo con le persone che lo rappresentano saranno fondamentali, così come il coinvolgimento dei collaboratori e il lavoro di squadra quotidiano», commenta Alberto Marchisio. A continuare il progetto manageriale avviato da Marchisio, in Vitevis ci saranno figure già presenti in azienda a partire dal direttore Guido Allione, che dallo scorso agosto si occupa di ottimizzare i processi produttivi, dell’organizzazione interna e del personale.

Ad affiancarlo per il mercato estero saranno Valeria Quagiotto che, oltre alla vendita si occuperà del coordinamento dei brand aziendali e Roberto Sembenini che si dedicherà anche ai marchi privati. Per il mercato domestico sarà Stefano Argenton a promuovere la vendita del prodotto confezionato, mentre Stefano Lovato, enologo di esperienza, si occuperà di coordinare il comparto enologico e delle vendite dei vini sfusi. Le nuove direzioni opereranno in sinergia all’interno di un consiglio direttivo guidato dal presidente Silvano Nicolato.

«Siamo convinti che la strada individuata sia funzionale alle esigenze di crescita della cantina – evidenzia proprio quest’ultimo – garantendo continuità e valorizzando le risorse interne, figure capaci ed esperte del settore del vino, con una profonda conoscenza dei meccanismi aziendali della nostra realtà. Una squadra che ha dimostrato in questi anni di avere la capacità e di tenere il passo in un mercato in continua evoluzione. Ringraziamo Alberto Marchisio per il suo impegno, apporto e dedizione – conclude Silvano Nicolato – che hanno fatto crescere la nostra cooperativa a beneficio dei suoi soci. Il fattore umano è da sempre al centro della nostra storia e lo dimostra anche questa scelta, siamo una cooperativa del territorio, rappresentiamo oltre mille soci, lavorare in squadra in condivisione è una condizione che conosciamo da sempre».

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L’orange wine italiano dell’anno è il Custoza Doc 2020 “Crea Macerato” di Albino Piona


L’orange wine italiano dell’anno è il Custoza Doc 2020 “Crea Macerato” di Albino Piona. Il punteggio assegnato in occasione delle degustazioni alla cieca della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it è di 94/100. Si tratta di un vino macerato prodotto con uve Garganega (40%), Trebbiano (30%), Trebbianello – Tai (15%) e Incrocio Manzoni (15%) dall’azienda agricola di Villafranca di Verona che si è aggiudicata anche il titolo di “Cantina dell’anno Nord Italia” 2024. Una realtà da conoscere, soprattutto per le molteplici interpretazioni di una delle denominazioni italiane meno conosciute ma meritevoli di essere scoperte, per le qualità uniche dei propri vini: la Doc Custoza.

Alla vista, il il Custoza Doc 2020 “Crea Macerato” di Albino Piona si presenta di un color “orange” leggero: un aranciato appena pronunciato. Al naso risulta molto elegante, su netti ricordi di pesca e sottofondo che richiama la frutta secca, oltre a presentare accenni di calde spezie orientali. Palato che, sulla scorta del naso, si conferma estremamente raffinato, nel bel gioco tra sapidità e frutto maturo stuzzicato da una leggera percezione tannica, che rende onore alla tipologia.

Crea Macerato 2020 conquista il titolo di orange wine italiano dell’anno nell’ambito della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it per la grazia che è in grado di conferire a una tipologia, quella dei vini macerati, troppo spesso alla mercé di standardizzanti ossidazioni e deviazioni organolettiche, nel nome del “terroir” e del “vino naturale”: nulla di più lontano dal varietale e dal territorio che, invece, questo vino incarna appieno. Meravigliosamente.

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Albino Piona è Cantina dell’anno Nord Italia per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024


È Albino Piona la Cantina dell’anno Nord Italia per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it (disponibile a questo link). Non solo: il suo Custoza Doc 2020 “Crea Macerato” è Miglior Orange wine / Macerato italiano 2024, con un punteggio di 94/100 assegnato in occasione delle degustazioni alla cieca. La famiglia Piona tramanda una passione incondizionata per il mondo vitivinicolo dal lontano 1893, anno in cui un lungimirante e ambizioso Albino Piona iniziò a mettere le basi di un progetto che ancora oggi continua a vivere in Veneto, nelle terre del Custoza e del Bardolino, a Villafranca di Verona.
Silvio Piona, proprio in onore del padre, chiamò a sua volta Albino il suo primogenito.

È a lui che si deve la scelta di chiudere la trattoria aperta dal nonno, dedicandosi esclusivamente alla produzione di vino, investendo in tecnologie sempre più all’avanguardia. Oggi sono 45 gli ettari di vigneti su cui può contare la quarta generazione della famiglia Piona, tra Sommacampagna, Valeggio, Sona e Villafranca. Un progetto sposato appieno dai figli di Albino, Alessandro e Massimo, che continuano a proporre un’idea di vino a “filiera corta”, nel rispetto dell’ambiente. Ogni aspetto, dalla raccolta del grappolo fino allo stoccaggio in magazzino del prodotto finito, si svolge all’interno della nuova cantina sita in località Palazzina di Prabiano.

Siamo in prossimità del Lago di Garda e delle sue colline moreniche, nel pieno della zona vitivinicola del Custoza: una delle più sottovalutate, a nostro avviso, dell’intero panorama vitivinicolo italiano. La qualità dei vini a firma di Albino Piona, premiati da questa edizione della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it, ne è una dimostrazione fulgida. Senza contare le grandi opportunità per l’enoturismo che potrebbero essere cavalcate dai vini Doc Custoza, nel segno di altre denominazioni locali, non ultima Bardolino.

ALBINO PIONA, UNA CANTINA “VERDE” TRA CUSTOZA E BARDOLINO

La filosofia produttiva della cantina Albino Piona è sintetizzabile con un colore: il verde. In vigna si opera il controllo delle erbe infestanti attraverso lavorazioni meccaniche, evitando l’utilizzo di diserbanti di origine chimica in modo da proteggere le api, il terreno e le falde acquifere sottostanti. Attraverso la “confusione sessuale” si blocca o riduce la riproduzione di parassiti dannosi per le coltivazioni, riducendo il numero delle larve. La cantina pratica inoltre la cosiddetta “Lotta integrata”, che prevede un’elevata diminuzione degli antiparassitari in vigna, cercando peraltro una linea comune sui trattamenti con gli altri produttori della zona.

Ogni fase di lavorazione e trasformazione dell’uva viene poi eseguita all’interno della cantina, grazie all’apporto di professionisti con competenze specifiche e macchinari e impianti all’avanguardia. In questo modo, la cantina Albino Piona riesce ad avere un controllo completo sul prodotto finale, ottenendo vini che la “rappresentano al 100%”, anche negli imballaggi per il confezionamento, rigorosamente in cartone certificato, che garantisca la provenienza da fonti gestite in maniera responsabile.

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“Tra le vigne del Custoza”: visite e degustazioni per i 50 anni della Doc

Il 6 giugno le cantine del Custoza apriranno le porte per festeggiare il cinquantesimo anniversario della Doc assieme ad appassionati, turisti, addetti ai lavori.

Tra le vigne del Custoza” sarà un evento alla scoperta della ricchezza vitivinicola, paesaggistica e culturale dell’area di produzione della denominazione che si estende in 9 Comuni, ognuno con la propria identità e fascino.

Nella giornata dell’anniversario si potranno effettuare escursioni per scoprire i percorsi della storia, alla scoperta dei luoghi del Risorgimento, tra vigneti, antiche corti rurali ed eleganti cittadine incastonate in questi paesaggi.

«Siamo molto orgogliosi di questo anniversario – afferma Roberta Bricolo, presidente del Consorzio – crediamo molto nel potenziale del nostro territorio e vogliamo celebrarlo, finalmente in presenza, con un evento aperto a tutti ma, ovviamente, in sicurezza».

Visite guidate e degustazioni, bike tour tra le vigne, picnic tra i filari, lezioni di yoga, passeggiate a cavallo. Sono solo alcune delle proposte che animeranno le colline del Custoza, splendido territorio situato tra la città di Verona e il lago di Garda.

Il Custoza Doc nasce dal matrimonio delle uve autoctone Garganega, Trebbianello e Bianca Fernanda. Contraddistinto da freschezza, piacevolezza ma anche grande longevità, è un vino che può esprimersi in molte sfumature e interpretazioni.

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Roberta Bricolo è la nuova presidente del Consorzio del Custoza

È Roberta Bricolo la nuova presidente del Consorzio di Tutela del Custoza, denominazione veneta, per l’esattezza veronese, piuttosto in ombra nel contesto dell’attivissimo panorama del Veneto. La decisione è stata presa all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela, nella seduta di venerdì 22 gennaio 2021.

La massima carica dell’ente era rimasta vacante dopo la prematura scomparsa di Luciano Piona, avvenuta in seguito a un malore sulle piste da sci del Monte Spinale, nei pressi di Madonna di Campiglio, in Trentino Alto Adige. Un fulmine a ciel sereno per il mondo del vino italiano.

La nuova presidente del Consorzio di Tutela del Vino Custoza è titolare dell’Azienda agricola Gorgo. Già Avvocato del foro di Bologna, dal 2007 è membro del Consiglio di amministrazione e si dedica esclusivamente all’Azienda vitivinicola di famiglia a Custoza.

Roberta Bricolo sarà affiancata dai vice presidenti Alessandro Pignatti (Cantina di Custoza) ed Alberto Marchisio (Vitevis – Cantina Vini Castelnuovo del Garda).

«Desidero ringraziare tutti i colleghi e i membri del Consiglio di Amministrazione che mi hanno affidato questo incarico così importante e delicato – le sue prime parole – anche considerato il difficile periodo storico che stiamo attraversando. Il pensiero di tutti è certamente rivolto a Luciano Piona, con la promessa di dedicare il mio massimo impegno ad onorare questa carica».

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“Champagne” Made in Veneto nell’area di Custoza: il miracolo Zamuner


SONA –
C’è un angolo di Francia in Veneto. Cinque ettari di Pinot Nero, Meunier e Chardonnay, vitigni base per la produzione dello Champagne, affondano le radici da oltre 30 anni a Sona, a metà strada tra Verona e il Lago di Garda. Lo “ChampagneMade in Veneto è stato la ragione di vita dell’ingegnere Daniele Zamuner. E lo è oggi per la figlia Alessandra, che gestisce l’Azienda agricola dal 2016, in seguito alla prematura scomparsa del padre.

Il furgone di una ditta di corrieri ha travolto Zamuner in retromarcia, sbalzandolo a 6 metri di distanza. Aveva il suo spumante in mano, nel piazzale della tipografia responsabile dell’etichettatura delle bottiglie. L’unico rumore avvertito dal conducente è stato quello del vetro in frantumi. Così, la missione di Zamuner vive oggi nell’impegno della sua famiglia.

Galeotta fu la visita in Champagne di Daniele Zamuner, negli anni 80. “La domanda che fece ai referenti dell’istituto enologico spiazzò tutti: come posso fare la stessa cosa a casa mia?”. A raccontarlo è una commossa Alessandra.

Una donna ferita da una vita che le ha riservato tanta sofferenza, ma anche un carattere di ferro per poter superare le avversità. Negli occhi azzurri di Daniela, che brillano nel ricordo del padre, sembra di vedere il luccichio dello Champagne.

Prima gli hanno chiesto quanti ettari di terreno avesse. Poi, una volta compreso che si trattava di una piccolissima proprietà, appena 5 ettari, i due interlocutori di mio padre si sono guardati. Hanno sorriso e gli hanno dettato la ‘ricetta’ dello Champagne”.

Nasce così la “cantina bomboniera” di Daniele Zamuner. In paese, come ricordano affettuosamente gli amici dell’ingegnere, tutti lo consideravano un lucido folle. Caratteristiche necessarie anche solo per pensare di produrre Champagne in Veneto, nel mezzo delle Doc Custoza, Bardolino e Chiaretto.

Da buon ingegnere, Zamuner aveva fatto i suoi calcoli. Le colline moreniche di Sona, alle pendici del Monte Spada, si prestavano (e si prestano) all’allevamento di Pinot Meunier e Pinot Nero, oltre allo Chardonnay. Fondamentale la presenza di calcare per questa Franciacorta in miniatura, generatasi in seguito al ritiro dei ghiacciai che hanno dato vita al lago di Garda.

La cantina viene affidata sin dall’inizio a una serie di enologi di fiducia. Oggi il cantiniere è una memoria storica dell’azienda, Gianfranco Meneghelli, vero e proprio braccio destro di Alessandra Zamuner. E il successo degli Champagne Made in Veneto è testimoniato dalla mastodontica porta blindata che “difende” il caveau della cantina.

All’interno sono custodite quasi tutte le annate storiche, oltre alle pupitres necessarie alla maturazione delle pregiate bollicine. Fa un certo effetto, in questa piccola località del Veneto, la vista dello scaffale dove riposano decine di bottiglie di spumante anni Ottanta, ancora da mettere in punta e sboccare.

Sono in vendita – su richiesta specifica alla cantina, che procede al dosaggio al momento dell’ordine – a circa 150 euro. Meno costosi gli anni Novanta, in vendita a 100 euro. Si scende di qualche decina di euro per gli anni Duemila, sino agli ottimi 2009 e 2008 (da poco in commercio): 18 euro. Le due Riserve a 22 euro.

LA DEGUSTAZIONE

Metodo classico Blanc de Noir Brut 2009
. Settanta per cento Pinot Nero, completato da un 30% di Pinot Meunier, 12,5%. Vino di fascino, sin dalla prima olfazione. Il primo spumante messo in commercio da Daniela e dalla sorella Cristina.

Perlage fine e persistente, naso che gioca tra la frutta matura e la crema pasticcera. Ingresso di bocca largo e cremoso, avvolgente, setoso, ma al contempo intenso. E’ come se il Meunier giocasse a fare il fantino, tenendo per le briglie l’esplosività muscolosa del Pinot Noir.

La frutta matura (pesca) e le note esotiche la fanno da padrona, conferendo una beva “pericolosa” a un calice che rischia di sparire in un soffio. Scaldandosi, il bouquet si allarga a note di liquirizia e una venatura vagamente fumé.

Sentore che in bocca di manifesta in chiusura, sotto forma di una sensazione gessosa, che compensa la vena glicerica. Una nota riscontrabile in tutta la linea di spumanti dell’Azienda Agricola Zamuner, dettata dal terroir e dal microclima dell’areale di Sona.

Metodo classico Extra Brut 2008 “Riserva del Fondatore” (ex “Villa Mattarana”). Ancora un 70% di Pinot Nero, ma questa volta con un 20% di Pinot Meunier e un 10% di Chardonnay. Perlage nuovamente persistente e fine. Naso solo lontanamente condizionato dall’affinamento in legno dello Chardonnay.

Il sorso è più elegante del precedente, anche se non si tratta dell’Extra Brut che punta tutto sulla verticalità. Dopo un ingresso dritto e minerale, il palato si allarga a note agrumate e di radice di liquirizia. La “bollicina” è avvolgente e contribuisce a conferire morbidezza al sorso, in perfetto equilibrio con le durezze.

Spumante in evoluzione, ma che mostra già un ottimo livello, soprattutto per la capacità di costruire un blend equilibrato giocando con l’epoca di maturazione delle uve che compongono l’assemblaggio.

Metodo classico Rosé Brut 2009 “Riserva del Fondatore” (ex “Villa Mattarana”). Cresce la percentuale di Pinot Nero, raggiungendo quota 80%. Chiude un 20% di Pinot Meunier, che assieme al dosaggio generoso regala un rosé dominato da note ampie di frutti rossi maturi (fragolina e lamponi), ma in grado di mantenere alta la bandiera dell’eleganza.

Si presenta benissimo alla vista, colorando il calice di un buccia di cipolla preciso e invitante. Come l’altra Riserva entra austero in bocca, per poi avvolgere il palato, mostrando pure un certo carattere. Perfetta la corrispondenza naso-palato, rinvigorita dal fil rouge della mineralità e della nota di liquirizia.

Metodo classico Blanc de Blancs Demi Sec 2009. Giallo con riflessi dorati, perlage fine e persistente per quello che è uno dei migliori italiani assoluti per dosaggio (Demi Sec). Il naso, dominato da note di pesca/albicocca sciroppata, ma anche da netti fiori di ciliegio, potrebbe far pensare al solito vino da dolce.

Ma non è così. Il sorso è elegante e delicato, la bevibilità è ai limiti della legalità: nel senso che la bottiglia (non più il calice) rischia di finire in un baleno. Abbinabile a tutto pasto, il Demi Sec 2009 di Zamuner è uno di quei vini che non stancano mai.

Il segreto è nella scelta della liqueur, che contiene una goccia di Ratafià. Ma la bellezza di questo Demi Sec è nella sua capacità di rappresentare il terroir, in una veste davvero ammaliante. Ai sentori “facili” di frutta e fiori, che allietano la beva, si affianca la consueta punta di fumé. Chapeau.

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Vini al supermercato

Custoza DOC 2014 – Sartori

(3 / 5) Per produrre questo vino, l’ottima azienda vinicola Sartori attinge a piene mani dal proprio territorio. E’ della zona collinare che si estende dal lago di Garda a Verona che provengono le uve Trebbiano (35%), Garganega (35%), Fernanda (20%) e Tocai Friulano (10%) dal cui “mix” risulta la denominazione di origine controllata Custoza.

Ecco un vino che si abbina perfettamente a piatti di pesce anche importanti, mantenendo con classe la propria buona struttura e aromaticità (12 gradi).

Perfetto anche con i primi, specie se arricchiti con verdure saporite (provatelo – incredibilmente perfetto – accostato a una pasta con le cime di rapa in salsa d’acciughe), o come fresco aperitivo di livello.

Del tipico colore giallo paglierino, Custoza Sartori va servito rigorosamente a non più di 10 gradi.

Prezzo pieno: 4,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante – Assago Milanofiori (MI) https://plus.google.com/u/0/+IlGiganteAssago/posts

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